Credo in un solo Dio, dei vivi! (Luca 20:27-44)

Credo in un solo Dio, dei vivi! (Luca 20:27-44)

Il testo biblico

27 Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione, e lo interrogarono, dicendo: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se il fratello di uno muore, avendo moglie ma senza figli, il fratello ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello”.

29 C’erano dunque sette fratelli. Il primo prese moglie, e morì senza figli. 30 Il secondo pure la sposò; 31 poi il terzo; e così, fino al settimo, morirono senza lasciare figli. 32 Infine morì anche la donna. 33 Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna? Perché tutti e sette l’hanno avuta per moglie».

34 Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; 35 ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; 36 neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. 37 Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del pruno, quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.

38 Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono».

39 Alcuni scribi, rispondendo, dissero: «Maestro, hai detto bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.

(Luca 20)

Credo in un solo Dio, dei vivi! (Luca 20:27-44)
Credo in un solo Dio, dei vivi! (Luca 20:27-44)

Un breve commento

Ha del surreale questa discussione tra i sadducei, che, si badi alla precisazione dell’evangelista Luca all’inizio, non credono alla resurrezione, e Gesù.

I sadducei pongono a Gesù una questione su quella che era conosciuta come la legge del levirato. Una sposa per sette fratelli, uno dopo l’altro. Surreale anche questo. Ma anche poco umano. La sposa viene vista come una sorta di soprammobile, una specie di oggetto di proprietà, una eredità che passa da un fratello all’altro.

E dopo la morte terrena della sposa? Si chiedono i sadducei? Nella resurrezione di chi sarà moglie? Ancora più surreale! Se non credi nella resurrezione, se credi che la vita si esaurisca nell’esistenza terrena, perchè fai questa domanda?

Però Gesù risponde.

Primo, risponde che la donna, la moglie, è una persona, con una sua inimitabile dignita. Come tutti e sette i fratelli che la hanno sposata uno dopo l’altro. L’hanno sposata in questa vita, giacchè nella vita eterna non ci sono mogli e mariti e soprattutto nessuno è proprietà di nessuno. Tutti siamo creature di Dio, tutti siamo ugualmente figli della resurrezione. Come? Non sta a noi saperlo. Lo sapremo quando Dio stabilirà che lo dobbiamo sapere.

Secondo, risponde che agli occhi di Dio i nostri cari defunti, a partire da Abramo, Isacco e Giacobbe, non sono morti, ma vivi. Perchè per noi esiste la distinzione tra vita terrena e vita eterna, tra vita prima del concepimento, vita intrauterina, vita dopo il parto, vita ultraterrena… Ma per Dio esistiamo noi ed esiste la nostra vita. Una vita. In Lui.

Occorre perciò che noi crediamo in un solo Dio, che è Dio dei vivi.
Che crediamo in una sola vita, che ha un solo senso, in Lui.

38 Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono». 39 Alcuni scribi, rispondendo, dissero: «Maestro, hai detto bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.

Smettiamo di fare domande, e concentriamo sul vivere una vita per Lui, con Lui, in Lui.

Amen.

Capace di amare, quando lo sarò…

Capace di amare, quando lo sarò…

(25 novembre 1960, ricordando le sorelle Mirabal e tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza, comprese le bimbe mai nate perchè abortite e le donne violentate nella loro maternità e nelle loro dignità dalla pratica dell’utero in affitto)

Oggi, 25 novembre, è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Per chi non lo sa, il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dell Repubblica Dominicana (fonte:Wikipedia).

Essere capaci di amare davvero, è la sola possibilità per non aver più la necessità di celebrare giornate come questo. Non so se l’umanità ce la farà mai, il peccato dell’uomo è grande, tanto che la maggior parte delle violenze contro le donne non si consuma all’esterno delle mura, come nel caso delle sorelle Mirabal, ma all’interno, per opera di sedicenti amanti, mariti, padri, conoscenti…

Capace di amare, quando lo sarò... (25 novembre 1960, ricordando le sorelle Mirabal e tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza)
Capace di amare, quando lo sarò… (25 novembre 1960, ricordando le sorelle Mirabal e tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza)

La violenza contro le donne, ne rendo lode al Signore, non mi appartiene per fortuna; nè quella fisica, nè di altri tipi, ma prego anche per me, perchè io sia capace di amare. E ringrazio il Signore, perchè ho una compagna meravigliosa, come quella che descrive la canzone (parole di Enzo Iachetti, cantata da Giorgio Gaber).

Quando sarò capace di amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l’amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace di amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace di amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro

Quando sarò capace di amare
farò l’amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l’animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace di amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse
alcun appuntamento col dovere

Un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale
come un fiume che fa il suo corso

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

Rendete sicura la vostra vocazione!

Rendete sicura la vostra vocazione!
(Lodi Mattutine del Sabato)

Dal Salmo 119:145-148

Io grido con tutto il cuore; rispondimi, Signore!
Osserverò i Tuoi statuti.

Io T’invoco; salvami,
e osserverò le Tue testimonianze.

Mi alzo prima dell’alba e grido;
io spero nella Tua Parola.

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte,
per meditare la Tua Parola.

Lettura breve

2 Pietro 1:10-11

Fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo.

Invocazioni

Benediciamo il Cristo, che ha voluto farsi in tutto simile ai fratelli, per divenire un sommo sacerdote misericordioso e fedele presso il Padre. A lui rivolgiamo la nostra comune preghiera:
Aprici, Signore, i tesori della tua misericordia.

O Sole di giustizia, che ci hai illuminati nel battesimo,
– sia consacrato a te questo nuovo giorno.

In ogni ora proclameremo la tua lode,
– glorificheremo il tuo nome in ogni avvenimento.

Tu, che avesti come madre Maria, docile alla divina parola,
– guida i nostri passi alla luce del tuo vangelo.

Ravviva in noi, pellegrini sulla terra, l’attesa sicura della vita immortale.
– Fa’ che pregustiamo fin d’ora la tua beatitudine.

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione

Risplenda sempre, o Dio, nei nostri cuori la luce del Figlio tuo risorto, perché liberi dalle tenebre del peccato possiamo giungere alla pienezza della sua gloria. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male,
e ci conduca alla vita eterna.

℞ Amen.

Rendete sicura la vostra vocazione!
Rendete sicura la vostra vocazione!

Gli atei non esistono

Gli atei non esistono

Gli atei non esistono.
Esistono solo dei poveri uomini peccatori, che si vergognano di ammettere, anche con se stessi, di considerare un dio se stessi.

Il proprio essere, il proprio denaro, il proprio piacere, i propri beni. Ognuno ha uno o più dei.

Ma di Dio, Vero, ce n’è uno solo. E i cosidetti atei fanno la scelta di non obbedirgli in questa vita. E su questa scelta saranno giudicati.

Gli atei non esistono
Gli atei non esistono

La mia casa sarà una casa di preghiera

La mia casa sarà una casa di preghiera

Il Vangelo del giorno (Luca 19:45-48)

= (Mt 21:10-16; Mr 11:11, 15-18) Gv 2:13-17

45 Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, 46 dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà una casa di preghiera”, ma voi ne avete fatto un covo di ladri.

47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei *sacerdoti e gli *scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra.

La mia casa sarà una casa di preghiera
La mia casa sarà una casa di preghiera

Un breve commento

Come ogni mattina, ho pregato il Signore prima con la Liturgia delle Ore e i Salmi, poi proclamando le letture della Messa del giorno. Il Vangelo di oggi continua il richiamo del Signore alle nostre responsabilità verso la Sua Parola.

Noi siamo Tempio del Signore, il nostro corpo è Tempio di Dio. Quindi ogni nostro atto, gesto, pensiero deve manifestare tutto questo. Ed in modo speciale deve farlo il nostro ritrovarci assieme per la lode e l’ascolto comune.

La liturgia di oggi nella chiesa cattolica ricorda i martiri vietnamiti, persone che hanno testimoniato la fede nell’Eterno restituendoGli la propria stessa vita.

Ascoltiamo alla luce del loro esempio la Parola di oggi. Perchè se viviamo il nostro quotidiano come se la Parola di Dio ci riguardasse solo “di struscio”, come si dice qui a Roma, facciamo del nostro vivere quotidiano “una spelonca di ladri”.

Noi, ladri, che rubiamo, male usiamo del dono del tempo e della vita che c’è stato fatto fin dal primo respiro.

Noi siamo tempio del Signore. Il colore della liturgia del giorno è il rosso. Che tutta la nostra vita, il nostro essere, diventino rossi per la passione con cui dobbiamo professare la nostra fede.

Che non diventiamo, piuttosto, rossi per la vergogna…

Amen. Alleluia!

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

Oggi ho scritto su Facebook e Twitter:

L’aborto è un’omicidio. I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La Parola di Dio è l’unica Verità sull’uomo. Ogni tanto certe cose è bene ribadirle.

Tre giorni fa su questo blog scrivevo di morti visibili ed invisibili postando a corredo la foto di un manifesto che denunciava l’aborto per quello che è: un’omicidio consentito dalla legge.

Il quarto giorno, oggi, un “democratico” passante l’ha strappato con rabbia. Ma lo strappo ha lasciato ben visibile la realtà.

Un essere vivente, un uomo, aggredito da una mano omicida di un altro uomo.

Perchè si possono strappare i manifesti, ma non cancellare la realtà.

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella
I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Il testo del Vangelo del giorno

Mt 23:37-39; Lu 13:34, 35; 21:20-24; 3:9; Gr 8:18-9:1

 

41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 
 
42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 
 
43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».

 

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)
Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Un breve commento

Gesù piange. Piange su Gerusalemme che non lo riconosce come Unico Signore, che non lo riconosce come vero Re, che indica la Via, e dona la Vita vera.
Il testo ci prepara all’ultima domenica dell’anno liturgico, in cui celebriamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, attraverso gli insegnamenti che ci vengono dal Cristo, dal Verbo dall’Incarnazione della Parola di Dio.
Non sembri quanto scrivo una ripetizione. C’è una eresia diffusa oggi che consiste nel dire che il Cristo si, la Bibbia no. Che è un’assurdo, perchè il Cristo è il Verbo, è la Bibbia, tutta la Bibbia, non una sola parte.
Non solo la parte che ci piace, o che suona meglio agli orecchi del mondo che ci circonda, ma tutta la Scrittura. Neppure uno iota perisce per la venuta del Cristo, anzi, al contrario. Anche il più picolo iota trova il compimento in Cristo Gesù.
Lo iota diventa la più maiuscola delle lettere.
Una lettera che parla di vita, una lettera che dice vita, che dice salvezza, che dice giustizia, che dice misericordia.
Gesù piange su Gerusalemme. Piange su ciascuno e ciascuna di noi che non lo riconosce, che non lo segue. E, così facendo, lascia che le mura della sua vita vadano in rovina.
Gesù piange, e poi muore per noi, per darci l’esempio. Morire al mondo, per rivivere in Lui.
Che Egli accresca la nostra fede!

Take My Life and Let It Be, Take my will and make it Thine

Take My Life and Let It Be

Una bellissima scoperta, l’inno «Take My Life and Let It Be», scritto dall’inglese Frances Ridley Havergal (1836-1879).

Take My Life And Let It Be
Take My Life And Let It Be

1. Take my life and let it be
Consecrated, Lord, to Thee.
*Take my moments and my days,
Let them flow in endless praise.

(Prendi la mia vita e fa’ che sia consacrata a Te o Signore / Prendi i miei momenti e i miei giorni, fa’ che scorrano in una lode senza fine)

2. Take my hands and let them move
At the impulse of Thy love.
Take my feet and let them be
Swift and beautiful for Thee.

(Prendi le mie mani e falle muovere secondo l’impulso del tuo amore / Prendi i miei piedi e fa’ che siano belli e veloci per Te)

3. Take my voice and let me sing,
Always, only for my King.
Take my lips and let them be
Filled with messages from Thee.

(Prendi la mia voce e fa’ che canti, sempre, solo per il mio Re / Prendi le mie labbra e fa’ che siano piene di messaggi che vengono da Te)

4. Take my silver and my gold,
Not a mite would I withhold.
Take my intellect and use
Every pow’r as Thou shalt choose.

(Prendi il mio argento e il mio oro, non voglio tenere per me uno spicciolo / prendi il mio intelletto e usa ogni mia facoltà come Tu sceglierai)

5. Take my will and make it Thine,
It shall be no longer mine.
Take my heart, it is Thine own,
It shall be Thy royal throne.

(Prendi la mia volontà a falla tua, non sarà più mia / prendi il mio cuore, è tuo, sarà il tuo trono regale)

6. Take my love, my Lord, I pour
At Thy feet its treasure store.
Take myself and I will be
Ever, only, all for Thee.

(Prendi il mio amore, mio Signore, pongo ai tuoi piedi le sue ricchezze / Prendi me e io sarò sempre, solamente e tutta per Te)

Words: Frances Ridley Havergal (1836 – 1879)
Music: Nottingham, Mozart (1756 – 1791)

La presentazione al Tempio di Maria

La presentazione al Tempio di Maria

La festa

(per le chiese di confessione cattolica ed ortodossa)

L’origine della festa si trova nel racconto apocrifo del Protovangelo di san Giacomo dove si racconta che Gioacchino ed Anna, così come avevano promesso al Signore, portarono la Vergine al Tempio, all’età di tre anni, affinché si preparasse nella via del Signore. Maria restò nel Tempio fino all’età di dodici anni, quando dagli stessi sacerdoti fu data in sposa a Giuseppe.

Qualunque sia il fondamento di questo racconto, la Chiesa con questa festa ci invita a meditare soprattutto sul mistero della preparazione interiore di Maria in vista della sua vocazione a Madre di Dio. Questa preparazione fu per lei un impegno totale di sé, come il vaso più santo che deve ricevere il corpo del Verbo incarnato, Tempio vivente e trono del Re, eletta per essere sua Madre; l’arca spirituale che racchiude la Parola incomprensibile.

Storicamente, questa festa ha avuto origine nella dedicazione della Chiesa di Santa Maria Nuova in Gerusalemme nel novembre del 543, per poi diffondersi nel VII secolo in tutto l’Oriente. Papa Gregorio XI la introdusse ad Avignone alla fine del secolo XIV mentre Sisto V nel 1585 l’ha universalizzata in tutta la Chiesa Romana.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

La Parola di Dio: Luca 10,38-42; 11,27-28

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;  Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».  Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,  ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

Le preghiere

APOLITIKION

Σήμερον τῆς εὐδοκίας Θεοῦ τὸ προοίμιον, καὶ τῆς τῶν ἀνθρώπων σωτηρίας ἡ προκήρυξις· Ἐν Ναῷ τοῦ Θεοῦ τρανῶς ἡ Παρθένος δείκνυται, καὶ τὸν Χριστὸν τοῖς πᾶσι προκαταγγέλλεται. Αὐτῇ καὶ ἡμεῖς μεγαλοφώνως βοήσωμεν· Χαῖρε τῆς οἰκονομίας τοῦ Κτίστου ἡ ἐκπλήρωσις.

Símeron tís e̓vdokías Theoú tó proímion, kié tís tón anthrópon sotirías i prokíryxis: En Naó toú Theoú tranós i Parthénos díknyte, kié tón Christón tís pási prokatangjéllete. A̓ftí kié imís megalofónos voísomen: Chére tís ikonomías toú Ktístou i ekplírosis.

Oggi è il preludio del beneplacito del Signore e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli occhi di tutti la Vergine si mostra nel Tempio di Dio e a tutti preannuncia Cristo. Anche noi a gran voce a Lei acclamiamo: gioisci compimento dell’economia del Creatore.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

KONDAKION

Ὁ καθαρώτατος ναὸς τοῦ Σωτῆρος, ἡ πολυτίμητος παστὰς καὶ Παρθένος, τὸ ἱερὸν θησαύρισμα τῆς δόξης τοῦ Θεοῦ, σήμερον εἰσάγεται, ἐν τῷ οἴκῳ Κυρίου, τὴν χάριν συνεισάγουσα, τὴν ἐν Πνευματι Θείῳ· ἣν ἀνυμνοῦσιν Ἄγγελοι Θεοῦ· Αὕτη ὑπάρχει σκηνὴ ἐπουράνιος.

Ὁ katharòtatos naòs tu Sotìros, i politìmitos pastàs ke Parthènos, to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Theù sìmeron isàghete en to ìko Kirìu, tin chàrin sinisàgusa tin en Pnèvmati thìo; in animnùsin àngheli Theù; àfti ipàrchi skinì epurànios.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo tàlamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: Questa è tabernacolo sovraceleste.

La Giornata mondiale dei polli che ridono

La Giornata mondiale dei polli che ridono

La Giornata mondiale dei polli che ridono per volontà del sottoscritto è fissata per il giorno 31 di novembre 2017.

La Giornata mondiale dei polli che ridono
La Giornata mondiale dei polli che ridono

Una tantum, anche perchè, come è ovvio, per prima cosa scherzo, e per seconda il 31 di novembre è anche esso una mia invenzione.

Ormai viviamo di giornate mondiali di questo o di quello.
Si contano sulle punta delle dita in giorni non c’è una causa importantissima e rilevantissima per cui occorrerebbe impegnarsi di più.

Non bastassero gli organismi internazionali e le organizzazioni non governative a gonfiarne l’elenco, ora ci si sono messe anche le chiese cristiane, in primis quella cattolica, ma non solo quella.

Perchè i polli ridono?

Già, perchè? Perchè certe giornate o settimane o mesi li fanno veramente ridere.

Le ultime per noi polli

La settimana per l’evangelizzazione indetta dalla Chiesa Valdese.

Ma come la settimana per l’evangelizzazione? L’evangelizzazione non è un compito di ogni cristiano per ogni giorno dell’anno? Anzi, di più. L’evangelizzazione un cristiano è chiamata a farla con ogni pensiero, parola, opera e senza alcuna omissione.

Vero è che le chiese riformate storiche, di cui la chiesa valdese è parte integrante, sono tanto impegnate con le faccende e le parole d’ordine di questo mondo che se almeno si ricordano della Bibbia per una settimana è tanto di guadagnato.

Almeno però la predicassero per intero la Bibbia, e non solo le parti che non danno troppo fastidio a quella parte di mondo benpensante e progressista di cui si sono autoeletti “cappellani”.

La Domenica della Bibbia della Chiesa Cattolica

Idem con patate, per certi versi. Il confronto con la Parola di Dio è per un cristiano, tanto più per un cristiano praticante, ossia quello a cui era rivolta l’iniziativa, qualcosa che deve essere costante e quotidiano.

La Bibbia non è nè può essere per un fedele qualcosa da tenere sopra uno scaffale a raccogliere polvere, anzi. Sarebbe bene che in una famiglia cristiana ogni membro avesse la sua personale edizione della Scrittura.

Mi scuseranno i paolini e le paoline con cui sono in amicizia, ma mi è sembrata più una iniziativa di diffusione editoriale che altro…

La Giornata Mondiale dei poveri della Chiesa Cattolica

I poveri li avete sempre con voi, dice Gesù. E l’Antico Testamento già diceva che il volto di Dio, le sue orecchie sono sempre rivolte verso il grido del povero che non trova aiuto.

Propaganda a parte, cosa aggiunge una giornata mondiale dei poveri, ad una fede che predica (o dovrebbe predicare) un Dio che si è fatto povero, umile, che si è svuotato di sè stesso fino alla morte ed alla morte di Croce?

Nulla, io credo. Se lo scopo era raccogliere fondi per la Caritas di una Chiesa che, belle parole a parte, è sempre più simile alla Onlus che pure, secondo il Papa attuale, non dovrebbe essere (!) tanto valeva raddoppiare le giornate in cui la colletta è destinata al cosidetto Obolo di San Pietro.

Sono un criticone?

Certamente! Perchè mi piacerebbe una Chiesa, quale che sia il suo nome, che predica un amore assoluto per la Parola di Dio, una fedeltà completa agli ideali di povertà, essenzialità, castità degli affetti, obbedienza piena ai precetti del Cristo.

Sono un criticone esigente, a partire dal proprio stesso essere.

E che i polli ridano non me ne importa proprio nulla. Che il mondo sia soddisfatto della Chiesa, meno ancora. Anzi, la trovo l’ipotesi più perniciosa che si possa fare in vista di un imminente giudizio, da parte di un Re che, per sua stessa proclamazione, non è di questo mondo e che gli uomini ridotti a polli da batteria e galline da cortile se li mangerà a colazione, pranzo e cena.

Ben altra dignità ci ha dato!