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L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

L’Eterno mi conosce! Sia lode all’Eterno!

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci»
Salmo 139:1

I testi dei Salmi sono capaci di cogliere e descrivere i nostri stati d’animo più intimi e profondi. Se l’incipit del salmo recita: «Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci», la parte finale dice: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore…».

Non solo siamo conosciuti dal Signore, ma c’è un desiderio di voler essere investigati. Occorre certamente del coraggio per chiedere a Dio di metterci a nudo ed investigarci per vedere se c’è qualcosa in noi che non va.

La tendenza solita è quella di nascondersi, o tutt’al più chinare il capo dinanzi a Dio, come fece il pubblicano, sulla porta del tempio, per implorare “Abbi pietà di me”.

Domina attorno a noi il pensiero presuntuoso di dichiarare che Dio ci conosce, ci investiga, ma ci ama così come siamo, peccatori iniqui. Vero è che Lui ci ama così, ma è altrettanto vero che non ci vuole “iniqui”.

Le parole del Salmo conducono a comprendere, non solo, che la Sua presenza non ci lascia e non ci abbandona, ma anche come il Suo sguardo sia sempre su noi. Egli è l’Emmanuele, l’Iddio con noi, Colui che ci conduce per sentieri di giustizia e lungo pascoli verdeggianti.

La domanda è se lo crediamo e se ne abbiamo la consapevolezza o, invece, viviamo una fede ipocrita basata su di una persuasione più che su una certezza.

Piangere

È la prima modalità espressiva di ogni nato, considerato segnale di vitalità e principale comunicazione nelle prime fasi della vita. Una volta cresciuti le lacrime divengono sinonimo di dolore e sofferenza. Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia.

Quando penso al pianto e alle lacrime che si versano soprattutto nel silenzio o nel segreto, mi sovviene la il Salmo 6: «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto» (verso 8). Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare. Mi piace pensare che le lacrime giungono a Lui come parole.

Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio. Eppure il salmo 30 ci ricorda che non si piangerà per sempre. Come ogni notte lascia la scena al giorno, alle lacrime seguirà la gioia. E quando la gioia arriva dopo il pianto sarà accompagnata di grida. Confida pure nel tuo Dio, perché «quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia» (Salmo 126:5).

L'Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all'Eterno!
L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

Lettura della Bibbia

11 dicembre Amos 5-6; Ebrei 11-12
12 dicembre Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
13 dicembre Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
14 dicembre Giona 1-2; Giacomo 4-5
15 dicembre Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
16 dicembre Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
17 dicembre Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Il culto spirituale – Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Il culto spirituale – Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale”.

Romani 12:1

Le misericordie divine, sintesi della giustizia e dell’opera salvifica, sono oggetto dello stupore dell’apostolo e per esse esorta i Romani ad offrire i loro corpi in sacrificio.

L’offerta sacrificale richiama il simbolismo del battesimo da riattualizzarsi ogni giorno. Infatti, offrire il proprio corpo significa far morire il proprio “io”, affinché in sé agisca il Cristo.

Per Paolo vivere da credenti è un sacrificio a Dio, gradito oltremodo più dei sacrifici liturgici del Levitico. Per questo la vita quotidiana diventa “culto spirituale” al posto delle celebrazioni religiose.

Come è possibile questo? Il verso successivo lo indica: “Non conformatevi a questo mondo” e “siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente”.

Il metro di paragone non è il mondo presente al quale il credente non deve conformarsi, né da esso lasciarsi condizionare, ma la volontà di Dio.

Contemplare il Cristo nella meditazione della Scrittura con le chiavi di lettura dell’incarnazione, della morte e resurrezione, rinnoverà la sua mente, il modo di pensare, per essere poi trasformati a Sua immagine mediante l’azione dello Spirito. Ecco il nostro sacrificio vivente, santo e gradito a Dio.

L’8 dicembre

Segna per tradizione l’inizio dei preparativi natalizi, quali l’albero, il presepe e altri addobbi. Tale ricorrenza ha la peculiarità di riscaldare il cuore delle persone, nonostante queste siano, ogni anno sempre più, pervase da sentimenti di tristezza ed insoddisfazione, frutto soprattutto delle difficoltà economiche che imperversano sulla nostra società. Può bastare il luccichio di un albero addobbato o un presepe pieno di personaggi a far dimenticare le tragedie di tutti i giorni, annebbiando così anche le anime delle persone sul vero motivo per cui Cristo è venuto a nascere? Nel vangelo di Giovanni (3:16) è scritto: «Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Questo il vero motivo: Cristo è venuto ad abitare tra le tenebre in quanto luce di Dio affinché la Sua luce potesse risplendere nelle tenebre dell’umanità. L’8 dicembre, secondo il calendario gregoriano, è una ricorrenza dedicata a Maria, madre di Gesù. Questa accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Considerando come la Bibbia ci ricordi che ogni essere umano ha peccato ed è privo della gloria di Dio ed è da Lui separato, che tale divisione ed allontanamento possa essere eliminato solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce per noi, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui che è senza peccato?

Lettura della Bibbia

04 dicembre Osea 8-9; Tito 1-2

05 dicembre Osea 10-11; Tito 3; Filemone

06 dicembre Osea 12-13; Ebrei 1-2

07 dicembre Osea 14; Gioele 1; Ebrei 3-4

08 dicembre Gioele 2-3; Ebrei 5-6

09 dicembre Amos 1-2; Ebrei 7-8

10 dicembre Amos 3-4; Ebrei 9-10

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il testo biblico di riferimento

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini”
Matteo 5:13

La parabola del sale

La “parabola” del sale si conclude con un richiamo ai discepoli a non divenire “insipidi”. L’immagine assume una connotazione piuttosto sorprendente: i chimici assicurano che il sale non si corrompe, eppure Gesù mette in guardia i discepoli dal pericolo di perdere il proprio sapore. Per quanto possa apparire inconcepibile, Gesù li considera capaci di fare qualcosa di assurdo, di impossibile, come rovinare il sale: possono far perdere al vangelo il suo sapore. C’è un solo modo per combinare questo guaio: mischiare il sale con altro che ne alteri la purezza e la genuinità.

Il Vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciarglielo, non va snaturato, altrimenti non è più vangelo. Così come la chiesa che lo modifica non è più la chiesa del Signore. Se tendiamo ad addolcire il Vangelo per renderlo maggiormente “praticabile”, lo stiamo privando del suo sapore.

È il fallimento della missione, indicato metaforicamente con l’immagine del sale gettato sulla strada: viene calpestato, come la polvere cui nessuno presta attenzione né attribuisce alcun valore. Come sale della terra, siamo chiamati a conservare la fede ricevuta e a trasmetterla intatta agli altri. La nostra generazione è posta con particolare forza di fronte alla sfida di mantenere integro il deposito della fede:

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).

Il sale ebraico

Gesù esponeva questo insegnamenti dal Mar Morto (a 392 metri sotto il livello del mare), nove volte più salino, e da dove provenivano grandi quantità di sale. Gli Ebrei, per raccoglierlo, riempivano d’acqua delle vasche lungo la sua sponda, e lasciavano che il sole la facesse evaporare. Il sale grezzo così ottenuto veniva lavato poi nell’acqua marina, purificato e pestato in finissima polvere. Il sale non era soltanto un condimento, era un conservante naturale, necessario per mettere il pesce in salamoia, per conservare la carne, per mettere sotto sale le verdure, comprese le olive. Per questo divenne il simbolo stesso della durata nell’immaginario umano e anche nell’esperienza religiosa. Quando gli Ebrei offrivano oblazioni dovevano aggiungervi del sale, un modo poetico per simboleggiare la durata del patto con Dio (Levitico 2:13; Ezechiele 43:24). Il Signore stabilì con i sacerdoti un patto che definì “di sale” per indicare che sarebbe stato un accordo perpetuo, visto che non si guasta e nel tempo mantiene inalterate le sue caratteristiche (Numeri 18:19).

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

27 novembre Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
28 novembre Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
29 novembre Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
30 novembre Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
01 dicembre Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
02 dicembre Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
03 dicembre Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare con Elia

«Essi continuarono a camminare discorrendo insieme, quand’ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine».

2Re 2:11

Nel racconto della sparizione di Elia, il discepolo Eliseo percorre un cammino che lo prepara a dipendere dalla potenza di Dio. Nel viaggio che parte da Ghilgal le tappesono Bethel, Gerico e il Giordano. Bethel significa “casa di Dio” ed aveva una grande tradizione spirituale, basti ricordare a Giacobbe.

Nel tempo il popolo si era dato all’idolatria ed era sprofondato nell’incredulità. Eliseo dovette provare indignazione per quella società completamente perduta, e dovette forse comprendere di non essere ancora pronto ad affrontare una simile sfida. Per questo non si ferma, ma continua a seguire Elia.

Giunsero a Gerico (“luogo piacevole”), un territorio sterile a causa di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti. Qui c’era una scuola di profeti e uomini dediti allo studio delle Scritture , i quali sono incapaci di dare soluzione al dramma. Anche qui Eliseo non si ferma, ha bisogno di altro.

Viene condotto allora al Giordano, dove sperimenta la potenza di Dio attraverso il mantello che apre le acque. Se Bethel può rappresentare una società schernitrice delle cose di Dio e Gerico un cristianesimo tutto pensiero ma senza concretezza, il Giordano non è il punto di arrivo. Qui il mantello dell’unzione scende sulla vita di Eliseo. E noi da qui vogliamo partire.

Elia e Eliseo

Nella cultura ebraica il nome racchiude l’identità della persona e nel caso del profeta la sua missione. Infatti, il nome di Elia ‘Eliyyáhu vuol dire “il mio Dio è Yahwèh”, e ogni sua azione è volta a manifestarne la veridicità.

Attraverso il tishbita, ossia lo straniero proveniente da un piccolo villaggio, ad est del Giordano, nell’Alta Galilea, la Bibbia ci dice che in mezzo alla morte Dio concede la vita. Elia vestiva con “i fianchi cinti” (1Re 18:46) e coperto da un mantello (2Re 2:8-13) e viveva nei dintorni del Giordano.

Eliseo succederà ad Elia, continuando la sua opera, e le sue vicende sono riportate in 2Re. Il nome di Eliseo (‘Oelysha’) vuol dire “Dio salva” o “il mio Dio salva”, anche “Dio è salvezza”. Le loro vicende intessono un’entusiasmante saga a cavallo dei due libri dei Re, che io ripercorro nel mio libro “Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte”.

Nei profeti non vi è solo la parola di Dio, ma spessore umano, idee, passioni e soprattutto azioni che li avvicinano a ciascuno di noi e li fanno sentire nostri amici.

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna. La cronaca recente ci impone non solo una riflessione a riguardo, ma una rielaborazione del pensare diffuso e un impegno a difesa di tutte le donne.

Camminare con Elia - Devotional di Elpidio Pezzella
Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

20 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

21 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

22 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

23 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

24 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

25 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

26 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

 

“Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” Giovanni 5:35

Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure Gesù ha detto di Giovanni che era prima “ardente” e poi “splendente”.

Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda.

Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione, sia a luci ad energia, tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano.

Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore” (Luca 11:36).

Jonathan Edwards

Il predicatore del “Grande Risveglio”, nel suo scritto “Lampade ardenti e splendenti” (Editrice Alfa & Omega) ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale affermando che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”.

Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione!

Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

13 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
14 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
15 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
16 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
17 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
18 novembre Ezechiele 36-37; Efesini 1-2
19 novembre Ezechiele 38-39; Efesini 3-4

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta».
Efesini 4:29

Alle parole dell’apostolo Paolo fanno eco quelle di Pietro: “benedite sapendo che a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione” (1 Pietro 3:9).

Raramente si spende una parola buona… È così difficile parlare bene degli altri? Eppure a questo è legata la benedizione divina.

L’apostolo Pietro dice che questa è, innanzitutto, una condizione nella quale il Cristo ci ha introdotti. Poi offre la prospettiva che la benedizione consiste soprattutto nel benedire altri. Benedire non è un gesto simbolico o una parola dal potere magico, ma spazia dallo spendere parole amorevoli ad azioni concrete nei confronti di qualcuno.

Quando non abbiamo buone parole è meglio non dire nulla, come suggerisce Paolo agli efesini. È bene ricordare, allora, che nella misura in cui facciamo, in cui misuriamo sarà misurato a noi. Tutto quello che facciamo sarà quello che poi raccoglieremo; ciò che seminiamo sarà quello che poi ritroveremo lungo il nostro cammino. Se non vogliamo che altri dicono male di noi, asteniamoci per primi. Inoltre, la Scrittura ci esorta a lasciare che le nostre azioni siano mosse da misericordia e benevolenza, affinché si passi dal dire al fare. In questo modo il nostro benedire diventerà un essere benedizione.

La benedizione

Quando si parla di benedizione il nostro pensiero va a Dio, immaginandola e vivendola come un qualcosa che ci “cade addosso”, come la pioggia o un gesto simbolico di acqua spruzzata, retaggio di vecchie cerimonie religiose, e che ci assicura o concede un dono, un privilegio da parte Sua.

La Scrittura la presenta piuttosto come una condizione, uno stato così come può esserlo, ad esempio, la pace di Dio. Difatti la pace deve esser vissuta nel concreto affinché possa essere realizzata, non solo come esperienza introspettiva, ma come elemento che sta alla base del nostro rapportarci agli altri.

La benedizione allora è un vivere la vita sapendo che Dio è con noi (Emmanuele), è avere il Suo favore, sapere che Lui è con noi in ogni situazione e che in ogni tempo tutto coopera al bene per coloro che Lo amano.

Quindi nulla di estraneo che ci piomba addossa, ma semplicemente (e non poca cosa!) Lui al nostro fianco. Averlo con noi ci assicura che non avremo mancamento di nulla, poiché Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno, anzi ci ha già benedetto di ogni benedizione nei luoghi celesti.

Lettura della Bibbia

06 novembre Ezechiele 12-13; 1 Corinti 12-13
07 novembre Ezechiele 14-15; 1 Corinti 14-15
08 novembre Ezechiele 16-17; 1 Corinti 16; 2 Corinti 1
09 novembre Ezechiele 18-19; 2 Corinti 2-3
10 novembre Ezechiele 20-21; 2 Corinti 4-5
11 novembre Ezechiele 22-23; 2 Corinti 6-7
12 novembre Ezechiele 24-25; 2 Corinti 8-9

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Camminare nella luce – Il Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare nella luce

«Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi.  Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore»
Efesi 5:15-17

 
Prima dell’inciso “… siate ripieni di Spirito”, l’apostolo esorta a vivere il cristianesimo “come si conviene ai santi”, ovvero separandosi dalle forme, dagli atteggiamenti e situazioni che non hanno riscontro nella fede cristiana. Per usare le parole di Gesù, ad essere “la luce del mondo”. Il credente è chiamato a camminare con avvedutezza. Non solo, è chiamato anche a riscattare il tempo. Tutto il tempo perduto prima che conoscessimo la grazia di Dio, deve essere recuperato.

La Scrittura, però, non ci condanna, ma ci chiede di recuperare quello che abbiamo avanti perché i giorni sono malvagi, feroci e sofferenti, e ne abbiamo prova quotidianamente. Come si fa a capire la volontà di Dio? L’unico modo è essere ripieni di Spirito. Chiediamo al Signore che il Suo Spirito spinga la nostra vita come una barca, così che navigando conosceremo quello che oggi conosciamo in parte. Esperienza dopo esperienza saremo di consolazione a chi è nella tempesta con la sua barca. Nel frattempo «Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (2 Corinti 7:1).
 

Il 1° novembre

La festa di Ognissanti fu istituita nell’840 d.C. e cadeva inizialmente nel mese di maggio. Durante il Medioevo i credenti vennero a contatto con il culto dedicato a Samain, divinità celtica. Vi fu una sorta di interazione tra la fede nordica, quella dell’impero romano, permissivista seppur legato al cristianesimo, ed una tendenza all’oscurantismo mentale, diretto a difendere la propria identità. Da questa commistione, nel 1048, la ricorrenza venne modificata e spostata al 1° di novembre, per coprire il culto di Samain.

Si narra che Samain vada in giro a fare danni con gli spiriti dei morti, e l’obiettivo della festa è proprio controllare la sete di vendetta di Samain e delle sue schiere che quella notte vengono celebrati. A questa, che è l’origine della festa, si affiancano altre leggende, come quella di Jack o’lantern, che si racconta, avesse venduto l’anima al diavolo. La contrattazione della sua anima, dopo varie peripezie, si conclude con un carbone lanciato da satana in una zucca che Jack portava con sé e che diventò una lanterna.

Le leggende, le credenze, i simboli di questa festa sono le stesse del mondo delle streghe, e da semplice festività celtica, Halloween è diventato un contenitore di satanismo: è risaputo in tutto il mondo che la notte del 31 ottobre i satanisti eseguono il rituale di invocazione delle forze del male.

Camminare nella luce della Parola
Camminare nella luce della Parola

 Lettura della Bibbia

30 ottobre       Lamentazioni 3-4; Romani 14-15
31 ottobre       Lamentazioni 5; Ezechiele 1; Romani 16; 1 Corinti 1
01 novembre  Ezechiele 2-3; 1 Corinti 2-3
02 novembre  Ezechiele 4-5; 1 Corinti 4-5
03 novembre  Ezechiele 6-7; 1 Corinti 6-7
04 novembre  Ezechiele 8-9; 1 Corinti 8-9
05 novembre  Ezechiele 10-11; 1 Corinti 10-11

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».
Genesi 3:10

L’uomo nudo nel corpo

Una scena particolare è delineata nelle prime pagine bibliche. Sul far della sera l’Eterno Dio scende nel giardino dell’Eden alla ricerca della sua creatura. Siamo però nel momento successivo alla trasgressione dell’ordine ricevuto di non mangiare il frutto di un albero in particolare. Adamo non riesce a far altro che nascondersi. Come poteva pensare di rendersi invisibile all’occhio di Colui che tutto vede. Presto scoperto, cerca allora di giustificarsi e lo fa additando come ragione il suo esteriore “nudo”. Ma lo era da sempre.

Il cuore messo a nudo

Cosa è cambiato nel cuore e nella mente dell’uomo? La tentazione e la caduta lo hanno spogliato della dignità di uomo, di creatura, di governante sulla creazione. Perduta la veste originaria, unica capace di ornare e vestire senza coprire, si copre nascondendosi. Questa la condizione di chi dice: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sa invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo come la chiesa di Laodicea (Apocalisse 3:17). Stupisce l’agire divino che si preoccupa di vestire le sue creature. Come il padre amorevole del figliol prodigo (Luca 15:22), Egli resta pronto ad accogliere, vestire e rivestire chi in qualche modo è stato spogliato. Non nasconderti più, ma se odi la Sua voce che ti cerca esci.

Preparandoci ad Halloween senza dimenticare la storia

Con il passare degli anni si abbassa il nostro livello di guardia su quanto “festosamente” viene a minare i nostri principi di fede. Ecco che per giustificare la festa di Halloween si fa leva sulle esigenze dei bambini, supportati anche dall’orientamento della pedagogia infantile che sottolinea l’importanza di vivere il travestimento.

C’è però da interrogarsi se sia giusto soddisfare queste esigenze in una giornata nella quale è chiaramente dichiarata la volontà di celebrare le tenebre, i fantasmi e gli spiriti maligni!

Non restiamo a guardare!

Non ritengo che dobbiamo restare a guardare, e in taluni casi anche a subire nel silenzio. Il credente non tema di affermare che certe pratiche sono dichiaratamente contro la volontà di Dio.

L’esortazione paolina è di custodire la fede che ci è stata insegnata e tramandata, nella Sua purezza. Se proprio si vuole far festa, facciamola invocando il Suo nome: è in Lui che ci rallegriamo perché ci ha donato la vita!

Nota storica

Il 27 ottobre 1553 Michele Serveto finisce al rogo su volere di Giovanni Calvino. Il suo caso riecheggiò in tutta Europa, segnando l’inizio dell’idea moderna di tolleranza religiosa. Commentandone la morte, Sebastiano Castellione scrisse: “Uccidere un uomo non significa difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo”. Il 28 ottobre 312 a Ponte Milvio cambia la storia dei cristiani con la vittoria di Costantino su Massenzio.

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella
Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

23 ottobre Geremia 41-42; Atti 28; Romani 1
24 ottobre Geremia 43-44; Romani 2-3
25 ottobre Geremia 45-46; Romani 4-5
26 ottobre Geremia 47-48; Romani 6-7
27 ottobre Geremia 49-50; Romani 8-9
28 ottobre Geremia 51-52; Romani 10-11
29 ottobre Lamentazioni 1-2; Romani 12-13

I poveri sempre con noi. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

I poveri sempre con noi. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

«Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti è schiavo del suo creditore»
Proverbi 22:7
 

I poveri sempre con noi


Lunedì 17 ottobre è la Giornata Internazionale per lo Sradicamento della Povertà, un’occasione per indirizzare lo sguardo sulle tante diseguaglianze economiche nel mondo.

Come non ricordare la risposta di Gesù a Giuda che criticava lo “spreco” del profumo: “I poveri li avrete sempre con voi”?

Volgendoci al sermone sul monte possiamo notare tre realtà della nostra vita di relazione con Dio: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. Il nostro rapportarci al Signore potrebbe essere paragonato ad un tavolo circolare dove l’elemosina (libera contribuzione), la preghiera (in tutte le sue forme) e il digiuno ne costituiscono le gambe. Tale testo lancia una doppia sfida.

La prima sfida

La prima è non essere ipocriti, ad agire solo per apparenza o per essere adulati. Gesù invitava a non esser tali sia nella preghiera, che nell’elemosina o nel digiuno, citando l’atteggiamento dei farisei, che rappresentavano le persone ipocrite in assoluto. Nessuno di quelli che hanno conosciuto Dio e hanno gustato il Suo dono può fare a meno di essere sincero.

La seconda sfida

La seconda è riferita al Padre, che Gesù presenta come il “Padre vostro che è nei cieli”. Facilmente nasce l’erronea convinzione che Dio sia lontano. Dal vangelo, invece, si deduce che Egli è vicino: “il Signore che vede nel segreto”. Noi tendiamo a nascondere pensieri, sentimenti e tanto altro, cadendo in atteggiamenti ipocriti. La Scrittura ci spoglia perché nulla è nascosto a Dio, capace di vedere nel segreto, di conoscere a pieno le motivazioni che spingono a fare l’elemosina, a pregare o digiunare. Volgiamo il nostro sguardo a chi è nel bisogno.

Come dividere


Un anziano uomo aveva 3 figli e possedeva 17 cammelli. Sentendo avvicinarsi la sua morte, chiamò i figli e disse loro: “Vi lascio i 17 cammelli. Divideteli in questo modo: Hillel prenderà la metà del branco, Nathan un terzo e Itamar un nono”. Il padre morì e i tre fratelli fatto il funerale, volendosi dividere i cammelli si resero conto che 17 non è divisibile né per 2, né per 3 e né per 9. Non riuscendo a ripartire l’eredità cominciarono a litigare e picchiarsi senza vie d’uscita.

Un giorno il profeta Elia, passando da quelle parti sul suo cammello, venne attirato dal tumulto delle liti dei tre. Chiese loro quale fosse il motivo e ascoltata la spiegazione, rispose loro:

Le istruzioni di Elia

“Ritrovate la concordia! Vi offro il mio cammello; così con 18 cammelli la vostra divisione sarà buona.

Tu, Hillel, hai diritto alla metà, quindi 18 diviso 2 fa 9 cammelli per te. Nathan, tu hai diritto a un terzo, quindi 18 diviso 3 fa 6 cammelli. Infine, Itamar, tu hai diritto a un nono, quindi 18 diviso 9 fa 2 cammelli per te. Ora siete riconciliati perché avete onorato la volontà di vostro padre: 9 per il primo, 6 per il secondo e 2 per l’ultimo, e la somma è 17. Io me ne riparto sul mio cammello”.


 
Lettura della Bibbia


16 ottobre       Geremia 27-28; Atti 14-15
17 ottobre       Geremia 29-30; Atti 16-17
18 ottobre       Geremia 31-32; Atti 18-19
19 ottobre       Geremia 33-34; Atti 20-21
20 ottobre       Geremia 35-36; Atti 22-23
21 ottobre       Geremia 37-38; Atti 24-25
22 ottobre       Geremia 39-40; Atti 26-27

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

«Non ti ho detto che se tu credi, vedrai la gloria di Dio?»

Giovanni 11:40

Dinanzi alla sfida della parola di Dio tendiamo a voler dare spiegazioni e giustificazioni non riuscendo a ricevere quanto promesso o dichiarato. Quando Dio ci viene incontro, noi restiamo umani ed in quanto tali ci relazioniamo con Lui da esseri finiti, facili a lamentarsi per gli sforzi vani e il costante insuccesso nell’adempiere la Sua parola. Se la nostra fede, invece, ponesse maggior ascolto ad essa e diventasse un po’ sorda alle tanti voci di portatori di infauste notizie, saremmo come Simone il quale affermò: “Alla tua parola calerò le reti”. È questo quello che sta venendo meno! Ascoltiamo, ma facciamo fatica ad obbedire alla parola del Maestro quando ci ordina di gettare le reti. La fede non cerca spiegazioni o scuse, ma azioni! Gesù, nel Suo discorso con la sorella di Lazzaro le disse: «Non ti ho detto che se tu credi, vedrai la gloria di Dio?» (Giovanni 11:40). Anche il centurione di Capernaum è per noi di esempio, quando disse a Gesù che non era necessario che si recasse a casa sua per guarire il suo servo ammalato. Era persuaso che con una sola Sua parola sarebbe guarita.

Giovanni Diodati

Il 13 ottobre 1649 a Ginevra si spegneva Giovanni Diodati (nato il 3 giugno 1576, aveva 73 anni). La sua fama è dovuta specialmente alla sua traduzione della Bibbia in italiano (1607) e in francese (1644), la prima ad essere letta da molti italiani. La traduzione italiana, cosiddetta Diodatina, è ritenuta un’opera monumentale per il lessico adoperato, per l’intensità ed i termini sopraffini utilizzati, per la fedeltà al testo cui solamente un uomo di levatura superiore e con doni comunicati dallo Spirito Santo, ha potuto compiere pur in una giovane età, a conferma di una schietta consacrazione. La seconda edizione del 1641 viene edita con la revisione dell’autore ancora vivente e con i Salmi tradotti in poesia, che ci comunicano la vena poetica di questo particolare studioso, professore di lingue antiche a vent’anni e successore di Calvino con Theodore de Beze all’università, come rettore magnifico a venticinque. Di questo patrimonio restano per la traduzione del 1607 stampata a Ginevra 12 esemplari, per quella del 1641 stampata a Ginevra -editore P. Chovet – si contano 23 copie. Averne una …

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

09 ottobre       Geremia 13-14; Giovanni 21; Atti 1

10 ottobre       Geremia 15-16; Atti 2-3

11 ottobre       Geremia 17-18; Atti 4-5

12 ottobre       Geremia 19-20; Atti 6-7

13 ottobre       Geremia 21-22; Atti 8-9

14 ottobre       Geremia 23-24; Atti 10-11

15 ottobre       Geremia 25-26; Atti 12-13