La festa della Protezione della Madre di Dio

La festa della Protezione della Madre di Dio

La festa della Protezione della Madre di Dio è celebrata secondo l’uso greco il giorno 28 ottobre (nell’uso russo il 6 novembre). Me lo ricorda il fratello Giovanni Festa, della Chiesa Ortodossa di Palermo.

La festa della Protezione della Madre di Dio
La festa della Protezione della Madre di Dio

La storia della festa

La festa della santa Protezione della Madre di Dio[1] è stata istituita in seguito ad una visione che ebbe il Nostro santo Padre Andrea, il Folle per Cristo[2] , un giorno in cui si celebrava una vigilia nella chiesa di Blacherne a Costantinopoli. Alle quattro della notte il santo immerso in preghiera alzò i suoi occhi verso il cielo e vide la Santa Madre di Dio stare al di sopra dell’assemblea e ricoprire i fedeli con il suo velo (maphorion). Andrea si assicurò della realtà della visione presso il suo discepolo che era stato anche lui reputato degno di contemplare questo spettacolo. Il santo si precipitò allora nel santuario, aprì il cofano che conteneva il prezioso velo della regina del mondo, e, inginocchiato avanti alle porte sante, lo stese sopra la folla. Il velo era così grande che ricopriva tutta la numerosa assemblea, ma restava sospeso in aria, sostenuto da una forza misteriosa. La Madre di Dio si sollevò allora in cielo, circondata da un forte lampo luminoso, e scomparve, lasciando al popolo cristiano il santo velo a garanzia della sua protezione benevolente. Questa protezione, la Madre di Dio la mostrò a più riprese a riguardo della città imperiale e, per analogia, verso tutta la Santa Chiesa di Cristo, la nuova Gerusalemme. È in effetti dappertutto ed in ogni momento, che la Sovrana del mondo stende misticamente il suo velo sui cristiani, facendo salire verso il suo Figlio e Signore le sue preghiere e le sue intercessioni per la salvezza del mondo. 

Note:

1) Questa festa è particolarmente solenne nella Chiesa slava. In Grecia, dopo il 1960, è stata spostata al 28 ottobre in memoria alla protezione accordata dalla Madre di Dio alle truppe greche che resistevano all’invasione nazista sul fronte albanese nel 1940.

2) Commemorato il 28 maggio. C’erano due principali santuari consacrati alla Madre di Dio a Costantinopoli: la chiesa di Blacherne che custodiva il Mamphorion e la chiesa di Chalcoprateia dove si veneravano le vesti e la cintura della Vergine (cf. 2 luglio).

(dal sito ortodossia.it)

