Silentium. Silenzio

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Silentium!

Da domani sono a Milano, per tre giorni, per aggiornamento professionale. Ne approfitto per prendermi del tempo per il silenzio e la preghiera. E per far tacere per gli stessi tre giorni le mie tastiere. Fino all’inizio della Santa Quaresima.

Secondo quanto prescrive la Regola.

Dalla Regola di S.Benedetto, cap. VI

Facciamo come dice il profeta:

“Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone”.

Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti in vista della pena riserbata al peccato!

Dunque l’importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto: “Nelle molte parole non eviterai il peccato” e altrove: “Morte e vita sono in potere della lingua”.

Se infatti parlare e insegnare é compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare.

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

La Parola

17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro; e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: «Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

18 E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 19 Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre”».

20 Ed egli, rispondendo, gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».

21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi».

22 Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.

23 Allora Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

24 E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26 Ed essi, ancora più stupiti, dicevano fra di loro: «E chi dunque può essere salvato?». 27 Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio».

(Marco 10)

Marco 10:27 ricchezze stupore

Le parole

Ricchezze e stupore sono le parole protagoniste di questo brano del Vangelo di Marco proposto per l’ascolto, la lettura e la preghiera del lunedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario.

Le ricchezze sono inizialmente quelle del personaggio del “giovane ricco” che Marco ci presenta mentre intreccia un dialogo con il Cristo.

Gesù ascolta la sua iniziale professione di fede, la apprezza finchè, scrive l’evangelista, lo fissa nel volto e lo ama e, poichè lo ama, gli rivolge la richiesta definitiva, lo chiama alla conversione. Gli dice di vendere, ossia dare via tutto quello che materialmente possiede; gli dice di darlo via non a chiunque ma ai poveri; non per “buonismo” come farebbero molti di noi, ma perchè i poveri sono coloro che non hanno nulla di che ricambiare. I poveri sono quelli che se gli cedi una ricchezza la mettono subito a frutto, cosicchè se tu cedi loro tutto quel che possiedi, non hai alcuna speranza di riaverlo indietro. Non quel tipo di ricchezza almeno.

Non deve cedere la ricchezza ai poveri per “guadagnare punti paradiso” ma per non avere la possibilità di ripensarci subito dopo.
Il giovane questo lo capisce, e se ne va triste.
Probabilmente pensava che la sequela di Gesù fosse un qualcosa di più facile. Che la Croce di cui parlava Gesù fosse un qualcosa di simbolico.

E invece no! Le ricchezze vanno abbandonate del tutto.
La sequela è la certezza di avere una Croce, reale, che da quel momento è tua compagna di cammino, è qualcosa che devi imparare a portare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Egli se ne va, e i discepoli, a giudicare da quanto segue, sono tentati. Forse anche loro credevano così in cuor loro. Che alla fine il Maestro sarebbe stato riconosciuto, che quella sofferenza e quella passione di cui parlava loro era qualcosa, se non di simbolico, di temporaneo. Che  nulla poteva accadergli davvero di quegli scenari che evocava.

Ma Gesù ribadisce quanto ha appena detto al giovane ricco, ed i discepoli addirittura sbigottirono, furono ancora più stupiti fino al punto che misero in dubbio l’identità stessa di Gesù come Messia, come Salvatore.

E chi dunque può essere salvato?

E qui Marco di nuovo, come nel caso del giovane ricco poco prima, osserva un particolare, che Gesù fissò lo sguardo su di loro, e diede loro il messaggio di amore di Dio per loro.
Perchè è vero quanto dicono, gli uomini da soli non hanno alcuna speranza di salvezza. Ma Dio è con loro; anche se essi ancora non l’hanno capito, essi sono con il Dio con loro, essi sono con l’Emmanuele.

Perchè quello che è impossibile agli uomini da soli, senza Dio, è possibile a Dio, al Dio che è con loro, che li ama, che vuole che essi siano salvi.

Ogni cosa è possibile, se lasciamo che lo sguardo di Dio si posi su di noi; se siamo capaci di non distogliere il nostro sguardo per contemplare questa o quella ricchezza di questo mondo.

Amen, secondo la Tua volontà. 

Comportamenti “insensati” – Devotional, per la lettura e la preghiera quotidiana della Bibbia

(Il Devotional è a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)

Comportamenti “insensati”

«Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo».

2 Corinzi 6:16

Un ostacolo nel confronto di molti temi con i non credenti è la carenza di conoscenza biblica. Ecco allora che la fede diventa un sentito dire, il ripetere del “si è sempre fatto così”, tramandato nel tempo. Si compiono per questo azioni, a volte rituali, senza avere alcun barlume sulle origini o motivazioni.

Conoscere la Bibbia dona la libertà di poter affrontare qualsiasi argomento “religioso”. «Se dimorate nella mia parola siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8:31-32). Alcune volte la libertà si manifesta nell’espressione della propria posizione, altre volte nel tacere volutamente.

Faccio fatica a ignorare il comportamento diffuso in alcune feste, tra cui il Carnevale. Come restare indifferente alle “torture” che molti bambini subiscono nell’essere vestiti solo per un piacere di apparire dei genitori. Cosa può capire e ricordare un bambino di un travestimento? Come genitore ho scelto di guardare ai miei figli come a un terreno: quello che semini quello raccogli. Inoltre ho compreso che solo un sincero incontro con Lui trasforma e induce a mettere da parte ogni comportamento di facciata. Ho fatto mie indicatrici le parole rivolte a Dio da Mosè: «Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi» (Esodo 33).

 

Le origini del Carnevale

All’epoca dei faraoni, in alcune situazioni il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo. In ordine cronologico, prima dei Romani troviamo i Greci, i quali avevano tra le tante divinità il dio del vino Dionisio al quale era dedicato un particolare culto. Il Dionisio greco, nel mondo romano, divenne il dio Bacco, e la festa fu ripresa nei Baccanali e Saturnali. Col tempo un certo cristianesimo ha cercato di cambiare abito alla festa.

Quando la chiesa vuole “rivestire” pratiche corrotte e pagane cade nel compromesso, mischiando luce e tenebre in un miscuglio di confusione senza verità e libertà. Preferibile allora predicare la verità, senza nulla imporre. Se uno festeggia il Carnevale si domandi cosa c’è di cristiano.

Per approfondire http://www.youtube.com/watch?v=S2yDCUKcZtc

Elia Eliseo Elpidio Pezzella Devotional

Lettura quotidiana della Bibbia

27 febbraio     Deuteronomio 16-18; Galati 1-2

28 febbraio     Deuteronomio 19-21; Galati 3-4

01 marzo     Deuteronomio 22-24; Galati 5-6

02 marzo     Deuteronomio 25-27; Efesi 1-2

03 marzo     Deuteronomio 28-30; Efesi 3-4

04 marzo     Deuteronomio 31-33; Efesi 5-6

05 marzo     Deuteronomio 34; Giosuè 1-2; Filippesi 1-2

Stoletta e stiletto. Pensieri in libertà

Stoletta stiletto

La stoletta è lei, quella ritratta nella foto, poggiata sulla sua e mia ragion d’essere, la Parola di Dio.

Una piccola stola sacerdotale, che mi diede, il giorno dopo la mia ordinazione presbiterale, domenica 17 maggio 1992, l’allora parroco della mia famiglia, don Romano Rossi, perchè trascorressi in confessionale il tempo che mancava da quel momento (erano circa le dieci del mattino) all’orario di celebrazione della mia “prima messa presieduta”, alle undici.

Quella piccola stola poi rimase nelle tasche della mia veste talare e da allora spesso, anche adesso, venticinque anni dopo, mi accompagna nel fodero che protegge la mia Bibbia o il volume della Liturgia delle Ore.

Per chi non lo sa, la stola sacerdotale, che si indossa a cavallo delle spalle, e che ricade sui due lati del corpo, simboleggia il giogo di cui parla Gesù in Matteo 11:30. Il giogo che è dolce e il carico che è leggero.

Perchè il vero giogo è la Croce, ed il Signore Gesù è Colui che l’ha portato per intero, per la nostra salvezza.
Un ministro di Dio, ovvero una persona costituita per servire nel suo nome, un servitore, condivide in minima parte il peso del Suo servizio.

Perciò la stola è un indumento leggero, di stoffa.
Perchè indica che le tue fragili spalle di uomo possono sopportare quel peso, perchè il grosso te lo toglie il Cristo.
Quando predichi, è la Sua Parola che predichi.
Quando consoli, è la Sua Parola che consola.
Quando annunci il perdono nel Suo Nome, è la Sua Parola che perdona.

Che quella stola la indossi, nella realtà, o no, se sei un ministro di Dio, se sei un servitore fedele della Sua Parola, quella stola, quel peso te lo devi sentire addosso.
Devi essere partecipe della sofferenza e delle difficoltà dei fratelli, devi essere empatico con loro, capace di gioire con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto.

Ma sempre ricordandoti che sei un servo inutile, che non fa altro che ciò che deve fare, perchè la sua vita di servitore, il suo ministero abbiano un senso ed un valore (cfr. Luca 17,10).

La stoletta è questo.

Lo stiletto cos’è invece? Ha tanti significati lo stiletto.

Stiletto stoletta

Per chi non lo sapesse, lo stiletto è una specie di pugnale a lama lunga, stretta e acuminata, munito di una piccola elsa a croce, usato specialmente nei secoli XVI e XVII. La caratteristica dello stiletto era quello di fare ferite profonde e molto difficili da rimarginare.

Si può fare un paragone con la spada a doppio taglio di cui parla la lettera agli Ebrei in 4:12; una immagine riferita alla Parola di Dio che penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore.

Perchè dunque la stoletta sarebbe anche uno stiletto?

Perchè in primo luogo, parlando in generale, ricorda a chi la porta che egli per primo deve essere disposto a lasciarsi ferire, aprire, fino alle midolla, da quella Parola che porta. E che è chiamato ad annunciare in primo luogo a sè stesso.

Un ministro, un servitore di Dio che non lo faccia non è veramente tale. Non serve Dio ma se stesso, il proprio prestigio, la propria soddisfazione.
Non può annunciare la Croce del Signore, nella Sua Verità, chi nel suo proprio essere la rifugge o la rifiuta.

Mi permetto poi una considerazione di tipo personale, legata alla mia storia di credente e di ministro di Dio e della Sua Parola.

Ieri, sabato 25 febbraio, sabato prima dell’inizio della Quaresima, il Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove ho studiato teologia e dove ho servito come formatore, celebrava la festa di Maria, Madre del Signore, con il titolo di Madre della Fiducia.
Per tradizione in occasione di questo evento si ritrovano lì i sacerdoti che ricordano nel corso dell’anno il decimo, il venticinquesimo o il cinquantesimo della loro ordinazione presbiterale.

Dal 1992 al 2017 passano per l’appunto venticinque anni, così c’erano lì ieri alcune delle persone con cui ho condiviso gli studi ed il servizio in Seminario, con alcuni anche l’ordinazione. Posto di seguito una foto ripresa dal profilo Facebook di uno di loro.

venticinque anni di sacerdozio stoletta

Ho pregato a distanza per loro e con loro.

Che c’entra questo con lo stiletto?

C’entra perchè, pur essendo umanamente convinto di aver fatto la scelta giusta, quando ho accettato come giuste alcune delle istanze della Riforma, ed ho in umana coerenza lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica, pure quello stiletto continua a pungicarmi nelle reni e nelle carni.

E saprò solo quando il Signore mi richiamerà a sè se quella ferita che sento sempre viva, e che chi mi ama davvero, come mia moglie Antonella, si accorge che a volte sanguina, è una ferita con cui ho reso lode all’Eterno ed alla Sua volontà nei miei riguardi.

Io credo di sì, ma sono uomo, imperfetto, peccatore, e lascio il giudizio a Chi nè è il Signore, al solo Giusto Giudice delle nostre esistenze mortali.

Rendo lode all’Eterno, come feci il giorno della mia Ordinazione, citando il versetto di 1 Corinti 4:7 che da allora accompagna la mia vita.

Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto?
E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

Tutto ho ricevuto dal Signore. Il dono della Fede, il dono della Parola, l’amore senza fine, il fuoco dentro che sento per essa.
Tutto ho ricevuto dal Signore, e Gli chiedo umilmente perdono se a volte lo dò per scontato, o per acquisito.
Perchè so che la conversione è un qualcosa per cui lottare ogni anno, mese, giorno, minuto, secondo della nostra esistenza.

Tutto ho ricevuto dal Signore, e prego e spero di averne fatto finora e di farne per il futuro l’uso migliore. A lode e gloria soltanto Sua.

Soli Deo gloria. 

Dio o Mammona. La scelta

Il testo

24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.

25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?

31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.

33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.

(Matteo 6)

Matteo 6:24 Dio o Mammona scelta

Il commento

La Parola del Vangelo si commenta da sola. Si impone all’anima del credente.

Nessuno può servire a due padroni!

Siamo nel tempo che la ritualità pagana chiama Carnevale. Ed una delle maschere più famose,  Arlecchino, è detta “servo di due padroni”. Servo di nessuno in realtà, una maschera che si barcamena tra truffe, imbrogli e bugie, alla ricerca del proprio interesse e di quello di chi gli dà da mangiare in quel momento.

Quanti Arlecchini ci sono tra noi? Quanti che cercano impossibili compromessi tra i desideri del mondo e del suo principe, vari, variegati, di tutti i colori, desideri “arcobaleno”, come i colori di Arlecchino, desideri pensati per perderci tra le passioni e le futilità; e i chiari, limpidi e semplici desideri di Dio sul nostro conto. Di amore, di misericordia, della nostra salvezza.

Un’altra breve lettura presa dal libro del profeta Isaia per questa Ottava Domenica del tempo Ordinario, l’ultima prima che inizi, mercoledì, il tempo di Quaresima, dice:

14 Ma Sion ha detto: «L’Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». 15 «Può una donna dimenticare il bambino lattante e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse dovessero dimenticare, io non ti dimenticherò».

(Isaia 49)

Egli desidera il meglio per noi che siamo tutti figli delle sue viscere. Non ci abortisce, non ci uccide, non si dimentica di noi! Non compie i nostri abomini! Non ci nega il latte delle sue mammelle! Non ci vende ad altri, perchè siamo suoi!

Ma quando sarà il momento ci giudicherà, su quello che avremo compiuto o non compiuto secondo la Sua Parola.

Nessuno può servire a due padroni!

Perciò non affanniamoci per il domani, non siamo in ansietà per il domani, non ci preoccupiamo oltre misura delle cose di questo mondo, non viviamo come se, questo mondo, dovessimo salvarlo noi! Non è nelle nostre possibilità, non è nostro compito.

Nostro compito è obbedire alla Parola di Dio, ed annunciare questa stessa Parola ovunque ed a chiunque, con la nostra parola, le nostre azioni, la nostra testimonianza, anche e spesso muta, ma fedele e sincera.

Testimonia più un malato che vive con la fede piena e silenziosa il proprio dolore, o un genitore che soffre quello di un figlio, che chi si danna l’anima per cause impossibili, mettendo alla fine se stesso prima dell’opera di Dio che dovrebbe annunciare. Promuovendo se stesso anzichè l’Evangelo.

Che fare, allora, ce lo dice sempre la Parola. Non cercate voi stessi, non cercate i vostri successi, non cercate le vostre soddisfazioni (vale anche se si tratta di “cose di fede” o “religiose”).

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Amen.

Io sono tuo, salvami.

Il testo

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Salmi 119:94 salvami

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Il testo

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Marco 9:49 salati con il fuoco sale

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Chi non è contro di noi è per noi. Amen.

Il testo

38 Allora Giovanni, prendendo la parola, gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto un tale che non ci segue scacciare demoni nel tuo nome e glielo abbiamo proibito, perché non ci segue». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché nessuno può fare un’opera potente nel nome mio, e subito dopo dire male di me. 40 Poiché chi non è contro di noi, è per noi. 41 Chiunque infatti vi dà da bere un bicchiere d’acqua nel nome mio, perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà affatto la sua ricompensa».

(Marco 9)

Marco 9:39-40 contro di noi per noi

Il commento

Discutevano su chi fosse il più grande. E Giovanni, quasi rispondendo a Gesù, cita il caso di un uomo che scaccia demoni nel Suo Nome, anche se formalmente non fa parte del loro gruppo di persone alla sequela del Cristo.

Gesù di nuovo risponde con la massima chiarezza. Non glielo proibite, dice, perchè non sta a voi il giudizio ultimo sulle opere di chiunque. Il giudizio ultimo è del Signore ed è soltanto Suo.

Se un uomo opera qualcosa di grande e potente nel Suo Nome, e questo qualcosa è buono, non si metterà certo subito dopo a parlare male di Lui.

E ciò che di intrinsecamente buono c’è nell’opera, se è secondo la volontà di Dio, Dio farà in modo che rimanga. Altrimenti ne potrebbe anche far sparire la memoria.

Insomma, Gesù riafferma l’assoluta signoria di Dio su tutta la Creazione e su tutto quanto, più o meno prodigioso, avviene in essa.
E riafferma per l’ennesima volta che non sta a noi emettere giudizi o dare “patenti di legittimità” ma sta a Dio ed alla Sua Parola.

Noi siamo chiamati a riconoscere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo è Signore. Che la Parola è Via, Verità e Vita. E ad operare in obbedienza assoluta a questo.

Amen.

Un blog. Due conti. La vita come i social.

Un blog di servizio

Questo che mi sforzo di scrivere ogni giorno è un blog di servizio.

Il mio servizio anzitutto.

Il servizio alla Parola di Dio, prima di tutto, che in questo blog propongo a chi mi legge per la lettura, l’ascolto, la preghiera.
Tre dimensioni che devono andare insieme.

Perchè si può leggere senza ascoltare, acculturarsi, ma rimanere degli sventurati in preda al proprio orgoglio.

Perchè si può leggere ed ascoltare ma senza pregare, ma rifiutarsi di sottomettersi a Dio ed alla Sua Parola. Ed io non vorrei mai essere parte di costoro, perchè la loro rovina sarà grande.

Il servizio a chi? Ai miei fratelli ed alle mie sorelle che leggono questo blog. E che sono tanti. Era tanto tempo che non leggevo le statistiche e, confesso, mi hanno un po’ turbato.

Una media di quasi duecento visitatori unici e tremilacinquecento pagine viste ogni giorno.

Le conversioni

Da tecnico del web e del marketing mi chiedo, e mi viene da sorridere: “ma quante conversioni saranno?“.

In gergo tecnico la conversione è quando un utente del tuo sito, costruito solitamente con finalità commerciali, compie l’azione che gli hai proposto nella chiamata all’azione (in inglese call to action CTA). Per esempio fa un acquisto, o ti invia una e-mail.

Ma le motivazioni di questo blog sono altre, qui non si “vende” nulla; e qui, per fortuna, le conversioni eventualmente non le misuro io!!! Posso solo sperare che ci siano, e che siano conversioni non a quello che scrivo io, ma a quello che dice la Parola di Dio e quello che questa propone.

Le liste

Sempre rimanendo con la terminologia in ambito di social e di marketing vanno molto di moda le liste. Quelle tipo “10 modi per fare questo” o “7 modi per farlo meglio“, o anche, perchè no, “5 motivi per farlo più spesso” (non i panini col formaggio!).

Oggi notavo che ora ci sono proposte di liste anche in ambito “di fede”: “7 modi di riformare la chiesa“, ho letto oggi, in inglese; “10 parole da non usare in un sermone” ho visto pure da qualche parte.

Lapsus freudiano, mi sono chiesto, quello di chi ha scritto questa ultima? Perchè non ho potuto fare a meno di pensare alle Dieci Parole, ai Dieci comandamenti di Dio.

In effetti, per chi pensa che la chiesa sia una specie di organizzazione sociale chiamata ad avere successo di pubblico e nel mondo, la cosa sta in piedi.

Non commettere adulterio” non è mai stato così impopolare?
Che problema c’è!

Annacqualo, spezzettalo, frantumalo in mille pezzi, chiama bianco il nero e nero il bianco, travesti (per venire all’attualità) le dark room, le stanze nere, in posti al sole, pure coi finanziamenti e i benefici fiscali, trasforma i demoni del peccato in angeli di luce, chiama chi si prostituisce terapista sessuale, fai pagare le tasse ai ed alle professionist* del settore (scusate ma qui si che l’asterisco ci sta bene!).
Anche se io farei pagare piuttosto il 33% di IVA ai ed alle clienti…

Trasforma l’educazione sessuale dei bambini in addestramento al piacere solitario; perchè così ci vogliono i potenti di questo mondo; soli, solipsisti, chiusi nel consumo di se stessi e delle cose, dei propri corpi, delle proprie menti e delle proprie immagini; sempre a pensare di compare questo o quello, qualcuno o qualcuna, un vibratore, un figlio, una pillola anticoncezionale, un utero… Facendo infiniti selfie di sè stessi, volti ritratti come genitali che non sanno più chi li ha generati alla vita e che sono chiamati essi stessi a generare vita, che quella è la loro vera grandezza, non la lunghezza del loro  pene o il numero dei loro orgasmi!

La non rivoluzione

Rivoluzione sessuale, la chiamavano e la chiamano questa, la rivoluzione del “’68”, quella di quei venduti (al mercato ed alle sue logiche) che sono oggi al potere nella maggioranza dei governi occidentali.

Ma quale rivoluzione sessuale! Siamo sempre alle solite; perchè nulla cambi nella gestione dei poteri che veramente contano, si spinge la gente a cambiare nel suo privato e a credere che quella sia la vera rivoluzione.
Perchè scenda in piazza con le piume ed i lustrini del “pride” e non per il pane o la giustizia fiscale e tributaria.
In Italia la cosa riesce particolarmente bene direi.

Non esiste una rivoluzione sessuale.
Siamo sempre alla disobbedienza di Adamo ed Eva, al pensare di poter operare ed agire come se Dio non esistesse.
Ma Dio non solo c’è, ma è colui che ti ha chiamato all’esistenza, e prima o poi ti presenta il conto.

Ti presenta.
A te.
Non a questa o a quella categoria, consorteria, gruppo, famiglia.
A te, personalmente.
Fatti due conti.

Strategy, Monitoring, Content

Quale strategia segui per la tua vita? Qual’è la tua Digital Strategy? Cosa fai fare o non fare alla tua vita? Cosa c’è dietro alle tue scelte?
Quali sono le parole che ascolti?

Fai attenzione alle conseguenze? Monitori quello che ti accade intorno? Le conseguenze delle azioni delle tue strategie di vita sul tuo coniuge, sui tuoi figli, sui colleghi di lavoro, sugli amici, su coloro che professano la loro fede assieme a te?

Quando ti capita un epic fail, un fallimento, come reagisci? Sai chiedere perdono? Sei capace di riconciliarti? Ti sai perdonare? Perchè a volte sapersi perdonare, in una società come questa che fa del “successo” il principale metro di paragone, è assai più difficile sapersi perdonare che accettare il perdono altrui.

Quali media, quali strumenti adoperi per il tuo social monitoring? Qual’è la tua metrica, la tua scala di riferimento?
La scala di Giacobbe, la scala infallibile che è la Croce, il tuo sforzo di salire verso Dio, o le scale infinite ed impossibili di Escher,  che ti portano su è giù senza in realtà portarti da nessuna parte, che ti costringono alle stesse fatiche di Sisifo?
O, se Sisifo è un nome antico che non ti dice nulla, il salire e scendere a portare pietre e scavare buche che tanto di moda andava nei campi di sterminio o nei gulag, dove in modi più cruenti si perseguiva lo stesso scopo di Zeus, dell’idolo umano del potere, che è quello di annullare l’uomo, annullare il lavoro con cui dovrebbe trasformare il mondo, annullare il suo essere una unica ed irripetibile immagine di Dio, ridurlo a numero tatuato sul braccio, farlo scomparire dalla carta geografica dell’esistenza.

Quali contenuti metti nella tua vita? Cosa costruisci? Come ti proponi agli altri e cosa gli proponi? Contenuti unici, di valore, tuoi? O piuttosto rivendi l’altrui mercanzia, fai copia e incolla di vite di altri che ti sembrano invidiabili, cloni immagini e modelli di ogni tipo tra quelli che trovi sul mercato? E speri che ti dica bene?

Un modello unico

Mi ha scritto qualcuno in un commento che voleva essere non dico malevolo, ma sicuramente una critica, che io propongo un modello unico.

È vero! Lo ammetto.

Anzi, è Vero.

È l’unico Vero.
Perchè non esiste un’altra Verità sull’uomo.
Non esiste una Vita che abbia senso all’infuori di Lui.
Non esiste un’altra Via da percorrere.

Giovanni 14:6 Via Verità Vita modello unico social