Sermoni puritani

Sermoni puritani

Sermoni puritani… così in un messaggio privato sono stati definiti i messaggi di questo blog. Sapete che c’è, mi piace!

Riporto di seguito una citazione di Charles Haddon Spurgeon (sono l’ultimo dei nani rispetto a lui…) sul tema.

Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani
Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani

Le parole di Spurgeon

La stampa mi ha definito Ultimus Puritanorum, l’ultimo dei Puritani, ovvero l’ultimo di una razza di predicatori quasi estinta, l’eco lontano di un credo abbandonato, l’ultimo sopravvissuto di una stirpe di predicatori ormai obsoleta.

Ah, fratelli miei, non è così. Ci sono e ci saranno sempre coloro che crederanno nella verità e la trasmetteranno a future generazioni…

Il vangelo dimostra la sua realtà trasformando la vita delle persone, e un vangelo che non rialza l’abbattuto, non salva il perduto e non porta luce nei luoghi tenebrosi della terra, sì, un vangelo che non rende santi dei peccatori trasformandone la natura, va gettato via nella spazzatura, perché, come un sale senza più sapore, non è più buono a nulla.

Ma noi preghiamo Dio perché il sapore del nostro sale continui a mantenere la sua potenza penetrativa e conservativa. Preghiamo Dio perché Egli riporti in prima linea l’antico vangelo, le dottrine di Whitfield, Calvino, Paolo, il vangelo di Cristo, rispondendo una volta per sempre, con un intervento soprannaturale dello Spirito Santo, a coloro che in questa epoca di bestemmia si fanno beffe del vangelo del Dio vivente e vorrebbero che noi stessi lo abbandonassimo.

Per il Nome di Colui che non cambia mai, neanche il nostro vangelo cambierà mai!

(C. H. Spurgeon)

La Parola di Dio ad un popolo ribelle (Isaia 1)

La Parola di Dio ad un popolo ribelle

La Parola di Dio ad un popolo ribelle, come gliela rivolge il profeta Isaia, è un messaggio che di nuovo invita a penitenza, a conversione, a cambiare vita, un mondo  come il nostro, in cui si fa torto al debole, all’orfano, alla vedova.

Un mondo in cui l’orfano, il bambino, il più piccolo, invece di essere tutelato nel suo diritto di avere una famiglia naturale si ritiene giusto che venga affidato anche a chi, naturalmente, mai potrebbe averlo generato.

Un mondo in cui la vedova, l’anziano , il malato, le persone sole sono viste come pesi di cui liberarsi prima possibile, spingendoli alla disperazione, alla richiesta dell’eutanasia, al suicidio attivo o passivo che sia.

Sodoma e Gomorra presi a modello di giustizia, di “normalità”, invece che considerati come li considera il Signore nella Bibbia. Una deviazione chiara, perversa ed inequivocabile dall’ordine naturale.

Fortuna che c’è il piccolo resto, il piccolo resto di coloro che, costi quel che costi si mantengono fedeli, si oppongono al mondo ed ai suoi principi, ai suoi giudici ingiusti, ai suoi politici corrotti.

I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense. Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro.

Fortuna che c’è il piccolo resto di credenti perchè…

…Se l’Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra.

Saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra e prima o poi faremmo la loro stessa fine. Perchè…

…i ribelli e i peccatori saranno distrutti assieme, e quelli che abbandonano l’Eterno saranno sterminati.

Il segno che ci è stato dato negli ultimi tempi, il segno della Croce, questo ci dice, in ogni modo, in ogni Parola che ascoltiamo, questo tempo di Passione, è l’unico segno che abbiamo e che avremo, non ce ne saranno altri, nèmai potranno essercene.

Nella Persona del Figlio Dio muore per noi. Ma noi a nostra volta, con Lui, dobbiamo essere disposti a morire al mondo. O il mondo ci trascinerà nella sua idolatria e nella sua rovina, nella rovina e nell’inferno del suo principe.

24 Allora l’Eterno fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno. 25 Così egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti della città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale.

27 Abrahamo si levò al mattino presto e andò al luogo dove si era fermato davanti all’Eterno; 28 poi guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che si levava dalla terra, come il fumo di una fornace.

29 Così avvenne che, quando DIO distrusse la città della pianura, DIO si ricordò di Abrahamo e fece allontanare Lot di mezzo al disastro, quando distrusse le città dove Lot aveva dimorato.

(Genesi 19)

L’Eterno punisce il peccato di Sodoma e Gomorra. Chi si volta indietro, chi è incerto come la moglie di Lot, chi rimpiange quello che ha lasciato, diventa una statua di sale, di sale insipido, quello buono solo per essere calpestato dagli uomini di cui parla Gesù nel Vangelo.

Chi non si volta, chi obbedisce a Dio, come Abrahamo, chi lo cerca nel luogo dove Egli si è fermato, ossia nella Sua Parola, quello è il piccolo resto che si salva.

Rileggiamo Isaia 1, e preghiamo, preghiamo, nonostante tutto, nosostante le mille pressioni e lusinghe del mondo, di mantenere la stessa fede.

Perchè è terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Ebrei 10:31).

Ribellione e peccati del popolo di Dio.
Esortazioni e minacce

1 La visione d’Isaia, figlio di Amots, che egli ebbe riguardo a Giuda e a Gerusalemme ai giorni di Uzziah, di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda.

2 Udite, o cieli, e ascolta, o terra, perché l’Eterno ha parlato: «Ho allevato dei figli e li ho fatti crescere, ma essi si sono ribellati contro di me. 3 Il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza e il mio popolo non ha intendimento».

4 Guai, nazione peccatrice, popolo carico di iniquità, razza di malfattori, figli che operano perversamente! Hanno abbandonato l’Eterno, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono sviati e voltati indietro. 5 Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue. 6 Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio. 7 Il vostro paese è desolato, le vostre città arse dal fuoco, il vostro suolo lo divorano gli stranieri sotto i vostri occhi; è una desolazione come se fosse distrutto da stranieri. 8 Così la figlia di Sion è rimasta come un capanno in una vigna, come una capanna in un campo di cocomeri, come una città assediata.

9 Se l’Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra.
10 Ascoltate la parola dell’Eterno, o capi di Sodoma, prestate orecchio alla legge del nostro DIO, o popolo di Gomorra!

11 «Che m’importa la moltitudine dei vostri sacrifici, dice l’Eterno. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri non lo gradisco. 12 Quando venite a presentarvi davanti a me, chi ha richiesto questo da voi, che calpestiate i miei cortili? 13 Smettete di portare oblazioni inutili; l’incenso è per me un abominio; non posso sopportare i noviluni e i sabati, il convocare assemblee e l’iniquità assieme alle riunioni sacre. 14 Io odio i vostri noviluni e le vostre feste solenni; sono un peso per me, sono stanco di sopportarle.

15 Quando stendete le vostre mani, io nascondo i miei occhi da voi; anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue. 16 Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia presenza la malvagità delle vostre azioni, cessate di fare il male.

17 Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova.

18 Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.

19 Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese; 20 ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada», perché la bocca dell’Eterno ha parlato.

21 Come mai la città fedele è divenuta una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava, ma ora vi abitano gli assassini. 22 Il tuo argento è diventato scorie, il tuo vino è stato diluito con acqua.

23 I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense. Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro.

Promessa di redenzione per Sion

24 Perciò il Signore, l’Eterno degli eserciti, il Potente d’Israele dice: «Ah, mi vendicherò dei miei avversari e farò vendetta dei miei nemici. 25 Metterò nuovamente la mia mano su di te, ti purificherò delle tue scorie come con la soda e rimuoverò tutto il tuo piombo.

26 Ristabilirò i tuoi giudici come erano all’inizio, e i tuoi consiglieri come erano al principio. Dopo questo, sarai chiamata “la città della giustizia”, “la città fedele”. 27 Sion sarà redenta mediante la rettitudine, e i suoi convertiti mediante la giustizia.

28 Ma i ribelli e i peccatori saranno distrutti assieme, e quelli che abbandonano l’Eterno saranno sterminati.

29 Allora avrete vergogna delle querce che avete amato e arrossirete dei giardini che avete scelto. 30 Poiché sarete come una quercia dalle foglie appassite e come un giardino senz’acqua.

31 L’uomo forte sarà come stoppia e la sua opera come una favilla; bruceranno insieme tutte e due e nessuno li spegnerà».

(Isaia 1)

Isaia 1:24-25 Un popolo ribelle

La confessione di peccato, nella chiesa cristiana e in Daniele 4

La confessione di peccato nella chiesa cristiana

Il concetto di confessione di peccato è ben illustrato dall’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, scrivendo a dei cristiani, cioè a persone convertite a Cristo che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della fede, afferma:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”

(1 Giovanni 1:8-9)

La confessione di peccato nella chiesa cristiana, fin dall’antichità, è stata quindi da subito una componente essenziale del culto comunitario.

La confessione collettiva e pubblica, seguita dalla proclamazione del perdono di Dio, è stata conservata nelle chiese della Riforma come parte essenziale e preziosa della prima parte del culto comunitario (per saperne di più approfondisci  a questo link).

La confessione di peccato in Daniele 4

Il brano del profeta Daniele proposto per la lettura e la preghiera per il lunedì della seconda settimana del tempo di Passione o di Quaresima è a mio avviso un modello perfetto di confessione di peccato.

Un perfetto atto penitenziale, inserito in una vera e propria liturgia.

daniele 4:9-10 confessione di peccato

Il testo della Parola di Dio


4
 Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno, il mio DIO, dicendo:

«O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti.

6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te.

8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te.

9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.

(Daniele 4)

La Riforma, conclusa? Scopri le differenze che ancora ci sono

La Riforma, conclusa?

Una dichiarazione di convinzioni evangeliche.

[Non siamo più “alla vigilia” del 500° anniversario della Riforma protestante, ma il contenuto della dichiarazione, oltre che attualissimo, sarebbe bene rileggerselo]

Alla vigilia del 500° anniversario della Riforma protestante, i cristiani evangelici nel mondo hanno l’opportunità di riflettere di nuovo sull’eredità della Riforma, sia per la chiesa globale di Gesù Cristo sia in vista dello sviluppo della testimonianza dell’evangelo.

Dopo secoli di controversie e di relazioni tese tra evangelici e cattolici, il clima amichevole dell’ecumenismo contemporaneo ha creato condizioni tali da far ritenere ad alcuni esponenti di spicco di entrambi i campi che la Riforma è conclusa essendosi risolti i disaccordi teologici fondamentali che portarono alla rottura della cristianità occidentale.

Riforma: conclusa?

Perché alcuni sostengono che la Riforma è conclusa?

Due ragioni principali sono di solito citate a sostegno dell’affermazione secondo cui la Riforma è da ritenersi conclusa:

1. Le sfide per i cristiani a livello globale (ad esempio, la secolarizzazione e l’islam) sono così impegnative che protestanti e cattolici non possono più permettersi di rimanere divisi. Una testimonianza unificata (forse con il Papa come portavoce principale?) sarebbe di grande beneficio per il cristianesimo a livello globale.

2. Le storiche divisioni teologiche (ad esempio, la salvezza per fede soltanto, l’autorità ultima della Bibbia, il primato del vescovo di Roma) sono considerati materie in cui si manifesta una legittima differenza di enfasi, ma non nitidi punti di divisione e di contrasto che impediscono l’unità.

La forza cumulativa di questi argomenti ha ammorbidito la comprensione e la valutazione della Chiesa cattolica romana da parte di alcuni evangelici.

La crescita dell’evangelicalismo

E’ anche importante notare che nell’ultimo secolo l’evangelicalismo globale è cresciuto in modo esplosivo mentre il cattolicesimo romano non è cresciuto.
Il fatto che, in anni recenti, milioni di cattolici sono diventati evangelici non è passato inosservato a Roma. I vertici cattolici cercano di rispondere in modo strategico a questa perdita di fedeli adottando un linguaggio tradizionalmente evangelico (ad esempio: la conversione, l’evangelo, la missione, la misericordia) e stabilendo dialoghi ecumenici con chiese che un tempo condannavano.

Vi sono ora relazioni più amichevoli e dialoghi in corso tra cattolici e protestanti laddove prima c’era persecuzione ed animosità.

La domanda, tuttavia, rimane: le differenze sostanziali tra cattolici e protestanti sono scomparse? La Riforma è conclusa?

Un tentativo di risposta

In tutte le sue varianti e tendenze interne talvolta in conflitto, la Riforma protestante fu in ultima analisi un appello a

(1) recuperare l’autorità della Bibbia sulla chiesa e

(2) apprezzare in modo rinnovato il fatto che la salvezza ci è donata tramite la fede soltanto.

Come cinque secoli fa, il cattolicesimo romano continua ad essere un sistema religioso che non è basato sulla Scrittura soltanto. Da una prospettiva cattolica, la Bibbia è solo una fonte di autorità, ma non la sola, né la suprema.

Secondo questa visuale, la tradizione precede la Bibbia, è più grande della Bibbia e non è rivelata nella Scrittura soltanto ma attraverso l’insegnamento continuo della Chiesa che segue una sua propria agenda, qualunque essa sia.

Dato che la Scrittura non ha la parola finale, la dottrina e la pratica cattolica rimangono prive di criterio certo, “aperte” e quindi confuse a partire dal loro nocciolo.

Gli ultimi dogmi prova del metodo teologico cattolico

Il metodo teologico del cattolicesimo romano è chiaramente illustrato dalla promulgazione da parte di Roma di tre dogmi (cioè, dottrine vincolanti) che non hanno alcun sostegno biblico. Essi sono il dogma dell’immacolata concezione di Maria (1854), il dogma dell’infallibilità papale (1870) e il dogma dell’assunzione corporale di Maria (1950).

Questi dogmi non rappresentano l’insegnamento biblico; nei fatti, lo contraddicono chiaramente.

All’interno del sistema cattolico, ciò non importa in quanto esso non poggia sull’autorità della Scrittura soltanto. Possono essere necessari due millenni per formulare un nuovo dogma, ma dato che la Scrittura non ha l’ultima parola, la Chiesa cattolica può alla fine fare proprie queste “novità”.

Sola Scriptura Riforma: conclusa?

La dottrina della salvezza

Sulla dottrina della salvezza molti hanno l’impressione che vi sia una crescente convergenza sulla giustificazione per fede e che le tensioni tra cattolici ed evangelici si siano allentate considerevolmente rispetto al XVI secolo.

Al Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica romana reagì fortemente contro la Riforma protestante dichiarando “anatema” (maledetto) coloro che sostenevano la giustificazione per fede soltanto, affermando al contempo l’insegnamento secondo cui la salvezza è un processo che prevede la cooperazione con la grazia infusa più che un atto basato sulla grazia soltanto ricevuta per fede soltanto.

Alcuni sostengono che la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata dalla Chiesa cattolica romana e dalla Federazione Mondiale Luterana nel 1999 abbia risolto la divisione.

Mentre è vero che il documento è in alcuni punti vicino ad una comprensione più biblica della giustificazione, afferma tuttavia la visione della giustificazione propria del Concilio di Trento. Tutte le condanne alle convinzioni protestanti/evangeliche rimangono in piedi; solo non si applicano a coloro che hanno affermato la posizione confusa della Dichiarazione congiunta.

Come a Trento, anche nella Dichiarazione congiunta la giustificazione è un processo attivato da un sacramento della chiesa (il battesimo); non è ricevuta per fede soltanto.

E’ un cammino che richiede il contributo del fedele e una continua partecipazione al sistema sacramentale. Non esiste il senso della giustizia di Dio imputata da Cristo al credente e quindi non ci può essere la certezza della salvezza.

In più, la visione della Chiesa cattolica romana è mostrata dal suo continuo ricorso alle indulgenze (cioè la remissione della pena temporale amministrata dalla Chiesa in occasioni speciali). Fu la teologia delle indulgenze che fece da detonatore alla Riforma, ma il sistema è stato recentemente richiamato da Papa Francesco nell’Anno della Misericordia del 2015-2016.

