L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

Cos’è una Anafora?

Recita l’Enciclopedia Treccani:

ANAFORA (gr. ἀναϕορά, da ἀναϕέρειν “offrire sollevando in alto l’offerta”). – Nel linguaggio ecclesiastico delle chiese orientali, anafora venne a significare la parte centrale della Messa, dal Prefazio alla Comunione e al rendimento di grazie, corrispondente perciò esattamente al Canone della liturgia romana. Nelle varie liturgie orientali si trova un largo numero di anafore (se ne conoscono più di un centinaio), mentre nella liturgia occidentale oltre al Canone romano non si è conservata memoria che di un Canone gallicano, di uno mozarabico, di uno ambrosiano e forse di uno ravennate. Gli elementi caratteristici dell’anafora, cioè il Prefazio, ossia preghiera eucaristica sulle oblazioni, il racconto dell’ultima Cena, le invocazioni, il Pater noster, la fractio panis e la Comunione col finale rendimento di grazie, si trovano ugualmente in tutte le anafore e costituiscono il fondo comune e primitivo della celebrazione eucaristica. Essi risalgono senza dubbio ai primi secoli dello svolgimento liturgico. La differenza tra le varie anafore è quindi semplicemente differenza di forme e di ordine nelle preghiere, ma non di sostanza. (…)

Perchè tante Anafore?

La molteplicità delle anafore nelle liturgie orientali si spiega col fatto della molteplicità di chiese e di sette in cui venne a dividersi il cristianesimo orientale, mentre in Occidente la divisione dei riti si ridusse a sei o sette circoscrizioni ecclesiastiche, in cui, per di più, il Canone romano esercitò prima o dopo una notevole influenza. Ma d’altra parte, come osserva acutamente il Cabrol, questa differenza è più apparente che reale, poiché anche in Occidente abbiamo in fondo una larga messe di anafore. Nelle chiese orientali un’anafora formava un insieme di preghiere e di formule fisse ed immutabili da usarsi tale qual’era senza alterazioni o sostituzioni; quando perciò se ne sentiva il bisogno per commemorazioni o festività speciali si componevano nuove anafore sullo stesso tipo ma con preghiere ed invocazioni diverse nella fraseologia, da usarsi per tali occasioni. In occidente invece si vennero a distinguere nel Canone due parti: una fissa ed invariabile, l’altra variabile. E così si composero centinaia di Prefazî, e di preghiere (Communicantes, Quam oblationem, Communio e Post-communio) adatte a tutte le occasioni e festività. Soltanta col prevalere della liturgia romana in tutto l’Occidente e con la riforma del Messale condotta a termine dopo il concilio di Trento, il numero delle sostituzioni fu ridotto e si stabilirono delle regole generali su questo punto.

Chi era Giacomo?

Giacomo il Giusto è stato il capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù. Gli è attribuita la paternità della Lettera di Giacomo del Nuovo Testamento.

Secondo Girolamo era il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro.

L’esegesi attuale quasi unanimemente lo distingue da entrambi gli apostoli di nome Giacomo (Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore), rispetto ai quali è identificato attraverso vari epiteti: Giacomo il fratello del Signore da Paolo (Galati 1:19), Giacomo il Giusto da Egesippo e altri, Giacomo di Gerusalemme, Giacomo Adelphotheos e in altri modi ancora.

Le informazioni sulla sua vita sono scarse e ambigue; oltre ad una manciata di riferimenti nei vangeli (Mc 6:3-4; Mt 13:55-56), le fonti principali della sua vita sono gli Atti degli apostoli (At 12:17; 15:13; 21:18), le lettere di Paolo (Gal1:19; 2:9), le Antichità giudaiche e san Girolamo (il quale cita la definizione di Egesippo).

Ricordiamo Giacomo

Per la Chiesa ortodossa, che ha sempre distinto Giacomo il Giusto, primo vescovo di Gerusalemme, da qualsiasi altro Giacomo citato nei Vangeli, il giorno della sua festa è il 23 ottobre e il 26 dicembre.

