Archivi categoria: Devotional

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

La Parola

Elia le disse: «Non temere; va’ e fa’ come hai detto; ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra”».

1Re 17:13-14

Il commento

Un giorno come tanti, lungo la strada che da Gerusalemme scendeva a Gerico, un uomo faceva solitario il suo viaggio, quando venne aggredito, malmenato e derubato. Lasciato alla sua sorte non sarebbe sopravvissuto se uno straniero non avesse avuto pietà di lui. Diversamente da chi l’aveva preceduto, non aveva condizionamenti religiosi, e dopo aver prestato i primi soccorsi, il samaritano conduce il ferito presso una locanda e lo affida alle cure del locandiere: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”» (Luca 10:35). Differente la storia del profeta Elia, inviato fuori dal paese in tempo di carestia. A Sarepta incontra una vedova, in condizioni peggiori delle sue, a cui chiede da mangiare. Assistiamo così alla materializzazione della provvidenza di Dio, dove nulla c’era e attraverso chi nulla o poco aveva. A Dio basta poco.

Siamo sfidati ad avere fede e coraggio per prendere quanto è nelle nostre disponibilità e farne parte altrui, a non essere limitati o a fare mille ragionamenti nell’agire. Condivisione è la base della moltiplicazione. La donna inizialmente non aveva fiducia nelle parole del profeta, ma poi si convinse a fare come richiesto. Nel momento in cui trova la forza per condividere, perché amore è spezzare con chi non ha, la mano di Dio interviene e l’olio e la farina si moltiplicano fino a non esaurirsi. Nelle difficoltà della vita, nostra e di coloro che siamo chiamati ad amare e aiutare, la fede diventa più vera, robusta, con meno fronzoli. Quando tendiamo la mano al bisognoso scopriamo che i problemi che ci affliggevano scompaiono. Le parole del dottor Patch Adams ricordano che “quando curi una persona puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere”. La parabola del buon samaritano ci presenta chi lungo il suo cammino non ha disprezzato colui che era sofferente, ma è sceso dalla cavalcatura e si è preso cura di lui. Dopo averlo curato, lo ha affidato al locandiere raccomandando «prenditi cura di lui».

Questa riflessione assume un significato maggiore per quanti sono impegnati nel mondo della sanità e della salute (il 7 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Salute). Quanti come il locandiere sono stati incaricati delle cure di tanti malcapitati (bambini, adulti, anziani) in campi di missione o centri di accoglienza. Ad ognuno di essi, oltre la nostra preghiera, un personale apprezzamento e l’incoraggiamento a continuare nonostante le difficoltà. Come il viandante lasciò due denari per compensare e ripagare il locandiere, così noi potremmo sentirci chiamati a sostenere l’opera di costoro. Il samaritano lasciò due denari, il che ci ricorda che il Signore ci provvede non il minimo, ma il doppio di quanto necessitiamo per onorare il mandato “Prenditi cura di lui”. Non guardiamo a quanto in nostro possesso, ma agiamo per fede credendo che Egli ci provvederà.

Il 9 aprile nella memoria

Questa data accomuna due momenti significativi per il mondo evangelico. Era il 9 aprile del 1935 quando in Italia veniva diramata la circolare n. 600/158, la cosiddetta «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio.

All’alba del 9 aprile 1945 Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco e tra i protagonisti della resistenza al Nazismo, venne impiccato (a meno di 40anni) insieme ad altri congiurati nel campo di concentramento di Flossenbürg, pochi giorni prima della fine della guerra.

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Devotional 15/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

09 aprile 1Samuele 13-14; Luca 10:1-24

10 aprile 1Samuele 15-16; Luca 10:25-42

11 aprile 1Samuele 17-18; Luca 11:1-28

12 aprile 1Samuele 19-21; Luca 11:29-54

13 aprile 1Samuele 22-24; Luca 12:1-31

14 aprile 1Samuele 25-26; Luca 12:32-59

15 aprile 1Samuele 27-29; Luca 13:1-22

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».

Giovanni 20:19

Pace a voi - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

La ricorrenza della Pasqua (cristiana) dovrebbe favorire almeno un sentito ricordo dell’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione. Se a questo si accompagnasse una reale conversione potremmo realmente far suonare a festa tutte le campane del mondo, perché in cielo si festeggia per ogni peccatore ravveduto. Invece dobbiamo continuare a registrare il divagare culinario e il praticare riti oramai vuoti. Sei disposto a porti una domanda? È Cristo risorto nella tua vita? O nonostante tutto, non credi neanche alla resurrezione? In tal caso, possiamo smettere di parlare di Gesù, perché non avrebbe più alcun senso.

Il primo segno della Sua resurrezione nella nostra vita è aver ricevuto pace. Infatti, nel racconto di Giovanni siamo nella serata della scoperta del sepolcro vuoto e del Cristo risorto, con un gruppo di credenti spauriti e intimoriti. Mentre sono rinchiusi, Gesù si presenta loro tagliando la tensione e la paura con un saluto: “Pace a voi”. Alla visione delle sue ferite, e quindi avendolo riconosciuto, “i discepoli si rallegrarono”. L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace. Al timore spazzato dalla pace, segue poi l’allegria. Ma ogni emozione, fine a sé stessa, è frenata, in quanto la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza. Ed è per questo che leggiamo “ricevete lo Spirito Santo”, la cui azione si concretizza nella remissione dei peccati. Pace, gioia, Spirito e misericordia. Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal luogo chiuso ed essere testimone fino alle estremità della terra (Atti 1:8).

Chi ha fatto esperienza della fede in Cristo, per mezzo della Sua parola, ben sa che non basterà sventolare dei rametti di ulivo. Dovrebbe invece sorgere dal profondo del cuore non un rametto, ma un albero enorme, pronto a coprire tutti i torti, le mancanze e le maldicenze. Smettiamo di guardare il fuscello nell’occhio altrui e guardiamo piuttosto la trave che è nel nostro. Adoperiamoci affinché la pace che Dio ha posto nei nostri cuori dimori nei nostri rapporti. Facciamo sì che i piccoli incidenti, le difficoltà contribuiscono a far crescere la nostra pazienza e la nostra pace. Troviamo modo di incoraggiarci l’un con l’altro, esortarci e confortare, al di là di tutto. Ciascuno deve sentirsi amato, apprezzato, stimato, considerato perché nei nostri cuori dimora il Signore della pace, dimora il Dio dell’amore, colui che ha cambiato il nostro modo di pensare e di essere.

Essere cristiano va oltre ogni forma di religiosità e/o apparente misticismo. Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano”. Credo sia dovuto al fatto che ci siamo ridotti ad una sterile definizione senza “azioni” che lo palesino. Forse tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti. Signore, aiutaci ad essere tralci attaccati alla vite.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere aspiranti cristiani nei fatti, così da vivere una Pasqua senza interruzione.

____

Devotional 14/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

02 aprile Giudici 16-18; Luca 7:1-30

03 aprile Giudici 19-21; Luca 7:31-50

04 aprile Ruth 1-4; Luca 8:1-25

05 aprile 1Samuele 1-3; Luca 8:26-56

06 aprile 1Samuele 4-6; Luca 9:1-17

07 aprile 1Samuele 7-9; Luca 9:18-36

08 aprile 1Samuele 10-12; Luca 9:37-62

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

La Parola

Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia, perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità.

2Corinti 8:1-2

Il commento

Dopo aver lanciato la colletta a favore della chiesa di Gerusalemme (1Corinti 16), l’apostolo si reca in Macedonia, nella Grecia settentrionale, nelle chiese di Filippi, Tessalonica e Berea. Si tratta di comunità fortemente provate nelle tribolazioni, ma che nonostante la loro estrema povertà hanno gioia incontenibile e sovrabbondano in generosità. Ancora una volta il dare non è un lusso dei ricchi, ma un privilegio dei poveri. Di fronte al bisogno altrui i macedoni chiedono agli apostoli “con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi”. Costoro ben conoscevano la gioia del dare, inteso come mezzo di aiuto per i bisognosi, e quindi il partecipare al miglioramento della condizione altrui. La grazia che Dio ha loro concesso trova manifestazione anche nella capacità di dare. Una generosità quindi riflesso della grazia di Dio, ben diversa da un senso di altruismo o filantropia, ma frutto dell’opera di trasformazione di Cristo, totalmente radicata nell’amore, senza il quale tutto diventa inutile (1Corinti 13).

Per alcuni il tema potrebbe apparire ostile e finanche contraddittorio con l’agire di Dio che provvede ai bisogni di tutti, secondo la preghiera del Padre nostro: “Dacci oggi …”. Eppure noi abbiamo ricevuto “la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi” (vv. 9 e 10). Egli ha deposto la Sua gloria per portare rimedio alla nostra condizione. La verità, che non vogliamo ammettere, è che in tutti vi è una radice di egoismo che nella maggior parte impedisce all’amore per gli altri di avere il sopravvento. Lasciamo quindi che sia sempre qualcun altro a prendersi cura del povero, finendo a volte per reputare noi stessi sempre bisognosi di ricevere. L’apostolo fa appello alla volontà di ciascuno “in ragione di quello che uno possiede, e non di quello che non ha”. Non è chiesto di ridursi in povertà per supplire alle necessità altrui, ma basterebbe che ciascuno prendesse quello che ha in più, che non usa e quindi spreca, per rendere meno disagevole la condizione di tanti altri. Purtroppo siamo così oramai ad avere di tutto e di più, e di quanto avremmo bisogno possediamo al doppio se non al triplo. Viviamo in un mondo di disuguaglianze e disparità.

