Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.