Grazie a chi annuncia la Parola di Dio

Grazie a chi annuncia la Parola di Dio

«Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per  i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno» (1 Cor 15,3).

Chi mi conosce e mi legge sa che la Parola di Dio è il solo vero tesoro della mia vita. Non l’unico che amo o per cui provo affetto, ma il solo in cui ripongo la mia fede e la mia incondizionata fiducia.

Tutti gli amori e gli affetti terreni, mia moglie, mia figlia, i miei amici, quelli vivi e le persone care già nella pace del Signore, tutti derivano da quell’appassionato primo amore per Colui che è l’Origine della vita.

Perciò questo brevissimo post, per dire grazie a chi per primo mi ha insegnato ad amare la Parola di Dio, mio padre e mia madre, mia zia Sara, suor Anna Clara e suor Ester, don Gino, don Giuseppe e don Andrea, e per chi in particolare, oggi, non si stanca di annunciarmela e predicarmela in tante forme diverse. Paolo Castellina, Elpidio Pezzella, Angelo Colacrai, Giovanni Festa.

Confessioni cristiane diverse, ma identica passione per la Parola.

Grazie.

Grazie a chi annuncia
Grazie a chi annuncia

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

La Parola

Elia le disse: «Non temere; va’ e fa’ come hai detto; ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra”».

1Re 17:13-14

Il commento

Un giorno come tanti, lungo la strada che da Gerusalemme scendeva a Gerico, un uomo faceva solitario il suo viaggio, quando venne aggredito, malmenato e derubato. Lasciato alla sua sorte non sarebbe sopravvissuto se uno straniero non avesse avuto pietà di lui. Diversamente da chi l’aveva preceduto, non aveva condizionamenti religiosi, e dopo aver prestato i primi soccorsi, il samaritano conduce il ferito presso una locanda e lo affida alle cure del locandiere: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”» (Luca 10:35). Differente la storia del profeta Elia, inviato fuori dal paese in tempo di carestia. A Sarepta incontra una vedova, in condizioni peggiori delle sue, a cui chiede da mangiare. Assistiamo così alla materializzazione della provvidenza di Dio, dove nulla c’era e attraverso chi nulla o poco aveva. A Dio basta poco.

Siamo sfidati ad avere fede e coraggio per prendere quanto è nelle nostre disponibilità e farne parte altrui, a non essere limitati o a fare mille ragionamenti nell’agire. Condivisione è la base della moltiplicazione. La donna inizialmente non aveva fiducia nelle parole del profeta, ma poi si convinse a fare come richiesto. Nel momento in cui trova la forza per condividere, perché amore è spezzare con chi non ha, la mano di Dio interviene e l’olio e la farina si moltiplicano fino a non esaurirsi. Nelle difficoltà della vita, nostra e di coloro che siamo chiamati ad amare e aiutare, la fede diventa più vera, robusta, con meno fronzoli. Quando tendiamo la mano al bisognoso scopriamo che i problemi che ci affliggevano scompaiono. Le parole del dottor Patch Adams ricordano che “quando curi una persona puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere”. La parabola del buon samaritano ci presenta chi lungo il suo cammino non ha disprezzato colui che era sofferente, ma è sceso dalla cavalcatura e si è preso cura di lui. Dopo averlo curato, lo ha affidato al locandiere raccomandando «prenditi cura di lui».

Questa riflessione assume un significato maggiore per quanti sono impegnati nel mondo della sanità e della salute (il 7 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Salute). Quanti come il locandiere sono stati incaricati delle cure di tanti malcapitati (bambini, adulti, anziani) in campi di missione o centri di accoglienza. Ad ognuno di essi, oltre la nostra preghiera, un personale apprezzamento e l’incoraggiamento a continuare nonostante le difficoltà. Come il viandante lasciò due denari per compensare e ripagare il locandiere, così noi potremmo sentirci chiamati a sostenere l’opera di costoro. Il samaritano lasciò due denari, il che ci ricorda che il Signore ci provvede non il minimo, ma il doppio di quanto necessitiamo per onorare il mandato “Prenditi cura di lui”. Non guardiamo a quanto in nostro possesso, ma agiamo per fede credendo che Egli ci provvederà.

Il 9 aprile nella memoria

Questa data accomuna due momenti significativi per il mondo evangelico. Era il 9 aprile del 1935 quando in Italia veniva diramata la circolare n. 600/158, la cosiddetta «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio.

All’alba del 9 aprile 1945 Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco e tra i protagonisti della resistenza al Nazismo, venne impiccato (a meno di 40anni) insieme ad altri congiurati nel campo di concentramento di Flossenbürg, pochi giorni prima della fine della guerra.

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Devotional 15/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

09 aprile 1Samuele 13-14; Luca 10:1-24

10 aprile 1Samuele 15-16; Luca 10:25-42

11 aprile 1Samuele 17-18; Luca 11:1-28

12 aprile 1Samuele 19-21; Luca 11:29-54

13 aprile 1Samuele 22-24; Luca 12:1-31

14 aprile 1Samuele 25-26; Luca 12:32-59

15 aprile 1Samuele 27-29; Luca 13:1-22

Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

La Parola

Guarigione di uno zoppo
At 4:9-22; 9:32-35; 14:8-10

1 Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona, 2 mentre si portava un uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio detta «Bella», per chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio. 3 Vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, egli chiese loro l’elemosina.

4 Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse: «Guardaci!» 5 Ed egli li guardava attentamente, aspettando di ricevere qualcosa da loro. 6 Ma Pietro disse: «Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» 7 Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. 8 E con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

9 Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. 11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

Mercoledì dell'Ottava di Pasqua, tre porte in Una
Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Il commento

Guarigione in tre atti, quella dello storpio alla porta detta “Bella”.

Primo atto, primo momento, primo elemento. Porta della Presenza.
Si entra alla Presenza del Padre. 

Perchè “Bella”? Non semplicemente perchè era quella dove i poveri potevano chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio ma perchè si riteneva che la Skekhinah, la Presenza Divina, si manifestasse a questa porta e da questa porta, detta anche Porta d’OroSha’ar Harachamim,  ovvero Porta della Misericordia, secondo il profeta Ezechiele sarebbe transitato il Messia. In arabo è chiamata anche Porta della Vita Eterna.

1 Poi egli mi ricondusse verso la porta esterna del santuario, che guarda a oriente. Essa era chiusa. 2 Il SIGNORE mi disse: «Questa porta sarà chiusa; essa non si aprirà e nessuno entrerà per essa, poiché per essa è entrato il SIGNORE, Dio d’Israele; perciò rimarrà chiusa. 3 Quanto al principe, siccome è principe, potrà sedervi per mangiare il pane davanti al SIGNORE; egli entrerà per la via del vestibolo della porta e uscirà per la medesima via».

(Ezechiele 44)

Riepilogando, secondo la tradizione ebraica, quando il Tempio fu distrutto, la presenza divina (Shekhinah), che dimorava nel Sancta Sanctorum, se ne andò attraverso la Porta d’oro e proprio da lì rientrerà quando il Tempio sarà riedificato.
Secondo la tradizione cristiana lo stesso avverrà con il Secondo Avvento di Cristo mentre i Vangeli riportano come Gesù già fece attraverso questa porta il suoIngresso in Gerusalemme (Baioforos) il giorno della Domenica delle Palme.
Nel testo greco di Atti 3 la porta è indicata con il termine tecnico specifico di Oraia (Ωραια=bella), ossia quella porta che si trovava non all’entrata del recinto sacro, com’è oggi, bensì all’interno e precisamente nell’Atrio delle donne. Una cattiva traduzione dal greco al latino deve aver fatto nascere, per assonanza della parola oraia con aurea, la denominazione di T.

La comunità musulmana la temeva e la teme. Solimano il Magnifico nel 1541 la fece sigillare. E la comunità musulmana vi fece costruire di fronte un cimitero! E continua ad essere chiusa…

800px-Jerusalem_Goldenes_Tor_um_1900

Secondo atto, secondo momento, secondo elemento. Porta della Misericordia.
Si riceve nuova vita dal Figlio. 

Tornando alla guarigione in tre tempi, perchè all’Ora Nona, alla Porta della Presenza Divina? Perchè il Messia si era manifestato, nella persona del Figlio, di Gesù Cristo, che proprio all’Ora Nona aveva reso lo Spirito al Padre, e che era Risorto, comunicando lo Spirito agli Apostoli che ora, in virtù di quello stesso Spirito e per la fede nel Risorto, possono compiere le Sue stesse opere di guarigione.

La Porta di Misericordia non è più tale per una semplice elemosina in beni terreni, in denaro, ma perchè, passando attraverso lo stesso giogo per cui è passato il Cristo, si acquista una nuova vita. Sia l’Apostolo, che diviene capace di agire in Suo Nome, sia il misero, che viene risanato e restituito a nuova vita.

“Guardaci!” dicono Pietro e Giovanni allo storpio. Guardaci, riconosci in noi il Cristo che agisce, abbi fede in Lui e sarai guarito. La fede in Lui guarisce, non quella in Pietro o Giovanni, nè tantomeno quella nell’oro o nell’argento. Lui li guarda, ma nel modo sbagliato. Allora è la mano di Pietro, la mano del Cristo che agisce attraverso Pietro, che si china su di lui e lo rialza.

Così, con la guarigione piena dello storpio, non per oro ed argento, ricchezze di questo mondo, che non interessano nè mai devono interessare ad un cristiano, si chiude il secondo tempo dell’episodio di Atti 3 che leggiamo oggi (versetti 4-8). Si chiude con il non più storpio che entra nel Tempio, alla Presenza divina, sottolinea Luca, autore degli Atti, camminando, saltando, lodando Dio! Tre azioni, tre sottolineature che stanno ad indicare come l’incontro con il Cristo trasformi completamente. E come l’incontro con il Cristo sia in grado di rimetterci alla Presenza di Dio, del Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito. Tutti e tre presenti in questo episodio.

Terzo atto, terzo momento, terzo elemento. Porta della Vita Eterna.
Si riconosce l’azione dello Spirito e lo si invoca. 

9 Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. 11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

Il momento dello Spirito.

Tutti vedono un uomo, che era storpio, che non aveva nulla, completamente trasformato, che manifesta questo passando sotto la porta che prima lo vedeva immobile e seduto a terra, incapace di agire se non chiedendo pietà.

Il popolo lo vede, lo riconosce. E vede Pietro e Giovanni perchè, dice Luca, quell’uomo, che tramite loro aveva incontrato la Presenza di Dio Padre nella Misericordia di Dio Figlio che lo aveva guarito, ora se li tiene stretti.

E come se li tiene stretti? Come ciascuno di noi, incontrata la Misericordai del Figlio, può tenersi stretta la Presenza del Padre che agisce? Attraverso la preghiera incessante allo Spirito. Attraverso una preghiera incessante, fedele, gioiosa che renda presente Dio agli altri.

Non solo e non tanto con gesti plateali o che cercano lo stupore, ma proprio così, tenendosi stretto il Signore, tenendosi stretta la Sua Parola, facendo percepire agli altri sempre, nella gioia come nel dolore, che senza Parola non può stare, che senza Parola la sua vita perde di senso, che senza Parola non sa saltare gli ostacoli che la vita di ogni giorno gli pone, che senza Parola non sa nemmeno camminare per le strade di questo modno, che si perde, si smarrisce.

L’uomo non più storpio ora pende dalle parole di Pietro e Giovanni perchè le loro sono la Parola di Dio fatta carne attraverso la Morte e la Resurrezione del Cristo. L’uomo non più storpio si tiene stretta la Parola di Dio invocando lo Spirito sulla sua vita, sul suo ascolto, sulle proprie azioni.

E quando un uomo fa così gli altri lo vedono, lo percepiscono, si aprono anche essi all’azione di Dio.

Conclude Luca che “11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.“.

Che anche noi, fratelli e sorelle, possiamo far parte di quel popolo stupito. Che anche noi, fratelli e sorelle, possiamo invocare lo Spirito con quella stessa fede. Che anche noi, fratelli e sorelle, che riempiamo il portico di Salomone, possiamo esser guariti, sciolti dai legami che ancora ci tengono stretti al peccato del mondo.

Tre porte in Una.

«In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.»
(Giovanni 10,7)

Amen.

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

Martedì dell’Ottava di Pasqua

Martedì dell’Ottava di Pasqua

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

Martedì dell'Ottava di Pasqua
Martedì dell’Ottava di Pasqua

La Parola

36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

Le prime conversioni
Za 12:10; Gv 16:8; At 4:4, 32-37; Lu 5:10
37 Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?»
38 E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione».
41 Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.

(Atti 2)

Nel martedì dell’Ottava di Pasqua continua la lettura della professione di fede di Pietro a Pentecoste. Obbedendo al comando che gli era stato dato Pietro predica ai fratelli ed alle sorelle il Vangelo:

– la necessità di conversione, di cambiamento di vita (Ravvedetevi)
– la necessità di ricevere il Battesimo nel nome di Cristo Gesù, ovvero la necessità di cambiare completamente il senso della propria vita; di spogliarsi delle vesti del mondo e rivestirsi della tunica inconsuntile del Cristo; di fare una decisa scelta di campo;
– la necessità di ricevere lo Spirito di Dio, per poter guardare alla vita ed al mondo con lo stesso Suo sguardo.

Pietro sa, per l’esperienza direttamente fatta, soprattutto nel corso del tempo di Passione, che non è affatto facile questo, ma Pietro sa anche che è l’unico modo per salvarsi.

«Salvatevi da questa perversa generazione».

La generazione in cui viviamo è una generazione perversa, che per-verte il senso delle cose, come per-verte il significato delle parole, della realtà. Non mi ci dilungo, ne ho scritto tante volte. Per-verte il significato delle realtà più profonde, la sessualità, l’identità di genere, l’ordine della riproduzione, l’idea di famiglia, il valore stesso della vita.

Per-verte perchè è incapace di con-vertirsi. Non è capace, o più spesso non vuole, presa com’è dall’amore per il proprio peccato, cambiare se stesso o se stessa e la propria vita, allora usa la propria ragione per convincersi di ciò che la realtà non è, di cio che la natura non è. Nega la Creazione, dicendo di amarla.

Ma il Signore è Risorto, è veramente Risorto. Crediamolo, ed avremo ancora speranza. Saremo capaci di non conformarci alla mentalità del mondo, ma di trasformarci, rinnovando la nostra mente ed il nostro vivere come Egli vuole. Di vivere nel mondo senza essere del mondo. Di essere felici quando il mondo ci disprezzera, ci insulterà o ci perseguiterà a causa sua. Amen.

L’Ottava di Pasqua: struttura, termini, significato

L’Ottava di Pasqua: struttura, termini, significato

L’Ottava di Pasqua è costituita dagli otto giorni (Ottava) che seguono la Pasqua, festa compresa.

Nella Bibbia

L’usanza di ampliare la festa di Pasqua nei sette giorni seguenti è già ebraica, ed è presente nella celebrazione degli Azzimi (Es 12,15.19ss).

L’apparizione pasquale di Cristo all’ottavo giorno dalla risurrezione (Gv 20,26) ha certamente contribuito alla formazione dell’Ottava di Pasqua.

L'Ottava di Pasqua: struttura, termini, significato
L’Ottava di Pasqua: struttura, termini, significato

Nella storia della liturgia

Seguendo l’uso ebraico, la Chiesa ha sempre considerato la settimana pasquale come un unico giorno di festa.

La celebrazione della Domenica di Pasqua (primo giorno dell’Ottava) iniziò quando la Veglia Pasquale iniziò a terminare più presto, verso mezzanotte o poco dopo. L’antica Veglia si concludeva invece poco prima dell’alba: fino al tempo di papa Siricio (384-399) a Roma non si celebrava altra Eucaristia pasquale che quella che chiudeva la Vigilia.

Sant’Agostino definisce la celebrazione dell’Ottava di Pasqua Ecclesiae consuetudo (“consuetudine della Chiesa”).

Il Diario di Egeria precisa in quali giorni i fedeli di Gerusalemme si radunavano nelle diverse chiese.

In riferimento al Battesimo amministrato nella Veglia Pasquale, il settenario pasquale era dedicato soprattutto alla catechesi mistagogica rivolta ai nuovi battezzati. Le catechesi di Sant’Ambrogio ne sono una testimonianza.

Il Sacramentario Gelasiano (V secolo) testimonia una Celebrazione Eucaristica In dominico Paschae (“nella domenica di Pasqua”), della quale pone i formulari dopo quelli della Messa della notte. Tale Messa assunse forme sempre più solenni e, fino al 1952, costituì il vertice dell’Anno Liturgico.

Nel VII secolo, a Roma, si cantavano i Vespri pasquali, caratterizzati da molteplici Alleluia. Le orazioni sono conservate nel Sacramentario Gregoriano; esse vengono descritte in maniera particolareggiata nell’Ordo XXVII dell’VIII secolo.

Il Sacramentario Gelasiano attesta che l’Ottava di Pasqua terminava con il sabato. Fu all’epoca di San Gregorio Magno che si trasferì la sua conclusione alla domenica, e il Sacramentario Gregoriano intitola questa domenica: Dominica post Albas. La denominazione Dominica in Albis è posteriore.

Il Messale precedente alla riforma liturgica indicava le stazioni giornaliere delle celebrazioni. Nel Messale del Vaticano II tali indicazioni sono state eliminate.

Nella liturgia attuale

Il Messale attuale riporta una celebrazione propria per ciascun giorno dell’Ottava di Pasqua.

La prima lettura è sempre tratta dagli Atti degli Apostoli; il Vangelo narra i fatti della Pasqua.

  • Lunedì: vengono presentati i testimoni della risurrezione (At 2,14-32), e si descrive l’incontro del Risorto con le pie donne, cui è affidato il compito di annunciare ai discepoli lo straordinario evento della risurrezione di Gesù (Mt 28,8-15).
  • Martedì: Pietro esorta tutti alla conversione e al Battesimo nella fede in Cristo risorto (At 2,36-41), e si narra l’apparizione di Gesù alla Maddalena (Gv 20,11-18).
  • Mercoledì: Pietro guarisce lo storpio alla porta del Tempio di Gerusalemme (At 3,1-10), e Gesù si fa riconoscere dai discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).
  • Giovedì: Pietro parla dell’uccisione dell’autore della vita per sottolineare che Dio l’ha risuscitato dai morti (At 3,11-26), e il Vangelo attesta che l’annuncio dei profeti si è realizzato nella risurrezione di Cristo al terzo giorno (Lc 24,35-48).
  • Venerdì: Pietro annuncia che solo in Gesù c’è salvezza (At 4,1-12), e si narra l’apparizione di Gesù risorto sulle rive del lago di Tiberiade (Gv 21,1-14).
  • Sabato: di fronte alla violenza del sinedrio gli apostoli affermano il dovere dell’annuncio pasquale (At 4,13-21), e Gesù invia i suoi discepoli in tutto il mondo (Mc 16,9-15).

L’ultimo giorno dell’Ottava

L’espressione Ottava di Pasqua indica anche l’ultimo giorno dell’ottava. Questo viene chiamato in modi differenti secondo i periodi storici e secondo le varie tradizioni cristiane:

  • Domenica II di Pasqua è la dizione più semplice, che fa riferimento al fatto che questa domenica segue la Prima Domenica di Pasqua che è la stessa solennità pasquale.
  • Domenica in Albis [sott. depositis] (letteralmente: “domenica in cui le bianche [vesti vengono deposte]”). Nei primi secoli della Chiesa il battesimo era amministrato nella solenne Veglia Pasquale, la notte di Pasqua, ed i battezzati indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla domenica dopo Pasqua, detta perciò domenica in cui si depongono le bianche vesti.
  • Festa della Divina Misericordia: tale festa è stata istituita per essere celebrata in tale data nel 2000 da papa Giovanni Paolo II.
  • Domenica di san Tommaso: la Chiesa ortodossa usa questo nome perché viene letto in questa domenica il brano evangelico in cui si parla dell’incredulità di san Tommaso (Gv 20,26-29). Anche la Chiesa cattolica legge tale Vangelo in questa domenica.
  • Quasimodogeniti: la Chiesa Luterana usa questo nome preso dall’antifona iniziale del servizio religioso.

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».

Giovanni 20:19

Pace a voi - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

La ricorrenza della Pasqua (cristiana) dovrebbe favorire almeno un sentito ricordo dell’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione. Se a questo si accompagnasse una reale conversione potremmo realmente far suonare a festa tutte le campane del mondo, perché in cielo si festeggia per ogni peccatore ravveduto. Invece dobbiamo continuare a registrare il divagare culinario e il praticare riti oramai vuoti. Sei disposto a porti una domanda? È Cristo risorto nella tua vita? O nonostante tutto, non credi neanche alla resurrezione? In tal caso, possiamo smettere di parlare di Gesù, perché non avrebbe più alcun senso.

Il primo segno della Sua resurrezione nella nostra vita è aver ricevuto pace. Infatti, nel racconto di Giovanni siamo nella serata della scoperta del sepolcro vuoto e del Cristo risorto, con un gruppo di credenti spauriti e intimoriti. Mentre sono rinchiusi, Gesù si presenta loro tagliando la tensione e la paura con un saluto: “Pace a voi”. Alla visione delle sue ferite, e quindi avendolo riconosciuto, “i discepoli si rallegrarono”. L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace. Al timore spazzato dalla pace, segue poi l’allegria. Ma ogni emozione, fine a sé stessa, è frenata, in quanto la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza. Ed è per questo che leggiamo “ricevete lo Spirito Santo”, la cui azione si concretizza nella remissione dei peccati. Pace, gioia, Spirito e misericordia. Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal luogo chiuso ed essere testimone fino alle estremità della terra (Atti 1:8).

Chi ha fatto esperienza della fede in Cristo, per mezzo della Sua parola, ben sa che non basterà sventolare dei rametti di ulivo. Dovrebbe invece sorgere dal profondo del cuore non un rametto, ma un albero enorme, pronto a coprire tutti i torti, le mancanze e le maldicenze. Smettiamo di guardare il fuscello nell’occhio altrui e guardiamo piuttosto la trave che è nel nostro. Adoperiamoci affinché la pace che Dio ha posto nei nostri cuori dimori nei nostri rapporti. Facciamo sì che i piccoli incidenti, le difficoltà contribuiscono a far crescere la nostra pazienza e la nostra pace. Troviamo modo di incoraggiarci l’un con l’altro, esortarci e confortare, al di là di tutto. Ciascuno deve sentirsi amato, apprezzato, stimato, considerato perché nei nostri cuori dimora il Signore della pace, dimora il Dio dell’amore, colui che ha cambiato il nostro modo di pensare e di essere.

Essere cristiano va oltre ogni forma di religiosità e/o apparente misticismo. Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano”. Credo sia dovuto al fatto che ci siamo ridotti ad una sterile definizione senza “azioni” che lo palesino. Forse tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti. Signore, aiutaci ad essere tralci attaccati alla vite.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere aspiranti cristiani nei fatti, così da vivere una Pasqua senza interruzione.

____

Devotional 14/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

02 aprile Giudici 16-18; Luca 7:1-30

03 aprile Giudici 19-21; Luca 7:31-50

04 aprile Ruth 1-4; Luca 8:1-25

05 aprile 1Samuele 1-3; Luca 8:26-56

06 aprile 1Samuele 4-6; Luca 9:1-17

07 aprile 1Samuele 7-9; Luca 9:18-36

08 aprile 1Samuele 10-12; Luca 9:37-62