Noi pochi, noi felici pochi, manipolo di fratelli

Oggi culto con la comunità di mia zia Sara. Chiesa quasi deserta… causa probabilmente i tanti che hanno fatto “ponte” in occasione del 25 aprile.

Ieri sera avevo ascoltato una predicazione di Paolo Ricca, pastore valdese, tenuta a Trastevere, sul tema della Resurrezione di cui non si accorge nessuno. Se non chi ha fede.

E il presidente dell’assemblea liturgica di oggi da mia zia ha predicato sullo stesso tema, forse contemplando un po’ sconsolato le poche presenze nei banchi.

E’ vero, Dio non ci si impone, non ci forza alla fede. Non forza neppure Tommaso; gli dice semplicemente di metter lì la mano…

E quando questi professa la propria fede gli dice, “tu credi perchè tocchi”, beati quelli che credono senza toccare o vedere.

Non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra società odierna, al materialismo imperante, per cui sono importanti solo le cose che si vedono e si toccano, allo scientificismo, per cui è vero solo quello che può essere provato scientificamente.

La Resurrezione non si vede e non si tocca. La Resurrezione può essere accolta solo con la fede. Perciò è giusto, ho pensato mentre celebravamo la Santa Cena, che siamo così pochi. Pochi come gli apostoli e le donne della prima comunità cristiana.

Pochi, ma speriamo “buoni” agli occhi di Dio. Del resto Dio non ci ha detto di riempire le chiese ed i templi con effetti speciali, nè che le chiese piene sarebbero state una prova di fede,,, al contrario. Ci ha detto di annunziare il Vangelo, senza stancarci, senza fare “sconti” o aggiunte a quanto la Legge di Dio, la Sua Parola richiede. Ci ha detto che questo ci procurerà tribolazione nel mondo, ad alcuni la perdita della stessa vita terrena. Ma ci ha detto anche a più riprse di non temere, di non avere paura, che Egli ha vinto il mondo, che Egli sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno, che sarà lo stesso Spirito, sarà Lui stesso a dirci cosa dobbiamo dire.

Lasciamo che agisca, secondo la Sua volontà. Crediamo! Non stanchiamoci mai di leggere, pregare e meditare sulla Sua Parola. e la vittoria finale sarà nostra. Sarà di quei pochi. Di quei fedeli e felici pochi capaci di versare il loro sangue per l’Evangelo.

Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

(William Shakespeare, Enrico V: Atto IV, scena III)

Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi
Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi