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Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Quale segno?

Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona».

Luca 11:29

Siamo costantemente alla ricerca di un segno, di un miracolo o un’indicazione divina.

Il testo di Luca ci dice che degli estranei quali la regina di Seba e i niniviti hanno fatto stima della rivelazione di Dio senza vedere alcuna manifestazione soprannaturale.

La realtà è che oggi, come allora, “questa generazione è malvagia”, ossia cattiva nella natura e nella condizione. Fino a quando sarà in questo stato nessun segno potrà mai produrre un risultato duraturo. Senza una sincera e onesta presa di coscienza non ci sarà cambiamento.

La storia di Giona

La storia di Giona ci dice che sovente siamo prima noi a non credere al “cambiamento/ravvedimento”. Accade così che in molte chiese sta sparendo il messaggio della conversione, preferendo parlare di “partecipazione”.

Come Giona limitiamo l’azione di Dio, resistiamo allo Spirito con le nostre convinzioni, cerchiamo un messaggio alternativo a quello che siamo inviati a proclamare.

La nostra “malvagità” nasconde, allontana e finanche cancella il volto di Dio. Le questioni personali hanno il sopravvento sulla missione ricevuta e l’effetto sono “segni diversi” che deviano e allontanano le persone.

Torniamo a predicare Cristo crocifisso e la misericordia di Dio che incontra chi si ravvede.

Giona, un santo noioso e pesante…

Lutero scrisse che “Giona è un ‘santo’ noioso e pesante che è arrabbiato a causa della misericordia di Dio per i peccatori”.

Tuttavia è un figlio amatissimo da Dio al quale sembra rivolgersi senza inibizioni, quasi senza timore, ma in realtà ne ha e come.

Dio non liquida con superficialità il servo disobbediente, ma continua a seguirlo, e a chiamarlo a “combattere con lui” fino a riportarlo alle sue responsabilità.

Dio desidera che Giona trovi la sua chiamata profetica andando oltre le convinzioni e le false certezze che il proprio ambiente e le tradizioni del tempo gli impongono.

Giona (e noi con lui) è sfidato ad accogliere coloro che lui stesso aveva escluso, facendo i conti con la misericordia di Dio per lui inaccettabile. (Puoi approfondire leggendo il mio scritto “Giona, l’inaccettabile misericordia di Dio”).

Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Quale segno? Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

04 settembre Isaia 9-10; Matteo 19-20

05 settembre Isaia 11-12; Matteo 21-22

06 settembre Isaia 13-14; Matteo 23-24

07 settembre Isaia 15-16; Matteo 25-26

08 settembre Isaia 17-18; Matteo 27-28

09 settembre Isaia 19-20; Marco 1-2

10 settembre Isaia 21-22; Marco 3-4

Argilla nelle Sue mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Argilla nelle Sue mani

«Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d’Israele!» Geremia 18:6b

Geremia vide nella stanza del vasaio un lavoro fatto di delicatezza e cura dei particolari, ma anche soggetto a imprevisti. La missione affidatagli è ora prerogativa divina: sradicare, abbattere e distruggere; ma anche edificare e piantare.

Ciascuna delle azione che Dio arroga a sé ha una caratteristica comune: sono le Sue amorevoli e paterne mani a portare a compimento il suo intento, seppur soggetto a modifiche nel corso dell’opera.

Questa era anche la consapevolezza del profeta Isaia, che implorava l’intervento divino in tempi di totale dimenticanza e aridità spirituale.

“Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (Isaia 64:8)

Riconoscere Dio nostro padre vuol dire avere piena fiducia nel Suo operato. Qualunque cosa Egli farà sarà sempre ed esclusivamente per il nostro bene. Quel che a noi potrà apparire come un divellere o distruggere nel tempo si rivelerà un piantare o edificare.

Noi siamo l’argilla nelle sue mani: fragili ma plasmabili; deboli ma duri, una volta seccati. Rallegra profondamente il cuore il sapersi in qualunque momento nelle Sue mani, come l’argilla era in quelle del vasaio.

Due centrini e 25.000 dollari

Due coniugi in sessant’anni di matrimoni avevano conosciuto raramente i litigi, condividendo ogni cosa senza segreti, eccetto uno: la moglie aveva una scatola e quando si erano sposati aveva detto al marito che non avrebbe mai dovuto guardarvi dentro. Dopo tanti anni insieme, arrivò il momento che il marito chiese se finalmente poteva sapere cosa conteneva. La moglie acconsentì: vi trovò due centrini e 25mila dollari. Chiese allora cosa significavano, ed ella rispose: “Quando ci siamo sposati, mia madre mi disse che ogni volta che mi sarei arrabbiata con te o ogni volta che avresti detto o fatto qualcosa che non mi piaceva, avrei dovuto fare un piccolo centrino e poi ne avrei dovuto parlare con te”. Il marito si commosse fino alle lacrime considerando che in sessanta anni di matrimonio avesse dato fastidio a sua moglie le volte necessarie per fare solo due centrini. Soddisfatto di sé stesso, prese la moglie per mano e disse: “Questo spiega i centrini, ma invece cosa sono i 25 mila dollari?” La donna sorrise e rispose: “Questi sono i soldi che ho ricavato dalla vendita di tutti i centrini che ho fatto nel corso degli anni”.

Argilla nelle Due mani - Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Argilla nelle Due mani – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

21 agosto Ecclesiaste 1-2; Apocalisse 13-14

22 agosto Ecclesiaste 3-4; Apocalisse 15-16

23 agosto Ecclesiaste 5-6; Apocalisse 17-18

24 agosto Ecclesiaste 7-8; Apocalisse 19-20

25 agosto Ecclesiaste 9-10; Apocalisse 21-22

26 agosto Ecclesiaste 11-12; Matteo 1-2

27 agosto Cantico dei C. 1-2; Matteo 3-4

Scendere dal monte – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  Luca 9:33

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista.

Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda.

Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre.

In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

 

Tutti erano in torto

Un’antica parabola  espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero.

Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente.

Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

E così questi uomini dell’Indostan

Disputarono forte e a lungo,

Ognuno rimanendo della sua idea

Non disposti a venirsi incontro

Sebbene ognuno avesse in parte ragione,

Tutti erano in torto!

Scendere dal monte - Devotional
Scendere dal monte – Devotional

Lettura della Bibbia

07 agosto        Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2

08 agosto        Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4

09 agosto        Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

10 agosto        Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3

11 agosto        Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2

12 agosto        Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4

13 agosto        Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

Chi crede non tace – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Chi crede non tace

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli.

Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano. L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è punto centrale tra il “pensare” e il “credere”.

Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro.

La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto.

Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce. La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate.

Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca.

Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

 

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha. Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo: «Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna» (Giacomo 3:6). Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

 

Triste ricorrenza

Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Chi crede non tace - Devotional
Chi crede non tace – Devotional

Lettura della Bibbia

31 luglio         Salmi 140-141; Ebrei 5-6

01 agosto        Salmi 142-143; Ebrei 7-8

02 agosto        Salmi 144-145; Ebrei 9-10

03 agosto        Salmi 146-147; Ebrei 11-12

04 agosto        Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

05 agosto        Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

06 agosto        Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Devotional – Gli alberi di Israele (di Elpidio Pezzella)

Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e divori i cedri del Libano!”
Giudici 9:14-15

Devotional – Gli alberi di Israele


Nell’apologo di Ioatam il rovo è emblema di Abimelec, colui che si è levato per regnare sul popolo. Gedeone aveva avuto 70 figli, ma nessuno di questi alla sua morte era stato pronto a prendere le redini del popolo e condurlo come giudice. Fu allora Abimelec, figlio di una concubina sichemita,  lesto ad approfittare dello stallo e a chiedere aiuto ai suoi compaesani per ordire una congiura contro i legittimi eredi.

Nei panni dell’ulivo, del fico e della vite ci sono personaggi che non possiamo identificare, ma che ci parlano di coloro che, per ragioni varie, si trovano al bivio del comando, inteso come governo. Tutti però fuggono la responsabilità comunitaria e preferiscono continuare a vivere nel proprio egoismo, vestendolo di un servizio a favore di qualcuno.

La conseguenza è che un rovo (o un pruno) si eleverà e si imporrà recando sicuramente danni nell’immediato e nel futuro. Il regno di Abimelec non durerà a lungo, perché dopo appena tre anni passerà in disgrazia, non essendo gradito da chi lo aveva sostenuto. Il continuo della storia dice Abimelec distruggerà Sichem e dopo troverà la morte per mano di una donna.


Tenebre e alba


Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. …
(tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico“)
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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore  della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Devotional - Gli alberi di Israele
Devotional – Gli alberi di Israele


 

Lettura della Bibbia


24 luglio         Salmi 126-127; 1Timoteo 5-6
25 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2
26 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4
27 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2
28 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1
29 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2
30 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

Prendi il vento dello Spirito. Le meditazioni carismatiche di Fabio Bartoli… e di Luca!

Fabio Bartoli, parroco (ancora per poco…) a San Benedetto all’Ostiense, è un mio carissimo amico, e non solo quello. Ci siamo conosciuti quando il Signore ha ritenuto giusto che lo facessimo, ci siamo raccontati le nostre storie, di vita e di vocazione, ci siamo testimoniati il Cristo, l’uno con l’altro.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, finchè l’Eterno vorrà. Perchè ci stimiamo, ci vogliamo bene, e ci sentiamo uniti dal mistero che entrambi ci portiamo dentro.

Perchè abbiamo entrambi dentro il mistero dell’essere stati scelti entrambi dal Signore per un ministero che è il ministero presbiterale, il sacerdozio nella chiesa cattolica latina.

Ad un certo punto della mia vita, per i motivi di cui tanto ho scritto in questo blog, io ho lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale. Ma, dice la mia amatissima ed acutissima figlia, Sara, 12 anni, che “Babbo, tanto si vede che dentro sei ancora un prete! Leggi e preghi tanto, e hai la casa piena di Bibbie!”.

Ed anche la mia dolcissima e amatissima moglie, Antonella, mi dice spesso che si vede proprio che “certe cose ti mancano”, e che quando torno dalla messa o dal culto ho uno sguardo che dice tutto a proposito.

La teologia cattolica dice che il sacramento dell’Ordine, come il Battesimo e la Confermazione, incidono sulla persona che li riceve in modo permanente. E’ la cosiddetta teologia del “carattere”.

Sono doni dello Spirito così grandi e particolari che ti segnano dentro, che non si possono cancellare, in nessun modo, una volta ricevuti (al di là delle fantasie ridicole di chi si “sbattezza”).

Fabio ed io questo dono lo abbiamo in comune ed  è così grande da tenerci in comunione al di là delle distanze, degli impegni di famiglia, di lavoro, di servizio.

Così oggi ci siamo “scritti” dopo tanto tempo come se ci fossimo visti o sentiti il giorno prima; ma in effetti, nella preghiera, entrambi lo avevamo fatto, anche avendo scoperto di avere un’altra amicizia in comune.

Ho detto a Fabio che sono in fase di letture “bartoliane”. Scrive molto bene Fabio, ed ho in corso le letture di due suoi scritti.

Il primo è “Prendimi con te, corriamo! Il Cantico dei Cantici tra eros e mistica” (ottobre 2016, Editrice Ancora) ed il secondo, quello che ho attualmente nello zaino, è quello di cui parla il titolo: “Prendi il vento. Meditazioni carismatiche” (Editrice Ancora 2016 anche lui), la raccolta delle sue omelie e meditazioni nel corso del suo servizio come assistente ecclesiastico presso la Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

 

Credo non sia un caso che nell’ultimo periodo della mia vita mi sia tanto legato alla dimensione del vivere lo Spirito, del testimoniare lo Spirito, dell’annunciare i doni dello Spirito, oltre che con la quotidiana lettura spirituale della Scrittura, in particolare con la preghiera ripetuta dei Salmi (attraverso la Liturgia delle Ore ma non solo), anche attraverso due bellissimi legami, due bellissime amicizie, con Fabio appunto e con Elpidio Pezzella, fratello, amico, pastore, servitore di Dio nel movimento pentecostale.

Così oggi non mi sono sorpreso quando Fabio mi ha detto che è in uscita un suo libro sul profeta Giona, su cui pochissimo tempo fa ha scritto anche Elpidio… Scherzando ho detto a Fabio che sarebbe stato un piacere confrontare i due libri. Ma poi ho pensato anche a me, e mi sono detto: ma sarà un caso che i tuoi due fratelli ed amici, servi nel ministero come tu ti senti, scrivano entrambi sul “profeta riluttante” per eccellenza?

Sarà un messaggio, oltre che per loro, anche per te, anche per Luca? Certo che riluttante lo sono stato…

Prendo tempo, e aspetto di leggere anche il prossimo libro di Fabio… e intanto continuo a pregare lo Spirito! Che mi illumini ed illumini la mia famiglia, i miei cari, su tutte le scelte della vita!

Amen! Alleluia!

Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli
Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli

Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Devotional – Dio non si sbaglia
Settimana dal 17 al 23 luglio

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Isaia 55:8-9

Forse non ci piacerà, ma dobbiamo riconoscere che la maggior parte di noi si scoraggia immediatamente quando i progetti non sono soddisfatti e le preghiere paiono non trovare esaudimento. Altre volte lo scoraggiamento cala su noi quando delle nuvole oscure planano sopra di noi come nella malattia o nei periodi di problemi di difficile soluzione, soprattutto quando ciò accade senza preavviso alcuno.  Ecco allora che iniziamo a gemere e a lamentarci, identificando il colpevole nel Signore.

Se così fosse, dobbiamo imparare anche a riconoscere che Egli ha i suoi fini quando permette che determinate situazioni ci colgano. Egli è più saggio di noi, ci ama e vuole il nostro bene. Nel momento che ci volgiamo a Lui con fiducia lamenti e scoraggiamento spariscono.

Dio ci ama come ama il Suo figliolo

Giovanni scrive che “Dio ci ama come ama il Suo figliolo” (17:23).

Non permetterà nulla che non sia per il nostro bene. Non ci chiederà mai di trasportare un carico che non saremo in grado di portare.

Egli ci libera e quando non lo fa, lasciandoci nella difficoltà, ci parla e semplicemente ci dice: “La mia grazia ti basta” oppure “non temere io sono con te”.

«Il Signore infatti non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà» (Lamentazioni 3:31-32).

 

La storia dell’orologio

Siamo tendenzialmente predisposti ad attribuire ad altri le nostre mancanze, in cerca di un colpevole sempre esterno. Un racconto rabbinico potrebbe aiutarci a non cercare colpevoli dei nostri mali, perché potremmo fare scoperte impreviste.

Un giorno, un uomo andò a trovare un rabbino: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino: “È semplice. Andrai alla sinagoga il giorno in cui si leggono i Dieci Comandamenti, e al momento in cui si arriverà a ‘Tu non ruberai’, guarderai ciascuno dei presenti negli occhi. Quello che arrossirà sarà sicuramente il ladro”. Il giorno indicato l’uomo si recò alla sinagoga; poi tornò dal rabbino per dirgli del ritrovamento dell’orologio. Il rabbi si rallegrò pensando che il suo consiglio era stato utile. Ma l’uomo gli disse: “Non è andato come avevi detto. Mentre si leggeva il comandamento precedente ‘Tu non commetterai adulterio’, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora X …”.

Devotional - Dio non si sbaglia - Settimana dal 17 al 23 luglio
Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Lettura della Bibbia

17 luglio         Salmi 108-110; Colossesi 3-4

18 luglio         Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

19 luglio         Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

20 luglio         Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

21 luglio         Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

22 luglio         Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

23 luglio         Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

Le vesti di Giuseppe, dai vari colori – Devotional

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Or Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga fino ai piedi» Genesi 37:3

La storia di Giuseppe è accompagnata da una veste. La veste lunga con le maniche o come dice un’altra traduzione, una veste di vari colori, non era un semplice regalo del padre, ma un’espressione di stima e di amore ed un segno della sua vocazione. Giuseppe era il figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche, cioè rivestirlo delle cose più belle. Quella veste particolare gli fu tolta dai fratelli nel momento che decisero di liberarsi di lui e venne restituita al padre come prova della sua fantomatica morte. Si ritroverà così in Egitto come schiavo in casa di Potifarre, dov’è oggetto delle lusinghe della moglie di costui. Un’altra veste segna la sua vita, ed è appunto quella che si sfila e lascia nelle mani di questa donna per non cedere alle sue avance. Sarà la prova contro di lui e che lo farà imprigionare. Apparentemente dimenticato dalla famiglia e senza amici, non è abbandonato da Dio che proprio nella prigione esalta il suo dono di interpretare i sogni. Condotto alla corte di Faraone mostrerà il suo talento al punto da ricevere una veste regale. Quello che gli altri gli toglievano gli è restituito ad un livello superiore. Con l’autorevole veste sarà lo strumento per aiutare propri quei fratelli che lo avevano spogliato, fino a consegnare loro una veste per il viaggio. Quel che gli avevano sottratto lui non lo nega agli altri. Se ora pensi alla veste come alla tua vita o alla tua dignità, la storia di Giuseppe assumerà un sapore particolare.

Memorie

Il 6 luglio 1415 il grande teologo, riformatore e martire della fede, Jan Hus, morì arso sul rogo in seguito alla condanna della Chiesa Cattolica Romana inflittagli nel Concilio di Costanza… Esortato ad abiurare, Hus alzati gli occhi al cielo replicò: “Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi sono pronto a morire lietamente”. «Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna» (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412).

Le vesti di Giuseppe - Devotional
Le vesti di Giuseppe – Devotional

Lettura della Bibbia

03 luglio Salmi 66-68; 2Corinti 4-5

04 luglio Salmi 69-71; 2Corinti 6-7

05 luglio Salmi 72-74; 2Corinti 8-9

06 luglio Salmi 75-77; 2Corinti 10-11

07 luglio Salmi 78-80; 2Corinti 12-13

08 luglio Salmi 81-83; Galati 1-2

09 luglio Salmi 84-86; Galati 3-4

Devotional – A quanto sei disposto a rinunciare?

Devotional:
A quanto sei disposto a rinunciare

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?»
Matteo 19:16

La ricchezza nella Bibbia

Nella Bibbia la ricchezza è considerata una benedizione divina, mentre i beni materiali un frutto della generosità divina.

Il giovane “molto ricco” era reputato dai suoi concittadini una persona benedetta. Invece l’incontro con Gesù rivelerà tutt’altro.

La ricchezza appare un ostacolo all’azione divina e un elemento di rischio, in quanto nel tempo induce a non riconoscere Dio come la fonte di ogni grazia (Deuteronomio 8:17-18; Osea 2:8).

Di conseguenza la persona ricca fa affidamento su ciò che possiede, e un interesse limitato alle ricchezze è indice di stoltezza e miseria (Luca 12:21; Apocalisse 3:17).

La sfida di Gesù alle “ricchezze” umane

Secondo l’apostolo Paolo l’amore per il denaro è la radice di ogni specie di mali (1 Timoteo 6:9-10).

Il giovane ricco cercava la vita eterna nell’approvazione del Maestro, secondo le sue prospettive, ma l’incontro con Gesù diventa una sfida: “Va’, vendi ciò che hai e dà il ricavato ai poveri”.

Purtroppo il Vangelo narra che andò via rattristato, perché aveva molti beni. Non puoi proporti per il Regno se poi non sei pronto alle rinunce, e/o a dedicare agli altri quanto di buono la vita ti ha donato.

Sarà il caso di chiedersi: “Quanto sono disposto a rinunciare?”

I valori di Gesù

L’intento di Gesù era di volgere lo sguardo alle cose invisibili (2 Corinti 4:18).

Jonathan Lab scrive:

“Gesù… si era affacciato nella vetrina della vita e aveva scambiato i cartellini dei prezzi, in modo che quelle cose che erano di grande valore diventassero di poco valore, e le cose che erano di poco valore diventassero di grande valore”

(Integrità, essere guide sotto lo sguardo di Dio, Edizioni GBU)

L’interrogativo di Gesù: “Se vuoi essere perfetto” rimanda all’integrità di Abramo (Genesi 17:1-2), perché camminare alla presenza di Dio è un impegno per la vita, da mantenere con assoluta integrità, perché nulla si può nascondere alla Sua presenza.

Egli di continuo ci sfida ad andare oltre le apparenze.

Una croce dal sangue

L’8 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Croce Rossa, oggi una istituzione planetaria nata dalla fede di un uomo. All’indomani della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859, Henry Dunant – umanista, imprenditore e filantropo svizzero di fede evangelica – allo sconvolgente spettacolo delle migliaia di uomini rimasti sul campo, la disorganizzazione nell’assistenza, gli affannosi soccorsi da lui prestati nei giorni seguenti lo indussero a impegnarsi per la creazione di un corpo permanente e neutrale di soccorso ai feriti di guerra. Sulla base della Convenzione di Ginevra del 1864, Dunant riuscì a dar vita al Comitato Internazionale della Croce Rossa, vincendo, poi, nel 1901, il primo premio Nobel per la pace.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

08 maggio 2 Cronache 9-11; Marco 13-14
09 maggio 2 Cronache 12-14; Marco 15-16
10 maggio 2 Cronache 15-17; Luca 1-2
11 maggio 2 Cronache 18-20; Luca 3-4
12 maggio 2 Cronache 21-23; Luca 5-6
13 maggio 2 Cronache 24-26; Luca 7-8
14 maggio 2 Cronache 27-29; Luca 9-10

(ricevuto dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio)

Devotional Settimana 14 – L’opposizione

Devotional Settimana 14

L’opposizione

“​Non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava”.

Atti 6:10

Stefano era stato eletto insieme a Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola per servire alla mensa delle vedove di Gerusalemme. Fu scelto con gli altri perché «uomini ripieni di Spirito Santo», e lo Spirito, di cui era ripieno, si esplicitava nella parola. Coloro, che accompagnati dal Cristo, ne annunciano il vangelo con franchezza (parrhesía) incontrano una opposizione. La predicazione degli apostoli incontra l’opposizione dei funzionari religiosi, con i quali il conflitto si ripeterà (Atti 5:17-42). Costoro sono animati dalla gelosia per il favore del popolo che i seguaci di Gesù raccolgono. Infatti, al progressivo aumento dell’ostilità dei capi religiosi fa da bilanciamento il grande successo verso il popolo dei Giudei in Gerusalemme.

L’annuncio apostolico

L’annuncio apostolico è contrapposto sempre a un’opera di opposizione da parte dei nemici di Dio o persone viste come tali. Nel suo ritorno a Efeso, Paolo incontra la resistenza di alcuni che non volendo credere «parlano male della Via». C’è diffamazione. Nel messaggio al re Agrippa, che quasi diventa un cristiano, l’opposizione è di Festo, che accusa Paolo di vaneggiamento. Gli apostoli sono testimoni, anche se non sempre oculari, di quanto annunciano, ed è per tal motivo che non possono tacere quando verrà loro intimato il silenzio. La liberazione o la sopravvivenza dei discepoli mostra che Dio è più forte delle potenze umane.

Un aspirante cristiano

Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano” senza “azioni” che lo palesino. Tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti.

Ricordi del 9 aprile
(guardando alla prossima domenica)

Il 9 aprile 1935 veniva diramata la famigerata circolare «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio. Coincidenza volle che all’alba del 9 aprile 1945 venne impiccato, insieme ad altri congiurati, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco non ancora quarantenne, protagonista della resistenza al Nazismo.

 

Devotional
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Lettura continua della Bibbia

03 aprile 2 Samuele 4-6; 1 Giovanni 1-2

04 aprile 2 Samuele 7-9; 1 Giovanni 3-4

05 aprile 2 Samuele 10-12; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

06 aprile 2 Samuele 13-15; 3 Giovanni 1; Giuda 1

07 aprile 2 Samuele 16-18; Apocalisse 1-2

08 aprile 2 Samuele 19-21; Apocalisse 3-4

09 aprile 2 Samuele 22-24; Apocalisse 5-6

(a cura del pastore Elpidio Pezzella)