La Riforma, conclusa? Scopri le differenze che ancora ci sono

La Riforma, conclusa?

Una dichiarazione di convinzioni evangeliche.

[Non siamo più “alla vigilia” del 500° anniversario della Riforma protestante, ma il contenuto della dichiarazione, oltre che attualissimo, sarebbe bene rileggerselo]

Alla vigilia del 500° anniversario della Riforma protestante, i cristiani evangelici nel mondo hanno l’opportunità di riflettere di nuovo sull’eredità della Riforma, sia per la chiesa globale di Gesù Cristo sia in vista dello sviluppo della testimonianza dell’evangelo.

Dopo secoli di controversie e di relazioni tese tra evangelici e cattolici, il clima amichevole dell’ecumenismo contemporaneo ha creato condizioni tali da far ritenere ad alcuni esponenti di spicco di entrambi i campi che la Riforma è conclusa essendosi risolti i disaccordi teologici fondamentali che portarono alla rottura della cristianità occidentale.

Riforma: conclusa?

Perché alcuni sostengono che la Riforma è conclusa?

Due ragioni principali sono di solito citate a sostegno dell’affermazione secondo cui la Riforma è da ritenersi conclusa:

1. Le sfide per i cristiani a livello globale (ad esempio, la secolarizzazione e l’islam) sono così impegnative che protestanti e cattolici non possono più permettersi di rimanere divisi. Una testimonianza unificata (forse con il Papa come portavoce principale?) sarebbe di grande beneficio per il cristianesimo a livello globale.

2. Le storiche divisioni teologiche (ad esempio, la salvezza per fede soltanto, l’autorità ultima della Bibbia, il primato del vescovo di Roma) sono considerati materie in cui si manifesta una legittima differenza di enfasi, ma non nitidi punti di divisione e di contrasto che impediscono l’unità.

La forza cumulativa di questi argomenti ha ammorbidito la comprensione e la valutazione della Chiesa cattolica romana da parte di alcuni evangelici.

La crescita dell’evangelicalismo

E’ anche importante notare che nell’ultimo secolo l’evangelicalismo globale è cresciuto in modo esplosivo mentre il cattolicesimo romano non è cresciuto.
Il fatto che, in anni recenti, milioni di cattolici sono diventati evangelici non è passato inosservato a Roma. I vertici cattolici cercano di rispondere in modo strategico a questa perdita di fedeli adottando un linguaggio tradizionalmente evangelico (ad esempio: la conversione, l’evangelo, la missione, la misericordia) e stabilendo dialoghi ecumenici con chiese che un tempo condannavano.

Vi sono ora relazioni più amichevoli e dialoghi in corso tra cattolici e protestanti laddove prima c’era persecuzione ed animosità.

La domanda, tuttavia, rimane: le differenze sostanziali tra cattolici e protestanti sono scomparse? La Riforma è conclusa?

Un tentativo di risposta

In tutte le sue varianti e tendenze interne talvolta in conflitto, la Riforma protestante fu in ultima analisi un appello a

(1) recuperare l’autorità della Bibbia sulla chiesa e

(2) apprezzare in modo rinnovato il fatto che la salvezza ci è donata tramite la fede soltanto.

Come cinque secoli fa, il cattolicesimo romano continua ad essere un sistema religioso che non è basato sulla Scrittura soltanto. Da una prospettiva cattolica, la Bibbia è solo una fonte di autorità, ma non la sola, né la suprema.

Secondo questa visuale, la tradizione precede la Bibbia, è più grande della Bibbia e non è rivelata nella Scrittura soltanto ma attraverso l’insegnamento continuo della Chiesa che segue una sua propria agenda, qualunque essa sia.

Dato che la Scrittura non ha la parola finale, la dottrina e la pratica cattolica rimangono prive di criterio certo, “aperte” e quindi confuse a partire dal loro nocciolo.

Gli ultimi dogmi prova del metodo teologico cattolico

Il metodo teologico del cattolicesimo romano è chiaramente illustrato dalla promulgazione da parte di Roma di tre dogmi (cioè, dottrine vincolanti) che non hanno alcun sostegno biblico. Essi sono il dogma dell’immacolata concezione di Maria (1854), il dogma dell’infallibilità papale (1870) e il dogma dell’assunzione corporale di Maria (1950).

Questi dogmi non rappresentano l’insegnamento biblico; nei fatti, lo contraddicono chiaramente.

All’interno del sistema cattolico, ciò non importa in quanto esso non poggia sull’autorità della Scrittura soltanto. Possono essere necessari due millenni per formulare un nuovo dogma, ma dato che la Scrittura non ha l’ultima parola, la Chiesa cattolica può alla fine fare proprie queste “novità”.

Sola Scriptura Riforma: conclusa?

La dottrina della salvezza

Sulla dottrina della salvezza molti hanno l’impressione che vi sia una crescente convergenza sulla giustificazione per fede e che le tensioni tra cattolici ed evangelici si siano allentate considerevolmente rispetto al XVI secolo.

Al Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica romana reagì fortemente contro la Riforma protestante dichiarando “anatema” (maledetto) coloro che sostenevano la giustificazione per fede soltanto, affermando al contempo l’insegnamento secondo cui la salvezza è un processo che prevede la cooperazione con la grazia infusa più che un atto basato sulla grazia soltanto ricevuta per fede soltanto.

Alcuni sostengono che la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata dalla Chiesa cattolica romana e dalla Federazione Mondiale Luterana nel 1999 abbia risolto la divisione.

Mentre è vero che il documento è in alcuni punti vicino ad una comprensione più biblica della giustificazione, afferma tuttavia la visione della giustificazione propria del Concilio di Trento. Tutte le condanne alle convinzioni protestanti/evangeliche rimangono in piedi; solo non si applicano a coloro che hanno affermato la posizione confusa della Dichiarazione congiunta.

Come a Trento, anche nella Dichiarazione congiunta la giustificazione è un processo attivato da un sacramento della chiesa (il battesimo); non è ricevuta per fede soltanto.

E’ un cammino che richiede il contributo del fedele e una continua partecipazione al sistema sacramentale. Non esiste il senso della giustizia di Dio imputata da Cristo al credente e quindi non ci può essere la certezza della salvezza.

In più, la visione della Chiesa cattolica romana è mostrata dal suo continuo ricorso alle indulgenze (cioè la remissione della pena temporale amministrata dalla Chiesa in occasioni speciali). Fu la teologia delle indulgenze che fece da detonatore alla Riforma, ma il sistema è stato recentemente richiamato da Papa Francesco nell’Anno della Misericordia del 2015-2016.

Ciò mostra che la visione cattolica romana di fondo della salvezza, dipendente com’è dalla mediazione della Chiesa, dalla distribuzione della grazia mediante i sacramenti, dall’intercessione dei santi e dal purgatorio, è tuttora fermamente in piedi, anche dopo la firma della Dichiarazione congiunta.

Guardando avanti

Ciò che riguarda la Chiesa cattolica romana in quanto realtà dottrinale ed istituzionale non è necessariamente vero per i cattolici in quanto individui.

La grazia di Dio è all’opera in uomini e donne che, pentendosi e confidando in Dio soltanto, rispondono all’evangelo di Dio vivendo come discepoli cristiani e cercando di conoscere Cristo e di farlo conoscere.

Tuttavia, a causa delle sue affermazioni dogmatiche fuori controllo e della sua complessa struttura politica e diplomatica, molta più attenzione e prudenza deve essere esercitata nel relazionarsi alla Chiesa cattolica a livello istituzionale.

Le iniziative correnti che rinnovano alcuni aspetti della vita e del culto cattolici (ad esempio: la fruibilità della Bibbia, il rinnovamento liturgico, il ruolo crescente dei laici, il movimento carismatico) non indicano di per sé che la Chiesa cattolica romana sia impegnata in un cammino di riforma sostanziale in accordo con la Parola di Dio.

Nel nostro mondo globale incoraggiamo la cooperazione tra evangelici e cattolici in area di comune impegno, come la protezione della vita e la promozione della libertà religiosa. Questa cooperazione è estesa anche a persone di altri orientamenti religiosi e ideologici.

Dove valori comuni sono in gioco che riguardano questioni etiche, sociali, culturali e politiche, sforzi di collaborazione devono essere incoraggiati.

Tuttavia, quando si tratta di adempiere il mandato missionario di proclamare e di vivere l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo, gli evangelici devono essere cauti e mantenere standard evangelici chiari nel formare piattaforme e coalizioni comuni.

La posizione che abbiamo presentato riflette le convinzioni evangeliche storiche ed è animata dalla passione per l’unità tra i credenti in Gesù Cristo secondo la verità dell’evangelo.

Le questioni che diedero origine alla Riforma 500 anni fa sono ancora molto vive nel XXI secolo per tutta la chiesa.

Mentre salutiamo con favore tutte le opportunità di chiarirle, gli evangelici affermano con i Riformatori che la nostra autorità finale è la Bibbia e che siamo salvati per fede soltanto.

(Testo originale, link ed altri documenti sul sito dell’Alleanza Evangelica Italiana)

Un cristiano senza la Scrittura? Pura follia!

Ignoranza (Girolamo)

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5, 39), e: “Cercate e troverete” (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo é potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

(Girolamo, Prologo al Commento del Profeta Isaia)

Pura follia (Calvino)

Chi lasciando la Scrittura immagina non so quale via per giungere a Dio
è non solo in preda all’errore, ma sopratutto mosso da pura follia.

(Giovanni Calvino)

Un cristiano senza Scrittura? Pura follia!

Come il cielo così in terra

COME IL CIELO COSÌ IN TERRA.

Una poesia che mi è stata oggi regalata dall’amico Andrea, su Linkedin, e che mi fa piacere condividere con voi!

come il cielo così in terra

Nello spazio vitale che mi è stato concesso
faccio passi lunari a bordo
dell’oggetto volante felicità.

Fino all’ultimo sfido con la speranza
quel senso di ospitalità trascendente
che l’aldilà mi offre.

L’ignoranza sa – per contratto –
quanto è immenso il mistero
che mi sovrasta e circonda.
La conoscenza ne ignora – per testamento –
il possibile futuro.

Le stelle cadono senza successo,
ma i desideri rimangono appesi
alla bacheca del firmamento.

La coscienza prende le distanze
per le mie malefatte dal suo presidio
di stazione orbitante.

Come un furto con scasso subito all’oscuro di tutto,
la vita mi sfugge alla velocità della luce.

Non c’è nulla di più extraterrestre
del lato umano
sulla superficie del pianeta Terra.

Andrea Ingrosso
www.mamyadv.com

Dare cose buone

Buone cose dona il Padre ai suoi figli, buone cose doniamo noi ai nostri. Chiedendole semplicemente, nella preghiera, breve e pura.

La Parola

7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 8 Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 9 Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono. 12 Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti.

(Matteo 7)

Matteo 7:11 cose buone

Le parole

Benedetto da Norcia (480-547), monaco
Regola di San Benedetto, XX

Efficacia della preghiera

Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto, quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.

Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime.

Perciò la preghiera dev’essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall’ardore e dall’ispirazione della grazia divina.

La mia mamma, Maria Grazia.

La mia mamma, Maria Grazia.

Ringraziamento all’Eterno per avermela donata

«Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?».

(Giovanni 11)

Signore, io credo.

 

La mia mamma, Maria Grazia.
La mia mamma, Maria Grazia.

Mia mamma Graziella, tornata al Padre l’8 marzo 2014.

Devotional, Settimana 10/2017 – Occhi che hanno perso la luce

Come sempre il Devotional è redatto dal fratello pastore Elpidio Pezzella che ringrazio anche a nome dei lettori del blog. 


bibbia devotional elpidio pezzella

«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46

Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”.

Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù.

Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà.

Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista.

Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo».

Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù.

Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.

Bartimeo secondo Agostino

Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada.

Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco».

L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.

L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Lettura della Bibbia

06 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

La passione, il diavolo, e lo spauracchio di quest’ultimo

La Parola

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”».

5 Allora il diavolo lo trasportò nella santa città, lo pose sull’orlo del tempio 6 e gli disse: «Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra”». 7 Gesù gli disse: «Sta anche scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

8 Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».

11 Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano.

(Matteo 4)

Matteo 4:11 la passione ed il suo diavolo

Le parole

Prima domenica del tempo di Passione, il nome per il tempo che precede la Pasqua di Resurrezione usato dai cristiani di tradizione riformata.

La passione in questa prima domenica vede due persone contrapporsi, due scelte dividersi, due vie divergere.

La via della persona del Cristo, del Figlio di Dio, e la via alternativa proposta dal tentatore, dal diavolo.
La via di chi vuole ricongiungere l’immagine dell’uomo all’immagine di Dio da cui deriva, persa per il peccato e la via di chi vuole dividere, disperdere, far smarrire del tutto l’uomo (diavolo, dal greco dià-ballo).

La stessa struttura del brano individua bene le due vie. Un versetto di introduzione dove entrano Gesù e il diavolo. Un versetto di uscita dove esce il diavolo, sconfitto, e rimane il Cristo, vincente e servito dal Padre attraverso i suoi angeli.

Poi tre blocchi di tre versetti ciascuno fatto allo stesso modo. Azione del demonio, tentativo dello stesso di leggere “a suo modo” la Parola del Signore, risposta di Gesù con la Parola del Signore enunciata correttamente secondo lo Spirito con cui è stata scritta.

Prima tentazione, la fame. La base, uno dei bisogni primari delle creature umane, assieme alla sete, alla sessualità. Tutti bisogni  primari, di base, perchè tutti finalizzati alla riprouduzione, mantenimento, al sostentamento della specie e della vita.

Il consiglio del tentatore, qui come dopo, è quello di ricorrere al miracolo, alla scorciatoia; può esser vista come tale anche la scienza, il progresso scientifico visto come un idolo. Pensiamo alla genetica riproduttiva, alla fecondità slegata dal rapporto tra uomo e donna. Gli esempi non mancano di sicuro.

La risposta di Gesù è chiarissima e limpida. I bisogni primari sono importanti ma vanno visti e vissuti secondo quanto afferma la Parola così come esce dalla bocca di Dio e non come viene pervertita dalla bocca dell’uomo.

Seconda tentazione, lo spiritualismo. L’attesa dell’opera angelica come di un deus ex machina, il farsi un Dio su misura, un Dio patchwork,  prendendo un po’ di qua e un po’ di là. Non tentare il Signore, dice Gesù, non “tastarlo”, non metterlo alla prova, non pensare che sia uno come te, che si lascia comandare o ti obbedisce secondo il tuo comodo.

Non è il tempio di pietra quello che conta, di quello, dirà più avanti Gesù, non rimarrà pietra su pietra. Non sono le tue costruzioni quelle da portare avanti, ma è l’opera di Dio, la Sua sola Gloria. E quella la porti avanti ricostruendo l’immagine di Lui che porti in te.

Non importa che urti nelle pietre lungo il tuo cammino. Perchè questa e non altra è la volontà di Dio. Non importa se incontri delle pietre, degli ostacoli, delle croci lungo il cammino. Le ha incontrate il Figlio, come potresti pretendere, tu, di esserne immune?

Non tentare allora il Signore Dio tuo. La Sua Passione sia la tua. La Sua Passione anche tu sei chiamato a viverla.

Terza tentazione, il potere. La più grande tentazione dell’uomo, anche di quello moderno. La passione per il potere divora da sempre gli uomini. Non solo il grande potere, quello dei re, degli imperatori, dei dittatori e dei principi di questo mondo.

Ma anche il potere “di piccolo cabotaggio”; quello sulla propria famiglia, sui propri figli, sulla propria moglie o sul proprio marito. Quello dei bulli nelle classi elementari, quello verso gli emarginati. Gli abusi del potere poliziesco, le violenze sessuali di ogni genere, la pedofilia.

Potere di diversa incidenza, ma dello stesso segno. L’arbitrio, la violenza, il credersi più grandi, più forti, più importanti. Una passione perversa, rivolta verso gli altri. Ed a volte anche verso se stessi. Chi si mutila, chi tenta di uccidersi senza mangiare o mangiando fino a scoppiare. Un potere ed una passione che si fanno autodistruttivi. Perchè il tentatore non si ferma di fronte a nulla.

Il tentatore sa che la passione, quella giusta, quella vera, è quella di chi vive ogni istante della propria vita, comunque essa sia, si manifesti, si svolga, secondo la Parola di Dio. E quindi cerca di pervertirne il senso o di convincere l’uomo che sia superflua, di allontanarlo da essa.

Non è perciò un caso, che mai come in questo tempo, ci sia un attacco da più parti verso la Parola di Dio. Messa in dubbio, spezzettata, incompresa. Si dice che non è possibile capire cosa volesse ‘veramente’ dire (e si interpreta il veramente nel senso della verità scientifica, invece che in quello corretto della verità della fede), si dice che bisogna ricostruirla (e lo si fa “ad capocchiam”, dieci lettori, dieci ipotesi), si dice che alcune cose sono ‘scadute’, altre sono motivate ‘dalle storie di quei tempi’, altre deriverebbero dai pregiudizi personali degli autori sacri.

Tutto perchè la Parola di Dio sia sempre meno “di Dio” e sempre più “a misura d’uomo”, ovvero secondo la convenienza del peccatore di questi tempi.

Le chiese non sono certo esenti da colpe.

Sia quelle che hanno moltiplicato le tradizioni ed i catechismi, gli usi, le credenze e le devozioni o ‘rivelazioni’ (?) particolari mettendo queste cose al posto di esse, sia quelle che si sono pian piano dimenticate di essere assemblee di credenti, convocate da Dio attorno alla Sua Parola e si sono trasformate in organismi sociali ed aggregativi di tipo squisitamente terreno.

Tanto tra i cattolici quanto tra i riformati si trovano entrambe le realtà.

Mentre in parti del mondo ortodosso, è prevalsa la tentazione di un Dio tutto spiritualismo e liturgia che alla fine, però, porta allo stesso rischio.
Far diventare il Dio Persona, le Tre Persone divine, solo delle icone, delle immagini da adorare senza che poi segua un reale cambiamento di vita, una reale conversione dell’uomo alla Parola.

Ed ora è un momento in cui tante di queste contraddizioni stanno ‘esplodendo’, da entrambe le parti.

Perchè la Parola è il tutto, e non ci sta ad essere messa ‘in minoranza’, ad essere ridotta ad una ‘cosa’ tra le tante che costituiscono l’armamentario di chi si dice uomo o donna ‘di fede cristiana’.

La Parola è il tutto, è lo spauracchio del diavolo perchè questo sa bene che la scelta è una sola. La stessa che viene mostrata  in questo episodio del Vangelo.

O la nostra passione è rivolta verso il Figlio, verso Gesù, e lo serviamo, e facendolo serviamo noi stessi. O la nostra pssione si perverte e ci spinge a seguire il diavolo. Dove non si sa. Il Vangelo non lo dice. Perchè quella è una strada senza ritorno. Una strada che si perde e ti fa perdere…

Pensare e pregare sulle cose del mondo

Pensare e pregare sulle cose del mondo.

Estratto dalla Guida alla Settimana di Evangelici.net

Pensare e pregare sulle cose del mondo
Pensare e pregare sulle cose del mondo

Sul fine vita

La drammatica vicenda di Fabiano Antoniani – che ora tutti conoscono come Dj Fabo – ha riportato l’attenzione sul tema dell’eutanasia, con reazioni contrapposte: da un lato l’aggettivo “civile” usato come arma contundente (solo chi la pensa in un certo modo, evidentemente, è degno di vivere in società), dall’altro una riflessione più articolata – ancorché incivile – su dove possa portare una simile deriva. Da un lato il diritto alla vita (un eufemismo per non parlare di “diritto alla morte”, che forse suona molto meno civile), dall’altro il dramma di una scelta a cui – chiosava una nota attrice – dovrebbe seguire un rispettoso silenzio.
Del resto è difficile si riesca discutere con serenità su vicende simili: ogni caso solleva polemiche che lo trasfigurano in una questione di principio, l’ennesima occasione di scontro, fatalmente sulla pelle degli altri. Per evitare che ogni singolo caso diventi uno scontro di idee forse basterebbe guardare le cose da una prospettiva diversa: basterebbe chiedersi, ricorda Luigi Ferraiuolo di TV2000, «dove finiranno i poveri, gli ultimi, gli scarti dell’umanità se una tale mentalità divenisse uso comune. Dovrei dire al disabile che incontro, io che ne incontro tanti e che penso siano come me, “la società che abbiamo costruito non è per te”».
Vale la pena di chiedersi che posizione prendere, specialmente in quanto cristiani. Dobbiamo «vincere – osserva Federico Pichietto – le due forme di riduzione cui abbiamo assistito più volte in questi giorni, ossia la superiorità e l’inferiorità. La superiorità di chi spiega all’altro come dovrebbe morire e l’inferiorità di chi ha perfino paura, in nome del rispetto, di esprimere qualche perplessità dinanzi alla scelta di farsi uccidere».
In due parole: dovremmo essere misericordiosi verso la vittima, ma inflessibili verso chi la strumentalizza. Perché il diritto alla morte è una sconfitta per la società: non una risposta, ma una resa.

A proposito: chi dice che “l’Italia dovrebbe fare come la Svizzera“, potrebbe ricredersi scoprendo che nella vicina Confederazione l’omicidio su richiesta della vittima e l’istigazione e aiuto al suicidio sono reati penali. (non ci crederete, e invece è vero).

Sulla famiglia, deviazioni dal tema

Altra questione all’ordine del giorno, la sentenza che attribuisce a due gemelli, nati sei anni fa in Canada da maternità surrogata, una doppia paternità. Naturalmente il padre biologico è uno, ma la Corte d’appello di Trento (tre giudici donne, per la cronaca) ha valutato che sull’atto di nascita italiano andrà segnalato anche il nome dell’altro uomo: ma (e qui sta la novità) come “genitore a pieno titolo”, e non attraverso la pratica della stepchild adoption. Entusiasta naturalmente Monica Cirinnà («si è aperta la strada della felicità», twitta), contestata da Lucio Malan, secondo cui la legge che porta il nome della senatrice «incoraggia giudici che volutamente violano la legge ad andare avanti nella loro folle corsa contro la famiglia, contro il sentimento comune degli Italiani e contro la persona. Chi l’ha votata, ora non si lamenti oppure si penta».

Molto perplessa sulla vicenda anche la giornalista Lucetta Scaraffia: «In Italia l’utero in affitto è vietato – spiega al Corriere -, così come è vietata la filiazione tra due uomini (o tra due donne). E dunque? Cosa ha fatto la Corte d’Appello di Trento con la sua sentenza?». E se suona inevitabile che Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, critichi la decisione («Qualunque desiderio, pur legittimo, che ognuno può avere, non deve mai diventare necessariamente un diritto»), sono meno scontate le parole della sociologa Daniela Danna, esponente della comunità gay: la sentenza, spiega la docente, «significa che la relazione materna non è più riconosciuta dalla legge italiana. Invece i “nuovi” genitori saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana»; del resto «la genitorialità che deriva dalla cura e dalla responsabilità esercitate sono una cosa, i certificati di nascita che non riportano nemmeno l’anonimato della madre sono un’altra, inaccettabile».

Pagina esteri. “Che cosa regalare a un’amica che ha appena abortito?”. La domanda, di dubbio gusto, è tema di un recente articolo di Teen Vogue America. L’approccio della testata ha fatto indignare una sedicenne che, in un video di dieci minuti, ha criticato punto per punto il tono usato nel trattare un tema così delicato.

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Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

La Parola

14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo.

16 Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto».

19 Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando.

21 E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi.

28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

(Marco 9)

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Le parole

Lo spirito è muto, ed il posseduto è afferrato, straziato, schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.

Gesù lo scaccia con la forza della Sua Parola. E rimprovera i discepoli per non aver abbastanza pregato e digiunato, perchè «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

Il posseduto è questo mondo. Afferra l’uomo, lo strazia, lo spinge a rinunciare alla bellezza della sua autentica umanità e verità. Ne confonde i sessi ed i generi, lo inganna circa l’autentico valore della vita!

Oggi un figlio come quello della parabola lo avrebbero accompagnato in Svizzera a morire, perchè la sua vita era priva di senso per il mondo, era solo sofferenza, non valeva nulla, non era “degna di essere vissuta”.

Il mondo digrigna i denti, quasi un anticipo del giudizio che attende gran parte di esso (perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti), dello stridore di denti e del pianto che attende chi non crede alla Via, Verità e Vita.

Il mondo si irrigidisce, reagisce rabbioso ai suoi continui fallimenti, al continuo fallire di parole vuote, programmi senza senso, progetti che si attorcigliano su se stessi; come è destinato a fare ogni parola, programma o progetto che vuole salvare l’uomo senza tener conto del progetto originario su di esso, del progetto del Suo Creatore.

Lo spirito è muto, perchè lo Spirito non viene ascoltato, e dove parla si cerca di farlo tacere. Come allora i potenti del mondo politico e spirituale cercavano di far tacere Gesù.

Ma Gesù ancora parla e ci dice: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

«Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

Amen.