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Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

A cura del fratello ed amico pastore Elpidio Pezzella.

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Riposate un poco

Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco».

Marco 6:31a

 

Al termine di un periodo che spero abbia regalato qualche momento di riposo dal lavoro, occasione di stare in famiglia e momenti per ritemprare lo spirito, ci accingiamo a riprendere le nostre attività. Al ritorno dalla missione, Gesù propone ai discepoli un momento di riposo, affinché stacchino la spina dell’euforia. Quel che doveva essere un momento di pausa però li vede impegnati a distribuire da mangiare a oltre diecimila persone, accorse per ascoltare il Maestro. Così il riposo proposto si materializza nel dare o fare qualcosa per qualcuno: l’attenzione si sposta da ciò che essi avevano visto e fatto a quello che la gente necessita. Mentre noi tendiamo facilmente a ricercare personali soddisfazioni e umani appagamenti a discapito della vita altrui, il brano evangelico ci esorta a mettere da parte noi stessi per servire gli altri nel nome del Signore. Le attività e gli impegni potranno farci perdere di vista la nostra chiamata, per questo faccio mia la preghiera elevata alla vigilia della battaglia di Edgehill (23 ottobre 1642) dal Barone Lord Astley: “Signore, sai quante cose ho da fare oggi! Se ti dimentico, tu, non dimenticarmi, per amore di Gesù”.

 

Affare fatto

Il pastore George Thomas una domenica si recò in chiesa con una gabbietta e la sistemò vicino al pulpito. I fedeli si chiedevano cosa c’entrasse con la predica, e attendevano, desiderosi di sapere. “Ieri stavo passeggiando – cominciò il pastore –  quando vidi un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c’erano degli uccellini spaventati. Lo fermai e gli chiesi: ‘Figliolo,cosa devi farci con quegli uccellini?’. E lui: ‘Li porto a casa per divertirmi;  gli strapperò le piume,… grideranno, soffriranno e io mi divertirò tantissimo’. Gli dissi: ‘Presto o tardi ti stancherai di loro, cosa ne farai?’. E il ragazzo: ‘Quando mi stancherò, ho dei gatti, cui piacciono gli uccelli, e li darò a loro’. Rimasi in silenzio per un momento, poi aggiunsi: ‘Quanto vuoi per questi uccellini?’. Il ragazzo fu sorpreso: ‘Perché li vuoi, sono uccelli di campo, non cantano, e non sono nemmeno belli?’ ‘Quanto vuoi?’ Pensando fossi pazzo mi chiese dieci dollari. ‘AFFARE FATTO’. Presi dieci dollari e glieli misi in mano. Presa la gabbia, la aprii e lasciai liberi gli uccellini”. Spiegato il perché della gabbia, il Pastore aggiunse: “Un giorno Satana tornò dall’Eden gonfio di superbia, e disse al Signore: ‘Ho appena catturato l’intera umanità con un’esca ottima… li ho presi tutti!’. ‘Cosa farai con loro?’, chiese Gesù. ‘Mi divertirò: gli insegnerò a odiare e farsi male a vicenda; gli insegnerò a fabbricare armi da guerra e ad ammazzarsi fra di loro; a rovinare sé stessi e quelli a loro più vicini’. ‘Ma poi ti stancherai, e cosa farai con loro?’, chiese Gesù. ‘Li ucciderò!’, esclamò Satana. ‘Quanto vuoi per loro?’ E Satana: ‘Questa gente è cattiva, ti odieranno, bestemmieranno il tuo nome e ti uccideranno. Non puoi volerli’. ‘Quanto?’, chiese di nuovo Gesù. Satana sogghignando: ‘Tutto il tuo sangue e le tue lacrime. La tua vita’. E Gesù: ‘AFFARE FATTO’. E pagò il prezzo”. Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito.

 

lettura della Bibbia

29 agosto        Isaia 9-10; Matteo 19-20

30 agosto        Isaia 11-12; Matteo 21-22

31 agosto        Isaia 13-14; Matteo 23-24

01 settembre   Isaia 15-16; Matteo 25-26

02 settembre   Isaia 17-18; Matteo 27-28

03 settembre   Isaia 19-20; Marco 1-2

04 settembre   Isaia 21-22; Marco 3-4

Suggerimenti per la lettura biblica settimanale (dal 22 al 28 agosto)

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita.

Matteo 9:20-22

 

La condizione di questa donna era disperata oltre ogni umana comprensione. Ritenuta impura secondo la legge mosaica era estromessa dal tempio, le era impedito di entrare nella sinagoga e non c’era modo che avesse relazioni con altre persone. Tutto ciò perché quanti sarebbero venuti in contatto con lei sarebbero stati “impuri” per la Legge.

Religiosamente abbandonata a sé stessa, per dodici anni si affida alle cure mediche del tempo, dilapidando non solo le sue risorse economiche, ma venendo sottoposta a delle terapie che oggi ci farebbero sorridere.

Di fronte a un dramma personale si è pronti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità. Per lei però non ci fu soluzione, fin quando non incrociò Gesù. La sua fede la spinse a non badare alla Legge: chissà quanti aveva toccato prima di arrivare al Maestro, rendendoli tutti impuri per la Legge.

Il suo stesso toccare Gesù era contrario alle disposizioni del tempio, ma quando afferrò la veste accadde l’imprevedibile che lei sperava. Non contaminò il Cristo, e Questi la sanò.

Quando andiamo a Cristo non ci sarà peso, contaminazione, afflizione da limitarne l’opera. Anzi Egli riconoscerà la nostra audacia e testimonierà del nostro coraggio: “la tua fede ti ha …”.

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Ignaz Semmelweis

Alla fine del 1800, il dottor Ignazio Filippo Semmelweis scoprì che il 10 percento delle donne che andava alla sua clinica moriva di febbre puerperale, mentre il tasso di mortalità di una clinica vicina era inferiore al 4 percento. Osservò che nella sua clinica universitaria i dottori passavano direttamente dalle autopsie a far nascere dei bambini. Concluse che i corpi contaminavano le loro mani e causavano la febbre letale. Allora iniziò a consigliare ai dottori di strofinarsi le mani con una soluzione disinfettante. Alcuni suoi colleghi però credevano che fosse assurdo pensare che le mani di un dottore potessero essere impure o causare malattie. Ma Semmelweis insistette, stabilì come regola che i dottori della sua clinica si lavassero le mani prima di far nascere dei bambini. Di conseguenza, il tasso di mortalità scese subito del 90 percento. Nonostante i risultati incredibili del dottore ungherese, la mentalità di molti dottori di quel tempo non cambiò.

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Il 23 agosto ricorre la Giornata Internazionale per la memoria della Tratta degli Schiavi e per la sua Abolizione. Si levino preghiere per quanti sono vittime di traffici di vite umane e per coloro chiamati a trovare soluzioni.

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Lettura settimanale della Bibbia

22 agosto Cantico dei C. 3-4; Matteo 5-6
23 agosto Cantico dei C. 5-6; Matteo 7-8
24 agosto Cantico dei C. 7-8; Matteo 9-10
25 agosto Isaia 1-2; Matteo 11-12
26 agosto Isaia 3-4; Matteo 13-14
27 agosto Isaia 5-6; Matteo 15-16
28 agosto Isaia 7-8; Matteo 17-18

Per la meditazione e la preghiera della settimana

Ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido.

E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?». E Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi». Ed egli rispose, dicendo: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».

Atti 8:36-37

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 Il 15 agosto 1988 (28 anni) attraverso il “battesimo” confessavo Gesù Cristo quale mio unico e personale Salvatore. A soli 17 ero consapevole del mio bisogno di salvezza e redenzione. Ringrazio Dio per avermi cercato e conquistato con il Suo amore, attraverso quanti mi hanno evangelizzato e curato dando risposte alle domande del mio cuore e della mia mente. Conservo ancora la mia prima Bibbia: sfogliarla e rileggere le promesse e le frasi ascoltate nelle predicazioni sono un salto al cuore, soprattutto perché sono ancora qua nella Grazia e al servizio del Buon Pastore. Se in questi anni sono cresciuto spiritualmente, ho però visto tanti battezzarsi e tornare indietro, sparire nella folla del mondo, rinnegare il Signore, dimenticare le proprie promesse. Di certo con il passare degli anni la fiamma dello zelo tende a scemare, ma se la scelta è consapevole, la conversione reale e sincera, niente e nessuno potranno separarti da Lui. La fede diviene matura, la testimonianza responsabile e il legame del battesimo sempre più saldo: ecco perché non dimentico mai questa data. La mia vita, la mia famiglia, i miei progetti, l’impegno quotidiano nelle Sue mani sono al sicuro. Fai altrettanto tu!

 Ferragosto (15 agosto)

Il nome “Ferragosto” invece deriva dal latino “feriae Augusti” (riposo di Augusto), in onore del primo imperatore romano Ottaviano Augusto, da cui il nome del mese (agosto). Periodo di riposo istituito dall’imperatore nel 18 a.C., traeva origine dalle Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità. In origine era celebrato il 1° agosto, ma i giorni di riposo (e di festa) erano molti di più, fino a tutto il mese. Una volta questo era l’unico periodo in cui tutte le attività si fermavano. Oggi non lo è più: le vacanze non sono più strettamente legate a questi giorni, anche se molti ne sono ancora condizionati. Da credente vado oltre il mese di agosto: sin dalle prime pagine la Bibbia presenta un riposo settimanale per educare al rispetto della fatica e a saper concedere delle pause per apprezzare l’opera delle mie mani nella gratitudine a Dio. Da non cattolico, non festeggio l’Assunzione di Maria, fissata il 15 agosto dal VII sec. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale nel 1950) stabilisce che la “Vergine” (?) Maria sia stata assunta, cioè accolta, in cielo sia con l’anima che con il corpo.

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 Il 16 agosto 1875 si spegnava Charles Finney, nato il 29 agosto 1792.

Lettura della Bibbia

15 agosto        Ecclesiaste 1-2; Apocalisse 13-14

16 agosto        Ecclesiaste 3-4; Apocalisse 15-16

17 agosto        Ecclesiaste 5-6; Apocalisse 17-18

18 agosto        Ecclesiaste 7-8; Apocalisse 19-20

19 agosto        Ecclesiaste 9-10; Apocalisse 21-22

20 agosto        Ecclesiaste 11-12; Matteo 1-2

21 agosto        Cantico dei C. 1-2; Matteo 3-4

Spunti per la preghiera, dal 25 al 31 luglio

 

(ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido)

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.

Luca 9:33

monti

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista. Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda. Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre. In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

Tenebre e alba

Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. … (tratto da “Il vignaiolo e il fico”)

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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Lettura continua della Bibbia

25 luglio Salmi 140-141; Ebrei 5-6

26 luglio Salmi 142-143; Ebrei 7-8

27 luglio Salmi 144-145; Ebrei 9-10

28 luglio Salmi 146-147; Ebrei 11-12

29 luglio Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

30 luglio Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

31 luglio Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Per la preghiera della settimana

Settimana dal 18 al 24 luglio

(suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella)

Argilla nelle Sue mani

«Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d’Israele!»

Geremia 18:6b

vasaio

Geremia vide nella stanza del vasaio un lavoro fatto di delicatezza e cura dei particolari, ma anche soggetto a imprevisti. La missione affidatagli è ora prerogativa divina: sradicare, abbattere e distruggere; ma anche edificare e piantare. Ciascuna delle azione che Dio arroga a sé ha una caratteristica comune: sono le Sue amorevoli e paterne mani a portare a compimento il suo intento, seppur soggetto a modifiche nel corso dell’opera. Questa era anche la consapevolezza del profeta Isaia, che implorava l’intervento divino in tempi di totale dimenticanza e aridità spirituale. “Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:8). Riconoscere Dio nostro padre vuol dire avere piena fiducia nel Suo operato. Qualunque cosa Egli farà sarà sempre ed esclusivamente per il nostro bene. Quel che a noi potrà apparire come un divellere o distruggere nel tempo si rivelerà un piantare o edificare. Noi siamo l’argilla nelle sue mani: fragili ma plasmabili; deboli ma duri, una volta seccati. Rallegra profondamente il cuore il sapersi in qualunque momento nelle Sue mani, come l’argilla era in quelle del vasaio.

Un cuore “spaso”

Anna era una moglie desiderosa di diventare mamma e concedere al suo amato marito il frutto del suo grembo. Non riuscendoci si reca al tempio e dinanzi all’altare pregava senza proferire parole udibili. Il sacerdote Eli è pronto a giudicarla e ad accusarla di ubriachezza. «No, mio signore, io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto vino né bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al Signore» (1 Samuele 1:15). Solo una donna tribolata, che non si è rifugiata nell’alcool. Purtroppo sempre più giovani e giovanissimi si accostano agli alcolici per “sballo”: solo illusione momentanea. Anna era una donna che sapeva quel che faceva. Aveva scelto la cosa migliore: andare a Dio e aprirgli il cuore. Anna ha un cuore “spaso” davanti a Dio. Questo termine richiama nel gergo napoletano l’azione dello stendere il bucato. Il cuore di Anna è come un fazzoletto steso, spaso, quindi senza pieghe e visibile avanti e indietro. Agli occhi di Dio niente era, è o sarà nascosto.

Lettura della Bibbia

18 luglio         Salmi 126-127; 1 Timoteo 5-6

19 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2

20 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4

21 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2

22 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1

23 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2

24 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Proposta di letture bibliche per la settimana dall’11 al 17 luglio

Settimana dall’11 al 17 luglio

Chi crede non può restare in silenzio

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli. Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano.

L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è il punto centrale tra il “pensare” e il “credere”. Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro. La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto. Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce.

La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate. Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca. Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha.

Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo:

«Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna»

(Giacomo 3:6).

Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

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Programma di lettura della Bibbia

11 luglio Salmi 108-110; Colossesi 3-4

12 luglio Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

13 luglio Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

14 luglio Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

15 luglio Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

16 luglio Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

17 luglio Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

(a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)