La tradizione della Chiesa occidentale, sulla scorta della testimonianza di Eusebio di Cesarea, tende a identificare Giacomo il Giusto con l’apostolo Giacomo il Minore, che viene celebrato il 3 maggio; tuttavia, molti esegeti, anche cattolici, hanno reso questa identità sempre più problematica.

L'anafora di San Giacomo fratello del Signore
L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

ς το Κυρίου μαθητής, νεδέξω Δίκαιε τ Εαγγέλιον,
ς Μάρτυς χεις τ παράτρεπτον, τν παρρησίαν
ς δελφόθεος, τ πρεσβεύειν ς εράρχης·
Πρέσβευε Χριστ
 τ Θε, σωθναι τς ψυχς μν.

Come discepolo del Signore tu hai accolto o giusto il Vangelo;
come martire possiedi l’immutabile saldezza, la franchezza,
come fratello di Dio, l’intercessione come pontefice.
Intercedi presso Dio per la salvezza delle anime nostre.

La presentazione e la storia dell’Anafora di Giacomo

Il testo dell’Anafora di Giacomo in lingua italiana

Il testo dell’Anafora di Giacomo in lingua inglese

C’è grande confusione sotto il cielo

C’è grande confusione sotto il cielo

Le semplificazioni

C’è grande confusione sotto il cielo, pensavo oggi leggendo su un giornale online le dichiarazioni di un vescovo cattolico su Lutero “ispirato dallo Spirito Santo come la Riforma”, ma anche le repliche di alcuni commentatori, sempre cattolici, che non la pensano come quel vescovo e replicano con argomentazioni che, o rasentano le ingiurie più complete, oppure semplificano la fede dei credenti riformati nello stesso modo con cui, al contrario, molti credenti riformati semplificano ed appiattiscono le posizioni cattoliche.

Quelli senza dogma, questi senza opere, quelli con poca Parola, quegli altri senza tradizione ecclesiastica.

La confusione aumenta

C’è grande confusione sotto il cielo, e questa aumenta visto il clima culturale in cui viviamo, che vorrebbe tutto uniformare, tutto appiattire, tutto rendere uguale…

A partire dai sessi, dai due generi con cui ci ha creato Nostro Signore (“facciamoli diventare 53 o 56, così non ci si capisce più nulla…”), per passare al matrimonio (da un uomo e una donna, come natura vuole, a due uomini, due donne, tre più uno, uno più uno e mezzo, trans, trins, trick e track, poliamori e poligamia: stesso obiettivo).

Tutti appiattiti, perchè così alcuni possono meglio sfruttare gli altri.

Checchè ne credano buonisti e libertari, il peccato dell’uomo è sempre lo stesso,l’orgoglio di credersi Dio e di poter sfruttare a piacimento il fratello, di poterne, se serve, annientare la vita, rifutandosi poi di renderne conto al proprio Unico Signore.

Repliche ancora più confuse

Ritornando all’ambito ecclesiale, di qualsiasi confessione, così oggi ci ritroviamo, contrapposti a quelli per cui “è tutto uguale, basta essere buoni!”, con reazionari di tutte le risme, che parlano, da una parte di “vomito cattolico” e dall’altro di “sterco protestante”.

Ho chiuso di recente i rapporti sui social con due persone che si sono espresse in tal modo nei riguardi di fratelli in Cristo. Fratelli in Cristo secondo me, ovviamente; secondo uno di loro “quegli altri” neppure erano figli di Dio. Ce ne vuole di pazienza sui social…

Omelie confusissime, come certi sermoni

Riporto qui di seguito l’intervento sui social di una mia conoscente, uscita, diciamo così, perplessa dalla messa…