Ciò mostra che la visione cattolica romana di fondo della salvezza, dipendente com’è dalla mediazione della Chiesa, dalla distribuzione della grazia mediante i sacramenti, dall’intercessione dei santi e dal purgatorio, è tuttora fermamente in piedi, anche dopo la firma della Dichiarazione congiunta.

Guardando avanti

Ciò che riguarda la Chiesa cattolica romana in quanto realtà dottrinale ed istituzionale non è necessariamente vero per i cattolici in quanto individui.

La grazia di Dio è all’opera in uomini e donne che, pentendosi e confidando in Dio soltanto, rispondono all’evangelo di Dio vivendo come discepoli cristiani e cercando di conoscere Cristo e di farlo conoscere.

Tuttavia, a causa delle sue affermazioni dogmatiche fuori controllo e della sua complessa struttura politica e diplomatica, molta più attenzione e prudenza deve essere esercitata nel relazionarsi alla Chiesa cattolica a livello istituzionale.

Le iniziative correnti che rinnovano alcuni aspetti della vita e del culto cattolici (ad esempio: la fruibilità della Bibbia, il rinnovamento liturgico, il ruolo crescente dei laici, il movimento carismatico) non indicano di per sé che la Chiesa cattolica romana sia impegnata in un cammino di riforma sostanziale in accordo con la Parola di Dio.

Nel nostro mondo globale incoraggiamo la cooperazione tra evangelici e cattolici in area di comune impegno, come la protezione della vita e la promozione della libertà religiosa. Questa cooperazione è estesa anche a persone di altri orientamenti religiosi e ideologici.

Dove valori comuni sono in gioco che riguardano questioni etiche, sociali, culturali e politiche, sforzi di collaborazione devono essere incoraggiati.

Tuttavia, quando si tratta di adempiere il mandato missionario di proclamare e di vivere l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo, gli evangelici devono essere cauti e mantenere standard evangelici chiari nel formare piattaforme e coalizioni comuni.

La posizione che abbiamo presentato riflette le convinzioni evangeliche storiche ed è animata dalla passione per l’unità tra i credenti in Gesù Cristo secondo la verità dell’evangelo.

Le questioni che diedero origine alla Riforma 500 anni fa sono ancora molto vive nel XXI secolo per tutta la chiesa.

Mentre salutiamo con favore tutte le opportunità di chiarirle, gli evangelici affermano con i Riformatori che la nostra autorità finale è la Bibbia e che siamo salvati per fede soltanto.

(Testo originale, link ed altri documenti sul sito dell’Alleanza Evangelica Italiana)

Un cristiano senza la Scrittura? Pura follia!

Ignoranza (Girolamo)

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5, 39), e: “Cercate e troverete” (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo é potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

(Girolamo, Prologo al Commento del Profeta Isaia)

Pura follia (Calvino)

Chi lasciando la Scrittura immagina non so quale via per giungere a Dio
è non solo in preda all’errore, ma sopratutto mosso da pura follia.

(Giovanni Calvino)

Un cristiano senza Scrittura? Pura follia!

Come il cielo così in terra

COME IL CIELO COSÌ IN TERRA.

Una poesia che mi è stata oggi regalata dall’amico Andrea, su Linkedin, e che mi fa piacere condividere con voi!

come il cielo così in terra

Nello spazio vitale che mi è stato concesso
faccio passi lunari a bordo
dell’oggetto volante felicità.

Fino all’ultimo sfido con la speranza
quel senso di ospitalità trascendente
che l’aldilà mi offre.

L’ignoranza sa – per contratto –
quanto è immenso il mistero
che mi sovrasta e circonda.
La conoscenza ne ignora – per testamento –
il possibile futuro.

Le stelle cadono senza successo,
ma i desideri rimangono appesi
alla bacheca del firmamento.

La coscienza prende le distanze
per le mie malefatte dal suo presidio
di stazione orbitante.

Come un furto con scasso subito all’oscuro di tutto,
la vita mi sfugge alla velocità della luce.

Non c’è nulla di più extraterrestre
del lato umano
sulla superficie del pianeta Terra.

Andrea Ingrosso
www.mamyadv.com

La giustizia e la sua qualità

La nostra giustizia: quale la sua qualità?

La Parola

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

(Matteo 5)

matteo 5:20 giustizia

Le parole

Qual’è la qualità della nostra giustizia?

La qualità della nostra giustizia, dice il Signore Gesù in questa pericope tratta dal discorso della montagna, deve superare quella, spesso formale e legalistica, degli scribi e dei farisei.

Non basta, per fare un esempio, dirsi cristiani e rendere culto a Dio, una volta la settimana, nel tempio fatto di pietra.

Occorre essere cristiani, e rendere culto a Dio ogni momento, nel tempio di Dio che è la nostra vita. Nel nostro tempio vivo, fatto di carne.

Non sappiamo infatti che il tempio di Dio siamo noi?

Da qui l’insistenza della Scrittura, della Parola di Dio, ed anche della chiesa di Dio,sulle tematiche del corpo, della persona, della sessualità.

Non è “ossessione”, come dicono alcuni, ma la consapevolezza che questa rappresenta l’identità ultima e più profonda di ogni essere umano. E che se non si è “in pace” con se stessi su questo piano, difficilmente lo si sarà negli altri.

Essere “in pace” però, è l’equivoco ed il peccato assieme dei nostri tempi, non è assecondare tutto ciò che “ci sentiamo” o “ci piace”, ma scoprire il nostro autentico e vero modo di essere maschio o femmina, come l’Eterno ci ha voluti e ci ha creati.

Voi avete udito ma io vi dico…

Un altro esempio di qualità della nostra giustizia è quello legato alla nostra capacità di perdonare.

La peccaminosità dell’animo umano ci porterebbe inevitabilmente all'”occhio per occhio“.

Il Signore Gesù ci dice che in questo caso superare la qualità della giustizia degli scribi e dei farisei, della giustizia umana, ci deve rendere capaci non solo di perdonare, ma di farlo settanta volte sette.

Perchè non è peccato agli occhi di Dio soltanto l’uccidere, il togliere la vita, in qualsiasi modo questo avvenga (di spada, per incidente, per sentenza giudiziaria… o, attualizzando, per aborto, eutanasia, suicidio assistito) ma anche semplicemente il dire “stupido”, ovvero il togliere la vita, diremmo oggi, con la penna, o anche, di nuovo attualizzando, con la reputazione sul web o altrove.

Togliere la vita nel senso di distruggere la reputazione di un altro, rendere ai suoi occhi impossibile la convivenza serena con i propri fratelli o sorelle.

Esaminiamoci perciò fratelli o sorelle. Esaminiamo i nostri rapporti con gli altri, vediamo se abbiamo qualcosa da farci perdonare dagli altri (e certamente ognuno di noi ce l’ha!) e comportiamoci di conseguenza.

Non presentiamoci all’altare di Dio, all’altare di DIO, Dio, che è la mia gioia e il mio giubilo (Salmi 43:4) con la purezza formale delle nostre coscienze, ma umilamoci di fronte a Lui, riconciliandoci prima di tutto con il nostro fratello o con la nostra sorella.

E presentiamo a Lui, finalmente, l’offerta di tutti noi stessi.
Perchè il tempio di Dio siamo noi! Amen.

Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

Dare cose buone

Buone cose dona il Padre ai suoi figli, buone cose doniamo noi ai nostri. Chiedendole semplicemente, nella preghiera, breve e pura.

La Parola

7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 8 Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 9 Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono. 12 Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti.

(Matteo 7)

Matteo 7:11 cose buone

Le parole

Benedetto da Norcia (480-547), monaco
Regola di San Benedetto, XX

Efficacia della preghiera

Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto, quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.

Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime.

Perciò la preghiera dev’essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall’ardore e dall’ispirazione della grazia divina.

La mia mamma, Maria Grazia.

La mia mamma, Maria Grazia.

Ringraziamento all’Eterno per avermela donata

«Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?».

(Giovanni 11)

Signore, io credo.

 

La mia mamma, Maria Grazia.
La mia mamma, Maria Grazia.

Mia mamma Graziella, tornata al Padre l’8 marzo 2014.