Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue, trentadue domeniche per annum come si dice in latino.

Ricordo che tanto tempo fa scrissi un articolo per una rivista che trattava di liturgia. Lo intitolai: Tempo Ordinario, tempo straordinario.

Già, perchè ero e sono convinto che non c’è nulla di veramente ordinario, noioso, ripetitivo nella vita di un uomo o di una donna che scoprono che Dio è al centro della loro vita.

Che Dio la ha rinnovata dal profondo.

Che Dio ha donato loro il Figlio per salvarli, lo Spirito per rendere possibile ciò che sembrerebbe impossibile a chi non crede.

Il colore verde

Il colore che caratterizza le Domeniche per annum è il verde.

Il colore della natura, il colore delle foglie degli alberi, quando ovviamente l’uomo la natura, gli alberi, la Creazione la rispetta, non se ne crede padrone, non la ingrigisce o annerisce con i frutti del suo peccato.

Il colore della speranza che fa nuove tutte le cose, che fa spuntare i germogli di una cosa nuova, di una cosa bella, di una cosa grande. E bene disse Dio per bocca del profeta: Possibile che non ve ne accorgete? (cfr. Isaia 43:19).

Non vi sembri brutto se alle sette del mattino io vi chieda: voi ve ne accorgete?

Voi, voi che vi dite cristiani, per questo o quell’altro motivo, ve ne accorgete?

Voi non vedete l’ora di andare, al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia per rendere lode all’Eterno per tutto questo?

O voi, piuttosto, state progettando il resto della giornata, magari per ragionevoli e comprensibili motivi, magari per belle e giuste ragioni, ma che non hanno nè avrebbero senso se non ci fosse questa aspettativa del nuovo, della novità di vita, dell’attesa dello schiudersi del germoglio che la fede, e solo la fede in Dio può dare?

Dov’è il vostro verde, la vostra speranza, in questa Domenica?

E perchè vi ostinate a chiamarla domenica, Giorno del Signore, se di quel Signore vi ricordate solo per il breve attimo di un frettoloso segno di Croce, o per lo strimpellare di un canto, o per l’ascolto di un rituale suono di campane?

Sempre meno le campane in verità, come è normale che sia, in un mondo che il richiamo alle cose ultime lo vede ormai più come una minaccia, che come la speranza di un mondo nuovo. Che le campane le sente a martello anche quando suonano a distesa.

Lo vede color antracite anzichè verde. E perciò si ricopre di lustrini falsi di tutti i colori, si accende di luci senza calore, si scalda con parole che non accendono alcun fuoco.

Tempo Ordinario, e sono trentadue
Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Poi c’è trentatre. Poi trentaquattro. Cristo Re dell’Universo.

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle. Che la nostra fede cresca, nutrita dalla Parola di Dio, dal Corpo e dal Sangue di Cristo condivisi facendo memoria della Santa Cena, facendo  eucaristia e vivendola nella nostra stessa vita.

 

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle, che gli altri vedano che Egli, ed Egli solo è il Re dell’Universo e della nostra vita.

 

O il tempo di Avvento che poi saremo chiamati a vivere, sarà la banale attesa non del Natale, ma dell’inverno che, Dio non voglia, forse già ora ha avvolto nel freddo del cuore la nostra vita.

 

Che Dio non voglia.

 

Amen. Alleluia!

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Dall’Ufficio delle Letture della XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 – 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell’estrema importanza della nostra salvezza.

Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.

Quale contraccambio per quanto abbiamo ricevuto?

E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l’esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto?

Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall’uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l’uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.

In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l’assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all’esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1).

Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera.

Con l’espressione: Perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.

Non i giusti ma i peccatori

Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti
Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Il testo biblico

‘Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».

Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.’

Genesi 2:18,21-25

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui
Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Grazie

Grazie, Signore. Per Antonella, per la donna che mi hai posto accanto. Per il matrimonio contratto ascoltando la Tua Parola. Perchè di fronte a lei sono nudo e non ho vergogna alcuna.

Grazie.

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Il testo biblico

9 E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste, perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi, e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi. 11 Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere? 12 E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri? 13 Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona

(Luca 16)

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?
Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Un breve commento

La Liturgia del giorno ci propone questo famosissimo brano che è un degno prologo al brano che ci proporrà domani la liturgia domenicale, la parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13).

Le vergini si troveranno al momento cruciale chi con, chi senza la scorta di olio per tenere accese la loro personale lampada. Quell’olio è la forza della Parola di Dio. Quell’olio è la costanza nella preghiera. Quell’olio è la ricercata ricchezza della compagnia del Verbo e della Sua Grazia.

Quell’olio è insomma la vera ricchezza di cui parla il Vangelo di oggi. Non ci sono mezze misure. O si cerca prima di tutto la ricchezza che ci viene da Dio (e poi ci si occupa del resto…) oppure, al contrario, si cerca prima di tutto la ricchezza (Mammona in aramaico) e la soddisfazione del mondo, ed i rimasugli del nostro tempo, del nostro pensare, parlare, agire, si lasciano all’Eterno.