La Scrittura ci ammonisce che “chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto” (Proverbi 21:13). Questo non vuole essere intimidatorio, né sto promuovendo alcun progetto di solidarietà. Credo che se una persona desideri fare del bene, basta guardarsi attorno per scorgere innumerevoli bisogni, nel contesto ecclesiale e non. Solo quando non si sa come e dove fare, ecco che la chiesa e i ministri possono aiutare in tal senso. Allora occorre aver fiducia di chi amministra e lasciar loro distribuire secondo i bisogni quel che ciascuno allegramente ha donato, senza remora alcuna. Tanto ciascuno renderà conto del proprio operato, prima o poi. Stupisce considerare come Mosè dovette frenare la generosità del popolo nella raccolta del materiale per la costruzione del tabernacolo (Esodo 36:5-7), mentre oggi invece occorre fare continuamente degli appelli per vedere qualche piccolo gesto. Sicuramente alcuni sono tartassati e quindi oramai esausti. Resto però dell’idea che come il tuono segue il fulmine, così il dare dovrebbe seguire l’azione della Grazia nella nostra vita, senza stimoli e/o condizionamenti. Allora chi può fare il bene lo faccia senza esitare.

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)
La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

 

Devotional 13/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 marzo Giosuè 22-24; Luca 3

27 marzo Giudici 1-3; Luca 4:1-30

28 marzo Giudici 4-6; Luca 4:31-44

29 marzo Giudici 7-8; Luca 5:1-16

30 marzo Giudici 9-10; Luca 5:17-39

31 marzo Giudici 11-12; Luca 6:1-26

01 aprile Giudici 13-15; Luca 6:27-49

Il cuore del padre – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il cuore del padre – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Il padre gli disse: “Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. 

Luca 15:31

 Il commento

La parabola del “padre amorevole” racconta di una famiglia benestante composta da un padre e due figli. Un giorno il figlio minore chiede al padre la sua parte di eredità: non è precisato se fosse intenzionato a lasciare la famiglia ma, il testo afferma che, dopo alcuni giorni dalla richiesta partì per un paese lontano, lontano dai legami e dai vincoli familiari. In un primo momento il giovane visse momenti felici, fatti di gioia della carne e sollazzi. Al crescere dei piaceri diminuirono però le risorse economiche, fino a quando non si esaurirono totalmente e con esse il divertimento. Quelli che gli si erano mostrati amici nel momento dell’abbondanza lo abbandonarono e il giovane si ritrovò solo ad elemosinare un lavoro come guardiano di maiali: desiderava mangiare i baccelli di cui si sfamavano quelle bestie, ma nessuno gliene dava. Avendo toccato il fondo, il giovane ritornò in sé, pensò a suo padre, ai servi che erano in casa sua e a come erano trattati e trovò il coraggio di ritornare a casa. Preparò un discorso per farsi riaccogliere. La parabola narra che non appena il padre lo vide da lontano gli corse incontro e lo abbracciò, lo baciò, chiamò i servi e diede disposizioni affinché fosse ripulito, rivestito degli abiti degni di un figlio e che gli fosse posto l’anello al dito. Mentre nella casa c’è gioia e si festeggia, il figlio maggiore, sempre sollecito nel servire il padre, ritorna dai campi e chiede ad uno dei servi il perché della festa. Nell’apprendere cos’era accaduto, si turba ed infastidisce profondamente. Rifiuta di prendere parte alla festa, anche se il padre lo prega di unirsi alla sua gioia. Il figlio maggiore non riesce a gioire: non si capacita di come, nonostante abbia dilapidato tutta l’eredità, venga ammazzato per il suo dissoluto fratello, il vitello ingrassato. La storia termina con l’invito a far festa.

La casa della parabola è metafora della comunità, della chiesa: luogo di gioia, di accoglienza, dove su tutto e tutti regna il concetto “facciamo festa” o “bisogna far festa”. Nel servizio cristiano c’è la gioia di appartenere a Dio, la consolazione di sentirsi parte della Sua famiglia, la felicità di sapere di avere un Padre che ci ha recuperato e che, quando è accaduto, gli angeli in cielo hanno fatto festa, come sempre per ogni peccatore convertito. I tre personaggi sono rappresentativi delle figure coinvolte nel discepolato. Il figlio minore, figura di tutti coloro che hanno ricevuto la salvezza, che sono parte dei santi e all’interno della comunità, ma che non hanno ancora maturato la scelta di diventare discepoli. Il fratello maggiore può rappresentare altri servitori o anche discepoli che hanno già cominciato un cammino di servizio. Il padre può essere l’apostolo, il ministro più anziano nella fede e, in quanto tale, responsabile della casa. Egli non usa parzialità con i figli. Quando il maggiore lamenta di non aver mai ricevuto un capretto per far festa con gli amici, il padre gli ricorda che lui è a casa e che può disporre di tutto, perché tutto gli appartiene. La figura del padre ci parla di condivisione: dove c’è esperienza e maturità non c’è gelosia, né presunta superiorità. Nella sua casa c’è più gioia nel dare che nel ricevere, è quella casa dove i figli hanno compreso che ciò che si ha lo si è ricevuto gratuitamente, e lo si dona così come ricevuto.

Il cuore del padre - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il cuore del padre – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Devotional 12/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

19 marzo        Giosuè 1-3; Marco 16

20 marzo        Giosuè 4-6; Luca 1:1-20

21 marzo        Giosuè 7-9; Luca 1:21-38

22 marzo        Giosuè 10-12; Luca 1:39-56

23 marzo        Giosuè 13-15; Luca 1:57-80

24 marzo        Giosuè 16-18; Luca 2:1-24

25 marzo        Giosuè 19-21; Luca 2:25-52

Non lasciarti condizionare. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Non lasciarti condizionare

La Parola

Chi bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà”.

Ecclesiaste 11:4

Il commento

Cosa anima le nostre azioni?

Cosa anima le nostre azioni? Guardiamo prima a chi ci circonda?

L’apostolo Paolo raccomandava Timoteo, giovane e non abbastanza maturo, di badare a sé stesso (1Timoteo 4:16), come a dirgli di non lasciarsi condizionare da niente e da nessuno. Altrimenti, pur ritenendo di decidere liberamente, si corre il rischio invece di essere condizionati dai giudizi tanto del passato, depositati sulla nostra vita come dei parassiti, tanto del presente quali il timore di sbagliare o di non essere mai all’altezza.

L’Ecclesiaste raccomandava di andare oltre l’apparente, perché se dai ascolto al vento o osservi le nuvole potresti rinviare sempre il momento della semina. Getta piuttosto il pane sulle acque senza aspettarti nulla subito, perché quel che fai produrrà il suo frutto nel tempo. Indiscutibilmente, ci sono comportamenti che risentono di ansie, disagi ed anche rabbie, ma attenti a non lasciarsi ingabbiare, perché non ci è stato “uno spirito di paura, ma di potenza, di amore e di disciplina” (2Timoteo 1:7), che nel Suo agire reca e manifesta libertà (2Corinti 3:17). Neemia non avrebbe mai ricostruito le mura della città se avesse dato ascolto a chi lo ostacolava.

L’asino e il contadino

Un contadino aveva un asino. Un giorno l’animale cadde in un pozzo, e seppur integro non riusciva ad uscire. Ragliò per ore, fin quando il contadino, udendo gli strazianti lamenti, accorse sul posto. Cercò in vari modi di tirarlo fuori ma, dopo inutili tentativi, si rassegnò all’idea che non c’erano speranze di salvarlo. Il pozzo era ormai secco e l’asino molto vecchio. Per alleviarne la sofferenza decise a malincuore di riempire il pozzo di terra. Chiese così aiuto agli altri contadini per riempire di terra il pozzo. Il povero animale, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano addosso capì le intenzioni e scoppiò in un pianto straziante. Ad un certo punto però l’asino rimase silente. Nessuno aveva il coraggio di sporgersi nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Quando il padrone guardò nel pozzo e rimase sorpreso dalla scena: l’asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli cadeva addosso, e ci saliva sopra. In questo modo, man mano che i contadini gettavano la terra, lui saliva sempre di più, fin quando raggiunto il bordo del pozzo, saltò fuori con un balzo e cominciò a trottare felice.

È proprio così. Come l’asino con la terra, ciascuno di noi dovrebbe adoperarsi per trasformare in opportunità ogni situazione avversa, lasciandosi scivolare addosso critiche e giudizi, lanciati per seppellire, togliere speranze o frenare la buona volontà. Ugualmente, ogni volta che la vita tenta di sprofondarci, il segreto è scuotersi la terra di dosso e fare un passo verso l’alto. In questo modo ogni problema si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. “Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto” (Ecclesiaste 11:5). Infatti, anche quando per gli altri non ci sono più speranze, Dio ha sempre la soluzione per tirarci fuori. Gesù invitava i discepoli a rallegrarsi nel momento dell’opposizione, perché quello è indicatore del gran premio che ci attende (Luca 6:22-23). Come non desideriamo essere frenati e condizionati, così sforziamoci di essere di incoraggiamento per gli altri, di aprire la nostra bocca solo per dire parole buone.

Non lasciarti condizionare. Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Non lasciarti condizionare. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Devotional 11/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 marzo        Deuteronomio 16-18; Marco 13:1-20

13 marzo        Deuteronomio 19-21; Marco 13:21-37

14 marzo        Deuteronomio 22-24; Marco 14:1-26

15 marzo        Deuteronomio 25-27; Marco 14:27-53

16 marzo        Deuteronomio 28-29; Marco 14:54-72

17 marzo        Deuteronomio 30-31; Marco 15:1-25

18 marzo        Deuteronomio 32-34; Marco 15:26-47

I panni del diavolo

I panni del diavolo

(a cura del pastore Elpidio Pezzella)

La Parola

«Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.

Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro.

Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui.

Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna».

Giovanni 8:43-44

I panni del diavolo
I panni del diavolo

Il Devotional

L’immagine medievale del diavolo con le corna e la coda, armato di forcone e vestito di rosso è ormai lontano ricordo che trova ospitalità solo nelle menti fuori dal tempo, abbindolate per una genuina creduloneria e oltremodo fiduciose di chi – a loro dire – incarna una religiosità referenziale.

Siamo invece chiamati, da credenti che hanno lasciato il latte spirituale e sono passati al cibo solido, a discernere una presenza diabolica e infernale altrove, nonostante tutta la tristezza che si possa provare quando si palesa anche in chi indossa abiti religiosi.

Non smetteremo mai di scandalizzarci è vero, perché al di là dei moniti biblici restiamo fiduciosi nei confronti dell’essere umano in generale, ed in quanto tali facciamo tremenda fatica a concepire la possibilità di certi comportamenti. Eppure dobbiamo mettere in conto la possibilità che alcuni finiscano “nel laccio del diavolo” (2 Timoteo 2:26).

È accaduto con i discepoli per ben due volte, nei panni di Pietro e Giuda, perché mai non potrebbe succedere ancora? Basterebbe dedicare un po’ di tempo alla storia “cristiana” per ricredersi.

Sono indignato, deluso e mortificato in quanto credente, guida spirituale, genitore, cittadino per tutte le vicende recenti, che piuttosto allontanare dalla fede possono invece rafforzarla e accrescere il discernimento per concepire che il diavolo può intrufolarsi anche tra gli uomini religiosi.

Spero di non essere frainteso e per questo preferisco evitare possibili dettagli.

Mi limito a segnalare che ultimamente il diavolo e i suoi emissari (demoni vari, “le forze spirituali della malvagità” secondo Efesini 6:12) hanno rinnovato il guardaroba, adattandolo abilmente a paesi e circostanze.

In questo modo si comprende come può vestire i panni del “religioso di turno”, che estorce sesso in nome di un esorcismo, offrendo la sua carne per liberare lo spirito oppresso oppure si presenta come un insoddisfatto represso pronto a tutto.

Come non capire che Colui che libera non priva e non opprime? Altrove indossa gli abiti del conoscente fidato che improvvisamente si trasforma in carnefice. Per non parlare del dittatore atroce che non disdegna di bombardare inermi, colorando di sangue le strade. In ogni modo comunque palesa come egli sia “omicida fin dal principio” (Giovanni 8:44). Dove poi vi è inganno o tentativo di raggiro lui c’è sempre essendo “bugiardo e padre della menzogna”.

Davanti a questa facilità di cambiare abito e di riuscire ad essere dove non lo si concepisce, noto che molti chiedono di essere ciechi, per vergogna o convenienza, per paura o solo indifferenza.

Reputo condizione peggiore quella di chi ha occhi per vedere e li chiude o si volta altrove. Chissà se il cieco Bartimeo chiederebbe ancora di recuperare la vista?

Per colpa di qualcuno tanti stanno smarrendo la luce della fede, perdendo l’orientamento sicuro delle Scritture e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza. A noi resta il monito della parabola del seminatore, affinché non dimentichiamo che “poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati” (Luca 8:12).

Per questo anche dobbiamo intensificare la semina.

Ai discepoli il Signore ha dato il potere di scacciare gli spiriti immondi e nell’inviarli ha loro raccomandato di non avere due tuniche (Matteo 10:10).

Sia la nostra veste ben riconoscibile e soprattutto onorata, non indossata per convenienza o all’occorrenza, perché seppur l’abito non fa il “monaco” e da esso che lo si riconosce.

L’8 marzo

Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Devotional 10

Piano di lettura settimanale della Bibbia

05 marzo Numeri 32-34; Marco 9:30-50

06 marzo Numeri 35-36; Marco 10:1-31

07 marzo Deuteronomio 1-3; Marco 10:32-52

08 marzo Deuteronomio 4-6; Marco 11:1-18

09 marzo Deuteronomio 7-9; Marco 11:19-33

10 marzo Deuteronomio 10-12; Marco 12:1-27

11 marzo Deuteronomio 13-15; Marco 12:28-44

 

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il barattolo vuoto.
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

“Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più”.

Luca 12:29-31

Il commento

Ci lasciamo facilmente assalire dalle ansie della vita. Nonostante abbiamo ancorato la nostra esistenza alla fede, il turbinio quotidiano ci pressa tutto intorno, avvolgendoci e spesso confondendoci. La nostra natura terrena, fatta di bisogni e desideri, ci conduce sovente lontano dallo spirituale, e come Marta ci affatichiamo invano. Accade allora che perdiamo il senso delle cose, preoccupandoci di ciò che dura poco a dispetto di quel che veramente può arricchire e migliorare la vita di ognuno. Purtroppo la vocazione ci impone di “sacrificare” sull’altare divino parte di noi, per essere strumenti e servi del Regno. Ma non tutto ciò che è posto sull’altare viene poi immolato. Basta pensare ad Isacco. Una storia circolante in rete può esserci di aiuto.

Un professore si presentò in classe con alcuni oggetti. Quando gli allievi tacquero prese un grande barattolo vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Il professore allora prese della ghiaia e la rovesciò nel barattolo, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se fosse pieno e questi concordarono che lo era. Prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e i ragazzi risposero con un unanime “Si”. Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero. “Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, “voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la fede in Dio, la famiglia, i figli, gli amici, la salute, le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le cose che hanno importanza come il lavoro, la casa… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per quelle che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e i genitori finché ci sono… Prendetevi cura prima delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia. Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: ”Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

Forse ora starai sorridendo. Spero ne tenga conto nei giorni a venire per non confondere più le priorità.

Memorie

Il fondatore della chiesa metodista, John Wesley, si spegneva il 2 marzo 1791. Singolare un suo sogno che ho scelto per ricordarlo.

Arrivato alle porte dell’inferno, chiesi: “Ci sono qui dei cattolici romani?” “Sì, molti”, fu la risposta. “Dei presbiteriani?”- “Sì, molti”. “Dei battisti?” – “Sì, molti”. – “Dei metodisti?” – “Si, molti”. Deluso, mi diressi verso le porte del Paradiso, dove chiesi: “Ci sono qui dei metodisti?” – “No”, la risposta secca. “Degli anglicani?” – “No”. – “Dei presbiteriani?” – “No”. – “Dei cattolici romani?” – “No”. Allora domandai sorpreso: “Chi abita in questi luoghi?” – “Qui non conosciamo alcuno dei nomi che ha menzionato. Siamo tutti dei cristiani, salvati per grazia, anime lavate nel sangue di Gesù, una moltitudine composta da tutte le nazioni e da tutte le lingue”.

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Devotional 09/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 febbraio     Numeri 12-14; Marco 5:21-43

27 febbraio     Numeri 15-16; Marco 6:1-29

28 febbraio     Numeri 17-19; Marco 6:30-56

01 marzo        Numeri 20-22; Marco 7:1-13

02 marzo        Numeri 23-25; Marco 7:14-37

03 marzo        Numeri 26-28; Marco 8

04 marzo        Numeri 29-31; Marco 9:1-29

 

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

L’espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del Protestantesimo, i criteri che ne definiscono l’identità, le sue colonne portanti.

Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del Cattolicesimo romano del tempo, i cinque “sola” della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l’esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.

I cinque “sola” della Riforma sono:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
  2. Sola Fide (con la sola fede);
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo:

“Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che
la giustificazione è per sola grazia,
attraverso la sola fede,
a causa di Cristo soltanto,
e tutto alla sola gloria di Dio”.

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

1. Sola Scriptura

Sola Scriptura è la dottrina che afferma come Dio abbia rivelato autorevolmente la Sua volontà attraverso gli scritti della Bibbia (le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento) e che essa soltanto sia regola ultima della fede e della condotta del cristiano. Ispirata da Dio, l’insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso e sufficientemente chiaro ed accessibile a tutti nelle sue linee essenziali per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato attraverso la persona e l’opera di Cristo.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17).

Il Sola Scriptura è talvolta chiamato il principio formale della Riforma, dato che è fonte e norma del principio materiale, cioè la sola fide.

Sola Scriptura implica che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius” (la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.

L’aggettivo “sola” e il sostantivo “Scriptura” in latino sono espressi nel caso ablativo e non nominativo per indicare coma la Bibbia non sia, però, da considerarsi da sola a parte da Dio, perché essa non è che lo strumento mediante il quale Dio rivela sé stesso ai fini della salvezza attraverso la fede in Cristo (solus Christus).

La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili.

Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure ai Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina.

Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.

2. Sola fide

Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).

Questo esclude che la giustificazione ed i benefici della salvezza possa essere ricevuti attraverso le opere o i meriti. Essi sono solo frutto delle opere giuste e dei meriti di Cristo a nostro favore accolti per fede. Il peccato, infatti contamina l’uomo al punto che qualunque opera per quanto buona sarebbe del tutto insufficiente ai fini della salvezza. Le buone opere sono, semmai, il risultato della salvezza, allorché lo Spirito Santo gradualmente renda conformi a Cristo.

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata “la causa o principio materiale” della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: “l’articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade” (in latino: articulus stantis vel cadentis ecclesiae).

Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente.

Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.

3. Sola gratia

Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi.

La salvezza, quindi, è un dono immeritato.

L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio.

Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nell’arminianesimo.

4. Solus Christus

Solus Christus indica la dottrina che Cristo è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e che la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.

Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

5. Soli Deo gloria

Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).

A Dio soltanto ed al Suo Cristo, afferma questa dottrina, deve andare la gloria per la salvezza, per la fede, e per le opere buone eventualmente compiute. “Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:23-24).

Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere.

A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”.

Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Davide si adirò moltissimo contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; e pagherà quattro volte il valore dell’agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo!… ».

2Samuele 12:6-7

Tu sei quell'uomo! - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

I capitoli 11 e 12 del secondo libro di Samuele sono tra le pagine più avvincenti e coinvolgenti della Bibbia. La figura del re Davide non è incensata, ma palesata con tutta la sua umana miseria, dal logorio del potere al suo abuso, dalla violenza concepita a quella perpetrata, dall’incoscienza alla convinzione di potere tutto. Abbiamo tante volte provato ammirazione profonda per le gesta di Davide, del giovane pastorello di pecore, poi cantore e soldato al seguito di Saul. Chi non si è rappresentato con l’epica vittoria sul gigante filisteo Golia e non si è lasciato ispirare dalla sua ascesa al trono di Israele? Uomo spontaneo e sincero, passionale e innamorato di Dio, capace di cantare, inneggiare e ballare in Suo onore fino a ricevere l’appellativo di “uomo secondo il cuore di Dio”. La sua storia però mostra la miseria umana nei suoi alti e bassi, avvolto in una storia di donne che nonostante all’epoca non fosse considerato un comportamento illecito per un re, lo diventa eccome quando si macchia di un crimine terribile per avere Betsabea, la donna di cui si è invaghito. Per il valoroso combattente rispettoso di Saul oltre ogni misura la vita di uno dei suoi migliori uomini non trova alcuna considerazione e perde ogni valore davanti a un capriccio sessuale.

Dio vede e non lascia passare. Le malefatte, anche se ci sembra che nessuno le conosca, non possono rimanere occultate agli occhi dell’Eterno. Tempo è passato da quel pomeriggio di primavera quando il re passeggiando sulla terrazza della sua reggia aveva scorto la bellissima Betsabea e aveva ordito una trama degna della miglior sceneggiatura cinematografica. Uria, il soldato fedele e onesto, marito di Betsabea, è morto, pianto e sepolto. L’adulterio è stato “sanato” con le nozze e la concupita ormai vive alla reggia. Il frutto non calcolato di quell’amore folle è venuto alla luce. Il tempo è ripreso a scorrere, l’inverno è trascorso e forse una nuova primavera sta arrivando quando a corte si presenta il profeta Natan, già nel recente passato latore di tristi notizie. Cosa vuole dal re? Un’ingiustizia è stata commessa nel regno. Il racconto del profeta infervora il re al punto di accenderlo di rabbia. Davide è pronto a intervenire, non ha capito la sottigliezza dell’episodio raccontato. Forse il matrimonio con Betsabea lo ha privato di un poco di lucidità. Natan è imperturbabile e sollecitato dal giustiziere, con il tono di chi deve spiegare un’ovvietà, sentenzia: “Tu sei quell’uomo!” La voce di Dio ci mette a nudo e quando non ce lo aspettiamo ci presenta il conto delle nostre azioni. Il re è impietrito, ma trova il coraggio e l’umiltà di reagire “secondo il cuore di Dio”.

