Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

La dedica iniziale del fratello Elpidio al libro in uscita
Ci siamo quasi… questa la doverosa dedica iniziale, un ringraziamento che si protrarrà negli anni.

Dedicato a
Remo Carmine Cristallo
pastore, padre e uomo pieno del fuoco divino;
un servo fedele che mi ha trasferito l’amore per la Bibbia,
parola di Dio;
mio primo mentore nel discepolato a Cristo.

 

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

Correzione per amore

1 Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce».

7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.

9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità.

11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.

(Ebrei 12)

Ebrei 12:5-6

Un’altra parola scomoda, scomodissima, quella che oggi ci propone per l’ascolto, la lettura, la preghiera la lettera agli Ebrei. Una parola che ci rimprovera perchè non abbiamo resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, e perchè sfuggiamo, quando non disprezziamo addirittura, la correzione del Signore.

Perchè disprezziamo la correzione? Perchè siamo condizionati dal nostro orgoglio, dalle nostre stolide pretese di autosufficienza, ed alla fine dalla poca fede nel potere salvifico del Cristo, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Del Cristo noi preferiamo vedere solo la fine della storia. Egli posto a sedere alla destra del trono di Dio, mentre non consideriamo che dobbiamo tenere fissa, alta di fronte ai nostri occhi, anche la sua fatica dell’annuncio, il suo essere disprezzato dagli uomini, il suo essere crocifisso per compiere la Parola del Padre.

Questo è il vero problema. Per cui, in ordine, prima rigettiamo la Croce, preferiamo dipingerci un Cristo fasullo, tutto bontà e dolcezza, che non chiederà certo a noi di condividerne le sofferenze!

Poi lo releghiamo nell’ora al giorno, chi lo fa, della nostra preghiera, o della nostra meditazione biblica, se non soltanto a quella della partecipazione al culto domenicale.

Infine smettiamo di annunciare del tutto la Sua Parola, anche nella nostra comunità familiare, di lavoro, ed in tutti i luoghi del niostro quotidiano.

Eppure Egli è chiarissmo.

23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?
26 Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi.
27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».

(Luca 9)

Guardiamo, oggi alla nostra fede. Quanto la testimoniamo? Quanto siamo coraggiosi nella nostra testimonianza? Mettiamo avanti il nostro quieto vivere, il nostro bisogno di essere accettati da questa società sempre più pagana e scristianizzata, o è chiaro a chi ci vede vivere ed agire che l’esempio del Cristo, Croce compresa, Croce ben in alto, è quello che guida la nostra vita?

Accettiamo la correzione di Dio a riguardo? Chiediamo ogni giorno perdono per la nostra infedeltà o la nostra poca fede?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

L’indemoniato, che siamo e sono molti

1 Così giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gadareni.

2 E, come Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva la sua dimora fra i sepolcri, e nessuno riusciva a tenerlo legato neanche con catene. 4 Infatti più volte era stato legato con ceppi e con catene; ma egli aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi; e nessuno era riuscito a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava gridando e picchiandosi con pietre.

6 Ora, quando vide Gesù da lontano, egli accorse e gli si prostrò davanti, 7 e dando un gran grido, disse: «Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi!». 8 Perché egli gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Poi Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». E quello rispose, dicendo: «Io mi chiamo Legione, perché siamo molti». 10 E lo supplicava con insistenza perché non li mandasse fuori da quella regione.

11 Or vi era là, sul pendio del monte, un grande branco di porci che pascolava. 12 Allora tutti i demoni lo pregarono, dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 E Gesù prontamente lo permise loro; allora gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci e il branco si precipitò giù per il dirupo nel mare, erano circa duemila, e affogarono nel mare. 14 Allora quelli che custodivano i porci fuggirono e diffusero la notizia in città e per le campagne; e la gente venne a vedere ciò che era accaduto.

15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 E quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro ciò che era successo all’indemoniato e il fatto dei porci.

17 Allora essi cominciarono a pregarlo che se ne andasse dal loro territorio.

18 Mentre egli saliva sulla barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di poter rimanere con lui; 19 ma Gesù non glielo permise; gli disse invece: «Va’ a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te». 20 Egli se ne andò e cominciò a predicare per la Decapoli tutto quanto Gesù gli aveva fatto; tutti restavano meravigliati.

(Marco 5)

Marco 5:19

La prima parte del capitolo 5 dell’Evangelo secondo Marco, ci racconta la vicenda dell’indemoniato gadareno, che poi si rivela, nel corso della narrazione, infestato in realtà da molti demoni, da una “legione” di questi.

L’indemoniato vive tra i sepolcri; sembra vivo ma è come se fosse morto. Non è capace di relazionarsi con gli altri. È depresso, si percuote con le pietre, si fa del male da solo.

Pensiamoci, la nostra realtà è piena di questi indemoniati, persone che hanno posto il loro centro fuori di loro, chi nella sua aspirazione al successo lavorativo, chi nel disperato bisogno di apparire, chi per far apparire “normale” una vita che non lo è affatto.

Persone che, scriveva un esegeta, “confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti”.

Gesù inizia a scacciare il demone da quell’uomo, e quello si rivela per ciò che è, in realtà, più demoni, tanti demoni, una legione di demoni. Al Cristo interessa salvare l’uomo, quindi consente ai demoni di invadere un branco di porci che era nei paraggi e questo finisce affogato nel mare.

Messaggi chiari, come sempre dalla Parola di Dio.

La salvezza dell’uomo è il primo interesse di Dio. I beni della creazione, di cui l’uomo in Genesi venne nominato amministratore, vengono dopo. L’anima di un uomo vale più della vita di duemila maiali.

Non tutti lo capiscono, non lo capiscono quelli che pregano Gesù di andarsene, perchè ha toccato le loro comodità, quelli che credono i loro beni, il loro quieto vivere, quelli che grufolano come maiali nei mille trogoli di questo mondo, anzichè lottare per la propria purificazione. 

L’uomo per liberarsi dai suoi demoni deve liberarsi dagli attaccamenti per le cose e le realtà di questo mondo. Deve ricentrare la sua vita in Cristo, in Dio.

E, fatto questo, non crogiolarsi sugli allori, ma andare a sua volta a predicare, ad annunciare il Vangelo della salvezza ai propri fratelli e sorelle.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

Spezzata o spezzettata? Tu come la preferisci la Parola?

Egli disse loro:

«O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?».

27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

28 Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. 29 Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro.

30 E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi.

32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?».

33 In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme.

34 Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane.

(Luca 24)

Luca 24:27

Chi ha la pazienza di seguire le mie brevi riflessioni quotidiane sulla Parola di Dio, sa che normalmente prendo i testi proposti per la predicazione dal Lezionario Comune Riformato, che ha un ritmo liturgicamente molto simile al Lezionario utilizzato nella chiesa cattolica di rito latino.

I due strumenti spesso differiscono per quanto riguarda la lettura tratta dall’Antico Testamento. Oggi era uno di quei giorni. Il lezionario riformato proponeva un brano tratto dal profeta Michea (6:1-8), mentre il lezionario cattolico proponeva quello che io scherzando chiamo uno spezzatino dal profeta Sofonia (2:3; 3:12-13).

Ho scelto Sofonia per la preghiera biblica di oggi, ma avrete notato che ho cercato di eliminare l’effetto spezzatino. Non l’ho mai sopportato. E le “ragioni pastorali” che mi ricordo di aver studiato mentre ero alla Gregoriana ed al Seminario Maggiore, lo confesso, non mi sono mai andate giù.

Primo, perchè penso che la Parola di Dio la chiesa, qualsiasi chiesa, non abbia alcun diritto di manipolarla, in nessun modo. Deve limitarsi a proporla per come è, per cosa dice. E se non riesce a capirla il problema è suo, è della chiesa, e non certo della Parola.

Secondo, perchè penso che sia un modo molto ma molto paternalistico quello di escludere questo o quel brano,o di “accroccarne” una sequenza tagliando questo ed aggiungendo quello. Una modalità paternalistica e poco rispettosa del credente a cui la chiesa rivolge la sua predicazione.