“Visto che oggi è la giornata mondiale delle missioni, il parroco, durante l’omelia, ha pensato bene di beatificare Gino Strada. Perchè, se è noto come si sia speso per cause umanitarie, sono meno noti i trascorsi politici che aiuterebbero a tirare le fila. E infatti, il parroco, proprio perchè carico di buone intenzioni filo-sinistroidi, ha saputo mantenere la lucidità necessaria per nascondere la verità e fermarsi ad un passo dal dire le cose come stanno, perchè ” non è mai bene indagare oltre, cadrebbe la struttura del discorso e quello che voglio farvi capire,…” ah si eh?
La beatificazione di Strada è stata strategicamente funzionale ad introdurre, per contrasto, la figura di Salvini, definito ” delinquente”, insieme a tutti quelli della Lega e i veneti in generale, per non tralasciare che chi lavora in proprio è necessariamente un ladro imbroglione; ma il bello è stato quando ha dato la colpa a Trump se il coreano segue sogni impazziti…. Non contento di ciò , e non soddisfatto dell’assenza di extracomunitari in chiesa, ha accusato i presenti di essere razzisti. 
Dopodichè, io sono uscita. ( e poco male se oggi si parlava proprio di dare a Cesare quel che è di Cesare….)”

Punti fermi da mantenere: Parola, Liturgia, Maria

La Parola di Dio è la sola ed unica guida per la vita dell’uomo.
Dio è Dio e viene sempre e comunque prima di Cesare.
Di Cesare e di gente che si crede Cesare è pieno il mondo, e le chiese non fanno certo eccezione, anche se dovrebbero.

Il servizio a Dio, la liturgia, è il primo dovere dell’uomo. La Liturgia è Divina perchè è l’unico modo che l’uomo ha di avvicinarsi a Dio, di riconciliarsi con l’immagine di Dio che ha dentro. Proponendosi di fronte a Lui come quel servo inutile, quel servo senza pretese che egli è nella realtà.

Maria Vergine non è grande perchè la chiamiamo Regina, o Assunta o Tuttasanta. Maria Vergine è grande perchè è Madre di Dio, perchè è la Prima tra i credenti, perchè ha creduto contro tutto e contro tutti, perchè è rimasta in piedi con il suo dolore sotto la Croce. Ha partorito Dio nella carne, perchè lo Spirito Santo l’ha resa capace di generarlo in lei con tutta se stessa.

C'è grande confusione sotto il cielo. Torniamo ai punti fermi. Il Verbo di Dio in braccio alla Vergine di Kazan
C’è grande confusione sotto il cielo. Torniamo ai punti fermi. Il Verbo di Dio in braccio alla Vergine di Kazan

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».
Genesi 3:10

L’uomo nudo nel corpo

Una scena particolare è delineata nelle prime pagine bibliche. Sul far della sera l’Eterno Dio scende nel giardino dell’Eden alla ricerca della sua creatura. Siamo però nel momento successivo alla trasgressione dell’ordine ricevuto di non mangiare il frutto di un albero in particolare. Adamo non riesce a far altro che nascondersi. Come poteva pensare di rendersi invisibile all’occhio di Colui che tutto vede. Presto scoperto, cerca allora di giustificarsi e lo fa additando come ragione il suo esteriore “nudo”. Ma lo era da sempre.

Il cuore messo a nudo

Cosa è cambiato nel cuore e nella mente dell’uomo? La tentazione e la caduta lo hanno spogliato della dignità di uomo, di creatura, di governante sulla creazione. Perduta la veste originaria, unica capace di ornare e vestire senza coprire, si copre nascondendosi. Questa la condizione di chi dice: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sa invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo come la chiesa di Laodicea (Apocalisse 3:17). Stupisce l’agire divino che si preoccupa di vestire le sue creature. Come il padre amorevole del figliol prodigo (Luca 15:22), Egli resta pronto ad accogliere, vestire e rivestire chi in qualche modo è stato spogliato. Non nasconderti più, ma se odi la Sua voce che ti cerca esci.

Preparandoci ad Halloween senza dimenticare la storia

Con il passare degli anni si abbassa il nostro livello di guardia su quanto “festosamente” viene a minare i nostri principi di fede. Ecco che per giustificare la festa di Halloween si fa leva sulle esigenze dei bambini, supportati anche dall’orientamento della pedagogia infantile che sottolinea l’importanza di vivere il travestimento.

