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Correzione per amore

Correzione per amore

La Parola

1 Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce».

7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.

9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità.

11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.

(Ebrei 12)

Correzione per amore - Ebrei 12:5-6
Correzione per amore

Un’altra parola scomoda, scomodissima, quella che oggi ci propone per l’ascolto, la lettura, la preghiera la lettera agli Ebrei. Una parola che ci rimprovera perchè non abbiamo resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, e perchè sfuggiamo, quando non disprezziamo addirittura, la correzione del Signore.

Perchè disprezziamo la correzione? Perchè siamo condizionati dal nostro orgoglio, dalle nostre stolide pretese di autosufficienza, ed alla fine dalla poca fede nel potere salvifico del Cristo, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Del Cristo noi preferiamo vedere solo la fine della storia. Egli posto a sedere alla destra del trono di Dio, mentre non consideriamo che dobbiamo tenere fissa, alta di fronte ai nostri occhi, anche la sua fatica dell’annuncio, il suo essere disprezzato dagli uomini, il suo essere crocifisso per compiere la Parola del Padre.

Questo è il vero problema. Per cui, in ordine, prima rigettiamo la Croce, preferiamo dipingerci un Cristo fasullo, tutto bontà e dolcezza, che non chiederà certo a noi di condividerne le sofferenze!

Poi lo releghiamo nell’ora al giorno, chi lo fa, della nostra preghiera, o della nostra meditazione biblica, se non soltanto a quella della partecipazione al culto domenicale.

Infine smettiamo di annunciare del tutto la Sua Parola, anche nella nostra comunità familiare, di lavoro, ed in tutti i luoghi del niostro quotidiano.

Eppure Egli è chiarissmo.

23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?
26 Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi.
27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».

(Luca 9)

Guardiamo, oggi alla nostra fede. Quanto la testimoniamo? Quanto siamo coraggiosi nella nostra testimonianza? Mettiamo avanti il nostro quieto vivere, il nostro bisogno di essere accettati da questa società sempre più pagana e scristianizzata, o è chiaro a chi ci vede vivere ed agire che l’esempio del Cristo, Croce compresa, Croce ben in alto, è quello che guida la nostra vita?

Accettiamo la correzione di Dio a riguardo? Chiediamo ogni giorno perdono per la nostra infedeltà o la nostra poca fede?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

L’indemoniato, che siamo e sono molti

L’indemoniato, che siamo e sono molti

La Parola

1 Così giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gadareni.

2 E, come Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva la sua dimora fra i sepolcri, e nessuno riusciva a tenerlo legato neanche con catene. 4 Infatti più volte era stato legato con ceppi e con catene; ma egli aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi; e nessuno era riuscito a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava gridando e picchiandosi con pietre.

6 Ora, quando vide Gesù da lontano, egli accorse e gli si prostrò davanti, 7 e dando un gran grido, disse: «Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi!». 8 Perché egli gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Poi Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». E quello rispose, dicendo: «Io mi chiamo Legione, perché siamo molti». 10 E lo supplicava con insistenza perché non li mandasse fuori da quella regione.

11 Or vi era là, sul pendio del monte, un grande branco di porci che pascolava. 12 Allora tutti i demoni lo pregarono, dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 E Gesù prontamente lo permise loro; allora gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci e il branco si precipitò giù per il dirupo nel mare, erano circa duemila, e affogarono nel mare. 14 Allora quelli che custodivano i porci fuggirono e diffusero la notizia in città e per le campagne; e la gente venne a vedere ciò che era accaduto.

15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 E quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro ciò che era successo all’indemoniato e il fatto dei porci.

17 Allora essi cominciarono a pregarlo che se ne andasse dal loro territorio.

18 Mentre egli saliva sulla barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di poter rimanere con lui; 19 ma Gesù non glielo permise; gli disse invece: «Va’ a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te». 20 Egli se ne andò e cominciò a predicare per la Decapoli tutto quanto Gesù gli aveva fatto; tutti restavano meravigliati.

(Marco 5)

L'indemoniato, che siamo e sono molti - Marco 5:19
L’indemoniato, che siamo e sono molti

Il commento

La prima parte del capitolo 5 dell’Evangelo secondo Marco, ci racconta la vicenda dell’indemoniato gadareno, che poi si rivela, nel corso della narrazione, infestato in realtà da molti demoni, da una “legione” di questi.

L’indemoniato vive tra i sepolcri; sembra vivo ma è come se fosse morto. Non è capace di relazionarsi con gli altri. È depresso, si percuote con le pietre, si fa del male da solo.

Pensiamoci, la nostra realtà è piena di questi indemoniati, persone che hanno posto il loro centro fuori di loro, chi nella sua aspirazione al successo lavorativo, chi nel disperato bisogno di apparire, chi per far apparire “normale” una vita che non lo è affatto.

Persone che, scriveva un esegeta, “confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti”.

Gesù inizia a scacciare il demone da quell’uomo, e quello si rivela per ciò che è, in realtà, più demoni, tanti demoni, una legione di demoni. Al Cristo interessa salvare l’uomo, quindi consente ai demoni di invadere un branco di porci che era nei paraggi e questo finisce affogato nel mare.

Messaggi chiari, come sempre dalla Parola di Dio.

La salvezza dell’uomo è il primo interesse di Dio. I beni della creazione, di cui l’uomo in Genesi venne nominato amministratore, vengono dopo. L’anima di un uomo vale più della vita di duemila maiali.

Non tutti lo capiscono, non lo capiscono quelli che pregano Gesù di andarsene, perchè ha toccato le loro comodità, quelli che credono i loro beni, il loro quieto vivere, quelli che grufolano come maiali nei mille trogoli di questo mondo, anzichè lottare per la propria purificazione. 

L’uomo per liberarsi dai suoi demoni deve liberarsi dagli attaccamenti per le cose e le realtà di questo mondo. Deve ricentrare la sua vita in Cristo, in Dio.

E, fatto questo, non crogiolarsi sugli allori, ma andare a sua volta a predicare, ad annunciare il Vangelo della salvezza ai propri fratelli e sorelle.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

La Parola

3 «In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4 io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.

6 Or avvenne che, mentre io ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, intorno a mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo mi folgorò d’intorno. 7 Ed io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. 8 Io risposi: “Chi sei, Signore?”. Egli mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”.

9 Or quelli che erano con me videro sì la luce e furono spaventati, ma non udirono la voce di colui che mi parlava.

10 Io dissi: “Signore, che devo fare?”. Il Signore mi disse: “Alzati e va’ a Damasco, là ti sarà annunziato tutto quello che ti è ordinato di fare”.

11 Ora, siccome io non vedevo nulla per lo splendore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e così entrai a Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, di cui tutti i Giudei che abitavano a Damasco rendevano buona testimonianza, 13 venne da me e, standomi vicino, mi disse: “Fratello Saulo, ricupera la vista”. In quell’istante io ricuperai la vista e lo guardai.

14 Poi aggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha preordinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Perché tu gli devi essere testimone presso tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 Ed ora che aspetti? Alzati e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore”.

(Atti 22)

Atti 22:16

Il commento

In questa giornata, 25 gennaio, che, tradizionalmente, è scelta dalle chiese che la celebrano liturgicamente come data di chiusura della “settimana di preghiera per l’unità”, molte chiese cristiane ricordano la conversione di Saulo, che da accanito persecutore dei cristiani si trasforma nel più infaticabile e rigoroso degli apostoli, nel più fedele annunciatore del Cristo Vivente.

Del Cristo Vivente, sottolineo, perchè al di là di quello che dicono tanti che trovano ‘scomode’, molto ‘scomode’ le sue parole, Paolo è tale. La Parola di Cristo annunciata da Paolo è viva, vivente, vitale!

È un personaggio controverso, ‘scomodo’ dicevo Paolo perchè ha tutto per dare fastidio a tutti. Agli ebrei ed ai discendenti del giudaismo dà fastido (perchè era ebreo, giudeo come loro, aveva studiato nelle migliori sinagoghe, aveva perseguitato il Cristo ed i suoi seguaci), dà fastidio al resto del popolo, perchè aveva una eloquenza pari a nessuno, usciva vittorioso dalle discussioni nelle piazze, nei fori, nelle agorà, sapeva scrivere come pochi, parlare con comunità di ogni origine e con ogni tipo di problematica, le sue lettere sono tuttora un modello di esposizione, di uso delle arti del parlare e dello scrivere che aveva ed ha pochi uguali.

Qualcuno chiamò Paolo, ed a ragione, il quinto evangelista, perchè i suoi scritti segnarono la fede cristiana come l’unico Vangelo quadriforme.

Il Cristo di Paolo è un Cristo puro, essenziale, distillato, di cui nessun credente può non sapere o fare a meno. Le parole di Paolo sono spesso come le parole di Gesù. Non puoi fare finta di niente, non puoi barcamenarti tra questa e quella posizione, come piaceva fare agli intellettuali romani, ateniesi ed ancora ai sapientoni, ai sedicenti “cristiani adulti”, o maturi (in realtà semplicemente infedeli o pavidi!) dei nostri giorni.

Devi prendere posizione: si, si, no, no.

Perciò Paolo è tanto inviso a chi pensa che ci si possa costruire una fede, secondo la teologia che più ci piace. Perchè Paolo è limpido, cristallino. Il peccato è peccato. Punto. La carne è carne. Punto. Lo spirito è spirito.

Perciò nelle opere, nelle lettere di Paolo, troviamo spesso elenchi di cosa è secondo la Parola di Dio e cosa non lo è. Di cosa è carità e cosa non lo è. Di quali sono i doni dello spirito e quali non lo sono.

Per tutti questi motivi, carissimi a tutta la Riforma, almeno in chi ne è stato alle origini (giacchè oggi tra i riformati troviamo molti critici, scettici, se non addirittura palesementi contrati agli insegnamenti di Paolo) personalmente amo Paolo come un testimone fedelissimo, il testimone più verace del Signore Gesù; e sempre personalmente “vomito dalla mia bocca”, e se serve dalla mia vita, chi si rivela a Paolo, e di conseguenza a Cristo, dichiaratamente ostile.

Quando sono stato consacrato al ministero, non è stato certo per caso che proprio da Paolo io abbia preso la frase che mi ha guidato nella preghiera di quel tempo forte di grazia.

7 Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

(1 Corinti 4)

Come Paolo, mi sono sempre sforzato di annunciare solo e soltanto quando avevo ricevuto da Dio. Come Paolo ho sempre ritenuto mio preciso dovere non fare sconti a nessuno, a partire da me stesso, su quello che ascoltavo da Dio; se necessario pagando io, di persona, senza tenere rancori, senza cercare vendette o soddisfazioni personali, ma sempre cercando il modo più efficace di annunciare Lui, di annunciare il Cristo, di annunciare la purezza, non certo mia, ma della fede, in tutti i contesti in cui mi sono trovato (e mi troverò…) di volta in volta ad operare.

E tu, ora che aspetti?

Il labirinto

Il labirinto

“Quello che tutti temiamo di più”, disse il sacerdote a bassa voce, “è un labirinto senza centro.

Questo è il motivo per cui l’ateismo è solo un incubo”.

(Chesterton, Father Brown Omnibus. p.319)

Il centro è Cristo.

Gli ostacoli, le strade chiuse, i muri di mattoni, sono il nostro peccato ed i peccati del mondo.

La bussola è la Parola dell’Eterno, che indica costantemente il Nord della Sua volontà.

L’equipaggiamento, il solo necessario, sono i doni dello Spirito.

L’ateismo è solo un incubo, l’incubo del credersi libero, senza veramente esserlo.

Il labirinto - Labirinto di Chartres
Il labirinto – Labirinto di Chartres

Coerente, fondato e grato

Coerente, fondato e grato

La Parola di Dio di oggi ci parla di coerenza.
Ascoltare la Parola di Dio, obbedirLe, metterLa in pratica.

La coerenza della nostra vita con la verità che ci è rivelata nella Parola di Dio, nella Persona del Figlio che la incarna, deve crescere assieme alla nostra conoscenza di essa.

Se la nostra vita, tutta la nostra vita, tutte le nostre scelte, in qualsiasi campo, non sono coerenti, ossia obbedienti, alla Parola di Dio, allora non siamo, per usare le parole della Parola di Dio ascoltata oggi, nè fratelli, nè sorelle del Cristo.

Chi ci rende cristiani?

Se non siamo coerenti, obbedienti alla Parola di Dio, non siamo cristiani, checchè possiamo dire o sostenere.

Nessun catechismo rende cristiani, nessuna teologia rende cristiani, nessuna appartenenza o “pratica” religiosa rende cristiani, nessun confessionalismo è capace di tanto.

Solo Cristo ci rende cristiani. Solo il Verbo Incarnato ci rende cristiani. E lo siamo davvero se a nostra volta incarniamo questo Verbo in ciò che diciamo, pensiamo, operiamo.

Coerente, fondato e grato
Coerente, fondato e grato. Laddove coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio
Coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio

Coerenza in tempi elettorali

Merce rara, rarissima la coerenza in tempi di elezioni.
Merce rara, rarissima la coerenza tra i politici e gli elettori del nostro paese, che da tempo fanno del trasformismo e delle ragioni di comodo del momento quasi una ragione di esistenza.

Compresi i politici e gli elettori sedicenti cristiani. Che trasmigrano da uno schieramento all’altro pur di avere un seggio in Parlamento o una raccomandazione per i propri congiunti.

Coerenza con la Parola di Dio applicata alle elezioni?
Non è così difficile.

La vita, dono di Dio

Per la Parola di Dio, la vita è un dono di Dio.
Solo Dio la dona, solo Dio può toglierla.

L’aborto è un’omicidio, è togliere la vita ad un innocente.

L’eutanasia è un omicidio, è togliere la vita ad un altro; anche se questo te lo chiede, perchè la vita non è un possesso umano. Mai.
E non si possono ammettere eccezioni al principio. Mai.

Per certe dittature e per i totalitarismi si faceva un favore a togliere la vita alle persone di una determinata razza, o credo politico.
Perchè le loro erano vite indegne di essere vissute.

Così come si faceva il bene dei disabili o del malati, o dei deformi a sopprimerli, perchè in vita avrebbero solo sofferto.
E l’uomo la Croce non l’ha mai sopportata.

La Croce, dono di Dio

Eppure la Croce è un dono di Dio. Il più grande dono di Dio.
Il dono di Dio che ci salva, che ci rende capaci di vivere oltre la morte terrena. Per Sua Grazia, solo per Sua Grazia.

La sessualità, dono di Dio da amare

La sessualità, l’essere maschio o femmina è dono di Dio.
Un dono che riceviamo attraverso l’unione di chi ci genera.

Maschio e femmina ci generano, perchè maschio e femmina, ishishà Egli ci creò.

Perciò ogni deviazione da questo è andare contro la Parola di Dio, è andare contro la volontà di Dio.

Utilizzare il seme o l’utero di un’ altro o di un’altra per generare è contro la Parola di Dio.

Unirsi uomo con uomo o donna con donna è contro la Parola di Dio. E la cosa è resa manifesta dall’assoluta sterilità naturale di questo tipo di unioni.

Non c’entra nulla il sentimento, non c’entra nulla il volersi bene.
E’ questione di essere coerenti con sè stessi, con la propria identità sessuale. Che è un dono, non un qualcosa da scoprire o da educare, o da modificare come vorrebbero le teorie del “gender”.

Si è maschio o femmina. E si è aperti alla vita, alla generazione se ci si unisce, maschio con femmina.

Perciò, autocondannarsi alla sterilità, chiunque lo faccia (non solo le unioni omosessuali che lo sono naturalmente, ma anche gli eterosessuali, in altri modi, possono farlo), rifiutarsi di aprirsi alla vita, di generarla naturalmente come Dio ci ha comandato di fare è rigettare la Parola di Dio, disobbedirle, non essere coerenti con essa.

La Croce, dono di Dio da amare

Anche qui, badate, entra la dimensione della Croce.
Perchè può essere una croce sapersi sterili, può essere una croce sapere di non poter generare, può essere una croce avere sentimenti che ci portano ad unirci a chi si sa sterile.

Può essere una croce, e va vissuta nella Croce del Signore, che è capace di indicarci altre vie, che è capace di farci risorgere.
Va vissuta nella Croce del Signore, perchè la Croce non va semplicemente portata, ma va amata.
Per quanto difficile ci possa risultare farlo.
Perchè non esiste una via alternativa alla salvezza.

Leggi civili e Legge di Dio

Le leggi civili di questo paese, del mio paese, possono stabilire quello che vogliono.

Io, in quanto cristiano, obbedisco solo e soltanto a quanto non si oppone alla Legge di Dio. Obietto con la mia coscienza in parole ed opere al resto. E non me ne rendo complice.

Nemmeno semplicemente votando quei partiti e quei politici che, chi in modo esplicito, chi nei fatti, approvano leggi e regolamenti che negano la verità della Parola di Dio.

Fondato e non fondamentalista

E non mi sento “fondamentalista”, come dice qualcuno, facendolo, ma mi sento coerente con il mio essere uomo, cristiano. E quindi con il mio essere fondato sulla Parola di Dio, con il mio giornaliero sforzarmi di costruire ogni cosa sulla pietra angolare che è Cristo Gesù, sulla pietra scartata dai costruttori umani, ma prediletta dal Padre.

O si costruisce su quella, o si costruisce sulla sabbia. E si sa che fine fanno le costruzioni di quel tipo.

Fondato e grato

E sono grato.
Grato a Dio per la vita che Egli mi ha donato e che solo Egli potrà togliermi, quando Egli vorrà.
Grato a Dio per l’amore di mia moglie.
Grato a Dio per avermi messo in grado di generare (anche quello è un dono! non un diritto di alcuno, maschio o femmina che sia!) e per l’amore di mia figlia.

Fuori di senno ed al contempo assennato

Fuori di senno ed al contempo assennato

Si deve amare solo Dio

Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diàdoco di Fotice, vescovo (Capp. 12. 13. 14; PG 65, 1171-1172)

Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso a motivo delle più importanti ricchezze dell’amore di Dio, costui ama Dio. Da questo deriva che egli non cerca mai la sua gloria, ma la gloria di Dio. Chi infatti ama se stesso cerca la propria gloria, mentre chi ama Dio cerca la gloria del suo creatore.

È proprio dell’anima che sperimenta e ama Dio cercare sempre la sua gloria in tutto ciò che fa, dilettarsi della sottomissione alla sua volontà, perché la gloria appartiene a Dio a motivo della sua maestà, mentre all’uomo conviene la sottomissione per il conseguimento della familiarità con Dio.

Quando anche noi facciamo in questo modo, siamo felici della gloria del Signore e, sull’esempio di Giovanni Battista, cominciamo a dire: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3, 30).

Ho conosciuto una persona che soffriva, perché non riusciva ad amare Dio come voleva. E tuttavia l’amava essendo la sua anima infuocata dall’amore di Dio. Così Dio era in essa glorificato, benché essa fosse un nulla. Chi è tale non si loda con le parole, ma si riconosce per quello che è. Anzi per il grande desiderio di umiltà non pensa alla sua dignità, sentendosi al servizio di Dio, come la legge prescrive ai sacerdoti.

Per la preoccupazione di amare Dio si dimentica della sua dignità, e tiene la propria gloria nascosta nella profonda carità che ha per Dio, e non pensa più a se stesso, arrivando, per la sua grande umiltà, a ritenersi servo inutile. Facciamo anche noi così, evitando gli onori o la gloria a motivo delle immense ricchezze dell’amore di Dio, che veramente ci ama.

Chi ama Dio nel profondo del suo cuore, questi è da lui conosciuto. Quanto più si è in grado di ricevere l’amore di Dio, tanto più lo si ama. Chi ha avuto la fortuna di raggiungere una simile perfezione desidera ardentemente l’illuminazione divina sino a sentirsene compenetrato, resta dimentico di sé e viene tutto trasformato nella carità.

Allora, pur vivendo nel mondo, non pensa più alle cose del mondo; e mentre si trova ancora nel corpo, ha la sua anima continuamente rivolta a Dio. Poiché il suo cuore è bruciato dal fuoco della carità, egli è talmente unito a Dio da ignorare completamente l’amor proprio e da poter dire, con l’Apostolo:

«Se siamo stati fuori di senno era per Dio; se siamo assennati, è per voi» (2 Cor 5, 13).

Fuori di senno ed al contempo assennato
Fuori di senno ed al contempo assennato

Il commento

Un servo inutile, un servo senza pretese, ci fanno riflettere le parole di Diadoco di Fotice, vescovo e monaco del V secolo, è colui che vive, agisce, parla, solo per la gloria di Dio, alla ricerca prima di ogni altra cosa, dell’obbedienza all’Eterno ed ai suoi comandi.

