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Scendere dal monte – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  Luca 9:33

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista.

Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda.

Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre.

In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

 

Tutti erano in torto

Un’antica parabola  espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero.

Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente.

Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

E così questi uomini dell’Indostan

Disputarono forte e a lungo,

Ognuno rimanendo della sua idea

Non disposti a venirsi incontro

Sebbene ognuno avesse in parte ragione,

Tutti erano in torto!

Scendere dal monte - Devotional
Scendere dal monte – Devotional

Lettura della Bibbia

07 agosto        Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2

08 agosto        Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4

09 agosto        Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

10 agosto        Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3

11 agosto        Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2

12 agosto        Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4

13 agosto        Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

Chi crede non tace – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Chi crede non tace

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli.

Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano. L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è punto centrale tra il “pensare” e il “credere”.

Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro.

La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto.

Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce. La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate.

Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca.

Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

 

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha. Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo: «Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna» (Giacomo 3:6). Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

 

Triste ricorrenza

Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Chi crede non tace - Devotional
Chi crede non tace – Devotional

Lettura della Bibbia

31 luglio         Salmi 140-141; Ebrei 5-6

01 agosto        Salmi 142-143; Ebrei 7-8

02 agosto        Salmi 144-145; Ebrei 9-10

03 agosto        Salmi 146-147; Ebrei 11-12

04 agosto        Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

05 agosto        Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

06 agosto        Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Devotional – Gli alberi di Israele (di Elpidio Pezzella)

Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e divori i cedri del Libano!”
Giudici 9:14-15

Devotional – Gli alberi di Israele


Nell’apologo di Ioatam il rovo è emblema di Abimelec, colui che si è levato per regnare sul popolo. Gedeone aveva avuto 70 figli, ma nessuno di questi alla sua morte era stato pronto a prendere le redini del popolo e condurlo come giudice. Fu allora Abimelec, figlio di una concubina sichemita,  lesto ad approfittare dello stallo e a chiedere aiuto ai suoi compaesani per ordire una congiura contro i legittimi eredi.

Nei panni dell’ulivo, del fico e della vite ci sono personaggi che non possiamo identificare, ma che ci parlano di coloro che, per ragioni varie, si trovano al bivio del comando, inteso come governo. Tutti però fuggono la responsabilità comunitaria e preferiscono continuare a vivere nel proprio egoismo, vestendolo di un servizio a favore di qualcuno.

La conseguenza è che un rovo (o un pruno) si eleverà e si imporrà recando sicuramente danni nell’immediato e nel futuro. Il regno di Abimelec non durerà a lungo, perché dopo appena tre anni passerà in disgrazia, non essendo gradito da chi lo aveva sostenuto. Il continuo della storia dice Abimelec distruggerà Sichem e dopo troverà la morte per mano di una donna.


Tenebre e alba


Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. …
(tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico“)
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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore  della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Devotional - Gli alberi di Israele
Devotional – Gli alberi di Israele


 

Lettura della Bibbia


24 luglio         Salmi 126-127; 1Timoteo 5-6
25 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2
26 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4
27 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2
28 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1
29 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2
30 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Devotional – Dio non si sbaglia
Settimana dal 17 al 23 luglio

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Isaia 55:8-9

Forse non ci piacerà, ma dobbiamo riconoscere che la maggior parte di noi si scoraggia immediatamente quando i progetti non sono soddisfatti e le preghiere paiono non trovare esaudimento. Altre volte lo scoraggiamento cala su noi quando delle nuvole oscure planano sopra di noi come nella malattia o nei periodi di problemi di difficile soluzione, soprattutto quando ciò accade senza preavviso alcuno.  Ecco allora che iniziamo a gemere e a lamentarci, identificando il colpevole nel Signore.

Se così fosse, dobbiamo imparare anche a riconoscere che Egli ha i suoi fini quando permette che determinate situazioni ci colgano. Egli è più saggio di noi, ci ama e vuole il nostro bene. Nel momento che ci volgiamo a Lui con fiducia lamenti e scoraggiamento spariscono.

Dio ci ama come ama il Suo figliolo

Giovanni scrive che “Dio ci ama come ama il Suo figliolo” (17:23).

Non permetterà nulla che non sia per il nostro bene. Non ci chiederà mai di trasportare un carico che non saremo in grado di portare.

Egli ci libera e quando non lo fa, lasciandoci nella difficoltà, ci parla e semplicemente ci dice: “La mia grazia ti basta” oppure “non temere io sono con te”.

«Il Signore infatti non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà» (Lamentazioni 3:31-32).

 

La storia dell’orologio

Siamo tendenzialmente predisposti ad attribuire ad altri le nostre mancanze, in cerca di un colpevole sempre esterno. Un racconto rabbinico potrebbe aiutarci a non cercare colpevoli dei nostri mali, perché potremmo fare scoperte impreviste.

Un giorno, un uomo andò a trovare un rabbino: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino: “È semplice. Andrai alla sinagoga il giorno in cui si leggono i Dieci Comandamenti, e al momento in cui si arriverà a ‘Tu non ruberai’, guarderai ciascuno dei presenti negli occhi. Quello che arrossirà sarà sicuramente il ladro”. Il giorno indicato l’uomo si recò alla sinagoga; poi tornò dal rabbino per dirgli del ritrovamento dell’orologio. Il rabbi si rallegrò pensando che il suo consiglio era stato utile. Ma l’uomo gli disse: “Non è andato come avevi detto. Mentre si leggeva il comandamento precedente ‘Tu non commetterai adulterio’, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora X …”.

Devotional - Dio non si sbaglia - Settimana dal 17 al 23 luglio
Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Lettura della Bibbia

17 luglio         Salmi 108-110; Colossesi 3-4

18 luglio         Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

19 luglio         Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

20 luglio         Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

21 luglio         Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

22 luglio         Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

23 luglio         Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

Devotional – Spogliato per me – Settimana dal 10 al 16 luglio

Devotional – Spogliato per me

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto».
Matteo 27:27-28

Nel corso del processo a suo carico, Gesù è umiliato e deriso. Spogliato delle sue vesti viene ironicamente coperto con un mantello di porpora a rappresentare il suo essere re. Dopo averlo schernito è nuovamente spogliato e rivestito dei suoi abiti per essere condotto al luogo della crocifissione, ove è nuovamente denudato.

Nel racconto del Vangelo di Matteo il Cristo è spogliato per tre volte. Lui, il figlio di Dio, che aveva lasciato la gloria del cielo per nascere in un umile mangiatoia, viene umiliato fino alla fine.

Non provo vergogna, ma profonda ammirazione per un comportamento senza eguali e nello stesso tempo per un gesto di grande amore.

Così come dopo la caduta di Adamo ed Eva, Dio provvide loro delle vesti di pelle di animale, per mezzo di Gesù – l’agnello senza peccato – ha rivestito ciascuno di noi di grazia e misericordia. Perduti e lontani come il figlio prodigo,

Egli ci ha atteso, pronto ad accoglierci e a donarci un abito nuovo.

Nessuno si senta coperto, perché al Suo occhio siamo sempre nudi, e la chiesa di Laodicea in Apocalisse lo insegna.

Andiamo a Lui, per il prezioso sacrificio di Cristo, e compriamo senza denaro quelle vesti bianche che coprono la nostra vergogna. Non cerchiamo come i due progenitori nell’Eden di costruirci abiti con foglie di fico, ma affidiamoci alle Sue amorevoli mani.


La tunica di Gesù


Nel vangelo di Giovanni leggiamo che i soldati “presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso” (Giovanni 19:23-24).

I soldati fecero in quattro pezzi “la veste”, o “il mantello”, cioè l’indumento esteriore di Gesù, non la tunica, il chiton, che era l’indumento intimo, portato a diretto contatto con il corpo. Gli antichi autori vedevano raffigurato nelle vesti e nella tunica il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, rispettivamente nella sua universalità e nella sua integrità/unità.

Le vesti, distribuite in quattro parti, indicano l’universalità: il corpo del Figlio è per tutti i fratelli. La tunica invece indica il mistero della integrità/unità: l’unico corpo donato rende ognuno figlio, unito al Padre e ai fratelli.
 
Il 10 luglio 1509, nasceva a Noyon in Francia il riformatore Giovanni Calvino.


 Lettura della Bibbia

10 luglio         Salmi 87-89; Galati 5-6
11 luglio         Salmi 90-92; Efesini 1-2
12 luglio         Salmi 93-95; Efesini 3-4
13 luglio         Salmi 96-98; Efesini 5-6
14 luglio         Salmi 99-101; Filippesi 1-2
15 luglio         Salmi 102-104; Filippesi 3-4
16 luglio         Salmi 105-107; Colossesi 1-2

Devotional - Spogliato per me
Devotional – Spogliato per me

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Or Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga fino ai piedi» Genesi 37:3

La storia di Giuseppe è accompagnata da una veste. La veste lunga con le maniche o come dice un’altra traduzione, una veste di vari colori, non era un semplice regalo del padre, ma un’espressione di stima e di amore ed un segno della sua vocazione. Giuseppe era il figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche, cioè rivestirlo delle cose più belle. Quella veste particolare gli fu tolta dai fratelli nel momento che decisero di liberarsi di lui e venne restituita al padre come prova della sua fantomatica morte. Si ritroverà così in Egitto come schiavo in casa di Potifarre, dov’è oggetto delle lusinghe della moglie di costui. Un’altra veste segna la sua vita, ed è appunto quella che si sfila e lascia nelle mani di questa donna per non cedere alle sue avance. Sarà la prova contro di lui e che lo farà imprigionare. Apparentemente dimenticato dalla famiglia e senza amici, non è abbandonato da Dio che proprio nella prigione esalta il suo dono di interpretare i sogni. Condotto alla corte di Faraone mostrerà il suo talento al punto da ricevere una veste regale. Quello che gli altri gli toglievano gli è restituito ad un livello superiore. Con l’autorevole veste sarà lo strumento per aiutare propri quei fratelli che lo avevano spogliato, fino a consegnare loro una veste per il viaggio. Quel che gli avevano sottratto lui non lo nega agli altri. Se ora pensi alla veste come alla tua vita o alla tua dignità, la storia di Giuseppe assumerà un sapore particolare.

Memorie

Il 6 luglio 1415 il grande teologo, riformatore e martire della fede, Jan Hus, morì arso sul rogo in seguito alla condanna della Chiesa Cattolica Romana inflittagli nel Concilio di Costanza… Esortato ad abiurare, Hus alzati gli occhi al cielo replicò: “Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi sono pronto a morire lietamente”. «Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna» (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412).

Le vesti di Giuseppe - Devotional
Le vesti di Giuseppe – Devotional

Lettura della Bibbia

03 luglio Salmi 66-68; 2Corinti 4-5

04 luglio Salmi 69-71; 2Corinti 6-7

05 luglio Salmi 72-74; 2Corinti 8-9

06 luglio Salmi 75-77; 2Corinti 10-11

07 luglio Salmi 78-80; 2Corinti 12-13

08 luglio Salmi 81-83; Galati 1-2

09 luglio Salmi 84-86; Galati 3-4

Il fine del comandamento – Devotional

Il fine del comandamento

“Ora il fine del comandamento è l’amore, che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non finta”.
1 Timoteo 1:5
 

L’azione di Paolo nei confronti di Timoteo testimonia la consapevolezza del servo che non concentra sulla sua persona l’opera affidatogli dal Signore.

L’istruzione ricevuta ai piedi del saggio Gamaliele avrà potuto favorire il modo di insegnare e formare nuovi ministri da parte di Paolo, il quale nonostante tutti i motivi di vanto si palesa umile strumento, arreso sotto la potente mano dell’Eterno. Il suo agire riflette l’aver compreso che l’opera appartiene a Dio.

La cura di Timoteo

La cura, il sostegno e l’incoraggiamento a Timoteo sono da emulare a tutte le latitudini. Chi è avanti negli anni, chi ha esperienza sulle spalle, dovrebbe farsi carico di condividere con i più giovani quanto è nel bagaglio della sua vita, perché se non siamo capaci di guardare a chi viene dopo di noi stiamo accorciando la storia.

Molte delle nostre azioni potranno trovare adempimento e successo attraverso chi viene dopo di noi. Le nostre braccia anziché per raccogliere per se stessi andrebbero usate per dare agli altri, tenendo presente che il fine del comandamento è l’amore.

Davanti a questo imperativo i nostri cuori, le nostre coscienze e la fede di ciascuno sono chiamati ad esaminarsi.

La sindrome di Elia


La tentazione o il momento di debolezza è alla portata di tutti. Per questo nessuno si reputi forte o indenne.

Uomini grandemente usati da Dio hanno vacillato nel momento che hanno dato spazio ai loro convincimenti, smarrendo la conoscenza della volontà del Signore.

Lo stesso profeta Elia, dopo aver visto il fuoco scendere dal cielo in risposta alla sua invocazione, si lascia avvolgere dalla paura per le minacce della regina Jezebel. In quel frangente subentra la convinzione di essere rimasto da solo, e che non vale più la pena continuare.

La sindrome di Elia

Questo stato lo definisco “sindrome di Elia”, e coglie chiunque si sforza di fare e conoscere la volontà del Signore nel momento in cui lo sguardo si ferma alla propria persona. Attenzione ai condizionamenti esterni, ai pregiudizi personali, perché quando intraprenderemo un percorso fuori dalla Sua volontà ci ritroveremo presto a dover fare il viaggio a ritroso: così accadde ad Elia. Presto potremmo poi essere rimpiazzati da altri, per la serie “tutti utili, ma nessuno indispensabile”.

Ricorrenze

Il 20 giugno  ricorre la giornata Mondiale del Rifugiato, mentre il 26 è la Giornata Mondiale di Solidarietà alle Vittime della Tortura e la Giornata internazionale della lotta contro l’uso indebito ed il traffico illecito di droghe. Preghiamo per coloro che sono avvolti in queste maglie e per chi lavora per tirarli fuori.

Devotional - Il fine del comandamento
Devotional – Il fine del comandamento


Lettura della Bibbia

19 giugno       Salmi 24-26; Romani 8-9
20 giugno       Salmi 27-29; Romani 10-11
21 giugno       Salmi 30-32; Romani 12-13
22 giugno       Salmi 33-35; Romani 14-15
23 giugno       Salmi 36-38; Romani 16; 1Corinti 1
24 giugno       Salmi 39-41; 1Corinti 2-3
25 giugno       Salmi 42-44; 1Corinti 4-5
 

L’economo avveduto – Devotional

L’economo avveduto – Devotional

Il fratello Elpidio Pezzella per il suo devotional settimanale, prende spunto dalla parabola dell’economo avveduto.

«Se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?» Luca 16:11

La parabola mostra la previdente prudenza di un disonesto fattore, che il suo padrone aveva deciso di licenziare dopo alcune segnalazioni ricevute a suo riguardo.

Avvertito dal padrone non resta a guardare, ma si adopera fin quando ha in mano l’amministrazione per provvedersi per l’avvenire.

Chiamati, infatti, i debitori del padrone, e verificato il debito di ognuno, accordò a ciascuno una riduzione di egual valore. Seppur accresce i danni già recati al padrone, si assicura così degli amici, i quali, o per gratitudine, o per complicità, lo avrebbero ospitato in casa loro.

Un piano che dimostrava tanta accortezza e che viene lodato dal padrone truffato.

Gesù usa la parabola per segnalare come l’impegno dei figli di Dio in talune circostanze è al di sotto dei piani degli uomini del mondo.

Siamo così esortati ad imparare una lezione di avvedutezza e di previdenza nell’uso dei beni terreni e a farlo nella fedeltà.

Se alcuno è infedele nell’amministrare le cose affidategli per un tempo, e delle quali dovrà render conto un giorno, come può egli sperare che il Signore gli darà, alla fine, una eredità che sarà sua per sempre?

 

L’importanza di esercitarsi

Servire il Signore non concede sempre una vita piena di ardore e gioia. Bisogna presto imparare a fare i conti con sofferenze e lacrime.

