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21 dicembre, solstizio di Inverno

Oggi alle 11.44 astronomicamente parlando è il momento del “solstizio” di inverno.
Oggi quindi (e non il 13 dicembre come vuole una diffusa tradizione) è il giorno più corto dell’anno, solo nove ore e cinque minuti di sole.

Perchè lo chiamiamo solstizio?
Perchè ci sembra che il sole (sol) si fermi, stia fermo (stitium) nel suo calare lungo il cosiddetto “equatore celeste” (un cerchio massimo proiettato sull’immaginaria sfera celeste, che può essere costruito ingrandendo l’equatore terrestre finché non interseca la sfera celeste… una linea immaginaria che suddivide la sfera celeste in due emisferi celesti distinti: l’emisfero celeste nord ( emisfero celeste boreale ) e l’emisfero celeste sud (emisfero celeste australe ). L’equatore celeste è equidistante dai poli celesti in ogni suo punto).

 

Il sole sembra tornare a salire lungo l’equatore celeste e, da questo momento in poi, le giornate, o meglio, il tempo di luce durante le giornate torna ad allungarsi.

Da qui l’uso antico di molte popolazioni di celebrare intorno a questa data una festa che i Romani ad esempio chiamavano la festa del sol invictus, del sole, della luce che non può essere vinta, della luce che consente la vita sulla terra. L’uomo credeva che, per chissà quali meriti da parte sua, gli venisse dato un altro anno ancora da vivere sulla terra.

In realtà l’uomo sapeva di non averlo questo merito tanto che, per esempio, a Roma nei giorni che precevedano il solstizio di inverno si celebravano i Saturnalia, la festa dedicata a Saturno come dio dell’agricoltura; l’uomo esprimeva in essi la speranza che l’inverno fosse mite e permettesse di ottenere un nuovo raccolto.
Lo faceva abolendo (simbolicamente si intende, dopo le feste tutto come prima!) le classi sociali e dandosi ad orge sia di tipo mangereccio che di tipo sessuale. Dagli epigrammi dello scrittore Marziale sappiamo anche che ci si scambiavano piccoli doni.

Nella tradizione germanica e celtica, il solstizio d’inverno coincideva invece con la festa di Yule (riprendo da Wikipedia: l’etimologia della parola “Yule” (Jól) non è chiara. È diffusa l’idea che derivi dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”): si accendeva il fuoco, si macellavano gli animali e si banchettava sulle ultime riserve di carne disponibili. Sembra che proprio queste celebrazioni abbiano introdotto gli alberi sempreverdi come simbolo della vita che resiste all’inverno e alle avversità.

Noi credenti sappiamo che in realtà la luce fu il primo e decisivo elemento della Creazione da parte di Dio, sappiamo che la luce è la condizione per cui siamo in grado di distinguere ogni cosa: luce e tenebre, giorno e notte, sole e luna; nel mondo fisico come nel mondo spirituale. E sappiamo che. è vero, la vittoria della luce è eterna, è perenne, dal giorno della Croce, dal giorno in cui prima si fece buio su tutta la terra, ma poi il velo del tempio si squarciò nel mezzo, e fino negli Inferi scese la luce del Cristo.

Da allora l’uomo di fede ha la certezza che per coloro i quali saranno riconosciuti giusti  non ci sarà più notte alcuna e non avranno bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, ed essi regneranno nei secoli dei secoli (Apocalisse 22:5-7).

Ma per la volontà di Dio, per l’unico merito del Suo Figlio, non certo per il nostro. E la promessa riguarda il mondo spirituale, l’eternità, non il mondo fisico che conosciamo. Quello finirà come ogni cosa di questo mondo. Anche la stella che chiamiamo Sole prima o poi si spegnerà, si ripiegherà su se stessa.

Perciò giustamente la festa pagana di quel periodo fu pian piano sostituita dal Natale di Nostro Signore Gesù Cristo. Il giorno della sua nascita sul piano terrestre, che fece sì che da quel momento in poi la luce, la luce vera crescesse, e declinassero le luci false di questo mondo.

Perciò oggi, tra l’altro, si canta l’Antifona Maggiore, O Oriens! Perchè si celebra l’approssimarsi del momento in cui “viene nel mondo la luce vera“.

1 Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio. 3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. 4 In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa.

9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo.

(Giovanni 1)

«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»

(Giovanni 8)

Nessuna novità insomma, direbbe il re Qohelet!

Sempre è stato così e sempre lo sarà.
In questi tempi di neopaganesimo imperante per molti il Natale è come i Saturnalia degli antichi romani: luci false, banchetti e cenoni interminabili, regali piccoli e grandi, spesso ipocriti e poi, passata la festa, come ai tempi dei romani lo schiavo tornava tale (ma in realtà tale era sempre rimasto!), così è oggi.

Tutto torna come prima.
I ricchi restano ricchi (hanno ceduto solo qualche briciola del superfluo che hanno perloppiù rubato sfruttando l’ingiusta divisione delle risorse di questo mondo) ed i poveri tornano poveri fino alla falsa bontà del Natale successivo…

Ma per i credenti non dovrebbe essere così. Per un credente Natale è il tempo in cui il Signore cresce all’orizzonte della sua vita, e tutto il resto cala, e noi caliamo, ci facciamo luce riflessa di Lui e della Sua Parola.

14Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15 Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa.

16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

(Matteo 5)

Maranathà!

Amen!

 

L’angelo si allontanò da lei (Luca 1:26-38)

26 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.

28 E l’angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne». 29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto.

30 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».

34 E Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». 35 E l’angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà; pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile, 37 poiché nulla è impossibile con Dio».

38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei.

(Luca 1)

L’angelo si allontanò da lei… 

Finisce con questa frase la pericope evangelica che si legge il martedì della quarta ed ultima settimana di Avvento. Il brano che racconta l’annunciazione a Maria del concepimento verginale e della nascita di Gesù, a cui segue il completo abbandono di Maria alla volontà dell’Eterno.

«Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei. Perchè in virtà del suo fiat in lei era già avvenuto il miracolo del concepimento. Il Verbo era in lei. La Parola di Dio era in lei. Dettava già ogni suo gesto, ogni suo comportamento.

L’angelo si allontanò da lei, e Maria si levò e partì… 

E Maria, ad immagine di ciò che ora aveva nel cuore, si allontanò dalla sua vita di prima, convertì per intero il suo cuore, convertì per intero la sua vita, i passi che compongono ogni vita. Si levò, e partì verso il monte, alla scoperta del dipanarsi della volontà di Dio…

39 Ora in quei giorni Maria si levò e si recò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

E’ un anticipo di quello che è il vero senso del Natale: accettare l’Incarnazione del Verbo in ciascuno di noi, per il dono dello Spirito che abbiamo ricevuto. Convertire completamente la nostra vita secondo il Verbo di Dio. Levarsi in piedi anzichè restare seduti, passivi, in atessa di chissà che cosa. Partire e mettersi in movimento, non a caso, ma lasciando che sia il Verbo di Dio, la Parola dell’Eterno a guidare ogni nostro passo.

Se non c’è questa disponibilità nel nostro cuore,
non ci sarà nessun Natale nella nostra vita.

Maranathà!

Amen.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 15: mi darai vita ed io ti loderò

20 Tu, che mi hai fatto provare molte e gravi avversità, mi darai di nuovo la vita e mi farai risalire dagli abissi della terra. 21 Tu accrescerai la mia grandezza e ritornerai a consolarmi. 22 E io ti loderò con l’arpa per la tua fedeltà o DIO mio, e canterò le tue lodi con la cetra, o Santo d’Israele.

(Salmi 71)

San Loreno in Vallegrascia - Foto dall'Archivio dei Beni Culturali
San Lorenzo in Vallegrascia – Foto dall’Archivio dei Beni Culturali

La sua fondazione risale alla seconda metà del XII secolo. L’interesse per questa Chiesa è stato notevolmente accresciuto dalla scoperta di due lastre di pietra, istoriate fatta negli anni trenta in seguito ad opere di restauro che hanno interessato la zona presbiterale. L’edificio, è stato costruito in pietra arenaria, rinsaldata con impasto di arena e calce; l’impianto originario, di più ridotte dimensioni, era a un’unica navata, con orientamento ovest-est e struttura absidale semicircolare. Sul lato orientale sta il campanile, coperto a un unico spiovente, con alto la cella campanaria avente quattro grandi aperture arcuate. Ora l’interno si presenta a navata unica, divisa in quattro campate.  Nella prima campata, a sinistra, vi è una piccola nicchia probabile sede del fonte battesimale in tempi remoti; al centro della parete destra è l’altra porta d’ingresso detta “porta del sole”.La seconda campata non ha caratteristici particolari, ma solo l’apertura di due finestre arcuate nelle opposte pareti con un’ampia strombatura verso l’esterno. La terza campata ha, a sinistra, una riquadratura rettangolare, dove si trovava la pala dell’altare ora demolito; sul lato destro è l’altare dedicato alla Madonna Immacolata, a forma di cappella con colonne, nicchia centrale e trabeazione in stile barocco. La quarta campata forma la zona presbiterale, sopraelevata di un gradino e, separata dal corpo della chiesa da una balaustra di ferro. Qui si trovano due grosse lastre di arenaria scolpite, che anticamente fungevano da plutei, opera degli scultori Atto e Guidonio le cui opere si trovano anche nella chiesa di S. Maria in Comunanza. Dal piano della chiesa si può accedere alla cripta, posta a un livello inferiore ma delle stesse dimensioni della primitiva chiesa. La cripta è, in effetti, una mini-chiesa con due navate laterali e una navata centrale, prolungata nell’area dell’abside semi-circolare e illuminata da un’unica monofora a doppio strombo situata al centro dell’abside stessa.

Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia – Ph. sx “I Luoghi del Silenzio.it”, Ph. dx Rosangela Censori
Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia – Ph. sx “I Luoghi del Silenzio.it”, Ph. dx Rosangela Censori

Per la lettura e la preghiera biblica della settimana di Natale

Ricevo e pubblico questo puntuale settimanale contributo dal fratello pastore Elpidio Pezzella, cui come sempre va il mio ringraziamento. Oltre agli auguri di Natale! 

«Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”»
Luca 2:10-11

Luca narra la nascita del Cristo presentandola come una “buona” notizia e una “grande” gioia. Nella foschia di sofferenze e delusioni, nel buio di perdite e dolori, possano questi giorni recare gioia a quelli che temono Dio, e per tutti sia una buona ricerca del Cristo. Al di là di tutte le tradizioni legate alla festività, prego affinché il Signore Gesù continui a rischiarare le tenebre di questo mondo.

Possa risplendere la Sua luce nel tuo cuore e condurti attraverso la Sua Parola lungo sentieri di giustizia, facendo di te un testimone franco e ripieno di Spirito. Insieme annunciamo che il Regno di Dio si è avvicinato agli uomini per mezzo di Gesù.

Possano in tanti scoprire la bontà dell’azione di Dio a favore dell’umanità. Colui che ha mandato il Suo Figlio a morire per noi, come potrebbe mai restare indifferente al nostro soffrire? La nostra limitazione fa che ci dividiamo tra alberi e presepi, decorazioni e panettoni, favorevoli e contrari, mentre un altro anno si approssima a finire. Prendiamo coscienza che di tempo per annunciare la grande gioia non ne abbiamo molto.

Luci
Lucette intermittenti rompono il cupo buio fuori e dentro le case e danno punti di riferimento. Quel che per le strade e nelle case si ripete ogni anno nella cosiddetta “magia del natale” è solo il riflesso di quel che ogni essere umano porta nel cuore.

Tutti, chi più e chi meno, abbiamo paura del calare del buio, della vita che si spegne o solo della luce che improvvisamente svanisce. Ecco allora che alcuni accendono luci in un rito scacciaguai, mentre altri si affidano alla luce venuta dal Cielo, fonte di speranza, ancora di salvezza.

Chi nel buio ha già camminato, affrontando i giganti della malattia e del dolore in generale, mostri di precariato e carestia, i fantasmi della solitudine e dell’amarezza, ora che ne è venuto fuori sente il bisogno di lasciare tutto alle sue spalle. Così le luci diventano sinonimo di rinascita, perché non c’è persona che non abbia voglia di rialzarsi.

Festeggiare è anche ricominciare. Con Cristo ancor di più.

C’è chi invece la valle del buio la sta ancora attraversando e non sa se e quando finirà. Per lui/lei il luccicare intorno diventa un amorevole incoraggiamento a non mollare, perché non c’è notte che non passa e buio che non si dirada.

Lettura della Bibbia
19 dicembre Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6
20 dicembre Zaccaria 3-4; Apocalisse 7-8
21 dicembre Zaccaria 5-6; Apocalisse 9-10
22 dicembre Zaccaria 7-8; Apocalisse 11-12
23 dicembre Zaccaria 9-10; Apocalisse 13-14
24 dicembre Zaccaria 11-12; Apocalisse 15-16
25 dicembre Zaccaria 13-14; Apocalisse 17-18

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 14: invoco Dio, molti sono contro di me…

4 Il mio cuore è angosciato dentro di me, e spaventi mortali mi sono caduti addosso. 5 Paura e tremito mi hanno assalito e il terrore mi ha sopraffatto. 6 Perciò ho detto: «Oh, avessi io le ali come una colomba! Me ne volerei lontano per trovare riposo…

…io invocherò DIO, e l’Eterno mi salverà. 17 La sera, la mattina e a mezzogiorno mi lamenterò e gemerò, ed egli udrà la mia voce. 18 Egli riscatterà la mia vita e la metterà al sicuro dalla guerra mossa contro di me, perché sono in molti contro di me.

(Salmi 55)

Foce e la valle del lago viste dal Monte Sibilla - Foto di Luca Stortoni
Foce e la valle del lago viste dal Monte Sibilla – Foto di Luca Stortoni

Ufficio delle Letture, Letture di Giustizia e di Misericordia

9 Ricordate le cose passate di molto tempo fa, perché io sono Dio e non c’è alcun altro; sono DIO e nessuno è simile a me, 10 che annuncio la fine fin dal principio, e molto tempo prima le cose non ancora avvenute, che dico: “Il mio piano sussisterà e farò tutto ciò che mi piace”, 11 che chiamo dall’est un uccello da preda e da una terra lontana l’uomo che eseguirà il mio disegno.

Sì, ho parlato e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e lo eseguirò. 12 Ascoltatemi, ostinati di cuore, che siete lontani dalla giustizia.

13 Faccio avvicinare la mia giustizia: non è lontana; la mia salvezza non tarderà. Porrò la salvezza in Sion e farò vedere la mia gloria a Israele»

(Isaia 46)

Dopo aver tutto disposto dentro di sé assieme al Figlio, permise che noi fino al tempo anzidetto rimanessimo in balia d’istinti disordinati e fossimo trascinati fuori della retta via dai piaceri e dalle cupidigie, seguendo il nostro arbitrio.

Certamente non si compiaceva dei nostri peccati, ma li sopportava; neppure poteva approvare quel tempo d’iniquità, ma preparava l’era attuale di giustizia, perché, riconoscendoci in quel tempo chiaramente indegni della vita a motivo delle nostre opere, ne diventassimo degni in forza della sua misericordia, e perché, dopo aver mostrato la nostra impossibilità di entrare con le nostre forze nel suo regno, ne diventassimo capaci per la sua potenza.

Quando poi giunse al colmo la nostra ingiustizia e fu ormai chiaro che le sovrastava, come mercede, solo la punizione e la morte, ed era arrivato il tempo prestabilito da Dio per rivelare il suo amore e la sua potenza (o immensa bontà e amore di Dio!), egli non ci prese in odio, né ci respinse, né si vendicò. Anzi ci sopportò con pazienza. Nella sua misericordia prese sopra di sé i nostri peccati.

Diede spontaneamente il suo Figlio come prezzo del nostro riscatto: il santo, per gli empi, l’innocente per i malvagi, il giusto per gli iniqui, l’incorruttibile per i corruttibili, l’immortale per i mortali.

Che cosa avrebbe potuto cancellare le nostre colpe, se non la sua giustizia? Come avremmo potuto noi traviati ed empi ritrovare la giustizia se non nel Figlio unico di Dio?

O dolce scambio, o ineffabile creazione, o imprevedibile ricchezza di benefici: l’ingiustizia di molti veniva perdonata per un solo giusto e la giustizia di uno solo toglieva l’empietà di molti!

(dalla Lettera a Diogneto)

O Adonai, vogliamo fare quanto comandi (Matteo 1:18-25)

La seconda antifona maggiore d’Avvento o seconda antifona “O” che dir si voglia omaggia il Signore con l’antico nome di Adonai; è uno dei più diffusi fra i nomi di Dio nella Bibbia. In ebraico è il modo in cui viene letto il tetragramma divino YHWH, altrimenti impronunciabile.

O Adonai - Antifona Maggiore del 18 dicembre
O Adonai – Antifona Maggiore del 18 dicembre

Letteralmente, in ebraico, Adonai significa “Mio Signore”. Il termine compare nell’Antico Testamento 439 volte. Il suo corrispondente greco è Κύριος (Kýrios o Kǘrios).

Recita l’antifona:

O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Adonai,
condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

Il Signore, Adonai,è colui che conduce la storia, è colui che appare all’uomo, a Mosè prima, a Maria e Giuseppe poi; è colui che dona al popolo la legge, la Torah, prima; poi quella stessa legge la mette nel cuore dell’uomo donando a questa il Suo Signore e Salvatore, donando a questo il Signore Gesù.

E perchè nessun uomo o donna potesse mai gloriarsi di essere stato o stata al Suo posto, lo fa con il concepimento verginale, avverando la profezia della vergine, che vergine concepisce e vergine partorisce il Suo Figlio.

Molti oggi come allora vorrebbero capire… Ma qui non si tratta di capire, si tratta di credere ed obbedire alla Parola di Dio, si tratta di credere ed obbedire ad Adonai, al solo ed unico Signore della nostra vita.

Così fa Giuseppe, della dinastia di Davide. Lo ascoltiamo oggi nel Vangelo della Quarta Domenica di Avvento, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Matteo.

18 Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente. 20 Ma, mentre rifletteva su queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. 21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”». 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

(Matteo 1)

Ascoltò, credette e prese con sè Maria, come l’angelo del Signore, la Sua Parola, gli comanda.

Così farà Maria, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Luca (capitolo 1):

38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di *Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Maria ascoltò, credette, si trovò incinta per opera dello Spirito e partì in fretta, subito, per contemplare l’opera di Dio che si era compiuta anche nel ventre della cugina Elisabetta.

A noi di fare altrettanto. A noi di essere ascoltatori obbedienti della Parola di Dio, a noi di aprire il nostro grembo, le nostre mani, il nostro cuore, la nostra mente al Suo adempiersi.

Maranathà!

Amen.

Natale non è tempo di essere buoni!

Natale non è tempo di essere buoni! Natale è tempo di ricordare che occorre avere delle priorità nella propria vita, poichè per fede si considera che l’evento fondante di essa e delle vite di tutte le persone che ti sono intorno è l’Incarnazione in essa e nel mondo del Signore Gesù.

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Natale non è tempo di essere buoni, nel senso di buonisti, quello che in passato si rifilava ai bambini, in un ottica di do ut des. Ovvero tu sei buono (non dai fastidio ai genitori, ai maestri ed agli altri) ed io ti dò un regalo in cambio.

Il regalo è, meglio, dovrebbe essere in ottica cristiana una pedagogia per ricordare a tutti, anche ai bambini, che la vita è un dono che riceviamo gratuitamente, ma che questa non è nostra proprietà, che essa va condivisa, come il regalo. Invece è diventato, anche il regalo, un fatto di egoismo. C’è il regalo mio ed il regalo tuo. C’è il regalo da fare e quello da non fare. E così via…

Natale non è tempo di essere buoni, nel senso di buonisti, quello che oggi pare doversi applicare a tutto e tutti. Nemmeno per idea!
Natale è tempo di essere veri, Natale è tempo di ricordare che la propria vita va costruita sulla verità e non sulla menzogna.

L’Incarnazione di Dio nella vita nell’uomo in Cristo Gesù è vera? Allora tutta la nostra vita di uomo, di donna, di creatura umana deve incarnarsi in Dio, deve riflettere quanto è possibile al nostro essere peccatori la Sua Verità.

Oppure Natale è semplicemente quello che tanti credono che sia, quello che la società governata dal principe di questo mondo vuole farci credere che sia, una festa  come un altra, un momento di riposo dal lavoro o dalla scuola, un tempo di essere fintamente buoni, melensi, pieni di dolci e cibi grassi e succulenti come quelli di cui ci si ingozza in questo periodo, che, e non è senza significato!, cariano i nostri denti e fanno restringere le nostre arterie…

Quelli che ci rendono incapaci di distinguere cosa mettiamo sotto i denti, per cui cerchiamo sempre più cose diverse, cose sempre più esotiche, sapori strani… antiche sapienze, fedi sconosciute, religiosità fatte su misura di sè stessi.

Quelli per cui il sangue non circola più liberamente, e il cuore fa fatica, fa sempre più fatica. La verità diventano tante verità piccoline, tutte uguali, perchè nei nostri vasi sanguigni una Verità grande come quella di Dio non trova più spazio, finchè non ci parte un embolo! E ci ritroviamo morti, ossia lontani da Dio, lontani dalla verità rivelata!
La carità diventa una solidarietà di facciata, ma solo con quelli che ci piacciono, o che soddisfano il nostro ego, ipertrofico come le nostre pance, le nostre epa!

Natale non è tempo di essere buoni, Natale è tempo di essere sinceri, con se stessi e con gli altri!
E’ tempo di decidere da che parte stare, e di fare pulizia, nella propria vita, nel proprio mangiare, nel proprio decidere a chi e perchè regalare il proprio tempo, la risorsa più preziosa di tutta la nostra vita. Perchè non decidiamo noi se e quanto averne. E perchè potrebbe terminare domani, o anche ora, mentre sto scrivendo!

E, personalmente, voglio andarmene da questo mondo convinto di aver veramente cercato di seguire il Signore, e non di essermi barcamenato tra questa e quella convinzione, tra il desiderio e lo sforzo di essere “buono” a tutti i costi.

Se essere vero, cercare di essere fedele, cristiano, a qualcuno sembra “duro”, ben venga la durezza!
Natale è tempo da uomini duri! 

60 Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può capire?». 61 Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62 Che sarebbe dunque se doveste vedere il Figlio dell’uomo salire dove era prima? 63 È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono»; Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 67 Allora Gesù disse ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68 E Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. 69 E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

(Giovanni 6)