Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Nella Chiesa Cattolica

Domani, 8 dicembre, nella chiesa cristiana cattolica si celebra con il grado di Solennità l'”Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria“.

Scrivo nel titolo che è una solennità che divide perchè nel mondo cristiano lo celebra solo la chiesa cattolica, come conseguenza del dogma proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854.

Secondo la formulazione del dogma, la Vergine Maria sarebbe stata concepita pura, senza peccato originale: Dio avrebbe cioè preservato Maria da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo della madre, Sant’Anna.

Tale dogma è proprio solo della Chiesa Cattolica.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Murillo, Immacolata Concezione
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Murillo, Immacolata Concezione

Nella Chiesa Ortodossa

La Chiesa Ortodossa non considera un dogma l’Immacolata Concezione di Maria.

Onora in modo particolare Maria, la dice investita di grazie e doni particolarissimi per la sua missione di Madre di Dio, ma non la considera senza peccato dal concepimento.

Riprendo dall’ortodosso Giustino Popovic (1894-1979):

La Chiesa ortodossa apostolica condanna e respinge la dottrine cattolica-romana sulla concezione immacolata della vergine Maria, e confessa che è stata concepita e messa al mondo per via naturale da san Gioacchino e sant’Anna, vale a dire che la sua concezione è stata bene sottomessa al peccato dei parenti. La santa Tradizione non chiama mai la santa vergine Maria ‘figlia primogenita di Dio’, non la separa mai dalla razza umana per la sua natura, per la concezione o la sua messa al mondo.

Il carattere della santa Vergine e Madre di Dio scaturisce non da una esenzione dal peccato ancestrale nella sua natura umana, ma dalla sua lotta e dalla sua vittoria sulla sozzura e sul peccato.

(clicca qui per leggere l’articolo completo).

Nella Chiesa Ortodossa – La Concezione di Sant’Anna

Riporto invece per intero, perchè la trovo esauriente, la risposta ad un lettore di un padre ortodosso sul sito della chiesa ortodossa di Torino. Premetto che il calendario bizantino, alla data dell’8 dicembre, celebra la vigilia della Concezione di Sant’Anna, madre di Maria.

Gli ortodossi celebrano il 9 dicembre la Concezione (anche se non la “Immacolata” Concezione) della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna.

L’antica storia della Concezione di Sant’Anna narra di un evento miracoloso (perché Anna e suo marito Gioacchino erano vecchi, e Anna era sterile), anche se non dice nulla circa il peccato originale, perché la dottrina del peccato originale, esposta dal Beato Agostino di Ippona, non era ancora stata sviluppata quando questa storia è stata fondata nel culto cristiano.

Il senso di tutta la dottrina dell’Immacolata Concezione è collegato alla dottrina agostiniana del peccato originale, che vede il peccato come una macchia ereditaria di colpa.

La visione ortodossa, esposta da Padri come Efrem il Siro, dice che la sola parte ereditaria del peccato di Adamo ed Eva (il “peccato ancestrale”) è ciò che ci fa essere mortali. Agostino, d’altra parte, è stato il primo tra i Padri della Chiesa a proporre un’eredità della colpa. Ciò significherebbe che il Figlio di Dio ha preso carne non solo in un grembo mortale, ma in un grembo colpevole… e questo distruggerebbe tutta la venerazione della Madre di Dio come la “tutta pura”, come è sempre stata chiamata.

In realtà, ci sono voluti circa quattro secoli per sviluppare una dottrina della “esenzione” della Madre di Dio dal peccato originale agostiniano: il primo a proporre una tale teoria fu l’abate carolingio Pascasio Radberto di Corbie nel IX secolo. Prima di allora, nessuno (neppure lo stesso Beato Agostino!) aveva scritto nulla su uno status speciale della Vergine Maria. Il dibattito è andato avanti con polemiche nella Chiesa cattolica romana, con i francescani come difensori della dottrina dell’esenzione, e i domenicani come suoi avversari. Nemmeno i mistici cattolici erano d’accordo: Brigida di Svezia e Caterina da Siena ebbero due rivelazioni opposte, una a favore e una contraria alla nuova dottrina.

Anche alcuni santi ortodossi, come San Dimitri di Rostov, hanno accettato la dottrina dell’Immacolata Concezione, ma non essendo motivati dalla teologia agostiniana, vedevano il termine come un semplice riflesso dello status di “tutta pura” attribuito alla Vergine Maria.

Quando la dottrina è stata trasformata in un dogma cattolico nel 1854, tuttavia, è stata specificamente legata alla teologia agostiniana, in modo da non essere più una questione di speculazione sulla purezza della Theotokos, ma di accettazione dogmatica di una dottrina particolarmente pessimistica del peccato, proposta da un Padre della Chiesa (e da uno solo, contro il consenso degli altri Padri). Gli ortodossi obiettano che la nuova dottrina svilisce la Vergine Maria (invece di esaltarla), scindendo la sua umanità da quella del resto del genere umano.

La proclamazione del dogma nel 1854 ha avuto altre due conseguenze:

– Ha visto la proclamazione di un dogma da parte del solo Papa di Roma, e non per il consenso della Chiesa;

– Ha cambiato il tradizionale periodo di gestazione di Maria Vergine (9 mesi meno un giorno, dall’8 settembre al 9 novembre) in una replica del periodo di gestazione di Gesù Cristo (9 mesi esatti, dal 25 marzo al 25 dicembre). Poiché 9 mesi erano stati considerati il ​​tempo ideale della gestazione umana, la Chiesa ha tolto un giorno alla Vergine Maria per sottolineare che solo Gesù è l’esempio perfetto del genere umano (proprio come ha fatto con Giovanni Battista, “il più grande tra i nati di donna”, al quale è stato dato un periodo di gestazione di 9 mesi più un giorno, dal 23 giugno al 24 settembre). Naturalmente, non abbiamo alcun mezzo per sapere quanti giorni o ore siano rimasti nel grembo delle loro madri i diversi personaggi biblici, né i tempi reali sarebbero davvero importanti, ma il simbolismo della tradizione cristiana era chiaro, e la Chiesa romana ha sovvertito questo simbolismo mettendo la Vergine allo stesso livello di Cristo.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Icona della Concezione di Sant'Anna
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Icona della Concezione di Sant’Anna

Nelle Chiese Evangeliche

Nelle Chiese cristiane evangeliche, in conseguenza dell’applicazione del principio di Sola Scriptura, la questione di una accettazione del dogma dell’Immacolata non si pone perchè non esiste alcun fondamento biblico di una simile dottrina.

Si sostiene generalmente che “Dalla letteratura apocrifa [non dalla Bibbia] proviene quasi tutto quel che si crede di sapere della Vergine Maria: i nomi dei suoi genitori, Gioacchino ed Anna, la sua nascita tardiva, annunziata da un angelo, la sua educazione nel Tempio, il suo voto di verginità perpetua, in seguito al quale è affidata a Giuseppe, vecchio e vedovo, designato dal prodigio della colomba uscita dalla sua verga. Dal Protevangelo di Giacomo, in particolare, Origene aveva appreso che i «fratelli del Signore» erano figli di Giuseppe in un precedente matrimonio.”.

Come riassumere il pensiero Cattolico Romano su Maria?

Ciò che la Chiesa Cattolica Romana afferma intorno al personaggio di Maria, madre di Gesù, può essere racchiuso nei seguenti punti:

1. Maria è Madre di Dio in senso vero e proprio. È di fede (BARTMANN B. Teologia Dogmatica” Ediz. Paoline, Alba, 1963, par. 108).

2. Maria concepì e partorì suo Figlio Gesù senza danno per la sua verginità, e restò vergine anche dopo il parto. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 109).

3. Maria, dal primo istante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura da ogni macchia di peccato originale. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 110).

4. In grazia di un privilegio divino, Maria fu esente, durante tutta la vita, dal peccato personale. È verità prossima alla fede (BARTMANN, op. cit., par. 110 II).

5. È la corredentrice del genere umano e la mediatrice di tutte le grazie. È inoltre la madre della Chiesa (Cost. dogm. Lumen Gentium, cap. VIII).

6. È stata assunta col corpo alla gloria celeste. È di fede (Acta Ap. Sedis n. 15 del 4 nov. 1950).

Cosa ci dice di Maria la Scrittura?

Anche qui scelgo come qui un testo riassuntivo che riprendo dal sito di una chiesa evangelica italiana, quella di Foggia.

La Bibbia ci presenta la figura di Maria come una fanciulla vergine, la promessa sposa di Giuseppe, un uomo discendente dal re Davide (Luca 1:26,27).

Il concepimento di Gesù avvenne in modo soprannaturale, per intervento diretto dello Spirito Santo; anche i segni che accompagnarono questo evento furono soprannaturali (Matteo 1:18-25).

Maria non possedeva attributi straordinari che la rendessero più meritevole di altre donne di essere designata da Dio ad accogliere nel suo grembo il Salvatore Gesù. Lei stessa riconobbe la sua umile condizione (Luca 1:48), e l’angelo le disse che la «grazia di Dio» (grazia = favore immeritato) le aveva riservato questo grande onore (Luca 1:30).

Nell’atteggiamento di umile sottomissione e di fede, Maria rappresenta per ogni credente un modello di condotta da imitare (Luca 1:38).

Maria sposò Giuseppe il quale, per rispetto reverenziale verso quello che Maria custodiva, non ebbe con lei rapporti sessuali («non la conobbe») finché non ebbe partorito (Matteo 1:25).

In seguito Maria ebbe altri figli: Gesù è infatti chiamato il «primogenito» (Luca 2:7).

Alle nozze di Cana, Gesù non diede particolare importanza a Sua madre che pure era presente insieme ai suoi fratelli (Giovanni 2:4; Matteo 12:46-50).

Il Vangelo ci mostra altrove un atteggiamento di Maria a dir poco scettico nei riguardi di una presunta messianicità del Figlio: «…sua madre ed i suoi fratelli…, udito ciò, vennero per impadronirsi di Lui, perché dicevano: E’ fuori di sé» (Marco 3:31,21).
Ciò è confermato anche da ciò che ci riferisce l’apostolo Giovanni: «…neppure i suoi fratelli credevano in lui» (Giovanni 7:5).

Gli apostoli del Signore non ebbero particolari riguardi per Maria: Gesù non lasciò loro alcuna istruzione a riguardo se non un appello d’amor filiale a prendersi cura di lei (Giovanni 19:26,27).

Nell’alto solaio, Maria prega insieme agli altri discepoli in attesa di ricevere il battesimo nello Spirito Santo (Atti 1:14).

Nelle epistole del Nuovo Testamento non vi è alcuna allusione ad una mediazione di Maria a favore dei credenti. Ella, inoltre, non parla mai di una sua concezione immacolata: al contrario nel Magnificat parla del suo Salvatore, un vero e proprio controsenso se fosse stata senza peccato! (Luca 1:47).

In un contesto scritturale così chiaro, che non lascia spazio ad alcuna deviazione dalla verità del Vangelo, le parole di Gesù sembrano voler prevenire l’indebito culto di Maria per condannarlo (Luca 11:27. 28).

Considerazioni bibliche su Maria

La fede del cristiano deve essere una fede chiara, che onora Dio nel cammino di fedeltà alla Sua Parola – una fede che sa distinguere tra i salvati e il Salvatore.

Infatti: – In nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati (Atti 4:12).

Maria ci insegna che il vero rapporto con Cristo si realizza nel contesto della fede vissuta nell’assemblea dei credenti. L’ultima volta che Maria è ricordata nel Nuovo Testamento è, così come è stato in precedenza menzionato, insieme agli apostoli, il giorno di Pentecoste, a Gerusalemme, in attesa di ricevere ciò che Gesù aveva promesso ai suoi (Atti 2:14). Subito dopo Maria scompare dalla scena.

Delle dozzine di dottrine insegnate dalla Chiesa cattolica romana senza il minimo di appoggio dell’autorità delle Scritture, una delle più notevoli, e certamente delle più anti-bibliche, è l’esaltazione della Vergine Maria, la madre di Gesù.

Ogni cristiano ringrazia Dio per Maria perché è stata lo strumento dell’incarnazione di Cristo, e la onoriamo come «vaso scelto» di Dio, ma attribuirle uno status al limite della divinità è idolatria e culto della creatura.

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