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Gioite anche nelle prove a gloria del Cristo

Il fratello pastore Elpidio Pezzella ricorda Remo Cristallo e suggerisce la traccia per la preghiera e la lettura quotidiana delle Scritture.

Condivido con voi entrambe le cose.

Un uomo straordinario

“… gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”
1 Pietro 1:6-7

Sul sereno del nostro navigare improvvisa si è levata una tempesta, che seppur non ha rovesciato la barca ha portato via con sé il timoniere, un uomo straordinario che ho avuto lo speciale onore di incontrare  e conoscere. Condivido con voi un pezzo enorme della mia vita.

Il 20 luglio 1940 nasceva in un paesino dell’avellinese il pastore Remo Cristallo. Tra i figli spirituali di quella generazione di credenti che avevano raccolto la predicazione dell’evangelo dai convertiti oltreoceano, ha cominciato giovanissimo a dedicarsi alla causa di Cristo.

In sessant’anni di onorato e fedele ministero i suoi occhi hanno visto crescere e raccogliere alla gloria di Dio, mentre le sue mani non hanno mai smesso di seminare e piantare le Scritture.

“Dall’Italia per l’Italia, l’Europa e il mondo” il motto di una visione animata dallo Spirito, guida e ispiratore assoluto di opere e progetti in svariati posti del mondo. Nella sua maturità la sua figura è stato perno di nascita e sviluppo della Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia.

L’elenco di quanto con lui e per mezzo suo si è prodotto potrebbe apparire “idolatrico”, ma ritengo invece il degno riconoscimento per chi si è speso per l’Evangelo: radio Casale, stampa (E.P.A.), programmi televisivi prima (Gesù è il Signore) e un canale televisivo poi (TeleOltre); una comunità con diverse realtà locali fino a un movimento di chiese in Italia e all’estero (Nuova Pentecoste); azioni missionarie in Bulgaria, Albania, fino all’Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni (Angola – Luanda – e Brasile). Una generazione di uomini fedeli hanno ricevuto da lui gli insegnamenti nella fede in Cristo, e da questi almeno altre due generazioni sono state formate a servire il Maestro.

Sono grato a Dio per aver ricevuto grazia e misericordia attraverso il suo ministero, che ha fatto poi nascere in me l’amore per le Scritture. Il primo a festeggiarmi per il mio percorso accademico è stato proprio lui. Grazie a lui, ho avuto e occupato spazi televisivi che hanno portato il mio nome e il mio volto oltre i confini delle mie umane possibilità. Ho preso in casa sua mia moglie Gabriella e i miei figli lo hanno per nonno.

Lunedì 9 alle ore 19:00 il Cielo lo ha accolto in gloria.

Nel giorno del suo 75° compleanno gli ho dedicato queste parole per onorare con un piccolo gesto un uomo grandemente usato da Dio.

1 Pietro 1:6-7

Lettura della Bibbia

16 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1
17 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4
18 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7
19 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10
20 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13
21 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16
22 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

La Parola nel cuore (per la preghiera della settimana, a cura di Elpidio Pezzella)

La Parola nel cuore

«Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te».

Salmo 119:11

Le festività natalizie spandono un’aria di buonismo e di buona volontà che al ritorno alla quotidianità nella maggior parte vengono spazzate via in un baleno. Lasciano così il posto ad ira, gelosie, rancori, sete di vendetta. Nei casi migliori si ritrovano le amarezze e le delusioni accantonate, ma non deposte definitivamente. Atteggiamenti e condizioni di animo che negano la fede nell’Eterno, lento all’ira e di gran benignità. Ritengo, in accordo con il salmista, che la terapia contro il malessere e i mali che colpiscono l’animo sia conservare la Sua parola nel cuore. Come un tesoro accantonato per i momenti di povertà, la dispensa riempita per la carestia, nell’ora della prova o della difficoltà la Sua parola sarà in grado di dare ristoro all’anima assetata. Rivolgersi alle Scritture è il primo segno del timore dell’Eterno, da cui si generano anche benefici salutari. “Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male; questo sarà la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa” (Proverbi 3:7-8).

