La verità sull’uomo, per favore

La verità sull’uomo, per favore

Eccola qui:

27 E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 28 E Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra’.

L’uomo è creatura di Dio. Non è signore proprio di nulla.
L’uomo, è amministratore della creazione, non ne è il padrone.
L’uomo è creato di due generi diversi, due sessi diversi maschio e femmina.
Maschio e femmina sono diversi ma complementari. Per realizzare il loro essere immagine di Dio, Egli li rende capaci di moltiplicarsi. Il maschio con la femmina. La femmina con il maschio.

Di conseguenza…

Non esiste un terzo genere o altro. Non esiste un terzo sesso o altro. Esistono malattie e disfunzioni psicologiche. Che vanno assistite, curate e guarite.

La fecondità naturale è solo e soltanto della coppia maschio/femmina.

L’unione naturale, matrimoniale è solo quella maschio/femmina.

Tutto questo è secondo l’ordine della Creazione, la legge naturale, la legge di Dio.

Tutto il resto, che sia o meno permesso o riconosciuto dalle leggi civili, statali o altro è solo e soltanto frutto del peccato umano.

Tutto il resto è falsità.

Quanto sopra è quanto mio padre e mia madre mi hanno insegnato.

Quanto sopra è quanto ho insegnato a mia figlia.

La verità sull'uomo, per favore
La verità sull’uomo, per favore

Amen.

Francesco d’Assisi, il santo più mistificato di sempre

Francesco d’Assisi, il santo più mistificato di sempre

Francesco d’Assisi, il santo più mistificato di sempre. Ieri avevo preparato la bozza di un post con questo titolo. Oggi leggendo una condivisione della mia più recente “amica di Facebook”, l’ho trovato… scritto dal professor Massimo Viglione.

Ne condivido una parte con voi.

Francesco d'Assisi, il santo più mistificato di sempre
Francesco d’Assisi, il santo più mistificato di sempre

Il testo del professor Viglione

Scelse di vivere rinunciando a tutto, a ogni forma di proprietà personale. Ma lo scelse solo per se stesso e per chi liberamente voleva seguirlo. Non lo impose agli altri.

Scelse di vivere in perfetta pace. Ma mai criticò la necessità sociale della guerra giusta, a partire dalle crociate.

Scelse di andare a parlare con il sultano. Ma non per “dialogare”. Bensì per convertirlo, per tentare di salvargli l’anima e salvare l’anima di decine di milioni di persone.

Scelse di amare gli animali. Ma mai insegnò ad alcuno che vi sia una sorta di uguaglianza ontologica con gli uomini o perfino con il mondo vegetale e inanimato. Mai fu panteista, ma sempre caritatevole nella consapevolezza dell’ordine del creato voluto da Dio.

Scelse di dare con la sua stessa vita quotidiana l’esempio di come poter riformare il clero corrotto del tempo. Dimostrò loro che era possibile vivere il Vangelo. Ma mai si ribellò alla Chiesa, ai vescovi, ai sacerdoti. Anzi, insegnò sempre il massimo rispetto e amore che si deve a un sacerdote di Cristo, perfino anteponendolo agli angeli stessi, se il sacerdote è degno del suo ruolo.

Francesco fu insomma riformatore, mai eretico e ribelle. Amava gli animali, ma mai animalista. Pacifico vero, ma mai pacifista. Missionario, ma mai ecumenista. Povero, ma mai comunista.

Fu “alter Christus”, non ideologo o rivoluzionario.

Il mio auspicio

Che Francesco d’Assisi venga liberato da quella melassa con cui tanti (compresi i suoi stessi frati e le suo stesse sorelle) lo hanno ricoperto!

Amare gli animali non è “essere francescani”! Francesco amava la Creazione, tutta la Creazione, Sorella Morte compresa!!!, perchè opera di Dio.

Francesco amava l’opera di Dio, come è contenuta nella Sua Parola, che è da amare e da rispettare “sine glossa“, senza aggiunte od omissioni indebite.

Quello da cui Francesco è investito è lo Spirito Santo, altro che lo “spirito di Assisi” di cui si straparla!

Le Bibbie che riempiono la casa dell’impiegato prete

Le Bibbie che riempiono la casa dell’impiegato prete

La domanda

Il mio fratello pastore Elpidio ha chiesto in un post se c’è una edizione particolare delle Sacre Scritture a cui siamo particolamente affezionati.

Come ho scritto nel post su “L’impiegato prete con la casa piena di Bibbie“, sono un innamorato di lunga data della Parola di Dio, da quando ero un piccoletto di dieci anni, e quindi non si contano le edizioni della Scrittura che ho avuto ed ho a casa, in tutte le case dove ho vissuto i miei cinquantaquattro anni.

Anche perchè vengo da una famiglia di credenti, che la Bibbia la aveva nel posto d’onore della ricca biblioteca di casa.

Le prime Bibbie non si scordano mai

La prima Bibbia che ho sfogliato era quella. Una edizione bellissima della Utet, in tre volumi, due dedicati all’Antico Testamento ed uno al Nuovo.

Poi c’era la Bibbia della nonna (che però la leggeva assai di rado), relegata alla sua casa di Ladispoli, e di cui finii per impossessarmi (quell’edizione è ancora in casa mia). Era quella del Nardoni, una bellissima traduzione poetica pubblicata nel 1964 dalla Libreria Editrice Fiorentina.

La successiva fu la Bibbia di Gerusalemme, che riportava la versione della Conferenza Episcopale Italiana del 1974, su cui tenni le prime piccole predicazioni agli amici del volontariato con cui pregavo la mattina presto prima di entrare a scuola al liceo, al Manara, nella cappella delle suore all’inizio di via di Villa Pamphili.

Scoprii più tardi che mio padre aveva nella biblioteca casalinga anche una preziosa edizione della riformata Diodati.

Ma neppure le seconde si dimenticano

Entrato che fui in Seminario per diventar prete, si aggiunsero le edizioni in latino (Vulgata), greco (LXX), ebraico (Stuttgartensia), la TOB  e la TILC, la cosiddetta “Bibbia in lingua corrente” o “ecumenica” che però non mi piaceva proprio e continua a non piacermi. Una traduzione che, come tutte le cose che vogliono piacere a tutti, trovo assai discutibile.

Usavo qualche volta anche la “Nuovissima versione” (nuovissima allora…) delle Paoline.

Aggiunsi in quel periodo la Bibbia Ebraica della Giuntina, Pentateuco e  Haftaroth, Profeti Anteriori e Posteriori.

Le Bibbie che riempiono la casa dell'impiegato prete
Le Bibbie che riempiono la casa dell’impiegato prete

Per non parlare delle terze

L’impegno come predicatore nelle chiese valdesi mi fece scoprire Riveduta e Nuova Riveduta, e recuperare la Diodati paterna, per così scoprire che esisteva una Nuova Diodati che posso dire essere oggi la traduzione che preferisco.

Più due Bibbie da studio, la Scofield e la Thompson.

Anche le ultime però…

Le ultime sono l’aggiornamento della versione CEI 2008 (con Lectio Divina e senza), una bella King James, presa anche con la scusa “per migliorare il mio inglese!”, e la Bibbia “Spirito e Vita” delle ADI, altra edizione da studio.

Tempo di vendemmia – il Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Tempo di vendemmia

  

«Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile».
Isaia 5:1

 
Tra gli alberi la vite, con il suo frutto e derivati, è uno dei più presenti nelle pagine bibliche. Nel libro di Isaia un cantico descrive il popolo d’Israele come la vigna del Signore, un parallelismo che oggi potrebbe rappresentare l’insieme di tutti i credenti.

Il testo narra dell’amore che Dio ha non solo collettivamente per il Suo popolo, ma per ciascun individuo senza alcuna distinzione. Egli dà a tutti egual valore, a prescindere dalla carica o dal compito svolto. Infatti, Gesù ha versato il Suo sangue indistintamente per tutti.

Un racconto dei padri del deserto dice che se un nostro fratello sta toccando il cielo con le mani bisogna afferrarlo per i piedi e riportarlo sulla terra, suggerendo che dobbiamo camminare tutti fianco a fianco.

Nel canto sono elencate tre attività rappresentative dell’opera che Egli compie in ognuno: ha posto una siepe, ha tolto le pietre, vi ha poi piantato delle viti di ottima qualità.

Nessuno di noi, nemmeno la chiesa sarà la vigna perfetta. Gesù ha proclamato sé stesso la vite, da cui viene ottimo. Il vino che Dio vuole dalla Sua vigna siamo noi, quel raccolto frutto del sacrificio del Figlio. Noi siamo l’uva prodotta dalla morte di Gesù per mezzo di quei tralci che nei secoli sono rimasti a Lui collegati.

Tempo di vendemmia - il Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Tempo di vendemmia – il Devotional a cura di Elpidio Pezzella


 
La vigna e la vite


Nel greco del Nuovo Testamento un unico termine – àmpelos/àmpelon – designa sia la vigna sia la vite. La vigna o vigneto indica un terreno dedicato alla coltura della vite.

L’immagine biblica della vite/vigna è caratterizzata da una ricchezza simbolica che percorre svariati testi biblici, tra cui quello appena letto del profeta Isaia.

Nella Bibbia la vigna/vite si presenta prevalentemente come simbolo del popolo di Israele. Nei frutti prodotti grazie alle solerti cure del vignaiolo, o in assenza di questi frutti a motivo dell’incuria e dell’abbandono, la Bibbia vede il progressivo realizzarsi di Israele o la sua progressiva decadenza fino ad estinguersi sotto il severo giudizio di Dio.

Una vigna curata e florida, infatti, è l’immagine di tutto Israele che cammina alla luce della Parola del suo Dio. Mentre una vigna abbandonata e distrutta è invece l’immagine del severo giudizio di Dio che “sradica” dalla terra promessa il popolo a Lui infedele. Sarà Giovanni nel suo Vangelo ad applicare al discepolo di Gesù (e al cristiano) questo duplice valore dell’immagine della vigna/vite (Giovanni 15:1-11). (Tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico”).
 

Tempo di vendemmia - il Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Tempo di vendemmia – il Devotional a cura di Elpidio Pezzella


Lettura della Bibbia


02 ottobre       Isaia 65-66; Giovanni 7-8
03 ottobre       Geremia 1-2; Giovanni 9-10
04 ottobre       Geremia 3-4; Giovanni 11-12
05 ottobre       Geremia 5-6; Giovanni 13-14
06 ottobre       Geremia 7-8; Giovanni 15-16
07 ottobre       Geremia 9-10; Giovanni 17-18
08 ottobre       Geremia 11-12; Giovanni 19-20