Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo (Girolamo)

Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia»
di san Girolamo, sacerdote
(Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3)

Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.
Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.).

Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).

Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l’argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l’Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti.

Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull’etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l’intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume.

Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Lèggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Lèggilo, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12).

(Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano).

Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l’occorrenza.

I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L’angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).

I loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli (Giovanni della Croce)

“I loro angeli nel cielo vedono sempre
la faccia del Padre mio che è nei cieli”
(Matteo 18,10)

San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa  – Opuscoli e massime (N. 220-226) 

I loro angeli nel cielo vedono sempre  la faccia del Padre mio che è nei cieli
I loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli

Gli angeli sono nostri pastori; non solo portano a Dio i nostri messaggi, ma ci portano anche quelli di Dio. Nutrono l’anima di dolci ispirazioni e comunicazioni divine; come i pastori buoni, ci proteggono e ci difendono contro i lupi, cioé contro i demoni.
Con le loro segrete ispirazioni, gli angeli procurano all’anima una più alta conoscenza di Dio; l’infiammano così di fuoco più vivo per lui; arrivano persino a lasciarla ferita d’amore…

La luce di Dio illumina l’angelo, lo penetra del suo splendore e lo infiamma del suo amore, poiché l’angelo è puro spirito completamente disponibile a questa partecipazione divina, mentre di solito ella non illumina l’uomo che in modo oscuro, doloroso e penoso, poiché l’uomo è impuro e debole…

Quando l’uomo è diventato veramente spirituale e trasformato dall’amore divino che lo purifica, riceve l’unione e l’amorevole illuminazione di Dio con una soavità simile a quella degli angeli…

Ricordatevi quanto è vano, pericoloso e funesto rallegrarsi di qualcosa fuori che il servizio a Dio e considerate quale disgrazia capitò a quegli angeli che si rallegrarono e compiacquero nella loro bellezza e doni naturali, e per questo alcuni sono caduti, privati di ogni bellezza, in fondo all’abisso.

Venite, adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli!

Venite, adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli!

(Invitatorio all’Ufficio delle Letture del 29 settembre, festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele)

Venite, adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli!
Venite, adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli!

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)
L’appellativo «angelo» designa l’ufficio,
non la natura

È da sapere che il termine «angelo» denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.

Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.

A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato. Nella santa città del cielo, resa perfetta dalla piena conoscenza che scaturisce dalla visione di Dio onnipotente, gli angeli non hanno nomi particolari, che contraddistinguano le loro persone. Ma quando vengono a noi per qualche missione, prendono anche il nome dall’ufficio che esercitano.

Così Michele significa: Chi è come Dio?, Gabriele: Fortezza di Dio, e Raffaele: Medicina di Dio.

Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio, dicendo: Salirò in cielo (cfr. Is 14, 13-14), sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo, alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all’estremo supplizio. Orbene egli viene presentato in atto di combattere con l’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: «Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Ap 12, 7).

A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli veniva ad annunziare colui che si degnò di apparire nell’umiltà per debellare le potenze maligne dell’aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero.

Raffaele, come abbiamo detto, significa Medicina di Dio. Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. Fu giusto dunque che venisse chiamato «Medicina di Dio» colui che venne inviato a operare guarigioni.

In pascoli ubertosi pascolerò le mie pecore (Agostino)

In pascoli ubertosi pascolerò le mie pecore

Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo

(Disc. 46, 24-25. 27; CCL 41, 551-553)

 «Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti di Israele» (Ez 34, 13).

Per «monti di Israele» devono intendersi le pagine delle Sacre Scritture. Lì pascolate, se volete pascolare con sicurezza.

Tutto quello che ascolterete da quella fonte, gustatelo con piacere; tutto quello invece che è al di fuori, rigettatelo.

Per non andare errando nella nebbia, ascoltate la voce del pastore. Radunatevi sui monti delle Sacre Scritture. Ivi troverete le delizie del vostro cuore, ivi non c’è nulla di velenoso, nulla di dannoso: solo pascoli ubertosi. Venite solamente voi; pecore sane, venite; voi solo pascolate sui monti di Israele.

«E lungo i ruscelli e in ogni luogo abitato del paese» (Ez 34, 13 volg.).

Infatti dai monti, di cui abbiamo parlato, sono scaturiti i fiumi della predicazione evangelica quando per tutta la terra si è diffusa la loro voce (cfr. Sal 18, 5) ed ogni contrada della terra è diventata rigogliosa e fertile per pascervi le pecore.

«Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d’Israele: lì riposeranno in un buon ovile» (Ez 34, 14)

cioè dove possano trovare riposo, dove possano dire: Si sta bene. Dove possano riconoscere: È vero, è chiaro, non ci inganniamo. Troveranno riposo nella gloria di Dio, come in casa propria. «E dormiranno», cioè riposeranno, in grandi delizie.

«E avranno rigogliosi pascoli sui monti di Israele» (Ez 34, 14).

Ho già parlato di questi monti di Israele, monti floridi, verso i quali leviamo gli sguardi perché di là ci venga l’aiuto. Ma il nostro aiuto ci viene dal Signore, «che ha fatto il cielo e la terra» (Sal 123, 8).
Infatti perché la nostra speranza non si arrestasse ai monti floridi, dopo aver detto: «Pascolerò le mie pecore sui monti di Israele», soggiunse subito: «Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo» (Ez 34, 15).

Leva pure il tuo sguardo verso i monti, donde verrà il tuo aiuto, ma non dimenticare chi dice: «Io le condurrò al pascolo». Perché l’aiuto ti viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.

E conclude così:

E le pascolerò come è giusto, con giudizio (cfr. Ez 34, 16).

Considera come egli solo sappia pascolare il gregge, perché solo lui lo pascola come è giusto, con giudizio. Quale uomo infatti è in grado di giudicare un altro uomo? Il mondo è pieno di giudizi avventati. Colui del quale dovremmo disperare, ecco che all’improvviso si converte e diviene ottimo. Colui dal quale ci saremmo aspettati molto, ad un tratto si allontana dal bene e diventa pessimo. Né il nostro timore, né il nostro amore sono stabili e sicuri.

Che cosa sia oggi ciascun uomo, a stento lo sa lo stesso uomo. Tuttavia fino a un certo punto egli sa che cosa è oggi, ma non già quello che sarà domani.

Dio solo dunque pascola con giudizio, distribuendo a ciascuno il suo: a chi questo, a chi quello, secondo che gli è dovuto. Egli infatti sa quello che fa. Pascola con giudizio coloro che ha redento, lui che si è sottoposto a un giudizio umano. Dunque è lui solo che pascola con giudizio.

In pascoli ubertosi pascolerò le mie pecore (Agostino)
In pascoli ubertosi pascolerò le mie pecore (Agostino)

Il calendario delle festività ebraiche 5778 (2017-2018)


ROSH HA SHANA’ (21 e 22 settembre 2017; vigilia 20 settembre)
DIGIUNO DI GHEDALIA’ (24 settembre 2017)
YOM KIPPUR (30 settembre 2017; vigilia 29 settembre)
SUCCOT (dal 5 al 12 ottobre 2017)

HOSHAANA RABBA’ (11 ottobre 2017)
SHEMINI’ ATZERET (12 ottobre 2017)
SIMCHAT TORA’ (13 ottobre 2017)
CHANNUCCA’ (dal 13 al 20 dicembre 2017; vigilia 12 dicembre)
DIGIUNO DEL 10 DI TEVET (28 dicembre 2017)
ROSH HASHANA’ LAILANOT (TU BISHVAT) (31 gennaio 2018)
DIGIUNO DI ESTER (28 febbraio 2018)
PURIM (1 marzo 2018)
DIGIUNO DEI PRIMOGENITI (30 marzo 2018)
PESACH (dal 31 marzo al 7 aprile 2018; vigilia 30 marzo)
YOM HA SHOAH (12 aprile 2018)
YOM HA ZIKARON (18 aprile 2018)
YOM HA ATZMAUT (20 aprile 2018)
LAG BAOMER (3 maggio 2018)
SHAVUOTH (20 e 21 maggio 2018; vigilia 19 maggio)
DIGIUNO DEL 17 TAMUZ (1 luglio 2018)
TISH’ A’ BE AV (22 luglio 2018, vigilia 21 luglio)
ROSH CHODESH ELUL (11-12 agosto 2018)

Ce la possiamo fare! Il Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Ce la possiamo fare

Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: «Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo». Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi». Numeri 13:30-31

La storia dei dodici esploratori inviati da Mosè nella terra di Canaan ci rivela quanto sia alto il potere delle nostre parole nel bene e nel male. Dodici capi, condottieri, uomini coraggiosi ed esperti, furono selezionati in rappresentanza di tutte le tribù per preparare l’assalto finale.

Quello che i loro occhi videro confermava le parole del Signore: “una terra ove scorreva latte e miele”, a descrivere l’abbondanza e la fertilità di un territorio ove i grappoli d’uva erano talmente grandi da dover essere portati a spalla. Al rientro tutti confermarono le attese del popolo, ma dieci di loro aggiunsero al loro rapporto il dato inerente la presenza di un popolo di “giganti”.

Le loro parole insinuarono paura e sconcerto a cui poco poté la fiduciosa replica di Caleb. Purtroppo spesso perdiamo di vista che i nostri pensieri possono essere sassi o diamanti. La chiesa ha sempre bisogno di buoni pensatori, in grado di risolvere i problemi, con idee che infondano sempre la speranza che le cose possano migliorare. Non lasciamoci condizionare dal pensiero comune e seguiamo l’esempio di Caleb: “Possiamo riuscirci benissimo”.

