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La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

“Tutti voi possedete un grande tesoro di conoscenza divina, perchè avete la Bibbia nelle vostre mani; quindi non siate soddisfatti di possedere solo una piccola parte di questo tesoro. Dio vi ha parlato molto nelle Scritture; impegnatevi a capire quanto più potete di ciò che Egli ha detto. Dio vi ha creato tutti creature razionali; quindi non lasciate che la nobile facoltà della ragione o comprensione sia trascurata. Non accontentatevi di avere solo quella conoscenza che incontrate sulla vostra strada, e che ricevete, come dire, inevitabilmente dal frequente insegnamento della verità divina nella predicazione della parola, della quale voi siete obbligati ad essere ascoltatori, o che guadagnate accidentalmente nella conversazione; ma fate in modo che sia una vostra occupazione di ricercarla, e con la stessa diligenza e impegno con cui gli uomini sono abituati a scavare nelle miniere di argento e oro.”
– Jonathan Edwards –

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)

La verità scomparsa dalla loro bocca

La verità scomparsa dalla loro bocca

Il testo del profeta Geremia ci descrive con un realismo ed una attualità propria di una Parola eterna, tanto il comando di Dio, ossia quanto dovremmo fare per star bene, per vivere serenamente, tanto quanto nella nostra realtà di peccatori, nella nostra realtà mondana, ci troviamo a vivere.

La Parola – Cosa comanda

23 Questo comandai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

24 Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio, ma camminarono secondo i consigli e la caparbietà del loro cuore malvagio, e andarono indietro e non avanti.

25 Dal giorno in cui i vostri padri uscirono dal paese d’Egitto fino a quest’oggi, vi ho mandato tutti i miei servi, i profeti ogni giorno con urgenza ed insistenza. 26 Essi però non mi hanno ascoltato né hanno prestato orecchio, ma hanno indurito la loro cervice e si sono comportati peggio dei loro padri. 27 Perciò tu dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno.

La Parola – L’accusa dei peccati

28 Così dirai loro: “Questa è la nazione che non ascolta la voce dell’Eterno, il suo DIO, né accetta correzione; la verità è scomparsa ed è stata eliminata dalla loro bocca“.

29 Tagliati i capelli e gettali via, e intona sulle alture un lamento, perché l’Eterno ha rigettato e abbandonato la generazione della sua ira. 30 I figli di Giuda hanno fatto ciò che è male ai miei occhi», dice l’Eterno.

«Hanno collocato le loro abominazioni nel tempio in cui è invocato il mio nome, per contaminarlo. 31 Hanno edificato gli alti luoghi di Tofet, che è nella valle del figlio di Hinnom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che non avevo comandato e che non mi era mai venuta in mente.

32 Perciò ecco, vengono i giorni», dice l’Eterno, «nei quali non si chiamerà più “Tofet” né “la Valle del figlio di Hinnom”, ma “la Valle del massacro”, e si seppelliranno i morti in Tofet, perché non ci sarà spazio altrove. 33 I cadaveri di questo popolo diverranno così pasto per gli uccelli del cielo e per le bestie della terra, e nessuno li spaventerà. 34 Farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di allegrezza e le grida di gioia, la voce dello sposo e la voce della sposa, perché il paese diventerà una desolazione».

(Geremia 7)

Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca
Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca

Il comando di Dio

Il comando di Dio è semplice, lapidario. Ascoltate la mia voce,… camminate in tutte le vie che vi ho comandato…

Ovvero ascoltate la mia Parola, rivelata nella Scrittura, profetizzata da uomini coraggiosi come Geremia, incarnata alla fine nel mio Figlio prediletto.

Camminate in tutte le vie che vi ho comandato, ovvero non lasciate il sentiero antico della fedeltà alla Bibbia, per prestare fede a mille vie e nuovi Evangeli che non faranno altri che portarvi alla distruzione, alla valle del massacro.

I luoghi del tradimento

Anche i luoghi del tradimento indicati nel brano di Geremia 7 sono significativi per i nostri tempi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini celebrano le loro abominazioni, e del Tofet, dove sacrificano i loro figli.

Significativi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini annullano, meglio, credono di annullare il loro essere maschi o femmini per compiere atti che sono contro la loro natura e contro la Parola di Dio. Luoghi significativi, badate, non perchè si parla di sesso e noi, fedeli alla Parola di Dio, siamo fissati con il sesso!, ma perchè si parla del corpo, della nostra verità più intima, di quella dove è più intimamente contenuto il nostro essere immagine di Dio, incompiuta. Incompiuta in noi, ma compiuta nel Cristo, nel Figlio, per chi sa essergli fedele, secondo quanto Egli stesso ha stabilito per ognuno di noi.

E si tratta poi dei nostri figli, comprati, venduti, sfruttati, ridotti ad oggetto ed a mercanzia, considerati un nostro diritto anzichè un dono di Dio.

L’ambiente umano tradito

Facciamo attenzione, perchè si sta compiendo con i nostri figli lo stesso comportamento peccaminoso già avuto con la Creazione, con l’ambiente, di cui tanti a sproposito si riempiono la bocca. Prima abbiamo ridotto a merce quello, lo abbiamo sfruttato, compromesso, rovinato.

E’ di pochi giorni fa la notizia della morte della barriera corallina certificata dai biologi. Molto significativa, come lo scioglimento dei ghiacci perenni, la sparizione di specie animali e vegetali. In virtù di un equilibrio spezzato dai nostri stolidi miti della crescita, del progresso, delle scienze, umane e non, che pretenderebbero di spiegarci chi siamo e dove andiamo.

Dopo l’ambiente, che abbiamo creduto nostro di cui ci siamo ritenuti padroni, anzichè quello che siamo, semplici custodi, ora stiamo compiendo le stesse scellerate scelte con quelle che crediamo le nostre nuove generazioni, ma di cui siamo semplici responsabili, perchè, lo ripeto, sono un dono che ci è affidato per aiutarli, e non un bene cui abbiamo diritto!

Chi siamo?

Chi siamo?

Siamo immagine di Dio, maschio o femmina, creati, disobbedienti all’Eterno fin dal principio, redenti dal Suo Figlio, dalla Sua Parola, dal Suo Verbo Incarnato. Ma la verità su quel che siamo sembra scomparsa dai nostri orizzonti.

Dove andiamo?

Andiamo dove Egli ha stabilito. I giusti, ovvero coloro che osservano la Sua Parola, alla salvezza eterna. E gli empi, ovvero coloro che della Sua Parola se ne fanno beffe, in tutto o in parte, all’eterna dannazione, verso la valle del massacro. Ma la verità su dove andiamo, sulla Via che è una, e solo quella, sembra scomparsa dalle nostre scelte quotidiane.

Così andiamo verso un massacro che già si sta profilando, sotto i nostri disattenti occhi, troppo concentrati su quel microcosmo che è la nostra vita terrena, del tutto distratti dal luogo eterno da dove veniamo e dove siamo, tutti, nessuno escluso!, di nuovo diretti.

Ascoltiamo di nuovo la verità scomparsa.

Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Papà, il 19 marzo. la festa, il diritto del bambino

19 marzo, festa del papà… ma non dappertutto

Ieri, 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica si è celebrata la cosiddetta “festa del papà“.
Nella maggioranza dei paesi di tradizione anglosassone il Father’s Day viene celebrato invece la terza domenica del mese di giugno con le motivazioni che potete leggere in questo articolo.

Perchè nei paesi di tradizione cattolica si è scelta la data del 19 marzo è facile da capire. Perchè nella tradizione cattolica il 19 marzo è il giorno in cui si commemora come Santo Giuseppe, il padre putativo di Gesù (per chi fosse interessato Giuseppe è venerato come santo anche nella chiesa ortodossa ed è commemorato come sposo di Maria e padre putativo del Signore Gesù nella chiesa riformata di tradizione luterana).

Vi segnalo un articolo scritto e letto di recente che parla diffusamente del culto di Giuseppe riportando anche diverse notizie curiose (tipo il perchè si mangiano i bignè e le zeppole! Voi lo sapete?).

19 marzo, festa del papà putativo!

E qui le cose si complicano. Perchè putativo?

Perchè Gesù è il Figlio di Dio, Padre, e lo è fin dall’eternità.

La figura del padre putativo Giuseppe è misteriosamente scelta per rendere possibile al bambino Gesù una crescita il più possibile tranquilla, in una famiglia naturale, con madre e padre come tutte le famiglie naturali umane.

In un certo senso putativo  significa sia che Giuseppe era creduto, re-putato il padre naturale di Gesù, sia che Giuseppe proteggeva la re-putazione di Maria, che evitava così a quest’ultima l’etichetta, spiacevole anche a quei tempi, di ragazza madre.

