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Lodi mattutine

Già l’ombra della notte si dilegua
un’alba nuova sorge all’orizzonte:
con il cuore e la mente salutiamo
il Dio di gloria.

Manda la Tua Verità e la Tua Luce,
mi guidino al Tuo monte santo.

Verrò all’altare di Dio,
al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
A Te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.

Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che il giorno del Signore possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre.

(! Tessalonicesi 5,4-5)

Ascolta la mia voce, Signore, spero sulla Tua Parola.

O Dio, che hai mandato a noi la luce vera, che guida tutti gli uomini alla salvezza, donaci la forza del tuo Spirito perché possiamo preparare davanti al Figlio tuo la via della giustizia e della pace. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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Diversi e strani insegnamenti (Lodi Mattutine)

7 Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede.

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno.

9 Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti

(Ebrei 13)

bibbiaaperta

La lettura breve delle Lodi Mattutine di oggi. Valga come sintetica risposta a chi mi ha chiesto cosa ne penso dell’iniziativa di far partecipare i musulmani alla messa cattolica messa in atto in alcune diocesi ed in alcune chiese.

Pani e pesci da condividere (Matteo 14,13-21; 1 agosto 2016)

13 Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città. 14 Gesù, smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.

15 Facendosi sera, i suoi discepoli si avvicinarono a lui e gli dissero: «Il luogo è deserto e l’ora è già passata; lascia dunque andare la folla nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16 Ma Gesù disse loro: «Non hanno bisogno di andarsene; date loro voi da mangiare!» 17 Essi gli risposero: «Non abbiamo qui altro che cinque pani e due pesci». 18 Egli disse: «Portatemeli qua».

19 Dopo aver ordinato alla folla di accomodarsi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi verso il cielo, rese grazie; poi, spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alla folla. 20 Tutti mangiarono e furono sazi; e si portarono via, dei pezzi avanzati, dodici ceste piene. 21 E quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, oltre alle donne e ai bambini.

(Matteo 14)

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La pericope evangelica proposta alla nostra lettura e preghiera per il primo giorno del mese di agosto è tra le più conosciute e citate dell’intero Vangelo. L’episodio è quello della moltiplicazione dei pani.

Gesù aveva da poco saputo della morte del Battista (versetto 12) e si ritira in un luogo lontano, deserto, montando in barca. La menzione del deserto mi fa pensare che volesse ritirarsi a pregare il Padre, e magari in barca l’avrà fatto. Quando arriva a destinazione scopre che una folla bisognosa lo ha seguito. Ha compassione di loro e ne inizia a guarire gli ammalati.

Anche per dare un segno. Erode ha fatto uccidere il Battista, ma il Regno di Dio che questo aveva preannunciato, in Lui era giunto, era lì, e se ne vedevano le opere. I ciechi vedevano, i sordi udivano, gli storpi e gli zoppi riprendevano a camminare, i lebbrosi venivano guariti…

La sera, la folla aveva fame, i discepoli volevano congedarla ma Egli dice di no, dice che devono loro stessi dar loro da mangiare. I discepoli devono compiere le stesse opere che compie il Maestro. Essi dicono di avere poche cose, ma Gesù dice loro che non importa “quante” cose si hanno, se solo cinque pani e due pesci. Quello che importa agli occhi di Dio è “cosa si vuole fare” con quelle poche cose che si hanno.

Se le si mette, come fa Gesù, sotto gli occhi di Dio, se gli si chiede la benedzione, allora non importa il “quanto”, importa la qualità dell’averle affidate al Signore, importa la qualità dell’affidarsi completamente alla Sua Grazia.

Se ci si affida completamente a Lui, rendendogli grazia, facendo eucaristia, allora con cinque pani e due pesci mangiano anche cinquemila uomini ed un numero non precisato di donne e bambini. Non mangiano semplicemente, dice l’evangelista, ma furono sazi, ebbero gli stomaci pieni, ed addirittura avanzarono dodici ceste.

Dodici ceste, una per apostolo, tutti chiamati a proseguire l’opera del Maestro, nello stesso modo. Prendendo le loro povere persone, i loro poveri mezzi e mettendo tutto sè stessi, ma proprio tutto sè stessi al servizio della Parola di Dio.

Noi siamo chiamati a fare altrettanto. Prendiamo tutti, ma proprio tutti i mezzi a nostra disposizione per la vita e mettiamoli al Suo servizio, usiamoli come Egli ci ha insegnato, diventiamo prodighi di grazia e di misericordia.

Il primo dono da condividere è la Sua Parola, ogni giorno dobbiamo rendere grazie per essa! E condividerla nell’interezza della Sua Verità. Cinque pani e due pesci vengono dati al Signore, e tutti, per intero, vengono da Lui utilizzati per sfamare le folle. Nulla viene omesso e tutto viene distribuito….

Santa ironia…

Il fratello pastore Paolo Castellina, con santa ironia, riporta una notizia “satirica” (ma non troppo)…

Quest’anno il Sinodo Valdese regalerà a tutti i membri di chiesa e simpatizzanti (con i contributi dell’8 permille) l’ultima versione del libro “Le cronache di Sodoma: amore illimitato”: la città non è distrutta e tutti vissero peccatori e contenti. In molti tirano un sospiro di sollievo: non serve pentirsi e cambiare vita! Basta riscrivere la Bibbia qua e là.

Con altrettanta ironia gli ho chiesto in replica:

L’ha scritto il segretario della CEI? Galantino? 

Rido per non piangere… ma poi penso a quanto scriveva, a proposito dei valdesi, il pastore Antonio Léger.

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E mi torna in mente, in ambito cattolico, quanto ebbe a scrivere Paolo VI sul fumo di Satana (il soffio dell’antico serpente)

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Ricchi di ciò che doniamo (Luca 12,13-21)

13 Or uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». 14 Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?» 15 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita».

16 E disse loro questa parabola:

«La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 “Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti'”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?”

21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

(Luca 12)

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La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: «Come faccio? Ho troppo. Ecco, demolirò i miei magazzini e ne ricostruirò di più grandi». Così potrò accumulare e trattenere.
Scrive san Basilio: «E se poi riempirai anche i nuovi granai, che cosa farai? Demolirai ancora e ancora ricostruirai? Con cura costruire, poi con cura demolire: cosa c’è di più insensato, di più inutile? Se vuoi, hai dei granai: sono nelle case dei poveri».

Il ricco della parabola invece dice sempre «io» (io demolirò, costruirò, raccoglierò…), usa sempre l’aggettivo possessivo «mio» (i miei beni, i miei raccolti, i miei magazzini, me stesso, anima mia).
Nessun altro entra nel suo orizzonte. Uomo senza aperture, senza brecce; non solo privo di generosità, ma privo di relazioni. La sua non è vita. Infatti: stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta indietro la tua vita.

Gesù non evoca la morte come una minaccia per farci disprezzare i beni della terra. Il Vangelo non contesta il desiderio di godere le brevi gioie della strada come vorrebbe fare il ricco (anima mia, riposati, mangia, bevi, divertiti…). Gesù non fa come certi predicatori che stendono un velo di triste rifiuto sulle cose del mondo, quasi volessero disamorarci della vita; non dice che il pane non è buono, che il benessere è male.

Dice che non di solo pane vive l’uomo. Che anzi, di solo pane, di solo benessere, di sole cose, l’uomo muore. Che la tua vita non dipende da ciò che possiedi, non dipende da ciò che uno ha, ma da ciò che uno dà. La vita vive di vita donata.

Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo dato via. Sulle colonne dell’avere troveremo alla fine soltanto ciò che abbiamo perduto per qualcuno. «Se vuoi, hai dei granai, sono nelle case dei poveri» (san Basilio).

Ma l’uomo ricco si è creato un deserto attorno. È solo, isolato al centro dei suoi magazzini pieni. Nessun altro è nominato, nessuno in casa, nessun povero alla porta, nessuno con cui condividere la gioia del raccolto. Le persone contano meno dei sacchi di grano. Non vive bene.

Gesù intende rispondere a una domanda globale di felicità che si nutre di almeno due condizioni: non può mai essere solitaria e ha sempre a che fare con il dono.

Vuoi vita piena? Non cercarla al mercato delle cose: le cose promettono ciò che non possono mantenere. Le cose hanno un fondo e il fondo delle cose è vuoto. Cercala dalla parte delle persone. Sposta il tuo desiderio.

Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.

L’alternativa è chiara: chi accumula «per sé», lentamente muore.
Chi arricchisce presso Dio, accumulando relazioni buone, donando invece di trattenere, ha trovato il segreto della vita che non muore.

(meditazione di Ermes Ronchi)

Proposte per la preghiera dal 1 al 7 agosto 2016

Ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido

«Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto».
1 Corinzi 13:12

L’apostolo Paolo, nonostante la sua formazione culturale e religiosa, seppe riconoscere che in questo mondo la luce è fioca e noi vediamo solo una parte della verità come se guardassimo in “uno specchio, in modo oscuro”. Ciò che riteniamo essere chiaro e palese non è altro che il frutto della nostra esperienza, che seppur entusiasmante e certa per noi, resta incompleta e spesso fuorviante.

Un’antica parabola espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero. Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente. Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

“E così questi uomini dell’Indostan
Disputarono forte e a lungo,
Ognuno rimanendo della sua idea
Non disposti a venirsi incontro
Sebbene ognuno avesse in parte ragione,
Tutti erano in torto!”

Triste ricorrenza
Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Lettura della Bibbia
01 agosto Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2
02 agosto Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4
03 agosto Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1
04 agosto Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3
05 agosto Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2
06 agosto Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4
07 agosto Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

bibbiaaperta

Mala tempora currunt

Tre sono le grandi realtà rivelate dal Signore: la speranza della vita, inizio e fine della nostra fede; la salvezza, inizio e fine del piano di Dio; il suo desiderio di farci felici, pegno e promessa di tutti i suoi interventi salvifici.

Il Signore ci ha fatto capire, per mezzo dei profeti, le cose passate e presenti, e ci ha messo in grado di gustare le primizie delle cose future. E poiché vediamo ciascuna di esse realizzarsi proprio come ha detto, dobbiamo procedere sempre più sulla via del santo timore di Dio.

Per parte mia vi voglio indicare alcune cose che giovino al vostro bene già al presente. Vi parlo però non come maestro, ma come fratello.
I tempi sono cattivi e spadroneggia il Maligno con la sua attività diabolica. Badiamo perciò a noi stessi e ricerchiamo accuratamente i voleri del Signore.

Timore e pazienza devono essere il sostegno della nostra fede, longanimità e continenza le nostre alleate nella lotta. Se praticheremo queste virtù e ci comporteremo come si conviene dinanzi al Signore, avremo la sapienza, l’intelletto, la scienza e la conoscenza.

(Dalla «Lettera», detta di Barnaba; Ufficio delle Letture, XVIII domenica Tempo Ordinario o XI domenica dopo Pentecoste).

breviario

Profeti (Geremia 26 e Matteo 14)

 

1 Nel principio del regno di Ioiachim figlio di Giosia, re di Giuda, fu pronunciata questa parola da parte del SIGNORE:
2 «Così parla il SIGNORE: “Va’ nel cortile della casa del SIGNORE, e di’ a tutte le città di Giuda, che vengono a prostrarsi nella casa del SIGNORE, tutte le parole che io ti comando di dir loro; non omettere nessuna parola. 3 Forse daranno ascolto e si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia; e io mi pentirò del male che penso di far loro per la malvagità delle loro azioni.

4 Tu dirai loro: ‘Così parla il SIGNORE: Se non date ascolto, se non camminate secondo la mia legge, che vi ho posta davanti, 5 se non date ascolto alle parole dei miei servitori, i profeti, i quali vi mando, che vi ho mandato fin dal mattino e non li avete ascoltati, 6 io tratterò questa casa come Silo, e farò in modo che questa città serva di maledizione presso tutte le nazioni della terra’».

Gr 1:19; 5:12-13; 38:1-6; Am 7:8-13; 2Ti 4:2-5; Mt 10:16

7 I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che pronunciava queste parole nella casa del SIGNORE. 8 Appena Geremia ebbe finito di pronunciare tutto quello che il SIGNORE gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo presero e dissero: «Tu devi morire! 9 Perché hai profetizzato nel nome del SIGNORE, dicendo: “Questa casa sarà come Silo e questa città sarà devastata, e priva di abitanti”?»

Tutto il popolo si radunò contro Geremia nella casa del SIGNORE. 10 Quando i capi di Giuda udirono queste cose, salirono dal palazzo del re al tempio del SIGNORE, e si sedettero all’ingresso della porta nuova del tempio del SIGNORE. 11 I sacerdoti e i profeti parlarono ai capi e a tutto il popolo, dicendo: «Quest’uomo merita la morte, perché ha profetizzato contro questa città, nel modo che avete udito con le vostre orecchie».

12 Allora Geremia parlò a tutti i capi e a tutto il popolo, dicendo: «Il SIGNORE mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città tutte le cose che avete udite. 13 Ora, cambiate le vostre vie e le vostre azioni, date ascolto alla voce del SIGNORE, del vostro Dio, e il SIGNORE si pentirà del male che ha pronunciato contro di voi. 14 Quanto a me, eccomi nelle vostre mani; fate di me quello che vi parrà buono e giusto. 15 Soltanto sappiate per certo che, se mi uccidete, mettete del sangue innocente addosso a voi, a questa città e ai suoi abitanti, perché il SIGNORE mi ha veramente mandato da voi per farvi udire tutte queste parole».

(Geremia 26)

1 In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù, 2 e disse ai suoi servitori: «Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose».
3 Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello; 4 perché Giovanni gli diceva: «Non ti è lecito averla». 5 E benché desiderasse farlo morire, temette la folla che lo considerava un profeta. 6 Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode; 7 ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto. 8 Ella, spintavi da sua madre, disse: «Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». 9 Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data, 10 e mandò a decapitare Giovanni in prigione. 11 La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre. 12 E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a informare Gesù.

(Giovanni 14)

bibbia

Dal libro del profeta Geremia, la sua profezia, ovvero il suo parlare “in vece”, pro-phemi, di Dio; la sua profezia verso Gerusalemme. Chi lo ascolta è tenuto ad accoglierla perchè le parole del profeta in quel momento sono parole che vengono da Dio. Ed il profeta è posseduto da tali parole, non può esimersi dal dirle, anche se sono ‘pesanti’, anche se sa che gli procureranno tanti problemi e pochissime simpatie presso il suo uditorio.

Non può esimersi perchè verrebbe meno al suo stesso essere. Il profeta deve parlare con parresia, con franchezza, perchè la parresia, la franchezza è il solo modo di parlare che Dio conosca.

Il contesto della profezia di Geremia è la lunga lotta dei Giudei fra i culti idolatri di divinità dei paesi circostanti, provenienti da Tiro e da altre città della costa fenicia, profondamente radicati fin dal tempo di Manasseh (696-642), e il culto legittimo all’unico Dio, che Giosia cercò di ristabilire nell’ambito delle sue riforme (2 Re 22,23). La riforma monoteista, inizia nel 628 a.C. (2 Cr. 34:3) e viene ad essa dato rinnovato impeto con la riscoperta del Libro della Legge nel 621 a.C. (2 Re 22:8).

Lo stesso vale per Giovanni, il Battista, che non ha paura di denunciare il peccato di Erode (Erode Antipa). Gli dice “Non ti è lecito averla”. Non cerca di “aggiustare” le cose, non cerca di sminuire o non vedere il peccato, non dice “Ma in fondo, se vi volete bene…”. No, lapidario: “Non ti è lecito averla”. Non ti è lecito perchè averla va contro la legge di Dio.

Secondo il diritto religioso ebraico la relazione era illecita per un duplice motivo, dato che un uomo non può sposare sua cognata essendo il fratello ancora vivente (Lev 18,16; 20,21), e non concepiva il ripudio del marito da parte della moglie.

Entrambi, Erode ed Erodiade, avevano infatti abbandonato, ripudiandoli, i legittimi coniugi.

Il Battista paga con la vita, con il martirio il suo rimanere fedele alla Parola di Dio. Geremia in questo caso si salva, ma, secondo la tradizione, verrà infine emarginato, deportato ed infine lapidato dai suoi connazionali.

E noi?

Noi siamo profeti, siamo chiamati ad essere tali. La Parola di Dio è con noi, è sempre con noi e noi siamo chiamati ad annunciarla con la stessa fedeltà, con la stessa chiarezza di Geremia e del Battista. Costi quel che ci costi.

Se non vogliamo farlo, o se non abbiamo il coraggio di farlo, smettiamo di dirci cristiani. Perchè il Cristo pagò in prima persona la fedeltà al messaggio che incarnava. E noi o siamo rivestiti di Cristo, o facciamo finta di esserlo. O sarà terribile…

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, 21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, 22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

23 Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse.

24 Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, 25 non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.

26 Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; 27 ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli.

28 Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni.29 Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?

30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto:
«A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione

E ancora:
«Il Signore giudicherà il suo popolo».

31 È terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

(Ebrei 10)

Sodoma distrutta (Genesi 19)

Rileggo Genesi 19, dopo che Genesi 18 l’ho ascoltato nella liturgia dell’altra domenica. Abramo intercede per Sodoma, e Dio promette ad Abramo che non colpirà Sodoma se vi troverà anche un briciolo di giustizia.

Ma, si dice nel capitolo seguente, il peccato di chi abitava Sodoma e Gomorra era così grande che Dio scelse di distruggere completamente quelle città. Difatti, non contenti di abusare di chiunque, provarono ad abusare anche degli angeli mandati dal Signore, che resera manifesta la loro incapacità di vedere che la Sola Verità è contenuta nella Parola di Dio, colpendoli di cecità dal più piccolo al più grande (Genesi 19,11).

Aderendo alla preghiera di Abramo, Dio scelse di salvare Lot, gli consigliò di salire verso la montagna (ovvero di ascendere con la sua vita verso Dio) ma di fronte alla sua riluttanza gli consentì di andare verso una piccola città vicina, Soar, ma ponendogli delle precise condizioni. La moglie di Lot, che non le rispettò, divenne sale, una statua di sale senza sapore, quello che si spargeva sulle strade. Perchè senza sapore, senza gusto, è la vita di chi pensa di poter fare a meno di Dio e dell’obbedienza ai suoi comandi. E, dice Genesi 19, andando avanti, alla fine Lot se ne andò anche da Soar (oggi secondo gli archeologi sepolta dal Mar morto, sotto un mare di sale…) e salì finalmente verso il monte.

Ma era tardi, il peccato era entrato nella sua famiglia e le sue figlie lo ubriacarono e peccarono con lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte, ed Abramo contemplò il fumo come di una fornace ardente che il vento portava verso di lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte! Non illudetevi. Il peccato non si cancella con un colpo di spugna. Neppure se questi colpi di spugna li assestano le omelie di altri prelati, o preti, o pastori che, evidentemente, la Bibbia se la sono dimenticata, o peggio, l’hanno tradita…

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Genesi 19

Distruzione di Sodoma e di Gomorra

(Eb 13:2; Ge 18:1-8)(Ge 18:16-22; Ez 16:49-50) Gc 19

1 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, 2 e disse: «Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte, e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino». Essi risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». 3 Ma egli fece loro tanta premura, che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono.

4 Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: 5 «Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro». 6 Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: 7 «Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! 8 Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori, e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto». 9 Essi però gli dissero: «Togliti di mezzo!» E ancora: «Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!» E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. 10 Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. 11 Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

(Lu 17:28-32; 2P 2:6-9; Gd 7) Mt 11:23-24

12 Quegli uomini dissero a Lot: «Chi hai ancora qui? Fa’ uscire da questo luogo generi, figli, figlie e chiunque dei tuoi è in questa città, 13 perché noi distruggeremo questo luogo. Infatti il grido contro i suoi abitanti è grande davanti al SIGNORE, e il SIGNORE ci ha mandati a distruggerlo». 14 Allora Lot uscì, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il SIGNORE sta per distruggere la città». Ma ai suoi generi parve che volesse scherzare.

15 Quando l’alba cominciò ad apparire, gli angeli sollecitarono Lot, dicendo: «Àlzati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, perché tu non perisca nel castigo di questa città». 16 Ma egli indugiava; e quegli uomini presero per la mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché il SIGNORE lo voleva risparmiare; lo portarono via, e lo misero fuori della città.
17 Dopo averli fatti uscire, uno di quegli uomini disse: «Metti la tua vita al sicuro: non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; cerca scampo sul monte, altrimenti perirai!» 18 Lot rispose loro: «No, mio signore! 19 Ecco, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai mostrato la grandezza della tua bontà verso di me, conservandomi in vita; ma io non posso salvarmi sui monti prima che il disastro mi travolga e io muoia. 20 Ecco, c’è questa città vicina per rifugiarmi – è piccola – e lascia che io fugga lì – e non è forse piccola? – e così io vivrò». 21 E quello rispose: «Ecco, anche questa grazia io ti concedo: di non distruggere la città della quale hai parlato. 22 Affrèttati, rifùgiati là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia giunto». Perciò quella città fu chiamata Soar.

23 Il sole spuntava sulla terra quando Lot arrivò a Soar. 24 Allora il SIGNORE fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte del SIGNORE; 25 egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale.

27 Abraamo si alzò la mattina presto e andò al luogo dove si era prima fermato davanti al SIGNORE; 28 guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Fu così che Dio si ricordò d’Abraamo, quand’egli distrusse le città della pianura e fece scampare Lot al disastro, mentre distruggeva le città dove Lot aveva abitato.