Chi crede non tace – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Chi crede non tace

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli.

Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano. L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è punto centrale tra il “pensare” e il “credere”.

Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro.

La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto.

Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce. La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate.

Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca.

Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

 

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha. Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo: «Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna» (Giacomo 3:6). Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

 

Triste ricorrenza

Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Chi crede non tace - Devotional
Chi crede non tace – Devotional

Lettura della Bibbia

31 luglio         Salmi 140-141; Ebrei 5-6

01 agosto        Salmi 142-143; Ebrei 7-8

02 agosto        Salmi 144-145; Ebrei 9-10

03 agosto        Salmi 146-147; Ebrei 11-12

04 agosto        Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

05 agosto        Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

06 agosto        Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

La perla preziosa – XVII Domenica del Tempo Ordinario

La perla preziosa

LETTURE PER LA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura 1Re 3,5.7-12
Hai domandato per te la sapienza.
Salmo (Sal 118/119)
Quanto amo la tua legge, Signore!
II Lettura Rm 8,28-30
Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.
Vangelo Mt 13,44-52
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

La perla preziosa - XVII Domenica T.O.
La perla preziosa – XVII Domenica T.O.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Salomone

In qualche modo oggi ogni lettura ci dà una risposta a questa domanda. Nel caso del re Salomone, protagonista della lettura tratta dall’Antico Testamento, dal libro dei Re, si tratta della sapienza del cuore. La capacità per l’uomo di avere un corretto discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male.

Salomone viene molto lodato per la scelta di chiedere questo dono, e non un potere di durata illimitata, o grandi ricchezze, o altro che ci si sarebbe aspettato da un re umano e peccatore.

Poi, come si sa, Salomone mancherà, penserà. in virtù del suo potere sempre più forte tra gli uomini, di trascurare il culto per l’Unico Dio, si prostituirà agli dei della moglie di turno, e verrà punito con la divisione in due del Regno, immagine concreta di un re che prima ha chiesto di avere la Sapienza di Dio, poi ha diviso in due il suo cuore per le stolte sapienze umane (nel dipinto del Venanzi notate la corona tolta dal suo capo)…

La perla preziosa - Salomone idolatra
La perla preziosa – Salomone idolatra

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Paolo

Nel brano tratto dalla Lettera ai Romani, la perla preziosa è la corrispondenza del nostro essere a quello che viene chiamato il disegno di Dio. Ovvero l’essere conformi all’immagine del Figlio Suo, la capacità nostra di essere figli nel Figlio.

Assolutamente obbedienti quindi alla Parola di Dio ed assolutamente concentrati non nel raggiungere chissà quali obiettivi (magari anche ammantati di “bellezza”, “bontà” e “carità”) ma nell’avere l’unico obiettivo di restaurare, grazie alla Grazia donataci dal Figlio, confermata dal dono dello Spirito, la perduta immagine di Dio che è in noi.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: la risposta del salmista

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

La perla preziosa - Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà
La perla preziosa – Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà

Il Salmo è Parola di Dio messa in bocca all’uomo, per aiutarlo a farla sua. E questo salmo è chiarissimo. L’amore e l’obbedienza assoluta alla Parola dio Dio è la sola ed unica perla preziosa. La legge di Dio è preziosa, i comandamenti del Signore sono fedeli e giusti, le sue parole illuminano, il suo sentiero è l’unico vero. E non ci si può limitare a non percorrere quelli falsi, ma occorre odiarli, dice il salmista, occorre denunciare la falsità, il tradimento della Parola, l’apostasia.

La perla preziosa. Il difetto di molti

Un difetto fortissimo che vedo in molta parte delle Chiese e dei cristiani di oggi è l’omissione del fare apologia, del difendere quanto è vero e del combattere quanto è falso. Un Gesù che, oggi, dicesse alla samaritana: marito non ne hai, ne hai avuti cinque, e hai detto il vero, ossia questa è la verità su di te, sei un’adultera… oggi sarebbe condannato dai nostri alfieri del “politicamente corretto”, colpevolmente scambiato per il “moralmente indifferente”.

Un cristiano non solo non deve percorrere i falsi sentieri, ma li deve odiare, deve indicare chiaramente il pericolo che si corre a percorrerli.

La perla preziosa. Decidiamoci per lei!

Questo è il messaggio del Vangelo. La perla preziosa, la fedeltà alla Parola, al Signore. Il tesoro nascosto nel campo, tra mille terreni che non valgono nulla, in mezzo ai rovi ed ai sassi: facciamo la fatica di cercarlo! E di tirarlo fuori! E di mostrarlo a tutti, poi, quando è al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra mente!

La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!
La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!

La perla preziosa. L’epilogo del giudizio

Lo stesso epilogo delle scorse settimane. Il richiamo al momento del giudizio. Siamo come il grano e le zizzania mescolati assieme. Ci sono nelle nostre comunità, chiese, assemblee, famiglie, pesci buoni e pesci cattivi. Gli angeli del Signore prenderanno con sè i primi e getteranno nella fornace ardente i secondi.

Teniamolo sempre ben presente, qualsiasi scelta tra questo o quello siamo chiamati a fare. Nessun comportamento è indifferente agli occhi di Dio. O, riprendendo Paolo, ci aiuta a ripristinare l’immagine di Dio che è in noi, o, invariabilmente, la danneggia.

Attenzione alla pastura che mettiamo nel nostro corpo, attenzione alle parole di cui ci nutriamo. Le cose che sembrano più dolci e buone, si dice, sono spesso quelle che fanno peggio alla nostra salute. I cibi semplici sono i migliori. Chiediamoci il perchè, e alimentiamoci di conseguenza.

Amen. Alleluia!

La forza del silenzio di Robert Sarah – Note di lettura -1

La forza del silenzio – Prime note di lettura

La forza del silenzio - Copertina
La forza del silenzio – Copertina

Il prefattore, una garanzia

Un libro, questo del Cardinale Sarah, che mi aspettavo bello e prezioso. Non solo per quel poco che  conosco dell’autore, ma anche in virtù del prefattore dell’opera, che invece ho avuto modo di ben conoscere quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nei primi anni Novanta. Jospeh Ratzinger, Benedetto XVI, per il sottoscritto è una garanzia di primato della spiritualità, della serietà, dell’assoluta obbedienza alla Scrittura. Non è uno che scrive o firma prefazioni a cuor leggero.

Il libro, quello che viene prima

Il libro mi è piaciuto, non ho problemi a confessarlo, dalla copertina. Non è scritto la foto della grafica (di Rinaldo Maria Chiesa) di dove sia, ma raffigura un bellissimo paesaggio che sembra quello dei familiari panorami della Via Francigena, della Val D’Orcia o delle campagne toscane (e magari non mi sbaglio visto che l’editrice Cantagalli è di Siena).  Un paesaggio che già da solo dice silenzio, contemplazione, ammirazione del Creato e lode al Creatore a partire da questo.

Molto bella, oltre alla prefazione, anche l’introduzione che racconta dell’amicizia tra il Cardinale e fra Vincent, ridotto al silenzio della voce da una malattia, all’interno della Grande Certosa.

Belle anche le poco conosciute “Litanie dell’umiltà” (una versione la trovate qui) del Cardinal Rafael Merry Del Val (chi come me ha avuto a che fare con il quartiere di Trastevere ne riconoscerà almeno il nome come familiare).

Umiltà, preghiera, silenzio, obbedienza sono parenti strettissimi. Uno richiama l’altro.

La forza del silenzio - Il monaco e il cardinale
La forza del silenzio – Il monaco e il cardinale

 

Il libro, la prima nota

Il primo capitolo ha come titolo “Il silenzio contro il rumore del mondo”.