C’è però da interrogarsi se sia giusto soddisfare queste esigenze in una giornata nella quale è chiaramente dichiarata la volontà di celebrare le tenebre, i fantasmi e gli spiriti maligni!

Non restiamo a guardare!

Non ritengo che dobbiamo restare a guardare, e in taluni casi anche a subire nel silenzio. Il credente non tema di affermare che certe pratiche sono dichiaratamente contro la volontà di Dio.

L’esortazione paolina è di custodire la fede che ci è stata insegnata e tramandata, nella Sua purezza. Se proprio si vuole far festa, facciamola invocando il Suo nome: è in Lui che ci rallegriamo perché ci ha donato la vita!

Nota storica

Il 27 ottobre 1553 Michele Serveto finisce al rogo su volere di Giovanni Calvino. Il suo caso riecheggiò in tutta Europa, segnando l’inizio dell’idea moderna di tolleranza religiosa. Commentandone la morte, Sebastiano Castellione scrisse: “Uccidere un uomo non significa difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo”. Il 28 ottobre 312 a Ponte Milvio cambia la storia dei cristiani con la vittoria di Costantino su Massenzio.

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella
Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

23 ottobre Geremia 41-42; Atti 28; Romani 1
24 ottobre Geremia 43-44; Romani 2-3
25 ottobre Geremia 45-46; Romani 4-5
26 ottobre Geremia 47-48; Romani 6-7
27 ottobre Geremia 49-50; Romani 8-9
28 ottobre Geremia 51-52; Romani 10-11
29 ottobre Lamentazioni 1-2; Romani 12-13

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA – LETTURA BREVE

Romani 11:33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

Il Vespro è la preghiera  del tramonto e, assieme alle Lodi del Mattino, è una delle ore principali che la tradizione liturgica antica dedica alla preghiera al Signore. Prima era detto anche Lucernarium.

E’ una delle ore principali della giornata perchè il tempo è il dono principale che l’Eterno ci fa e continua a farci in ogni istante, anche ora. Senza che Egli mi rinnovi questo dono io non sarei qui a battere su questi tasti.

E’ una delle principali ore della giornata perchè si recita al tramonto, come le Lodi all’alba. Al calare ed al rialzarsi del sole quindi. Di quella che è detta la luce maggiore, quella che, per volere dell’Eterno, permette che ci sia vita sul pianeta Terra.

Il sole della nostra vita però, quello vero, è la Parola di Dio. La Parola di Dio è la nostra luce, è quella che illumina i nostri passi, le nostre scelte, le nostre decisioni. La Parola di Dio è il nostro calore, è quella che riscalda i nostri cuori, tiene in caldo le nostre mani ed i nostri piedi, li fa muovere, stringersi una all’altra, azzardare un primo passo e poi subito un altro.

La lettura di questo Vespro, detto Primo perchè dà inizio al primo ed all’ultimo dei giorni, al giorno ottavo di cui cantiamo negli inni, perchè dà inizio alla Domenica, al Giorno del Signore, riassume il principio che i cristiani chiamano del Soli Deo gloria.

Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose.
A lui la gloria nei secoli. Amen.

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica
Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera (Primo Vespro della Domenica)

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

SALMO 140, 1-9 Preghiera nel pericolo
E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; *
    ascolta la mia voce quando t’invoco.
Come incenso salga a te la mia preghiera, *
    le mie mani alzate come sacrificio della sera.

Poni, Signore, una custodia alla mia bocca, *
    sorveglia la porta delle mie labbra.

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male †
    e compia azioni inique con i peccatori: *
    che io non gusti i loro cibi deliziosi.

Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, †
    ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo; *
    tra le loro malvagità continui la mia preghiera.

Dalla rupe furono gettati i loro capi, *
    che da me avevano udito dolci parole.

Come si fende e si apre la terra, *
    le loro ossa furono disperse
        alla bocca degli inferi.

A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; *
    in te mi rifugio, proteggi la mia vita.
Preservami dal laccio che mi tendono, *
    dagli agguati dei malfattori.

Gloria al Padre e al Figlio *
    e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
    nei secoli dei secoli. Amen.

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.
Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.

Suggestioni dall’Ufficio

Suggestioni dall’Ufficio… delle Letture

Venerdì della XXVIII settimana

Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento, *
    ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole, *
    rievocherò gli arcani dei tempi antichi.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto †
    e i nostri padri ci hanno raccontato, *
    non lo terremo nascosto ai loro figli;

diremo alla generazione futura †
    le lodi del Signore, la sua potenza *
    e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha stabilito una testimonianza in Giacobbe, *
    ha posto una legge in Israele:

ha comandato ai nostri padri
    di farle conoscere ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
    i figli che nasceranno.

Anch’essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
    perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio, *
    ma osservino i suoi comandi.

Non siano come i loro padri, *
    generazione ribelle e ostinata,
generazione dal cuore incostante *
    e dallo spirito infedele a Dio.

(Dal Salmo 77)

Domandiamoci: noi abbiamo figli, figlie? Sentiamo come nostro personale dovere quello della trasmissione della fede. O ci limitiamo a delegarlo ad altri, alla chiesa, alla parrocchia, alla scuola confessionale, al catechismo, alla scuola domenicale?
E che fede trasmettiamo loro? Un sentimento generico o piuttosto essi vedono il nostro filiale abbondono, la nostra piena fiducia alla e nella Parola di Dio?
Parliamo loro in parabole, ovvero in modo comprensibile, o ci esprimiamo con arcani… forse nemmeno a noi è chiarlo il perchè abbiamo fede, se l’abbiamo?

Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov’è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti, che disprezzate il mio nome. Voi domandate: «Come abbiamo disprezzato il tuo nome?». Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: «Come ti abbiamo contaminato?». Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti.

(dal libro del profeta Malachia, capitoli 1 e 2)

Cosa offriamo al Signore? il nostro tempo migliore, o i rimasugli delle nostre giornate? Che tempo diamo alla preghiera, alla meditazione della Parola di Dio? Gli doniamo un animale zoppo e malato, o le nostre cose più preziose?

RESPONSORIO Cfr. Mal 2, 5. 6; Sal 109, 4

℞ L’alleanza con il mio sacerdote era di vita e di pace; alleanza di timore, ed egli mi temette. * Un insegnamento fedele era sulla sua bocca, né c’era falsità sulle sue labbra.
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek.
℞ Un insegnamento fedele era sulla sua bocca, né c’era falsità sulle sue labbra.

Il vero sacrificio consiste in ogni azione con cui miriamo a unirci con Dio in un santo rapporto, rivolgendoci a quel sommo Bene che ci può rendere veramente beati. Perciò anche le stesse opere di misericordia, con cui si viene in soccorso dell’uomo, se non si fanno per Dio, non possono dirsi vero sacrificio. Infatti, benché il sacrificio venga compiuto e offerto dall’uomo, tuttavia è cosa divina, tanto che gli antichi latini l’hanno designato anche con quest’ultimo nome. Perciò un uomo consacrato a Dio e votato a lui, in quanto muore al mondo per vivere a Dio, è un sacrificio. È anche un’opera di misericordia che ciascuno fa verso se stesso, come sta scritto: «Abbi misericordia della tua anima, rendendoti gradito a Dio» (Sir 30, 24 volg.).

(Dal Libro X della Città di Dio di Agostino)

Le opere di misericordia, quando le facciamo che motivazione hanno? Deve essere unica, ci ripete Agostino. Dare gloria a Dio ed a lui solo, della misericordia che ha operato con noi.
Nessuna altra motivazione è valida, non la generica bontà d’animo, il volersi sentire buono, il voler bene apparire agli occhi degli altri. Questo in particolare non serve a nulla. Dio vede la putritudine che c’è nel nostro cuore. A Dio nulla è nascosto delle più intime motivazioni delle nostre azioni. Ma non dobbiamo aver timore. Egli è il Giusto Giudice ma è ancora Misericordioso nell’intimo delle Sue viscere.

Non dobbiamo aver paura, ma dobbiamo temerlo con tutto il cuore, ed amarlo di conseguenza.

Amen. Alleluia!

 

ORAZIONE

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Benediciamo il Signore.
 Rendiamo grazie a Dio.

 

Suggestioni dall'Ufficio... delle Letture
Suggestioni dall’Ufficio… delle Letture

Lodi Mattutine del venerdì, XXVIII settimana

Lodi Mattutine del venerdì, XXVIII settimana

LETTURA BREVE Galati 2, 20

Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

RESPONSORIO BREVE

℞ Invocherò l’Altissimo: * da lui ogni mio bene.
Invocherò l’Altissimo: da lui ogni mio bene.
℣ Dal cielo manderà la sua salvezza:
da lui ogni mio bene.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Invocherò l’Altissimo: da lui ogni mio bene.

INVOCAZIONE

Invochiamo la provvidenza del Padre, che veglia su coloro che ha creati e redenti per mezzo del suo Figlio e diciamo:
Conferma ciò che hai operato in noi, Signore.

Dio di misericordia, guidaci sulla via della santità,
 perché cerchiamo sempre ciò che è vero, buono e giusto.

Non abbandonarci, o Dio, per il tuo grande amore,
 non dimenticare la tua alleanza.

Accogli l’offerta del nostro cuore contrito e umiliato,
 fa’ che non siano confusi quelli che si affidano a te.

Tu che ci hai resi partecipi della missione profetica del Cristo,
 fa’ che annunziamo con le parole e le opere le meraviglie del tuo amore.

ORAZIONE

Concedi al tuo popolo, o Dio, l’abbondanza dei tuoi doni, perché sia sempre fedele agli impegni del suo battesimo, e viva nella prosperità e nella pace in attesa della gioia eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna.
 Amen.

Icona della Crocifissione - XIII secolo
Icona della Crocifissione – XIII secolo

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Dice il sublime Girolamo:

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà: amala ed essa ti custodirà, onorala, ed essa ti abbraccerà. [Pr 4:6.8]
Appendi questi gioielli ai tuoi orecchi e al tuo petto

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà
Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Preghiera del Cristiano nella tradizione latina pre-scisma per iniziare la Lettura della Sacra Bibbia

Il fedele si inginocchia, si segna, poi bacia la Croce domestica ( se non è in luogo con croce, bacia la croce che porta al collo ) e si alza, dicendo tre volte:

Signore non abbandonarmi, O Dio vieni presto in aiuto.

Ad ogni invocazione si effettua una prostrazione dinnanzi alla Croce, o all’angolo delle icone.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era in principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei Cieli; sia santificato il Tuo nome; venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane essenziale , e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal maligno.
Poiché tuo è il Regno e la potenza e la gloria, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Rivolti poi verso la Croce, si dice:

La Santa Croce è il mio rifugio, la mia salvezza sicura, la Croce del Salvatore è con me. Dinnanzi a Te, o Croce Santissima, io mi inchino.

Si china il capo dinnanzi alla croce, e poi si esclama:

O Signore, ascolta la mia preghiera. Alle tue orecchie giunga il mio grido.

Poi segnandosi alla fronte, alle labbra e al cuore si prende la Bibbia dicendo:

– rivolti ad est: Matteo e Isaia, intercedete per me.
– rivolti a sud: Marco e Geremia, intercedete per me.
– rivolti a ovest: Luca ed Ezechiele, intercedete per me.
– rivolti a nord: Giovanni e Daniele, intercedete per me.

Poi, verso le icone:

Signore Santo, Dio onnipotente ed eterno, abbi pietà di me peccatore e permetti a me indegno di leggere con spirito di discernimento le Scritture da Te ispirate, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Adesso si può leggere. Alla conclusione, ci si segna dicendo:

Gloria a Te, o Cristo.

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

(Memoria di Ignazio di Antiochia, martire)

Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio.

Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore.

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!
Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

 

A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. È meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. È vicino il momento della mia nascita.

Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio.

Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all’angoscia che mi opprime.

Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio.

Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo.

Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarò tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.

Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c’è più in me nessun’aspirazione per le realtà materiali, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.

Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli è la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità.

Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato.