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Il retto sentiero

(lettura breve delle Lodi Mattutine)

Proverbi 15, 8-12

Il sacrificio degli empi è in abominio al Signore, la supplica degli uomini retti gli è gradita. La condotta perversa è in abominio al Signore; egli ama chi pratica la giustizia. Punizione severa per chi abbandona il retto sentiero, chi odia la correzione morirà. Gl’inferi e l’abisso sono davanti al Signore, tanto più i cuori dei figli dell’uomo. Lo spavaldo non vuol essere corretto, egli non si accompagna con i saggi.

Strada lastricata che dalla Beccia sale verso il Santuario

Il retto sentiero è quello delineato dalla Parola di Dio. Guai a chi se ne allontana, che sia un singolo credente o un’intera assemblea, un’intera chiesa. Non badate alla grandezza o all’imponenza dei sacrifici che questi fanno, il Signore gradisce meglio la supplica, il riconoscersi peccatori di fronte a Lui, ed il ricondurre la propria vita sul cammino da Lui descritto nella Scrittura, incarnato nel Figlio Gesù.

Amen.

La pioggia e il basso continuo

Io confido nel Signore. Esulterò e mi rallegrerò per la tua misericordia, perché hai guardato con bontà alla mia miseria. (Salmo 31,7-8)

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L’Antifona d’ingresso della Messa di oggi, celebrata in privato sul tavolo del salotto di casa, usando il calice e la patena usate per la prima messa presieduta, il 17 maggio 1992, nella parrocchia di Nostra Signore di Coromoto in San Giovanni di Dio.

La parrocchia dove sono cresciuto nella fede, la parrocchia di mia madre, dove lo scorso anno abbiamo salutato il suo ritorno al Padre,  la parrocchia che è di fronte… allo studio del mio dentista, che ultimamente frequento (troppo!) spesso, dove mi fermo a pregare prima e dopo le sedute.
La parrocchia dove è parroco don Francesco, uno dei miei alunni di quando ero formatore al Seminario Maggiore.

Dopo la Messa sono uscito, a fare un po’ di commissioni per i miei anziani suoceri, e tra una commissione e l’altra pregavo… Per Lia, per Paola e per Ludo e per gli altri suoi bimbi, per Dino, per Alessandro e Viviana, per Sara, per Antonella…

Pioveva, ma non ho preso l’ombrello. Volutamente. Perchè, anche se a tanti sembra strano, io amo la pioggia, amo sentirla scorrermi addosso, amo sentirne il rumore, il ticchettio.

Amo la pioggia perchè mi fa pensare all’acqua del Battesimo, all’acqua viva del Signore che ti scorre addosso, che ti lava, che lava via il tuo peccato, che lava via le tue angosce, che lava via i tuoi dubbi.

Amo il ticchettio, che mi ricorda il ticchettio della Parola del Signore, antico e nuovo testamento, Io sarò con te, Io sarò con voi, Io sarò con te, fino alla fine del mondo, fino alla fine del mondo, fino alla fine del mondo…

Un basso continuo della fede. Chi ama la musica capisce cosa intendo.
Il basso continuo, in musica, segna la linea melodica di fondo; il basso continuo della fede è il Signore a suonarlo, è Lui che tiene insieme la tua vita, dove cerchi di esprimerti al meglio, a volte cercando delle fughe, a volte abbandonandoti alla Sua volontà. A volta salendo di tono, a volte scendendo.

Una linea melodica di fondo, un basso continuo a cui non desidero altro che essere fedele, nel modo migliore di cui sono capace.

La fedeltà a Cristo ed al suo mandato, la fedeltà alla sua sequela, è il basso continuo di ogni cristiano. Papa o Riformatore, Santo o Peccatore, tutti sono tenuti a quella fedeltà, finchè, un giorno, secondo la Sua volontà, grazie alla Sua misericordia, le nostre povere variazioni, originate dalla miseria del nostro peccato, di cui parla l’antifona, si fonderanno con l’armonia celeste dei cori angelici.

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Riflessioni sulla Santa Cena / Eucaristia

Per chi mi ha chiesto le differenze fra i diversi modi di intendere il mistero della presenza reale del Cristo, del Suo Corpo nel pane e del Suo Sangue nel vino, cerco di chiarire riprendendo dal sito “La Fede Riformata” (il collegamento all’articolo originale lo trovate in basso) una lezione a riguardo di Michael Scott Horton, professore di Teologia e Apologetica al Westminster Seminary California.

Chiarisco che in materia io credo che ci sia la presenza reale del Cristo nel pane e nel vino, che non sia un semplice memoriale. La posizione che qui il professore definisce come Riformata è la seguente:

– c’è la presenza reale del Cristo nel pane e nel vino consacrati sull’altare;

– chi mangia e beve indebitamente del Corpo e Sangue del Signore, mangia e beve la propria condanna.

Invito chi vuole approfondire, a leggere oltre all’articolo intero del professore sotto riportato, anche la predicazione di John Knox (Haddington, 1513 – Edimburgo, 24 novembre 1572; teologo scozzese; è particolarmente conosciuto per essere il redattore della liturgia riformata: Book of Common Order. Fu collaboratore di Giovanni Calvino, e organizzò la Chiesa presbiteriana scozzese) a riguardo.

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ARTICOLO DEL PROFESSOR HORTON

Trovo ironico che, al giorno d’oggi, come in ogni epoca di declino e superstizione nella storia della chiesa, le persone si allontanino dai miracoli di Dio per volgersi ai propri. Cosa intendo con questo? Una volta che le persone smettono di credere che la salvezza sia un miracolo e cominciano a pensare che sia semplicemente il risultato di una decisione e uno sforzo umano, molto presto creano miracoli sostitutivi per poter mantenere un qualche senso del soprannaturale. A quel punto, quando negano che la Parola dello Spirito Santo crei miracolosamente la fede e il ravvedimento, devono darsi da fare per ricercare i loro segni. E quando negano che nei Sacramenti del Battesimo e della Cena del Signore Cristo sia veramente conferito miracolosamente, essi ricercano le loro proprie rivelazioni e i loro segni e meraviglie.

Le chiese che seguono la fede apostolica della Riforma sono carismatiche nel più completo senso del termine. Ovverosia, credono che ogni servizio della Parola e del Sacramento sia un momento di segni e meraviglie. Aspettano con trepidazione, o, almeno, dovrebbero aspettarsi, il miracolo quando vengono in chiesa, perché Dio ha promesso che quando ci raduniamo per adorare e ricevere il perdono di Dio, Egli nutre fedelmente il suo gregge nel deserto. Ma spesso noi diventiamo come quella cinica generazione di Israeliti nel deserto che, quando Dio riaffermò la sua promessa di nutrirli, gridarono, “Potrebbe Dio imbandire una mensa nel deserto?” (Sal. 78:19) Ma questo è esattamente ciò che Dio fa. È un Dio che opera meraviglie che ci nutre in mezzo alle spine e alla sabbia della nostra steppa spirituale, quando e dove meno ce lo aspettiamo.

Ma quale pastore dà la propria carne come cibo e il proprio sangue come bevanda? Quale dio dà il suo corpo per la vita dei suoi adoratori? Si è mai sentito questo? Assolutamente si! Il nostro Salvatore dichiara, “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna”.
Primo, mettiamo le cose in prospettiva: esistono essenzialmente 4 concezioni di cosa accada nella Santa Comunione.

Primo, c’è la concezione della Chiesa Cattolica Romana, con cui molti hanno familiarità. L’insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica Romana è che il pane e il vino vengono effettivamente trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo. Questo viene chiamato “transustanziazione”, da due parole che significano “cambiamento di sostanza”. Il pane sembra sempre pane e il vino conserva l’aspetto del vino, ma le apparenze ingannano. Inoltre, la Cena del Signore, secondo la Chiesa Cattolica Romana, è una ripetizione del sacrificio espiatorio di Cristo, ed ogni volta che uno partecipa a questo sacramento, essi credono che Cristo sia sacrificato ancora sull’altare per i loro peccati. Questo, ovviamente, è blasfemo, specialmente alla luce di Ebrei, che ci è data esplicitamente al fine di dimostrare che il sistema sacrificale ebbe fine in Gesù Cristo, il sacrificio finale per i peccati, offerto una volta per sempre.

All’epoca della Riforma, tuttavia, i Protestanti si differenziarono nella loro comprensione di cosa effettivamente viene ricevuto, e in che modo, nella Santa Comunione.

Primo, gli Anabattisti interpretarono questa mensa come un semplice memoriale, o ricordo simbolico della morte di Cristo. Il fine era di suscitare un senso di gratitudine e di dovere alla luce delle sofferenze sopportate da Cristo per noi.

I Luterani rispondevano che ciò negasse l’esplicita affermazione di Cristo, “Questo è il mio corpo”, e trasformasse il sacramento in un’opera d’uomo, perché tutta l’attività era umana: il mio ricordare, piuttosto che il divino perdono di Dio. I Luterani credono, quindi, che Cristo sia fisicamente presente all’altare in questo sacramento, ma negano la dottrina Cattolica Romana del mutamento di sostanza da pane e vino in corpo e sangue. Inoltre, chiaramente essi negano l’idea di un nuovo sacrificio di Cristo.

I Riformati, come Calvino, erano influenzati dall’interpretazione degli Ortodossi Orientali, argomentando, insieme ai Luterani e ai Cattolici Romani, che Cristo è veramente comunicato attraverso il sacramento, contro la concezione Anabattista che la Comunione sia un semplice memoriale. Ma essi credevano che il modo o mezzo di ricevere Cristo fosse per lo Spirito Santo che unisce i credenti a Cristo in cielo attraverso gli elementi del pane e del vino.

Ora, queste questioni possono a prima vista sembrare confuse e potreste chiedervi, “Perché i Cristiani devono discutere di questi argomenti secondari?” Ma ricordate che questo non è un sacramento istituito da Atanasio o Agostino, Lutero, Calvino o Wesley, ma dal nostro Signore Gesù Cristo. Egli ci ha comandato un’amministrazione perpetua e frequente di questa Santa Cena fino al suo ritorno, e l’apostolo Paolo avverte i Corinzi che la ragione per cui molti di loro stavano sperimentando una morte prematura era perché non riconoscevano appropriatamente il corpo e il sangue di Cristo nella Santa Comunione. A causa della loro concezione superficiale della Cena, trasformando questo santo mistero in un sacrilegio, essi stavano effettivamente mangiando e bevendo un giudizio. Se questa Cena è una questione “secondaria”, perché l’apostolo dice che stanno mangiando e bevendo giudizio?

L’apostolo Paolo dice, in realtà, che la Santa Comunione è una vera partecipazione al corpo e sangue di Cristo: “Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse partecipazione con il sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo?” (1 Cor. 10:16) Perciò, dice Paolo, “Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole di peccare contro la memoria del corpo e del sangue del Signore”. È questo che dice? No, Paolo dice che sarà colpevole “del corpo e del sangue del Signore.”

Ma lo scopo di questa Santa Cena non è di esibire giudizio, ma di mostrare il perdono e la grazia di Dio. Attraverso essa, noi riceviamo i benefici della morte di Cristo e la sua costante intercessione; in effetti, attraverso essa, noi riceviamo niente di meno che Cristo stesso.

Riflessioni sulla Comunione | La Fede Riformata.

La purificazione del tempio (Giovanni 2,12-22)

Predicazione per la Terza Domenica di Passione, 8 marzo 2015, del pastore Paolo Castellina.

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La Parola del Signore di dice: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l’esito della prova sia negativo. Ma io spero che riconoscerete che la prova non è negativa nei nostri confronti” (2 Corinzi 13:5-6).

Studi biblici/Giovanni 2:12-22 – Tempo di Riforma.

Salvare e perdersi – Marco 8,31-38

Sembra che stiano rapidamente per finire i tempi della “società del benessere”. Eppure le aspirazioni prevalenti della maggior parte della gente continuano ad essere concederci materialmente “il meglio” che la vita possa offrire, una vita facile e comoda, molto denaro a disposizione, divertimento e vacanze permanenti, nessuna responsabilità ed impegno, evitare il più possibile dolore e fatica, non prendere mai posizione su nulla perché è “compromettente”, non farsi domande sulle cose, evitare il più possibile guai e “rogne”, prendersela comoda stando “al caldo”, non essere coinvolti, fare il meno possibile sfruttando, magari, il lavoro altrui e “le occasioni”. Sempre di più il criterio con il quale siamo disposti a fare una qualsiasi cosa è chiederci: “E’ divertente?”. Se è facile, comodo e divertente, lo facciamo, altrimenti no, o di malavoglia. Nell’ansia di “vendere” il loro “prodotto” vi sono oggi coloro che propongono un cristianesimo facile e di comodo, che venga incontro a questa mentalità, fatto di vantaggi e profitti, temporali ed eterni, “salvezza” e guarigioni a buon mercato. Eppure quanto il Signore Gesù propone nel testo di questa domenica è ben lontano da tutto questo. E’, anzi, qualcosa che ha fatto fuggire da Lui più di una persona! Di fronte a parole di questo genere, alcuni certamente Gli direbbero oggi: “Gesù, se tu vuoi vendere il tuo prodotto, guardati bene dal dire queste cose…”. Che cos’è che disse Gesù? Lo troviamo nel vangelo di Marco 8:31-38.

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Dal Vangelo secondo Matteo 8, 31-38

31 Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse. 32 Diceva queste cose apertamente. Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo. 33 Ma Gesù si voltò e, guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: «Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».34 Chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36 E che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua? 37 Infatti che darebbe l’uomo in cambio della sua anima? 38 Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli».

Studi biblici/Marco 8:31-38B – Tempo di Riforma.

(predicazione del pastore Paolo Castellina)

L'eterno segno di Giona (Luca 11,29-36)

Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 11

29 Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno, ma segno non le sarà dato, se non il segno di Giona.
30 Infatti, come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
31 La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c’è più di Salomone.
32 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più di Giona.

33 «Nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto {o sotto un recipiente}, anzi la mette sul candeliere, perché coloro che entrano vedano la luce. 34 La lampada del corpo è l’occhio; se l’occhio tuo è limpido, anche tutto il tuo corpo è illuminato, ma se è malvagio, anche il tuo corpo è nelle tenebre. 35 Sta quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre. 36 Se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada ti illumina con il suo splendore».

«Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno, ma segno non le sarà dato, se non il segno di Giona… ecco, qui c’è più di Giona.

Questa generazione… Quale generazione? La nostra? Si, la nostra. Questa Parola di Dio è rivolta, oggi, verso di noi.

Noi siamo una generazione malvagia che nonostante gli innumerevoli doni ricevuti dal Signore, tutto ha fatto meno che metterli a frutto nel modo a Lui gradito, nel modo dovuto.

Noi siamo la generazione che ha la capacità di coltivare terre e gestire i mari in modo che ogni creatura umana esistente abbia di che mangiare e saziarsi, eppure milioni e milioni di persone soffrono e muoiono per la fame.

Noi siamo la generazione con una capacità tecnologica senza pari, capace di esplorare mondi e pianeti lontani, ma l’acqua corrente e la luce non siamo capaci di farle arrivare a tutti gli uomini che ne hanno bisogno. Meglio, non vogliamo… O meglio, non ci sono le compatibilità economiche per farlo, vi direbbe un grasso ed opulento manager delle major o delle utilities che controllano veramente il mondo, con la complicità degli Stati e della politica.

Noi siamo la generazione dello sharing e della condivisione, condividiamo di tutto, anche le cose più sacre, su forum, blog, siti internet e social network, eppure non sappiamo condividere un saluto, un buongiorno, un sorriso con le persone che lavorano con noi, o che salgono vicino a noi su un mezzo di trasporto pubblico… sempre che lo prendiamo un mezzo di trasporto pubblico… ossessionati come siamo da una ‘cultura’ che ci dice che dobbiamo correre, che dobbiamo fare in fretta, che nessuno ci aspetta. Una cultura che ci dice che è meglio andare con la nostra automobile, da soli, uno per uno. Meglio ancora se con il nostro SUV, usato a proposito ed a sproposito anche in città. Il SUV, emblema di questa civiltà malata, l’automobile più alta e respingente che ci sia, un invito agli altri a togliersi da davanti a noi. Come le auto con sempre pìù cavalli, sempre più veloci. Non per arrivare prima (impossibile visto il traffico delle nostre città), ma per arrivare al posto di, o prima di, per fuggire di fronte al prossimo.

A questa generazione incredula e perversa, a noi che siamo peccatori increduli e perversi, non sarà dato altro segno che non quello di Giona.

Il profeta Giona (qui la sua storia) aveva ricevuto una missione dall’Eterno. Noi abbiamo ricevuto una missione dall’Eterno.
Giona venne meno a questa missione, ritenne che le sue idee, i suoi pensieri, il suo giudizio sulla salvezza, sul pentimento, venissero prima o fossero migliori di quelle di Dio, più giuste dell’Unico Giusto Giudice.
E l’Eterno lasciò che venisse gettato in mare, che piombasse nelle acque scure della disperazione, che una balena lo inghiottisse nelle sue viscere. Finchè Giona non sembrò capire. Allora Egli lo lasciò tornare alla luce, alla vita, dove pure il riluttante profeta fece, dopo aver portato a termine la sua esperienza, l’ennesima esperienza del suo peccato, della sua miseria di essere umano che si allontana, o ci prova, dall’immagine di Dio che è chiamato ad essere.

Ecco, qui c’è più di Giona, ecco, qui con noi c’è il Signore Gesù. Qui con noi c’è il Verbo che si è fatto carne. Qui con noi c’è il segno della Sua Croce. E mai come in questo momento anche il solo segno della Sua Croce è osteggiato e combattuto in tutti i modi. Perchè il Principe di questo mondo sa che è il segno della Sua Croce che l’ha relegato per sempre negli inferi, e sa che ha tempo solo fino alla fine dei tempi dell’umanità per provare almeno ad attenuarne gli effetti, per lasciare che quante più anime si dannino per sempre, rifiutando quel segno nel nome delle false bandiere luccicanti che è tanto bravo a fabbricare, per le mani dei peccatori di questo mondo.

Ecco, qui c’è più di Giona. Qui con noi c’è il segno della Sua Croce. Eppure siamo ancora lì siamo ancora con Giona, siamo ancora nel ventre di quella balena, ci aggiriamo senza pace nelle sue viscere, nel labirinto senza fine e senza uscita delle nostre menzogne rese verità, dei nostri peccati ingioiellati perchè sembrino risplendere, della nostra oscurità che si nega la luce, invece di percorrere l’unico sentiero antico ed illuminato, quella della Parola di Dio che guida i nostri passi, quello della Scrittura, Luce, che splende nelle tenebre. Luce con la maiuscola perchè Egli ci disse: Io sono la Luce del mondo.

Noi, peccatori, come Giona profeta, ci facciamo ingiusti giudici dei nostri fratelli, ci permettiamo come lui di scegliere quale e quanta parte della Rivelazione accogliere, ci permettiamo di dire quali o quanti dei suoi comandamenti siano ‘adeguati’ o ‘aggiornati’ alla nostra realtà, con arroganza modifichiamo liste di precetti, comportamenti, comandamenti, peccati, secondo il nostro comodo del momento.

Dal pulpito delle nostre chiese o dei nostri templi condanniamo a grandi gesti e frasi i farisei, ma poi facciamo come loro, decretiamo che è korban, sacro, intoccabile, questo o quello e condanniamo anche i nostri fratelli più piccoli, il più grande peccato agli occhi dell’Eterno.

Oppure da quei pulpiti di tutto parliamo invece che della Parola di Dio. Dio ci ha donato una lampada accesa, Dio ci ha donato la Luce che vince le tenebre e la notte, ed invece di metterla sul candeliere, sul punto più alto che sia possibile, noi la teniamo nascosta, la occultiamo, la mettiamo sotto il tavolo o l’altare, la chiudiamo nella sacrestia, tra le tante cose che ci sono… Nascondiamo ai fratelli la sola, vera Luce della salvezza, e lasciamo che i loro occhi siano accecati dalle luci finte e ad intermittenza di cui, invece, le nostre realtà sono piene…

Convertiamoci all’Evangelo, fratelli e sorelle, o ben più severamente di Giona saremo puniti! Noi abbiamo Cristo, noi abbiamo la Croce, noi abbiamo la Parola del Suo Evangelo.

Cristiani, mettiamo bene in vista la Parola di Dio, sul candelabro acceso che deve essere la nostra vita. Se siamo pastori o predicatori, responsabili di comunità facciamo sì che solo quella Parola risuoni, amata, integra, rispettata nella Sua Verità.

Facciamolo in tutta la nostra vita, pensieri, parole, opere e senza omettere neppure uno iota. O al termine della nostra esistenza, ci ritroveremo nel buio pesto in cui si ritrovò il profeta Giona; per usare le parole di Gesù (che avendoci amato fino alla fine, ci disse sempre la verità, e mai ci ‘indorò la pillola’, quello lo fanno i falsi profeti umani) , dove sarà pianto e stridore di denti.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, nel segno eterno della Tua Croce. Amen.

Prendere ed amare la Croce (Luca 9,22-25)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,22-25.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?

Il libro dell’Imitazione di Cristo, trattato del XV secolo di cui riporto qui sotto un brano, è da sempre uno dei libri di preghiera e meditazioni preferiti da chi scrive questo blog. Un libro che rimarca quello di cui da sempre la fede mi ha convinto, che non esista strada migliore e più sicura per la salvezza eterna (di quella mi importa più che delle tante salvezze umane, quando riesco a liberarmi dal mio peccato, che cerca di inchiodarmi a questa terra!) che seguire la via della Croce, imitando il più possibile Cristo nelle tante scelte ed opzioni a cui ogni giorno, ogni momento, sono chiamato. Come uomo e, se Dio vorrà, come eletto del Signore.

Ogni giorno, questo sottolinea l’evangelista Luca. La Croce non è una dimensione ‘speciale’ del cristianesimo, la Croce è la dimensione normale del cristiano. Tutti, in un modo o nell’altro, corporale, spirituale che sia, sono chiamati non solo a prenderla su di sè (quello può essere molto pesante, ma ci si può riuscire) quanto ad amarla, come la amò Gesù, prendendosela tutta fino alla fine, fino ad essere innalzato, fino a sentirsi abbandonato dal Padre, e subito dopo a toccarlo di nuovo, ad aprire i cieli e gli abissi della terra, a scoprire la salvezza donata all’umanità tutta.

Prendere su di sè la Croce, primo tempo, farlo ogni giorno, secondo tempo, dura tutta la nostra vita, amarla… amarla fino alla fine, fino alla consunzione di sè stessi o delle persone che si amano più di se stessi. Ancora più difficile quest’ultimo punto.

Ma il Signore Gesù è stato chiaro. Occorre rinnegare se stessi per essere accettati da lui. Non è questo, come tanti credono, un disprezzare l’essere umano, un disprezzare la vita!

E’ l’esatto contrario, è amarla a tal punto da riuscire a rivedere, a riscoprire la propria immagine e somiglianza con l’Eterno! E’ amarla al punto più alto! E’ amarla al punto di volerla riscoprire interamente con il Cristo, nell’intimità più alta che si possa avere con l’Eterno.

E’ pregare con il Salmista e dire che è meglio un giorno, io mi accontenterei di un istante, solo nei tuoi atri che mille altrove! E’ vedere il Signore che riempie di gioia il tuo calice finchè questo trabocca! E’ sapere che quella Croce che tanto ti spaventa e ti rattrista, se la guardi solo con i tuoi occhi umani, privi di fede, è inevitabile!, è in realtà il tuo bastone ed il tuo vincastro, il bastone ed il vincastro del Ruo Buon Pastore, che si prende cura di te, che ti accoglie tra le sue braccia.

E’ l’artiglio dell’aquila che ti prende e ti posa sulle sue ali, perchè tu sia al sicuro, volando in alto, volando sopra le miserie di questo mondo, fino ad essere dove non c’è più bisogno di luce di sole o di lampada, perchè la Luce di Cristo è piena.

Dove non ci sono più lacrime, nè pianto, perchè l’acqua viva del Cristo, unita al Suo Sangue, le hanno accolte dentro di loro e trasfigurate come nemmeno possiamo immaginare.

Ave o Croce, speranza unica, speranza sola. Siamo compagni di cammino del Signore Gesù, ancora una volta, in questo tempo di Quaresima e di Passione. Che la nostra fede, se questo è il Suo volere per noi, cresca, finchè acquistiamo la statura spirituale non solo di prenderla ma di amarla, e di innalzarci come Lui fu innalzato, ma tra le Sue braccia d’amore, le braccia del Risorto, che anche noi contempleremo quando, anche per noi, tutto sarà compiuto.

Amen.

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Imitazione di Cristo, trattato spirituale del XV secolo
Libro 2, capitolo 12
“Se qualcuno vuol venire dietro a me,
…prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”

Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù … Perché hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna.… Se muori con lui, con lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria.

Ecco, tutto dipende dalla croce… La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore… Va’ pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce.

Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, che tu lo voglia o no; troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell’anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo… Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni per sottometterti interamente a lui e diventare più umile… In ogni cosa devi saper soffrire con pazienza, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.

Hadjadj: l'Europa e l'islam

Comincia con l’ironia questo articolo di Fabrice Hadjadi. Lo consiglio a tutti per una attenta lettura.

«[Cari Jihadisti], temete la collera del consumatore, del turista, del vacanziere che smonta dal suo camper! Voi ci immaginate rotolati nei piaceri e nei passatempi che ci hanno rammolliti? Ebbene noi lotteremo come leoni per proteggere il nostro rammollimento. Ci batteremo per ogni cosa, per le parole che non hanno più senso e per la vita che queste si portano appresso».

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Hadjadj: l’Europa e l’islam | Tempi.it.

I segni caratteristici di un'autentica chiesa

Una riflessione interessante del pastore Paolo Castellina.

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E’ una vecchia questione che è stata sviluppata nel corso della storia con la categoria “i segni della chiesa”, cioè le caratteristiche che distinguono chiese veramente cristiane. I Riformatori protestanti hanno concluso esisterne soprattutto due: la retta predicazione della Parola di Dio e la retta amministrazione dei Sacramenti del Battesimo e della Cena del Signore. Consideriamolo brevemente.

Una mente rinnovata: Quali sono i segni caratteristici di un’autentica chiesa?.

Chesterton: Il Natale deve andarsene. È anti-moderno!

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Il Natale è assolutamente inadatto al mondo moderno. Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite, o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne che si sono scelti si parlino. Così, migliaia di spiriti giovani e avventurosi, pronti ad affrontare i fatti della vita umana e a incontrare la vasta varietà di uomini e donne come sono realmente, altrettanto pronti a volare fino ai confini della terra e a tollerare ogni qualità stravagante o accidentale dei cannibali o degli adoratori del demonio, sono crudelmente obbligati ad affrontare un’ora – no: talvolta persino due ore! – in compagnia di uno zio Giorgio o di qualche zia di Cheltenham che non trovano particolarmente simpatici. Non si possono, in tempi come i nostri, sopportare tali abominevoli torture.

(…)

Il Natale continua a ergersi dritto, integro e spiazzante: per noi rappresenta una cosa ben precisa, per gli altri un marasma d’incongruenze. Il Natale giudica il mondo moderno, perciò vogliono che se ne vada. Infatti sta andando. E forte.

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