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Estate nelle Valli Valdesi – 1

Nell’ormai lontano 2007 sono stato per la sola ed unica volta finora, nelle Valli Valdesi, ospite della Chiesa di Pinerolo e dell’allora Moderatrice Maria Bonafede. Mi ‘pagai’ il soggiorno in natura, sostituendo i pastori nella predicazione dove mi venne richiesto. In particolare a Prarostino, in due templi (=chiese) di Prarostino. Uno più antico, in un bosco, Roccapiatta. Nelle foto tra l’altro si vede la mia allora piccolissima Sara (due anni scarsi in quel momento) che mi precede mentre mi avvio a preparare il necessario per il culto.

Facciata del Tempio Valdese di Roccapiatta
Facciata del Tempio Valdese di Roccapiatta
Tempio di Roccapiatta - Prarostino
Interno del Tempio di Roccapiatta – Prarostino
Tempio di Roccapiatta - Prarostino
Interno del Tempio di Roccapiatta – Prarostino
Tempio di San Bartolomeo - Prarostino
Facciata del Tempio di San Bartolomeo – Prarostino

Prendere o lasciare (Matteo 19:23-30)

23 E Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

25 I suoi discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: «Chi dunque può essere salvato?» 26 Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile».

27 Allora Pietro, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?» 28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29 E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna. 30 Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi, primi.

(Matteo 19)

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Prendere o lasciare.

Non c’è una terza alternativa. Come nella storia, anche in quella contemporanea, sarebbe piaciuto, piacerebbe a tanti. Il parlare di Gesù è un parlare chiaro, duro, che sbigottisce i discepoli di allora come noi, discepoli di oggi. Così, anche molte teologie e molti esegeti si sono messi in testa di cercare di ‘capire’, a tutti i costi, anche a rischio di cambiare il testo, o di pervertire l’insegnamento stesso della storia di Gesù.

Di seguito riporto come un esempio una ricostruzione del “cammello/ago” e della “gomena (o cavo)/ago”.

Dopo aver parlato con il giovane ricco, Gesù affermò che è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio. Il significato deve essere che è impossibile, perché è impossibile per un cammello passare attraverso una cruna, almeno per noi.

Infatti nel Talmud (trattato Berakhot 55b), un libro ebraico scritto in Babilonia circa 500 anni dopo il tempo di Cristo, un elefante che passa attraverso una cruna di un ago è una metafora per una cosa impossibile; nella Palestina, il cammello era un sostituto naturale per un elefante.

E così questo è forse il detto più difficile per noi dell’Occidente di tutto quello che Gesù disse. Ma Dio è l’esperto nel fare cose impossibili, per cui Gesù proseguì (Mt 19:26) che anche se era impossibile agli uomini (sia far passare un cammello attraverso una cruna, sia entrare nel regno di Dio se ricco), era possibile per Dio.

Siccome è difficile per noi accettare un insegnamento così duro (come era difficile anche per gli apostoli Mt 19:25), durante la storia alcuni tentativi sono stati fatti per rendere l’insegnamento più accettabile.

Per esempio a volte è detto che c’era una porta nelle mura di Gerusalemme chiamata “la cruna dell’ago”, attraverso cui era possibile per un cammello passare se si inginocchiava e era senza carico. Quindi sarebbe stato possibile ma difficile, e un ricco sarebbe potuto entrare nel regno sulle ginocchia e senza i propri possessi. Il problema con questa spiegazione è che in realtà una tale porta non esisteva. La storia della porta esiste dal 15mo secolo, ma non c’è nessuna evidenza storica della porta.

Probabilmente la storia fu inventata per evitare l’insegnamento duro di Gesù, ed è stata tramandata fin ad oggi. Similmente per la spiegazione che le porte grandi delle mura contenevano anche una piccola porta attraverso cui un uomo poteva passare quando la porta principale era chiusa, ma non un cammello. Di nuovo, non c’è nessuna evidenza che una tale porta si chiamava ‘cruna’ in antichità.

Un’altra spiegazione è che in greco cammello (κάμηλος, kamēlos) e cavo (κάμιλος, kamilos) sono simili. Siccome ‘cavo’ sarebbe più naturale di ‘cammello’ in questo contesto, forse era nel testo originale ma un errore entrò nel testo durante la sua trasmissione. Infatti alcuni manoscritti leggono “cavo” invece di “cammello”. Ma ‘cammello’ è la lettura più probabile del testo originale, perché l’evidenza della stramaggioranza dei manoscritti è per ‘cammello’, ed è molto più facile capire perché ‘cammello’ fu cambiato in ‘cavo’ che capire perché ‘cavo’ fu cambiato in ‘cammello’.

In ogni caso è altrettanto impossibile per un cavo passare attraversare una cruna quanto per un cammello, per cui il significato dell’affermazione cambia poco.

Prendere o lasciare.

Non c’è una terza alternativa. Per i discepoli di allora come per noi, discepoli di oggi. Si tratta di lasciare cose, ricchezze, logiche, parole di questo mondo e cercare solo, e prima di tutte le cose di Dio. Obbedire solo e prima di tutto alla Sua Parola.

Non accettare nessun compromesso con il mondo e le sue dottrine.

Il 21 agosto 2016 inizia il Sinodo delle Chiese Valdese. Una chiesa tra le tante che questi compromessi prima li hanno accettati, poi ufficialmente ricercati. Che hanno lasciato il sentiero antico della fedeltà assoluta alla Parola di Dio, su cui pure la Chiesa Valdese si era fondata e rifondata, a Chanforan. Una chiesa di cui ho fatto parte, per incarico della quale ho predicato la Parola di Dio in giro per l’Italia.

Prego il Signore perchè la riconduca sulla retta via, sul solo retto sentiero della fede biblica.  Prego il Signore perchè “a Dio ogni cosa è possibile”.

Amen, o Eterno, secondo la Tua volontà.

La festa del 15 agosto secondo la fede riformata

(Testo del fratello Giorgio Ruffa)

La festività del 15 agosto deriva dalla latina feriae Augusti (riposo di Augusto), indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nell’8 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività dei Vinalia rustica o dei Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. Nel calendario della chiesa cattolica si celebra l’«assunzione» di Maria.

Le Chiese protestanti non credono nell’Assunzione di Maria, in quanto non affermata, in alcun modo, nella Bibbia. Proprio per questa ragione la proclamazione di questo dogma è l’unica occasione in cui un pontefice ha fatto uso dell’infallibilità papale «ex cathedra», definita formalmente, peraltro da poco tempo, nel 1870. La Chiesa cattolica ha dovuto riconoscere che in questa specifica occasione il papa ha dovuto proclamare un dogma esercitando l’uffizio di Pastore e Dottore di tutti i cristiani, e quindi con il carisma dell’infallibilità.

Il dogma cattolico è stato proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione apostolica «Munificentissimus Deus». Le fonti extrabibliche addotte a sostegno di questo dogma si datano tra la fine del secolo IV e la fine del VI.

Questa la definizione dogmatica:

«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato [ndr. dove e a chi?] che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica» (Munificentissimus Deus).

Ora, per la nostra riflessione, partiamo da Luca 1:48 dove appare il termine “beata”, «ὅτι ἐπέβλεψεν ἐπὶ τὴν ταπείνωσιν τῆς δούλης αὐτοῦ, ἰδοὺ γὰρ ἀπὸ τοῦ νῦν μακαριοῦσίν με πᾶσαι αἱ γενεαί». Ma il termine μακαριοῦσίν non significa altro che “dichiarare benedetto”.

In che senso è benedetta? Maria non è “la porta del cielo”, come dicono alcuni cattolici, perché Gesù stesso ha detto che «Egli è la via e nessuno viene al Padre se non per mezzo di Lui» (Gv. 14:6). Come pure, «non vi è infatti altro nome se non quello di Gesù, per il mezzo del quale siamo salvati» (At 4,12). Lutero, nel commento al Magnificat, vede in Maria una figura umile, umana e rispettosa che vive con gioia i doni della Grazia. La più grande gioia per chi vive nella Grazia è, infatti, servire Dio. Lutero interpreta l’atteggiamento di Maria dicendo: «[…] dal momento in cui Dio ha riguardato alla mia bassezza verrò chiamata beata. Con ciò non essa viene lodata, ma la grazia di Dio scesa su di lei»; «[…] Beata sei tu che hai trovato un tale Dio». Non ci deve dispiacere di ritenerla indegna di tale grazia: «Infatti senza dubbio non ha mentito, confessando la propria indegnità e bassezza che Dio ha riguardato, non per suo merito, ma per pura grazia». Tanto più si parla del suo merito tanto più si sminuisce la grazia e il Magnificat; si rischia di fare della Madre di Dio un idolo. Lutero legge, pertanto, in maniera più ampia l’espressione «chiamare beata», che vuol dire «beatificare» o «rendere beato».

Evidentemente non si tratta di genuflessioni, inchini e riverenze, ma di giungere come lei a gioire in Dio. Questo è il «debito onore» delle generazioni che si succederanno: gioire in Dio. Per Barth la risposta di Maria non viene dalla natura, ma dalla grazia. È beata non a causa della fede, ma di ciò che dice il Signore.

In quest’opera del 1521, Lutero identifica tutto in quell’assolutamente gratuito che è l’”essere di Dio” cui Maria appare nella storia e nella vita della creazione. Da questo commento Maria appare soprattutto nella luminosa esemplarità di strumento: Maria vive in maniera straordinaria l’impresa che compete a ogni cristiano, collocandosi pertanto nel cuore stesso dell’umanità.

La teologia protestante non ha bisogno, anzi rifiuta, qualunque lettura corredentrice, infatti è già abbastanza sublime come la potenza di Dio possa trasformare un «umile ancella» nello strumento della sua azione salvifica giustificando, peraltro, l’aspetto umano di Gesú.

Purtroppo dogmi e tradizioni hanno, nei fatti, trasformato Maria, nel contesto della religiosità popolare, quasi in una divinità corredentrice dedicandole templi e altari, tutto giustificato dalla teologia cattolica che distingue, molto correttamente peraltro, il culto di “latria” (adorazione), dovuto solo all’unico e all’eterno Dio, dal culto di “dulia” (venerazione), dovuto a figure che parteciperebbero alla santità di Dio.

Però la teologia del monoteismo cristiano è già resa complessa, ma coerente, dal suo concetto di Trinità, cosa vogliamo fare rendendo Maria un “intercessore” esemplare? Complicare ancora di più le cose con una ambigua tetraeità, del resto già in nuce nel concetto di Θεοτόκος (Madre di Dio)?

Tutto questo discorso, quindi, non vuole minimamente ridurre l’importanza della figura di Maria, ma anzi, esaltarla come prototipo esemplare di vita nella Grazia…

Solo la Grazia rende Maria ciò che è. Letta in questa chiave, quanta bellezza e quanta speranza dona la preghiera di ringraziamento di Maria riportata nel primo capitolo del Vangelo di Luca:

«L’anima mia magnifica il Signore, 47 e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore, 48 poich’egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella. Perché ecco, d’ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata, 49 poiché il Potente mi ha fatto grandi cose. Santo è il suo nome; 50 e la sua misericordia è d’età in età per quelli che lo temono. 51 Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso quelli ch’eran superbi ne’ pensieri del cuor loro; 52 ha tratto giù dai troni i potenti, ed ha innalzato gli umili; 53 ha ricolmato di beni i famelici, e ha rimandati a vuoto i ricchi. 54 Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia 55 di cui avea parlato ai nostri padri, verso Abramo e verso la sua progenie in perpetuo».

Ed è speranza dell’umanità essere, come Maria, abbracciati dalla Grazia di un Dio misericordioso.

Concludendo, non potremmo neppure aver Fede, e neppure pregare, se ciò non venisse suscitato dall’opera di Dio. Scrive bene, a questo proposito, Agostino nella Lettera 194:

«3. 15. Se infatti diremo che in precedenza c’è stata la fede in cui era il merito della grazia, qual merito aveva l’uomo prima di ricevere la fede? Che cosa infatti ha uno senza che lo abbia ricevuto? Ora, se lo ha ricevuto, perché mai se ne vanta come se non lo avesse ricevuto 46?

Come nessuno avrebbe la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà, il timor di Dio se non avesse ricevuto, secondo il detto del Profeta, lo Spirito di sapienza e d’intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza, di pietà e di timor di Dio 47, e come nessuno avrebbe nemmeno il coraggio, la carità, la continenza se non avesse ricevuto lo Spirito di cui l’Apostolo dice: Non avete infatti ricevuto lo Spirito di timore, ma di coraggio, di carità e di continenza 48; così non avrebbe nemmeno la fede, se non avesse ricevuto lo Spirito di fede, di cui il medesimo Apostolo dice: Ora, avendo il medesimo Spirito di fede, secondo quanto sta scritto: Ho creduto e perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo 49.

Che poi la fede sia ricevuta non per qualche merito, ma per misericordia di Colui che ha pietà di chi vuole 50, lo dimostra assai chiaramente l’Apostolo nel passo in cui di se stesso dice: Ho ottenuto la misericordia d’essere fedele. 4. 16. Se poi diremo che ai fini di ottenere la grazia precede il merito della preghiera, il fatto che è la preghiera ad ottenere tutto quello che ottiene, dimostra evidentemente ch’è un dono di Dio, affinché l’uomo non pensi d’avere da se stesso ciò che, se fosse in suo potere, di certo non lo chiederebbe con la preghiera. Perché non si pensi – dico – che precedono almeno i meriti della preghiera, in ricompensa dei quali sarebbe concessa una grazia non gratuita – che perciò non sarebbe più nemmeno grazia poiché sarebbe una ricompensa dovuta – anche la stessa preghiera si trova tra i doni della grazia.».

Assunzione, di Guido Reni (1575–1642)
Assunzione, di Guido Reni (1575–1642)

Kyra e Dino

Un anno fa, salutavo il ritorno al Padre di due persone care, a pochissimi giorni di distanza. La sorella Kyra, catechista dei bimbi presso la Chiesa Breccia di Roma, ed il fratello Dino, cugino di mia moglie Antonella. Li ricordo su questo blog, con la Parola di Dio che li ha chiamati alla vita su questa terra e poi li ha rivoluti a sè, lasciando a noi la gratitudine per aver goduto della loro esistenza in questo mondo.

25 Ma io so che il mio Redentore vive
e che alla fine si alzerà sulla polvere.
26 E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo,
senza la mia carne, vedrò Dio.
27 Io lo vedrò a me favorevole;
lo contempleranno i miei occhi,
non quelli d’un altro;
il cuore, dal desiderio, mi si consuma!

(Giobbe 19)

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L’adorazione delle apparenze si paga

“The masses will always be below the average. Besides, the age of majority will be lowered, the barriers of sex will be swept away, and democracy will finally make itself absurd by handing over the decision of all that is greatest to all that is most incapable. Such an end will be the punishment of its abstract principle of equality, which dispenses the ignorant man from the necessity of self-training, the foolish man from that of self-judgment, and tells the child that there is no need for him to become a man, and the good-for-nothing that self-improvement is of no account. Public law, founded upon virtual equality, will destroy itself by its consequences. It will not recognize the inequalities of worth, of merit, and of experience; in a word, it ignores individual labor, and it will end in the triumph of platitude and the residuum.”

Henri Frédéric Amiel. “Amiel’s Journal: The Journal Intime of Henri-Frédéric Amiel.”

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Salvare il Seme

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta”.

(Giovanni Guareschi)

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Il fuoco del battesimo (Luca 12:49-53)

XX Domenica, Giorno del Signore, nel Tempo Ordinario
XIII Domenica, Giorno del Signore, dopo Pentecoste

49 «Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?

50 Vi è un battesimo del quale devo essere battezzato; e sono angosciato finché non sia compiuto!

51 Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; 52 perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; 53 saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera».

(Luca 12)

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Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?

Un fuoco! Un fuoco! Leggo questo Evangelo e penso a quanta gente invece pensa al Cristianesimo come ad un’acquetta che serve ad annaffiare le piante. Un qualcosa che serve banalmente ad annaffiare una crescita dell’uomo, dell’umanità data per scontata, per banale, dai nostri miti del progresso, dalle nostre illusioni di continua crescita, dalla nostra stolida ricerca di banali sicurezza del quotidiano. Un fuoco, Gesù è impaziente di farlo accendere, di farlo divampare, e lo fa, lo fa con la Sua Croce!

La Croce è un fuoco, perchè la Croce, per la sua stessa natura, nel suo stesso disegno, divide. Divide chi crede da chi non crede. Divide chi rimane sotto di lei, da chi fugge e scappa via.

La Croce dividerà nel giorno del giudizio ultimo, in base a se la si sarà accolta o no, chi starà alla Sua destra, nella gloria e chi alla Sua sinistra, dove sarà pianto e stridore di deti per l’eternità.

La Croce unisce nella solidarietà cristiana, o almeno dovrebbe unire i credenti e tutti gli uomini a riconoscere nel destino del Cristo il destino di ogni uomo, ma è finalizzata a dividere, a separare alla fine dei tempi, il grano dalla zizzania, il pescato buono da quello cattivo…

Così è del Battesimo… riprendendo l’immagine di prima, ed accoppiandola con nostri diversi modi sacramentali, il Battesimo non è una banale quantità d’acqua che ti è versata tre volte sulla testa, ma nemmeno l’essere immersi e riemergere per tre volte in una vasca battesimale.

Il Battesimo è un nascere di nuovo, un nascere alla vita in Cristo dopo l’essere nati alla vita fisica.

Quando il bambino, dopo nove mesi trascorsi nel ventre della madre, nella luce leggera e soffusa che gli traspare, viene alla luce nel momento del parto, le esperienze più forti sono la luce esterna che per un momento sembra accecarlo, i suoni forti che sembrano assordarlo, il respiro che si ferma e poi riprende. Il bambino che viene alla luce, sembra morire e poi il primo vagito, l’urlo liberatorio, la scoperta di una vita nuova.

Questo è il Battesimo! Un fidarsi completo in Cristo, in quel fratello che ti spinge la testa e il corpo sott’acqua, che se te la tenesse lì potrebbe ucciderti, ed invece lo fa per farti riconoscere la vita nuova, nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo, nel Dio Uno e Trino.

Questo è il Battesimo! Una luce nuova, quella del Cristo, della Parola fatta carne, che da quel momento sei chiamato non solo a seguire ma a portare ai fratelli ed alla sorelle nel mondo. Una luce diversa, più grande, più faticosa da portare, perchè non è la tua! Una voce nuova, tonante, che ti sguarcia la vita oltre che il timpano, che ti rammenta il tuo peccato e ti richiama alla tua responsabilità. Un respirare pieno, oltre ogni speranza di vita, proprio come il primo respiro del neonato, che ti dovrebbe portare ad aver voglia di urlare la gioia per la salvezza che hai ricevuto, a urlare sopra i tetti e per le strade la Parola di salvezza che hai ricevuto.

Allora, se questo è il fuoco, se questo è il Battesimo, la conclusione è logica.

51 Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; 52 perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; 53 saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera.

Non può essere altrimenti, a meno di non annacquare la forza esplosiva della Parola di Dio, a meno di non trasformare la Croce in una tronchesina per spuntarsi, di tanto in tanto, le unghie, a meno di non accontentarsi di bere il vino adulterato di tante chiese cristiane indegne di questo nome che servono il vino del mondo, invece che il Vino buono delle nozze di Cana, che sostituiscono il fuoco da far divampare con una copertina per riscaldarsi le estremità…

Una Chiesa, una comunità cristiana, un prete, un pastore degni di questo nome, dovrebbero sentire dentro di loro, vive, queste parole del profeta Geremia, dovrebbero provare il disagio che egli lamentava…

10 Me infelice! o madre mia, perché mi hai fatto nascere
uomo di lite e di contesa per tutto il paese!
io non do né prendo in prestito,
eppure tutti mi maledicono.
11 Il SIGNORE dice:
«Per certo, io ti riservo un avvenire felice;
io farò in modo che il nemico ti rivolga suppliche
nel tempo dell’avversità, nel tempo dell’angoscia.
12 Il ferro potrà esso spezzare il ferro del settentrione e il bronzo?
13 Le tue facoltà e i tuoi tesori io li darò gratuitamente come preda,
a causa di tutti i tuoi peccati, e dentro tutti i tuoi confini.
14 Li farò passare con i tuoi nemici in un paese che non conosci;
perché un fuoco si è acceso nella mia ira,
che arderà contro di voi».

Dovrebbero sperare contro ogni speranza, solo e soltanto nella Sua Parola, nelle sue promesse che sono realtà nel momento stesso in cui sono pronunciate.

15 Tu sai tutto, SIGNORE; ricòrdati di me, visitami,
e vendicami dei miei persecutori;
nella tua benevolenza non portarmi via!
Riconosci che per amor tuo io porto l’infamia.
16 Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate;
le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore,
perché il tuo nome è invocato su di me,
SIGNORE, Dio degli eserciti.
17 Io non mi sono seduto assieme a quelli che ridono, e non mi sono rallegrato;
ma per causa della tua mano mi sono seduto solitario,
perché tu mi riempivi di sdegno.
18 Perché il mio dolore è perenne,
e la mia piaga, incurabile, rifiuta di guarire?
Vuoi tu essere per me come una sorgente illusoria,
come un’acqua che non dura?
19 Perciò, così parla il SIGNORE:
«Se torni a me, io ti farò ritornare, e rimarrai davanti a me;
e se tu separi ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca;
ritorneranno essi a te, ma tu non tornerai a loro.
20 Io ti farò essere per questo popolo un forte muro di bronzo;
essi combatteranno contro di te, ma non potranno vincerti,
perché io sarò con te per salvarti e per liberarti»,
dice il SIGNORE.
21 «Ti libererò dalla mano dei malvagi,
ti salverò dalla mano dei violenti».

Il Signore Dio accresca la nostra fede, nel Suo Giorno immortale.

Che il ricordo del nostro Battesimo sia memoriale del nostro essere vivi in Cristo e morti per il mondo. In qualsiasi condizione o momento di vita, oggi, ciascuno di noi si trovi. 

18 Non ricordate più le cose passate,
non considerate più le cose antiche:
19 Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare;
non la riconoscerete?

(Isaia 43)

21 Ti celebrerò perché mi hai risposto
e sei stato la mia salvezza.
22 La pietra che i costruttori avevano disprezzata
è divenuta la pietra angolare.
23 Questa è opera del SIGNORE,
è cosa meravigliosa agli occhi nostri.
24 Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato;
festeggiamo e rallegriamoci in esso.

(Salmo 118)

Per la meditazione e la preghiera della settimana

Ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido.

E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?». E Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi». Ed egli rispose, dicendo: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».

Atti 8:36-37

 bibbiaaperta

 Il 15 agosto 1988 (28 anni) attraverso il “battesimo” confessavo Gesù Cristo quale mio unico e personale Salvatore. A soli 17 ero consapevole del mio bisogno di salvezza e redenzione. Ringrazio Dio per avermi cercato e conquistato con il Suo amore, attraverso quanti mi hanno evangelizzato e curato dando risposte alle domande del mio cuore e della mia mente. Conservo ancora la mia prima Bibbia: sfogliarla e rileggere le promesse e le frasi ascoltate nelle predicazioni sono un salto al cuore, soprattutto perché sono ancora qua nella Grazia e al servizio del Buon Pastore. Se in questi anni sono cresciuto spiritualmente, ho però visto tanti battezzarsi e tornare indietro, sparire nella folla del mondo, rinnegare il Signore, dimenticare le proprie promesse. Di certo con il passare degli anni la fiamma dello zelo tende a scemare, ma se la scelta è consapevole, la conversione reale e sincera, niente e nessuno potranno separarti da Lui. La fede diviene matura, la testimonianza responsabile e il legame del battesimo sempre più saldo: ecco perché non dimentico mai questa data. La mia vita, la mia famiglia, i miei progetti, l’impegno quotidiano nelle Sue mani sono al sicuro. Fai altrettanto tu!

 Ferragosto (15 agosto)

Il nome “Ferragosto” invece deriva dal latino “feriae Augusti” (riposo di Augusto), in onore del primo imperatore romano Ottaviano Augusto, da cui il nome del mese (agosto). Periodo di riposo istituito dall’imperatore nel 18 a.C., traeva origine dalle Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità. In origine era celebrato il 1° agosto, ma i giorni di riposo (e di festa) erano molti di più, fino a tutto il mese. Una volta questo era l’unico periodo in cui tutte le attività si fermavano. Oggi non lo è più: le vacanze non sono più strettamente legate a questi giorni, anche se molti ne sono ancora condizionati. Da credente vado oltre il mese di agosto: sin dalle prime pagine la Bibbia presenta un riposo settimanale per educare al rispetto della fatica e a saper concedere delle pause per apprezzare l’opera delle mie mani nella gratitudine a Dio. Da non cattolico, non festeggio l’Assunzione di Maria, fissata il 15 agosto dal VII sec. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale nel 1950) stabilisce che la “Vergine” (?) Maria sia stata assunta, cioè accolta, in cielo sia con l’anima che con il corpo.

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 Il 16 agosto 1875 si spegnava Charles Finney, nato il 29 agosto 1792.

Lettura della Bibbia

15 agosto        Ecclesiaste 1-2; Apocalisse 13-14

16 agosto        Ecclesiaste 3-4; Apocalisse 15-16

17 agosto        Ecclesiaste 5-6; Apocalisse 17-18

18 agosto        Ecclesiaste 7-8; Apocalisse 19-20

19 agosto        Ecclesiaste 9-10; Apocalisse 21-22

20 agosto        Ecclesiaste 11-12; Matteo 1-2

21 agosto        Cantico dei C. 1-2; Matteo 3-4

I bambini e gli ostacoli verso il regno (Matteo 19,13-15)

13 Allora gli furono presentati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. 14 Ma Gesù disse: «Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro». 15 E, imposte loro le mani, se ne andò via di là.

(Matteo 19)

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«Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro».

Così le parole del Signore Gesù in questo famosissimo ed abusato brano del Vangelo. Abusato, si, come spesso sono i bambini dagli adulti. Non solo e non tanto nel senso sessuale della parola, ma nel senso di essere espropriati della loro infanzia, da una società che sempre più sembra non avere tempo di aspettare che crescano, che li vorrebbe subito adulti, autonomi e soprattutto, ingorda com’è, consumatori.

Bambini abusati, trasformati in presunto ‘diritto’ invece che dono (vedi “utero in affitto”, maternità surrogata”, “GPA”), da adulti che li obbligano a crescere in contesti magari anche sinceramente affettuosi e premurosi, ma assolutamente innaturali (vedi “famiglie omogenitoriali”).

Bambini negati della loro libertà di crescere e svilupparsi secondo la loro identità, costretti gli uni ad indossare i panni delle altre e viceversa, per assecondare i desideri dei loro ricchi genitori “Peter Pan”, incapaci di crescere, incapaci di accettarsi per quello che sono e che, invece di sforzarsi di riprendere le loro ombra, cucirsela stretta, e riscoprirsi per quello che sono, l’ombra se la dipingono qui e là, come gli viene. E la loro incapacità di crescere la attaccano anche ai figli.

Bambini a cui è persino negato di nascere (vedi il capitolo “aborto”) se non sono del sesso desiderato, dell’aspetto stabilito, se a rischio di nascere “difettosi”, con un cromosoma in più o in meno, con il rischio di qualche malattia. Perchè le malatte e le imperfezioni la nostra società, al di là delle vergognose finzioni di parole buoniste di cui si riempie, queste cose le vede come un costo da tagliare. Perchè, lo vedo nelle esistenze di tanti amici e conoscenti, tutti ti dicono quanto sei bravo a prenderti cura di quel bimbo, ma poi ti sparlano dietro appena volti le spalle… “Io non l’avrei proprio messo al mondo”… “Perchè far nascere un infelice…” e giù di lì.

Bambini a cui è negato di nascere anche per banali motivi estetici, o di carriera, o di scelta di vita chiusa in sè stessa, per la banalizzazione del gesto sessuale. Questi sono la maggioranza nella nostra società, la maggioranza degli aborti ha queste cause e non altre. Certo, poi la sofferenza delle donne che abortiscono è la stessa, ma questo la società si bada bene dal dirlo.

Il regno dei cieli è di questi bambini. Bambini lasciati nascere! Bambini lasciati crescere secondo la propria identità e non quella stessa dei propri genitori o quella che questi avrebbero desiderati avere!

Tanto spesso, in omelie e sermoni, ho sentito nominare la ‘bontà innata’ dei bambini. Non esiste secondo me. I bambini sono comunque uomini, creature umane, capaci di essere cattivi, peccatori, come gli altri. Dopo un anno passato anche ad insegnare in una scuola elementare, dalla prima alla terza elementare, posso testimoniare che i bambini sono capaci di nefandezze che non sono da meno di quelle degli adulti. Di bullismo, prepotenze, e simili. Sono forse meno “colpevoli” perchè spesso replicano cose, scene viste nelle loro famiglie, o in televisione, ma lo sono.

In una società strutturata come si è strutturata la nostra, con l’egoismo a farla da padrone, l’innocenza dei bambini è spesso solo una chimera, un qualcosa di fantastico che ci immaginiamo perchè, dentro di noi, sappiamo che questa società è “marcia”, malata dentro, a causa del rifiuto di Dio, del rifiuto di accettare una salvezza che passa attraverso il necessario riconoscimento ed accoglimento della Croce.

Questa società sulla Croce preferisce sputare, come sul Crocifisso. E non mi riferisco solo alla realtà dei gesti, ma, peggio, alla realtà dello spirito umano. Che si pretenderebbe Risorto, ma senza morire. Senza Croce.

L’uomo nuovo, senza la Croce, è solo una aberrazione della mente umana. Una aberrazione che ne chiama infinite altre, e si vede, oggi come non mai drammaticamente si vede.

«Lasciate i bambini, non impedite che vengano da me, perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro».

Come leggere allora queste parole?