Riporto qui alcuni passi che ho sottolineato.

L’intero numero 56 per primo (a pagina 58 dell’opera):

Dobbiamo dedicare molto tempo a Dio, alla preghiera ed all’adorazione. Lasciamoci nutrire con abbondanza e senza posa dalla Parola di Dio.
Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La Parola di Dio, riafferma poco avanti l’autore, è aiuto fondamentale. Cristo è il fondamento della Chiesa e della Creazione. Essere cristiano è essere alla sequela di Cristo, in ascolto obbediente della Parola.

Perciò, dirà poco avanti, al numero 59 (pagina 59 dell’opera):

La lettura silenziosa e assidua della Bibbia è lo strumento migliore.
I Vangeli mettono l’uomo davanti a Cristo, alla Sua vita, ai Suoi sentimenti.

Di conseguenza nei numeri dal 61 al 63 fa notare come la Liturgia, in particolare le grandi feste liturgiche, andrebbero vissute come un momento mistagogico, ossia di introduzione al mistero, e di silenzio di fronte al mistero stesso. Contrappone, il Cardinal Sarah, l’atteggiamento orientale, che è prevalentemente di questo tipo, a quello occidentale, che è spesso “pieno di parole”, come se la preghiera fosse uno spiegare a Dio cosa non va nella nostra vita e perchè. Come se potessimo pretendere di dibattere con Dio su cosa sarebbe più giusto ed utile per la nostra vita. Mentre leggevo più volte mi è tornato in mente il libro di Giobbe. La ben nota differenza tra l’atteggiamento di Giobbe e dei suoi amici.

E le parole di Gesù sulle poche parole che occorre rivolgere al Padre che conosce già, meglio di noi, quello di cui abbiamo bisogno.

La forza del silenzio - Silentium
La forza del silenzio – Silentium

 

Crux, hostia et Virgo

Tornando un momento indietro, al numero 56:

Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La forza del silenzio - Hostia
La forza del silenzio – Hostia

Continua al numero 57 (pagina 58 del libro):

Non c’è niente di più piccolo, di più dolce e di più silenzioso che Cristo presente nell’ostia. Questo piccolo pezzo di pane incarna l’umiltà e il silenzio perfetto di Dio, la sua tenerezza e il suo maore per noi.

Se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre grandi realtà: la Croce, l’ostia e la Vergine – crux, hostia et Virgo. 

Ricordando ai fratelli ed amici riformati che mi leggono che chi scrive questo blog, crede nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino offerti e consacrati sull’altare, crede che siano vero Corpo e vero Sangue di Cristo, mi soffermo su queste che l’autore chiama tre grandi realtà.

Le tre grandi realtà

L’ostia, il Corpo di Cristo spezzato per noi, indica la virtù dell’obbedienza, nell’offrire tutto di noi stesso per il Cristo e per la Sua Parola. Indica la virtù della povertà nella semplicità assoluta del cibo, un cibo basilare, un cibo necessario, il primo cibo dei poveri, sia materiali che di spirito. Indica la virtù della castità nell’essere prima di tutto un qualcosa che ci è donato, poi un qualcosa che è distribuito a ciascuno di noi, di cuo ognuno è chiamato a fare tesoro ricordando: è di Dio, viene da Dio, non è nostro. Così siamo chiamati a fare con il nostro corpo umano, che non è nostro, è Tempio di Dio!

La Croce è per definizione obbedienza assoluta alla volontà di Dio. Non la mia ma la Tua volontà. E’ la poverta assoluta di Colui che non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio ma umiliò se stesso. E’ la castità di Colui che offre tutto, tutto di sè stesso, compresi gli affetti, le passioni, gli amori, per un progetto d’amore più grande. Anzi, per “il progetto” d’amore più grande.

