Predicare la Parola con fedeltà ed autorità

Predicare la Parola con fedeltà ed autorità

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Dio parla al Suo popolo con autorità attraverso la predicazione che espone fedelmente la Sua Parola e si aspetta che chi la ode vi risponda con fede ed ubbidienza.

Questo implica da parte di chi la ode il riconoscimento che la predicazione di fatto abbia questa autorità implicita, la ascolti con attenzione indivisa e rispetto, la comprenda, la ritenga e si disponga ad ubbidirvi.

La predicazione espositiva esige il posto centrale nel culto cristiano ed è rispettata come l’avvenimento attraverso il quale il Dio vivente parla al Suo popolo.

L’autentica predicazione espositiva, la predicazione strettamente legata all’esposizione ed applicazione di un testo biblico, è segnata da tre diverse caratteristiche: autorità, rispetto e centralità.

La predicazione espositiva è una predicazione fatta con autorità perché si fonda sull’autorità stessa della Bibbia in quanto Parola di Dio. Dio parla al Suo popolo con autorità attraverso la predicazione che espone fedelmente la Sua Parola e si aspetta che chi la ode vi risponda con fede ed ubbidienza. Questo implica da parte di chi la ode il riconoscimento che la predicazione di fatto abbia questa autorità implicita, la ascolti con attenzione indivisa e rispetto, la comprenda, la ritenga e si disponga ad ubbidirvi.

Una tale predicazione esige e rafforza nel popolo di Dio pure il senso di una rispettosa attesa, perché si attende che attraverso di essa Dio gli parli. Infine, la predicazione espositiva esige il posto centrale nel culto cristiano ed è rispettata come l’avvenimento attraverso il quale il Dio vivente parla al Suo popolo. In questa prospettiva, la predicazione espositiva deve necessariamente assumere un ruolo centrale nell’ambito del culto cristiano.

Questi concetti sono oggi indubbiamente in crisi e per svariate ragioni. Nel passato vi era la preoccupazione del rischio di perdere questa autorità e guida. Ora la situazione si è capovolta e la maggior parte delle persone sembra che colgano ogni occasione per manifestare la propria “allergia” a qualsiasi autorità con il pretesto che se ne può abusare.

Si teme che essa sia sostanzialmente una minaccia alla nostra “sovrana” libertà. Se quindi la generazione precedente temeva l’assenza di autorità, oggi vediamo il timore dell’autorità stessa là dove essa esiste.

Alcuni “esperti” di predicazione suggeriscono che semplicemente i predicatori abbraccino questa nuova concezione del mondo e rinuncino a qualsiasi pretesa di autorità nel loro ruolo e messaggio che portano. Si giunge persino a definire il predicatore come “un uomo privo di autorità”. Coloro che hanno perduto fiducia nell’autorità della Bibbia come Parola di Dio, vengono così lasciati senza più molto da dire e senza un’ effettiva autorità.

Il predicatore non può più presupporre un generale riconoscimento della sua autorità di ministro di Dio o l’autorità della sua istituzione, e tantomeno l’autorità della Scrittura. Il predicatore nell’era post-moderna è lasciato nella condizione di chiedersi se continuare a offrire monologhi in un mondo dove si insiste nel “dovere” del dialogo.

In effetti: se non abbiamo più né un ruolo d’autorità né un messaggio autorevole, perché mai predicare? Privo di autorità il predicatore e la comunità cristiana non potranno che chiedersi se continuare in questa massiccia “perdita di tempo” prezioso. L’idea stessa che la predicazione possa essere trasformata, per così dire, in un dialogo fra il pulpito e banchi della chiesa, è indicativa della confusione che prevale nella nostra epoca.

Autorità

In contrapposizione a questo è la nota d’autorità che si trova in ogni autentica predicazione espositiva. Martin Lloyd Jones nota: “Un qualsiasi studio della storia della chiesa e, in particolare, un qualsiasi studio dei grandi periodi di risveglio, dimostrano più di qualsiasi altro, quest’unico fatto: che la chiesa cristiana durante tali periodi ha parlato con autorità. La grande caratteristica di ogni risveglio è stata l’autorità del predicatore. Allora sembrava esserci qualcosa di nuovo, di extra, di irresistibile in ciò che proclamava da parte di Dio“.

Il predicatore osa parlare in nome di Dio. Egli sale sul pulpito come un “amministratore dei misteri di Dio” (1 Corinzi 4:1) e proclama la verità della Parola di Dio, la potenza di quella Parola ed applica quella Parola alla vita. Si tratta senza dubbio di un atto audace. Nessuno dovrebbe neanche solo contemplare di svolgere un tale atto senza avere l’assoluta persuasione di essere stato chiamato a predicare come pure dell’autorità immacolata delle Scritture. In ultima analisi, l’autorità di predicare è l’autorità della Bibbia stessa in quanto Parola di Dio. Senza questa autorità, il predicatore è nudo e silente di fronte alla comunità cristiana ed il mondo che guarda. Se la Bibbia non è Parola di Dio, il predicatore inganna sé stesso ed è coinvolto in un atto di finzione professionale.

Poggiando i suoi piedi sull’autorità delle Scritture il predicatore proclama una verità ricevuta, non un messaggio inventato, un discorso di circostanza o peggio un discorsetto di intrattenimento. Il ministero dell’insegnamento non è un ruolo di consulenza fondato su un’esperienza religiosa, ma una funzione profetica attraverso la quale Dio parla al Suo popolo.

Rispetto

La predicazione espositiva autentica è pure segnata dal rispetto. Il popolo che si era riunito di fronte ad Esdra ed agli altri predicatori aveva dimostrato amore e rispetto per la Parola di Dio (Neemia 8). Il popolo si alzava in piedi quando ascoltava la lettura del Libro. L’atto di alzarsi quando la Parola era letta e predicata rivela il cuore del popolo ed il loro senso di attesa.

La predicazione espositiva esige un atteggiamento di grande rispetto da parte della comunità riunita. La predicazione non è un dialogo, ma implica almeno due parti – il predicatore e la comunità riunita che lo ascolta. Ruolo della comunità riunita nell’avvenimento della predicazione è quello di ascoltare, ricevere ed ubbidire alla Parola di Dio. Così facendo, la Chiesa dimostra rispetto per la predicazione e l’insegnamento della Bibbia, e comprende che il sermone ha il compito di portare la Parola di Cristo vicina alla comunità riunita. Il vero culto è questo.

Senza un fondamentale rispetto per la Parola di Dio, molte comunità cristiane si agitano nel frenetico tentativo di dare un senso al culto. I cristiani escono dal culto chiedendosi: “Che cosa ne abbiamo ricavato?”. Le chiese producono dei sondaggi per misurare le aspettative del culto: Vi piacerebbe più musica? Di che tipo? Vi piacerebbero magari di più degli sketch? Il nostro predicatore è sufficientemente creativo?

La predicazione espositiva esige delle domande molto diverse. Ubbidirò alla Parola di Dio? In che modo il mio pensiero si deve riallineare con la Scrittura? In che modo devo cambiare il mio atteggiamento per essere pienamente ubbidiente alla Parola? Queste domande rivelano sottomissione all’autorità di Dio e rispetto per la Bibbia in quanto Sua Parola.

Allo stesso modo, il predicatore deve dimostrare il suo proprio rispetto per la Parola di Dio affrontando lo studio del testo diligentemente e responsabilmente. Non deve essere frivolo e superficiale predicando “come capita”, e tanto meno sprezzante ed irriverente. Di questo si può essere certi: nessuna comunità cristiana avrà rispetto per la Bibbia più di quanto faccia il suo predicatore.

Centralità

Se la predicazione espositiva esprime autorità, e se esige rispetto, essa deve stare pure al centro del culto cristiano. Un culto che sia diretto, come deve, all’onore ed alla gloria di Dio, troverà il suo centro nella lettura e nella predicazione della Parola di Dio. La predicazione espositiva non può assumere il ruolo di un semplice supporto dell’atto di culto – deve esserne centrale.

Nel corso della Riforma, proposito guida di Lutero era quello di ristabilire la predicazione al posto che le spetta nel culto cristiano, vale a dire quello centrale. Riferendosi all’episodio su Marta e Maria in Luca 10, Lutero rammentava alla sua comunità e studenti come Gesù Cristo avesse dichiarato che la predicazione della Parola è “la parte buona”, anzi, “la parte migliore” (Luva 10:42). Preoccupazione centrale di Lutero era quella di riformare il culto nelle chiese ristabilendovi la centralità della lettura e della predicazione della Parola.

Questa stessa riforma è ciò di cui noi abbiamo bisogno oggi nelle chiese. La predicazione espositiva deve tornare ad essere centrale nella vita della Chiesa e centrale nel culto cristiano. Alla fin fine la Chiesa non verrà giudicata dal suo Signore per la qualità della musica ma per la fedeltà della sua predicazione.

Quando oggi gli evangelici parlano con noncuranza della distinzione fra culto e predicazione (intendendo che la chiesa gradisca soprattutto una “buona offerta musicale” a cui si può aggiungere un po’ di predicazione) essi tradiscono l’equivoco in cui sono incorsi distinguendo fra atti di culto e predicazione. Il culto non è qualcosa che si faccia prima di sedersi ad ascoltare la Parola di Dio, ma l’atto attraverso il quale il popolo di Dio dirige tutta la sua attenzione al Dio vero e vivente che parla loro e riceve le loro lodi. Dio è onorato al massimo grado quando il Suo popolo ascolta la Sua Parola, ama la Sua Parola ed ubbidisce alla Sua Parola.

Come al tempo della Riforma, il correttivo più importante alla corruzione del culto (e difesa contro il consumismo che vorrebbe oggi determinarlo) è ritornare giustamente alla predicazione espositiva ed alla lettura pubblica della Parola di Dio che assume primato e centralità nel culto. Solo allora “il gioiello mancante” sarà veramente riscoperto.

(Rifacimento ed adattamento del pastore Paolo Castellina di un articolo di Albert Mohler)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

La Parola

17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro; e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: «Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

18 E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 19 Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre”».

20 Ed egli, rispondendo, gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».

21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi».

22 Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.

23 Allora Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

24 E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26 Ed essi, ancora più stupiti, dicevano fra di loro: «E chi dunque può essere salvato?». 27 Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio».

(Marco 10)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le parole

Ricchezze e stupore sono le parole protagoniste di questo brano del Vangelo di Marco proposto per l’ascolto, la lettura e la preghiera.

Le ricchezze sono inizialmente quelle del personaggio del “giovane ricco” che Marco ci presenta mentre intreccia un dialogo con il Cristo.

