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La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 14: invoco Dio, molti sono contro di me…

4 Il mio cuore è angosciato dentro di me, e spaventi mortali mi sono caduti addosso. 5 Paura e tremito mi hanno assalito e il terrore mi ha sopraffatto. 6 Perciò ho detto: «Oh, avessi io le ali come una colomba! Me ne volerei lontano per trovare riposo…

…io invocherò DIO, e l’Eterno mi salverà. 17 La sera, la mattina e a mezzogiorno mi lamenterò e gemerò, ed egli udrà la mia voce. 18 Egli riscatterà la mia vita e la metterà al sicuro dalla guerra mossa contro di me, perché sono in molti contro di me.

(Salmi 55)

Foce e la valle del lago viste dal Monte Sibilla - Foto di Luca Stortoni
Foce e la valle del lago viste dal Monte Sibilla – Foto di Luca Stortoni

Ufficio delle Letture, Letture di Giustizia e di Misericordia

9 Ricordate le cose passate di molto tempo fa, perché io sono Dio e non c’è alcun altro; sono DIO e nessuno è simile a me, 10 che annuncio la fine fin dal principio, e molto tempo prima le cose non ancora avvenute, che dico: “Il mio piano sussisterà e farò tutto ciò che mi piace”, 11 che chiamo dall’est un uccello da preda e da una terra lontana l’uomo che eseguirà il mio disegno.

Sì, ho parlato e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e lo eseguirò. 12 Ascoltatemi, ostinati di cuore, che siete lontani dalla giustizia.

13 Faccio avvicinare la mia giustizia: non è lontana; la mia salvezza non tarderà. Porrò la salvezza in Sion e farò vedere la mia gloria a Israele»

(Isaia 46)

Dopo aver tutto disposto dentro di sé assieme al Figlio, permise che noi fino al tempo anzidetto rimanessimo in balia d’istinti disordinati e fossimo trascinati fuori della retta via dai piaceri e dalle cupidigie, seguendo il nostro arbitrio.

Certamente non si compiaceva dei nostri peccati, ma li sopportava; neppure poteva approvare quel tempo d’iniquità, ma preparava l’era attuale di giustizia, perché, riconoscendoci in quel tempo chiaramente indegni della vita a motivo delle nostre opere, ne diventassimo degni in forza della sua misericordia, e perché, dopo aver mostrato la nostra impossibilità di entrare con le nostre forze nel suo regno, ne diventassimo capaci per la sua potenza.

Quando poi giunse al colmo la nostra ingiustizia e fu ormai chiaro che le sovrastava, come mercede, solo la punizione e la morte, ed era arrivato il tempo prestabilito da Dio per rivelare il suo amore e la sua potenza (o immensa bontà e amore di Dio!), egli non ci prese in odio, né ci respinse, né si vendicò. Anzi ci sopportò con pazienza. Nella sua misericordia prese sopra di sé i nostri peccati.

Diede spontaneamente il suo Figlio come prezzo del nostro riscatto: il santo, per gli empi, l’innocente per i malvagi, il giusto per gli iniqui, l’incorruttibile per i corruttibili, l’immortale per i mortali.

Che cosa avrebbe potuto cancellare le nostre colpe, se non la sua giustizia? Come avremmo potuto noi traviati ed empi ritrovare la giustizia se non nel Figlio unico di Dio?

O dolce scambio, o ineffabile creazione, o imprevedibile ricchezza di benefici: l’ingiustizia di molti veniva perdonata per un solo giusto e la giustizia di uno solo toglieva l’empietà di molti!

(dalla Lettera a Diogneto)

O Adonai, vogliamo fare quanto comandi (Matteo 1:18-25)

La seconda antifona maggiore d’Avvento o seconda antifona “O” che dir si voglia omaggia il Signore con l’antico nome di Adonai; è uno dei più diffusi fra i nomi di Dio nella Bibbia. In ebraico è il modo in cui viene letto il tetragramma divino YHWH, altrimenti impronunciabile.

O Adonai - Antifona Maggiore del 18 dicembre
O Adonai – Antifona Maggiore del 18 dicembre

Letteralmente, in ebraico, Adonai significa “Mio Signore”. Il termine compare nell’Antico Testamento 439 volte. Il suo corrispondente greco è Κύριος (Kýrios o Kǘrios).

Recita l’antifona:

O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Adonai,
condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

Il Signore, Adonai,è colui che conduce la storia, è colui che appare all’uomo, a Mosè prima, a Maria e Giuseppe poi; è colui che dona al popolo la legge, la Torah, prima; poi quella stessa legge la mette nel cuore dell’uomo donando a questa il Suo Signore e Salvatore, donando a questo il Signore Gesù.

E perchè nessun uomo o donna potesse mai gloriarsi di essere stato o stata al Suo posto, lo fa con il concepimento verginale, avverando la profezia della vergine, che vergine concepisce e vergine partorisce il Suo Figlio.

Molti oggi come allora vorrebbero capire… Ma qui non si tratta di capire, si tratta di credere ed obbedire alla Parola di Dio, si tratta di credere ed obbedire ad Adonai, al solo ed unico Signore della nostra vita.

Così fa Giuseppe, della dinastia di Davide. Lo ascoltiamo oggi nel Vangelo della Quarta Domenica di Avvento, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Matteo.

18 Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente. 20 Ma, mentre rifletteva su queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. 21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”». 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

(Matteo 1)

Ascoltò, credette e prese con sè Maria, come l’angelo del Signore, la Sua Parola, gli comanda.

Così farà Maria, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Luca (capitolo 1):

38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di *Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Maria ascoltò, credette, si trovò incinta per opera dello Spirito e partì in fretta, subito, per contemplare l’opera di Dio che si era compiuta anche nel ventre della cugina Elisabetta.

A noi di fare altrettanto. A noi di essere ascoltatori obbedienti della Parola di Dio, a noi di aprire il nostro grembo, le nostre mani, il nostro cuore, la nostra mente al Suo adempiersi.

Maranathà!

Amen.

Natale non è tempo di essere buoni!

Natale non è tempo di essere buoni! Natale è tempo di ricordare che occorre avere delle priorità nella propria vita, poichè per fede si considera che l’evento fondante di essa e delle vite di tutte le persone che ti sono intorno è l’Incarnazione in essa e nel mondo del Signore Gesù.

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Natale non è tempo di essere buoni, nel senso di buonisti, quello che in passato si rifilava ai bambini, in un ottica di do ut des. Ovvero tu sei buono (non dai fastidio ai genitori, ai maestri ed agli altri) ed io ti dò un regalo in cambio.

Il regalo è, meglio, dovrebbe essere in ottica cristiana una pedagogia per ricordare a tutti, anche ai bambini, che la vita è un dono che riceviamo gratuitamente, ma che questa non è nostra proprietà, che essa va condivisa, come il regalo. Invece è diventato, anche il regalo, un fatto di egoismo. C’è il regalo mio ed il regalo tuo. C’è il regalo da fare e quello da non fare. E così via…

Natale non è tempo di essere buoni, nel senso di buonisti, quello che oggi pare doversi applicare a tutto e tutti. Nemmeno per idea!
Natale è tempo di essere veri, Natale è tempo di ricordare che la propria vita va costruita sulla verità e non sulla menzogna.

L’Incarnazione di Dio nella vita nell’uomo in Cristo Gesù è vera? Allora tutta la nostra vita di uomo, di donna, di creatura umana deve incarnarsi in Dio, deve riflettere quanto è possibile al nostro essere peccatori la Sua Verità.

Oppure Natale è semplicemente quello che tanti credono che sia, quello che la società governata dal principe di questo mondo vuole farci credere che sia, una festa  come un altra, un momento di riposo dal lavoro o dalla scuola, un tempo di essere fintamente buoni, melensi, pieni di dolci e cibi grassi e succulenti come quelli di cui ci si ingozza in questo periodo, che, e non è senza significato!, cariano i nostri denti e fanno restringere le nostre arterie…

Quelli che ci rendono incapaci di distinguere cosa mettiamo sotto i denti, per cui cerchiamo sempre più cose diverse, cose sempre più esotiche, sapori strani… antiche sapienze, fedi sconosciute, religiosità fatte su misura di sè stessi.

Quelli per cui il sangue non circola più liberamente, e il cuore fa fatica, fa sempre più fatica. La verità diventano tante verità piccoline, tutte uguali, perchè nei nostri vasi sanguigni una Verità grande come quella di Dio non trova più spazio, finchè non ci parte un embolo! E ci ritroviamo morti, ossia lontani da Dio, lontani dalla verità rivelata!
La carità diventa una solidarietà di facciata, ma solo con quelli che ci piacciono, o che soddisfano il nostro ego, ipertrofico come le nostre pance, le nostre epa!

Natale non è tempo di essere buoni, Natale è tempo di essere sinceri, con se stessi e con gli altri!
E’ tempo di decidere da che parte stare, e di fare pulizia, nella propria vita, nel proprio mangiare, nel proprio decidere a chi e perchè regalare il proprio tempo, la risorsa più preziosa di tutta la nostra vita. Perchè non decidiamo noi se e quanto averne. E perchè potrebbe terminare domani, o anche ora, mentre sto scrivendo!

E, personalmente, voglio andarmene da questo mondo convinto di aver veramente cercato di seguire il Signore, e non di essermi barcamenato tra questa e quella convinzione, tra il desiderio e lo sforzo di essere “buono” a tutti i costi.

Se essere vero, cercare di essere fedele, cristiano, a qualcuno sembra “duro”, ben venga la durezza!
Natale è tempo da uomini duri! 

60 Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può capire?». 61 Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62 Che sarebbe dunque se doveste vedere il Figlio dell’uomo salire dove era prima? 63 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 67 Allora Gesù disse ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68 E Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. 69 E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

(Giovanni 6)

Fortiter Suaviter! Ferie di Avvento e Antifone “O”

Le Ferie di Avvento sono nella tradizione liturgica cristiana antica gli ultimi giorni del periodo di Avvento. Una vera e propria “Ottava” prima di Natale (dal 17 al 24 dicembre compresi fanno appunto otto giorni).

Seguirà al giorno santo in cui ricordiamo l’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, l’Ottava dopo Natale (però in questo caso il giorno di Natale è compreso, quindi fino al 1 di gennaio del nuovo anno).

Durante le Ferie di Avvento, dal giorno 17 al giorno 23 compresi, si cantano o più spesso semplicemente si leggono le cosidette. “Antifone Maggiori di Avvento” o “Antifone “O”.

Antifone “O” perchè tutte iniziano con una invocazione ad una qualche caratteristica o qualità del Verbo di cui attendiamo di ricordare l’Incarnazione nel giorno del Natale.

Le iniziali delle parole che rappresentano le qualità, lette acrosticamente al contrario, formano la frase “Ero cras”, ovvero “(Ci) Sarò domani”, “Verrò domani”.

Specchietto riepilogativo delle Antifone Maggiori di Avvento
Specchietto riepilogativo delle Antifone Maggiori di Avvento

Che cos’è un’antifona?
L’antifona è un breve verso preso alla Parola di Dio, che viene recitato o cantato prima o dopo la salmodia, durante l’ufficio, il culto o la messa.

In questo caso si tratta di una antifona di ingresso, da cantarsi o recitarsi prima dell’inizio del culto o della messa. Non si tratta di un semplice elemento estetico, ma di un brano della Parola di Dio! Che dovrebbe dare o anticipare il ‘tono’ a tutto ciò che viene dopo.

E’un elemento importante, soprattutto nei tempi liturgici detti “forti” (detti così solo per capirsi, per distinguerli dal cosiddetto tempo ordinario o per annuum; perchè nella realtà il mistero del Cristo, della salvezza che ci viene donata per grazia, è presente tutto intero ed in ugual misura per tutto l’anno ed in ogni istante della nostra vita; ovvero non  esistono tempi “deboli” nel culto che siamo chiamati a rendere al Signore).

Ero cras” dicevo.
In ordine di recita, ossia in ordine inverso, dalla “S” di oggi, 17 dicembre alla “E” del 23 dicembre.

In queste Antifone, Cristo è invocato come:

O Sapientia : la “Sapienza che esce dalla bocca dell’Altissimo” (cfr. Sir 24,3-9; Sap 7,28-30; 8,1);

O Adonai : il “Signore” (in ebraico Adonai e in greco Kyrios);

O Radix Jesse : il “Germoglio di Iesse” (cfr Is 11,1-2.10; Ap 22,16; Rm 15,12);

O Clavis David : la “Chiave di Davide” (cfr. Is 22,20-22; Ap 3,7);

O Oriens : l’”Astro che sorge (Oriente), splendore della luce eterna, sole di giustizia” (cfr. Is 9,1; 42,6; Mal 3,19-20; Lc 1,78-79);

O Rex gentium : il “Re delle genti, atteso
da tutte le nazioni, pietra angolare che unisce i popoli in uno” (cfr. Is 28,16; Sal 118[117],22; Zc 14,9; Ap 15,3-4);

O Emmanuel : l’”Emmanuele” (cfr. Is 7,14; Mt 1,22), la “speranza e salvezza dei popoli”.

O Sapientia - Antifona Maggiore del 17 dicembre
O Sapientia – Antifona Maggiore del 17 dicembre

L’Antifona Maggiore di oggi, 17 dicembre, ci introduce a contemplare il mistero della Sapienza di Dio che, perché così è piaciuto all’Eterno, si rende accessibile all’uomo, nonostante il suo essere creatura e peccatore.

Oggi si legge il testo della genealogia di Gesù. La Sapienza, il Logos, il Verbo, che era con il Padre dal principio, che c’era quando fu creato il mondo, entra direttamente nella storia umana, la fa propria. Stiamo per contemplare in modo speciale Dio che si fa Uomo, si fa Bambino, per poter assumere tutto su di sé.

« O Sapientia, quae ex ore Altissimi prodisti, attingens a fine usque ad finem, fortiter suaviter disponensque omnia: veni ad docendum nos viam prudentiae. »

« O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo, arrivando da confine a confine, e con forza dolcemente tutto disponendo: vieni ad insegnarci la via della prudenza. »

Il Verbo, la Sapienza, va “da confine a confine”, ossia va dal principio alla fine della storia umana.
Nulla e nessuno è escluso dall’offerta di salvezza di Dio. La genealogia finisce apparentemente con Cristo, nel senso che non finisce.
Fino all’ultimo dei nostri giorni resta valida ed operante l’Incarnazione con i suoi salvifici effetti.
Può far questo, la Sapienza, perché “esce dalla bocca di Dio”, è Sua Parola, Sua diretta emanazione.

Lo fa “fortiter suaviter”, “con forza dolcemente”. Una espressione che trovo meravigliosa da che la prego. C’è tutto il mistero della misericordia di Dio dentro. Che ti richiama fortemente alla tua Verità, che ti dice crudamente quello che sei, che ti fa vedere il peccato presente nella genealogia, nella tua storia di creatura, ma lo fa nel contempo dolcemente, amandoti, venendo incontro a te, figlio che credeva perduto, prendendo in spalla te, pecorella che si era smarrita, lenendo come buon samaritano le ferite del tuo vivere, con l’olio dello Spirito e dei suoi doni, con il vino che è il Sangue della Sua Passione.

Vieni allora, Signore, vieni Signore Gesù, ad insegnarci la via della prudenza. Vieni ad illuminare tutta la nostra genealogia, la nostra storia, il nostro peccato.
Rivelati ancora una volta a noi con tutta la forza della Verità e tutta la dolcezza della Misericordia.

Perché ci convertiamo e veniamo a Te Signore. Perché Tu attendi noi con amore infinito. Molto più di come noi, pure in questo tempo di Avvento, attendiamo Te.

Maranathà!

Amen.

Genealogia di Gesù (Matteo 1:1-17)

Genealogia di Gesù Cristo
1 Libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abrahamo.

2 Abrahamo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. 3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar; Fares generò Esrom; Esrom generò Aram; 4 Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon. 5 Salmon generò Booz da Rahab; Booz generò Obed da Ruth; Obed generò Iesse. 6 Iesse generò il re Davide; il re Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria. 7 Salomone generò Roboamo; Roboamo generò Abia; Abia generò Asa. 8 Asa generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Ozia. 9 Ozia generò Ioatam; Ioatam generò Acaz; Acaz generò Ezechia. 10 Ezechia generò Manasse; Manasse generò Amon; Amon generò Iosia. 11 Iosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia. 12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel; Salatiel generò Zorobabel. 13 Zorobabel generò Abiud; Abiud generò Eliakim; Eliakim generò Azor. 14 Azor generò Sadok; Sadok generò Achim; Achim generò Eliud. 15 Eliud generò Eleazar; Eleazar generò Matthan; Matthan generò Giacobbe.

16 Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.

17 Così, tutte le generazioni da Abrahamo fino a Davide sono quattordici generazioni; e da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni; e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni.

(Matteo 1)

bibbiaaperta

Il benedettino Ruperto di Deutz, nel brano che segue a commento di questa pericope, dice che la genealogia di Gesù che oggi, primo giorno delle cosiddette “Ferie di Avvento”, si legge nelle chiese  cristiane, è la concretizzazione della “scala di Giacobbe” di cui si parla nel libro della Genesi. E che noi credenti siamo chiamati a fare quanto fece il Nostro Signore Gesù Cristo. Discendere con Lui, nel Battesimo, sulla Croce, nell’accettazione piena, completa e credente (ad immagine di Gesù e di Maria sua Madre) della volontà dell’Eterno sulla nostra vita, per poter poi, se così sarà la Sua volontà, essere elevati a contemplare la gloria della Sua divinità, quando sarà il momento.

Albero genealogico di Gesù
Albero genealogico di Gesù

Ruperto di Deutz (ca 1075-1130), monaco benedettino
De Divinis Officiis, 3, 18

« Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra »
(Gen 28,14)

Ci viene letta la genealogia di Cristo nel vangelo di san Matteo.
Questo uso, tradizionale nella santa Chiesa, è ricca di motivi belli e misteriosi. In verità infatti questa lettura ci presenta la scala che Giacobbe vide di notte durante il sonno (Gen 28,11ss).
In cima a questa scala che raggiungeva il cielo, il Signore appoggiato su di essa apparve a Giacobbe e gli promise in eredità la terra…

Ora, lo sappiamo, «tutte queste cose accaddero a loro come esempio» (1 Cor 10,11).
Cosa dunque prefigurava questa scala se non la stirpe dalla quale Gesù Cristo sarebbe dovuto nascere, stirpe che il santo evangelista, per bocca divina, ha fatto elevare in modo che raggiungesse Cristo passando attraverso Giuseppe?
Su Giuseppe, il Signore bambino è appoggiato.
Per la «porta del cielo» (Gen 28,17)… cioè per la Beata Vergine, il nostro Signore fattosi per noi bambino, esce piangendo.
Nel sonno, Giacobbe ha udito il Signore dirgli: «Per la tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra», e ora questo fatto è adempiuto nella nascita di Cristo.

Proprio questo prevedeva l’evangelista, quando inseriva nella sua genealogia i nomi di Racab la prostituta e Rut la moabita; vedeva bene infatti che Cristo non era venuto nella carne per i soli giudei, ma anche per i pagani, lui che si è degnato di ricevere delle pagane tra i suoi antenati.
Venuti dunque da tutti e due popoli, cioè dai giudei e dai pagani, come dai due lati della scala, gli antichi padri, posti ai differenti gradi, sostengono Cristo Signore che esce dall’alto del cielo.
E tutti i santi angeli scendono e salgono lungo questa scala, e tutti gli eletti sono presi nel moto di discesa, per ricevere umilmente la fede nell’incarnazione del Signore, e sono poi elevati per contemplare la gloria della sua divinità.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 12: le acque riposanti dei trocchi…

L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà.
2 Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba, mi guida lungo acque riposanti.
3 Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. 4 Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano.
5 Tu apparecchi davanti a me la mensa in presenza dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca.
6 Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni.

(Salmi 23)

Trocche di Castelluccio - foto di Simone Monterubbiano
Trocche di Castelluccio – foto di Simone Monterubbiano

Con il termine dialettale umbro/marchigiano “trocchi” o “trocche” si indicano degli abbeveratori per animali, ricavati in tronchi scavati, oppure fontanili di montagna, sempre per l’abbeveraggio delle pecore ed altro bestiame, ricavati da piccole sorgenti, ma anche da semplici pozze e ristagni. Anticamente in legno o pietra, ora anche in cemento armato.

La foto che vi propongo oggi è di Simone Monterubbiano, e raffigura, a mio avviso in modo splendido, uno tra i più bei “trocchi” della regione dei Sibillini, a Castelluccio di Norcia.

La lampada e la luce (Giovanni 5,33-36)

33 Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Ora io non prendo testimonianza da alcun uomo, ma dico queste cose affinché siate salvati.

35 Egli era una lampada ardente e lucente; e voi avete voluto gioire per breve tempo alla sua luce.

36 Ma la testimonianza che io ho è maggiore di quella di Giovanni; poiché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere che io faccio testimoniano di me, che il Padre mi ha mandato.

(Giovanni 5)

bibbiaaperta

Commenta così questo brano evangelico, che si legge in questo venerdì della terza settimana di Avvento, Agostino, vescovo di Ippona:

Agostino (354-430), vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa
Discorso 293, 4; PL 38, 1329

« Giovanni era la lampada »

Questo il disegno voluto da Dio: che a Cristo rendesse testimonianza un uomo dotato di tanta grazia da poter essere ritenuto, lui, il Cristo. Infatti, come Cristo stesso ha detto: « Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista » (Mt 11,11).

Se nessuno è più grande di quest’uomo, chi è più grande di lui è più che uomo. Grande testimonianza che Cristo fa di se stesso! Ma agli occhi cisposi e malati risulta debole la testimonianza di sé che dà la luce del giorno.

Gli occhi malati hanno terrore della luce del giorno, riescono a tollerare la lampada. Perciò, la luce del giorno, nell’imminenza del suo arrivo, si fece precedere dalla lampada. Ma si fece precedere dalla lampada nel cuore dei credenti, mentre confuse gli increduli.

« Ho preparato – dice – una lampada al mio Cristo » (Sal 132,17): è Dio Padre a parlare nella profezia: Ho preparato Giovanni, araldo per il Salvatore, precursore per il Giudice che deve venire, amico per il futuro Sposo. « Ho preparato una lampada al mio Cristo» .

Il contesto in cui è posto questo brano lo chiarisce ulteriormente. Gesù ha guarito il paralitico della piscina di Betesda, e l’opposizione degli scribi e dei farisei, degli uomini di religione del suo tempo verso di lui, si è fatta ancora più forte. Egli si dichiara con forza e con chiarezza Figlio di Dio, e dichiara di fare solo ciò che fa il Padre e di essere venuto per l’imminenza del giudizio, che riguarderà tanto i vivi quanto coloro che già sono nei sepolcri.

Giovanni il Battista, dice, ha reso testimonianza di lui. Ma, sottolinea, egli era una lampada, brillava, come tutte le lampade di una luce che veniva da altrove… Pure era una lampda, ma non era la luce. Solo che, commenta amaramente Gesù, ed è questo commento quello che riprende Agostino, gli occhi malati e cisposi dell’uomo a malapena reggono la luce della lampada, figuriamoci la luce diretta, la luce stessa che si è fatta carne, che si è fatto uomo!

Quello che rende cisposi e malati gli occhi dell’uomo è il peccato, che gli impedisce di vedere chiaramente, fino in fondo, l’abisso in cui si è cacciato o sta per cacciarsi. L’uomo sopporta appena la lampada, sopporta che Giovanni il Battista lo svegli un po’,lo chiami a conversione, gli dica di farsi battezzare nell’acqua… L’uomo sopporta ancora una lampada che lo rischiari un poco, che in apparenza, in superficie gli faccia cambiar vita, lo faccia apparire più luminoso, più attraente…

Ma la luce vera risulta essere troppo forte per lui! Perchè la luce vera, la luce della Parola di Dio, la luce del Vangelo, quella luce che è il Cristo stesso è, lo dicono le parole di Gesù in questo quinto capitolo di Giovanni, una luce di giudizio, una luce che non ammette zone d’ombra, una luce che mette tutto in chiaro, una luce che rende il bianco, bianco ed il nero, nero, una luce che rende il parlare senza ambiguità, si, si, no, no…

Attenzione però, dirà più avanti il Signore, non crediate di salvarvi semplicemente investigando le scritture, che basti quello. Occorre che le scritture dimorino in voi, occorre che la Parola di Dio informi la vostra stessa vita, sia la vostra stessa vita.

39Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere la vita.

41 Io non prendo gloria dagli uomini. 42 Ma io vi conosco, che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel suo proprio nome, voi lo ricevereste.

44Come potete voi credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45 Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza; 46 infatti se voi credeste a Mosè, credereste anche a me, perché egli ha scritto di me. 47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?».

Maranathà!

La lampada cammina, la luce splendete ed abbagliante si avvicina…
Abbandoniamo le opere delle tenebre ed indossiamo le armi della luce!

Amen!

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 11: Isaia 54:10

Monte Vettore visto da Balzo di Montegallo - foto di Emilio Rossi
Monte Vettore visto da Balzo di Montegallo – foto di Emilio Rossi

Esulta, spera anima mia, anima nostra…

L’Eterno promette e l’Eterno è fedele…

10 Anche se i monti si allontanassero
e i colli fossero rimossi,
l’amore mio non si allontanerà da te,
né il mio patto di pace sarà rimosso»,
dice il SIGNORE, che ha pietà di te.

(Isaia 54)

Esulta, spera anima mia…

Maranathà! 

Amen.