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Il segno del vino alle nozze di Cana

Il segno del vino alle nozze di Cana

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».

Giovanni 2:11

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

Il commento

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in Galilea, anche se qui si produceva vino probabilmente già 4000 anni. Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato. Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”. Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite. E tale doveva essere il vino alle nozze di Cana, fino a quando accadde qualcosa di imprevisto: il primo segno di Gesù.

Il segno

Durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù, finisce il vino. Sarebbe stata una tragedia senza il “segno”. Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno. Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere. Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, per descrivere quelle azioni che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta. Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo, sarà circondata da rumore e clamore. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede. Un’ultima considerazione sul fatto che Gesù non crea del vino, ma cambia dell’acqua in vino, coinvolgendo i servitori ai quali chiede di riempire le giare fino all’orlo. Per quanto trascendenti, i segni di Gesù richiedono la partecipazione umana al limite dello sforzo e delle nostre risorse, perché con Lui tutto diventa possibile.

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

 

Lettura settimanale della Bibbia

05 febbraio Esodo 36-38; Matteo 23:1-22

06 febbraio Esodo 39-40; Matteo 23:23-39

07 febbraio Levitico 1-3; Matteo 24:1-28

08 febbraio Levitico 4-5; Matteo 24:29-51

09 febbraio Levitico 6-7; Matteo 25:1-30

10 febbraio Levitico 8-10; Matteo 25:31-46

11 febbraio Levitico 11-12; Matteo 26:1-25

Foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com

Prima di tutto ringraziare – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Prima di tutto ringraziare – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

Prima di tutto rendo grazie al mio Dio
per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi,
perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo.

Romani 1:8

Il Devotional

Prima di tutto, prima di chiedere un favore, prima di lamentarci di quel che non abbiamo, prima di esprimere una insoddisfazione o una critica, prima di alzare la voce per esprimere una qualche pretesa infondata, prima di iniziare qualcosa di nuovo … rendiamo grazie a Dio.

Il popolo ebraico aveva una festa di ringraziamento: la Pentecoste, nota anche come “festa della mietitura e dei primi frutti”. Si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica e aveva come scopo originario era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo della promulgazione della Legge sul Monte Sinai.

Personalmente ritengo che solo chi sa ringraziare riesce appieno a godere di quanto ha e/o riceve. Per questo voglio raccontarti la storia di un uomo raggiunto dalla grazia divina.

John, il cinese, un giorno incontrò un amico che gli chiese: “Quale sarà la prima cosa che farai quando sarai in cielo?”. “Andrò a trovare il Signore Gesù e lo ringrazierò di avermi salvato”, rispose John. “Bene, e poi che farai?”. “Mi metterò alla ricerca del missionario che venne nel mio paese per farmi conoscere Cristo”. “Poi ti fermerai qui?”, chiese l’amico. “No – rispose John – dovrò trovare e ringraziare anche chi ha offerto il denaro affinché il missionario potesse venire e predicare l’Evangelo”. L’uomo comprese ed ammirò la fede di John.

Dietro a tanto che diamo per scontato, dovremmo invece tener conto di chi, in un modo o nell’altro, ha contribuito affinché giungesse a noi, alcuni dei quali addirittura si sono spesi o si stanno spendendo per noi. Questo atteggiamento sicuramente favorirebbe un innalzamento della gratitudine, verso Dio e quelli che ci circondano, e nello stesso tempo migliorerebbe la qualità della vita. Infatti, la gratitudine non solo fa sentire meglio, ma migliora e rafforza le relazioni. Gli psicologi inoltre sostengono che pensare ogni giorno alle cose per cui potersi sentire grati la sera, prima di prendere sonno, farà anche dormire meglio.

Rivoltiamo senza indugio il nostro cuore, le nostre convinzioni, e forse scopriremmo molta ingratitudine da confessare e a cui porre rimedio. L’apostolo Paolo così esortava i Tessalonicesi: “Siate sempre gioiosi; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Tessalonicesi 5:16-18).

Un inno cristiano così recita: “Dì grazie con tutto il cuore… dì grazie…”. Sì, il nostro primo ringraziamento va a Dio, e la Scrittura ci insegna abbondantemente a riguardo. Il primo però sottintende che ci sia un secondo e un terzo e così via. Ritengo che ringraziare sia una delle più belle azioni che possiamo compiere, insieme a dare senza aspettarsi nulla in cambio. Eppure quante volte basterebbe un “grazie” per appagare, per rendere felice qualcuno? Impegniamoci a riscoprire un gesto, troppo sottovalutato in un mondo che va sempre di fretta, ma che dovrebbe essere tra i valori fondamentali di un cristiano.

Memoria

Il 4 febbraio 1906 nasceva a Breslavia Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo e apprezzato in ambito anche cattolico.

Prima di tutto ringraziare
Prima di tutto ringraziare

Devotional 05/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

29 gennaio Esodo 35-37; Giovanni 17-19

30 gennaio Esodo 35-37; Giovanni 17-19

31 gennaio Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1

01 febbraio Levitico 1-3; Atti 2-4

02 febbraio Levitico 4-6; Atti 5-7

03 febbraio Levitico 7-9; Atti 8-10

04 febbraio Levitico 10-12; Atti 11-13

È Dio che fa crescere

È Dio che fa crescere

Devotional settimanale a cura del fratello Elpidio Pezzella

La Parola

«Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!» 

1Corinti 3:6-7

Dio è Colui che fa crescere

L’apostolo Paolo sta affrontando con questa lettera le lacerazioni e le discordie che stavano disgregando, in sua assenza, la comunità di Corinto. Nonostante si reputassero degli “spirituali”, l’invidia e la discordia presenti tra i corinzi è segno evidente del loro infantilismo spirituale. Infatti Paolo scrive di aver parlato loro “come a bambini in Cristo”.

Purtroppo non solo la comunità era diventata un circolo di intellettuali e filosofi, ma al suo interno erano nate delle fazioni e l’apostolo, con cuore paterno e non uno dei tanti pedagoghi, intende far capire loro quanto sia inutile parteggiare per i diversi predicatori.

L’azione di nessun ministro può aver più valore o potere salvifico di un altro. Coloro che il Signore usa per la cura del Suo campo, per l’edificazione del Suo edificio hanno l’onore di essere Suoi collaboratori, ma non sono altro che modesti strumenti. Qualunque sia l’opera che ciascuno di essi è chiamato a compiere, la parte determinante spetta sempre ed esclusivamente a Dio, il quale è Colui “che fa crescere”.

Non cadere nella faziosità

Se la comunità è esortata a non cadere nelle faziosità, altrettanto i “collaboratori di Dio” non devono cedere alla tentazione di considerare gli altri servitori come rivali, né tanto meno cedere alle logiche concorrenziali che si possono scatenare all’interno di una comunità quando si da spazio alla “carnalità”. Ecco allora che è opportuno considerare come c’è chi inizia il lavoro e chi lo prosegue; come c’è chi pianta e chi annaffia. Solo in questi termini si terrà conto che prima o dopo di noi è necessario il contributo di qualcun altro. Mentre i risultati finali saranno positivi allorché si lascia a Dio lo spazio di far crescere. Un monito allora a quanti si stanno affaticando nel campo o nella costruzione dell’edificio di Dio affinché al di là di quel che stanno facendo, siano attenti a non legare a sé i fedeli: siano guide e conduttori a Cristo. Inoltre, Paolo ricorda ai suoi interlocutori di essere stato in mezzo a loro “con debolezza, con timore e con gran tremore” (1Corinti 2:3b) e ciononostante la sua predicazione è stata “dimostrazione di Spirito e di potenza”. Quanto ritengo importante ritrovare questo equilibro tra umano e soprannaturale. Chi ministra non deve farsi forte, ma consapevole della sua debolezza, sarà strumento divino con timore e gran tremore, avendo piena responsabilità e senso di devozione e riverenza nei confronti di Colui che fa crescere.

Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche giunsero ad Auschwitz e liberarono i superstiti del principale campo di sterminio nazista. Durante il nazismo ogni ebreo era costretto a indossare una tetra toppa di panno cucita a forma di una stella di David in Germania così come in ogni paese conquistato dai tedeschi, così da rendere distinguibile l’ebreo. Dal 2008 il 27 gennaio è la Giornata della memoria, un momento di riflessione sulla Shoah, lo sterminio pianificato di milioni di ebrei in Europa da parte del regime nazista e dei regimi fascisti suoi alleati. Anche noi vogliamo cogliere questo momento per ricordarci di quanti ancora oggi stanno soffrendo a motivo del “razzismo”, a qualsiasi latitudine.

Settant’anni fa, il 25 gennaio 1948 si spegnava a Poschiavo (Svizzera) Giovanni Luzzi, nato a Tschlin l’8 marzo 1856, pastore protestante e teologo, noto soprattutto per la sua traduzione della bibbia, che in tanti abbiamo letto e conserviamo.

È Dio che fa crescere
È Dio che fa crescere

Lettura settimanale della Bibbia

22 gennaio     Esodo 4-6; Matteo 14:22-36

23 gennaio     Esodo 7-8; Matteo 15:1-20

24 gennaio     Esodo 9-11; Matteo 15:21-39

25 gennaio     Esodo 12-13; Matteo 16

26 gennaio     Esodo 14-15; Matteo 17

27 gennaio     Esodo 16-18; Matteo 18:1-20

28 gennaio     Esodo 19-20; Matteo 19:21-35

Radicati nella Parola

Radicati nella Parola

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Mosè convocò tutto Israele e disse loro:
Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi;  imparatele e mettetele diligentemente in pratica».

Deuteronomio 5:1

Rivolgiti alle Scritture!

Se stai reclamando una voce dal cielo e/o aspetti un suono che manifesti il volere divino, sappi che non abbiamo modo migliore per ascoltare il nostro Dio che rivolgerci umilmente alle Scritture.

Come scrissi nella presentazione del mio Le dieci parole per tutti, “credo profondamente che nell’ultimo decennio il cristianesimo sia andato lentamente patinandosi di effetti speciali, lambendo in alcuni casi la follia e in altri divenendo palcoscenico per showman della fede. Un ritorno alle radici bibliche è l’unico rimedio possibile per ripristinare la salute spirituale”.

Ecco, allora, l’opportunità di un viaggio a ritroso attraverso la lettura quotidiana della bibbia, partendo proprio dal decalogo, quella parte della bibbia ebraica da sempre una delle pietre miliari del cristianesimo, quel patto stabilito sul monte Oreb e che Mosè richiama appunto nel capitolo 5 di Deuteronomio.

Come nella storia di Israele

Nella storia di Israele, la riscoperta di quella “parola” ha segnato tappe fondanti e fondamentali.

Si ricordi quando, dopo la ricostruzione avviata da Neemia, riappare sulla scena il sacerdote Esdra con il testo della Legge ritrovata (Neemia 8). Il popolo si raduna come un solo uomo sulla piazza per ascoltare la lettura.

All’apertura del libro tutto il popolo prima si alza in piedi, poi si inginocchia e si prostra con la faccia a terra dinanzi al Signore.

L’incontro con Dio necessita della Sua parola e nessuna rivelazione potrà mai essere contemplata al di fuori di essa. L’ascolto di quelle parole, dopo anni di silenzio, fu capace di risvegliare il cuore del popolo.

Il giovane Samuele dovette presto imparare a riconoscere la Sua voce e a disporsi all’ascolto di Colui che viene e a ciascuno si avvicina (1Samuele 3:9-10).

Sola la Scrittura parla con autorità

In tempi in cui si dà facilmente ascolto a chiunque, volgersi fiduciosamente al testo biblico non è atto vile né irriverente, anzi è tutt’altro:

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24).

I bereani del libro degli Atti ci ricordano che è cosa buona e saggia passare tutto al filtro delle Scritture per un’opportuna e preveniente verifica, mentre il salmista ci invita a porre la “Parola” come lampada al nostro piede così da non inciampare nei sentieri oscuri.

Non restiamo indifferenti, perché “solo la Scrittura ha l’autorità finale per dirci cosa credere ed è quindi giusto trascorrere del tempo a mettere a fuoco l’insegnamento delle Scritture stesse” (W. Grudem).

Come un tesoro accantonato per i momenti di povertà, la dispensa riempita per la carestia, nell’ora della prova o della difficoltà la Sua parola sarà sempre in grado di dare ristoro all’anima assetata e donare forza a chi è provato lungo il cammino.

Radicati nella Parola
Radicati nella Parola

Piano di lettura settimanale della Bibbia

15 gennaio Genesi 36-38; Matteo 10:21-42

16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11

17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23

18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50

19 gennaio Genesi 46-48; Matteo 13:1-30

20 gennaio Genesi 49-50; Matteo 13:31-58

21 gennaio Esodo 1-3; Matteo 14:1-21

Il triste canto di Lamec

Il triste canto di Lamec

Devotional settimanale del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Lamec disse alle sue mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire!
Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso.
Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

Genesi 4:23-24

Il commento

Nel racconto dello sviluppo dell’umanità di Genesi 4, successivo alle vicende di Caino e Abele, incontriamo un frammento poetico etichettato dagli esegeti come “il canto di Lamec” o “della spada”. La fratellanza dei primi due ha dimostrato tutta la fragilità della convivenza, culminata poi nell’orribile fratricidio. La storia dei discendenti di Caino ci parla di un’umanità non ferma, ma che si proietta evolutivamente nel progresso culturale, artistico e tecnologico, così come rappresentato dai figli di Lamec: “Iabal, il padre di quelli che abitano sotto le tende presso le greggi; Iubal, il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto; e Tubal-Cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro”.

Quel che potrebbe apparire come un positivo sviluppo e quindi un miglioramento delle condizioni generali, non farà altro che ingigantire la violenza iniziale del capitolo. La mano di Caino si era alzata su Abele, quella di Lamec su un uomo e un giovane. I benefici di ogni progresso purtroppo si perdono, a volte rapidamente, altre lentamente e inesorabilmente, nell’egoismo umano e nella sete di dominio sull’altro, come attesta anche il parallelo testuale tra il gesto di Caino e quello di Lamec. Infatti, se Caino alza la sua mano contro il fratello per un motivo “religioso”, Lamec lo fa a causa di una ferita patita. Mentre Caino prende coscienza della propria colpa, Lamec si gonfia d’orgoglio per i suoi omicidi. Davanti alla pena inflittagli Caino invoca da Dio una mitigazione, Lamec invece fa appello alla sua forza guerriera amplificando da sette a settantasette volte la sete di vendetta per la sua eventuale morte.

Successivamente in Esodo (capp. 20-23) con il codice dell’alleanza, si tenderà a porre un limite agli eccessi della vendetta sulla base del principio di corrispondenza fra danno inflitto e pena con la legge del taglione. Per ora, da subito la Scrittura ci mette davanti l’amara constatazione che all’ordine di soggiogare la terra e di dominare sulle creature animali (Genesi 1:28), è seguito invece un lento deterioramento delle relazioni umane. Alla crescita e al progresso corrisponde un aumento della violenza. La costante corsa agli armamenti, fino alla minaccia nucleare dei nostri giorni, ne è un aspetto appariscente. Siamo avvolti in una nube di violenza che lascia fuori poco del nostro quotidiano, dal semplice parcheggiare allo stare in fila a un qualsiasi sportello, dall’aggressione telefonica alla tortura televisiva, nel costante disconoscimento nelle relazioni di ogni alterità. Come credenti dovremmo sforzarci di venirne fuori e provare ad illuminare il nostro mondo, tenendo vive nei nostri cuori le parole di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella
Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Lettura biblica giornaliera

08 gennaio   Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio   Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio   Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio   Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio   Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio   Genesi 31-32; Matteo 9:18-38

14 gennaio   Genesi 33-34; Matteo 10:1-20

Non temere, ma continua a parlare

 

Non temere, ma continua a parlare

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Questo devotional inaugura il quarto anno di un percorso settimanale, composto da una breve meditazione e un piano di lettura giornaliero della Bibbia per alimentare la fede di ciascuno e da poter condividere con altri.

La Parola

Una notte il Signore disse in visione a Paolo: “Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città”.

Atti 18:9-10

Il commento

L’inizio di un nuovo anno è sempre consegnatario di aspettative, desideri e propositi vari, in gran parte però vanno rinnovandosi di anno in anno. Purtroppo nonostante l’entusiasmo e l’impegno profuso non sempre riusciamo a giungere ai risultati attesi.

Ci sentiamo allora un po’ come l’apostolo Paolo dopo la fuga da Berea e il mezzo successo di Atene, quando raggiunto Corinto inizia la sua missione tra le solite resistenze dei giudei. L’evangelista Luca narra in Atti di una visione notturna, in cui il Signore rincuora e incoraggia il suo servo. Spero che queste parole possano risuonare potentemente anche nel profondo del tuo cuore:

“Non temere, ma continua a parlare e non tacere”.

