Il segno del vino alle nozze di Cana

Il segno del vino alle nozze di Cana

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».

Giovanni 2:11

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

Il commento

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in Galilea, anche se qui si produceva vino probabilmente già 4000 anni. Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato. Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”. Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite. E tale doveva essere il vino alle nozze di Cana, fino a quando accadde qualcosa di imprevisto: il primo segno di Gesù.

Il segno

Durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù, finisce il vino. Sarebbe stata una tragedia senza il “segno”. Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno. Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere. Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, per descrivere quelle azioni che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta. Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo, sarà circondata da rumore e clamore. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede. Un’ultima considerazione sul fatto che Gesù non crea del vino, ma cambia dell’acqua in vino, coinvolgendo i servitori ai quali chiede di riempire le giare fino all’orlo. Per quanto trascendenti, i segni di Gesù richiedono la partecipazione umana al limite dello sforzo e delle nostre risorse, perché con Lui tutto diventa possibile.

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

 

Lettura settimanale della Bibbia

05 febbraio Esodo 36-38; Matteo 23:1-22

06 febbraio Esodo 39-40; Matteo 23:23-39

07 febbraio Levitico 1-3; Matteo 24:1-28

08 febbraio Levitico 4-5; Matteo 24:29-51

09 febbraio Levitico 6-7; Matteo 25:1-30

10 febbraio Levitico 8-10; Matteo 25:31-46

11 febbraio Levitico 11-12; Matteo 26:1-25

Foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com