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Sodoma distrutta (Genesi 19)

Rileggo Genesi 19, dopo che Genesi 18 l’ho ascoltato nella liturgia dell’altra domenica. Abramo intercede per Sodoma, e Dio promette ad Abramo che non colpirà Sodoma se vi troverà anche un briciolo di giustizia.

Ma, si dice nel capitolo seguente, il peccato di chi abitava Sodoma e Gomorra era così grande che Dio scelse di distruggere completamente quelle città. Difatti, non contenti di abusare di chiunque, provarono ad abusare anche degli angeli mandati dal Signore, che resera manifesta la loro incapacità di vedere che la Sola Verità è contenuta nella Parola di Dio, colpendoli di cecità dal più piccolo al più grande (Genesi 19,11).

Aderendo alla preghiera di Abramo, Dio scelse di salvare Lot, gli consigliò di salire verso la montagna (ovvero di ascendere con la sua vita verso Dio) ma di fronte alla sua riluttanza gli consentì di andare verso una piccola città vicina, Soar, ma ponendogli delle precise condizioni. La moglie di Lot, che non le rispettò, divenne sale, una statua di sale senza sapore, quello che si spargeva sulle strade. Perchè senza sapore, senza gusto, è la vita di chi pensa di poter fare a meno di Dio e dell’obbedienza ai suoi comandi. E, dice Genesi 19, andando avanti, alla fine Lot se ne andò anche da Soar (oggi secondo gli archeologi sepolta dal Mar morto, sotto un mare di sale…) e salì finalmente verso il monte.

Ma era tardi, il peccato era entrato nella sua famiglia e le sue figlie lo ubriacarono e peccarono con lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte, ed Abramo contemplò il fumo come di una fornace ardente che il vento portava verso di lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte! Non illudetevi. Il peccato non si cancella con un colpo di spugna. Neppure se questi colpi di spugna li assestano le omelie di altri prelati, o preti, o pastori che, evidentemente, la Bibbia se la sono dimenticata, o peggio, l’hanno tradita…

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Genesi 19

Distruzione di Sodoma e di Gomorra

(Eb 13:2; Ge 18:1-8)(Ge 18:16-22; Ez 16:49-50) Gc 19

1 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, 2 e disse: «Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte, e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino». Essi risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». 3 Ma egli fece loro tanta premura, che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono.

4 Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: 5 «Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro». 6 Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: 7 «Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! 8 Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori, e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto». 9 Essi però gli dissero: «Togliti di mezzo!» E ancora: «Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!» E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. 10 Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. 11 Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

(Lu 17:28-32; 2P 2:6-9; Gd 7) Mt 11:23-24

12 Quegli uomini dissero a Lot: «Chi hai ancora qui? Fa’ uscire da questo luogo generi, figli, figlie e chiunque dei tuoi è in questa città, 13 perché noi distruggeremo questo luogo. Infatti il grido contro i suoi abitanti è grande davanti al SIGNORE, e il SIGNORE ci ha mandati a distruggerlo». 14 Allora Lot uscì, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il SIGNORE sta per distruggere la città». Ma ai suoi generi parve che volesse scherzare.

15 Quando l’alba cominciò ad apparire, gli angeli sollecitarono Lot, dicendo: «Àlzati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, perché tu non perisca nel castigo di questa città». 16 Ma egli indugiava; e quegli uomini presero per la mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché il SIGNORE lo voleva risparmiare; lo portarono via, e lo misero fuori della città.
17 Dopo averli fatti uscire, uno di quegli uomini disse: «Metti la tua vita al sicuro: non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; cerca scampo sul monte, altrimenti perirai!» 18 Lot rispose loro: «No, mio signore! 19 Ecco, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai mostrato la grandezza della tua bontà verso di me, conservandomi in vita; ma io non posso salvarmi sui monti prima che il disastro mi travolga e io muoia. 20 Ecco, c’è questa città vicina per rifugiarmi – è piccola – e lascia che io fugga lì – e non è forse piccola? – e così io vivrò». 21 E quello rispose: «Ecco, anche questa grazia io ti concedo: di non distruggere la città della quale hai parlato. 22 Affrèttati, rifùgiati là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia giunto». Perciò quella città fu chiamata Soar.

23 Il sole spuntava sulla terra quando Lot arrivò a Soar. 24 Allora il SIGNORE fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte del SIGNORE; 25 egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale.

27 Abraamo si alzò la mattina presto e andò al luogo dove si era prima fermato davanti al SIGNORE; 28 guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Fu così che Dio si ricordò d’Abraamo, quand’egli distrusse le città della pianura e fece scampare Lot al disastro, mentre distruggeva le città dove Lot aveva abitato.

Gustate e vedete (Salmo 34)

Gustate e vedete com’è buono il Signore! Questo salmo 34 (o 33) è uno dei primi che ho imparato a memoria. Ma con una particolarità. Lo so a memoria se lo canto… Perchè l’ho imparato assieme ai fratelli del Coro Polifonico della Basilica di Santa Maria in Trastevere.

Oggi aderisco alla giornata di digiuno e preghiera indetta in memoria di padre Jacques Hamel, ma soprattutto perchè tutti i cristiani abbiano fortificata la loro fede nella Parola di Dio. Questo salmo in particolare mi accompagnerà nella preghiera.

Padre Jacques, sazio della sua fedeltà nei giorni terreni, ora gode della mensa del Signore. Che la nostra fede cresca e perseveri perchè, quando il Signore ci chiamaerà a tornare a sè, sia così anche per noi.

Amen.

Salterio_diurno_del_XVII_secolo

1 Di Davide, quando si finse pazzo davanti ad Abimelec e, scacciato da lui, se ne andò.

Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca.
2 Io mi glorierò nel SIGNORE;
gli umili l’udranno e si rallegreranno.

3 Celebrate con me il SIGNORE,
esaltiamo il suo nome tutti insieme.
4 Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto;
m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.

5 Quelli che lo guardano sono illuminati,
nei loro volti non c’è delusione.
6 Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l’ha esaudito;
l’ha salvato da tutte le sue disgrazie.

7 L’angelo del SIGNORE si accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera.
8 Provate e vedrete quanto il SIGNORE è buono!
Beato l’uomo che confida in lui.

9 Temete il SIGNORE, o voi che gli siete consacrati,
poiché nulla viene a mancare a quelli che lo temono.
10 I leoncelli soffrono penuria e fame,
ma nessun bene manca a quelli che cercano il SIGNORE.

11 Venite, figlioli, ascoltatemi;
io v’insegnerò il timor del SIGNORE.
12 Chi è l’uomo che desidera la vita
e che brama lunghi giorni per poter gioire del bene?

13 Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra da parole bugiarde.
14 Allontànati dal male e fa’ il bene;
cerca la pace e adoperati per essa.

15 Gli occhi del SIGNORE sono sui giusti
e i suoi orecchi sono attenti al loro grido.
16 Il volto del SIGNORE è contro quelli che fanno il male
per cancellare dalla terra il loro ricordo.

17 I giusti gridano e il SIGNORE li ascolta;
li libera da tutte le loro disgrazie.
18 Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto,
salva gli umili di spirito.

19 Molte sono le afflizioni del giusto;
ma il SIGNORE lo libera da tutte.
20 Egli preserva tutte le sue ossa;
non se ne spezza neanche uno.

21 La malvagità farà perire il malvagio,
quelli che odiano il giusto saranno considerati colpevoli.
22 Il SIGNORE riscatta la vita dei suoi servi,
nessuno di quelli che confidano in lui sarà considerato colpevole.

Partì di là (Matteo 13,47-53)

47 «Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; 48 quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. 49 Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti 50 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

(Matteo 13)

bibbia

là avv. [lat. ĭllāc ‹illàk›]. – 1. In quel luogo. Indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta

Così la Treccani su quel piccolo avverbio che conclude la lettura evangelica del giorno per noi e la spiegazione del Regno di Dio, del Regno dei cieli, attraverso le parabole, fatta da Gesù ai suoi discepoli.

Mi ha colpito quel piccolo avverbio stamani.

La parabola della rete riprende gli stessi insegnamenti della parabola della zizzania.
Come grano e zizzania crescono assieme, così pesci buoni e cattivi nuotano nelle acque dello stesso mare di questo mondo.
Come grano e zizzania verranno raccolti dai mietitori, dagli angeli di Dio, e separati, grano da una parte, zizzania nel fuoco, così avverrà per i pesci. I pescatori incaricati da Dio mettono nel vaso del cuore di Dio i buoni e gettano via quelli che nulla valgono.

Gesù al termine è ancora più chiaro. I malvagi, sottolinea, saranno gettati nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridor di denti.

51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

Avete capito, chiede anche a noi? E noi probabilmente rispondiamo come fanno i suoi discepoli. Si, abbiamo capito. Ma Gesù sa che il nostro cuore non ha capito fino in fondo, e di nuovo, per la seconda volta, puntualizza.

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

Ogni scriba (e pensiamo alla Torah, a quello che oggi chiamiamo Antico Testamento), diventato discepolo del Regno dei Cieli (letta la Torah secondo il cuore di Dio, come ci insegna il Cristo, attraverso la sua mediazione) è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.

Ovvero non ci sono due leggi, due alleanze, due testamenti; c’è una Parola di Dio, quella, tutta intera, va ascoltata, pregata, obbedita. C’è un tesoro, uno solo, e occorre che il nostro cuore, intero, sia solo in quel luogo. Perchè dove sarà il tesoro, sarà anche il nostro cuore.

Poi Gesù tace, e riparte.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

L’avverbio del mio turbamento di stamani. “Là” indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta. Davvero abbiamo capito? O il nostro cuore è distante dalla comprensione di cui parla il Cristo?

Siamo veramente convinti che ci sarà un giudizio finale? Crediamo veramente che ci sarà chi sarà salvato e ci sarà allo stesso tempo chi non troverà scampo agli occhi di Dio? Siamo veramente obbedienti alla Parola di Dio, a tutta la Parola di Dio? Siamo veramente convinti che non uno iota della Torah perisce rispetto all’Evangelo di Nostro Signore? Che è un’unico Credo quello che unisce il Padre al Figlio? Quello che spira verso di noi con la forza dello Spirito?

La vera fede, io credo, è trinitaria, perchè dobbiamo comprendere che Padre e Figlio sono davvero Uno, lo Spirito che discende dal Padre e dal Figlio questo sta a significare.

Lo crediamo o siamo ““… in un luogo lontano da chi parla (Dio nella persona del Figlio) e da chi ascolta (la profondità del nostro cuore)?

Lo crediamo o siamo lontani dalla verità della fede? Dall’obbedienza alla Parola? Dal riconoscimento effettivo della Unità e Trinità di Dio?

Che il Signore, Misericordioso, non parta da noi senza che questa fede sia da noi compresa, interiorizzata, vissuta in pensieri, parole ed opere, o non importa come ci consideriamo… non aspettiamoci meraviglie dal Signore, se non siamo capaci di questo.

Rileggiamoci come continua la parte finale del Vangelo di Matteo, capitolo 13 e meditiamoci sopra.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

54 Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? 55 Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?»

57 E si scandalizzavano a causa di lui.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua».

58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti.

 

#JeSuisPretre

#JeSuisPretre é l’hastag legato al martirio di padre Jacques Hamel.

Di hastag che iniziano con #JeSuis ultimamente ne sono usciti tanti. Non sono un, diciamo così, “appassionato” di questi e raramente li riporto nei miei tweet  o nei miei post.

Una volta che me ne hanno chiesto conto, a voce, non sul web, ricordo di aver risposto che secondo me l’affermazione “IoSonoCristiano” o, se preferite, l’hastag #JeSuisChretien li conteneva tutti.

Perchè Cristo si è incarnato, è morto, è risorto per tutti. Ed in virtù di questo, che è un fatto, non una ipotesi, ogni cristiano sente dentro di sè, per la grazia che gli deriva dalla fede, di essere sempre con l’altro, piuttosto che contro.

Mentre molti degli hastag che iniziano con #JeSuis si pongono in contrapposizione con qualcun altro. Non sempre in modo chiaro ed univoco.

Detto questo però, l’hastag #JeSuisPretre, quando l’ho letto, mi ha fatto un effetto del tutto diverso. L’ho sentito “mio”, me lo sono sentito “scritto dentro”. Ho pensato che avrei potuto farlo mio anche in rete, lo faccio ora, in modo del tutto speciale.

Perchè “IoSonoPrete“. Aveva ragione mia madre, le mamme hanno sempre ragione, quando mi diceva, in occasione della mia decisione di lasciare l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica, a febbraio/marzo del 1997 a dirmi che “tanto non me ne sarei mai liberato” del mio esser prete. Così mi disse. E mi fece male. Ed io le risposi che non volevo liberarmene del tutto, bofonchiai qualche imperfetta risposta teologica cui lei rispose con un sorriso. Non gradì la mia decisione, ma la rispettò e continuò a volermi bene, come solo una madre sa fare.

Aveva ragione però, ed io lo sapevo, qualche anno fa l’ho scritto anche su questo blog. Sono stato validamente ordinato, il 16 maggio 1992, a San Giovanni in Laterano, e quello che la teologia cattolica chiama carattere è sempre lì a sigillare il mio animo.

Una scelta totale ed irreversibile, quella segnata dal carattere, ma, non fraintendete, non una scelta mia, verso il Signore (quella, da sola, avrebbe lasciato il tempo che trova; sono, siamo peccatori, se contiamo solo su noi stessi non avremo mai la forza di fare compiutamente nulla di valido e duraturo), quanto una scelta del Signore verso la mia persona, verso la miseria della mia condizione umana. Mi prendeva con le mie doti come con i miei difetti, con la mia fede e con il mio peccato, con la mia confessione di fede come con i miei rinnegamenti. Come un giorno aveva preso Pietro…

A maggio 2017, il 16 maggio 2017, saranno 25  anni che sono prete, che sono stato ordinato prete. 25 anni di sacerdozio, 25 anni segnati da quel carattere che, lo so, non mi lascerà nemmeno nel momento del mio ultimo respiro terreno, quando, i “conti” andrò a farli con l’Eterno, non con gli uomini.

Sono 25 anni che quel carattere è lì, che mi segna, che mi incide. Assieme a tanti altri sentimenti, anche grandissimi, anche profondissimi. Assieme all’amore grandissimo che ho per mia figlia Sara, assieme all’amore grandissimo che ho per mia moglie Antonella. Che è un amore così forte, così profondo, lo so, anche e forse proprio in virtù di quel primo amore della mia vita, nato con il Battesimo, cresciuto con l’amore per la Parola di Dio, un crescendo continuo dai miei dieci anni e dalle prime catechesi ricevute fino ad oggi, che il Signore ha sigillato con l’inchiostro indelebile del Suo Santo Spirito il giorno della mia consacrazione ministeriale.

Ho sbagliato, ho fatto bene… So che sono profondamente e serenamente innamorato di mia moglie e di mia figlia, so che continuo anche a voler servire il Signore nelle persone dei fratelli e delle sorelle che assisto con l’ascolto prima e con l’insegnamento poi. So anche che ho delle opinioni ed un modo di professare la fede che solo in parte coincide con quello che la chiesa cattolica ha di farlo. E quindi da questo punto di vista mi sento ‘nel giusto’. Tra virgolette ‘nel giusto’, perchè chi può esserlo nei riguardi di Dio? Ma sono sereno perchè le somme le tirerà il Signore. Nè io, nè nessun altro uomo potrebbero farlo. E’ solo Lui che mi conosce e mi ama dal seno di mia madre.

#JeSuisPretre, sono anche padre e marito; sono predicatore cristiano, social media manager, analista informatico, formatore, dottore in Utroque Iure e in Teologia, sono tante altre cose, come tutti.

Ma quel #JeSuisPretre, ha un addendum, un’aggiunta, in aeternum” messa lì da Qualcuno che è assieme forte rocca, roccia di salvezza, pietra di inciampo. La morte terrena può portarti via l’essere padre, o l’essere marito, ma non altro….

Voglia allora Dio che io abbia ben messo il mio piede, che sempre mi sono sforzato e mi sforzo di tenere sul retto ed antico sentiero della fede nel Suo Figlio, della fede nella Sua Parola fatta carne, della speranza indefettibile della salvezza attraverso la Croce. Lo faccio oggi anche con mia moglie e mia figlia, con fratelli e sorelle di fede diversi da quelli con cui sono stato ordinato, ma mi sforzo comunque di farlo, nella mia peccaminosa fedeltà.

#JeSuisPretre #InAeternum

Amen.

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(Meditazione messa per iscritto stamani, 27 luglio 2016, mentre pregavo, con nel cuore l’immagine di P. Jacques Hamel, nella cappella della Stazione Termini, in Roma)

 

Tutto

“Tutto quello che c’è qua è per essere predicato, chiamalo come ti piace, o consideralo elevato o no; la Bibbia, tutta la Bibbia, e nient’altro che la Bibbia è il modello del vero cristiano.”

Charles Spurgeon

bibbia

Il tesoro e la perla (Matteo 13,44-46)

44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.

45 «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 46 e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata.

(Matteo 13)

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Il Regno dei cieli è come un tesoro nascosto nel campo. Quando un uomo lo trova, è pieno di gioia, vende tutto quello che ha, compra quel campo.

Primo punto: è pieno di gioia; come ogni uomo e donna quando scopre che il Signore ama proprio lui, ha scelto proprio lei, ha affidato proprio a loro, in persona, quel compito che, solo a pensarci, ti sembrava così alto, così impegnativo, così impossibile…

Ti sembrava così perchè eri pieno di te, perchè pensavi che avresti dovuto fare tutto da solo o da sola, solo con le tue risorse…

E invece…. hai trovato un tesoro, di grazia, di amore, di misericordia, di doni dello Spirito, e tu, si proprio tu, puoi svolgere quel compito, quel ministero, puoi mettere a frutto quel carisma.

Perciò, secondo punto, devi vendere tutto quello che hai. Perchè il Signore non vuole servitori a mezzo servizio, a mezzo tempo. Non vuole chi mette mano all’aratro e poi, quando questo risulta scomoda o troppo pesante, si volge indietro. Perchè lascerebbe attaccato a quell’aratro la terra che il Signore gli ha affidato da coltivare. Perchè non completerebbe il lavoro di dissodare e rivoltare le zolle.

La scelta per il Signore, qualsiasi sia il tuo carisma, qualunque sia il tuo ministero, di madre o padre di famiglia, di prete, pastore, diacono, catechista, è una scelta che non ammette eccezioni o ripensamenti.

Chi, terzo, compra quel campo, da quel momento in poi ne condivide tutta la responsabilità, ne porta il peso, e se necessario, se richiesto, la Croce fino in fondo, fino anche al sacrificio della vita.

Il regno dei cieli è una perla di grande valore, il massimo valore che si possa concepire. Un mercante che la trova smette di fare il mercante, cede tutte le sue ricchezze, e sceglie quella, solo quella. La compra e, da allora, la sua vita non è più come prima, non è più quella di prima.

Le priorità non ci sono più. C’è una sola priorità, ed è il contribuire all’edificazione del regno. C’è una sola priorità, ed è il parlare, l’agire, l’operare, ciascuno nel suo ruolo, compito, o ministero, per la sola gloria di Dio.

Fino alla consumazione della vita stessa, perchè la Perla che deve crescere è la gloria di Dio. E cresce attraverso il sacrificio ed il martirio dei suoi innamorati.

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Pregando per un fratello martire

17 Di’ loro dunque questa parola:

I miei occhi si sciolgano in lacrime giorno e notte, senza posa,
poiché la vergine figlia del mio popolo è stata stroncata in modo straziante, ha ricevuto un colpo tremendo.

JACQUESHAMEL
Padre Jacques Hamel, morto martire il 26 luglio 2016

18 Se esco per i campi, ecco gli uccisi con la spada;
se entro in città, ecco i languenti per fame;
persino il profeta, persino il sacerdote vanno a mendicare in un paese che non conoscono”».

19 Hai dunque rigettato Giuda?
Hai preso in disgusto Sion?
Perché ci colpisci
senza che ci sia guarigione per noi?
Noi aspettavamo la pace, ma nessun bene ci giunge;
noi aspettavamo un tempo di guarigione, ed ecco il terrore.

20 SIGNORE, noi riconosciamo la nostra malvagità, l’iniquità dei nostri padri,
poiché noi abbiamo peccato contro di te.

21 Per amor del tuo nome, non disprezzare,
non disonorare il trono della tua gloria;
ricòrdati del tuo patto con noi; non annullarlo!

22 Fra gli idoli vani delle genti, ve ne sono forse di quelli che possano far piovere?
o è forse il cielo che dà gli acquazzoni?
Non sei tu, SIGNORE, tu, il nostro Dio?
Perciò noi speriamo in te,
poiché tu hai fatto tutte queste cose.

(Geremia 14)

Eglise-Saint-Etienne

Il piccolo è grande (Matteo 13,31-32)

31 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».

(Matteo 13)

luxlucetintenebris

Il piccolo è grande agli occhi di Dio. Agli occhi dell’uomo un granello di senape è quello che è, una cosa minuscola, insignificante.

Non sono sempre le stesse scontate parole, come ogni tanto mi dice qualcuno, non lo sono, perchè è sempre così, è ancora così nelle cose umane. Gli uomini credono che per fare grandi cose, cose importanti, bisogna avere enormi risorse, fare grandi pianificazioni, avere grandi mezzi.

Non è così nelle cose del Signore. Le cose migliori nel campo del Signore le fanno i piccoli, le fanno i Francesco d’Assisi, le fanno i Valdo, le fanno le Madri Teresa, le fanno i pastori ed i preti più sconosciuti di questo mondo, le fanno la preghiera ininterrotte delle vedove, degli orfani, dei poveri.

Non si fanno grandi cose con i Papi, come con gli otto per mille, o con la più grande esposizione mediatica. Con queste cose, al massimo, si possono dare dei segni, ma, questi, come tutti i segni umani, sono ambivalenti, facilmente manipolabili in una direzione come in quella opposta.

Sono i granelli di senape, che uno dopo l’altro, fanno crescere la chiesa, uno sopra l’altro avvicinano la città degli uomini alla città di Dio.

Sono i granelli di senape quelli da cui ha origine l’albero di senape, dove tanti trovano consiglio, aiuto e rifugio.

Lux lucet in tenebris. Di fronte alle tante robonati parole di questo mondo, di fronte ai tanti discorsi di “progresso, libertà, pace, uguaglianza” la Parola di Dio sembra davvero una piccola candela, una piccola luce insignificante.

Ma è il contrario, chi ha fede lo sa. Quella piccola luce è l’unica Luce vera, l’unica che dice la Verità su dove stiamo conducendo i nostri passi, l’unica che rivela il giusto e l’ingiusto agli occhi di Dio.

Perciò il mondo ed il suo principe cercano di spegnere quella piccola luce, anche convertendo alle loro menzogne chiese, preti e pastori. Ma non prevarranno, ci dice la Parola.

La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Le tenebre mai la soprafferanno. Dio l’ha promesso ed Egli mai verrà meno alla Sua promessa. Ma noi portiamola alta, testimoni della Luce quali siamo stati costituiti.

Non deflettiamo dal sentiero antico su cui ci conduce.

Amen.

Abide with Me. Preghiera della sera.

Un inno magnifico, tra i miei preferiti.

Un inno conosciuto in molte denominazioni, di cui si dice fosse il favorite del re Giorgio V nonché di Mahatma Gandhi. E’ un inno cantato in tutte le circostanze, e particolarmente nei funerali. Sul Titanic, i sopravvissuti hanno raccontato che l’orchestra, mentre la nave affondava, suonava quest’inno. Dal 1927, nell’incontro di calcio per la finale della coppa d’Inghilterra, quest’inno viene suonato prima dell’inizio della partita.

Composto dal pastore Henry Francis Lyte nel settembre del 1847.

“Abide With Me” – written by Henry Lyte in 1847, performed here by The Choir of Norwich Cathedral. Henry Lyte wrote this song as he was slowly dying from turberculosis. Just three weeks after completing the hymn, Henry went to be with the Lord.

