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Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

L’espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del Protestantesimo, i criteri che ne definiscono l’identità, le sue colonne portanti.

Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del Cattolicesimo romano del tempo, i cinque “sola” della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l’esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.

I cinque “sola” della Riforma sono:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
  2. Sola Fide (con la sola fede);
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo:

“Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che
la giustificazione è per sola grazia,
attraverso la sola fede,
a causa di Cristo soltanto,
e tutto alla sola gloria di Dio”.

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

1. Sola Scriptura

Sola Scriptura è la dottrina che afferma come Dio abbia rivelato autorevolmente la Sua volontà attraverso gli scritti della Bibbia (le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento) e che essa soltanto sia regola ultima della fede e della condotta del cristiano. Ispirata da Dio, l’insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso e sufficientemente chiaro ed accessibile a tutti nelle sue linee essenziali per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato attraverso la persona e l’opera di Cristo.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17).

Il Sola Scriptura è talvolta chiamato il principio formale della Riforma, dato che è fonte e norma del principio materiale, cioè la sola fide.

Sola Scriptura implica che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius” (la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.

L’aggettivo “sola” e il sostantivo “Scriptura” in latino sono espressi nel caso ablativo e non nominativo per indicare coma la Bibbia non sia, però, da considerarsi da sola a parte da Dio, perché essa non è che lo strumento mediante il quale Dio rivela sé stesso ai fini della salvezza attraverso la fede in Cristo (solus Christus).

La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili.

Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure ai Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina.

Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.

2. Sola fide

Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).

Questo esclude che la giustificazione ed i benefici della salvezza possa essere ricevuti attraverso le opere o i meriti. Essi sono solo frutto delle opere giuste e dei meriti di Cristo a nostro favore accolti per fede. Il peccato, infatti contamina l’uomo al punto che qualunque opera per quanto buona sarebbe del tutto insufficiente ai fini della salvezza. Le buone opere sono, semmai, il risultato della salvezza, allorché lo Spirito Santo gradualmente renda conformi a Cristo.

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata “la causa o principio materiale” della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: “l’articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade” (in latino: articulus stantis vel cadentis ecclesiae).

Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente.

Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.

3. Sola gratia

Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi.

La salvezza, quindi, è un dono immeritato.

L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio.

Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nell’arminianesimo.

4. Solus Christus

Solus Christus indica la dottrina che Cristo è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e che la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.

Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

5. Soli Deo gloria

Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).

A Dio soltanto ed al Suo Cristo, afferma questa dottrina, deve andare la gloria per la salvezza, per la fede, e per le opere buone eventualmente compiute. “Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:23-24).

Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere.

A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”.

Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Davide si adirò moltissimo contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; e pagherà quattro volte il valore dell’agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo!… ».

2Samuele 12:6-7

Tu sei quell'uomo! - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

I capitoli 11 e 12 del secondo libro di Samuele sono tra le pagine più avvincenti e coinvolgenti della Bibbia. La figura del re Davide non è incensata, ma palesata con tutta la sua umana miseria, dal logorio del potere al suo abuso, dalla violenza concepita a quella perpetrata, dall’incoscienza alla convinzione di potere tutto. Abbiamo tante volte provato ammirazione profonda per le gesta di Davide, del giovane pastorello di pecore, poi cantore e soldato al seguito di Saul. Chi non si è rappresentato con l’epica vittoria sul gigante filisteo Golia e non si è lasciato ispirare dalla sua ascesa al trono di Israele? Uomo spontaneo e sincero, passionale e innamorato di Dio, capace di cantare, inneggiare e ballare in Suo onore fino a ricevere l’appellativo di “uomo secondo il cuore di Dio”. La sua storia però mostra la miseria umana nei suoi alti e bassi, avvolto in una storia di donne che nonostante all’epoca non fosse considerato un comportamento illecito per un re, lo diventa eccome quando si macchia di un crimine terribile per avere Betsabea, la donna di cui si è invaghito. Per il valoroso combattente rispettoso di Saul oltre ogni misura la vita di uno dei suoi migliori uomini non trova alcuna considerazione e perde ogni valore davanti a un capriccio sessuale.

Dio vede e non lascia passare. Le malefatte, anche se ci sembra che nessuno le conosca, non possono rimanere occultate agli occhi dell’Eterno. Tempo è passato da quel pomeriggio di primavera quando il re passeggiando sulla terrazza della sua reggia aveva scorto la bellissima Betsabea e aveva ordito una trama degna della miglior sceneggiatura cinematografica. Uria, il soldato fedele e onesto, marito di Betsabea, è morto, pianto e sepolto. L’adulterio è stato “sanato” con le nozze e la concupita ormai vive alla reggia. Il frutto non calcolato di quell’amore folle è venuto alla luce. Il tempo è ripreso a scorrere, l’inverno è trascorso e forse una nuova primavera sta arrivando quando a corte si presenta il profeta Natan, già nel recente passato latore di tristi notizie. Cosa vuole dal re? Un’ingiustizia è stata commessa nel regno. Il racconto del profeta infervora il re al punto di accenderlo di rabbia. Davide è pronto a intervenire, non ha capito la sottigliezza dell’episodio raccontato. Forse il matrimonio con Betsabea lo ha privato di un poco di lucidità. Natan è imperturbabile e sollecitato dal giustiziere, con il tono di chi deve spiegare un’ovvietà, sentenzia: “Tu sei quell’uomo!” La voce di Dio ci mette a nudo e quando non ce lo aspettiamo ci presenta il conto delle nostre azioni. Il re è impietrito, ma trova il coraggio e l’umiltà di reagire “secondo il cuore di Dio”.

Questa misera storia ci ricorda che Dio non ci lascia marcire nella nostra condizione, e se anche in modo tragico, ci offre la possibilità di venirne fuori. Importante la figura di Natan. Possa lo Spirito suscitare uomini capaci di risvegliare le coscienze.

Devotional 8/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

19 febbraio Levitico 25; Marco 1:23-45

20 febbraio Levitico 26-27; Marco 2

21 febbraio Numeri 1-2; Marco 3:1-19

22 febbraio Numeri 3-4; Marco 3:20-35

23 febbraio Numeri 5-6; Marco 4:1-20

24 febbraio Numeri 7-8; Marco 4:21-41

25 febbraio Numeri 9-11; Marco 5:1-20

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

“Io però non ho fatto alcun uso di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché vedere qualcuno rendere vano il mio vanto”.
1Corinti 9:15

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Il commento

Paolo scrive queste parole per rispondere a chi lo criticava di rifiutare sussidi da parte dei Corinti. Nel testo precedente sostiene in quanto apostolo di avere tutti i diritti di essere sostenuto nel ministero. In questo modo, afferma chiaramente che la chiesa dovrebbe provvedere ai bisogni finanziari di chi predica, il quale come il bue che trebbia ha diritto di mangiare nel campo. Ciononostante egli ha scelto di non far valere alcun diritto, preferendo di annunciare l’evangelo senza ricompensa alcuna. La storia ci dice che quando i pastori sono stipendiati rischiano di essere addomesticati da chi li sostiene, al punto di non essere più in grado di predicare liberamente e secondo lo Spirito, essendo condizionati da chi gli sta di fronte. Da questa prospettiva è pienamente apprezzabile il modo di mantenersi di Paolo, il quale preferisce di conservare una totale indipendenza anche a costo di ridurre il tempo a sua disposizione per onorare la chiamata ministeriale. Purtroppo questa posizione potrà trovare ampio consenso alle nostre latitudini, dove si è molto restii a sostenere chi si spende per il nostro benessere spirituale.

Al di là delle considerazioni sui ministri stipendiati o meno, apprezzo la scelta dell’apostolo, il quale manifesta la capacità di rinunciare a un interesse personale per preservare una sua idea, addirittura un “suo vanto”: orgoglio paolino. Non ha paura di fare diversamente dagli altri. Il suo cuore desidera di non essere in alcun modo di peso e per questo non ha disdegnato nel tempo che è stato a Corinto di andare a fabbricare tende con Aquila e Priscilla. E pur non gravando è stato criticato. Temo che se si fosse avvalso di tale diritto lo avrebbero criticato comunque: per la serie “come fai fai…”. Il suo atteggiamento invece dimostra che la vera libertà cristiana non vanta diritti ma si espleta nel servizio a favore degli altri: “Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1Corinti 9:22-23). Chi si ostina a rivendicare solo dei diritti o a ricercare inutili privilegi forse ha perso di vista la visuale del vangelo, preferendo a questi un compromesso, e quindi finendo “schiavo” pur non volendo.

Una finestra sulla storia

I falò del 17 febbraio

Fino alla prima metà del XIX sec. i valdesi vivevano confinati nelle Valli Chisone, Pellice e Germanasca, in cui potevano esercitare in forma pubblica il culto riformato, in base alla Pace di Cavour del 1561. I Savoia non sempre mantennero fede ai patti e a più riprese tentarono di estirpare la minoranza, che arrivò a un passo dall’estinzione nel 1686, cui seguì l’esilio verso la Svizzera e la Germania. Tre anni dopo i valdesi riuscirono a rientrare nei loro territori, ma non potevano stabilire residenza, commerciare e lavorare, comprare o vendere immobili, frequentare scuole al di fuori delle Valli. Tale discriminazione durerà fino al 17 febbraio 1848, quando il re Carlo Alberto con le Lettere Patenti concesse loro il godimento dei diritti civili e politici. Si racconta che quella sera si accesero i falò per richiamare l’attenzione. Da allora, ogni anno si ricorda il gioioso avvenimento con l’accensione dei falò. Dal 2014 si accende un falò della libertà anche a Guardia Piemontese (CS), nota per essere stata teatro nel 1561 di una delle più efferate stragi perpetrate ai danni dei Valdesi calabri.

Devotional 07/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 febbraio Levitico 13; Matteo 26:26-50

13 febbraio Levitico 14; Matteo 26:51-75

14 febbraio Levitico 15-16; Matteo 27:1-26

15 febbraio Levitico 17-18; Matteo 27:27-50

16 febbraio Levitico 19-20; Matteo 27:51-66

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

18 febbraio Levitico 23-24; Marco 1:1-22

Il segno del vino alle nozze di Cana

Il segno del vino alle nozze di Cana

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».

Giovanni 2:11

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

Il commento

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in Galilea, anche se qui si produceva vino probabilmente già 4000 anni. Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato. Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”. Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite. E tale doveva essere il vino alle nozze di Cana, fino a quando accadde qualcosa di imprevisto: il primo segno di Gesù.

Il segno

Durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù, finisce il vino. Sarebbe stata una tragedia senza il “segno”. Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno. Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere. Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, per descrivere quelle azioni che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta. Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo, sarà circondata da rumore e clamore. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede. Un’ultima considerazione sul fatto che Gesù non crea del vino, ma cambia dell’acqua in vino, coinvolgendo i servitori ai quali chiede di riempire le giare fino all’orlo. Per quanto trascendenti, i segni di Gesù richiedono la partecipazione umana al limite dello sforzo e delle nostre risorse, perché con Lui tutto diventa possibile.

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

 

Lettura settimanale della Bibbia

05 febbraio Esodo 36-38; Matteo 23:1-22

06 febbraio Esodo 39-40; Matteo 23:23-39

07 febbraio Levitico 1-3; Matteo 24:1-28

08 febbraio Levitico 4-5; Matteo 24:29-51

09 febbraio Levitico 6-7; Matteo 25:1-30

10 febbraio Levitico 8-10; Matteo 25:31-46

11 febbraio Levitico 11-12; Matteo 26:1-25

Foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com

Prima di tutto ringraziare – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Prima di tutto ringraziare – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

Prima di tutto rendo grazie al mio Dio
per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi,
perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo.

