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Giorno primo ed ultimo

Così, in un antico inno cristiano, è definita la domenica. Che, urge ricordarlo di questi tempi!, significa Giorno del Signore, giorno di colui che, ci piaccia o no, ci crediamo o no, è l’Unico Vero Signore della nostra vita e del nostro destino.

Giorno primo, perchè è dal Signore che ha origine ogni cosa. Perchè è il Signore all’origine di tutto. Perchè è soltanto il Signore che è Via, Verità e Vita. perchè è in questo giorno a Lui dedicato che chi crede in Lui ascolta in modo del tutto speciale la Sua Rivelazione, contenuta interamente nella Bibbia, nella Sacra Scrittura, proclamata nei luoghi di culto, non solo in quelli deputati allo scopo, ma ovunque “due o tre sono riuniti” nel Suo Nome.

Giorno ultimo, perchè, come ci ricordano le letture proposte in questi tempi alla nostra attenzione al nostro studio ed alla nostra preghiera, come tutto ha origine in Lui, così tutto avrà fine in Lui. Perchè nessuno di noi per quanto possa fare, può aggiungere un minuto solo alla sua vita. Perchè tutto quanto operiamo in questa vita ha senso e avrà senso soltanto se l’avremo fatto per Lui, con Lui ed in Lui. Come si prega nel culto cattolico: Per Cristo, con Cristo, in Cristo a Te Dio Padre Onnipotente ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Perchè ci sarà un giudizio finale, ed i giusti saranno da una parte, gli empi dall’altra e noi dovremo badare di essere dalla parte del Cristo e del Suo trionfo.

Solo allora ci sarà pace fra cielo e terra, pace fra tutti i popoli, pace nei nostri cuori. Certo la pace non la troveremo qui, in questo mondo, che siamo chiamati a convertire, a cambiare, a chiamare a camminare sulla via del Cristo, sulla Via che è il Cristo, sul sentiero antico eppure sempre nuovo e rinnovante, vivificante della Sua Parola.

A te la gloria, o Cristo,
la potenza e l’onore,
nei secoli dei secoli. Amen.

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L’INNO

O giorno primo ed ultimo,
giorno radioso e splendido
del trionfo di Cristo!

Il Signore risorto
promulga per i secoli
l’editto della pace.

Pace fra cielo e terra,
pace fra tutti i popoli,
pace nei nostri cuori.

L’alleluia pasquale
risuoni nella Chiesa
pellegrina nel mondo;

e si unisca alla lode,
armoniosa e perenne,
dell’assemblea dei santi.

A te la gloria, o Cristo,
la potenza e l’onore,
nei secoli dei secoli. Amen.

I talenti della luce

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,14-30.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

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Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
« Un uomo… chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni  »

Questo proprietario è senz’alcun dubbio Cristo. Dopo la risurrezione, sul punto di salire vittoriosamente al Padre suo, chiamò gli apostoli e affidò loro la dottrina del Vangelo, donando a qualcuno di più, ad un altro di meno, mai troppo né troppo poco, bensì a seconda delle forze di coloro che la ricevevano. Allo stesso modo l’apostolo Paolo dice che ha nutrito con il latte coloro che non erano capaci di prendere un nutrimento solido (1 Cor 3,2)…

Cinque, due, un talento: capiamo qui le varie grazie accordate a ciascuno, cioè per il primo i cinque sensi, per il secondo l’intelligenza della fede e delle opere, per il terzo la ragione che ci distingue dalle altre creature.

“Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque”. Cioè a partire dai sensi fisici e materiali che aveva ricevuti, ha aggiunto la conoscenza della cose celesti; la sua intelligenza si è elevata dalle creature al Creatore, dal corporeo all’incorporeo, dal visibile all’invisibile, dal passeggero all’eterno.

