Il triste canto di Lamec

Il triste canto di Lamec

Devotional settimanale del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Lamec disse alle sue mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire!
Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso.
Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

Genesi 4:23-24

Il commento

Nel racconto dello sviluppo dell’umanità di Genesi 4, successivo alle vicende di Caino e Abele, incontriamo un frammento poetico etichettato dagli esegeti come “il canto di Lamec” o “della spada”. La fratellanza dei primi due ha dimostrato tutta la fragilità della convivenza, culminata poi nell’orribile fratricidio. La storia dei discendenti di Caino ci parla di un’umanità non ferma, ma che si proietta evolutivamente nel progresso culturale, artistico e tecnologico, così come rappresentato dai figli di Lamec: “Iabal, il padre di quelli che abitano sotto le tende presso le greggi; Iubal, il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto; e Tubal-Cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro”.

Quel che potrebbe apparire come un positivo sviluppo e quindi un miglioramento delle condizioni generali, non farà altro che ingigantire la violenza iniziale del capitolo. La mano di Caino si era alzata su Abele, quella di Lamec su un uomo e un giovane. I benefici di ogni progresso purtroppo si perdono, a volte rapidamente, altre lentamente e inesorabilmente, nell’egoismo umano e nella sete di dominio sull’altro, come attesta anche il parallelo testuale tra il gesto di Caino e quello di Lamec. Infatti, se Caino alza la sua mano contro il fratello per un motivo “religioso”, Lamec lo fa a causa di una ferita patita. Mentre Caino prende coscienza della propria colpa, Lamec si gonfia d’orgoglio per i suoi omicidi. Davanti alla pena inflittagli Caino invoca da Dio una mitigazione, Lamec invece fa appello alla sua forza guerriera amplificando da sette a settantasette volte la sete di vendetta per la sua eventuale morte.

Successivamente in Esodo (capp. 20-23) con il codice dell’alleanza, si tenderà a porre un limite agli eccessi della vendetta sulla base del principio di corrispondenza fra danno inflitto e pena con la legge del taglione. Per ora, da subito la Scrittura ci mette davanti l’amara constatazione che all’ordine di soggiogare la terra e di dominare sulle creature animali (Genesi 1:28), è seguito invece un lento deterioramento delle relazioni umane. Alla crescita e al progresso corrisponde un aumento della violenza. La costante corsa agli armamenti, fino alla minaccia nucleare dei nostri giorni, ne è un aspetto appariscente. Siamo avvolti in una nube di violenza che lascia fuori poco del nostro quotidiano, dal semplice parcheggiare allo stare in fila a un qualsiasi sportello, dall’aggressione telefonica alla tortura televisiva, nel costante disconoscimento nelle relazioni di ogni alterità. Come credenti dovremmo sforzarci di venirne fuori e provare ad illuminare il nostro mondo, tenendo vive nei nostri cuori le parole di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella
Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Lettura biblica giornaliera

08 gennaio   Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio   Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio   Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio   Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio   Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio   Genesi 31-32; Matteo 9:18-38

14 gennaio   Genesi 33-34; Matteo 10:1-20