Gesù ascolta la sua iniziale professione di fede, la apprezza finchè, scrive l’evangelista, lo fissa nel volto e lo ama e, poichè lo ama, gli rivolge la richiesta definitiva, lo chiama alla conversione. Gli dice di vendere, ossia dare via tutto quello che materialmente possiede; gli dice di darlo via non a chiunque ma ai poveri; non per “buonismo” come farebbero molti di noi, ma perchè i poveri sono coloro che non hanno nulla di che ricambiare. I poveri sono quelli che se gli cedi una ricchezza la mettono subito a frutto, cosicchè se tu cedi loro tutto quel che possiedi, non hai alcuna speranza di riaverlo indietro. Non quel tipo di ricchezza almeno.

Non deve cedere la ricchezza ai poveri per “guadagnare punti paradiso” ma per non avere la possibilità di ripensarci subito dopo.
Il giovane questo lo capisce, e se ne va triste.
Probabilmente pensava che la sequela di Gesù fosse un qualcosa di più facile. Che la Croce di cui parlava Gesù fosse un qualcosa di simbolico.

E invece no! Le ricchezze vanno abbandonate del tutto.
La sequela è la certezza di avere una Croce, reale, che da quel momento è tua compagna di cammino, è qualcosa che devi imparare a portare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Egli se ne va, e i discepoli, a giudicare da quanto segue, sono tentati. Forse anche loro credevano così in cuor loro. Che alla fine il Maestro sarebbe stato riconosciuto, che quella sofferenza e quella passione di cui parlava loro era qualcosa, se non di simbolico, di temporaneo. Che  nulla poteva accadergli davvero di quegli scenari che evocava.

Ma Gesù ribadisce quanto ha appena detto al giovane ricco, ed i discepoli addirittura sbigottirono, furono ancora più stupiti fino al punto che misero in dubbio l’identità stessa di Gesù come Messia, come Salvatore.

E chi dunque può essere salvato?

E qui Marco di nuovo, come nel caso del giovane ricco poco prima, osserva un particolare, che Gesù fissò lo sguardo su di loro, e diede loro il messaggio di amore di Dio per loro.
Perchè è vero quanto dicono, gli uomini da soli non hanno alcuna speranza di salvezza. Ma Dio è con loro; anche se essi ancora non l’hanno capito, essi sono con il Dio con loro, essi sono con l’Emmanuele.

Perchè quello che è impossibile agli uomini da soli, senza Dio, è possibile a Dio, al Dio che è con loro, che li ama, che vuole che essi siano salvi.

Ogni cosa è possibile, se lasciamo che lo sguardo di Dio si posi su di noi; se siamo capaci di non distogliere il nostro sguardo per contemplare questa o quella ricchezza di questo mondo.

Amen, secondo la Tua volontà. 

Dichiarazione di Londra 2000. Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

Dichiarazione di Londra 2000

Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

Premessa

Il secondo volume della raccolta “Dichiarazioni evangeliche” presenta questa dichiarazione praticamente sconosciuta nell’ambito italiano, dichiarazione che riteniamo di grande valore ed attualità. Essa è stata riportata all’attenzione da alcuni suoi detrattori che la ritengono “un triste documento da dimenticare” mentre noi la riteniamo un documento eccellente da valorizzare e da ben meditare proprio per non cadere nei fatali errori che essa denunzia.

La Dichiarazione di Londra è opera dell’Alleanza di Cristiani Riformati (Alliance of Reformation Christians, che doveva essere l’equivalente britannico dell’Alleanza degli evangelici confessanti americana [The Alliance of Confessing Evangelicals]). Essa nasce dalla convinzione di una de-formazione spirituale e dottrinale nell’ambito delle chiese dovuta, in termini generali, ai cambiamenti culturali subìti e non veramente affrontati. L’obiettivo è quello d’invitare a una ri-forma delle chiese nel XXI secolo sulla base di una rinnovata presa di coscienza della propria identità dottrinale.

Fra i firmatari fondatori: Matthew Barry (riformato battista), Peter Collins (presbiteriano), Ian Cook (evangelico anglicano), Peter Glover (Coordinatore, presbiteriano), Alan Howe (presbiteriano), Finlay McIvor (presbiteriano), Mark Myatt (evangelico anglicano), Nick Needham (riformato battista), Gary Nixon (riformato battista), John Palmer (riformato battista), Andrew Shrimpton (riformato battista).

(Pastore Paolo Castellina)

Dichiarazione di Londra 2000. Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna
Dichiarazione di Londra 2000. Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

La Dichiarazione

Il problema evangelico

L’evangelicalismo di oggi ha in gran parte perso il suo coraggio teologico collettivo. L’evangelicalismo è infatti diventato così insicuro della sua identità che i nostri antenati spirituali avrebbero difficoltà a vedere una continuità tra il movimento moderno e la chiesa del loro tempo.

All’alba di un nuovo millennio, invitiamo gli evangelici a pentirsi del diffuso peccato di indifferentismo dottrinale e storico. Le etichette dovrebbero significare qualcosa. Invitiamo quindi coloro che portano l’etichetta “evangelico” ad affermare di nuovo la loro fede in accordo con la testimonianza delle Scritture [1] ed in continuità con la fede storica della chiesa.

