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Chiesa: gruppo o squadra?

Un ex collega di lavoro, su Linkedin, ha proposto alla mia attenzione un video in cui Julio Velasco tratta l’argomento della differenza tra un gruppo e una squadra.

Sostanzialmente, quello che segue è un riassunto delle sue argomentazioni:

Quando parliamo di gruppo, parliamo di una determinata quantità di persone che svolgono funzioni analoghe e condividono lo stesso ambiente ma che realizzano le loro funzioni in modo individuale e senza che il lavoro di uno dipenda dall’altro. Per esempio un gruppo di lavoro sono i membri di un ufficio o i bambini che stanno nella stessa classe.

Da parte sua, una squadra è costituita da un gruppo di persone che lavorano tutte per raggiungere lo stesso scopo, il risultato del lavoro dipende dalla collaborazione di tutti. I suoi membri non lavorano in modo individuale esclusivamente ma anche insieme.

La prima differenza tra gruppo e squadra, la modalità di lavoro: nel gruppo i membri lavorano in modo individuale, nella squadra lo fanno in collettivo perseguendo un obiettivo comune.

Seconda differenza la formazione. Uguale per tutti nel primo caso (gruppo), diversificata nel secondo (squadra). 

In un gruppo di lavoro troviamo persone che hanno una formazione analoga e che lavorano in modo individuale per raggiungere dei risultati. Per esempio, in un dipartimento di contabilità troveremo contabili, con formazione analoga, incaricati di gestire questo aspetto della società.

Nella squadra la formazione dei membri è spesso diversa perché si cerca di far in modo che ogni partecipante integri l’altro. Così, in una squadra di lavoro di un’agenzia di marketing online possiamo trovare un community manager, uno specialista in SEO, un web designer, ecc. Ciascuno di essi con funzioni che apportano un valore alla squadra per conseguire un fine comune.

Terza differenza i ruoli.

Nei gruppi possono non esserci o sono esclusivamente di tipo gerarchico, del tipo capo, coordinatore, subordinati.

Nelle squadre i ruoli esistono sempre, vanno sempre  rispettati ma si integrano in modo funzionale al raggiungimento dell’obiettivo comune.

Credo che questo discorso possa essere utilmente applicato anche alla struttura che chiamiamo “Chiesa”, ossia “comunità di chiamati da”.

Chiamati da (l’ek del greco ek-klesìa): già questo sta a dire quella che è la mia conclusione. Ossia che la chiesa non è un gruppo. Un gruppo è una riunione di persone che si radunano per diversi motivi, anche in modo spontaneo.

La chiesa non si raduna, la chiesa è radunata, c’è un qualcuno che chiama (Dio) e che chiama persone a svolgere un compito particolare (annunciare la Signoria di Dio sul mondo, annunciare la salvezza attraverso Cristo, annunciare la Verità Rivelata nelle Scritture) ognuno secondo il proprio particolare ruolo, ma con un obiettivo comune che è quello di dare gloria a Dio ed al suo progetto.

Quale è il difetto di molte chiese e comunità, oggi?

Il primo difetto è che spesso vedono se stesse e si presentano come un gruppo.

Un gruppo di persone che si riuniscono e lodano Dio anche, o fanno opere di carità, o cantano assieme, ma come un gruppo qualsiasi.

Ossia: oggi non ti va di andare al culto? Non ci vai. Questa o quella particolare persona ti danno fastidio? Cambi gruppo, vai a lodare Dio da un’altra parte, ma non ti metti in discussione e non ti chiarisci con il fratello o la sorella.

La Parola di Dio non la capisci o ti sembra non adeguata? Trovi delle altre parole per compiacere il gruppo e renderlo più numeroso. Una dottrina ti rimane scomoda? O rimane scomoda ad alcuni membri del tuo gruppo? Non la predichi e non la annunci.

Ti dimentichi che sei nella squadra di Dio!, non nel tuo gruppo di interesse, che devi portare avanti la volontà di Dio e non la tua, che devi annunciare la Parola di Dio e solo quella.

Perchè? Perchè nella chiesa il caposquadra è Dio e non una creatura umana, di qualsiasi colore si vesta e qualsiasi foggia di abito adoperi.

Il secondo difetto è legato alla formazione ed è strettamente connesso al terzo che riguarda i ruoli. 

Oggi va di moda, è politicamente corretto dire, che nella chiesa tutti devono poter fare tutto. Che i ruoli sono intercambiabili. E’ sbagliato, è profondamente sbagliato.

Lo è, sbagliato, nella squadra “famiglia”. Lo è, sbagliato, in una squadra di lavoro ‘mondana’, dove ciascuno si forma delle competenze e lavora, nel suo ruolo, verso un’obiettivo comune, lo è, sbagliato, a maggior ragione nella squadra di Dio.

E’ una interpretazione perversa del passo paolino dove si dice che non c’è più giudeo nè greco, o maschio o femmina, o schiavo o libero. Lì si parla di uguaglianza rispetto a Dio, rispetto all’essere compreso nel Suo progetto universale di salvezza. Non ha niente a che vedere la cosa con l’essere diversi, con l’avere una propria specificità.

Tant’è vero che, nella stessa Parola di Dio, rimanendo al solo Vangelo Quadriforme, Matteo parla in un modo alle comunità provenienti dal giudaismo, Luca parla in altro modo alle comunità di ambito ellenistico. La Parola di Dio, ossia, rispetta la specificità dell’essere umano come è storicamente e geograficamente determinato.

Il proprio specifico, il proprio ruolo rimane, va riconosciuto come dono di Dio, amato, nutrito e rispettato. Un uomo resta uomo, maschio, una donna resta donna, femmina, un giudeo resta giudeo, un greco resta greco… questo essere diverso significa anche essere amato in modo diverso, unico, specifico da Dio.

Così, in ambito ecclesiale, esistono dei ministeri, diversi, diversificati, secondo il genere ed il munus ed ognuno ha una sua formazione di riferimento. Sono tutti ‘uguali’ nel senso che sono tutti ugualmente necessari e sono tutti ugualmente degni agli occhi di Dio che li ha stabiliti. In questo senso il più piccolo dei membri di chiesa ha la stessa dignità, di fronte a Dio del pastore o del vescovo. Una madre o un padre di famiglia hanno la stessa dignità del più esperto teologo.

Ma i ruoli sono diversi, specifici, unici e vanno rispettati. O ne va del buon risultato del lavoro di squadra, che non apparirà più come la squadra di Dio, ma come una delle qualsiasi squadre di questo mondo, che lavorano per gli obiettivi di questo mondo perchè non hanno o non riconoscono Dio come capo squadra.

Quindi:

  • la chiesa è una squadra;
  • la chiesa è la squadra di Dio; e di nessun altro;
  • la Parola di Dio, e solo quella, stabilisce ruoli, compiti, obiettivi;
  • i membri della squadra lavorano secondo i loro ruoli e rimanendo fedeli ai loro compiti;
  • i membri della chiesa hanno un solo obiettivo, unico: la gloria di Dio attraverso l’operare nel creato dove Egli è significato, dove Egli ha scelto di rivelarsi.

Grazie per l’attenzione, e se volete fatemi sapere, commentando, cosa ne pensate.

Gesù, il samaritano (Luca 10:25-37)

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per metter alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».
E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».

Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.

Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».

Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».

(Luca 10.25-37)

bibbia

Un dottore della Legge, uno studioso della Legge di Dio, vuole mettere alla prova Gesù, ci dice l’evangelista Luca all’inizio di questa famosissima storia. Ma Gesù, diremmo noi, non ci casca. Risponde al dottore della Legge, Lui che è il Verbo, con le parole della Legge stessa, che quello mostra di conoscere a memoria.

Non ci sembri un’atteggiamento insolito, o sbagliato, o insolente quello di quel dottore. E’ spesso anche il nostro atteggiamento.
Anche noi sappiamo benissimo spesso cosa vuole il Signore da noi. Ma il nostro peccato, le nostre insicurezze, a volte anche la nostra sicumera, ovvero l’eccessiva fiducia nelle nostre capacità creaturali, insistono a farci, per così dire, mettere alla prova Gesù, mettere alla prova Dio, quasi che fosse il Creatore a doverci ‘ provare’ di essere il Giusto!

Ed allora, come quell’uomo, insistiamo:

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù:
«E chi è il mio prossimo?».

Il Signore, nella sua risposta, data in parabole, come era solito fare, è chiarissimo.
Io sono il samaritano dell’umanità ferita. Io, soltanto io.
Non altri uomini. Nemmeno quelli, sacerdoti del tempio o leviti, che sembrano essere stati messi lì apposta per quello. Loro possono accompagnarti, possono farsi vicini, possono continuare la mia opera, come fa l’albergatore della parabola.

Un pastore, un prete, un pope sono come l’albergatore.
Ogni soldo che hanno, ogni talento, ogni denaro l’hanno ricevuto dalla mano del Signore Gesù, per il tramite del Suo Spirito, e sono chiamati ad essere fedeli al loro compito, sono chiamati ad occuparsi di te con quanto hanno ricevuto ed anche di più di quello, se serve. Che poi penserà il Signore, samaritano dell’umanità ferita, a colmare la differenza al suo ritorno.

Non commettiamo l’errore, frequente, di immedesimarci a pieno con il samaritano.

Nessuno di noi può esserlo fino in fondo. Nemmeno i più grandi tra i santi tra gli uomini e le donne, tra quanti ci sembrano aver dedicato ogni istante della loro vita terrena a Dio, sono dei veri samaritani.
Perchè il samaritano della parabola è uno che mette ogni parte del suo, uno che non ha alcuna paura di chinarsi dove gli altri si sono scansati, e noi, e nessuno di noi, creature, è capace di tanto.
Leggete le vite dei santi, leggete di quanto essi si sentissero mancanti, debitori agli occhi dell’Eterno. A ragione, perchè è solo Dio che salva, solo la Sua Grazia, solo la Fede in Lui.

Quelli che chiamiamo santi sono uomini e donne che tutto hanno ricevuto dallo Spirito e tutto quello che hanno ricevuto lo hanno reso al Signore che quello Spirito gli ha donato. Ma lo Spirito è da Dio, e resta di Dio.
Il samaritano mette tutto il Suo, noi mettiamo, se siamo fedeli, se siamo santi, tutto ciò che abbiamo ricevuto, per cui siamo chiamati a rendere grazie.

Noi sforziamoci di essere dei buoni, degli ottimi albergatori, fedeli al mandato ricevuto, di occuparsi dell’umanità ferita e curata dal Signore, in attesa del Suo ritorno.

E che al Suo ritorno Egli ci trovi fedeli!

Amen.

Severo di Antiochia (ca 465-538), vescovo
Discorsi, 89

Cristo cura l’umanità ferita

Alla fine passò un Samaritano… Cristo dà apposta a se stesso il nome di Samaritano… infatti di lui era stato detto, per oltraggiarlo: «Sei un Samaritano e hai un demonio» (Gv 8,48)… Il Samaritano viaggiatore, che quindi era Cristo – perché egli veramente viaggiava –, ha visto l’umanità che giaceva a terra. Non è andato oltre, poiché lo scopo che aveva dato al suo viaggio era quello di ‘visitarci’» (Lc 1,68.78); per noi infatti egli è disceso sulla terra e presso di noi ha abitato. Infatti non solo «è apparso sulla terra», ma «ha vissuto fra gli uomini» (Ba 3,38)…

Sulle nostre piaghe egli ha versato il vino, il vino della Parola; e poiché la gravità delle ferite non sopportava tutta la sua forza, vi ha aggiunto dell’olio, la sua dolcezza e il «suo amore per gli uomini» (Tt 3,4)… Poi ha portato l’uomo a una locanda. Egli dà il nome di locanda alla Chiesa, divenuta la dimora e il rifugio di tutti i popoli… Giunti alla locanda, il buon Samaritano ha mostrato nei confronti dell’uomo che aveva salvato una sollecitudine ancora più grande: Cristo in persona era nella Chiesa e concedeva ogni grazia… Al padrone della locanda, simbolo degli apostoli e dei pastori e dottori che a loro sono succeduti, al momento di partire, cioè di salire in cielo, egli dona due denari, perché abbia cura del malato. Con questi due denari si intendono i due Testamenti, l’Antico e il Nuovo: quello della Legge e dei Profeti, e quello che ci è stato dato dai vangeli e dagli scritti degli apostoli. Tutti e due sono dello stesso Dio e portano l’immagine unica dell’unico Dio del Cielo; così come le monete d’argento portano l’immagine del re, imprimono nei nostri cuori la stessa immagine regale mediante le parole sacre, poiché un solo e medesimo Spirito le ha pronunciate… Sono le due monete di un unico re, date da Cristo nello stesso tempo e con la stessa importanza al padrone della locanda…

L’ultimo giorno, i pastori delle sante chiese diranno al Maestro, quando egli tornerà: «Signore, mi hai consegnato due monete, vedi che, spendendole, ne ho guadagnate altre due» con le quali ho fatto crescere il gregge. E il Signore risponderà: «Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,23).

Lode al Signore per il nuovo anno di vita

Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la tua lode.

salterio

1 Alleluia.

Lodate il nome del SIGNORE.
Lodatelo, servi del SIGNORE,
2 che state nella casa del SIGNORE,
nei cortili della casa del nostro Dio.

3 Lodate il SIGNORE, perché il SIGNORE è buono;
salmeggiate al suo nome, perché è amabile.

4 Poiché il SIGNORE ha scelto per sé Giacobbe,
e Israele per suo speciale possesso.

5 Sì, io conosco che il SIGNORE è grande
e che il nostro Signore è al di sopra di tutti gli dèi.

6 Il SIGNORE fa tutto ciò che gli piace,
in cielo e in terra,
nei mari e in tutti gli oceani.

7 Egli fa salire le nuvole dalle estremità della terra,
provoca i lampi per la pioggia,
sprigiona il vento dai suoi depositi.

8 Egli percosse i primogeniti d’Egitto,
così degli uomini come degli animali.

9 Operò segni e prodigi in mezzo a te, o Egitto,
sul faraone e su tutti i suoi servi.

10 Egli percosse grandi nazioni
e uccise re potenti:

11 Sicon, re degli Amorei,
Og, re di Basan,
e tutti i regni di Canaan.

12 E diede il loro paese in eredità,
in eredità a Israele, suo popolo.

13 SIGNORE, il tuo nome dura per sempre;
la memoria di te, o SIGNORE, dura per ogni generazione.

14 Poiché il SIGNORE farà giustizia al suo popolo
e avrà compassione dei suoi servi.

15 Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro,
opera di mano d’uomo.

16 Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
17 hanno orecchi e non odono
e non hanno respiro alcuno nella loro bocca.

18 Siano simili a loro quelli che li fanno,
tutti quelli che in essi confidano.

19 Casa d’Israele,
benedite il SIGNORE!
Casa d’Aaronne,
benedite il SIGNORE!

20 Casa di Levi, benedite il SIGNORE!
Voi che temete il SIGNORE, benedite il SIGNORE!

21 Sia benedetto da Sion il SIGNORE,
che abita in Gerusalemme!

Alleluia.

(Salmo 135)

 

Discepoli e passeri (Matteo 10:24-33)

24 Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo signore. 25 Basti al discepolo essere come il suo maestro e al servo essere come il suo signore. Se hanno chiamato Belzebù il padrone, quanto più chiameranno così quelli di casa sua!

26 Non li temete dunque; perché non c’è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. 27 Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. 28 E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna.

29 Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. 30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non temete dunque; voi valete più di molti passeri.

32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. 33 Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.

(Matteo 10)

bibbiaaperta

Tanti insegnamenti in una sola piccola pericope evangelica.

Il primo (versetti 24-25) ci invita a non crederci superiori o pari al Maestro. Il Maestro è Uno ed è il Cristo. La Parola è Una ed è quella di Dio. Annunciare il Maestro e la Sua Parola tuttavia ci deve bastare. Non è certo garanzia di successo mondano essergli fedele, tutt’altro. Hanno chiamato Lui Belzebù, ossia “Baal Principe”, “signore di questo mondo, o se preferite “signore delle mosche”, figuriamoci noi.
Perchè è così, chi crede di poter dominare o governare il mondo con le proprie geniali e potenti idee, finisce per rimanere con un pugno di mosche in mano. Chi crede di essere signore della propria vita, si ritroverà ad implorare la misericordia di Dio in punto di morte o subito dopo.
Sappiamo che fine fanno Baal ed i suoi profeti nella Scrittura, vicino al torrente Kison, scottati, bruciati dal fuoco bruciante della verita della loro sconfitta.

Il secondo insegnamento (versetti 26-28) è conseguenza del primo. Annunciate con il massimo della franchezza, con parresia, con chiarezza la Parola. Non solo perchè questa così richiede, perchè così ci richiede il Cristo, ma perchè dovete sapere che non avete alternative!

Tutta la Parola di Dio è luce, risplenderà comunque, nonostante le tenebre, le nubi, la cortina fumogena con cui il mondo ed anche a volta la pochezza e la timidezza della nostra fede pretenderebbe di avvolgerla.
Tutta la Parola di Dio riporta la voce tonante di Dio, nonostante, anche qui, il frastuono con cui il mondo vorrebbe coprirla o il colpevole e tristissimo silenzio di tanti credenti a riguardo.

E’ durissimo e chiarissimo Gesù a riguardo: non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna. La Geenna, ovvero il luogo dove al tempo dell’idolatria si sacrificavano i bambini al dio Moloch, poi trasformato nell’immondezzaio, nella discarica di Gerusalemme, dove i rifiuti bruciavano di continuo. Fiamme e miasmi, se ti buttavano lì, legato, nemmeno potevi scegliere di che morte morire, se soffocato o arso vivo, ma la morte era sicura.

E’ duro Gesù, e quindi i due versetti seguenti (29-30) hanno un tono di speranza. Dio si cura, ama, è misericordioso con quello che ai nostri occhi può apparire una tra le creature più piccole e significative, un passero; con quello che di più effimero possediamo, un capello, uno dei tanti peli del nostro corpo. Un’iperbole, un ingigantimento della realtà ai nostri occhi, ma la verità per gli occhi di Dio, del misericordioso, di chi ci conosce e ci ama fin dal più profondo recesso delle nostre viscere.

Un’iperbole solo in apparenza in realtà. Persino noi, peccatori, limitati, a volte riusciamo ad amare con il più profondo delle nostre viscere, riusciamo ad essere pieni del desiderio e della passione per la nostra o il nostro amante. Magari non con la stessa purezza di Dio, ma con una intensità comunque profondissima, che ci chiude la bocca dello stomaco, che ci fa desiderare di fonderci con lei, o con lui.

Persino noi, peccatori, limitati, siamo capaci di prenderci cura con il massimo dell’amore di creature che agli occhi altrui sembrano effimere ed insignificanti. Pensate alla rosa del piccolo principe, o ad un cucciolo rimasto solo, ad un piccolissimo appezzamento di terreno che ci intestardiamo a voler veder fiorire.

Beh, ci dice Gesù, per Dio è così nei vostri riguardi: Non temete dunque; voi valete più di molti passeri.

Ma, “c’è sempre un ma“, siamo soliti dire, occorre (versetti 32-33) riconoscere la Signoria piena di Dio, del Padre sulla nostra vita e sulla vita di questo mondo. Occorre riconoscere la Signoria piena del Figlio, del Verbo Incarnato, della Parola di Dio, sulle parole, sui discorsi, sulle idee ed ideologie di questo mondo. Occorre sottomettersi a quanto lo Spirito di Dio soffia nelle nostre vite, usare dei carismi che lo Spirito ci dona per annunziare la Parola ai nostri fratelli, per dire ai nostri fratelli che il Padre regna, ed è l’Unico Signore: venga il Tuo Regno!

Altrimenti si ritorna sopra, al versetto 28; non si verrà riconosciuti di fronte al Padre che è nei cieli, e si finirà, come non è dato di saperlo, ma è certo, nelle fiamme, nel fuoco e nel soffocare della Geenna.

41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!

(Matteo 25)

Convertiamoci dunque, ed annunciamo a nostra volta il Vangelo! Usiamo dei doni dello Spirito per essere pieni del Figlio, rivestiti di Cristo, e così rivestiti comparire di fronte al Padre.

34 Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo”.

(Matteo 25)

 

Serpenti e colombe (Matteo 10:16-23)

16 «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

17 Guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in mano ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per servire di testimonianza davanti a loro e ai pagani. 19 Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di quello che dovrete dire; perché in quel momento stesso vi sarà dato ciò che dovrete dire.

20 Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

21 Il fratello darà il fratello a morte, e il padre il figlio; i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. 22 Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. 23 Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; perché io vi dico in verità che non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che il Figlio dell’uomo sia venuto.

(Matteo 10)

bibbiaaperta

Potrebbe sembrarci complicato il da farsi. Dice Gesù al versetto 16 di questo Vangelo secondo Matteo, che occorre essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. E lo è, infatti, complicato, per noi che siamo peccatori,  a causa della nostra poca fede.

A causa delle nostre incertezze, delle mille tentazioni che ci fa questo mondo, affinchè ci mettiamo su strade differenti dalle Sue, affinchè seguiamo leggi che non sono la Legge di Dio, affinchè compromettiamo la nostra vera vita a favore di una vita effimera, fugace, fatta di continuo desiderio e di altrettante, continue, insoddisfazioni.

Perciò, al versetto 20, lo stesso Gesù ci dà la soluzione sul da farsi. La soluzione è far sì che non sia il nostro spirito a parlare, ma che sia lo Spirito di Dio a parlare con noi. La soluzione è che l’uomo non si faccia legge a sè stesso, ma che segua senza discuterli i precetti della Legge di Dio; ossia che non siano le nostre parole a “dettar legge”, ma che sia la Parola di Dio a rammentarci l’inesorabilità della Legge di Dio.

Se non sarà questa a regnare nella nostra vita, vano sarà ogni sforzo, falsa ogni forma di evangelizzazione, viziato ogni gesto di culto ed ogni atto di carità.

Ascoltiamo la Parola di Dio, sottomettiamoci ad essa, siamo prudenti in ogni gesto, parola, azione, come sono prudenti i serpenti, che strisciano per terra, e che sanno che da ogni parte può arrivare il pericolo. Riconosciamoci creature, riconosciamo che non possiamo alzarci in piedi o librarci in volo, senza che Dio ce lo permetta, senza che le sue aquile non ci coprano con le loro ali.

Ascoltiamo la Parola di Dio, sottomettiamoci ad essa, siamo semplici come colombe. Semplici… Si, si, no, no, sia il nostro parlare. In ogni parola, gesto o azione riconosciamo che siamo sempre chiamati a scegliere tra le due vie, la via del mondo e la via di Dio. La prima larga, ampia, spaziosa, ma che ci porta alla perdizione eterna, la seconda stretta, sottile, ma che ci porta alla vera vita.

Il Signore accresca la nostra fede. Non la nostra, ma la Sua volontà.

(Vangelo di venerdì 9 luglio 2016)

Sono tornato! I’m back!

Il mio blog da oggi è ancora più vostro!

Vostro perchè in questo spazio potenziato, rinnovato e libero, mio sarà sempre più grande lo sforzo di darvi contenuti migliori e di valori , in tutti gli ambiti delle mie attività, professionali e non!

Ringrazio moltissimo la mia amica e collega Francesca di Posizioniamoci per il lavoro che si è sobbarcato per il cambio di mantainer.

CONTATTI-AGENZIA-WEB-ROMA-ANZIO-NETTUNO

Scrivo il titolo in doppia lingua perchè sono in piena full-immersion nello studio dell’inglese (presso la New York School), oltre che in altri e vari approfondimenti formativi affaccendato.

Ho finito di conseguire il certificato per l’eccellenza digitale di Google e ho seguito due corsi di marketing presso la Camera di Commercio di Roma, allo scopo di poter contribuire ancora meglio allo sviluppo del marchio Bags Free (by Bon Bags s.r.l.) e non solo.

Approfitto di questo primo post della nuova versione del blog per informarvi che con Francesca e con Posizioniamoci stiamo organizzando i prossimi appuntamenti del Social Media Day (a Nettuno e a Roma) su cui vi terremo informati.

Grazie a tutti quelli che mi seguono!

Eccellenze in digitale - Certificato-page-001