Un servo inutile è una creatura umana che è fuori di senno per Dio ed al contempo assennato per i suoi fratelli (2 Cor 5,13).

Fuori di senno per Dio, ovvero talmente preso dai suoi comandi da non cercare minimamente la gloria per se nelle cose del mondo, di non cercare l’approvazione di questo ma solo di Colui che gli ha donato la vita, che è al tempo stesso Colui alla quale dovrà renderla.

Ma al tempo stesso assennato per i suoi fratelli, perchè forte della grazia donato, forte dei suoi talenti, li metterà a frutto per essi nel modo migliore in cui sarà capace. Senza crucciarsi se sarà qualcun altro poi a raccogliere.

Come recita la conclusione, si pone anche a noi, uomini di questo tempo, la scelta che viene posta ad Israele (Deuteronomio, capitolo 11):

26 «Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione: 27 la benedizione se ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, che oggi vi do;28 la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, e se vi allontanate dalla via che oggi vi ordino, per andare dietro a dèi stranieri che voi non avete mai conosciuto.

Il Signore accresca la nostra fede.

Benediciamo il Signore. Rendiamo grazie a Dio. 

 

Grazie o Signore

Grazie o Signore

Grazie, o Signore, per tutti i doni che mi hai fatto. Per il dono della Tua Parola, sotto cui pongo ogni cosa, perchè ogni cosa è. Per il dono di esser diventato padre nel corpo e nello spirito. Per il dono del ministero sacerdotale, profetico e regale. Per il dono dell’amore delle tante persone che mi hai messo accanto. Per le responsabilità che mi hai affidato, affidandomi in particolare la cura di mia moglie Antonella, di mia figlia Sara, di mia zia Sara. E per la spina nel fianco che è il mio peccato, che sono le mie colpe, che mi ricordano ogni volta che tutto devo a Te a tutto a Te renderò quando Tu deciderai che è il momento. Il mio corpo ed il mio sangue Signore sono tuoi. Li spenderò come Tu mi hai detto di fare finchè avrò vita, e Te li renderò al tempo stabilito.

Amen, Signore, Alleluia, sia lode a Te. Vieni presto.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

La Parola

1 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo.

3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca:

«Alzati in mezzo a tutti!».

4 Poi disse loro:

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Ma essi tacevano.

5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

6 E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

(Marco 3)

Parla solo Lui. Parla tre volte.
Parla solo Lui. Parla tre volte.

Il commento

Parla solo Lui.

Parla solo il Cristo in questo brano del Vangelo di Marco che ci viene proposto oggi dal Lezionario. Questo mi è venuto di notare leggendolo e pregandolo.

Parla solo Lui e non spreca parole come facciamo noi.
Tre frasi, secche, lapidarie nella loro formulazioni.

Parla solo Lui. Tre volte.

La prima, rivolta all’uomo nel bisogno, all’uomo peccatore, all’uomo dalla mano ma più probabilmente anche dal cuore inaridito.

«Alzati in mezzo a tutti!».

Alzati, prendi posizione, convertiti, fai vedere la tua fede. Abbandona il tuo peccato e scegli di venire verso di me, scegli di obbedire alla mia Parola. Ed egli obbedisce.

La seconda volta. Guardate la scena, immaginatela nella vostra mente e nel vostro cuore. Cristo in piedi, un peccatore disposto alla conversione in piedi, gli altri con tutta probabilità seduti.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Mi è tornata in mente, pregando, la scena del Cristo, apparentemente prigioniero, davanti a Pilato,

Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».
(Giovanni 18:38a)

Anche qui ci sono due voci. Gesù e Pilato, come in questa sinagoga Gesù e i presenti nella sinagoga.
Gesù parla con Pilato, risponde a tutte la sue domande sul regno, ma, quando costui gli fa la fatidica domanda «Che cosa è verità?», Egli tace, perchè Pilato avrebbe dovuto capire che la Verità era quello stesso uomo legato, prigioniero, in piedi davanti a lui.
La risposta Pilato avrebbe dovuto darsela da solo, comprendendolo e liberandolo (giacchè oltretutto  sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia;  Marco 15:18).
Pilato tace a sua volta, ed esce verso i Giudei (Giovanni 18,38b).