La questione della verità

Questo indifferentismo ha portato ad un relativismo nella chiesa, per cui ella tollera una gamma sempre più sconcertante d’interpretazioni di ciò che significa essere evangelico. Il fatto tragico è che oggi un numero smodato di coloro che professano lealtà all’evangelicalismo storico sia stato contagiato dallo spirito pluralista del nostro tempo. Sembra che la verità non importi più veramente. E una indifferenza nei confronti della verità ha aperto la porta alla tolleranza dell’errore, perfino dell’eresia stessa, fra coloro che sostengono di dare importanza a questioni del genere. Nella storia, gli evangelici sono stati disposti ad impegnarsi per una visione precisa della verità biblica, e spesso a rischiare la vita di conseguenza. Oggi sembra che questa chiarezza e questo impegno siano mancanti.

Invitiamo perciò gli evangelici a ritornare alla tradizionale visione biblica che esiste una verità oggettiva; che c’è un’unica verità; che ogni cosa che è incompatibile con la verità è falsità; e che affermare la veridicità di una particolare dottrina non è arroganza spirituale, ma un dovere biblico.

Una visione per una Riforma

La chiesa dev’essere sempre impegnata nella propria riforma [2]. Molti evangelici tuttavia, pur professandosi riformati, tollerano allo stesso tempo dottrine e pratiche che portano la chiesa nella direzione opposta, la deformazione della chiesa. Di conseguenza, molti non hanno idea di ciò che significherebbe in pratica una riforma nella dottrina e nella vita. Questa dichiarazione quindi, è un tentativo d’articolare una visione per una tale riforma.

Invitiamo perciò gli evangelici ad affermare una visione per riforma che sia in accordo con la testimonianza delle Scritture e in continuità con la fede storica della chiesa. E’ una visione di una chiesa che è sia cattolica che riformata.

Con “cattolica” non intendiamo “cattolica romana”. Usiamo la parola “cattolica” [3] qui nel suo senso originale di universale e non-settaria. Non implichiamo alcuna lealtà alla Chiesa di Roma o ad altre organizzazioni che, ironicamente, hanno assunto il titolo “cattolico”, ma hanno poi la pretesa settaria che la verità si trovi solamente al proprio interno. Affermiamo di essere non cattolici romani, ma veri cattolici, cioè, unendoci alla chiesa storica di tutti i tempi nella confessione delle verità custodite nei grandi credi cattolici della chiesa primitiva – il Credo niceno, la Formula calcedonense, e (nella chiesa occidentale) il Credo apostolico. Con riformato, intendiamo che confessiamo quelle dottrine riguardo all’autorità delle Scritture ed alla salvezza per sola grazia che i nostri padri riformati hanno riaffermato al tempo della Riforma.

Dichiarazione di Londra 2000. Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna
Dichiarazione di Londra 2000. Una visione per l’unità biblica nella chiesa moderna

Quattro affermazioni

1. Cattolico e Riformato

Gli evangelici devono essere sia cattolici che riformati nella loro teologia.

Innanzitutto, affermiamo di essere cattolici, nel senso vero della parola. Ci uniamo cioè alla chiesa storica nell’affermare che i contenuti dei grandi credi cattolici della chiesa primitiva esprimono veramente l’insegnamento delle Scritture: il Credo niceno, il Credo di Calcedonia, e (nella chiesa occidentale) il Credo apostolico. Qui troviamo quelle verità fondamentali quali la Trinità, la creazione, e l’incarnazione del Figlio eterno, la sua morte espiatoria, la risurrezione fisica (compresa come fatto storico), l’ascensione nel cielo e la seconda venuta.

Invitiamo perciò gli evangelici ad essere solidali con i Padri e Riformatori nella confessione di questi credi quali affermazioni fondanti della verità biblica [4].

Nell’affermare che siamo cattolici, sosteniamo anche che siamo riformati. Vale a dire, difendiamo il cosiddetto principio formale della Riforma, cioè l’autorità suprema, l’inerranza e la completa sufficienza della Bibbia per la dottrina e la vita della chiesa. Di conseguenza, respingiamo tutte le pretese di rivelazione extra-biblica autorevoli, sia nella tradizione ecclesiastica che fra uomini viventi (come papi, o presunti apostoli o profeti moderni). Respingiamo anche l’insegnamento di Barth e dei suoi seguaci moderni che la rivelazione non sia da identificarsi con le parole stesse delle Scritture. Inoltre, difendiamo il cosiddetto principio materiale della Riforma, cioè la giustificazione forense per sola grazia attraverso la sola fede in Gesù Cristo soltanto.

Affermiamo per di più che siamo agostiniani nella nostra dottrina dell’uomo e nella nostra dottrina della salvezza. Crediamo infatti che Agostino ed i suoi successori, inclusi i Riformatori, riflettono fedelmente l’insegnamento biblico riguardo alla totale incapacità spirituale dell’uomo decaduto di rispondere a Dio, all’elezione incondizionata di un popolo da salvare per la grazia di Dio Padre, al disegno dell’opera espiatoria del Figlio incarnato con lo scopo di acquistare sicuramente e certamente la salvezza di quel popolo, alla grazia monergistica dello Spirito Santo nella rigenerazione, ed alla perseveranza degli eletti. Respingiamo pertanto anche ogni forma di sinergismo o semi-pelagianismo secondo cui all’uomo viene riconosciuto un ruolo di cooperazione nella sua rigenerazione, es. Arminianesimo. Respingiamo ugualmente qualsiasi ammorbidimento della soteriologia agostiniana, es. Amiraldismo (Calvinismo “a quattro punti”), e qualsiasi indurimento, es. Iper-calvinismo[5].

Riguardo a queste dottrine affermiamo, invece, i contenuti comuni delle più importanti confessioni di fede riformate quali i Trentanove articoli di religione (Anglicana), le Tre Forme di Unità (Riformata olandese), la Confessione di Westminster (Presbiteriana), la Dichiarazione di Savoia (Indipendente), e la Confessione Battista del 1689 (Battista).

Invitiamo perciò gli evangelici nelle loro rispettive tradizioni a dichiarare la loro fedeltà alle proprie confessioni storiche quali affermazioni riassuntive della verità biblica.

L’idea di un’unica Chiesa Cattolica e Riformata – una maestosa corrente principale di ortodossia storica cristiana – è quindi parte integrante della nostra comprensione. Affermiamo che questa idea sia vera e fondante per qualsiasi prospettiva evangelica degna di questo nome. Insieme a questa affermazione, chiediamo che ci siano dei confini dottrinali ben-definiti e confessati, per paura che la nostra cattolicità percorra la “via larga” non-biblica di gran parte dell’evangelicalismo di oggi. Tuttavia, chiediamo parimenti d’evitare tutti i sentieri secondari di poca importanza (come, per esempio, una crociata perché tutte le chiese necessariamente cantino solo i Salmi, o adottino una particolare versione della Bibbia quale prova che il loro culto sia veramente riformato). Sarebbe una tragedia se la nostra comprensione di quel che è “riformato” fosse determinato da conflitti interni su questioni meno importanti.

Invitiamo perciò gli evangelici a fare attenzione e ad evitare i pericoli sia del Nuovo liberalismo all’interno dell’evangelicalismo, sia della rinascita del settarismo riformato.

2. La chiesa storica

I cattolici riformati affermano l’importanza della chiesa e della sua storia in ogni visione autentica dell’opera redentrice di Dio nello spazio e nel tempo. L’evangelicalismo è oggi infetto da una mortale amnesia nei confronti della chiesa storica. Il cristianesimo non ha tuttavia avuto inizio con la nostra conversione! Siamo invece stati presi ed inseriti nel corso della storia del popolo salvato di Dio. Non dobbiamo quindi interessarci di un cristianesimo che è separato dalla vita della chiesa.

Invitiamo perciò gli evangelici a ricollegarsi consapevolmente con la chiesa storica e a cercare d’esprimere la propria fede soprattutto in un contesto ecclesiale. Invitiamo in particolare gli evangelici a non impegnarsi semplicemente in qualche riforma disincarnata, ma in una riforma della chiesa.
Pensare “cristiano” significa, quindi, pensare “chiesa”. Ricollegarsi alla chiesa storica significa entrare a far parte e ad apprezzare la storia di una comunità che inizia con Adamo, si spiega nel racconto dell’Antico Testamento della nazione d’Israele, il popolo dell’alleanza, e si compie nell’incarnazione del Messia, nel suo dono dello Spirito e nella storia della Nuova chiesa dell’alleanza che continua fino ai giorni nostri. Nonostante gli effetti del peccato umano, visti nelle frequenti defezioni della chiesa dalla verità biblica, affermiamo che c’è sempre stata una continua successione di veri credenti in ogni generazione. Di conseguenza, respingiamo necessariamente la moderna antipatia evangelica verso ogni cosa che ha a che fare con la storia. Diffidiamo di nuove comprensioni bibliche che nascono all’interno di movimenti moderni poco legati all’ortodossia storica, fra cui menzioniamo ogni forma di pentecostalismo e dispensazionalismo.

Invitiamo perciò gli evangelici a fare propri e ad apprezzare tutto ciò che è nobile e vero nella storia visibile della chiesa cristiana, partendo dai primi Padri della chiesa, passando per i grandi personaggi del Medioevo e della Riforma fino a quelli di oggi, sia nei rami orientali che occidentali della chiesa, cioè ovunque è stata evidente la “corrente maestosa”. Invitiamo gli evangelici ad ascoltare attentamente i testimoni storici della nostra comunità, e, come i credenti della Berea [6], ad esaminare quotidianamente le Scritture per vedere se la loro testimonianza è vera.

3. Adorazione biblicamente informata

I cattolici riformati affermano la loro dedizione ad una forma d’adorazione centrata su Dio. L’adorazione non esiste in primo luogo per la benedizione dell’uomo, ma prima di tutto per glorificare Dio. Respingiamo quindi gran parte di ciò che oggi si fa passare per adorazione, con il suo ethos centrato sull’uomo e che mira a stimolare ed intrattenere gli “adoratori” in modo che possano sentirsi bene e benedetti. In modo specifico respingiamo lo spettacolo soggettivo e spesso disordinato dell’adorazione stile carismatico, con tutte le relative pratiche, come il presunto parlare in lingue, le profezie, le “uccisioni nello Spirito”, ecc. Affermiamo che in ogni cosa che facciamo nell’adorazione – le nostre preghiere e le nostre lodi, il nostro ascolto della Parola di Dio, la nostra partecipazione nella cena del Signore – il nostro scopo primario deve essere di riconoscere la gloria di Dio, a prescindere dal fatto che ci faccia sentire bene o meno.

Dicendo questo, sosteniamo anche che il Dio sul quale l’adorazione va centrata dev’essere il vero Dio delle Scritture – la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre persone distinte in un’essenza. Pensiamo che sia ora di smettere di trattare la Trinità come un pezzo di teologia astratta, e invece permettere in modo consapevole alla realtà della Trinità di formare la nostra pratica dell’adorazione – informare le nostre preghiere, le nostre lodi, ed il nostro insegnamento. Non adoriamo qualche Dio unitario, o Gesù da solo; adoriamo Dio Padre, Dio Figlio, e Dio Spirito Santo, la santa Trinità, al di fuori di cui non c’è dio. La vera adorazione è e deve essere adorazione trinitaria.

Un’adorazione centrata su Dio sarà guidata da ciò che Dio dice nella sua Parola. Affermiamo quindi che un approccio biblico all’adorazione comporterà certi eventi specifici con una certa sequenza naturale. Questa struttura richiederà la confessione del peccato all’inizio del culto, mentre prendiamo coscienza della santità di Dio, e sarà accompagnata dalla rassicurazione del suo perdono; il canto dei salmi e degli inni con melodie riverenti; letture estese delle Scritture (preferibilmente tratte da entrambi i Testamenti) come un atto di adorazione in sé; esposizione biblica; preghiere di intercessione, e benedizioni. La cena del Signore è il modo più appropriato per concludere questo tempo di adorazione [7]. Affermiamo che sia desiderabile celebrare la cena del Signore frequentemente, e cioè settimanalmente, perché contribuisce alla completezza dell’adorazione biblica, e abbracciamo la storica convinzione riformata che la cena sia un mezzo di grazia per il quale il Cristo risorto pasce il suo popolo per lo Spirito Santo.

Affermiamo infine che la nostra adorazione deve trovare i modi per esprimere il principio del sacerdozio di tutti i credenti. Non veniamo al culto per guardare e ascoltare il ministro che adora al nostro posto, ma per offrire attivamente ed unitariamente la nostra adorazione a Dio quale popolo sacerdotale. I primi Padri della chiesa e i Riformatori espressero questo principio coinvolgendo i membri di chiesa nelle liturgie, e queste includevano elementi come la recita o il canto collettivi della preghiera del Signore e del Credo apostolico o niceno. Affermiamo che, nell’esercizio della loro libertà cristiana, le chiese oggi sono libere (benché non obbligate) a seguire questo stesso modello.

Invitiamo perciò gli evangelici ad abbracciare una teologia dell’adorazione che incoraggi l’organizzazione dei culti secondo una struttura fondata teologicamente e biblicamente e centrata sulla Trinità.

4. La signoria di Cristo

I cattolici riformati affermano la signoria di Cristo sull’intera vita umana e su tutta la cultura. Sebbene sia giusto separarsi dall’eresia e dall’incredulità nella vita della chiesa, respingiamo un atteggiamento sconsiderato di separatismo nei confronti del contesto sociale nel quale Dio ci ha posti. Il cristianesimo è molto di più della pia coltivazione della propria vita interiore. Cristo ha delle pretese non solo sugli affari privati dell’anima individuale, ma anche sugli affari pubblici della comunità, della nazione, e del mondo. In particolare, lamentiamo l’influenza fra gli evangelici di un dispensazionalismo pietista secondo il quale il mondo viene considerato irrimediabilmente malvagio (e quindi non meritevole dei nostri sforzi per influenzarlo), e secondo il quale l’unica speranza dovrebbe essere l’imminente rapimento dei santi.

Inoltre, affermiamo la necessità di un approccio cristocentrico e biblico verso ogni aspetto della vita umana, es. la politica, l’economia, la scienza, le arti. I cristiani devono essere come il sale e la luce nel mondo. Sosteniamo quindi la posizione che i cristiani devono sfidare e trasformare la società. Ciononostante, respingiamo ogni forma di legalismo secondo i quali la volontà di Cristo per le nazioni viene identificata in modo semplicistico con l’imposizione degli aspetti non-rituali della legge mosaica dell’Antico Testamento [8].

Invitiamo perciò gli evangelici nella nostra epoca pluralista a rendere testimonianza pubblica al diritto esclusivo di Cristo all’autorità su tutti gli aspetti della vita. Invitiamo gli evangelici a proclamare che tutte le persone e tutte le istituzioni devono piegare il ginocchio davanti a Lui.

Note

1. 2 Corinzi 13,8, Galati 4,16.

2. Per i riformatori del XVI secolo una chiesa fedele era ecclesia reformata sed semper reformanda, cioè una chiesa riformata, ma sempre bisognosa di riforma.

3. Dal greco katholikos, “riguardante la totalità” – con riferimento alla comunità dei veri credenti in tutto il mondo. E’ in questo senso che diciamo nel Credo, “Crediamo nella santa Chiesa Cattolica”.

4. Raccomandiamo che le chiese siano libere di adottare il Credo niceno o nella sua forma originale, senza la proposizione filioque, o nella sua successiva forma occidentale, con la proposizione filioque. Non tutti i teologi riformati hanno accettato la teologia implicata nella proposizione filioque, che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da un’unica fonte nella Trinità ontologica. Questa è una questione che preferiremmo fosse discussa fra fratelli piuttosto di essere una causa di divisione.

5. Con “Iper-calvinismo” intendiamo il rifiuto della responsabilità da parte della chiesa di invitare tutti i peccatori indiscriminatamente a fidarsi di Cristo per la salvezza.

6. Atti 17,11.

7. Atti 20,7, 1Cor 11,18-20. Il culto nel giorno del Signore senza la cena del Signore può certamente essere lo stesso una vera adorazione, ma noi vorremmo suggerire che manchi di completezza senza la cena. Calvino sosteneva che si dovesse celebrare la cena del Signore “almeno una volta la settimana” (Istituzione della religione cristiana IV.17.43).

8. Riguardo a Israele e agli aspetti civili della legge mosaica la Confessione di Westminster dice, “Al popolo di Israele, come società civile, diede pure diverse leggi giu.diziarie che non sono più in vigore da quando gli ebrei cessarono di essere una nazione. Nessuno è più ora tenuto alla loro osservanza, benché i loro principi generali di giustizia siano ancora validi in campo morale” (19.4). In altre parole, bisogna distinguere l’aspetto civile, politico e giudiziario della legge mosaica dal suo aspetto puramente morale. Il primo non è vincolante, o solo nella misura in cui possiamo discernere l’attuazione di un principio generale di giustizia che può avere qualche applicazione (forse in forma diversa) nella società odierna.

BIBLIOGRAFIA

Peter C. Glover, The Virtual Church-And How to Avoid It, Xulon Press 2004; David F. Wells, Above all earthly pow’rs: Christ in a postmodern world, Leicester, IVP 2005.

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il barattolo vuoto.
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

“Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più”.

Luca 12:29-31

Il commento

Ci lasciamo facilmente assalire dalle ansie della vita. Nonostante abbiamo ancorato la nostra esistenza alla fede, il turbinio quotidiano ci pressa tutto intorno, avvolgendoci e spesso confondendoci. La nostra natura terrena, fatta di bisogni e desideri, ci conduce sovente lontano dallo spirituale, e come Marta ci affatichiamo invano. Accade allora che perdiamo il senso delle cose, preoccupandoci di ciò che dura poco a dispetto di quel che veramente può arricchire e migliorare la vita di ognuno. Purtroppo la vocazione ci impone di “sacrificare” sull’altare divino parte di noi, per essere strumenti e servi del Regno. Ma non tutto ciò che è posto sull’altare viene poi immolato. Basta pensare ad Isacco. Una storia circolante in rete può esserci di aiuto.

Un professore si presentò in classe con alcuni oggetti. Quando gli allievi tacquero prese un grande barattolo vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Il professore allora prese della ghiaia e la rovesciò nel barattolo, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se fosse pieno e questi concordarono che lo era. Prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e i ragazzi risposero con un unanime “Si”. Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero. “Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, “voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la fede in Dio, la famiglia, i figli, gli amici, la salute, le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le cose che hanno importanza come il lavoro, la casa… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per quelle che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e i genitori finché ci sono… Prendetevi cura prima delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia. Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: ”Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

Forse ora starai sorridendo. Spero ne tenga conto nei giorni a venire per non confondere più le priorità.

Memorie

Il fondatore della chiesa metodista, John Wesley, si spegneva il 2 marzo 1791. Singolare un suo sogno che ho scelto per ricordarlo.

Arrivato alle porte dell’inferno, chiesi: “Ci sono qui dei cattolici romani?” “Sì, molti”, fu la risposta. “Dei presbiteriani?”- “Sì, molti”. “Dei battisti?” – “Sì, molti”. – “Dei metodisti?” – “Si, molti”. Deluso, mi diressi verso le porte del Paradiso, dove chiesi: “Ci sono qui dei metodisti?” – “No”, la risposta secca. “Degli anglicani?” – “No”. – “Dei presbiteriani?” – “No”. – “Dei cattolici romani?” – “No”. Allora domandai sorpreso: “Chi abita in questi luoghi?” – “Qui non conosciamo alcuno dei nomi che ha menzionato. Siamo tutti dei cristiani, salvati per grazia, anime lavate nel sangue di Gesù, una moltitudine composta da tutte le nazioni e da tutte le lingue”.

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Devotional 09/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 febbraio     Numeri 12-14; Marco 5:21-43

27 febbraio     Numeri 15-16; Marco 6:1-29

28 febbraio     Numeri 17-19; Marco 6:30-56

01 marzo        Numeri 20-22; Marco 7:1-13

02 marzo        Numeri 23-25; Marco 7:14-37

03 marzo        Numeri 26-28; Marco 8

04 marzo        Numeri 29-31; Marco 9:1-29

 

Io sono tuo, salvami.

Io sono tuo, salvami.

La Parola

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Io sono tuo, salvami.
Io sono tuo, salvami.

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Bibbia metropolitana (in due sensi)

Bibbia metropolitana (in due sensi)

Chi mi conosce e chi legge questo blog sa che ogni giorno vado e torno dal lavoro, o dalla scuola di mia figlia Sara con i mezzi pubblici, anche la metropolitana (linee B e B1 per l’esattezza). Primo senso.

E sa anche che, ovunque io sia in città, ho sempre con me una edizione della Parola di Dio. In tasca, nello zaino ed anche sul cellulare. Secondo senso.

Bibbia metropolitana (in due sensi)
Bibbia metropolitana (in due sensi)

Ieri la Bibbia che avevo dietro mi ha portato ad interagire due volte con il mio prossimo. La prima sulla metropolitana, la seconda in un negozio.

Bibbia e metropolitana, primo senso

In metropolitana stavo andando a riprendere Sara a scuola. Metro affollata, molti con lo smartphone, io pregavo il Salmo 119. Sale un signore, ad occhio tra i sessanta e i settant’anni, con due buste. Mi guarda fisso nemmeno due minuti e mi chiede, a voce ben alta: “Ma lei legge la Bibbia?”. Ed io: “Si”. E lui, con tono sull’ironico spinto: “Proprio quello che ci vuole in questo mondo. Idee nuove, idee moderne, saper affrontare i nuovi problemi. Un libro vecchio, proprio la cosa migliore”.

Il tono alto ha attirato l’attenzione dei vicini. Ho alzato il sguardo verso di lui e gli ho risposto: “Si, proprio quello che ci vuole, perché la Bibbia è sempre nuova, sono gli uomini che sono vecchi”.

Forse non si aspettava la risposta, o forse voleva solo attaccare briga, non lo so, però è rimasto una ventina di lunghissimi secondi in silenzio. Poi ha chiesto: “Cioè, ma che risposta è?”. Però ora la voce era sempre forte, ma il tono esitante. Ed io ho ripetuto: “La Bibbia è Parola di Dio ed è sempre nuova, gli uomini sono vecchi nei loro peccati”.

Stavolta non ha replicato, e si è spostato parecchio più in là. Intorno prima il silenzio, poi è subito ripreso il chiacchiericcio. Io ho ripreso la preghiera.

Bibbia e metropoli, secondo senso

Vicino piazzale Ionio, mi sono fermato da un orologiaio per fare una commissione per conto di mia zia. Quella che, con mia madre e la mia catechista, la Bibbia me l’hanno fatta amare per prime.

L’orologiaio “tecnico”, così lo hanno definito, non c’era, c’era solo il collega venditore. Così ho aspettato che portassero l’orologio di zia in laboratorio. Ho poggiato la Bibbia di costa sul tavolino della cassa. Quando l’orologiaio “tecnico” è tornato con l’orologio ripulito e ricaricato ha visto e mi ha detto: “La Bibbia! Che bella! Sa, anche io prima la leggevo spesso”. Ho solo detto: “Riprenda allora!”. Non ha detto nulla, ma mi ha guardato e lo sguardo, come si dice, valeva mille parole. “Il tempo, sa… vorrei, ma quando… però potrei provarci”. E ci siamo salutati con un sorriso.

Chissà, troverò una scusa per ripassarci.

“Prima o poi trovi chi ti mena”, ha detto sorridendo mia moglie quando le ho raccontato…

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco! E salati con il sale…  E il sale è la Parola di Dio. Non fosse chiaro…

La Parola

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Salati con il fuoco!
Salati con il fuoco!

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Dio ti ama così come sei… cosa vuol dire?

Dio ti ama così come sei… cosa vuol dire?

Dio ti ama così come sei… è una frase molto gettonata, molto usata, nel mondo del “religioso politicamente corretto”.

È una frase vera e falsa allo stesso tempo.

Perchè vera?

È una frase vera perchè è vero che Dio ci ama, tutti, nonostante il nostro essere dei peccatori, nonostante le nostre mancanze, nonostante i nostri errori. Ma è anche una frase falsa.

Perchè falsa?

È una frase falsa per il modo con cui spesso viene spiegata, o, meglio, non viene correttamente spiegata.

Dio ci ama così come siamo ma non perchè restiamo tali! 

Dio ti ama così come sei... cosa vuol dire?
Dio ti ama così come sei… cosa vuol dire?

Dio ci ama così come siamo perchè ci convertiamo e crediamo al Vangelo, perchè cambiamo vita, perchè abbracciamo senza remore la Sua Parola, i Suoi comandamenti, la Sua legge.

Dio ti ama così come sei... cosa vuol dire?
Dio ti ama così come sei… cosa vuol dire?

Dio ci ama così come siamo perchè ci convertiamo all’imitazione del Suo Figlio, perchè abbracciamo la nostra croce e perchè attraverso di essa, attraverso le rinunce al mondo, alle sue seduzioni, al potere, al denaro, all’ideologia del benessere, arriviamo ad una vita nuova, al nascere di nuovo, alla Resurrezione.

Tradotto: sei un ladro? Dio ti ama e ti chiama alla salvezza. Ma devi rinunciare a rubare agli altri ciò che non è tuo e devi imparare a donarti ed a donare.

Sei un omicida? Dio ti ama e ti chiama alla salvezza, ma devo riconoscere che la vita è dono di Dio e solo Dio ha il diritto di donarla, prenderla e toglierla secondo la Sua volontà.

Sei un pervertito sessuale? Dio ti ama e ti chiama alla salvezza, ma devi rinunciare alle tue perversioni e vivere la sessualità come la natura creata da Dio insegna. Uomo con donna, donna con uomo, aperti al dono della vita secondo il volere di Dio.

Dio mi ama così come sono. Povero, piccolo, peccatore, che si sente continuamente inadeguato rispetto alla Sua Parola ed alla Sua Legge. Ma Dio mi ama, lo so, e mi sforzo di abbracciare la mia Croce, sapendo che è congiunta alla Sua, e che Egli, la Sua, l’ha trasformata nello strumento della mia e della nostra salvezza. Della salvezza di tutti coloro che obbediscono alla Sua Parola.

23 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24 Perché chi vorrà salvare la sua vita la perderà, ma chi avrà perduto la propria vita per causa mia la salverà. 25 Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso? 26 Perché se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli.

(Luca 9)

 

Amen. Alleluia!