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Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lo sguardo del buon Pastore

«Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore».

Matteo 9:36

Il redattore del vangelo ci presenta Gesù totalmente immerso nell’opera per cui era venuto, preso dal compiere pienamente la volontà del Padre. Il Maestro galileo non ha tregua né cerca sosta, Egli “andava attorno per tutte le città e i villaggi”. Il suo peregrinare non era vuoto, ma con una chiara tabella di marcia procedeva “insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità fra il popolo”. Cosa altro poteva fare? Nella sua umanità ha adempiuto a quanto era nelle sue possibilità, e come uomo non si è mai sentito appagato. Guardando quelle folle che cercava di soddisfare non ha un senso di piacere, ma vede tutti i loro bisogni non ancora raggiunti. Egli nota che sono “stanche e disperse, come pecore senza pastore”. Come buon pastore non molla minimamente, prova compassione, ossia avverte il loro dolore, le loro sofferenze, percepisce le loro attese. Quanto è diverso il servire del Signore e quanto abbiamo da imparare da Lui ogni giorno per “fare agli altri quel che vorremmo fosse fatto a noi”.

 

Egli è capace di grandi cose attraverso di noi

Benjamin Carson è il primo neurochirurgo a separare due gemelline siamesi. Il suo percorso iniziò durante la adolescenza, quando visse gravi difficoltà per la mancanza del padre. Una mattina, mentre era in chiesa con il fratello maggiore e ascoltava la predicazione comprese cose determinanti per il suo futuro. Il pastore raccontava di una coppia di medici missionari in Africa, da quel racconto il fanciullo capì di voler fare la stessa cosa. Oggi Benjamin è un affermato neurochirurgo e gestisce campi missionari in tutto il mondo, dove presta assistenza ad ammalati indigenti. Se abbiamo fame di Dio saremo saziati. Se ci lasciamo guidare dal Signore al di là delle nostre capacità scopriremo la sua fedeltà. Inoltre l’apostolo Paolo ci ricorda che Egli manifesta la Sua potenza nella nostra debolezza, per questo quando siamo deboli e arresi a Lui scopriamo la Sua potenza.

 

Ricordi

Il 27 maggio del 1564 a Ginevra (Svizzera) si spegneva Giovanni Calvino. Tra i principali lavori del teologo riformato si annoverano la traduzione della Bibbia finanziata dai valdesi con il cugino Olivetano e l’Institutio Christianae Religionis, in cui presenta i principi della fede evangelica.

Se vuoi ascoltare il devotional https://soundcloud.com/elpidio-pezzella-494255934/devotional-21-lo-sguardo-del-buon-pastore

Devotional - Lo sguardo del Buon Pastore
Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lettura della Bibbia

22 maggio      Neemia 5-7; Giovanni 1-2

23 maggio      Neemia 8-10; Giovanni 3-4

24 maggio      Neemia 11-13; Giovanni 5-6

25 maggio      Ester 1-3; Giovanni 7-8

26 maggio      Ester 4-6; Giovanni 9-10

27 maggio      Ester 7-9; Giovanni 11-12

28 maggio      Ester 10; Giobbe 1-2; Giovanni 13-14

Apro il giornale, e fido solo in Dio

Apro il giornale. Sul web, ma lo apro. E leggo. Leggi liberticide, Stato etico, politici e banchieri corrotti fino al midollo ma che pretendono di decidere cosa è giusto o sbagliato, morale o immorale, manager di Stato di neppure troppo successo, anzi, gratificati con liquidazioni scandalose, con cui ripianeresti il deficit e riempiresti le tasche di migliaia di lavoratori.
Posti di lavoro che non ci sono, famiglie abbandonate a se stesse, aziende che uno dopo l’altra falliscono e passano in mano straniera, gente che si dice “santa” e  lucra sull’immigrazione e la disperazione della gente.
Ma il problema sono i vaccini, l’omofobia, i matrimoni gay, il poliamore, l’abbandono degli animali… Problemi fasulli montati ad arte per far scomparire le banche, le ruberie, una pressione fiscale vicino all’usura, un lavoro sfruttato come mai. Come la guerra tra poveri montata ad arte tra italiani ed immigrati…
Però questo, dicono, è un paese democratico. Talmente democratico che non si può più votare. Talmente democratico che il voto ce l’hanno sequestrato. Ma non temete, ora che i parlamentari hanno maturato il tanto agognato diritto al vitalizio, di vivere sulle spalle di quelli che hanno finto di governare per cinque anni, ora si voterà, forse! Non appena avranno capito come continuare a far sì che perduri il gioco delle parti. Affinchè vincano sempre gli stessi poteri, perchè tutto sembri cambiare mentre non cambia nulla.
Come nella mia città, Roma. Tre sindaci di colore diverso, stessa spazzatura!
Poi qualcuno mi rimprovera perchè dice che dai miei ultimi post sembra che io agogni ad una teocrazia!
 
Siete in errore cari signori! La teocrazia c’è già. Perchè il mondo è di Dio e non è vostro. La vita è di Dio e non è vostra, e potrebbe sfuggirvi di mano in un istante mentre leggete questo sfogo.
 
Occorre impegnarsi per la società civile, dicono… ma quale? Quella governata da politici quaqquaraqua? Da gente forte con i deboli, o con i tartassati che ha impoverito fino al midollo, e volutamente debole con i forti, liberi di rubare, evadere, non pagare le tasse, lucrare…
 
Sono pessimista? No, io credo soltanto realista. E, lo dico in tutta franchezza, continuo ad impegnarmi nel lavoro e nel sociale perchè credo in Dio, e credo che debbo adempire ai suoi comandi, di onorarLo, nei miei figli, nel mio lavoro, nel mio matrimonio.
 
Di questa cosiddetta società civile e dei suoi boiardi ne ho piene le tasche. Nulla mi ha dato, ed ancor menò darà a mia figlia.
 
Io fido in Dio. Solo in Dio confido. Di voi, Lorsignori, non mi importa nulla. Non ho alcun timore di voi. Vi rispetto perchè uomini come me, ma non oltre. E fido che le vostre tasche piene, le vostre monete di carta straccia, brucino assieme a voi nella Geenna.
 
“Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?”. In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.
(Giobbe 2:10)
 
«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.
(Giobbe 1:21-22)
 
 

I diritti del re, ovvero l’arbitrio del potere

1Samuele 8

Israele chiede un re
1 Quando Samuele diventò vecchio costituì giudici d’Israele i suoi figli. 2 Il primogenito si chiamava Joel e il secondo Abiah; essi facevano i giudici a Beer-Sceba. 3 I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare da guadagni illeciti, accettavano regali e pervertivano la giustizia. 4 Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Samuele a Ramah, 5 e gli dissero: «Ecco, tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non seguono le tue orme; or dunque stabilisci su di noi un re che ci governi come avviene per tutte le nazioni». 6 Ma la cosa dispiacque a Samuele perché avevano detto: «Dacci un re che ci governi».

Perciò Samuele pregò l’Eterno. 7 E l’Eterno disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dice, poiché essi non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro. 8 Si comportano con te, come hanno sempre fatto dal giorno in cui li ho fatti uscire dall’Egitto fino ad oggi: mi hanno abbandonato per servire altri dèi. 9 Ora dunque ascolta la loro richiesta, ma avvertili solennemente e dichiara loro i diritti del re che regnerà su di loro».

Serio avvertimento circa il re

10 Così Samuele riferì tutte le parole dell’Eterno al popolo che gli domandava un re.

11 E disse: «Questi saranno i diritti del re che regnerà su di voi. Egli prenderà i vostri figli, per destinarli ai suoi carri e farli suoi cavalieri, e perché corrino davanti ai suoi carri; 12 per farli capitani di migliaia e capitani di cinquantine, per metterli ad arare i suoi campi, a mietere la sua messe, a fabbricare le sue armi da guerra e gli attrezzi dei suoi carri. 13 Prenderà le vostre figlie per farne profumiere, cuoche e fornaie. 14 Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti, i migliori che avete, per darli ai suoi servi. 15 Prenderà la decima delle vostre sementi e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servi. 16 Prenderà i vostri servi, le vostre serve, i vostri giovani migliori e i vostri asini per usarli nei suoi lavori. 17 Prenderà anche la decima delle vostre greggi, e voi sarete suoi schiavi. 18 Allora in quel giorno griderete a motivo del re che avete scelto per voi, ma l’Eterno non vi risponderà». 19 Ciò nonostante il popolo rifiutò di dare ascolto alle parole di Samuele e disse: «No, avremo un re sopra di noi. 20 Così saremo anche noi come tutte le nazioni: il nostro re ci governerà, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie».

21 Samuele ascoltò tutte le parole del popolo e le riferì all’Eterno.
22 L’Eterno disse a Samuele: «Ascolta la loro richiesta e stabilisci su di loro un re». Allora Samuele disse agli uomini d’Israele: «Ognuno ritorni alla sua città».

Il capitolo 8 del primo libro di Samuele racconta della richiesta di Israele, del popolo eletto, che non si fidava delle guide avute dal Signore, di avere un re, un condottiero.

Certo, i figli di Samuele erano tutt’altro che delle figure esemplari, dice la Parola che essi “si lasciavano sviare da guadagni illeciti, accettavano regali e pervertivano la giustizia“.

Ma così, da sempre, fa il potere dell’uomo sull’uomo. Perchè l’uomo è peccatore e si lascia guidare dall’arbitrio dei suoi desideri. Era così ai tempi di Samuele, è così oggi. E così sarà. Ieri, oggi e sempre. Neppure uno iota della Parola scade di attualità con il passare degli anni, checchè si voglia dire, pensare o teorizzare. Tra chi si dice credente e chi si dice ateo. Nelle chiese o fuori di esse.

Israele pensa che il peccato dei figli di Samuele sia peggiore del loro (da sempre è più facile vedere la pagliuzza piuttosto che la trave…) e chiede quello che a teatro si direbbe un Deus ex machina, ovvero un intervento di un terzo, trasformato in “Dio in terra” che gli risolva il problema.

Ma Dio è Uno, ed è un Dio geloso; accontenta la richiesta di Israele, ma ci tiene che il profeta avvisi con dovizia di particolari il Suo popolo di quello che loro accadrà se si sceglieranno un re (un imperatore, un dittatore, una ideologia politica, il mercato, il piacere…).

Accadrà che questo pervertirà il suo potere ed essi si ritroveranno schiavi e scontenti come e più di prima.

Dirà Gesù a riguardo, nel Vangelo secondo Luca (22:25): “I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori.

E così è. La nostra società, che si crede libera e liberale, è schiava come non mai, o come sempre se volete. E’ governata da potenti che fanno gli interessi loro e delle corporazioni che sostengono il loro effimero e ridicolo potere. Si crede progressista, ed assiste incredula al ritorno di quello che i suoi presuntuosi guru ed intellettuali chiamano l’uomo delle caverne… Si crede sessualmente liberata, ed assiste incredula ad uteri in affitto, donne schiavizzate e violentate, malati, disabili e bambini soppressi con eutanasia, suicidio assistito ed aborto, famiglie ridotte in misera, esattamente come nei periodi che considera i più “bui” della storia umana.

Ma la Verità è Una.

E’ che o si accetta Dio come Unico Signore, o si è condannati ad assistere impotenti al dominio dell’uomo sull’uomo.

O si accetta Dio come Creatore, come Creatore dell’uomo a Sua immagine, o l’uomo resta il cavernicolo con la clava che fa violenza al suo simile per depredane i beni.

O si accetta Dio come Unica Vera Luce, o si resta nel buio del cuore, pur se si vive in una realtà illuminata da luci fatue, illusorie, che ci spingono su strade sbagliate e che non portano a nulla.

Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. (Salmi 118:24)

24 Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. 25 Deh, o Eterno, soccorrici ora; deh, o Eterno, facci prosperare ora. 26 Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno; noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno. 27 L’Eterno è Dio e ha fatto risplendere la sua luce su di noi, legate la vittima del sacrificio ai corni dell’altare. 28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio DIO, io ti esalterò. 29 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi:118)

Buon Giorno del Signore!

RendiamoGli lode oggi e sempre per tutte le realtà della nostra vita. Tutte le realtà, perchè “Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?” (Giobbe 2:10).

L’Eterno infatti ci dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo, o chi rende uno muto, sordo, vedente o cieco? Non sono forse io, l’Eterno?” (Esodo 4:11).

E ancora: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose” (Isaia 45:7).

Egli è la nosta Via, Verità e Vita. Egli è Colui che traccia la Via alla nostra Vita, secondo la Sua Verità. Non la nostra ma la Sua Verità! Non la nostra ma la Sua Volontà.

Noi ancora spesso ci affanniamo, bloccati, rallentati dal nostro peccato, pensando che dobbiamo scoprire chissà cosa, che dobbiamo scoprire la nostra personale verità, la nostra personale vocazione. Noi ci affanniamo pensando che dobbiamo comprendere ogni cosa, comprendere la Sua Parola…

Stolti e tardi di cuore, ci direbbe il Cristo! Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola ed obbedirLe. Accoglierla nella nostra vita così come Egli ce la rivela. Amare le nostre vittorie e le nostre sconfitte terrene. Amare la debolezza infinita della nostra forza inLui e solo in Lui.

Non possiamo comprendere la Parola, perchè è La Parola che comprende ognuno di noi e l’universo tutto. La nostra vocazione è racchiusa lì dentro, nella Sua Parola.

Perciò il primo dovere del cristiano,il primo dovere dell’Apostolo è l’annuncio fedele della Parola di Dio. Tutto il resto (la carità, il servizio alle mense,….) viene dopo,perchè senza il primato della Parola non ha senso, rischia di essere un servizio a sè stessi, alla propria vanagloria.

E noi (singoli credenti, comunità, chiese…) siamo chiamati a cercare la Sola Dei Gloria, la sola gloria di Dio, e non la nostra.

Sia fatta la Tua volontà , o Eterno. La Tua volontà espressa, rivelata nella Tua Parola. Nel Verbo Incarnato, Gesù Cristo.

Amen. Alleluia.

Devotional – A quanto sei disposto a rinunciare?

Devotional:
A quanto sei disposto a rinunciare

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?»
Matteo 19:16

La ricchezza nella Bibbia

Nella Bibbia la ricchezza è considerata una benedizione divina, mentre i beni materiali un frutto della generosità divina.

Il giovane “molto ricco” era reputato dai suoi concittadini una persona benedetta. Invece l’incontro con Gesù rivelerà tutt’altro.

La ricchezza appare un ostacolo all’azione divina e un elemento di rischio, in quanto nel tempo induce a non riconoscere Dio come la fonte di ogni grazia (Deuteronomio 8:17-18; Osea 2:8).

Di conseguenza la persona ricca fa affidamento su ciò che possiede, e un interesse limitato alle ricchezze è indice di stoltezza e miseria (Luca 12:21; Apocalisse 3:17).

La sfida di Gesù alle “ricchezze” umane

Secondo l’apostolo Paolo l’amore per il denaro è la radice di ogni specie di mali (1 Timoteo 6:9-10).

Il giovane ricco cercava la vita eterna nell’approvazione del Maestro, secondo le sue prospettive, ma l’incontro con Gesù diventa una sfida: “Va’, vendi ciò che hai e dà il ricavato ai poveri”.

Purtroppo il Vangelo narra che andò via rattristato, perché aveva molti beni. Non puoi proporti per il Regno se poi non sei pronto alle rinunce, e/o a dedicare agli altri quanto di buono la vita ti ha donato.

Sarà il caso di chiedersi: “Quanto sono disposto a rinunciare?”

I valori di Gesù

L’intento di Gesù era di volgere lo sguardo alle cose invisibili (2 Corinti 4:18).

Jonathan Lab scrive:

“Gesù… si era affacciato nella vetrina della vita e aveva scambiato i cartellini dei prezzi, in modo che quelle cose che erano di grande valore diventassero di poco valore, e le cose che erano di poco valore diventassero di grande valore”

(Integrità, essere guide sotto lo sguardo di Dio, Edizioni GBU)

L’interrogativo di Gesù: “Se vuoi essere perfetto” rimanda all’integrità di Abramo (Genesi 17:1-2), perché camminare alla presenza di Dio è un impegno per la vita, da mantenere con assoluta integrità, perché nulla si può nascondere alla Sua presenza.

Egli di continuo ci sfida ad andare oltre le apparenze.

Una croce dal sangue

L’8 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Croce Rossa, oggi una istituzione planetaria nata dalla fede di un uomo. All’indomani della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859, Henry Dunant – umanista, imprenditore e filantropo svizzero di fede evangelica – allo sconvolgente spettacolo delle migliaia di uomini rimasti sul campo, la disorganizzazione nell’assistenza, gli affannosi soccorsi da lui prestati nei giorni seguenti lo indussero a impegnarsi per la creazione di un corpo permanente e neutrale di soccorso ai feriti di guerra. Sulla base della Convenzione di Ginevra del 1864, Dunant riuscì a dar vita al Comitato Internazionale della Croce Rossa, vincendo, poi, nel 1901, il primo premio Nobel per la pace.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

08 maggio 2 Cronache 9-11; Marco 13-14
09 maggio 2 Cronache 12-14; Marco 15-16
10 maggio 2 Cronache 15-17; Luca 1-2
11 maggio 2 Cronache 18-20; Luca 3-4
12 maggio 2 Cronache 21-23; Luca 5-6
13 maggio 2 Cronache 24-26; Luca 7-8
14 maggio 2 Cronache 27-29; Luca 9-10

(ricevuto dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio)

La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Devotional – La migliore cosa del mondo

Devotional – La migliore cosa del mondo

(a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)

“Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo”.
1 Corinti 13:1

Nel 1874, a soli 23 anni, Henry Drummond (1851-1897) scriveva “La migliore cosa del mondo”, una messaggio sul testo paolino dell’amore.

Il testo è stato ripreso e riproposto alcuni anni fa da Paul Coelho in “Il dono supremo”.

L’amore non può essere definito, è come un prisma che riflette la luce nei colori dell’arcobaleno. Lo compongono pazienza, bontà, generosità, umiltà, gentilezza, dedizione, tolleranza, ingenuità e sincerità.

Siamo chiamati ad apprendere ad amare da Dio, infatti “noi amiamo poiché Egli ci ha amato per primo” (1 Giovanni 4:19). Dio è amore, che purifica e trasforma.

Nonostante tutto l’impegno, non basterà la volontà a cambiare l’essere umano, neanche il tempo riesce a mutare l’uomo. Solo l’amore è in grado di trasformarlo.

Da credente prima e umile ministro dell’evangelo dopo, confermo quanto scriveva l’apostolo Paolo, quando dichiarava che “senza amore siamo un cembalo risonante”.

Le locuzioni “bronzo risonante” e “cembalo squillante” non sono una disistima della musica, ma indicano un rumore più o meno assordante e scollegato, come poteva avvenire in qualche rito pagano in cui questi strumenti erano impiegati: un tintinnio senza armonia, un rumore lontano parente di una melodia.

Il veleno dentro

Un uomo andò dal padre e gli disse: “Non sopporto più mia moglie, voglio ucciderla, ma ho paura che venga scoperto. Puoi aiutarmi?” “Certo”, rispose il padre, che aggiunse: “C’è un problema. Devi fare in modo che nessuno sospetti di te”. “Come farò allora?”, chiese il figlio. “Dovrai prenderti cura di lei, essere gentile, grato, paziente, amorevole, meno egoista, darle maggior ascolto e attenzione”. Poi consegnandogli un flaconcino aggiunse: “Ogni giorno le darai un po’ di questo veleno nel cibo. Così morirà lentamente”.

Dopo qualche giorno, l’uomo tornò sconvolto dal padre: “Non voglio più che mia moglie muoia. Mi sono reso conto che la amo. Come faccio ora dato che l’ho avvelenata?” “Non ti preoccupare, era solo polvere di riso. Non morirà. Il veleno era dentro di te, e tu stavi morendo”.

Quando si nutrono rancori si muore lentamente senza accorgersene. È ora di fare pace con noi stessi (e Dio); solo dopo saremo in grado di farla con gli altri.

Il Vangelo è pieno di queste lezioni. Ci invita a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi, e a stimarli più di noi stessi. Prima di recarci a incontrare Dio ci manda a riappacificarci con il nostro fratello. Prima che sia troppo tardi prendiamo l’iniziativa di amare, di dare, di aiutare e soprattutto di gustare la gioia di perdonare.

Il 3 maggio è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Preghiamo affinché in ogni parte del mondo sia concessa la libertà di esprimere e comunicare, senza condizionamenti e controlli di alcun tipo.

Devotional - La migliore cosa del mondo
Devotional – La migliore cosa del mondo

Lettura della Bibbia

01 maggio 1 Cronache 17-19; Matteo 27-28
02 maggio 1 Cronache 20-22; Marco 1-2
03 maggio 1 Cronache 23-25; Marco 3-4
04 maggio 1 Cronache 26-28; Marco 5-6
05 maggio 1 Cronache 29; 2 Cronache 1-2; Marco 7-8
06 maggio 2 Cronache 3-5; Marco 9-10
07 maggio 2 Cronache 6-8; Marco 11-12

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese”

Giovanni Diodati, dai suoi scritti

“La Sacra Scrittura è la parola divinamente ispirata da Dio, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo e per mezzo di profeti, apostoli ed evangelisti, nell’Antico e Nuovo Testamento. In essa è racchiusa tutta la conoscenza necessaria per la vita eterna. (Tesi I)

Le Scritture possono e devono essere tradotte in tutte le lingue di ogni nazione, così che tutti possano leggerle e comprenderle. (Tesi VII)

È un sacrilegio impedire alle persone di leggere le Scritture perché considerate oscure o pericolose. (Tesi VIII)

La Scrittura è affidabile attraverso e in virtù di se stessa, e non necessita della precaria autorità della Chiesa. (Tesi XVI)

La Scrittura contiene nella maniera più completa tutte le cose necessarie alla salvezza. (Tesi XX)

La Scrittura è perciò necessaria, perché queste cose non possono essere trovate altrove. (Tesi XXI)”

– Giovanni Diodati –

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese

(i testi che seguono sono ripresi da Wikipedia)

Giovanni Diodati
Giovanni Diodati

La vita

Giovanni Diodati (Ginevra, 3 giugno 1576 – Ginevra, 13 ottobre 1649) è stato un teologo italiano nato in Svizzera e di fede protestante.

Apparteneva alla nobile famiglia dei Diodati, famiglia lucchese convertitasi al calvinismo, fu professore di lingua ebraica all’Accademia di Calvino a Ginevra, pastore dal 1608 e professore di teologia dal 1606 al 1645. Tradusse la Bibbia in italiano nel 1607 ed in francese nel 1644; la versione italiana (“La Sacra Bibbia ossia L’Antico e Il Nuovo Testamento”) fu considerata dal protestantesimo italiano la versione ufficiale fino a quando apparve la cosiddetta riveduta ad opera di Giovanni Luzzi.

(…)

Nonostante il suo rapporto con Ginevra, che durerà tutta la vita, Diodati sembra essersi sempre considerato come un lucchese che vive a Ginevra. Nella sua prima versione annotata della Bibbia in italiano, pubblicata nel 1607, egli descrisse se stesso come “di nation lucchese”. Questa identificazione con Lucca non è solo tipica del giovane Diodati, dato che continuò ad identificarsi in questo modo anche nella sua versione italiana della Bibbia del 1640/41, prodotta verso la fine della sua vita.

Nonostante quindi la sua associazione con Ginevra, Diodati si considerò sempre italiano, e la prova migliore risiede proprio nel fatto che la sua traduzione italiana delle Scritture si è comprovata così utile che ancora oggi essa continua ad essere pubblicata, sebbene in forma modificata, più di trecento anni dopo la sua prima apparizione.

Ma non solo questo: fin dalla sua giovinezza egli aveva ardentemente desiderato che la causa dell’Evangelo trionfasse in Italia, e che gli italiani si ribellassero a quella che considerava la tirannia del Papato.

La carriera

La carriera del Diodati è stata quella di un pastore riformato al servizio accademico della Chiesa di Ginevra. Diodati, forse, era più un linguista che un teologo. Per lui era di grande importanza che le Scritture fossero disponibili a tutti in forma leggibile e con semplici annotazioni. A questo fine dedicò tutte le sue capacità accademiche per la più gran parte della sua vita.

Iniziò quindi a tradurre l’Antico e il Nuovo Testamento dagli originali ebraico e greco; e nel 1607 ne pubblicò la prima edizione, corredata di note; poi nel 1641 la seconda, riveduta, annotata più ampiamente dell’altra, con l’aggiunta di una versione metrica dei Salmi.

Giovanni Diodati, Sola Scriptura
Giovanni Diodati, Sola Scriptura

Un personaggio che merita un approfondimento, io trovo…

La tentazione diabolica della carità 

La citazione

Una citazione sulla carità di un pensatore complesso ma limpido nel suo argomentare, che ha scandalizzato alcuni miei conoscenti.

Per tentare la Chiesa il diavolo sceglie in ogni secolo un demonio diverso. Quello attuale è particolarmente sottile. L’angoscia della Chiesa dinanzi alla miseria delle moltitudini oscura la sua coscienza di Dio. La Chiesa cade nella più insidiosa delle tentazioni: la tentazione della carità

Nicolás Gómez Dávila

La Parola

Solo una domanda agli “scandalizzati”. Ricordate cosa scrive Paolo nell’inno alla carità ?

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

Prima lettera ai Corinzi 13,3

Che significa secondo voi?

Il significato

Per me significa che è possibile fare anche la carità per proprio interesse, per vanagloria o per continuare a vivere nel lusso più sfrenato o nella lussuria più spinta, illudendosi, perché di illusione si tratta, che il Signore veda una cosa e non veda l’altra.

Pensate, senza fare nomi, alle grandi imprese multinazionali, alle Major, come va di moda chiamarle, che donano imponenti somme di denaro alle ONG o al Papa per combattere la fame nel mondo. La stessa fame che esse stesse creano, depredando le ricchezze del mondo o di una buona parte di esso, lasciando per strada con la massima indifferenza decine di migliaia di persone qui per riassumerle là dove il lavoro può essere meglio sfruttato.

Ecco, un bambino riacquista la vista grazie ai loro soldi, e grazie ai media, ai social, alla pubblicità,  le migliaia di morti da loro provocati in Congo  (un paese a caso?) per lo sfruttamento minerario intensivo spariscono dalle cronache…

Illusione, appunto. Gli occhi degli uomini si possono comprare, lo si fa da sempre. Ma non certo quelli di Dio.

Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio

Simeone il Nuovo Teologo (ca 949-1022), monaco greco
Catechesi, 3; SC 96, 305

«Colui che Dio ha mandato
proferisce le parole di Dio»

Il Signore ha detto: «Scrutate le Scritture» (Gv 5,39). Scrutatele dunque e ricordate con molta fedeltà e fede quanto esse dicono. Così, conosciuta chiaramente la volontà di Dio… sarete in grado di distinguere senza sbagliare il bene dal male, invece di prestare orecchio a qualsiasi spirito e di essere trascinati da pensieri malsani.

Siate certi, fratelli miei, che nulla è favorevole alla nostra salvezza quanto l’osservanza dei divini precetti del Signore… Ci vorrà tuttavia molto timore, molta pazienza e perseveranza nella preghiera perché ci sia rivelato il significato di una sola parola del Maestro, perché conosciamo il gran mistero nascosto in ogni sua minima parola, e occorrerà che siamo pronti a dare la nostra vita per non lasciar cadere un solo segno dei comandamenti di Dio (cfr Mt 5,18).

Infatti la parola di Dio è come una spada a doppio taglio (Eb 4,12) che pota e taglia dall’anima ogni cupidigia e ogni istinto della carne. Anzi, essa diviene come un fuoco ardente (Ger 20,9) quando ravviva l’ardore della nostra anima, quando ci fa disprezzare ogni tristezza della vita e considerare le prove come perfetta letizia (Gc 1,2), quando, davanti alla morte temuta dagli uomini, ci fa desiderare e abbracciare la vita, donandoci il mezzo di giungervi.

Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio
Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio