La lettura quotidiana della Bibbia

“La lettura quotidiana della Bibbia” è un articolo di Michael G. Brown scritto per “La fede riformata”.

Lettura quotidiana della Bibbia

Voglio incoraggiarvi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Se sei un nuovo credente o un discepolo esperto, una delle migliori cose che puoi fare quest’anno è leggere la Parola di Dio ogni giorno. La Parola, i Sacramenti, e la preghiera sono le basi del discepolato cristiano, i mezzi che Dio ha provveduto per la nostra santificazione e il nostro progresso spirituale. Riceviamo questi nella chiesa locale nel giorno del Signore. Quando trascuriamo questi mezzi, inevitabilmente facciamo del male spirituale a noi stessi. La lettura quotidiana della Bibbia è un importante complemento a questi mezzi. Qui ci sono alcuni motivi:

I. La lettura quotidiana della Bibbia ci permette di comunicare con Dio

Sappiamo tutti che una buona relazione richiede una buona comunicazione. Quando la comunicazione è scarsa, la relazione si allontana, e può essere in pericolo. Lo stesso è vero nel nostro rapporto con Dio. Abbiamo bisogno di comunicare col nostro Padre nei cieli, e il nostro modo di farlo è attraverso la Parola, il Sacramento, e la preghiera: Egli ci parla nella Parola e nel Sacramento, e parliamo a Lui nella preghiera.

Il modo principale in cui Dio ci parla dalla sua Parola è attraverso la lettura pubblica e la predicazione della Bibbia nel servizio divino nel giorno del Signore (Rom 10.14-17; 16.25; Efe. 4.11-14; Col 4.16; 1 Tess. 5.27; 1 Tim. 4.13; 2 Tim. 4.1-5). Per gran parte della storia della Chiesa, questo era praticamente l’unico modo in cui un cristiano avrebbe ascoltato la Parola di Dio. Ma dalla Riforma protestante, la Bibbia è rapidamente diventata più accessibile. Oggi, ci sono una serie vertiginosa di opzioni disponibili per leggere e ascoltare ogni giorno la Scrittura ispirata da Dio. Dobbiamo approfittare di questo dono.

Mentre la lettura pubblica e la predicazione della Parola nella chiesa locale sarà sempre il modo principale di Dio di parlare con noi, non è l’unico modo. La lettura della Bibbia quotidianamente come individui e nelle famiglie è anche una parte importante della comunicazione di Dio con noi, e aiuta a nutrire la nostra relazione con lui.

II. La lettura quotidiana della Bibbia fornisce cibo per le nostre anime

Dopo la sua risurrezione, Gesù comandò a Pietro: “Pasci i miei agnelli…. Pasci le mie pecore” (Giovanni 21.15b, 17b). Al di là del nutrimento che il cibo fornisce al corpo e il piacere che porta all’anima, si trova un bisogno più profondo dell’uomo che viene ricevuto solo dal Pane di Vita, che è dato liberamente a noi ogni settimana nella Parola e nel Sacramento durante l’assemblea pubblica dei santi. Ogni Giorno del Signore, attraverso il ministero della Parola, Dio prepare una tavola per noi nel deserto e ci chiama ad una festa ricca di buon cibo e bevande per l’anima (Isa 55.1-3; Ger 3.15; 23.1-4; 31.10).

Però, durante la settimana, possiamo ricevere nutrimento spirituale con la lettura e la meditazione sulla Parola di Dio. Anche se non possiamo predicare a noi stessi in modo efficace o essere sostenuti alimentandoci da noi stessi mentre trascuriamo il pasto in famiglia di Domenica, tuttavia possiamo ancora trovare nutrimento per le nostre anime durante la settimana. In realtà, questa alimentazione durante la settimana nasce dalla festa del giorno del Signore e ne è una risposta.

O, per usare un’analogia diversa, pensiamo in questo modo: gli strumenti pubblici della grazia di domenica sono come un giardino curato da un giardiniere: c’è la potatura, il diserbo, la semina, il concimazione, ecc… La lettura quotidiana della Bibbia, tuttavia, è come il sistema di irrigazione che si accende ogni giorno per pochi minuti per aiutare a mantenere verde il giardino. Leggiamo la Bibbia e meditiamo su di esso giorno e notte perché vogliamo essere “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo” (Sal 1.3).

