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Per la preghiera della settimana

Settimana dal 18 al 24 luglio

(suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella)

Argilla nelle Sue mani

«Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d’Israele!»

Geremia 18:6b

vasaio

Geremia vide nella stanza del vasaio un lavoro fatto di delicatezza e cura dei particolari, ma anche soggetto a imprevisti. La missione affidatagli è ora prerogativa divina: sradicare, abbattere e distruggere; ma anche edificare e piantare. Ciascuna delle azione che Dio arroga a sé ha una caratteristica comune: sono le Sue amorevoli e paterne mani a portare a compimento il suo intento, seppur soggetto a modifiche nel corso dell’opera. Questa era anche la consapevolezza del profeta Isaia, che implorava l’intervento divino in tempi di totale dimenticanza e aridità spirituale. “Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:8). Riconoscere Dio nostro padre vuol dire avere piena fiducia nel Suo operato. Qualunque cosa Egli farà sarà sempre ed esclusivamente per il nostro bene. Quel che a noi potrà apparire come un divellere o distruggere nel tempo si rivelerà un piantare o edificare. Noi siamo l’argilla nelle sue mani: fragili ma plasmabili; deboli ma duri, una volta seccati. Rallegra profondamente il cuore il sapersi in qualunque momento nelle Sue mani, come l’argilla era in quelle del vasaio.

Un cuore “spaso”

Anna era una moglie desiderosa di diventare mamma e concedere al suo amato marito il frutto del suo grembo. Non riuscendoci si reca al tempio e dinanzi all’altare pregava senza proferire parole udibili. Il sacerdote Eli è pronto a giudicarla e ad accusarla di ubriachezza. «No, mio signore, io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto vino né bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al Signore» (1 Samuele 1:15). Solo una donna tribolata, che non si è rifugiata nell’alcool. Purtroppo sempre più giovani e giovanissimi si accostano agli alcolici per “sballo”: solo illusione momentanea. Anna era una donna che sapeva quel che faceva. Aveva scelto la cosa migliore: andare a Dio e aprirgli il cuore. Anna ha un cuore “spaso” davanti a Dio. Questo termine richiama nel gergo napoletano l’azione dello stendere il bucato. Il cuore di Anna è come un fazzoletto steso, spaso, quindi senza pieghe e visibile avanti e indietro. Agli occhi di Dio niente era, è o sarà nascosto.

Lettura della Bibbia

18 luglio         Salmi 126-127; 1 Timoteo 5-6

19 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2

20 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4

21 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2

22 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1

23 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2

24 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Proposta di letture bibliche per la settimana dall’11 al 17 luglio

Settimana dall’11 al 17 luglio

Chi crede non può restare in silenzio

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli. Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano.

L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è il punto centrale tra il “pensare” e il “credere”. Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro. La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto. Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce.

La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate. Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca. Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha.

Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo:

«Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna»

(Giacomo 3:6).

Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

bibbiaaperta

Programma di lettura della Bibbia

11 luglio Salmi 108-110; Colossesi 3-4

12 luglio Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

13 luglio Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

14 luglio Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

15 luglio Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

16 luglio Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

17 luglio Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

(a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)