Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti!

Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti!

La Parola del giorno: Luca 5:17-26

Guarigione di un paralitico

17 Or un giorno avvenne che, mentre egli insegnava, erano presenti, seduti, dei farisei e dei dottori della legge, i quali erano venuti da tutti i villaggi della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme; e la potenza del Signore era con lui, per compiere guarigioni.

18 Ed ecco, alcuni uomini portavano sopra un letto un uomo paralitico e cercavano di portarlo dentro e di metterlo davanti a lui. 19 Ma, non riuscendo ad introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto della casa e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio, proprio in mezzo, davanti a Gesù.

20 Ed egli, veduta la loro fede, disse a quello: «Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati».

21 Allora gli scribi e i farisei cominciarono a ragionare, dicendo: «Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può togliere i peccati se non Dio solo?». 22 Ma Gesù conosciuti i loro pensieri, prese la parola e disse loro: «Che ragionate nei vostri cuori? 23 Che cosa è più facile dire: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, oppure dire: “Alzati e cammina”?

24 Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha autorità sulla terra di perdonare i peccati, io ti dico, (disse al paralitico), alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua».

25 E subito quell’uomo si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e se ne andò a casa sua, glorificando Dio.

26 E tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio. E, pieni di paura, dicevano: «Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti».

Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti!
Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti!

Un breve commento

“Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti!”.

Mi viene da chiedermi, e da chiedere: potrei dirlo io, oggi? Quanti di noi potrebbero dire lo stesso?

Rendo lode all’Eterno per il dono della fede che mi fa gioire ogni mattina, per aver avuto rinnovato il dono del respiro, per il dono della vita, per il bacio di saluto della donna che amo, la donna che il Signore mi ha posto accanto, per il luogo quotidiano di lavoro dove andare per guadagnarmi il pane essenziale per il giorno, per il pensiero e l’abbraccio di mia figlia quando tocca a me accompagnarla a scuola, per la Parola di Dio e la Liturgia delle Ore sul mio comodino, a ricordarmi il dovere di santificare ogni momento del mio tempo…

Non sono cose ordinarie queste!!! Ed è un grande peccato considerarle tali! Darle per scontate. Perchè sono tanti gli uomini e le donne che non le hanno, non possono averle, non riescono ad averle, non le hanno più…

Certo, è sorprendente, stupefacente, vedere un paralitico che si alza, o un cieco che recupera la vista, o un muto che riacquista la parola…

Ma è facile, troppo facile (eppure non è scontato neppure quello!) lodare l’Eterno per lo straordinario.

Ma nell’ordinario, che tale non è, quanti di noi si ricordano di farlo?
E nell’ordinario della croce, delle piccole croci quotidiane, dei piccoli fastidi, anche delle ingiustizie di ogni giorno quanti ancora meno lo fanno, quanti ancora meno rendono grazie?

Eppure a chi altro potremmo rivolgerci se non al Signore? Chi altro potrebbe redimere quelle ingiustizie? Chi altro potrebbe trasformare la Croce in uno strumento di salvezza?

Re-impariamo a stupirci, a sorprenderci, a meravigliarci, del fatto che nonostante la nostra piccolezza, la nostra, a volte, meschinità, il nostro peccato, pure possiamo godere la gioia di vivere, di essere amati, di amare a nostra volta.

Amen. Alleluia!

Lettera aperta al Papa di Deborah Fait

Lettera aperta al Papa di Deborah Fait

Invitato dall’amico Angelo Sed, ripubblico sul blog questa lettera

Egregio Pontefice,

Sono qui a scrivere per esprimerle il mio disappunto come essere umano alle sue esternazioni dopo la dichiarazione di Donald Trump su Gerusalemme Capitale di Israele.
Non appena la decisione del presidente americano è diventata pubblica, lei è stato tra i primi a commentarla e lo ha fatto esattamente come io mi aspettavo. 

Nessuna parola di pace, nessuna raccomandazione agli arabi (palestinesi) di evitare violenze e terrorismo, nessun appello alla calma, tantomeno un accenno al diritto di Israele di avere riconosciuta la propria capitale millenaria.

Le sue parole, del tutto faziose e dirette esplicitamente allo stato ebraico, sono state :” “Non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i luoghi santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace. Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”.

Mi chiedo per quale motivo lei abbia trovato necessario invocare lo status quo dal momento che ( e lei lo sa perfettamente) Israele ha sempre garantito, nonostante gli attacchi di guerra arabi e il terrorismo palestinese, la libertà di culto per tutte le religioni. Non solo per le tre religioni monoteiste ma anche per i Bahai che, fuggiti dalle persecuzioni in Iran, si sono rifugiati in Israele dove hanno, a Haifa, il loro tempio più bello, e per tutte le altre fedi esistenti nel Paese.

Perchè ha voluto mettere la mani avanti sapendo perfettamente che Israele è una democrazia e come tale si comporta nei confronti di ogni religione?

E poi di quale status quo parla? Quello interpretato dai palestinesi con la loro violenza, con le continue pretese, con il veto di salire sul Monte se non dopo previo benestare del waqf?

Quando questa terra era occupata dall’islam, prima i turchi e poi la Giordania, ebrei e cristiani non potevano accedere ai propri luoghi santi. Erano interdetti, quando non venivano rasi al suolo, e il Kotel, sacro agli ebrei perchè unico muro rimasto in piedi dalla distruzione del Tempio di Salomone, era addirittura chiuso da un altro muro a ridosso del quale erano state sistemate le latrine pubbliche.

E lei Pontefice parla di status quo sapendo perfettamente che attualmente gli ebrei possono accedere al Monte del Tempio (Bet haMikdash) solamente in orari stabiliti dagli arabi e quando riescono ad arrivarci vengono assaliti da donne e uomini e bambini palestinesi che urlano, strattonano e sputano loro addosso.

E’ questo il suo prezioso status quo, egregio Pontefice?

All’inizio di questa lettera ho scritto che mi aspettavo le sue parole e le spiego perchè. 
Se lo ricorda il massacro a Charlie Hebdò e al Superkosher di Parigi? Se li ricorda i morti al grido di Allahu Akhbar? E si ricorda qual’è stato il suo commento rilasciato sull’aereo che la riportava a Roma da uno dei suoi tanti viaggi all’estero? 
Io me lo rammento bene perchè è stato in quel momento che ho perso stima e illusione nei suoi confronti. “Ma se qualcuno offende la mia mamma, beh, io gli do un pugno” queste sono state le sue parole, crudeli e pericolose, che giustificavano i terroristi assassini di giornalisti colpevoli di aver fatto satira su Maometto. 

Dopo questo fatto dovevano arrivarne altri ad aumentare la mia disillusione, mi riferisco quando a Betlemme lei fece fermare la macchina per andare davanti al muro salvavita…nostra, a pregare.

Lei forse non sapeva che quel muro era stato costruito per bloccare i terroristi che ogni santo giorno entravano in Israele e fare decine e decine di morti tra la popolazione civile? Come dice? Lo sapeva? E allora perchè è andato proprio là a pregare? E’ stato forse costretto dal suo caro amico Abu Mazen? Può darsi, non lo so, sono generosa e le do il beneficio del dubbio anche se credo che un Sommo Ponetfice abbia la facoltà di dire di no a un terrorista. 

Non le do invece nessun beneficio per quella messa recitata sotto una gigantesca immagine di Gesù Bambino coperto da una kefiah palestinese.
Non mi dica, egregio Pontefice, che lei, proprio lei, capo assoluto della Chiesa cattolica, non sa che Gesù era ebreo, che come tale è vissuto e come tale è morto, come ebreo ha celebrato il proprio Bar Mitzvà a Gerusalemme, davanti ai rabbini, all’età di 13 anni, come ogni bambino ebreo. Non mi dica che non lo sapeva! 
E allora perchè? Cosa l’ha indotta a compiere un atto di tale offesa per tutto il mondo cristiano? Cosa può averla convinta a sottomettersi alle fantasiose favole della lercia propaganda araba? La ragion di stato? Quale stato? 

Non esiste nessuno stato palestinese , esiste solo un’ accozzaglia di terroristi, (autoproclamatisi palestinesi quando questo nome era degli ebrei che vivevano nel Mandato britannico di Palestina) che vogliono distruggere uno stato sovrano, Israele! 

A questi episodi mi va di aggiungere il suo volto serio e corrucciato quando è andato in visita al Tempio Maggiore di Roma, si vedeva lontano un miglio che non era felice nè sereno. Si capiva che non le piaceva proprio trovarsi là, forse temendo di fare cosa sgradita ai musulmani.

Non doveva preoccuparsi, però, dal momento che solo due anni prima era andato a prostarsi, scalzo e piegato fino a terra, nella moschea blu di Istanbul dove si era graziosamente intrattenuto, pieno di sorrisi e generoso di abbracci. Secondo me, poteva bastare ad equilibrare le cose persino per l’intolleranza e l’odio islamico per gli infedeli ebrei. 

Concludo questa mia avendo davanti agli occhi la visione di lei che, il giorno successivo alla dichiarazione di Donald Trump, ha ricevuto, senza por tempo in mezzo, una delegazione palestinese per il dialogo inter-religioso. E li ha accolti con queste parole “Per la Chiesa cattolica è sempre una gioia costruire ponti ed è una gioia particolare farlo con personalità religiose e intellettuali palestinesi”. 
Sembra una barzelletta, egregio Pontefice, è una barzelletta! 

A questo punto, amareggiata da tanta parzialità di chi dovrebbe essere del tutto imparziale , la saluto assicurandola che, nonostante il suo amore per la dittatura palestinese, Israele, fulgida democrazia, garantirà sempre la libertà di culto che la rende l’unico paese del Medio Oriente dove i cristiani sono liberi di pregare e di vivere rispettati e tranquilli. 

Purtroppo ai pochi rimasti nei territori di Abu Mazen e di Gaza non è concesso.

Lettera aperta al Papa di Deborah Fait
Lettera aperta al Papa di Deborah Fait

L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

L’Eterno mi conosce! Sia lode all’Eterno!

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci»
Salmo 139:1

I testi dei Salmi sono capaci di cogliere e descrivere i nostri stati d’animo più intimi e profondi. Se l’incipit del salmo recita: «Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci», la parte finale dice: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore…».

Non solo siamo conosciuti dal Signore, ma c’è un desiderio di voler essere investigati. Occorre certamente del coraggio per chiedere a Dio di metterci a nudo ed investigarci per vedere se c’è qualcosa in noi che non va.

La tendenza solita è quella di nascondersi, o tutt’al più chinare il capo dinanzi a Dio, come fece il pubblicano, sulla porta del tempio, per implorare “Abbi pietà di me”.

Domina attorno a noi il pensiero presuntuoso di dichiarare che Dio ci conosce, ci investiga, ma ci ama così come siamo, peccatori iniqui. Vero è che Lui ci ama così, ma è altrettanto vero che non ci vuole “iniqui”.

Le parole del Salmo conducono a comprendere, non solo, che la Sua presenza non ci lascia e non ci abbandona, ma anche come il Suo sguardo sia sempre su noi. Egli è l’Emmanuele, l’Iddio con noi, Colui che ci conduce per sentieri di giustizia e lungo pascoli verdeggianti.

La domanda è se lo crediamo e se ne abbiamo la consapevolezza o, invece, viviamo una fede ipocrita basata su di una persuasione più che su una certezza.

Piangere

È la prima modalità espressiva di ogni nato, considerato segnale di vitalità e principale comunicazione nelle prime fasi della vita. Una volta cresciuti le lacrime divengono sinonimo di dolore e sofferenza. Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia.

Quando penso al pianto e alle lacrime che si versano soprattutto nel silenzio o nel segreto, mi sovviene la il Salmo 6: «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto» (verso 8). Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare. Mi piace pensare che le lacrime giungono a Lui come parole.

Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio. Eppure il salmo 30 ci ricorda che non si piangerà per sempre. Come ogni notte lascia la scena al giorno, alle lacrime seguirà la gioia. E quando la gioia arriva dopo il pianto sarà accompagnata di grida. Confida pure nel tuo Dio, perché «quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia» (Salmo 126:5).

L'Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all'Eterno!
L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

Lettura della Bibbia

11 dicembre Amos 5-6; Ebrei 11-12
12 dicembre Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
13 dicembre Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
14 dicembre Giona 1-2; Giacomo 4-5
15 dicembre Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
16 dicembre Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
17 dicembre Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Vangelo per la II Domenica di Avvento

La Parola

1 Il principio dell’evangelo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio.

2 Come sta scritto nei profeti: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua via davanti a te.
3 Vi è una voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni comparve nel deserto, battezzando e predicando un battesimo di ravvedimento, per il perdono dei peccati.
5 E tutto il paese della Giudea e quelli di Gerusalemme andavano a lui, ed erano tutti battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

6 Or Giovanni era vestito di peli di cammello, aveva una cintura di cuoio intorno ai lombi e mangiava locuste e miele selvatico.
7 E predicava, dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali.

8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)
Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Pregandoci sopra…

Vieni Signore Gesù! Maranathà! 

Il Tempo di Avvento è il tempo in cui, o Signore Gesù, ricordiamo la Tua prima venuta, come Verbo Incarnato, come Vero Dio e Vero Uomo.

Ma è anche il Tempo in cui siamo chiamati a ricordarci che siamo in attesa della Tua venuta definitiva, per il giudizio sul mondo e su ciascuno di noi.

E dobbiamo essere pronti.

Il Battista battezzava con acqua, pregando per la conversione e per la remissione dei peccato. E ciascuno di noi è stato battezzato con acqua, da piccolo o da adulto, nell’acqua e nello Spirito, ed è chiamato a convertirsi, in Spirito Santo e fuoco!

Ad accogliere i doni dello Spirito ed a metterli a frutto nella propria vita! A sentire dentro di sè il calore del fuoco dell’Evangelo che lo fa bruciare dentro, che lo spinge ad annunciare a tutto il mondo il Tuo Amore, la Tua salvezza, a proporre ad ogni uomo ed ogni donna di seguirti sul cammino della Tua Croce.

Al Battista non importava, non si preoccupava, di come era vestito, di cosa mangiava o quando. Il Battista aveva quel fuoco dentro di sè. Che lo spingeva a predicare, che gli faceva annunciare la Parola di Dio, a chiedere la conversione in ogni momento. Finchè non gli fu richiesta la vita stessa.

Il Battista perse la testa per l’Evangelo, per cui nella vita bruciava di zelo.

E noi? Sentiamo quel fuoco?  Bruciamo di zelo? Dove abbiamo la testa?

Vieni Signore Gesù! Maranathà! 

Quanto sono duri questi tempi Signore!

Quanto sono duri questi tempi Signore!

La Parola (Matteo 9:35-38)

35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.
37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai.
38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».
Quanto sono duri questi tempi Signore! (Matteo 9:35-38)
Quanto sono duri questi tempi Signore! (Matteo 9:35-38)

Il commento di Agostino

Fratelli, sento che qualcuno sta mormorando contro Dio: “Quanto sono duri questi tempi, Signore; quanto è difficile da attraversare questa epoca!” …

Uomo, che non ti correggi, non sei forse mille volte più duro del tempo in cui viviamo? Tu che spasimi per il lusso, per ciò che è solo vanità, tu la cui cupidigia è sempre insaziabile, tu che vuoi fare cattivo uso di ciò che desideri, non otterai nulla…

Guariamo noi stessi, fratelli! Correggiamoci! Il Signore sta per venire. Poiché non appare ancora, non ci si cura di lui. Eppure, non tarderà a venire, e allora non sarà più il momento per essergli indifferenti.

Fratelli, correggiamoci! Un tempo migliore sta per venire, non però per coloro che vivono male. Già il mondo invecchia, volge alla declino; e noi, ridiventeremo forse giovani? Cosa speriamo?

Fratelli, non speriamo in qualcosa di diverso dai tempi di cui ci parla il Vangelo. Non sono cattivi, poiché viene Cristo! Se ci sembrano duri, difficili da attraversare, Cristo viene a confortarci…

Fratelli, occorre che i tempi siano duri. Perché? Perché non si cerchi la felicità in questo mondo.

In questo si trova il nostro rimedio: bisogna che questa vita sia travagliata, affinché ci si attacchi all’altra vita. Come?

Ascoltate… Dio vede gli uomini agitarsi miserabilmente nella morsa dei loro desideri e delle preoccupazioni del mondo che mettono a morte la loro anima. Allora il Signore viene a loro, come un medico che porta il rimedio.

(Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa; Sull’avvento di Cristo, discorso 19 )

La guarigione di due ciechi (Matteo 9:27-31)

La guarigione di due ciechi (Matteo 9:27-31)

La Parola

27 Come Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono,
dicendo ad alta voce: Abbi pietà di noi, Figlio di Davide

28 Quando egli fu entrato nella casa, quei ciechi si avvicinarono a lui. Gesù disse loro: «Credete voi che io possa far questo?» Essi gli risposero: «Sì, Signore».  

29  Allora toccò loro gli occhi dicendo: «Vi sia fatto secondo la vostra fede». 

30 E gli occhi loro furono aperti. E Gesù fece loro un severo divieto, dicendo: «Guardate che nessuno lo sappia». 

31 Ma quelli, usciti fuori, sparsero la fama di lui per tutto quel paese.

La guarigione di due ciechi (Matteo 9:27-31)
La guarigione di due ciechi (Matteo 9:27-31)

Un breve commento

E’ il contatto con il Cristo, è entrare nella casa del Signore, è avere la Rivelazione della Sua Parola che apre gli occhi degli uomini sulla verità, sulla vita, sulla retta via da seguire.

I ciechi del Vangelo guariscono quando entrano nella casa con Lui, quando fanno la loro personale professione di fede in Lui, quando, invece di scegliere i falsi guaritori e gli imbonitori di cui il mondo è pieno, scelgono per Lui.

Per Lui, con Lui, in Lui.

Per Cristo, con Cristo, in Cristo.

Professiamo la nostra fede in Lui, apriamo i nostri occhi, ed annunciamo a tutto il mondo la Sua Parola.

Amen. Alleluia!

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Nella Chiesa Cattolica

Domani, 8 dicembre, nella chiesa cristiana cattolica si celebra con il grado di Solennità l'”Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria“.

Scrivo nel titolo che è una solennità che divide perchè nel mondo cristiano lo celebra solo la chiesa cattolica, come conseguenza del dogma proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854.

Secondo la formulazione del dogma, la Vergine Maria sarebbe stata concepita pura, senza peccato originale: Dio avrebbe cioè preservato Maria da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo della madre, Sant’Anna.

Tale dogma è proprio solo della Chiesa Cattolica.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Murillo, Immacolata Concezione
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Murillo, Immacolata Concezione

Nella Chiesa Ortodossa

La Chiesa Ortodossa non considera un dogma l’Immacolata Concezione di Maria.

Onora in modo particolare Maria, la dice investita di grazie e doni particolarissimi per la sua missione di Madre di Dio, ma non la considera senza peccato dal concepimento.

Riprendo dall’ortodosso Giustino Popovic (1894-1979):

La Chiesa ortodossa apostolica condanna e respinge la dottrine cattolica-romana sulla concezione immacolata della vergine Maria, e confessa che è stata concepita e messa al mondo per via naturale da san Gioacchino e sant’Anna, vale a dire che la sua concezione è stata bene sottomessa al peccato dei parenti. La santa Tradizione non chiama mai la santa vergine Maria ‘figlia primogenita di Dio’, non la separa mai dalla razza umana per la sua natura, per la concezione o la sua messa al mondo.

Il carattere della santa Vergine e Madre di Dio scaturisce non da una esenzione dal peccato ancestrale nella sua natura umana, ma dalla sua lotta e dalla sua vittoria sulla sozzura e sul peccato.

(clicca qui per leggere l’articolo completo).

Nella Chiesa Ortodossa – La Concezione di Sant’Anna

Riporto invece per intero, perchè la trovo esauriente, la risposta ad un lettore di un padre ortodosso sul sito della chiesa ortodossa di Torino. Premetto che il calendario bizantino, alla data dell’8 dicembre, celebra la vigilia della Concezione di Sant’Anna, madre di Maria.

Gli ortodossi celebrano il 9 dicembre la Concezione (anche se non la “Immacolata” Concezione) della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna.

L’antica storia della Concezione di Sant’Anna narra di un evento miracoloso (perché Anna e suo marito Gioacchino erano vecchi, e Anna era sterile), anche se non dice nulla circa il peccato originale, perché la dottrina del peccato originale, esposta dal Beato Agostino di Ippona, non era ancora stata sviluppata quando questa storia è stata fondata nel culto cristiano.

Il senso di tutta la dottrina dell’Immacolata Concezione è collegato alla dottrina agostiniana del peccato originale, che vede il peccato come una macchia ereditaria di colpa.

La visione ortodossa, esposta da Padri come Efrem il Siro, dice che la sola parte ereditaria del peccato di Adamo ed Eva (il “peccato ancestrale”) è ciò che ci fa essere mortali. Agostino, d’altra parte, è stato il primo tra i Padri della Chiesa a proporre un’eredità della colpa. Ciò significherebbe che il Figlio di Dio ha preso carne non solo in un grembo mortale, ma in un grembo colpevole… e questo distruggerebbe tutta la venerazione della Madre di Dio come la “tutta pura”, come è sempre stata chiamata.

In realtà, ci sono voluti circa quattro secoli per sviluppare una dottrina della “esenzione” della Madre di Dio dal peccato originale agostiniano: il primo a proporre una tale teoria fu l’abate carolingio Pascasio Radberto di Corbie nel IX secolo. Prima di allora, nessuno (neppure lo stesso Beato Agostino!) aveva scritto nulla su uno status speciale della Vergine Maria. Il dibattito è andato avanti con polemiche nella Chiesa cattolica romana, con i francescani come difensori della dottrina dell’esenzione, e i domenicani come suoi avversari. Nemmeno i mistici cattolici erano d’accordo: Brigida di Svezia e Caterina da Siena ebbero due rivelazioni opposte, una a favore e una contraria alla nuova dottrina.

Anche alcuni santi ortodossi, come San Dimitri di Rostov, hanno accettato la dottrina dell’Immacolata Concezione, ma non essendo motivati dalla teologia agostiniana, vedevano il termine come un semplice riflesso dello status di “tutta pura” attribuito alla Vergine Maria.

Quando la dottrina è stata trasformata in un dogma cattolico nel 1854, tuttavia, è stata specificamente legata alla teologia agostiniana, in modo da non essere più una questione di speculazione sulla purezza della Theotokos, ma di accettazione dogmatica di una dottrina particolarmente pessimistica del peccato, proposta da un Padre della Chiesa (e da uno solo, contro il consenso degli altri Padri). Gli ortodossi obiettano che la nuova dottrina svilisce la Vergine Maria (invece di esaltarla), scindendo la sua umanità da quella del resto del genere umano.

La proclamazione del dogma nel 1854 ha avuto altre due conseguenze:

– Ha visto la proclamazione di un dogma da parte del solo Papa di Roma, e non per il consenso della Chiesa;

– Ha cambiato il tradizionale periodo di gestazione di Maria Vergine (9 mesi meno un giorno, dall’8 settembre al 9 novembre) in una replica del periodo di gestazione di Gesù Cristo (9 mesi esatti, dal 25 marzo al 25 dicembre). Poiché 9 mesi erano stati considerati il ​​tempo ideale della gestazione umana, la Chiesa ha tolto un giorno alla Vergine Maria per sottolineare che solo Gesù è l’esempio perfetto del genere umano (proprio come ha fatto con Giovanni Battista, “il più grande tra i nati di donna”, al quale è stato dato un periodo di gestazione di 9 mesi più un giorno, dal 23 giugno al 24 settembre). Naturalmente, non abbiamo alcun mezzo per sapere quanti giorni o ore siano rimasti nel grembo delle loro madri i diversi personaggi biblici, né i tempi reali sarebbero davvero importanti, ma il simbolismo della tradizione cristiana era chiaro, e la Chiesa romana ha sovvertito questo simbolismo mettendo la Vergine allo stesso livello di Cristo.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Icona della Concezione di Sant'Anna
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Icona della Concezione di Sant’Anna

Nelle Chiese Evangeliche

Nelle Chiese cristiane evangeliche, in conseguenza dell’applicazione del principio di Sola Scriptura, la questione di una accettazione del dogma dell’Immacolata non si pone perchè non esiste alcun fondamento biblico di una simile dottrina.

Si sostiene generalmente che “Dalla letteratura apocrifa [non dalla Bibbia] proviene quasi tutto quel che si crede di sapere della Vergine Maria: i nomi dei suoi genitori, Gioacchino ed Anna, la sua nascita tardiva, annunziata da un angelo, la sua educazione nel Tempio, il suo voto di verginità perpetua, in seguito al quale è affidata a Giuseppe, vecchio e vedovo, designato dal prodigio della colomba uscita dalla sua verga. Dal Protevangelo di Giacomo, in particolare, Origene aveva appreso che i «fratelli del Signore» erano figli di Giuseppe in un precedente matrimonio.”.

Come riassumere il pensiero Cattolico Romano su Maria?

Ciò che la Chiesa Cattolica Romana afferma intorno al personaggio di Maria, madre di Gesù, può essere racchiuso nei seguenti punti:

1. Maria è Madre di Dio in senso vero e proprio. È di fede (BARTMANN B. Teologia Dogmatica” Ediz. Paoline, Alba, 1963, par. 108).

2. Maria concepì e partorì suo Figlio Gesù senza danno per la sua verginità, e restò vergine anche dopo il parto. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 109).

3. Maria, dal primo istante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura da ogni macchia di peccato originale. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 110).

4. In grazia di un privilegio divino, Maria fu esente, durante tutta la vita, dal peccato personale. È verità prossima alla fede (BARTMANN, op. cit., par. 110 II).

5. È la corredentrice del genere umano e la mediatrice di tutte le grazie. È inoltre la madre della Chiesa (Cost. dogm. Lumen Gentium, cap. VIII).

6. È stata assunta col corpo alla gloria celeste. È di fede (Acta Ap. Sedis n. 15 del 4 nov. 1950).

Cosa ci dice di Maria la Scrittura?

Anche qui scelgo come qui un testo riassuntivo che riprendo dal sito di una chiesa evangelica italiana, quella di Foggia.

La Bibbia ci presenta la figura di Maria come una fanciulla vergine, la promessa sposa di Giuseppe, un uomo discendente dal re Davide (Luca 1:26,27).

Il concepimento di Gesù avvenne in modo soprannaturale, per intervento diretto dello Spirito Santo; anche i segni che accompagnarono questo evento furono soprannaturali (Matteo 1:18-25).

Maria non possedeva attributi straordinari che la rendessero più meritevole di altre donne di essere designata da Dio ad accogliere nel suo grembo il Salvatore Gesù. Lei stessa riconobbe la sua umile condizione (Luca 1:48), e l’angelo le disse che la «grazia di Dio» (grazia = favore immeritato) le aveva riservato questo grande onore (Luca 1:30).

Nell’atteggiamento di umile sottomissione e di fede, Maria rappresenta per ogni credente un modello di condotta da imitare (Luca 1:38).

Maria sposò Giuseppe il quale, per rispetto reverenziale verso quello che Maria custodiva, non ebbe con lei rapporti sessuali («non la conobbe») finché non ebbe partorito (Matteo 1:25).

In seguito Maria ebbe altri figli: Gesù è infatti chiamato il «primogenito» (Luca 2:7).

Alle nozze di Cana, Gesù non diede particolare importanza a Sua madre che pure era presente insieme ai suoi fratelli (Giovanni 2:4; Matteo 12:46-50).

Il Vangelo ci mostra altrove un atteggiamento di Maria a dir poco scettico nei riguardi di una presunta messianicità del Figlio: «…sua madre ed i suoi fratelli…, udito ciò, vennero per impadronirsi di Lui, perché dicevano: E’ fuori di sé» (Marco 3:31,21).
Ciò è confermato anche da ciò che ci riferisce l’apostolo Giovanni: «…neppure i suoi fratelli credevano in lui» (Giovanni 7:5).

Gli apostoli del Signore non ebbero particolari riguardi per Maria: Gesù non lasciò loro alcuna istruzione a riguardo se non un appello d’amor filiale a prendersi cura di lei (Giovanni 19:26,27).

Nell’alto solaio, Maria prega insieme agli altri discepoli in attesa di ricevere il battesimo nello Spirito Santo (Atti 1:14).

Nelle epistole del Nuovo Testamento non vi è alcuna allusione ad una mediazione di Maria a favore dei credenti. Ella, inoltre, non parla mai di una sua concezione immacolata: al contrario nel Magnificat parla del suo Salvatore, un vero e proprio controsenso se fosse stata senza peccato! (Luca 1:47).

In un contesto scritturale così chiaro, che non lascia spazio ad alcuna deviazione dalla verità del Vangelo, le parole di Gesù sembrano voler prevenire l’indebito culto di Maria per condannarlo (Luca 11:27. 28).

Considerazioni bibliche su Maria

La fede del cristiano deve essere una fede chiara, che onora Dio nel cammino di fedeltà alla Sua Parola – una fede che sa distinguere tra i salvati e il Salvatore.

Infatti: – In nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati (Atti 4:12).

Maria ci insegna che il vero rapporto con Cristo si realizza nel contesto della fede vissuta nell’assemblea dei credenti. L’ultima volta che Maria è ricordata nel Nuovo Testamento è, così come è stato in precedenza menzionato, insieme agli apostoli, il giorno di Pentecoste, a Gerusalemme, in attesa di ricevere ciò che Gesù aveva promesso ai suoi (Atti 2:14). Subito dopo Maria scompare dalla scena.

Delle dozzine di dottrine insegnate dalla Chiesa cattolica romana senza il minimo di appoggio dell’autorità delle Scritture, una delle più notevoli, e certamente delle più anti-bibliche, è l’esaltazione della Vergine Maria, la madre di Gesù.

Ogni cristiano ringrazia Dio per Maria perché è stata lo strumento dell’incarnazione di Cristo, e la onoriamo come «vaso scelto» di Dio, ma attribuirle uno status al limite della divinità è idolatria e culto della creatura.

(clicca qui per leggere il testo completo)

Ieri Nicola, oggi Ambrogio, avversari dell’arianesimo

Ieri Nicola, oggi Ambrogio, avversari dell’arianesimo

Nicola e lo schiaffo

La liturgia della Chiesa ieri faceva memoria di Nicola di Myra, Vescovo, che avversò in ogni modo l’arianesimo. Una perniciosa eresia, tuttora assai diffusa tra i cristiani, che vede Gesù come vero uomo ma non altrettanto come vero Dio. Al massimo un semi Dio, o un uomo divinizzato ed investito da grandi poteri.

Gesù come uno dei profeti, magari il più grandedi essi, ma un profeta umano. Gesù come uno dei tanti avatar della divinità di Dio.

La tradizione racconta di un Nicola partecipante al concilio di Nicea e del suo “schiaffo” al monaco Ario. Schiaffo reale o schiaffo teologico? Comunque Ario fu ridotto al silenzio in quell’occasione.

Ieri Nicola, oggi Ambrogio, avversari dell'arianesimo - Frammento di icona ortodossa con lo schiaffo di Nicola ad Ario
Ieri Nicola, oggi Ambrogio, avversari dell’arianesimo – Frammento di icona ortodossa con lo schiaffo di Nicola ad Ario

Ambrogio e l’occupazione

Oggi la liturgia ricorda il Vescovo di Milano, Ambrogio, che acquistò quella carica in un momento in cui lo scontro tra vera fede cristiana ed eresia ariana era particolarmente accesa. Ed anche lui si oppose in ogni modo a quell’eresia.

Se Nicola schiaffeggiò Ario, Ambrogio arrivò ad occupare una chiesa per evitare che l’imperatore la concedesse agli eretici.

Scrive Wikipedia che Ambrogio…

Si mostrò in prima linea nella lotta all’arianesimo, che aveva trovato numerosi seguaci a Milano e nella corte imperiale. Si scontrò per questo motivo con l’imperatrice Giustina, di fede ariana e probabilmente influì sulla politica religiosa dell’imperatore Graziano che, nel 380, inasprì le sanzioni per gli eretici e, con l’editto di Tessalonica, dichiarò il cristianesimo religione di Stato. Il momento di massima tensione si ebbe nel 385-386 quando, dopo la morte di Graziano, gli ariani chiesero insistentemente con l’appoggio della corte imperiale una basilica per praticare il loro culto. L’opposizione di Ambrogio fu energica tanto che rimase famoso l’episodio in cui, assieme ai fedeli cattolici, “occupò” la basilica destinata agli ariani finché l’altra parte fu costretta a cedere.

Per approfondire la questione dell’arianesimo e del semi-arianesimo oggi ancora forti ed influenti, specie il secondo, vi rimando ad un interessante articolo di Roberto de Mattei intitolato “Semi-ariani di ieri e di oggi“.

Invece per approfondire la conoscenza di Ambrogio, trovo ottima cosa proporvi la lettura di una catechesi sulla sua figura, di Papa Benedetto XVI, intitolata, da una frase di Ambrogio, Omnia Christus est nobis.

Le due case (Matteo 7:24-27)

Le due case (Matteo 7:24-27)

La Parola

24 «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. 25 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia.

26 E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande».

Le due case (Matteo 7:24-27)
Le due case (Matteo 7:24-27)

Un breve commento

Esiste, dice Paolo scrivendo agli Efesini, “Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti“. E “Vi è un corpo solo e un solo Spirito, … una sola speranza, quella della vostra vocazione. 5 … un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo“.

C’è quindi una sola, unica possibilità di salvezza per l’uomo nel riconoscersi figlio di Dio, nel Figlio in cui Egli si è rivelato.

Ma, per ognuno di noi, ci sono due possibili vie da percorrere, quelle che la Scrittura chiama la via dei giusti (coloro che amano la Parola di Dio più di ogni altra cosa e la mettono in pratica) e la via degli empi (coloro che mettono in secondo piano la Parola di Dio a vantaggio delle parole umane e non la mettono per nulla o non la mettono compiutamente in pratica).

In questa brano dell’evangelista Matteo Gesù riprende lo stesso concetto applicandolo al concetto di casa. Ci sono due possibili modi di costruire la propria casa, la propria vita. Appoggiandola sulla roccia della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, che ci è stata rivelata (ed allora ci sono speranze che non vada in rovina). O appoggiandola su altre strane misture sabbiose, con la certezza che crollerà alla prima difficoltà vera.

Il concetto è chiarissimo e non ha bisogno di molte parole di spiegazione. I costruttori umani, non costruiscono sulla sola, vera, testata d’angolo. Perchè è brutta e grezza ai loro occhi, è scomoda, richiede cambiamenti e conversioni. I costruttori umani quella pietra la scartano. Preferiscono materiali di risulta, misture di cemento e sabbia, miscele di sapienze dalla dubbia origine…

Ma Dio costruisce su quella! E noi non siamo chiamati a crescere agli occhi degli uomini, come tanti erroneamente credono, pensano, si illudono. Noi siamo chiamati a crescere come costruzione ben ordinata agli occhi dell’Eterno.

Piogge, acque, venti, tempeste, passioni, peccati, dubbi, incertezze fanno parte della vita di ogni uomo e di ogni donna, e ci saranno, e prima o poi investiranno, anche a più riprese, la nostra vita.

La differenza la faranno le fondamenta di questa. O sono ancorate alla forte rocca del Signore, alla testata d’angolo della Parola, o non sopravviveremo a questa od alla prossima ondata.

 

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Chi era?

Le chiese cristiane cattoliche,ortodosse e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo.

La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Il rosso e la barba bianca?

L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

E la Coca Cola?

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Si, ma Bari?

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).