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Devotional – A quanto sei disposto a rinunciare?

Devotional:
A quanto sei disposto a rinunciare

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?»
Matteo 19:16

La ricchezza nella Bibbia

Nella Bibbia la ricchezza è considerata una benedizione divina, mentre i beni materiali un frutto della generosità divina.

Il giovane “molto ricco” era reputato dai suoi concittadini una persona benedetta. Invece l’incontro con Gesù rivelerà tutt’altro.

La ricchezza appare un ostacolo all’azione divina e un elemento di rischio, in quanto nel tempo induce a non riconoscere Dio come la fonte di ogni grazia (Deuteronomio 8:17-18; Osea 2:8).

Di conseguenza la persona ricca fa affidamento su ciò che possiede, e un interesse limitato alle ricchezze è indice di stoltezza e miseria (Luca 12:21; Apocalisse 3:17).

La sfida di Gesù alle “ricchezze” umane

Secondo l’apostolo Paolo l’amore per il denaro è la radice di ogni specie di mali (1 Timoteo 6:9-10).

Il giovane ricco cercava la vita eterna nell’approvazione del Maestro, secondo le sue prospettive, ma l’incontro con Gesù diventa una sfida: “Va’, vendi ciò che hai e dà il ricavato ai poveri”.

Purtroppo il Vangelo narra che andò via rattristato, perché aveva molti beni. Non puoi proporti per il Regno se poi non sei pronto alle rinunce, e/o a dedicare agli altri quanto di buono la vita ti ha donato.

Sarà il caso di chiedersi: “Quanto sono disposto a rinunciare?”

I valori di Gesù

L’intento di Gesù era di volgere lo sguardo alle cose invisibili (2 Corinti 4:18).

Jonathan Lab scrive:

“Gesù… si era affacciato nella vetrina della vita e aveva scambiato i cartellini dei prezzi, in modo che quelle cose che erano di grande valore diventassero di poco valore, e le cose che erano di poco valore diventassero di grande valore”

(Integrità, essere guide sotto lo sguardo di Dio, Edizioni GBU)

L’interrogativo di Gesù: “Se vuoi essere perfetto” rimanda all’integrità di Abramo (Genesi 17:1-2), perché camminare alla presenza di Dio è un impegno per la vita, da mantenere con assoluta integrità, perché nulla si può nascondere alla Sua presenza.

Egli di continuo ci sfida ad andare oltre le apparenze.

Una croce dal sangue

L’8 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Croce Rossa, oggi una istituzione planetaria nata dalla fede di un uomo. All’indomani della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859, Henry Dunant – umanista, imprenditore e filantropo svizzero di fede evangelica – allo sconvolgente spettacolo delle migliaia di uomini rimasti sul campo, la disorganizzazione nell’assistenza, gli affannosi soccorsi da lui prestati nei giorni seguenti lo indussero a impegnarsi per la creazione di un corpo permanente e neutrale di soccorso ai feriti di guerra. Sulla base della Convenzione di Ginevra del 1864, Dunant riuscì a dar vita al Comitato Internazionale della Croce Rossa, vincendo, poi, nel 1901, il primo premio Nobel per la pace.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

08 maggio 2 Cronache 9-11; Marco 13-14
09 maggio 2 Cronache 12-14; Marco 15-16
10 maggio 2 Cronache 15-17; Luca 1-2
11 maggio 2 Cronache 18-20; Luca 3-4
12 maggio 2 Cronache 21-23; Luca 5-6
13 maggio 2 Cronache 24-26; Luca 7-8
14 maggio 2 Cronache 27-29; Luca 9-10

(ricevuto dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio)

Devotional Settimana 14 – L’opposizione

Devotional Settimana 14

L’opposizione

“​Non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava”.

Atti 6:10

Stefano era stato eletto insieme a Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola per servire alla mensa delle vedove di Gerusalemme. Fu scelto con gli altri perché «uomini ripieni di Spirito Santo», e lo Spirito, di cui era ripieno, si esplicitava nella parola. Coloro, che accompagnati dal Cristo, ne annunciano il vangelo con franchezza (parrhesía) incontrano una opposizione. La predicazione degli apostoli incontra l’opposizione dei funzionari religiosi, con i quali il conflitto si ripeterà (Atti 5:17-42). Costoro sono animati dalla gelosia per il favore del popolo che i seguaci di Gesù raccolgono. Infatti, al progressivo aumento dell’ostilità dei capi religiosi fa da bilanciamento il grande successo verso il popolo dei Giudei in Gerusalemme.

