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In memoria del babbo Giovanni

In memoria del babbo Giovanni

La Parola

6 Il SIGNORE degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte
un convito di cibi succulenti,
un convito di vini vecchi,
di cibi pieni di midollo,
di vini vecchi raffinati.
7 Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli
e la coperta stesa su tutte le nazioni.
8 Annienterà per sempre la morte;
il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso,
toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo,
perché il SIGNORE ha parlato.
9 In quel giorno, si dirà:
«Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato,
ed egli ci ha salvati.
Questo è il SIGNORE in cui abbiamo sperato;
esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!»

(Isaia 25)

In memoria del babbo Giovanni
In memoria del babbo Giovanni

In memoria del mio babbo Giovanni, nel diciottesimo anniversario del suo ritorno alla casa del Padre.

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Puntuali come un orologio svizzero, con l’approssimarsi del tempo di Pasqua, arrivano gli inviti a cresime e prime comunioni (nella chiesa cattolica ovviamente) di questo e quello. Per la grandissima parte da genitori e figli o parenti che vedono il “credere” come un “optional” legato solitamente al “potersi sposare in chiesa” e roba simile.

Quest’anno non so perchè ma sono particolarmente insofferente a riguardo. Anzi, lo so. Sono stanco di vedere la fede in Cristo banalizzata, ridotta ad una caricatura, la Croce presa e messa da parte, il simbolo apostolico ad una raccolta di “belle parole” da recitare a memoria. Perchè “le fedi alla fine sono tutte uguali”, perchè “basta volersi bene” e “non giudicare” (ora di solito aggiungono anche che “lo dice anche Papa Francesco!”), perchè la testimonianza forte e fedele è, nel migliore dei casi, importunare il non credente.

Perchè i comandamenti ognuno li può interpretare a modo suo. Perchè non serve conoscere la Bibbia. Perchè la Bibbia è un libro come tanti, scritto per giunta migliaia di anni fa…. Perchè “che ci vado a fare al culto o a messa tanto dicono sempre le stesse cose e leggono sempre le stesse letture”.

Pure, puntuali come un orologio svizzero arrivano gli inviti. Sapete che vi dico, sarcastico come sono quando mi “girano”? Io di svizzero amo solo il cioccolato. E manco tanto, perchè fa male ai denti.

Come le carie che mi procurano le omelie che sento ogni anno.

Una figlia e una moglie, grazie!

Una figlia e una moglie, grazie!

Una figlia e una moglie, meravigliose accanto. Grazie o Signore, per tutti i giorni vissuti finora accanto a loro e per quelli che ancora vorrai donarmi!

Perdonami per tutte le colpe che posso aver commesso e commetterò nei loro confronti.

Salmo 128

1 Canto dei pellegrinaggi.
Beato chiunque teme il Signore e cammina nelle sue vie!
2 Allora mangerai della fatica delle tue mani, sarai felice e prospererai.
3 Tua moglie sarà come vigna fruttifera, nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come piante d’olivo intorno alla tua tavola.
4 Ecco, così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore.
5 Il Signore ti benedica da Sion! Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita.
6 Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Pace sia sopra Israele.

Una figlia e una moglie, grazie! - Sara, foto 2013
Una figlia e una moglie, grazie! – Sara, foto 2013
Una figlia e una moglie, grazie! - Antonella, foto 2014
Una figlia e una moglie, grazie! – Antonella, foto 2014

Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara

Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara

Due regali di Natale a Sara da parte mia, in argomento Signore degli Anelli, uno dei nostri libri preferiti!

Il primo è il romanzo Beren e Lúthien, un racconto estratto dal Silmarillon. Oggi se lo è portato in aereo andando a casa del nonno a Cagliari.

Beren e Lúthien

Beren e Lúthien è un romanzo postumo scritto da John Ronald Reuel Tolkien ambientato nell’universo immaginario della Terra di Mezzo. Il romanzo, curato dal figlio dell’autore Christopher Tolkien, narra la storia d’amore e le avventure dell’uomo Beren e dell’immortale fanciulla elfica Lúthien.

Tolkien ha scritto diverse versioni della loro storia, l’ultima delle quali si trova ne Il Silmarillion, ed è menzionata anche ne Il Signore degli Anelli. La storia si svolge durante la Prima Era della Terra di Mezzo, circa 6.500 anni prima degli eventi narrati nel Signore degli Anelli.

Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara

La storia narra di come Beren, figlio di Barahir, estrasse un Silmaril dalla corona di Morgoth per chiedere la mano di Lúthien, figlia del re degli elfi Thingol e della maia Melian. Durante l’impresa, Beren rimase ucciso a causa delle ferite riportate dallo scontro con Carcharoth, il lupo di Angband, ma i Valar gli concedettero di ritornare nella Terra di Mezzo, commossi dall’amore della sua amata Lúthien, la quale chiese di rinunciare alla sua immortalità per vivere con lui. Così Beren e Lúthien vissero in solitudine a Tol Galen in Ossiriand, fino al resto dei loro giorni.

L’ispirazione

Il racconto di Beren e Lúthien venne considerato da Tolkien come il centro del suo legendarium. La storia dei due personaggi, infatti, rifletteva l’amore di Tolkien e di sua moglie Edith. In particolare, pare che Edith abbia danzato per Tolkien in una radura fiorita e questo evento ispirò l’immagine dell’incontro tra Beren e Lúthien. Inoltre, la famiglia di Edith inizialmente non approvò il matrimonio con Tolkien, poiché questi era cattolico, analogamente la famiglia di Lúthien non accettò Beren. Tolkien, era talmente legato a questo parallelismo che sulla lapide della tomba dei coniugi Tolkien, vi fece aggiungere i nomi di Beren e Lúthien, riferiti a sè stesso e alla moglie Edith.

Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara

Il racconto di Beren e Luthien condivide anche degli elementi con altri racconti popolari. Ad esempio, con il racconto gallese Culhwch e Olwen, forse la principale fonte di ispirazione; e con la fiaba dei Fratelli Grimm I tre capelli d’oro del diavolo. La caccia al lupo Carcharoth può essere ispirata alla caccia del cinghiale gigante Twrch Trwyth nel Culhwch e Olwen e ad altre leggende di caccia. La ricerca di uno dei tre Silmaril dalla corona di Morgoth si può ricollegare alla ricerca dei capelli dorati del Diavolo. La sequenza in cui Beren perde la mano tra le fauci di Carcharoth può essere ispirata dal dio Týr e dal lupo Fenrir, personaggi della mitologia norrena. Tolkien ha anche preso ispirazione dalla grande storia d’amore di Romeo e Giulietta.

Un raduno inatteso, Lego Version

Il secondo regalo fa riferimento a Lo Hobbit, e racconta con la fantasia del costruttore l’episodio iniziale, di quando Bilbo Baggins si ritrova la casa invasa dall’amico stregone Gandalf e da un numero indefinito di nani…

Riassume così Wikipedia:

Bilbo Baggins sta tranquillamente fumando la sua erba pipa sull’uscio di casa, quando arriva Gandalf, un famoso stregone, che gli propone di prendere parte ad un’avventura. Lo hobbit esita in un primo momento di fronte alla proposta dello stregone dicendo che gli hobbit sono gente tranquilla, non avvezza alle avventure. Tuttavia, il giorno dopo fa la conoscenza di un gruppo di nani capeggiato da Thorin Scudodiquercia e 12 suoi congiunti ed amici: Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Óin, Glóin, Bifur, Bofur e Bombur.

La faccenda prende una brutta piega per Bilbo che si ritrova tutti questi ospiti in casa: durante il banchetto preparato dallo hobbit si scoprirà che lo scopo di quest’avventura è quello di recuperare un immenso tesoro posto nel cuore della Montagna Solitaria sorvegliato dal vecchio e feroce drago Smaug che in passato ha sottratto queste ricchezze ai nani che dimoravano sotto la Montagna Solitaria (Erebor in lingua Sindarin).

Inutile dire che Sara è andata in visibilio…

Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara
Beren, Lúthien e gli Anelli di Sara

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 

26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 

27 Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 

28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi;…

(Genesi 1)

Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina. 
Dio creò l’uomo a sua immagine; li creò maschio e femmina.

Dio creò l’uomo.

La creatura umana da Dio deriva ed a Dio tutto renderà.

Dio creò l’uomo (singolare); maschio e femmina li creò (plurale).

La diversità sessuale è parte costitutiva della creatura umana.

La diversità sessuale, maschio e femmina, è naturale, non culturale.

Il genere, maschile o femminile, è naturale, non culturale.

La pretesa della cultura umana di creare dal nulla tanti generi diversi è per l’appunto una pretesa. Non ha nulla di culturale. Generi diversi dal maschile e femminile creati da Dio non esistono.

Allo stesso modo è una pretesa frutto del peccato e dell’orgoglio umano quella di dire che un uomo possa essere ordinato ad un altro uomo o una donna possa essere ordinata ad un’altra donna.

Una pretesa che la nostra società considera legittima, ma che non ha proprio nulla di naturale per la creatura umana.

La Parola di Dio non ne parla molto di omosessualità proprio perchè il pensiero di Dio è chiaro fin dal momento della creazione. E quelle poche volte che ne parla è chiarissima a riguardo, per tutti, tranne coloro che fanno finta di non capire, o ne distorcono i significati a loro vantaggio. Ci sono sempre stati i demoni vestiti da angeli di luce, non mancheranno fino alla fine dei tempi.

Detto ciò, sempre in virtù di quanto mi insegna la Parola di Dio, non ho mai discriminato un omosessuale nei rapporti personali o di lavoro, in chiesa o a scuola, nè ho mai approvato comportamenti omofobi; perchè non ritengo giusti i comportamenti violenti in sè, e perchè la fede cristiana mi insegna a non ricercare mai la vendetta e ad affidarmi al Solo Giusto Giudice.

Ma certo non approverei, che si insegnasse a mia figlia il contrario della Verità che è contenuta nella Parola di Dio. E per la mia responsabilità genitoriale nei suoi confronti, se ciò accadesse (per fortuna finora no), provvederei a correggere gli errori di quanto le fosse eventualmente insegnato a scuola o nella società.

Poi toccherà alla sua coscienza assumere un orientamento a proposito di questa come di ogni altra questione.

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Il testo biblico

‘Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».

Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.’

Genesi 2:18,21-25

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui
Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Grazie

Grazie, Signore. Per Antonella, per la donna che mi hai posto accanto. Per il matrimonio contratto ascoltando la Tua Parola. Perchè di fronte a lei sono nudo e non ho vergogna alcuna.

Grazie.

La verità sull’uomo, per favore

La verità sull’uomo, per favore

Eccola qui:

27 E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 28 E Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra’.

L’uomo è creatura di Dio. Non è signore proprio di nulla.
L’uomo, è amministratore della creazione, non ne è il padrone.
L’uomo è creato di due generi diversi, due sessi diversi maschio e femmina.
Maschio e femmina sono diversi ma complementari. Per realizzare il loro essere immagine di Dio, Egli li rende capaci di moltiplicarsi. Il maschio con la femmina. La femmina con il maschio.

Di conseguenza…

Non esiste un terzo genere o altro. Non esiste un terzo sesso o altro. Esistono malattie e disfunzioni psicologiche. Che vanno assistite, curate e guarite.

La fecondità naturale è solo e soltanto della coppia maschio/femmina.

L’unione naturale, matrimoniale è solo quella maschio/femmina.

Tutto questo è secondo l’ordine della Creazione, la legge naturale, la legge di Dio.

Tutto il resto, che sia o meno permesso o riconosciuto dalle leggi civili, statali o altro è solo e soltanto frutto del peccato umano.

Tutto il resto è falsità.

Quanto sopra è quanto mio padre e mia madre mi hanno insegnato.

Quanto sopra è quanto ho insegnato a mia figlia.

La verità sull'uomo, per favore
La verità sull’uomo, per favore

Amen.

Lettera al maestro di mio figlio di Abraham Lincoln

Letta oggi prima dell’inizio delle lezioni nella nuova scuola di mia figlia Sara, che oggi parte con l’avventura delle scuole medie inferiori.

Lettera al maestro di mio figlio di Abraham Lincoln
Lettera al maestro di mio figlio di Abraham Lincoln

Il testo della lettera

Caro professore, insegni al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di dirgli pure che per ogni malvagio c’è un eroe, per ogni egoista c’è un leader generoso. Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e gli faccia capire che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata. Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

Caro professore, insegni al mio ragazzo che non tutti gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di dirgli pure che per ogni malvagio c’è un eroe, per ogni egoista c’è un leader generoso. Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico e gli faccia capire che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una moneta trovata. Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma gli conceda anche il tempo per distrarsi con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli. Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se stesso, anche se si ritrova solo contro tutti. Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e gli faccia imparare a non accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli altri. Gli insegni ad ascoltare tutti ma, nel momento della verità, a decidere da solo. Gli insegni a ridere quando è triste e gli spieghi che qualche volta anche i veri uomini piangono. Gli insegni ad ignorare le folle che chiedono sangue e lo esorti a combattere anche da solo contro tutti, quando è convinto di aver ragione. Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.

Gli faccia conoscere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore e gli insegni ad avere fiducia anche in se stesso, perché solo così può avere fiducia negli uomini. So che le chiedo molto, ma veda cosa può fare, caro maestro

Ricordando Tommaso, nel nome di mio padre, Giovanni

Il nome di mio padre

Il nome di mio padre era Giovanni. Giovanni Zacchi, fu Michele, come si diceva un tempo.

Mio padre festeggiava il compleanno il 3 luglio, e come secondo nome gli misero quello dell’Apostolo che la chiesa cattolica ricorda in questo giorno, Tommaso appunto.

Poi ne aveva altri due di nomi. Pio, come il Pontefice allora regnante e Maria, che nella mia famiglia veniva dato come terzo o quarto nome a tutti, maschi o femmina che fossero. Per ricordarci, così mi disse una volta mia nonna, che come Maria dovevamo conoscere, meditare ed obbedire alla Parola di Dio.

L’apostolo Tommaso

Ne racconta la storia il Vangelo secondo Giovanni:

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

(Giovanni 20:24-29)

Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre
Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre

La fede di Tommaso

La fede di Tommaso, potreste chiedervi? In effetti  a causa di questo racconto, letto spesso in modo superficiale, il nome di Tommaso è più spesso legato all’incredulità. Al fatto che egli non abbia creduto agli altri apostoli che gli dicevano di aver incontrato il Risorto e che abbia avuto bisogno di mettere le mani nelle ferite di Gesù per credere.

Diciamola tutta. Spesso ci ha fatto sentire migliori Tommaso. Perchè noi ci consideriamo tra quelli che hanno creduto senza aver visto direttamente nè il Risorto, nè le sue piaghe. Ci auto-includiamo tra i beati di cui parla Gesù.

La nostra fede tra parentesi

Ma lo siamo, davvero, tra quei beati? Crediamo davvero al Cristo fino in fondo? Curiamo le sue piaghe curando le piaghe dei nostri fratelli e le nostre sorelle?

E quando la nostra fede è messa alla prova, e lo è continuamente messa alla prova in un mondo stracolmo di idoli e di falsi profeti come questo, reagiamo nel modo giusto, testimoniando con franchezza e coraggio la nostra fede, oppure semplicemente ci scansiamo e passiamo oltre, magari adducendo come scusa gradita il “rispettare” l’altro e le sue credenze?

E’ rispettare l’altro, mi chiedo sempre più spesso, lasciarlo perseverare nel proprio errore? E’ essere beati mettere “tra parentesi” o in secondo piano la propria fede per “non disturbare” il vicino?

Le dita di Tommaso si infilano nelle piaghe del Signore. La sua fede si infila e si nutre del corpo e del sangue del Signore. E la nostra? C’è nutrimento tra le parentesi?

Mio padre Giovanni, ricordo il suo corpo

Mio padre Giovanni credeva. Era un peccatore, come me, come Tommaso. A volte riusciva a fare come Giovanni, il discepolo che Egli amava, e si tratteneva sotto la Croce. Altre volte, assai più spesso, come Tommaso, come Pietro, come i Dodici, fuggiva, si allontanava, faceva finta di non conoscere il Signore.

Ma invariabilmente, sempre da Lui tornava. Sapeva che solo da Lui poteva tornare. Sapeva che solo tra le sue braccia avrebbe trovato la pace.

Ricordo gli ultimi giorni della sua vita, in coma, all’ospedale San Camillo, intubato e silenzioso. Ricordo, come se fosse ieri, l’ultimo giorno che l’ho visto (sarebbe tornato al Padre quella notte), e ho carezzato le sue mani, le sue piaghe, causate dall’immobilità forzata nel letto.

Ricordo la corona del rosario che mia madre mise tra le sue mani. A sottolineare che, come Maria, come ogni donna ed ogni uomo credente, la salvezza per noi, la sola salvezza, è abbandonarci alla fede nella volontà del Padre che ti dice di seguire la Sua volontà (Fiat…), sforzarci di essere alla sequela del Figlio come servi che obbediscono (…fate tutto quello che vi dirà…), lasciare che sia lo Spirito a fare per conto nostro le cose grandi di cui spesso la nostra povera fede non è capace.

Ciao babbo! Quando il Signore vorrà ci rivediamo!

No alla maternità surrogata

No alla maternità surrogata – perchè questo post?

Perchè i maggiori media, televisivi, cartacei e altro, hanno volutamente ignorato questa manifestazione, contro il pensiero unico che si vuole imporre con la censura e con tutti i mezzi possibili.

Riprendo per la massima parte i contenuti di questo post dalla newsletter “Guida alla settimana” del sito Evangelici.Net.

Iscriversi alla newsletter è gratuito e semplice, basta inviare una mail a notizie@evangelici.net con oggetto “Iscrizione Guida alla settimana”. Anche solo per provare: se poi non vi interessa, scrivete una mail (con oggetto “cancellazione”) e non vi disturberanno più.

No alla maternità surrogata – la manifestazione alla Camera

Giovedì alla Camera dei Deputati si è svolta un’iniziativa poco enfatizzata sui giornali: una manifestazione trasversale per dire “no” alla maternità surrogata.

Una varietà di voci che hanno affrontato l’argomento dal punto di vista umano, etico, legale, per dare poi forma a un documento indirizzato all’Onu dove si sottolinea come la gestazione per altri sia «incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne».

No alla maternità surrogata -L’intervento del ministro Lorenzin

Del resto, ha ribadito al convegno il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, «l’utero in affitto è un commercio, una pratica antica con mezzi nuovi. Il giorno in cui vedrò una donna ricca, bianca, occidentale fare da portatrice in utero per una donna povera, indiana, sterile, allora mi ricrederò e ammetterò che può essere solidaristico».

E, ha aggiunto, «mai avrei immaginato che il principio di mater sempre certa potesse un giorno essere messo in discussione in nome di sofisticati ragionamenti che vogliono annullare la natura».

No alla maternità surrogata – L’intervento della filosofa Sylviane Agacinski

Contro la pratica dell’utero in affitto si è espressa anche la filosofa Sylviane Agacinski, che in un intervento riportato dall’Osservatore romano rileva come «la dignità, nozione al tempo stesso etica e giuridica, significa che ogni persona ha un valore intrinseco e che, contrariamente alle cose, contrariamente ai beni scambiabili, essa non ha equivalenti e non può aver alcun prezzo. In quanto soggetto di diritti, l’essere umano deve dunque essere rispettato nella sua integrità morale e fisica».

La gestazione per altri infatti è frutto di un contratto che «equipara unicamente e semplicemente la donna e il bambino a beni».

La pratica si basa su due concezioni inaccettabili, scrive ancora Agacinski: «la prima è una concezione dualista della persona. L’individuo è ridotto alla sua volontà, mentre il suo corpo è un organismo biologico di cui disporrebbe a suo piacimento, per suo conto o per conto terzi», mentre «la seconda è una concezione iper-liberale dell’economia e della società.

No alla maternità surrogata – Una pratica del tutto illegittima

Secondo tale concezione, la legittimità dei contratti poggia sul solo consenso dei contraenti e dunque sulla loro pretesa libertà individuale»; ne discende che «il consenso della persona, in quanto proprietaria, giustifica allora qualsiasi contratto, e quindi qualsiasi mercato, compreso quello degli organi tra viventi».

A tale prospettiva, risponde Agacinski, «si deve contrapporre il ruolo civilizzatore del diritto», capace di regolare i rapporti e i diritti andando oltre i contratti, resistendo e rifiutando «l’ampliamento senza limiti di un mercato che s’impossesserebbe di tutto e di tutti».

No alla maternità surrogata
No alla maternità surrogata