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Il triste canto di Lamec

Il triste canto di Lamec

Devotional settimanale del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Lamec disse alle sue mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire!
Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso.
Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

Genesi 4:23-24

Il commento

Nel racconto dello sviluppo dell’umanità di Genesi 4, successivo alle vicende di Caino e Abele, incontriamo un frammento poetico etichettato dagli esegeti come “il canto di Lamec” o “della spada”. La fratellanza dei primi due ha dimostrato tutta la fragilità della convivenza, culminata poi nell’orribile fratricidio. La storia dei discendenti di Caino ci parla di un’umanità non ferma, ma che si proietta evolutivamente nel progresso culturale, artistico e tecnologico, così come rappresentato dai figli di Lamec: “Iabal, il padre di quelli che abitano sotto le tende presso le greggi; Iubal, il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto; e Tubal-Cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro”.

Quel che potrebbe apparire come un positivo sviluppo e quindi un miglioramento delle condizioni generali, non farà altro che ingigantire la violenza iniziale del capitolo. La mano di Caino si era alzata su Abele, quella di Lamec su un uomo e un giovane. I benefici di ogni progresso purtroppo si perdono, a volte rapidamente, altre lentamente e inesorabilmente, nell’egoismo umano e nella sete di dominio sull’altro, come attesta anche il parallelo testuale tra il gesto di Caino e quello di Lamec. Infatti, se Caino alza la sua mano contro il fratello per un motivo “religioso”, Lamec lo fa a causa di una ferita patita. Mentre Caino prende coscienza della propria colpa, Lamec si gonfia d’orgoglio per i suoi omicidi. Davanti alla pena inflittagli Caino invoca da Dio una mitigazione, Lamec invece fa appello alla sua forza guerriera amplificando da sette a settantasette volte la sete di vendetta per la sua eventuale morte.

Successivamente in Esodo (capp. 20-23) con il codice dell’alleanza, si tenderà a porre un limite agli eccessi della vendetta sulla base del principio di corrispondenza fra danno inflitto e pena con la legge del taglione. Per ora, da subito la Scrittura ci mette davanti l’amara constatazione che all’ordine di soggiogare la terra e di dominare sulle creature animali (Genesi 1:28), è seguito invece un lento deterioramento delle relazioni umane. Alla crescita e al progresso corrisponde un aumento della violenza. La costante corsa agli armamenti, fino alla minaccia nucleare dei nostri giorni, ne è un aspetto appariscente. Siamo avvolti in una nube di violenza che lascia fuori poco del nostro quotidiano, dal semplice parcheggiare allo stare in fila a un qualsiasi sportello, dall’aggressione telefonica alla tortura televisiva, nel costante disconoscimento nelle relazioni di ogni alterità. Come credenti dovremmo sforzarci di venirne fuori e provare ad illuminare il nostro mondo, tenendo vive nei nostri cuori le parole di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella
Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Lettura biblica giornaliera

08 gennaio   Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio   Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio   Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio   Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio   Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio   Genesi 31-32; Matteo 9:18-38

14 gennaio   Genesi 33-34; Matteo 10:1-20

Non temere, ma continua a parlare

 

Non temere, ma continua a parlare

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Questo devotional inaugura il quarto anno di un percorso settimanale, composto da una breve meditazione e un piano di lettura giornaliero della Bibbia per alimentare la fede di ciascuno e da poter condividere con altri.

La Parola

Una notte il Signore disse in visione a Paolo: “Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città”.

Atti 18:9-10

Il commento

L’inizio di un nuovo anno è sempre consegnatario di aspettative, desideri e propositi vari, in gran parte però vanno rinnovandosi di anno in anno. Purtroppo nonostante l’entusiasmo e l’impegno profuso non sempre riusciamo a giungere ai risultati attesi.

Ci sentiamo allora un po’ come l’apostolo Paolo dopo la fuga da Berea e il mezzo successo di Atene, quando raggiunto Corinto inizia la sua missione tra le solite resistenze dei giudei. L’evangelista Luca narra in Atti di una visione notturna, in cui il Signore rincuora e incoraggia il suo servo. Spero che queste parole possano risuonare potentemente anche nel profondo del tuo cuore:

“Non temere, ma continua a parlare e non tacere”.

Qualunque sia il tuo impegno non è questo il momento di mollare, anzi proprio ora è tempo di continuare. Sono convinto che se abbiamo la consapevolezza che quanto stiamo facendo è per il bene di qualcuno, Colui che ha animato il nostro impegno non ci lascerà soli nel momento della difficoltà: “Io sono con te”. Non lasciare che alcun timore possa prendere il sopravvento, e se proprio la morsa dovesse farsi stretta ricorri alla tua arma segreta e potente: “Invocami, e io ti risponderò, ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci” (Geremia 33:3).

La Bibbia nutra la tua preghiera!

Non lasciare fuori dai tuoi propositi la lettura della bibbia e la preghiera. Uno dei miei impegni è proprio incoraggiarti e sostenerti a riguardo. Impegniamoci assieme ad evitare progetti senza passare dalla stanza della preghiera, perché è lì che il nostro Dio annuncerà “cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”.

Guardando all’obiettivo eterno, l’apostolo avrà modo di ricordare ai Corinti che “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere; ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1 Corinzi 8:1b-3). Sempre alla ricerca della conoscenza, fondando sulle solide basi scritturali, sia la nostra bussola orientata dall’amore che edifica.

William Law, uno scrittori di libri religiosi del diciottesimo secolo, disse: “A migliaia stanno lì pronti a spaccare capelli dottrinali e a istruire altri nel sottile significato delle parole della Scrittura – ma sono molto pochi coloro attraverso i quali lo Spirito Santo può portare [persone] alla nuova nascita nel Regno di Dio”. Umilmente prego di essere uno di loro, o quanto meno uno che edifica.

Non temere, ma continua a parlare
Non temere, ma continua a parlare

 

Piano di lettura settimanale della Bibbia

01 gennaio Genesi 1-3; Matteo 1

02 gennaio Genesi 4-6; Matteo 2

03 gennaio Genesi 7-9; Matteo 3

04 gennaio Genesi 10-12; Matteo 4

05 gennaio Genesi 13-15; Matteo 5:1-26

06 gennaio Genesi 16-17; Matteo 5:27-48

07 gennaio Genesi 18-19; Matteo 6:1-18

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Guardate la vostra vocazione!
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio»

1 Corinzi 1:26-29

Arrivato il Natale…

Arrivato il Natale con il suo treno di luci e tradizioni, siamo già proiettati a quel che sarà. Le speranze affidate alla santa notte o all’omone barbuto vestito di rosso sono svanite alle luci del giorno. Di certo chi ha scelto di confidare nell’Eterno sa che non sarà questione di tempo, ma piuttosto di condizione propria, per cambiar la quale non basteranno tutti gli auguri e gli auspici di questo mondo.

Mentre è ancora caldo il fuoco dello stare assieme, non mancano le invidie, i dissidi e le divisioni. Per questi l’apostolo scriveva ai Corinzi, invitandoli a ricordare chi erano, e come la grazia di Gesù Cristo, attraverso la predicazione della follia della croce aveva rivelato loro l’agire di Dio. Forse il clima di festa avrà accentuato in molti la triste condizione del momento, evidenziato le difficoltà economiche e la propria debolezza nel reagire.

Guarda alla tua vocazione!

Proprio ora: “guarda alla tua vocazione”, a quel che Dio ha posto nel tuo vaso di terra, alle fede nata e cresciuta nel tuo cuore. Attraverso di te e con te, Dio vuole svergognare i sapienti, le cose forti e ridurre le cose che sono. Di fronte alle nostre umane limitazioni prendiamo invece coscienza che non abbiamo molto tempo per annunciare la gioia del Cristo nato, morto e risorto. Troviamo la necessaria consolazione nelle “parole” che non passeranno mai. Quelle eterne parole ci spingono in queste ore a pregare per quanti soffrono o stanno lottando contro un male o un’ingiustizia, per chi non ha più niente o si ritrova tutto solo; ed anche per coloro che hanno rinunciato alla loro vita per migliorare un po’ quella degli altri.

Preghiera

Possa risplendere la Sua luce nel cuore di tanti e condurli attraverso la Parola lungo sentieri di giustizia, facendone testimoni ripieni di Spirito.

Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Guardate la vostra vocazione! Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

25 dicembre Zaccaria 1-2; Apocalisse 5-6

26 dicembre Zaccaria 3-4; Apocalisse 7-8

27 dicembre Zaccaria 5-6; Apocalisse 9-10

28 dicembre Zaccaria 7-8; Apocalisse 11-12

29 dicembre Zaccaria 9-10; Apocalisse 13-14

30 dicembre Zaccaria 11-12; Apocalisse 15-16

31 dicembre Zaccaria 13-14; Apocalisse 17-18

01 gennaio Malachia 1-2; Apocalisse 19-20

02 gennaio Malachia 3-4; Apocalisse 21-22

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Perciò Gesù disse ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”

Giovanni 6:67

La vita ci riserva momenti in cui il parlare del Signore appare difficile da accettare, le Sue promesse foschia in lontananza, e il cuore vorrebbe gridare “Basta” a tutto.

Sull’orlo della disperazione, la Sua voce giunge a noi e ci chiede: “Vuoi andartene?”.

Per i discepoli fu un momento di imbarazzo, rotto dalle parole di Pietro: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6:68, 69).

Purtroppo per noi, lo sguardo del Maestro andava oltre le apparenze e le sue parole evidenziavano come la gente Lo cercava per essere materialmente saziata (v. 26), mentre non credevano in Colui che lo aveva mandato e non intendevano le Sue parole.

Quando ci vediamo scoperti, allora dichiariamo: “Questo parlare è duro”.

Triste considerazione suscita dover scoprire anche oggi che molti ricercano un Vangelo solo di esaudimenti personali, e pieno di futilità.

Mentre la folla vuole il pane e il pesce, io e te vogliamo seguire Gesù perché le sue parole “sono spirito e vita”. Proprio nell’ora più buia, il cuore timoroso e timorato si volgerà a Colui che non negherà la Sua presenza, la Sua amorevole vicinanza. Non mollare.

Più di un rito o di una tradizione

Il Natale si approssima e la complessa macchina commerciale tempesta di messaggini, spot e lanci promozionali al punto da perseguitarci ad effettuare gli acquisti per la festa. Senza accorgercene siamo colti dall’ansia del regalo.

Anche quest’anno, per tanti non ci sarà nessun “babbo natale”, ma solo i soliti salti per sbarcare il lunario, per onorare impegni assunti o addirittura per vivere alla giornata. Eppure almeno in questi giorni vorremmo un mondo migliore, famiglie felici, ospedali vuoti, chiese stracolme, bambini felici con i loro giocattoli, tavole imbandite da nord a sud e da ovest a est.

Così l’albero diventa un rito scacciacrisi, un segno visibile dietro il vetro per dire alla “malasorte” di andarsene altrove, e che almeno per qualche giorno lasci tutti in pace per godersi la famiglia e mangiare secondo la tradizione.

Per altri meglio affidarsi al presepe, il cui centro è Colui che dovrebbe essere il festeggiato, anche se nelle spoglie del bambinello.

Albero o presepe, spero che il cuore di tanti realmente brami un incontro con Dio e che la tradizione sia la scintilla per riaccendere il fuoco della speranza quando e dove manca la conoscenza delle Scritture.

Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Volete andarvene anche voi? Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

18 dicembre Michea 5-6; 2 Pietro 2-3

19 dicembre Michea 7; Nahum 1; 1 Giovanni 1-2

20 dicembre Nahum 2-3; 1 Giovanni 3-4

21 dicembre Habacuc 1-2; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

22 dicembre Habacuc 3; Sofonia 1; 3 Giovanni 1; Giuda 1

23 dicembre Sofonia 2-3; Apocalisse 1-2

24 dicembre Aggeo 1-2; Apocalisse 3-4

L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

L’Eterno mi conosce! Sia lode all’Eterno!

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci»
Salmo 139:1

I testi dei Salmi sono capaci di cogliere e descrivere i nostri stati d’animo più intimi e profondi. Se l’incipit del salmo recita: «Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci», la parte finale dice: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore…».

Non solo siamo conosciuti dal Signore, ma c’è un desiderio di voler essere investigati. Occorre certamente del coraggio per chiedere a Dio di metterci a nudo ed investigarci per vedere se c’è qualcosa in noi che non va.

La tendenza solita è quella di nascondersi, o tutt’al più chinare il capo dinanzi a Dio, come fece il pubblicano, sulla porta del tempio, per implorare “Abbi pietà di me”.

Domina attorno a noi il pensiero presuntuoso di dichiarare che Dio ci conosce, ci investiga, ma ci ama così come siamo, peccatori iniqui. Vero è che Lui ci ama così, ma è altrettanto vero che non ci vuole “iniqui”.

Le parole del Salmo conducono a comprendere, non solo, che la Sua presenza non ci lascia e non ci abbandona, ma anche come il Suo sguardo sia sempre su noi. Egli è l’Emmanuele, l’Iddio con noi, Colui che ci conduce per sentieri di giustizia e lungo pascoli verdeggianti.

La domanda è se lo crediamo e se ne abbiamo la consapevolezza o, invece, viviamo una fede ipocrita basata su di una persuasione più che su una certezza.

Piangere

È la prima modalità espressiva di ogni nato, considerato segnale di vitalità e principale comunicazione nelle prime fasi della vita. Una volta cresciuti le lacrime divengono sinonimo di dolore e sofferenza. Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia.

Quando penso al pianto e alle lacrime che si versano soprattutto nel silenzio o nel segreto, mi sovviene la il Salmo 6: «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto» (verso 8). Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare. Mi piace pensare che le lacrime giungono a Lui come parole.

Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio. Eppure il salmo 30 ci ricorda che non si piangerà per sempre. Come ogni notte lascia la scena al giorno, alle lacrime seguirà la gioia. E quando la gioia arriva dopo il pianto sarà accompagnata di grida. Confida pure nel tuo Dio, perché «quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia» (Salmo 126:5).

L'Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all'Eterno!
L’Eterno mi conosce! Che Egli mi investighi! Sia lode all’Eterno!

Lettura della Bibbia

11 dicembre Amos 5-6; Ebrei 11-12
12 dicembre Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
13 dicembre Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
14 dicembre Giona 1-2; Giacomo 4-5
15 dicembre Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
16 dicembre Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
17 dicembre Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Un parlare chiaro contro i “cianciatori”

Un parlare chiaro contro i “cianciatori”

Il testo biblico

Indirizzo e saluti

1 L’anziano al carissimo Gaio, che io amo nella verità.
2 Carissimo, io prego che in ogni cosa tu prosperi e goda buona salute, come prospera l’anima tua.
3 Mi sono rallegrato molto quando sono venuti alcuni fratelli che hanno reso testimonianza della verità che è in te, del modo in cui tu cammini nella verità.
4 Non ho gioia più grande di questa: sapere che i miei figli camminano nella verità.

Fedeltà di Gaio

5 Carissimo, tu agisci fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, per di più stranieri.
6 Questi hanno reso testimonianza del tuo amore davanti alla chiesa; e farai bene a provvedere al loro viaggio in modo degno di Dio, 7 perché sono partiti per amore del nome di Cristo, senza prendere niente dai pagani.
8 Noi dobbiamo perciò accogliere tali persone, per collaborare in favore della verità.

Diotrefe e Demetrio; saluti

9 Ho scritto qualcosa alla chiesa; ma Diotrefe, che aspira ad avere il primato tra di loro, non ci riceve.
10 Perciò, se vengo, io ricorderò le opere che fa, sparlando contro di noi con parole maligne; e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma a quelli che vorrebbero riceverli impedisce di farlo, e li caccia fuori dalla chiesa.
11 Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha visto Dio.
12 A Demetrio è stata resa testimonianza da tutti e dalla stessa verità; e anche noi gli rendiamo testimonianza e tu sai che la nostra testimonianza è vera.
13 Avrei molte cose da scriverti, ma non voglio farlo con inchiostro e penna, 14 poiché spero di vederti presto, e allora parleremo a voce. 15 La pace sia con te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici a uno a uno.

(3 Giovanni)

Il commento video del pastore Elpidio Pezzella

Un parlare chiaro contro i "cianciatori"
Un parlare chiaro contro i “cianciatori”

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati

Il testo biblico

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati

1 Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, 2 per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità.

3 Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, 4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.

5 Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesú uomo, 6 che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo, 7 e della quale io fui costituito predicatore e *apostolo (io dico il vero, non mento), per istruire gli stranieri nella fede e nella verità.

(1 Timoteo 2)

Il commento video del pastore Elpidio Pezzella

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il testo biblico di riferimento

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini”
Matteo 5:13

La parabola del sale

La “parabola” del sale si conclude con un richiamo ai discepoli a non divenire “insipidi”. L’immagine assume una connotazione piuttosto sorprendente: i chimici assicurano che il sale non si corrompe, eppure Gesù mette in guardia i discepoli dal pericolo di perdere il proprio sapore. Per quanto possa apparire inconcepibile, Gesù li considera capaci di fare qualcosa di assurdo, di impossibile, come rovinare il sale: possono far perdere al vangelo il suo sapore. C’è un solo modo per combinare questo guaio: mischiare il sale con altro che ne alteri la purezza e la genuinità.

Il Vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciarglielo, non va snaturato, altrimenti non è più vangelo. Così come la chiesa che lo modifica non è più la chiesa del Signore. Se tendiamo ad addolcire il Vangelo per renderlo maggiormente “praticabile”, lo stiamo privando del suo sapore.

È il fallimento della missione, indicato metaforicamente con l’immagine del sale gettato sulla strada: viene calpestato, come la polvere cui nessuno presta attenzione né attribuisce alcun valore. Come sale della terra, siamo chiamati a conservare la fede ricevuta e a trasmetterla intatta agli altri. La nostra generazione è posta con particolare forza di fronte alla sfida di mantenere integro il deposito della fede:

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).

Il sale ebraico

Gesù esponeva questo insegnamenti dal Mar Morto (a 392 metri sotto il livello del mare), nove volte più salino, e da dove provenivano grandi quantità di sale. Gli Ebrei, per raccoglierlo, riempivano d’acqua delle vasche lungo la sua sponda, e lasciavano che il sole la facesse evaporare. Il sale grezzo così ottenuto veniva lavato poi nell’acqua marina, purificato e pestato in finissima polvere. Il sale non era soltanto un condimento, era un conservante naturale, necessario per mettere il pesce in salamoia, per conservare la carne, per mettere sotto sale le verdure, comprese le olive. Per questo divenne il simbolo stesso della durata nell’immaginario umano e anche nell’esperienza religiosa. Quando gli Ebrei offrivano oblazioni dovevano aggiungervi del sale, un modo poetico per simboleggiare la durata del patto con Dio (Levitico 2:13; Ezechiele 43:24). Il Signore stabilì con i sacerdoti un patto che definì “di sale” per indicare che sarebbe stato un accordo perpetuo, visto che non si guasta e nel tempo mantiene inalterate le sue caratteristiche (Numeri 18:19).

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

27 novembre Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
28 novembre Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
29 novembre Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
30 novembre Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
01 dicembre Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
02 dicembre Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
03 dicembre Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Camminare con Elia

«Essi continuarono a camminare discorrendo insieme, quand’ecco un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine».

2Re 2:11

Nel racconto della sparizione di Elia, il discepolo Eliseo percorre un cammino che lo prepara a dipendere dalla potenza di Dio. Nel viaggio che parte da Ghilgal le tappesono Bethel, Gerico e il Giordano. Bethel significa “casa di Dio” ed aveva una grande tradizione spirituale, basti ricordare a Giacobbe.

Nel tempo il popolo si era dato all’idolatria ed era sprofondato nell’incredulità. Eliseo dovette provare indignazione per quella società completamente perduta, e dovette forse comprendere di non essere ancora pronto ad affrontare una simile sfida. Per questo non si ferma, ma continua a seguire Elia.

Giunsero a Gerico (“luogo piacevole”), un territorio sterile a causa di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti. Qui c’era una scuola di profeti e uomini dediti allo studio delle Scritture , i quali sono incapaci di dare soluzione al dramma. Anche qui Eliseo non si ferma, ha bisogno di altro.

Viene condotto allora al Giordano, dove sperimenta la potenza di Dio attraverso il mantello che apre le acque. Se Bethel può rappresentare una società schernitrice delle cose di Dio e Gerico un cristianesimo tutto pensiero ma senza concretezza, il Giordano non è il punto di arrivo. Qui il mantello dell’unzione scende sulla vita di Eliseo. E noi da qui vogliamo partire.

Elia e Eliseo

Nella cultura ebraica il nome racchiude l’identità della persona e nel caso del profeta la sua missione. Infatti, il nome di Elia ‘Eliyyáhu vuol dire “il mio Dio è Yahwèh”, e ogni sua azione è volta a manifestarne la veridicità.

Attraverso il tishbita, ossia lo straniero proveniente da un piccolo villaggio, ad est del Giordano, nell’Alta Galilea, la Bibbia ci dice che in mezzo alla morte Dio concede la vita. Elia vestiva con “i fianchi cinti” (1Re 18:46) e coperto da un mantello (2Re 2:8-13) e viveva nei dintorni del Giordano.

Eliseo succederà ad Elia, continuando la sua opera, e le sue vicende sono riportate in 2Re. Il nome di Eliseo (‘Oelysha’) vuol dire “Dio salva” o “il mio Dio salva”, anche “Dio è salvezza”. Le loro vicende intessono un’entusiasmante saga a cavallo dei due libri dei Re, che io ripercorro nel mio libro “Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte”.

Nei profeti non vi è solo la parola di Dio, ma spessore umano, idee, passioni e soprattutto azioni che li avvicinano a ciascuno di noi e li fanno sentire nostri amici.

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna

Il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro la Donna. La cronaca recente ci impone non solo una riflessione a riguardo, ma una rielaborazione del pensare diffuso e un impegno a difesa di tutte le donne.

Camminare con Elia - Devotional di Elpidio Pezzella
Camminare con Elia – Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

20 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

21 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

22 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

23 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

24 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

25 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

26 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

Il mio comodino “Lagom”

Il mio comodino “Lagom”

Cos’è “Lagom”?

Scrive il mio fratello Elpidio in un suo bel post a tema che ovviamente vi invito a leggere per intero:

“Né troppo, né troppo poco: il giusto” è il significato della parola svedese “lagom”, divenuta negli ultimi mesi indicatore di una nuova tendenza anche ad altre latitudini. Racchiude un concetto che spazia tra l’etico e l’estetico, che indica una certa predilezione nordica per l’equa via di mezzo, e che sta catturando l’attenzione mediatica. La filosofia del lagom si può sintetizzare con “l’essenziale, quel che serve realmente”: una vita vissuta serenamente, senza ansia di emergere ma senza neppure conformarsi troppo alla massa; un look privo di eccessi, oppure una scrivania ordinata, con nulla di più oltre quello che serve. 

Il mio comodino non è forse “lagom?”

Poichè si dice che una immagine, (vale anche se è un poco sfocata?) val più di mille parole… eccovi il mio comodino (non è “Ikea”, è “Dramisino”, visto che è un vecchio comodino italiano rimesso a nuovo dalla mia adorabile moglie dalle mani d’oro).

Il mio comodino "Lagom"
Il mio comodino “Lagom”

La Parola di Dio è il pezzo più prezioso.

L’edizione ridotta della preghiera delle Ore per la preghiera di Compieta, prima di addormentarsi. Una icona regalataci il giorno del nostro matrimonio da una sorella e amica cristiana ortodossa. Un komboskini che viene dal monte Athos. Una croce che viene dalla casa di mia madre.

La sera ci aggiungo la fede matrimoniale e la stola sacerdotale. A ricordarmi che tutto ho ricevuto dal Signore e tutto a Lui devo rendere. Perchè non so quando verrà a riprendersi la vita che mi ha donato per donarmi, se avrà pietà del mio peccato, pure se grande, la vita eterna.

Amen.