Servire Cristo resta però entusiasmante e travolgente. A chi è nel campo dedico questa storia perché un buon insegnante non dovrebbe mai demolire gli sforzi del discepolo, piuttosto correggerli e semmai guidarlo. Insisti, senza mai mollare.

 

Un imperatore giapponese si reca da un famoso pittore per chiedergli di dipingere l’ideogramma del suo casato. Il pittore ringrazia per l’offerta, ma precisa che per ottenere un buon risultato ha bisogno di due anni. L’imperatore insiste per averlo prima, ma il pittore è irremovibile e così è costretto a cedere.

Dopo circa sei mesi, l’imperatore va dal pittore e gli chiede se l’ideogramma è pronto, ma il pittore sottolinea che non sono ancora passati i due anni. Dopo un anno l’imperatore, nuovamente, si reca dal pittore ma questi ribadisce che non è ancora pronto.

Allora l’imperatore si rassegna e, allo scadere preciso dei due anni, si reca dal pittore e gli chiede di vedere l’ideogramma. Il pittore prende un foglio, un pennerello e in sua presenza dipinge l’ideogramma.

L’imperatore è prima stupito dalla perfezione del disegno e poi con tono alterato chiede al pittore: «Ma non potevi farlo prima?». Il pittore: «No, allora non sarei stato capace».

Il pittore invita l’imperatore a seguirlo nel suo atelier e gli mostra 730 prove dello stesso ideogramma, una per ogni giorno dei due anni.

 

Lettura della Bibbia

12 giugno       Salmi 3-5; Atti 22-23

13 giugno       Salmi 6-8; Atti 24-25

14 giugno       Salmi 9-11; Atti 26-27

15 giugno       Salmi 12-14; Atti 28; Romani 1

16 giugno       Salmi 15-17; Romani 2-3

17 giugno       Salmi 18-20; Romani 4-5

18 giugno       Salmi 21-23; Romani 6-7

L'economo avveduto e l'importanza dell'esercitarsi
L’economo avveduto e l’importanza dell’esercitarsi

La zizzania in mezzo al grano – Devotional

La zizzania in mezzo al grano

 a cura del fratello Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò…».

Matteo 13:24-25

La parabola

Gesù presenta il regno di Dio attraverso parabole ambientate su sfondi familiari agli ascoltatori. In questa, che mi è particolarmente cara, lo assimila a un uomo che semina buon grano nel suo campo. Durante la notte però il suo nemico semina della zizzania nello stesso campo. Nessuno può saperlo. Si palesa solo quando arriva la fioritura e allora i servi chiedono se possono sradicarla. Il padrone fa notare loro che c’è il rischio di strappare anche il grano, e che è meglio attendere il momento della mietitura, quando l’operazione sarà più agevole.

La parabola ci ricorda che nel corso della storia umana bene e male sono di fatto coesistenti e intrecciati, ed è impossibile separarli nettamente. Anche nel tentativo di recare del bene si corre il rischio di fare danni. Impariamo a non essere impazienti, a non lasciarci dominare dallo zelo – seppur buono – di togliere quel che ci appare come male. Dio, che vede fino in fondo, a tempo debito praticherà la separazione.

Ciascuno badi, come suggeriva S. Agostino, a non diventare zizzania, mentre preghiamo che la zizzania diventi grano.

Una pianta che fa solo danni

Classificata in botanica come “lolium temulentum“, è una pianta graminacea, anzi un’erbaccia pestifera che inizialmente non si distingue dal frumento. L’espressione comune “mettere zizzania” indicare l’azione di chi cerca di dividere, separare o gettare fango sugli altri. La zizzania è una specie di gramigna, detta anche “loglio cattivo”, molto simile al grano, che nuoce alle piante vicine e proprio per questo è stata presa a simbolo della discordia. Si confonde con i cereali buoni ottenendo il risultato di danneggiarli. Infatti, al momento del raccolto è riconoscibile perché più corta, sgraziata e senza spighe; i suoi chicchi, se misti al grano, ne rendono amara e malsana la farina. La radice ebraica della parola zizzania è “znh” che significa “mettersi in vendita”, pertanto il grano è “degenerato” mutato in peggio, traviato e guastato. Chi separa, però, è anche Satana, un nome che viene dall’ebraico e significa “avversario” (tsar): la radice di questa parola richiama il verbo “osteggiare, mostrare ostilità”.

Ricordi

Il 3 giugno del 1576 a Ginevra nasceva Giovanni Diodati. La sua fama è dovuta specialmente alla sua traduzione della Bibbia in italiano (1607) e in francese (1644), la prima ad essere letta da molti italiani.

 

Lettura della Bibbia

29 maggio      Giobbe 3-5; Giovanni 15-16

30 maggio      Giobbe 6-8; Giovanni 17-18

31 maggio      Giobbe 9-11; Giovanni 19-20

01 giugno       Giobbe 12-14; Giovanni 21; Atti 1

02 giugno       Giobbe 15-17; Atti 2-3

03 giugno       Giobbe 18-20; Atti 4-5

04 giugno       Giobbe 21-23; Atti 6-7

Devotional - La zizzania in mezzo al grano
Devotional – La zizzania in mezzo al grano

Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lo sguardo del buon Pastore

«Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore».

Matteo 9:36

Il redattore del vangelo ci presenta Gesù totalmente immerso nell’opera per cui era venuto, preso dal compiere pienamente la volontà del Padre. Il Maestro galileo non ha tregua né cerca sosta, Egli “andava attorno per tutte le città e i villaggi”. Il suo peregrinare non era vuoto, ma con una chiara tabella di marcia procedeva “insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità fra il popolo”. Cosa altro poteva fare? Nella sua umanità ha adempiuto a quanto era nelle sue possibilità, e come uomo non si è mai sentito appagato. Guardando quelle folle che cercava di soddisfare non ha un senso di piacere, ma vede tutti i loro bisogni non ancora raggiunti. Egli nota che sono “stanche e disperse, come pecore senza pastore”. Come buon pastore non molla minimamente, prova compassione, ossia avverte il loro dolore, le loro sofferenze, percepisce le loro attese. Quanto è diverso il servire del Signore e quanto abbiamo da imparare da Lui ogni giorno per “fare agli altri quel che vorremmo fosse fatto a noi”.

 

Egli è capace di grandi cose attraverso di noi

Benjamin Carson è il primo neurochirurgo a separare due gemelline siamesi. Il suo percorso iniziò durante la adolescenza, quando visse gravi difficoltà per la mancanza del padre. Una mattina, mentre era in chiesa con il fratello maggiore e ascoltava la predicazione comprese cose determinanti per il suo futuro. Il pastore raccontava di una coppia di medici missionari in Africa, da quel racconto il fanciullo capì di voler fare la stessa cosa. Oggi Benjamin è un affermato neurochirurgo e gestisce campi missionari in tutto il mondo, dove presta assistenza ad ammalati indigenti. Se abbiamo fame di Dio saremo saziati. Se ci lasciamo guidare dal Signore al di là delle nostre capacità scopriremo la sua fedeltà. Inoltre l’apostolo Paolo ci ricorda che Egli manifesta la Sua potenza nella nostra debolezza, per questo quando siamo deboli e arresi a Lui scopriamo la Sua potenza.

 

Ricordi

Il 27 maggio del 1564 a Ginevra (Svizzera) si spegneva Giovanni Calvino. Tra i principali lavori del teologo riformato si annoverano la traduzione della Bibbia finanziata dai valdesi con il cugino Olivetano e l’Institutio Christianae Religionis, in cui presenta i principi della fede evangelica.

Se vuoi ascoltare il devotional https://soundcloud.com/elpidio-pezzella-494255934/devotional-21-lo-sguardo-del-buon-pastore

Devotional - Lo sguardo del Buon Pastore
Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lettura della Bibbia

22 maggio      Neemia 5-7; Giovanni 1-2

23 maggio      Neemia 8-10; Giovanni 3-4

24 maggio      Neemia 11-13; Giovanni 5-6

25 maggio      Ester 1-3; Giovanni 7-8

26 maggio      Ester 4-6; Giovanni 9-10

27 maggio      Ester 7-9; Giovanni 11-12

28 maggio      Ester 10; Giobbe 1-2; Giovanni 13-14