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Le campane di Montemonaco e la gioia dell’essere insieme

Domani nel mio “paese del cuore”, Montemonaco, sui monti Sibillini, si terrà un insolito concerto di campane. Tutte o quasi le campane delle frazioni, recuperate dopo il terremoto, sono state “incastellate”, credo si dica così, assieme e verranno fatte suonare.

Se ricordo bene quanto ho letto, anche ai bambini sarà dato modo di farle rintoccare con una apposita “tastiera”.

Me le ricordo bene tutte o quasi quelle campane. Quelle di San Benedetto a Montemonaco o di Isola San Biagio spesso le ho anche fatte suonare o suonate, a corda, in prima persona.

E’ bella la campana. Il suo suono è bello. Ma è bello soprattutto il suo significato. Perchè richiama all’idea stessa di non essere soli, di essere comunità, di essere popolo.

Richiama alla bellezza dello stare insieme. Richiama alla giustizia infallibile del tempo, al tempo che è dono del Signore. Al tempo che passa uguale per ogni uomo ed ogni donna. Al tempo terreno che ha un’inizio (lo scampanio festoso per una nascita) ed una fine (le campane a martello per chi ritorna al Padre).

Richiama alla festa, alla gioia del Risorto… la Distesa… Richiama alla preghiera… il Cenno, l’Ave Maria, il Vespro…

Di fondo richiama alla comunità dicevo, all’essere comunità ecclesiale, all’essere chiesa.

Perciò oggi, in tempi di solitudini, di solipsismo, di suoni indistinti, a tanti la campana non piace.  Perchè oggi molti, troppi, amano vivere da soli, amano il loro privato, hanno trasformato il silenzio della preghiera nel silenzio del frastuono.

Eh, si, perchè il frastuono può essere silenzioso. Macchine, musiche, cellulari, televisioni, suonerie degli smartphone, che ci assordano ai rumori veri, ai richiami vivi dell’altro o dell’altra, alla campana che suona per te, per me, per tutti.

 

Campane di Montemonaco (foto ripresa da Mimma Bei)
Campane di Montemonaco (foto ripresa da Mimma Bei)

 

Campane di Montemonaco (foto ripresa da Piceno Time)
Campane di Montemonaco (foto ripresa da Piceno Time)

Convèrtiti nel tempo favorevole!

Convèrtiti nel tempo favorevole

Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Catech. I, 2-3. 5-6; PG 33, 371. 375-378)

Un testo da leggere e da meditare, su cui pregare, in vista del Giorno del Signore che celebreremo domani.

Se vi è qualcuno schiavo del peccato, si disponga per mezzo della fede a rinascere libero nell’adozione filiale. E dopo aver abbandonato la pessima schiavitù dei peccati e aver conseguita la beata schiavitù del Signore, sia stimato meritevole di ottenere l’eredità del regno celeste.

Per mezzo della conversione spogliatevi dell’uomo vecchio che si corrompe dietro i desideri ingannatori, per rivestire l’uomo nuovo che si rinnova conforme alla conoscenza di colui che lo ha creato.

Acquistate attraverso la fede il pegno dello Spirito Santo, perché possiate essere accolti nelle dimore eterne. Accostatevi al mistico contrassegno, perché vi si possa distinguere bene fra tutti.

Siate annoverati nel gregge di Cristo, santo e ben ordinato, così che posti un giorno alla sua destra possiate ottenere la vita preparata come vostra eredità.

Quelli infatti ai quali rimane ancora attaccata, come fosse una pelle, la ruvidezza dei peccati, prendono posto alla sinistra, per il fatto che non si sono accostati alla grazia di Dio, che viene concessa, per Cristo, nel lavacro di rigenerazione.

Certamente non parlo della rigenerazione dei corpi, ma della rinnovata nascita dell’anima. I corpi infatti sono generati per mezzo dei genitori visibili, le anime invece vengono rigenerate attraverso la fede, e infatti: «Lo Spirito soffia dove vuole».

Allora, se ne risulterai degno, potrai sentirti dire: «Bene, servo buono e fedele» (Mt 25, 23), sempre che tu sia trovato esente nella coscienza da ogni impurità e simulazione.

Se dunque qualcuno dei presenti pensa di tentare la grazia di Dio, si inganna da se stesso, e ignora il valore delle cose. Procurati, o uomo, un’anima sincera e priva di inganno, per colui che scruta mente e cuore.

Il tempo presente è tempo di conversione. Confessa ciò che hai commesso sia con la parola che con l’azione, sia di notte che di giorno. Convèrtiti nel tempo favorevole, e nel giorno della salvezza accogli il tesoro celeste.

Ripulisci la tua anfora, perché accolga la grazia in misura più abbondante; infatti la remissione dei peccati viene data a tutti egualmente, invece la partecipazione dello Spirito Santo viene concessa in proporzione della fede di ciascuno.

Se hai lavorato poco riceverai poco, se invece avrai fatto molto, molta sarà la mercede. Quanto fai, lo fai per il tuo bene. È nel tuo interesse considerare e fare ciò che ti conviene.

Se hai qualcosa contro qualcuno, perdona. Se ti accosti per ricevere il perdono dei peccati, è necessario che anche tu perdoni a chi ha peccato.

Convèrtiti - Cirillo di Gerusalemme
Convèrtiti – Cirillo di Gerusalemme

Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli

Antifona

Chi si fa piccolo come un bambino
sarà il più grande nel regno dei cieli.

SALMO 130 Confidare in Dio come il bambino nella madre
Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11, 29).

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore *
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi, *
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno †
come bimbo svezzato in braccio a sua madre, *
come un bimbo svezzato è l’anima mia.

Speri Israele nel Signore, *
ora e sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona

Chi si fa piccolo come un bambino
sarà il più grande nel regno dei cieli.

Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli.
Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli.

Ricordando Tommaso, nel nome di mio padre, Giovanni

Il nome di mio padre

Il nome di mio padre era Giovanni. Giovanni Zacchi, fu Michele, come si diceva un tempo.

Mio padre festeggiava il compleanno il 3 luglio, e come secondo nome gli misero quello dell’Apostolo che la chiesa cattolica ricorda in questo giorno, Tommaso appunto.

Poi ne aveva altri due di nomi. Pio, come il Pontefice allora regnante e Maria, che nella mia famiglia veniva dato come terzo o quarto nome a tutti, maschi o femmina che fossero. Per ricordarci, così mi disse una volta mia nonna, che come Maria dovevamo conoscere, meditare ed obbedire alla Parola di Dio.

L’apostolo Tommaso

Ne racconta la storia il Vangelo secondo Giovanni:

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

(Giovanni 20:24-29)

Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre
Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre

La fede di Tommaso

La fede di Tommaso, potreste chiedervi? In effetti  a causa di questo racconto, letto spesso in modo superficiale, il nome di Tommaso è più spesso legato all’incredulità. Al fatto che egli non abbia creduto agli altri apostoli che gli dicevano di aver incontrato il Risorto e che abbia avuto bisogno di mettere le mani nelle ferite di Gesù per credere.

Diciamola tutta. Spesso ci ha fatto sentire migliori Tommaso. Perchè noi ci consideriamo tra quelli che hanno creduto senza aver visto direttamente nè il Risorto, nè le sue piaghe. Ci auto-includiamo tra i beati di cui parla Gesù.

La nostra fede tra parentesi

Ma lo siamo, davvero, tra quei beati? Crediamo davvero al Cristo fino in fondo? Curiamo le sue piaghe curando le piaghe dei nostri fratelli e le nostre sorelle?

E quando la nostra fede è messa alla prova, e lo è continuamente messa alla prova in un mondo stracolmo di idoli e di falsi profeti come questo, reagiamo nel modo giusto, testimoniando con franchezza e coraggio la nostra fede, oppure semplicemente ci scansiamo e passiamo oltre, magari adducendo come scusa gradita il “rispettare” l’altro e le sue credenze?

E’ rispettare l’altro, mi chiedo sempre più spesso, lasciarlo perseverare nel proprio errore? E’ essere beati mettere “tra parentesi” o in secondo piano la propria fede per “non disturbare” il vicino?

Le dita di Tommaso si infilano nelle piaghe del Signore. La sua fede si infila e si nutre del corpo e del sangue del Signore. E la nostra? C’è nutrimento tra le parentesi?

Mio padre Giovanni, ricordo il suo corpo

Mio padre Giovanni credeva. Era un peccatore, come me, come Tommaso. A volte riusciva a fare come Giovanni, il discepolo che Egli amava, e si tratteneva sotto la Croce. Altre volte, assai più spesso, come Tommaso, come Pietro, come i Dodici, fuggiva, si allontanava, faceva finta di non conoscere il Signore.

Ma invariabilmente, sempre da Lui tornava. Sapeva che solo da Lui poteva tornare. Sapeva che solo tra le sue braccia avrebbe trovato la pace.

Ricordo gli ultimi giorni della sua vita, in coma, all’ospedale San Camillo, intubato e silenzioso. Ricordo, come se fosse ieri, l’ultimo giorno che l’ho visto (sarebbe tornato al Padre quella notte), e ho carezzato le sue mani, le sue piaghe, causate dall’immobilità forzata nel letto.

Ricordo la corona del rosario che mia madre mise tra le sue mani. A sottolineare che, come Maria, come ogni donna ed ogni uomo credente, la salvezza per noi, la sola salvezza, è abbandonarci alla fede nella volontà del Padre che ti dice di seguire la Sua volontà (Fiat…), sforzarci di essere alla sequela del Figlio come servi che obbediscono (…fate tutto quello che vi dirà…), lasciare che sia lo Spirito a fare per conto nostro le cose grandi di cui spesso la nostra povera fede non è capace.

Ciao babbo! Quando il Signore vorrà ci rivediamo!

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Or Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga fino ai piedi» Genesi 37:3

La storia di Giuseppe è accompagnata da una veste. La veste lunga con le maniche o come dice un’altra traduzione, una veste di vari colori, non era un semplice regalo del padre, ma un’espressione di stima e di amore ed un segno della sua vocazione. Giuseppe era il figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche, cioè rivestirlo delle cose più belle. Quella veste particolare gli fu tolta dai fratelli nel momento che decisero di liberarsi di lui e venne restituita al padre come prova della sua fantomatica morte. Si ritroverà così in Egitto come schiavo in casa di Potifarre, dov’è oggetto delle lusinghe della moglie di costui. Un’altra veste segna la sua vita, ed è appunto quella che si sfila e lascia nelle mani di questa donna per non cedere alle sue avance. Sarà la prova contro di lui e che lo farà imprigionare. Apparentemente dimenticato dalla famiglia e senza amici, non è abbandonato da Dio che proprio nella prigione esalta il suo dono di interpretare i sogni. Condotto alla corte di Faraone mostrerà il suo talento al punto da ricevere una veste regale. Quello che gli altri gli toglievano gli è restituito ad un livello superiore. Con l’autorevole veste sarà lo strumento per aiutare propri quei fratelli che lo avevano spogliato, fino a consegnare loro una veste per il viaggio. Quel che gli avevano sottratto lui non lo nega agli altri. Se ora pensi alla veste come alla tua vita o alla tua dignità, la storia di Giuseppe assumerà un sapore particolare.

Memorie

Il 6 luglio 1415 il grande teologo, riformatore e martire della fede, Jan Hus, morì arso sul rogo in seguito alla condanna della Chiesa Cattolica Romana inflittagli nel Concilio di Costanza… Esortato ad abiurare, Hus alzati gli occhi al cielo replicò: “Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi sono pronto a morire lietamente”. «Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna» (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412).

Le vesti di Giuseppe - Devotional
Le vesti di Giuseppe – Devotional

Lettura della Bibbia

03 luglio Salmi 66-68; 2Corinti 4-5

04 luglio Salmi 69-71; 2Corinti 6-7

05 luglio Salmi 72-74; 2Corinti 8-9

06 luglio Salmi 75-77; 2Corinti 10-11

07 luglio Salmi 78-80; 2Corinti 12-13

08 luglio Salmi 81-83; Galati 1-2

09 luglio Salmi 84-86; Galati 3-4

I dieci comandamenti. Per un utile ripasso!

Un utile suggerimento, Atti29

Oggi, Giorno del Signore, in mezzo a tanti suggerimenti inutili, spesso dannosi, che ritrovo sui social, trovo quello, che mi pare invece utilissimo dei materiali offerti dal sito Atti 29.

Cos’è Atti 29? Lo faccio dire a loro.

Atti29 è un iniziativa nata all’inizio del 2016 e porta avanti l’impegno del ministero Living Waters, Acque Viventi, attivo in Italia dal 2014 con l’obiettivo di rendere disponibile materiale evangelistico in lingua italiana.

Sulla base delle esperienze maturate con il progetto acqueviventi.org abbiamo sentito la chiamata a continuare il nostro impegno evangelistico in Italia.

Il materiale attualmente disponibile su Atti29 è solo un punto di partenza. L’intento è di collaborare con le persone interessate e le missioni attive nel Paese per unire le risorse e portare avanti con maggiore efficacia l’opera del nostro Signore.

Perchè Atti29?

Se stai pensando che non esiste un capitolo 29 del libro degli Atti degli Apostoli… fai bene!

il riferimento è ad Atti, capitolo 2, versetto 9, tratto dall’episodio della Pentecoste, della discesa dello Spirito Santo sulla prima chiesa riunita, che descrive lo stupore che prendechi ascolta parlare queli uomini.

Lo stupore per la scoperta dell’universalità del messaggio biblico ed evangelico. Ognuno udiva quegli uomini che parlavano nella propria lingua, perchè il Signore, l’Eterno, parla a ciascuno di noi.

Ti suggerisco di rileggere il brano.

Atti 2:1-13

1 Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. 2 Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. 3 Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. 4 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
5 Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? 8 Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». 12 Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?» 13 Ma altri li deridevano e dicevano: «Sono pieni di vino dolce».

Molte volte e in molti modi…

Molte volte ed in molti modi, l’Eterno parlò agli uomini, dice un celeberrimo testo della lettera agli Ebrei. Molte volte e molte modi per presentare l’Unico Signore,l’Unico Cristo, l’Unico Evangelo di salvezza.

Gli ideatori di Atti29 ci invitano ad usare la nostra e la loro creatività per farlo, per offrire la Parola di Dio come essa è, un messaggio universale di salvezza.

Con la fantasia anche di cui ci ha fatto dono il Signore.

Se vi fate un giro per il loro sito, scoprirete tanti suggerimenti a riguardo. E chissà, magari potreste avergliene da offrire uno che vi è venuto dal cuore….

Un  esercizio domenicale, i 10 comandamenti

I 10 comandamenti sono l’esercizio domenicale che vi propongo di fare con i loro materiali. Mai così bistrattati come oggi, trattati come parole vecchie, antiche. Rispettati solo in parte, nella parte che ci risulta più facile e comoda.

i dieci comandamenti
i dieci comandamenti

Quando viene interpellato riguardo la Legge Gesù ebbe a dire che neppure uno iota o un comandamento di essa perisce per la Sua predicazione, che, anzi, li innalza di significato, alza l’asticella, come si usa dire oggi, dell’obiettivo che ci è posto innanzi.

Ma li conosciamo i 10 comandamenti?

Sappiamo che alcuni sono detti “verticali” ed altri “orizzontali”? E capiamo il perchè?

Mettiamoci alla prova, proviamo a recitarli a memoria, e poi leggiamo il volantino che ci offrono i fratelli di Atti29.

I 10 comandamenti
I 10 comandamenti

La Bibbia dice, nel Salmo 19, versetto 7: “La Legge del Signore è perfetta per convertire l’anima” (dalla versione inglese King James – NdT).

Esaminiamo alcune delle funzioni della legge di Dio per l’umanità in Romani 3, versetto 19: “noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio”.

Quindi una delle funzioni della legge di Dio è di evitare obiezioni, per impedire ai peccatori di giustificare se stessi dicendo “Ci sono tantissime persone peggiori di me. Io non sono davvero una persona cattiva”.

No no: la legge chiude la bocca alle giustificazioni e rende tutti quanti – non soltanto gli ebrei, ma proprio tutti quanti – colpevoli davanti a Dio.

Romani 3, versetto 20: “perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato”. Quindi la legge di Dio ci dice che cos’è il peccato.

1 Giovanni 3:4 dice: “Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge”.

Romani 7, versetto 7: “Che cosa diremo dunque?” dice l’apostolo Paolo “La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge”. Paolo vuole dire che non sapeva che cos’era il peccato finché non gli è stato insegnato dalla legge.

In Galati 3:24: “Così la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede”.

La legge di Dio funge da insegnante per guidarci a Gesù Cristo, affinché possiamo essere giustificati per mezzo della fede nel suo sangue. La legge non ci aiuta: ci lascia indifesi; non ci giustifica: ci lascia colpevoli davanti alla sbarra del giudizio di un Dio santo.

Estratto da “Il segreto meglio custodito dell’inferno”.

È di estrema importanza parlare del peccato in modo concreto. Usando i dieci comandamenti non sbaglierai mai. Memorizzali e usali quando condividi la fede, prima di parlare della croce!

(fonte di questo brano, Atti29)

Il fine del comandamento – Devotional

Il fine del comandamento

“Ora il fine del comandamento è l’amore, che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non finta”.
1 Timoteo 1:5
 

L’azione di Paolo nei confronti di Timoteo testimonia la consapevolezza del servo che non concentra sulla sua persona l’opera affidatogli dal Signore.

L’istruzione ricevuta ai piedi del saggio Gamaliele avrà potuto favorire il modo di insegnare e formare nuovi ministri da parte di Paolo, il quale nonostante tutti i motivi di vanto si palesa umile strumento, arreso sotto la potente mano dell’Eterno. Il suo agire riflette l’aver compreso che l’opera appartiene a Dio.

La cura di Timoteo

La cura, il sostegno e l’incoraggiamento a Timoteo sono da emulare a tutte le latitudini. Chi è avanti negli anni, chi ha esperienza sulle spalle, dovrebbe farsi carico di condividere con i più giovani quanto è nel bagaglio della sua vita, perché se non siamo capaci di guardare a chi viene dopo di noi stiamo accorciando la storia.

Molte delle nostre azioni potranno trovare adempimento e successo attraverso chi viene dopo di noi. Le nostre braccia anziché per raccogliere per se stessi andrebbero usate per dare agli altri, tenendo presente che il fine del comandamento è l’amore.

Davanti a questo imperativo i nostri cuori, le nostre coscienze e la fede di ciascuno sono chiamati ad esaminarsi.

La sindrome di Elia


La tentazione o il momento di debolezza è alla portata di tutti. Per questo nessuno si reputi forte o indenne.

Uomini grandemente usati da Dio hanno vacillato nel momento che hanno dato spazio ai loro convincimenti, smarrendo la conoscenza della volontà del Signore.

Lo stesso profeta Elia, dopo aver visto il fuoco scendere dal cielo in risposta alla sua invocazione, si lascia avvolgere dalla paura per le minacce della regina Jezebel. In quel frangente subentra la convinzione di essere rimasto da solo, e che non vale più la pena continuare.

La sindrome di Elia

Questo stato lo definisco “sindrome di Elia”, e coglie chiunque si sforza di fare e conoscere la volontà del Signore nel momento in cui lo sguardo si ferma alla propria persona. Attenzione ai condizionamenti esterni, ai pregiudizi personali, perché quando intraprenderemo un percorso fuori dalla Sua volontà ci ritroveremo presto a dover fare il viaggio a ritroso: così accadde ad Elia. Presto potremmo poi essere rimpiazzati da altri, per la serie “tutti utili, ma nessuno indispensabile”.

Ricorrenze

Il 20 giugno  ricorre la giornata Mondiale del Rifugiato, mentre il 26 è la Giornata Mondiale di Solidarietà alle Vittime della Tortura e la Giornata internazionale della lotta contro l’uso indebito ed il traffico illecito di droghe. Preghiamo per coloro che sono avvolti in queste maglie e per chi lavora per tirarli fuori.

Devotional - Il fine del comandamento
Devotional – Il fine del comandamento


Lettura della Bibbia

19 giugno       Salmi 24-26; Romani 8-9
20 giugno       Salmi 27-29; Romani 10-11
21 giugno       Salmi 30-32; Romani 12-13
22 giugno       Salmi 33-35; Romani 14-15
23 giugno       Salmi 36-38; Romani 16; 1Corinti 1
24 giugno       Salmi 39-41; 1Corinti 2-3
25 giugno       Salmi 42-44; 1Corinti 4-5
 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

DOMENICA II DOPO LA PENTECOSTE

(secondo il Lezionario Comune Riveduto, Year A, Proper 6 (11), Second Sunday after Pentecost; corrisponde nel Lezionario Cattolico alla XI Domenica del Tempo Ordinario, Anno A)

Prima lettura e Salmo:
Esodo 19:2-8a; Salmi 100
Seconda lettura:
Romani 5:1-8
Vangelo:
Matteo 9:35-10:8, (9-23)

Il Vangelo della Domenica (Mt 9:35-10:8)

9,35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. 38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

10,1 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt 10:8)
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt 10:8)

Gratuitamente

È la parola chiave di questa Undicesima Domenica del Tempo Ordinario, o se volete la Seconda Domenica dopo la Pentecoste.

Gratuitamente, dice la prima lettura dal libro dell’Esodo, Dio ha chiamato Israele, lo ha liberato dalla schiavitù nel paese d’Egitto, lo ha condotto nella terra promessa, ne ha fatto un popolo di sacerdoti.

Perciò il numero 100 del Libro dei Salmi ci ricorda che Noi siamo suo popolo, gregge che Egli guida, e ci invita ad acclamarlo con gioia ed esultanza, senza interruzione, di generazione in generazione.

La lettera di Paolo ai Romani rincara la dose, in un certo senso; ci viene presentato un testo chiave per la cristianità, non solo riformata, quello sulla giustificazione per fede. Vale la pena riportarlo per intero.

Gratuitamente giustificati per fede, in Cristo Gesù (cfr. Rm 5:1)
Gratuitamente giustificati per fede, in Cristo Gesù (cfr. Rm 5:1)

1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, 4 la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. 5 Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

(Romani 5)

La gratuità del Signore nei nostri confronti arriva al punto che, mentre eravamo ancora peccatori, proprio come gli Israeliti, mentre continuavamo a tradirlo, a misconoscerlo, a rinnegarlo per seguire idoli d’oro, di pietra o del pensiero, Dio ci mostra la grandezza del proprio amore per noi donandosi nella Persona del Figlio, Cristo Gesù, morto per la nostra salvezza. Di noi empi, peccatori, immeritevoli.

Noi lo siamo, oggi (empi, peccatori, immeritevoli), e siamo stanchi e sfiniti perchè siamo pecore senza pastore. Perchè il Pastore lo abbiamo, ma non lo riconosciamo! Perchè il Pastore lo abbiamo, ma non ne ascoltiamo la voce! Perchè il Pastore lo abbiamo, ma confondiamo la Sua Parola che è Via, Verità e Vita, con le mille parole vuote e spurie di questo mondo.

Perciò occorre pregare perchè tra di noi ci siano persone disposte a servire, per richiamarci ai nostri doveri verso il Padre, per richiamarci alla sequela del Figlio, per aiutarci a discernere i doni dello Spirito che continuamente riceviamo.

Occorre pregare, e tanto, per chi si presta a questo servizio, Servitori, Pastori, Predicatori, Ministri, Servitori, Presbiteri. Perchè si ricordi non solo che anche lui ha necessità del dono di salvezza del Cristo, ma non ceda alla prima tentazione dell’uomo, che è quella dell’orgoglio, del mettere se stesso avanti al gregge; il proprio interesse, o i propri beni, o più banalmente il proprio prestigio.

Ogni Servitore deve ricordarsi di essere un servo inutile, un servo senza pretese, come riporta l’evangelista Luca. Gratuitamente egli per primo ha ricevuto. Gratuitamente deve donare alle persone che per volere di DIo sono affidate anche alla sua cura.

Il Signore accresca la vostra fede, e benedica ognuno di noi, in questo Santo Giorno a Lui consacrato.

Amen. Alleluia.

The Butterfly Circus – Il Circo della Farfalla

The Butterfly Circus – Il video

The Butterfly Circus – L’occasione

Sara ha visto Bebe Vio in televisione, mi ha fatto tante domande, le ho parlato di Nick Vujicic (sto leggendo il suo secondo libro, “Non smettere di crederci mai“, preso dai fratelli della CLC) e le ho promesso in regalo questo meraviglioso cortometraggio. In attesa di darle il suo DVD, glielo e ve lo anticipo sul mio blog. 

Nick Vujicic

Nicholas James Vujicic (Melbourne, 4 dicembre 1982) è un predicatore e uno speaker motivazionale australiano, direttore di Life Without Limbs, un’organizzazione per i disabili. Di religione evangelico pentecostale, regolarmente tiene discorsi in tutto il mondo sulla sua fede e speranza nella persona di Gesù Cristo e su come l’abbia liberato dal peso emotivo legato alla sua disabilità. Primogenito di una famiglia serba cristiana, Nick Vujicic nacque a Melbourne, Australia con una rara malattia genetica: la tetramelia; è privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. Inizialmente, i suoi genitori rimasero scioccati per questo. La sua vita è stata piena di difficoltà. Non ha potuto frequentare la scuola tradizionale a causa del suo handicap, come la legge australiana richiede. Durante il suo periodo scolastico, la legge fu cambiata, e Nick fu uno dei primi studenti disabili a frequentare una scuola normale. Ha imparato a scrivere usando le due dita del suo “piede” sinistro, e un dispositivo speciale che si aggancia al suo grande alluce. Ha anche imparato ad usare un computer e a scrivere usando il metodo “punta tacco” (come mostra durante i suoi discorsi), lanciare palle da tennis, rispondere al telefono, radersi e versarsi un bicchiere d’acqua (anche questo mostrato nei suoi discorsi).Preso di mira dai bulli della scuola, Nick diventò estremamente depresso, ed all’età di otto anni, cominciò a pensare al suicidio. Dopo aver supplicato Dio di fargli crescere braccia e gambe, Nick comprese che le sue condizioni erano di ispirazione per molte persone, e cominciò a ringraziare Dio di essere vivo. Un punto chiave della sua vita fu quando sua madre gli mostrò un articolo di giornale che parlava di un uomo che viveva con grandi difficoltà dovute ai suoi handicap. Questo gli fece capire di non essere il solo a vivere con grandi difficoltà. Quando aveva diciassette anni, cominciò a parlare con il suo gruppo di preghiera, e finalmente cominciò la sua organizzazione non-profit, Life Without Limbs. Il 12 febbraio 2012 ha sposato Kanae Miyahara

Si può “perdere” una madre?

Un breve pensiero, riferito ad uno scambio con un collega di lavoro che si diceva dispiaciuto perchè aveva scoperto che tre anni fa era morta mia mamma.

Mi ha detto che “deve essere stato brutto perdere tua madre”. Gli ho sorriso e gli ho detto che, si, è stato duro, sopratutto il vederla improvvisamente malata, che peggiorava. Ma io non ho “perso” nessuno gli ho detto.

Mia mamma è viva nel Signore, come mio padre. Io lo credo fermamente. Credo che la nostra vita venga dall’eternità ed a questa ritorni. Credo che il nostro corpo mortale, la vita terrena, sia uno “scampolo”, un piccolo scampolo della nostra vita.

Importante però, perchè è durante questo piccolo tempo che ci è concesso, non sappiamo dove, come, con chi, non sappiamo quanto dura, non sappiamo quando finisce, che noi mostriamo al Signore, all’Eterno la nostra obbedienza ai Suoi comandi ed alla Sua Parola.

Non si perde una madre, e neppure un padre, e neppure un figlio. Perchè questo viene da Dio ed a Dio ritorna, esattamente come noi stessi.

Anzi, forse a volte la morte terrena un padre, una madre, un figlio, te li fanno ritrovare, riscoprire, nell’affetto, nel desiderio, nella mancanza di loro che magari ti sei scordato quando erano in vita…

Come ministro ordinato, ho conosciuto tante persone che, morta, rimpiangevano una umanità vicina e lontana allo stesso tempo, che in vita non cercavano, se non addirittura disprezzavano.

Il Signore assista econosli il nostro dolore terreno, e lo trasformi in gioia eterna. Amen. Alleluia.

Ti abbraccio mamma!

Babbo, ci rivediamo a Raggiolo!