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Abbracciati a Chi ci abbraccia – La Deipara di Tolga

La Deipara di Tolga

Domani, 8 agosto, i fratelli cristiani ortodossi ricordano l’apparizione della Vergine Maria a Tolgsk (anche Tolga). Cito di seguito il fratello Giovanni Festa.

Apparsa miracolosamente al vescovo Procoro di Rostov.
Mentre si recava in visita pastorale a Yaroslav si svegliò la notte del 08 agosto 1314 e vide una luminosissima colonna di luce sulla riva del fiume Tolgsk (un tributario del Volga) che sembrava creare come un ponte tra i due fiumi; Procoro prese allora con se il suo pastorale e avvicinatosi alla sorgente di luce vide un’Icona della Deipara sospesa in aria.

Sul luogo dell’apparizione venne costruito il monastero di Tolgsk con una chiesa dedicata all’entrata nel Tempio della Madre di Dio.

La Deipara di Tolga
La Deipara di Tolga

 

La Deipara di Tolga – Una lettura

Di questo tipo iconografico mi è sempre piaciuto un particolare. Il fatto che, come in tutte le icone della Deipara, della Madre di Dio, ella sorregga il Bambino, ma questo è molto spesso rappresentato con un braccio sproporzionato, lunghissimo, che abbraccia il collo della madre  fino a spuntare dall’altra parte.

Ci ho sempre visto la grandezza infinita dell’amore di Dio per noi che, mentre si fa uomo e si affida ad una creatura, Maria, che lo concepisce, lo partorisce, lo nutre alla sue mammelle, lo tiene in braccio con tenerezza, in realtà contemporaneamente ha concepito Lui stesso Maria, come ogni altra creatura, ci ha donato Egli stesso la vita, e continua a donarcela istante dopo istante, ci nutre con le due mammelle della Parola e dell’Eucaristia, ci porta in braccio anche quando noi sembriamo rifiutarlo con tutte le nostre ridicole forze.

Il braccio di Dio è quello che cantano i Salmi, il braccio potente, il braccio che si è innalzato perchè si adempisse nel Suo Figlio Gesù ogni giustizia.

La Deipara di Tolga
La Deipara di Tolga

La Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – La festa

Domani, Domenica 6 agosto 2017, XVIII Domenica del Tempo Ordinario, il Lezionario ci fa celebrare la Festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Una festa importante, dal significato spirituale chiarissimo. Tutti siamo chiamati a trasfigurare la nostra vita ad immagine di come il Signore Gesù si trasfigura nel brano evangelico che domani leggeremo nella versione dell’evangelista Matteo (17:1-9).

Ma l’opera della Trasfigurazione è opera di Dio. Senza di Lui non possiamo far nulla. Occorre avere il coraggio di seguire Gesù sul monte, occorre obbedire ai suoi comandi, occorre non aver paura, non temere.

Trasfigurazione
Trasfigurazione

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il primo

Tre motivi personali, tre ricordi, tre episodi della mia vita mi portano alla memoria ed al rendimento di grazie in occasione di questa festa.

In ordine di lontananza, il primo è il 6 agosto 1978. Avevo quindici anni compiuti da poco, ero nella casa dei nonni al mare, a Ladispoli, e quel giorno morì Papa Paolo VI (ne ho scritto in un post di questo blog). La domenica successiva in Chiesa il parroco lesse pubblicamente il suo testamento, un documento che mi fece una grande impressione e lasciò una traccia nel mio animo.

Dinanzi perciò alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza: Signore, Ti ringrazio che mi hai chiamato alla vita, ed ancor più che, facendomi cristiano, mi hai rigenerato e destinato alla pienezza della vita.

(…)

In aeternum Domini misericordias cantabo.

(…)

Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo.

Morte corporale e vita corporale. Entrambi parte della nostra vita terrena, destinata a trasfigurarsi per ritrovare l’immagine di Dio, nell’eternità, secondo la Sua volontà.

Trasfigurazione - Paolo VI
Trasfigurazione – Paolo VI

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il secondo

Anche il secondo motivo personale è legato ad una persona, e questa persona è don Andrea Santoro, che conobbi quando era il giovanissimo viceparroco della parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde Nuovo, nei primi anni Settanta, ma di cui approfondii la conoscenza quando eravamo entrambi preti ed egli era parroco dei Santo Fabiano e Venanzio, non lontano dal Seminario Romano.

Trasfigurazione - don Andrea Santoro
Trasfigurazione – don Andrea Santoro

Trasfigurare la propria vita nel martirio, nella testimonianza usque ad finem del proprio sconfinato amore per il Cristo e per la Parola di Dio.

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il terzo

Il terzo motivo è il ricordo di tre giorni di meditazioni/esercizi tenute nel 2010 a Rocca di Papa, in tempo di Quaresima sulla Domenica della Trasfigurazione, per i catechisti della parrocchia romana di Sn Frumenzio ai Prati Fiscali, facendo una lettura teologica dell’icona (Novgorod) dedicata a questa festa.

Invitato dal parroco, don Gianpiero Palmieri, furono tre giorni molto intensi e molto belli. Con tanti colloqui, tante domande che i partecipanti facevano a me come direttore delle giornate e tanta tanta gioia nel cuore alla fine per il mio sentirmi parte della Chiesa di Dio che è in Roma e che mi ha generato alla fede. Ho ancora da parte i testi di quegli esercizi predicati, registrati da uno dei partecipanti.

Trasfigurazione - Icona della Scuoladi Novgorod
Trasfigurazione – Icona della Scuola di Novgorod

La forza del silenzio di Robert Sarah – Note di lettura -1

La forza del silenzio – Prime note di lettura

La forza del silenzio - Copertina
La forza del silenzio – Copertina

Il prefattore, una garanzia

Un libro, questo del Cardinale Sarah, che mi aspettavo bello e prezioso. Non solo per quel poco che  conosco dell’autore, ma anche in virtù del prefattore dell’opera, che invece ho avuto modo di ben conoscere quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nei primi anni Novanta. Jospeh Ratzinger, Benedetto XVI, per il sottoscritto è una garanzia di primato della spiritualità, della serietà, dell’assoluta obbedienza alla Scrittura. Non è uno che scrive o firma prefazioni a cuor leggero.

Il libro, quello che viene prima

Il libro mi è piaciuto, non ho problemi a confessarlo, dalla copertina. Non è scritto la foto della grafica (di Rinaldo Maria Chiesa) di dove sia, ma raffigura un bellissimo paesaggio che sembra quello dei familiari panorami della Via Francigena, della Val D’Orcia o delle campagne toscane (e magari non mi sbaglio visto che l’editrice Cantagalli è di Siena).  Un paesaggio che già da solo dice silenzio, contemplazione, ammirazione del Creato e lode al Creatore a partire da questo.

Molto bella, oltre alla prefazione, anche l’introduzione che racconta dell’amicizia tra il Cardinale e fra Vincent, ridotto al silenzio della voce da una malattia, all’interno della Grande Certosa.

Belle anche le poco conosciute “Litanie dell’umiltà” (una versione la trovate qui) del Cardinal Rafael Merry Del Val (chi come me ha avuto a che fare con il quartiere di Trastevere ne riconoscerà almeno il nome come familiare).

Umiltà, preghiera, silenzio, obbedienza sono parenti strettissimi. Uno richiama l’altro.

La forza del silenzio - Il monaco e il cardinale
La forza del silenzio – Il monaco e il cardinale

 

Il libro, la prima nota

Il primo capitolo ha come titolo “Il silenzio contro il rumore del mondo”.

Riporto qui alcuni passi che ho sottolineato.

L’intero numero 56 per primo (a pagina 58 dell’opera):

Dobbiamo dedicare molto tempo a Dio, alla preghiera ed all’adorazione. Lasciamoci nutrire con abbondanza e senza posa dalla Parola di Dio.
Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La Parola di Dio, riafferma poco avanti l’autore, è aiuto fondamentale. Cristo è il fondamento della Chiesa e della Creazione. Essere cristiano è essere alla sequela di Cristo, in ascolto obbediente della Parola.

Perciò, dirà poco avanti, al numero 59 (pagina 59 dell’opera):

La lettura silenziosa e assidua della Bibbia è lo strumento migliore.
I Vangeli mettono l’uomo davanti a Cristo, alla Sua vita, ai Suoi sentimenti.

Di conseguenza nei numeri dal 61 al 63 fa notare come la Liturgia, in particolare le grandi feste liturgiche, andrebbero vissute come un momento mistagogico, ossia di introduzione al mistero, e di silenzio di fronte al mistero stesso. Contrappone, il Cardinal Sarah, l’atteggiamento orientale, che è prevalentemente di questo tipo, a quello occidentale, che è spesso “pieno di parole”, come se la preghiera fosse uno spiegare a Dio cosa non va nella nostra vita e perchè. Come se potessimo pretendere di dibattere con Dio su cosa sarebbe più giusto ed utile per la nostra vita. Mentre leggevo più volte mi è tornato in mente il libro di Giobbe. La ben nota differenza tra l’atteggiamento di Giobbe e dei suoi amici.

E le parole di Gesù sulle poche parole che occorre rivolgere al Padre che conosce già, meglio di noi, quello di cui abbiamo bisogno.

La forza del silenzio - Silentium
La forza del silenzio – Silentium

 

Crux, hostia et Virgo

Tornando un momento indietro, al numero 56:

Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La forza del silenzio - Hostia
La forza del silenzio – Hostia

Continua al numero 57 (pagina 58 del libro):

Non c’è niente di più piccolo, di più dolce e di più silenzioso che Cristo presente nell’ostia. Questo piccolo pezzo di pane incarna l’umiltà e il silenzio perfetto di Dio, la sua tenerezza e il suo maore per noi.

Se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre grandi realtà: la Croce, l’ostia e la Vergine – crux, hostia et Virgo. 

Ricordando ai fratelli ed amici riformati che mi leggono che chi scrive questo blog, crede nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino offerti e consacrati sull’altare, crede che siano vero Corpo e vero Sangue di Cristo, mi soffermo su queste che l’autore chiama tre grandi realtà.

Le tre grandi realtà

L’ostia, il Corpo di Cristo spezzato per noi, indica la virtù dell’obbedienza, nell’offrire tutto di noi stesso per il Cristo e per la Sua Parola. Indica la virtù della povertà nella semplicità assoluta del cibo, un cibo basilare, un cibo necessario, il primo cibo dei poveri, sia materiali che di spirito. Indica la virtù della castità nell’essere prima di tutto un qualcosa che ci è donato, poi un qualcosa che è distribuito a ciascuno di noi, di cuo ognuno è chiamato a fare tesoro ricordando: è di Dio, viene da Dio, non è nostro. Così siamo chiamati a fare con il nostro corpo umano, che non è nostro, è Tempio di Dio!

La Croce è per definizione obbedienza assoluta alla volontà di Dio. Non la mia ma la Tua volontà. E’ la poverta assoluta di Colui che non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio ma umiliò se stesso. E’ la castità di Colui che offre tutto, tutto di sè stesso, compresi gli affetti, le passioni, gli amori, per un progetto d’amore più grande. Anzi, per “il progetto” d’amore più grande.

La Vergine è anche essa modello di obbedienza assoluta alla Parola (Avvenga di me secondo la tua parola), modello di povertà, testimoniata da una vita che nei Vangeli rimane in buona parte nascosta, perchè Egli cresca nel cuore degli uomini e nello spirito del mondo (Fate tutto quello che vi dirà), modello di castità non solo e non soltanto nell’essere vergine corporalmente, quanto nell’essere casta da ogni tentazione mondana. Mai Maria cercò attenzione per sè stessa, mai cerò di primeggiare sugli altri. In verità, sappiamo dai Vangeli che l’unico posto dove primeggiò fu sotto la Croce del Figlio.

Tre misteri da contemplare in silenzio

Tre misteri, da contemplare, in silenzio.

Conclude idealmente questa mia prima traccia di lettura il numero 68 (a pagina 65):

Il silenzio è difficile, ma rende l’uomo capace di lasciarsi condurre da Dio. Dal silenzio nasce il silenzio. Mediante Dio, che è silenzoso, possiamo accedere al silenzio. E l’uomo non cessa di rimanere sorpreso dalla luce che ne sgorga. Il silenzio è la più importante delle opere umane, perchè esprime Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio; ci conduce verso Dio e gli altri per metterci umilmente e generosamente al loro servizio. 

La forza del silenzio - L'invito di Benedetto
La forza del silenzio – L’invito di Benedetto

La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo” (Gregorio Magno)

La Maddalena

(Om. 25, 1-2. 4-5; PL 76, 1189-1193)
Ardeva del desiderio di Cristo

 

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunge: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11).

In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati.

Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato.

Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22).

Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri.

La Maddalena, "Ardeva del desiderio di Cristo"
La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo”

Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità.

Così Davide che dice: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41, 3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico de Cantici: Io sono ferita d’amore (cfr. Ct 4, 9). E di nuovo dice: L’anima mia è venuta meno (cfr. Ct 5, 6).

«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20, 15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui.
«Gesù le disse: Maria!» (Gv 20, 16). Dopo che l’ha chiamata con l’appellativo generico del sesso senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.

Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.

(Ufficio delle Letture del giorno 22 luglio)

ORAZIONE

O Dio, onnipotente ed eterno, il cui Figlio ha voluto affidare a Maria Maddalena il primo annunzio della gioia pasquale, fa’ che per il suo esempio e la sua intercessione proclamiamo al mondo il Signore risorto, per contemplarlo accanto a te nella gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

Prendi il vento dello Spirito. Le meditazioni carismatiche di Fabio Bartoli… e di Luca!

Fabio Bartoli, parroco (ancora per poco…) a San Benedetto all’Ostiense, è un mio carissimo amico, e non solo quello. Ci siamo conosciuti quando il Signore ha ritenuto giusto che lo facessimo, ci siamo raccontati le nostre storie, di vita e di vocazione, ci siamo testimoniati il Cristo, l’uno con l’altro.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, finchè l’Eterno vorrà. Perchè ci stimiamo, ci vogliamo bene, e ci sentiamo uniti dal mistero che entrambi ci portiamo dentro.

Perchè abbiamo entrambi dentro il mistero dell’essere stati scelti entrambi dal Signore per un ministero che è il ministero presbiterale, il sacerdozio nella chiesa cattolica latina.

Ad un certo punto della mia vita, per i motivi di cui tanto ho scritto in questo blog, io ho lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale. Ma, dice la mia amatissima ed acutissima figlia, Sara, 12 anni, che “Babbo, tanto si vede che dentro sei ancora un prete! Leggi e preghi tanto, e hai la casa piena di Bibbie!”.

Ed anche la mia dolcissima e amatissima moglie, Antonella, mi dice spesso che si vede proprio che “certe cose ti mancano”, e che quando torno dalla messa o dal culto ho uno sguardo che dice tutto a proposito.

La teologia cattolica dice che il sacramento dell’Ordine, come il Battesimo e la Confermazione, incidono sulla persona che li riceve in modo permanente. E’ la cosiddetta teologia del “carattere”.

Sono doni dello Spirito così grandi e particolari che ti segnano dentro, che non si possono cancellare, in nessun modo, una volta ricevuti (al di là delle fantasie ridicole di chi si “sbattezza”).

Fabio ed io questo dono lo abbiamo in comune ed  è così grande da tenerci in comunione al di là delle distanze, degli impegni di famiglia, di lavoro, di servizio.

Così oggi ci siamo “scritti” dopo tanto tempo come se ci fossimo visti o sentiti il giorno prima; ma in effetti, nella preghiera, entrambi lo avevamo fatto, anche avendo scoperto di avere un’altra amicizia in comune.

Ho detto a Fabio che sono in fase di letture “bartoliane”. Scrive molto bene Fabio, ed ho in corso le letture di due suoi scritti.

Il primo è “Prendimi con te, corriamo! Il Cantico dei Cantici tra eros e mistica” (ottobre 2016, Editrice Ancora) ed il secondo, quello che ho attualmente nello zaino, è quello di cui parla il titolo: “Prendi il vento. Meditazioni carismatiche” (Editrice Ancora 2016 anche lui), la raccolta delle sue omelie e meditazioni nel corso del suo servizio come assistente ecclesiastico presso la Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

 

Credo non sia un caso che nell’ultimo periodo della mia vita mi sia tanto legato alla dimensione del vivere lo Spirito, del testimoniare lo Spirito, dell’annunciare i doni dello Spirito, oltre che con la quotidiana lettura spirituale della Scrittura, in particolare con la preghiera ripetuta dei Salmi (attraverso la Liturgia delle Ore ma non solo), anche attraverso due bellissimi legami, due bellissime amicizie, con Fabio appunto e con Elpidio Pezzella, fratello, amico, pastore, servitore di Dio nel movimento pentecostale.

Così oggi non mi sono sorpreso quando Fabio mi ha detto che è in uscita un suo libro sul profeta Giona, su cui pochissimo tempo fa ha scritto anche Elpidio… Scherzando ho detto a Fabio che sarebbe stato un piacere confrontare i due libri. Ma poi ho pensato anche a me, e mi sono detto: ma sarà un caso che i tuoi due fratelli ed amici, servi nel ministero come tu ti senti, scrivano entrambi sul “profeta riluttante” per eccellenza?

Sarà un messaggio, oltre che per loro, anche per te, anche per Luca? Certo che riluttante lo sono stato…

Prendo tempo, e aspetto di leggere anche il prossimo libro di Fabio… e intanto continuo a pregare lo Spirito! Che mi illumini ed illumini la mia famiglia, i miei cari, su tutte le scelte della vita!

Amen! Alleluia!

Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli
Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli

La Parola del giorno. La Verità e le amicizie orfane

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

(Matteo 10:7-15)

La Tua Parola è la mia gioia
La Tua Parola è la mia gioia

Se c’è un errore vistoso e comune nell’attuale comportamento di un buon numero di cristiani, è probabilmente il fraintendimento del nostro amore verso gli altri.

Amare gli altri è solitamente frainteso come voler essere necessariamente e ad ogni costo amici di tutti.

Beata ingenuità.

Anzi, peggio: rischio di tradire la Verità per amicizie orfane.

Il Vangelo ci chiama ad amare tutti, ma ci ricorda che non possiamo andare d’accordo con tutti. Ci ricorda che il Vangelo non sarà sempre accolto e che amiamo, non quando chiudiamo il Vangelo, ma quando scuotiamo la polvere dei nostri piedi, con la speranza di scuotere i cuori… e forse allora amiamo veramente l’altro e non l’apparente concordia.

(Commento di Robert Cheaib)

Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli

Antifona

Chi si fa piccolo come un bambino
sarà il più grande nel regno dei cieli.

SALMO 130 Confidare in Dio come il bambino nella madre
Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11, 29).

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore *
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi, *
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno †
come bimbo svezzato in braccio a sua madre, *
come un bimbo svezzato è l’anima mia.

Speri Israele nel Signore, *
ora e sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona

Chi si fa piccolo come un bambino
sarà il più grande nel regno dei cieli.

Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli.
Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli.

The Butterfly Circus – Il Circo della Farfalla

The Butterfly Circus – Il video

The Butterfly Circus – L’occasione

Sara ha visto Bebe Vio in televisione, mi ha fatto tante domande, le ho parlato di Nick Vujicic (sto leggendo il suo secondo libro, “Non smettere di crederci mai“, preso dai fratelli della CLC) e le ho promesso in regalo questo meraviglioso cortometraggio. In attesa di darle il suo DVD, glielo e ve lo anticipo sul mio blog. 

Nick Vujicic

Nicholas James Vujicic (Melbourne, 4 dicembre 1982) è un predicatore e uno speaker motivazionale australiano, direttore di Life Without Limbs, un’organizzazione per i disabili. Di religione evangelico pentecostale, regolarmente tiene discorsi in tutto il mondo sulla sua fede e speranza nella persona di Gesù Cristo e su come l’abbia liberato dal peso emotivo legato alla sua disabilità. Primogenito di una famiglia serba cristiana, Nick Vujicic nacque a Melbourne, Australia con una rara malattia genetica: la tetramelia; è privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. Inizialmente, i suoi genitori rimasero scioccati per questo. La sua vita è stata piena di difficoltà. Non ha potuto frequentare la scuola tradizionale a causa del suo handicap, come la legge australiana richiede. Durante il suo periodo scolastico, la legge fu cambiata, e Nick fu uno dei primi studenti disabili a frequentare una scuola normale. Ha imparato a scrivere usando le due dita del suo “piede” sinistro, e un dispositivo speciale che si aggancia al suo grande alluce. Ha anche imparato ad usare un computer e a scrivere usando il metodo “punta tacco” (come mostra durante i suoi discorsi), lanciare palle da tennis, rispondere al telefono, radersi e versarsi un bicchiere d’acqua (anche questo mostrato nei suoi discorsi).Preso di mira dai bulli della scuola, Nick diventò estremamente depresso, ed all’età di otto anni, cominciò a pensare al suicidio. Dopo aver supplicato Dio di fargli crescere braccia e gambe, Nick comprese che le sue condizioni erano di ispirazione per molte persone, e cominciò a ringraziare Dio di essere vivo. Un punto chiave della sua vita fu quando sua madre gli mostrò un articolo di giornale che parlava di un uomo che viveva con grandi difficoltà dovute ai suoi handicap. Questo gli fece capire di non essere il solo a vivere con grandi difficoltà. Quando aveva diciassette anni, cominciò a parlare con il suo gruppo di preghiera, e finalmente cominciò la sua organizzazione non-profit, Life Without Limbs. Il 12 febbraio 2012 ha sposato Kanae Miyahara

Quel che oggi è necessario è il Cristianesimo!

Il cristianesimo e il solo necessario

Cosa è necessario oggi (alla chiesa? ai credenti?)

Leggo oggi, sul giornale online “La fede quotidiana” un articolo sul convegno “La giustificazione, il Vangelo della grazia”, organizzato dal Monastero Interconfessionale di Bose.

In questo (per leggerlo interamente questo è il link), viene data importanza all’intervento del cardinale Kasper che avrebbe dichiarato che

Ciò che è necessario oggi è un Cattolicesimo evangelico e un Protestantesimo cattolico, in cui, sulla base di unità condivisa fondata sul battesimo, cattolici e luterani si concentrino congiuntamente sull’evangelizzazione”.
Secondo il cardinale “per la gente comune i dibattiti confessionali sono diventati obsoleti” ed ha aggiunto che “se non vogliamo che le chiese si svuotino ancora di più, abbiamo bisogno di concentrarci sull’essenziale
”.

Parole in libertà

Parole in libertà a mio parere.
Notate come tutto sia concentrato sulle appartenenze confessionali, che pure sono storicamente rilevanti.
Si parla di cattolicesimo evangelico e di protestantesimo cattolico.

Parole in libertà, sottolineo.
Quello che è necessario è un Cristianesimo autentico!
Parole come cattolico, evangelico, protestante non hanno alcun valore senza un chiaro, esplicito e non compromesso riferimento al Cristo!

L’obbedienza alla Parola, al Cristo, alla Croce

Un cristianesimo fondato, come da Lui stesso richiesto, sulla medesima obbedienza che il Figlio ebbe alla Parola del Padre.
Anche quando questa, cosa sommamente scomoda, lo condusse sulla Croce.

Fu quell’obbedienza, quella Croce che causò una volta per tutte la possibilità di salvezza per l’intera umanità e per ciascuno di noi, compreso chi in questo momento legge o scrive questo blog.

Quello che, SOLO, è necessario è l’obbedienza assoluta alla Parola di Dio, alla Parola dell’Eterna, completamente e compiutamente rivelata nella Sacra Scrittura, l’unico nostro vero tesoro.

Non ci salva, nè mai ci salverà, il modo di presentare a noi stessi ed agli uomini la salvezza… più protestante, più cattolico, più ortodosso, più evangelico…

Non ci salva, nè mai ci salverà, l’assecondare o lo sforzarsi di comprendere il mondo nei suoi deliri, nelle sue follie, nelle disobbedienze alla Parola di Dio creatore.
Al contrario.
Questo non farà che avvicinare la nostra condanna.

Cosa interessa alle chiese?

I dibattiti confessionali di cui parla il cardinale Kasper sono tutt’altro che obsoleti, se attraverso questi si cerca il modo più pieno e  vero che sia possibile a noi peccatori di ascoltare, pregare ed obbedire alla Parola di Dio.

Ma a certi uomini di chiesa o sedicenti tali non interessa questo. Interessa essere approvati e lodati dal mondo, interessa portare avanti le proprie opere personali o le opere delle proprie congregazioni, confessioni o altro, e quindi avere i finanziamenti e le donazioni di chi conta e può.

Interessa avere i fondi per mantenere aperti i propri luoghi di culto o stipendiare i loro dipendenti, chierici o laici che questi siano (nella stessa direzione va l’articolo del settimanale Riforma che parla delle difficoltà enomiche delle chiese valdometodiste italiane, giustamente criticato dal pastore Paolo Castellina).

“Chi sono io per giudicare?”

E si finisce così per mostrarsi comprensivi e tolleranti quando non addirittura condiscendenti verso comportamenti e parole che sono chiaramente e completamente condannati nella Scrittura; si dice “chi sono io per giudicare“.

E’ giusto badate. Chi sono io per giudicare un qualcosa o un qualcuno che è già chiaramente giudicato e condannato nella Parola di Dio?
La Parola di Dio giudica.
La Parola di Dio divide il mondo in giusti ed empi.
La Parola di Dio dispone gli uni per la salvezza, gli altri per l’eterna dannazione.

L’ultima Parola sarà di Dio, perchè la prima è stata la Sua.
La Parola Creatrice e la Parola Redentrice sono un tutt’uno.
Perchè il Verbo era con Dio fin dal principio.
Nulla è stato fatto senza di Lui.
E lo Spirito dall’inizio era con il Padre e il Figlio, era il Soffio di Dio che alitava sulle acque.

L’obbedienza alla Parola della Trinità

L’obbedienza alla Parola è la sola cosa necessaria.
L’obbedienza al Cristo.
L’obbedienza alla Croce.

Come abbiamo ascoltato oggi, Domenica della Trinita
(Giovanni 3:16-18):

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Leggere ed esser letto

Leggere ed esser letto, la domanda

“Ma leggi solo la Bibbia ormai”? Mi ha chiesto qualcuno?

Leggere ed esser letto, una prima risposta

Una prima risposta. Direi di no. Tra le ultime cose lette  la raccolta di racconti “La Vendetta” di Agota Kristof ed il noir L’assassino, il prete, il portiere” di Jonas Jonasson.  In corso di lettura “Cristo in tutte le Scritture” di Hodgkin.

Leggere ed esser letto, una seconda risposta

Una seconda risposta. In due tempi.

Primo tempo, non vedo cosa ci sarebbe di male. La Bibbia è Parola di Dio. Dal punto di vista letterario è composta da tanti libri, di diverso genere. Uno più bello ed interessante dell’altro. Non mi stanco mai della poesia dei Salmi, o delle storie dei Patriarchi, del Vangelo di Gesù, delle Lettere paoline ed apostoliche, delle visioni dei Profeti e dell’Apocalisse.

Secondo tempo. La Bibbia non è un libro, o una raccolta di libri come tanti. La Bibbia è Parola di Dio. A noi può sembrare di leggerla, ma in realtà è Lei che ci legge.

Sono creatura di Dio. Dio mi ha creato. Dio mi conosce prima di me. Dio mi conosce dall’eternità. Leggendo la Bibbia, la Parola di Dio, in Cristo, Parola di Dio incarnata, io in realtà vengo letto, e scopro quanto Egli vuole che io conosco su di me, su chi sono, su da dove vengo e dove vado.

La Bibbia mi legge.

È la terza risposta. Ed è definitiva.

 

Leggere ed esser letto
Leggere ed esser letto