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Coraggio – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Coraggio – Il testo biblico guida

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita.
Matteo 9:20-22

 
La condizione di questa donna era disperata: impura secondo la Legge era estromessa dal tempio, le era impedito di entrare nella sinagoga e non c’era modo che avesse relazioni con altre persone. Tutto ciò perché quanti sarebbero venuti in contatto con lei sarebbero stati “impuri”.

Religiosamente abbandonata a sé stessa, per dodici anni si affida alle cure mediche del tempo, dilapidando non solo le sue risorse economiche, ma venendo sottoposta a delle terapie che oggi ci farebbero sorridere.

Coraggio – Pronti a tutto

Di fronte a un dramma personale si è pronti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità. Facile giudicare dall’esterno. Nonostante gli sforzi per lei però non ci fu soluzione, fin quando non incrociò Gesù.

La sua fede la spinse a non badare alla Legge: chissà quanti aveva toccato prima di arrivare al Maestro.

Quel toccare Gesù era contrario alle disposizioni del tempio, ma quando afferrò la veste accadde l’imprevedibile che lei sperava. Non contaminò il Cristo, e Questi la sanò.

Coraggio – Andiamo a Cristo

Quando andiamo a Cristo non ci sarà peso, contaminazione, afflizione da limitarne l’opera. Anzi Egli riconoscerà la nostra audacia e testimonierà del nostro coraggio: “la tua fede ti ha …”. Per questo allora: “Coraggio”.

Ignaz Semmelweis


Quando si dice che basta poco …

Alla fine del 1800, il dottor Ignazio Filippo Semmelweis scoprì che il 10 percento delle donne che andava alla sua clinica moriva di febbre puerperale, mentre il tasso di mortalità di una clinica vicina era inferiore al 4.

Osservò così che nella sua clinica i dottori passavano direttamente dalle autopsie a far nascere dei bambini e concluse che i corpi contaminavano le loro mani e causavano la febbre letale.

Allora iniziò a consigliare ai dottori di strofinarsi le mani con una soluzione disinfettante.

Alcuni suoi colleghi però credevano che fosse assurdo pensare che le mani di un dottore potessero essere impure o causare malattie. Ma Semmelweis insistette, stabilì come regola che i dottori della sua clinica si lavassero le mani prima di prendere un parto.

Di conseguenza, il tasso di mortalità scese subito del 90 percento. Nonostante i risultati incredibili del dottore ungherese, la mentalità di molti dottori di quel tempo non cambiò.

Coraggio - Devotional
Coraggio – Devotional

Lettura settimanale della Bibbia

11 settembre   Isaia 23-24; Marco 5-6
12 settembre   Isaia 25-26; Marco 7-8
13 settembre   Isaia 27-28; Marco 9-10
14 settembre   Isaia 29-30; Marco 11-12
15 settembre   Isaia 31-32; Marco 13-14
16 settembre   Isaia 33-34; Marco 15-16
17 settembre   Isaia 35-36; Luca 1-2

Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Quale segno?

Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona».

Luca 11:29

Siamo costantemente alla ricerca di un segno, di un miracolo o un’indicazione divina.

Il testo di Luca ci dice che degli estranei quali la regina di Seba e i niniviti hanno fatto stima della rivelazione di Dio senza vedere alcuna manifestazione soprannaturale.

La realtà è che oggi, come allora, “questa generazione è malvagia”, ossia cattiva nella natura e nella condizione. Fino a quando sarà in questo stato nessun segno potrà mai produrre un risultato duraturo. Senza una sincera e onesta presa di coscienza non ci sarà cambiamento.

La storia di Giona

La storia di Giona ci dice che sovente siamo prima noi a non credere al “cambiamento/ravvedimento”. Accade così che in molte chiese sta sparendo il messaggio della conversione, preferendo parlare di “partecipazione”.

Come Giona limitiamo l’azione di Dio, resistiamo allo Spirito con le nostre convinzioni, cerchiamo un messaggio alternativo a quello che siamo inviati a proclamare.

La nostra “malvagità” nasconde, allontana e finanche cancella il volto di Dio. Le questioni personali hanno il sopravvento sulla missione ricevuta e l’effetto sono “segni diversi” che deviano e allontanano le persone.

Torniamo a predicare Cristo crocifisso e la misericordia di Dio che incontra chi si ravvede.

Giona, un santo noioso e pesante…

Lutero scrisse che “Giona è un ‘santo’ noioso e pesante che è arrabbiato a causa della misericordia di Dio per i peccatori”.