La Vergine è anche essa modello di obbedienza assoluta alla Parola (Avvenga di me secondo la tua parola), modello di povertà, testimoniata da una vita che nei Vangeli rimane in buona parte nascosta, perchè Egli cresca nel cuore degli uomini e nello spirito del mondo (Fate tutto quello che vi dirà), modello di castità non solo e non soltanto nell’essere vergine corporalmente, quanto nell’essere casta da ogni tentazione mondana. Mai Maria cercò attenzione per sè stessa, mai cerò di primeggiare sugli altri. In verità, sappiamo dai Vangeli che l’unico posto dove primeggiò fu sotto la Croce del Figlio.

Tre misteri da contemplare in silenzio

Tre misteri, da contemplare, in silenzio.

Conclude idealmente questa mia prima traccia di lettura il numero 68 (a pagina 65):

Il silenzio è difficile, ma rende l’uomo capace di lasciarsi condurre da Dio. Dal silenzio nasce il silenzio. Mediante Dio, che è silenzoso, possiamo accedere al silenzio. E l’uomo non cessa di rimanere sorpreso dalla luce che ne sgorga. Il silenzio è la più importante delle opere umane, perchè esprime Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio; ci conduce verso Dio e gli altri per metterci umilmente e generosamente al loro servizio. 

La forza del silenzio - L'invito di Benedetto
La forza del silenzio – L’invito di Benedetto

Devotional – Gli alberi di Israele (di Elpidio Pezzella)

Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e divori i cedri del Libano!”
Giudici 9:14-15

Devotional – Gli alberi di Israele


Nell’apologo di Ioatam il rovo è emblema di Abimelec, colui che si è levato per regnare sul popolo. Gedeone aveva avuto 70 figli, ma nessuno di questi alla sua morte era stato pronto a prendere le redini del popolo e condurlo come giudice. Fu allora Abimelec, figlio di una concubina sichemita,  lesto ad approfittare dello stallo e a chiedere aiuto ai suoi compaesani per ordire una congiura contro i legittimi eredi.

Nei panni dell’ulivo, del fico e della vite ci sono personaggi che non possiamo identificare, ma che ci parlano di coloro che, per ragioni varie, si trovano al bivio del comando, inteso come governo. Tutti però fuggono la responsabilità comunitaria e preferiscono continuare a vivere nel proprio egoismo, vestendolo di un servizio a favore di qualcuno.

La conseguenza è che un rovo (o un pruno) si eleverà e si imporrà recando sicuramente danni nell’immediato e nel futuro. Il regno di Abimelec non durerà a lungo, perché dopo appena tre anni passerà in disgrazia, non essendo gradito da chi lo aveva sostenuto. Il continuo della storia dice Abimelec distruggerà Sichem e dopo troverà la morte per mano di una donna.


Tenebre e alba


Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. …
(tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico“)
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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore  della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Devotional - Gli alberi di Israele
Devotional – Gli alberi di Israele


 

Lettura della Bibbia


24 luglio         Salmi 126-127; 1Timoteo 5-6
25 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2
26 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4
27 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2
28 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1
29 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2
30 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il grano e la zizzania
XVI Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE PER LA XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura – Sapienza 12,13.16-19
Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo (Sal 85)
Tu sei buono, Signore, e perdoni.

II Lettura Romani 8,26-27
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Vangelo secondo Matteo 13,24-43
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)
Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)

Il Padrone della forza

Dio è buono e perdona, ci invita a ripetere il numero 85 (86) del ibro dei Salmi, riprendendo il concetto centrale della prima lettura della Liturgia della Parola di questa Domenica, tratta dal libro della Sapienza (apocrifo o deuterocanonico per alcune tradizioni cristiane).

E’ scritto infatti in questo libro:

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Egli è il Padrone della forza, Egli è Forte (Santo, Immortale, come recita la preghiera del Trisaghion) perchè Egli è il Padrone della Verità, Egli è la Verità (la Vita, la Via, secondo Giovanni 14).

