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La 'via stretta', ovvero il 'sentiero antico'

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). 

Parola dell'Eterno

Chiamatela come volete, ‘via stretta’, ‘sentiero antico’, ma la scelta del Cristo in tutti i momenti cruciali è sempre stata per la via stretta della fedeltà assoluta alla Parola del Padre. E così sempre dovrà essere per ogni comunità ecclesiale, di qualsiasi confessione sia, e per ogni credente. Pena l’infedeltà al mandato di trasformare il mondo e le nostre coscienze per risultare degni del nostro essere a sua immagine e somiglianza.

L’articolo linkato qui sotto (non concordo su tutto ma quasi) parla in particolare del Sinodo sulla famiglia in corso nella chiesa cattolica, ma il criterio lo trovo più che corretto in linea più generale. Occorre obbedire al Signore piuttosto che agli uomini…

Appunti per il Sinodo: il metodo della ‘via stretta’.

Mai questo avvenga!

Mai questo avvenga!

Mai questo avvenga! Che mai avvenga quanto scrive il riformatore Giovanni Calvino:

Chi lasciando la Scrittura immagina non so quale via per giungere a Dio è non solo in preda all’errore, ma soprattutto mosso da pura follia. Recentemente sono saltati fuori non so quali lunatici prendendo orgogliosamente a pretesto un insegnamento dello Spirito, disprezzando, per quanto li concerne, ogni lettura e facendosi beffe della semplicità di quanti seguono ancora la lettera morta e mortifera, come usano chiamarla. Ma vorrei ben sapere da loro chi è questo spirito, per ispirazione del quale sono rapiti in estasi così in alto da osar disprezzare ogni dottrina della Scrittura come puerile e spregevole. Se rispondono che è lo Spirito di Cristo, la loro sicumera risulta ridicola…
…non è dunque funzione dello Spirito Santo (quale ci è stato promesso) di sognare nuove rivelazioni, sconosciute per l’innanzi o inventare nuove forme di dottrina per sottrarci alla dottrina dell’Evangelo ricevuto, ma piuttosto suggellare e confermare nei nostri cuori la dottrina che vi è stata dispensata.

Preghiamo piuttosto!

Il Signore accresca la nostra fede, perchè mai avvenga che lasciamo la Sua Parola per le parole vuote degli uomini di questo mondo. Amen.

 

Il fondamento e lo Ionio

Non c’è rocca pari al nostro Dio (I Samuele 2,2)

Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù (I Corinzi 3,11)

Su cosa poggiamo la nostra vita? Quale ne è il fondamento? Quale altro potrebbe essere se non Cristo Gesù? Quale se non la Parola dell’Eterno, del Signore, di D-o?

Facile a parole, facile (meno…) nelle discussioni teologiche. Ma in pratica? Dove riponiamo la nostra speranza, cosa cerchiamo senza sosta, per cosa ci affanniamo giorno dopo giorno, sia noi personalmente che la società che, nel bene e/o nel male abbiamo contribuito e contribuiamo a costruire?

Quando entravo in acqua con la mia bimba, pochi giorni fa, nel mar Ionio, facevo attenzione a dopo mi spingevo, dove poggiavo il piede, cosa c’era nei dintorni. Non per un timore fine a se stesso, ma perchè sapevo che occorreva essere attento, provvidente, non solo a quello che succedeva ma a quello che sarebbe potuto succedere. Un ‘piccolo’ spesso non è in grado di valutare correttamente tanti fattori che un ‘grande’ sa o dovrebbe invece saper valutare. Ero in qualche modo, nell’acqua del mare, la rocca della mia bimba. Ma cosciente di non poterlo essere fino in fondo. Perchè anche per Sara, così piccola, la sola vera rocca è l’Eterno. Ed io ero, sono cosciente di doverle lasciare fare le sue esperienze, di doverle lasciare correre i suoi piccoli rischi. Perchè impari a nuotare, perchè scopra le sue capacità. Ed un giorno, se vorrà, ringrazi me, che l’ho aiutata ad appoggiarsi all’unica valida pietra angolare della vita. La fede in chi ti ama, la fede nell’Eterno.

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Pregate sempre

Il Signore, di giorno, concedeva la sua grazia, e io la notte innalzavo cantici per lui come preghiera al Dio che mi dà vita (Salmo 42,8)

In quei giorni Gesù andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio (Luca 6,12)

Liberami, o Dio, da un’applicazione troppo intensa, sia pure ad occupazioni necessarie. So come ciò allontani i miei pensieri dall’unico scopo di ogni occupazione, e offuschi la mia percezione, sempre presente, di te in piedi alla mia destra. (John Wesley)

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Qualunque sia la nostra attività, quali siano le nostre applicazioni, i nostri programmi, le nostre preoccupazioni, la Parola di oggi ed il commento di Wesley, iniziatore della Chiesa Cristiana Metodista, ci ricordano che il rapporto che più conta nella nostra vita, quello che dobbiamo sforzarci di avere comunque in primo piano, e quello con Colui che ci ha donato la vita, e ci dona ogni respiro, ogni voce, ogni clic su questa tastiera.

Perciò la necessità del confronto quotidiano e costante con la Parola dell’Eterno, perciò ad ogni giorno deve corrispondere una Sua Parola, perciò questa si deve trasformare in preghiera, fosse anche la preghiera semplice: Signore, abbi pietà di me peccatore! Signore, accresci la mia fede! Signore, grazie! Signore, vieni in mio aiuto!

Dice bene Gesù, non servono tante parole e tante sapienze per pregare.

Apri la Bibbia, recita un salmo, leggi un versetto, vi troverai tutto l’universo… tutto il tuo universo, tutta la tua vita.

La tua risposta finale sia sempre: Amen, Signore. Sia fatta la Tua volontà. Avvenga di me secondo la Tua Parola.

 

La pianta sradicata

Giudizio sul cuore umano

= Mr 7:14-23 (Pr 4:23; Ga 5:19-21; Sl 51:10)

10 Chiamata a sé la folla, disse loro: «Ascoltate e intendete: 11 non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l’uomo!»

12 Allora i suoi discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Sai che i farisei, quando hanno udito questo discorso, ne sono rimasti scandalizzati?» 13 Egli rispose loro: «Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata. 14 Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso».

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Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata. Parole chiare, limpide. Che possono leggersi anche all’inverso. Qualunque pianta che non avrà le sue radici fisse nella Parola dell’Eterno, nell’acqua viva dei Suoi comandamenti, è destinata ad avvizzire ed a morire. 

Beato, dice il salmo 1, è chi pone nella Torah le sue radici; questi sarà come un albero piantato che ha accesso all’acqua ed ai nutrimenti che questa contiene. Non esiste nutrimento che tenga nelle sole parole umane, depauperate di ogni ricchezza dal peccato di ognuno. Per quanto queste si ammantare di splendore e di bellezza, saranno sempre la luce di un fuoco fatuo, che ti conduce nella palude dell’egoismo, nella brughiera uguale a se stessa in cui finisce per perderti, o direttamente nel cimitero dei buoni propositi…

Non è un discorso pessimista, ma realista in quelle che sono le capacità dell’uomo di farcela da solo. Nulle, se non sono sostenute da qualcosa di molto più grande di lui. Basta la storia umana a dimostrarla, piena di tragedie ripetute e sempre uguali a sè stesse.

Recita l’antichissimo inno del Veni Sancte Spiritus:

Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.

Senza il tuo soccorso,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.
Il Santo, l’Eterno, Benedetto Egli sia, Benedetto il suo Nome.

 

Cammina! Fino alla meta.

Dio fece fare al popolo un giro per la via del deserto, verso il mar Rosso (Esodo 13,18)

Cosi rimase nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. In seguito Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio (Marco 1,13-14)

No, non restare fermo. È una grazia di Dio poter iniziare bene il cammino. È una grazia ancora più grande rimanere sulla buona strada e non perdere il ritmo. Ma la grazia delle grazie è di non piegarsi e, anche se spezzato e stremato , andare avanti fino alla meta. (Helder Camara)

Camminiamo. Non restiamo fermi. Prendiamo il giusto sentiero, l’antico sentiero che ci indica la Parola e camminiamo, muoviamoci, convertiamoci, ovvero cambiamo radicalmente la nostra strada. Teniamo alto lo sguardo verso l’Eterno, senza timore.

Ci potranno toccare dei tempi di deserto, saremo insidiati dalle bestie selvatiche, dalle mille parole ingannevoli della gente di questo mondo, devota al suo principe, al re dell’egoismo, dell’illusorio libero arbitrio, del denaro, del potere,  ma senza timore arriveremo nella Sua casa, la sola nostra meta. La sola meta che valga la pena di avere all’orizzonte.

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Il pane vero, la Parola

Nelle chiese cristiane oggi si legge il racconto evangelico, secondo Matteo, della moltiplicazione dei pani. Ma, ed è chiaro per chi legge con la fede il brano, quello che salva dalla fame non è il miracolo della moltiplicazione, ma è il miraoolo della condivisione. del mettere in comune, nel nome di Qualcuno di più grande, quel poco che si ha. E’ il distribuire che compie il prodigio, mentre si condivide che avviene lo straordinario.

Perciò cos’è la prima cosa che occorre condividere tra di noi? Il pane vero, il pesce buono, ossia la Parola dell’Eterno. Dice bene Isaia: Ascoltatemi attentamente! Ascoltatemi, e mangerete. Attentamente, e gusterete ciò che mangiate.

Non è per tutti questo discorso, non è per tanti. Il grosso si ferma alla superficie del racconto, al pane ed al pesce che gli riempiono la pancia in quel momento, poi si vedrà. mentre quello che occorre riempire, perchè il miracolo si avveri, è il cuore.

Accresci in noi la fede, Signore, Eterno, Benedetto Tu sia.

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Isaia 55

«O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti!

Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a *Davide.