Archivi categoria: Bibbia

Elia deve venire ma è già venuto: Gaudete! (Matteo 17:10-13)

10 E i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?» 11 Egli rispose: «Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. 12 Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da parte loro». 13 Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista.

(Matteo 17)

Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola (Salmi 119:16)
Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola (Salmi 119:16)

Questa piccola pericope evangelica si situa nel testo di Matteo di seguito all’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte (Matteo 17:1-9). Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù sul monte conversare con Mosè e con il profeta Elia.
Il “Nuovo Testamento” in dialogo con l'”Antico”, nella realtà una unica Parola di Dio rivolta all’uomo.

Immediatamente prima di questo episodio Gesù aveva annunciato la sua morte e resurrezione (Matteo 16:21-23) ed aveva ammonito i suoi discepoli circa il prezzo che comportava il seguirlo (Matteo 16:24-28). Mentre subito dopo le parole sul profeta Elia rimprovera gli stessi discepoli per la loro poca fede, che non permette loro di guarire un ragazzo (Matteo 17:14-21).

Cosa infatti caratterizzava Mosè ed Elia? La loro fede, capace di spostare anche un montagna se necessario! Mosè, che contro ogni logica semplicemente umana, era riuscito nell’inaudita (umanamente) impresa di far uscire Israele dall’Egitto, ed Elia, simbolo “per antonomasia” della profezia, del lasciare che la voce di Dio sovrasti la propria.

Icona del profeta Elia
Icona del profeta Elia

Elia (la sua storia si diapana tra 1 Re 17 e 2 Re 2) è uno dei primi profeti della storia di Israele. E’ un uomo divorato dal fuoco interiore,  sente la Parola di Dio che gli arde nel corpo e nel sangue. Nel tempo in cui vive è chiamato a combattere con forza l’ingresso in Israele di culti idolatrici portati da Gezabele, la regina straniera. Sul Monte Carmelo arriva a far uccidere tutti i sacerdoti di Baal, preso dall’euforia del popolo (1 Re 18). Dovrà fuggire nel deserto, condannato a morte e lì, assaporando la propria sconfitta, scoprirà il vero volto di Dio che non brandisce la spada a modo umano, ma è leggero come la brezza nel rivelarsi (uno dei tanti meravigliosi brani della Bibbia, 1 Re 19,9-18).

Al termine del periodo nel deserto, al versetto 15, Dio invita Elia a rifare la strada del deserto, ed a recarsi ad ungere il vero re…

Qui il legame con il Battista è evidente. Anche egli predica nel deserto, anche egli rifà ed invita a rifare, a ricostruire, ad appianare la via del Signore, e, soprattutto, anche egli è inviato per far riconoscere il vero Re, l’unico, quello di cui egli non è degnio nemmeno di sciogliere i legacci dei sandali, quello che battezza non con l’acqua ma in Spirito Santo e fuoco, quello rispetto a cui egli deve diminuire, mentre il vero Re cresce!

Elia è già venuto: storicamente con il profeta che portava questo nome.
Elia è già venuto: nel momento presente raccontato dal Vangelo, nella figura del Battista.
Elia è già venuto: Gesù è lì che parla, Egli è molto di più di Elia; Egli non parla attraverso il fuoco, ma è il fuoco dell’amore di Dio che si consuma per noi, è il fuoco dello Spirito che ci riempie dei suoi doni.

Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto: così sarà per il Battista; la sua profezia non sarà riconosciuta dagli uomini, e sarà imprigionato e decapitato. Ma la sua profezia non perderà di efficacia.
Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto: così sarà anche per il Figlio dell’Uomo, che sarà imprigionato, crocifisso, ucciso. E non solo la Sua Parola resterà immortale, ma Egli risusciterà il terzo giorno. E come, racconta la Scrittura, Elia sarà rapito in cielo (2 Re 2), così Gesù, disceso dal cielo, vi riascenderà per sedere alla destra del Padre.

Ma di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, ed il Suo Regno non avrà fine.

Elia deve ancora venire… verrà il giudizio di Dio, al tempo stabilito ed il Figlio siederà come giudice, con i criteri della Verità e della Misericordia.

Così a noi, toccati non semplicemente dal mantello di Elia ed invasi dal suo spirito, come lo fu Eliseo (2 Re 2:12-14), ma ricevuti i doni immortali dello Spirito di Dio nella Pentecoste, sta di ripercorrere in questa vita le orme di Elia, di Eliseo, del Battista…

Ossia avere una fede capace di scalfire le montagne, di spostarle; un amore bruciante per la Parola di Dio che non ci faccia mai venir meno il desiderio di farla conoscere, di farla amare, di annunciare con la forza crepitante e travolgente del fuoco, una passione divorante per il Cristo e per i fratelli che dobbiamo aiutare a riconoscere la salvezza, che solo la fede in Lui ci può donare, la grazia e la misericordia che solo in Lui ci possono perdonare il peccato…

A noi tocca di essere coerenti nella nostra vita, con la fede che professiamo e diciamo al mondo di avere. A Dio, soltanto a Dio poi, toccherà il giudizio.

Ed allora, fratelli e sorelle, ci dirà domani la Parola di Dio, nella Domenica della Terza settimana di Avvento, Gaudete in Domino semper! Iterum dico Gaudete!, ossia Gioite sempre nel Signore! Ed ancora dico: Gioite! (Filippesi 4,4).

Gioite perchè a voi è data la possibilità di farlo! Gioite perchè con voi c’è molto più di Elia, molto più del Battista! C’è Gesù, il Figlio di Dio! La Parola di Dio, Verbo incarnato per la vostra salvezza!

Maranathà! 

Amen!

Tutte le generazioni e questa (Matteo 11:16-19)

16 Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono:

17 “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto”.

18 Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “Ha un demonio!”

19 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori!” Ma la sapienza è stata giustificata dalle sue opere».

(Matteo 11)

Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri (Salmi 119:15)
Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri (Salmi 119:15)

Il Signore Gesù continua ad osservare il comportamento delle folle, degli uomini, delle generazioni e nota come ci sia una costante: la Parola di Dio è sempre messa da parte, travisata, ignorata a causa del peccato degli uomini che, per giustificarsi, dicono di tutto ed il contrario di tutto.

Invece di concentrarsi sul contenuto della Parola di Dio, come dovrebbero, e di osservarne i comandamenti ed i precetti in obbedienza, come hanno visto fare, in modi diversi, ma con uguale efficiacia, dal Battista e dallo stesso Gesù, invece, dicevo, di concentrarsi sulla Parola, si concentrano sulla persona del profeta, su chi parla, su chi annuncia. Ne cercano ogni possibile ‘difetto’, o stranezza, o errore di comportamento e dicono che è per colpa loro che non osservano i precetti del Signore.

“Io vorrei ballare”, dicono, “ma quel suonatore lo suona così male il flauto!”; “Io vorrei ballare, ma questa melodia proprio non mi prende!”. “Bisogna esser felici, e invece che tristezza quel predicatore, sempre a parlare del giudizio!”.
“E questo culto sembra un funerale, bisogna esser felici, il Sigore è Risorto!”.
“E questo culto sembra una festa di compleanno! Basta con le musiche, un po’ di serietà ci vuole!, che non la vedono la Croce?”.

Si potrebbe continuare…

Tutte le generazioni e questa non è esclusa, cercano di continuo delle scusanti per non osservare la Parola di Dio, per sentirsene dispensati; e poichè non ne trovano, nè possono trovarle in Essa, allora le cercano nei membri di chiesa, o nei pastori, o nei loro preti e vescovi. Senza considerare che essi sono uomini e peccatori come loro, e che il loro annuncio non può essere totalmente esente dalle loro imperfezioni personali e corporali.

Come diceva Gesù, ascoltate quello che dicono, ossia ascoltate dalla loro bocca l’annuncio della Parola di Dio ed attenetevi a quella; ma non concentratevi, non decidete della vostra vita e della vostra fede per quello che essi fanno.

Perchè, primo motivo, essi annunciano la Parola di Dio ma non sono nè mai potranno sostituirsi ad essa, e se ci provano commettono il peccato più grande che essi, preti, pastori, vescovi, fratelli che hanno ricevuto dei doni speciali di grazia e di conoscenza per servire la Parola di Dio, possono commettere!
Il peccato più grande: servirsi della Parola di Dio anzichè esserne servitore.

Perchè, secondo motivo, il tentatore, il mondo ed il suo falso principe, è sempre in agguato per tendervi tranelli ed allontanarvi dalla fede e dall’osservanza.
Vi dice, guarda quanto è falso quello, guarda quanti difetti ha quella chiesa, guarda quanti ipocriti entrano in quel tempio… E può essere vero, badate, era così ai tempi di Gesù, non è diverso oggi.
Ma tu entri, devi entrare in una chiesa per rispondere alla chiamata del Cristo e della Sua Parola, entri in una comunità per migliorare assieme a fratelli e sorelle, peccatori come te (perchè tu non sei esente da errore!), il tuo camminare in obbedienza al Verbo.

E devi farlo, devi ascoltare la Parola di Dio, devi lasciarti guidare da Essa e da chi gli obbedisce assieme a te sul retto sentiero, insieme a tuoi fratelli e sorelle; in primo luogo quelli a cui sei più vicino, tuo marito, tua moglie, i tuoi figli e figlie, la tua comunità, i tuoi fratelli e le tue sorelle.

Gesù nonostante sapesse questo, nonostante sapesse quello che oggi sentiamo nell’annuncio evangelico, non cammina da solo per le strade del suo tempo… se ne sceglie dodici, e neppure questi erano perfetti…

C’era chi voleva essere il primo, chi lo rinnegava, chi lo tradiva, chi fuorviava il suo pensiero, chi voleva incenerire chi non lo ascoltava, chi voleva colpire con una spada di uomini…
Però camminava con loro! Però annunciava loro senza sosta la Parola di Dio! Però li riempì di Spirito Santo e li mandò ad annunciare il Suo Vangelo, la Sua Parola.

E tu, e noi, vorremmo essere da meno di Nostro Signore? O ci crediamo più furbi e sapienti di Lui?

Ascoltare la Parola di Dio, obbedire alla Parola di Dio. Fatta carne, fatta Verbo nel Cristo.

Questo solo siamo chiamati a fare. Personalmente e nella Sua Chiesa.

Maranathà!

Amen.

Servo violento per il Regno (Matteo 11:11-15)

11 In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

12 Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono. 13 Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni. 14 Se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire.

15 Chi ha orecchi per udire oda.

(Matteo 11)

Icona di Giovanni Battista (particolare)
Icona di Giovanni Battista (particolare)

Il brano dell’Evangelo secondo Matteo che leggiamo oggi (Matteo 11:11-15), giovedì della seconda settimana di Avvento, racconta ancora della figura del Battista. Così sarà anche domani (Matteo 11:16-19) e così domenica prossima, III del Tempo di Attesa (Matteo 11,2-11).

Questo dovrebbe bastare a capire la centralità e l’importanza di questa figura, presentata domenica scorsa nella Seconda domenica del tempo (Matteo 3:1-12) per capire il significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

Così, mentre domenica scorsa la figura ci era presentata con le sue caratteristiche, le sue parole rivolte a chi andava da lui, il suo annuncio di Colui che era più grande di lui, nel capitolo 11 di Matteo il Battista ci viene e ci verrà presentato attraverso le parole che Gesù stesso ebbe a pronunciare su di lui.

Diverse cose ci dice oggi Gesù del Battista.

In primis, egli è il più grande fra i nati di donna, ovvero ha un compito, quello che la tradizione definisce di Precursore del Signore, che nessun altro ha mai avuto e mai avrà nella storia. La sua profezia è la più grande mai ascoltata. Egli è l’Elia che deve venire…

Ovvero, chi è capace di accogliere le parole del Battista senza scandalizzarsi, chi è capace di convertirsi, di accogliere senza sconti per sè stesso ed il proprio peccato, la predicazione del Battista, chi è capace di tutto ciò è già un bel passo avanti per riuscire ad accettare le esigenze del Regno come le proporrà, come ce le propone il Cristo, il Figlio di Dio.

Per credere, ci dice il Battista, ci vuole molta forza, molto impegno, molto coraggio. Per continuare a credere, nell’andare della propria vita, negli alti e nei bassi che questa ci propone, occorre che non venga mai meno la passione, la voglia di lottare per quello in cui la Parola di Dio ci dice che occorre credere.

Fate attenzione: non la passione tout-court, ma la passione per il Regno; non il credere in quello che ci piace credere, ma il credere nella Parola di Dio, non la voglia di lottare per la propria o l’altrui autoaffermazione, ma la voglia di lottare principalmente con sè stessi e contro coloro che provano a fare violenza al Regno di Dio, e cercano di impadronirsene.

Il versetto 12 è da leggere con la massima attenzione.

Perchè esistono diversi tipi di violenza.

Una cattiva, che è quella di chi perverte con parole di uomini la Parola di Dio, la violenza dei falsi profeti, la violenza dei cattivi maestri, dei demoni vestiti da angeli da luce. Il tipo di violenza forse più pericoloso, di chi maschera le esigenze del Regno affinchè servano ai suoi scopi tutti terreni.

Poi c’è la violenza esplicita di chi si mette direttamente al servizio del tentatore, del satana, e con tutti i mezzi, leciti ed illeciti, prova a convertire, anzi, ad in-vertire l’uomo e la donna, a metterli nella direzione opposta al Regno, a far loro credere che sia qui, in questo mondo, nelle sue credenze, la vera e sola felicità; che non esista eternità, ma solo la sua illusione. Che non esiste una sola e santa Verità, ma che le verità siano tante e che ognuno possa scegliersi la sua. La violenza di chi serve il diavolo, appunto, che dià-Bolè, che disperde i cocci della fragile umanità che noi siamo, che fa perdere il giusto cammino.

Infine c’è un terzo tipo di violenza, che potremmo definire “buona”. Quella rivolta da noi stessi verso il nostro peccato, verso tutto ciò che ci allontana da Dio e dalle esigenze del Regno. La lotta quotidiana per credere nella provvidenza divina, per sperare contro ogni speranza, per dire ogni volta, in ogni circostanza, per quanto dura e difficile ci possa sembrare, per dire ogni volta come disse Maria: Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola. La nostra anima (il femminile perciò è perfetto anche se sono uomo, maschio, io che scrivo o leggo) deve pronunciare con fede nella grazia di Dio queste parole. La nostra anima deve credere nell’efficacia di esse.

Come sempre Maria disse a Cana ai servi: Fate tutto quel che vi dirà, così anche noi siamo chiamati a comandare ai nostri sensi, alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sentimenti, di operare solo e soltanto quello che ci dice la Parola di Dio.

Come operare questa violenza buona? Con il confronto continuo e quotidiano con la Parola di Dio, con la preghiera, con quelli che la teologia “spicciola” chiama i mezzi ordinari della grazia di Dio. Che di ordinario in realtà non hanno nulla… Dio che si fa uomo, si incarna, muore per noi e dopo tre giorni risorge… la Parola immortale e senza tempo, il pane ed il vino che sono il Corpo ed il Sangue del Cristo… Realtà straordinarie che la sola grazia di Dio rende ordinarie e di facile accesso per ciascuno e ciascuna di noi.

Non ci sentiamo inferiori, fratello o sorella, per le difficoltà che incontriamo nella fede. Anche il Battista, il più grande dei nati di donna, il maggiore tra tutti i profeti, dovette inviare dei messaggeri a Gesù per innalzare la sua fede; così ascolteremo: Sei tu Colui che deve venire o occorre aspettarne un altro? E noi pretenderemmo di essere più grandi di Lui, che fu capace di riconobbere Gesù fin da quando era ancora nel grembo materno di sua madre, Elisabetta?

 

Ma potremmo esserlo… dice Gesù che il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di lui, per intendere che chi è capace della fede di cui parlavamo sopra, chi è capace di lottare con sè stesso e vincere, chi è capace di pregare senza interruzione, di essere sempre rivolto a Dio, di mettere la Parola di Dio al posto delle proprie ed altrui parole umane, quello è il più grande nel Regno dei cieli. Il più debole e disprezzato sulla terra è il più grande se lo anima solo e soltanto la fede nel Signore che viene, che è venuto, che verrà…

Maranathà!

Amen.

Il Suo giogo (Matteo 11,28-30)

28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

(Matteo 11)

Coppia di buoi aggiogati - Foto di Andrea Semplici
Coppia di buoi aggiogati – Foto di Andrea Semplici

Un altro brano di Vangelo tra i più letti, conosciuti e commentati ma, esattamente come quello di ieri, commentato a metà. Trovate in rete una infinità di commenti concentrati sui versetti 28 (Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo) e 30 (il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero). E pochissimi che trattano in forma allargata il versetto 29, che invece, non a caso, è quello centrale di questo breve brano di Vangelo (in “gergo” tecnico si chiama”pericope”, ossia “ritaglio tutto intorno”).

Il versetto 29 infatti ci dice quello che siamo chiamati a fare: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre“. Per capirlo meglio, ho messo questa foto di una coppia di buoi aggiogati, per il lavoro che devono svolgere (per i curiosi si tratta della festa lucana dell’Accettura, che si svolge a maggio di ogni anno).

La foto rende bene l’idea di cosa sia un giogo e come si indossi. Personalmente da bambino, a Raggiolo, nel paese di mio padre, ho visto diverse volte questa scena, ma oggi la conoscenza della civiltà contadina non è affatto da darsi per scontata.

Vi tornerà sicuramente in mente a cosa si riferisca Gesù, di nuovo al braccio della Croce che lui portò per le strade della via che lo conduceva a morire per il peccato degli uomini e del mondo. Quello è il giogo, il peso immenso che portava.

E quello è il peso che oggi nel Vangelo ci invita a portare; portare con pazienza, con mitezza, con amore il peso del nostro peccato, il peso della fatica di vivere, il peso della malattia… ognuno di noi sa quale sia il giogo principale della sua vita.

La differenza con il Cristo però c’è ed è grande, enorme. Egli portava da solo il peso della Croce, anche se per un tratto lo aiutò, secondo i Vangeli, un uomo di Cirene, detto Simone. Ma poi da solo sulla Croce il Signore fu innalzato, inchiodato e morì.

Noi il giogo lo portiamo come quei buoi, accoppiati. Ma non accoppiati con un altro bue, con un altro nostro simile (anche se a tanti può capitare di portare in due lo stesso peso), ma aggiogati (a volte da soli, a volte insieme, penso a tanti genitori che conosco) se abbiamo fede, al Cristo, a Colui che è, Egli soltanto, in grado non solo di aiutarci a portarlo, ma persino di sostituirsi a noi per lunghi tratti, cosicchè il giogo addirittura ci risulti dolce, ed il carico ci sembri di colpo diventuo leggero.

Nel mio ministero sacerdotale, ma non solo, in tutta la mia vita, ho conosciuto tante persone con questa fede, la fede più bella, la fede di sapersi aggiogati con il Cristo, la fede di sapersi aiutati dal Cristo, la fede di sapere che non stavano faticando da soli e senza scopo, ma che stavano faticando con Lui, in Lui, per Lui.

Ho conosciuto e conosco persone con gioghi pesanti, che portano carichi enormi, carichi che ad un altro loro amico, familiare, conoscente sembrano assurdi, pazzeschi, ma che lo fanno con il sorriso sulle labbra, che lo fanno con la forza erculea che solo la fede, solo la fede, nient’altro può dare.

E prego ogni giorno, personalmente, per avere quella stessa loro fede. E ogni tanto ci riesco, per grazia di Dio, ed allora, vi assicuro, si avvera anche il primo versetto, sento la mia anima ed il mio corpo che trovano riposo, che trovano ristoro, anche quando umanamente sono nel dolore o nell’umana disperazione. Ed oltre al sorriso, sale alle mie labbra di nuovo la preghiera. Il salmo di dolore, la lamentazione, la preghiera di domanda, si trasforma in preghiera eucaristica, in rendimento di grazie, e non mi stanco di render grazie al Signore per avermi reso partecipe della Sua forza, della Sua energia, della Sua misericordiosa grazia.

Che in ogni momento di questa nostra giornata, e di tutta la nostra forza, fratelli e sorelle, siamo sempre aggiogati all’Eterno, al Signore, al Cristo, Benedetto Egli sia.

Che con la nostra vita diciamo in continuazione la gioia di poterGli essere affiancati:

“Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a Te, Dio, Padre onnipotente,
nell’unita dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen”.

Maranathà!

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 3

25 «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?»
dice il Santo.
26 Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.

(Isaia 40)

 

Panorama sui monti Sibillini
Panorama sui monti Sibillini

La bontà nascosta della creazione

“Non vi è autore più eccellente di Dio, non vi è arte più efficace di quella del suo Verbo, né motivo migliore della creazione di qualche essere buono se non lo stesso Dio buono. Anche Platone [cf. Timeo, 28] dice che questa è la più retta causa della strutturazione del mondo, che cioè le opere buone vengano fatte dal Dio buono: sia che ciò egli abbia trovato scritto, sia che ciò abbia saputo da coloro che lo avevano letto; sia che col suo ingegno acutissimo abbia contemplato e compreso le realtà invisibili di Dio per il tramite delle realtà create, sia che lo abbia imparato da coloro che le avevano contemplate.

Ma questa causa, che cioè le realtà buone siano state create dalla bontà di Dio, questa causa, dirò, tanto giusta e idonea, che considerata diligentemente e piamente meditata risolve da sola ogni controversia sull’origine del mondo; questa causa dunque alcuni eretici non la ammettono. E ciò perché la mortalità misera e fragile della nostra carne, in conseguenza di un giusto castigo, soffre l’offesa di molte cose che non le si addicono. Così il fuoco, il freddo, le bestie feroci e cose simili. Né gli eretici considerano quanto, nel loro luogo e nella loro natura, queste realtà siano eccellenti e in quale magnifico ordine siano organizzate; quanta bellezza, ciascuna nella propria misura, portino all’universo, quasi a una comune repubblica e quanta utilità arrecano a noi, se ne usiamo con scienza e comprensione. Gli stessi veleni, infatti, che usati sconvenientemente sono pericolosi, usati con criterio si tramutano in medicamenti salutari; ma, al contrario, anche ciò di cui ci si diletta, come il cibo, la bevanda e questa luce, se usate inopportunamente o smoderatamente, si rivelano perniciose.

Con ciò la divina provvidenza ci ammonisce di non disprezzare scioccamente le cose, ma di cercarne diligentemente l’utilità; e se il nostro debole ingegno non ci riesce, dobbiamo credere che la loro utilità ci è nascosta, come ci erano nascoste le realtà che a gran fatica abbiamo poi scoperto; e la loro utilità può essere nascosta, o per nostro esercizio di umiltà, o a freno della nostra ambizione. Nessuna essenza è male, perché questo non è che il nome della privazione del bene: dalle realtà terrene alle celesti, dalle visibili alle invisibili, ve n’è tutta una gradazione, in cui alcune sono migliori delle altre; e sono disuguali, perché tutte possano esistere. E Dio è l’artefice, grande in quelle grandi, ma non piccolo in quelle piccole; e se sono piccole, poi, non sono da misurare in rapporto alla loro grandezza (che è ben poca cosa) ma in rapporto alla sapienza del loro artefice; è così nell’aspetto esterno dell’uomo: se gli si rade un solo sopracciglio, che è quasi nulla rispetto al corpo, gli si detrae molto di bellezza: questa infatti non consiste nella mole, ma nella simmetria e nella proporzione delle membra.”

Agostino, La città di Dio, 11,21-22

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 2

Così dice il SIGNORE:
«Fermatevi sulle vie e guardate,
domandate quali siano i sentieri antichi,
dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa;
voi troverete riposo alle anime vostre!

Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”

(Geremia 6,16)

Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)
Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)

Seguiamo il sentiero della Parola di Dio, senza deviare da esso. E sapremo ricostruire le nostre vite, perchè siano secondo la Sua volontà.

Amen.

Sulle Sue spalle, dietro di Lui (Matteo 18:12-14)

12 Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 13 E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 14 Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

(Matteo 18)

Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.
Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.

Uno tra i pochissimi brani, questo della pecora, o pecorella smarrita, che un italiano medio, se glielo chiedi, si ricorda a memoria. Non a caso, perchè è molto bello, citatissimo anche in arte, soprattutto in pittura.

Ma in che modo lo legge? Di solito nel modo sbagliato. Legge solo la misericordia del gesto, legge il perdono dei suoi peccati, di ogni peccato, ma lì si ferma. Non considera che si, il Signore è fonte del più grande amore e della più grande misericordia, ma a fronte di una nostra scelta chiara per Lui, per la Sua Verità.

Prima e dopo questo brano, nel Vangelo secondo Matteo, si parla di chi dà scandalo con il suo comportamento ai piccoli e di chi non ascolta la correzione fraterna fatta tramite la Parola di Dio per bocca di un fratello. Si parla cioè della verità della propria esistenza e dei propri gesti, delle proprie scelte.

A dire che non basta la misericordia, che la misericordia deve essere accoppiata con la verità, sempre e comunque.

Come dice l’autore dei Salmi (85):

10 La bontà [la misericordia] e la verità si sono incontrate,
la giustizia e la pace si sono baciate.
11 La verità germoglia dalla terra
e la giustizia guarda dal cielo.

Il Signore è buono e pietoso, non si stanca di ricercare la pecora smarrita, per darle, se ritiene, secondo la Sua volontà, di darle quella che umanamente chiamiamo “un’altra possibilità”; la cerca, se la mette sulle spalle… Perchè se la mette sulle spalle?

4 Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? 5 E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle.

(Luca 15)

Non fu un inviato, né un angelo
ma lui stesso a salvarli;
nel suo amore e nella sua benevolenza egli li redense;
se li prese sulle spalle e li portò tutti i giorni del passato.

(Isaia 63:9)

Il Signore ci mette sulle sue spalle per diversi motivi. Perchè è buono e misericordioso, ha pietà di noi, vuole sollevarci per un po’ dalla fatica del cammino, vuole aiutarci a tornare sulla retta via, vuole ricondurci all’ovile.

Ma il Signore ci mette sulle sue spalle anche perchè vuole farci capire che le nostre spalle sono al sicuro, la nostra vita è protetta davvero solo se ci ripariamo dietro la Sua Verità, solo se diventiamo parte del Suo stesso Corpo, se il nostro cuore respira all’unisono con il Suo. E sappiamo che il Signore non si è limitato a rialzarci da terra, a ricondurci dal nostro smarrimento, a rimetterci sulla nostra via così semplicemente, ma ha incarnato personalmente tutto questo, nella persona del Figlio.

Che è Via, Verità e Vita, che sulle spalle non si è preso semplicemente una pecora smarrita, ma il braccio orizzontale della croce, ossia tutto il peccato del mondo. dall’inizio alla fine dei tempi, da oriente a occidente, dall’alba al tramonto della nostra vita terrena.

Il Signore si mette sulle spalle ciascuno di noi con la Sua misericordia. Ma come una pecora poi viene poggiata di nuovo sul terreno dal pastore umano, che spera che da quel momento in poi non si smarrisca più, così anche noi siamo invitati a non peccare più, a non allontanarci più dalla Verità di Dio.

Altrimenti, se dopo riprendessimo il nostro vagare, il nostro girare disordinato, rischieremmo di finire tra le fauci di un predatore, o tra le mani di uno dei tanti falsi pastori che infestano il nostro mondo.

Restiamo saldamente allora dietro le spalle del Signore, prestando fede solo alla Sua Verità, e quando sarà il momento ci ritroveremo con colui che ama teneramente la nostra anima immortale.

Maranathà! 

Amen.