“Colui che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due”. Anche questi, a seconda delle sue forze, ha raddoppiato, alla scuola del Vangelo, ciò che aveva imparato alla scuola della Legge. Ebbene si potrebbe dire che ha capito che l’intelligenza della fede e delle opere della vita presente conduce alla felicità a venire.

“Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone”. Preso dalle opere di quaggiù, dai piaceri di questo mondo, il servo malvagio ha trascurato i comandamenti di Dio. Notiamo tuttavia che secondo un altro evangelista l’ha riposto in un fazzoletto: possiamo intendere da ciò che ha perso il vigore dell’insegnamento del maestro con una vita dedita a mollezze e piaceri…

Con lo stesso elogio il padrone accoglie i primi due servi… “Prendi parte alla gioia del tuo Padrone, dice, e ricevi quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo” (1 Cor 2,9). Quale ricompensa più grande può essere accordata a un servo fedele?

E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Accresci la mia fede, Signore Gesù, perchè non avvenga che mi allontani mai dalla luce della Tua Parola. Amen.

Pillole di Blog – Ipse dixit

Bergoglio oggi ha detto: ” “Il pensiero dominante propone una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono”, ha aggiunto il pontefice nell’udienza ai medici cattolici. “Stiamo vivendo un tempo sperimentale, male: fare figli invece di accoglierli, giocare con la vita. Attenti è un peccato contro il Creatore, Dio Creatore che ha creato le cose così”, ha aggiunto.”.

Chissà perchè Repubblica invece del solito titolone lo ha scritto piccolo piccolo…

L'inquietante, importante domanda

La vedova e il giudice

 

Lu 11:5-10; Mr 7:24-30; Ge 32:24-29; Is 62:6, 7

 

Propose loro ancora questa *parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”. Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”». Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»

 

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L’inquietante domanda cui fa riferimento il titolo è ovviamente quella continuata nell’ultimo versetto del brano, della pericope evangelica proposta oggi per la lettura: Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
Ma a leggere con attenzione è tutto il brano ad essere inquietante, o almeno a sembrare tale. 

 

Qual’è la motivazione di tutto questo discorso che Gesù fa in parabole? Mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi. Una delle raccomandazioni fatta più spesso da Gesù nel Vangelo, ma anche in tutta la Scrittura dai profeti e da chi parla in nome del Signore.

 

Pregate: ovvero chiedete qualcosa ad un altro. Riconoscete che ciò che avete non è vostro, non viene da voi in ultima origine. La vita: non ve la siete data da soli. Avete avuto un padre ed una madre su questa terra, ed avete un Padre nei cieli. E se guardate bene anche tutto quello che avete qui, affetti, beni… è qualcosa che senza l’aiuto, la collaborazione, o anche soltanto l’accondiscendenza di altri non avreste. Il mondo è pieno di gente che dice di ‘essersi fatta da sola’ ma non è vero. Mai.

 

Pregate sempre, [incessantemente]: sappiate che questa condizione è ineluttabile. Voi siete stati, siete e sare sempre debitori per ciò che avete o ciò che acquisterete. E la cosa non vale solo per le cose materiali, ma anche per quelle spirituali, per i bisogni della vostra anima. Dice bene il salmista, persino tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca (Salmo 77 (76), 2). Lo sappiamo, la notte si rimane spesso soli con i propri pensieri, con le proprie preoccupazioni, si hanno meno distrazioni, ed allora l’anima si rivolge naturalmente al suo Creatore. E, magari in forme incosce, o inespresse, si cerca quella giustizia di cui si crede di aver bisogno.

 

Senza stancarvi: non è una ripetizione di quanto detto  prima; non è un rafforzamento del sempre. E’ come un voler dire, senza perdere mai la speranza, perchè è il fatto più terribile che possa accadere, che un uomo si stanchi di pregare, si rassegni, si condanni da sè al suo destino. Non stancatevi, perchè il Signore ascolta, sempre. Il Suo orecchio è teso verso le vostre parole, così come la vostra mano si tende verso di Lui.