Giacchè non era facile per nessuno credere al concepimento di una vergine per opera dello Spirito Santo. Nemmeno ora lo è, figuriamoci allora.

 

19 marzo, e chi il papà non ce l’ha?

Oggi pare essere un problema.

In questi tempi di politicamente corretto, tutto pare fare problema.

Nella mia classe elementare c’era un bambino che il papà non lo aveva, non sapeva nemmeno chi fosse. Un figlio di ragazza madre.

Molto semplicemente la nostra maestra, d’accordo ed in sintonia con la mamma del mio compagno (oggi molto più spesso di prima si vedono conflitti tra genitori e maestri che raramente avevano a verificarsi quando ero piccolo io) gli proponeva di fare comunque il lavoro, sia come prova delle sue abilità manuali e pratiche, come erano definite in pagella, sia per regalarlo, se non ricordo male, al nonno materno, che era per lui la figura maschile più significativa della famiglia cosiddetta allargata.

Non ricordo alcuna tensione o problema. Giacchè la maestra come la mamma cercavano il bene del bambino, e nient’altro.

19 marzo, e chi di papà ne ha due?!?

Oggi sembra che occorra affrontare anche questa problematica, praticamente inesistente ai tempi di quando ero bambino. E di fatto estremamente rara anche ora, anche se i media e le loro campagne ne parlano con una tale frequenza da farla sembrare quasi una emergenza nazionale.

Occorre precisare l’ovvio. Che non esiste in natura un bambino che abbia due padri dal punto di vista biologico (come del resto due madri).

Il padre biologico è uno ed uno solo può essere.
La madre biologica è una ed una sola può essere.

Parlo qui anche della madri, così mi risparmio di scrivere un altro post a maggio!

Si fa ovviamente riferimento ai bambini che crescono in coppie di partner dello stesso sesso.

La questione del festeggiare a scuola o altrove la festa del papà (per i bambini che crescono in una coppia formata da due donne, di cui una sola può essere la madre biologica, ma a volte non c’è) e la festa della mamma (per i bambini che crescono in una coppia formata da due uomini, di cui uno soltanto può essere il padre biologico, ma quasi sempre non c’è) si può ovviamente risolvere nello stesso modo con cui lo risolveva la mia maestra quarant’anni fa.

Con la massima attenzione al benessere del bambino.

19 marzo, chi ha colpa di che?

Il bambino non ha nessuna colpa della situazione in  cui si trova per responsabilità degli adulti che lo crescono, siano i suoi genitori naturali, o adottivi, o putativi o che so io.

Nel caso del mio compagno di classe, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso era dell’egoismo del padre che aveva lasciato da sola la madre ad occuparsi del figlio.

Nel caso delle coppie dello stesso sesso, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso è dell’egoismo di entrambi i componenti della coppia che, al di là dell’affetto e dell’amore sincero che hanno per i bambini che crescono con loro, li hanno esposti comunque a vivere una situazione di questo tipo.

Checchè ne dicano le sentenze più o meno creative di chi è giudice in terra, per me, credente in una Legge di Dio che è prima e sopra a tutte le altre, il bambino ha diritto a crescere nella situazione più naturale possibile, con un padre ed una madre. Tutti hanno il diritto teorico, non tutti hanno la possibilità concreta di farlo ovviamente.

Poi certo, esistono dei papà o delle madri secondo natura, che quasi quasi sarebbe meglio non avere, così come esistono dei genitori di coppie dello stesso sesso infinitamente più validi e premurosi sotto tanti o tutti i punti di vista.

Grande è il peccato, dice la Scrittura, ma infinitamente più grande e la grazia. E spesso dove abbonda l’uno, sovrabbonda l’altra.

19 marzo, ma serve proprio la festa del papà?

In realtà no. Non serve un giorno “consacrato” al padre, come non serve un giorno “dedicato” alla madre.

Serve, o meglio, fa comodo che ci sia questo tipo di ricorrenza al commercio ed alla pubblicità di ogni genere di mercanzia (quest’anno per i papà andavano particolarmente forte gli smartphone e i gadget tecnologici; i bignè e le zeppole vanno forte comunque pure senza pubblicità!).

Non serve un giorno consacrato al papà o alla mamma!

Servono dei papà, dei padri e delle madri, consacrati ai figli!

Servono dei padri e delle madri responsabili, che vivano il dono della paternità e della maternità, che non tutti hanno o possono avere, per i motivi più diversi.

Servono dei padri e delle madri che donino tutto se stessi (e non le briciole del loro tempo e dei loro desideri o piaceri personali, o tutte le cose ed i beni che possono) ai figli che il Signore ha loro donato.

Che non sono i ‘loro’ figli, ma che sono i figli che sono stati loro donati. Il nodo vero forse è proprio capire questo concetto…

19 marzo Giuseppe padre putativo
19 marzo Giuseppe padre putativo

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio. 

Il cuore di Nehemia - Devotional della settimana
Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Settimana 12

20 – 26 marzo

Il cuore di Nehemia

«Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo». Nehemia 1:4

Alla corte persiana, nel castello di Susa, al servizio del Re, Nehemia, seppur deportato, ha trovato la sua dimensione. Rispetto a tanti altri ha una posizione di prestigio e quanto accade a Gerusalemme è lontano circa duemila chilometri. Eppure quando arriva una delegazione da Giuda e lo informa dello stato delle cose la sua reazione ci dice dov’era il suo cuore. I giudei sono freddi latori della condizione, di cui restano spettatori, incapaci di porvi rimedio. Nehemia invece sente il dolore del suo paese, la sofferenza dei suoi fratelli e non si volta altrove. La sua prima azione è implorare l’intervento divino e di rendersi pronto a fare qualcosa. Chi ha cuore il popolo di Dio non resta impassibile. Dopo aver bussato al trono di Dio si prepara al viaggio, lasciando quel che ha per amore. Nehemia non cela la tristezza del suo animo al re Artaserse, che acconsente alla sua partenza. Ancora oggi il Dio di Israele è alla ricerca di uomini e donne in grado di sentire le sofferenze del popolo e pronti a mettersi a lavorare alla ricostruzione. Anche se incontrerai ostacoli o difficoltà, non desistere.

La storia di Nehemia

Neemia significa “consolazione”. Egli viveva alla corte persiana nella città di Susa, rivestendo un incarico molto importante: era coppiere del Re. Dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 597 a.C., parecchie migliaia di Israeliti erano stati deportati a Babilonia e in altre città della Mesopotamia. L’impero babilonese crollò definitivamente, ad opera dei Persiani, nel 539 a.C. Il re persiano Ciro si dimostrò indulgente verso i popoli sottomessi e gli Ebrei, che con il precedente regime erano stati costretti a lasciare la propria terra, poterono tornare in patria. Zorobabele, discendente del re Davide, guidò il primo gruppo di Ebrei a Gerusalemme e diede inizio alla costruzione del tempio. Circa sessant’anni dopo la costruzione del tempio, per ordine del re Artaserse, un secondo gruppo tornò sotto la guida di Esdra, uno scriba esperto nelle Sacre Scritture. L’incarico affidato a Esdra era di trasportare a Gerusalemme gli utensili per il servizio nel tempio e informarsi sulle condizioni di vita degli Ebrei già rientrati nel paese all’epoca di Zorobabele. Dodici anni dopo la spedizione di Esdra, Neemia ricevette il permesso da Artaserse di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura. Il libro di Neemia in origine era tutt’uno con il libro di Esdra, la versione del LXX li ha divisi.

Lettura della Bibbia

20 marzo Giudici 18-20;Tito 3; Filemone 1

21 marzo Giudici 21; Ruth 1-2; Ebrei 1-2

22 marzo Ruth 3-4; 1Samuele 1; Ebrei 3-4

23 marzo 1Samuele 2-4; Ebrei 5-6

24 marzo 1Samuele 5-7; Ebrei 8-8

25 marzo 1Samuele 8-10; Ebrei 9-10

26 marzo 1Samuele 11-13; Ebrei 11-12

Sola Scrittura ieri e oggi – Sabato 8 aprile 2017

In occasione del V centenario della Riforma protestante (1517-2017) si terrà una serie di dialoghi sul senso dei “sola” della fede evangelica: cosa vogliono dire Sola Scrittura, Solo Cristo, Sola grazia e sola fede, a Dio solo la gloria per il cristianesimo di 500 anni fa e per quello di oggi? Il primo di questi incontri avrà come tema:

Sola Scrittura ieri e oggi:
quale ruolo della Bibbia
nella chiesa e nel mondo?

Sabato 8 aprile 2017
ore 18.30

presso
Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione

Via S. Eufemia 9 (piazza Venezia) – Roma

 

Intervengono:

Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda, Pontificio Consiglio della Cultura
Prof. Pietro Bolognesi, Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione

Modera

Prof. Leonardo De Chirico, Alleanza Evangelica Italiana

Sola Scrittura ieri e oggi
Sola Scrittura ieri e oggi

Organizzato da Associazione Mos Maiorum, Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione, Associazione Missione Tabita, Chiese evangeliche di Roma

Con il patrocinio dell’Alleanza Evangelica Italiana (distretto Centro)

Info: tel. 333 8558174

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre (Luca 21:19)

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre
(Luca 21:19)

Un brano di Giovanni Calvino di straordinaria attualità

Questa mattina voglio regalare ai lettori del mio blog questo brano tratto da una predicazione di Giovanni Calvino che trovo di una straordinaria attualità. I grassetti che trovate nel testo ovviamente li ho messi io.

Sulla Perseveranza - Giovanni Calvino
Sulla Perseveranza – Giovanni Calvino

Il testo della predicazione di Giovanni Calvino sulla perseveranza

In questo mondo la chiesa non trionfa né risplende di una sontuosità raggiante e fastosa che al solo vederla gli uomini rimangano incantati e si sottomettano ad essa. Al contrario, essa è spesso abbandonata e sfigurata.

Noi saremo rigettati e disprezzati dal mondo; ci insulteranno e saremo così tribolati e tormentati che non ci verrà neanche in mente di cercare qui sulla terra pace e riposo.

L’apostolo Paolo, nella sua lettere ai Galati, paragona la chiesa ad una donna vedova che vive da sola, nella sua casa, senza soccorso o aiuto di sorta. E’ abbandonata, nessuno la considera, come se fosse già morta e sepolta, ma Dio dice che ella sarà ristorata ed avrà figli più di colei che è maritata e gode di credito e onore.

E questa è una dottrina, dico, che dobbiamo ricordarci in questi giorni, vedendo la povera chiesa così calpestata ed i suoi nemici così pieni di orgoglio, anzi di furore, intenti ad innalzarsi e trionfare su di essa, come se noi non fossimo che polvere e fumo. Vedendo queste cose, dobbiamo imparare ad aspettare con pazienza che Dio raduni coloro che ha scelto. E sebbene il mondo ci ci sprezza, sia sufficiente che Dio ci riconosce come figli.

E’ dunque, quando il nome di Dio è bestemmiato, quando si tenta di abolire la dottrina della vita, dovremmo sentire dentro di noi una tale angoscia da non poterlo sopportare, come se stessero perseguitando i nostri corpi perché quando la dottrina di Dio viene corrotta, il cibo si trasforma in veleno, la vita in morte e la luce in tenebre.

Sebbene ora siamo disprezzati e derisi, non cessiamo di perseverare nella santa chiamata del nostro Dio, sapendo che non saremo delusi, essendo fondati sulla dottrina del vangelo, riposandoci in esso fino a quando Dio non rivelerà le cose che ora ci sono occulte e non ci avrà raccolto presso di sé; allora conosceremo che non è stato invano essere istruiti nella sua pura Parola, abbandonando tutte la fantasie degli uomini e cercando la vita in nient’altro se non in quel seme per il quale siamo stati rigenerati, in quella pastura con cui saremo sostenuti e nutriti fino alla fine.

Giovanni Calvino (predicazione del 13 marzo 1558, data non certa)

 

Sermoni puritani

Sermoni puritani… così in un messaggio privato sono stati definiti i messaggi di questo blog. Sapete che c’è, mi piace!

Riporto di seguito una citazione di Charles Haddon Spurgeon (sono l’ultimo dei nani rispetto a lui…) sul tema.

Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani

La stampa mi ha definito Ultimus Puritanorum, l’ultimo dei Puritani, ovvero l’ultimo di una razza di predicatori quasi estinta, l’eco lontano di un credo abbandonato, l’ultimo sopravvissuto di una stirpe di predicatori ormai obsoleta.

Ah, fratelli miei, non è così. Ci sono e ci saranno sempre coloro che crederanno nella verità e la trasmetteranno a future generazioni…

Il vangelo dimostra la sua realtà trasformando la vita delle persone, e un vangelo che non rialza l’abbattuto, non salva il perduto e non porta luce nei luoghi tenebrosi della terra, sì, un vangelo che non rende santi dei peccatori trasformandone la natura, va gettato via nella spazzatura, perché, come un sale senza più sapore, non è più buono a nulla.

Ma noi preghiamo Dio perché il sapore del nostro sale continui a mantenere la sua potenza penetrativa e conservativa. Preghiamo Dio perché Egli riporti in prima linea l’antico vangelo, le dottrine di Whitfield, Calvino, Paolo, il vangelo di Cristo, rispondendo una volta per sempre, con un intervento soprannaturale dello Spirito Santo, a coloro che in questa epoca di bestemmia si fanno beffe del vangelo del Dio vivente e vorrebbero che noi stessi lo abbandonassimo.

Per il Nome di Colui che non cambia mai, neanche il nostro vangelo cambierà mai!

(C. H. Spurgeon)

La Riforma, conclusa? Scopri le differenze che ancora ci sono

La Riforma, conclusa?

Una dichiarazione di convinzioni evangeliche.

[Non siamo più “alla vigilia” del 500° anniversario della Riforma protestante, ma il contenuto della dichiarazione, oltre che attualissimo, sarebbe bene rileggerselo]

Alla vigilia del 500° anniversario della Riforma protestante, i cristiani evangelici nel mondo hanno l’opportunità di riflettere di nuovo sull’eredità della Riforma, sia per la chiesa globale di Gesù Cristo sia in vista dello sviluppo della testimonianza dell’evangelo.

Dopo secoli di controversie e di relazioni tese tra evangelici e cattolici, il clima amichevole dell’ecumenismo contemporaneo ha creato condizioni tali da far ritenere ad alcuni esponenti di spicco di entrambi i campi che la Riforma è conclusa essendosi risolti i disaccordi teologici fondamentali che portarono alla rottura della cristianità occidentale.

Riforma: conclusa?

Perché alcuni sostengono che la Riforma è conclusa?

Due ragioni principali sono di solito citate a sostegno dell’affermazione secondo cui la Riforma è da ritenersi conclusa:

1. Le sfide per i cristiani a livello globale (ad esempio, la secolarizzazione e l’islam) sono così impegnative che protestanti e cattolici non possono più permettersi di rimanere divisi. Una testimonianza unificata (forse con il Papa come portavoce principale?) sarebbe di grande beneficio per il cristianesimo a livello globale.

2. Le storiche divisioni teologiche (ad esempio, la salvezza per fede soltanto, l’autorità ultima della Bibbia, il primato del vescovo di Roma) sono considerati materie in cui si manifesta una legittima differenza di enfasi, ma non nitidi punti di divisione e di contrasto che impediscono l’unità.

La forza cumulativa di questi argomenti ha ammorbidito la comprensione e la valutazione della Chiesa cattolica romana da parte di alcuni evangelici.

La crescita dell’evangelicalismo

E’ anche importante notare che nell’ultimo secolo l’evangelicalismo globale è cresciuto in modo esplosivo mentre il cattolicesimo romano non è cresciuto.
Il fatto che, in anni recenti, milioni di cattolici sono diventati evangelici non è passato inosservato a Roma. I vertici cattolici cercano di rispondere in modo strategico a questa perdita di fedeli adottando un linguaggio tradizionalmente evangelico (ad esempio: la conversione, l’evangelo, la missione, la misericordia) e stabilendo dialoghi ecumenici con chiese che un tempo condannavano.

Vi sono ora relazioni più amichevoli e dialoghi in corso tra cattolici e protestanti laddove prima c’era persecuzione ed animosità.

La domanda, tuttavia, rimane: le differenze sostanziali tra cattolici e protestanti sono scomparse? La Riforma è conclusa?

Un tentativo di risposta

In tutte le sue varianti e tendenze interne talvolta in conflitto, la Riforma protestante fu in ultima analisi un appello a

(1) recuperare l’autorità della Bibbia sulla chiesa e

(2) apprezzare in modo rinnovato il fatto che la salvezza ci è donata tramite la fede soltanto.

Come cinque secoli fa, il cattolicesimo romano continua ad essere un sistema religioso che non è basato sulla Scrittura soltanto. Da una prospettiva cattolica, la Bibbia è solo una fonte di autorità, ma non la sola, né la suprema.

Secondo questa visuale, la tradizione precede la Bibbia, è più grande della Bibbia e non è rivelata nella Scrittura soltanto ma attraverso l’insegnamento continuo della Chiesa che segue una sua propria agenda, qualunque essa sia.

Dato che la Scrittura non ha la parola finale, la dottrina e la pratica cattolica rimangono prive di criterio certo, “aperte” e quindi confuse a partire dal loro nocciolo.

Gli ultimi dogmi prova del metodo teologico cattolico

Il metodo teologico del cattolicesimo romano è chiaramente illustrato dalla promulgazione da parte di Roma di tre dogmi (cioè, dottrine vincolanti) che non hanno alcun sostegno biblico. Essi sono il dogma dell’immacolata concezione di Maria (1854), il dogma dell’infallibilità papale (1870) e il dogma dell’assunzione corporale di Maria (1950).

Questi dogmi non rappresentano l’insegnamento biblico; nei fatti, lo contraddicono chiaramente.

All’interno del sistema cattolico, ciò non importa in quanto esso non poggia sull’autorità della Scrittura soltanto. Possono essere necessari due millenni per formulare un nuovo dogma, ma dato che la Scrittura non ha l’ultima parola, la Chiesa cattolica può alla fine fare proprie queste “novità”.

Sola Scriptura Riforma: conclusa?

La dottrina della salvezza

Sulla dottrina della salvezza molti hanno l’impressione che vi sia una crescente convergenza sulla giustificazione per fede e che le tensioni tra cattolici ed evangelici si siano allentate considerevolmente rispetto al XVI secolo.

Al Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica romana reagì fortemente contro la Riforma protestante dichiarando “anatema” (maledetto) coloro che sostenevano la giustificazione per fede soltanto, affermando al contempo l’insegnamento secondo cui la salvezza è un processo che prevede la cooperazione con la grazia infusa più che un atto basato sulla grazia soltanto ricevuta per fede soltanto.

Alcuni sostengono che la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata dalla Chiesa cattolica romana e dalla Federazione Mondiale Luterana nel 1999 abbia risolto la divisione.

Mentre è vero che il documento è in alcuni punti vicino ad una comprensione più biblica della giustificazione, afferma tuttavia la visione della giustificazione propria del Concilio di Trento. Tutte le condanne alle convinzioni protestanti/evangeliche rimangono in piedi; solo non si applicano a coloro che hanno affermato la posizione confusa della Dichiarazione congiunta.

Come a Trento, anche nella Dichiarazione congiunta la giustificazione è un processo attivato da un sacramento della chiesa (il battesimo); non è ricevuta per fede soltanto.

E’ un cammino che richiede il contributo del fedele e una continua partecipazione al sistema sacramentale. Non esiste il senso della giustizia di Dio imputata da Cristo al credente e quindi non ci può essere la certezza della salvezza.

In più, la visione della Chiesa cattolica romana è mostrata dal suo continuo ricorso alle indulgenze (cioè la remissione della pena temporale amministrata dalla Chiesa in occasioni speciali). Fu la teologia delle indulgenze che fece da detonatore alla Riforma, ma il sistema è stato recentemente richiamato da Papa Francesco nell’Anno della Misericordia del 2015-2016.

Ciò mostra che la visione cattolica romana di fondo della salvezza, dipendente com’è dalla mediazione della Chiesa, dalla distribuzione della grazia mediante i sacramenti, dall’intercessione dei santi e dal purgatorio, è tuttora fermamente in piedi, anche dopo la firma della Dichiarazione congiunta.

Guardando avanti

Ciò che riguarda la Chiesa cattolica romana in quanto realtà dottrinale ed istituzionale non è necessariamente vero per i cattolici in quanto individui.

La grazia di Dio è all’opera in uomini e donne che, pentendosi e confidando in Dio soltanto, rispondono all’evangelo di Dio vivendo come discepoli cristiani e cercando di conoscere Cristo e di farlo conoscere.

Tuttavia, a causa delle sue affermazioni dogmatiche fuori controllo e della sua complessa struttura politica e diplomatica, molta più attenzione e prudenza deve essere esercitata nel relazionarsi alla Chiesa cattolica a livello istituzionale.

Le iniziative correnti che rinnovano alcuni aspetti della vita e del culto cattolici (ad esempio: la fruibilità della Bibbia, il rinnovamento liturgico, il ruolo crescente dei laici, il movimento carismatico) non indicano di per sé che la Chiesa cattolica romana sia impegnata in un cammino di riforma sostanziale in accordo con la Parola di Dio.

Nel nostro mondo globale incoraggiamo la cooperazione tra evangelici e cattolici in area di comune impegno, come la protezione della vita e la promozione della libertà religiosa. Questa cooperazione è estesa anche a persone di altri orientamenti religiosi e ideologici.

Dove valori comuni sono in gioco che riguardano questioni etiche, sociali, culturali e politiche, sforzi di collaborazione devono essere incoraggiati.

Tuttavia, quando si tratta di adempiere il mandato missionario di proclamare e di vivere l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo, gli evangelici devono essere cauti e mantenere standard evangelici chiari nel formare piattaforme e coalizioni comuni.

La posizione che abbiamo presentato riflette le convinzioni evangeliche storiche ed è animata dalla passione per l’unità tra i credenti in Gesù Cristo secondo la verità dell’evangelo.

Le questioni che diedero origine alla Riforma 500 anni fa sono ancora molto vive nel XXI secolo per tutta la chiesa.

Mentre salutiamo con favore tutte le opportunità di chiarirle, gli evangelici affermano con i Riformatori che la nostra autorità finale è la Bibbia e che siamo salvati per fede soltanto.

(Testo originale, link ed altri documenti sul sito dell’Alleanza Evangelica Italiana)

Un cristiano senza la Scrittura? Pura follia!

Ignoranza (Girolamo)

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5, 39), e: “Cercate e troverete” (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo é potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

(Girolamo, Prologo al Commento del Profeta Isaia)

Pura follia (Calvino)

Chi lasciando la Scrittura immagina non so quale via per giungere a Dio
è non solo in preda all’errore, ma sopratutto mosso da pura follia.

(Giovanni Calvino)

Un cristiano senza Scrittura? Pura follia!

La giustizia e la sua qualità

La nostra giustizia: quale la sua qualità?

La Parola

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

(Matteo 5)

matteo 5:20 giustizia

Le parole

Qual’è la qualità della nostra giustizia?

La qualità della nostra giustizia, dice il Signore Gesù in questa pericope tratta dal discorso della montagna, deve superare quella, spesso formale e legalistica, degli scribi e dei farisei.

Non basta, per fare un esempio, dirsi cristiani e rendere culto a Dio, una volta la settimana, nel tempio fatto di pietra.

Occorre essere cristiani, e rendere culto a Dio ogni momento, nel tempio di Dio che è la nostra vita. Nel nostro tempio vivo, fatto di carne.

Non sappiamo infatti che il tempio di Dio siamo noi?

Da qui l’insistenza della Scrittura, della Parola di Dio, ed anche della chiesa di Dio,sulle tematiche del corpo, della persona, della sessualità.

Non è “ossessione”, come dicono alcuni, ma la consapevolezza che questa rappresenta l’identità ultima e più profonda di ogni essere umano. E che se non si è “in pace” con se stessi su questo piano, difficilmente lo si sarà negli altri.

Essere “in pace” però, è l’equivoco ed il peccato assieme dei nostri tempi, non è assecondare tutto ciò che “ci sentiamo” o “ci piace”, ma scoprire il nostro autentico e vero modo di essere maschio o femmina, come l’Eterno ci ha voluti e ci ha creati.

Voi avete udito ma io vi dico…

Un altro esempio di qualità della nostra giustizia è quello legato alla nostra capacità di perdonare.

La peccaminosità dell’animo umano ci porterebbe inevitabilmente all'”occhio per occhio“.

Il Signore Gesù ci dice che in questo caso superare la qualità della giustizia degli scribi e dei farisei, della giustizia umana, ci deve rendere capaci non solo di perdonare, ma di farlo settanta volte sette.

Perchè non è peccato agli occhi di Dio soltanto l’uccidere, il togliere la vita, in qualsiasi modo questo avvenga (di spada, per incidente, per sentenza giudiziaria… o, attualizzando, per aborto, eutanasia, suicidio assistito) ma anche semplicemente il dire “stupido”, ovvero il togliere la vita, diremmo oggi, con la penna, o anche, di nuovo attualizzando, con la reputazione sul web o altrove.

Togliere la vita nel senso di distruggere la reputazione di un altro, rendere ai suoi occhi impossibile la convivenza serena con i propri fratelli o sorelle.

Esaminiamoci perciò fratelli o sorelle. Esaminiamo i nostri rapporti con gli altri, vediamo se abbiamo qualcosa da farci perdonare dagli altri (e certamente ognuno di noi ce l’ha!) e comportiamoci di conseguenza.

Non presentiamoci all’altare di Dio, all’altare di DIO, Dio, che è la mia gioia e il mio giubilo (Salmi 43:4) con la purezza formale delle nostre coscienze, ma umilamoci di fronte a Lui, riconciliandoci prima di tutto con il nostro fratello o con la nostra sorella.

E presentiamo a Lui, finalmente, l’offerta di tutti noi stessi.
Perchè il tempio di Dio siamo noi! Amen.

Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.