III. La lettura quotidiana della Bibbia aiuta a santificare la casa

Nel vecchio patto, Dio comandò al suo popolo l’educazione dei loro figli nella Parola del Dio: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.” (Dt 6.6-9).

Dio richiede la stessa cosa dal suo popolo nel nuovo patto: “E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.” (Ef 6.4). La lettura quotidiana della Bibbia è una parte importante di questa istruzione. Attraverso l’apertura della Bibbia ogni giorno, i bambini – così come mariti, le mogli, e chiunque altro in casa – hanno la possibilità di ascoltare i comandi e le promesse di Dio, e imparare le sue vie. Essi potranno conoscere la sua santità, così come la sua grazia. Impareranno la storia della redenzione, e come si compia in Cristo. Dobbiamo ricordare che nessun altro libro o sotto forma di media è ispirata da Dio e contiene il potere di salvare.

2Tim 3.16-17 dice “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” Considerate il beneficio spirituale che leggere la Bibbia ogni giorno avrà su di voi e la vostra famiglia.

IV. La lettura quotidiana della Bibbia ci aiuta a prepararci a ben morire

Secondo uno studio, l’americano medio spende 40 minuti al giorno controllando un feed di Facebook. Altri studi mostrano che gli americani spendono più di cinque ore al giorno a guardare la televisione. Sui nostri letti di morte, potremmo rimpiangere la quantità di ore che abbiamo sprecato a guardare la TV o sui social media. Potremmo trovarci a desiderare di recuperare quel tempo.

Una cosa di cui non vi pentirete, tuttavia, è la quantità di tempo che avrete trascorso a leggere la Bibbia. Sul nostro letto di morte, ci prepareremo a incontrare il Signore in cui abbiamo fiducia e al quale abbiamo pregato. In realtà, quella preparazione inizia ora, non dopo. Nella lettura quotidiana della Bibbia, stiamo investendo tempo per conoscere meglio il Signore, alla cui presenza dimoreremo per sempre.

Quindi, in conclusione, incoraggio tutti noi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Provate a entrare in una routine in cui si spende qualche minuto nella devozione. Ci vogliono meno di 15 minuti al giorno per leggerla integralmente in un anno. Ma se non ce la fate a fare tutto il percorso, o avete saltato un giorno o due (o tre o quattro!), non disperate. Iniziate di nuovo e continuate, ricordando che siamo salvati per grazia in Cristo solo. Non lasciate che la paura del fallimento blocchi il vostro cammino “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza” (2 Tm 1.7)

Devotional, Settimana 10/2017 – Occhi che hanno perso la luce

Come sempre il Devotional è redatto dal fratello pastore Elpidio Pezzella che ringrazio anche a nome dei lettori del blog. 


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«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46

Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”.

Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù.

Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà.

Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista.

Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo».

Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù.

Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.

Bartimeo secondo Agostino

Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada.

Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco».

L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.

L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Lettura della Bibbia

06 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

La passione, il diavolo, e lo spauracchio di quest’ultimo

La Parola

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”».

5 Allora il diavolo lo trasportò nella santa città, lo pose sull’orlo del tempio 6 e gli disse: «Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra”». 7 Gesù gli disse: «Sta anche scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

8 Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».

11 Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano.

(Matteo 4)

Matteo 4:11 la passione ed il suo diavolo

Le parole

Prima domenica del tempo di Passione, il nome per il tempo che precede la Pasqua di Resurrezione usato dai cristiani di tradizione riformata.

La passione in questa prima domenica vede due persone contrapporsi, due scelte dividersi, due vie divergere.

La via della persona del Cristo, del Figlio di Dio, e la via alternativa proposta dal tentatore, dal diavolo.
La via di chi vuole ricongiungere l’immagine dell’uomo all’immagine di Dio da cui deriva, persa per il peccato e la via di chi vuole dividere, disperdere, far smarrire del tutto l’uomo (diavolo, dal greco dià-ballo).

La stessa struttura del brano individua bene le due vie. Un versetto di introduzione dove entrano Gesù e il diavolo. Un versetto di uscita dove esce il diavolo, sconfitto, e rimane il Cristo, vincente e servito dal Padre attraverso i suoi angeli.