Lasciate che i bambini nascano! Da un uomo e da una donna, come stabilito nella Creazione.

Lasciate che i bambini crescano! Rispettando la loro libertà di essere maschio o femmina, rispettando ed amando le loro imperfezioni, aiutandoli a svilupparsi secondo i loro (e non i vostri presunti) talenti.

Lasciate che i bambini scoprano il mondo, non glielo imponete come vi piace disegnarvelo a voi, adulti incapaci di vederne i colori e le sfumature.

Lasciate che i bambini abbiano il loro tempo, crescano secondo i loro ritmi, facciano le loro esperienze, facciano i loro errori. Quante volte a scuola ho sentito genitori dire cose tipo “non voglio che mia figlio o mia figlia facciano gli errori che ho fatto io”. Sbagliato! Se è destino che debbano farli, li faranno comunque. Se è utile alla loro crescita li faranno ugualmente.

Amo moltissimo mia figlia Sara, ma so che non è “mia” se non dal punto di vista che ho contribuito alla sua generazione e che sono corresponsabile della sua crescita. So che non è “mia” in altro senso. So che non posso pianificarle il futuro, so che farà errori come li ho fatti io e come li ha fatti sua madre. So che devo, e voglio, darle il meglio di cui sono capace, ma che comunque questo non sarà decisivo, e comunque so già in partenza che probabilmente non le basterà, che a suo tempo mi criticherà e magari anche non mi accetterà, come io ho criticato i miei genitori, come io a volte non sono stato capace di accettare le loro imperfezioni, la loro realtà di peccatori. Come loro erano, come io sono, come mia figlia a volte è.

Anche se mi abbraccia, se la vedo sempre sorridente, se la vedo crescere bella e apparentemente forte, so che soffre per il fatto di avere il padre da una parte e la madre dall’altra, anche se non lo ammetterebbe mai. Come soffro io di non essere stato capace di costruire diversamente quel rapporto, al di là della suddivisione in percentuali di colpa che tutti ci facciamo. Perchè quella suddivisione in percentuale vale per noi adulti che ‘decidiamo’, vale per i giudici dei tribunali civili, ma vale meno di zero per i bambini che la subiscono e basta.

Forse è questo il significato dell’espressione che “il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro“, perchè al di là delle considerazioni sociologiche, al di là delle contingenze storiche, al di là delle connotazioni antropologiche, c’è appunto un Aldilà, dove il piccolo, quello che non può decidere, quello che è espropriato della capacità di autodeterminarsi, è il solo vero re. Assieme al Figlio, Vero Dio e Vero Uomo, che si è autoespropriato di tutto se stesso, per tutto donarci. Perchè con i nostri comportamenti ingiusti, egoisti, egocentrici, dominati dalla ricerca del piacere, del successo, del denaro, siamo molto spesso noi stessi (vedi i discepoli che sgridano i bambini) i principali ostacoli al cammino verso il regno dei nostri figli.

Che Dio non voglia.

Chi può capire capisca (Matteo 19:1-12)

1 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, partì dalla Galilea e se ne andò nei territori della Giudea che sono oltre il Giordano. 2 Una grande folla lo seguì, e là Gesù guarì i loro malati.
3 Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito mandare via la propria moglie per un motivo qualsiasi?»

4 Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: 5 “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne”? 6 Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi». 7 Essi gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di scriverle un atto di ripudio e di mandarla via?» 8 Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così. 9 Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio».

10 I discepoli gli dissero: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie». 11 Ma egli rispose loro: «Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. 12 Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

(Matteo 19)

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Chi può capire capisca. 

Chi può capire capisca quanto dice Gesù. Che non è l’interpretazione corrente o prevalente del momento, secondo la comodità degli uomini, che rende le cose giuste o sbagliate, ma è la Parola di Dio che dice cosa è giusto e cosa non lo è.

L’uomo è maschio o femmina, perchè così è stato creato dal Signore.

Il matrimonio è tra maschio e femmina, ed è aperto alla fecondità, ovvero alla possibilità di avere un figlio in dono da Dio. Aperto alla fecondità, non obbligatoriamente fecondo come sembra pensare oggi anche qualche credente (dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova)…

Il matrimonio contratto davanti a Dio, secondo le Sue intenzioni, è unico ed indissolubile.

Per chi non lo capisce, resta valido quanto dice Gesù:

«Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola,
ma soltanto quelli ai quali è dato».

Chi può capire capisca.