Terzo, perchè mi ricorda tanto gli abusi del cosiddetto metodo storico-critico di lettura della Bibbia i cui autori ti dicono che questa è Parola di Dio, ma quella lo è di più; che quello la Bibbia lo dice perchè l’autore era figlio del suo tempo (ma ve lo ricordate Chi è l’Autore?), che oggi, sempre peggio, l’autore biblico umano le cose le direbbe in altro modo (possibile, per il suo peccato però magari!).

Stesso discorso e stesse considerazioni si devono fare e sono valide a mio avviso per brani come i “salmi imprecatori”-

Se la Parola di Dio dice…

È proprio secondo giustizia che parlate, o potenti? Giudicate voi rettamente, o figli degli uomini? 2 Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza.

3 Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita. 4 Il loro veleno è simile al veleno del serpente; sono come l’aspide sordo che si tura le orecchie, 5 per non udire la voce degli incantatori, o di chi è abile nel fare incantesimi.

6 O DIO, spezza loro i denti in bocca; o Eterno, rompi le zanne dei leoni. 7 Si dissolvano come acqua che scorre via. Quando tira le sue frecce, siano esse come dardi spuntati. 8 Siano come lumaca che si scioglie mentre va; come aborto di donna non vedano il sole.

9 Prima che le vostre pentole sentano il fuoco dei rovi, siano essi verdi o accesi, egli le spazzerà via come un turbine.

10 Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio. 11 E la gente dirà: «Certo vi è una ricompensa per il giusto; certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

(Salmi 58)

 Se la Parola di Dio dice questo non è Dio che è cattivo, o l’autore biblico che ha capito male. È che questa è la realtà del peccato dell’uomo, questo è quello che la cattiveria dell’uomo è capace di compiere. Migliaia e migliaia di aborti di donna ogni giorno non vedono il sole, smembrati, fatti a pezzi, uccisi con mezzi chimici o meccanici.

Ed io, credente so che ci sarà un giudizio, che questo giudizio sarà affidato al solo Giusto Giudice, e so che la mia anima di questo si rallegrerà come l’animo del salmista.

«Certo vi è una ricompensa per il giusto;
certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

Ad Emmaus, il Cristo Risorto, non ancora asceso al cielo, dopo aver rimproverato l’incredulità dei due discepoli, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

Non fece loro uno spezzatino di Parola di Dio!, non si limitò a fare il riassunto dell’ultima puntata, ma cominciò da Mosè e dai Profeti, ripercorse tutta la Bibbia, tutta la storia della salvezza.

Perchè se il Cristo è il Verbo di Dio (lo crediamo tutti mi pare!) è tutto il Verbo di Dio. Non una parte. Non esiste una parte della Scrittura che valga più o meno. Esisteranno certo, per nostra colpa, parti della Scrittura che ci affascineranno di più, parti che ci ‘annoieranno’, parti che ci manderanno ‘in crisi mistica’.

Ma il difetto è nostro, non della Parola di Dio!

Lascio il tutto alla mia ed alla vostra riflessione e preghiera.

Per l’ascolto, la preghiera e la lettura biblica della settimana

Suggerimenti a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

 

 «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Giovanni 20:25

 

La richiesta di Tommaso 

 

Nel racconto della resurrezione del vangelo di Giovanni abbiamo alcuni personaggi che sperimentano personalmente l’incontro con il Risorto: Maria di Magdala, Tommaso detto Didimo e Simon Pietro.
Dopo essersi fatto riconoscere da una donna nel Getsemani, il Signore appare nello stesso giorno ai discepoli nascosti.
Purtroppo Tommaso è assente e quando ode il racconto dei presenti la sua reazione è determinata: “Se non vedo, se non tocco, non crederò”.
Giovanni 20:25

 