Tuttavia è un figlio amatissimo da Dio al quale sembra rivolgersi senza inibizioni, quasi senza timore, ma in realtà ne ha e come.

Dio non liquida con superficialità il servo disobbediente, ma continua a seguirlo, e a chiamarlo a “combattere con lui” fino a riportarlo alle sue responsabilità.

Dio desidera che Giona trovi la sua chiamata profetica andando oltre le convinzioni e le false certezze che il proprio ambiente e le tradizioni del tempo gli impongono.

Giona (e noi con lui) è sfidato ad accogliere coloro che lui stesso aveva escluso, facendo i conti con la misericordia di Dio per lui inaccettabile. (Puoi approfondire leggendo il mio scritto “Giona, l’inaccettabile misericordia di Dio”).

Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

04 settembre Isaia 9-10; Matteo 19-20

05 settembre Isaia 11-12; Matteo 21-22

06 settembre Isaia 13-14; Matteo 23-24

07 settembre Isaia 15-16; Matteo 25-26

08 settembre Isaia 17-18; Matteo 27-28

09 settembre Isaia 19-20; Marco 1-2

10 settembre Isaia 21-22; Marco 3-4

Una donna tribolata – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Una donna tribolata

«No, mio signore, io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto vino né bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al Signore». 1 Samuele 1:15

Anna era una moglie desiderosa di diventare mamma e concedere al suo amato marito il frutto del suo grembo.
Questi è convinto di comprenderla, ma non può conoscere la sofferenza del suo cuore di donna.
Non riuscendoci si reca al tempio e dinanzi all’altare pregava senza proferire parole udibili.
Il sacerdote Eli è pronto a giudicarla e ad accusarla di ubriachezza.

Anna è solo una donna tribolata, che non si è rifugiata nell’alcool, ma che sta cercando l’aiuto divino.
Anna era una donna che sapeva quel che faceva. Aveva scelto la cosa migliore: andare a Dio e aprirgli il cuore.

Il cuore “spaso” di Anna

Anna ha un cuore “spaso” davanti a Dio. Questo termine richiama nel gergo napoletano l’azione dello stendere il bucato.
Il cuore di Anna è come un fazzoletto steso, senza pieghe e visibile avanti e indietro.
Agli occhi di Dio niente era, è o sarà nascosto.
La sua scelta si rivelerà così gradita al Signore, che le donerà di concepire un figlio: Samuele.
Purtroppo oggi sempre più giovani e giovanissimi si accostano agli alcolici e alle droghe per “sballo”, solo illusione momentanea che il più delle volte finisce in tragedia.

L’iceberg

Il credente che ha l’onore di servire nel campo del Signore è ben consapevole che il “successo” inteso come fama e gloria personale non gli appartengono.

Infatti, come scrive l’apostolo Paolo, “è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»”.

Dio gradisce gli umili. L’impegno e la dedizione nel tempo però portano alcuni ad essere “noti” a tanti, e ingiustamente invidiati da alcuni.
L’atteggiamento diffuso è considerare ciò che si vede.
Quel che non si vede è che sotto ogni iceberg di “successo” ci sono da un lato: perseveranza e resistenza nonostante le delusioni, i sacrifici e i fallimenti; dall’altro ci sono dedizione, duro lavoro e sane abitudini.

Se oggi la tua vita si leva come un iceberg, continua il tuo lavoro sott’acqua.
Se guardavi l’iceberg di qualcuno senza tener conto di quello che vi era sotto, puoi ricrederti ora.

Una donna tribolata - Devotional
Una donna tribolata – Devotional

Lettura della Bibbia

28 agosto        Cantico dei C. 3-4; Matteo 5-6

29 agosto        Cantico dei C. 5-6; Matteo 7-8

30 agosto        Cantico dei C. 7-8; Matteo 9-10

31 agosto        Isaia 1-2; Matteo 11-12

01 settembre  Isaia 3-4; Matteo 13-14

02 settembre  Isaia 5-6; Matteo 15-16

03 settembre  Isaia 7-8; Matteo 17-18

Argilla nelle Sue mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Argilla nelle Sue mani

«Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d’Israele!» Geremia 18:6b

Geremia vide nella stanza del vasaio un lavoro fatto di delicatezza e cura dei particolari, ma anche soggetto a imprevisti. La missione affidatagli è ora prerogativa divina: sradicare, abbattere e distruggere; ma anche edificare e piantare.

Ciascuna delle azione che Dio arroga a sé ha una caratteristica comune: sono le Sue amorevoli e paterne mani a portare a compimento il suo intento, seppur soggetto a modifiche nel corso dell’opera.

Questa era anche la consapevolezza del profeta Isaia, che implorava l’intervento divino in tempi di totale dimenticanza e aridità spirituale.

“Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:8)

Riconoscere Dio nostro padre vuol dire avere piena fiducia nel Suo operato. Qualunque cosa Egli farà sarà sempre ed esclusivamente per il nostro bene. Quel che a noi potrà apparire come un divellere o distruggere nel tempo si rivelerà un piantare o edificare.

Noi siamo l’argilla nelle sue mani: fragili ma plasmabili; deboli ma duri, una volta seccati. Rallegra profondamente il cuore il sapersi in qualunque momento nelle Sue mani, come l’argilla era in quelle del vasaio.

Due centrini e 25.000 dollari

Due coniugi in sessant’anni di matrimoni avevano conosciuto raramente i litigi, condividendo ogni cosa senza segreti, eccetto uno: la moglie aveva una scatola e quando si erano sposati aveva detto al marito che non avrebbe mai dovuto guardarvi dentro. Dopo tanti anni insieme, arrivò il momento che il marito chiese se finalmente poteva sapere cosa conteneva. La moglie acconsentì: vi trovò due centrini e 25mila dollari. Chiese allora cosa significavano, ed ella rispose: “Quando ci siamo sposati, mia madre mi disse che ogni volta che mi sarei arrabbiata con te o ogni volta che avresti detto o fatto qualcosa che non mi piaceva, avrei dovuto fare un piccolo centrino e poi ne avrei dovuto parlare con te”. Il marito si commosse fino alle lacrime considerando che in sessanta anni di matrimonio avesse dato fastidio a sua moglie le volte necessarie per fare solo due centrini. Soddisfatto di sé stesso, prese la moglie per mano e disse: “Questo spiega i centrini, ma invece cosa sono i 25 mila dollari?” La donna sorrise e rispose: “Questi sono i soldi che ho ricavato dalla vendita di tutti i centrini che ho fatto nel corso degli anni”.

Argilla nelle Due mani - Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Argilla nelle Due mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

21 agosto Ecclesiaste 1-2; Apocalisse 13-14

22 agosto Ecclesiaste 3-4; Apocalisse 15-16

23 agosto Ecclesiaste 5-6; Apocalisse 17-18

24 agosto Ecclesiaste 7-8; Apocalisse 19-20

25 agosto Ecclesiaste 9-10; Apocalisse 21-22

26 agosto Ecclesiaste 11-12; Matteo 1-2

27 agosto Cantico dei C. 1-2; Matteo 3-4

Scendere dal monte – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  Luca 9:33

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista.

Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda.

Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre.

In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

 

Tutti erano in torto

Un’antica parabola  espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero.

Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente.

Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

E così questi uomini dell’Indostan

Disputarono forte e a lungo,

Ognuno rimanendo della sua idea

Non disposti a venirsi incontro

Sebbene ognuno avesse in parte ragione,

Tutti erano in torto!

Scendere dal monte - Devotional
Scendere dal monte – Devotional

Lettura della Bibbia

07 agosto        Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2

08 agosto        Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4

09 agosto        Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

10 agosto        Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3

11 agosto        Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2

12 agosto        Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4

13 agosto        Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

Chi crede non tace – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Chi crede non tace

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli.

Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano. L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è punto centrale tra il “pensare” e il “credere”.

Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro.

La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto.

Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce. La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate.

Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca.

Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

 

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha. Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo: «Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna» (Giacomo 3:6). Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

 

Triste ricorrenza

Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Chi crede non tace - Devotional
Chi crede non tace – Devotional

Lettura della Bibbia

31 luglio         Salmi 140-141; Ebrei 5-6

01 agosto        Salmi 142-143; Ebrei 7-8

02 agosto        Salmi 144-145; Ebrei 9-10

03 agosto        Salmi 146-147; Ebrei 11-12

04 agosto        Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

05 agosto        Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

06 agosto        Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Devotional – Gli alberi di Israele (di Elpidio Pezzella)

Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e divori i cedri del Libano!”
Giudici 9:14-15

Devotional – Gli alberi di Israele


Nell’apologo di Ioatam il rovo è emblema di Abimelec, colui che si è levato per regnare sul popolo. Gedeone aveva avuto 70 figli, ma nessuno di questi alla sua morte era stato pronto a prendere le redini del popolo e condurlo come giudice. Fu allora Abimelec, figlio di una concubina sichemita,  lesto ad approfittare dello stallo e a chiedere aiuto ai suoi compaesani per ordire una congiura contro i legittimi eredi.

Nei panni dell’ulivo, del fico e della vite ci sono personaggi che non possiamo identificare, ma che ci parlano di coloro che, per ragioni varie, si trovano al bivio del comando, inteso come governo. Tutti però fuggono la responsabilità comunitaria e preferiscono continuare a vivere nel proprio egoismo, vestendolo di un servizio a favore di qualcuno.

La conseguenza è che un rovo (o un pruno) si eleverà e si imporrà recando sicuramente danni nell’immediato e nel futuro. Il regno di Abimelec non durerà a lungo, perché dopo appena tre anni passerà in disgrazia, non essendo gradito da chi lo aveva sostenuto. Il continuo della storia dice Abimelec distruggerà Sichem e dopo troverà la morte per mano di una donna.


Tenebre e alba


Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. …
(tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico“)
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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore  della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Devotional - Gli alberi di Israele
Devotional – Gli alberi di Israele


 

Lettura della Bibbia


24 luglio         Salmi 126-127; 1Timoteo 5-6
25 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2
26 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4
27 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2
28 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1
29 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2
30 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Devotional – Dio non si sbaglia
Settimana dal 17 al 23 luglio

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Isaia 55:8-9

Forse non ci piacerà, ma dobbiamo riconoscere che la maggior parte di noi si scoraggia immediatamente quando i progetti non sono soddisfatti e le preghiere paiono non trovare esaudimento. Altre volte lo scoraggiamento cala su noi quando delle nuvole oscure planano sopra di noi come nella malattia o nei periodi di problemi di difficile soluzione, soprattutto quando ciò accade senza preavviso alcuno.  Ecco allora che iniziamo a gemere e a lamentarci, identificando il colpevole nel Signore.

Se così fosse, dobbiamo imparare anche a riconoscere che Egli ha i suoi fini quando permette che determinate situazioni ci colgano. Egli è più saggio di noi, ci ama e vuole il nostro bene. Nel momento che ci volgiamo a Lui con fiducia lamenti e scoraggiamento spariscono.

Dio ci ama come ama il Suo figliolo

Giovanni scrive che “Dio ci ama come ama il Suo figliolo” (17:23).

Non permetterà nulla che non sia per il nostro bene. Non ci chiederà mai di trasportare un carico che non saremo in grado di portare.

Egli ci libera e quando non lo fa, lasciandoci nella difficoltà, ci parla e semplicemente ci dice: “La mia grazia ti basta” oppure “non temere io sono con te”.

«Il Signore infatti non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà» (Lamentazioni 3:31-32).

 

La storia dell’orologio

Siamo tendenzialmente predisposti ad attribuire ad altri le nostre mancanze, in cerca di un colpevole sempre esterno. Un racconto rabbinico potrebbe aiutarci a non cercare colpevoli dei nostri mali, perché potremmo fare scoperte impreviste.

Un giorno, un uomo andò a trovare un rabbino: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino: “È semplice. Andrai alla sinagoga il giorno in cui si leggono i Dieci Comandamenti, e al momento in cui si arriverà a ‘Tu non ruberai’, guarderai ciascuno dei presenti negli occhi. Quello che arrossirà sarà sicuramente il ladro”. Il giorno indicato l’uomo si recò alla sinagoga; poi tornò dal rabbino per dirgli del ritrovamento dell’orologio. Il rabbi si rallegrò pensando che il suo consiglio era stato utile. Ma l’uomo gli disse: “Non è andato come avevi detto. Mentre si leggeva il comandamento precedente ‘Tu non commetterai adulterio’, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora X …”.

Devotional - Dio non si sbaglia - Settimana dal 17 al 23 luglio
Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Lettura della Bibbia

17 luglio         Salmi 108-110; Colossesi 3-4

18 luglio         Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

19 luglio         Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

20 luglio         Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

21 luglio         Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

22 luglio         Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

23 luglio         Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

Devotional – Spogliato per me – Settimana dal 10 al 16 luglio

Devotional – Spogliato per me

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto».
Matteo 27:27-28

Nel corso del processo a suo carico, Gesù è umiliato e deriso. Spogliato delle sue vesti viene ironicamente coperto con un mantello di porpora a rappresentare il suo essere re. Dopo averlo schernito è nuovamente spogliato e rivestito dei suoi abiti per essere condotto al luogo della crocifissione, ove è nuovamente denudato.

Nel racconto del Vangelo di Matteo il Cristo è spogliato per tre volte. Lui, il figlio di Dio, che aveva lasciato la gloria del cielo per nascere in un umile mangiatoia, viene umiliato fino alla fine.

Non provo vergogna, ma profonda ammirazione per un comportamento senza eguali e nello stesso tempo per un gesto di grande amore.

Così come dopo la caduta di Adamo ed Eva, Dio provvide loro delle vesti di pelle di animale, per mezzo di Gesù – l’agnello senza peccato – ha rivestito ciascuno di noi di grazia e misericordia. Perduti e lontani come il figlio prodigo,

Egli ci ha atteso, pronto ad accoglierci e a donarci un abito nuovo.

Nessuno si senta coperto, perché al Suo occhio siamo sempre nudi, e la chiesa di Laodicea in Apocalisse lo insegna.

Andiamo a Lui, per il prezioso sacrificio di Cristo, e compriamo senza denaro quelle vesti bianche che coprono la nostra vergogna. Non cerchiamo come i due progenitori nell’Eden di costruirci abiti con foglie di fico, ma affidiamoci alle Sue amorevoli mani.


La tunica di Gesù


Nel vangelo di Giovanni leggiamo che i soldati “presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso” (Giovanni 19:23-24).

I soldati fecero in quattro pezzi “la veste”, o “il mantello”, cioè l’indumento esteriore di Gesù, non la tunica, il chiton, che era l’indumento intimo, portato a diretto contatto con il corpo. Gli antichi autori vedevano raffigurato nelle vesti e nella tunica il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, rispettivamente nella sua universalità e nella sua integrità/unità.

Le vesti, distribuite in quattro parti, indicano l’universalità: il corpo del Figlio è per tutti i fratelli. La tunica invece indica il mistero della integrità/unità: l’unico corpo donato rende ognuno figlio, unito al Padre e ai fratelli.
 
Il 10 luglio 1509, nasceva a Noyon in Francia il riformatore Giovanni Calvino.


 Lettura della Bibbia

10 luglio         Salmi 87-89; Galati 5-6
11 luglio         Salmi 90-92; Efesini 1-2
12 luglio         Salmi 93-95; Efesini 3-4
13 luglio         Salmi 96-98; Efesini 5-6
14 luglio         Salmi 99-101; Filippesi 1-2
15 luglio         Salmi 102-104; Filippesi 3-4
16 luglio         Salmi 105-107; Colossesi 1-2

Devotional - Spogliato per me
Devotional – Spogliato per me

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Or Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga fino ai piedi» Genesi 37:3

La storia di Giuseppe è accompagnata da una veste. La veste lunga con le maniche o come dice un’altra traduzione, una veste di vari colori, non era un semplice regalo del padre, ma un’espressione di stima e di amore ed un segno della sua vocazione. Giuseppe era il figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche, cioè rivestirlo delle cose più belle. Quella veste particolare gli fu tolta dai fratelli nel momento che decisero di liberarsi di lui e venne restituita al padre come prova della sua fantomatica morte. Si ritroverà così in Egitto come schiavo in casa di Potifarre, dov’è oggetto delle lusinghe della moglie di costui. Un’altra veste segna la sua vita, ed è appunto quella che si sfila e lascia nelle mani di questa donna per non cedere alle sue avance. Sarà la prova contro di lui e che lo farà imprigionare. Apparentemente dimenticato dalla famiglia e senza amici, non è abbandonato da Dio che proprio nella prigione esalta il suo dono di interpretare i sogni. Condotto alla corte di Faraone mostrerà il suo talento al punto da ricevere una veste regale. Quello che gli altri gli toglievano gli è restituito ad un livello superiore. Con l’autorevole veste sarà lo strumento per aiutare propri quei fratelli che lo avevano spogliato, fino a consegnare loro una veste per il viaggio. Quel che gli avevano sottratto lui non lo nega agli altri. Se ora pensi alla veste come alla tua vita o alla tua dignità, la storia di Giuseppe assumerà un sapore particolare.

Memorie

Il 6 luglio 1415 il grande teologo, riformatore e martire della fede, Jan Hus, morì arso sul rogo in seguito alla condanna della Chiesa Cattolica Romana inflittagli nel Concilio di Costanza… Esortato ad abiurare, Hus alzati gli occhi al cielo replicò: “Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi sono pronto a morire lietamente”. «Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna» (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412).

Le vesti di Giuseppe - Devotional
Le vesti di Giuseppe – Devotional

Lettura della Bibbia

03 luglio Salmi 66-68; 2Corinti 4-5

04 luglio Salmi 69-71; 2Corinti 6-7

05 luglio Salmi 72-74; 2Corinti 8-9

06 luglio Salmi 75-77; 2Corinti 10-11

07 luglio Salmi 78-80; 2Corinti 12-13

08 luglio Salmi 81-83; Galati 1-2

09 luglio Salmi 84-86; Galati 3-4