La lettura della Legge

Dopo la ricostruzione avviata da Neemia, riappare sulla scena il sacerdote Esdra con il testo della Legge (Neemia 8). Il popolo si raduna come un solo uomo sulla piazza per ascoltare la lettura. All’apertura del libro tutto il popolo prima si alza in piedi, poi si inginocchia e si prostra con la faccia a terra dinanzi al Signore. La reazione del popolo è improntata a una forte commozione, al punto che Neemia, Esdra, e i leviti dicono alla gente di non fare lutto e di non piangere. La Scrittura è capace di mettere a nudo la nostra condizione, e il suo ascolto compunge gli animi. Così come Neemia esorterà i presenti a non rattristarsi, perché la gioia del Signore è la loro forza, così noi gioiamo perché “il suo bastone e la sua verga ci consolano”, come direbbe il Salmista. In tempi in cui si dà facilmente ascolto a chiunque, ritorniamo al testo biblico, perché “solo la Scrittura ha l’autorità finale per dirci cosa credere ed è quindi giusto trascorrere del tempo a mettere a fuoco l’insegnamento delle Scritture stesse” (W. Grudem).

Lettura della Bibbia

09 gennaio     Genesi 22-24; Matteo 22-24

10 gennaio     Genesi 25-27; Matteo 25-27

11 gennaio     Genesi 28-30; Matteo 28; Marco 1-2

12 gennaio     Genesi 31-33; Marco 3-5

13 gennaio     Genesi 34-36; Marco 6-8

14 gennaio     Genesi 37-39; Marco 9-11

15 gennaio     Genesi 40-42; Marco 12-14

 

Settimana 1/2017 – Quali aspettative nel nuovo anno?

Anno Nuovo, creatura nuova. Con questa speranza sempre nel cuore, per me e per tutti voi che mi siete cari, inizio anche in questo 2017 a pubblicare i suggerimenti per la preghiera, la riflessione e la lettura biblica del fratello Elpidio. L’approfondimento dell’amicizia con lui è stato per me uno dei tesori, dei doni del Signore dell’anno appena trascorso. Ringrazio l’Eterno, Benedetto Egli sia, anche per questo.

“Apri i miei occhi, e contemplerò le meraviglie della tua legge”

Salmo 119:18

Quali aspettative nel nuovo anno? Probabilmente saranno le stesse che avevi pensato lo scorso anno e che non hai visto realizzarsi. Magari altre che sono rimaste solo dei buoni propositi, nonostante l’entusiasmo, l’impegno profuso e, per qualcuna, anche il coraggio mostrato. Altre ancora che saranno state accantonate per delle resistenze incontrate. Tra tutte però vi sono due attività personali che finiscono, ahimè, sempre fuori dai programmi: leggere la bibbia e pregare. Questa è la più grande contraddizione di un cristiano.

Anche se si parte determinati, bastano pochi giorni per archiviare le migliori risoluzioni. Eppure siamo consapevoli che senza l’aiuto del Signore i nostri progetti non avranno esito positivo, o quantomeno non produrranno nulla di significativo. La prima determinazione che voglio impormi è di presentarmi costantemente alla Sua presenza. Eviterò di aggiungere progetti senza passare prima dalla stanza della preghiera, perché probabilmente ciò che può cambiare tutto è cambiare prima me stesso.
Sono consapevole di dover ogni giorno di più scavare nella Sua parola per conoscere Dio e le Sue vie. Quanto poco so di Lui… e l’ignoranza di Dio resta l’arma più subdola nelle mani del diavolo. L’ignoranza e la presunzione di sapere possono recare danni irreparabili. Voglio allora ogni giorno ricordare a me stesso di non sapere mai abbastanza e allontanare ogni forma di orgoglio, perché “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Solo la preghiera mi aiuterà a spostare lo sguardo dalla mia persona a Dio.
Voglio come il battista “che egli cresca, e che io diminuisca” (Giovanni 3:30). Al di là di ogni mio sforzo nel portare avanti impegni e progetti vari, è indiscutibile che “Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che è della terra; colui che vien dal cielo è sopra tutti” (Giovanni 3:31). Io resto uno che viene dalla terra, e su questa polvere spero e prego che nel nuovo anno si levi il mio Redentore.

Questo devotional inaugura il terzo anno di un percorso comune, fatto da una breve meditazione settimanale e un piano di lettura della Bibbia per alimentare la tua fede. Inizialmente potrebbe apparire un po’ pesante, ma tu non demordere.

Lettura della Bibbia

02 gennaio     Genesi 1-3; Matteo 1-3         

03 gennaio     Genesi 4-6; Matteo 4-6

04 gennaio     Genesi 7-9; Matteo 7-9

05 gennaio     Genesi 10-12; Matteo 10-12

06 gennaio     Genesi 13-15; Matteo 13-15

07 gennaio     Genesi 16-18; Matteo 16-18

08 gennaio     Genesi 19-21; Matteo 19-21

Quel che finisce è solo inizio

Suggerimenti per la lettura e la preghiera quotidiana sulla Bibbia, ricevuti dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio.

Quel che finisce è solo inizio

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Luca 21:33

Arrivato il Natale, con la velocità che ormai contraddistingue gran parte dell’umanità ai nostri giorni, vengono presto archiviati regali e pacchetti per proiettarsi all’arrivo del nuovo anno.
Le speranze affidate ad una mezzanotte speciale o al sacco dell’omone barbuto si racchiudono in due parole: serenità e pace.
Sembrerebbe almeno in questi giorni che si riscoprano i valori duraturi degli affetti e della salute, anche se poi l’economia ha sempre la sua parte.

Per non restare subito delusi l’alternativa è riversare le speranze di miglioramenti o almeno di aggiustamenti sul nuovo anno in arrivo.
Di certo chi ha scelto di confidare nell’Eterno sa che non sarà questione di tempo, ma piuttosto di condizione propria, per cambiar la quale non basteranno tutti gli auguri e gli auspici di questo mondo.
La vita ci insegna che non saranno le nostre speranze a tenere lontano dolori e dispiaceri. Se anche il cielo e la terra passeranno, quanto potranno durare i nostri sforzi e i nostri giorni?

Questa constatazione possa spingerci a trovare consolazione in quelle “parole” che non passeranno mai. Quelle eterne parole mi spingono in queste ore a pregare per quanti soffrono o stanno lottando contro un male o un’ingiustizia, per chi non ha più niente o si ritrova tutto solo; ed anche per coloro che hanno rinunciato alla loro vita per migliorare un po’ quella degli altri. Spero tu possa unirti a me.

Guardando indietro, devo ringraziare il buon Dio innanzitutto di poterlo fare, essendo nel novero dei viventi, e poi in ordine: per quanti mi hanno circondato con il loro amore, dagli intimi ai più lontani, per chi mi ha sostenuto nei tanti progetti, per chi mi ha collaborato nel ministero e nelle attività, per la grande famiglia spirituale e i conservi che ancora si affaticano nella Sua opera, e per chi ha trovato un beneficio nel mio umile servizio o solo nell’avermi incontrato. Per ciascuno chiedo al Padre di misericordia di assistervi e guidarvi, rivestendo la vostra vita della Sua infinita grazia e concedendovi una misura traboccante del Suo Spirito per un benedetto anno nuovo.

 

Lettura della Bibbia

26 dicembre   Malachia 1-2; Apocalisse 19-20

27 dicembre   Malachia 3-4; Apocalisse 21-22

Si conclude qui il nostro piano di lettura intensivo della Bibbia. Per chi volesse iniziare la lettura da ora, può seguire il seguente piano di lettura.

28 dicembre   Genesi 1-3; Matteo 1-3         

29 dicembre   Genesi 4-6; Matteo 4-6

30 dicembre   Genesi 7-9; Matteo 7-9

31 dicembre   Genesi 10-12; Matteo 10-12

Per la lettura e la preghiera biblica della settimana di Natale

Ricevo e pubblico questo puntuale settimanale contributo dal fratello pastore Elpidio Pezzella, cui come sempre va il mio ringraziamento. Oltre agli auguri di Natale! 

«Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”»
Luca 2:10-11

Luca narra la nascita del Cristo presentandola come una “buona” notizia e una “grande” gioia. Nella foschia di sofferenze e delusioni, nel buio di perdite e dolori, possano questi giorni recare gioia a quelli che temono Dio, e per tutti sia una buona ricerca del Cristo. Al di là di tutte le tradizioni legate alla festività, prego affinché il Signore Gesù continui a rischiarare le tenebre di questo mondo.

Possa risplendere la Sua luce nel tuo cuore e condurti attraverso la Sua Parola lungo sentieri di giustizia, facendo di te un testimone franco e ripieno di Spirito. Insieme annunciamo che il Regno di Dio si è avvicinato agli uomini per mezzo di Gesù.

Possano in tanti scoprire la bontà dell’azione di Dio a favore dell’umanità. Colui che ha mandato il Suo Figlio a morire per noi, come potrebbe mai restare indifferente al nostro soffrire? La nostra limitazione fa che ci dividiamo tra alberi e presepi, decorazioni e panettoni, favorevoli e contrari, mentre un altro anno si approssima a finire. Prendiamo coscienza che di tempo per annunciare la grande gioia non ne abbiamo molto.

Luci
Lucette intermittenti rompono il cupo buio fuori e dentro le case e danno punti di riferimento. Quel che per le strade e nelle case si ripete ogni anno nella cosiddetta “magia del natale” è solo il riflesso di quel che ogni essere umano porta nel cuore.

Tutti, chi più e chi meno, abbiamo paura del calare del buio, della vita che si spegne o solo della luce che improvvisamente svanisce. Ecco allora che alcuni accendono luci in un rito scacciaguai, mentre altri si affidano alla luce venuta dal Cielo, fonte di speranza, ancora di salvezza.

Chi nel buio ha già camminato, affrontando i giganti della malattia e del dolore in generale, mostri di precariato e carestia, i fantasmi della solitudine e dell’amarezza, ora che ne è venuto fuori sente il bisogno di lasciare tutto alle sue spalle. Così le luci diventano sinonimo di rinascita, perché non c’è persona che non abbia voglia di rialzarsi.

Festeggiare è anche ricominciare. Con Cristo ancor di più.

C’è chi invece la valle del buio la sta ancora attraversando e non sa se e quando finirà. Per lui/lei il luccicare intorno diventa un amorevole incoraggiamento a non mollare, perché non c’è notte che non passa e buio che non si dirada.

Lettura della Bibbia
19 dicembre Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6
20 dicembre Zaccaria 3-4; Apocalisse 7-8
21 dicembre Zaccaria 5-6; Apocalisse 9-10
22 dicembre Zaccaria 7-8; Apocalisse 11-12
23 dicembre Zaccaria 9-10; Apocalisse 13-14
24 dicembre Zaccaria 11-12; Apocalisse 15-16
25 dicembre Zaccaria 13-14; Apocalisse 17-18

Suggerimenti per la lettura e la preghiera biblica per la settimana

(ringrazio come sempre il fratello pastore Elpidio Pezzella)

Da chi ce ne andremo?

«Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”». Giovanni 6:66, 67

Per i discepoli fu un momento di imbarazzo, rotto dalle parole di Pietro: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6:68, 69). Una serie di eventi precedenti avevano provocato la domanda del Maestro Gesù, il cui sguardo andava oltre le apparenze e che aveva evidenziato loro che la gente Lo cercava perché era stata saziata (v. 26), che non credevano in Colui che lo aveva mandato (vv. 29 e 41) e non intendevano le Sue parole (v. 52). “Questo parlare è duro”, fu il giudizio di molti discepoli.

Oggi viviamo la stessa realtà spirituale, dove molti vogliono un Evangelo fatto di interessi o esaudimenti personali, pieno di tante futilità. Noi vogliamo seguire Gesù, mentre la folla vuole il pane e il pesce. “Le parole che vi ragiono sono spirito e vita”, aggiunge il Signore, richiamandoci alla ricerca di ciò che dura in eterno. Le nostre parole, i nostri desideri, tutte le nostre buone intenzioni non riusciranno a coprire le nostre azioni.

Camminare con Dio

Oltre ad essere una cosa gloriosa, è anche una cosa piacevole. Il più saggio degli uomini ci ha detto che le vie della saggezza “sono vie dilettevoli e tutti i suoi sentieri sono pace” (Proverbi 3:17). E ricordo il pio fratello Henry che, in punto di morte, disse a un amico: “Hai ascoltato le ultime parole di molti uomini morenti, e queste sono le mie: una vita passata in comunione con Dio è la gioia più grande che esista al mondo”. Non posso che confermare che questa affermazione è verace. È vero, sono sotto il vessillo del signore Gesù solo da alcuni anni, ma ho avuto più gioia in un solo momento di comunione col mio Dio, di quanta ne avrei potuta avere in migliaia di anni da una vita di peccato. Mi appello a voi tutti che temete Iddio e che camminate con Lui: non è forse così? Un giorno nei cortili del Signore per voi non è stato meglio di mille senza di Lui? Osservando i comandamenti di Dio, non ne avete avuto un gran bene, e una gran ricompensa? La Sua Parola non è stata più dolce del miele che stilla dai favi? O come vi siete sentiti quando, come Giacobbe, avete lottato col vostro Dio? Gesù non vi è venuto incontro mentre meditavate nei campi, facendosi riconoscere nello spezzare il pane della Sua Parola?

(tratto da un messaggio di George Whitefield).

Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna
Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna

Lettura della Bibbia

12 dicembre   Michea 5-6; 2 Pietro 2-3

13 dicembre   Michea 7; Nahum 1; 1 Giovanni 1-2

14 dicembre   Nahum 2-3; 1 Giovanni 3-4

15 dicembre   Habacuc 1-2; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

16 dicembre   Habacuc 3; Sofonia 1; 3 Giovanni 1; Giuda 1

17 dicembre   Sofonia 2-3; Apocalisse 1-2

18 dicembre   Aggeo 1-2; Apocalisse 3-4

Il 18 dicembre 1707 nasceva Charles Wesley, fondatore del movimento metodista. Nella sua vita pubblicò oltre 5.500 inni.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

Per la settimana che va da domani, lunedì 5 dicembre, a domenica 11 dicembre 2016, III del Tempo Liturgico di Avvento, a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella, cui va il mio più vivo ringraziamento.

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«Or Giacobbe prese delle verghe verdi di pioppo, di mandorlo e di platano; vi fece delle scortecciature bianche, mettendo allo scoperto il bianco delle verghe».
Genesi 30:37

Dopo circa vent’anni di duro lavoro al servizio dello zio Labano, Giacobbe, dopo aver sposato Lea, ha ora la gioia del primo figlio dell’amata Rachele. La nascita di Giuseppe lo spinge a tornare nelle sue terre di origine. Avendo finora lavorato per il suocero non ha nulla e chiede di essere compensato da questo momento attraverso la divisione dei nuovi nati nel gregge: gli animali bianchi sarebbero rimasti allo zio, quelli macchiati o striati a lui. Nulla di strano se il gregge di partenza non fosse stato interamente bianco. Giacobbe dopo tanti anni al pascolo ha coscienza che gli animali possono essere condizionati da quel che vedono. Mette così su un sistema di stimolazione di strisce davanti agli occhi degli animali in calore. Il risultato è sorprendente: accade secondo i suoi piani. In breve tempo il numero dei suoi animali supera quello dei capi di Labano. La vicenda non è una proposta truffaldina né un’idea per fare business. Giacobbe ci insegna che quel che gli occhi vedono, il cuore desidera e l’anima cerca. Non togliere dai tuoi occhi la chiara visione di quel che vuoi accada. La fede è dimostrazione di cose che non si vedono … (Ebrei 11:1).

L’8 dicembre

Segna per tradizione l’inizio dei preparativi natalizi, quali l’albero, il presepe e altri addobbi. Tale ricorrenza ha la peculiarità di riscaldare il cuore delle persone, nonostante queste siano, ogni anno sempre più, pervase da sentimenti di tristezza ed insoddisfazione, frutto soprattutto delle difficoltà economiche che imperversano sulla nostra società. Può bastare il luccichio di un albero addobbato o un presepe pieno di personaggi a far dimenticare le tragedie di tutti i giorni, annebbiando così anche le anime delle persone sul vero motivo per cui Cristo è venuto a nascere? Nel vangelo di Giovanni (3:16) è scritto: «Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Questo il vero motivo: Cristo è venuto ad abitare tra le tenebre in quanto luce di Dio affinché la Sua luce potesse risplendere nelle tenebre dell’umanità.

L’8 dicembre, secondo il calendario gregoriano, è una ricorrenza dedicata a Maria, madre di Gesù. Questa accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Considerando come la Bibbia ci ricordi che ogni essere umano ha peccato ed è privo della gloria di Dio ed è da Lui separato, che tale divisione ed allontanamento possa essere eliminato solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce per noi, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui che è senza peccato? (tratto da: L’8 dicembre: Maria raggiunta dalla Grazia)

bibbiaaperta

Lettura della Bibbia

05 dicembre   Amos 5-6; Ebrei 11-12
06 dicembre   Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
07 dicembre   Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
08 dicembre   Giona 1-2; Giacomo 4-5
09 dicembre   Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
10 dicembre   Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
11 dicembre   Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Il 10 dicembre 1968 si spegneva Karl Barth (10 maggio 1886, Basilea), teologo e pastore calvinista, iniziatore della “teologia dialettica”.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

Per la settimana che va da domani, lunedì 28 novembre, a domenica 4 dicembre 2016, II del Tempo Liturgico di Avvento, a cura come sempre del fratello pastore Elpidio Pezzella, cui va il mio ringraziamento. 

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L’Eterno mi conosce

«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci»

Salmo 139:1

I testi dei Salmi sono capaci di cogliere e raccogliere i nostri pensieri più intimi e profondi. Se l’incipit del salmo recita: «Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci», la parte finale dice: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore…». Non solo siamo conosciuti dal Signore, ma c’è un desiderio di voler essere investigati nell’anima. Occorre coraggio per chiedere a Dio di metterci a nudo ed investigarci per vedere se c’è qualcosa in noi che non va. La tendenza solita è quella di nascondersi, o tutt’al più chinare il capo dinanzi a Dio, come fece il pubblicano, sulla porta del tempio, per implorare “Abbi pietà di me”. Attualmente è diffuso il pensiero presuntuoso di dichiarare che Dio ci conosce, ci investiga, ma ci ama così come siamo, peccatori iniqui. Vero è che Lui ci ama così, ma è altrettanto vero che non ci vuole “iniqui”. Le parole del Salmo conducono a comprendere, non solo, che la Sua presenza non ci lascia e non ci abbandona, ma anche come il Suo sguardo sia sempre su noi. Egli è l’Emmanuele, l’Iddio con noi, Colui che ci conduce per sentieri di giustizia e lungo pascoli verdeggianti. La domanda è se lo crediamo e se ne abbiamo la consapevolezza o, invece, viviamo una fede ipocrita basata su di una persuasione più che su una certezza.

Piangere

È la prima modalità espressiva di ogni nato, considerato segnale di vitalità e principale comunicazione nelle prime fasi della vita. Una volta cresciuti le lacrime divengono sinonimo di dolore e sofferenza. Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia. Quando penso al pianto e alle lacrime che si versano soprattutto nel silenzio o nel segreto, mi sovviene la il Salmo 6: «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto» (verso 8). Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare. Mi piace pensare che le lacrime giungono a Lui come parole. Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio. Eppure il salmo 30 ci ricorda che non si piangerà per sempre. Come ogni notte lascia la scena al giorno, alle lacrime seguirà la gioia. E quando la gioia arriva dopo il pianto sarà accompagnata di grida. Confida pure nel tuo Dio, perché «quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia» (Salmo 126:5).

bibbiaaperta

Lettura della Bibbia

28 novembre  Osea 8-9; Tito 1-2

29 novembre  Osea 10-11; Tito 3; Filemone

30 novembre  Osea 12-13; Ebrei 1-2

01 dicembre   Osea 14; Gioele 1; Ebrei 3-4

02 dicembre   Gioele 2-3; Ebrei 5-6

03 dicembre   Amos 1-2; Ebrei 7-8

04 dicembre   Amos 3-4; Ebrei 9-10

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

La prossima settimana è quella che conclude il cosiddetto anno liturgico.
Oggi infatti, domenica 20 novembre 2016, si ricorda Cristo Gesù Re dell’Universo.

Nell’ultima settimana dell’anno liturgico per quanto riguarda il Vangelo si legge continuativamente il capitolo 21 dell’Evangelo secondo Luca.

Domenica prossima, 27 novembre 2016, inizia la prima delle quattro settimane di Avvento.

Il ciclo domenicale del prossimo anno per chi segue i lezionari è il ciclo A (ovvero si legge prevalentemente il Vangelo secondo Matteo) e per i giorni feriali il ciclo I (ossia dispari poichè il prossimo anno, 2017, è dispari). 

Anche per questa settimana ripubblico quii suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella per la settimana.

bibbiaaperta

L’Eterno parlò a Mosè, dicendo: «Manda degli uomini ad esplorare il paese di Canaan che io do ai figli d’Israele. Ne manderete uno per ogni tribù dei loro padri; siano tutti dei loro principi».
Numeri 13:1-2

L’episodio delle dodici spie ci mostra quanto siano potenti le parole a condizionare un popolo. Infatti, dieci spie, seppur conquistate dalla bellezza di Canaan, trasferirono un messaggio scoraggiante, che contagiò il popolo: “il paese è pieno di giganti che ci farebbero a polpette. Sembriamo delle cavallette di fronte a loro… non siamo abbastanza forti  … non possiamo andare”. Le loro parole erano contrarie all’ordine divino di andare e possedere il paese. Giosuè e Caleb invece obiettarono, facendo leva sulla fede: “Il Signore ha detto che ci ha dato il paese …  possiamo vincere … Andiamo”. Il resoconto negativo però fu accolto dal popolo che passò la notte a compiangersi, desiderando finanche la morte. Si diedero per sconfitti prima di combattere. Non solo, arrivarono a proporre la lapidazione degli unici due che avevano creduto al comando divino e non si erano lasciati frenare dagli apparenti ostacoli. A quel punto, Dio ne ebbe abbastanza: “Poi l’Eterno disse a Mosè: «Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? E Fino a quando rifiuteranno di credere dopo tutti i miracoli che ho operato in mezzo a loro?»” (14:11). Ancora oggi molti scelgono l’arresa senza neanche provarci, dimostrando così di dubitare della fedeltà di Dio e di non credere più alla Sua Parola. Per me possiamo vincere e conquistare Canaan.

Thanksgiving Day
Il giorno del Ringraziamento è una festa celebrata negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di novembre e in Canada ogni secondo lunedì di ottobre. Dunque il 26 novembre di quest’anno negli Usa si festeggia il giorno del Ringraziamento, che viene comunemente fatto risalire al 1621, quando nella città di Plymouth, nel Massachusetts, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto. Nel 1863, nel bel mezzo della guerra di secessione, Abramo Lincoln proclamò la celebrazione del giorno del Ringraziamento, che da quel momento diventò una festa annuale e perse gradualmente il suo contenuto cristiano. Oggi rappresenta una delle feste più importanti per i nordamericani. Dalle nostre parti la celebrazione è conosciuta grazie ai film e telefilm in cui viene rappresentata spesso come l’occasione di riunirsi attorno al famoso tacchino per ringraziare Dio per ciò che si ha. Anche oggi ringrazio Dio per tutto ciò che ho e per quello che non ho.

Lettura della Bibbia
21 novembre  Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
22 novembre  Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
23 novembre  Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
24 novembre  Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
25 novembre  Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
26 novembre  Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
27 novembre  Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

Suggerimenti per la preghiera e la lettura giornaliera della Bibbia

Come ogni settimana ricevo e condivido dal fratello pastore Elpidio Pezzella.

Non giudice e arbitro

Or qualcuno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli gli disse: «O uomo, chi mi ha costituito giudice e arbitro su di voi?».

Luca 12:13-14

Siamo unici, perché capaci di coinvolgere Dio nelle nostre faccende materiali quando non capaci di venirne a capo da soli. Così, nel mezzo di un discorso di incoraggiamento ai discepoli, affinché non avessero da temere quando si sarebbero trovati ad affrontare situazioni difficili per la predicazione, “qualcuno” attira l’attenzione del Maestro e pone un quesito totalmente estraneo all’argomentazione. Le questioni private tormentano molti e gran parte delle aule dei tribunali è impegnata per dirimere soprattutto quelle in tema di eredità. Il nostro “qualcuno” non ha interesse per le cose del Regno di Dio, ma pretende che Gesù risolva il suo problema. Siamo sempre pronti a ritenere il nostro problema prioritario al cospetto di chiunque. La risposta di Gesù però non lascia dubbi: Egli non è posto o mandato per risolvere quanto di nostra competenza. Anziché rincorrere sempre gli interessi personale, sarebbe opportuno farci tesori che né il tempo, né l’avidità umana possono corrodere (Matteo 6:19). Seguire Cristo impone di guardare le cose di lassù.

 

Umiltà

L’etimologia della parola umiltà è da ricondursi al latino humus = terra, pertanto humilis = umile è colui il quale proviene dalla terra, sta in basso. L’umile, cioè colui che non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza, non si esalta, non cerca la propria gloria è un soggetto in via d’estinzione, ormai fuori moda. Siamo trascinati da una società dell’avere e dell’apparire, che non sa guardare al cuore. Stiamo costruendo un mondo con scarse virtù morali. Oggi saper mentire, mettersi in vista e farsi rispettare con la forza è d’obbligo, altrimenti si è dei falliti. Fuggiamo dagli insegnamenti e dai precetti biblici, perché li riteniamo scomodi, non utili ai nostri comodi e alle nostre meschine esigenze. Interessante ricordare che anche la parola uomo deriva dalla radice sanscrita bhu- che successivamente divenne hu- (da cui anche humus). Uomo significa quindi “creatura generata dalla terra, creatura umile”. Donaci, Signore, di invertire la rotta perché la felicità non è salire più in alto – sopra gli altri – ma servire chi ha bisogno, come hai fatto tu, comprendendo che per essere grandi bisogna prima di tutto essere e diventare piccoli. Teniamone conto anche per le prossime ricorrenze (16 Giornata Internazionale della Tolleranza, 19 Giornata internazionale dell’uomo, 20 Giornata Universale del Bambino).

 

Lettura della Bibbia

14 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

15 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

16 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

17 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

18 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

19 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

20 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

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