Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare con Elia

«Essi continuarono a camminare discorrendo insieme, quand’ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine».

2Re 2:11

Nel racconto della sparizione di Elia, il discepolo Eliseo percorre un cammino che lo prepara a dipendere dalla potenza di Dio. Nel viaggio che parte da Ghilgal le tappesono Bethel, Gerico e il Giordano. Bethel significa “casa di Dio” ed aveva una grande tradizione spirituale, basti ricordare a Giacobbe.

Nel tempo il popolo si era dato all’idolatria ed era sprofondato nell’incredulità. Eliseo dovette provare indignazione per quella società completamente perduta, e dovette forse comprendere di non essere ancora pronto ad affrontare una simile sfida. Per questo non si ferma, ma continua a seguire Elia.

Giunsero a Gerico (“luogo piacevole”), un territorio sterile a causa di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti. Qui c’era una scuola di profeti e uomini dediti allo studio delle Scritture , i quali sono incapaci di dare soluzione al dramma. Anche qui Eliseo non si ferma, ha bisogno di altro.

Viene condotto allora al Giordano, dove sperimenta la potenza di Dio attraverso il mantello che apre le acque. Se Bethel può rappresentare una società schernitrice delle cose di Dio e Gerico un cristianesimo tutto pensiero ma senza concretezza, il Giordano non è il punto di arrivo. Qui il mantello dell’unzione scende sulla vita di Eliseo. E noi da qui vogliamo partire.

Elia e Eliseo

Nella cultura ebraica il nome racchiude l’identità della persona e nel caso del profeta la sua missione. Infatti, il nome di Elia ‘Eliyyáhu vuol dire “il mio Dio è Yahwèh”, e ogni sua azione è volta a manifestarne la veridicità.

Attraverso il tishbita, ossia lo straniero proveniente da un piccolo villaggio, ad est del Giordano, nell’Alta Galilea, la Bibbia ci dice che in mezzo alla morte Dio concede la vita. Elia vestiva con “i fianchi cinti” (1Re 18:46) e coperto da un mantello (2Re 2:8-13) e viveva nei dintorni del Giordano.

Eliseo succederà ad Elia, continuando la sua opera, e le sue vicende sono riportate in 2Re. Il nome di Eliseo (‘Oelysha’) vuol dire “Dio salva” o “il mio Dio salva”, anche “Dio è salvezza”. Le loro vicende intessono un’entusiasmante saga a cavallo dei due libri dei Re, che io ripercorro nel mio libro “Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte”.

Nei profeti non vi è solo la parola di Dio, ma spessore umano, idee, passioni e soprattutto azioni che li avvicinano a ciascuno di noi e li fanno sentire nostri amici.

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna. La cronaca recente ci impone non solo una riflessione a riguardo, ma una rielaborazione del pensare diffuso e un impegno a difesa di tutte le donne.

Camminare con Elia - Devotional di Elpidio Pezzella
Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

20 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

21 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

22 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

23 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

24 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

25 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

26 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

Il mio comodino “Lagom”

Il mio comodino “Lagom”

Cos’è “Lagom”?

Scrive il mio fratello Elpidio in un suo bel post a tema che ovviamente vi invito a leggere per intero:

“Né troppo, né troppo poco: il giusto” è il significato della parola svedese “lagom”, divenuta negli ultimi mesi indicatore di una nuova tendenza anche ad altre latitudini. Racchiude un concetto che spazia tra l’etico e l’estetico, che indica una certa predilezione nordica per l’equa via di mezzo, e che sta catturando l’attenzione mediatica. La filosofia del lagom si può sintetizzare con “l’essenziale, quel che serve realmente”: una vita vissuta serenamente, senza ansia di emergere ma senza neppure conformarsi troppo alla massa; un look privo di eccessi, oppure una scrivania ordinata, con nulla di più oltre quello che serve. 

Il mio comodino non è forse “lagom?”

Poichè si dice che una immagine, (vale anche se è un poco sfocata?) val più di mille parole… eccovi il mio comodino (non è “Ikea”, è “Dramisino”, visto che è un vecchio comodino italiano rimesso a nuovo dalla mia adorabile moglie dalle mani d’oro).

Il mio comodino "Lagom"
Il mio comodino “Lagom”

La Parola di Dio è il pezzo più prezioso.

L’edizione ridotta della preghiera delle Ore per la preghiera di Compieta, prima di addormentarsi. Una icona regalataci il giorno del nostro matrimonio da una sorella e amica cristiana ortodossa. Un komboskini che viene dal monte Athos. Una croce che viene dalla casa di mia madre.

La sera ci aggiungo la fede matrimoniale e la stola sacerdotale. A ricordarmi che tutto ho ricevuto dal Signore e tutto a Lui devo rendere. Perchè non so quando verrà a riprendersi la vita che mi ha donato per donarmi, se avrà pietà del mio peccato, pure se grande, la vita eterna.

Amen.

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Il testo

Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.

Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)
Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Un breve commento

Come nei tempi di Noè e di Lot

Come avvenne nei tempi di Noè e nei giorni di Lot. Il Signore sa che il tempo dell’uomo su questa terra è in massima parte occupato dal suo essere peccatore, dal mancare di gratitudine nei confronti dell’Eterno, Benedetto Egli Sia, e da un operare umano che va contro i precetti ed i comandi dati dal Signore all’uomo fin dai tempi della Creazione.

Custodire la Creazione, ed invece la andiamo pervertendo come se ne fossimo i padroni, come avveniva ai tempi di Noè.

Riprodurre l’immagine di Dio attraverso l’unione tra l’uomo e la donna, la generazione di figli per il Signore, ed invece, quanto mai ora, ci comportiamo come alcuni si comportavano al tempo di Lot, rifiutandoci di generare, o promuovendo unioni sterili e perverse.

Per fortuna il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, è  fedele, perchè non può rinnegare se stesso, ed in Cristo ci ha dato la possibilità comunque di avere la salvezza, per la Sua infinita grazia, per la Sia infinita misericordia.

Da che parte ci troveremo?

Però occorre trovarsi dalla parte giusta, al momento in cui il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, ci richiamerà a sè. Trovarsi dalla parte di chi obbedisce alla Parola di Dio. Trovarsi con i suoi comandi davanti agli occhi ed al cuore. Trovarsi ad operare per il Signore, anche nella più grande povertà umana, anche nell’apparente insignificanza per il mondo.

Perchè, ricordiamolo sempre. Noi guardiamo l’apparenza, anche i più acuti tra noi non vanno molto oltre la superficie. Solo Dio, solo il Signore, solo l’Eterno, Benedetto Egli sia, guarda fino in fondo al cuore.

Ricordiamoci della moglie di Lot

Ricordiamoci della moglie di Lot, che pur essendo cosciente della distruzione, della rovina che si abbatteva su una creazione che aveva rifutato Dio, pure si voltava a guardare con nostalgia a qualcosa del suo passato, chissà, forse alla casa, forse ai beni, forse al suo status sociale…

Mentre avrebbe dovuto pensare come pensa Giobbe, servo di Dio: Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo ritornerò ed ancora Il Signore da’, il Signore toglie, Benedetto sia il Nome del Signore.

Ripete allora Gesù: Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Ed aggiunge, sempre nel Vangelo, per causa mia.

Se sposiamo la causa del Signore, avremo la vita eterna. Altrimenti l’eterna dannazione.

Sbrighiamoci a cambiar vita, non sappiamo quanto tempo ci rimane per farlo. Oggi stesso potrebbe esserci richiesta la vita.
Ed affidiamoci alla misericordia di Dio.

Amen.

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista viene ricordato oggi nel Calendario Bizantino.

La sua memoria come (1) Apostolo e (2) Evangelista, ci ricorda che tutti siamo inviati, apostoli dal Signore Gesù per essere evangelisti, ovvero annunciatori della Buona Novella, dell’unico e solo Vangelo di salvezza.

Matteo, Apostolo ed Evangelista
Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo 9,9-13

9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
10 Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12 Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

APOLITIKION

Ἀπόστολε Ἅγιε, καὶ Εὐαγγελιστὰ Ματθαῖε, πρέσβευε τῷ ἐλεήμονι Θεῷ, ἵνα πταισμάτων ἄφεσιν παράσχῃ ταῖς ψυχαῖς ἡμῶν.

Apostole aghie kiè evanghelista Mtthee, prèsveve to eleìmoni Theo, ina ptesmàton afesin paràski tes psiches imòn.

Apostolo santo ed evangelista Matteo, intercedi presso il misericordioso Dio, affinché conceda alle anime nostre la remissione dei peccati.

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 

26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 

27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 

28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi;…

(Genesi 1)

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 
Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina.

Dio creò l’uomo.

La creatura umana da Dio deriva ed a Dio tutto renderà.

Dio creò l’uomo (singolare); maschio e femmina li creò (plurale).

La diversità sessuale è parte costitutiva della creatura umana.

La diversità sessuale, maschio e femmina, è naturale, non culturale.

Il genere, maschile o femminile, è naturale, non culturale.

La pretesa della cultura umana di creare dal nulla tanti generi diversi è per l’appunto una pretesa. Non ha nulla di culturale. Generi diversi dal maschile e femminile creati da Dio non esistono.

Allo stesso modo è una pretesa frutto del peccato e dell’orgoglio umano quella di dire che un uomo possa essere ordinato ad un altro uomo o una donna possa essere ordinata ad un’altra donna.

Una pretesa che la nostra società considera legittima, ma che non ha proprio nulla di naturale per la creatura umana.

La Parola di Dio non ne parla molto di omosessualità proprio perchè il pensiero di Dio è chiaro fin dal momento della creazione. E quelle poche volte che ne parla è chiarissima a riguardo, per tutti, tranne coloro che fanno finta di non capire, o ne distorcono i significati a loro vantaggio. Ci sono sempre stati i demoni vestiti da angeli di luce, non mancheranno fino alla fine dei tempi.

Detto ciò, sempre in virtù di quanto mi insegna la Parola di Dio, non ho mai discriminato un omosessuale nei rapporti personali o di lavoro, in chiesa o a scuola, nè ho mai approvato comportamenti omofobi; perchè non ritengo giusti i comportamenti violenti in sè, e perchè la fede cristiana mi insegna a non ricercare mai la vendetta e ad affidarmi al Solo Giusto Giudice.

Ma certo non approverei, che si insegnasse a mia figlia il contrario della Verità che è contenuta nella Parola di Dio. E per la mia responsabilità genitoriale nei suoi confronti, se ciò accadesse (per fortuna finora no), provvederei a correggere gli errori di quanto le fosse eventualmente insegnato a scuola o nella società.

Poi toccherà alla sua coscienza assumere un orientamento a proposito di questa come di ogni altra questione.

Preghiera del giorno – Charles de Foucauld

La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo,
Lettera a Tito 2:11-12

Ti rendo lode, o Eterno, per il dono della Tua grazia. Per il dono della vita, del sacerdozio, della paternità spirituale, della paternità fisica. Ti rendo lode per Antonella, per Sara. Ti rendo lode per ogni realtà della mia vita, perchè tutto mi è stato donato da Te, e senza Te nulla avrei.

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Padre mio,

io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

(Charles de Foucauld)

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Amen. Alleluia!

La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

Oggi la Vergine partorisce il Creatore dell’universo. L’Eden offre la grotta, e la stella indica il Cristo, sole per quanti sono nelle tenebre. I magi hanno adorato con doni, illuminati dalla fede. I pastori hanno visto il prodigio,mentre gli angeli inneggiano e dicono: Gloria a Dio nel più alto dei cieli.

Attraverso gli occhi della nostra anima, guardiamo in alto al cielo e seguiamo la stella dei saggi magi in un viaggio a Betlemme.
La festa della Natività nella carne del nostro Signore Gesù Cristo, il Natale, è una delle più grandi festività del cristianesimo.

Appartiene alle feste in onore del Signore – chiamate Despotichè -, cioè che si riferiscono alla vita del Signore Gesù Cristo. Insieme con la Pasqua è la più grande festa della Chiesa ortodossa.

In questo giorno si celebra l’incarnazione del Verbo di Dio, la discesa della Seconda Persona della Trinità nel mondo. Dio si fa uomo per dar la possibilità all’uomo di diventare dio per grazia. Dio scende dal cielo sulla terra per far salire l’uomo dalla terra al cielo. Cristo è venuto tra noi per salvare la razza umana, per ripristinare i ponti, distrutti, di comunicazione con Dio, per restaurare l’uomo alla sua vera gloria, per rivelare agli uomini la volontà di Dio.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegati i cieli, discende, e ne assume tutta la sostanza dalla divina Vergine pura,  prendendo veramente carne. Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice di nuovo lo plasma.

Cristo si è umiliato profondamente per elevarci, è nato nel tempo perché noi superassimo il tempo, ha preso la natura umana per deificarla. Per questo celebriamo, festeggiamo e gioiamo.

Nei primi secoli la Natività e il Battesimo di Cristo erano festeggiati lo stesso giorno, il 6 di gennaio, con il nome comune “Epifania”.
Dalla metà del quarto secolo si è affermato il Natale come festa separata, il 25 dicembre, e il 6 gennaio viene festeggiato il Battesimo del Signore.
Parallelamente si è formato anche un periodo di festività dodici giorni (dal 25 dicembre al 6 gennaio), dal giorno di Natale fino al giorno dell’Epifania, che comprende anche la festa della Circoncisione di Cristo e la memoria di Basilio il Grande (primo gennaio).

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PREPARAZIONE

L’importanza della celebrazione del Natale e la devozione dei cristiani, anche sotto l’influenza della Quaresima di Pasqua, ha portato alla costituzione di un periodo preparatorio in cui i fedeli si preparano spiritualmente a incamminarsi verso la grotta di Betlemme.

Questo periodo di preparazione dura 40 giorni, è chiamato Quaresima di Natale e inizia ogni anno il 15 novembre.

Gli inni di culto ci ricordano che entriamo in questo tempo santo e spiritualmente abbiamo iniziato il cammino verso la Betlemme intellettiva, cioè la Chiesa, dove Cristo è nato per rigenerare ogni uomo che crede sinceramente in Lui come suo Salvatore.

A partire dal 21 novembre (Festa della Presentazione di Maria al Tempio) si cantano le “Katavasie” di Natale, la prima Ode recita:

“Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, anda­tegli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra, e con letizia cele­bra­telo, o popoli,  perché si è glorificato.”

Dal 26 novembre (che è il giorno della Festa della Theotokos) si canta il Kontakion prefestivo

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli.  Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio che è prima dei secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato”.

DIGIUNO

Ha la durata di 40 giorni, cioè dal 15 novembre fino a Natale. Questo digiuno da alcuni è chiamato “digiuno di San Filippo”, perché comincia il giorno in cui la Chiesa ricorda il santo e apostolo Filippo.

Tutti questi giorni non si mangia la carne, i latticini e le uova ma possiamo consumare il pesce, al di fuori del Mercoledì e del Venerdì. I pesci si consumano fino al 17 dicembre (secondo il libro ufficiale dei “dittici” della Chiesa di Grecia, e riferendosi al “timone” della Chiesa). Il pesce è consumato anche durante la festa della Presentazione di Maria al Tempio (21 novembre), anche se la festa cade di Mercoledì o di Venerdì.

Attenzione: la vigilia di Natale è un giorno di digiuno stretto e ogni buon cristiano si prepara per il giorno della Natività di Cristo e soprattutto per la Divina Liturgia, che sarà celebrata solennemente. Pertanto, la notte prima è dedicata alla preparazione spirituale, all’edificazione per il grande evento del giorno successivo.

DIGIUNO DAL CIBO E DALLE PASSIONI

Dobbiamo avere in mente che per la nostra chiesa il vero digiuno non è solo l’astensione dal cibo, ma anche l’astensione dalle passioni -i vizi – e dai peccati.

Dice a questo proposito Fozio il Grande:

“Il digiuno accettato da Dio è quello che all’astensione dal cibo unisce l’avversione per il vaniloquio, l’invidia, l’odio e altri peccati. Colui che digiuna dal cibo ma è dominato dalle passioni assomiglia a colui che ha messo fondamenta splendenti nella casa che ha costruito ma lascia che con lui vivano serpenti, scorpioni e ogni velenoso rettile “.

Quindi il nostro obiettivo durante questo periodo è il digiuno spirituale, cioè evitare il peccato e seguire la volontà di Dio, l’amore, il perdono, la carità cercando di crescere in virtù. In questo modo possiamo capire meglio e realizzare la parola di Basilio

“Il vero digiuno è l’alienazione da ogni male, ogni peccato, ogni pensiero maligno, ogni desiderio sporco”.

PENTIMENTO

Al digiuno e alla preparazione per il Natale è legato anche il pentimento. L’esame onesto di noi stessi, il riconoscimento dei nostri torti e la nostra partecipazione al santo sacramento della Confessione sono necessari per una partecipazione veramente degna nella liturgia di Natale.

È sempre meglio presentasi preparati al santo sacramento in tempo utile e non all’ultimo minuto.

Questo periodo di preparazione ci dà una buona occasione per capire la miseria che si nasconde nelle profondità del nostro “essere”, ottenere comportamento umile, trasformarsi mentalmente, pentirsi sinceramente e osare il grande incontro con il Signore neonato a Betlemme.

IL CULTO

In un periodo di preparazione spirituale e di attesa, come i quaranta giorni prima di Natale, gioca un ruolo essenziale la preghiera dei credenti e la nostra partecipazione al culto della Chiesa. In questi giorni abbiamo molte giornate di celebrazione e commemorazioni di santi che ci avvicinano alla grazia di Dio, con i Vespri e la Divina Liturgia.

Inoltre, è ormai consuetudine in molte chiese la celebrazione della Santa Liturgia ogni giorno in questi giorni, come un’ulteriore opportunità per tenere senza posa il nostro spirito in comunione e unione con Dio. Veramente un’occasione unica durante l’anno che traina ogni credente in rinnovamento spirituale, impegno e santità.

Davanti a noi la strada per Betlemme. “Venite a vedere credenti dove è nato Cristo“, canta la Chiesa. Seguiamo i consigli della nostra Chiesa madre, prepariamoci adeguatamente per essere degni  di prostrarci davanti  “all’Antico dei giorni” che si è fatto bimbo per noi, a colui che risiede in un alto trono celeste messo nella mangiatoia, a colui che ha rotto le catene del peccato ora avvolto con fasce, per sua volontà.

Venite, esultiamo per il Signore,  esponendo questo mistero.Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto;  la spada di fuoco si volge indietro  e i cherubini si ritirano  dall’albero della vita:  e anch’io godo del paradiso di delizia,  da cui ero stato scacciato per la disub­bidienza.  Poiché la perfetta immagine del Padre, l’impronta della sua eternità,  prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subire mutamento: ciò che era è rimasto:Dio vero;  e ciò che non era ha assunto,  divenendo uomo per amore degli uomini.  A lui acclamiamo:  O Dio che sei nato dalla Vergine, abbi misericordia di noi.

(link al post originale)

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti. Perchè questo titolo che suona così “strano”?

Ora et Labora, chi legge questo blog lo sa, è, oltre che il motto della Regola di Benedetto da Norcia, una delle “parole d’ordine”, chiamiamole così, di chi questo blog lo scrive da anni.

Raccontando anche qui almeno una parte del suo camminare, le tappe più significative almeno.

  1. Ora

Un cammino scandito dalla preghiera, che lo aiuta a ricordarsi di un’altra parola d’ordine, quella che dice che nulla e nessuno va anteposto a Cristo Gesù, niente e nessuno viene prima del rendimento di grazie a Dio; comunque, bene o male, vadano le cose della propria vita agli occhi del mondo, e dovunque ti porti il tuo, mio personale essere discepolo, essere alla sequela del Cristo.

In questa settimana ho un po’ di tempo di riposo dal lavoro quotidiano. Il primo giorno di ferie l’ho impegnato offrendo la mia preghiera per i tanti amici che ho impegnati nel ministero sacerdotale, pastorale, nella vita religiosa. Visitando il mio anziano capo ufficio, finalmente in pensione, del Vicariato, e confrontandomi, in amicizia e nella convivialità, con il fratello Gabriele, da poco Rettore del Seminario dove ho trascorso dieci anni della mia vita, e con cui ho condiviso la gioia della consacrazione e dell’ordinazione diaconale e presbiterale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 1. Madonna della Fiducia - Pontificio Seminario Romano Maggiore
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 1. Madonna della Fiducia – Pontificio Seminario Romano Maggiore

2. Labora

Labora, lavora, impegnati. Dove e come il Signore ti chiede di farlo. Nei ruoli e nei luoghi “alti” come in quelli più umili. Mi sono sempre fatto un punto d’onore di farlo ovunque mi sono trovate ad impiegare i doni ed i carismi che l’Eterno ha donato alle mie mani, alla mia mente. E sempre facendo questo con lo spirito “scout” del fare il proprio meglio.

Sempre il proprio meglio, anche quando mi sembrava che quanto facessi non venisse apprezzato, o che i frutti del mio lavoro venissero, a mio giudizio, male impiegati, o impiegati bene ma non nel giusto, retto verso.

Labora, lavora, impegnati. Da sempre il mio lavoro si è svolto nell’ambito della comunicazione, giornalistica, editoriale, informatica, ora sul web e sui social. La comunicazione, in tutte le varie forme e modalità che questa ha preso dal mio primo giorno di lavoro, nel 1984, ad oggi.

Scrivi, leggi e studi sempre, mi dicono Antonella e Sara. Scrivi leggi e studi sempre, mi dicevano i colleghi sistemisti, poi i seminaristi ed i confratelli, e poi tutti gli altri che hanno avuto a percorrere con me un tratto del mio cammino professionale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 2. L'albero dei social
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 2. L’albero dei social

3. Cammina

Ieri, spiegando a Gabriele a grandi linee (per non tediarlo, e perchè lui aveva tante altre domande, di altro segno, su di me e sulla mia vita) come funziona il mio lavoro a Bags Free, mi veniva in mente come non sia certo un caso che mi sia trovato alla fine ad aiutare dei viaggiatori, dei viandanti, anche dei pellegrini nel senso cristiano del termine, a Roma e sulle vie Francigena, di San Francesco, di San Benedetto.

Cammina Luca, cammina ancora, finchè non sarà Colui che può a darti lo stop, ed a valutare quanto di buono e di cattivo hai fatto lungo il sentiero.

Cammina Luca, cammina ancora, tenendo alto lo sguardo. Su Gesù, il punto fermo, e su chi Questi ti ha chiesto e ti chiede di amare lungo il tuo cammino.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 3. Sentiero
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 3. Sentiero

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

San Giovanni Crisostomo nacque tra il 344 e il 349 ad Antiochia, in Siria. Suo padre, Secundus, era un generale dell’esercito, e sua madre, Anthusa, era una donna ammirevole per fede e pietà. Per le sue doti intellettuali ha rapidamente attraversava l’intero ciclo della letteratura cristiana e profana. Fu battezzato nel 369 da Melezio, l’arcivescovo di Antiochia, che volle conferirgli anche gli ordini minori. Nel 374-375, Giovanni si ritirò nel deserto, nei pressi di Antiochia e di seguito fu ordinato diacono nel 381 sempre da Melezio e sacerdote nel 386 da Flavio.

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Esortava tutti con i suoi discorsi e commentava tutta la Scrittura.

Nel 397, con la morte inaspettata di Nettario, l’arcivescovo di Costantinopoli, fu trasferito da Antiochia a Costantinopoli dal voto dei vescovi e per ordine dell’imperatore Arcadio. Nel 398 nella città imperiale fu consacrato arcivescovo, ma per la sua lotta contro l’avidità, finì per attaccare l’imperatrice Eudossia poco propensa ai costuni cristiani. Lo stesso imperatore lo fece ingiustamente esiliare nel 403 per poi richiamarlo quasi immediatamente. Fu esiliato una seconda volta nel 404 e per tre anni fu costretto a spostarsi di continuo fino a morire di stenti durante uno di questi trasferimenti, a Comana, il 14 settembre 407.

Per la sua eloquenza ha ricevuto il titolo di Crisostomo, “Bocca d’oro”.

La festa di san Giovanni Crisostomo è stata trasferita a questo giorno, 13 novembre, invece di essere celebrata nel giorno dell’anniversario della sua morte, il 14 settembre, poiché in quella data ricorre la festa dell’Esaltazione della Venerabile e vivificante Croce.

(fonte: Calendario Bizantino)

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

APOLITIKION

Ἡ τοῦ στόματός σου καθάπερ πυρσὸς ἐκλάμψασα χάρις, τὴν οἰκουμένην ἐφώτισεν, ἀφιλαργυρίας τῷ κόσμῳ θησαυροὺς ἐναπέθετο, τὸ ὕψος ἡμῖν τῆς ταπεινοφροσύνης ὑπέδειξεν· Ἀλλὰ σοῖς λόγοις παιδεύων, Πάτερ Ἰωάννη Χρυσόστομε, πρέσβευε τῷ Λόγῳ Χριστῷ τῷ Θεῷ, σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμων.

I toú stómatós sou katháper pyrsós eklámpsasa cháris, tí̱n oikouméni̱n efó̱tisen, afilargyrías tó̱ kósmo̱ thi̱sav̱roús enapétheto, tó ýpsos i̱mín tí̱s tapeinofrosýni̱s ypédeixen: Allá soís lógois paidév̱o̱n, Páter Io̱ánni̱ Chrysóstome, présvev̱e tó̱ Lógo̱ Christó̱ tó̱ Theó̱, so̱thí̱nai tás psychás i̱mo̱n.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, ha illuminato tutta la terra, ha deposto nel mondo tesori di generosità, e ci ha mostrato la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, o Padre Giovanni Crisostomo, intercedi presso il Verbo, Cristo Dio, per la salvezza delle anime nostre.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

 

“Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” Giovanni 5:35

Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure Gesù ha detto di Giovanni che era prima “ardente” e poi “splendente”.

Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda.

Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione, sia a luci ad energia, tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano.

Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore” (Luca 11:36).

Jonathan Edwards

Il predicatore del “Grande Risveglio”, nel suo scritto “Lampade ardenti e splendenti” (Editrice Alfa & Omega) ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale affermando che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”.

Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione!

Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

13 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
14 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
15 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
16 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
17 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
18 novembre Ezechiele 36-37; Efesini 1-2
19 novembre Ezechiele 38-39; Efesini 3-4