Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

La dedica iniziale del fratello Elpidio al libro in uscita
Ci siamo quasi… questa la doverosa dedica iniziale, un ringraziamento che si protrarrà negli anni.

Dedicato a
Remo Carmine Cristallo
pastore, padre e uomo pieno del fuoco divino;
un servo fedele che mi ha trasferito l’amore per la Bibbia,
parola di Dio;
mio primo mentore nel discepolato a Cristo.

 

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

Spezzata o spezzettata? Tu come la preferisci la Parola?

Egli disse loro:

«O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?».

27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

28 Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. 29 Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro.

30 E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi.

32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?».

33 In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme.

34 Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane.

(Luca 24)

Luca 24:27

Chi ha la pazienza di seguire le mie brevi riflessioni quotidiane sulla Parola di Dio, sa che normalmente prendo i testi proposti per la predicazione dal Lezionario Comune Riformato, che ha un ritmo liturgicamente molto simile al Lezionario utilizzato nella chiesa cattolica di rito latino.

I due strumenti spesso differiscono per quanto riguarda la lettura tratta dall’Antico Testamento. Oggi era uno di quei giorni. Il lezionario riformato proponeva un brano tratto dal profeta Michea (6:1-8), mentre il lezionario cattolico proponeva quello che io scherzando chiamo uno spezzatino dal profeta Sofonia (2:3; 3:12-13).

Ho scelto Sofonia per la preghiera biblica di oggi, ma avrete notato che ho cercato di eliminare l’effetto spezzatino. Non l’ho mai sopportato. E le “ragioni pastorali” che mi ricordo di aver studiato mentre ero alla Gregoriana ed al Seminario Maggiore, lo confesso, non mi sono mai andate giù.

Primo, perchè penso che la Parola di Dio la chiesa, qualsiasi chiesa, non abbia alcun diritto di manipolarla, in nessun modo. Deve limitarsi a proporla per come è, per cosa dice. E se non riesce a capirla il problema è suo, è della chiesa, e non certo della Parola.

Secondo, perchè penso che sia un modo molto ma molto paternalistico quello di escludere questo o quel brano,o di “accroccarne” una sequenza tagliando questo ed aggiungendo quello. Una modalità paternalistica e poco rispettosa del credente a cui la chiesa rivolge la sua predicazione.

Terzo, perchè mi ricorda tanto gli abusi del cosiddetto metodo storico-critico di lettura della Bibbia i cui autori ti dicono che questa è Parola di Dio, ma quella lo è di più; che quello la Bibbia lo dice perchè l’autore era figlio del suo tempo (ma ve lo ricordate Chi è l’Autore?), che oggi, sempre peggio, l’autore biblico umano le cose le direbbe in altro modo (possibile, per il suo peccato però magari!).

Stesso discorso e stesse considerazioni si devono fare e sono valide a mio avviso per brani come i “salmi imprecatori”-

Se la Parola di Dio dice…

È proprio secondo giustizia che parlate, o potenti? Giudicate voi rettamente, o figli degli uomini? 2 Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza.

3 Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita. 4 Il loro veleno è simile al veleno del serpente; sono come l’aspide sordo che si tura le orecchie, 5 per non udire la voce degli incantatori, o di chi è abile nel fare incantesimi.

6 O DIO, spezza loro i denti in bocca; o Eterno, rompi le zanne dei leoni. 7 Si dissolvano come acqua che scorre via. Quando tira le sue frecce, siano esse come dardi spuntati. 8 Siano come lumaca che si scioglie mentre va; come aborto di donna non vedano il sole.

9 Prima che le vostre pentole sentano il fuoco dei rovi, siano essi verdi o accesi, egli le spazzerà via come un turbine.

10 Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio. 11 E la gente dirà: «Certo vi è una ricompensa per il giusto; certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

(Salmi 58)

 Se la Parola di Dio dice questo non è Dio che è cattivo, o l’autore biblico che ha capito male. È che questa è la realtà del peccato dell’uomo, questo è quello che la cattiveria dell’uomo è capace di compiere. Migliaia e migliaia di aborti di donna ogni giorno non vedono il sole, smembrati, fatti a pezzi, uccisi con mezzi chimici o meccanici.

Ed io, credente so che ci sarà un giudizio, che questo giudizio sarà affidato al solo Giusto Giudice, e so che la mia anima di questo si rallegrerà come l’animo del salmista.

«Certo vi è una ricompensa per il giusto;
certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

Ad Emmaus, il Cristo Risorto, non ancora asceso al cielo, dopo aver rimproverato l’incredulità dei due discepoli, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

Non fece loro uno spezzatino di Parola di Dio!, non si limitò a fare il riassunto dell’ultima puntata, ma cominciò da Mosè e dai Profeti, ripercorse tutta la Bibbia, tutta la storia della salvezza.

Perchè se il Cristo è il Verbo di Dio (lo crediamo tutti mi pare!) è tutto il Verbo di Dio. Non una parte. Non esiste una parte della Scrittura che valga più o meno. Esisteranno certo, per nostra colpa, parti della Scrittura che ci affascineranno di più, parti che ci ‘annoieranno’, parti che ci manderanno ‘in crisi mistica’.

Ma il difetto è nostro, non della Parola di Dio!

Lascio il tutto alla mia ed alla vostra riflessione e preghiera.

Per l’ascolto, la preghiera e la lettura biblica della settimana

Suggerimenti a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

 

 «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Giovanni 20:25

 

La richiesta di Tommaso 

 

Nel racconto della resurrezione del vangelo di Giovanni abbiamo alcuni personaggi che sperimentano personalmente l’incontro con il Risorto: Maria di Magdala, Tommaso detto Didimo e Simon Pietro.
Dopo essersi fatto riconoscere da una donna nel Getsemani, il Signore appare nello stesso giorno ai discepoli nascosti.
Purtroppo Tommaso è assente e quando ode il racconto dei presenti la sua reazione è determinata: “Se non vedo, se non tocco, non crederò”.
Giovanni 20:25

 

Didimo ha il coraggio di reclamare la stessa esperienza degli altri. Non vuole credere per sentito dire, non mette in dubbio il racconto degli altri, ma non vuole essere inferiore a nessuno. Si sente un escluso.
La sua richiesta non cade nel vuoto, è raccolta da Colui che è presente in mezzo a loro. Dopo otto giorni ecco nuovamente il Risorto mostrarsi loro e rivolgersi direttamente a lui.
Ora che ha visto e toccato, Tommaso è sfidato a “non essere incredulo, ma credente”. Nulla più potrà ora frenare la sua fede. Il suo primo slancio è la confessione “Signor mio e Dio mio”.
Alla Maddalena Gesù aveva parlato di “Padre vostro e Dio vostro”. Tommaso va oltre e fa suo Dio e il Cristo, che non ha esitato a rispondere alla sua preghiera. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

Anche se poi il Maestro sentenzia “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

 Lettura della Bibbia

30 gennaio      Esodo 35-37; Giovanni 17-19
31 gennaio      Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1
01 febbraio     Levitico 1-3; Atti 2-4
02 febbraio     Levitico 4-6; Atti 5-7
03 febbraio     Levitico 7-9; Atti 8-10
04 febbraio     Levitico 10-12; Atti 11-13
05 febbraio     Levitico 13-15; Atti 14-16

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Lo stesso Cristo, diversi cristiani

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 9 Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.

(Ebrei 13)

Ebrei 13:8-9

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno, dice la lettera agli Ebrei.

Quante volte hai sentito i cristiani dire, o hai sentito le parole dalla tua propria bocca: “Lui non è cristiano, ma sta cercando”? È un’affermazione comune tra cristiani.

L’idea è che ci sono persone in ogni luogo che stanno cercando Dio. Il loro problema è che semplicemente non sono stati capaci di trovarLo. Sta giocando a nascondino. Fugge.

Nel giardino dell’Eden, quando il peccato entrò nel mondo, chi si nascose? Gesù è venuto nel mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.

Non era Gesù che si stava nascondendo. Dio non è un fuggitivo. Siamo noi che stiamo fuggendo.

– R. C. Sproul

Oggi molti sedicenti cristiani mi sembrano “schizzati” cercano non si sa quale novità. Sbagliato. Siamo noi chiamati ad esser nuovi, non il contrario. Il sentiero da percorrere è sempre il medesimo, la fedeltà alla Parola di Dio.

Variano le condizioni del tempo, del mondo; chi trova la neve, chi più o meno sassi di inciampo, varia la nostra provvidenza nell’equipaggiarci per la bisogna.

Ma non è certo l’Eterno a variare, nè mai variano i suoi comandamenti.

Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

26 Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; 27 ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli. 28 Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni.

29 Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?

30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto:
«A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!»
E ancora:
«Il Signore giudicherà il suo popolo».

31 È terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

32 Ma ricordatevi di quei primi giorni, in cui, dopo essere stati illuminati, voi avete dovuto sostenere una lotta lunga e dolorosa: 33 talvolta esposti agli oltraggi e alle vessazioni; altre volte facendovi solidali con quelli che erano trattati in questo modo.

34 Infatti, voi simpatizzaste con i carcerati e accettaste con gioia la ruberia dei vostri beni, sapendo di possedere una ricchezza migliore e duratura.

35 Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

36 Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: 37 «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà; 38 ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».

39 Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.

(Ebrei 10)

Ebrei 10:31.35

La promessa del Signore, in questa breve pericope della lettera agli Ebrei, è chiara quanto in un certo senso minacciosa.

Abbiamo ricevuto, noi come tutti i lettori dell’epoca di questa lettera, la conoscenza della Verità. Abbiamo avuto in dono la Parola dell’Eterno.

Non c’è più sacrificio per i peccati. L’unico ed irripetibile sacrificio è quello che il Cristo ha offerto sulla Croce. Che ha donato la salvezza e la vita eterna ai suoi eletti.

Il Cristo, il Figlio di Dio! Quale sarà il castigo di chi disprezza il sacrificio del Figlio di Dio? Quale sarà il castigo di chi rigetta i doni dello Spirito di Dio, quello che aiuta a distinguere, secondo la Parola, le opere delle carne dalle opere dello spirito, le caratteristiche dell’uomo nuovo da quelle dell’uomo vecchio?

Sarebbe terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

Perciò siamo invitati a rischiare, a metterci in gioco, a non attaccarci ai beni terreni, a rimetterci pure da quel punto di vista, se serve a mantenerci fedeli. Siamo invitati a rimanere sempre fedeli ai si ed ai noi che la Parola ha pronunicato, una volta per tutte, sulle realtà della vita dell’uomo e del mondo.

Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

Perchè dice l’Eterno che

«Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà; ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».

Dove abbiamo già sentito queste parole o simili?

«Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».

(Luca 9)

Curiamo la nostra costanza. Attendiamoci alla fedeltà alla Parola di Dio ed ai suoi comandi. Facciamo sì che si avveri quanto è scritto nell’ultimo versetto di questo brano della lettera agli Ebrei.

Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.

Disse loro ancora due volte

21 Disse loro ancora:

«Si prende forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? Non la si mette piuttosto sopra il candeliere? 22 Poiché non c’è nulla di nascosto che non sia manifestato, né nulla di segreto che non sia palesato. 23 Chi ha orecchi da udire, oda!».

24 Disse loro ancora:

«Fate attenzione a ciò che udite. Con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato a voi; e a voi che udite sarà dato di più. 25 Poiché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, gli sarà tolto anche quello che ha».

(Marco 4)

Marco 4:21.24

Disse loro ancora…

Su questo versetto, ripetuto uguale due volte, prima di due brevi insegnamenti, si è appuntata oggi la mia attenzione, e si è centrata oggi la mia preghiera.

Sarà perchè stamani, come si vede nel mio post precedente, meditavo su quel midrash che dice che il Nome di Dio è onorato dove i due puntini sono uno a fianco all’altro, mentre il Nome di Dio è violentato dove i due puntini sono uno sopra all’altro, ma davvero è tutto qui.

So che l’Eterno, l’Onnipotente, il Santo, Benedetto Egli sia è infinitamente più di me, sopra di me, fuori di me, fuori da qualsiasi cosa o essere io possa controllare o anche solo sperare di farlo.

