Il 5 per mille che a me non costa nulla… Ma davvero?

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi vale tantissimo.

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi è importantissimo.

E via così.

In questo periodo, come sempre in questo periodo, sono assillato (sono a quota 37 richieste finora!), come tutti i contribuenti italiani, dalle richieste di devolvere a questo o quella associazione, centro sportivo, Caritas parrocchiale, ONG, organizzazione internazionale, etc… il mio 5 per mille, ovvero una quota dell’IRPEF che, comunque, dovrei pagare.

Negli anni la quota di possibili destinatari si è ampliata, a tal punto che oggi persino la mia squadra di Subbuteo e Calcio da Tavolo può esserne destinataria! E la cosa mi lascia assai perplesso.

Ricopio dal web uno specchietto riassuntivo a riguardo.

Il 5 per mille è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF (pari, appunto, al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) a enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria.

Non è una donazione, quindi non beneficia delle connesse agevolazioni fiscali (non si può detrarre dalle tasse), ma non comporta neppure oneri aggiuntivi (in pratica non costa nulla) in quanto il contribuente è comunque tenuto a pagare l’IRPEF.

Introdotto per la prima volta nel 2006 a titolo sperimentale, il 5 per mille è stato poi inserito ogni anno nella cosiddetta Legge di Stabilità (ex Legge Finanziaria), subendo di volta in volta alcune modifiche, ed è stato infine stabilizzato dalla Legge n.190 del 2014 (Legge di Stabilità 2014).

Tale legge ha altresì fissato un tetto massimo pari a 500 milioni di euro da destinare al 5 per mille, sia per il 2015 sia per gli anni successivi.

Il 5 per mille riguarda solo l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e non delle società (IRES), gli imprenditori possono però aderire al contributo tramite la dichiarazione dei propri redditi personali.

Le finalità per cui può essere destinato il 5 per mille sono il sostegno e il finanziamento di:Enti non profit, come organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, cioè onlus (articolo 10 del decreto legislativo 460/1997), ecc.;

Istituti che si occupano di ricerca scientifica;
Università; Enti dediti alla ricerca sanitaria;
Servizi sociali del comune di residenza del contribuente;
Associazioni sportive dilettantistiche accreditate dal Comitato Olimpico, in cui sia presente il settore giovanile e che svolgano attività in favore di persone svantaggiate da un punto di vista fisico, psichico, familiare o economico;
Attività di salvaguardia, sostegno e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (legge n.111 del 15 luglio 2011).

Per dirla alla romana, ormai “la qualunque” può essere destinataria del cinque per mille.

Ma è vero che il 5 per mille non mi costa nulla?

E’ uno slogan che fa riferimento al fatto che comunque si tratta di una percentuale millesimale, come l’8 per mille o il 2 per mille, dalla tassa sul reddito di me in quanto persona fisica (IRPEF in sigla) che comunque dovrei pagare.

Ma mi costa, io direi. E nemmeno poco, visto che più trascorrono gli anni (la mia prima dichiarazione è del 1985, relativa ai redditi 1984) più lo Stato è diventato esoso nei miei riguardi.

Al punto che quando sono stato licenziato dalla mia Azienda si è trattenuto sotto forma di imposta qualcosa come il 33% o il 37% (non ricordo esattamente, ma credetemi, la percentuale era compresa in quella forbice) del mio trattamento di fine rapporto, che per logica avrei dovuto reinvestire per cercare lavoro. Il 30 e passa per cento lo ha trattenuto subito, e poi mi ci ha fatto ripagare altre tasse nella dichiarazione dell’anno successivo…

Mi costa perchè lo Stato non solo è esoso, ma mi rende sempre meno servizi nei vari ambiti di sua competenza, quali la sicurezza, la sanità, la scuola per i miei figli. Al punto che oggi mi chiedono il 5 per mille anche enti di competenza regionale o comunale. Perchè lo Stato trasmette loro sempre meno risorse per queste cose e perchè loro, come lo Stato, sono sempre più simili a parassiti che usano tutte le risorse che hanno per alimentare la macchina che li fa “funzionare” (volutamente tra virgolette).

Mi costa perchè dare il 5 per mille ad alcuni di questi enti è quindi come pagare le tasse due, tre o quattro volte. Pago lo Stato perchè la Regione mi dia determinate forme di assistenza sanitaria, pago la Regione (addizionale regionale) perchè lo Stato non le devolve i miei soldi, pago il Comune (addizionale comunale) perchè “idem” ed infine dovrei anche pagare il 5 per mille ai serivizi sociali del mio comune di residenza???

Quindi, tornando allo slogan pubblicitario di partenza, il 5 per mille, care associazioni, non solo mi costa, ma mi costa caro, anzi ci costa carissimo!

Poi non vi preoccupate. Un codice fiscale ce lo scriverò nell’apposito spazio della mia dichiarazione. Ma possibilmente di qualcuno che non mi assilli con quello slogan bugiardo che sembra piacervi tanto.