Egli giudica con mitezza, e chi di noi si crede, si sforza di essere giusto è chiamato a fare altrettanto. Essere figli nel Figlio, essere immagine di Dio… Non è facile per noi, perchè a differenza del Figlio, noi figli viviamo comunque anche la dimensione del peccato.

Affidarsi allo Spirito

Perciò, ci dice, ci consiglia l’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (8:26-27) siamo invitati ad affidarci allo Spirito.

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Noi non possiamo giudicare i nostri fratelli, ma noi dobbiamo giudicare i nostri e gli altrui comportamenti alla luce del Vangelo di Verità. Giudicare quali di essi siano conformi alla Parola di Dio, e lodarli, e sforzarci di metterli in atto, giudicare quali di essi non siano conformi alla Parola di Dio, e metterli da parte, denunciarne l’errore, allontanarci dai fratelli e dalle sorelle che si ostinino a perseverare nell’errore (scuotete i vostri calzari… allontanatevi da quelle città…).

Noi non possiamo giudicare in ultimo chi sia grano e chi sia zizzania, Chi merita di essere raccolto e chi di essere bruciato.

Il grano e la zizzania - XVI Domenica del Tempo Ordinario
Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Notate le parole di Gesù secondo Matteo. Il nemico semina nel suo campo… il nemico semina della zizzania in mezzo al grano. Il campo di Dio è la Chiesa. La zizzania è anche dentro la Chiesa. Non è semplicemente nel deserto del mondo. Si maschera, si camuffa, si mischia anche al grano buono.

Non dobbiamo aver timore. Sarà il Signore a mietere, ad esaminare, a giudicare. Fuori e dentro la Chiesa. E la sorte di chi, pur conoscendo la Verità, l’avrà ignorata o disprezzata, si sarà nutrito dalle false verità del maligno, del nemico, sarà anche peggiore di chi la Verità, non per sua colpa, non l’ha mai conosciuta.

Sarà legato in fasci per essere bruciato dice Gesù per bocca di Matteo.

Che il Signore accresca la nostra fede, anche e soprattutto in questo Suo Santo Giorno, che siamo chiamati a santificare.

Amen. Alleluia.

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Sul tema del grano e della zizzania vi consiglio da leggere anche la meditazione del fratello pastore Elpidio Pezzella.

O anche una chiarissima omelia di Papa Paolo VI sullo stesso brano. 

La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo” (Gregorio Magno)

La Maddalena

(Om. 25, 1-2. 4-5; PL 76, 1189-1193)
Ardeva del desiderio di Cristo

 

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunge: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11).

In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati.

Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato.

Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22).

Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri.

La Maddalena, "Ardeva del desiderio di Cristo"
La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo”

Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità.

Così Davide che dice: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41, 3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico de Cantici: Io sono ferita d’amore (cfr. Ct 4, 9). E di nuovo dice: L’anima mia è venuta meno (cfr. Ct 5, 6).

«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20, 15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui.
«Gesù le disse: Maria!» (Gv 20, 16). Dopo che l’ha chiamata con l’appellativo generico del sesso senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.

Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.

(Ufficio delle Letture del giorno 22 luglio)

ORAZIONE

O Dio, onnipotente ed eterno, il cui Figlio ha voluto affidare a Maria Maddalena il primo annunzio della gioia pasquale, fa’ che per il suo esempio e la sua intercessione proclamiamo al mondo il Signore risorto, per contemplarlo accanto a te nella gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

Prendi il vento dello Spirito. Le meditazioni carismatiche di Fabio Bartoli… e di Luca!

Fabio Bartoli, parroco (ancora per poco…) a San Benedetto all’Ostiense, è un mio carissimo amico, e non solo quello. Ci siamo conosciuti quando il Signore ha ritenuto giusto che lo facessimo, ci siamo raccontati le nostre storie, di vita e di vocazione, ci siamo testimoniati il Cristo, l’uno con l’altro.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, finchè l’Eterno vorrà. Perchè ci stimiamo, ci vogliamo bene, e ci sentiamo uniti dal mistero che entrambi ci portiamo dentro.

Perchè abbiamo entrambi dentro il mistero dell’essere stati scelti entrambi dal Signore per un ministero che è il ministero presbiterale, il sacerdozio nella chiesa cattolica latina.

Ad un certo punto della mia vita, per i motivi di cui tanto ho scritto in questo blog, io ho lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale. Ma, dice la mia amatissima ed acutissima figlia, Sara, 12 anni, che “Babbo, tanto si vede che dentro sei ancora un prete! Leggi e preghi tanto, e hai la casa piena di Bibbie!”.

Ed anche la mia dolcissima e amatissima moglie, Antonella, mi dice spesso che si vede proprio che “certe cose ti mancano”, e che quando torno dalla messa o dal culto ho uno sguardo che dice tutto a proposito.

La teologia cattolica dice che il sacramento dell’Ordine, come il Battesimo e la Confermazione, incidono sulla persona che li riceve in modo permanente. E’ la cosiddetta teologia del “carattere”.

Sono doni dello Spirito così grandi e particolari che ti segnano dentro, che non si possono cancellare, in nessun modo, una volta ricevuti (al di là delle fantasie ridicole di chi si “sbattezza”).

Fabio ed io questo dono lo abbiamo in comune ed  è così grande da tenerci in comunione al di là delle distanze, degli impegni di famiglia, di lavoro, di servizio.

Così oggi ci siamo “scritti” dopo tanto tempo come se ci fossimo visti o sentiti il giorno prima; ma in effetti, nella preghiera, entrambi lo avevamo fatto, anche avendo scoperto di avere un’altra amicizia in comune.

Ho detto a Fabio che sono in fase di letture “bartoliane”. Scrive molto bene Fabio, ed ho in corso le letture di due suoi scritti.

Il primo è “Prendimi con te, corriamo! Il Cantico dei Cantici tra eros e mistica” (ottobre 2016, Editrice Ancora) ed il secondo, quello che ho attualmente nello zaino, è quello di cui parla il titolo: “Prendi il vento. Meditazioni carismatiche” (Editrice Ancora 2016 anche lui), la raccolta delle sue omelie e meditazioni nel corso del suo servizio come assistente ecclesiastico presso la Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

 

Credo non sia un caso che nell’ultimo periodo della mia vita mi sia tanto legato alla dimensione del vivere lo Spirito, del testimoniare lo Spirito, dell’annunciare i doni dello Spirito, oltre che con la quotidiana lettura spirituale della Scrittura, in particolare con la preghiera ripetuta dei Salmi (attraverso la Liturgia delle Ore ma non solo), anche attraverso due bellissimi legami, due bellissime amicizie, con Fabio appunto e con Elpidio Pezzella, fratello, amico, pastore, servitore di Dio nel movimento pentecostale.

Così oggi non mi sono sorpreso quando Fabio mi ha detto che è in uscita un suo libro sul profeta Giona, su cui pochissimo tempo fa ha scritto anche Elpidio… Scherzando ho detto a Fabio che sarebbe stato un piacere confrontare i due libri. Ma poi ho pensato anche a me, e mi sono detto: ma sarà un caso che i tuoi due fratelli ed amici, servi nel ministero come tu ti senti, scrivano entrambi sul “profeta riluttante” per eccellenza?

Sarà un messaggio, oltre che per loro, anche per te, anche per Luca? Certo che riluttante lo sono stato…

Prendo tempo, e aspetto di leggere anche il prossimo libro di Fabio… e intanto continuo a pregare lo Spirito! Che mi illumini ed illumini la mia famiglia, i miei cari, su tutte le scelte della vita!

Amen! Alleluia!

Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli
Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli

Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Devotional – Dio non si sbaglia
Settimana dal 17 al 23 luglio

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Isaia 55:8-9

Forse non ci piacerà, ma dobbiamo riconoscere che la maggior parte di noi si scoraggia immediatamente quando i progetti non sono soddisfatti e le preghiere paiono non trovare esaudimento. Altre volte lo scoraggiamento cala su noi quando delle nuvole oscure planano sopra di noi come nella malattia o nei periodi di problemi di difficile soluzione, soprattutto quando ciò accade senza preavviso alcuno.  Ecco allora che iniziamo a gemere e a lamentarci, identificando il colpevole nel Signore.

Se così fosse, dobbiamo imparare anche a riconoscere che Egli ha i suoi fini quando permette che determinate situazioni ci colgano. Egli è più saggio di noi, ci ama e vuole il nostro bene. Nel momento che ci volgiamo a Lui con fiducia lamenti e scoraggiamento spariscono.

Dio ci ama come ama il Suo figliolo

Giovanni scrive che “Dio ci ama come ama il Suo figliolo” (17:23).

Non permetterà nulla che non sia per il nostro bene. Non ci chiederà mai di trasportare un carico che non saremo in grado di portare.

Egli ci libera e quando non lo fa, lasciandoci nella difficoltà, ci parla e semplicemente ci dice: “La mia grazia ti basta” oppure “non temere io sono con te”.

«Il Signore infatti non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà» (Lamentazioni 3:31-32).

 

La storia dell’orologio

Siamo tendenzialmente predisposti ad attribuire ad altri le nostre mancanze, in cerca di un colpevole sempre esterno. Un racconto rabbinico potrebbe aiutarci a non cercare colpevoli dei nostri mali, perché potremmo fare scoperte impreviste.

Un giorno, un uomo andò a trovare un rabbino: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino: “È semplice. Andrai alla sinagoga il giorno in cui si leggono i Dieci Comandamenti, e al momento in cui si arriverà a ‘Tu non ruberai’, guarderai ciascuno dei presenti negli occhi. Quello che arrossirà sarà sicuramente il ladro”. Il giorno indicato l’uomo si recò alla sinagoga; poi tornò dal rabbino per dirgli del ritrovamento dell’orologio. Il rabbi si rallegrò pensando che il suo consiglio era stato utile. Ma l’uomo gli disse: “Non è andato come avevi detto. Mentre si leggeva il comandamento precedente ‘Tu non commetterai adulterio’, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora X …”.

Devotional - Dio non si sbaglia - Settimana dal 17 al 23 luglio
Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Lettura della Bibbia

17 luglio         Salmi 108-110; Colossesi 3-4

18 luglio         Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

19 luglio         Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

20 luglio         Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

21 luglio         Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

22 luglio         Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

23 luglio         Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

E non c’è nessun giorno e poi notte e poi di nuovo giorno per noi, se non lasciamo che la sola luce che ci illumini, nel breve momento della nostra vita sulla terra, in quello del buio della notte della morte terrena, nell’eternità, se non lasciamo che la sola luce che ci illumina sia la Parola Eterna di Dio!

Giorno del Signore è questo! - Icona del profeta Isaia
Giorno del Signore è questo! – Icona del profeta Isaia

LETTURE PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura Is 55,10-11
La pioggia fa germogliare la terra.
Salmo (Sal 64)
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
II Lettura Rm 8,18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Vangelo Mt 13,1-23
Il seminatore uscì a seminare.

Il legame tra le letture proposte per l’ascolto in questa domenica del Tempo Ordinario è il concetto del germoglio, del germogliare, nella vita nuova che si rivela ai figli di Dio.

