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L’edificio di Dio (1 Corinti 3)

1 Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. 2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d’Apollo»; non siete forse uomini carnali? 5 Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro. 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; 7 quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!

8 Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica.
9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; 11 poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

12 Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, 13 l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.
16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19 perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21 Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

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Sto riflettendo parecchio in questi giorni sul compito di chi, nelle chiese cristiane, in modo diverso ed a diverso titolo è chiamato a predicare, e sul ruolo di chi ha un ministero nelle chiese.

Tutti costoro, vescovi, pastori, preti, pope, predicatori, sono, secondo le parole di Paolo in 1 Corinti 3, collaboratori di Dio, esperti architetti che pongono il fondamento della fede nei credenti, secondo la grazia che è loro data.

Tanti elementi su cui riflettere e pregare.

Primo: ogni credente, di partenza, è un bambino in Cristo. Ovvero, per dirlo alla romana, “nessuno nasce imparato”, tantomeno nella fede. Occorre qualcuno che ti annunci la fede, che ti chiami alla fede. La fede in Cristo, ovviamente, giacchè Cristo è il solo ed unico fondamento. Perchè dice Paolo che nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Da qui un primo elemento di discernimento, per il credente che riceve una predicazione, che viene chiamato alla fede. Il predicatore se è investito dalla grazia di Dio, non può annunciare altro che Cristo. Se parla d’altro, se annuncia altro, pure se “buono” per lo spirito del mondo, se annuncia la sua opera, se annuncia le cose che fa, non è credibile! Perchè sta edificando su un altro fondamento. Quello della carità fine a se stessa, quella dell’amicizia in questo mondo o altro.

La chiamata alla fede non può essere altro che centrata sulla Parola di Dio, sulla Carità di Dio, sulla Misericordia di Dio. Perchè la chiamata alla fede deve essere centrata su Cristo e Cristo è Verbo Incarnato, è Parola Incarnata per la nostra salvezza.

Secondo: ricevuta la fede, sta al singolo credente accettare il Cristo come solo fondamento della propria vita e costruirci sopra. Con i materiali che ha, inizialmente, poi andando alla ricerca di cose sempre più nobili, resistenti e preziose. Si può iniziare a costruire con paglia e fieno, con le poche cose che si hanno all’inizio, poi passare alle pietre di valore, all’argento ed all’oro.

Cosa sono tutti questi materiali? In realtà una cosa sola. La consapevolezza della propria identità con il Cristo, che all’inizio è fragile, leggera, come la paglia ed il fieno, può bruciare facilmente, accesa dai mille lapilli, dalle fiammelle delle mille passioni di questo mondo, eccitata dalle mille luci che i falsi angeli di Dio, i demoni rivestiti di luce di questo mondo, spargono a larghe mani sui sentieri dei credenti, per sviarli dall’unico sentiero valido, dall’Unica Via.

Se il credente, correttamente istruito anche dal suo “mastro” muratore, da colui che è il suo ministro (ministro significa servo, non lo scordiamo mai!), il servo della sua anima, e per la grazia che egli stesso ha ricevuto, persevera nel costruirsi ad immagine di quanto la Parola di Dio dice, allora ogni elemento della sua vita, della sua esistenza terrena, si rinforza, diventa una pietra dura, una pietra di valore.

Gli elementi quindi che fortificano un credente che ha ricevuto da un ministro il dono della predicazione: la lettura della Parola di Dio, la meditazione su di essa, la preghiera incessante per la sua conformazione al Cristo.

Più si fa questo, più la vita del credente da pietra di valore diventerà argento ed oro, diventerà composta dal più prezioso dei metalli…

Ma, terzo, il credente dovrà sempre ricordarsi che anche l’oro sarà provato con il fuoco del giudizio di Dio al suo tempo. E di fronte al fuoco del giudizio di Dio, del suo indicibile calore, non c’è metallo che tenga.

poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.

Ci si potrà salvare, gli eletti saranno salvati, ma passeranno comunque attraverso il fuoco. Perciò facciamo attenzione a quale predicazione riceviamo su questa terra, prestiamo fede solo alla predicazione centrata sulla Parola di Dio e che ci invita a costruire sul Cristo la nostra vita. Cresciamo nella fede, sforziamoci di crescere nella fede, sempre, quale sia la nostra condizione di partenza. Sia paglia, fieno, pietra dura, pietra preziosa, argento, oro, sempre ad un certo punto verremo provati con il fuoco, e di noi cosa rimarrà? Ce lo dirà il giudizio di Dio, ma noi intanto fortifichiamoci rendendoci il più possibili conformi a quello che siamo chiamati ad essere, il tempio di Dio, il tempio santo, che siamo noi.

Nessuno si inganni credendo di poter fare a meno della predicazione, della Parola di Dio, della Scrittura! Nessuno si illuda di potersi salvare edificandosi su altri fondamenti, sui fondamenti proposti dal mondo, su fondamenti che sono contrari a quanto è scritto nella Parola di Dio! Nessuno si illuda degli uomini, nessuno si vanti degli uomini!

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21Nessuno dunque si vanti degli uomini

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Tutto ci appartiene, tutto è nostro, ma se siamo consapevoli, in pensiero, parole ed opere e senza omissioni, che noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio! 

tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

Accresca il Signore la nostra fede. Accresca la consapevolezza che noi siamo suoi. Cresca la nostra fede nella Sua Parola, il nostro abbandonarsi alla Sua Volonta che in Essa è espressa.

Amen.

Noi abbiamo la mente di Cristo (1 Corinti 2)

(1Co 1:17-25; 2Co 4:5-7)

1 E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; 2 poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso.

3 Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; 4 la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, 5 affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

(Ef 3:2-11; Gv 16:12-15; 1Gv 2:20, 27; 1Te 5:21)

6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

9 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano».

10 A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio.

12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.

14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente.

15 L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.

16 Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?»
Ora noi abbiamo la mente di Cristo.

 

Noi abbiamo la mente di Cristo, fratelli e sorelle, se ogni giorno cerchiamo la Verità non nelle vane sapienze di questo mondo, ma nella Vera Sapienza che è nella Parola di Dio.

Non ci sgomentiamo, fratelli e sorelle, se il mondo non ci apprezza o non ci accoglie con facilità; quasi sempre questo è segno della sapidità, dell’essere sale che è il nostro messaggio, che non è nostro se non in quanto portato anche dalla nostra voce. E’ il messaggio di Dio, quello che la Parola ci chiama ad annunciare.

Ed il messaggio di Dio non è il messaggio pieno di zucchero, di miele, di… grassi idrogenati! che questo mondo vorrebbe che fosse. E’ un messaggio saporito, ma dei gusti che piacciono a nostro Signore, il gusto della misericordia, il gusto del perdono dei peccati, il gusto della carità nella verità…

Tutte cose molto scomode all’inizio, perchè siamo noi che siamo chiamati ad avere misericordia verso chi non ce ne dimostra, siamo noi che siamo chiamati per primi a perdonare, come il Signore ci ha perdonati, siamo noi che siamo chiamati ad annunciare la Verità, ma rimanendo nella carità, senza arrogarci il giudizio ultimo che è solo del Signore.

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Noi abbiamo la mente di Cristo; sgomenta il solo pensiero, ad ogni uomo sensato; ma è così. Perchè come dice l’Apostolo, a noi è stato donato lo Spirito di Dio. E questo ci rende, ci dovrebbe rendere almeno, capaci di annunciare la pazzia di Dio, la pazzia della Croce, come l’unica via ragionevole per questo mondo, per l’uomo di oggi e di ogni tempo-

Il Signore Gesù accresca la nostra fede.

Amen.

 

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

A cura del fratello ed amico pastore Elpidio Pezzella.

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Riposate un poco

Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco».