TESTO ORIGINALE 

Abide with me; fast falls the eventide;
The darkness deepens; Lord with me abide.
When other helpers fail and comforts flee,
Help of the helpless, O abide with me.

Swift to its close ebbs out life’s little day;
Earth’s joys grow dim; its glories pass away;
Change and decay in all around I see;
O Thou who changest not, abide with me.

Not a brief glance I beg, a passing word,
But as Thou dwell’st with Thy disciples, Lord,
Familiar, condescending, patient, free.
Come not to sojourn, but abide with me.

Come not in terrors, as the King of kings,
But kind and good, with healing in Thy wings;
Tears for all woes, a heart for every plea.
Come, Friend of sinners, thus abide with me.

Thou on my head in early youth didst smile,
And though rebellious and perverse meanwhile,
Thou hast not left me, oft as I left Thee.
On to the close, O Lord, abide with me.

I need Thy presence every passing hour.
What but Thy grace can foil the tempter’s power?
Who, like Thyself, my guide and stay can be?
Through cloud and sunshine, Lord, abide with me.

I fear no foe, with Thee at hand to bless;
Ills have no weight, and tears no bitterness.
Where is death’s sting? Where, grave, thy victory?
I triumph still, if Thou abide with me.

Hold Thou Thy cross before my closing eyes;
Shine through the gloom and point me to the skies.
Heaven’s morning breaks, and earth’s vain shadows flee;
In life, in death, O Lord, abide with me.

 

TRADUZIONE

Resta con me! Veloce scende la sera;
L’oscurità si addensa; Signore, resta con me.
Quando l’aiuto degli altri viene meno, e il conforto svanisce,
Soccorritore dei deboli, o resta con me.

Rapido verso la sua fine, declina il breve giorno della vita;
Le gioie della terra si affievoliscono; le sue glorie passano via;
Cambia e declina tutto ciò che vedo intorno;
O Tu che non cambi, resta con me.

Non chiedo uno sguardo sfuggente, o una parola che passa;
Ma come Tu hai dimorato con i Tuoi discepoli, Signore –
amico intimo, comprensivo, paziente, confidenziale –
Vieni non a visitarmi, ma a rimanere con me.

Vieni non con il terrore, come il Re dei re,
Ma buono e benigno, con la guarigione nelle Tue ali,
Con lacrime per tutti i dolori, con un cuore per ogni supplica
Vieni, amico dei peccatori, e perciò resta con me.

Nei miei pensieri Tu sorridevi durante la mia giovinezza
E, anche se, nel frattempo ribelle e perverso,
Tu non mi hai lasciato, così spesso come io ho lasciato Te
Verso la fine, O Signore: resta con me.

Ho bisogno della Tua presenza ogni ora che passa.
Cos’altro se non la Tua grazia può sventare la potenza del tentatore?
Chi come Te può essere la mia guida e il mio sostegno?
Con le nuvole e col sole, Signore, resta con me.

Non temo il nemico, con te che sei pronto a benedire;
I mali non pesano, e le lacrime non sono amare.
Dov’è il dardo della morte? Dove, o tomba, la tua vittoria?
Io trionfo ancora, se Tu resta con me.

Tieni la Tua croce davanti ai miei occhi che si chiudono;
Splendi nell’oscurità e indirizzami verso i cieli.
Irrompe la mattina del cielo, e fuggono le vane ombre della terra;
In vita, in morte, O Signore, resta con me.

Spunti per la preghiera, dal 25 al 31 luglio

 

(ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido)

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.

Luca 9:33

monti

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista. Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda. Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre. In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

Tenebre e alba

Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. … (tratto da “Il vignaiolo e il fico”)

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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Lettura continua della Bibbia

25 luglio Salmi 140-141; Ebrei 5-6

26 luglio Salmi 142-143; Ebrei 7-8

27 luglio Salmi 144-145; Ebrei 9-10

28 luglio Salmi 146-147; Ebrei 11-12

29 luglio Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

30 luglio Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

31 luglio Proverbi 2-3; Giacomo 4-5