Archivi categoria: Blog

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista viene ricordato oggi nel Calendario Bizantino.

La sua memoria come (1) Apostolo e (2) Evangelista, ci ricorda che tutti siamo inviati, apostoli dal Signore Gesù per essere evangelisti, ovvero annunciatori della Buona Novella, dell’unico e solo Vangelo di salvezza.

Matteo, Apostolo ed Evangelista
Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo 9,9-13

9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
10 Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12 Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

APOLITIKION

Ἀπόστολε Ἅγιε, καὶ Εὐαγγελιστὰ Ματθαῖε, πρέσβευε τῷ ἐλεήμονι Θεῷ, ἵνα πταισμάτων ἄφεσιν παράσχῃ ταῖς ψυχαῖς ἡμῶν.

Apostole aghie kiè evanghelista Mtthee, prèsveve to eleìmoni Theo, ina ptesmàton afesin paràski tes psiches imòn.

Apostolo santo ed evangelista Matteo, intercedi presso il misericordioso Dio, affinché conceda alle anime nostre la remissione dei peccati.

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 

26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 

27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 

28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi;…

(Genesi 1)

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 
Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina.

Dio creò l’uomo.

La creatura umana da Dio deriva ed a Dio tutto renderà.

Dio creò l’uomo (singolare); maschio e femmina li creò (plurale).

La diversità sessuale è parte costitutiva della creatura umana.

La diversità sessuale, maschio e femmina, è naturale, non culturale.

Il genere, maschile o femminile, è naturale, non culturale.

La pretesa della cultura umana di creare dal nulla tanti generi diversi è per l’appunto una pretesa. Non ha nulla di culturale. Generi diversi dal maschile e femminile creati da Dio non esistono.

Allo stesso modo è una pretesa frutto del peccato e dell’orgoglio umano quella di dire che un uomo possa essere ordinato ad un altro uomo o una donna possa essere ordinata ad un’altra donna.

Una pretesa che la nostra società considera legittima, ma che non ha proprio nulla di naturale per la creatura umana.

La Parola di Dio non ne parla molto di omosessualità proprio perchè il pensiero di Dio è chiaro fin dal momento della creazione. E quelle poche volte che ne parla è chiarissima a riguardo, per tutti, tranne coloro che fanno finta di non capire, o ne distorcono i significati a loro vantaggio. Ci sono sempre stati i demoni vestiti da angeli di luce, non mancheranno fino alla fine dei tempi.

Detto ciò, sempre in virtù di quanto mi insegna la Parola di Dio, non ho mai discriminato un omosessuale nei rapporti personali o di lavoro, in chiesa o a scuola, nè ho mai approvato comportamenti omofobi; perchè non ritengo giusti i comportamenti violenti in sè, e perchè la fede cristiana mi insegna a non ricercare mai la vendetta e ad affidarmi al Solo Giusto Giudice.

Ma certo non approverei, che si insegnasse a mia figlia il contrario della Verità che è contenuta nella Parola di Dio. E per la mia responsabilità genitoriale nei suoi confronti, se ciò accadesse (per fortuna finora no), provvederei a correggere gli errori di quanto le fosse eventualmente insegnato a scuola o nella società.

Poi toccherà alla sua coscienza assumere un orientamento a proposito di questa come di ogni altra questione.

Preghiera del giorno – Charles de Foucauld

La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo,
Lettera a Tito 2:11-12

Ti rendo lode, o Eterno, per il dono della Tua grazia. Per il dono della vita, del sacerdozio, della paternità spirituale, della paternità fisica. Ti rendo lode per Antonella, per Sara. Ti rendo lode per ogni realtà della mia vita, perchè tutto mi è stato donato da Te, e senza Te nulla avrei.

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Padre mio,

io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

(Charles de Foucauld)

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Amen. Alleluia!

La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

Oggi la Vergine partorisce il Creatore dell’universo. L’Eden offre la grotta, e la stella indica il Cristo, sole per quanti sono nelle tenebre. I magi hanno adorato con doni, illuminati dalla fede. I pastori hanno visto il prodigio,mentre gli angeli inneggiano e dicono: Gloria a Dio nel più alto dei cieli.

Attraverso gli occhi della nostra anima, guardiamo in alto al cielo e seguiamo la stella dei saggi magi in un viaggio a Betlemme.
La festa della Natività nella carne del nostro Signore Gesù Cristo, il Natale, è una delle più grandi festività del cristianesimo.

Appartiene alle feste in onore del Signore – chiamate Despotichè -, cioè che si riferiscono alla vita del Signore Gesù Cristo. Insieme con la Pasqua è la più grande festa della Chiesa ortodossa.

In questo giorno si celebra l’incarnazione del Verbo di Dio, la discesa della Seconda Persona della Trinità nel mondo. Dio si fa uomo per dar la possibilità all’uomo di diventare dio per grazia. Dio scende dal cielo sulla terra per far salire l’uomo dalla terra al cielo. Cristo è venuto tra noi per salvare la razza umana, per ripristinare i ponti, distrutti, di comunicazione con Dio, per restaurare l’uomo alla sua vera gloria, per rivelare agli uomini la volontà di Dio.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegati i cieli, discende, e ne assume tutta la sostanza dalla divina Vergine pura,  prendendo veramente carne. Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice di nuovo lo plasma.

Cristo si è umiliato profondamente per elevarci, è nato nel tempo perché noi superassimo il tempo, ha preso la natura umana per deificarla. Per questo celebriamo, festeggiamo e gioiamo.

Nei primi secoli la Natività e il Battesimo di Cristo erano festeggiati lo stesso giorno, il 6 di gennaio, con il nome comune “Epifania”.
Dalla metà del quarto secolo si è affermato il Natale come festa separata, il 25 dicembre, e il 6 gennaio viene festeggiato il Battesimo del Signore.
Parallelamente si è formato anche un periodo di festività dodici giorni (dal 25 dicembre al 6 gennaio), dal giorno di Natale fino al giorno dell’Epifania, che comprende anche la festa della Circoncisione di Cristo e la memoria di Basilio il Grande (primo gennaio).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

PREPARAZIONE

L’importanza della celebrazione del Natale e la devozione dei cristiani, anche sotto l’influenza della Quaresima di Pasqua, ha portato alla costituzione di un periodo preparatorio in cui i fedeli si preparano spiritualmente a incamminarsi verso la grotta di Betlemme.

Questo periodo di preparazione dura 40 giorni, è chiamato Quaresima di Natale e inizia ogni anno il 15 novembre.

Gli inni di culto ci ricordano che entriamo in questo tempo santo e spiritualmente abbiamo iniziato il cammino verso la Betlemme intellettiva, cioè la Chiesa, dove Cristo è nato per rigenerare ogni uomo che crede sinceramente in Lui come suo Salvatore.

A partire dal 21 novembre (Festa della Presentazione di Maria al Tempio) si cantano le “Katavasie” di Natale, la prima Ode recita:

“Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, anda­tegli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra, e con letizia cele­bra­telo, o popoli,  perché si è glorificato.”

Dal 26 novembre (che è il giorno della Festa della Theotokos) si canta il Kontakion prefestivo

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli.  Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio che è prima dei secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato”.

DIGIUNO

Ha la durata di 40 giorni, cioè dal 15 novembre fino a Natale. Questo digiuno da alcuni è chiamato “digiuno di San Filippo”, perché comincia il giorno in cui la Chiesa ricorda il santo e apostolo Filippo.

Tutti questi giorni non si mangia la carne, i latticini e le uova ma possiamo consumare il pesce, al di fuori del Mercoledì e del Venerdì. I pesci si consumano fino al 17 dicembre (secondo il libro ufficiale dei “dittici” della Chiesa di Grecia, e riferendosi al “timone” della Chiesa). Il pesce è consumato anche durante la festa della Presentazione di Maria al Tempio (21 novembre), anche se la festa cade di Mercoledì o di Venerdì.

Attenzione: la vigilia di Natale è un giorno di digiuno stretto e ogni buon cristiano si prepara per il giorno della Natività di Cristo e soprattutto per la Divina Liturgia, che sarà celebrata solennemente. Pertanto, la notte prima è dedicata alla preparazione spirituale, all’edificazione per il grande evento del giorno successivo.

DIGIUNO DAL CIBO E DALLE PASSIONI

Dobbiamo avere in mente che per la nostra chiesa il vero digiuno non è solo l’astensione dal cibo, ma anche l’astensione dalle passioni -i vizi – e dai peccati.

Dice a questo proposito Fozio il Grande:

“Il digiuno accettato da Dio è quello che all’astensione dal cibo unisce l’avversione per il vaniloquio, l’invidia, l’odio e altri peccati. Colui che digiuna dal cibo ma è dominato dalle passioni assomiglia a colui che ha messo fondamenta splendenti nella casa che ha costruito ma lascia che con lui vivano serpenti, scorpioni e ogni velenoso rettile “.

Quindi il nostro obiettivo durante questo periodo è il digiuno spirituale, cioè evitare il peccato e seguire la volontà di Dio, l’amore, il perdono, la carità cercando di crescere in virtù. In questo modo possiamo capire meglio e realizzare la parola di Basilio

“Il vero digiuno è l’alienazione da ogni male, ogni peccato, ogni pensiero maligno, ogni desiderio sporco”.

PENTIMENTO

Al digiuno e alla preparazione per il Natale è legato anche il pentimento. L’esame onesto di noi stessi, il riconoscimento dei nostri torti e la nostra partecipazione al santo sacramento della Confessione sono necessari per una partecipazione veramente degna nella liturgia di Natale.

È sempre meglio presentasi preparati al santo sacramento in tempo utile e non all’ultimo minuto.

Questo periodo di preparazione ci dà una buona occasione per capire la miseria che si nasconde nelle profondità del nostro “essere”, ottenere comportamento umile, trasformarsi mentalmente, pentirsi sinceramente e osare il grande incontro con il Signore neonato a Betlemme.

IL CULTO

In un periodo di preparazione spirituale e di attesa, come i quaranta giorni prima di Natale, gioca un ruolo essenziale la preghiera dei credenti e la nostra partecipazione al culto della Chiesa. In questi giorni abbiamo molte giornate di celebrazione e commemorazioni di santi che ci avvicinano alla grazia di Dio, con i Vespri e la Divina Liturgia.

Inoltre, è ormai consuetudine in molte chiese la celebrazione della Santa Liturgia ogni giorno in questi giorni, come un’ulteriore opportunità per tenere senza posa il nostro spirito in comunione e unione con Dio. Veramente un’occasione unica durante l’anno che traina ogni credente in rinnovamento spirituale, impegno e santità.

Davanti a noi la strada per Betlemme. “Venite a vedere credenti dove è nato Cristo“, canta la Chiesa. Seguiamo i consigli della nostra Chiesa madre, prepariamoci adeguatamente per essere degni  di prostrarci davanti  “all’Antico dei giorni” che si è fatto bimbo per noi, a colui che risiede in un alto trono celeste messo nella mangiatoia, a colui che ha rotto le catene del peccato ora avvolto con fasce, per sua volontà.

Venite, esultiamo per il Signore,  esponendo questo mistero.Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto;  la spada di fuoco si volge indietro  e i cherubini si ritirano  dall’albero della vita:  e anch’io godo del paradiso di delizia,  da cui ero stato scacciato per la disub­bidienza.  Poiché la perfetta immagine del Padre, l’impronta della sua eternità,  prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subire mutamento: ciò che era è rimasto:Dio vero;  e ciò che non era ha assunto,  divenendo uomo per amore degli uomini.  A lui acclamiamo:  O Dio che sei nato dalla Vergine, abbi misericordia di noi.

(link al post originale)

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti. Perchè questo titolo che suona così “strano”?

Ora et Labora, chi legge questo blog lo sa, è, oltre che il motto della Regola di Benedetto da Norcia, una delle “parole d’ordine”, chiamiamole così, di chi questo blog lo scrive da anni.

Raccontando anche qui almeno una parte del suo camminare, le tappe più significative almeno.

  1. Ora

Un cammino scandito dalla preghiera, che lo aiuta a ricordarsi di un’altra parola d’ordine, quella che dice che nulla e nessuno va anteposto a Cristo Gesù, niente e nessuno viene prima del rendimento di grazie a Dio; comunque, bene o male, vadano le cose della propria vita agli occhi del mondo, e dovunque ti porti il tuo, mio personale essere discepolo, essere alla sequela del Cristo.

In questa settimana ho un po’ di tempo di riposo dal lavoro quotidiano. Il primo giorno di ferie l’ho impegnato offrendo la mia preghiera per i tanti amici che ho impegnati nel ministero sacerdotale, pastorale, nella vita religiosa. Visitando il mio anziano capo ufficio, finalmente in pensione, del Vicariato, e confrontandomi, in amicizia e nella convivialità, con il fratello Gabriele, da poco Rettore del Seminario dove ho trascorso dieci anni della mia vita, e con cui ho condiviso la gioia della consacrazione e dell’ordinazione diaconale e presbiterale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 1. Madonna della Fiducia - Pontificio Seminario Romano Maggiore
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 1. Madonna della Fiducia – Pontificio Seminario Romano Maggiore

2. Labora

Labora, lavora, impegnati. Dove e come il Signore ti chiede di farlo. Nei ruoli e nei luoghi “alti” come in quelli più umili. Mi sono sempre fatto un punto d’onore di farlo ovunque mi sono trovate ad impiegare i doni ed i carismi che l’Eterno ha donato alle mie mani, alla mia mente. E sempre facendo questo con lo spirito “scout” del fare il proprio meglio.

Sempre il proprio meglio, anche quando mi sembrava che quanto facessi non venisse apprezzato, o che i frutti del mio lavoro venissero, a mio giudizio, male impiegati, o impiegati bene ma non nel giusto, retto verso.

Labora, lavora, impegnati. Da sempre il mio lavoro si è svolto nell’ambito della comunicazione, giornalistica, editoriale, informatica, ora sul web e sui social. La comunicazione, in tutte le varie forme e modalità che questa ha preso dal mio primo giorno di lavoro, nel 1984, ad oggi.

Scrivi, leggi e studi sempre, mi dicono Antonella e Sara. Scrivi leggi e studi sempre, mi dicevano i colleghi sistemisti, poi i seminaristi ed i confratelli, e poi tutti gli altri che hanno avuto a percorrere con me un tratto del mio cammino professionale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 2. L'albero dei social
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 2. L’albero dei social

3. Cammina

Ieri, spiegando a Gabriele a grandi linee (per non tediarlo, e perchè lui aveva tante altre domande, di altro segno, su di me e sulla mia vita) come funziona il mio lavoro a Bags Free, mi veniva in mente come non sia certo un caso che mi sia trovato alla fine ad aiutare dei viaggiatori, dei viandanti, anche dei pellegrini nel senso cristiano del termine, a Roma e sulle vie Francigena, di San Francesco, di San Benedetto.

Cammina Luca, cammina ancora, finchè non sarà Colui che può a darti lo stop, ed a valutare quanto di buono e di cattivo hai fatto lungo il sentiero.

Cammina Luca, cammina ancora, tenendo alto lo sguardo. Su Gesù, il punto fermo, e su chi Questi ti ha chiesto e ti chiede di amare lungo il tuo cammino.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 3. Sentiero
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 3. Sentiero

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

 

“Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” Giovanni 5:35

Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure Gesù ha detto di Giovanni che era prima “ardente” e poi “splendente”.

Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda.

Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione, sia a luci ad energia, tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano.

Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore” (Luca 11:36).

Jonathan Edwards

Il predicatore del “Grande Risveglio”, nel suo scritto “Lampade ardenti e splendenti” (Editrice Alfa & Omega) ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale affermando che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”.

Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione!

Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

13 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
14 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
15 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
16 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
17 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
18 novembre Ezechiele 36-37; Efesini 1-2
19 novembre Ezechiele 38-39; Efesini 3-4

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue, trentadue domeniche per annum come si dice in latino.

Ricordo che tanto tempo fa scrissi un articolo per una rivista che trattava di liturgia. Lo intitolai: Tempo Ordinario, tempo straordinario.

Già, perchè ero e sono convinto che non c’è nulla di veramente ordinario, noioso, ripetitivo nella vita di un uomo o di una donna che scoprono che Dio è al centro della loro vita.

Che Dio la ha rinnovata dal profondo.

Che Dio ha donato loro il Figlio per salvarli, lo Spirito per rendere possibile ciò che sembrerebbe impossibile a chi non crede.

Il colore verde

Il colore che caratterizza le Domeniche per annum è il verde.

Il colore della natura, il colore delle foglie degli alberi, quando ovviamente l’uomo la natura, gli alberi, la Creazione la rispetta, non se ne crede padrone, non la ingrigisce o annerisce con i frutti del suo peccato.

Il colore della speranza che fa nuove tutte le cose, che fa spuntare i germogli di una cosa nuova, di una cosa bella, di una cosa grande. E bene disse Dio per bocca del profeta: Possibile che non ve ne accorgete? (cfr. Isaia 43:19).

Non vi sembri brutto se alle sette del mattino io vi chieda: voi ve ne accorgete?

Voi, voi che vi dite cristiani, per questo o quell’altro motivo, ve ne accorgete?

Voi non vedete l’ora di andare, al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia per rendere lode all’Eterno per tutto questo?

O voi, piuttosto, state progettando il resto della giornata, magari per ragionevoli e comprensibili motivi, magari per belle e giuste ragioni, ma che non hanno nè avrebbero senso se non ci fosse questa aspettativa del nuovo, della novità di vita, dell’attesa dello schiudersi del germoglio che la fede, e solo la fede in Dio può dare?

Dov’è il vostro verde, la vostra speranza, in questa Domenica?

E perchè vi ostinate a chiamarla domenica, Giorno del Signore, se di quel Signore vi ricordate solo per il breve attimo di un frettoloso segno di Croce, o per lo strimpellare di un canto, o per l’ascolto di un rituale suono di campane?

Sempre meno le campane in verità, come è normale che sia, in un mondo che il richiamo alle cose ultime lo vede ormai più come una minaccia, che come la speranza di un mondo nuovo. Che le campane le sente a martello anche quando suonano a distesa.

Lo vede color antracite anzichè verde. E perciò si ricopre di lustrini falsi di tutti i colori, si accende di luci senza calore, si scalda con parole che non accendono alcun fuoco.

Tempo Ordinario, e sono trentadue
Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Poi c’è trentatre. Poi trentaquattro. Cristo Re dell’Universo.

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle. Che la nostra fede cresca, nutrita dalla Parola di Dio, dal Corpo e dal Sangue di Cristo condivisi facendo memoria della Santa Cena, facendo  eucaristia e vivendola nella nostra stessa vita.

 

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle, che gli altri vedano che Egli, ed Egli solo è il Re dell’Universo e della nostra vita.

 

O il tempo di Avvento che poi saremo chiamati a vivere, sarà la banale attesa non del Natale, ma dell’inverno che, Dio non voglia, forse già ora ha avvolto nel freddo del cuore la nostra vita.

 

Che Dio non voglia.

 

Amen. Alleluia!

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Dall’Ufficio delle Letture della XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 – 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell’estrema importanza della nostra salvezza.

Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.

Quale contraccambio per quanto abbiamo ricevuto?

E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l’esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto?

Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall’uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l’uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.

In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l’assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all’esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1).

Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera.

Con l’espressione: Perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.

Non i giusti ma i peccatori

Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti
Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Il testo biblico

‘Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».

Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.’

Genesi 2:18,21-25

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui
Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Grazie

Grazie, Signore. Per Antonella, per la donna che mi hai posto accanto. Per il matrimonio contratto ascoltando la Tua Parola. Perchè di fronte a lei sono nudo e non ho vergogna alcuna.

Grazie.

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Il testo biblico

9 E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste, perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi, e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi. 11 Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere? 12 E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri? 13 Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona

(Luca 16)

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?
Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Un breve commento

La Liturgia del giorno ci propone questo famosissimo brano che è un degno prologo al brano che ci proporrà domani la liturgia domenicale, la parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13).

Le vergini si troveranno al momento cruciale chi con, chi senza la scorta di olio per tenere accese la loro personale lampada. Quell’olio è la forza della Parola di Dio. Quell’olio è la costanza nella preghiera. Quell’olio è la ricercata ricchezza della compagnia del Verbo e della Sua Grazia.

Quell’olio è insomma la vera ricchezza di cui parla il Vangelo di oggi. Non ci sono mezze misure. O si cerca prima di tutto la ricchezza che ci viene da Dio (e poi ci si occupa del resto…) oppure, al contrario, si cerca prima di tutto la ricchezza (Mammona in aramaico) e la soddisfazione del mondo, ed i rimasugli del nostro tempo, del nostro pensare, parlare, agire, si lasciano all’Eterno.

Gesù ci mette in guardia, le conseguenze sono chiare. E le vergini che rimangono chiuse, fuori dal banchetto e dalla festa nuziale, al freddo e senza luce perchè le loro lampade si sono spente, ci mostrano plasticamente cosa succede.

A noi la scelta.

Amen. Alleluia!