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La voce serve la Parola

 

Lo strumento della voce è il predicatore, che ti chiama a conversione. Quello che rimane è la Parola, che ti converte.
Agostino lo spiega come meglio non si potrebbe fare.

Giovanni è la voce, il Signore, invece, «in principio era il Verbo» (Gv 1,1).
Giovanni voce nel tempo, Cristo fin dal principio Parola eterna.

Togli la parola, che cos’è la voce? Non ha nulla di intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente.

Nondimeno, proprio nell’edificazione della nostra mente, ci rendiamo conto dell’ordine delle cose.
Se penso a quel che dirò, la parola è già dentro di me; ma, volendo parlare a te, cerco in qual modo sia anche nella tua mente ciò che è già nella mia.
Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nella tua mente la parola che occupa già la mia, mi servo della voce e, mediante la voce, ti parlo.
Il suono della voce ti reca l’intelligenza della parola; appena il suono della voce ti ha recato l’intelligenza della parola, il suono stesso passa oltre; ma la parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia.

Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: «Egli deve crescere ed io, invece, diminuire» (Gv 3,30)?
La sonorità della voce ha vibrato nel rendere servizio, quindi si è allontanata, come per dire: «Questa mia gioia è completa» (v. 29). Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel profondo dell’essere.

(Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa; Discorso 293, per la Natività di Giovanni Battista: «Io sono voce di uno che grida nel deserto»)

Chi sei tu?

15 Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: «Questi è colui del quale dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”». 16 E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia. 17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.

18 Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere.

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: «Chi sei tu?».
20 Egli lo dichiarò e non lo negò, e dichiarò: «Io non sono il Cristo». 21 Allora essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei tu Elia?». Egli disse: «Non lo sono!». «Sei tu il profeta?». Ed egli rispose: «No!». 22 Essi allora gli dissero: «Chi sei tu, affinché diamo una risposta a coloro che ci hanno mandato? Che dici di te stesso?».
23 Egli rispose: «Io sono la voce di colui che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».

24 Or coloro che erano stati mandati venivano dai farisei; 25 essi gli domandarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete. 27 Egli è colui che viene dopo di me e che mi ha preceduto, a cui io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali».

28 Queste cose avvennero in Betabara al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava.

(Giovanni 1)

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: «Chi sei tu?».
20 Egli lo dichiarò e non lo negò, e dichiarò: «Io non sono il Cristo».

Chi sei tu? É la domanda posta a Giovanni, il più grande dei nati di donna. Cosa dici, tu, di te stesso? La potremmo anche tradurre così.

Però invece di rivolgerla a Giovanni, proviamo a rivolgerla a noi stessi. Cosa diciamo noi di noi stessi? Dove cerchiamo, noi, i mezzi per la nostra salvezza?

Giovanni il Battista era, sono parole del Cristo, il più grande fra i nati di donna, il più grande tra i profeti ascoltati dall’uomo. Pure non presume di sè stesso, non si arroga nessun potere messianico; al contrario, sminuisce il suo ruolo, sminuisce se stesso, tutto il suo essere, parola compresa è un “rimandare a”, un “rimandare a Cristo”.

Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete. 27 Egli è colui che viene dopo di me e che mi ha preceduto, a cui io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali».

Io battezzo con acqua, ovvero io con le mie parole, i miei gesti, le mie azioni dò testimonianza a Cristo, ma uno che non conoscete, ovvero uno cui non è possibile essere pari, uno che non è possibile possedere, uno di cui non è possibile esaurire la grandezza, è in mezzo a voi, e voi sembrate non rendervene conto.

Egli dice di non essere degno neppure di sciogliere a costui il legaccio dei sandali, un gesto umile, un gesto da schiavo. Figuriamoci allora noi.

Fratelli e sorelle, non ci impadroniamo di Cristo! Non crediamo, mai, di non aver più nulla da imparare, di non aver più bisogno di convertirci, di non aver più bisogno di pregare. Non smettiamo mai di invocare lo Spirito, non cessiamo mai di pregare “Padre nostro“.

Se siamo guide di comunità, pastori, servitori, non presumiamo mai del nostro ruolo, non diciamo mai, con le parole o con i gesti, fai come me, e troverai il Cristo, e sarai sicuro di seguirlo.

Diciamo piuttosto, ascolta la Parola di Dio, che io non mi stanco di annunciarti, studia la Parola di Dio, come io non mi stanco di invitarti a fare, affida la tua vita, le tue scelte, le tue necessità alla Parola di Dio, al Cristo, al Verbo Incarnato, come io per primo ti mostro che faccio. E prega senza stancarti con la Parola di Dio.

Prega come Giovanni, il Battista. Che Tu cresca, Signore, e che io diminuisca, che il mio “io” diminuisca, che il mio “io” scopra di aver senso solo se riposa in Te.

Amen, Signore.

Alleluia.

 

Settimana 1/2017 – Quali aspettative nel nuovo anno?

Anno Nuovo, creatura nuova. Con questa speranza sempre nel cuore, per me e per tutti voi che mi siete cari, inizio anche in questo 2017 a pubblicare i suggerimenti per la preghiera, la riflessione e la lettura biblica del fratello Elpidio. L’approfondimento dell’amicizia con lui è stato per me uno dei tesori, dei doni del Signore dell’anno appena trascorso. Ringrazio l’Eterno, Benedetto Egli sia, anche per questo.

“Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge”

Salmo 119:18

Quali aspettative nel nuovo anno? Probabilmente saranno le stesse che avevi pensato lo scorso anno e che non hai visto realizzarsi. Magari altre che sono rimaste solo dei buoni propositi, nonostante l’entusiasmo, l’impegno profuso e, per qualcuna, anche il coraggio mostrato. Altre ancora che saranno state accantonate per delle resistenze incontrate. Tra tutte però vi sono due attività personali che finiscono, ahimè, sempre fuori dai programmi: leggere la bibbia e pregare. Questa è la più grande contraddizione di un cristiano.

Anche se si parte determinati, bastano pochi giorni per archiviare le migliori risoluzioni. Eppure siamo consapevoli che senza l’aiuto del Signore i nostri progetti non avranno esito positivo, o quantomeno non produrranno nulla di significativo. La prima determinazione che voglio impormi è di presentarmi costantemente alla Sua presenza. Eviterò di aggiungere progetti senza passare prima dalla stanza della preghiera, perché probabilmente ciò che può cambiare tutto è cambiare prima me stesso.
Sono consapevole di dover ogni giorno di più scavare nella Sua parola per conoscere Dio e le Sue vie. Quanto poco so di Lui… e l’ignoranza di Dio resta l’arma più subdola nelle mani del diavolo. L’ignoranza e la presunzione di sapere possono recare danni irreparabili. Voglio allora ogni giorno ricordare a me stesso di non sapere mai abbastanza e allontanare ogni forma di orgoglio, perché “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Solo la preghiera mi aiuterà a spostare lo sguardo dalla mia persona a Dio.
Voglio come il battista “che egli cresca, e che io diminuisca” (Giovanni 3:30). Al di là di ogni mio sforzo nel portare avanti impegni e progetti vari, è indiscutibile che “Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che è della terra; colui che vien dal cielo è sopra tutti” (Giovanni 3:31). Io resto uno che viene dalla terra, e su questa polvere spero e prego che nel nuovo anno si levi il mio Redentore.

Questo devotional inaugura il terzo anno di un percorso comune, fatto da una breve meditazione settimanale e un piano di lettura della Bibbia per alimentare la tua fede. Inizialmente potrebbe apparire un po’ pesante, ma tu non demordere.

Lettura della Bibbia

02 gennaio     Genesi 1-3; Matteo 1-3         

03 gennaio     Genesi 4-6; Matteo 4-6

04 gennaio     Genesi 7-9; Matteo 7-9

05 gennaio     Genesi 10-12; Matteo 10-12

06 gennaio     Genesi 13-15; Matteo 13-15

07 gennaio     Genesi 16-18; Matteo 16-18

08 gennaio     Genesi 19-21; Matteo 19-21

L’Eterno ti benedica e ti custodisca

22 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 23 «Parla ad Aaronne e ai suoi figli, dicendo: Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: 24 “L’Eterno ti benedica e ti custodisca! 25 L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! 26 L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!”. 27 Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

(Numeri 6)

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno celebrando il Giorno del Signore, il Dies Dominicus, la Domenica.

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno con una benedizione da parte dell’Eterno, del Signore, Benedetto Egli sia, al suo popolo, a tutti coloro che credono in Lui, tratta dai brani proposti oggi per il culto.

E’ bello in modo particolare per me, che, come dono particolare, ho avuto la notizia della nascita di una bimba, Alice, la prima figlia di una cara amica e compagna di studi, tanto attesa quanto desiderata. Una dei primi nati di Roma stamani.

“L’Eterno ti benedica e ti custodisca, Alice! L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te, Alice e ti sia propizio! L’Eterno rivolga il suo volto su di te, Alice e ti dia la pace!”.

L’Eterno, ancora, benedica ciascuno di voi, fratelli e sorelle, lettori fissi o occasionali di questo blog. Che la nostra preghiera, oggi in particolare, si trasformi in preghiera di lode, per le meraviglie che il Signore opera in noi ed attraverso di noi.

Amen.

Alleluia!

Premio Svarione dell’anno!

L’ignoranza, “crassa e supina”, si diceva una volta, è un fatto che, in materia religiosa, accomuna tanti sedicenti professionisti, giornalisti ed editori italiani che però si danno arie di sapere tutto in proposito, citano a sproposito nozioni di quando “andavano a dottrina”, non sanno praticamente nulla del protestantesimo, etc…

Diverse volte mi è capitano di commentare gli strafalcioni teologici di un vecchio direttore di giornale laicista, tale E.S., ma magari, penso, è colpa dell’età… E di una ideologia laicista (no laica!) esasperata che muove da tempo la sua penna.

Oggi l’amico Paolo Jugovac, che cura la rassegna stampa per conto del sito Evangelici.net (approfitto per ringraziarlo di quest’anno di lavoro, è stato utilissimo al sottoscritto ed a tantissimi altri), mi segnala gli svarioni di Sergio Romano, ambasciatore, nonchè editorialista del Corriere, anche lui anziano, ma in questi casi l’età non vale come scusante. Magari l’umiltà di informarsi e controllare prima…

Leggetevi cosa scrive Paolo, poi ditemi se non ha ragione…

Siamo al premio per lo svarione dell’anno: con un guizzo sul filo di lana se lo aggiudica nientemeno che l’ambasciatore Sergio Romano (grazie a Joshua E. per la preziosa segnalazione), opinionista di punta del Corriere, che martedì scorso, nella pagina delle lettere, alla domanda di una lettrice sull’espressione “religioni del libro” da lui utilizzata, spiega la questione in una maniera così spiazzante che merita di venire riproposta integralmente:

«Il tratto comune delle tre grandi religioni monoteiste è l’esistenza, per ciascuna di esse, di un libro che contiene le verità rivelate e i precetti del Signore. Per gli ebrei è la Bibbia con particolare riferimento all’Antico Testamento; per i cristiani è il Nuovo Testamento (ma molti protestanti leggono anche l’Antico Testamento); per i musulmani è il Corano.
Esistono anche altri libri fra cui la Torah per gli ebrei, gli Atti deli apostoli per i cristiani, gli Hadith (detti autentici del Profeta) per i musulmani».

Nemmeno Brunello Robertetti, con le sue esilaranti liriche, era mai arrivato a tanto.

Forse meglio precisare.

La Bibbia contiene Antico e Nuovo Testamento. Cattolici e Riformati Protestanti leggono tutta la Bibbia, non solo l’Antico Testamento e predicano su tutti i libri della Bibbia, non solo sul Nuovo Testamento.

La Torah (che solitamente traduciamo con “Legge“) è una delle parti della Scrittura Ebraica detta complessivamente Tanakh (dalle iniziali di Torah, ossia Legge, Nevi’im, ossia Profeti, Ketuvi’im, ossia Scritti).
Non è “un altro libro” per gli Ebrei ma è una delle parti della Scrittura Rivelata Ebraica. Non è un “altro libro” neppure per i cristiani ma è una delle tre parti di quello che complessivamente i cristiani identificano come Antico Testamento.

Tanakh
Tanakh

Non sono un “altro libro” nemmeno gli Atti degli Apostoli, che sono parte integrante del Nuovo Testamento e sono stati scritti dall’Evangelista Luca.

Per terminare vi metto un brano di Brunello Robertetti, grande poeta, così vi fate (altre) due risate.

Tutto torna

La Parola fatta carne
1 Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio. 3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. 4 In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa. 6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. 7 Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui; 8 egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce. 9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo. 10 Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto. 11 Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, 12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

Testimonianza di Giovanni Battista
15 Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: «Questi è colui del quale dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”». 16 E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia. 17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. 18 Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere.

(Giovanni 1)

Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio
Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio

Tutto torna!

Nell’ultimo giorno dell’anno civile (giacchè l’anno liturgico, ovvero il ciclo delle letture dalla Scrittura, che per un cristiano è, o dovrebbe essere, assai più importante, inizia con la prima domenica del tempo di Avvento) il lezionario ci propone la rilettura dello stesso testo, il Prologo del Vangelo secondo Giovanni, che abbiamo letto nel culto del giorno di Natale.

Perchè il vero evento è quello. Non è il succedersi del tempo, un anno dopo l’altro, in verità quello assai banale, ma è il succedersi della grazia, il rinnovarsi del dono della vita da parte dell’Eterno, Benedetto Egli sia, nei nostri confronti.

Nonostante il nostro peccato, le nostre mancanze, le nostre infedeltà, pure il Signore ci dona ancora un tempo, o la metà di un tempo; non lo sappiamo nè possiamo saperlo quanto, dunque è meglio che ci sforziamo di utilizzarlo al meglio.

Il vero evento è quello che il Prologo del Vangelo secondo Giovanni ci chiamava a ricordare il giorno di Natale.
Il Verbo si è fatto carne, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Il Verbo è disceso dal cielo ed è venuto a riempire ogni pertugio della nostra vita con la Sua grazia, con il Suo Santo Spirito.

Non è l’anno che diventa nuovo il vero evento, non è la cifra numerica dello stesso che aumenta di uno (che poi, a ben guardare, quanti calendari esistono, ognuno con un numero diverso davanti…), siamo noi che diventiamo creature nuove il vero evento, siamo noi se diventiamo creature nuove il vero evento.

Se diventiamo creature nuove, perchè non è così scontato che lo siamo.

Scrive il mio amico e fratello teologo, Robert Cheaib:

Chiudere l’anno con il Prologo del Vangelo di Giovanni è tornare al «Principio e fondamento» della vita cristiana che dovrebbe essere anche il fondamento di ogni esistenza:

Tutto viene da Dio in Cristo, tutto deve essere vissuto con Cristo in Dio: ogni relazione, ogni azione, ogni lavoro, ogni riposo, ogni croce, ogni risurrezione, ogni dolore e ogni gioia. È per questo che siamo stati creati. È lì la nostra gioia.

Il cristianesimo è questo: la cristificazione dell’universo attraverso l’accettazione di Cristo nella nostra vita. «Il Verbo si fece carne», carne della mia carne, vita della mia vita, mio tutto.

Quella che Robert chiama “la cristificazione dell’universo”, quella che la Scrittura definisce come “la ricapitolazione di tutto in Cristo”, in qualche modo passano anche attraverso la nostra cristificazione, il diventare creature nuove.

Poniamoci questo, diamoci questo, oltre e aldilà degli obiettivi (più piccoli ma comunque necessari ed utili) di miglioramento professionale, civile, familiare, come primo obiettivo della nostra vita. La nostra cristificazione. Il camminare con Dio, fianco a fianco con Dio, l’immedesimarsi con lui, con i suoi sentimenti, con i sentimenti che furono in Cristo Gesù (Filippesi 2).

L’Eterno ci porta come un uomo porta il suo figlio, il suo bambino, piccolo,con le gambe fragili, per tutto il cammino; noi possiamo portare Lui, portando la Sua Parola, non stancandoci mai di annunciarla, di testimoniarla, di proclamare quello che viene come l’anno di grazia del Signore!

Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo Signore! 

Te Deum laudámus,  te Dóminum confitémur

 

L’Eterno benedica il vostro 2017

A tutti i fratelli, gli amici, i lettori del blog.

L’Eterno benedica il vostro 2017.

L’Eterno benedica ogni vostro passo.

L’Eterno vi guidi sul sentiero antico e sempre nuova dcella fedeltà assoluta alla Sua Parola.

L’Eterno vi riscaldi e vi dia frescura, vi procuri il cibo e vi disseti, secondo la Sua volontà e la Sua infinita misericordia.

Amen.

Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?

2 Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra.

3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli,
colui che ti protegge non sonnecchierà.

4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme.

5 L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra,
egli è alla tua destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.

7 L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita.

8 L’Eterno custodirà il tuo uscire e il tuo entrare, ora e sempre.

(Salmo 121)

Il padre e la famiglia, nazareni

La fuga in Egitto
13 Ora, dopo che furono partiti, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché io non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque, destatosi, prese il bambino e sua madre di notte, e si rifugiò in Egitto.
15 E rimase là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, che dice: «Ho chiamato il mio figlio fuori dall’Egitto».

Il ritorno dall’Egitto
19 Ora, morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, 20 e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele, perché coloro che cercavano la vita del bambino sono morti».
21 Ed egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre e venne nel paese d’Israele; 22 ma, avendo udito che Archelao regnava in Giudea al posto di Erode suo padre, ebbe paura di andare là. E, divinamente avvertito in sogno, si rifugiò nel territorio della Galilea, 23 e, giunto là, abitò in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: «Egli sarà chiamato Nazareno».

(Matteo 2)

La parola evangelica che leggiamo oggi, in parte l’abbiamo ascoltata l’altro ieri, facendo memoria del martirio di quelli che da allora sono chiamati i santi martiri innocenti.

Oggi ci vengono proposti per la lettura e la preghiera i versetti immediatamente precedenti e seguenti quel brano, che raccontano dei due sogni successivi di Giuseppe, dei due messaggi che riceve dal Signore, dall’Eterno, Benedetto Egli sia!, attraverso il suo messaggero, il suo angelo (versetti 13 e 19).

La struttura dei due messaggi è identica; al primo posto l’invito ad alzarsi, a prendere posizione, ad eseguire senza indugio la volontà del Signore che gli veniva comunicata.

Perchè a lui e non a Maria?
Perchè nella famiglia cristiana rettamente intesa ognuno ha un suo compito, ed il compito del padre, sia pure putativo quale era Giuseppe (che non vuol dire, come molti ironizzano, di seconda scelta e che non conta nulla!) era quello di provvedere alla protezione ed al sostentamento dell’intero nucleo familiare.

E’ a mio avviso anche per rimarcare questo che il messaggio per ben due volte viene rivolto a lui, e non a Maria, che pure era colei che aveva trovato grazia presso Dio, la prima fra tutti i credenti, la benedetta fra tutte le donne.
Giuseppe in quel momento raffigura tutti i padri di questo mondo, anche io, ultimo tra questi, chiamati a proteggere ed a provvedere ai bisogni delle persone che il Signore ha posto loro a fianco.
In primis i più piccoli, il figlio, il Bambino Gesù in questo caso. L’Eterno, Benedetto Egli sia, non avrebbe forse potuto proteggerlo da sè stesso? Certo che si, ma, affidandogli il mondo, al mondo lo aveva affidato, perchè da questo fosse accettato, amato, protetto.

Giuseppe fa tutte e tre le cose; accetta la sua nascita, anche se non ne comprende del tutto la modalità, ama il bambino suo e di sua moglie Maria, li e lo protegge da ogni pericolo.

Il Padre Eterno rivolge il suo messaggio al padre in questo mondo, ai padri di questo mondo e gli dice, e dice a ciascun padre, Alzati, alzati e provvedi alla tua famiglia, provvedi alla moglie che ti ho posto a fianco, provvedi ai figlio, ai figli che ti ho donato.

Dopo il comando Alzati, prosegue perciò entrambe le volte il messaggio con prendi il bambino e sua madre (sempre prima la parte più debole ed indifesa del tutto) e fai quello che io ti dirò.

Nel primo caso,al versetto 13, viene detto a Giuseppe di fuggire in Egitto e rimanerci, perchè Erode cercherà di far morire il bambino. Abbiamo già visto come Giuseppe obbedisce e tocca ad Erode, non al bambino, morire.

Chi si oppone alla Parola di Dio muore,è già morto nell’anima nel momento stesso della disobbedienza.

Nel secondo caso, al versetto 20, viene detto a Giuseppe di rialzarsi e di andare in Israele, perchè la Parola di Dio si è adempiuta, e gli assassini sono morti. Egli obbedisce prontamente ma, giunto in Israele, da buon padre avverte ancora un pericolo intorno alla sua famiglia, che potrebbe derivargli dal regno di Archelao, figlio dell’assassino Erode; ne segue un ulteriore messaggio dell’angelo che di nuovo ispira al padre di famiglia la scelta di recarsi a Nazaret.

E, di nuovo, come sempre nella storia e nella vita umana, è la Parola di Dio che vince, è la Parola di Dio ad adempirsi. 

E, giunto là, abitò in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: «Egli sarà chiamato Nazareno».

Leggo in un commentario che Nazaret era una piccola città circondata dalle colline di Galilea che fanno corona a Settentrione alla grande pianura di Esdraelon, a distanza quasi uguale dalla città marittima di Acco S. Giovanni d’Acri, e da Tiberiade sul lago di Galilea. 

E che la citazione riportata dal Matteo nel versetto 23, queste parole appena lette, non sono una citazione testuale delle Sacre Scritture, né l’Evangelista intende citar qui alcuna profezia particolare; accenna solo al senso generico delle profezie. La parola «Nazareo» (Notzeri) significa spregevole, e deriva probabilmente dal vocabolo ebraico netzer rampollo, adoprato nelle profezie per indicare il Messia, che, quantunque discendente di Davide doveva nascere e vivere nella povertà e nel disprezzo. Da Giovanni 1:46, risulta chiaramente che Nazaret era un luogo spregiato, e che i suoi abitanti erano chiamati Nazarei per dispregio (Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere»).

Nazaret in qualche modo è spregiata anche ora.

C’è chi ne nega l’esistenza, chi dice che l’evangelica Nazaret in realtà è la cittadina ebraica di Gamala, chi ricerca così di ridurre Gesù ad uno dei tanti messia da quattro soldi, un contestatore ed un sobillatore politico come tanti, un rivoluzionario ante litteram con l’ovvio intento di ridurre la fede cristiana ad una delle tante, tutte fallimentari, uno dopo l’altra, ideologie che riempiono questo mondo.

Personalmente credo, con i Padri della Chiesa, che Nazaret indichi invece quanto appena detto, ossia il fatto che Gesù sia il Nazareno in quanto Figlio che viene ad esprimere la volontà del Padre in modo completamente nazir (puro, separato da ogni tentazione del mondo in quanto Egli è Dio vero da Dio vero), che il Figlio venga a “separarci” dal peccato e da ogni impurità (in quanto Egli è vero Uomo), che il Figlio di Dio venga a salvare ciò che è perduto, che venga a dare voce agli ultimi ed ai disprezzati, non in quanto semplicemente tali dal punto di vista sociale, ma in quanto esprimenti una ricerca di una giustizia nuova, di una giustizia capace di sposarsi con la misericordia (quella umana di giustizia non lo è mai!, può solo provarci, con esiti quantomai dubbi), della giustizia cioè espressa nel brano dell’Evangelo di oggi da Giuseppe, padre terreno.

  • Mettere la Parola di Dio avanti a tutto.
  • Eseguire i comandi di Dio per primi.
  • Riconoscere il senso del proprio essere famiglia davanti a Dio prima che davanti agli uomini.
  • Provvedere alla propria famiglia fidando anzitutto nella provvidenza divina. 

Cose difficili e disprezzate, cose “nazarene” oggi come allora…

L’Eterno, Benedetto Egli sia, ci aiuti a comprenderle, ed amarle, e metterle prima di ogni affetto e convenienza terrena. Ci aiuti a mettere la Parola di Dio (con la preghiera, lo studio, la meditazione) in salvo nelle nostre vite, come il padre Giuseppe mise in salvo il Figlio, che la Parola di Dio la incarnava, e la moglie e madre Maria, che la Parola di Dio la custodiva nel suo cuore e nella sua vita dall’istante stesso del concepimento, e che, finchè durò la sua esistenza terrena, ci dicono i Vangeli, la serbò nel suo cuore, la meditò, la amò sopra ogni cosa.

La Parola di Dio che regna in essa ed in ciascun membro di essa, padre, madre, figli, figlie: questa e solo questa rende “sacra”, ossia “riservata a Dio”, “elevata”, la famiglia umana.
Che sia così anche nella nostra.
Amen.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 22: Egli fa grandi meraviglie

1 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.
2 Celebrate il DIO degli dèi, perché la sua benignità dura in eterno.
3 Celebrate il Signore dei signori, perché la sua benignità dura in eterno,

4 colui che solo fa grandi meraviglie, perché la sua benignità dura in eterno, 5 colui che ha fatto i cieli con sapienza, perché la sua benignità dura in eterno, 6 colui che ha disteso la terra sulle acque, perché la sua benignità dura in eterno, 7 colui che ha fatto i grandi luminari, perché la sua benignità dura in eterno: 8 il sole per il governo del giorno, perché la sua benignità dura in eterno, 9 la luna e le stelle per il governo della notte, perché la sua benignità dura in eterno.

23 Egli si ricordò di noi nella nostra bassa condizione, perché la sua benignità dura in eterno, 24 e ci liberò dai nostri nemici, perché la sua benignità dura in eterno. 25 Egli dà il cibo a ogni carne, perché la sua benignità dura in eterno.

26 Celebrate il Dio del cielo, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi 136)

Il Lago di Pilato fotografato da Gianluca Vignaroli
Il Lago di Pilato fotografato da Gianluca Vignaroli