Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

PREMESSA

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

Eucaristia, Sacramento che è tale non solo per la Chiesa cristiana di confessione cattolica ed ortodossa, ma anche per le Chiese di confessione riformata che solitamente lo chiamano “Santa Cena“.

Essendo il mondo cristiano riformato molto frastagliato, il modo di intendere e celebrare la Santa Cena varia moltissimo da una denominazione all’altra. Di seguito, alla fine del post, mi sono premurato, grazie ad un articolo sul tema dell’ospitalità eucaristica che ha da poco pubblicato il settimanale “Riforma”, di pubblicare una sorta di specchietto riepilogativo di come la pensano le chiese riformate storiche (luterane, zwingliane, calviniste ed altro).

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

L’EUCARISTIA PER TUTTI I CRISTIANI

Punto di partenza: tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, credono nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino. Le differenze sono nelle modalità della presenza e, di conseguenza, sul perdurare o meno di questa nel pane e nel vino consacrati.

Tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, consacrano il pane ed il vino utilizzando le parole pronunciate dal Signore nell’Ultima Cena. Questo è il mio Corpo. Questo è il mio Sangue.

Tutti i cristiani fanno questa in memoria di Lui.

Tutti i cristiani credono che mangiare di quel pane e bere di quel vino significa annunciare la morte del Signore, proclamare la Sua resurrezione e disporsi nell’attesa della Sua venuta.

Più o meno tutte le chiese, alcune anche dicendolo chiaramente durante il proprio culto, ammoniscono i credenti presenti all’assemblea a non accostarsi all’Eucaristia o alla Cena del Signore se non si è nella condizione adatta per farlo, sia che si tratti di indegnità personale, che di peccato considerato grave, che di non corretta conoscenza di ciò che si va a fare. Ad esempio in alcune chiese riformate battiste si ripete con chiarezza anche più volte l’ammonimento di Paolo e a non mangiare e bere la propria condanna.

L’EUCARISTIA NON PER TUTTI I CRISTIANI

Nelle chiese cattolica ed ortodossa solo il consacrato (sacerdote, pope, vescovo…) può a sua volta consacrare l’Eucaristia e quindi presiedere il rito. Nelle chiese riformate di norma è il pastore consacrato che presiede la Santa Cena, ma può farlo anche un altro credente, sia pure di provata e specchiata fede.

A causa delle diverse fedi circa la modalità e la durata della presenza reale e delle differenze di cui sopra, non tutte le chiese praticano l’ospitalità eucaristica. Di norma le chiese cattolica ed ortodossa ed alcune chiese riformate non la praticano, mentre la maggioranza delle chiese riformate storiche la praticano. Per le chiese riformate di recente fondazione non c’è una prassi comune a riguardo, si varia da comunità a comunità.

Varia anche la frequenza della celebrazione dell’Eucaristia o Santa Cena. Nelle chiese cattoliche ed ortodosse è sempre parte essenziale del culto. Nelle chiese riformate di tradizione calvinista invece normalmente, la Santa Cena non è celebrata ogni domenica: la frequenza ed il giorno differiscono da chiesa a chiesa e persino da comunità a comunità (da una volta al mese fino a solo tre o quattro volte all’anno). Così è ad esempio nelle chiese valdesi e metodiste italiane, per l’appunto di tradizione calvinista.

LA MIA FEDE NELL’EUCARISTIA

Io credo nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino che, dopo la Consacrazione, divengono il Corpo ed il Sangue del Cristo.

Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo,
il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale,
il nutrimento per l’anima.

(Giovanni Calvino)

[I testi che seguono sono ripresi in massima parte
dal sito Cathopedia.org, dal sito Voceevangelica.ch
e dal settimanale “Riforma”]

L’EUCARISTIA NELLA TRADIZIONE
DELLA CHIESA CATTOLICA

La teologia cattolica ritiene che la dottrina della transustanziazione sia implicita nelle parole di Gesù nell’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo” (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19; 1Cor 11,24), “Questo è il mio sangue” (Mt 26,28; Mc 14,24).

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

La parola transustanziazione fu coniata dalla teologia medievale, ma già prima “i Padri ebbero gran cura di avvertire i fedeli che nel considerare questo augustissimo Sacramento non si affidassero ai sensi, che rilevano le proprietà del pane e del vino, ma alle parole di Cristo, che hanno la forza di mutare, trasformare, ‘transelementare’ il pane e il vino nel corpo e nel sangue di lui.

« Istruito in queste cose e munito di robustissima fede, per cui quello che sembra pane, pane non è, nonostante la sensazione del gusto, ma è il corpo di Cristo; e quel che sembra vino, vino non è, a dispetto del gusto, ma è il sangue di Cristo [..] tu corrobora il tuo cuore mangiando quel pane come qualcosa di spirituale e rallegra il volto della tua anima. »
(San Cirillo di Gerusalemme, Catechesis 22, 9 (mysterium 4): PG 33, 1103)

« Non è l’uomo che fa diventare le cose offerte corpo e sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo: questa parola trasforma le cose offerte. »
(San Giovanni Crisostomo, De proditione Iudae, homilia 1, 6: PG 49, 380; cfr. In Mattheum homilia 82, 5: PG 58, 744)

« Persuadiamoci che questo non è ciò che la natura ha formato, ma ciò che la benedizione ha consacrato e che la forza della benedizione è maggiore della forza della natura, perché con la benedizione la stessa natura è mutata. »
(Sant’Ambrogio, De mysteriis, 9, 50-52: PL 16, 422-424)

Nel momento in cui ci si domandò quale intimo evento conduca alla presenza reale, e come andasse concepito il rapporto tra la forma permanente del pane e del vino con la la presenza invisibile ma reale di Cristo, fu elaborata a partire dal XII secolo l’idea e il termine di transustanziazione (cambiamento della sostanza). Alla sua base c’è l’idea filosofica che ogni cosa di questo mondo porta in sé un’essenza intima invisibile, una sostanza, per la quale essa è ciò che è; invece la figura, l’aspetto, ecc., sono considerati accidenti: essi appartengono solo in maniera non essenziale all’essenza intima. A livello dell’Eucaristia, il termine transustanziazione afferma che la sostanza intima del pane e del vino cambia totalmente, e rimangono solo le forme fenomeniche esteriori.

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Affermò infine, nel 1551, il Concilio di Trento:

« Ma poiché Cristo nostro redentore disse che ciò che offriva sotto l’apparenza di pane era veramente il suo corpo, per questo nella Chiesa ci fu sempre la persuasione, e ciò ora nuovamente dichiara questo santo Sinodo: per la consacrazione del pane e del vino avviene la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione è in maniera conveniente e propria chiamata transubstanziazione dalla santa Chiesa Cattolica. »
(Sessione XIII, DS 1642 )

Il successivo canone 2 esclude perentoriamente che nel “sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia” permanga “la sostanza del pane e del vino insieme con il Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo“, e afferma che viene chiamata in maniera molto appropriata transustanziazione “quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane in corpo e di tutta la sostanza del vino in sangue“.

In tempi recenti, l’enciclica Mysterium fidei di Paolo VI (3 settembre 1965) ha riaffermato la dottrina cattolica della transustanziazione ripartendo dall’affermazione del Concilio di Trento (nn. 47-56), che spiega in questo modo:

« Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino senza dubbio acquistano un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e il segno di un alimento spirituale; ma intanto acquistano nuovo significato e nuovo fine in quanto contengono una nuova “realtà”, che giustamente denominiamo ontologica. Giacché sotto le predette specie non c’è più quel che c’era prima, ma un’altra cosa del tutto diversa; e ciò non soltanto in base al giudizio della fede della Chiesa, ma per la realtà oggettiva, poiché, convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino che le sole specie, sotto le quali Cristo tutto intero è presente nella sua fisica “realtà” anche corporalmente, sebbene non allo stesso modo con cui i corpi sono nel luogo. »
(n. 47)

La lettera enciclica ECCLESIA DE EUCHARISTIA di Giovanni Paolo II (17 aprile 2003, Giovedì Santo) si conclude così:

Nell’umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell’adorazione e in un amore senza limiti.”

Facciamo nostri i sentimenti di san Tommaso d’Aquino, sommo teologo e insieme appassionato cantore di Cristo eucaristico, e lasciamo che anche il nostro animo si apra nella speranza alla contemplazione della meta, verso la quale il cuore aspira, assetato com’è di gioia e di pace:

« Bone pastor, panis vere, Iesu, nostri miserere… ».

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

Per i dettagli vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Seconda, Capitolo 1, Articolo 3, numeri 1324-1419.

LA “CENA DEL SIGNORE” O “SANTA CENA”
NELLA TRADIZIONE RIFORMATA
DELLE CHIESE “STORICHE”

Nel protestantesimo, la cena del Signore è stata oggetto di vivaci dibattiti già a partire dalla Riforma del XVI secolo. Su di un punto tutti i riformatori sono concordi, e cioè che nella cena Cristo è realmente presente. Nessuno dei riformatori ha mai sostenuto l’assenza di Cristo. Il problema è però costituito dal modo in cui tale presenza si realizza.

Per Lutero la cena è ”parola di Dio fatta pane“. Per esprimere la propria posizione, il riformatore di Wittenberg usa il termine “consustanziazione”, adoperato anche da molti teologi medievali: tutto il Cristo, natura divina e natura umana, è nel pane e nel vino.

Per tale dottrina il corpo e il sangue di Cristo diventano coesistenti con le sostanze del pane e del vino che continuano a esistere, e possono così essere ricevuti nella fede.

Spiega così Wikipedia:
I Luterani considerano la Santa Cena in termini di consustanziazione. Il pane ed il vino, pur rimanendo pane e vino, assumono anche la sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo. L’esempio spesso citato, al fine di spiegare il rapporto che intercorre tra pane e corpo di Cristo ed il vino ed il sangue è quello del ferro gettato nel fuoco, dove non è più possibile distinguere i due elementi.

Aggiungo io che al giorno d’oggi, oltre ai Luterani, anche alcune chiese ortodosse orientali parlano di consustanziazione come modalità della presenza reale. .

Zwingli obietta che il corpo di Cristo è asceso in cielo e dunque il pane resta pane e il vino vino. Secondo il riformatore di Zurigo – che non vuole ricadere nella dottrina romana della transustanziazione -, Cristo è presente, ma in Spirito nella comunità che celebra il memoriale. A Marburgo, nel 1529, Lutero e Zwingli si dividono sul modo di intendere la presenza di Cristo nella cena.

Questa modalità di presenza reale è spesso definita come commemorazione.

Per una analisi più dettagliate delle differenti concezione di Lutero, Zwingli ed altro si veda questo articolo di Carlo Siracusa.

A Ginevra, qualche anno dopo, Calvino propone una terza via: il Cristo è presente nello Spirito, e in forza dello Spirito il dono di grazia legato anche alla carne di Cristo è offerto nel pane e nel vino della cena. In tal modo, in forza dello Spirito e della Parola predicata, gli elementi presentano “la vera, ma spirituale comunicazione del suo corpo e del suo sangue” (“Catechismo di Ginevra”, 1537). Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di contrapporre una presenza “spirituale” a una presenza reale, perché nulla è più reale – secondo il pensiero del riformatore di Ginevra e secondo tutta la teologia cristiana – dello Spirito di Dio.

Vediamo anche in questo caso il riassunto di Wikipedia:
Giovanni Calvino rifiuta sia la dottrina della transustanziazione che quella della consustanziazione, ma confuta anche coloro [Zwingli] che ritengono la Santa Cena, il pane ed il vino, semplici simboli della propria fede cristiana.
Il concetto calvinista è infatti più complesso. Egli ritiene che nel sacramento si riceva realmente il corpo il sangue di Cristo, ma ciò avviene in maniera spirituale e non materiale, attraverso i segni del pane e del vino si riceve la comunione spirituale con Gesù. Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo, il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale, il nutrimento per l’anima.
Calvino parla appunto di “cena spirituale”. Il pane sostenta, è il nutrimento fondamentale. Il vino invece rallegra e dona forza. Al centro del sacramento della Santa Cena c’è dunque la garanzia della salvezza, della vita eterna.
La concezione calvinista si focalizza dunque nell’idea biblica della Chiesa intesa come corpo di Cristo. I cristiani sono dunque membra del corpo di Cristo. In questa visione non si nega l’unione di Cristo, un’unione reale, una partecipazione reale al corpo di Cristo e non un puro simbolismo. 

Vedi di Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana, Libro IV, Capitolo 17 e Piccolo trattato sulla Santa Cena.

Oggi possiamo dire insieme quanto segue: Nella santa cena Gesù Cristo risorto si dona nel suo corpo e nel suo sangue dati per tutti, attraverso la parola della sua promessa, con pane e vino. Così egli dà se stesso senza riserve a tutti coloro che ricevono il pane e il vino: la fede li riceve per la salvezza, l’incredulità per il giudizio. (1973, “Concordia di Leuenberg” tra Luterani e Riformati, articoli 17ss).

Riassume così Wikipedia:

Santa Cena è il nome con cui alcune chiese protestanti identificano uno dei due sacramenti, accanto al Battesimo, da tali chiese riconosciuti. A seconda della chiesa e/o del luogo viene chiamata anche Santa Comunione, Comunione, Cena del Signore (Lord’s Supper), oppure Eucaristia; quest’ultimo è il nome del corrispondente rito di cattolici ed ortodossi.

Nelle chiese protestanti i fedeli prendono generalmente entrambi gli elementi della Comunione, ossia il pane ed il vino. Diverse denominazioni consentono la partecipazione al sacramento a tutti i cristiani battezzati, indipendentemente dalla denominazione a cui questi appartengano; si parla in tal caso di comunione aperta.

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