Ma so anche che l’Eterno, l’Onnipotente, il Santo, Benedetto Egli sia è sceso sulla terra e mi ha reso figlio nel Figlio, si è fatto Uomo in Cristo Gesù, rendendomi possibile di averlo a fianco.

Se soffro, se la o le persone amate che ho a fianco soffrono io so che Dio è il puntino a fianco a loro. E so soprattutto che io posso essere il puntino a fianco a loro.

Una immagine, i chiodi della croce, i punti che cercano di tenere fermo Dio, senza poterlo fare; Maria e Giovanni, fermi e sofferenti, come chiodi piantati in piedi sotto la croce, che hanno Dio bene fermo dentro di sè, e nulla possono le potenze umane. Maria e Giovanni hanno vinto, i chiodi dei potenti sono saltati e salteranno uno dopo l’altro…

Un puntino. Forse mi sembrerà di fare poco, nulla, umanamente parlando e ragionando, ma se sarò capace di essere Dio a fianco di, il mio puntino varrà l’intero universo.

L’influenza e la Bibbia di Lincoln

Venerdì mi sono svegliato in preda ad una bella influenza, di quelle feroci che girano oggi. Ho vagato come uno zombie per casa per tre giorni, i primi due con la febbre fissa tra trentotto e trentanove, e giocoforza si è fermata la mia attività lavorativa, in tutti i sensi.

Sono stato costretto a dare lo stop anche al mio lavoro come blogger, però oggi, che la febbre si è abbassata ed ho recuperato lucidità, e la capacità di distinguere compiutamente un tasto del pc dall’altro, ho letto la posta che si era accumulata nella mia casella email.

Tra l’altro c’era l’edizione settimanale della “Guida alla settimana“, rassegna stampa del sito Evangelici.net curata dall’amico e fratello Paolo Jugovac, che aveva tra gli argomenti “di testa” il giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avvenuto, contrariamente al solito, non su una Bibbia ma su due!

La prima, la Bibbia appartenuta al presidente Lincoln, su cui già aveva giurato il predecessore Barack Obama; la seconda, la Bibbia che gli era stata donata da sua madre quando da piccolo frequentava la scuola domenicale (per i non conoscenti della struttura riformata, il catechismo della domenica per i più piccoli).

Personalmente ho già scritto sul web come la penso sul fatto che chiunque, non solo il Presidente degli Stati Uniti, giuri sulla Parola dell’Eterno, su qualcosa che lo sorpassa infinitamente, che non sarà mai e poi mai in grado nè di contrastare nè di soddisfare.

Ho scritto:

In tutta franchezza, trovo da sempre assai discutibile che chiunque giuri sulla Sacra Scrittura. Non solo non ha alcun valore ai miei occhi, ma va contro le parole di Gesù quando disse:

33 Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. 34 Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; 37 ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno. (Matteo 5)

Come riprende Giacomo nel V capitolo della sua lettera:

12 Ora prima di tutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo né per la terra né fate alcun altro giuramento; ma sia il vostro «sì», «sì» e il «no», «no», per non cadere sotto il giudizio.

Ma nella Guida alla settimana trovo anche altri spunti che mi fa piacere condividere con voi.

Scrive la redazione:

Donald Trump è ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti: ha giurato davanti al presidente della Corte suprema, appoggiando la mano sinistra su ben due copie della Bibbia: la sua – la madre gliela regalò quando Donald aveva nove anni e, probabilmente, mai avrebbe pensato un giorno di usarla in un simile frangente – e la Bibbia di Abramo Lincoln, già utilizzata nei precedenti giuramenti da Barack Obama.
Lo ha preceduto, qualche minuto prima, il vicepresidente Mike Pence, che ha espresso il suo impegno giurando invece sulla Bibbia di Ronald Reagan, aperta – almeno così si dice, non siamo riusciti a verificare – su II Cronache 7,14 (“se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese”).
Alla cerimonia, come previsto, hanno parlato, letto o pregato sei ministri di culto, tra cui il figlio di Billy Graham, Franklin, osteggiato alla vigilia dal Council on American-Islamic Relations, secondo cui era inopportuno far intervenire Graham jr per le sue affermazioni sull’islam.
Delusione, purtroppo, per chi ha seguito la cerimonia in tv: tornando a una tradizione che speravamo superata, le emittenti italiane collegate (La7, Rai News 24, Tgcom24 e Sky Tg24) hanno sistematicamente ignorato i primi tre “discorsi religiosi” (per citare Mentana) di Michael Dolan, Samuel Rodriguez e Paula White dando spazio ad altre notizie, pubblicità o pensosi commenti, e – dopo il giuramento – non è andata meglio agli interventi e alle preghiere del rabbino Marvin Hier, di Franklin Graham (che ha citato I Timoteo 2) e di Wayne T. Jackson (la Rai, tra l’altro, ha confuso Graham con Jackson). Qualche lettore ci ha visto dietro oscure trame alla Dan Brown, ma probabilmente il problema è diverso, e riguarda solo l’atteggiamento – quasi infastidito – che i media italiani hanno da decenni nei confronti delle tematiche di fede.

Insomma, “nulla di nuovo sul fronte occidentale”, in questo caso la dizione ci sta davvero bene. A quelli che si credono i padroni dell’informazione e della comunicazione (ma non lo sono! o Trump non sarebbe Presidente!), dare “veramente” spazio alla Parola di Dio continua, e deve farlo!, a mettere paura.

Speriamo metta paura per davvero anche a Trump, che questo se ne lasci guidare, e non la usi, come tutti i suoi predecessori ed i genere i potenti hanno fatto, come una “guida” qualsiasi, da sfogliare di tanto in tanto. Quando non si sa più, come diciamo noi umani, “a che santo votarsi”, ed allora è al Tre volte Santo, alla Fonte di ogni Santità, che si ricorre.

Riprendo ancora dalla Guida alla Settimana le parole chiare dette in proposito dal Rabbino Giuseppe Laras:

Interessante intervento del rabbino Giuseppe Laras sulla Bibbia e il ruolo dei credenti: «spetta con urgenza estrema ancora a noi – scrive, rivolto a un uditorio di ebrei e cristiani – restituire alla Bibbia la sua voce reale, escatologica e divina, che non può essere in alcun modo ridotta a manuale laico per assistenzialismi, buonismi e pacifismi di sorta.

Quest’ultima dilagante, perversa attitudine coincide con l’offesa della moralità e dell’intelligenza dei non credenti e con lo svilimento del ruolo e dell’identità del credente, che è anch’egli peccatore e per nulla esente da colpe o meschinità.

La riduzione della Bibbia a etica mondana o a utopia è una forma né coraggiosa né onesta di ateismo.

È la Bibbia che, pur spesso in versione laicizzata, ha fatto innamorare l’Occidente delle libertà individuali – un bene assolutamente non negoziabile! – a fronte delle libertà collettive degli antichi e di altre culture pur rispettabili.

È la Bibbia che ha reso, attraverso l’economia straordinaria dell’Alleanza, l’uomo libero anche rispetto al suo Dio e non assoggettatoGli, ancorché in partnership con il suo Creatore.

È ancora la Bibbia che ha insegnato a declinare la libertà non in arbitrio – come invece testimoniano tristemente certe attitudini odierne – ma in responsabilità, accettando liberamente il giogo divino. Tacere tutto questo per compiacere il mainstream ci rende non autentici, deboli e forse anche stupidi!»

Vediamo di non essere stupidi, fratelli e sorelle, almeno noi.

Non giuriamo sulla nostra copia della Bibbia ma portiamo avanti la nostra vita come questa ci comanda.

E ben vengano tutte le iniziative, come anche questa “Guida alla settimana” che ci danno ogni volta nuovi spunti, tratti dall’attualità, per giudicare dei passi che facciamo, a volte in avanti, a volte all’indietro.

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Chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno

20 Poi entrarono in una casa. E la folla si radunò di nuovo, tanto che non potevano neppure prendere cibo.

21 E quando i suoi parenti udirono ciò, uscirono per prenderlo, perché dicevano: «Egli è fuori di sé».

22 Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Beelzebub e scaccia i demoni con l’aiuto del principe dei demoni».

23 Ma egli, chiamatili a sé, disse loro in parabole:

«Come può Satana scacciare Satana? 24 E se un regno è diviso contro se stesso, quel regno non può durare. 25 E se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non può durare. 26 Così, se Satana insorge contro se stesso ed è diviso, non può durare, ma è giunto alla fine.

27 Nessuno può entrare in casa dell’uomo forte e rapirgli i suoi beni, se prima non ha legato l’uomo forte; solo allora potrà saccheggiare la sua casa.

28 In verità vi dico che ai figli degli uomini sarà perdonato ogni peccato e qualunque bestemmia essi diranno; 29 ma chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno; ma è sottoposto a giudizio eterno».

30 Asseriva questo perché dicevano: «Egli ha uno spirito immondo».

(Marco 3)

Marco 3:28-29

Gli uomini, sono soliti credere che qualunque cosa facciano, quello poi, un giorno, l’Eterno potrà perdonarlo. Così, la maggior parte di loro, lascia correre liberamente la sua naturale inclinazione al male, al peccato, che è tale dalle origini.

6 Allora l’Eterno disse a Caino: «Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? 7 Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare»

(Genesi 3)

Ma Gesù in questo breve ma chiaro e durissimo brano evangelico è quantomai compiutamente eloquente a riguardo. C’è un peccato che non può essere perdonato, anzi, dice di più, c’è un peccato che è causa sicura di eterna dannazione ed è il peccato contro lo Spirito Santo. La bestemmia, ossia il disprezzo, l’ignorare lo Spirito Santo edi suoi doni.

Con chi parla Gesù in questo brano? Parla con tutti coloro che, in modi e per motivi o con interessi diversi, sostengono che Gesù è fuori di sè, e di conseguenza fuori di loro, fuori dai loro orizzonti di vita; e che si tratti dei parenti di Gesù o degli scribi poco cambia.

Accusare Gesù, il Cristo, il Signore, il Figlio di Dio, di avere uno spirito immondo, di essere succube al satana, solo perchè non risponde alle proprie aspettative o meglio alla soddisfazione delle proprie comodità non è semplicemente bestemmiare il Figlio, ma tutta la Trinità.

È bestemmiare il Padre ed il compimento del suo piano di salvezza per Israele e per tutto il genere umano, è bestemmiare lo Spirito disceso il giorno del Battesimo sul Figlio in forma di colomba, mentre dal cielo la voce del Padre tuonava…

Ebbi una discussione una volta con un credente all’uscita di un culto dopo aver predicato su questo testo dell’Evangelo secondo Marco. Egli mi diceva che il testo non lo toccava, perchè oggi, chi bestemmia più, diceva. Magari fosse vero! Oggi sento tanti giovani che ne fanno un intercalare e si sdegnano, loro!, se glielo fai notare, ti danno dell’arretrato e del bigotto perchè difendi il Nome della Vita. il Santo Nome di Dio. O ti guardano con uno sguardo di sufficienza che, a me, fa sempre più sanguinare l’anima.

Gli risposi che non è solo con la voce che si bestemmia il nome di Dio, ma è con l’orientamento di tutta una vita, deciso in virtù di sapienze umane, anzichè della Sapienza divina.  È con la scelta, chiara e consapevole (oggi è vero che c’è quello che la sociologia chiama una analfabetismo di ritorno, ma non esiste quasi più per fortuna il pieno analfabetismo e la reale incapacità di leggere e comprendere la Parola di Dio), per altre parole vuote o che ti portano chiaramente su vie che non sono quelle tracciate dall’Eterno.

Non so se lo convinsi. Non toccava a me convincerlo. La Parola è capace di convincere, la Parola è quella che converte, la Parola è la sola che risana l’animo ferito e peccatore dell’uomo.

Mi basterebbe che fosse andato, poi, a rileggersela. Un’altra occasione per aprire gli occhi della mente e del cuore.

Un altra occasione di salvezza.

Perchè questo è la Parola. 

Amen.