Il significato dell’icona

L’icona miracolosa della Madre di Dio “Gioia di tutti gli afflitti” fu glorificata nel 1688 dopo l’intercessione e la miracolosa guarigione di Eufemia, sorella del patriarca Ioachim, nella Chiesa di Bolshaja Ordinka a Mosca: nel calendario liturgico ortodosso è festeggiata il 24 ottobre (6 novembre). Il 23 luglio (5 agosto) si commemora il miracolo occorso a S. Pietroburgo nel 1888 a 200 anni dal primo miracolo quando una copia dell’icona sopravvisse ad un incendio n una cappella e fu ritrovata con 12 centesimi lasciati in offerta attaccati sopra. Il 19 novembre (2 dicembre) si commemora una terza icona miracolosa dello stesso nome. Nel corso del XVIII secolo l’icona conosce molte varianti influenzate da più elementi iconografici cattolici. La caratteristica comune è l’immagine degli afflitti che rivolgono le loro preghiere verso la Madre di Dio, loro protettrice e patrona. Gli afflitti sono consolati dagli angeli mandati dalla Madre di Dio. L’icona oggetto della festa è tipicamente russa, senza precedenti greci o bizantini, e per questo diffusa solo nel mondo slavo. L’originale, dipinto probabilmente verso la fine del 1500, risale al periodo della diffusione delle cosiddette “icone di preghiera”, con illustrazioni dell’Akathistos o di altri testi liturgici: le composizioni si distinguono per la presenza di molte piccole figure che circondano il personaggio principale, nel nostro caso la figura della Madre di Dio. In questa icona russa, infatti, domina la Madre di Dio al centro, rappresentata a figura intera: talvolta regge su un braccio il Figlio (tipo prevalentemente moscovita); più spesso è sola (tipo pietroburghese), magari con in mano uno scettro e, talvolta, un globo terrestre. Le figure della Madre e del Bambino si trovano spesso dentro una ‘mandorla’, segno di gloria. Sui loro capi di solito vi è una corona; i colori della mandorla variano da una tonalità di rosso tendente all’arancione a un rosa. Le figure che attorniano la Vergine ricordano la sua instancabile azione soccorritrice: in basso e ai lati vi sono malati, affamati, minorati, sofferenti d’ogni categoria, spesso aiutati da Angeli, quali messaggeri della sua materna benevolenza. Talvolta vi sono, rette dai personaggi, anche diverse scritte che precisano i diversi tipi di “affitti” di cui la Vergine è “gioia”. Tra la folla sventurata si vedono Angeli che invitano alla preghiera e confortano gli afflitti. Talvolta si hanno, attorno alla figura di Maria, raffigurazioni di Santi. In quasi tutte le immagini, Dio Padre si affaccia dalle nubi con i segni della sovranità cosmica: il sole e la luna. Il potere taumaturgico di questa icona si è rivelato, secondo una insistente tradizione, dapprima a Mosca in favore della sorella dello stesso Patriarca della Chiesa russa, Efimia, nel 1688. Questa, da tempo sofferente per una malattia che sembrava mortale, mentre invocava ardentemente la Vergine, udì una voce che le prometteva la guarigione se avesse pregato davanti all’icona “Gioia di tutti gli afflitti”, che si trovava nella chiesa della Trasfigurazione, sulla strada Ordinka. Il miracolo accade mentre lì si svolgeva una funzione (moleben) in onore della Madonna e la malata veniva aspersa con acqua benedetta. Era il 24 ottobre, giorno che rimase poi come “festa” di questa icona. Attorno al 1711 lo zar Pietro il Grande fece portare l’icona da Mosca alla nuova capitale, Pietroburgo, dove fu venerata nella Cappella privata della famiglia imperiale. Le più complete edizioni del libro liturgico (meneon) di Ottobre hanno una ufficiatura propria in onore della Madre di Dio onorata, appunto, nell’icona “Gioia di tutti gli afflitti”. L’Inno è l’Akathistos destinato a celebrare insieme le due icone sopramenzionate. Il testo è anonimo, ma figura nei libri liturgici slavi. Si compone, come al solito, di tredici kondak e di dodici iki (plurale di ikos). I primi, più brevi, si chiudono con l’Alleluja ripreso in coro dai fedeli; gli ikoi, invece, sono più lunghi, contengono una serie di cheretismì (salutazioni) e terminano con un ritornello comune indirizzato ad ambedue le icone: “Rallegrati, Ricerca delle anime perdute e Gioia di tutti gli afflitti”. Il testo, che si ispira a molti inni mariani della Chiesa bizantina, contiene anche numerose espressioni e invocazioni che si ritrovano tali e quali in molte preghiere occidentali, a conferma che la Vergine Maria è Madre di tutti, Regina dell’Oriente e dell’Occidente, Ausilio dei Cristiani e Promotrice di unità. Proviene dalla chiesa di S. Nicola a Tolmaci di Mosca un icona nella galleria Tretiakov a Mosca copia dell’icona miracolosa della Madre di Dio “La gioia di tutti gli afflitti” che fu glorificata nel 1688 dopo l’intercessione e la miracolosa guarigione della sorella del patriarca Ioachim. L’icona fu scritta nella chiesa della Trasfigurazione (Preobrazhenskaja) dopo la ricostruzione nel 1685. Il destino dell’icona non è chiaro. Secondo una delle versioni, l’immagine fu portata a San Pietroburgo nel 1711 e a Mosca rimase solamente una copia. L’icona di Mosca e di San Pietroburgo sono molto diverse nella loro iconografia. Nel XVIII secolo l’iconografia della Madre di Dio “Gioia di tutti gli afflitti” conosce molte varianti influenzate da più elementi iconografici cattolici. La caratteristica comune di tutte le varianti è l’immagine degli afflitti che rivolgono le loro preghiere verso la Madre di Dio, loro protettrice e patrona. Nel centro della composizione c’è sempre la Santa Vergine coronata, spesso è posta sulla luna e nella mano sinistra tiene il Bambino coronato. L’immagine è circondata dalla luce, tutti segni presi dal libro dell’Apocalisse “una donna vestita nel sole con la luna sotto i suoi piedi.” (Ap. 12:1). A volte il popolo che invoca la Madre di Dio è diviso in sei gruppi: glistaretz, gli ignudi, i malati, gli afflitti, gli affamati e i pellegrini; tutti sono consolati dagli angeli mandati dalla Madre di Dio. Questa immagine rappresenta direttamente il testo del tropario scritto sul rotolo nella parte bassa della composizione. L’icona dalla galleria Tretjakov è una delle copie più antiche di questo tipo. L’immagine raffigura la Madre di Dio al centro di un’aura a forma di mandorla, in piedi sopra una nuvola. La Madre di Dio regge il Cristo infante, benedicente, ed è circondata da schiere di persone sofferenti e di angeli. Gli afflitti reggono rotoli su cui sono scritte le suppliche da loro dirette alla Madre di Dio: “Santissima Signora, Madre di Dio, superiore agli Angeli e agli Arcangeli, più onorabile di tutte le creature, tu sei l’aiuto di chi è ferito, la speranza di chi è debole, l’intercessione di chi è povero, la consolazione di chi è triste, la nutrice di chi ha fame, colei che veste chi è nudo, la guaritrice di chi è ammalato, la salvezza dei peccatori, l’aiuto e la difesa di tutti i cristiani!”. Sotto alla nuvola, è scritta questa invocazione: “O Madre glorificata, portatrice del Verbo Santissimo, accetta ciò che ti offriamo, liberaci da ogni attacco malvagio, e libera dalle tribolazioni tutti coloro che gridano a te”. Dipinta sopra la Madre di Dio, si trova la Trinità, in un’aura luminosa. Alla destra Dio Padre, alla sinistra Dio il Figlio, e tra loro una colomba, simboleggiante lo Spirito Santo. Sopra ai sofferenti è dipinta una schiera di Santi, che possono variare a seconda del committente l’icona. Nel caso dell’icona qui raffigurata vediamo da sinistra S. Gregorio della Decapoli, S. Teodoro Vescovo, San Sergio di Radonez e San Valaam taumaturgo.

(dal sito Icona immagine di Dio)

La festa della Protezione della Madre di Dio
La festa della Protezione della Madre di Dio