La Verità parla anche nella Parola muta, in una parola fatta di silenzio.
La menzogna abbonda di parole, parole rumorose, parole gridate (vedi la scena finale del capitolo 18 di Giovanni) ma silenziose, vuote di significato, vuote di Verità.

Torniamo nella sinagoga.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga. Con un tipo di domanda che noi oggi definiremmo forse “retorica”, dove la risposta si conosce già dall’interrogativo. Cosa c’è infatti di più prezioso per un uomo della propria vita?

Notate che Gesù qui non chiede se è lecito in giorno di sabato, nel Giorno del Signore, guarire una mano. Ma chiede se è lecito salvare una vita, oppure annientarla, ovvero, non fare niente, ridurla a niente. non prendere alcuna posizione, rimanere nell’ambiguità circa quello che è peccato o quello che non lo è.

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga e sono gli uomini presenti che rimangono in silenzio. Esattamente come rimase in silenzio Pilato dopo la Parola silenziosa di Gesù. Non prendono posizione, essi come Pilato, non dicono nè “si”, nè “no”. Anche il loro è un silenzio parlante, ma è un silenzio colmo “di più”, un silenzio che viene dal maligno.

Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione,
rattristato per la durezza del loro cuore…

Che tristezza nel cuore del Cristo! Egli offre la salvezza all’uomo, Egli offre la vita vera, Egli offre l’unica via, Egli porta la verità, ma l’uomo appare prigioniero del proprio peccato, rimane con sè stesso e con i suoi simili seduti attorno. La fede degli uomini tace, come se non avesse conosciuto mai il Signore, come se non avesse mai sperimentato la grandezza delle Sue opere!

Allora Egli parla, parla di nuovo, parla per la terza volta! La terza, non è un numero a caso! La terza, come il terzo giorno, il giorno della Resurrezione.

Parla per la terza volta e la Sua è quello che solo può essere, una Parola di salvezza, una Parola di liberazione, una Parola di guarigione.

Osservate la grandezza dell’Eterno, e paragonatela alla meschinità del nostro cuore. Egli è indignato, eppure guarisce, libera, salva. Egli è rattristato, eppure rende felice l’uomo malato al centro della scena.

Non lo guarisce perchè se lo merita! L’uomo non ha meriti al cospetto di Dio. Lo guarisce perchè è Dio, perchè è l’Eterno, perchè è Misericordia, perchè è Carità, perchè è Amore.

L’uomo indignato che cosa avrebbe fatto, che cosa fa? Ripensate alle scene che seguono quella sopra evocata, quella di Pilato. Urla, condanna, flagella, colpisce, crocifigge, uccide. L’esatto opposto di quanto fa il Cristo.

Egli parla per la terza volta.

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’animo mio è pieno di dolcezza mentre immagino la scena. Come quella di un bimbo, di una bimba, che fiduciosi stendono la tua mano verso la tua, con la fede che tu la prenderai, che li rassicurerai, che li porterai a te, che vuoi il loro bene. La fede di mia figlia Sara, quando mi offre la sua, perchè la rassicuri mentre attraversa la strada, o quando è in mezzo a troppa folla. La fede di mia moglie, Antonella, o la mia, quando reciprocamente ci cerchiamo per amore.

Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’uomo stende la mano, l’uomo dice di si, con il suo gesto, alla Verità, e la Verità in quell’attimo lo possiede, lo guarisce, lo risana completamente.

Perciò la specificazione fu risanata come l’altra.

Perchè l’uomo è spesso così, è sempre così, diviso in due, diviso in sè stesso, tra la tentazione di farcela da solo, il proprio orgoglio personale, che a tratti pare invincibile e la consapevolezza profonda di essere una entità finita, che non può farcela da solo, che ha bisogno del sostegno dell’altro, che ha bisogno dell’aiuto del fratello, della sorella, ma prima ancora che ha bisogno dell’aiuto di Dio.

Notate che qui, a questo punto, l’uomo risanato sparisce dalla scena, scompare. Perchè è cosi che deve essere.

Chi è risanato, chi è guarito, chi è salvato deve far scomparire il proprio io, deve lasciare la scena al Cristo, di cui da quel momento è portatore. Come disse il Battista, Egli deve crescere, ed io diminuire. Il cristiano deve sparire come peccatore, morire al proprio peccato, e nascere di nuovo come portatore di Cristo, come cristoforo nel mondo.

