Archivi categoria: Bibbia

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Giovanni 18:1-19:42

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono! 
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei! 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo! 
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! 
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa) 

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

La Parola

Canto al Vangelo (Gv 13,34) 
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15) 
Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Lavare i piedi - Giovedì Santo, Messa in Coena Domini - Giovanni 13,1-15
Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Il commento

«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Capiamo ora? In silenzio, preghiamo il Signore che accresca la nostra fede, perche la Sua mente sia la nostra, i Suoi gesti siano i nostri. Amen.

Giovedì Santo, in memoria di Lui

Giovedì Santo, in memoria di Lui

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Rendiamo grazie

12 Che potrò ricambiare al SIGNORE
per tutti i benefici che mi ha fatti?
13 Io alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del SIGNORE.
14 Scioglierò i miei voti al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo.
15 È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi fedeli.
16 Sì, o SIGNORE, io sono il tuo servo,
sono tuo servo, figlio della tua serva;
tu hai spezzato le mie catene.
17 Io t’offrirò un sacrificio di lode
e invocherò il nome del SIGNORE.
18 Adempirò le mie promesse al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo,
19 nei cortili della casa del SIGNORE,
in mezzo a te, o Gerusalemme.
Alleluia.

(dal Salmo 116)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La Parola

(Isaia 61, 1-4 – dalla Prima lettura della Messa Crismale)

1 Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
2 a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
3 per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
4 Riedificheranno le rovine antiche,
ricostruiranno i vecchi ruderi,
restaureranno le città desolate,
i luoghi devastati dalle generazioni passate.

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)
Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La preghiera

Ti ringrazio, Signore, per il dono della consacrazione al tuo servizio. Accresci la mia fede in Te, perchè sia sempre più degno di servirti nei modi e nei tempi che continuerai ad indicarmi.

Amen.

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino
Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Il commento patristico

Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino, vescovo
(Tratt. 84, 1-2; CCL 36, 536-538)
La pienezza dell’amore

Il Signore, o fratelli carissimi, ha definito la pienezza dell’amore con cui dobbiamo amarci gli uni gli altri con queste parole: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Ne consegue ciò che il medesimo evangelista Giovanni dice nella sua lettera: Cristo «ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli», (1 Gv 3, 16) amandoci davvero gli uni gli altri, come egli ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi.

Questo appunto si legge nei Proverbi di Salomone: Quando siedi a mensa col potente, considera bene che cosa hai davanti; e poni mano a far le medesime cose che fa lui (cfr. Pro 23, 1-2).

Ora qual è la mensa del grande e del potente, se non quella in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la vita per noi? E che significa assidersi a questa mensa, se non accostarvisi con umiltà? E che vuol dire considerare bene che cosa si ha davanti, se non riflettere, come si conviene, a una grazia sì grande? E che cosa è questo porre mano a far le medesime cose se non ciò che ho detto sopra e cioè: come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli? È quello che dice anche l’apostolo Pietro: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1 Pt 2, 21). Questo significa fare le medesime cose. Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri e, se non vogliamo celebrare inutilmente la loro memoria, se non vogliamo accostarci infruttuosamente alla mensa del Signore, a quel banchetto in cui anch’essi si sono saziati, bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto.

A questa mensa del Signore, perciò, noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell’amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. Hanno presentato ai loro fratelli quella stessa testimonianza di amore, che essi medesimi avevano ricevuto alla mensa del Signore.

Non vogliamo dire con questo di poter essere pari a Cristo Signore, qualora giungessimo a rendergli testimonianza fino allo spargimento del sangue. Egli aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla, mentre noi non possiamo vivere finché vogliamo, e dobbiamo morire anche contro nostra voglia. Egli, morendo, uccise subito in sé la morte, mentre noi veniamo liberati dalla morte solo mediante la sua morte. La sua carne non conobbe la corruzione, mentre la nostra, solo dopo aver subito la corruzione, rivestirà per mezzo di lui l’incorruttibilità alla fine del mondo. Egli non ebbe bisogno di noi per salvarci, ma noi, senza di lui, non possiamo far nulla. Egli si è mostrato come vite a noi che siamo i tralci, a noi che, senza di lui, non possiamo avere la vita.

In fine, anche se i fratelli arrivano a dare la vita per i fratelli, il sangue di un martire non viene sparso per la remissione dei peccati dei fratelli, cosa che invece egli ha fatto per noi. E con questo ci ha dato non un esempio da imitare, ma un dono di cui essergli grati.

I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue per i fratelli, hanno ricambiato solo quanto hanno ricevuto dalla mensa del Signore.

Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

La Parola

Rimproveri del Signore al suo popolo
(Is 59:1-4; Gr 3:6-8) Gr 32:17-23
1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il servo del Signore oltraggiato e soccorso
(Sl 40:6-13; Lu 18:31-33; Fl 2:5-11; Eb 5:7-10) La 3:19-33
4 Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta,
perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco.
Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio,
perché io ascolti, come ascoltano i discepoli.
5 Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio
e io non sono stato ribelle,
non mi sono tirato indietro.
6 Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva,
e le mie guance a chi mi strappava la barba;
io non ho nascosto il mio vòlto
agli insulti e agli sputi.
7 Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso;
perciò non sono stato abbattuto;
perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra
e so che non sarò deluso.
8 Vicino è colui che mi giustifica;
chi mi potrà accusare?
Mettiamoci a confronto!
Chi è il mio avversario?
Mi venga vicino!
9 Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto;
chi è colui che mi condannerà?
Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito,
la tignola li roderà.
10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto
Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Il commento

Mercoledì Santo, terza feria della Settimana Santa, si legge il terzo canto del Servo del Signore. Solitamente se ne legge solo la parte centrale, i versetti dal 4 al 9, quella dove è prefigurata la Passione del Cristo (le percosse, gli insulti, gli sputi) ed è annunciato il suo tener duro fino alla fine (l’indurimento del volto, come pietra).

Oggi l’ho letto tutto il capitolo 50 e, confesso, i primi versetti mi hanno inquietato.

Contengono un durissimo atto di accusa da parte del Signore verso il suo popolo.
Li riporto di seguito:

1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il messaggio è chiaro.
Il popolo di Dio ha abbandonato il Suo Signore, ha smesso di cercarlo, ha smesso di pregarlo, si è venduto per il potere, per il denaro, si è abbandonato agli idoli.

Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?

Il Signore è venuto, ci ha redenti, ci ha salvati, ma dove sono i credenti?
Il Signore chiama, continua a chiamare, la Sua Parola continua a risuonare tra di noi, perchè nessuno la ascolta?

Gli uomini, tanta umanità, si è venduta al principe di questo mondo.
La sposa del Signore ha tradito il suo talamo e si è prostituita al mondo.
Il messaggio di questi versetti, secondo i biblisti, è rivolto principalmente al Regno del Nord, a Israele. Che ha visto la grandezza della salvezza operata dal Signore, ha passato il Mar Rosso, eppure pare essersi scordato della prosperità di cui ha goduto grazie alla fede nel Signore.

Ho pensato, lo confesso, alla fede in Cristo che va scomparendo, prima nel Nord Europa, poi nell’emisfero Nord, e mi sono inquietato.
Mi pare che la profezia di Isaia si attagli perfettamente anche ai nostri giorni.
Ho pensato al buio dell’eutanasia, dell’eugenetica, dell’aborto programmato ed incentivato, ai programmi per l’eliminazione dei disabili fin dal grembo materno, alla sessualità pervertita e mercificata, alla famiglia disintegrata, derisa ed impoverita come forse mai nella storia dell’umanità.
Ho pensato a tante chiese cristiane del Nord Europa, sempre più vuote, sempre più ridotte, da centri dell’annuncio della Parola di Dio, a propugnatori di servizi di assistenza sociale, a organizzazioni non governative, direbbe qualcuno vestito di bianco…
Ho pensato alle chiese vuote del Belgio e della Francia, al messaggio pervertito che viene oggi anche da tante chiese del nostro paese, che pare tristemente avviarsi sulla stessa china.

Ho pensato tutto questo, e sono piombato nel buio, nel nero. Il nero del versetto 3…

3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta

E ho visto nella mia mente il drappo nero degli assassini dell’ISIS, il drappo nero di ogni assassino ed omicida. Assassini foraggiati de noi stessi, dagli stolidi giochi di potere dei servizi segreti e dalle nazioni, da chi genera Moloch che poi non riesce più a controllare. L’ISIS come Al Qaeda, come tutti o quasi i gruppi terroristi di ogni paesi, che godono di connivenze con il potere, che cercano il potere come gli stessi poteri del mondo che dicono di combatterli.

Ho pensato alle tante immagini di europei, di belgi, che scappano dall’aeroporto o  dalla metropolitana con le coperte del loro dolore addosso (un cilicio come coperta).

La salvezza?
Conformarsi al Cristo.
Conformarsi al Servo Obbediente del Signore.
Obbedire alla Parola di Dio anzichè agli uomini.
Rifiutare le scorciatoie del denaro e del potere.
Smetterla di ricercare il benessere a tutti i costi, a spese dei nostri vicini, dei poveri di questo mondo.
Smetterla di scegliersi il prossimo da soccorrere e farsi prossimo di ogni sofferenza e dolore.
Tutto questo si chiama conversione.

Fare questo non toglierà mai del tutto le tenebre dalla nostra vita, perchè il peccato ci accompagnerà finchè avremo vita, ma ci farà camminare alla luce eterna di Dio, guiderà i nostri passi.

Oppure, dice l’altrettanto inquietante versetto 11, scegliete la radicalità, scegliete il terrore contro il terrore.
Vi danno fuoco? Rispondete con un fuoco più grande.
Vi attaccano con dei tizzoni? Fate altrettanto.
Finirete bruciati tra le fiamme che voi stessi avrete acceso, voi vi coricherete nel dolore.

10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Signore, accresci la nostra fede.
Fa che siamo capaci di indurire la nostra faccia, come il Tuo Servo Gesù.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia della Tua Parola.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia del Tuo Cristo.

Senza tirarci indietro, neppure di fronte agli sputi ed agli insulti, che il nostro stesso agire spesso ci merita, ci ha meritato.

Amen.

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

La Parola

Dal libro del profeta Isaìa (50:4-9)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?

Mercoledì Santo - Fai attento il mio orecchio!
Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Il commento

Grazie, o Eterno, perchè fai attento il mio orecchio, ogni giorno, alla Tua Parola, che è Verità, che indica la Via, che porta alla vera Vita.

Accresci la mia fede, donami la Tua grazia, rinfrancami con i doni del Tuo Santo Spirito, perchè sia capace di annunciare, senza stancarmi, senza perdermi d’animo, con lingua da iniziato.

Amen. Amen. Alleluia!

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Riflettevo stamani, leggendo il primo dei due Vangeli che in questa Santa Settimana ci ricordano il tradimento di Giuda Iscariota, sul fatto che il Lunedì Santo ci venga presentato un omaggio a Gesù da parte di una donna, mentre il Martedì e il Mercoledì ci si sofferma sul tradimento da parte di un uomo. E non uno qualsiasi, uno dei Dodici.

Riflettevo e pensavo che forse è perchè si vuole sottolineare quanto rari siano i gesti di omaggio al Signore, e quanto invece assai più frequenti i tradimenti. Al punto che l’omaggio di Maria di Betania a Gesù nemmeno viene capito dagli altri, da noi che osserviamo.

“Non era meglio spendere i soldi dell’olio per i poveri?”. Quanto oggi non sottoscriverebbero le parole di Giuda? Senza pensare che non saremo salvati per aver aiutato i poveri, ma per avere obbedito a Cristo, onorato Cristo, riconosciuto Cristo nei poveri?

Questo salva! Prendere il proprio corpo, prendere la propria esistenza, prendere tutto ciò che si diparte da noi, i nostri capelli, le nostre mani, e cercare di “spalmarci su Cristo”, di condividere la Sua unzione, di condividere il Suo donare la vita in modo totale.

Questo salva! Prendere ogni nostro bene, ogni nostra risorsa, parola, gesto, azione e spenderla per Cristo, spendere e spenderci per essere unti con Lui.

Ma essere unti con Lui, lo sappiamo, o almeno dovremmo, significa condividerne la sorte. E la sorte in questo mondo si chiama Croce. Non si chiama riconoscimento, non si chiama elogio, non si chiama gratificazione! Si chiama Croce. E la Croce o la prendi ogni giorno, o non ti salvi, o non avrai parte con Lui.

Finirai prima o poi per rinnegarlo, come Pietro, o lo venderai al migliore offerente, come Giuda. Magari dicendo che lo hai fatto “per i poveri”.

Ricordiamoci le parole di Paolo, nella lettera ai Corinti.

1Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. (1 Corinti 13)

La carità non è la nostra pietà pelosa, l’elargizione ad altri del nostro superfluo, che siano soldi o tempo. La carità è il conformarsi a Cristo. Diceva Madre Teresa, e a mio parere aveva ragione, che la salvezza era nel gettarsi a terra di fronte a Cristo, era nell’annullare se stessi di fronte al Cristo, più che nel fare lo stesso gesto di fronte al povero o al lebbroso. Questi andava onorato per Quello! L’onore al povero materiale va di conseguenza con il riconoscere la propria miseria, la propria povertà spirituale di fronte al Cristo.  Altrimenti si finge di onorare il povero, ma si onora solo la propria vanagloria.

L'inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti
L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Quanto è più facile tradire. E quante volte lo facciamo durante le nostre giornate. In mille e mille modi differenti. Cedendo alle logiche ed alle false sapienze di questo mondo, per quieto vivere, per vigliaccheria, per convenienza. Dimenticandoci che in virtù del nostro battesimo e della nostra professione di fede ci siamo impegnati a mettere il Cristo davanti a tutti, la Sua Parola prima di qualsiasi discorso umano… Non vendiamo Gesù per 30 denari, spesso per molto, molto meno…

 

Martedì Santo, luce delle nazioni

Martedì Santo, luce delle nazioni

La Parola

1 Isole, ascoltatemi!
Popoli lontani, state attenti!
Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.
2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente,
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano;
ha fatto di me una freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra,
3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele,
per mezzo di te io manifesterò la mia gloria».
4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato;
inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza;
ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE,
la mia ricompensa è presso il mio Dio».
5 Ora parla il SIGNORE
che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo,
per ricondurgli Giacobbe,
per raccogliere intorno a lui Israele;
io sono onorato agli occhi del SIGNORE,
il mio Dio è la mia forza.
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra».

(Isaia 49)

Martedì Santo, luce delle nazioni
Martedì Santo, luce delle nazioni

Il commento

Nei primi tre giorni della Santa Settimana, quella che precede la Pasqua, si leggono in ordine primo, secondo e terzo canto del Servo del Signore, prefigurazione del Cristo, tratti dal libro del profeta Isaia.

Oggi tocca al secondo. Il messaggio, al versetto 1, appare rivolto a tutti. Anche a chi si crede isolato e lontano. Nessuno lo è tanto da non poter udire la Parola di Dio, che è più intimo a noi del nostro stesso cuore, più intimo dell’intimo mio, disse Agostino di Ippona.

Egli ci conosce fin dal grembo materno, conosce il nostro destino (il nostro nome) dal giorno del nostro concepimento.

Egli ha scelto un suo popolo, un resto, un piccolo gruppo e lo ha reso come una freccia appuntita, riposta nella faretra. Ma la freccia, si sa, non è fatta per rimanere ferma, chiusa. E così la spada non è fatta per rimanere inoperosa e nascosta nel palmo della mano.

Così l’opera di Dio non è rivolta solo a quel piccolo resto, a quel popolo peccatore e dalla dura cervice. Egli non vuole un popolo chiuso in se stesso, che si compiace della propria presunta perfezione (che in realtà non è), che pensa di essere migliore di tutti perchè è comunque scampato a tutti i tranelli ed i trabocchetti, anche sanguinari, che gli altri gli hanno teso.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»

Egli vuole che quella freccia parta verso il bersaglio, che è l’offerta di perdono di misericordia a tutto il mondo, attraverso la conversione del cuore, il cambiamento pieno e completo della propria vita.

Fanno male una freccia che ti trafigge o una spada che ti taglia fin nel profondo, ma ciascuno di noi è chiamato ad usarne, è chiamato a portarla sempre con sè, sempre addosso.

Quella freccia, quella spada è la Parola di Dio. Che non è soltanto nè soprattutto una bella parola consolatoria, o basterebbero quelle, false, umane, auto-assolutorie, allo scopo. Ma è principalmente una Parola di giudizio, una Verità che taglia, che pone il bene da una parte, ed il male dall’altra, che chiede all’uomo la scelta tra il Re dei Re e lo sconfitto prinicpe di questo mondo.

E’ una freccia che indica una Via, il sentiero antico della fedeltà al Padre, ed esclude nel contempo tutte le altre.

E’ una Vita che siamo chiamati a vivere sapendo, a – che non è nostra,ma ci è stata donata, e tornerà al Padre, e b – che acquista il suo vero senso solo se si riveste della Vita del Figlio, del nostro Salvatore.

Occorre combattere per la salvezza di tutti, con l’armatura del Cristo, la spada della Parola di Dio, la freccia appuntita che chiama il mondo alla scelta.

Preghiamo di esserne degni, per la Sua sola Grazia.

Amen.

Martedì Santo, il giorno con due notti

Martedì Santo, il giorno con due notti

La Parola

16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Gesù annuncia il tradimento di Giuda
=(Mt 26:21-25; Mr 14:18-21; Lu 22:21-23)

18 «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura:
“Colui che mangia il mio pane,
ha levato contro di me il suo calcagno”.

19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono.
20 In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato».

21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. 24 Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. 25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «È quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Gv 17:1-5, 11; 15:12-14, 17; 1Gv 3:10-19; 4:7-12
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro
=(Mt 26:31-35; Mr 14:27-31; Lu 22:31-34)

36 Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi». 37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!»38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Martedì Santo, il giorno con due notti
Martedì Santo, il giorno con due notti

Dopo l’esigente profezia di Isaia, nel giorno secondo della Santa Settimana, martedì, si legge questa parte dell’Evangelo secondo Giovanni. Gesù ha appena finito di lavare i piedi ai suoi discepoli. Simboleggiando quanto avverrà nel momento della Sua Passione e morte, Egli si è spogliato della veste, l’ha deposto, e si è fatto Servo degli uomini. Servo degli uomini perchè Egli è Il Servo del Signore prefigurato dal profeta. Colui che non tiene nulla per sè, Colui che, pur essendo di natura divina, dice Paolo ai Filippesi, non considera un tesoro da tenere stretto quanto possiede, ma accetta di umiliare se stesso, facendosi obbediente fino alla morte.

E a chi lo rimprovera, Pietro, dice, se non ti laverò, non avrai parte con me. A significare, se non ti toglierai di dosso il tuo orgoglio, la tua superbia umana, e non ti rivestirai del mio spirito di servizio e di perdono, non sarai capace di aver parte a quel Cristo, a quel Capo, di cui tu sei parte del Corpo.

Ora la scena si sposta a cena. Duccio di Boninsegna, mi piace moltissimo questa immagine, la rappresenta bene. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti con lo sguardo rivolto verso Gesù, quasi tutti intenti anche a mangiare, bere, tagliare del cibo. Tutti tranne uno, Giovanni, che è completamente abbandonato su di Lui. Che non a caso sarà l’unico a resistere sotto la Croce.

Essere completamente abbandonati sul Cristo, nella mia lettura questo Duccio ci vuole mostrare, significa sfiorare il suo mantello blu, significa poter aver parte della Sua Divinità, poter essere figli nel Figlio. Ma Giovanni è vestito di rosso, come anche il Cristo sotto. Perchè questo essere figli nel Figlio non è a costo zero. Comporta condividere anche la Sua Passione, il Suo soffrire, il Suo morire.

E l’unico modo per poterlo fare è come Giovanni. Riposare in Lui, abbandonarsi a Lui, accettare senza discussioni che la Sua sorte sarà la nostra, che come lui dobbiamo accogliere ed accettare la volontà del Padre, qualsiasi essa sia.

Altrimenti si entra nella notte. La doppia notte ho scritto. La notte buia, paurosa, dove l’abbandono non è al Cristo, ma al potere delle tenebre. Dove il buio non è squarciato dal lampo glorioso della Resurrezione, ma dove il buio resta tale, se possibile, ancora si approfondisce.

Così il discepolo che lo tradirà esce nella notte.

Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Prende il boccone l’Iscariota, ma come chi mangia indegnamente del Corpo del Signore, mangia la sua condanna. E la sua apparente vittoria umana, l’ottenere i trenta denari, gli faranno guadagnare soltanto la disperazione, il suicidio, la morte e quei trenta denari, come la farina del diavolo, che nella sapienza popolare si trasforma in crusca, serviranno a compragli la tomba, un posto al cimitero.

La seconda notte qui è solo annunciata, è quella di Pietro, quello che si scherniva della sorte del Suo Signore, quello etichettato dallo stesso Gesù come imbeccato dal satana nelle sue parole.

«Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Il gallo non canterà, ovvero, sarà ancora notte nella tua anima, come nella realtà che tu vivi, e tu mi avrai già rinnegato tre volte. Non presumiamo di noi stessi, come fa Pietro. La notte viene per tutti. La tentazione viene per tutti. Di tutti è la tentazione di abbandonarlo, di lasciarlo solo. Perchè Egli è scomodo, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima del credente, da Maria fino all’ultimo di essi.

La notte di Pietro, l’evangelista Giovanni la racconta al capitolo 18:

15 Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17 La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 18 Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19 Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. 21 Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette». 22 Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» 23 Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
24 Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote.

25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26 Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

La tradizione dice che quell’altro discepolo, quello che era noto al sommo sacerdote, era Giovanni. Ora, se gli era noto Giovanni, poteva forse essergli ignoto Pietro, che era considerato il capo dei Dodici, che aveva con gesto plateale tentato di tagliare l’orecchio a uno dei servi del sommo sacerdote stesso? Pure lo lasciano entrare, al fuoco, per scaldarsi. Perchè?

Perchè al sommo sacerdote interessava prendere Gesù, non interessava Pietro nè gli altri. Guardali là, da dodici erano rimasti solo in due. Fanno entrare Pietro, e nessuno lo considera, se non la portinaia. Non a caso. La portinaia, la custode della porta. Sappiamo dal Vangelo di Gesù che la vera Porta è il Cristo stesso. Ma Pietro non passa quella porta di mura per stare con Gesù, ma solo per i suoi comodi, solo per scaldarsi. E come nega la vera Porta, così nega di conoscerlo.

Qui Giovanni inframmezza con una parte dell’interrogatorio di Gesù. E sottolinea che lo interrogano non solo sulla sua dottrina, ma anche sui discepoli. E mi tornano in mente altre parole di Gesù. Come hanno perseguitato me, così perseguiteranno anche voi. Sottointeso: se sarete veramente miei discepoli. Se annuncerete il Vangelo con franchezza e senza paura come lo sto facendo io. Se non avrete paura delle domande dei sommi sacerdoti di questo mondo, e delle percosse delle loro guardie, stolidi e sciocchi servi del potere di cui il mondo è pieno. Che nemmeno si chiedono se uno parla bene o male, semplicemente picchiano per ingraziarsi il loro signore di turno.

Interrogheranno anche voi… e così continua l’interrogatorio di Pietro. Si scaldava allo stesso fuoco di tutti gli altri, anzichè riscaldare il suo cuore con il cercare di condividere la sofferenza del Signore, e di nuovo, per la seconda volta, nega. Stavolta non c’è intervallo nella narrazione giovannea, è un crescendo continuo, come una musica che cresce di intensità. Ma è una musica drammatica, crepuscolare.

Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

Lo interroga chi sa bene chi sia, perchè era parente di quello che Pietro aveva ferito! «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?». Ma Pietro caparbiamente nega, nega l’evidenza, nega la realtà. Ed il gallo canta. E rende evidente la sua notte. Il suo abbandonare Gesù e, nel contempo, la verità su se stesso.

Era nel giardino, Pietro! Ma dormiva, non pregava. Era con il Maestro quando stanno per arrestarlo, ma invece di farsi arrestare con lui, cerca di difendersi con le armi degli uomini. Non con la spada della Parola, ma con una spada di umano metallo. Era lui, Pietro, ma nega da capo. Nega per la terza volta, nega completamente, nega tutto sè stesso.

I tre evangelisti sinottici, Marco, Matteo e Luca, dicono che uscito fuori, pianse amaramente. Giovanni non aggiunge nulla. Ci lascia a contemplare il nero delle tenebre del suo animo e torna al racconto della Passione del Cristo. Cristo viene sempre di più abbandonato nelle mani degli uomini. Egli si consegna.

Pietro, consegnatosi da solo alla verità su di sè, forse ora, per la prima volta, comprende la Passione che è chiamato anche lui a condividere. Il pianto amaro di cui parlano i sinottici, è l’acqua che lava i suoi occhi, e lo aiuta a vedere.

Come tante volte capita anche a noi, che dal piangere, dal dolore, dalla sofferenza, capiamo cose della vita, del suo senso, che normalmente neppure notiamo…

Attenti alle nostre notti… ci saranno notti oscure nella nostra vita. Stiamo attenti con cosa cerchiamo di illuminarle. Perchè non tutti i fuochi sono uguali, non tutti scaldano, alcuni bruciano e basta. Perchè non tutte le luci sono uguali, alcune servono solo ad abbagliarci.

Preghiamo che il Signore ci renda partecipi della Luce della Sua Pasqua. La sola ed unica Luce che non finisce. La sola Luce capace di vincere le tenebre delle nostre e di tutte le notti.

Amen.