Qualunque sia il tuo impegno non è questo il momento di mollare, anzi proprio ora è tempo di continuare. Sono convinto che se abbiamo la consapevolezza che quanto stiamo facendo è per il bene di qualcuno, Colui che ha animato il nostro impegno non ci lascerà soli nel momento della difficoltà: “Io sono con te”. Non lasciare che alcun timore possa prendere il sopravvento, e se proprio la morsa dovesse farsi stretta ricorri alla tua arma segreta e potente: “Invocami, e io ti risponderò, ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci” (Geremia 33:3).

La Bibbia nutra la tua preghiera!

Non lasciare fuori dai tuoi propositi la lettura della bibbia e la preghiera. Uno dei miei impegni è proprio incoraggiarti e sostenerti a riguardo. Impegniamoci assieme ad evitare progetti senza passare dalla stanza della preghiera, perché è lì che il nostro Dio annuncerà “cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”.

Guardando all’obiettivo eterno, l’apostolo avrà modo di ricordare ai Corinti che “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Sempre alla ricerca della conoscenza, fondando sulle solide basi scritturali, sia la nostra bussola orientata dall’amore che edifica.

William Law, uno scrittori di libri religiosi del diciottesimo secolo, disse: “A migliaia stanno lì pronti a spaccare capelli dottrinali e a istruire altri nel sottile significato delle parole della Scrittura – ma sono molto pochi coloro attraverso i quali lo Spirito Santo può portare [persone] alla nuova nascita nel Regno di Dio”. Umilmente prego di essere uno di loro, o quanto meno uno che edifica.

Non temere, ma continua a parlare
Non temere, ma continua a parlare

 

Piano di lettura settimanale della Bibbia

01 gennaio Genesi 1-3; Matteo 1

02 gennaio Genesi 4-6; Matteo 2

03 gennaio Genesi 7-9; Matteo 3

04 gennaio Genesi 10-12; Matteo 4

05 gennaio Genesi 13-15; Matteo 5:1-26

06 gennaio Genesi 16-17; Matteo 5:27-48

07 gennaio Genesi 18-19; Matteo 6:1-18

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Guardate la vostra vocazione!
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio»

1 Corinzi 1:26-29

Arrivato il Natale…

Arrivato il Natale con il suo treno di luci e tradizioni, siamo già proiettati a quel che sarà. Le speranze affidate alla santa notte o all’omone barbuto vestito di rosso sono svanite alle luci del giorno. Di certo chi ha scelto di confidare nell’Eterno sa che non sarà questione di tempo, ma piuttosto di condizione propria, per cambiar la quale non basteranno tutti gli auguri e gli auspici di questo mondo.

Mentre è ancora caldo il fuoco dello stare assieme, non mancano le invidie, i dissidi e le divisioni. Per questi l’apostolo scriveva ai Corinzi, invitandoli a ricordare chi erano, e come la grazia di Gesù Cristo, attraverso la predicazione della follia della croce aveva rivelato loro l’agire di Dio. Forse il clima di festa avrà accentuato in molti la triste condizione del momento, evidenziato le difficoltà economiche e la propria debolezza nel reagire.

Guarda alla tua vocazione!

Proprio ora: “guarda alla tua vocazione”, a quel che Dio ha posto nel tuo vaso di terra, alle fede nata e cresciuta nel tuo cuore. Attraverso di te e con te, Dio vuole svergognare i sapienti, le cose forti e ridurre le cose che sono. Di fronte alle nostre umane limitazioni prendiamo invece coscienza che non abbiamo molto tempo per annunciare la gioia del Cristo nato, morto e risorto. Troviamo la necessaria consolazione nelle “parole” che non passeranno mai. Quelle eterne parole ci spingono in queste ore a pregare per quanti soffrono o stanno lottando contro un male o un’ingiustizia, per chi non ha più niente o si ritrova tutto solo; ed anche per coloro che hanno rinunciato alla loro vita per migliorare un po’ quella degli altri.

Preghiera

Possa risplendere la Sua luce nel cuore di tanti e condurli attraverso la Parola lungo sentieri di giustizia, facendone testimoni ripieni di Spirito.

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

25 dicembre Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6

26 dicembre Zaccaria 3-4; Apocalisse 7-8

27 dicembre Zaccaria 5-6; Apocalisse 9-10

28 dicembre Zaccaria 7-8; Apocalisse 11-12

29 dicembre Zaccaria 9-10; Apocalisse 13-14

30 dicembre Zaccaria 11-12; Apocalisse 15-16

31 dicembre Zaccaria 13-14; Apocalisse 17-18

01 gennaio Malachia 1-2; Apocalisse 19-20

02 gennaio Malachia 3-4; Apocalisse 21-22

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Perciò Gesù disse ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”

Giovanni 6:67

La vita ci riserva momenti in cui il parlare del Signore appare difficile da accettare, le Sue promesse foschia in lontananza, e il cuore vorrebbe gridare “Basta” a tutto.

Sull’orlo della disperazione, la Sua voce giunge a noi e ci chiede: “Vuoi andartene?”.

Per i discepoli fu un momento di imbarazzo, rotto dalle parole di Pietro: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6:68, 69).

Purtroppo per noi, lo sguardo del Maestro andava oltre le apparenze e le sue parole evidenziavano come la gente Lo cercava per essere materialmente saziata (v. 26), mentre non credevano in Colui che lo aveva mandato e non intendevano le Sue parole.

Quando ci vediamo scoperti, allora dichiariamo: “Questo parlare è duro”.

Triste considerazione suscita dover scoprire anche oggi che molti ricercano un Vangelo solo di esaudimenti personali, e pieno di futilità.

Mentre la folla vuole il pane e il pesce, io e te vogliamo seguire Gesù perché le sue parole “sono spirito e vita”. Proprio nell’ora più buia, il cuore timoroso e timorato si volgerà a Colui che non negherà la Sua presenza, la Sua amorevole vicinanza. Non mollare.

Più di un rito o di una tradizione

Il Natale si approssima e la complessa macchina commerciale tempesta di messaggini, spot e lanci promozionali al punto da perseguitarci ad effettuare gli acquisti per la festa. Senza accorgercene siamo colti dall’ansia del regalo.

Anche quest’anno, per tanti non ci sarà nessun “babbo natale”, ma solo i soliti salti per sbarcare il lunario, per onorare impegni assunti o addirittura per vivere alla giornata. Eppure almeno in questi giorni vorremmo un mondo migliore, famiglie felici, ospedali vuoti, chiese stracolme, bambini felici con i loro giocattoli, tavole imbandite da nord a sud e da ovest a est.

Così l’albero diventa un rito scacciacrisi, un segno visibile dietro il vetro per dire alla “malasorte” di andarsene altrove, e che almeno per qualche giorno lasci tutti in pace per godersi la famiglia e mangiare secondo la tradizione.

Per altri meglio affidarsi al presepe, il cui centro è Colui che dovrebbe essere il festeggiato, anche se nelle spoglie del bambinello.

Albero o presepe, spero che il cuore di tanti realmente brami un incontro con Dio e che la tradizione sia la scintilla per riaccendere il fuoco della speranza quando e dove manca la conoscenza delle Scritture.

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

18 dicembre Michea 5-6; 2 Pietro 2-3

19 dicembre Michea 7; Nahum 1; 1 Giovanni 1-2

20 dicembre Nahum 2-3; 1 Giovanni 3-4

21 dicembre Habacuc 1-2; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

22 dicembre Habacuc 3; Sofonia 1; 3 Giovanni 1; Giuda 1

23 dicembre Sofonia 2-3; Apocalisse 1-2

24 dicembre Aggeo 1-2; Apocalisse 3-4

L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

L’Eterno mi conosce! Sia lode all’Eterno!

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci»
Salmo 139:1

I testi dei Salmi sono capaci di cogliere e descrivere i nostri stati d’animo più intimi e profondi. Se l’incipit del salmo recita: «Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci», la parte finale dice: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore…».

Non solo siamo conosciuti dal Signore, ma c’è un desiderio di voler essere investigati. Occorre certamente del coraggio per chiedere a Dio di metterci a nudo ed investigarci per vedere se c’è qualcosa in noi che non va.

La tendenza solita è quella di nascondersi, o tutt’al più chinare il capo dinanzi a Dio, come fece il pubblicano, sulla porta del tempio, per implorare “Abbi pietà di me”.

Domina attorno a noi il pensiero presuntuoso di dichiarare che Dio ci conosce, ci investiga, ma ci ama così come siamo, peccatori iniqui. Vero è che Lui ci ama così, ma è altrettanto vero che non ci vuole “iniqui”.

Le parole del Salmo conducono a comprendere, non solo, che la Sua presenza non ci lascia e non ci abbandona, ma anche come il Suo sguardo sia sempre su noi. Egli è l’Emmanuele, l’Iddio con noi, Colui che ci conduce per sentieri di giustizia e lungo pascoli verdeggianti.