Marco 6:31a

 

Al termine di un periodo che spero abbia regalato qualche momento di riposo dal lavoro, occasione di stare in famiglia e momenti per ritemprare lo spirito, ci accingiamo a riprendere le nostre attività. Al ritorno dalla missione, Gesù propone ai discepoli un momento di riposo, affinché stacchino la spina dell’euforia. Quel che doveva essere un momento di pausa però li vede impegnati a distribuire da mangiare a oltre diecimila persone, accorse per ascoltare il Maestro. Così il riposo proposto si materializza nel dare o fare qualcosa per qualcuno: l’attenzione si sposta da ciò che essi avevano visto e fatto a quello che la gente necessita. Mentre noi tendiamo facilmente a ricercare personali soddisfazioni e umani appagamenti a discapito della vita altrui, il brano evangelico ci esorta a mettere da parte noi stessi per servire gli altri nel nome del Signore. Le attività e gli impegni potranno farci perdere di vista la nostra chiamata, per questo faccio mia la preghiera elevata alla vigilia della battaglia di Edgehill (23 ottobre 1642) dal Barone Lord Astley: “Signore, sai quante cose ho da fare oggi! Se ti dimentico, tu, non dimenticarmi, per amore di Gesù”.

 

Affare fatto

Il pastore George Thomas una domenica si recò in chiesa con una gabbietta e la sistemò vicino al pulpito. I fedeli si chiedevano cosa c’entrasse con la predica, e attendevano, desiderosi di sapere. “Ieri stavo passeggiando – cominciò il pastore –  quando vidi un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c’erano degli uccellini spaventati. Lo fermai e gli chiesi: ‘Figliolo,cosa devi farci con quegli uccellini?’. E lui: ‘Li porto a casa per divertirmi;  gli strapperò le piume,… grideranno, soffriranno e io mi divertirò tantissimo’. Gli dissi: ‘Presto o tardi ti stancherai di loro, cosa ne farai?’. E il ragazzo: ‘Quando mi stancherò, ho dei gatti, cui piacciono gli uccelli, e li darò a loro’. Rimasi in silenzio per un momento, poi aggiunsi: ‘Quanto vuoi per questi uccellini?’. Il ragazzo fu sorpreso: ‘Perché li vuoi, sono uccelli di campo, non cantano, e non sono nemmeno belli?’ ‘Quanto vuoi?’ Pensando fossi pazzo mi chiese dieci dollari. ‘AFFARE FATTO’. Presi dieci dollari e glieli misi in mano. Presa la gabbia, la aprii e lasciai liberi gli uccellini”. Spiegato il perché della gabbia, il Pastore aggiunse: “Un giorno Satana tornò dall’Eden gonfio di superbia, e disse al Signore: ‘Ho appena catturato l’intera umanità con un’esca ottima… li ho presi tutti!’. ‘Cosa farai con loro?’, chiese Gesù. ‘Mi divertirò: gli insegnerò a odiare e farsi male a vicenda; gli insegnerò a fabbricare armi da guerra e ad ammazzarsi fra di loro; a rovinare sé stessi e quelli a loro più vicini’. ‘Ma poi ti stancherai, e cosa farai con loro?’, chiese Gesù. ‘Li ucciderò!’, esclamò Satana. ‘Quanto vuoi per loro?’ E Satana: ‘Questa gente è cattiva, ti odieranno, bestemmieranno il tuo nome e ti uccideranno. Non puoi volerli’. ‘Quanto?’, chiese di nuovo Gesù. Satana sogghignando: ‘Tutto il tuo sangue e le tue lacrime. La tua vita’. E Gesù: ‘AFFARE FATTO’. E pagò il prezzo”. Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito.

 

lettura della Bibbia

29 agosto        Isaia 9-10; Matteo 19-20

30 agosto        Isaia 11-12; Matteo 21-22

31 agosto        Isaia 13-14; Matteo 23-24

01 settembre   Isaia 15-16; Matteo 25-26

02 settembre   Isaia 17-18; Matteo 27-28

03 settembre   Isaia 19-20; Marco 1-2

04 settembre   Isaia 21-22; Marco 3-4

Pregare per… un anno ed una vita

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Un anno fa e tutta la mia vita, da qualsiasi direzione la si guardi… e sono felice così, cercando e trovando ogni risposta nel Signore e nella Sua Parola.

E prego per voi, specie per voi che non credete, specie per voi che scegliete di aderire alle false sapienze di questo mondo. Specie per voi che vi riempite di voi stessi credendo stoltamente che questo diminuisca il tasso di presenza di Dio nella vostra vita. Dio c’è comunque, ed è morto anche per voi, e che ci crediate o no non fa alcuna differenza.

Prego per voi, prego soprattutto per voi, sia che ve ne facciate una ragione, sia che non ve la facciate.

Un (amico?) valdese su Facebook mi ha chiesto come mi permetto di fare certe preghiere per il sinodo. Ho lasciato cadere. Però mi è tornato in mente, leggendo di altre polemiche, inutili, per altre preghiere “non richieste” (sic…) …
In che senso avrei voluto chiedergli, lo faccio qui? Pensi di non averne bisogno? Pensi di essere perfetto o che la tua chiesa lo sia?
Le faccio, rassegnati!, e prego per il ritorno tuo e della chiesa di cui fai parte all’obbedienza piena alla Parola di Dio, perchè mi sembra che sia, che siate, su un sentiero che non porta da nessuna parte (buona…).

Prego per voi, valdesi e non, più o meno peccatori che voi siate, e spero, spero vivamente che qualcuno faccia lo stesso per me. Giuro, non mi offendo, anzi.

Anche se, mi perdonerete, ma così dice di fare la Scrittura, fino in fondo fido solo in Lui.

Amen.

Il ramo di mandorlo e la pentola che bolle (Geremia 1,11-19)

11 Poi la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».

12 E il SIGNORE mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto».

13 La parola del SIGNORE mi fu rivolta per la seconda volta: «Che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo una gran pentola che bolle e ha la bocca rivolta dal settentrione in qua».

14 E il SIGNORE mi disse: «Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione», dice il SIGNORE; «essi verranno, e porranno ognuno il suo trono all’ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura all’intorno, e contro tutte le città di Giuda. 16 Pronuncerò i miei giudizi contro di loro, a causa di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno offerto il loro incenso ad altri dèi, e si sono prostrati davanti all’opera delle loro mani.

17 Tu dunque, cingiti i fianchi, àlzati, e di’ loro tutto quello che io ti comanderò. Non lasciarti sgomentare da loro, affinché io non ti renda sgomento in loro presenza. 18 Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese.

19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

(Geremia 1)

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Due simboli appaiono al profeta Geremia.

Il simbolo dei fiori di mandorlo, i primi a sbocciare, che sia in primavera o sul finire dell’inverno, simboleggiano la speranza, della vita che ritorna. Nel libro dell’Esodo il Signore dice a Mosè di prenderli a modello per forgiare con l’oro la menorah ovvero il candelabro a sette braccia. Ma simboleggiano anche la caducità della vita umana e, nel testo dell’Ecclesiaste o Qohelet indicano anche la caducità della vita umana. Questo perchè nella realtà sfioriscono in breve tempo, mutano di colore e cadono. Stanno quindi ad indicare la necessaria vigilanza sulla propria vita, ma insieme a ricordare che questa finirà ed è breve.

Dice infatti il Signore a Geremia che il ramo di mandorlo che ha visto indica sia il fatto che la speranza di una rinascita per l’uomo passa attraverso la Sua Parola, sia il fatto che Egli è vigilante, e non lascerà che questa cada. Come ci dirà il Signore Gesù, neppure uno iota della Parola di Dio cadrà prima che tutto sia compiuto.

Ma vista la caducità e l’incostanza dell’uomo, dovute al peccato, la creatura umana dovrà affidarsi completamente all’azione del Signore, dovrà fidare esclusivamente in Lui, come è chiamato a fare Geremia.

Il simbolo della pentola che bolle è tradizionalmente il simbolo del desiderio della carne da parte di Israele, un desiderio che bolle dentro di lui, un desiderio che lo porta a cercare di cambiare lo stato delle cose, lo stato della natura. Dal liquido al gassoso l’acqua, sospinta dall’azione incessante del fuoco.

C’è un simbolismo buono del fuoco, ma viene dal dentro l’uomo, è quello a cui allude Gesù quando dice che c’è un fuoco dentro di Lui e non vede l’ora che divampi. Ma in questo caso il fuoco non proviene dal di dentro, non proviene dal Signore, proviene dal settentrione, proviene da fuori l’uomo, ed è alimentato per la sua rovina, per pervertirne le azioni.

E’ un fuoco di giudizio da parte di Dio e questo giudizio sarà deciso dalla capacità di resistenza del Profeta, di resistenza del popolo che Dio si è scelto, unicamente per Sua Grazia, alle mille brucianti tentazioni che gli vengono dalla storia, che gli vengono dal di fuori.

Il profeta, ogni uomo, è chiamato a cingersi i fianchi, ad indossare un’armatura; questa è la Parola di Dio. Essa è il solo muro efficace per la difesa dell’uomo dalle fiamme che divampano nel mondo. Dì loro tutto ciò che io ti comanderò, solo questo, null’altro. E se il mondo resterà sgomento (Questo parlare è duro… chi potrà osservarlo… se è così allora non conviene) tu non temereindurisci la tua faccia come pietra, rivestiti di Cristo, resta saldo nella fede. Se non lo farai, se non avrai il coraggio di farlo, fidando solo nelle forze che Dio ti donerà, allora diverrai tu sgomento, ed il mondo ti porterà alla rovina.

La forza del fuoco esterno, quello che porta l’acqua ad ebollizione è grande. E tu potrai essere chiamato ad opporti contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. Non c’è una categoria immune dai desideri che provengono dalla carne, dai desideri che provengono dalle forze che cercano di cambiare la natura umana, di pervertirne l’immagine di Dio che ha dentro, di farlo ‘mutare di stato’. Anche i sacerdoti, anche i pastori possono pervertire la loro natura e condurti su sentieri sbagliati, su sentieri che ti portano verso la perdizione.

Ma tu, profeta, tu credente, tu creatura umana, non temere, e fidati solo de Signore, affidati solo alla Sua Parola.

19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Preghiamo il Signore con il Salmo 71. Facciamolo diventare nostro, facciamo sì che risuoni nel nostro intimo, che motivi ogni nostra azione. Amen.

1 In te confido, o SIGNORE, fa’ che io non sia mai confuso.

2
 Per la tua giustizia, liberami, mettimi al sicuro!
Porgi a me il tuo orecchio, e salvami!
3 Sii per me una rocca in cui trovo scampo,
una fortezza dove io possa sempre rifugiarmi!
Tu hai dato ordine di salvarmi,
perché sei il mio baluardo e la mia fortezza.
4 Mio Dio, liberami dalla mano dell’empio,
dalla mano del perverso e del violento!
5 Poiché tu sei la mia speranza,
Signore, Dio;
sei la mia fiducia sin dalla mia infanzia.

6
 Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno,
tu m’hai tratto dal grembo di mia madre;
a te va sempre la mia lode.
7 Io sono per molti come un prodigio:
tu sei il mio rifugio sicuro.
8 Sia la mia bocca piena della tua lode,
ed esalti ogni giorno la tua gloria!

9
 Non respingermi nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando le mie forze declinano.
10 Perché i miei nemici sparlano di me,
e quelli che spiano l’anima mia tramano insieme,
11 dicendo: «Dio l’ha abbandonato;
inseguitelo e prendetelo, perché non c’è nessuno che lo liberi».

12
 O Dio, non allontanarti da me;
mio Dio, affrèttati a soccorrermi!
13 Siano confusi, siano annientati gli avversari dell’anima mia,
siano coperti di vergogna e disonore quelli che desiderano il mio male!

14
 Ma io spererò sempre,
e a tutte le tue lodi ne aggiungerò altre.
15 La mia bocca racconterà ogni giorno la tua giustizia e le tue liberazioni,
perché sono innumerevoli.
16 Proclamerò i prodigi di Dio,
il SIGNORE,
ricercherò la tua giustizia, la tua soltanto.

17
 O Dio, tu mi hai istruito sin dalla mia infanzia,
e io, fino a oggi, ho annunciato le tue meraviglie.
18 E ora che sono giunto alla vecchiaia e alla canizie, o Dio, non abbandonarmi,
finché non abbia raccontato i prodigi del tuo braccio a questa generazione
e la tua potenza a quelli che verranno.

19
 Anche la tua giustizia, Dio, è eccelsa;
e tu hai fatto cose grandi; o Dio, chi è simile a te?
20 Tu, che ci hai fatto vedere molte e gravi difficoltà,
ci darai di nuovo la vita
e ci farai risalire dagli abissi della terra;
21 tu accrescerai la mia grandezza
e ritornerai a consolarmi.

22
 Allora ti celebrerò con il saltèrio, celebrerò la tua verità, o mio Dio!
A te salmeggerò con la cetra, o Santo d’Israele!
23 Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te,
e così l’anima mia, che tu hai riscattata.
24 Anche la mia lingua parlerà tutto il giorno della tua giustizia,
perché sono stati svergognati, sono stati umiliati quelli che desideravano il mio male.

(Salmi, 71)

Notizie dai Sibillini

E’ la faglia del monte Vettore, della mia montagna, quella che è im movimento. Si vede chiaramente nelle foto scattate da un geologo a circa 2000 metri, sul versante umbro, quello che sale da Forca di Presta verso la vetta. Alcune le metto qui, assieme al comunicato ufficiale dell’Ente Parco dei Monti Sibillini che invita a sospendere le escursioni fino all’esaurimento dello sciame sismico in corso. Vale lo stesso ovviamente anche per le escursioni nei parchi della Laga e del Gran Sasso.

Il soccorso alpino e speleologico umbro invita alla massima prudenza nella frequentazione delle montagne nella zona dei Monti Sibillini e della Valnerina.
A seguito degli eventi sismici dei giorni scorsi e delle continue scosse di assestamento gli esperti forniscono alcuni consigli sulla frequentazione delle nostre montagne. «Se nei prossimi giorni andate in montagna, nella zona nord della Valnerina e Monti Sibillini o altre catene dell’Appennino centrale – è spiegato in una nota – è necessario fare molta attenzione.

Sui sentieri c’è il rischio di frane e caduta massi, in particolare bisogna fare attenzione nelle gole o forre. Inoltre nei sentieri sotto alle pareti di roccia o esposti, anche se non si notano pericoli evidenti, potrebbero essere stati resi insicuri dalle scosse».
Viene consigliato di non andare ai laghi di Pilato o sulle creste meridionali dei Sibillini finché non si calmano le scosse di assestamento.
Intanto il Comune di Montefortino – informa il soccorso alpino e speleologico dell’Umbria – ha emesso un’ordinanza per chiudere la strada che collega la frazione di Rubbiano alle gole dell’Infernaccio e alle parti interne.

Questo l’elenco delle zone più a rischio.
Ne vengono contate dieci:

1- tutta la valle del Lago di Pilato; 2- creste del Vettore e del Redentore; 3- tutta la valle di foce di Montemonaco; 4- Lame Rosse; 5- Gole dell’Infernaccio; 6- Monte Priora; 7- Gole dell’Acquasanta di Bolognola; 8- Gole del Fiastrone; 9- strada del Fargno in particolar modo verso Bolognola; 10- strada del monte Sibilla.

Prima di muoversi, dunque, è meglio chiedere informazioni a chi di competenza.

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L’Essenza e l’essenziale (Luca 14:1.7-14)

1 Gesù entrò di sabato in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo, ed essi lo stavano osservando […]

7 Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola:

8 «Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato da lui qualcuno più importante di te, 9 e chi ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedi il posto a questo!” e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l’ultimo posto. 10 Ma quando sarai invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: “Amico, vieni più avanti”. Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te.

11 Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».

12 Diceva pure a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; perché essi potrebbero a loro volta invitare te, e così ti sarebbe reso il contraccambio; 13 ma quando fai un convito, chiama poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14 e sarai beato, perché non hanno modo di contraccambiare; infatti il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».

(Luca 14)

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La pericope evangelica che viene proposta oggi per l’ascolto, la preghiera e la meditazione può essere suddivisa a sua volta in due parti, ciascuna corrispondente ad un insegnamento di Gesù.

Il contesto, al versetto 1, è quello di un invito a pranzo ricevuto da Gesù da quello che il testo qualifica come uno dei principali farisei. Il giorno è il sabato, il giorno del Signore, tuttora, per la comunità ebraica. Il giorno in cui la comunità tutta si raduna assieme e prende assieme un pasto di condivisione.

Nei versetti che non si leggono oggi, da 2 a 6, Gesù mette subito in chiaro quale debba essere il motivo vero del riunirsi, il centro dell’interesse, dove sta il vero cibo: guarisce un uomo affetto da idropisia e lo mette davanti agli altri scribi e farisei invitati. A dire che il centro è, deve essere Dio ed il compiere la Sua volontà.

Oggi è domenica, giorno del Signore, le nostre comunità cristiane si riuniscono. Le domande, alla luce anche solo di questo primo versetto sono tante.

Prima: ci andiamo? Sappiamo di essere stati invitati dal Signore? Sappiamo che questo è il momento più importante della nostra settimana?

Seconda: cosa mettiamo al centro? Dio, il desiderio di ascoltare la Sua Parola, quanto ci dirà, o piuttosto non noi stessi, i nostri desideri, la nostra ricerca di risposte a questo o quel particolare problema che abbiamo o crediamo di avere? La Sua Parola o le nostre parole?

Al versetto 7 l’evangelista ci dice che Gesù nota come gli invitati spesso scelgano i primi posti, quanta importanza si dia ai primi posti, alle precedenze, alle preferenze.

Nei sistemi umani, nelle organizzazioni umane, tutte, chiese comprese purtroppo, si dà una grande importanza a questo. Chiese comprese, si, soprattutto alcune, e ad esempio la chiesa cattolica è tra queste. Quando ero in Seminario ricordo che ogni volta che c’era qualche evento, liturgico o conviviale che fosse, c’erano estenuanti sedute (nel mio caso con l’economo, Franco Peracchi, ed il vicerettore, Gianrico Ruzza) per verificare le ‘precedenze’, ossia quale vescovo dovesse passare per primo in processione, quale cardinale dovesse sedere più o meno vicino al Papa, a chi toccasse presiedere questo o quello. E guai a sbagliare, ti beccavi lo sguardo torvo del prelato di turno per tutta la durata dell’occasione, e se era il caso pure una protesta buttata là al Rettore (“Non è che a me importi, però…”, tutte così inziavano, almeno facevano finta di vergognarsene).

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”, “così va il mondo” potrebbe dirsi, e non è che Ortodossi e Riformati siano del tutto avulsi da queste pratiche, anche se tra i Riformati mi sembrano assai meno rilevanti.

La pratica ai tempi di Gesù diceva che dovevi metterti due o tre posti indietro rispetto a quello che ti sarebbe spettato… per rango, diciamo così. Gesù radicalizza la richiesta. Non due o tre posti indietro, ma all’ultimo posto. Non però per falsa umiltà, ma proprio perchè non è rilevante agli occhi di Dio in quale posto tu ti metti a sedere o gli uomini ti mettono a sedere.

Le precedenze o le preferenze sono robe da uomini, perchè gli uomini guardano le apparenze. Dio guarda il cuore, Dio guarda il pulito o lo sporco del tuo interno, del tuo intimo, del tuo interiore. Non gli importa dove sei seduto quando sei in assemblea, ma piuttosto dove hai il tuo cuore quando sei in assemblea.

Sei in assemblea per ascoltare Lui o cosa? Hai come centro del tuo cuore la Parola che ti viene annunciata o il tuo cuore è preso da altro? Perchè, fratello o sorella che mi leggi, tu puoi anche essere seduto all’ultimo posto, avere lo sguardo compunto e l’occhio attento, essere vestito semplicemente, essere cortese con chi ti è accanto, ma se il tuo cuore è con le cose del mondo, è preso dalle preoccupazioni del mondo, persino quando è il Giorno del Signore, persino mentre ti viene annunciata la Sua Parola, ti servirà davvero a poco essere in assemblea con la tua comunità!

Potrai ingannare i tuoi fratelli, che vedono solo il tuo esteriore, ma non potrai certo ingannare Dio! Potrai essere innalzato dagli uomini, magari anche, a causa dell’umiltà dei tuoi gesti, della semplicità con cui ti rapporti ad ognuno. Ma quello che davvero importa è essere innalzato da Dio, e Dio ci innalza per la fedeltà vera della nostra vita ai dettami della Sua Parola, non certo per il nostro apparire. Dio ci abbasserà allo stesso modo per la nostra infedeltà, sempre alla Sua Parola.

Non basta essere “una chiesa che bada all’essenziale”, come ho sentito dire di recente a qualcuno. Occorre essere una chiesa che bada all’Essenza. La Parola di Dio è l’Essenza della Chiesa. L’obbedienza alla Parola di Dio è ciò che innalza una comunità o un credente.

Si arriva così alla seconda parte della pericope evangelica in lettura oggi (XXII domenica del Tempo Ordinario, anno C secondo il Lezionario cattolico; XV domenica dopo Pentecoste, anno C, secondo il Lezionario Comune Riformato).

I versetti da 12 a 14 trattano di quelli che dobbiamo invitare nei nostri banchetti, nelle nostre assemblee, nelle nostre adunanze.

In sintesi, senza ripetere tutto, dobbiamo invitare sopratutto quelli che non ci possono contraccambiare, rendere favori, rendere grazie da un punto di vista umano.

La stessa logica di cui sopra. Il nostro criterio per ‘fare la lista degli invitati’ è farla sforzandoci di seguire quella che è la logica di Dio e non le nostre logiche. La logica di Dio dice, invita soprattutto chi ha bisogno di ascoltare la mia Parola, invita soprattutto chi è bisognoso di conversione, invita soprattutto chi è povero, poverissimo dal punto di vista spirituale. Invita chi è cieco e sordo alla Parola di Dio, invita chi è zoppo, chi cammina per le strade del mondo sforzandosi di tener dietro alle fandonie umane, ai discorsi senza capo nè coda, alle parole vane. Vane perchè inutili o vane perchè vanesie, vuote, inconcludenti.

Perchè la logica del nostro convito, il motivo di organizzare un nostro convito, una nostra assemblea deve essere quello di rendere gloria a Dio e non a noi stessi. Riflettiamoci, noi spesso organizziamo conviti, eventi, anche liturgici, quasi come se dovessimo fare un favore a Dio. E’ tutto il contrario! Il convito è di Dio, il banchetto a cui siamo invitati è del Signore, il cibo che siamo chiamati a mangiare è la Parola di Dio, quello che siamo chiamti a spezzare è il pane che è Corpo di Cristo, quello che siamo chiamati a bere è il Vino che è il Sangue di Cristo.

Ma tutto questo è Dio che ce lo dona, noi non abbiano alcun merito in tutto questo, nè possiamo arrogarcelo.

Mi tornano in mente le parole dell’Apostolo Paolo a riguardo…

14 Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria.
15 Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi su quel che dico.
16 Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo? 17 Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane. 18 Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano i sacrifici non hanno forse comunione con l’altare? 19 Che cosa sto dicendo? Che la carne sacrificata agli idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa? 20 Tutt’altro; io dico che le carni che i pagani sacrificano, le sacrificano ai demòni e non a Dio; ora io non voglio che abbiate comunione con i demòni. 21 Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni.22 O vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?

(1 Corinti 10)

17 Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. 18 Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra voi, e in parte lo credo;19 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi. 20 Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo.
23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

(1 Corinzi 11)

La Parola è del Signore, il Corpo è del Signore, il Sangue è del Signore. Senza il Signore non c’è banchetto, non c’è convito, non c’è vino, non c’è gioia. Senza la Parola non c’è nulla di tutto questo. Perciò, fratelli e sorelle, oggi osserviamo attentamente le nostre assemblee ed il nostro essere in assemblea.

Chi c’è al centro? Dio o il pastore? La Parola o le tante parole del mondo? La Verità o mille diverse verità? Chi ha la precedenza? Dio o i nostri infiniti bisogni? Siamo in assemblea per scoprire qual’è la volontà di Dio per la nostra vita, o per cercare di piegare Dio alle nostre volontà?

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Che l’Eterno ci perdoni, se il nostro riunirci in assemblea non è secondo ed a servizio della Sua Parola. Amen.