Questa misera storia ci ricorda che Dio non ci lascia marcire nella nostra condizione, e se anche in modo tragico, ci offre la possibilità di venirne fuori. Importante la figura di Natan. Possa lo Spirito suscitare uomini capaci di risvegliare le coscienze.

Devotional 8/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

19 febbraio Levitico 25; Marco 1:23-45

20 febbraio Levitico 26-27; Marco 2

21 febbraio Numeri 1-2; Marco 3:1-19

22 febbraio Numeri 3-4; Marco 3:20-35

23 febbraio Numeri 5-6; Marco 4:1-20

24 febbraio Numeri 7-8; Marco 4:21-41

25 febbraio Numeri 9-11; Marco 5:1-20

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

“Io però non ho fatto alcun uso di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché vedere qualcuno rendere vano il mio vanto”.
1Corinti 9:15

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Il commento

Paolo scrive queste parole per rispondere a chi lo criticava di rifiutare sussidi da parte dei Corinti. Nel testo precedente sostiene in quanto apostolo di avere tutti i diritti di essere sostenuto nel ministero. In questo modo, afferma chiaramente che la chiesa dovrebbe provvedere ai bisogni finanziari di chi predica, il quale come il bue che trebbia ha diritto di mangiare nel campo. Ciononostante egli ha scelto di non far valere alcun diritto, preferendo di annunciare l’evangelo senza ricompensa alcuna. La storia ci dice che quando i pastori sono stipendiati rischiano di essere addomesticati da chi li sostiene, al punto di non essere più in grado di predicare liberamente e secondo lo Spirito, essendo condizionati da chi gli sta di fronte. Da questa prospettiva è pienamente apprezzabile il modo di mantenersi di Paolo, il quale preferisce di conservare una totale indipendenza anche a costo di ridurre il tempo a sua disposizione per onorare la chiamata ministeriale. Purtroppo questa posizione potrà trovare ampio consenso alle nostre latitudini, dove si è molto restii a sostenere chi si spende per il nostro benessere spirituale.

Al di là delle considerazioni sui ministri stipendiati o meno, apprezzo la scelta dell’apostolo, il quale manifesta la capacità di rinunciare a un interesse personale per preservare una sua idea, addirittura un “suo vanto”: orgoglio paolino. Non ha paura di fare diversamente dagli altri. Il suo cuore desidera di non essere in alcun modo di peso e per questo non ha disdegnato nel tempo che è stato a Corinto di andare a fabbricare tende con Aquila e Priscilla. E pur non gravando è stato criticato. Temo che se si fosse avvalso di tale diritto lo avrebbero criticato comunque: per la serie “come fai fai…”. Il suo atteggiamento invece dimostra che la vera libertà cristiana non vanta diritti ma si espleta nel servizio a favore degli altri: “Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1Corinti 9:22-23). Chi si ostina a rivendicare solo dei diritti o a ricercare inutili privilegi forse ha perso di vista la visuale del vangelo, preferendo a questi un compromesso, e quindi finendo “schiavo” pur non volendo.

Una finestra sulla storia

I falò del 17 febbraio

Fino alla prima metà del XIX sec. i valdesi vivevano confinati nelle Valli Chisone, Pellice e Germanasca, in cui potevano esercitare in forma pubblica il culto riformato, in base alla Pace di Cavour del 1561. I Savoia non sempre mantennero fede ai patti e a più riprese tentarono di estirpare la minoranza, che arrivò a un passo dall’estinzione nel 1686, cui seguì l’esilio verso la Svizzera e la Germania. Tre anni dopo i valdesi riuscirono a rientrare nei loro territori, ma non potevano stabilire residenza, commerciare e lavorare, comprare o vendere immobili, frequentare scuole al di fuori delle Valli. Tale discriminazione durerà fino al 17 febbraio 1848, quando il re Carlo Alberto con le Lettere Patenti concesse loro il godimento dei diritti civili e politici. Si racconta che quella sera si accesero i falò per richiamare l’attenzione. Da allora, ogni anno si ricorda il gioioso avvenimento con l’accensione dei falò. Dal 2014 si accende un falò della libertà anche a Guardia Piemontese (CS), nota per essere stata teatro nel 1561 di una delle più efferate stragi perpetrate ai danni dei Valdesi calabri.

Devotional 07/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 febbraio Levitico 13; Matteo 26:26-50

13 febbraio Levitico 14; Matteo 26:51-75

14 febbraio Levitico 15-16; Matteo 27:1-26

15 febbraio Levitico 17-18; Matteo 27:27-50

16 febbraio Levitico 19-20; Matteo 27:51-66

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

18 febbraio Levitico 23-24; Marco 1:1-22