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Coraggio – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Coraggio – Il testo biblico guida

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita.
Matteo 9:20-22

 
La condizione di questa donna era disperata: impura secondo la Legge era estromessa dal tempio, le era impedito di entrare nella sinagoga e non c’era modo che avesse relazioni con altre persone. Tutto ciò perché quanti sarebbero venuti in contatto con lei sarebbero stati “impuri”.

Religiosamente abbandonata a sé stessa, per dodici anni si affida alle cure mediche del tempo, dilapidando non solo le sue risorse economiche, ma venendo sottoposta a delle terapie che oggi ci farebbero sorridere.

Coraggio – Pronti a tutto

Di fronte a un dramma personale si è pronti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità. Facile giudicare dall’esterno. Nonostante gli sforzi per lei però non ci fu soluzione, fin quando non incrociò Gesù.

La sua fede la spinse a non badare alla Legge: chissà quanti aveva toccato prima di arrivare al Maestro.

Quel toccare Gesù era contrario alle disposizioni del tempio, ma quando afferrò la veste accadde l’imprevedibile che lei sperava. Non contaminò il Cristo, e Questi la sanò.

Coraggio – Andiamo a Cristo

Quando andiamo a Cristo non ci sarà peso, contaminazione, afflizione da limitarne l’opera. Anzi Egli riconoscerà la nostra audacia e testimonierà del nostro coraggio: “la tua fede ti ha …”. Per questo allora: “Coraggio”.

Ignaz Semmelweis


Quando si dice che basta poco …

Alla fine del 1800, il dottor Ignazio Filippo Semmelweis scoprì che il 10 percento delle donne che andava alla sua clinica moriva di febbre puerperale, mentre il tasso di mortalità di una clinica vicina era inferiore al 4.

Osservò così che nella sua clinica i dottori passavano direttamente dalle autopsie a far nascere dei bambini e concluse che i corpi contaminavano le loro mani e causavano la febbre letale.

Allora iniziò a consigliare ai dottori di strofinarsi le mani con una soluzione disinfettante.

Alcuni suoi colleghi però credevano che fosse assurdo pensare che le mani di un dottore potessero essere impure o causare malattie. Ma Semmelweis insistette, stabilì come regola che i dottori della sua clinica si lavassero le mani prima di prendere un parto.

Di conseguenza, il tasso di mortalità scese subito del 90 percento. Nonostante i risultati incredibili del dottore ungherese, la mentalità di molti dottori di quel tempo non cambiò.

Coraggio - Devotional
Coraggio – Devotional

Lettura settimanale della Bibbia

11 settembre   Isaia 23-24; Marco 5-6
12 settembre   Isaia 25-26; Marco 7-8
13 settembre   Isaia 27-28; Marco 9-10
14 settembre   Isaia 29-30; Marco 11-12
15 settembre   Isaia 31-32; Marco 13-14
16 settembre   Isaia 33-34; Marco 15-16
17 settembre   Isaia 35-36; Luca 1-2

Crux, Hostia, Virgo

Crux, Hostia, Virgo – cos’è?

È la triade di cui parla il Card. Robert Sarah nel suo libro “Dio o niente – Conversazione sulla fede con Nicolas Diat“, che ho letto questa estate*.

A questa triade bisogna che il cristiano si conformi.

Non mi soffermo tanto su quello che ne dice lui, quanto sulla triade “parallela” che mi è venuta in mente leggendo il libro e pregando sulla Parola di Dio di cui questo è pieno.

La triade dei consigli evangelici, la castità, la povertà, l’obbedienza.

La Crux, la Castità

La Crux, la Croce, come la castità negli affetti, nei sentimenti, ed in ogni aspetto della vita.
La Castità nel considerare il mondo con l’intenzione con cui il Suo Signore lo ha creato.
Laddove l’asse orizzontale della Croce, la vita degli uomini nella storia, la condizione umana, ha senso solo se innestata sull’asse verticale della Croce, il rapporto con Dio.
O è destinata inesorabilmente a cadere rovinosamente al suolo.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

L’Hostia, la Povertà

L’Hostia, l’ostia consacrata, come la povertà; la povertà cui siamo chiamati come comunità, la povertà cui ciascuno di noi personalmente è chiamato nel considerare noi stessi come qualcuno che è disposto a lasciarsi “mangiare” dal mondo, perchè la Parola di Dio lo consacri a sè.

L’Hostia, l’Eucaristia come il continuo rendimento di grazie cui siamo chiamati, come il lasciare che sia mangiato il nostro corpo, che sia bevuto il nostro sangue nobilitati dalla consapevolezza di dover essere pane spezzato e vino versato per la salvezza del mondo, ad immagine del nostro Unico Salvatore e Redentore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

La Virgo, l’Obbedienza

La Virgo, la Vergine, Maria come l’Obbedienza piena, assoluta alla Parola di Dio.

Quando non capisco il comando del Signore, il mio parlare sia: Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Quando sono chiamato ad agire, che io obbedisca al consiglio che Maria dà ai servi a Cana: Fate tutto quello che Egli vi dirà.

Quando il mondo mi critica, mi deride, mi percuote, mi perseguita, che io abbia la stessa ferma fede di Maria (Stabat Mater…) di rimanere fermo sotto la Croce del Mio Unico Signore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

E si torna alla Crux, al primo elemento della triade. Perchè questa “triade” in realtà è un unico atteggiamento di abbandono al Signore. Così come le tre Persone divine rimandano all’Unico Signore, così i tre consigli evangelici rimandano all’imitazione dell’Unico Cristo, vero Dio e vero uomo, cui ognuno di noi deve tendere.

Amen. Alleluia.

 

La Social Education secondo Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè e la Social Education

Il 7 settembre, ossia solo due giorni fa, l’amica e professionista del web, Rosa Giuffrè ha pubblicato il suo secondo libro, dedicato al tema della Social Education, ovvero, recita il sottotitolo, “Vivere senza rischi Internet e i Social Network“.

Conoscendo la qualità dell’autrice l’ho prenotato “a scatola chiusa”, …come Arrigoni! (citazione che vi dice tutto della mia età!) su Amazon e l’ho letteralmente divorato in due giorni, tra ieri ed oggi approfittando, oltre che delle solite due ore sui mezzi pubblici, anche del giorno di riposo di oggi.

Il primo lavoro di Rosa aveva il chilometrico titolo di “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale” e voleva essere un invito chiaro alle aziende, specie alle PMI, a rilanciare il loro business anche imparando ad usare ed a sfruttare al meglio, all’usare in modo positivo i più moderni strumenti disponibli sul web.

Il positivo di Rosa

Positivo è anche l’obiettivo del secondo libro di Rosa che, visto diventare in buona parte patrimonio comune delle imprese e dei singoli l’obiettivo del suo primo libro, ora, assieme a Giovanni Fasoli, suo collega ed autore della prefazione del testo, partner nel sito SocialEducation.It  (“Riflessioni e input su come abitare la Rete e comunicare nei social network in modo sereno, efficace e senza rischi“) si occupa dei rischi che il lavoro in rete e nei social network comporta.

Non solo per le Aziende, ma per tutti quelli che Rosa definisce “adulti tardivi digitali” tra cui sono tanti di noi, tante persone che “vivono quotidianamente l’ambiente dei social network per piacere, hobby, per cercare lavoro o sviluppare nuove relazioni professionali di successo“.

Social Education

I temi affrontati nel libro

I temi affrontati nel libro sono della massima attualità, ne leggiamo sui giornali cartacei ed online ogni giorno, ogni giorno sentiamo notizie che trattano di identità violate online, di bullismo cyber, di privacy, di fake news, di cyberstalking, ecc…

Il pregio del libro di Rosa è affrontare tutte queste tematiche con il suo linguaggio chiaro, trasparente direi; senza sottointesi, senza retropensieri, ma, pur nella consapevolezza della complessità della materia, con la massima franchezza, con quella che mi sento di definire la parresìa, la ricerca della verità sugli strumenti e usi comportamenti che entrano in gioco nel (non sempre!) magico mondo del web.

E, scoperta la verità sui social network, capito cos’è la social education, con Rosa (e con Sonia Monticelli!), nell’ultimo interessantissimo e denso nono capitolo, si impara anche con che strumenti difendersi e come!

Acquistare il libro è facile, lo trovate sul sito dell’editore Flaccovio o su Amazon, come preferite. E vale tutta la spesa!

 

La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Premesse

Domani, Domenica 10 settembre, Giorno del Signore, XXIII del Tempo Ordinario, la tematica proposta alla nostra attenzione dalle letture del giorno è quella della correzione fraterna.

Che non è, a leggere sia il profeta Ezechiele che il Vangelo di Matteo (a proposito, le letture: Ezechiele 33,7-9; Salmo 94; Romani 13,8-10; Matteo 18,15-20) un banale optional per il cristiano e per le comunità che portano questo nome, ma è un preciso dovere.

Giudizio e discernimento

Se qualcuno si comporta contro la Parola di Dio, contro la Sua Legge, contro i suoi insegnamenti, tu, proprio tu, non puoi fare finta di non vedere, non puoi fare finta di niente, non puoi mascherarti, come vorrebbe la vulgata moderna, la finta sapienza religiosa e buonista dei nostri giorni, da tollerante, buonista e non giudicante.

Non devi giudicare, certo, nel senso di dare un giudizio compiuto e definitivo, perchè l’ultima Parola, come la prima Parola del resto, è di Dio, ed è solo Dio quello che “la dirà tutto” sul comportamento di questo o quello, oltre che sul tuo.

Ma devi giudicare, nel senso di discernere, quello che è secondo la Parola di Dio e quello che non lo è. Devi denunciarlo, prima di tutto al tuo fratello, e poi anche quando serve o è necessario pubblicamente.

Dio non è buonista, come non lo è il Cristo. Dio è buono, Dio è misericordioso, nel senso che vuole il nostro bene, e che è paziente verso i nostri peccati. Ma vuole che ci comportiamo secondo il Suo Evangelo e non secondo quello che dice “buono” o da approvare il mondo!

Il mondo ha un altro principe! Non ce lo ripeteremo e ricorderemo mai abbastanza. La logica del mondo non è quella di Dio, e non la sarà mai. La Città di Dio non è roba di questo mondo! Nessun uomo, neppure “buono”, religioso, santo riuscirà mai a costruirla qui, su questa terra.

Potremo forse, qui, costruire una città ricca, una città prospera, ma questa sarebbe solo la nostra rovina… perchè l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono, dice il salmista. Scambia il benessere per il bene, il tesoro del cielo con le ricchezze terrene, l’eternità con la prosperità ed il benessere.

Conclusioni

Quindi: il giudizio ultimo va lasciato a Dio, ma la correzione fraterna, il discernimento secondo il Vangelo, secondo la Parola di Dio va operato, sempre, a partire da chi ci è più vicino. Se lo amiamo in modo particolare va fatto con particolare attenzione. O non è vero che lo amiamo, o non è vero amore, e lo trascineremo nella nostra stessa rovina.

Ricordate quanto dice Gesù. Se tacerete voi, grideranno persino le pietre… e non servirà nascondere il nostro peccato, anche semplicemente quello di omissione, di omessa denuncia, di omessa correzione, sotto tonnellate di roccia. Perchè il grido di colui al quale è stata fatta ingiustizia, griderà dal suolo, come quello di Abele, ed arriverà comunque al Nostro Signore.

La correzione fraterna - XXIII Domenica del Tempo Ordinario
La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Calice del Fuoco Divino

Il Calice del Fuoco Divino

Un giorno, san Sergio sta celebrando la Divina Liturgia, ed è sorpreso nel vedere il suo discepolo Simone come paralizzato, attonito, tremante.

Dopo la Divina Liturgia, san Sergio chiede a Simone cosa gli sia accaduto.

Risponde Simone: “Sin dall’inizio ho visto un fuoco che incombeva sull’altare della protesi , poi come un turbine ha avvolto tutto l’Altare, e al momento della Comunione il fuoco si è raccolto nel Santo Calice, e noi lo abbiamo bevuto”.

San Sergio è stupito per la reazione di Simone, e gli dice:

“Figlio, perché sei così atterrito solo perché per una volta hai visto con i tuoi occhi ciò che avviene in ogni Divina Liturgia?

Lo Spirito Santo concelebra sempre con noi; il Calice eucaristico è sempre traboccante del Fuoco Divino!

IL Calice del Fuoco Divino
IL Calice del Fuoco Divino

La Natività di Maria secondo Sant’Andrea di Creta

La Natività di Maria secondo Sant’Andrea di Creta

La seconda lettura dell’Ufficio delle Letture di oggi parla del duplice beneficio che è derivato a tutti noi credenti dal “Fiat” dal “Si” senza riserve di Maria alla Parola di Dio come le fu rivolta dall’angelo. Nel giorno in cui le tradizioni cattolica ed ortodossa ricordano la nascita della Vergine.

L’immagine simbolo per il sottoscritto è quella che segue, ripresa dal mosaico absidale della Basilica di Santa Maria in Trastevere, dove ho… studiato il catechismo e i Vangeli stupendomi davanti ai brillanti mosaici medievali del Cavallini.

La Natività di Maria
La Natività di Maria

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo

(Disc. 1; PG 97, 806-810)
Le cose vecchie sono passate,
ecco ne sono nate di nuove

«Il termine della legge è Cristo» (Rm 10, 4).

Si degni egli di innalzarci verso lo spirito ancora più di quanto ci libera dalla lettera della legge.
In lui si trova tutta la perfezione della legge perché lo stesso legislatore, dopo aver portato a termine ogni cosa, trasformò la lettera in spirito, ricapitolando tutto in se stesso.

La legge fu vivificata dalla grazia e fu posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda. Ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e confusioni.

Tuttavia la legge, che prima costituiva un onere gravoso e una tirannia, diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà.

Non siamo più schiavi

In questo modo non siamo più «schiavi degli elementi del mondo» (Gal 4, 3), come dice l’Apostolo, né siamo più oppressi dal giogo della legge, né prigionieri della sua lettera morta.

Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana.

La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci venne elargito.

Il duplice beneficio

La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio.

La beata Vergine Maria ci fa godere di un duplice beneficio: ci innalza alla conoscenza della verità, e ci libera dal dominio della lettera, esonerandoci dal suo servizio. In che modo e a quale condizione? L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno, e la grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù della legge.

La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità, e come alla prima alleanza succeda la nuova.

La Creazione esulti e canti di gioia

Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prender parte all’odierna liturgia. Insieme la festeggino coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli.

Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore.

Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Quale segno?

Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona».

Luca 11:29

Siamo costantemente alla ricerca di un segno, di un miracolo o un’indicazione divina.

Il testo di Luca ci dice che degli estranei quali la regina di Seba e i niniviti hanno fatto stima della rivelazione di Dio senza vedere alcuna manifestazione soprannaturale.

La realtà è che oggi, come allora, “questa generazione è malvagia”, ossia cattiva nella natura e nella condizione. Fino a quando sarà in questo stato nessun segno potrà mai produrre un risultato duraturo. Senza una sincera e onesta presa di coscienza non ci sarà cambiamento.

La storia di Giona

La storia di Giona ci dice che sovente siamo prima noi a non credere al “cambiamento/ravvedimento”. Accade così che in molte chiese sta sparendo il messaggio della conversione, preferendo parlare di “partecipazione”.

Come Giona limitiamo l’azione di Dio, resistiamo allo Spirito con le nostre convinzioni, cerchiamo un messaggio alternativo a quello che siamo inviati a proclamare.

La nostra “malvagità” nasconde, allontana e finanche cancella il volto di Dio. Le questioni personali hanno il sopravvento sulla missione ricevuta e l’effetto sono “segni diversi” che deviano e allontanano le persone.

Torniamo a predicare Cristo crocifisso e la misericordia di Dio che incontra chi si ravvede.

Giona, un santo noioso e pesante…

Lutero scrisse che “Giona è un ‘santo’ noioso e pesante che è arrabbiato a causa della misericordia di Dio per i peccatori”.

Tuttavia è un figlio amatissimo da Dio al quale sembra rivolgersi senza inibizioni, quasi senza timore, ma in realtà ne ha e come.

Dio non liquida con superficialità il servo disobbediente, ma continua a seguirlo, e a chiamarlo a “combattere con lui” fino a riportarlo alle sue responsabilità.

Dio desidera che Giona trovi la sua chiamata profetica andando oltre le convinzioni e le false certezze che il proprio ambiente e le tradizioni del tempo gli impongono.

Giona (e noi con lui) è sfidato ad accogliere coloro che lui stesso aveva escluso, facendo i conti con la misericordia di Dio per lui inaccettabile. (Puoi approfondire leggendo il mio scritto “Giona, l’inaccettabile misericordia di Dio”).

Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

04 settembre Isaia 9-10; Matteo 19-20

05 settembre Isaia 11-12; Matteo 21-22

06 settembre Isaia 13-14; Matteo 23-24

07 settembre Isaia 15-16; Matteo 25-26

08 settembre Isaia 17-18; Matteo 27-28

09 settembre Isaia 19-20; Marco 1-2

10 settembre Isaia 21-22; Marco 3-4

La Dichiarazione di Nashville

La Dichiarazione di Nashville

(traduzione a cura del pastore Paolo Castellina)

Un’affermazione sulla concezione biblica ed evangelica sulla sessualità umana che risponde all’attuale tentativo di accettare e benedire omosessualità e transgenderismo nella società e in diverse chiese.

Pubblicata il 29 agosto 2017 dal “Council on Biblical Manhood and Womanhood” (Concilio sulla maschilità e femminilità biblica) e firmata originariamente da 150 leader evangelici, fra i quali: R. Albert Mohler, John Piper, James Dobson, D. A. Carson, John Mc Arthur, R. C. Sproul, Ligon Duncan, Alistair Begg, Matt Chandler, Jack Graham. Qui il link per firmare: https://cbmw.org/nashville-statement#sign-popup

https://sites.google.com/site/confessionidifede/dichiarazione-di-nashville-2017

Preambolo
“Riconoscete che l’Eterno è DIO; è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi” (Salmo 100:3 ND).

All’alba del XXI secolo i cristiani evangelici si trovano in un periodo di transizione storica. Mentre la cultura occidentale sta diventando sempre più post-cristiana, essa si è imbarcata in una massiccia revisione di che cosa significhi essere umani. Nel suo complesso, lo spirito della nostra epoca non discerne più la bellezza del disegno creativo di Dio per gli esseri umani, né se ne rallegra. Sono molti coloro che negano che gli esseri umani siano stati creati per la gloria di Dio, e che i suoi buoni propositi per noi includano la nostra costituzione personale e fisica come maschi e femmine. È diventato comune pensare che l’identità umana come maschio e femmina non faccia parte del bel piano di Dio, ma che sarebbe espressione solo delle preferenze autonome dell’individuo. Il sentiero che porta ad una gioia piena e durevole per le sue creature viene così rimpiazzato dal sentiero di miopi alternative che, presto o tardi, rovineranno la vita umana e disonoreranno Dio.

Questo spirito secolarista della nostra epoca pone una grande sfida alla chiesa cristiana. La chiesa del Signore Gesù Cristo perderà forse le sue persuasioni bibliche, chiarezza e coraggio, per fondersi con lo spirito del tempo? Oppure si atterrà strettamente alla parola della vita, attingendo coraggio da Gesù e proclamando senza vergogna la sua via come via della vita? Manterrà una chiara testimonianza contro-culturale verso un mondo che sembra ineluttabilmente destinato alla rovina?

Siamo persuasi che la fedeltà nella nostra generazione significhi dichiarare di nuovo la vera storia del mondo e come in esso ci dobbiamo collocare – in particolar modo come maschi e femmine. Le Scritture cristiane insegnano che non vi è che un Dio che solo è Creatore e Signore di tutti. A lui solo ogni persona deve riconoscenza gioiosa e totale adesione. Questa è la via non solo per glorificare Dio, ma anche per conoscere noi stessi. Dimenticare il nostro Creatore significa dimenticare chi siamo, perché egli ci ha fatti per lui. E non possiamo conoscere noi stessi senza conoscere veramente colui che ci ha fatti. Non ci siamo fatti da soli. La nostra vera identità come persone maschili e femminili, ci è stata data da Dio. Non solo è folle, ma anche senza speranza, cercare di rendere noi stessi ciò che Dio non ci ha creati ad essere.

Noi crediamo che il disegno di Dio per la sua creazione e la sua via di salvezza serva per dare a lui la gloria più grande ed essere per il massimo nostro bene. I buoni piani di Dio ci forniscono la più grande libertà. Gesù disse d’essere venuto affinché avessimo vita e vita in misura sovrabbondante. Egli è per noi, non contro di noi. Quindi, nella speranza di servire la Chiesa di Cristo e di testimoniare pubblicamente i buoni propositi di Dio per la sessualità umana rivelati nelle Scritture cristiane, presentiamo le seguenti affermazioni e negazioni.

Articolo 1

NOI AFFERMIAMO che Dio ha progettato il matrimonio come un patto dal carattere sessuale, procreatore e permanente di un uomo e di una donna che si uniscono come marito e moglie, il cui significato rimanda all’alleanza d’amore tra Cristo e la sua sposa, la chiesa.

NOI NEGHIAMO che Dio abbia inteso il progetto del matrimonio come comprendente anche il rapporto fra persone dello stesso sesso, di poligamia o di poliamore. Noi pure neghiamo che il matrimonio sia un semplice contratto umano piuttosto che un patto stabilito davanti a Dio.

Articolo 2

NOI AFFERMIAMO che la volontà rivelata di Dio per ogni persona sia la castità fuori dal matrimonio e la fedeltà nell’ambito del matrimonio.

NOI NEGHIAMO che l’affetto, il desiderio o l’impegno personale possa mai giustificare rapporti sessuali prima o al di fuori del matrimonio; né giustificano forma alcuna di immoralità sessuale.

Articolo 3

NOI AFFERMIAMO che Dio ha creato Adamo ed Eva, i primi esseri umani, a sua immagine, uguali di fronte a Dio come persone, e distinti come maschio e femmina.

NOI NEGHIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine li rendano meno che uguali quanto a dignità o valore


Articolo 4

NOI AFFERMIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine riflettono l’originale progetto creativo di Dio e che sono intese per il bene e il compimento dell’essere umano.

NOI NEGHIAMO che tali differenze siano il risultato della Caduta o che siano una tragedia da superare

Articolo 5

NOI AFFERMIAMO che le differenze fra le strutture riproduttive dei maschi e delle femmine sono componente integrale del progetto di Dio per la comprensione della propria identità come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che anomalie fisiche o condizioni psicologiche possano vanificare il legame stabilito da Dio fra sesso biologico e comprensione di sé stessi come maschio o femmina.

Articolo 6

NOI AFFERMIAMO che coloro che nascono con una disfunzione fisica nel loro sviluppo sessuale, sono creati ad immagine di Dio ed hanno dignità e valore uguale a tutti gli altri portatori di quell’immagine. Essi sono riconosciuti dal nostro Signore Gesù Cristo nelle sue parole: “Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita” (Matteo 19:22). Come tutti gli altri, essi sono benvenuti come fedeli seguaci di Gesù Cristo e dovrebbero accogliere il loro sesso biologico nella misura che possa essere conosciuto.

NOI NEGHIAMO che ambiguità al riguardo del sesso biologico di una persona la rendono incapace di vivere una vita fruttuosa in gioiosa obbedienza a Cristo.


Articolo 7

NOI AFFERMIAMO che il comprendere sé stessi come maschi o femmine debba essere definito dai santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione come rivelati nelle Scritture.

NOI NEGHIAMO che adottare una comprensione di sé stessi di tipo omosessuale o transagender sia coerente con i santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione.

Articolo 8

NOI AFFERMIAMO che le persone che sentono attrazione sessuale per lo stesso sesso possano vivere una vita ricca e fruttuosa che piace a Dio attraverso la fede in Gesù Cristo, perché essi, come tutti i cristiani, camminano in purezza di vita.

NOI NEGHIAMO che l’attrazione sessuale per lo stesso sesso sia parte della bontà naturale della creazione originale di Dio, o che metta una persona al di fuori della speranza dell’Evangelo.

Articolo 9

NOI AFFERMIAMO che il peccato distorce il desiderio sessuale allontanandolo dal patto nuziale e rivolgendolo verso l’immoralità sessuale – una distorsione questa che include sia l’immoralità omosessuale che eterosessuale.
NOI NEGHIAMO che un fenomeno durevole di desiderio per l’immoralità sessuale giustifichi un comportamento sessuale immorale.

Articolo 10

NOI AFFERMIAMO che sia peccaminoso approvare l’immoralità sessuale o il transgenderismo e che tale approvazione costituisca un allontanamento essenziale dalla fedeltà e testimonianza cristiana.

NOI NEGHIAMO che l’approvazione dell’immoralità omosessuale o del transgenderismo sia una questione moralmente indifferente rispetto alla quale possano essere accettate diversità di opinione da parte di cristiani altrimenti fedeli – essere d’accordo di non essere d’accordo.


Articolo 11

NOI AFFERMIAMO che sia nostro dovere dire sempre la verità con amore, incluso quando parliamo di o ad un altro come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che vi sia un qualsiasi obbligo di parlare in modo tale da disonorare i progetti di Dio nei suoi portatori di immagine come maschi e femmine.

Articolo 12

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo conceda sia un perdono misericordioso che potenza di trasformazione, e che questo perdono e potenza metta in grado un seguace di Gesù di mortificare i desideri peccaminosi e di camminare in maniera degna del Signore.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sia insufficiente per perdonare ogni peccato sessuale e di dare potenza di santità ad ogni credente che so senta attratto a commettere un peccato sessuale.

Articolo 13

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo metta in grado i peccatori ad abbandonare una comprensione transgender di sé stessi e, per la divina tolleranza, di accettare il legame, stabilito da Dio fra il proprio sesso biologico e la propria comprensione d’essere maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sanzioni comprensioni di sé stessi che siano in contrasto con la volontà rivelata di Dio.

Articolo 14

NOI AFFERMIAMO che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare peccatori e che attraverso la morte e risurrezione di Cristo siano disponibili il perdono dei peccati e la vita eterna a tutti coloro che si ravvedono dai propri peccati e confidano in Cristo soltanto come Salvatore.

NOI NEGHIAMO che il braccio del Signore sia troppo corto per salvare o che un qualsiasi peccatore sia oltre la possibilità d’esserne raggiunto.

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11).

Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza.
Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo.
Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.

Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore.
Era la luce che mi ha creato.
E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

O eterna verità e vera carità e cara eternità!

O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareva di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».

Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create.

Eri con me ed io non ero con te.

Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Apostolo, epistola e stola

Apostolo, epistola e stola

Oggi, prima della liturgia, con padre Angelo discutevamo di Pietro e Paolo, della complementareità dei loro ruoli. Semplificando, Pietro che governa la Chiesa “costituita”, “ad intra” per così dire, e Paolo che è il missionario per eccellenza “ad extra”, l’annunciatore senza pause e senza sconti, si, si, no, no, di quello stesso Cristo di cui nel Vangelo oggi Pietro proclama l’assoluta primazia.

Pietro e Paolo - Apostolo, epistola e stola
Pietro e Paolo – Apostolo, epistola e stola

Il cosiddetto primato di Pietro in questo senso ha una logica, Pietro è colui che custodisce chi è mandato. Pietro è colui che custodisce il Mandato, la fede nella sua integrità.

Paolo è colui che annuncia quella fede, quel Cristo, nella fedeltà piena a quel Mandato, a chi la fede ancora non la conosce,o non la conosce in pienezza, o non ha mai sentito neppure parlare di Cristo.

Apostolo ed Epistola

Mentre, per dirla al modo rabbinico, ci scagliavamo addosso parole di Dio!, ci è venuta in mente per definire Pietro e Paolo la similitudine coi termini greci per definire l’Apostolo e l’Epistola.

Pietro il primo Apostolo, il primo “mandato da” Cristo per confermare nella fede i propri fratelli e Paolo, l’infaticabile scrittore di Epistole, “mandate a”, “mandate verso”, mandate alle genti, mandate ai pagani, mandate alle prime comunità domestiche e cittadine, per chiarire i dubbi, “mettere i puntini sulle i”, dirimere le controversie solo e soltanto sulla base della Parola di Dio.

Apostolo ed Epistola nella Treccani

apòstolo s. m. [dal lat. tardo apostŏlus, gr. ἀπόστολος, der. di ἀποστέλλω «inviare»]. – 1. a.Ciascuno dei dodici discepoli di Gesù Cristo, da lui scelti come speciali collaboratori e continuatori dell’opera sua; il nome è tradizionalmente esteso anche ad altri missionarî del cristianesimo primitivo ad essi assimilati, come s. Paolo (adelle Genti e spesso l’A. per eccellenza, spec. in citazioni).

epìstola s. f. [dal lat. epistŭla o epistŏla, gr. ἐπιστολ, der. di ἐπιστέλλω «inviare»].  — b. Nel linguaggio eccles., sono così chiamate le lettere degli apostoli che fanno parte del Nuovo Testamento (per es., le edi s. Paolo).

La stola, sintesi dell’Apostolo e dell’Epistola

Non bisogna però (questa è solo farina del mio sacco, non fa parte della conversazione di stamani) contrapporre, opporre Pietro a Paolo o Paolo a Pietro! Perchè essi hanno in comune la stola sacerdotale, ovvero l’essere stati entrambi, ciascuno a suo proprio modo, rivestiti da Cristo dei propri compiti. L’avere entrambi gettato via l’uomo vecchio, il vecchio Adamo, per rivestirsi dell’uomo nuovo, Gesù, il Cristo.

Apostolo, epistola e stola
Apostolo, epistola e stola

La stola nella Treccani

stòla s. f. [dal lat. stola, che è dal gr. στολ «abito», der. di στέλλω «vestire»]. — 2. a. Paramento ecclesiastico indossato nelle funzioni liturgiche dal vescovo, dal sacerdote e dal diacono, come distintivo di onore: è costituito da una striscia di lino, di lana o di seta, ricamata e ornata, dello stesso colore della pianeta, che viene portata intorno al collo in modo che le due estremità ricadano sul davanti.

στέλλω, il verbo greco

1 collocare, disporre in ordine di battaglia
2 mettere in ordine, preparare, allestire, fornire, equipaggiare, armare
3 addobbare, ornare, vestire
4 mandare per uno, chiamare, fare venire, invitare
5 portare, mandare, inviare, spedire
6 andare, venire, navigare, veleggiare, specialmente medio
7 ammainare, raccogliere le vele, anche medio
8 ritirare, ritrarre
9 (medio) prepararsi, armarsi, vestirsi