La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto

La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto con il rosario cattolico

Deìpara Vergine gioisci,
colmata di grazia Maria
il Signore è con Te,
benedetta Tu fra le donne,
e benedetto il frutto del Tuo grembo,
perchè hai partorito
il Salvatore delle nostre anime. 

  1. Natività della Santa Madre di Dio
  2. Presentazione della Santa Madre di Dio al Tempio
  3. Annunciazione alla Santa Madre di Dio
    (rosario cattolico – primo mistero gaudioso – Annunciazione)
  4. Incontro della Santa Madre di Dio con Elisabetta
    (rosario cattolico – secondo mistero gaudioso – Visitazione)
  5. Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – terzo mistero gaudioso – Natività)
  6. Presentazione al Tempio del Nostro Signore e l’incontro col Giusto Simeone.
    (rosario cattolico- quarto mistero gaudioso – Presentazione)
  7. Fuga in Egitto della Sacra Famiglia
  8. Scomparsa del Bambino Gesù e dolore della Vergine
    (rosario cattolico – quinto mistero gaudioso – Gesù fra i Dottori)
  9. Miracolo di Cana di Galilea
    (rosario cattolico – primo mistero luminoso)
  10. Maria Addolorata ai piedi della Croce
    (rosario cattolico – quinto mistero doloroso – Crocifissione)
  11. Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – primo mistero glorioso – Resurrezione)
  12. Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – secondo mistero glorioso – Ascensione)
  13. Discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli
    (rosario cattolico – terzo mistero glorioso – Pentecoste)
  14. Dormizione della Madre di Dio
    (rosario cattolico – quarto mistero glorioso – Assunzione –Attenzione: non c’è perfetta coincidenza – vedi nota in fondo post)
  15. Santa Protezione della Madre di Dio sui cristiani
La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto

NOTA DI CONFRONTO TRA DORMIZIONE ED ASSUNZIONE

La Chiesa maturò presto l’intuizione secondo cui il corpo di Maria, prodigiosamente “consustanziale” a quello del Risorto, non era possibile che fosse rimasto prigioniero della morte. Così, al Dio fatto uomo corrisponde l’uomo deificato, e il primo essere umano presente, anima e corpo, nella gloria divina è la “Donna vestita di sole” di cui parla l’Apocalisse.

Maria si trova ormai al di là della morte e del giudizio, in quella luce che le Scritture chiamano “regno di Dio”; e tuttavia umana, infinitamente materna, ella rimane totalmente rivolta verso gli uomini, verso le loro sofferenze, verso il pellegrinaggio compiuto così spesso a tastoni dalla chiesa, e prima ancora dalla chiesa mistica che ingloba l’intera umanità e tutto quanto il cosmo. Nella grande spiritualità della chiesa antica, come pure in molte leggende popolari, Maria è colei che pronuncia sull’inferno – anche sul nostro inferno interiore – la preghiera per la salvezza universale.

I testi delle omelie orientali associano, a partire dal V secolo, la Dormizione di Maria – vale a dire una morte pacifica, in cui l’anima entra nella pace – e la sua Assunzione corporale – l’anima ricongiunta al corpo nell’unità della persona (come avverrà a ciascuno di noi), ormai elevata al cielo, letteralmente sollevata dallo slancio “risurrezionale” del Cristo –.

Parecchie leggende, ricche peraltro di significato, si sono sedimentate nelle più antiche liturgie. Mentre Maria viene avvisata della sua morte da un angelo, gli apostoli, dispersi lontano da lei, le sono miracolosamente trasportati accanto. Lei li consola, li benedice, prega per la pace del mondo, e muore. Essi la seppelliscono nel Getsemani. Dopo tre giorni, Maria appare loro mentre stanno celebrando l’eucarestia, e gli apostoli trovano la sua tomba vuota.

Celebrata originariamente in ricordo di una “stazione” (così si faceva la liturgia, di stazione in stazione) ubicata nei pressi di Betlemme e dove la Vergine si sarebbe riposata, l’Assunzione veniva festeggiata in Oriente come in Occidente nel mese di gennaio. La festa estesa all’impero bizantino intorno all’anno 600, giunse in Occidente quarant’anni più tardi, grazie a papa Teodoro I, il quale proveniva dal clero di Gerusalemme.

Nel 1950, Pio XII proclamò con tutte le solennità che si addicono ad un dogma che l’“immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste”. La chiesa ortodossa, che si prepara a questa festa con un digiuno di quindici giorni, non ha avvertito la necessità di un simile dogma; nessun ortodosso, infatti, contesta il mistero della dormizione-assunzione proclamato dai testi liturgici dell’ortodossia: “Ella è la Madre della vita, e colui che aveva abitato il suo seno verginale l’ha trasferita alla vita… Ogni figlio della terra trasalga nel suo spirito e celebri con gioia la venerabile assunzione della Madre di Dio”. Si aggiunga che in oriente la venerazione mariana è al tempo stesso onnipresente e assai discreta, quasi iniziatica, poiché dipendente non tanto dall’annuncio della risurrezione di Cristo, quanto dalla ricezione di tale annuncio.

La differenza tra l’oriente e l’occidente è che per il primo Maria doveva passare, in Cristo, attraverso una morte e resurrezione reali, mentre per il secondo il dogma dell’Immacolata Concezione rende dubbia la sua morte: su questo punto il dogma del 1950 non si pronuncia. Si tratta di una semplice disputa terminologica? Ciò che è in gioco sono due approcci parzialmente differenti al tema del “peccato originale” e della sua trasmissione? Oppure il problema è un altro?

In realtà, sia per l’oriente che per l’occidente, l’assunzione è un segno delle cose ultime. In Maria, “figlia del proprio Figlio”, dice Dante, ci è data un’anticipazione della glorificazione di tutto l’universo che avverrà alla fine dei tempi, quando Dio sarà “tutto in tutti”, “tutto in ogni cosa”.

Innalzata al cielo – a differenza di Cristo che si innalza da se stesso – Maria, dicono certi testi liturgici, è la nostra “Terra promessa”. La dormizione-assunzione anticipa la parusìa, e non è affatto un caso che nei grandi affreschi che impreziosiscono i muri esterni delle chiese monastiche moldave, il tronco di Iesse divenga un immenso, cosmico roveto ardente.

L’ assunzione anticipa e prepara il nostro comune destino. Nel corpo della Vergine, sepolto simbolicamente dagli apostoli (richiamo della pentecoste) nel Getsemani (richiamo della passione, unica fonte della nostra salvezza),  in quel corpo portato verso la luce originaria e terminale, tutto il creato è assunto dall’Increato, tutta la carne della terra diventa eucaristia. Come Giovanni Damasceno, allora, anche noi possiamo dire: “Rallegrati, germe divino della terra, giardino in cui fu posto l’Albero della vita!”

Da “Le feste cristiane” di Olivier Clément.

La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto