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Apostolo, epistola e stola

Apostolo, epistola e stola

Oggi, prima della liturgia, con padre Angelo discutevamo di Pietro e Paolo, della complementareità dei loro ruoli. Semplificando, Pietro che governa la Chiesa “costituita”, “ad intra” per così dire, e Paolo che è il missionario per eccellenza “ad extra”, l’annunciatore senza pause e senza sconti, si, si, no, no, di quello stesso Cristo di cui nel Vangelo oggi Pietro proclama l’assoluta primazia.

Pietro e Paolo - Apostolo, epistola e stola
Pietro e Paolo – Apostolo, epistola e stola

Il cosiddetto primato di Pietro in questo senso ha una logica, Pietro è colui che custodisce chi è mandato. Pietro è colui che custodisce il Mandato, la fede nella sua integrità.

Paolo è colui che annuncia quella fede, quel Cristo, nella fedeltà piena a quel Mandato, a chi la fede ancora non la conosce,o non la conosce in pienezza, o non ha mai sentito neppure parlare di Cristo.

Apostolo ed Epistola

Mentre, per dirla al modo rabbinico, ci scagliavamo addosso parole di Dio!, ci è venuta in mente per definire Pietro e Paolo la similitudine coi termini greci per definire l’Apostolo e l’Epistola.

Pietro il primo Apostolo, il primo “mandato da” Cristo per confermare nella fede i propri fratelli e Paolo, l’infaticabile scrittore di Epistole, “mandate a”, “mandate verso”, mandate alle genti, mandate ai pagani, mandate alle prime comunità domestiche e cittadine, per chiarire i dubbi, “mettere i puntini sulle i”, dirimere le controversie solo e soltanto sulla base della Parola di Dio.

Apostolo ed Epistola nella Treccani

apòstolo s. m. [dal lat. tardo apostŏlus, gr. ἀπόστολος, der. di ἀποστέλλω «inviare»]. – 1. a.Ciascuno dei dodici discepoli di Gesù Cristo, da lui scelti come speciali collaboratori e continuatori dell’opera sua; il nome è tradizionalmente esteso anche ad altri missionarî del cristianesimo primitivo ad essi assimilati, come s. Paolo (adelle Genti e spesso l’A. per eccellenza, spec. in citazioni).

epìstola s. f. [dal lat. epistŭla o epistŏla, gr. ἐπιστολ, der. di ἐπιστέλλω «inviare»].  — b. Nel linguaggio eccles., sono così chiamate le lettere degli apostoli che fanno parte del Nuovo Testamento (per es., le edi s. Paolo).

La stola, sintesi dell’Apostolo e dell’Epistola

Non bisogna però (questa è solo farina del mio sacco, non fa parte della conversazione di stamani) contrapporre, opporre Pietro a Paolo o Paolo a Pietro! Perchè essi hanno in comune la stola sacerdotale, ovvero l’essere stati entrambi, ciascuno a suo proprio modo, rivestiti da Cristo dei propri compiti. L’avere entrambi gettato via l’uomo vecchio, il vecchio Adamo, per rivestirsi dell’uomo nuovo, Gesù, il Cristo.

Apostolo, epistola e stola
Apostolo, epistola e stola

La stola nella Treccani

stòla s. f. [dal lat. stola, che è dal gr. στολ «abito», der. di στέλλω «vestire»]. — 2. a. Paramento ecclesiastico indossato nelle funzioni liturgiche dal vescovo, dal sacerdote e dal diacono, come distintivo di onore: è costituito da una striscia di lino, di lana o di seta, ricamata e ornata, dello stesso colore della pianeta, che viene portata intorno al collo in modo che le due estremità ricadano sul davanti.

στέλλω, il verbo greco

1 collocare, disporre in ordine di battaglia
2 mettere in ordine, preparare, allestire, fornire, equipaggiare, armare
3 addobbare, ornare, vestire
4 mandare per uno, chiamare, fare venire, invitare
5 portare, mandare, inviare, spedire
6 andare, venire, navigare, veleggiare, specialmente medio
7 ammainare, raccogliere le vele, anche medio
8 ritirare, ritrarre
9 (medio) prepararsi, armarsi, vestirsi

Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Un conoscente mi ha chiesto, dopo aver letto il saluto di Papa Francesco al Sinodo Valdese e cose sparse sui giornali delle dichiarazioni di quest’ultima assemblea, se io non ritenessi che si era alle porte di una nuova stagione per l’ecumenismo.

Ecumenismo?
Ecumenismo?

Mi spiace deluderlo, ma non mi sembra proprio. Le chiese valdometodiste, viste le conclusioni anche del Sinodo di quest’anno, ormai sono alla deriva circa la fedeltà alla Parola di Dio, che è la sola fonte della Rivelazione e della Verità per un cristiano degno di questo nome, per un cristiano che crede che In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, è il Verbo era Dio.

In principio era il Verbo ed alla fine pure

In principio era il Verbo ed alla fine pure; perchè il Cristo è l’Alfa e l’Omega. L’Alfa, perchè tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto. E l’Omega, perchè alla fine dei tempi, quando l’Eterno vorrà, tutto sarà ricapitolato in Cristo. Perchè…

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Etica ed ecumenismo

Fine vita, eutanasia, coppie dello stesso sesso, ecc… Caro amico mio hai letto come la pensa in materia la chiesa valdese? Ed hai letto cosa ne dice (nel Catechismo, nei documenti del Concilio, non nelle parole in libertà di qualche vescovo, di qualsiasi colore vestito!) la chiesa cattolica?

Di che ecumenismo parliamo? Ecumenismo rimanda ad una casa comune. Quale casa comune è possibile se nemmeno i ruoli di padre, madre e figlio sono chiari e chiaramente definiti? Oh, intendiamoci. La Parola di Dio li definisce benissimo, ed io a quella sola mi attengo.

L’ecumenismo è un processo. Ma per un cristiano non può esserci altro fine di questo processo che ricapitolare tutto in Cristo e nella Sua Parola.

Tutto il resto sono chiacchiere vane e che allontanano dalla Verità.

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

(Matteo 16:13-16)

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità
Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

Questa la prima parte del Vangelo che oggi sono stato chiamato a proclamare durante la Liturgia. Ed è un Vangelo chiarissimo per chi lo vuole intendere.

Il Cristo è il Solo Signore, il Cristo è il Solo Salvatore, il Cristo e solo il Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Giustamente il predicatore oggi sottolineava come oggi si tenda a parlare di tante verità, di tante sapienze, di tanti profeti e profezie.

Ma la Verità è Una, ed il Cristo, il Verbo fatto uomo, la Parola di Dio dall’eternità. Non esiste la Verità nelle altre fedi, nelle altre credenze, nelle altre religioni, nelle altre sapienze.

Semi di verità

Esistono, come dice il Concilio Vaticano II in ambito cattolico, semi di verità, semi di bontà, ma la Verità è Una ed è il Cristo. Come scrisse Joseph Ratzinger (poi Benedetto XVI) presentando la dichiarazione “Dominus Iesus” nell’anno 2000 (i grassetti sono miei):

Via alla salvezza è il bene presente nelle religioni, come opera dello Spirito di Cristo, ma non le religioni in quanto tali.
Ciò è del resto confermato dalla stessa dottrina del Vaticano II a proposito dei semi di verità e di bontà presenti nelle altre religioni e culture, esposta nella Dichiarazione conciliare Nostra Aetate: 

“La Chiesa nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”(NA, 2).

Tutto ciò che di vero e buono esiste nelle religioni non deve andare perduto, anzi va riconosciuto e valorizzato. Il bene e il vero, dovunque si trovi, proviene dal Padre ed è opera dello Spirito; i semi del Logos sono sparsi ovunque.

Ma non si possono chiudere gli occhi sugli errori e inganni che sono pure presenti nelle religioni. La stessa Costituzione Dogmatica del Vaticano II Lumen Gentium afferma: ” Molto spesso gli uomini, ingannati dal Maligno, vaneggiano nei loro pensamenti, e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore” (LG, 16).

Una religione non vale l’altra!

E’ comprensibile che in un mondo che cresce sempre più assieme, anche le religioni e le culture si incontrino. Ciò non conduce soltanto ad un avvicinamento esteriore di uomini di religioni diverse, bensì anche ad una crescita di interesse verso mondi religiosi sconosciuti. In questo senso, in ordine cioè alla conoscenza reciproca, è legittimo parlare di arricchimento vicendevole.
Ciò però non ha nulla a che vedere con l’abbandono della pretesa da parte della fede cristiana di aver ricevuto in dono da Dio in Cristo la rivelazione definitiva e completa del mistero della salvezza, e anzi si deve escludere quella mentalità indifferentista improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l’altra” (Lett. Enc.Redemptoris missio, 36).

La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell’uomo e allo sviluppo della civiltà, non diminuisce l’originalità e l’unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa:

“la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita (Gv 14,16) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose” (Nostra Aetate, 2).

La piena verità è in Cristo

Nello stesso tempo queste semplici parole indicano il motivo della convinzione che ritiene che la pienezza, universalità e compimento della rivelazione di Dio sono presenti soltanto nella fede cristiana. Tale motivo non risiede in una presunta preferenza accordata ai membri della Chiesa, né tanto meno nei risultati storici raggiunti dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, ma nel mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, presente nella Chiesa.

La pretesa di unicità e universalità salvifica del Cristianesimo proviene essenzialmente dal mistero di Gesù Cristo che continua la sua presenza nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Perciò la Chiesa si sente impegnata, costitutivamente, nella evangelizzazione dei popoli.

Anche nel contesto attuale, segnato dalla pluralità delle religioni e dall’esigenza di libertà di decisione e di pensiero, la Chiesa è consapevole di essere chiamata “a salvare e rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia e un solo popolo” (Decr. Ad Gentes 1).

Una donna tribolata – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Una donna tribolata

«No, mio signore, io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto vino né bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al Signore». 1 Samuele 1:15

Anna era una moglie desiderosa di diventare mamma e concedere al suo amato marito il frutto del suo grembo.
Questi è convinto di comprenderla, ma non può conoscere la sofferenza del suo cuore di donna.
Non riuscendoci si reca al tempio e dinanzi all’altare pregava senza proferire parole udibili.
Il sacerdote Eli è pronto a giudicarla e ad accusarla di ubriachezza.

Anna è solo una donna tribolata, che non si è rifugiata nell’alcool, ma che sta cercando l’aiuto divino.
Anna era una donna che sapeva quel che faceva. Aveva scelto la cosa migliore: andare a Dio e aprirgli il cuore.

Il cuore “spaso” di Anna

Anna ha un cuore “spaso” davanti a Dio. Questo termine richiama nel gergo napoletano l’azione dello stendere il bucato.
Il cuore di Anna è come un fazzoletto steso, senza pieghe e visibile avanti e indietro.
Agli occhi di Dio niente era, è o sarà nascosto.
La sua scelta si rivelerà così gradita al Signore, che le donerà di concepire un figlio: Samuele.
Purtroppo oggi sempre più giovani e giovanissimi si accostano agli alcolici e alle droghe per “sballo”, solo illusione momentanea che il più delle volte finisce in tragedia.

L’iceberg

Il credente che ha l’onore di servire nel campo del Signore è ben consapevole che il “successo” inteso come fama e gloria personale non gli appartengono.

Infatti, come scrive l’apostolo Paolo, “è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»”.

Dio gradisce gli umili. L’impegno e la dedizione nel tempo però portano alcuni ad essere “noti” a tanti, e ingiustamente invidiati da alcuni.
L’atteggiamento diffuso è considerare ciò che si vede.
Quel che non si vede è che sotto ogni iceberg di “successo” ci sono da un lato: perseveranza e resistenza nonostante le delusioni, i sacrifici e i fallimenti; dall’altro ci sono dedizione, duro lavoro e sane abitudini.

Se oggi la tua vita si leva come un iceberg, continua il tuo lavoro sott’acqua.
Se guardavi l’iceberg di qualcuno senza tener conto di quello che vi era sotto, puoi ricrederti ora.

Una donna tribolata - Devotional
Una donna tribolata – Devotional

Lettura della Bibbia

28 agosto        Cantico dei C. 3-4; Matteo 5-6

29 agosto        Cantico dei C. 5-6; Matteo 7-8

30 agosto        Cantico dei C. 7-8; Matteo 9-10

31 agosto        Isaia 1-2; Matteo 11-12

01 settembre  Isaia 3-4; Matteo 13-14

02 settembre  Isaia 5-6; Matteo 15-16

03 settembre  Isaia 7-8; Matteo 17-18

Argilla nelle Sue mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Argilla nelle Sue mani

«Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d’Israele!» Geremia 18:6b

Geremia vide nella stanza del vasaio un lavoro fatto di delicatezza e cura dei particolari, ma anche soggetto a imprevisti. La missione affidatagli è ora prerogativa divina: sradicare, abbattere e distruggere; ma anche edificare e piantare.

Ciascuna delle azione che Dio arroga a sé ha una caratteristica comune: sono le Sue amorevoli e paterne mani a portare a compimento il suo intento, seppur soggetto a modifiche nel corso dell’opera.

Questa era anche la consapevolezza del profeta Isaia, che implorava l’intervento divino in tempi di totale dimenticanza e aridità spirituale.

“Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:8)

Riconoscere Dio nostro padre vuol dire avere piena fiducia nel Suo operato. Qualunque cosa Egli farà sarà sempre ed esclusivamente per il nostro bene. Quel che a noi potrà apparire come un divellere o distruggere nel tempo si rivelerà un piantare o edificare.

Noi siamo l’argilla nelle sue mani: fragili ma plasmabili; deboli ma duri, una volta seccati. Rallegra profondamente il cuore il sapersi in qualunque momento nelle Sue mani, come l’argilla era in quelle del vasaio.

Due centrini e 25.000 dollari

Due coniugi in sessant’anni di matrimoni avevano conosciuto raramente i litigi, condividendo ogni cosa senza segreti, eccetto uno: la moglie aveva una scatola e quando si erano sposati aveva detto al marito che non avrebbe mai dovuto guardarvi dentro. Dopo tanti anni insieme, arrivò il momento che il marito chiese se finalmente poteva sapere cosa conteneva. La moglie acconsentì: vi trovò due centrini e 25mila dollari. Chiese allora cosa significavano, ed ella rispose: “Quando ci siamo sposati, mia madre mi disse che ogni volta che mi sarei arrabbiata con te o ogni volta che avresti detto o fatto qualcosa che non mi piaceva, avrei dovuto fare un piccolo centrino e poi ne avrei dovuto parlare con te”. Il marito si commosse fino alle lacrime considerando che in sessanta anni di matrimonio avesse dato fastidio a sua moglie le volte necessarie per fare solo due centrini. Soddisfatto di sé stesso, prese la moglie per mano e disse: “Questo spiega i centrini, ma invece cosa sono i 25 mila dollari?” La donna sorrise e rispose: “Questi sono i soldi che ho ricavato dalla vendita di tutti i centrini che ho fatto nel corso degli anni”.

Argilla nelle Due mani - Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Argilla nelle Due mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

21 agosto Ecclesiaste 1-2; Apocalisse 13-14

22 agosto Ecclesiaste 3-4; Apocalisse 15-16

23 agosto Ecclesiaste 5-6; Apocalisse 17-18

24 agosto Ecclesiaste 7-8; Apocalisse 19-20

25 agosto Ecclesiaste 9-10; Apocalisse 21-22

26 agosto Ecclesiaste 11-12; Matteo 1-2

27 agosto Cantico dei C. 1-2; Matteo 3-4

Scendere dal monte – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  Luca 9:33

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista.

Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda.

Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre.