Romani 1:8

Il Devotional

Prima di tutto, prima di chiedere un favore, prima di lamentarci di quel che non abbiamo, prima di esprimere una insoddisfazione o una critica, prima di alzare la voce per esprimere una qualche pretesa infondata, prima di iniziare qualcosa di nuovo … rendiamo grazie a Dio.

Il popolo ebraico aveva una festa di ringraziamento: la Pentecoste, nota anche come “festa della mietitura e dei primi frutti”. Si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica e aveva come scopo originario era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo della promulgazione della Legge sul Monte Sinai.

Personalmente ritengo che solo chi sa ringraziare riesce appieno a godere di quanto ha e/o riceve. Per questo voglio raccontarti la storia di un uomo raggiunto dalla grazia divina.

John, il cinese, un giorno incontrò un amico che gli chiese: “Quale sarà la prima cosa che farai quando sarai in cielo?”. “Andrò a trovare il Signore Gesù e lo ringrazierò di avermi salvato”, rispose John. “Bene, e poi che farai?”. “Mi metterò alla ricerca del missionario che venne nel mio paese per farmi conoscere Cristo”. “Poi ti fermerai qui?”, chiese l’amico. “No – rispose John – dovrò trovare e ringraziare anche chi ha offerto il denaro affinché il missionario potesse venire e predicare l’Evangelo”. L’uomo comprese ed ammirò la fede di John.

Dietro a tanto che diamo per scontato, dovremmo invece tener conto di chi, in un modo o nell’altro, ha contribuito affinché giungesse a noi, alcuni dei quali addirittura si sono spesi o si stanno spendendo per noi. Questo atteggiamento sicuramente favorirebbe un innalzamento della gratitudine, verso Dio e quelli che ci circondano, e nello stesso tempo migliorerebbe la qualità della vita. Infatti, la gratitudine non solo fa sentire meglio, ma migliora e rafforza le relazioni. Gli psicologi inoltre sostengono che pensare ogni giorno alle cose per cui potersi sentire grati la sera, prima di prendere sonno, farà anche dormire meglio.

Rivoltiamo senza indugio il nostro cuore, le nostre convinzioni, e forse scopriremmo molta ingratitudine da confessare e a cui porre rimedio. L’apostolo Paolo così esortava i Tessalonicesi: “Siate sempre gioiosi; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Tessalonicesi 5:16-18).

Un inno cristiano così recita: “Dì grazie con tutto il cuore… dì grazie…”. Sì, il nostro primo ringraziamento va a Dio, e la Scrittura ci insegna abbondantemente a riguardo. Il primo però sottintende che ci sia un secondo e un terzo e così via. Ritengo che ringraziare sia una delle più belle azioni che possiamo compiere, insieme a dare senza aspettarsi nulla in cambio. Eppure quante volte basterebbe un “grazie” per appagare, per rendere felice qualcuno? Impegniamoci a riscoprire un gesto, troppo sottovalutato in un mondo che va sempre di fretta, ma che dovrebbe essere tra i valori fondamentali di un cristiano.

Memoria

Il 4 febbraio 1906 nasceva a Breslavia Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo e apprezzato in ambito anche cattolico.

Prima di tutto ringraziare
Prima di tutto ringraziare

Devotional 05/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

29 gennaio Esodo 35-37; Giovanni 17-19

30 gennaio Esodo 35-37; Giovanni 17-19

31 gennaio Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1

01 febbraio Levitico 1-3; Atti 2-4

02 febbraio Levitico 4-6; Atti 5-7

03 febbraio Levitico 7-9; Atti 8-10

04 febbraio Levitico 10-12; Atti 11-13

È Dio che fa crescere

È Dio che fa crescere

Devotional settimanale a cura del fratello Elpidio Pezzella

La Parola

«Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!» 

1Corinti 3:6-7

Dio è Colui che fa crescere

L’apostolo Paolo sta affrontando con questa lettera le lacerazioni e le discordie che stavano disgregando, in sua assenza, la comunità di Corinto. Nonostante si reputassero degli “spirituali”, l’invidia e la discordia presenti tra i corinzi è segno evidente del loro infantilismo spirituale. Infatti Paolo scrive di aver parlato loro “come a bambini in Cristo”.

Purtroppo non solo la comunità era diventata un circolo di intellettuali e filosofi, ma al suo interno erano nate delle fazioni e l’apostolo, con cuore paterno e non uno dei tanti pedagoghi, intende far capire loro quanto sia inutile parteggiare per i diversi predicatori.

L’azione di nessun ministro può aver più valore o potere salvifico di un altro. Coloro che il Signore usa per la cura del Suo campo, per l’edificazione del Suo edificio hanno l’onore di essere Suoi collaboratori, ma non sono altro che modesti strumenti. Qualunque sia l’opera che ciascuno di essi è chiamato a compiere, la parte determinante spetta sempre ed esclusivamente a Dio, il quale è Colui “che fa crescere”.

Non cadere nella faziosità

Se la comunità è esortata a non cadere nelle faziosità, altrettanto i “collaboratori di Dio” non devono cedere alla tentazione di considerare gli altri servitori come rivali, né tanto meno cedere alle logiche concorrenziali che si possono scatenare all’interno di una comunità quando si da spazio alla “carnalità”. Ecco allora che è opportuno considerare come c’è chi inizia il lavoro e chi lo prosegue; come c’è chi pianta e chi annaffia. Solo in questi termini si terrà conto che prima o dopo di noi è necessario il contributo di qualcun altro. Mentre i risultati finali saranno positivi allorché si lascia a Dio lo spazio di far crescere. Un monito allora a quanti si stanno affaticando nel campo o nella costruzione dell’edificio di Dio affinché al di là di quel che stanno facendo, siano attenti a non legare a sé i fedeli: siano guide e conduttori a Cristo. Inoltre, Paolo ricorda ai suoi interlocutori di essere stato in mezzo a loro “con debolezza, con timore e con gran tremore” (1Corinti 2:3b) e ciononostante la sua predicazione è stata “dimostrazione di Spirito e di potenza”. Quanto ritengo importante ritrovare questo equilibro tra umano e soprannaturale. Chi ministra non deve farsi forte, ma consapevole della sua debolezza, sarà strumento divino con timore e gran tremore, avendo piena responsabilità e senso di devozione e riverenza nei confronti di Colui che fa crescere.

Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche giunsero ad Auschwitz e liberarono i superstiti del principale campo di sterminio nazista. Durante il nazismo ogni ebreo era costretto a indossare una tetra toppa di panno cucita a forma di una stella di David in Germania così come in ogni paese conquistato dai tedeschi, così da rendere distinguibile l’ebreo. Dal 2008 il 27 gennaio è la Giornata della memoria, un momento di riflessione sulla Shoah, lo sterminio pianificato di milioni di ebrei in Europa da parte del regime nazista e dei regimi fascisti suoi alleati. Anche noi vogliamo cogliere questo momento per ricordarci di quanti ancora oggi stanno soffrendo a motivo del “razzismo”, a qualsiasi latitudine.

Settant’anni fa, il 25 gennaio 1948 si spegnava a Poschiavo (Svizzera) Giovanni Luzzi, nato a Tschlin l’8 marzo 1856, pastore protestante e teologo, noto soprattutto per la sua traduzione della bibbia, che in tanti abbiamo letto e conserviamo.

È Dio che fa crescere
È Dio che fa crescere

Lettura settimanale della Bibbia

22 gennaio     Esodo 4-6; Matteo 14:22-36

23 gennaio     Esodo 7-8; Matteo 15:1-20

24 gennaio     Esodo 9-11; Matteo 15:21-39

25 gennaio     Esodo 12-13; Matteo 16

26 gennaio     Esodo 14-15; Matteo 17

27 gennaio     Esodo 16-18; Matteo 18:1-20

28 gennaio     Esodo 19-20; Matteo 19:21-35

Radicati nella Parola

Radicati nella Parola

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Mosè convocò tutto Israele e disse loro:
Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi;  imparatele e mettetele diligentemente in pratica».

Deuteronomio 5:1

Rivolgiti alle Scritture!

Se stai reclamando una voce dal cielo e/o aspetti un suono che manifesti il volere divino, sappi che non abbiamo modo migliore per ascoltare il nostro Dio che rivolgerci umilmente alle Scritture.

Come scrissi nella presentazione del mio Le dieci parole per tutti, “credo profondamente che nell’ultimo decennio il cristianesimo sia andato lentamente patinandosi di effetti speciali, lambendo in alcuni casi la follia e in altri divenendo palcoscenico per showman della fede. Un ritorno alle radici bibliche è l’unico rimedio possibile per ripristinare la salute spirituale”.

Ecco, allora, l’opportunità di un viaggio a ritroso attraverso la lettura quotidiana della bibbia, partendo proprio dal decalogo, quella parte della bibbia ebraica da sempre una delle pietre miliari del cristianesimo, quel patto stabilito sul monte Oreb e che Mosè richiama appunto nel capitolo 5 di Deuteronomio.

Come nella storia di Israele

Nella storia di Israele, la riscoperta di quella “parola” ha segnato tappe fondanti e fondamentali.

Si ricordi quando, dopo la ricostruzione avviata da Neemia, riappare sulla scena il sacerdote Esdra con il testo della Legge ritrovata (Neemia 8). Il popolo si raduna come un solo uomo sulla piazza per ascoltare la lettura.

All’apertura del libro tutto il popolo prima si alza in piedi, poi si inginocchia e si prostra con la faccia a terra dinanzi al Signore.

L’incontro con Dio necessita della Sua parola e nessuna rivelazione potrà mai essere contemplata al di fuori di essa. L’ascolto di quelle parole, dopo anni di silenzio, fu capace di risvegliare il cuore del popolo.

Il giovane Samuele dovette presto imparare a riconoscere la Sua voce e a disporsi all’ascolto di Colui che viene e a ciascuno si avvicina (1Samuele 3:9-10).

Sola la Scrittura parla con autorità

In tempi in cui si dà facilmente ascolto a chiunque, volgersi fiduciosamente al testo biblico non è atto vile né irriverente, anzi è tutt’altro:

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24).

I bereani del libro degli Atti ci ricordano che è cosa buona e saggia passare tutto al filtro delle Scritture per un’opportuna e preveniente verifica, mentre il salmista ci invita a porre la “Parola” come lampada al nostro piede così da non inciampare nei sentieri oscuri.

Non restiamo indifferenti, perché “solo la Scrittura ha l’autorità finale per dirci cosa credere ed è quindi giusto trascorrere del tempo a mettere a fuoco l’insegnamento delle Scritture stesse” (W. Grudem).

Come un tesoro accantonato per i momenti di povertà, la dispensa riempita per la carestia, nell’ora della prova o della difficoltà la Sua parola sarà sempre in grado di dare ristoro all’anima assetata e donare forza a chi è provato lungo il cammino.

Radicati nella Parola
Radicati nella Parola

Piano di lettura settimanale della Bibbia

15 gennaio Genesi 36-38; Matteo 10:21-42

16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11

17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23

18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50

19 gennaio Genesi 46-48; Matteo 13:1-30

20 gennaio Genesi 49-50; Matteo 13:31-58

21 gennaio Esodo 1-3; Matteo 14:1-21

Il triste canto di Lamec

Il triste canto di Lamec

Devotional settimanale del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Lamec disse alle sue mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire!
Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso.
Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

Genesi 4:23-24

Il commento

Nel racconto dello sviluppo dell’umanità di Genesi 4, successivo alle vicende di Caino e Abele, incontriamo un frammento poetico etichettato dagli esegeti come “il canto di Lamec” o “della spada”. La fratellanza dei primi due ha dimostrato tutta la fragilità della convivenza, culminata poi nell’orribile fratricidio. La storia dei discendenti di Caino ci parla di un’umanità non ferma, ma che si proietta evolutivamente nel progresso culturale, artistico e tecnologico, così come rappresentato dai figli di Lamec: “Iabal, il padre di quelli che abitano sotto le tende presso le greggi; Iubal, il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto; e Tubal-Cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro”.

Quel che potrebbe apparire come un positivo sviluppo e quindi un miglioramento delle condizioni generali, non farà altro che ingigantire la violenza iniziale del capitolo. La mano di Caino si era alzata su Abele, quella di Lamec su un uomo e un giovane. I benefici di ogni progresso purtroppo si perdono, a volte rapidamente, altre lentamente e inesorabilmente, nell’egoismo umano e nella sete di dominio sull’altro, come attesta anche il parallelo testuale tra il gesto di Caino e quello di Lamec. Infatti, se Caino alza la sua mano contro il fratello per un motivo “religioso”, Lamec lo fa a causa di una ferita patita. Mentre Caino prende coscienza della propria colpa, Lamec si gonfia d’orgoglio per i suoi omicidi. Davanti alla pena inflittagli Caino invoca da Dio una mitigazione, Lamec invece fa appello alla sua forza guerriera amplificando da sette a settantasette volte la sete di vendetta per la sua eventuale morte.

Successivamente in Esodo (capp. 20-23) con il codice dell’alleanza, si tenderà a porre un limite agli eccessi della vendetta sulla base del principio di corrispondenza fra danno inflitto e pena con la legge del taglione. Per ora, da subito la Scrittura ci mette davanti l’amara constatazione che all’ordine di soggiogare la terra e di dominare sulle creature animali (Genesi 1:28), è seguito invece un lento deterioramento delle relazioni umane. Alla crescita e al progresso corrisponde un aumento della violenza. La costante corsa agli armamenti, fino alla minaccia nucleare dei nostri giorni, ne è un aspetto appariscente. Siamo avvolti in una nube di violenza che lascia fuori poco del nostro quotidiano, dal semplice parcheggiare allo stare in fila a un qualsiasi sportello, dall’aggressione telefonica alla tortura televisiva, nel costante disconoscimento nelle relazioni di ogni alterità. Come credenti dovremmo sforzarci di venirne fuori e provare ad illuminare il nostro mondo, tenendo vive nei nostri cuori le parole di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella
Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Lettura biblica giornaliera

08 gennaio   Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio   Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio   Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio   Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio   Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio   Genesi 31-32; Matteo 9:18-38

14 gennaio   Genesi 33-34; Matteo 10:1-20

Non temere, ma continua a parlare

 

Non temere, ma continua a parlare

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Questo devotional inaugura il quarto anno di un percorso settimanale, composto da una breve meditazione e un piano di lettura giornaliero della Bibbia per alimentare la fede di ciascuno e da poter condividere con altri.

La Parola

Una notte il Signore disse in visione a Paolo: “Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città”.

Atti 18:9-10

Il commento

L’inizio di un nuovo anno è sempre consegnatario di aspettative, desideri e propositi vari, in gran parte però vanno rinnovandosi di anno in anno. Purtroppo nonostante l’entusiasmo e l’impegno profuso non sempre riusciamo a giungere ai risultati attesi.

Ci sentiamo allora un po’ come l’apostolo Paolo dopo la fuga da Berea e il mezzo successo di Atene, quando raggiunto Corinto inizia la sua missione tra le solite resistenze dei giudei. L’evangelista Luca narra in Atti di una visione notturna, in cui il Signore rincuora e incoraggia il suo servo. Spero che queste parole possano risuonare potentemente anche nel profondo del tuo cuore:

“Non temere, ma continua a parlare e non tacere”.

Qualunque sia il tuo impegno non è questo il momento di mollare, anzi proprio ora è tempo di continuare. Sono convinto che se abbiamo la consapevolezza che quanto stiamo facendo è per il bene di qualcuno, Colui che ha animato il nostro impegno non ci lascerà soli nel momento della difficoltà: “Io sono con te”. Non lasciare che alcun timore possa prendere il sopravvento, e se proprio la morsa dovesse farsi stretta ricorri alla tua arma segreta e potente: “Invocami, e io ti risponderò, ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci” (Geremia 33:3).

La Bibbia nutra la tua preghiera!

Non lasciare fuori dai tuoi propositi la lettura della bibbia e la preghiera. Uno dei miei impegni è proprio incoraggiarti e sostenerti a riguardo. Impegniamoci assieme ad evitare progetti senza passare dalla stanza della preghiera, perché è lì che il nostro Dio annuncerà “cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”.

Guardando all’obiettivo eterno, l’apostolo avrà modo di ricordare ai Corinti che “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Sempre alla ricerca della conoscenza, fondando sulle solide basi scritturali, sia la nostra bussola orientata dall’amore che edifica.

William Law, uno scrittori di libri religiosi del diciottesimo secolo, disse: “A migliaia stanno lì pronti a spaccare capelli dottrinali e a istruire altri nel sottile significato delle parole della Scrittura – ma sono molto pochi coloro attraverso i quali lo Spirito Santo può portare [persone] alla nuova nascita nel Regno di Dio”. Umilmente prego di essere uno di loro, o quanto meno uno che edifica.

Non temere, ma continua a parlare
Non temere, ma continua a parlare

 

Piano di lettura settimanale della Bibbia

01 gennaio Genesi 1-3; Matteo 1

02 gennaio Genesi 4-6; Matteo 2

03 gennaio Genesi 7-9; Matteo 3

04 gennaio Genesi 10-12; Matteo 4

05 gennaio Genesi 13-15; Matteo 5:1-26

06 gennaio Genesi 16-17; Matteo 5:27-48

07 gennaio Genesi 18-19; Matteo 6:1-18

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Guardate la vostra vocazione!
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio»

1 Corinzi 1:26-29

Arrivato il Natale…

Arrivato il Natale con il suo treno di luci e tradizioni, siamo già proiettati a quel che sarà. Le speranze affidate alla santa notte o all’omone barbuto vestito di rosso sono svanite alle luci del giorno. Di certo chi ha scelto di confidare nell’Eterno sa che non sarà questione di tempo, ma piuttosto di condizione propria, per cambiar la quale non basteranno tutti gli auguri e gli auspici di questo mondo.

Mentre è ancora caldo il fuoco dello stare assieme, non mancano le invidie, i dissidi e le divisioni. Per questi l’apostolo scriveva ai Corinzi, invitandoli a ricordare chi erano, e come la grazia di Gesù Cristo, attraverso la predicazione della follia della croce aveva rivelato loro l’agire di Dio. Forse il clima di festa avrà accentuato in molti la triste condizione del momento, evidenziato le difficoltà economiche e la propria debolezza nel reagire.

Guarda alla tua vocazione!

Proprio ora: “guarda alla tua vocazione”, a quel che Dio ha posto nel tuo vaso di terra, alle fede nata e cresciuta nel tuo cuore. Attraverso di te e con te, Dio vuole svergognare i sapienti, le cose forti e ridurre le cose che sono. Di fronte alle nostre umane limitazioni prendiamo invece coscienza che non abbiamo molto tempo per annunciare la gioia del Cristo nato, morto e risorto. Troviamo la necessaria consolazione nelle “parole” che non passeranno mai. Quelle eterne parole ci spingono in queste ore a pregare per quanti soffrono o stanno lottando contro un male o un’ingiustizia, per chi non ha più niente o si ritrova tutto solo; ed anche per coloro che hanno rinunciato alla loro vita per migliorare un po’ quella degli altri.

Preghiera

Possa risplendere la Sua luce nel cuore di tanti e condurli attraverso la Parola lungo sentieri di giustizia, facendone testimoni ripieni di Spirito.

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

25 dicembre Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6

26 dicembre Zaccaria 3-4; Apocalisse 7-8

27 dicembre Zaccaria 5-6; Apocalisse 9-10

28 dicembre Zaccaria 7-8; Apocalisse 11-12

29 dicembre Zaccaria 9-10; Apocalisse 13-14

30 dicembre Zaccaria 11-12; Apocalisse 15-16

31 dicembre Zaccaria 13-14; Apocalisse 17-18

01 gennaio Malachia 1-2; Apocalisse 19-20

02 gennaio Malachia 3-4; Apocalisse 21-22