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Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare con Elia

«Essi continuarono a camminare discorrendo insieme, quand’ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine».

2Re 2:11

Nel racconto della sparizione di Elia, il discepolo Eliseo percorre un cammino che lo prepara a dipendere dalla potenza di Dio. Nel viaggio che parte da Ghilgal le tappesono Bethel, Gerico e il Giordano. Bethel significa “casa di Dio” ed aveva una grande tradizione spirituale, basti ricordare a Giacobbe.

Nel tempo il popolo si era dato all’idolatria ed era sprofondato nell’incredulità. Eliseo dovette provare indignazione per quella società completamente perduta, e dovette forse comprendere di non essere ancora pronto ad affrontare una simile sfida. Per questo non si ferma, ma continua a seguire Elia.

Giunsero a Gerico (“luogo piacevole”), un territorio sterile a causa di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti. Qui c’era una scuola di profeti e uomini dediti allo studio delle Scritture , i quali sono incapaci di dare soluzione al dramma. Anche qui Eliseo non si ferma, ha bisogno di altro.

Viene condotto allora al Giordano, dove sperimenta la potenza di Dio attraverso il mantello che apre le acque. Se Bethel può rappresentare una società schernitrice delle cose di Dio e Gerico un cristianesimo tutto pensiero ma senza concretezza, il Giordano non è il punto di arrivo. Qui il mantello dell’unzione scende sulla vita di Eliseo. E noi da qui vogliamo partire.

Elia e Eliseo

Nella cultura ebraica il nome racchiude l’identità della persona e nel caso del profeta la sua missione. Infatti, il nome di Elia ‘Eliyyáhu vuol dire “il mio Dio è Yahwèh”, e ogni sua azione è volta a manifestarne la veridicità.

Attraverso il tishbita, ossia lo straniero proveniente da un piccolo villaggio, ad est del Giordano, nell’Alta Galilea, la Bibbia ci dice che in mezzo alla morte Dio concede la vita. Elia vestiva con “i fianchi cinti” (1Re 18:46) e coperto da un mantello (2Re 2:8-13) e viveva nei dintorni del Giordano.

Eliseo succederà ad Elia, continuando la sua opera, e le sue vicende sono riportate in 2Re. Il nome di Eliseo (‘Oelysha’) vuol dire “Dio salva” o “il mio Dio salva”, anche “Dio è salvezza”. Le loro vicende intessono un’entusiasmante saga a cavallo dei due libri dei Re, che io ripercorro nel mio libro “Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte”.

Nei profeti non vi è solo la parola di Dio, ma spessore umano, idee, passioni e soprattutto azioni che li avvicinano a ciascuno di noi e li fanno sentire nostri amici.

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna. La cronaca recente ci impone non solo una riflessione a riguardo, ma una rielaborazione del pensare diffuso e un impegno a difesa di tutte le donne.

Camminare con Elia - Devotional di Elpidio Pezzella
Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

20 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

21 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

22 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

23 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

24 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

25 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

26 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

Il mio comodino “Lagom”

Il mio comodino “Lagom”

Cos’è “Lagom”?

Scrive il mio fratello Elpidio in un suo bel post a tema che ovviamente vi invito a leggere per intero:

“Né troppo, né troppo poco: il giusto” è il significato della parola svedese “lagom”, divenuta negli ultimi mesi indicatore di una nuova tendenza anche ad altre latitudini. Racchiude un concetto che spazia tra l’etico e l’estetico, che indica una certa predilezione nordica per l’equa via di mezzo, e che sta catturando l’attenzione mediatica. La filosofia del lagom si può sintetizzare con “l’essenziale, quel che serve realmente”: una vita vissuta serenamente, senza ansia di emergere ma senza neppure conformarsi troppo alla massa; un look privo di eccessi, oppure una scrivania ordinata, con nulla di più oltre quello che serve. 

Il mio comodino non è forse “lagom?”

Poichè si dice che una immagine, (vale anche se è un poco sfocata?) val più di mille parole… eccovi il mio comodino (non è “Ikea”, è “Dramisino”, visto che è un vecchio comodino italiano rimesso a nuovo dalla mia adorabile moglie dalle mani d’oro).

Il mio comodino "Lagom"
Il mio comodino “Lagom”

La Parola di Dio è il pezzo più prezioso.

L’edizione ridotta della preghiera delle Ore per la preghiera di Compieta, prima di addormentarsi. Una icona regalataci il giorno del nostro matrimonio da una sorella e amica cristiana ortodossa. Un komboskini che viene dal monte Athos. Una croce che viene dalla casa di mia madre.

La sera ci aggiungo la fede matrimoniale e la stola sacerdotale. A ricordarmi che tutto ho ricevuto dal Signore e tutto a Lui devo rendere. Perchè non so quando verrà a riprendersi la vita che mi ha donato per donarmi, se avrà pietà del mio peccato, pure se grande, la vita eterna.

Amen.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

 

“Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” Giovanni 5:35

Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure Gesù ha detto di Giovanni che era prima “ardente” e poi “splendente”.

Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda.

Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione, sia a luci ad energia, tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano.

Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore” (Luca 11:36).

Jonathan Edwards

Il predicatore del “Grande Risveglio”, nel suo scritto “Lampade ardenti e splendenti” (Editrice Alfa & Omega) ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale affermando che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”.

Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione!

Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

13 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
14 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
15 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
16 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
17 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
18 novembre Ezechiele 36-37; Efesini 1-2
19 novembre Ezechiele 38-39; Efesini 3-4

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta».
Efesini 4:29

Alle parole dell’apostolo Paolo fanno eco quelle di Pietro: “benedite sapendo che a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione” (1 Pietro 3:9).

Raramente si spende una parola buona… È così difficile parlare bene degli altri? Eppure a questo è legata la benedizione divina.

L’apostolo Pietro dice che questa è, innanzitutto, una condizione nella quale il Cristo ci ha introdotti. Poi offre la prospettiva che la benedizione consiste soprattutto nel benedire altri. Benedire non è un gesto simbolico o una parola dal potere magico, ma spazia dallo spendere parole amorevoli ad azioni concrete nei confronti di qualcuno.

Quando non abbiamo buone parole è meglio non dire nulla, come suggerisce Paolo agli efesini. È bene ricordare, allora, che nella misura in cui facciamo, in cui misuriamo sarà misurato a noi. Tutto quello che facciamo sarà quello che poi raccoglieremo; ciò che seminiamo sarà quello che poi ritroveremo lungo il nostro cammino. Se non vogliamo che altri dicono male di noi, asteniamoci per primi. Inoltre, la Scrittura ci esorta a lasciare che le nostre azioni siano mosse da misericordia e benevolenza, affinché si passi dal dire al fare. In questo modo il nostro benedire diventerà un essere benedizione.

La benedizione

Quando si parla di benedizione il nostro pensiero va a Dio, immaginandola e vivendola come un qualcosa che ci “cade addosso”, come la pioggia o un gesto simbolico di acqua spruzzata, retaggio di vecchie cerimonie religiose, e che ci assicura o concede un dono, un privilegio da parte Sua.

La Scrittura la presenta piuttosto come una condizione, uno stato così come può esserlo, ad esempio, la pace di Dio. Difatti la pace deve esser vissuta nel concreto affinché possa essere realizzata, non solo come esperienza introspettiva, ma come elemento che sta alla base del nostro rapportarci agli altri.

La benedizione allora è un vivere la vita sapendo che Dio è con noi (Emmanuele), è avere il Suo favore, sapere che Lui è con noi in ogni situazione e che in ogni tempo tutto coopera al bene per coloro che Lo amano.

Quindi nulla di estraneo che ci piomba addossa, ma semplicemente (e non poca cosa!) Lui al nostro fianco. Averlo con noi ci assicura che non avremo mancamento di nulla, poiché Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno, anzi ci ha già benedetto di ogni benedizione nei luoghi celesti.

Lettura della Bibbia

06 novembre Ezechiele 12-13; 1 Corinti 12-13
07 novembre Ezechiele 14-15; 1 Corinti 14-15
08 novembre Ezechiele 16-17; 1 Corinti 16; 2 Corinti 1
09 novembre Ezechiele 18-19; 2 Corinti 2-3
10 novembre Ezechiele 20-21; 2 Corinti 4-5
11 novembre Ezechiele 22-23; 2 Corinti 6-7
12 novembre Ezechiele 24-25; 2 Corinti 8-9

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Camminare nella luce – Il Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare nella luce

«Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi.  Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore»
Efesi 5:15-17

 
Prima dell’inciso “… siate ripieni di Spirito”, l’apostolo esorta a vivere il cristianesimo “come si conviene ai santi”, ovvero separandosi dalle forme, dagli atteggiamenti e situazioni che non hanno riscontro nella fede cristiana. Per usare le parole di Gesù, ad essere “la luce del mondo”. Il credente è chiamato a camminare con avvedutezza. Non solo, è chiamato anche a riscattare il tempo. Tutto il tempo perduto prima che conoscessimo la grazia di Dio, deve essere recuperato.