Il proteus

La nostra vita ha ritmi scanditi da impegni e appuntamenti vari, un continuo rincorrere le lancette dell’orologio per constatare che il tempo non ci basta mai.

Il Creato intorno a noi suggerisce invece che la vita scorre ovunque e comunque. Ci sono luoghi dove nelle viscere della terra il tempo svanisce. Lì l’assenza della luce fa scorrere lentamente l’esistenza di piccole creature capaci di restare per dieci anni senza mangiare, mentre tutto il resto cresce al ritmo di un millimetro ogni 40 anni alimentato dalle infiltrazioni dell’acqua.

Posti nascosti alla mano violenta e feroce dell’uomo, scolpiti nelle buie cavità solo dalla sapiente mano del Creatore con il semplice scorrere di un corso d’acqua.

Ho visto con i miei occhi un posto del genere a Postumia (Slovenia), dove in cavità sotterranee vivono centinaia di creature, la più famosa è il proteus, un anfibio cieco. Davanti a simili meraviglie scopriamo la nostra piccolezza, e il nostro vano sforzo di costruire in altezza, mentre c’è vita anche nel profondo.

Ce la possiamo fare!
Ce la possiamo fare!

Lettura della Bibbia

25 settembre   Isaia 51-52; Luca 17-18

26 settembre   Isaia 53-54; Luca 19-20

27 settembre   Isaia 55-56; Luca 21-22

28 settembre   Isaia 57-58; Luca 23-24

29 settembre   Isaia 59-60; Giovanni 1-2

30 settembre   Isaia 61-62; Giovanni 3-4

01 ottobre       Isaia 63-64; Giovanni 5-6

 

Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie

Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie

Questo è quello che ha scritto Sara, mia figlia, in un compito con cui si è presentata alla direttrice della sua nuova scuola (1 media inferiore), rispondendo alla domanda di presentare chi era suo padre.

L’ho postato su Facebook ed ho strappato un rilassato sorriso a tanti miei conoscenti ed amici sui social. Anche io ho sorriso, assieme a mia moglie Antonella.

Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie
Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie

Mi ha dato anche da riflettere però. Ho pensato a quel mio amico conosciuto da poco, parroco ortodosso, che si definisce un prete sciancato, e che di professione fa l’impiegato anche lui, direttore amministrativo di una scuola… Non so quante Bibbie abbia a casa!

Io sono un impiegato che si occupa di turisti, di bagagli, di pellegrini, di social network e di formazione informatica, la propria e l’altrui.

Però è vero, ha ragione Sara, sono anche un prete; la mia ordinazione, 25 e passa anni fa, era valida e lo è tuttora. Sapevo quello che facevo il 16 maggio 1992, sapevo cosa ricevevo, mi affidavo completamente all’Eterno per il resto. Del resto ero un formatore del Seminario del Papa già quasi da due anni quando sono stato ordinato.

Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie
Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie

Ed è vero pure, che ho la casa piena di Bibbie! In tante lingue, di tante confessioni, antiche, nuove, da studio… Perchè amo da morire la Parola di Dio, da quando ero un bambino che andava a messa e al catechismo. Perchè la leggo ogni giorno da quando suor Anna Clara nel 1973 mi regalò quel piccolo evangelo dalla copertina rosa.

Ed anche ora che sono impiegato, la predico dal pulpito, la proclamo dal leggio o dall’ambone, la leggo e la canto mentre prego, me la ripeto a memoria mentre cammino.

Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie
Un impiegato prete con la casa piena di Bibbie

Insomma ora, oltre al prete sciancato, c’è pure il prete impiegato, con la casa piena di Bibbie.

E la domanda sorge spontanea?

Giovanni, prete sciancato, quante Bibbie hai a casa tua???

La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

Il testo di 1 Timoteo 6

3 Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, 4 costui è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, 5 i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno.

6 Certo, la pietà è un grande guadagno, congiunta però a moderazione! 7 Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. 8 Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. 

9 Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. 10 L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.

11 Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. 12 Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

La radice di tutti i mali: l'attaccamento al denaro
La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

La prima lettura del giorno

Oggi, come quasi tutti i giorni, ho svolto il ministero di lettore e di cantore (del versetto alleluiatico) alla Basilica del Sacro Cuore, a Via Marsala, dove ogni mattina alle 7, prima di lavorare, partecipo alla liturgia.

Ed ho proclamato questa prima lettura, dal testo che non ammette obiezioni o discussioni. L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali. È profondamente vero.

Tante, troppe persone si dannano l’anima per il denaro, si rovinano la vita per cercare questo o quel tipo di prosperità. Dicono: “Dio non mi ha dato nulla”. O dicono: “Cosa mai mi ha dato il Signore?”.

E non sanno bene cosa rispondere, di solito ammutoliscono, quando gli rispondi: la vita, la salute, l’amore, il lavoro, persone che ti vogliono bene, quando gli fai l’elenco dei tesori di cui godono tutti i giorni e di cui non sono più consapevoli, li danno per scontati, sono persino scontenti.

Ricordate Israele nel deserto, le sue continue lamentele? Alla fine siamo tanti Israele, siamo tanti uomini e donne dalla dura cervice, siamo ingrati verso chi, donandoci la vita, ci a donato tutto quello di cui godiamo su questa terra.

Perchè poi? Come dice Paolo a Timoteo, ma lo dice il Cristo, lo dicevano i Profeti, lo diceva Giobbe, non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla potremo portarne via.

«Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».

(Giobbe 1:21)

La prova – Lodi Mattutine del lunedì

LETTURA BREVE 

25 Oltre tutto ringraziamo il Signore Dio nostro che ci mette alla prova, come ha già fatto con i nostri padri. 26 Ricordatevi quanto ha fatto con Abramo, quali prove ha fatto passare ad Isacco e quanto è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando pascolava i greggi di Làbano suo zio materno. 27 Certo, come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per saggiare il loro cuore, così ora non vuol far vendetta di noi, ma è a fine di correzione che il Signore castiga coloro che gli stanno vicino».

(Giuditta 8:25-27)

Furono messi alla prova i nostri padri. Abramo, Isacco, Giacobbe. Furono provati tutti quelli che Dio amava.
Persino il Figlio fu tentato dal demonio nel deserto.

E noi chi siamo mai, per crederci immune da ogni tentazione?
Siamo e saremo tentati anche noi, ma come dice l’Apostolio, in ogni cosa siamo più che vincitori in Cristo Gesù.

35 Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 
36 Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 
38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

(Romani 8)

La prova - Lodi Mattutine del lunedì
La prova – Lodi Mattutine del lunedì

Non temere – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Non temere

Io sono il Dio d’Abraamo tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del mio servo Abraamo”.
Genesi 26:24

Come il padre Abraamo, Isacco si ritrova a fare i conti con una carestia che lo costringe a spostarsi e a recarsi a Gherar. A differenza del predecessore non scenderà fino in Egitto, perché Dio gli ordina di fermarsi là. Qui trova accoglienza da parte del re Abimelek, ma commette lo stesso errore del padre nascondendo che Rebecca era sua moglie.

Cambiano i personaggi, ma la storia e gli errori si ripetono. Nelle sue vicende si leva però la presenza costante dell’Eterno a rassicurarlo e a moltiplicare i suoi beni.

Di riflesso attorno a lui cresce la gelosia, aumentano gli ostacoli. Trova impedimenti, litigi fino al punto che è costretto a lasciare il paese. Allontanato dal re dei filistei, Isacco continua a sperimentare la cura del Suo Dio. Non ha difficoltà a trovare acqua per la sua gente e per le sue bestie. Chi pensava di essersi liberato di lui è costretto a riconoscere il suo essere “benedetto”.

Qualunque sia la difficoltà che stai attraversando, qualunque sia la carestia che ti è piombato addosso, non restare fermo, immobile. Passa all’azione e credi che Dio è con te e ti rassicura dicendoti “Non temere”.

Fame nel mondo

Secondo i dati della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, negli ultimi anni la carestia si è ripresentata in Etiopia, ove più di sette milioni di persone hanno urgente bisogno di cibo per evitare la morte per fame. Altri due milioni di persone sarebbero nelle stesse condizioni in Eritrea. Quasi la metà dei paesi africani, 23 dei 52, starebbero affrontando enormi difficoltà per mancanza di cibo. Il quadro è peggiorato dai più di 2 milioni di persone morte nell’ultimo decennio nella Corea del Nord a causa di scarsità di cibo determinata da una combinazione di inondazioni, siccità e cattive politiche governative. È facile ignorare la carestia quando questa riguarda l’altra faccia del pianeta o qualche angolo isolato e distante del globo.

Nuovo anno scolastico

In questi giorni si sono riaperti i cancelli delle scuole. Per gli insegnanti, il personale vario e tutti gli alunni che hanno ritrovato il loro impegno quotidiano si leva la nostra preghiera.

Non temere - Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Non temere – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

18 settembre   Isaia 37-38; Luca 3-4

19 settembre   Isaia 39-40; Luca 5-6

20 settembre   Isaia 41-42; Luca 7-8

21 settembre   Isaia 43-44; Luca 9-10

22 settembre   Isaia 45-46; Luca 11-12

23 settembre   Isaia 47-48; Luca 13-14

24 settembre   Isaia 49-50; Luca 15-16