Gesù ci mette in guardia, le conseguenze sono chiare. E le vergini che rimangono chiuse, fuori dal banchetto e dalla festa nuziale, al freddo e senza luce perchè le loro lampade si sono spente, ci mostrano plasticamente cosa succede.

A noi la scelta.

Amen. Alleluia!

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino…  oggi ne ricordiamo l’esempio con i bambini condividendo la luce delle lanterne (la Parola di Dio guida sicura per il nostro cammino) ed il pane dolce spezzato e condiviso (come il mantello).

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

Augurando a noi stessi ed a tutti di essere attenti a dove, su quale sentiero portiamo i nostri passi, pronti ad aiutare i poveri (non solo in mezzi ma anche in spirito) che incontriamo lungo il cammino.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo perchè l’uomo a sua volta glieLa restituisca.

Ricordo che una volta quando ero formatore in Seminario dissi scherzando ad un alunno che mi interpellava sulla mia passione per quelle 150 parole messe in canto ed in poesia, che non ero ero così sicuro della mia vocazione al presbiterato…  quanto di quella a fare il lettore ed il salmista!

Così, oltre al Salterio della Liturgia delle Ore, ne ho uno monastico ed è certamente, quello dei Salmi, assieme ai Vangeli, il libro biblico che nutre principalmente la mia preghiera.

Così ho letto con il massimo interesse il post del mio fratello Giovanni Festa e del traduttore Adriano Frinchi sul modo di adoperare il Salterio di Sant’Arsenio di Cappadocia.

Cosicchè ho scelto di riproporvelo anche su questo mio blog.

SALTERIO – BENEDIZIONALE
DI SANT’ARSENIO DI CAPPADOCIA

Il Salterio come “Libro delle necessità” secondo l’uso di sant’Arsenio di Cappadocia trasmessoci dal Gheron Paisios del Monte Athos

Traduzione e adattamento dall’inglese di Adriano Frinchi

INTRODUZIONE

I salmi sono la preghiera di Cristo e della Chiesa, e dunque ogni credente può trovare in essi il modo migliore di esprimere la propria preghiera e di santificarsi. Ma è pure vero ciò che dice il nostro padre tra i santi Atanasio: “ogni salmo fu dettato e composto in tal modo dallo Spirito Santo che in esso sono raccolti tutti moti dell’animo nostro, come se fossero da noi proferiti e come se realmente fossero nostri” (1).

Sant’Atanasio fa dunque una osservazione molto importante: pregando e contemplando i salmi possiamo non solo trovare la vita e i sentimenti di Cristo, ma possiamo ritrovare noi stessi, con i nostri sentimenti e le nostre vicende. Cristo ha preso tutto di ognuno di noi e ha dato a noi tutto se stesso, e allora non ci dobbiamo allora stupire se nella contemplazione del salterio ritroviamo tutta la vita umana con le sue molteplici e varie vicende. Certamente non si stupì di questa qualità teandrica del salterio Arsenio di Cappadocia (1840-1924), monaco canonizzato dal Patriarcato Ecumenico nel 1986, che utilizzava i salmi per le benedizioni, specie quando non esisteva una benedizione prescritta per una particolare occasione.

(1) S. ATANASIO, Lett. a Marcellino, 12 (PG 27,24)

IL SALTERIO DI ARSENIO DI CAPPADOCIA

In questo lavoro si offre nella prima parte una corrispondenza tra i salmi e le diverse necessità secondo l’originale greco che può essere trovato nell’opera “il gheron Paisios” dello ieromonaco Christodulos (Agion Oros, 1994).
Nella seconda parte c’è un piccolo e povero indice dei salmi secondo le diverse necessità.
Al di là delle considerazioni teologiche questo salterio costituisce un vero e proprio “Libro delle necessità”, ma è anche un ritratto affascinante di un piccolo villaggio dell’Anatolia all’alba del XX secolo dove la cultura e la tradizione greca e la fede ortodossa prosperavano nonostante la dominazione turca. Ma la cosa più importante che emerge dal testo è la costante e non comune, specie per quei tempi, preoccupazione di alleviare ogni dolore fisico e psicologico degli uomini.

Altro dettaglio degno di nota è la scelta dei salmi da parte di sant’Arsenio. Il santo monaco utilizza un certo salmo per una ben precisa necessità, e questa scelta non è mai banale o scontata ma rivela una lettura orante dei salmi, una contemplazione di ogni singola parola.

Qualcuno potrebbe storcere il naso davanti di fronte a questo originale salterio e potrebbe classificarlo come qualcosa più vicino alla magia o alle superstizione contadine. Nulla di tutto questo. In realtà ci troviamo davanti alla fede genuina e schietta della gente di un piccolo villaggio dell’Asia minore e di un monaco pio e zelante che hanno percepito i salmi come un “canale” attraverso il quale la Grazia di Dio entra in contatto con ogni aspetto della vita umana.

Adriano Frinchi
 
10 novembre 2010, memoria di sant’Arsenio di Cappadocia

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all'uomo
Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

 

PARTE I

Salmi da usare per le benedizioni secondo l’ordine del Salterio

La numerazione dei salmi segue l’ordine della Septuaginta, mentre tra parentesi è riportata la numerazione del testo masoretico.

1 (1) Per un albero o una vite piantata, affinché porti molto frutto
2 (2) Per coloro che si riuniscono in consiglio, affinché Dio li illumini
3 (3) Per cacciare la cattiveria dalle persone, affinché non tormentino ingiustamente il loro prossimo
4 (4) Per la guarigione delle persone molto sensibili cadute in depressione a causa del comportamento di persone dal cuore duro
5 (5) Per implorare a Dio la guarigione degli occhi feriti da una persona cattiva
6 (6) Per coloro che sono sotto incantesimo , affinché Dio li liberi
7 (7) Per coloro che sono impauriti e intimiditi da cattive persone
8 (8) Per coloro che vengono colpiti da demoni o persone perverse
9 (9 e 10) Per far cessare i tormenti dei demoni durante il sonno e le loro tentazioni durante il giorno
10 (11) Per le coppie dal cuore indurito che divorziano (quando uno dei coniugi tormenta l’altro)
11 (12) Per i malati di mente incattiviti o che fanno del male ad altri
12 (13) Per coloro che soffrono di fegato
13 (14) Per un demone terribile, da recitare continuamente tre volte al giorno per tre giorni
14 (15) Per i ladri e i rapinatori, affinché desistano dai loro propositi e senza aver fatto nulla si pentano
15 (16) Per trovare una chiave perduta
16 (17)Per un’accusa grave ed ingiusta, da recitare continuamente tre volte al giorno per tre giorni
17 (18) In occasione di un terremoto o di altro disastro naturale, di pioggia devastante e fulmini
18 (19) Per le donne gravide affinché partoriscano senza difficoltà
19 (20) Per le coppie che per ragioni mediche non possono avere bambini, affinché Dio li guarisca e li preservi dal divorzio
20 (21) Per cambiare il cuore duro dei ricchi affinché diano l’elemosina ai poveri
21 (22) Per il contenimento degli incendi, affinché non causino nessun danno
22 (23) Per ammansire i bambini ribelli che arrecano dolore ai loro genitori
23 (24) Per aprire una porta quando si è persa la chiave
24 (25) Per coloro che sono tormentati dalle tentazioni che causano problemi continui e fanno perdere la pace
25 (26) Per coloro che chiedono qualcosa a Dio, affinché ottengano quello che hanno chiesto e non subiscano nessun danno
26 (27) Per la protezione dei contadini affinché l’esercito del Nemico non danneggi le persone e i loro campi
27 (28) Per la guarigione di coloro che soffrono di malattie di origine nervosa o mentale
28 (29) Per coloro che soffrono il mare e per coloro che hanno paura del mare agitato
29 (30) Per coloro che corrono pericoli in terre lontane, nei territori dei barbari e dei non credenti, affinché Dio li custodisca e illumini le genti per pacificarle e portarle alla conoscenza di Dio
30 (31) Perché Dio conceda abbastanza grano e frutta in tempo di carestia
31 (32) Per coloro che viaggiano affinché trovino la via quando si perdono
32 (33) Per coloro che sono ingiustamente imprigionati, affinché Dio riveli loro la verità e siano liberati
33 (34) Per coloro che in punto di morte sono tormentati dai demoni o quando le schiere del Nemico si avvicinano con intenzioni minacciose
34 (35) Perché Dio conceda la liberazione delle persone buone dai tranelli dei malvagi che approfittano del Popolo di Dio
35 (36) Perché scompaia completamente ogni animosità dopo discussioni e incomprensioni
36 (37) Per coloro che sono stati gravemente feriti da criminali
37 (38) Per il dolore alle mascelle causato da denti marci
38 (39) Per le persone abbandonate e depresse affinché trovino lavoro ed escano dall’afflizione
39 (40) Per far tornare la concordia tra datore di lavoro e impiegato quando si sono insultati
40 (41) Per il buon parto delle donne che partoriscono bambini prematuri
41 (42) Per i giovani che stanno male per amore e sono feriti e addolorati
42 (43) Per la liberazione di coloro che sono imprigionati da una nazione nemica
43 (44) Perché Dio riveli la verità alle coppie in lite per un malinteso, affinché ritrovino pace e amore
44 (45) Per coloro che soffrono di cuore o reni
45 (46) Per i giovani che, a causa dell’invidia del Nemico, non riescono a sposarsi e a formare una famiglia
46 (47) Perché il dipendente o il datore di lavoro trovino pace, quando il lavoratore si licenzia offeso dal principale e perché il lavoratore trovi lavoro
47 (48) In occasione di scorrerie di bande criminali o di altri gravi disastri: recitare devotamente per 40 giorni
48 (49) Per coloro che svolgono un lavoro pericoloso
49 (50) Perché gli uomini lontani da Dio si pentano e ritornino a Lui e siano salvi
50 (51) Quando a causa dei nostri peccati e per correggerci giunge la punizione di Dio (epidemie e morti fra persone e animali)
51 (52) Perché i padroni dal cuore duro si pentano e divenuti compassionevoli non tormentino i servi
52 (53) Perché Dio benedica le reti ed esse siano riempite di pesce
53 (54) Perché Dio illumini i ricchi che hanno comprato schiavi e questi vengano presto lasciati liberi
54 (55) Perché venga ripristinato il buon nome di una famiglia ingiustamente accusata
55 (56) Per le persone sensibili le cui anime sono state ferite dai loro compagni
56 (57) Per coloro che soffrono di mal di testa provocati da afflizioni
57 (58) Perché tutto vada bene a coloro che operano con retta intenzione affinché Dio impedisca ogni interferenza di demoni o uomini malvagi
58 (59) Per i muti affinché Dio gli ridia la parola
59 (60) Perché Dio riveli la verità quando un gruppo di persone è ingiustamente accusato
60 (61) Per coloro che hanno difficoltà nel loro lavoro a causa della pigrizia o della paura
61 (62) Perché Dio liberi dai problemi i più deboli, affinché non siano dominati dalla tristezza
62 (63) Perché campi ed alberi producano frutti in tempo di siccità
63 (64) Quando qualcuno viene morso da un cane o un lupo con la rabbia, specie se stava dando loro acqua benedetta da bere
64 (65) Per la prosperità dei commercianti, affinché non ingannino la gente semplice
65 (66) Perché il Maligno non porti ostacoli nelle case e non causi dolore nelle famiglie
66 (67) Perché siano benedetti i luoghi dove si allevano le galline
67 (68) Perché le donne a cui fallisce la gravidanza sopportino il dolore e recuperino la salute
68 (69) In occasione di alluvioni e fiumi che straripano sommergendo persone e case
69 (70) Per coloro che intristiti anche da piccole cose vengono portati alla disperazione, affinché Dio doni loro la forza
70 (71) Per le persone abbandonate che, considerate noiose dagli altri a causa dell’invidia del diavolo, precipitano nella disperazione, affinché possano trovare in Dio misericordia e salvezza
71 (72) Perché Dio benedica i raccolti dei contadini
72 (73) Perché i criminali si pentano
73 (74) Perché Dio protegga i contadini che lavorano nei campi quando il villaggio è circondato dal nemico
74 (75) Perché un datore di lavoro barbaro non tormenti i suoi impiegati e li consideri esseri umani
75 (76) Per una madre spaventata per il parto, affinché Dio la custodisca e le infonda coraggio
76 (77) Quando non c’è reciproca comprensione tra genitori e figli, affinché illuminati da Dio i figli ascoltino i genitori ed i genitori mostrino il loro amore ai figli
77 (78) Perché Dio illumini coloro che prestano affinché siano misericordiosi e non opprimano i loro debitori
78 (79) Perché Dio protegga i villaggi dalle scorrerie dell’esercito nemico
79 (80) Perché Dio guarisca colui che ha la faccia gonfia e dolore alla testa
80 (81) Perché Dio si prenda cura dei poveri e dei bisognosi che sono nel dolore e nella tristezza a causa della loro indigenza
81 (82) Perché le persone acquistino i prodotti dai contadini, affinché questi non divengano tristi e depressi
82 (83) Perché Dio impedisca a persone malvagie di commettere omicidi
83 (84) Perché Dio protegga quanto è custodito in casa, gli animali e i frutti del lavoro
84 (85) Perché Dio guarisca coloro che sono stati feriti e terrorizzati dai ladri
85 (86) Perché Dio salvi il mondo quando si propaga la peste e la gente muore
86 (87) Perché Dio conceda una lunga vita ai membri della famiglia che sono fondamentali e necessari per il sostentamento della famiglia
87 (88) Perché Dio custodisca quanti sono senza protezione e sono perseguitati da uomini duri di cuore
88 (89) Perché Dio conceda forza a coloro che sono gracili e si ammalano facilmente, così che possano lavorare senza stancarsi e scoraggiarsi
89 (90) Perché Dio doni la pioggia in tempo di siccità o faccia sì che i pozzi rimasti a secco riabbiano l’acqua
90 (91) Per scacciare via il diavolo quando questo appare a qualcuno e lo terrorizza
92 (93) Perché Dio doni prudenza ai suoi figli ed essi crescano spiritualmente
93 (94) Perché Dio illumini coloro che provocano tumulti, problemi alle nazioni e portano scompiglio tra il popolo, e causano disordini e divisioni.
94 (95) Perché nessun incantesimo porti le coppie a trovare ragioni per litigare
95 (96) Perché Dio guarisca i sordi ed essi tornino a sentire
96 (97) Per rompere gli incantesimi sulle persone
97 (98) Perché Dio conceda conforto a quanti sono nel dolore e questi vincano la depressione
98 (99) Perché Dio conceda benedizione e grazia a quei giovani che lasciano tutto e lo seguono
99 (100) Perché Dio benedica e realizzi i desideri che sono secondo la sua volontà
100 (101) Perché Dio conceda grazia e talenti alle persone buone e semplici
101 (102) Perché Dio benedica i governanti affinché dimostrino bontà e comprensione verso il popolo
102 (103) Perché il ciclo mestruale si manifesti quando è in ritardo
103 (104) Perché Dio benedica i possedimenti delle persone, affinché questi non siano tristi e glorifichino Dio
104 (105) Perché le persone si pentano e confessino i loro peccati
105 (106) Perché Dio illumini le persone e queste non abbandonino la via della Salvezza
106 (107) Perché Dio conceda il dono della gravidanza alle donne che non possono avere figli
107 (108) Perché Dio umili i nemici, ed essi cambino le loro cattive intenzioni
108 (109) Perché Dio guarisca gli epilettici, oppure perché Dio abbia pietà di coloro che accusano ingiustamente e poi si pentono.
109 (110) Perché i giovani abbiano rispetto degli anziani
110 (111) Perché i giudici iniqui si pentano e giudichino giustamente il popolo di Dio
111 (112) Perché Dio protegga i soldati che partono per la guerra
112 (113) Perché Dio conceda le sue benedizioni ad una vedova povera, affinché possa pagare i suoi debiti ed eviti la prigione
113 (114-115) Perché Dio guarisca i bambini con ritardi mentali
114 (116, 1-9) Perché Dio conceda benedizioni e conforto per i bambini tristi e poveri, affinché siano preservati dalla tristezza causata dal disprezzo dei figli dei ricchi
115 (116, 10-19) Perché Dio guarisca dal vizio di mentire
116 (117) Perché le famiglie conservino unità e amore e glorifichino Dio
117 (118) Perché Dio umili i barbari che assediano il villaggio e cambi le loro intenzioni malvagie
118 (119) Perché Dio annienti e umili i barbari che uccidono donne e bambini innocenti
119 (120)Perché Dio conceda pazienza e sopportazione a quanti vivono insieme a persone disordinate ed inique
120 (121) Perché Dio protegga gli schiavi dalle mani del nemico, affinché non siano mutilati prima di essere rimessi in libertà
121 (122) Perché Dio guarisca coloro che soffrono a causa del mal’occhio
122 (123) Perché Dio conceda la vista ai ciechi e curi le malattie degli occhi
123 (124) Perché Dio protegga dai morsi dei serpenti
124 (125) Perché Dio protegga i campi dei giusti dalle persone malvagie
125 (126) Perché Dio guarisca coloro che sono afflitti da mal di testa continui
126 (127) Perché Dio porti la pace in una famiglia dove ci sono liti
127 (128) Perché la cattiveria del Nemico non si avvicini alle case e ci sia sempre la pace e la benedizione di Dio nella famiglia
128 (129) Perché Dio curi coloro che soffrono di emicrania o perché Dio abbia misericordia che i duri di cuore che arrecano dolore ai più sensibili e deboli.
129 (130) Perché Dio infonda coraggio e speranza a coloro che iniziano un nuovo lavoro che non conosco, affinché non incontrino grandi difficoltà
130 (131) Perché Dio conceda agli uomini pentimento, conforto e speranza, affinché essi vengano salvati
131 (132) Perché Dio abbia misericordia del mondo, nel quale ci sono guerre continue a causa dei nostri peccati
132 (133) Perché Dio illumini le nazioni, le renda amiche e i popoli trovino la pace
133 (134) Perché Dio protegga da ogni pericolo
134 (135) Perché coloro che pregano trovino la concentrazione e la loro mente sia unita a Dio
135 (136) Perché Dio protegga gli immigrati che lasciano le loro case e li salvi dai barbari
136 (137) Perché Dio infonda fermezza ai titubanti
137 (138) Perché Dio illumini i signori di un luogo affinché trattino con comprensione la popolazione
138 (139) Perché Dio allontani i pensieri blasfemi che tormentano i più sensibili
139 (140) Perché Dio pacifichi un capo famiglia con un brutto carattere che fa soffrire tutta la famiglia
140 (141) Perché Dio pacifichi i padroni barbari di un luogo affinché non tormentino i loro sudditi
141 (142) Perché Dio plachi un ribelle che commette malvagità, affinché, anche se è un curdo3, diventi come un agnello
142 (143) Perché Dio protegga una madre durante la gravidanza, affinché non perda il bambino
143 (144) Perché Dio plachi il popolo in rivolta e sia scongiurata la guerra civile
144 (145) Perché Dio benedica il lavoro degli uomini, ed esso gli sia bene accetto
145 (146) Perché Dio sani coloro che soffrono di emorragie
146 (147, 1-11) Perché Dio sani chi è stato morso o chi è stato colpito alla mascella da persone malvage
147 (147, 12-20) Perché Dio ammansisca le fiere affinché non arrechino danno alle persone e alle loro fattorie
148 (148) Perché Dio conceda tempi buoni e gli uomini siano nell’abbondanza e glorifichino Dio
149 (149) Per rendere grazie a Dio della tenerezza e dell’amore sconfinato che ha per noi4
150 (150) Perché Dio conceda felicità ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che si trovano in luoghi lontani, e ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che si sono addormentati e sono in un luogo ancora più lontano. Amen.

PARTE II

INDICE SECONDO I TEMI

In questo indice la numerazione dei salmi è quella della Septuaginta

AGRICOLTURA: 1, 26, 30, 50, 52, 62, 66, 71, 83, 124, 147, 148
ANIMALI, ostili: 63, 123, 147
BAMBINI: 22, 76, 109, 113, 114
MORTE E DEFUNTI: 33, 150
DISASTRI: 17, 21, 30, 50, 62, 68, 85, 89
SALUTE, fisica: 5, 12, 28, 36, 37, 44, 56, 58, 63, 79, 86, 88, 95, 102, 108, 122, 125, 128, 145, 146
SALUTE, psicologica: 4, 7, 8, 9, 11, 24, 27, 41, 55, 56, 60, 61, 69, 70, 80, 81, 84, 97, 100, 103, 128, 136, 138
SALUTE, delle donne 18, 19, 40, 67, 75, 106, 142, 145
LEGGE E GOVERNO: 14, 16, 32, 36, 47, 51, 59, 72, 82, 84, 93, 101, 108, 110, 137, 140, 141, 143
MAGIA E DEMONI: 5, 6, 8, 9, 13, 33, 57, 65, 90, 94, 96, 121
PACE E GUERRA: 26, 33, 42, 73, 78, 93, 107, 111, 117, 118, 120, 127, 131, 132, 135, 140, 141, 143
PACE , fra gli amici e nella famiglia: 10, 19, 22, 35, 41, 43, 45, 54, 65, 76, 86, 94, 109, 116, 126, 127, 139
PROPIETA’: 14, 15, 23, 47, 83, 103, 124
PROTEZIONE: 9, 13, 34, 47, 48, 57, 90, 133
PREOCCUPAZIONI SOCIALI: 20, 32, 35, 38, 51, 53, 59, 77, 80, 81, 87, 93, 101, 110, 112, 113, 114, 119, 124, 137, 140
SPIRITUALITA’: 3, 9, 24, 25, 29, 49, 50, 57, 72, 91, 98, 99, 100, 104, 105, 108, 115, 119, 130, 134, 136, 149
VIAGGI ED EMIGRAZIONE: 28, 29, 31, 92, 135, 150
LAVORO: 2, 38, 39, 46, 48, 51, 52, 57, 60, 64, 74, 81, 83, 100, 101, 103, 129, 137, 140,144

Il Signore abbia misericordia dello Ieromonaco Christodulos e del traduttore Adriano

Fine e Gloria a Dio

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, una data che per un berlinese (fu mi pare il presidente Kennedy a dire che a causa della storia tutti avremmo dovuto sentirci un po’ berlinesi), per un tedesco e per un europeo, ha un significato molto particolare.

Un significato legato alla memoria.

9 novembre 1938. Cristalli infranti

La Notte dei Cristalli, la notte delle devastazioni dei cosiddetti pogrom (parola russa molto usata a riguardo per via di episodi analoghi avvenuti nel 1881 e 1921), segna l’inizio della fase più cruenta della persecuzione antiebraica nella Germania nazista. 200 morti stimati e 26.000/30.000 ebrei deportati.

Non fu l’inizio della persecuzione antiebraica in assoluto, fissata comunemente dagli storici con l’invito al boicottaggio del 1933 e con le leggi razziali di Norimberga del 1935, ma probabilmente l’ìnizio di quello che comunemente chiamiamo ShoahOlocausto.

L’origine della definizione “notte dei cristalli”, più correttamente “Notte dei cristalli del Reich” è una locuzione di scherno che richiama le vetrine distrutte, fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusa poi anche nella storiografia comune. Dello stesso atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini classificati come “ebrei” fa parte anche l’obbligo che venne imposto alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati. (fonte: Wikipedia)

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre 1989. Muri che si aprono

Il 9 novembre 1989 è il giorno della cosiddetta caduta del muro di Berlino, muro eretto nel 1961 a dividere in due l’attuale capitale tedesca, allora divisa in quattro zone di occupazione. Berlino Ovest, affidata agli occupanti occidentali, e Berlino Est, affidata ai russi.

Una caduta non subito fisica. Quello che si celebra, di cui si fa memoria in realtà è l’avvenuta apertura notturna dei cancelli e di conseguenza il venir meno dell’effetto “bloccante” di uno dei muri più famosi della storia.

