Archivi categoria: Bibbia

La mia casa sarà una casa di preghiera

La mia casa sarà una casa di preghiera

Il Vangelo del giorno (Luca 19:45-48)

= (Mt 21:10-16; Mr 11:11, 15-18) Gv 2:13-17

45 Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, 46 dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà una casa di preghiera”, ma voi ne avete fatto un covo di ladri.

47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei *sacerdoti e gli *scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra.

La mia casa sarà una casa di preghiera
La mia casa sarà una casa di preghiera

Un breve commento

Come ogni mattina, ho pregato il Signore prima con la Liturgia delle Ore e i Salmi, poi proclamando le letture della Messa del giorno. Il Vangelo di oggi continua il richiamo del Signore alle nostre responsabilità verso la Sua Parola.

Noi siamo Tempio del Signore, il nostro corpo è Tempio di Dio. Quindi ogni nostro atto, gesto, pensiero deve manifestare tutto questo. Ed in modo speciale deve farlo il nostro ritrovarci assieme per la lode e l’ascolto comune.

La liturgia di oggi nella chiesa cattolica ricorda i martiri vietnamiti, persone che hanno testimoniato la fede nell’Eterno restituendoGli la propria stessa vita.

Ascoltiamo alla luce del loro esempio la Parola di oggi. Perchè se viviamo il nostro quotidiano come se la Parola di Dio ci riguardasse solo “di struscio”, come si dice qui a Roma, facciamo del nostro vivere quotidiano “una spelonca di ladri”.

Noi, ladri, che rubiamo, male usiamo del dono del tempo e della vita che c’è stato fatto fin dal primo respiro.

Noi siamo tempio del Signore. Il colore della liturgia del giorno è il rosso. Che tutta la nostra vita, il nostro essere, diventino rossi per la passione con cui dobbiamo professare la nostra fede.

Che non diventiamo, piuttosto, rossi per la vergogna…

Amen. Alleluia!

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Il testo del Vangelo del giorno

Mt 23:37-39; Lu 13:34, 35; 21:20-24; 3:9; Gr 8:18-9:1

 

41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 
 
42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 
 
43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».

 

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)
Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Un breve commento

Gesù piange. Piange su Gerusalemme che non lo riconosce come Unico Signore, che non lo riconosce come vero Re, che indica la Via, e dona la Vita vera.
Il testo ci prepara all’ultima domenica dell’anno liturgico, in cui celebriamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, attraverso gli insegnamenti che ci vengono dal Cristo, dal Verbo dall’Incarnazione della Parola di Dio.
Non sembri quanto scrivo una ripetizione. C’è una eresia diffusa oggi che consiste nel dire che il Cristo si, la Bibbia no. Che è un’assurdo, perchè il Cristo è il Verbo, è la Bibbia, tutta la Bibbia, non una sola parte.
Non solo la parte che ci piace, o che suona meglio agli orecchi del mondo che ci circonda, ma tutta la Scrittura. Neppure uno iota perisce per la venuta del Cristo, anzi, al contrario. Anche il più picolo iota trova il compimento in Cristo Gesù.
Lo iota diventa la più maiuscola delle lettere.
Una lettera che parla di vita, una lettera che dice vita, che dice salvezza, che dice giustizia, che dice misericordia.
Gesù piange su Gerusalemme. Piange su ciascuno e ciascuna di noi che non lo riconosce, che non lo segue. E, così facendo, lascia che le mura della sua vita vadano in rovina.
Gesù piange, e poi muore per noi, per darci l’esempio. Morire al mondo, per rivivere in Lui.
Che Egli accresca la nostra fede!

La presentazione al Tempio di Maria

La presentazione al Tempio di Maria

La festa

(per le chiese di confessione cattolica ed ortodossa)

L’origine della festa si trova nel racconto apocrifo del Protovangelo di san Giacomo dove si racconta che Gioacchino ed Anna, così come avevano promesso al Signore, portarono la Vergine al Tempio, all’età di tre anni, affinché si preparasse nella via del Signore. Maria restò nel Tempio fino all’età di dodici anni, quando dagli stessi sacerdoti fu data in sposa a Giuseppe.