Poi tre blocchi di tre versetti ciascuno fatto allo stesso modo. Azione del demonio, tentativo dello stesso di leggere “a suo modo” la Parola del Signore, risposta di Gesù con la Parola del Signore enunciata correttamente secondo lo Spirito con cui è stata scritta.

Prima tentazione, la fame. La base, uno dei bisogni primari delle creature umane, assieme alla sete, alla sessualità. Tutti bisogni  primari, di base, perchè tutti finalizzati alla riprouduzione, mantenimento, al sostentamento della specie e della vita.

Il consiglio del tentatore, qui come dopo, è quello di ricorrere al miracolo, alla scorciatoia; può esser vista come tale anche la scienza, il progresso scientifico visto come un idolo. Pensiamo alla genetica riproduttiva, alla fecondità slegata dal rapporto tra uomo e donna. Gli esempi non mancano di sicuro.

La risposta di Gesù è chiarissima e limpida. I bisogni primari sono importanti ma vanno visti e vissuti secondo quanto afferma la Parola così come esce dalla bocca di Dio e non come viene pervertita dalla bocca dell’uomo.

Seconda tentazione, lo spiritualismo. L’attesa dell’opera angelica come di un deus ex machina, il farsi un Dio su misura, un Dio patchwork,  prendendo un po’ di qua e un po’ di là. Non tentare il Signore, dice Gesù, non “tastarlo”, non metterlo alla prova, non pensare che sia uno come te, che si lascia comandare o ti obbedisce secondo il tuo comodo.

Non è il tempio di pietra quello che conta, di quello, dirà più avanti Gesù, non rimarrà pietra su pietra. Non sono le tue costruzioni quelle da portare avanti, ma è l’opera di Dio, la Sua sola Gloria. E quella la porti avanti ricostruendo l’immagine di Lui che porti in te.

Non importa che urti nelle pietre lungo il tuo cammino. Perchè questa e non altra è la volontà di Dio. Non importa se incontri delle pietre, degli ostacoli, delle croci lungo il cammino. Le ha incontrate il Figlio, come potresti pretendere, tu, di esserne immune?

Non tentare allora il Signore Dio tuo. La Sua Passione sia la tua. La Sua Passione anche tu sei chiamato a viverla.

Terza tentazione, il potere. La più grande tentazione dell’uomo, anche di quello moderno. La passione per il potere divora da sempre gli uomini. Non solo il grande potere, quello dei re, degli imperatori, dei dittatori e dei principi di questo mondo.

Ma anche il potere “di piccolo cabotaggio”; quello sulla propria famiglia, sui propri figli, sulla propria moglie o sul proprio marito. Quello dei bulli nelle classi elementari, quello verso gli emarginati. Gli abusi del potere poliziesco, le violenze sessuali di ogni genere, la pedofilia.

Potere di diversa incidenza, ma dello stesso segno. L’arbitrio, la violenza, il credersi più grandi, più forti, più importanti. Una passione perversa, rivolta verso gli altri. Ed a volte anche verso se stessi. Chi si mutila, chi tenta di uccidersi senza mangiare o mangiando fino a scoppiare. Un potere ed una passione che si fanno autodistruttivi. Perchè il tentatore non si ferma di fronte a nulla.

Il tentatore sa che la passione, quella giusta, quella vera, è quella di chi vive ogni istante della propria vita, comunque essa sia, si manifesti, si svolga, secondo la Parola di Dio. E quindi cerca di pervertirne il senso o di convincere l’uomo che sia superflua, di allontanarlo da essa.

Non è perciò un caso, che mai come in questo tempo, ci sia un attacco da più parti verso la Parola di Dio. Messa in dubbio, spezzettata, incompresa. Si dice che non è possibile capire cosa volesse ‘veramente’ dire (e si interpreta il veramente nel senso della verità scientifica, invece che in quello corretto della verità della fede), si dice che bisogna ricostruirla (e lo si fa “ad capocchiam”, dieci lettori, dieci ipotesi), si dice che alcune cose sono ‘scadute’, altre sono motivate ‘dalle storie di quei tempi’, altre deriverebbero dai pregiudizi personali degli autori sacri.

