La forza del silenzio di Robert Sarah – Note di lettura -1

La forza del silenzio – Prime note di lettura

La forza del silenzio - Copertina
La forza del silenzio – Copertina

Il prefattore, una garanzia

Un libro, questo del Cardinale Sarah, che mi aspettavo bello e prezioso. Non solo per quel poco che  conosco dell’autore, ma anche in virtù del prefattore dell’opera, che invece ho avuto modo di ben conoscere quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nei primi anni Novanta. Jospeh Ratzinger, Benedetto XVI, per il sottoscritto è una garanzia di primato della spiritualità, della serietà, dell’assoluta obbedienza alla Scrittura. Non è uno che scrive o firma prefazioni a cuor leggero.

Il libro, quello che viene prima

Il libro mi è piaciuto, non ho problemi a confessarlo, dalla copertina. Non è scritto la foto della grafica (di Rinaldo Maria Chiesa) di dove sia, ma raffigura un bellissimo paesaggio che sembra quello dei familiari panorami della Via Francigena, della Val D’Orcia o delle campagne toscane (e magari non mi sbaglio visto che l’editrice Cantagalli è di Siena).  Un paesaggio che già da solo dice silenzio, contemplazione, ammirazione del Creato e lode al Creatore a partire da questo.

Molto bella, oltre alla prefazione, anche l’introduzione che racconta dell’amicizia tra il Cardinale e fra Vincent, ridotto al silenzio della voce da una malattia, all’interno della Grande Certosa.

Belle anche le poco conosciute “Litanie dell’umiltà” (una versione la trovate qui) del Cardinal Rafael Merry Del Val (chi come me ha avuto a che fare con il quartiere di Trastevere ne riconoscerà almeno il nome come familiare).

Umiltà, preghiera, silenzio, obbedienza sono parenti strettissimi. Uno richiama l’altro.

La forza del silenzio - Il monaco e il cardinale
La forza del silenzio – Il monaco e il cardinale

 

Il libro, la prima nota

Il primo capitolo ha come titolo “Il silenzio contro il rumore del mondo”.

Riporto qui alcuni passi che ho sottolineato.

L’intero numero 56 per primo (a pagina 58 dell’opera):

Dobbiamo dedicare molto tempo a Dio, alla preghiera ed all’adorazione. Lasciamoci nutrire con abbondanza e senza posa dalla Parola di Dio.
Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La Parola di Dio, riafferma poco avanti l’autore, è aiuto fondamentale. Cristo è il fondamento della Chiesa e della Creazione. Essere cristiano è essere alla sequela di Cristo, in ascolto obbediente della Parola.

Perciò, dirà poco avanti, al numero 59 (pagina 59 dell’opera):

La lettura silenziosa e assidua della Bibbia è lo strumento migliore.
I Vangeli mettono l’uomo davanti a Cristo, alla Sua vita, ai Suoi sentimenti.

Di conseguenza nei numeri dal 61 al 63 fa notare come la Liturgia, in particolare le grandi feste liturgiche, andrebbero vissute come un momento mistagogico, ossia di introduzione al mistero, e di silenzio di fronte al mistero stesso. Contrappone, il Cardinal Sarah, l’atteggiamento orientale, che è prevalentemente di questo tipo, a quello occidentale, che è spesso “pieno di parole”, come se la preghiera fosse uno spiegare a Dio cosa non va nella nostra vita e perchè. Come se potessimo pretendere di dibattere con Dio su cosa sarebbe più giusto ed utile per la nostra vita. Mentre leggevo più volte mi è tornato in mente il libro di Giobbe. La ben nota differenza tra l’atteggiamento di Giobbe e dei suoi amici.

E le parole di Gesù sulle poche parole che occorre rivolgere al Padre che conosce già, meglio di noi, quello di cui abbiamo bisogno.

La forza del silenzio - Silentium
La forza del silenzio – Silentium

 

Crux, hostia et Virgo

Tornando un momento indietro, al numero 56:

Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La forza del silenzio - Hostia
La forza del silenzio – Hostia

Continua al numero 57 (pagina 58 del libro):

Non c’è niente di più piccolo, di più dolce e di più silenzioso che Cristo presente nell’ostia. Questo piccolo pezzo di pane incarna l’umiltà e il silenzio perfetto di Dio, la sua tenerezza e il suo maore per noi.

Se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre grandi realtà: la Croce, l’ostia e la Vergine – crux, hostia et Virgo. 

Ricordando ai fratelli ed amici riformati che mi leggono che chi scrive questo blog, crede nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino offerti e consacrati sull’altare, crede che siano vero Corpo e vero Sangue di Cristo, mi soffermo su queste che l’autore chiama tre grandi realtà.

Le tre grandi realtà

L’ostia, il Corpo di Cristo spezzato per noi, indica la virtù dell’obbedienza, nell’offrire tutto di noi stesso per il Cristo e per la Sua Parola. Indica la virtù della povertà nella semplicità assoluta del cibo, un cibo basilare, un cibo necessario, il primo cibo dei poveri, sia materiali che di spirito. Indica la virtù della castità nell’essere prima di tutto un qualcosa che ci è donato, poi un qualcosa che è distribuito a ciascuno di noi, di cuo ognuno è chiamato a fare tesoro ricordando: è di Dio, viene da Dio, non è nostro. Così siamo chiamati a fare con il nostro corpo umano, che non è nostro, è Tempio di Dio!

La Croce è per definizione obbedienza assoluta alla volontà di Dio. Non la mia ma la Tua volontà. E’ la poverta assoluta di Colui che non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio ma umiliò se stesso. E’ la castità di Colui che offre tutto, tutto di sè stesso, compresi gli affetti, le passioni, gli amori, per un progetto d’amore più grande. Anzi, per “il progetto” d’amore più grande.

La Vergine è anche essa modello di obbedienza assoluta alla Parola (Avvenga di me secondo la tua parola), modello di povertà, testimoniata da una vita che nei Vangeli rimane in buona parte nascosta, perchè Egli cresca nel cuore degli uomini e nello spirito del mondo (Fate tutto quello che vi dirà), modello di castità non solo e non soltanto nell’essere vergine corporalmente, quanto nell’essere casta da ogni tentazione mondana. Mai Maria cercò attenzione per sè stessa, mai cerò di primeggiare sugli altri. In verità, sappiamo dai Vangeli che l’unico posto dove primeggiò fu sotto la Croce del Figlio.

Tre misteri da contemplare in silenzio

Tre misteri, da contemplare, in silenzio.

Conclude idealmente questa mia prima traccia di lettura il numero 68 (a pagina 65):

Il silenzio è difficile, ma rende l’uomo capace di lasciarsi condurre da Dio. Dal silenzio nasce il silenzio. Mediante Dio, che è silenzoso, possiamo accedere al silenzio. E l’uomo non cessa di rimanere sorpreso dalla luce che ne sgorga. Il silenzio è la più importante delle opere umane, perchè esprime Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio; ci conduce verso Dio e gli altri per metterci umilmente e generosamente al loro servizio. 

La forza del silenzio - L'invito di Benedetto
La forza del silenzio – L’invito di Benedetto