Come tutti, ripeto, tutti i muri di pietra o di cemento destinato prima o poi a cadere; in modo più o meno cruento ce lo dice ogni volta la storia.

Mi ha colpito che il numero approssimativo dei morti per aver cercato di superare il muro negli anni della sua esistenza è di 200 morti stimati. La stessa stima dei morti ebrei nella notte del 1938.

Juni 1988
Berlin (West), Mauer

 

La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. La Basilica del Laterano

Oggi, 9 novembre, la chiesa cristiana di confessione cattolica celebra con il grado di Festa la dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma.

Ma come, potrebbe dire qualcuno, non si chiama San Giovanni? Così in effetti la chiamano abbreviando i romani, ma il titolo completo è alquanto lungo. Esattamente è: “Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano”.

Come riassume WikipediaPapa Silvestro I, nel IV secolo, la dedicò al Santissimo Salvatore; poi papa Sergio III, nel IX secolo, aggiunse la dedica a San Giovanni Battista; infine papa Lucio II, nel XII secolo, incluse anche San Giovanni Evangelista. È detta “arcibasilica” perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori; più precisamente, ha il titolo onorifico di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero Madre e Capo di tutte le chiese nella città e nel mondo. È detta infine “in Laterano”, o “lateranense”; Lateranus era un cognomen della gens Claudia, e nella zona dove sorse la basilica si trovavano dei possedimenti (horti) di quella famiglia.

Scrivevo sopra “costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma” ma, diciamolo, anche per celebrare se stesso come “protettore” temporale della chiesa cattolica. Uno dei tanti, con alterne fortune, ma più spesso sfortune, definito od autodefinitosi tale nel corso di questi venti e spicci secoli di storia.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? No…

Un dibattito che va avanti da sempre. La risposta a mio parere teologicamente più esatta è no, non serve, nel senso che non è strettamente necessaria. Come disse Gesù, i veri adoratori adorano in spirito e verità. Il culto al Signore è principalmente un culto spirituale. Stiamo attenti però, spirituale non significa disincarnato, al contrario.

Tutto ciò che è apparentemente nostro, corpo ed anima, deve essere coinvolto nel culto da rendere al Verbo, alla Parola di Dio, al Cristo. E quindi come al corpo servono il cibo, serve un vestito, così è necessario anche, quando due o tre sono insieme nel Suo Nome, che essi abbiano un luogo dove riunirsi.

Non necessariamente quel qualcosa che architettonicamente chiamiamo chiesa o basilica, o tempio, o cattedrale, o duomo o in mille altri modi. I primi culti, ci raccontano il libro degli Atti ed il Nuovo Testamento, si tenevano nelle case, nelle famiglie.

Le prime chiese erano chiese domestiche, caratterizzate dal piccolo numero. Anche per ovvi motivi legati alla persecuzioni continue che la chiesa nascente subiva da questa o quella autorità temporale, dai vari principi di questo mondo, strumenti del Maligno che cercava di scoraggiare gli uomini e le donne dal celebrare la sua sconfitta attraverso la Croce, la Morte e la Resurrezione di Gesù.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? …ma anche Si.

La chiesa di pietra quindi essenzialmente non serve, ma anche si. Purchè si abbia chiaro che lo spazio è reso sacro principalmente dal fatto che coloro che si riuniscono in questo o quel determinato luogo, delimitato da quattro mura e da questo o quello spazio, sono sacri loro, nel senso che sono motivati dal riunirsi nel volersi consacrare a Dio, nel professare la loro intenzione di rendere gloria al Signore, all’Eterno, del quale sono debitori e che Solo, vogliono servire come servi senza pretese e facendo, come Maria ci dice nel Vangelo tutto ciò che Egli ci dirà.

La chiesa di pietra, o il tempio, o la sala di riunione servono quindi per ricordarci che tutto lo spazio, non solo quello delimitato!, è uno spazio liturgico, e che tutto il tempo, non solo quello particolare che trascorriamo dentro quel luogo, è un tempo liturgico.

Che l’uomo è in essenza liturgico, servitore di Dio, ministrante di Dio in ogni gesto od azione che compie su questa terra.

Nel tempo forte, specifico del culto domenicale, della Messa, della Divina Liturgia, tutto ciò che ci circonda, e tutto ciò che viviamo ci ricorda in modo speciale tutto questo. Che l’essenza dell’essere chiesa, dell’essere ec-clesia, è questo essere chiamati da fuori, da Dio perchè a Lui ed a Lui Solo dobbiamo servire. Perchè da Lui proveniamo ed a Lui torneremo.

E sarà bene, Gesù ce lo dice un numero incredibile di volte nel Vangelo, che il servo si faccia trovare buono, fedele, operoso nel momento che questo accadrà. Perchè è l’uso che avremo fatto del tempio del nostro corpo quello che sarà oggetto del giudizio.

Amen. Alleluia.

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo

Non preferire nulla a Cristo – Testo biblico di riferimento

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33.

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: 
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. 
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo – Meditazione

San Basilio (ca 330-379),
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa 

Regole più ampie; domanda 8 

Non preferire nulla a Cristo

Il nostro Signore Gesù Cristo ha detto a tutti, a più riprese e donando varie prove: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23); e ancora: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Sembra esigere la più totale rinuncia… “Dov’è il tuo tesoro, dice altrove, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

Se dunque mettiamo da parte dei beni terreni o qualche provvista peritura, il nostro spirito vi rimane sprofondato come nel fango. È allora inevitabile che la nostra anima sia incapace di contemplare Dio e diventa insensibile ai desideri degli splendori del cielo e dei beni a noi promessi. Non possiamo ottenere questi beni se non li chiediamo senza sosta, con un ardente desiderio che, del resto, ci renderà leggero lo sforzo per raggiungerli.

Rinunciare a se stessi, è dunque sciogliere i vincoli che ci legano a questa vita terrena a passeggera, è liberarsi dalle contingenze umane, per essere in grado di camminare sulla via che conduce a Dio. È liberarsi da ciò che intralcia per possedere e usare dei beni che sono “più preziosi dell’oro, di molto oro fino” (Sal 19,11).

E, per farla breve, rinunciare a se stessi, è trasferire il cuore umano nella vita del cielo, cosicché si possa dire: “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20). E innanzitutto, è cominciare a diventare simili a Cristo, che da ricco che era, si è fatto povero per noi (2 Cor 8,9).

Dobbiamo assomigliargli se vogliamo vivere conformemente al Vangelo.

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea) – Cefalù, Cristo Pantocratore

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee: chi sono, che si intende?

Riprendo dal Sinassario del Calendario Bizantino:

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento le Schiere Celesti sono conosciute, citate ed annoverate tra le presenze di quel “luogo divino” che chiamiamo Cielo. L’apostolo Paolo su di essi, citandoli più volte nelle sue lettere, dice che gli Angeli sono Spiriti al servizio di Dio, inviati come servi per il bene di chi deve ricevere l’eredità della salvezza, stabiliti come protettori e guide di ogni nazione e di ogni gente. Gli Angeli stanno al fianco di coloro che sono stati loro affidati, non per proteggerli dalle aggressioni terrene, dalla povertà e dalla sofferenza, non per risparmiare loro il dolore o per offrire loro un braccio forte per l’ottenimento di un qualsiasi bene temporale, bensì per condurli a Dio ed alla salvezza sulla via che ha loro designato la Divina Volontà. In cielo, continuamente vedono il volto di Dio, cantano l’inno “tre volte Santo”, intercedono per noi, e gioiscono per un solo peccatore che si converte.

La Chiesa li onora

Ecco perché la Chiesa, onora questi ministri divini, i nostri intercessori e tutori, celebrando questa sinassi. La Chiesa ricorda in particolare i nomi dei Santi Michele e Gabriele, perché sono legati a noi dalla Sacra Scrittura. La parola “Michael” significa “Chi è come Dio?”, E la parola “Gabriele”, “Dio è potente.” Secondo la Sacra Scrittura, il numero degli angeli è infinito; Daniele ne ha visto “migliaia e migliaia servire Dio, e miriadi di miriadi stare davanti a Lui” (Daniele 7:10). Sono divisi in nove cori che sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli.

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

 

L’epistola: Ebrei 2,2-10

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:
Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui
o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi?
Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.

Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
La preghiera

Τῶν οὐρανίων στρατιῶν Ἀρχιστράτηγοι, δυσωποῦμεν ὑμᾶς ἡμεῖς οἱ ἀνάξιοι, ἵνα ταῖς ὑμῶν δεήσεσι, τειχίσητε ἡμᾶς, σκέπῃ τῶν πτερύγων, τῆς ἀΰλου ὑμῶν δόξης, φρουροῦντες ἡμᾶς προσπίπτοντας, ἐκτενῶς καὶ βοῶντας· Ἐκ τῶν κινδύνων λυτρώσασθε ἡμᾶς, ὡς Ταξιάρχαι τῶν ἄνω Δυνάμεων.

Tó̱n ouranío̱n stratió̱n Archistráti̱ghi, dyso̱poúmen ymás i̱mís i anáxii, ína tès ymó̱n deí̱sesi, teichísi̱te i̱más, sképi̱ tó̱n pterýgo̱n, tí̱s ailu ymó̱n dóxi̱s, frouroúntes i̱más prospíptontas, ektenó̱s kié voó̱ntas: Ek tó̱n kindýno̱n lytró̱sasthe i̱más, o̱s Taxiárche tó̱n áno̱ Dynámeo̱n.

Capi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custoditeci al riparo delle ali della vostra gloria immateriale, noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: liberateci dai pericoli, voi che siete principi delle supreme schiere.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee