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Amore e Verità, due nomi del Nome

Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per «dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio.

tentazioni

Uno su dieci ce la fa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,11-19.

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Bibbia (1)Uno su dieci ce la fa… a ricordarsi di tornare indietro e ringraziare.
Uno su dieci ce la fa, a cambiare direzione, a convertirsi, a rivolgersi verso la verità.
Tutti e dieci furono guariti, ma il cuore di uno soltanto si apre alla Verità, le mani di uno soltanto stringono le mani di Colui che è la Vita, che solo può darle senso, i piedi di uno soltanto scelgono di percorrere la Via, il sentiero antico della Parola.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Che io sia grato e fedele a Te come quell’uno.

Servi senza pretese

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,7-10.

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?
Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

FullSizeRenderServo inutile, ovvero servo senza pretese. Questo siamo chiamati a riconoscerci di fronte al Signore ed alla Sua parola. perchè nessuno di noi, per quanto si sforzi, qualunque cosa creda, è capace di aggiungere un’ora od un minuto solo alla sua vita.

Perchè nessuno di noi è capace di creare dal nulla come l’Eterno ha fatto. Perchè nessuna ricchezza di questo mondo può pensare anche solo minimamente di uguagliare una briciola della sua Grazia infinita.

Questo dice la nostra fede, questo ci dice il Cristo nel Vangelo. Ed allora perchè ci affanniamo tanto a cercare cibo che non sazia, bevanda che non disseta, beni che imputridiscono e muoiono?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù! Amen.

Per la meditazione, dagli scritti di Isacco di Siria (VII secolo),
monaco nella regione di Mossul 

Discorso, prima serie, n° 5

Gli occhi del Signore sono rivolti agli umili, per rallegrarsi. Mentre il Signore distoglie lo sguardo dagli orgogliosi, per umiliarli. L’umile riceve sempre la compassione di Dio… Fatti piccolo in tutto davanti a tutti e sarai innalzato più in alto dei principi di questo mondo. Supera tutti, abbracciali, abbassati davanti a loro, e sarai onorato più di coloro che offrono l’oro. Mettiti più in basso di te stesso, e vedrai la gloria di Dio in te. Poiché là dove c’è l’umiltà, là c’è la gloria di Dio… Se hai l’umiltà nel cuore, Dio ti rivelerà la sua gloria…

Non amare l’onore e non ti verrà tolto. L’onore si allontana da chi lo persegue. Al contrario, l’onore va da chi lo rifugge e ne proclama a tutti l’umiltà. Se ti disprezzi per non essere onorato, sarà Dio a parlare di te. Se ti biasimi per amor di verità, Dio farà in modo che tu sia lodato davanti a tutte le creature. Saranno loro ad aprirti la porta della gloria del tuo Creatore e ti loderanno. Poiché in verità tu sei a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26).

La smarrita

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 15,1-10.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola:
«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?
Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

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Ieri un lettore di questo blog ha detto che ammira la mia costanza nel cercare di postare ogni giorno un brano della Scrittura con un piccolo commento. Mi ha chiesto, con un mondo così, dove la trovi la voglia. Caro fratello, gli ho detto, proprio perchè il mondo è così, trovo facilmente la voglia… Perchè se anche uno solo di quelli che legge si lascia illuminare dalla Parola del Signore, io ho svolto il mio compito di ringraziare, ogni giorno, per i mille doni che mi sono stati fatti a riguardo. Il dono della fede, il dono della conoscenza e dello studio della Scrittura, il dono e la grazia della perseveranza e… ultimo ma non nel mio cuore, il dono della mia bellissima figlia Sara, alla quale mi sforzo di lasciare un mondo migliore di quello che ho trovato, facendo del mio meglio, come dicevo quando ero scout. Spero che la smarrita, pecora o creatura umana che sia, si ritrovi, e lodi l’Eterno, Benedetto Egli sia.

Signore, accresci la mia fede. Amen.

La battaglia della fede, roba seria!

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33.

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse:
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

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La sequela del Signore è una cosa seria, un’operazione non da tutti, occorre amare il suo sentiero, la sua via, che passa anche per la Croce, più di ogni altra realtà umana, fosse anche la più ‘sacra’ ai nostri occhi. Più della famiglia, più dei figli, più della propria stessa vita. Odiare non è da intendersi nel senso che di solito gli diamo noi. E’ da capire come amare profondamente ma rinunciando anche a questo amore se ce lo richiedono le esigenze della fede.

Come, per l’appunto, fa un re, uno stratega in guerra. Che crea un diversivo e rinuncia a parte delle proprie forze per sorprendere l’avversario e vincere la battaglia decisiva. Che è attento ad esaminare le proprie forze, e si regola in base a quelle.

L’avversario del Signore è sempre agguerrito. Ma, e questa è la nostra forza più grande, non può vincere. Certo, è forte, possiamo pensare di non avere sufficienti forze ad affrontarlo. Ma allora, fratelli e sorelle, procuriamocele quelle forze! Con il confronto fedele e costante con la Parola del Signore, con una preghiera che si fa incessante, che non cessa mai. Con la richiesta continua del dono dello Spirito a chi ce l’ha promesso come Consolatore, datore di doni, Latore di forza; a chi è Fedele, e farà tutto questo.

La nostra strategia in pillole: serbare nel nostro cuore la Sua Parola e credere, credere, credere all’adempimento della Sua Parola. Come Maria di Nazareth. Come ogni cristiano che affida la propria vita solo all’Eterno che gliel’ha donata.

Amen.

La verità rende liberi

La verità rende liberi. Perciò la verità fa paura. Perciò il Vangelo, la Parola del Signore fanno paura. Perciò il mondo, da sempre, cerca di metterla in Croce.

Ma il mondo ha già perso. Da quando sulla Croce c’è finito il Figlio, la verità non cessa mai di risorgere.

Ora il mondo si sta perdendo, ogni giorno di più, nel peccato, nella dissoluzione morale, nel lavoro che torna sempre di più ad essere sfruttamento di manodopera, nella sessualità solo per il piacere, nei figli vissuti come oggetti, nella malattia e nei vecchi vissuti come un peso di cui liberarsi prima possibile…

E di nuovo nel mondo tornano ad alzarsi, numerose, le Croci dei martiri. Ma il mondo ha perso, la Verità è Risorta, e quando e secondo quello che sarà stabilito dall’Eterno, trionferà sulla menzogna e sull’odio.

E andranno, quelli alla gioia eterna, e quelli all’eterna dannazione. Perchè l’inferno esiste. E non è la fornace in cui sono morti un mio fratello ed una mia sorella, ieri, è molto peggio.

Il Signore accresca la mia fede, risvegli la fede del mondo, perchè questo si salvi.

Amen.

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La buona scusa ed il nostro impegno

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,15-24.

In quel tempo, uno dei commensali disse a Gesù: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!».
Gesù rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto.
Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato.
Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato.
Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi.
Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto.
Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia.
Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena».

Ogni scusa è buona. Ovvero: c’è sempre una buona scusa per rimandare i propri impegni nei riguardi di quanto afferma, di quanto ci chiede il Signore, di quanto è richiesto dall’osservanza della Sua Parola.

Ogni scusa è buona, specie se ammantata di un “devo occuparmi di”, questo o quella, “devo essere provvidente verso”, il mio patrimonio o la mia salute.  Le esigenze del Signore vengono sempre messe all’ultimo posto, con la scusa di essere buoni o provvidenti verso la nostra realtà di creatura.

Come se questa non dipendesse dal Creatore! Come se non fossimo debitori a lui dell’ultimo respiro che abbiamo fatto o di quello che faremo tra un attimo, se così sarà la sua volontà! Come se potessimo aggiungere o togliere un solo giorno alla nostra vita, o decidere il nostro destino da noi stessi.

E’ giusto, si badi, esser buono verso questo o quello, essere accurati verso questa o quella situazione. Ma la bontà senza il Buono, o l’accuratezza senza la Provvidenza ci serviranno davvero a poco.

Vedi le tante vicende di questi tempi, l’amore umano sganciato dall’Amore divino che genera mostri. La pietà sganciata dall’Eterno che porta all’eutanasia ed al suicidio. L’amore sponsale sganciato dal Creatore che porta al bambino visto come oggetto, agli uteri in affitto, alle nuove povertà schiave delle donne del terzo mondo. La santa indignazione verso le ingiustizie, sganciata dalla fedeltà a Colui che è l’unico Giusto Giudice che porta alla violenza cieca e fine a sè stessa, alle rivoluzioni che non cambiano null’altro che il proprio tiranno…

Qual’è il nostro compito, il compito di noi servi del Signore? Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. Usciamo per le strade e per le piazze, reali e virtuali, usciamo lungo le siepi, accostiamoci ad ogni filare di uomini e donne, alla ricerca di un senso per la vita che non trovano nei discorsi umani di ogni giorno, ripetutti, sempre uguali, fini a sè stessi, spingiamoli ad entrare annunciando loro la Parola, il Verbo della nostra salvezza, l’annuncio di una Grazia che non finisce, la necessità di una fedeltà piena e coraggiosa al Cristo e al Suo Vangelo, fino alla Croce se ci è richiesto.

Perchè la Sua casa (non la nostra!) si riempia. E non temiamo del risultato. Saranno pochi? Saranno tanti? Non è mai spettato, non ci spetta e non spetterà mai a noi giudicarlo. L’Eterno sa chi è destinato alla salvezza e chi no. E soltanto l’Eterno.

A noi tocca soltanto il dovere e la grazia di poterlo seguire con fedeltà, sul sentiero antico eppure sempre nuovo della Sua Parola.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Amen.

Parola dell'Eterno

Osare intromettersi

Un contributo del mio fratello pastore Paolo Castellina

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Oggigiorno sembra essere comune sentire che la religione non debba “intromettersi” nelle questioni politiche perché, in qualche modo, per qualche miracolo, il secolarismo o laicismo, che dir si voglia, garantirebbe una neutralità priva di pregiudizi, mentre la religione sarebbe solo invischiata di pregiudizi ed irrazionalità. Si ritiene così che la gente sia libera di pensare e praticare la religione che vuole “nel privato” evitando però di “imporne” le idee nella sfera pubblica, salvo naturalmente appoggiare l’ideologia dominante (il che naturalmente è gradito e lodato)!

Non c’è nulla di particolarmente nuovo in questa concezione. In Inghilterra, William Lamb – Lord Melbourne (1779-1848), futuro primo ministro e mentore della Regina Vittoria – opponendosi alla campagna di William Wilbeforce contro il commercio degli schiavi, si lamentava dicendo ironicamente: “Siamo arrivati proprio a un bel punto se si permette alla religione di invadere la vita pubblica”. Allo stesso modo Willoughby Bertie, conte di Abingdon (1740-1799), diceva: “La religione è un sentimento privato, non un principio pubblico sul quale agire”. Era ovviamente conveniente dirlo in un tempo in cui il commercio degli schiavi garantiva grandi profitti, ma Wilbeforce non si era lasciato intimidire ed avrebbe vinto lui.

Lo stesso avviene oggi: quando la maggior parte dei cristiani si oppongono apertamente, per esempio, ai cosiddetti “matrimoni omosessuali”, all’eutanasia, o alla pratica dell’aborto, sulla base di consolidati principi etici e morali, si grida allo scandalo come se fosse un attentato alla libertà ed un voler imporre “idee di parte” sull’intera società. La verità è che anche la cosiddetta “neutralità laica” non è affatto neutrale come vorrebbero far credere, ma è espressione di una concezione del mondo concorrente, sostenuta per altro molto “religiosamente” da centri di potere che vorrebbero essi stessi dominare ed imporsi facendosi passare per “progressisti” e “illuminati”. Risultato del laicismo non è di fatto “neutralità, tolleranza ed armonia” ma ben altro: quello è solo un mito abilmente orchestrato con la forza della propaganda. I cristiani hanno il diritto (ed il dovere) di promuovere la propria concezione del mondo sulla società nel suo complesso opponendosi, in questo caso, all’ideologia laicista, smascherandone le pretese e dimostrando quanto quest’ultima sia piuttosto portatrice di corruzione morale e spirituale. I cristiani sono consapevoli di avere un preciso mandato da assolvere nella politica anche quando prevale il paganesimo.

Lo esemplifica la stessa storia biblica. Il patriarca Giuseppe aveva operato nella sfera politica in Egitto conquistando un ruolo di responsabilità e promuovendo con successo principi alternativi, proprio nel tempo in cui si pensava che il Faraone fosse l’incarnazione del dio Sole (Genesi 41:37-45). Il profeta Daniele aveva assunto un ruolo di responsabilità al servizio del Re Dario di Persia senza per questo fare alcun compromesso con l’ideologia allora dominante. Mantenendo egli una carica poltica presso di lui, lo avrebbero potuto per questo accusare di collusione e compiacenza con il potere, ma questo non sembra turbarlo: “Parve bene a Dario di affidare l’amministrazione del suo regno a centoventi satrapi distribuiti in tutte le province del regno. Sopra di loro nominò tre capi, uno dei quali era Daniele, perché i satrapi rendessero conto a loro e il re non dovesse soffrire alcun danno. Questo Daniele si distingueva tra i capi e i satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; il re pensava di stabilirlo sopra tutto il suo regno” (Daniele 6:1-3,28). Neemia aveva profittato della sua posizione di coppiere sotto re Antaserse per diventare governatore della Giudea e far ricostruire le mura attorno a Gerusalemme (Neemia 2:1-8).

I cristiani potrebbero anche non avere una maggioranza alle spalle, ma essi sono consapevoli di avere un ruolo legittimo da svolgere negli affari pubblici non solo nei termini di vivere cristianamente, ma nel testimoniare e proporre i valori cristiani. Wilbeforce non considerava la fede cristiana come essenzialmente politica, ma riteneva che i principi biblici che essa proclama fossero del tutto salutari per l’intera società e si era adoperato per persuaderne le forze politiche affinché fossero adottati. Egli spesso citava Colossesi 3:2: “Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra”. Il paradosso è che solo chi aspira “alle cose di lassù” può essere di grande beneficio “quaggiù”!

Gli inviti e l'abito

+ Dal Vangelo secondo Luca 14,12-14

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore

La gestione della lista degli invitati da parte del Signore è molto diversa dalla nostra. Noi cominciamo a compilarla elencando quelli che proprio ci devono essere, poi se avanzano posti vediamo come riempirli. Il Signore, al contrario, offre un banchetto aperto, a tutti… Poi sta a quei tutti, di cui facciamo parte anche noi, essere degni di sedere a quel banchetto, presentarci con l’abito nuziale, ovvero, con l’abito nuovo della trasformazione della nostra vita ad immagine di Cristo Gesù. Perchè, ricordiamocelo, il Signore offre a tutti il suo banchetto, ma non tutti sono degni di sedervi. E chi quell’abito nuziale non l’avrà, verrà lasciato fuori, dove sarà pianto e stridor di denti.

Perchè il Signore è giusto, è buono, non buonista… Offre una sedia a tutti, ma non la garantisce a nessuno, se non a quelli da lui prescelti.

Accresci la nostra fede, o Eterno, perchè conformiamo alla Tua volontà, secondo la Tua Parola, l’abito delle nostra vita. Amen.

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Fate, ma non fate…

+ Dal Vangelo secondo Matteo, 23,1-12

1 Allora Gesú parlò alla folla e ai suoi discepoli, 2 dicendo: «Gli *scribi e i *farisei siedono sulla cattedra di *Mosè. 3 Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.

4 Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli; 6 amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle *sinagoghe, 7 i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: “*Rabbí!” 8 Ma voi non vi fate chiamare “Rabbí”; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. 9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. 10 Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; 11 ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. 12 Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato».

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3 Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.

Ovvero? Fate ciò che vi dice la Parola che vi annunciano, il Vangelo che vi viene testimoniato con franchezza. Fate quello che dice la Scrittura, che è Parola del Signore ineffabile. Ma non fate secondo le loro opere, non pensate che quanto vi viene da degli uomini, sia pure consacrati, sia per ciò stesso automaticamente santo. Anche loro, come voi, sono dei peccatori che devono fare il conto con le loro miserie e le loro mancanze. Fate come vi dicono se vedete che c’è assonanza tra la loro parola e la Parola che vi è stata annunziata. Altrimenti, anche se questa vi sembra più dura e difficile, umiliatevi sotto la mano del Signore, sottomettete i vostri discorsi arroganti e superbi alla Scrittura e farete cosa buona e giusta, gradita agli occhi del solo veramente Santo, del solo tre volte Santo.

E’ bello, è gratificante, è cosa che ho sperimentato e sperimento nella mia vita, aver ricevuto lo Spirito del Signore in modo speciale, essere stato investito del ministero della Parola. Ma è al tempo stesso terribilmente una responsabilità ed un impegno gravoso da tenere non solo, non tanto a mente, ma soprattutto nei gesti, nelle mani, nelle opere che devono essere conseguenti a quel tantissimo che si è ricevuto.

Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il Nome del Signore. Ovvero: come con la mia povertà, con il mio peccato, con le mie mancanze potrò rendere grazie all’Eterno, Benedetto Egli sia? Alzando il calice della mia stessa vita, versando nel Suo calice d’eternità tutta la mia vita, ricchezze e povertà, bene e male, rimettendo a Lui ogni decisione della mia vita, sottomettendomi alla Sua Parola ogniqualvolta il dubbio mi prende, se qualcosa sia solo precetto di uomini… Ed invocando il Nome del Signore, ovvero pregandolo incessantemente, ogni momento della mia giornata.

Non la mia ma la Tua volontà o Signore.

Accresci la mia poca fede! Amen.