Tutto perchè la Parola di Dio sia sempre meno “di Dio” e sempre più “a misura d’uomo”, ovvero secondo la convenienza del peccatore di questi tempi.

Le chiese non sono certo esenti da colpe.

Sia quelle che hanno moltiplicato le tradizioni ed i catechismi, gli usi, le credenze e le devozioni o ‘rivelazioni’ (?) particolari mettendo queste cose al posto di esse, sia quelle che si sono pian piano dimenticate di essere assemblee di credenti, convocate da Dio attorno alla Sua Parola e si sono trasformate in organismi sociali ed aggregativi di tipo squisitamente terreno.

Tanto tra i cattolici quanto tra i riformati si trovano entrambe le realtà.

Mentre in parti del mondo ortodosso, è prevalsa la tentazione di un Dio tutto spiritualismo e liturgia che alla fine, però, porta allo stesso rischio.
Far diventare il Dio Persona, le Tre Persone divine, solo delle icone, delle immagini da adorare senza che poi segua un reale cambiamento di vita, una reale conversione dell’uomo alla Parola.

Ed ora è un momento in cui tante di queste contraddizioni stanno ‘esplodendo’, da entrambe le parti.

Perchè la Parola è il tutto, e non ci sta ad essere messa ‘in minoranza’, ad essere ridotta ad una ‘cosa’ tra le tante che costituiscono l’armamentario di chi si dice uomo o donna ‘di fede cristiana’.

La Parola è il tutto, è lo spauracchio del diavolo perchè questo sa bene che la scelta è una sola. La stessa che viene mostrata  in questo episodio del Vangelo.

O la nostra passione è rivolta verso il Figlio, verso Gesù, e lo serviamo, e facendolo serviamo noi stessi. O la nostra pssione si perverte e ci spinge a seguire il diavolo. Dove non si sa. Il Vangelo non lo dice. Perchè quella è una strada senza ritorno. Una strada che si perde e ti fa perdere…

Pensare e pregare sulle cose del mondo

Pensare e pregare sulle cose del mondo.

Estratto dalla Guida alla Settimana di Evangelici.net

Pensare e pregare sulle cose del mondo
Pensare e pregare sulle cose del mondo

Sul fine vita

La drammatica vicenda di Fabiano Antoniani – che ora tutti conoscono come Dj Fabo – ha riportato l’attenzione sul tema dell’eutanasia, con reazioni contrapposte: da un lato l’aggettivo “civile” usato come arma contundente (solo chi la pensa in un certo modo, evidentemente, è degno di vivere in società), dall’altro una riflessione più articolata – ancorché incivile – su dove possa portare una simile deriva. Da un lato il diritto alla vita (un eufemismo per non parlare di “diritto alla morte”, che forse suona molto meno civile), dall’altro il dramma di una scelta a cui – chiosava una nota attrice – dovrebbe seguire un rispettoso silenzio.
Del resto è difficile si riesca discutere con serenità su vicende simili: ogni caso solleva polemiche che lo trasfigurano in una questione di principio, l’ennesima occasione di scontro, fatalmente sulla pelle degli altri. Per evitare che ogni singolo caso diventi uno scontro di idee forse basterebbe guardare le cose da una prospettiva diversa: basterebbe chiedersi, ricorda Luigi Ferraiuolo di TV2000, «dove finiranno i poveri, gli ultimi, gli scarti dell’umanità se una tale mentalità divenisse uso comune. Dovrei dire al disabile che incontro, io che ne incontro tanti e che penso siano come me, “la società che abbiamo costruito non è per te”».
Vale la pena di chiedersi che posizione prendere, specialmente in quanto cristiani. Dobbiamo «vincere – osserva Federico Pichietto – le due forme di riduzione cui abbiamo assistito più volte in questi giorni, ossia la superiorità e l’inferiorità. La superiorità di chi spiega all’altro come dovrebbe morire e l’inferiorità di chi ha perfino paura, in nome del rispetto, di esprimere qualche perplessità dinanzi alla scelta di farsi uccidere».
In due parole: dovremmo essere misericordiosi verso la vittima, ma inflessibili verso chi la strumentalizza. Perché il diritto alla morte è una sconfitta per la società: non una risposta, ma una resa.

A proposito: chi dice che “l’Italia dovrebbe fare come la Svizzera“, potrebbe ricredersi scoprendo che nella vicina Confederazione l’omicidio su richiesta della vittima e l’istigazione e aiuto al suicidio sono reati penali. (non ci crederete, e invece è vero).

Sulla famiglia, deviazioni dal tema

Altra questione all’ordine del giorno, la sentenza che attribuisce a due gemelli, nati sei anni fa in Canada da maternità surrogata, una doppia paternità. Naturalmente il padre biologico è uno, ma la Corte d’appello di Trento (tre giudici donne, per la cronaca) ha valutato che sull’atto di nascita italiano andrà segnalato anche il nome dell’altro uomo: ma (e qui sta la novità) come “genitore a pieno titolo”, e non attraverso la pratica della stepchild adoption. Entusiasta naturalmente Monica Cirinnà («si è aperta la strada della felicità», twitta), contestata da Lucio Malan, secondo cui la legge che porta il nome della senatrice «incoraggia giudici che volutamente violano la legge ad andare avanti nella loro folle corsa contro la famiglia, contro il sentimento comune degli Italiani e contro la persona. Chi l’ha votata, ora non si lamenti oppure si penta».

Molto perplessa sulla vicenda anche la giornalista Lucetta Scaraffia: «In Italia l’utero in affitto è vietato – spiega al Corriere -, così come è vietata la filiazione tra due uomini (o tra due donne). E dunque? Cosa ha fatto la Corte d’Appello di Trento con la sua sentenza?». E se suona inevitabile che Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, critichi la decisione («Qualunque desiderio, pur legittimo, che ognuno può avere, non deve mai diventare necessariamente un diritto»), sono meno scontate le parole della sociologa Daniela Danna, esponente della comunità gay: la sentenza, spiega la docente, «significa che la relazione materna non è più riconosciuta dalla legge italiana. Invece i “nuovi” genitori saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana»; del resto «la genitorialità che deriva dalla cura e dalla responsabilità esercitate sono una cosa, i certificati di nascita che non riportano nemmeno l’anonimato della madre sono un’altra, inaccettabile».

Pagina esteri. “Che cosa regalare a un’amica che ha appena abortito?”. La domanda, di dubbio gusto, è tema di un recente articolo di Teen Vogue America. L’approccio della testata ha fatto indignare una sedicenne che, in un video di dieci minuti, ha criticato punto per punto il tono usato nel trattare un tema così delicato.

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Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

La Parola

14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo.

16 Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto».

19 Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando.

21 E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi.

28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

(Marco 9)

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Le parole

Lo spirito è muto, ed il posseduto è afferrato, straziato, schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.

Gesù lo scaccia con la forza della Sua Parola. E rimprovera i discepoli per non aver abbastanza pregato e digiunato, perchè «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

Il posseduto è questo mondo. Afferra l’uomo, lo strazia, lo spinge a rinunciare alla bellezza della sua autentica umanità e verità. Ne confonde i sessi ed i generi, lo inganna circa l’autentico valore della vita!

Oggi un figlio come quello della parabola lo avrebbero accompagnato in Svizzera a morire, perchè la sua vita era priva di senso per il mondo, era solo sofferenza, non valeva nulla, non era “degna di essere vissuta”.

Il mondo digrigna i denti, quasi un anticipo del giudizio che attende gran parte di esso (perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti), dello stridore di denti e del pianto che attende chi non crede alla Via, Verità e Vita.

Il mondo si irrigidisce, reagisce rabbioso ai suoi continui fallimenti, al continuo fallire di parole vuote, programmi senza senso, progetti che si attorcigliano su se stessi; come è destinato a fare ogni parola, programma o progetto che vuole salvare l’uomo senza tener conto del progetto originario su di esso, del progetto del Suo Creatore.

Lo spirito è muto, perchè lo Spirito non viene ascoltato, e dove parla si cerca di farlo tacere. Come allora i potenti del mondo politico e spirituale cercavano di far tacere Gesù.

Ma Gesù ancora parla e ci dice: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

«Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

Amen.