Didimo ha il coraggio di reclamare la stessa esperienza degli altri. Non vuole credere per sentito dire, non mette in dubbio il racconto degli altri, ma non vuole essere inferiore a nessuno. Si sente un escluso.
La sua richiesta non cade nel vuoto, è raccolta da Colui che è presente in mezzo a loro. Dopo otto giorni ecco nuovamente il Risorto mostrarsi loro e rivolgersi direttamente a lui.
Ora che ha visto e toccato, Tommaso è sfidato a “non essere incredulo, ma credente”. Nulla più potrà ora frenare la sua fede. Il suo primo slancio è la confessione “Signor mio e Dio mio”.
Alla Maddalena Gesù aveva parlato di “Padre vostro e Dio vostro”. Tommaso va oltre e fa suo Dio e il Cristo, che non ha esitato a rispondere alla sua preghiera. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

Anche se poi il Maestro sentenzia “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

 Lettura della Bibbia

30 gennaio      Esodo 35-37; Giovanni 17-19
31 gennaio      Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1
01 febbraio     Levitico 1-3; Atti 2-4
02 febbraio     Levitico 4-6; Atti 5-7
03 febbraio     Levitico 7-9; Atti 8-10
04 febbraio     Levitico 10-12; Atti 11-13
05 febbraio     Levitico 13-15; Atti 14-16

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Lo stesso Cristo, diversi cristiani

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 9 Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.

(Ebrei 13)

Ebrei 13:8-9

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno, dice la lettera agli Ebrei.

Quante volte hai sentito i cristiani dire, o hai sentito le parole dalla tua propria bocca: “Lui non è cristiano, ma sta cercando”? È un’affermazione comune tra cristiani.

L’idea è che ci sono persone in ogni luogo che stanno cercando Dio. Il loro problema è che semplicemente non sono stati capaci di trovarLo. Sta giocando a nascondino. Fugge.

Nel giardino dell’Eden, quando il peccato entrò nel mondo, chi si nascose? Gesù è venuto nel mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.

Non era Gesù che si stava nascondendo. Dio non è un fuggitivo. Siamo noi che stiamo fuggendo.

– R. C. Sproul

Oggi molti sedicenti cristiani mi sembrano “schizzati” cercano non si sa quale novità. Sbagliato. Siamo noi chiamati ad esser nuovi, non il contrario. Il sentiero da percorrere è sempre il medesimo, la fedeltà alla Parola di Dio.

Variano le condizioni del tempo, del mondo; chi trova la neve, chi più o meno sassi di inciampo, varia la nostra provvidenza nell’equipaggiarci per la bisogna.

Ma non è certo l’Eterno a variare, nè mai variano i suoi comandamenti.

La Giornata della Memoria, in una preghiera

מודה אני לפניך מלך חי וקיים שהחזרת בי נשמתי בחמלה, רבה אמונתך.

Modeh ani lifanekha melekh hai v’kayam shehehezarta bi nishmahti b’hemla, raba emunatekha.

“Ti rendo grazie, o Re Vivente ed Eterno, per avermi restituito l’anima con compassione; abbondante è la Tua fedeltà!”

(Preghiera del risveglio)

Questa preghiera ebraica, antichissima, che ogni creatura umana è chiamata a recitare al risveglio, forse è l’unico vero ‘antidoto’ al ripetersi di eventi come la Shoah.

Il ricordo che la vita non è nostra, non è un nostro possesso, è solo un qualcosa per cui dobbiamo ringraziare un Altro da noi.

Ogni respiro, ogni anelito di vita dipende da Lui. Tutto ciò che di buono compiamo o possiamo compiere possiamo farlo solo per la sua grazia. Tutto ciò che compiamo di cattivo o di malvagio è solo sintomo del nostro da Lui allontanarci, per dare il primato ad altro, o ad altri.

Non bastano le foto, le storie, i libri, i racconti, la cultura; l’accumulare semi (questa per me è la cultura) non basta.
Ho conosciuto persone con montagne di semi accumulati.
Semi ben riposti nel punto più nascosto dei granai della loro vita. Semi sterili, semi secchi, semi inutili alla fine, perchè dimenticati, o piantati nel momento e nel luogo meno opportuni.

Per usare la lingua tedesca, non basta la kultur, occorre essere capaci di bildung, di formare, di costruire, di educare, di tirare fuori questi semi e di farli crescere nella vita delle persone, ogni giorno.

Tutte queste giornate speciali somigliano sempre più a dei compleanni in cui ti regalano un bel mazzo di fiori recisi; sgargianti, colorati, ti fanno pensare ad altro, ti profumano la vita per un giorno o due, a volte anche per una settimana.
Della vita morta colorata per l’occasione, ma che alla fine inevitabilmente si rivela per quello che è nell’odore rancido dell’acqua in cui hai posto quel mazzo, nel decomporsi dei gambi e dei petali.

Occorre essere capaci di bildung, di costruire, di formare; e per costruire occorre per prima cosa sapere su che cosa, meglio , su chi ci si fonda.

Chi si fonda, ed aiuta gli altri a fondarsi sul Re Vivente ed Eterno, ha almeno la speranza, un giorno, di imparare a poterlo fare, come meglio gli sarà possibile, quanto e come gli consentirà il suo peccato.

Chi si fonda su altro, potrà ammantarlo di bei colori, di bei profumi, di belle sensazioni, che dureranno quello che durano tutte le cose che l’uomo costruisce per se stesso.
Lo spazio di un mattino e di una sera, poi subito sfioriscono e muoiono.

Perchè l’uomo può solo commiserarsi.
Solo l’Eterno, benedetto Egli sia, è capace di vera compassione.
E solo chi fida solo nell’Eterno può sperare di non offenderlo di nuovo. E compiere gesti di bildung, di costruzione dell’uomo nuovo. consapevole che  questa ha bisogno di lui, ma da lui alla fine non dipende.

Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l'anima

Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

26 Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; 27 ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli. 28 Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni.

29 Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?

30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto:
«A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!»
E ancora:
«Il Signore giudicherà il suo popolo».

31 È terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

32 Ma ricordatevi di quei primi giorni, in cui, dopo essere stati illuminati, voi avete dovuto sostenere una lotta lunga e dolorosa: 33 talvolta esposti agli oltraggi e alle vessazioni; altre volte facendovi solidali con quelli che erano trattati in questo modo.

34 Infatti, voi simpatizzaste con i carcerati e accettaste con gioia la ruberia dei vostri beni, sapendo di possedere una ricchezza migliore e duratura.

35 Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

36 Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso. Perché: 37 «Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà; 38 ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».

39 Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.

(Ebrei 10)

Ebrei 10:31.35

La promessa del Signore, in questa breve pericope della lettera agli Ebrei, è chiara quanto in un certo senso minacciosa.

Abbiamo ricevuto, noi come tutti i lettori dell’epoca di questa lettera, la conoscenza della Verità. Abbiamo avuto in dono la Parola dell’Eterno.

Non c’è più sacrificio per i peccati. L’unico ed irripetibile sacrificio è quello che il Cristo ha offerto sulla Croce. Che ha donato la salvezza e la vita eterna ai suoi eletti.

Il Cristo, il Figlio di Dio! Quale sarà il castigo di chi disprezza il sacrificio del Figlio di Dio? Quale sarà il castigo di chi rigetta i doni dello Spirito di Dio, quello che aiuta a distinguere, secondo la Parola, le opere delle carne dalle opere dello spirito, le caratteristiche dell’uomo nuovo da quelle dell’uomo vecchio?

Sarebbe terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

Perciò siamo invitati a rischiare, a metterci in gioco, a non attaccarci ai beni terreni, a rimetterci pure da quel punto di vista, se serve a mantenerci fedeli. Siamo invitati a rimanere sempre fedeli ai si ed ai noi che la Parola ha pronunicato, una volta per tutte, sulle realtà della vita dell’uomo e del mondo.

Non abbandonate la vostra franchezza che ha una grande ricompensa!

Perchè dice l’Eterno che

«Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà; ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».

Dove abbiamo già sentito queste parole o simili?

«Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».

(Luca 9)

Curiamo la nostra costanza. Attendiamoci alla fedeltà alla Parola di Dio ed ai suoi comandi. Facciamo sì che si avveri quanto è scritto nell’ultimo versetto di questo brano della lettera agli Ebrei.

Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.