L’annuncio apostolico

L’annuncio apostolico è contrapposto sempre a un’opera di opposizione da parte dei nemici di Dio o persone viste come tali. Nel suo ritorno a Efeso, Paolo incontra la resistenza di alcuni che non volendo credere «parlano male della Via». C’è diffamazione. Nel messaggio al re Agrippa, che quasi diventa un cristiano, l’opposizione è di Festo, che accusa Paolo di vaneggiamento. Gli apostoli sono testimoni, anche se non sempre oculari, di quanto annunciano, ed è per tal motivo che non possono tacere quando verrà loro intimato il silenzio. La liberazione o la sopravvivenza dei discepoli mostra che Dio è più forte delle potenze umane.

Un aspirante cristiano

Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano” senza “azioni” che lo palesino. Tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti.

Ricordi del 9 aprile
(guardando alla prossima domenica)

Il 9 aprile 1935 veniva diramata la famigerata circolare «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio. Coincidenza volle che all’alba del 9 aprile 1945 venne impiccato, insieme ad altri congiurati, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco non ancora quarantenne, protagonista della resistenza al Nazismo.

 

Devotional
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Lettura continua della Bibbia

03 aprile 2 Samuele 4-6; 1 Giovanni 1-2

04 aprile 2 Samuele 7-9; 1 Giovanni 3-4

05 aprile 2 Samuele 10-12; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

06 aprile 2 Samuele 13-15; 3 Giovanni 1; Giuda 1

07 aprile 2 Samuele 16-18; Apocalisse 1-2

08 aprile 2 Samuele 19-21; Apocalisse 3-4

09 aprile 2 Samuele 22-24; Apocalisse 5-6

(a cura del pastore Elpidio Pezzella)

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio. 

Il cuore di Nehemia - Devotional della settimana
Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Settimana 12

20 – 26 marzo

Il cuore di Nehemia

«Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo». Nehemia 1:4

Alla corte persiana, nel castello di Susa, al servizio del Re, Nehemia, seppur deportato, ha trovato la sua dimensione. Rispetto a tanti altri ha una posizione di prestigio e quanto accade a Gerusalemme è lontano circa duemila chilometri. Eppure quando arriva una delegazione da Giuda e lo informa dello stato delle cose la sua reazione ci dice dov’era il suo cuore. I giudei sono freddi latori della condizione, di cui restano spettatori, incapaci di porvi rimedio. Nehemia invece sente il dolore del suo paese, la sofferenza dei suoi fratelli e non si volta altrove. La sua prima azione è implorare l’intervento divino e di rendersi pronto a fare qualcosa. Chi ha cuore il popolo di Dio non resta impassibile. Dopo aver bussato al trono di Dio si prepara al viaggio, lasciando quel che ha per amore. Nehemia non cela la tristezza del suo animo al re Artaserse, che acconsente alla sua partenza. Ancora oggi il Dio di Israele è alla ricerca di uomini e donne in grado di sentire le sofferenze del popolo e pronti a mettersi a lavorare alla ricostruzione. Anche se incontrerai ostacoli o difficoltà, non desistere.

La storia di Nehemia

Neemia significa “consolazione”. Egli viveva alla corte persiana nella città di Susa, rivestendo un incarico molto importante: era coppiere del Re. Dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 597 a.C., parecchie migliaia di Israeliti erano stati deportati a Babilonia e in altre città della Mesopotamia. L’impero babilonese crollò definitivamente, ad opera dei Persiani, nel 539 a.C. Il re persiano Ciro si dimostrò indulgente verso i popoli sottomessi e gli Ebrei, che con il precedente regime erano stati costretti a lasciare la propria terra, poterono tornare in patria. Zorobabele, discendente del re Davide, guidò il primo gruppo di Ebrei a Gerusalemme e diede inizio alla costruzione del tempio. Circa sessant’anni dopo la costruzione del tempio, per ordine del re Artaserse, un secondo gruppo tornò sotto la guida di Esdra, uno scriba esperto nelle Sacre Scritture. L’incarico affidato a Esdra era di trasportare a Gerusalemme gli utensili per il servizio nel tempio e informarsi sulle condizioni di vita degli Ebrei già rientrati nel paese all’epoca di Zorobabele. Dodici anni dopo la spedizione di Esdra, Neemia ricevette il permesso da Artaserse di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura. Il libro di Neemia in origine era tutt’uno con il libro di Esdra, la versione del LXX li ha divisi.

Lettura della Bibbia

20 marzo Giudici 18-20;Tito 3; Filemone 1

21 marzo Giudici 21; Ruth 1-2; Ebrei 1-2

22 marzo Ruth 3-4; 1Samuele 1; Ebrei 3-4

23 marzo 1Samuele 2-4; Ebrei 5-6

24 marzo 1Samuele 5-7; Ebrei 8-8

25 marzo 1Samuele 8-10; Ebrei 9-10

26 marzo 1Samuele 11-13; Ebrei 11-12

Devotional, Settimana 10/2017 – Occhi che hanno perso la luce

Come sempre il Devotional è redatto dal fratello pastore Elpidio Pezzella che ringrazio anche a nome dei lettori del blog. 


bibbia devotional elpidio pezzella

«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46

Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”.

Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù.

Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà.

Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista.

Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo».

Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù.

Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.

Bartimeo secondo Agostino

Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada.

Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco».

L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.

L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Lettura della Bibbia

06 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

Comportamenti “insensati” – Devotional, per la lettura e la preghiera quotidiana della Bibbia

(Il Devotional è a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)

Comportamenti “insensati”

«Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo».

2 Corinzi 6:16

Un ostacolo nel confronto di molti temi con i non credenti è la carenza di conoscenza biblica. Ecco allora che la fede diventa un sentito dire, il ripetere del “si è sempre fatto così”, tramandato nel tempo. Si compiono per questo azioni, a volte rituali, senza avere alcun barlume sulle origini o motivazioni.

Conoscere la Bibbia dona la libertà di poter affrontare qualsiasi argomento “religioso”. «Se dimorate nella mia parola siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8:31-32). Alcune volte la libertà si manifesta nell’espressione della propria posizione, altre volte nel tacere volutamente.

Faccio fatica a ignorare il comportamento diffuso in alcune feste, tra cui il Carnevale. Come restare indifferente alle “torture” che molti bambini subiscono nell’essere vestiti solo per un piacere di apparire dei genitori. Cosa può capire e ricordare un bambino di un travestimento? Come genitore ho scelto di guardare ai miei figli come a un terreno: quello che semini quello raccogli. Inoltre ho compreso che solo un sincero incontro con Lui trasforma e induce a mettere da parte ogni comportamento di facciata. Ho fatto mie indicatrici le parole rivolte a Dio da Mosè: «Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi» (Esodo 33).

 

Le origini del Carnevale

All’epoca dei faraoni, in alcune situazioni il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo. In ordine cronologico, prima dei Romani troviamo i Greci, i quali avevano tra le tante divinità il dio del vino Dionisio al quale era dedicato un particolare culto. Il Dionisio greco, nel mondo romano, divenne il dio Bacco, e la festa fu ripresa nei Baccanali e Saturnali. Col tempo un certo cristianesimo ha cercato di cambiare abito alla festa.

Quando la chiesa vuole “rivestire” pratiche corrotte e pagane cade nel compromesso, mischiando luce e tenebre in un miscuglio di confusione senza verità e libertà. Preferibile allora predicare la verità, senza nulla imporre. Se uno festeggia il Carnevale si domandi cosa c’è di cristiano.

Per approfondire http://www.youtube.com/watch?v=S2yDCUKcZtc

Elia Eliseo Elpidio Pezzella Devotional

Lettura quotidiana della Bibbia

27 febbraio     Deuteronomio 16-18; Galati 1-2

28 febbraio     Deuteronomio 19-21; Galati 3-4

01 marzo     Deuteronomio 22-24; Galati 5-6

02 marzo     Deuteronomio 25-27; Efesi 1-2

03 marzo     Deuteronomio 28-30; Efesi 3-4

04 marzo     Deuteronomio 31-33; Efesi 5-6

05 marzo     Deuteronomio 34; Giosuè 1-2; Filippesi 1-2

Devotional, per la lettura e la preghiera quotidiana della Bibbia

A cura del  fratello pastore Elpidio Pezzella, che ringrazio.
Un gesto, una preghiera e una parola

E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

Giovanni 11:43

Il racconto della malattia, morte e resurrezione di Lazzaro è uno dei “segni” compiuti da Gesù affinché si possa credere che Egli è il Figlio di Dio. Un ambiente familiare, descritto minuziosamente nel vangelo di Giovanni, accoglie un Gesù pienamente uomo, che ha profondi sentimenti per Marta, Maria e Lazzaro, e che nel lutto generale non riesce a trattenere le lacrime. Il suo viaggio verso Betania però non si conclude a casa dei tre, ma al luogo dove l’amico Lazzaro è sepolto da quattro giorni. Un sepolcro ostruito da una grossa pietra ci dice che siamo dinanzi a qualcosa di invalicabile, dinanzi alla quale la gran parte perde l’orientamento. Dinanzi alla morte assistiamo su ordine di Gesù al rotolamento della pietra prima. Poi il Maestro inizia a pregare, precisamente ringrazia il Padre come se tutto fosse già accaduto. La folla deve credere che Egli è il Messia. Maria come Marta deve aver fede: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». Quando la tomba è aperta, la preghiera terminata e si attende che Gesù entri da Lazzaro, una parola a gran voce rompe il silenzio calato sulla scena: «Lazzaro, vieni fuori!». Colui che è la resurrezione e la vita (v. 25) sta per dimostrare che Egli è più potente della morte. Ecco il morto uscire fuori dal sepolcro, interamente bendato e coperto. L’incontro con il Cristo chiama alla vita, a rinascere uscendo dalla precedente condizione. «Scioglietelo e lasciatelo andare». Le cose di prima non sono più.

Devotional

L’Amore vince

Gesù insegnò che il più grande e il primo dei comandamenti era “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, ma che il secondo era simile al primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22:37-38). La fede è anche entrare nella logica del piano d’amore di Dio, perciò Paolo conclude il suo discorso: “Qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso… pieno compimento della legge è l’amore” (Romani 13:9-10). Sull’esempio del Maestro, che si è fatto solidale fino alla morte, il cristiano è chiamato a farsi prossimo a chi è nel dolore e nella sofferenza. Gli apostoli esortano ad amarsi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri. Il comandamento nuovo dell’amore vicendevole, distintivo dei discepoli (Giovanni 13:34), è l’unica traduzione del comando di amare Dio. Per distinguere occorre vedere, notare. Tutti noi siamo in grado nel bisogno di essere amati di riconoscere chi ha amore per noi, chi ha azioni concrete. Teniamone conto quando siamo chiamati ad amare.

Lettura della Bibbia

20 febbraio Numeri 31-33; 1 Corinti 15-16; 2 Corinti 1

21 febbraio Numeri 34-36; 2 Corinti 2-3

22 febbraio Deuteronomio 1-3; 2 Corinti 4-5

23 febbraio Deuteronomio 4-6; 2 Corinti 6-7

24 febbraio Deuteronomio 7-9; 2 Corinti 8-9

25 febbraio Deuteronomio 10-12; 2 Corinti 10-11

26 febbraio Deuteronomio 13-15; 2 Corinti 12-13

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte – su Google Play e Amazon

L’ultimo lavoro del pastore Elpidio Pezzella, con il quale ho collaborato scrivendo la prefazione, è ora disponibile sia su Amazon, sia su Google Play, in formato ebook ed in formato cartaceo.

Su Google Play si possono leggere gratuitamente 30 pagine, compresa la mia prefazione.

Il ricavato delle vendite vanno alla AMEN ONLUS (Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni), ragion per cui io stesso non mi sono astenuto dal comprarne una copia (pur avendolo ovviamente già letto).

Vi invito a fare altrettanto, sia per sostenere le attività della Onlus, ma prima di tutto per sostenere la vostra fede con una lettura e spunti di preghiera rigorosamente biblici ed autenticamente umani. Che al contrario di quanto oggi tanti pensano è la stessa cosa, perchè la verità dell’uomo, di ogni creatura, si può scoprire solo nel rapporto con Dio e quindi con la Scrittura Incarnata dal Verbo.

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Preghiera biblica della settimana (suggerimenti di Elpidio Pezzella)

Suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».
Giovanni 2:11

Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta.

Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede.

Il primo di questi segni avvenne a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù.

Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno.

Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».

Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere.

Il vino ai tempi di Gesù

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in quelle terre. Sappiamo che si produceva vino probabilmente già 4000 anni.

Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”.

Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite.

Lettura della Bibbia

06 febbraio Levitico 16-18; Atti 17-19
07 febbraio Levitico 19-21; Atti 20-22
08 febbraio Levitico 22-24; Atti 23-25
09 febbraio Levitico 25-27; Atti 26-28
10 febbraio Numeri 1-3; Romani 1-3
11 febbraio Numeri 4-6; Romani 4-6
12 febbraio Numeri 7-9; Romani 7-9

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

La dedica iniziale del fratello Elpidio al libro in uscita
Ci siamo quasi… questa la doverosa dedica iniziale, un ringraziamento che si protrarrà negli anni.

Dedicato a
Remo Carmine Cristallo
pastore, padre e uomo pieno del fuoco divino;
un servo fedele che mi ha trasferito l’amore per la Bibbia,
parola di Dio;
mio primo mentore nel discepolato a Cristo.

 

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte