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Granelli

Il granello di senape (Evangelo secondo Matteo, cap. 13)

= (Mr 4:30-34; Lu 13:18-21) Da 2:34, 35; Ez 47:1-9; Za 4:10

31 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».

Il lievito

33 Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre *misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata».

34 Tutte queste cose disse Gesú in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla, 35 affinché si adempisse quello che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

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La fede in fondo è fatta di granelli. Parole semplici, scelte semplici, a volte semplicemente di buon senso. Proprio per questo è tanto difficile da accettare e da vivere il dono della fede che ci fa l’Eterno.

Perchè per comportarci come più ci piace, per dar retta al nostro peccato, abbiamo bisogno di mille parole, di mille tortuosi discorsi, di mile contorte giustificazioni.

Ed invece è tanto semplice. Operare il bene è essere lievito. Essere lievito significa far crescere gli altri, far loro prendere sapore, diventare fragranti assieme a loro. Perchè una volta che il lievito è impastato chi può distinguerlo dal resto?

La Parola dell’Eterno, del Santo, Benedetto Egli sia!, è chiara, limpida, un granello di vita quotidiana che ci viene donata per lievitare nel mondo. Eppure quanti di noi credenti si preoccupano di farne dono agli altri ogni giorno?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

La zizzania

Commento di Giovanni Crisostomo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,24-30.

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelia sul Vangelo di San Matteo, 46, 1-2

La parabola della zizzania

Il metodo del diavolo è quello di mescolare sempre alla verità l’errore rivestito delle apparenze e dei colori della verità, per poter sedurre facilmente coloro che si lasciano ingannare. Ecco perché Nostro Signore, a proposito del seme gettato dal nemico, parla soltanto della zizzania, poiché questa pianta assomiglia al grano. Poi indica come il nemico ci sappia fare a ingannare : « Mentre tutti dormivano ». Qui si vede il grave pericolo che corrono i capi della Chiesa, soprattutto coloro ai quali è stata affidata la guardia del campo. Questo pericolo del resto non minaccia soltanto i capi, ma anche tutti i fedeli. Ci mostra pure che l’errore viene dopo la verità; i falsi profeti vengono dopo i veri… Cristo ci dice tutto ciò per insegnarci a non addormentarci…, ad essere molto vigili. Perciò diceva : « Chi persevererà sino alla fine sarà salvato » (Mt 10, 22)…

Ora considera lo zelo dei servi. Vogliono sradicare la zizzania immediatamente. Anche se manca loro la riflessione, questo prova la loro sollecitudine per il seme. Cercano una cosa sola, non vendicarsi di colui che ha seminato la zizzania, ma salvare la messe…. Cosa risponde allora il Padrone? “No, ancora no”. Bella risposta, che impedisce guerre, violenza, spargimento di sangue per la causa della Chiesa. Sì, bisogna risparmiare la vita degli eretici; altrimenti dovunque scoppierebbero guerre e divisioni continue. “Aspettate il momento opportuno… Abbiate pazienza, perché forse usciranno dal buio del loro errore e la zizzania si muterà in grano… Se la sradicate ora, nuocerete alla messe, sradicando quelli che potranno cambiare e diventare migliori”.

Vaso di terra

Dalla lettera di Paolo ai Corinti, capitolo IV

Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 

Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesú, perché anche la vita di Gesú si manifesti nel nostro corpo; 11 infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesú, affinché anche la vita di Gesú si manifesti nella nostra carne mortale.

12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesú, risusciterà anche noi con Gesú, e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15 Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone, moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio.

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Un vaso di terra. Questo sono io. Questo è ciascuno di noi. Opera del Vasaio anzitutto. Nessuno può darsi la vita da solo. Neppure i tanti dottor Stranamore di oggi, quelli che incrociano geni, inventano uteri, riciclano ventri di donna come auto usate, potranno mai far si che questo accada. Siamo opera dell’Eterno, da quando l’amore ci concepisce, dall’attimo in cui uomo e donna si uniscono e rinasce il miracolo della vita. Non per nostro merito, non per un nostro inesistente ‘diritto’.

Un vaso di terra. Questo sono io. Questo è ciascuno di noi. In ogni momento della nostra vita. Quando operiamo, quando agiamo, quando parliamo. Mi hanno sempre fatto sorridere dentro (fuori mai, perchè non bisogna mai mortificare nessuno) quelli che dicono di essersi fatti da soli. Perchè nessuno si fa da solo. Chi te l’ha donata la vita? Chi ti ha dato da nutrirti? Chi ti ha dato la possibilità di studiare? Chi i mezzi per espatriare o per portare avanti la tua idea? L’idea, che è sempre tanto popolare, del self made man non sta in piedi da nessuna parte la si guardi. L’impegno personale ci vuole sempre. Ma alcuni, pur impegnandosi con tutto se stessi, pur avendo idee geniali falliscono. La storia è piena di esempi.

Un vaso di terra. Questo sono io. Questo è ciascuno di noi. Quando si rapporta con il Creatore. Se mi impegno con tutto me stesso posso cercare di contenerlo, un poco, quanto posso, perchè niente è nessuno può contenerlo come non possono contenerlo i cieli dei cieli. Non credo possa esistere un Vicario di Cristo in terra, è un titolo tra i tanti di quelli che si attribuiscono gli uomini di chiesa (volutamente con la minuscola in questo caso) ma è un titolo blasfemo nell’essenza, perchè quale uomo, per quanto santo, potrebbe contenere il Cristo e i suoi poteri nelle sue povere mani, le sue povere parole, i suoi poveri gesti?

La ricchezza del Cristo, la ricchezza dell’Eterno è tale da sovrabbondare sempre e comunque, a far sì che nessuno possa dire di potersi salvare da solo o per i propri meriti. Come sopra. Nessuno si crea da solo, il vaso di terra ha bisogno del vasaio che impasti la creta. Nessuno si salva da solo o per i meriti e le capacità proprie o di altri uomini. Quando si rompe, si crepa, si scheggia, a causa del peccato, il vaso di terra ha bisogno di nuovo del vasaio, dell’Eterno che interviene con la sua grazia, la sola che possa rimettere assieme i cocci. Gli altri vasi di terra che ha intorno, che siano pope, preti o pastori, possono solo essere strumenti, che aiutano il vaso rotto a raccattare tutti i cocci, aiutandolo a vedere dove sono andati a finire i frammenti, dove spazzare per ritrovarli.

Ma solo l’arte misericordiosa del Vasaio può rimettere assieme il vaso di terra che è l’uomo. Da prete nel ministero invocavo la discesa della Grazia sul credente che veniva da me perchè voleva riconciliarsi con il Signore. Ma sapevo bene che, come del resto recita la prima parte della preghiera conclusiva, solo il Padre di misericordia può riconciliare, può concedere il perdono e la pace. Il segno di croce conclusivo quella Grazia può solo invocarla. Invoca l’azione dell’Eterno, Padre, Figlio e Spirito nella lettura cristiana, dà a te stesso come a chi si riconosce peccatore il senso della vicinanza di Dio al suo cuore.
Il ministero di amore della chiesa, dei fratelli accompagnano il peccatore sul loro stesso sentiero, ma non possono sostituirsi nè essere vicari del Signore. L’Eterno, Benedetto Egli sia, non ha Vicari. La Trinità non ammette un quarto al tavolo.

Un fratello, una sorella, possono accompagnarti sul sentiero antico, possono guidarti nella riscoperta della bellezza dell’obbedire all’Eterno prima che agli uomini, possono accompagnarti sulla via della misericordia. Ma come quando si sale in montagna, sei tu che devi camminare. Ma è l’Eterno che porta avanti il tuo piede. Sei tu che devi salire o scendere. Tu che non devi farti distrarre dalle parole e tenere fisso ed alto lo sguardo sulla Parola di Colui che è autore e perfezionatore della tua vita. E, se Egli vorrà, sarà con te, e giungerai alla vetta, alla meta, alla salvezza.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Cose antiche e cose nuove

Una mirabile sintesi della fede in due soli versetti. Parola antica e Parola nuova. Una sola Parola. Un solo sentiero, una sola via, verità, vita.

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Così dice l’Eterno: «Fermatevi sulle vie e guardate, e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre». Ma essi rispondono: «Non cammineremo in essa».
(Geremia 6:16)

Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.
(Giovanni 15:18-20)

Tempio del Signore!

Dal libro del profeta Geremia, capitolo 7

Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte delSignore«Fèrmati alla porta della casa del Signore e là proclama questa parola: “Ascoltate la parola del Signore, voi tutti, uomini di Giuda, che entrate per queste porte per prostrarvi davanti al Signore!

Così parla il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Cambiate le vostre vie e le vostre opere, e io vi farò abitare in questo luogo. Non ponete la vostra fiducia in parole false, dicendo: ‘Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!’

Ma se cambiate veramente le vostre vie e le vostre opere, se praticate sul serio la giustizia gli uni verso gli altri, se non opprimete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargete sangue innocente in questo luogo e non andate per vostra sciagura dietro ad altri dèi, io allora vi farò abitare in questo luogo, nel paese che allora diedi ai vostri padri per sempre.

Ecco, voi mettete la vostra fiducia in parole false, che non giovano a nulla. Voi rubate, uccidete, commettete adultèri, giurate il falso, offrite profumi a Baal, andate dietro ad altri dèi che prima non conoscevate, 10 e poi venite a presentarvi davanti a me, in questa casa sulla quale è invocato il mio nome. Voi dite: ‘Siamo salvi!’ Perciò commettete tutte queste abominazioni.

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Mai presumere della salvezza. Ma credere di essere salvati per la propria circoncisione o per il proprio battesimo, o per le proprie aderenze alle pratiche del culto. Quanti israeliti, quanti farisei, quanta gente che si diceva e si dice discepola del Cristo si è dannata l’anima credendo questo, ed ancora lo farà.

La nostra vita è il Tempio del Signore, noi stessi siamo il Tempio del Signore, le nostre vie e le nostre opere sono quelle che devono cambiare. Appartenere ad una comunità, ad un popolo, riunirsi tra le mura di una sinagoga o di una chiesa serve, serve a ricordarci che non ci salviamo per noi stessi o da noi stessi, che la nostra vita è con gli altri e per gli altri, perchè così ha voluto l’Eterno, dall’inizio del tempo. La nostra vita è dell’Eterno, perciò nessuno doveva toccare Caino. Ma la responsabilità nei riguardi di essa è la nostra, perchè in realtà Caino è dentro ognuno di noi, il peccato, dice la Scrittura, è inginocchiato vicino alla nostra porta, subito dietro la porta del nostro cuore. Ma noi possiamo dominarlo, rispettando nel nostro Tempio, nella nostra vita, quelli che sono i comandi del Signore, i comandi della Sua Parola. Camminando sul sentiero antico, l’unico davvero sicuro, della fedeltà a questa Parola.

Tanti invece, forse mai come oggi, predicano false parole di salvezza, predicano falsi amori, e tanti, mai come oggi, vanno loro dietro, perchè è più facile, sembra più bello e più colorato. Vanno dietro ai demoni travestiti di luce come se fossero angeli. Sono furbi i demoni, è furba la gente di Satana, ci dice la Parola di Dio. Perchè da che esiste il mondo, la tentazione dell’uomo alla fine è una sola. La tentazione dell’orgoglio, la tentazione di conoscere da sè il bene ed il male, la tentazione di credere di essersi creato da solo,la tentazione di fare a meno dell’Eterno.

Benedetto Egli Sia, l’Eterno, il Santo, il Suo Santo Nome, perchè la Sua Parola non verrà mai meno, come non verrà mai meno il dono dello Spirito di profezia, che continua a soffiare incessante sulle nostre vite.

Tempio del Signore, Tempio del Signore, Tempo del Signore è questo! Sei tu, è la tua stessa vita. Amen.

Spirito dell'Eterno, aiutaci

Dalla lettera ai Romani, capitolo 8

22 Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; 23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza.

26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.

Aiutaci, aiutami Spirito dell’Eterno. Soffia sulla mia vita, spazza via le nubi dalla mia anima. Insegnami a credere sempre più fermamente che, anche se alla vista della mia piccola fede può sembrare di non vederti o non sentirti a volte, tu ci sei come c’eri per il profeta Elia. Non nel terremoto, nè nel fuoco divorante, nè nelle acque tempestose. Ma nel mormorio di un vento leggero che spira sull’anima di questo povero mondo, di questa povera storia.

Aiutami, Spirito dell’Eterno, a ricordare che Tuo e non mio, e di nessun abitante tantomeno potente di questo mondo, è il compito di dividere la zizzania dal grano buono. Che io non mi lasci prendere dal delirio di onnipotenza che a volte mi prende, nel mio piccolo, di voler risolvere tutto, appianare ogni difficoltà, colmare ogni abisso.

Perchè non posso farlo. Solo Tu puoi. Solo Tu devi. Per me, cristiano, lo hai fatto una volta per tutte rendendo la Croce un ponte solido su quell’abisso. Per i miei fratelli ebrei lo hai fatto una volta per tutto dividendo il mare e lasciandoli entrare nella loro terra, togliendoli dalla schiavitù di faraone.

Aiuta la mia poca fede, o Eterno. Fà che il sacrificio, vero, fino della stessa vita, di tanti mia fratelli, serva ad aprire i cuori, le menti e le mani di un mondo che pare distratto, chiuso, a tratti anche crudele per la freddezza con cui tanti osservano le cose che accadono.

Io non riesco a fare a meno di sentire una spada che mi traversa il cuore, certi momenti. Ma so che quella è la grazia più grande che Tu possa fare ad un uomo, e, pur sanguinando, Te ne rendo lode.

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Appello alla misericordia di Dio

Sl 31; 142; 143

Preghiera di *Davide.
Porgi orecchio, Signore, e rispondimi, perché io sono povero e bisognoso.

Proteggi l’anima mia, perché ti amo. Dio mio, salva il tuo servo che confida in te!

Abbi pietà di me, Signore, perché io grido a te tutto il giorno.

Rallegra l’anima del tuo servo, perché a te, Signore, io elevo l’anima mia.

Poiché tu, o Signore, sei buono, pronto a perdonare, e misericordioso verso quanti t’invocano.

Porgi orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Io t’invoco nel giorno della mia angustia, perché tu mi risponderai.

Non c’è nessuno pari a te fra gli dèi, o Signore, e non ci sono opere pari alle tue.

Tutte le nazioni che hai fatte verranno a prostrarsi davanti a te, Signore, e glorificheranno il tuo nome.

10  Poiché tu sei grande e operi meraviglie; tu solo sei Dio.

11  O Signore, insegnami la tua via; io camminerò nella tua verità; unisci il mio cuore al timor del tuo nome.

12  Io ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il mio cuore, e glorificherò il tuo nome in eterno.

13 Perché grande è la tua bontà verso di me: tu hai salvato l’anima mia dal *soggiorno dei morti.

14  O Dio, gente superba è insorta contro di me e una banda di violenti cerca l’anima mia, e non pongono te davanti agli occhi loro.

15  Ma tu, Signore, sei un Dio pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande in bontà e in verità.

16  Volgiti a me, e abbi pietà di me; dà la tua forza al tuo servo e salva il figlio della tua serva.

17  Mostrami un segno del tuo favore! Cosí quelli che mi odiano si vergogneranno, vedendo che tu, Signore, mi soccorri e mi consoli.

Le città impenitenti

Gesú rimprovera le città impenitenti
= Lu 10:10-16; 12:47, 48
20 Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute: 21«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! perché se in *Tiro e *Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. 22 Perciò vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà piú tollerabile della vostra. 23 E tu, o *Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino all’Ades. Perché se in *Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, essa sarebbe durata fino ad oggi. 24 Perciò, vi dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà piú tollerabile della tua».
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Le città impenitenti. Non sono un retaggio del passato. Sono le città di oggi, degli uomini di oggi. Non necessariamente luoghi geografici, ma luoghi dello spirito. Le città composte da uomini e donne divenuti incapaci di leggere cosa avviene nel mondo e nel tempo.
Uomini e donne che studiano magari di più, leggono di più, hanno migliaia di possibilità di essere informati, molto più che le persone anche del recente passato, ma che hanno il cuore chiuso, gli occhi chiusi, le orecchie chiuse dal proprio peccato.
Il proprio peccato… espressione che non va di moda. Oggi si preferisce parlare del peccato del mondo, del peccato sociale, per cercare disperatamente di cancellare le proprie responsabilità personali. Perchè è vero, esistono ‘strutture di peccato’ ma le abbiamo costruite noi, persone come noi, a volte noi stessi.
Pensiamoci alle strutture di peccato nel mondo, e guardiamo alle dinamiche che ci sono nel nostro piccolo, nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro. Ci renderemo conto che sono le stesse. Chi evade le tasse, chi evade dalle proprie responsabilità… Chi si compra a poco prezzo e sfrutta il lavoro altrui, chi si compra a poco prezzo l’utero di una donna meno fortunata.
Eppure le opere possibili a chi crede, le opere del Vangelo, le opere di misericordia sono davanti a noi, sono alla nostra portata, sono nell’esempio dell’opera del Padre, sono massimamente nell’opera del Figlio, in ciò che Lui ha compiuto. Ciechi che vedono, sordi che odono, storpi che ballano, muti che cantano…
Se solo credessimo, se solo avessimo fede, se solo non avessimo il terrore di accostarci a quella Croce. Ma solo se lo facciamo, quella ci porterà nella vita nuova. Altrimenti ne resteremo schiacciati, resteremo tra le ceneri di Tiro, di Sidone, di Sodoma.
Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Fuoco!

Chi semina vento raccoglie tempesta

Is 24:5, 6; Os 10:1-6; 13:1-3; Ga 6:7

1 «Metti in bocca il corno! Come un’aquila, piomba il nemico sulla casa del Signore, perché hanno violato il mio patto e hanno *trasgredito la mia legge. 2 Essi grideranno a me: “Mio Dio, noi d’*Israele ti conosciamo!” 3 Israele ha rigettato il bene; il nemico lo inseguirà.
4 Si sono costituiti dei re, senza il mio ordine; si sono eletti dei príncipi, a mia insaputa; si sono fatti, con il loro argento e oro, degl’idoli destinati a essere distrutti. 5 Il tuo vitello, o *Samaria, è un’abominazione. La mia ira divampa contro di loro; quanto tempo passerà prima che possano essere purificati? 6 Poiché viene da Israele anche questo vitello; un operaio l’ha fatto, e non è un dio. Infatti il vitello di Samaria sarà ridotto in frantumi. 7 Poiché costoro seminano vento e raccoglieranno tempesta; la semenza non farà stelo, i germogli non daranno farina; e, se ne facessero, gli stranieri la divorerebbero.

Os 7:11, ecc.; 5:6, 7

8 Israele è divorato; essi sono diventati fra le nazioni come un vaso che non viene apprezzato. 9 Poiché sono saliti in Assiria, come un asino selvatico cui piace starsene solitario; *Efraim con i suoi doni si è procurato degli amanti. 10 Benché distribuiscano i loro doni fra le nazioni, ora io li radunerò, e cominceranno a decrescere a causa del tributo al re dei príncipi. 11 Efraim ha moltiplicato gli altari per peccare, e gli altari lo faranno cadere in peccato. 12 Anche se scrivessi per lui le mie leggi a migliaia, sarebbero considerate come cosa che non lo concerne. 13 Quanto ai sacrifici che mi offrono, immolano carne e la mangiano; il Signore non li gradisce. Ora il Signore si ricorderà della loro *iniquità e punirà i loro peccati; essi ritorneranno in Egitto.

14 Israele ha dimenticato colui che li ha fatti, e ha costruito palazzi. *Giuda ha moltiplicato le città fortificate; ma io manderò il fuoco nelle loro città ed esso divorerà i loro castelli»

fuocoIl lezionario feriale propone come lettura una parte del capitolo 8 del libro del profeta Osea. I libri profetici della Sacra Scrittura hanno, in questo momento storico, una peculiare qualità che è l’assoluta attualità! Israele, Efraim di cui si parla in questo brano, sono a ben guardare l’umanità di oggi. Che ha dimenticato di non essersi data da sè l’esistenza, e sembra aver scelto di non dover essere grata a nessuno.

Che si è dimenticata dell’Alleanza con l’Eterno, sancita per sempre nell’amore del Cristo, nel suo dare la vita per l’umanità, ed ha ripreso a costruirsi idoli e vitelli destinati come sempre ad andare in frantumi, in mille pezzi, come sogni mal riusciti.

L’umanità semina vento, parole vuote, parole prive di senso, parole d’ordine che durano lo spazio di un’ora di mattino… Tale è nei tempi della Creazione e del suo Creatore ogni ideologia umana, ogni filosofia che fa a meno della vera Sapienza.

Il sole dell’avvenire non  si è mai alzato nei cieli, è tramontato prima ancora di arrivare a mezzo cielo. Così è di tutti i finti messaggi di salvezza, di tutte le vuote parole di liberazione. Solo nell’Eterno è la salvezza. Per quanto l’umanità voglia colpevolmente cercare altrove, non la troverà in altro luogo se non nel’obbedire alla Sua Parola.

Immolano carne e la mangiano, dice il versetto 13. Sacrificano le nuove nascita, la vita che continua ad essere donata, sugli altari dell’egoismo, del dio denaro, di Mammona, del demonio travestito da angelo di luce che fa apparire loro accettabile ciò che è del tutto esecrabile. Madri e bambini venduti al miglior offerente, padri che abdicano alle loro responsabilità. Responsabili delle società umane più ciechi dei ciechi, destinati assieme ai loro accoliti a cadere nella fossa.

Essi ritorneranno in Egitto, ci sono già, sono già schiavi senza saperlo. Preferiscono costruire i loro stolti mattoni per avere del cibo che non sazia, dell’acqua che non disseta. Lavorano come pazzi ciechi e sono sempre affamati. Si affannano a costruire una nuova torre di Babele, che crollerà come tutte le torri della storia umana.

14 Israele ha dimenticato colui che li ha fatti, e ha costruito palazzi. *Giuda ha moltiplicato le città fortificate; ma io manderò il fuoco nelle loro città ed esso divorerà i loro castelli».

L’Eterno nella sua infinita bontà ci ha donato in modo particolare la Parola del Vangelo, la Parola del Cristo, perchè metta a fuoco le nostre città, la città delle nostre anime. Perchè ci insinui il fuoco del dubbio riguardo alle nostre azioni, perchè il timore di finire bruciati dal fuoco, unito al desiderio di essere bruciati di amore, ci spinga ad un discernimento più attento e scrupoloso possibile su dove conduciamo le nostre vite.

Facciamola divampare questa Parola! Annunciamola per le strade e nelle piazze. Non è tempo di essere timidi, giammai di essere silenziosi, Non lo è mai per chi come Isaia sente la Parola bruciargli le labbra, per chi è chiamato ad essere apostolo del Vangelo. Ed è chiamato ad esserlo qualunque cristiano che sia stato confermato nella fede, che ha ricevuto il dono dello Spirito.

Lo Spirito è il fuoco buono, il fuoco che brucia d’amore. Voglia il cielo che sia Lui a far risplendere come fiaccole le nostre anime.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Perdona il nostro peccato, Eterno Amore. Ispira i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, Spirito di Sapienza. Amen.

La nappa e il cordoncino

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,18-26.

In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». 
Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. 
Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 
Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 
Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì. 
Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: 
«Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. 
Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 
E se ne sparse la fama in tutta quella regione. 

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Il lembo del mantello di Gesù. Una donna che soffriva di continue emorragie de molto tempo lo toccò con la fede, prima che con la mano, e fu guarita.
La malattia che aveva quella donna la rendeva doppiamente esclusa. Esclusa dalla normale convivenza civile, perchè a quel tempo una donna con una malattia simile era come una donna con la lebbra, non poteva avvicinarsi a nessuno. Esclusa anche dalla preghiera comune, perchè perennemente resa impura dal sangue che usciva da lei, dalla vita che usciva da lei in modo incontrollato.

Con fede tocca il lembo del mantello di Gesù. Perchè il lembo? Non solo perchè era più facile toccarlo, ma perchè nel lembo del mantello dell’osservante portava cucita una nappa con un cordone violetto che ricordavano all’israelita il dovere di obbedire alla Legge di Dio, alla Sua Parola. (vedi Numeri 15,37-41*). Perchè è la Parola di Dio che dona all’uomo il senso del suo camminare nella vita (perciò la nappa è vicina al terreno); perchè è la Parola di Dio che ricopre di senso la vita dell’uomo (perciò la nappa è sul vestito che copre l’uomo); perchè è la Parola di Dio che lega con amore la nostra vita (perciò la nappa è cucita); perchè siamo spinti senza sosta dalla Parola di Dio a cercare il legame con Lui prima che con gli uomini (perciò il colore del cordoncino della nappa è il viola, il colore del trascendente, dell’arte, dell’oltre la ragione, dello spirito).

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, perchè il cordoncino viola ci leghi indissolubilmente a te, in ogni momento della nostra vita, in ogni nostra scelta.

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*37 Il SIGNORE disse ancora a Mosè: 38 «Parla ai figli d’Israele e di’ loro che si facciano, di generazione in generazione, delle nappe agli angoli delle loro vesti, e che mettano alla nappa di ogni angolo un cordone violetto.39 Questa nappa vi ornerà la veste, e quando la guarderete, vi ricorderete di tutti i comandamenti del SIGNORE per metterli in pratica; non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi trascinano all’infedeltà. 40 Così vi ricorderete di tutti i miei comandamenti, li metterete in pratica e sarete santi per il vostro Dio. 41 Io sono il SIGNORE, il vostro Dio; vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto per essere vostro Dio. Io sono il SIGNORE, il vostro Dio».

Marketing 0.0

No, non mi sono sbagliato, volevo scrivere proprio 0.0.

Ad indicare il mio sgomento di fronte ad un sistema economico dove, ormai è stabilito, chi ha i soldi e le possibilità può comprarsi di tutto. Dove, in nome del dio denaro, di Mammona, è lecito anche comprarsi una persona.

Vuoi un figlio? Non puoi averlo? Per svariati motivi… Perchè hai malattie che te lo impediscono, perchè il tuo compagno o la tua compagna sono del tuo stesso sesso, perchè non vuoi smagliature sul tuo bel pancino?

Che problema c’è? Ti compri del seme, o un ovulo, o meglio ancora un utero. Una donna ancora non si può comprare, almeno in via ufficiale un limite minimo c’è. In via ufficiale, perchè se l’utero te lo vai a comprare, ad affittare nel terzo mondo, da donne che sono costrette di professione a fare le fattrici, non è che ci sia moralmente tutta questa differenza.

Ma già, la morale, l’etica, cose antiche… Hai pagato? Il figlio è tuo, te lo prendi e magari ti fai scattare tante belle foto commoventi, che fanno ‘engagement’, con il bambino appena nato che ti guarda con gli occhi sbarrati e che, nel caso di due compratori di sesso maschile, si chiederà invano a quale mammella attaccarsi per essere nutrito… Il suo primo istinto.

Ma già, anche l’istinto è roba vecchia, la natura, figuriamoci… L’abbiamo violentata in tutti i modi la natura, con l’inquinamento, con lo sfruttamento assoluto, ormai non c’è rimasto che violentare la nostra umanità, il nostro stesso essere.

Marketing 0.0, da primo mondo, primo dopo l’ultimo dal punto di vista etico. Ma tanto ormai si è capito. Che al Nord del mondo, belle parole a parte, del Sud del mondo non importa proprio nulla. Che ogni riforma economica si guarda bene dal redistribuire ricchezza, dal favorire lo sviluppo. Ogni riforma economica del cosiddetto primo mondo è fatta in modo da mantenere comunque lo stato delle cose. Le materie prime le hanno loro, ma le sfruttiamo noi.

Crepassero loro con le loro guerre tribali, le loro religioni, le loro credenze, le loro favelas: ci prendiamo da loro quello che ci serve. Il coltan per i nostri computer, i nostri chip… il rame, l’oro, il gas, il petrolio…. Ora anche gli uteri delle loro donne. Ah, però le paghiamo! Le aiutiamo! Così come tanti occidentali scrupolosi aiutano da anni i bambini, le bambine e le ragazze di quelle parti pagandoli e pagandole per essere i loro giocattoli sessuali.

Tanto tra poco, marketing 0.0, finirà per esser lecito anche quello.

Certo, per tanti resta il problema dei sensi di colpa. Ma pagando si risolve anche quello. Si affitta l’utero di una donna di queste parti, del cosiddetto primo mondo (tanto ormai la povertà si va diffondendo anche qui, e si trova più facilmente), la si fa assistere per tutta la gravidanza, nella clinica migliore che c’è. Le si fanno fare tutti i controlli e ci si lava la coscienza, col denaro (altra antica abitudine…). Sempre ammesso che la si abbia ancora la coscienza, o che si abbia una regola con cui normarla…

Chissà, mi chiedo, magari in questo caso è anche compreso il diritto all’aborto (della donna terza, certo, non il tuo!) se il bimbo ti viene imperfetto o del sesso non desiderato… Meglio non saperlo.

Non ho più parole.

Sono da sempre stato favorevole a che il diritto regoli le convivenze anche di due uomini o due donne, o di un uomo ed una donna che per qualche motivo preferiscono non sposarsi. Il diritto civile ha tutte le possibilità per farlo, in termini di eredità, possibilità di assistere l’altro in caso di malattia, avere permessi dal lavoro…. Mi sono anche impegnato per questa causa, per la non discriminazione sui luoghi di lavoro e nelle pratiche religiose (lì poi i conti, tutti, li faremo solo con l’Eterno!), contro la violenza ed il bullismo (contro chiunque, indipendentemente da razza, fede, orientamento sessuale).

Ma qui ci si deve fermare. Perchè violentare la natura, corrompere la natura ed i costumi, è violentare e corrompere sè stessi, la Creazione, che siamo chiamati ad amministrare, di cui non siamo padroni! E’ dare scandalo ai piccoli…

Dal Vangelo di Luca, capitolo 17

1 Disse ancora ai suoi discepoli: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. 2 È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3 State attenti a voi stessi!

Parole chiarissime, come chiarissimo è il dovere di rimproverare il fratello che sbaglia, chiarissimo il dovere di dargli una possibilità di redimersi (ripeto, i conti finali li farà l’Eterno!), chiarissima la necessità di pregare perchè il Signore aumenti la nostra fede. Perchè nulla è perduto, neppure questo sciagurato mondo in cui viviamo, se si ottiene il dono della fede…

Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. 4 E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai».
5 Gli apostoli dissero al Signore: 6 «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Amen.