In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

 

Tutti erano in torto

Un’antica parabola  espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero.

Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente.

Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

E così questi uomini dell’Indostan

Disputarono forte e a lungo,

Ognuno rimanendo della sua idea

Non disposti a venirsi incontro

Sebbene ognuno avesse in parte ragione,

Tutti erano in torto!

Scendere dal monte - Devotional
Scendere dal monte – Devotional

Lettura della Bibbia

07 agosto        Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2

08 agosto        Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4

09 agosto        Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

10 agosto        Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3

11 agosto        Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2

12 agosto        Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4

13 agosto        Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la preghiera

Preghiamo Dio nostro Padre nel nome del Cristo, che sul santo monte rivelò ai discepoli la sua divinità. Diciamo con fede:
Nella tua luce, Signore, vediamo la luce.

O Padre, che sul Tabor hai indicato nel Cristo tuo Figlio il nostro maestro e redentore,
 fa’ che ascoltiamo con fede la sua parola.

O Dio, che sazi i tuoi eletti dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie,
 donaci di trovare nel Cristo la fonte dell’acqua zampillante per la vita eterna.

Nel volto di Cristo hai fatto risplendere la luce della tua gloria,
 suscita in noi lo spirito di contemplazione,

Nel tuo Figlio fatto uomo hai rivelato il tuo disegno universale di salvezza,
 illumina tutti gli uomini con la luce del vangelo.

Nel tuo immenso amore hai voluto che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,
 quando Cristo apparirà, fa’ che siamo trasfigurati a immagine della sua gloria.

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce
Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la Parola

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
(Giovanni 1:4-5)

Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
(Giovanni 1:9-10)

«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
(Giovanni 8:12)

«Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce».
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.
(Giovanni 12:35-36)

La Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – La festa

Domani, Domenica 6 agosto 2017, XVIII Domenica del Tempo Ordinario, il Lezionario ci fa celebrare la Festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Una festa importante, dal significato spirituale chiarissimo. Tutti siamo chiamati a trasfigurare la nostra vita ad immagine di come il Signore Gesù si trasfigura nel brano evangelico che domani leggeremo nella versione dell’evangelista Matteo (17:1-9).

Ma l’opera della Trasfigurazione è opera di Dio. Senza di Lui non possiamo far nulla. Occorre avere il coraggio di seguire Gesù sul monte, occorre obbedire ai suoi comandi, occorre non aver paura, non temere.

Trasfigurazione
Trasfigurazione

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il primo

Tre motivi personali, tre ricordi, tre episodi della mia vita mi portano alla memoria ed al rendimento di grazie in occasione di questa festa.

In ordine di lontananza, il primo è il 6 agosto 1978. Avevo quindici anni compiuti da poco, ero nella casa dei nonni al mare, a Ladispoli, e quel giorno morì Papa Paolo VI (ne ho scritto in un post di questo blog). La domenica successiva in Chiesa il parroco lesse pubblicamente il suo testamento, un documento che mi fece una grande impressione e lasciò una traccia nel mio animo.

Dinanzi perciò alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza: Signore, Ti ringrazio che mi hai chiamato alla vita, ed ancor più che, facendomi cristiano, mi hai rigenerato e destinato alla pienezza della vita.

(…)

In aeternum Domini misericordias cantabo.

(…)

Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo.

Morte corporale e vita corporale. Entrambi parte della nostra vita terrena, destinata a trasfigurarsi per ritrovare l’immagine di Dio, nell’eternità, secondo la Sua volontà.

Trasfigurazione - Paolo VI
Trasfigurazione – Paolo VI

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il secondo

Anche il secondo motivo personale è legato ad una persona, e questa persona è don Andrea Santoro, che conobbi quando era il giovanissimo viceparroco della parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde Nuovo, nei primi anni Settanta, ma di cui approfondii la conoscenza quando eravamo entrambi preti ed egli era parroco dei Santo Fabiano e Venanzio, non lontano dal Seminario Romano.

Trasfigurazione - don Andrea Santoro
Trasfigurazione – don Andrea Santoro

Trasfigurare la propria vita nel martirio, nella testimonianza usque ad finem del proprio sconfinato amore per il Cristo e per la Parola di Dio.

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il terzo

Il terzo motivo è il ricordo di tre giorni di meditazioni/esercizi tenute nel 2010 a Rocca di Papa, in tempo di Quaresima sulla Domenica della Trasfigurazione, per i catechisti della parrocchia romana di Sn Frumenzio ai Prati Fiscali, facendo una lettura teologica dell’icona (Novgorod) dedicata a questa festa.

Invitato dal parroco, don Gianpiero Palmieri, furono tre giorni molto intensi e molto belli. Con tanti colloqui, tante domande che i partecipanti facevano a me come direttore delle giornate e tanta tanta gioia nel cuore alla fine per il mio sentirmi parte della Chiesa di Dio che è in Roma e che mi ha generato alla fede. Ho ancora da parte i testi di quegli esercizi predicati, registrati da uno dei partecipanti.

Trasfigurazione - Icona della Scuoladi Novgorod
Trasfigurazione – Icona della Scuola di Novgorod

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, intenda!». 

(Matteo 13:36-43)

Pregando sul Vangelo del giorno

La liturgia della Parola di questi giorni insiste sul tema della zizzania e della sua sorte dopo la mietitura. Gettata nella fornace ardente e completamente ridotta in cenere.

Insiste sul dire che chi ha orecchi è chiamato ad intendere che altrettanto accadrà a chi fomenta scandali ed opera l’iniquità. Essi subiranno la stessa sorte, saranno gettati nella fornace ardente e ridotti in cenere.

Non è una novità questo nella Scrittura. Antico Testamento e Salmi sono pieni di simili ammonimenti. Ed abbiamo letto proprio ieri della sorte dell’idolo, del vitello d’oro, che si era costruito Israele, ridotto in polvere anche esso. Polvere che il popolo di Israele viene costretto a bere, per rendersi conto del nulla a cui pensava di affidare la sua vita.

Tutto è nulla rispetto alla Parola di Dio! Chi pensa diversamente si illude soltanto.

La promessa ai giusti

Ma occorre non fissarsi troppo con la zizzania, con i frutti del Maligno, e concentrarsi invece sul proprio cercare di essere ritrovati tra i giusti, secondo la Sua Volontà.

…i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro…

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre. 

(Daniele 12:3)

Fissiamoci piuttosto che con il timore del fuoco, con quello del Dio vivente, e sforziamoci di obbedire alla Parola di Dio in ogni Suo detto o mandamento.

Non concentriamo troppo la nostra attenzione sulla punizione degli israeliti che hanno deviato dal retto cammino, ma centriamo piuttosto la nostra attenzione sulla figura dell’obbedienza e dell’umiliazione di Mosè.

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
(Esodo 34:8-9)

Non lo leggiamo oggi, ma l’Eterno, Benedetto Egli sia, risponde a Mosè con una promessa.

Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
(Esodo 34:10)

Questa promessa si è compiuta per noi, in Cristo Gesù, nel quale tutte le promesse di Dio si sono mutate in Si, in un Amen.

Abbandoniamoci alla fede allora, gettiamoci tra le braccia di Dio, lasciamo fiduciosi che i suoi mietitori ci raccolgano. E, se Egli vorrà, saremo frumento macinato per fare del buon pane…

Amen. Alleluia!

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

Chiamati al servizio in favore dei santi

Preghiera dell’Ufficio Notturno per don Angelo De Donatis e don Gabriele Faraghini.

Chiamati al servizio in favore dei santi

Fratelli, riguardo a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia.

Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.

Chiamati a seminare com larghezza

Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, come sta scritto:

ha largheggiato, ha dato ai poveri;
la sua giustizia dura in eterno (Sal 111, 9).

Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Sarete ricchi per ogni generosità

Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio.

A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi.

Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

(Seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti, 9:1-15)

Chiamati al servizio - 16 maggio 1992
Chiamati al servizio – 16 maggio 1992