Il testo di Isaia, la lettura dall’Antico Testamento è chiarissimo a riguardo. Anche questo è un testo da conoscere a memoria, da ripetere, ripetere e ripetere, da mandare a fondo prima nel cervello e poi nel cuore.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

La Parola che esce dalla bocca di Dio ha in sè tutto quanto serve alla Vita, non solo alla vita terrena, ma alla vita vera! Ha dentro di sè la possibilità di generare e di rigenerare. Come non lo sappiamo. Possiamo credere di saperlo… con le nostre scienze, con i nostri studi… Ma qualcosa comunque ci sfugge. Facciamo tutto come dovremmo, ma poi quel seme non genera, non nasce niente da quel seme. O la pioggia non scende, ed il seme si brucia. Ed invece di morire e rinascere, muore e si consuma come gettato nel fuoco.

E bene fa l’uomo, il salmista, a pregare. A pregare Dio che benedica i suoi germogli, che gli doni la pioggia ed il calore, che entrambi gli sono necessari… Perchè se la nostra vita fosse solo inverno, o soltanto estate, che vita sarebbe? Sarebbe morte in realtà.

Gesù nella parabola del seminatore riprende quanto detto in Isaia e lo amplia, ci fa capire che in Lui, in Gesù, venuto a seminare nelle nostre vite, venuto a portarci l’Acqua Viva, a spezzare il Pane Vivo del Suo Corpo, a versare il Vino nuovo del Suo Sangue (che pane e vino dipendono sempre dalla benevolenza di Dio prima di tutto, dalla pioggia e dal sole che hanno fatto crescere e maturare il grano e l’uva), tutto si compie. Che occorre lasciare che i semi del Vangelo che Egli getta senza posa e senza risparmio nella povera terra della nostra vita, crescano, maturino e, se questa è la Sua Volontà, muoiano anche, ciascuno al suo momento, che in realtà è il Suo.

La creazione geme, dice l’Apostolo Paolo, e noi gemiamo e speriamo con essa….

Noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Giorno del Signore! - Il seminatore, di Vincent Van Gogh
Giorno del Signore! – Il seminatore, di Vincent Van Gogh

La Verita su Dio e sull’uomo. Guarda il Crocifisso!

Nei Primi Vespri della XV Domenica del Tempo Ordinario, si prega con le parole della lettera di Paolo Apostolo ai Filippesi (2:6-11; Cristo Figlio di Dio).

Un testo che chi prega con la Liturgia delle Ore impara rapidamente a memoria…

Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, *
    non considerò un tesoro geloso 
        la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
    assumendo la condizione di servo *
    e divenendo simile agli uomini; 

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
    facendosi obbediente fino alla morte *
    e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
    e gli ha dato il nome
        che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
    nei cieli, sulla terra *
    e sotto terra;

e ogni lingua proclami 
        che Gesù Cristo è il Signore, *
    a gloria di Dio Padre.

Un testo che si impara a memoria, ma quanto entra nella nostra fede?

Perchè, riconosciamolo, il testo ci dice che Gesù è Vero Dio e ci interroga. Vuoi vedere come ti ama Dio, e quindi come tu devi amare Lui prima di tutto e poi il tuo fratello?

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami Dio!

 

Poi ci dice anche che Gesù è Vero Uomo. E quindi ci interroga? Vuoi vedere qual’è la Verità di su di te? La scopri se ti riconosci in quell’uomo che muore.

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami te stesso!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non muori a te stesso non risorgi!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami tua moglie, tuo marito, tua figlia, tuo figlio lasciandoti crocifiggere, in verità ti dico che non ami nessuno. Tantomeno Dio. 

La Verità su Dio e sull’uomo è quel Gesù Crocifisso e poi Risorto. Che non si può amare a metà. Non c’è Resurrezione senza Morte. E non c’è Vita se la Morte non fa parte dell’orizzonte delle cose che amiamo.

Come scriveva, in modo poetico, Francesco d’Assisi, se non amiamo sorella Morte, dalla quale nessun uomo vivente può scampare, allora vuol dire che amiamo di più i nostri peccati corporali, quali che siano, ognuno conosce i suoi. E allora la morte seconda sarà assai peggiore della prima.

Guarda il Crocifisso!
Guarda il Crocifisso!