Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

La Parola

3 «In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4 io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.

6 Or avvenne che, mentre io ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, intorno a mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo mi folgorò d’intorno. 7 Ed io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. 8 Io risposi: “Chi sei, Signore?”. Egli mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”.

9 Or quelli che erano con me videro sì la luce e furono spaventati, ma non udirono la voce di colui che mi parlava.

10 Io dissi: “Signore, che devo fare?”. Il Signore mi disse: “Alzati e va’ a Damasco, là ti sarà annunziato tutto quello che ti è ordinato di fare”.

11 Ora, siccome io non vedevo nulla per lo splendore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e così entrai a Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, di cui tutti i Giudei che abitavano a Damasco rendevano buona testimonianza, 13 venne da me e, standomi vicino, mi disse: “Fratello Saulo, ricupera la vista”. In quell’istante io ricuperai la vista e lo guardai.

14 Poi aggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha preordinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Perché tu gli devi essere testimone presso tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 Ed ora che aspetti? Alzati e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore”.

(Atti 22)

Atti 22:16

Il commento

In questa giornata, 25 gennaio, che, tradizionalmente, è scelta dalle chiese che la celebrano liturgicamente come data di chiusura della “settimana di preghiera per l’unità”, molte chiese cristiane ricordano la conversione di Saulo, che da accanito persecutore dei cristiani si trasforma nel più infaticabile e rigoroso degli apostoli, nel più fedele annunciatore del Cristo Vivente.

Del Cristo Vivente, sottolineo, perchè al di là di quello che dicono tanti che trovano ‘scomode’, molto ‘scomode’ le sue parole, Paolo è tale. La Parola di Cristo annunciata da Paolo è viva, vivente, vitale!

È un personaggio controverso, ‘scomodo’ dicevo Paolo perchè ha tutto per dare fastidio a tutti. Agli ebrei ed ai discendenti del giudaismo dà fastido (perchè era ebreo, giudeo come loro, aveva studiato nelle migliori sinagoghe, aveva perseguitato il Cristo ed i suoi seguaci), dà fastidio al resto del popolo, perchè aveva una eloquenza pari a nessuno, usciva vittorioso dalle discussioni nelle piazze, nei fori, nelle agorà, sapeva scrivere come pochi, parlare con comunità di ogni origine e con ogni tipo di problematica, le sue lettere sono tuttora un modello di esposizione, di uso delle arti del parlare e dello scrivere che aveva ed ha pochi uguali.

Qualcuno chiamò Paolo, ed a ragione, il quinto evangelista, perchè i suoi scritti segnarono la fede cristiana come l’unico Vangelo quadriforme.

Il Cristo di Paolo è un Cristo puro, essenziale, distillato, di cui nessun credente può non sapere o fare a meno. Le parole di Paolo sono spesso come le parole di Gesù. Non puoi fare finta di niente, non puoi barcamenarti tra questa e quella posizione, come piaceva fare agli intellettuali romani, ateniesi ed ancora ai sapientoni, ai sedicenti “cristiani adulti”, o maturi (in realtà semplicemente infedeli o pavidi!) dei nostri giorni.

Devi prendere posizione: si, si, no, no.

Perciò Paolo è tanto inviso a chi pensa che ci si possa costruire una fede, secondo la teologia che più ci piace. Perchè Paolo è limpido, cristallino. Il peccato è peccato. Punto. La carne è carne. Punto. Lo spirito è spirito.

Perciò nelle opere, nelle lettere di Paolo, troviamo spesso elenchi di cosa è secondo la Parola di Dio e cosa non lo è. Di cosa è carità e cosa non lo è. Di quali sono i doni dello spirito e quali non lo sono.

Per tutti questi motivi, carissimi a tutta la Riforma, almeno in chi ne è stato alle origini (giacchè oggi tra i riformati troviamo molti critici, scettici, se non addirittura palesementi contrati agli insegnamenti di Paolo) personalmente amo Paolo come un testimone fedelissimo, il testimone più verace del Signore Gesù; e sempre personalmente “vomito dalla mia bocca”, e se serve dalla mia vita, chi si rivela a Paolo, e di conseguenza a Cristo, dichiaratamente ostile.

Quando sono stato consacrato al ministero, non è stato certo per caso che proprio da Paolo io abbia preso la frase che mi ha guidato nella preghiera di quel tempo forte di grazia.

7 Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

(1 Corinti 4)

Come Paolo, mi sono sempre sforzato di annunciare solo e soltanto quando avevo ricevuto da Dio. Come Paolo ho sempre ritenuto mio preciso dovere non fare sconti a nessuno, a partire da me stesso, su quello che ascoltavo da Dio; se necessario pagando io, di persona, senza tenere rancori, senza cercare vendette o soddisfazioni personali, ma sempre cercando il modo più efficace di annunciare Lui, di annunciare il Cristo, di annunciare la purezza, non certo mia, ma della fede, in tutti i contesti in cui mi sono trovato (e mi troverò…) di volta in volta ad operare.

E tu, ora che aspetti?