Qualunque sia il fondamento di questo racconto, la Chiesa con questa festa ci invita a meditare soprattutto sul mistero della preparazione interiore di Maria in vista della sua vocazione a Madre di Dio. Questa preparazione fu per lei un impegno totale di sé, come il vaso più santo che deve ricevere il corpo del Verbo incarnato, Tempio vivente e trono del Re, eletta per essere sua Madre; l’arca spirituale che racchiude la Parola incomprensibile.

Storicamente, questa festa ha avuto origine nella dedicazione della Chiesa di Santa Maria Nuova in Gerusalemme nel novembre del 543, per poi diffondersi nel VII secolo in tutto l’Oriente. Papa Gregorio XI la introdusse ad Avignone alla fine del secolo XIV mentre Sisto V nel 1585 l’ha universalizzata in tutta la Chiesa Romana.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

La Parola di Dio: Luca 10,38-42; 11,27-28

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;  Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».  Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,  ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

Le preghiere

APOLITIKION

Σήμερον τῆς εὐδοκίας Θεοῦ τὸ προοίμιον, καὶ τῆς τῶν ἀνθρώπων σωτηρίας ἡ προκήρυξις· Ἐν Ναῷ τοῦ Θεοῦ τρανῶς ἡ Παρθένος δείκνυται, καὶ τὸν Χριστὸν τοῖς πᾶσι προκαταγγέλλεται. Αὐτῇ καὶ ἡμεῖς μεγαλοφώνως βοήσωμεν· Χαῖρε τῆς οἰκονομίας τοῦ Κτίστου ἡ ἐκπλήρωσις.

Símeron tís e̓vdokías Theoú tó proímion, kié tís tón anthrópon sotirías i prokíryxis: En Naó toú Theoú tranós i Parthénos díknyte, kié tón Christón tís pási prokatangjéllete. A̓ftí kié imís megalofónos voísomen: Chére tís ikonomías toú Ktístou i ekplírosis.

Oggi è il preludio del beneplacito del Signore e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli occhi di tutti la Vergine si mostra nel Tempio di Dio e a tutti preannuncia Cristo. Anche noi a gran voce a Lei acclamiamo: gioisci compimento dell’economia del Creatore.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

KONDAKION

Ὁ καθαρώτατος ναὸς τοῦ Σωτῆρος, ἡ πολυτίμητος παστὰς καὶ Παρθένος, τὸ ἱερὸν θησαύρισμα τῆς δόξης τοῦ Θεοῦ, σήμερον εἰσάγεται, ἐν τῷ οἴκῳ Κυρίου, τὴν χάριν συνεισάγουσα, τὴν ἐν Πνευματι Θείῳ· ἣν ἀνυμνοῦσιν Ἄγγελοι Θεοῦ· Αὕτη ὑπάρχει σκηνὴ ἐπουράνιος.

Ὁ katharòtatos naòs tu Sotìros, i politìmitos pastàs ke Parthènos, to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Theù sìmeron isàghete en to ìko Kirìu, tin chàrin sinisàgusa tin en Pnèvmati thìo; in animnùsin àngheli Theù; àfti ipàrchi skinì epurànios.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo tàlamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: Questa è tabernacolo sovraceleste.

Morti visibili e morti invisibili

Morti visibili e morti invisibili

Morti visibili. Quelli di mafia. Quelli per il terrorismo, le stragi e che so altro. Quelli di Totò Riina e tanti altri.

Morti invisibili, mediaticamente parlando, ma sempre morti. Milioni e milioni di aborti, sei milioni dal 1978 solo in Italia. Quelli di cui è autrice o complice Emma Bonino e tutta una cultura di morte fatta passare come diritto della donna.

Meglio sarebbe dire: diritto del più forte. Come sempre, nella storia umana. Croce a parte!

Morti visibili e morti invisibili - Foto scattata da me stamani angolo via Castro Pretorio - via dei Mille
Morti visibili e morti invisibili – Foto scattata da me stamani angolo via Castro Pretorio – via dei Mille

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Che cosa deve fare dunque il cristiano?

Servirsi del mondo, non farsene schiavo

Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo.

Che significa ciò?
Vuol dire avere, ma come se non avesse.

Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).

Odiare cordialmente

Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.

Egli verrà. Punto.

Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.

(Agostino di Ippona, Ufficio delle Letture di oggi, Trentatreesima domenica del Tempo Ordinario).

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.
Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Ho titolato così questo post perchè credo che occorra confrontarsi a fondo con il Vangelo, specie con quei brani che ci sembra di conoscere bene, di cui pensiamo che “sappiamo quello che dicono”.

Il testo evangelico

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

(Luca 18:1-8)

Si, ma, però

Si, forse troverà la fede sulla terra. Ma in chi, o in che cosa avranno fede gli uomini quando tornerà il Signore per giudicare i vivi e i morti?

Perchè bisogna intendersi. Tanta gente, oggi, dice di avere fede nel Signore Gesù. Tanta gente si dice cristiana. Tanta gente apprezza il Vangelo, a parole.

Ma poi, nei fatti? Quante persone vivono cristianamente? Quanti si confrontano ogni giorno con la Parola di Dio? Quanti ogni giorno aprono e chiudono la loro giornata rendendo grazie per il tempo che il Signore ha concesso loro?

E quanti, invece, se ne ricordano solo per dubitarne, quando non per bestemmiarlo o dirne male, o metterlo in dubbio, quando i loro progetti non procedono come vorrebbero loro, quando il loro coniuge non è perfetto come lo desiderebbero loro, quando il loro figlio non è attento, studioso e rispettoso come dovrebbe, quando il miracolo ‘dovuto’ o preteso non si verifica?

Troverà la fede sulla terra?

Troverà la fede sulla terra il Figlio dell’Uomo? Non so, giacchè la fede che chiede Gesù è quella, assoluta, del Figlio nel Padre.
La fede che gli fa accettare la Croce, la fede che fa dire non la mia ma la Tua volontà.
La fede della Madre di Dio che dice all’angelo Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto.
La fede di Giobbe che dice che se da Dio accettiamo il bene dobbiamo accettare anche il male.
La fede di Paolo che spera contro ogni speranza.

Questa è la fede di cui parla il Signore.

Non una spolveratina di zucchero a velo, quello dei buoni sentimenti, del ben volere generico, del fare l’elemosina nella giornata dei poveri per poi scordarseli tutto il resto dell’anno o quasi, quello dell’andare alla Messa, al culto, alla Divina Liturgia solo quando mi rimane comodo, del pregare quando proprio non ho nient’altro da fare.

Qaunta gente conosco che mi dice Beato te, che hai tempo per pregare. Non me lo dite, trovatelo voi. Toglietelo ad altre cose meno urgenti con cui buttate via quel poco di tempo che vi rimane su questa terra.

Poco, si, perchè non sapete quando il Signore verrà.

Non sapete quando il Signore verrà

Ascolteremo Paolo domani, leggiamolo un po’ prima, oggi.

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. 
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

(1 Tessalonicesi 5:1-6)

Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare con Elia

«Essi continuarono a camminare discorrendo insieme, quand’ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine».

2Re 2:11

Nel racconto della sparizione di Elia, il discepolo Eliseo percorre un cammino che lo prepara a dipendere dalla potenza di Dio. Nel viaggio che parte da Ghilgal le tappesono Bethel, Gerico e il Giordano. Bethel significa “casa di Dio” ed aveva una grande tradizione spirituale, basti ricordare a Giacobbe.

Nel tempo il popolo si era dato all’idolatria ed era sprofondato nell’incredulità. Eliseo dovette provare indignazione per quella società completamente perduta, e dovette forse comprendere di non essere ancora pronto ad affrontare una simile sfida. Per questo non si ferma, ma continua a seguire Elia.

Giunsero a Gerico (“luogo piacevole”), un territorio sterile a causa di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti. Qui c’era una scuola di profeti e uomini dediti allo studio delle Scritture , i quali sono incapaci di dare soluzione al dramma. Anche qui Eliseo non si ferma, ha bisogno di altro.

Viene condotto allora al Giordano, dove sperimenta la potenza di Dio attraverso il mantello che apre le acque. Se Bethel può rappresentare una società schernitrice delle cose di Dio e Gerico un cristianesimo tutto pensiero ma senza concretezza, il Giordano non è il punto di arrivo. Qui il mantello dell’unzione scende sulla vita di Eliseo. E noi da qui vogliamo partire.

Elia e Eliseo

Nella cultura ebraica il nome racchiude l’identità della persona e nel caso del profeta la sua missione. Infatti, il nome di Elia ‘Eliyyáhu vuol dire “il mio Dio è Yahwèh”, e ogni sua azione è volta a manifestarne la veridicità.

Attraverso il tishbita, ossia lo straniero proveniente da un piccolo villaggio, ad est del Giordano, nell’Alta Galilea, la Bibbia ci dice che in mezzo alla morte Dio concede la vita. Elia vestiva con “i fianchi cinti” (1Re 18:46) e coperto da un mantello (2Re 2:8-13) e viveva nei dintorni del Giordano.

Eliseo succederà ad Elia, continuando la sua opera, e le sue vicende sono riportate in 2Re. Il nome di Eliseo (‘Oelysha’) vuol dire “Dio salva” o “il mio Dio salva”, anche “Dio è salvezza”. Le loro vicende intessono un’entusiasmante saga a cavallo dei due libri dei Re, che io ripercorro nel mio libro “Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte”.

Nei profeti non vi è solo la parola di Dio, ma spessore umano, idee, passioni e soprattutto azioni che li avvicinano a ciascuno di noi e li fanno sentire nostri amici.

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna. La cronaca recente ci impone non solo una riflessione a riguardo, ma una rielaborazione del pensare diffuso e un impegno a difesa di tutte le donne.

Camminare con Elia - Devotional di Elpidio Pezzella
Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

20 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

21 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

22 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

23 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

24 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

25 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

26 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

Il mio comodino “Lagom”

Il mio comodino “Lagom”

Cos’è “Lagom”?

Scrive il mio fratello Elpidio in un suo bel post a tema che ovviamente vi invito a leggere per intero:

“Né troppo, né troppo poco: il giusto” è il significato della parola svedese “lagom”, divenuta negli ultimi mesi indicatore di una nuova tendenza anche ad altre latitudini. Racchiude un concetto che spazia tra l’etico e l’estetico, che indica una certa predilezione nordica per l’equa via di mezzo, e che sta catturando l’attenzione mediatica. La filosofia del lagom si può sintetizzare con “l’essenziale, quel che serve realmente”: una vita vissuta serenamente, senza ansia di emergere ma senza neppure conformarsi troppo alla massa; un look privo di eccessi, oppure una scrivania ordinata, con nulla di più oltre quello che serve. 

Il mio comodino non è forse “lagom?”

Poichè si dice che una immagine, (vale anche se è un poco sfocata?) val più di mille parole… eccovi il mio comodino (non è “Ikea”, è “Dramisino”, visto che è un vecchio comodino italiano rimesso a nuovo dalla mia adorabile moglie dalle mani d’oro).

Il mio comodino "Lagom"
Il mio comodino “Lagom”

La Parola di Dio è il pezzo più prezioso.

L’edizione ridotta della preghiera delle Ore per la preghiera di Compieta, prima di addormentarsi. Una icona regalataci il giorno del nostro matrimonio da una sorella e amica cristiana ortodossa. Un komboskini che viene dal monte Athos. Una croce che viene dalla casa di mia madre.

La sera ci aggiungo la fede matrimoniale e la stola sacerdotale. A ricordarmi che tutto ho ricevuto dal Signore e tutto a Lui devo rendere. Perchè non so quando verrà a riprendersi la vita che mi ha donato per donarmi, se avrà pietà del mio peccato, pure se grande, la vita eterna.

Amen.

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Il testo

Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.

Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)
Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Un breve commento

Come nei tempi di Noè e di Lot

Come avvenne nei tempi di Noè e nei giorni di Lot. Il Signore sa che il tempo dell’uomo su questa terra è in massima parte occupato dal suo essere peccatore, dal mancare di gratitudine nei confronti dell’Eterno, Benedetto Egli Sia, e da un operare umano che va contro i precetti ed i comandi dati dal Signore all’uomo fin dai tempi della Creazione.

Custodire la Creazione, ed invece la andiamo pervertendo come se ne fossimo i padroni, come avveniva ai tempi di Noè.

Riprodurre l’immagine di Dio attraverso l’unione tra l’uomo e la donna, la generazione di figli per il Signore, ed invece, quanto mai ora, ci comportiamo come alcuni si comportavano al tempo di Lot, rifiutandoci di generare, o promuovendo unioni sterili e perverse.

Per fortuna il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, è  fedele, perchè non può rinnegare se stesso, ed in Cristo ci ha dato la possibilità comunque di avere la salvezza, per la Sua infinita grazia, per la Sia infinita misericordia.

Da che parte ci troveremo?

Però occorre trovarsi dalla parte giusta, al momento in cui il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, ci richiamerà a sè. Trovarsi dalla parte di chi obbedisce alla Parola di Dio. Trovarsi con i suoi comandi davanti agli occhi ed al cuore. Trovarsi ad operare per il Signore, anche nella più grande povertà umana, anche nell’apparente insignificanza per il mondo.

Perchè, ricordiamolo sempre. Noi guardiamo l’apparenza, anche i più acuti tra noi non vanno molto oltre la superficie. Solo Dio, solo il Signore, solo l’Eterno, Benedetto Egli sia, guarda fino in fondo al cuore.

Ricordiamoci della moglie di Lot

Ricordiamoci della moglie di Lot, che pur essendo cosciente della distruzione, della rovina che si abbatteva su una creazione che aveva rifutato Dio, pure si voltava a guardare con nostalgia a qualcosa del suo passato, chissà, forse alla casa, forse ai beni, forse al suo status sociale…

Mentre avrebbe dovuto pensare come pensa Giobbe, servo di Dio: Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo ritornerò ed ancora Il Signore da’, il Signore toglie, Benedetto sia il Nome del Signore.

Ripete allora Gesù: Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Ed aggiunge, sempre nel Vangelo, per causa mia.

Se sposiamo la causa del Signore, avremo la vita eterna. Altrimenti l’eterna dannazione.

Sbrighiamoci a cambiar vita, non sappiamo quanto tempo ci rimane per farlo. Oggi stesso potrebbe esserci richiesta la vita.
Ed affidiamoci alla misericordia di Dio.

Amen.

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista viene ricordato oggi nel Calendario Bizantino.

La sua memoria come (1) Apostolo e (2) Evangelista, ci ricorda che tutti siamo inviati, apostoli dal Signore Gesù per essere evangelisti, ovvero annunciatori della Buona Novella, dell’unico e solo Vangelo di salvezza.

Matteo, Apostolo ed Evangelista
Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo 9,9-13

9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
10 Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12 Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

APOLITIKION

Ἀπόστολε Ἅγιε, καὶ Εὐαγγελιστὰ Ματθαῖε, πρέσβευε τῷ ἐλεήμονι Θεῷ, ἵνα πταισμάτων ἄφεσιν παράσχῃ ταῖς ψυχαῖς ἡμῶν.

Apostole aghie kiè evanghelista Mtthee, prèsveve to eleìmoni Theo, ina ptesmàton afesin paràski tes psiches imòn.

Apostolo santo ed evangelista Matteo, intercedi presso il misericordioso Dio, affinché conceda alle anime nostre la remissione dei peccati.