La domanda è se lo crediamo e se ne abbiamo la consapevolezza o, invece, viviamo una fede ipocrita basata su di una persuasione più che su una certezza.

Piangere

È la prima modalità espressiva di ogni nato, considerato segnale di vitalità e principale comunicazione nelle prime fasi della vita. Una volta cresciuti le lacrime divengono sinonimo di dolore e sofferenza. Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia.

Quando penso al pianto e alle lacrime che si versano soprattutto nel silenzio o nel segreto, mi sovviene la il Salmo 6: «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto» (verso 8). Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare. Mi piace pensare che le lacrime giungono a Lui come parole.

Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio. Eppure il salmo 30 ci ricorda che non si piangerà per sempre. Come ogni notte lascia la scena al giorno, alle lacrime seguirà la gioia. E quando la gioia arriva dopo il pianto sarà accompagnata di grida. Confida pure nel tuo Dio, perché «quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia» (Salmo 126:5).

L'Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all'Eterno!
L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

Lettura della Bibbia

11 dicembre Amos 5-6; Ebrei 11-12
12 dicembre Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
13 dicembre Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
14 dicembre Giona 1-2; Giacomo 4-5
15 dicembre Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
16 dicembre Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
17 dicembre Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Il culto spirituale – Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Il culto spirituale – Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale”.

Romani 12:1

Le misericordie divine, sintesi della giustizia e dell’opera salvifica, sono oggetto dello stupore dell’apostolo e per esse esorta i Romani ad offrire i loro corpi in sacrificio.

L’offerta sacrificale richiama il simbolismo del battesimo da riattualizzarsi ogni giorno. Infatti, offrire il proprio corpo significa far morire il proprio “io”, affinché in sé agisca il Cristo.

Per Paolo vivere da credenti è un sacrificio a Dio, gradito oltremodo più dei sacrifici liturgici del Levitico. Per questo la vita quotidiana diventa “culto spirituale” al posto delle celebrazioni religiose.

Come è possibile questo? Il verso successivo lo indica: “Non conformatevi a questo mondo” e “siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente”.

Il metro di paragone non è il mondo presente al quale il credente non deve conformarsi, né da esso lasciarsi condizionare, ma la volontà di Dio.

Contemplare il Cristo nella meditazione della Scrittura con le chiavi di lettura dell’incarnazione, della morte e resurrezione, rinnoverà la sua mente, il modo di pensare, per essere poi trasformati a Sua immagine mediante l’azione dello Spirito. Ecco il nostro sacrificio vivente, santo e gradito a Dio.

L’8 dicembre

Segna per tradizione l’inizio dei preparativi natalizi, quali l’albero, il presepe e altri addobbi. Tale ricorrenza ha la peculiarità di riscaldare il cuore delle persone, nonostante queste siano, ogni anno sempre più, pervase da sentimenti di tristezza ed insoddisfazione, frutto soprattutto delle difficoltà economiche che imperversano sulla nostra società. Può bastare il luccichio di un albero addobbato o un presepe pieno di personaggi a far dimenticare le tragedie di tutti i giorni, annebbiando così anche le anime delle persone sul vero motivo per cui Cristo è venuto a nascere? Nel vangelo di Giovanni (3:16) è scritto: «Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Questo il vero motivo: Cristo è venuto ad abitare tra le tenebre in quanto luce di Dio affinché la Sua luce potesse risplendere nelle tenebre dell’umanità. L’8 dicembre, secondo il calendario gregoriano, è una ricorrenza dedicata a Maria, madre di Gesù. Questa accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Considerando come la Bibbia ci ricordi che ogni essere umano ha peccato ed è privo della gloria di Dio ed è da Lui separato, che tale divisione ed allontanamento possa essere eliminato solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce per noi, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui che è senza peccato?

Lettura della Bibbia

04 dicembre Osea 8-9; Tito 1-2

05 dicembre Osea 10-11; Tito 3; Filemone

06 dicembre Osea 12-13; Ebrei 1-2

07 dicembre Osea 14; Gioele 1; Ebrei 3-4

08 dicembre Gioele 2-3; Ebrei 5-6

09 dicembre Amos 1-2; Ebrei 7-8

10 dicembre Amos 3-4; Ebrei 9-10