La Scrittura, però, non ci condanna, ma ci chiede di recuperare quello che abbiamo avanti perché i giorni sono malvagi, feroci e sofferenti, e ne abbiamo prova quotidianamente. Come si fa a capire la volontà di Dio? L’unico modo è essere ripieni di Spirito. Chiediamo al Signore che il Suo Spirito spinga la nostra vita come una barca, così che navigando conosceremo quello che oggi conosciamo in parte. Esperienza dopo esperienza saremo di consolazione a chi è nella tempesta con la sua barca. Nel frattempo «Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (2 Corinti 7:1).
 

Il 1° novembre

La festa di Ognissanti fu istituita nell’840 d.C. e cadeva inizialmente nel mese di maggio. Durante il Medioevo i credenti vennero a contatto con il culto dedicato a Samain, divinità celtica. Vi fu una sorta di interazione tra la fede nordica, quella dell’impero romano, permissivista seppur legato al cristianesimo, ed una tendenza all’oscurantismo mentale, diretto a difendere la propria identità. Da questa commistione, nel 1048, la ricorrenza venne modificata e spostata al 1° di novembre, per coprire il culto di Samain.

Si narra che Samain vada in giro a fare danni con gli spiriti dei morti, e l’obiettivo della festa è proprio controllare la sete di vendetta di Samain e delle sue schiere che quella notte vengono celebrati. A questa, che è l’origine della festa, si affiancano altre leggende, come quella di Jack o’lantern, che si racconta, avesse venduto l’anima al diavolo. La contrattazione della sua anima, dopo varie peripezie, si conclude con un carbone lanciato da satana in una zucca che Jack portava con sé e che diventò una lanterna.

Le leggende, le credenze, i simboli di questa festa sono le stesse del mondo delle streghe, e da semplice festività celtica, Halloween è diventato un contenitore di satanismo: è risaputo in tutto il mondo che la notte del 31 ottobre i satanisti eseguono il rituale di invocazione delle forze del male.

Camminare nella luce della Parola
Camminare nella luce della Parola

 Lettura della Bibbia

30 ottobre       Lamentazioni 3-4; Romani 14-15
31 ottobre       Lamentazioni 5; Ezechiele 1; Romani 16; 1 Corinti 1
01 novembre  Ezechiele 2-3; 1 Corinti 2-3
02 novembre  Ezechiele 4-5; 1 Corinti 4-5
03 novembre  Ezechiele 6-7; 1 Corinti 6-7
04 novembre  Ezechiele 8-9; 1 Corinti 8-9
05 novembre  Ezechiele 10-11; 1 Corinti 10-11

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».
Genesi 3:10

L’uomo nudo nel corpo

Una scena particolare è delineata nelle prime pagine bibliche. Sul far della sera l’Eterno Dio scende nel giardino dell’Eden alla ricerca della sua creatura. Siamo però nel momento successivo alla trasgressione dell’ordine ricevuto di non mangiare il frutto di un albero in particolare. Adamo non riesce a far altro che nascondersi. Come poteva pensare di rendersi invisibile all’occhio di Colui che tutto vede. Presto scoperto, cerca allora di giustificarsi e lo fa additando come ragione il suo esteriore “nudo”. Ma lo era da sempre.

Il cuore messo a nudo

Cosa è cambiato nel cuore e nella mente dell’uomo? La tentazione e la caduta lo hanno spogliato della dignità di uomo, di creatura, di governante sulla creazione. Perduta la veste originaria, unica capace di ornare e vestire senza coprire, si copre nascondendosi. Questa la condizione di chi dice: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sa invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo come la chiesa di Laodicea (Apocalisse 3:17). Stupisce l’agire divino che si preoccupa di vestire le sue creature. Come il padre amorevole del figliol prodigo (Luca 15:22), Egli resta pronto ad accogliere, vestire e rivestire chi in qualche modo è stato spogliato. Non nasconderti più, ma se odi la Sua voce che ti cerca esci.

Preparandoci ad Halloween senza dimenticare la storia

Con il passare degli anni si abbassa il nostro livello di guardia su quanto “festosamente” viene a minare i nostri principi di fede. Ecco che per giustificare la festa di Halloween si fa leva sulle esigenze dei bambini, supportati anche dall’orientamento della pedagogia infantile che sottolinea l’importanza di vivere il travestimento.

C’è però da interrogarsi se sia giusto soddisfare queste esigenze in una giornata nella quale è chiaramente dichiarata la volontà di celebrare le tenebre, i fantasmi e gli spiriti maligni!

Non restiamo a guardare!

Non ritengo che dobbiamo restare a guardare, e in taluni casi anche a subire nel silenzio. Il credente non tema di affermare che certe pratiche sono dichiaratamente contro la volontà di Dio.

L’esortazione paolina è di custodire la fede che ci è stata insegnata e tramandata, nella Sua purezza. Se proprio si vuole far festa, facciamola invocando il Suo nome: è in Lui che ci rallegriamo perché ci ha donato la vita!

Nota storica

Il 27 ottobre 1553 Michele Serveto finisce al rogo su volere di Giovanni Calvino. Il suo caso riecheggiò in tutta Europa, segnando l’inizio dell’idea moderna di tolleranza religiosa. Commentandone la morte, Sebastiano Castellione scrisse: “Uccidere un uomo non significa difendere una dottrina, ma solo uccidere un uomo”. Il 28 ottobre 312 a Ponte Milvio cambia la storia dei cristiani con la vittoria di Costantino su Massenzio.

Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella
Non nasconderti a Dio. Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

23 ottobre Geremia 41-42; Atti 28; Romani 1
24 ottobre Geremia 43-44; Romani 2-3
25 ottobre Geremia 45-46; Romani 4-5
26 ottobre Geremia 47-48; Romani 6-7
27 ottobre Geremia 49-50; Romani 8-9
28 ottobre Geremia 51-52; Romani 10-11
29 ottobre Lamentazioni 1-2; Romani 12-13

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

«Non ti ho detto che se tu credi, vedrai la gloria di Dio?»

Giovanni 11:40

Dinanzi alla sfida della parola di Dio tendiamo a voler dare spiegazioni e giustificazioni non riuscendo a ricevere quanto promesso o dichiarato. Quando Dio ci viene incontro, noi restiamo umani ed in quanto tali ci relazioniamo con Lui da esseri finiti, facili a lamentarsi per gli sforzi vani e il costante insuccesso nell’adempiere la Sua parola. Se la nostra fede, invece, ponesse maggior ascolto ad essa e diventasse un po’ sorda alle tanti voci di portatori di infauste notizie, saremmo come Simone il quale affermò: “Alla tua parola calerò le reti”. È questo quello che sta venendo meno! Ascoltiamo, ma facciamo fatica ad obbedire alla parola del Maestro quando ci ordina di gettare le reti. La fede non cerca spiegazioni o scuse, ma azioni! Gesù, nel Suo discorso con la sorella di Lazzaro le disse: «Non ti ho detto che se tu credi, vedrai la gloria di Dio?» (Giovanni 11:40). Anche il centurione di Capernaum è per noi di esempio, quando disse a Gesù che non era necessario che si recasse a casa sua per guarire il suo servo ammalato. Era persuaso che con una sola Sua parola sarebbe guarita.

Giovanni Diodati

Il 13 ottobre 1649 a Ginevra si spegneva Giovanni Diodati (nato il 3 giugno 1576, aveva 73 anni). La sua fama è dovuta specialmente alla sua traduzione della Bibbia in italiano (1607) e in francese (1644), la prima ad essere letta da molti italiani. La traduzione italiana, cosiddetta Diodatina, è ritenuta un’opera monumentale per il lessico adoperato, per l’intensità ed i termini sopraffini utilizzati, per la fedeltà al testo cui solamente un uomo di levatura superiore e con doni comunicati dallo Spirito Santo, ha potuto compiere pur in una giovane età, a conferma di una schietta consacrazione. La seconda edizione del 1641 viene edita con la revisione dell’autore ancora vivente e con i Salmi tradotti in poesia, che ci comunicano la vena poetica di questo particolare studioso, professore di lingue antiche a vent’anni e successore di Calvino con Theodore de Beze all’università, come rettore magnifico a venticinque. Di questo patrimonio restano per la traduzione del 1607 stampata a Ginevra 12 esemplari, per quella del 1641 stampata a Ginevra -editore P. Chovet – si contano 23 copie. Averne una …

La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
La fede è azione. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

09 ottobre       Geremia 13-14; Giovanni 21; Atti 1

10 ottobre       Geremia 15-16; Atti 2-3

11 ottobre       Geremia 17-18; Atti 4-5

12 ottobre       Geremia 19-20; Atti 6-7

13 ottobre       Geremia 21-22; Atti 8-9

14 ottobre       Geremia 23-24; Atti 10-11

15 ottobre       Geremia 25-26; Atti 12-13

Ce la possiamo fare! Il Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Ce la possiamo fare

Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: «Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo». Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi». Numeri 13:30-31

La storia dei dodici esploratori inviati da Mosè nella terra di Canaan ci rivela quanto sia alto il potere delle nostre parole nel bene e nel male. Dodici capi, condottieri, uomini coraggiosi ed esperti, furono selezionati in rappresentanza di tutte le tribù per preparare l’assalto finale.

Quello che i loro occhi videro confermava le parole del Signore: “una terra ove scorreva latte e miele”, a descrivere l’abbondanza e la fertilità di un territorio ove i grappoli d’uva erano talmente grandi da dover essere portati a spalla. Al rientro tutti confermarono le attese del popolo, ma dieci di loro aggiunsero al loro rapporto il dato inerente la presenza di un popolo di “giganti”.

Le loro parole insinuarono paura e sconcerto a cui poco poté la fiduciosa replica di Caleb. Purtroppo spesso perdiamo di vista che i nostri pensieri possono essere sassi o diamanti. La chiesa ha sempre bisogno di buoni pensatori, in grado di risolvere i problemi, con idee che infondano sempre la speranza che le cose possano migliorare. Non lasciamoci condizionare dal pensiero comune e seguiamo l’esempio di Caleb: “Possiamo riuscirci benissimo”.

Il proteus

La nostra vita ha ritmi scanditi da impegni e appuntamenti vari, un continuo rincorrere le lancette dell’orologio per constatare che il tempo non ci basta mai.

Il Creato intorno a noi suggerisce invece che la vita scorre ovunque e comunque. Ci sono luoghi dove nelle viscere della terra il tempo svanisce. Lì l’assenza della luce fa scorrere lentamente l’esistenza di piccole creature capaci di restare per dieci anni senza mangiare, mentre tutto il resto cresce al ritmo di un millimetro ogni 40 anni alimentato dalle infiltrazioni dell’acqua.

Posti nascosti alla mano violenta e feroce dell’uomo, scolpiti nelle buie cavità solo dalla sapiente mano del Creatore con il semplice scorrere di un corso d’acqua.

Ho visto con i miei occhi un posto del genere a Postumia (Slovenia), dove in cavità sotterranee vivono centinaia di creature, la più famosa è il proteus, un anfibio cieco. Davanti a simili meraviglie scopriamo la nostra piccolezza, e il nostro vano sforzo di costruire in altezza, mentre c’è vita anche nel profondo.

Ce la possiamo fare!
Ce la possiamo fare!

Lettura della Bibbia

25 settembre   Isaia 51-52; Luca 17-18

26 settembre   Isaia 53-54; Luca 19-20

27 settembre   Isaia 55-56; Luca 21-22

28 settembre   Isaia 57-58; Luca 23-24

29 settembre   Isaia 59-60; Giovanni 1-2

30 settembre   Isaia 61-62; Giovanni 3-4

01 ottobre       Isaia 63-64; Giovanni 5-6

 

Non temere – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Non temere

Io sono il Dio d’Abraamo tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del mio servo Abraamo”.
Genesi 26:24

Come il padre Abraamo, Isacco si ritrova a fare i conti con una carestia che lo costringe a spostarsi e a recarsi a Gherar. A differenza del predecessore non scenderà fino in Egitto, perché Dio gli ordina di fermarsi là. Qui trova accoglienza da parte del re Abimelek, ma commette lo stesso errore del padre nascondendo che Rebecca era sua moglie.

Cambiano i personaggi, ma la storia e gli errori si ripetono. Nelle sue vicende si leva però la presenza costante dell’Eterno a rassicurarlo e a moltiplicare i suoi beni.

Di riflesso attorno a lui cresce la gelosia, aumentano gli ostacoli. Trova impedimenti, litigi fino al punto che è costretto a lasciare il paese. Allontanato dal re dei filistei, Isacco continua a sperimentare la cura del Suo Dio. Non ha difficoltà a trovare acqua per la sua gente e per le sue bestie. Chi pensava di essersi liberato di lui è costretto a riconoscere il suo essere “benedetto”.

Qualunque sia la difficoltà che stai attraversando, qualunque sia la carestia che ti è piombato addosso, non restare fermo, immobile. Passa all’azione e credi che Dio è con te e ti rassicura dicendoti “Non temere”.

Fame nel mondo

Secondo i dati della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, negli ultimi anni la carestia si è ripresentata in Etiopia, ove più di sette milioni di persone hanno urgente bisogno di cibo per evitare la morte per fame. Altri due milioni di persone sarebbero nelle stesse condizioni in Eritrea. Quasi la metà dei paesi africani, 23 dei 52, starebbero affrontando enormi difficoltà per mancanza di cibo. Il quadro è peggiorato dai più di 2 milioni di persone morte nell’ultimo decennio nella Corea del Nord a causa di scarsità di cibo determinata da una combinazione di inondazioni, siccità e cattive politiche governative. È facile ignorare la carestia quando questa riguarda l’altra faccia del pianeta o qualche angolo isolato e distante del globo.

Nuovo anno scolastico

In questi giorni si sono riaperti i cancelli delle scuole. Per gli insegnanti, il personale vario e tutti gli alunni che hanno ritrovato il loro impegno quotidiano si leva la nostra preghiera.

Non temere - Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Non temere – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

18 settembre   Isaia 37-38; Luca 3-4

19 settembre   Isaia 39-40; Luca 5-6

20 settembre   Isaia 41-42; Luca 7-8

21 settembre   Isaia 43-44; Luca 9-10

22 settembre   Isaia 45-46; Luca 11-12

23 settembre   Isaia 47-48; Luca 13-14

24 settembre   Isaia 49-50; Luca 15-16

Coraggio – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Coraggio – Il testo biblico guida

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita.
Matteo 9:20-22

 
La condizione di questa donna era disperata: impura secondo la Legge era estromessa dal tempio, le era impedito di entrare nella sinagoga e non c’era modo che avesse relazioni con altre persone. Tutto ciò perché quanti sarebbero venuti in contatto con lei sarebbero stati “impuri”.

Religiosamente abbandonata a sé stessa, per dodici anni si affida alle cure mediche del tempo, dilapidando non solo le sue risorse economiche, ma venendo sottoposta a delle terapie che oggi ci farebbero sorridere.

Coraggio – Pronti a tutto

Di fronte a un dramma personale si è pronti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità. Facile giudicare dall’esterno. Nonostante gli sforzi per lei però non ci fu soluzione, fin quando non incrociò Gesù.

La sua fede la spinse a non badare alla Legge: chissà quanti aveva toccato prima di arrivare al Maestro.

Quel toccare Gesù era contrario alle disposizioni del tempio, ma quando afferrò la veste accadde l’imprevedibile che lei sperava. Non contaminò il Cristo, e Questi la sanò.

Coraggio – Andiamo a Cristo

Quando andiamo a Cristo non ci sarà peso, contaminazione, afflizione da limitarne l’opera. Anzi Egli riconoscerà la nostra audacia e testimonierà del nostro coraggio: “la tua fede ti ha …”. Per questo allora: “Coraggio”.

Ignaz Semmelweis


Quando si dice che basta poco …

Alla fine del 1800, il dottor Ignazio Filippo Semmelweis scoprì che il 10 percento delle donne che andava alla sua clinica moriva di febbre puerperale, mentre il tasso di mortalità di una clinica vicina era inferiore al 4.

Osservò così che nella sua clinica i dottori passavano direttamente dalle autopsie a far nascere dei bambini e concluse che i corpi contaminavano le loro mani e causavano la febbre letale.

Allora iniziò a consigliare ai dottori di strofinarsi le mani con una soluzione disinfettante.

Alcuni suoi colleghi però credevano che fosse assurdo pensare che le mani di un dottore potessero essere impure o causare malattie. Ma Semmelweis insistette, stabilì come regola che i dottori della sua clinica si lavassero le mani prima di prendere un parto.

Di conseguenza, il tasso di mortalità scese subito del 90 percento. Nonostante i risultati incredibili del dottore ungherese, la mentalità di molti dottori di quel tempo non cambiò.

Coraggio - Devotional
Coraggio – Devotional

Lettura settimanale della Bibbia

11 settembre   Isaia 23-24; Marco 5-6
12 settembre   Isaia 25-26; Marco 7-8
13 settembre   Isaia 27-28; Marco 9-10
14 settembre   Isaia 29-30; Marco 11-12
15 settembre   Isaia 31-32; Marco 13-14
16 settembre   Isaia 33-34; Marco 15-16
17 settembre   Isaia 35-36; Luca 1-2