 

Gesù poi racconta del giudice iniquo. Non c’è bisogno di fare esempi di giudice iniquo. Ognuno trova facilmente il suo giudice iniquo. Spesso e volentieri siamo noi stessi quel giudice. Perchè diciamo di volerci bene, di avere carità verso noi stessi. Ma non ne abbiamo. Perchè ci diciamo speranzosi che tutto si risolva per il meglio. Ma la nostra speranza è assente o viziata. Perchè diciamo di avere fede nell’Eterno. Ma non gli affidiamo la nostra vita, non saremmo disposti a rimetterla per Lui che ce l’ha donata. Non la abbiamo la fede richiesta.

 

Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

 

La parabola di Gesù per fortuna termina, ad un osservatore superficiale può sembrare altrimenti, in positivo. Non soltanto perchè la vedova alla fine, per la sua costanza nel pregare incessantemente, ottiene giustizia dall’ingiusto giudice, ma perchè il Figlio ci rivela la piena disponibilità del Padre ad esaudire le nostre richieste. Con prontezza, addirittura. Con il massimo della rapidità. Unica condizione: la fede in Lui.

 

La domanda allora non è da considerarsi tanto inquietante, perchè l’Eterno c’è, è qui, ci ascolta, è risoluto ad agire prontamente per noi. Tutte cose più che positive. Ma occorre che abbiamo un unica cosa. La fede. Ovvero la capacità di pregarlo incessantemente riconoscendolo come il nostro Padre, il Padre Nostro che è nei cieli, la cui volontà è come in cielo, così in terra, nella nostra vita. Un genitore umano che ama il proprio figlio non gli nega il pane quotidiano. Non cessa di correggerlo, ma nemmeno di rimettergli il proprio debito. Perchè lo fa? Perchè sa che è necessario che cresca, che impari anche dai propri errori, che trovi dentro di sè e le tiri fuori (“educare” questo significa) tutte le risorse che gli occorreranno nella sua vita adulta. Le stesse di cui si diceva prima, in primis. La carità (a volersi bene si impara da chi te ne vuole), la speranza (la fiducia nelle proprie capacità si acquista da chi te la dona), la fede (che c’è chi prima di tutto ti vuol bene e crede in te).

 

La domanda allora non è inquietante, ma è importante. E’ la domanda fondamentale. Non solo in previsione del giudizio finale, della seconda venuta del Cristo. Ma già qui, nella nostra vita di ogni giorno. Il Cristo è qui, vicino a me che scrivo a questa scrivania, in questa Bibbia aperta che la domina.

 

La mia fede c’è? C’è la disponibilità a riconoscermi debitore a Lui di ogni cosa? C’è la capacità di rimettere in lui ogni speranza? C’è, per dirla con Maria, la voglia di riconoscermi servo senza pretese e di fare tutto ciò che egli mi dirà?
Come i servi di Cana, sì, perchè se voglio che la mia vita sia piena di gioia come in una festa di nozze, occorre che io lasci che Egli prenda la mia acqua/vita/fede spesso insipida e la trasformi in vino, che scalda il cuore mio e di chi è invitato alla mia festa (moglie, marito, figli, colleghi, vicini…).

 

Un esempio?
Luca 1: 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

 

L’angelo la lasciò, dice l’evangelista Luca. Ma non era più da sola. Qualcuno cresceva in lei, assieme alla sua fede.

 

Accresci la mia poca fede, Signore Gesù. Amen.

Quando verrà?

+ Dal Vangelo secondo Luca, 17,20-25
Mr 4:26-29; Lu 19:11-27
20 Interrogato poi dai *farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: 21 “Eccolo qui”, o “eccolo là”; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi».
Gesú annuncia la sua seconda venuta
De 30:3; Da 9:26; Mt 24:3-42; At 1:11
22 Disse pure ai suoi discepoli: «Verranno giorni che desidererete vedere anche uno solo dei giorni del *Figlio dell’uomo, e non lo vedrete. 23 E vi si dirà: “Eccolo là”, o “eccolo qui”. Non andate, e non li seguite; 24  perché com’è il lampo che balenando risplende da una estremità all’altra del cielo, cosí sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. 25 Ma prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia respinto da questa generazione.
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Non sappiamo quando verrà il Regno del Signore, nè è nè sarà mai in nostro potere saperlo. Anche se, da sempre, tanti uomini e donne, di tante chiese e confessioni, si sono esercitati in quest’arte di ‘divinare’ (non a caso si dice così) quale sia la data di questa seconda venuta, della battaglia di Armagheddon, della venuta dei cavalieri dell’Apocalisse, etc…. Perchè da sempre la tentazione principale dell’uomo è quella di farsi ‘dio’ di se stesso, di dirsi magari credente, ma poi di cercare altrove tempi e modi della propria salvezza.
L’unica cosa che sappiamo, che utilmente possiamo sapere, sono queste poche, enigmatiche se volete parole del Cristo. Che fanno bene il ‘paio’, non a caso sono ugualmente Parola del Signore, contenuta nella Bibbia, con le parole di profeti come Sofonia o altri che hanno annunciato in qualche modo quello che avverrà negli ultimi tempi.
Sappiamo che avverrà. Sappiamo che saremo giudicati. Sappiamo su cosa. Dovrebbe bastarci. Dovrebbe bastarci per fare quanto dice Gesù. Comportarci cioè come se questo stesso in cui io scrivo fosse il momento.
Perchè lo è! Questo è il momento favorevole, questo è il tempo della salvezza! 
Il Regno di Dio è in mezzo a voi! … Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente…. Rivestitevi di Cristo… Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù…
Che altro dovremmo sapere, fratelli e sorelle? Perciò quando le mille voci dei falsi profeti del mondo ci diranno  “Eccolo là”, o “eccolo qui”, non seguiamole!  Seguiamo il Cristo, respinto da questa come da quella generazione, in virtù dello scandalo della Sua Croce. Seguiamo il Cristo, e lasciamo che sia Lui ad operare in noi!
Amen.

Amore e Verità, due nomi del Nome

Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per «dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio.

tentazioni

Uno su dieci ce la fa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,11-19.

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Bibbia (1)Uno su dieci ce la fa… a ricordarsi di tornare indietro e ringraziare.
Uno su dieci ce la fa, a cambiare direzione, a convertirsi, a rivolgersi verso la verità.
Tutti e dieci furono guariti, ma il cuore di uno soltanto si apre alla Verità, le mani di uno soltanto stringono le mani di Colui che è la Vita, che solo può darle senso, i piedi di uno soltanto scelgono di percorrere la Via, il sentiero antico della Parola.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Che io sia grato e fedele a Te come quell’uno.

Servi senza pretese

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,7-10.

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?
Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

FullSizeRenderServo inutile, ovvero servo senza pretese. Questo siamo chiamati a riconoscerci di fronte al Signore ed alla Sua parola. perchè nessuno di noi, per quanto si sforzi, qualunque cosa creda, è capace di aggiungere un’ora od un minuto solo alla sua vita.

Perchè nessuno di noi è capace di creare dal nulla come l’Eterno ha fatto. Perchè nessuna ricchezza di questo mondo può pensare anche solo minimamente di uguagliare una briciola della sua Grazia infinita.

Questo dice la nostra fede, questo ci dice il Cristo nel Vangelo. Ed allora perchè ci affanniamo tanto a cercare cibo che non sazia, bevanda che non disseta, beni che imputridiscono e muoiono?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù! Amen.

Per la meditazione, dagli scritti di Isacco di Siria (VII secolo),
monaco nella regione di Mossul 

Discorso, prima serie, n° 5

Gli occhi del Signore sono rivolti agli umili, per rallegrarsi. Mentre il Signore distoglie lo sguardo dagli orgogliosi, per umiliarli. L’umile riceve sempre la compassione di Dio… Fatti piccolo in tutto davanti a tutti e sarai innalzato più in alto dei principi di questo mondo. Supera tutti, abbracciali, abbassati davanti a loro, e sarai onorato più di coloro che offrono l’oro. Mettiti più in basso di te stesso, e vedrai la gloria di Dio in te. Poiché là dove c’è l’umiltà, là c’è la gloria di Dio… Se hai l’umiltà nel cuore, Dio ti rivelerà la sua gloria…

Non amare l’onore e non ti verrà tolto. L’onore si allontana da chi lo persegue. Al contrario, l’onore va da chi lo rifugge e ne proclama a tutti l’umiltà. Se ti disprezzi per non essere onorato, sarà Dio a parlare di te. Se ti biasimi per amor di verità, Dio farà in modo che tu sia lodato davanti a tutte le creature. Saranno loro ad aprirti la porta della gloria del tuo Creatore e ti loderanno. Poiché in verità tu sei a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26).

La smarrita

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 15,1-10.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola:
«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?
Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

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Ieri un lettore di questo blog ha detto che ammira la mia costanza nel cercare di postare ogni giorno un brano della Scrittura con un piccolo commento. Mi ha chiesto, con un mondo così, dove la trovi la voglia. Caro fratello, gli ho detto, proprio perchè il mondo è così, trovo facilmente la voglia… Perchè se anche uno solo di quelli che legge si lascia illuminare dalla Parola del Signore, io ho svolto il mio compito di ringraziare, ogni giorno, per i mille doni che mi sono stati fatti a riguardo. Il dono della fede, il dono della conoscenza e dello studio della Scrittura, il dono e la grazia della perseveranza e… ultimo ma non nel mio cuore, il dono della mia bellissima figlia Sara, alla quale mi sforzo di lasciare un mondo migliore di quello che ho trovato, facendo del mio meglio, come dicevo quando ero scout. Spero che la smarrita, pecora o creatura umana che sia, si ritrovi, e lodi l’Eterno, Benedetto Egli sia.

Signore, accresci la mia fede. Amen.

La battaglia della fede, roba seria!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33.

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse:
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

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La sequela del Signore è una cosa seria, un’operazione non da tutti, occorre amare il suo sentiero, la sua via, che passa anche per la Croce, più di ogni altra realtà umana, fosse anche la più ‘sacra’ ai nostri occhi. Più della famiglia, più dei figli, più della propria stessa vita. Odiare non è da intendersi nel senso che di solito gli diamo noi. E’ da capire come amare profondamente ma rinunciando anche a questo amore se ce lo richiedono le esigenze della fede.

Come, per l’appunto, fa un re, uno stratega in guerra. Che crea un diversivo e rinuncia a parte delle proprie forze per sorprendere l’avversario e vincere la battaglia decisiva. Che è attento ad esaminare le proprie forze, e si regola in base a quelle.

L’avversario del Signore è sempre agguerrito. Ma, e questa è la nostra forza più grande, non può vincere. Certo, è forte, possiamo pensare di non avere sufficienti forze ad affrontarlo. Ma allora, fratelli e sorelle, procuriamocele quelle forze! Con il confronto fedele e costante con la Parola del Signore, con una preghiera che si fa incessante, che non cessa mai. Con la richiesta continua del dono dello Spirito a chi ce l’ha promesso come Consolatore, datore di doni, Latore di forza; a chi è Fedele, e farà tutto questo.

La nostra strategia in pillole: serbare nel nostro cuore la Sua Parola e credere, credere, credere all’adempimento della Sua Parola. Come Maria di Nazareth. Come ogni cristiano che affida la propria vita solo all’Eterno che gliel’ha donata.

Amen.