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Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

La Parola

Rimproveri del Signore al suo popolo
(Is 59:1-4; Gr 3:6-8) Gr 32:17-23
1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il servo del Signore oltraggiato e soccorso
(Sl 40:6-13; Lu 18:31-33; Fl 2:5-11; Eb 5:7-10) La 3:19-33
4 Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta,
perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco.
Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio,
perché io ascolti, come ascoltano i discepoli.
5 Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio
e io non sono stato ribelle,
non mi sono tirato indietro.
6 Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva,
e le mie guance a chi mi strappava la barba;
io non ho nascosto il mio vòlto
agli insulti e agli sputi.
7 Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso;
perciò non sono stato abbattuto;
perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra
e so che non sarò deluso.
8 Vicino è colui che mi giustifica;
chi mi potrà accusare?
Mettiamoci a confronto!
Chi è il mio avversario?
Mi venga vicino!
9 Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto;
chi è colui che mi condannerà?
Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito,
la tignola li roderà.
10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto
Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Il commento

Mercoledì Santo, terza feria della Settimana Santa, si legge il terzo canto del Servo del Signore. Solitamente se ne legge solo la parte centrale, i versetti dal 4 al 9, quella dove è prefigurata la Passione del Cristo (le percosse, gli insulti, gli sputi) ed è annunciato il suo tener duro fino alla fine (l’indurimento del volto, come pietra).

Oggi l’ho letto tutto il capitolo 50 e, confesso, i primi versetti mi hanno inquietato.

Contengono un durissimo atto di accusa da parte del Signore verso il suo popolo.
Li riporto di seguito:

1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il messaggio è chiaro.
Il popolo di Dio ha abbandonato il Suo Signore, ha smesso di cercarlo, ha smesso di pregarlo, si è venduto per il potere, per il denaro, si è abbandonato agli idoli.

Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?

Il Signore è venuto, ci ha redenti, ci ha salvati, ma dove sono i credenti?
Il Signore chiama, continua a chiamare, la Sua Parola continua a risuonare tra di noi, perchè nessuno la ascolta?

Gli uomini, tanta umanità, si è venduta al principe di questo mondo.
La sposa del Signore ha tradito il suo talamo e si è prostituita al mondo.
Il messaggio di questi versetti, secondo i biblisti, è rivolto principalmente al Regno del Nord, a Israele. Che ha visto la grandezza della salvezza operata dal Signore, ha passato il Mar Rosso, eppure pare essersi scordato della prosperità di cui ha goduto grazie alla fede nel Signore.

Ho pensato, lo confesso, alla fede in Cristo che va scomparendo, prima nel Nord Europa, poi nell’emisfero Nord, e mi sono inquietato.
Mi pare che la profezia di Isaia si attagli perfettamente anche ai nostri giorni.
Ho pensato al buio dell’eutanasia, dell’eugenetica, dell’aborto programmato ed incentivato, ai programmi per l’eliminazione dei disabili fin dal grembo materno, alla sessualità pervertita e mercificata, alla famiglia disintegrata, derisa ed impoverita come forse mai nella storia dell’umanità.
Ho pensato a tante chiese cristiane del Nord Europa, sempre più vuote, sempre più ridotte, da centri dell’annuncio della Parola di Dio, a propugnatori di servizi di assistenza sociale, a organizzazioni non governative, direbbe qualcuno vestito di bianco…
Ho pensato alle chiese vuote del Belgio e della Francia, al messaggio pervertito che viene oggi anche da tante chiese del nostro paese, che pare tristemente avviarsi sulla stessa china.

Ho pensato tutto questo, e sono piombato nel buio, nel nero. Il nero del versetto 3…

3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta

E ho visto nella mia mente il drappo nero degli assassini dell’ISIS, il drappo nero di ogni assassino ed omicida. Assassini foraggiati de noi stessi, dagli stolidi giochi di potere dei servizi segreti e dalle nazioni, da chi genera Moloch che poi non riesce più a controllare. L’ISIS come Al Qaeda, come tutti o quasi i gruppi terroristi di ogni paesi, che godono di connivenze con il potere, che cercano il potere come gli stessi poteri del mondo che dicono di combatterli.

Ho pensato alle tante immagini di europei, di belgi, che scappano dall’aeroporto o  dalla metropolitana con le coperte del loro dolore addosso (un cilicio come coperta).

La salvezza?
Conformarsi al Cristo.
Conformarsi al Servo Obbediente del Signore.
Obbedire alla Parola di Dio anzichè agli uomini.
Rifiutare le scorciatoie del denaro e del potere.
Smetterla di ricercare il benessere a tutti i costi, a spese dei nostri vicini, dei poveri di questo mondo.
Smetterla di scegliersi il prossimo da soccorrere e farsi prossimo di ogni sofferenza e dolore.
Tutto questo si chiama conversione.

Fare questo non toglierà mai del tutto le tenebre dalla nostra vita, perchè il peccato ci accompagnerà finchè avremo vita, ma ci farà camminare alla luce eterna di Dio, guiderà i nostri passi.

Oppure, dice l’altrettanto inquietante versetto 11, scegliete la radicalità, scegliete il terrore contro il terrore.
Vi danno fuoco? Rispondete con un fuoco più grande.
Vi attaccano con dei tizzoni? Fate altrettanto.
Finirete bruciati tra le fiamme che voi stessi avrete acceso, voi vi coricherete nel dolore.

10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Signore, accresci la nostra fede.
Fa che siamo capaci di indurire la nostra faccia, come il Tuo Servo Gesù.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia della Tua Parola.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia del Tuo Cristo.

Senza tirarci indietro, neppure di fronte agli sputi ed agli insulti, che il nostro stesso agire spesso ci merita, ci ha meritato.

Amen.

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

La Parola

Dal libro del profeta Isaìa (50:4-9)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?

Mercoledì Santo - Fai attento il mio orecchio!
Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Il commento

Grazie, o Eterno, perchè fai attento il mio orecchio, ogni giorno, alla Tua Parola, che è Verità, che indica la Via, che porta alla vera Vita.

Accresci la mia fede, donami la Tua grazia, rinfrancami con i doni del Tuo Santo Spirito, perchè sia capace di annunciare, senza stancarmi, senza perdermi d’animo, con lingua da iniziato.

Amen. Amen. Alleluia!

Martedì Santo, luce delle nazioni

Martedì Santo, luce delle nazioni

La Parola

1 Isole, ascoltatemi!
Popoli lontani, state attenti!
Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.
2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente,
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano;
ha fatto di me una freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra,
3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele,
per mezzo di te io manifesterò la mia gloria».
4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato;
inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza;
ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE,
la mia ricompensa è presso il mio Dio».
5 Ora parla il SIGNORE
che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo,
per ricondurgli Giacobbe,
per raccogliere intorno a lui Israele;
io sono onorato agli occhi del SIGNORE,
il mio Dio è la mia forza.
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra».

(Isaia 49)

Martedì Santo, luce delle nazioni
Martedì Santo, luce delle nazioni

Il commento

Nei primi tre giorni della Santa Settimana, quella che precede la Pasqua, si leggono in ordine primo, secondo e terzo canto del Servo del Signore, prefigurazione del Cristo, tratti dal libro del profeta Isaia.

Oggi tocca al secondo. Il messaggio, al versetto 1, appare rivolto a tutti. Anche a chi si crede isolato e lontano. Nessuno lo è tanto da non poter udire la Parola di Dio, che è più intimo a noi del nostro stesso cuore, più intimo dell’intimo mio, disse Agostino di Ippona.

Egli ci conosce fin dal grembo materno, conosce il nostro destino (il nostro nome) dal giorno del nostro concepimento.

Egli ha scelto un suo popolo, un resto, un piccolo gruppo e lo ha reso come una freccia appuntita, riposta nella faretra. Ma la freccia, si sa, non è fatta per rimanere ferma, chiusa. E così la spada non è fatta per rimanere inoperosa e nascosta nel palmo della mano.

Così l’opera di Dio non è rivolta solo a quel piccolo resto, a quel popolo peccatore e dalla dura cervice. Egli non vuole un popolo chiuso in se stesso, che si compiace della propria presunta perfezione (che in realtà non è), che pensa di essere migliore di tutti perchè è comunque scampato a tutti i tranelli ed i trabocchetti, anche sanguinari, che gli altri gli hanno teso.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»

Egli vuole che quella freccia parta verso il bersaglio, che è l’offerta di perdono di misericordia a tutto il mondo, attraverso la conversione del cuore, il cambiamento pieno e completo della propria vita.

Fanno male una freccia che ti trafigge o una spada che ti taglia fin nel profondo, ma ciascuno di noi è chiamato ad usarne, è chiamato a portarla sempre con sè, sempre addosso.

Quella freccia, quella spada è la Parola di Dio. Che non è soltanto nè soprattutto una bella parola consolatoria, o basterebbero quelle, false, umane, auto-assolutorie, allo scopo. Ma è principalmente una Parola di giudizio, una Verità che taglia, che pone il bene da una parte, ed il male dall’altra, che chiede all’uomo la scelta tra il Re dei Re e lo sconfitto prinicpe di questo mondo.

E’ una freccia che indica una Via, il sentiero antico della fedeltà al Padre, ed esclude nel contempo tutte le altre.

E’ una Vita che siamo chiamati a vivere sapendo, a – che non è nostra,ma ci è stata donata, e tornerà al Padre, e b – che acquista il suo vero senso solo se si riveste della Vita del Figlio, del nostro Salvatore.

Occorre combattere per la salvezza di tutti, con l’armatura del Cristo, la spada della Parola di Dio, la freccia appuntita che chiama il mondo alla scelta.

Preghiamo di esserne degni, per la Sua sola Grazia.

Amen.

Martedì Santo, il giorno con due notti

Martedì Santo, il giorno con due notti

La Parola

16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Gesù annuncia il tradimento di Giuda
=(Mt 26:21-25; Mr 14:18-21; Lu 22:21-23)

18 «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura:
“Colui che mangia il mio pane,
ha levato contro di me il suo calcagno”.

19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono.
20 In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato».

21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. 24 Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. 25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «È quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Gv 17:1-5, 11; 15:12-14, 17; 1Gv 3:10-19; 4:7-12
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro
=(Mt 26:31-35; Mr 14:27-31; Lu 22:31-34)

36 Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi». 37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!»38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Martedì Santo, il giorno con due notti
Martedì Santo, il giorno con due notti

Dopo l’esigente profezia di Isaia, nel giorno secondo della Santa Settimana, martedì, si legge questa parte dell’Evangelo secondo Giovanni. Gesù ha appena finito di lavare i piedi ai suoi discepoli. Simboleggiando quanto avverrà nel momento della Sua Passione e morte, Egli si è spogliato della veste, l’ha deposto, e si è fatto Servo degli uomini. Servo degli uomini perchè Egli è Il Servo del Signore prefigurato dal profeta. Colui che non tiene nulla per sè, Colui che, pur essendo di natura divina, dice Paolo ai Filippesi, non considera un tesoro da tenere stretto quanto possiede, ma accetta di umiliare se stesso, facendosi obbediente fino alla morte.

E a chi lo rimprovera, Pietro, dice, se non ti laverò, non avrai parte con me. A significare, se non ti toglierai di dosso il tuo orgoglio, la tua superbia umana, e non ti rivestirai del mio spirito di servizio e di perdono, non sarai capace di aver parte a quel Cristo, a quel Capo, di cui tu sei parte del Corpo.

Ora la scena si sposta a cena. Duccio di Boninsegna, mi piace moltissimo questa immagine, la rappresenta bene. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti con lo sguardo rivolto verso Gesù, quasi tutti intenti anche a mangiare, bere, tagliare del cibo. Tutti tranne uno, Giovanni, che è completamente abbandonato su di Lui. Che non a caso sarà l’unico a resistere sotto la Croce.

Essere completamente abbandonati sul Cristo, nella mia lettura questo Duccio ci vuole mostrare, significa sfiorare il suo mantello blu, significa poter aver parte della Sua Divinità, poter essere figli nel Figlio. Ma Giovanni è vestito di rosso, come anche il Cristo sotto. Perchè questo essere figli nel Figlio non è a costo zero. Comporta condividere anche la Sua Passione, il Suo soffrire, il Suo morire.

E l’unico modo per poterlo fare è come Giovanni. Riposare in Lui, abbandonarsi a Lui, accettare senza discussioni che la Sua sorte sarà la nostra, che come lui dobbiamo accogliere ed accettare la volontà del Padre, qualsiasi essa sia.

Altrimenti si entra nella notte. La doppia notte ho scritto. La notte buia, paurosa, dove l’abbandono non è al Cristo, ma al potere delle tenebre. Dove il buio non è squarciato dal lampo glorioso della Resurrezione, ma dove il buio resta tale, se possibile, ancora si approfondisce.

Così il discepolo che lo tradirà esce nella notte.

Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Prende il boccone l’Iscariota, ma come chi mangia indegnamente del Corpo del Signore, mangia la sua condanna. E la sua apparente vittoria umana, l’ottenere i trenta denari, gli faranno guadagnare soltanto la disperazione, il suicidio, la morte e quei trenta denari, come la farina del diavolo, che nella sapienza popolare si trasforma in crusca, serviranno a compragli la tomba, un posto al cimitero.

La seconda notte qui è solo annunciata, è quella di Pietro, quello che si scherniva della sorte del Suo Signore, quello etichettato dallo stesso Gesù come imbeccato dal satana nelle sue parole.

«Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Il gallo non canterà, ovvero, sarà ancora notte nella tua anima, come nella realtà che tu vivi, e tu mi avrai già rinnegato tre volte. Non presumiamo di noi stessi, come fa Pietro. La notte viene per tutti. La tentazione viene per tutti. Di tutti è la tentazione di abbandonarlo, di lasciarlo solo. Perchè Egli è scomodo, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima del credente, da Maria fino all’ultimo di essi.

La notte di Pietro, l’evangelista Giovanni la racconta al capitolo 18:

15 Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17 La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 18 Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19 Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. 21 Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette». 22 Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» 23 Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
24 Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote.

25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26 Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

La tradizione dice che quell’altro discepolo, quello che era noto al sommo sacerdote, era Giovanni. Ora, se gli era noto Giovanni, poteva forse essergli ignoto Pietro, che era considerato il capo dei Dodici, che aveva con gesto plateale tentato di tagliare l’orecchio a uno dei servi del sommo sacerdote stesso? Pure lo lasciano entrare, al fuoco, per scaldarsi. Perchè?

Perchè al sommo sacerdote interessava prendere Gesù, non interessava Pietro nè gli altri. Guardali là, da dodici erano rimasti solo in due. Fanno entrare Pietro, e nessuno lo considera, se non la portinaia. Non a caso. La portinaia, la custode della porta. Sappiamo dal Vangelo di Gesù che la vera Porta è il Cristo stesso. Ma Pietro non passa quella porta di mura per stare con Gesù, ma solo per i suoi comodi, solo per scaldarsi. E come nega la vera Porta, così nega di conoscerlo.

Qui Giovanni inframmezza con una parte dell’interrogatorio di Gesù. E sottolinea che lo interrogano non solo sulla sua dottrina, ma anche sui discepoli. E mi tornano in mente altre parole di Gesù. Come hanno perseguitato me, così perseguiteranno anche voi. Sottointeso: se sarete veramente miei discepoli. Se annuncerete il Vangelo con franchezza e senza paura come lo sto facendo io. Se non avrete paura delle domande dei sommi sacerdoti di questo mondo, e delle percosse delle loro guardie, stolidi e sciocchi servi del potere di cui il mondo è pieno. Che nemmeno si chiedono se uno parla bene o male, semplicemente picchiano per ingraziarsi il loro signore di turno.

Interrogheranno anche voi… e così continua l’interrogatorio di Pietro. Si scaldava allo stesso fuoco di tutti gli altri, anzichè riscaldare il suo cuore con il cercare di condividere la sofferenza del Signore, e di nuovo, per la seconda volta, nega. Stavolta non c’è intervallo nella narrazione giovannea, è un crescendo continuo, come una musica che cresce di intensità. Ma è una musica drammatica, crepuscolare.

Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

Lo interroga chi sa bene chi sia, perchè era parente di quello che Pietro aveva ferito! «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?». Ma Pietro caparbiamente nega, nega l’evidenza, nega la realtà. Ed il gallo canta. E rende evidente la sua notte. Il suo abbandonare Gesù e, nel contempo, la verità su se stesso.

Era nel giardino, Pietro! Ma dormiva, non pregava. Era con il Maestro quando stanno per arrestarlo, ma invece di farsi arrestare con lui, cerca di difendersi con le armi degli uomini. Non con la spada della Parola, ma con una spada di umano metallo. Era lui, Pietro, ma nega da capo. Nega per la terza volta, nega completamente, nega tutto sè stesso.

I tre evangelisti sinottici, Marco, Matteo e Luca, dicono che uscito fuori, pianse amaramente. Giovanni non aggiunge nulla. Ci lascia a contemplare il nero delle tenebre del suo animo e torna al racconto della Passione del Cristo. Cristo viene sempre di più abbandonato nelle mani degli uomini. Egli si consegna.

Pietro, consegnatosi da solo alla verità su di sè, forse ora, per la prima volta, comprende la Passione che è chiamato anche lui a condividere. Il pianto amaro di cui parlano i sinottici, è l’acqua che lava i suoi occhi, e lo aiuta a vedere.

Come tante volte capita anche a noi, che dal piangere, dal dolore, dalla sofferenza, capiamo cose della vita, del suo senso, che normalmente neppure notiamo…

Attenti alle nostre notti… ci saranno notti oscure nella nostra vita. Stiamo attenti con cosa cerchiamo di illuminarle. Perchè non tutti i fuochi sono uguali, non tutti scaldano, alcuni bruciano e basta. Perchè non tutte le luci sono uguali, alcune servono solo ad abbagliarci.

Preghiamo che il Signore ci renda partecipi della Luce della Sua Pasqua. La sola ed unica Luce che non finisce. La sola Luce capace di vincere le tenebre delle nostre e di tutte le notti.

Amen.

Lunedì della Santa Settimana

Lunedì della Santa Settimana

Meditazione sul gesto dell’unzione del Maestro, presagio della passione e della sofferenza di Gesù.

La Parola

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Lunedì della Santa Settimana
Lunedì della Santa Settimana

Il commento patristico

“I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”    
Sant’Agostino (354-430),
vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Omelia sul vangelo di Giovanni, n°50, 6-7

“Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.

Questo il fatto, cerchiamone ora il significato spirituale. Ogni anima che voglia essere fedele, si unisce a Maria per ungere con prezioso profumo i piedi del Signore. Quel profumo simboleggiava la giustizia…

Ungi i piedi di Gesù: segui le orme del Signore conducendo una vita degna. Asciugagli i piedi con i capelli: se hai del superfluo dallo ai poveri, e avrai asciugato i piedi del Signore…

Forse sulla terra i piedi del Signore sono bisognosi. A chi, se non alle sue membra, si riferisce la parola che egli pronuncerà alla fine del mondo: “Ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me” (Mt 25, 40)?

“E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”; cioè il mondo si è riempito della buona fama di questa donna. Il buon odore infatti è la buona fama.

Coloro che vivono male e si dicono cristiani, fanno ingiuria a Cristo… Se per colpa loro il nome del Signore è bestemmiato, per merito dei buoni cristiani il nome del Signore viene lodato, poiché “Noi siamo il profumo di Cristo nel mondo intero ” (2Cor 2,14,15). Anche nel Cantico dei cantici si dice: “Profumo olezzante è il tuo nome” (Ct 1, 3).

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Lo spunto

Stamani ho letto un post del mio amico Riccardo Scandellari sul tema delle aspettative (potete leggerlo anche voi cliccando qui) che, a suo dire, spesso finiscono per rallentarti, se non addirittura per bloccarti.

A volte persino ti danno la sensazione di essere “eterodiretto” in un certo senso. Ovvero ti sembra di agire, o finisci per agire, in base a quello che gli altri si aspettano da te.

Alla fine del pezzo Riccardo riporta una citazione di un maestro yoga che recita:

“La concretizzazione delle nostre aspettative nei confronti della vita dipende dall’energia che concentriamo su di esse”.

La riflessione

Mi è venuto da pensare (ne parlavo proprio ieri sera con mia moglie Antonella): ma io che aspettative ho? Ho aspettative? Ed è giusto averne?

Sicuramente è umano, naturale averne. A tutti i livelli.

Mi aspetto di essere un buon cristiano, un buon marito, padre, nipote per esempio.  Cerco di fare del mio meglio sul lavoro ed in ogni ambito della vita di ogni giorno.

Ma, “biblico”, bibliocentrico come sono, mi sono venute in mente due versetti dell’Unica Parola:

«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». (Giobbe 1:21)

E di seguito:

«Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».
(Matteo 6)

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.
Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero

Ho rilanciato sui miei account social il post di Riccardo con questo titolo perché a mio parere è giusto non dipendere dalle aspettative altrui; ogni volta che personalmente l’ho fatto, ho preso solo o almeno prevalentemente “bastonate” ed ho collezionato delusioni, una dopo l’altra.

Ma l’averne, di aspettative, è legato al nostro essere uomini, umani  e quindi alla fine è dirimente la domanda: tu da chi ti aspetti le soddisfazioni, le gratificazioni, alla lunga la felicità?

Allora la mia risposta è, avere aspettative, si, ma a chilometro zero. Ovvero senza negare quello che sei, senza negare la tua personalità, l’individualità, le doti, le caratteristiche, i talenti che ci sono stati donati, che abbiamo fatto fruttare con il nostro impegno lungo il cammino della vita terrena.

Il tuo brand personale puoi e devi cercare di migliorarlo, ma mai è buona cosa negarlo o essere quello che si aspettano gli altri o qualcun altro in particolare.

Per me credente, aspettative a chilometro zero significa anche che la gratificazione, certo, mi fa piacere averla anche dagli uomini, dai miei fratelli e dalle mie sorelle. Ma alla fine, so che quello che conta veramente sarà il giudizio finale dell’Eterno sulla mia vita.

Perché le gratificazioni umane possono darti una più o meno piccola “spinta” in questa vita terrena, ma se hai l’orizzonte della vita eterna, è solo Cristo, è solo la Sua Parola che possono spingerti lì dove vuoi arrivare, nella casa del Tuo Dio. Secondo i Suoi tempi e i Suoi voleri.

Perché quando si tratta del principio o della fine della vita terrena, lì siamo al chilometro meno che zero! 

Chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? (Matteo 6,27)

Diceva l’astrofisico e matematico inglese Stephen Hawking, che il suo cammino terreno lo ha completato poco tempo fa:

E’ quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.

Si diceva non credente, Hawking, ma questa frase è in perfetta sintonia con la citazione del libro di Giobbe e del Vangelo secondo Matteo che ho riportato all’inizio di questo post.

Smettiamo di avere troppe aspettative, o di farci condizionare da esse. E sforziamoci di vivere al meglio questa vita, perché come è iniziata molto prima del nostro primo vagito non finirà con il nostro ultimo respiro.

Amen, secondo la Sua volontà.

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

La Parola

21 Egli dunque disse loro di nuovo: «Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire». 22 Perciò i Giudei dicevano: «S’ucciderà forse, poiché dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?»

23 Egli diceva loro: «Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo. 24 Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». 25 Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l’appunto quel che vi dico. 26 Ho molte cose da dire e da giudicare sul conto vostro; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udite da lui, le dico al mondo». 27 Essi non capirono che egli parlava loro del Padre.

28 Gesù dunque disse loro: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono, e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. 29 E colui che mi ha mandato è con me; egli non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli piacciono».

30 Mentre egli parlava così, molti credettero in lui.

(Giovanni 8)

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)
Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

Il commento

La pericope, il brano evangelico indicato per la preghiera e la lettura di oggi dal lezionario, continua a proporci gli insegnamenti del Figlio riguardo il Suo essere una cosa sola con il Padre. Negli insegnamenti come nei comandamenti.

La Parola ha come sempre il potere assoluto sugli elementi della Creazione, e quindi anche sull’agire degli uomini. Egli dunque disse loro di nuovo… Egli diceva loro… Gesù dunque disse loro…  La Parola del Signore non è semplicemente qualcosa da ascoltare con le orecchie, perchè come fu agli inizi del tempo, quando il Signore parlava e le cose prendevano vita, così è ora per noi, noi ascoltiamo e dobbiamo abbandonarci a questa Parola, lasciare che trasformi nell’obbedienza le nostre vite, che nostre non sono!

Dove io vado non potete venire… Solo chi è capace di una obbedienza piena ed assoluta alla Parola del Padre può essere, fin da ora, con Lui. Perciò il Figlio è con Lui, per questo il Verbo è fin dal principio con Dio, il Verbo è Dio.

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono… quando avrete alzato la Croce, accettato la croce del vostro peccato, e vi sarete rimessi sotto il suo regno, avrete rimesso sotto il segno della Crcoe tutto ciò che dite, fate, siete, allora e soltanto allora non sarete lontani dalla comprensione del Regno di Dio.

Un mondo che la Croce la disprezza, la allontana da sè, la sopprime fingendo che non sia (cosa altro sono mali del nostro tempo come l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, il rifiuto della vecchiaia, l’abuso di droga, alcool, stupefacenti, il vizio del gioco, la corruzione della sessualità naturale se non tentativi di rifiutare la croce della propria esistenza?) è un mondo che non può certo andare dove Egli va

Mentre egli parlava così, molti credettero in lui. Così si conclude la pericope di oggi. Ma attenti agli entusiasmi superficiali. La fede non smette mai di essere messa alla prova, e nelle parole che seguono, Gesù lo rimarca. Ed il dialogo che ne segue è terribile.

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

33 Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d’Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» 34 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. 37 So che siete discendenti d’Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. 38 Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro».

39 Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; 40 ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. 41 Voi fate le opere del padre vostro».

Essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». 42 Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato.

43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me, perché io dico la verità, voi non credete.

46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?

47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».

Il Signore accresca la nostra fede. Amen.

19 marzo, auguri al babbo Giovanni, nella casa del Padre

Oggi tradizionalmente si festeggiano i padri. Per il motivo che nel calendario liturgico cattolico si fa memoria di Giuseppe, padre putativo di Gesù. Una sorta di padre adottivo dunque, non biologico. La cui figura sta a dimostrare che la paternità adottiva, se vissuta con la serietà, la fede e l’abbandono alla volontà di Dio di Giuseppe è non meno impegnativa della paternità reale.

Ma la vita di Giuseppe, assieme a Maria, fu quella di una famiglia normale di tutti i tempi. L’assistere alla crescita ed all’educazione di un figlio. Con in più la difficoltà di non essere una famiglia ricca e benestante. Giuseppe era un falegname, e quel mestiere sicuramente avrà trasmesso al figlio, finchè Egli fu assieme a lui.

Poi, come tutti i genitori di questo mondo, quando Gesù fu adulto e prese la sua strada, i suoi genitori sparirono in qualche modo, si eclissarono dal racconto della sua vita. Ma non furono assenti. Lo dimostra Maria a Cana, poi sotto la Croce, poi con i discepoli a Pentecoste. Certo ci fu più Maria che Giuseppe. Ma si sa, la mamma è sempre la mamma, nella vita reale come nel Vangelo…

Giuseppe sparisce proprio, di lui non si sa più nulla. Il prototipo Giuseppe del servo senza pretese di cui parla Gesù in un passo evangelico. Quando avrete fatto tutto quello che dovete, dite, siamo servi senza pretesa, abbiamo fatto quando dovevamo.

Mio padre Giovanni e mia madre Maria Grazia dicevano, quando avevo fatto tutto, a casa o a scuola che fosse, che avevo fatto solo il mio dovere. Citavano il Vangelo con la vita. Come si dovrebbe fare sempre.

Oggi si festeggiano i papà, anche se io festeggiavo il babbo, da mezzo toscano quale lui era. Il babbo Giovanni.

Auguri a tutti i papà, per quanto siano più o meno consapevoli del ruolo che sono chiamati a svolgere. Auguri ai papà che sono scappati di fronte al ruolo ed alle responsabilità, perchè si pentano ed abbiano il coraggio e la forza di tornare indietro se ancora sono in tempo.

Auguri ai bambini che il papà non ce l’hanno più, perchè è tornato dal Padre nei cieli.

Auguri ai bambini che il papà non ce l’hanno perchè per l’egoismo degli adulti se ne ritrovano due, nessuno vero, o nessuno, e due mamme. Auguri perchè nonostante tutto trovino un loro equilibrio e crescano comunque amati e felici.

Auguri babbo!

19 marzo, auguri al babbo Giovanni, nella casa del Padre
19 marzo, auguri al babbo Giovanni, nella casa del Padre (nella foto dal fondo mio padre, mia sorella, io; scattata a Raggiolo, Casentino, nell’estate del 1970)

Papà, il 19 marzo. la festa, il diritto del bambino

19 marzo, festa del papà… ma non dappertutto

Oggi, 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica si celebra la cosiddetta “festa del papà“.
Nella maggioranza dei paesi di tradizione anglosassone il Father’s Day viene celebrato invece la terza domenica del mese di giugno con le motivazioni che potete leggere in questo articolo.

Perchè nei paesi di tradizione cattolica si è scelta la data del 19 marzo è facile da capire. Perchè nella tradizione cattolica il 19 marzo è il giorno in cui si commemora come Santo Giuseppe, il padre putativo di Gesù (per chi fosse interessato Giuseppe è venerato come santo anche nella chiesa ortodossa ed è commemorato come sposo di Maria e padre putativo del Signore Gesù nella chiesa riformata di tradizione luterana).

Vi segnalo un articolo scritto e letto di recente che parla diffusamente del culto di Giuseppe riportando anche diverse notizie curiose (tipo il perchè si mangiano i bignè e le zeppole! Voi lo sapete?).

19 marzo, festa del papà putativo!

E qui le cose si complicano. Perchè putativo?

Perchè Gesù è il Figlio di Dio, Padre, e lo è fin dall’eternità.

La figura del padre putativo Giuseppe è misteriosamente scelta per rendere possibile al bambino Gesù una crescita il più possibile tranquilla, in una famiglia naturale, con madre e padre come tutte le famiglie naturali umane.

In un certo senso putativo  significa sia che Giuseppe era creduto, re-putato il padre naturale di Gesù, sia che Giuseppe proteggeva la re-putazione di Maria, che evitava così a quest’ultima l’etichetta, spiacevole anche a quei tempi, di ragazza madre.

Giacchè non era facile per nessuno credere al concepimento di una vergine per opera dello Spirito Santo. Nemmeno ora lo è, figuriamoci allora.

 

19 marzo, e chi il papà non ce l’ha?

Oggi pare essere un problema.

In questi tempi di politicamente corretto, tutto pare fare problema.

Nella mia classe elementare c’era un bambino che il papà non lo aveva, non sapeva nemmeno chi fosse. Un figlio di ragazza madre.

Molto semplicemente la nostra maestra, d’accordo ed in sintonia con la mamma del mio compagno (oggi molto più spesso di prima si vedono conflitti tra genitori e maestri che raramente avevano a verificarsi quando ero piccolo io) gli proponeva di fare comunque il lavoro, sia come prova delle sue abilità manuali e pratiche, come erano definite in pagella, sia per regalarlo, se non ricordo male, al nonno materno, che era per lui la figura maschile più significativa della famiglia cosiddetta allargata.

Non ricordo alcuna tensione o problema. Giacchè la maestra come la mamma cercavano il bene del bambino, e nient’altro.

19 marzo, e chi di papà ne ha due?!?

Oggi sembra che occorra affrontare anche questa problematica, praticamente inesistente ai tempi di quando ero bambino. E di fatto estremamente rara anche ora, anche se i media e le loro campagne ne parlano con una tale frequenza da farla sembrare quasi una emergenza nazionale.

Occorre precisare l’ovvio. Che non esiste in natura un bambino che abbia due padri dal punto di vista biologico (come del resto due madri).

Il padre biologico è uno ed uno solo può essere.
La madre biologica è una ed una sola può essere.

Parlo qui anche della madri, così mi risparmio di scrivere un altro post a maggio!

Si fa ovviamente riferimento ai bambini che crescono in coppie di partner dello stesso sesso.

La questione del festeggiare a scuola o altrove la festa del papà (per i bambini che crescono in una coppia formata da due donne, di cui una sola può essere la madre biologica, ma a volte non c’è) e la festa della mamma (per i bambini che crescono in una coppia formata da due uomini, di cui uno soltanto può essere il padre biologico, ma quasi sempre non c’è) si può ovviamente risolvere nello stesso modo con cui lo risolveva la mia maestra quarant’anni fa.

Con la massima attenzione al benessere del bambino.

19 marzo, chi ha colpa di che?

Il bambino non ha nessuna colpa della situazione in  cui si trova per responsabilità degli adulti che lo crescono, siano i suoi genitori naturali, o adottivi, o putativi o che so io.

Nel caso del mio compagno di classe, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso era dell’egoismo del padre che aveva lasciato da sola la madre ad occuparsi del figlio.

Nel caso delle coppie dello stesso sesso, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso è dell’egoismo di entrambi i componenti della coppia che, al di là dell’affetto e dell’amore sincero che hanno per i bambini che crescono con loro, li hanno esposti comunque a vivere una situazione di questo tipo.

Checchè ne dicano le sentenze più o meno creative di chi è giudice in terra, per me, credente in una Legge di Dio che è prima e sopra a tutte le altre, il bambino ha diritto a crescere nella situazione più naturale possibile, con un padre ed una madre. Tutti hanno il diritto teorico, non tutti hanno la possibilità concreta di farlo ovviamente.

Poi certo, esistono dei papà o delle madri secondo natura, che quasi quasi sarebbe meglio non avere, così come esistono dei genitori di coppie dello stesso sesso infinitamente più validi e premurosi sotto tanti o tutti i punti di vista.

Grande è il peccato, dice la Scrittura, ma infinitamente più grande e la grazia. E spesso dove abbonda l’uno, sovrabbonda l’altra.

19 marzo, ma serve proprio la festa del papà?

In realtà no. Non serve un giorno “consacrato” al padre, come non serve un giorno “dedicato” alla madre.

Serve, o meglio, fa comodo che ci sia questo tipo di ricorrenza al commercio ed alla pubblicità di ogni genere di mercanzia (quest’anno per i papà andavano particolarmente forte gli smartphone e i gadget tecnologici; i bignè e le zeppole vanno forte comunque pure senza pubblicità!).

Non serve un giorno consacrato al papà o alla mamma!

Servono dei papà, dei padri e delle madri, consacrati ai figli!

Servono dei padri e delle madri responsabili, che vivano il dono della paternità e della maternità, che non tutti hanno o possono avere, per i motivi più diversi.

Servono dei padri e delle madri che donino tutto se stessi (e non le briciole del loro tempo e dei loro desideri o piaceri personali, o tutte le cose ed i beni che possono) ai figli che il Signore ha loro donato.

Che non sono i ‘loro’ figli, ma che sono i figli che sono stati loro donati. Il nodo vero forse è proprio capire questo concetto…

19 marzo Giuseppe padre putativo
19 marzo Giuseppe padre putativo

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Puntuali come un orologio svizzero, con l’approssimarsi del tempo di Pasqua, arrivano gli inviti a cresime e prime comunioni (nella chiesa cattolica ovviamente) di questo e quello. Per la grandissima parte da genitori e figli o parenti che vedono il “credere” come un “optional” legato solitamente al “potersi sposare in chiesa” e roba simile.

Quest’anno non so perchè ma sono particolarmente insofferente a riguardo. Anzi, lo so. Sono stanco di vedere la fede in Cristo banalizzata, ridotta ad una caricatura, la Croce presa e messa da parte, il simbolo apostolico ad una raccolta di “belle parole” da recitare a memoria. Perchè “le fedi alla fine sono tutte uguali”, perchè “basta volersi bene” e “non giudicare” (ora di solito aggiungono anche che “lo dice anche Papa Francesco!”), perchè la testimonianza forte e fedele è, nel migliore dei casi, importunare il non credente.

Perchè i comandamenti ognuno li può interpretare a modo suo. Perchè non serve conoscere la Bibbia. Perchè la Bibbia è un libro come tanti, scritto per giunta migliaia di anni fa…. Perchè “che ci vado a fare al culto o a messa tanto dicono sempre le stesse cose e leggono sempre le stesse letture”.

Pure, puntuali come un orologio svizzero arrivano gli inviti. Sapete che vi dico, sarcastico come sono quando mi “girano”? Io di svizzero amo solo il cioccolato. E manco tanto, perchè fa male ai denti.

Come le carie che mi procurano le omelie che sento ogni anno.