Restano invece sulla scena i peccatori, gli orgogliosi, quelli che ascoltano solo con le orecchie. E riprendono a parlare.

E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

Ma il loro è un parlare di morte. Anche se escono da una sinagoga, non parlano di come far vivere in loro l’Eterno, ma di come ucciderlo, di come toglierselo di torno.

Ma questa è altra storia, anzi, è sempre la stessa, vecchia, storia.

Sforziamoci di stendere la mano, fratelli e sorelle! Stendere la mano, nella tradizione cristiana, è segno di benedizione. È segno usato in tutti i momenti in cui ci viene ricordato che siamo segni di Dio in questo mondo, segni del Cristo, cristofori, Suoi portatori.

Stendiamo la mano! Rassicuriamo, affidiamoci, benediciamo. E la nostra vità sarà risanata da Chi, quella mano, la tiene poggiata per l’eternità sulla nostra testa.

Amen.

Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

La Parola

29 Appena furono usciti dalla sinagoga, vennero nella casa di Simone e di Andrea, con Giacomo e Giovanni. 30 Or la suocera di Simone giaceva a letto con la febbre ed essi subito gli parlarono di lei. 31 Allora egli si avvicinò, la prese per la mano e l’alzò, e immediatamente la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

32 Poi, fattosi sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. 33 E tutta la città era affollata davanti alla porta. 34 Egli ne guarì molti, colpiti da varie malattie, e scacciò molti demoni; e non permetteva ai demoni di parlare perché sapevano chi egli fosse.

35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

36 E Simone e quelli che erano con lui lo cercarono. 37 E, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38 Ed egli disse loro: «Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là, perché è per questo che io sono venuto».

39 Ed egli andò predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando demoni.

(Marco 1)

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia
Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Il commento

Pregando anche stamani su questo brano della Parola di Dio, mi sono soffermato di nuovo sul versetto 35.

Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

Apparentemente contrastante con il resto. La sinagoga prima, poi una scena di affollata vita familiare, malati ed indemoniati che lo circondano, la città riunita davanti alla porta della casa dove il Signore si trovava.

Ma Egli, il mattino seguente, quando gli altri dormono, quando non c’è nessuno in giro, si alza presto e si mette a pregare, da solo.
Marco non ci scrive come, su cosa, con che testi pregava, ma visto che era appena uscito da una sinagoga possiamo tranquillamente supporre che pregasse il Padre con le parole della Scrittura appena letta e commentata. O forse pregava con le parole che poi avrebbe insegnato ai discepoli e a noi.

Ma non è tanto importante. Importante è che, quando tutti gli altri finalmente tacciono, quando le voci del mondo tacciono, Egli si ritira, in un luogo solitario, a pregare il Padre.

E’ importantissimo anche per noi. Ritagliarci del tempo in cui stare da soli e pregare. Recuperare forza dal rapporto unico che ognuno di noi è chiamato ad avere con l’Eterno. Far tacere le voci del mondo che ci assediamo, ci circondano, ci riempiono il cuore e la mente… quel malato, quel povero, quella situazione, quest’altra…

Chi è pastore, prete, o comunque nel ministero mi capisce, credo, meglio di chiunque altro.

Non è cattiveria farle tacere tutte quelle voci, ma è necessario. Perchè come dirà poi Gesù, non siamo noi ad agire, ma è il Padre. Il Padre quindi va pregato, va invocato, va supplicato, va amato ed adorato. Non sono le nostre buone azioni o le nostre opere che devono lodarlo, siamo noi!

Noi, noi dobbiamo riconoscere che Egli è l’unico necessario, noi dobbiamo invocare la Sua assistenza, il Suo aiuto, tramite la Sua Parola.

Dobbiamo ritirarci in un luogo solitario, quando gli altri dormono, o comunque non possono distrarci, e chiedere all’Eterno la forza tramite la preghiera ed il filiale abbandono alla Sua Parola. Altrimenti non potremo affrontare gli infiniti demoni di questo mondo. Demoni che cercano di confonderci, di allettarci, anche puntando a farci credere che è per nostro merito o è per nostra bravura, per il nostro spirito di sacrificio, magari, che si compiono certe meraviglie o si operano certe guarigioni.

Gesù non permetteva ai demoni di parlare e così dobbiamo fare noi. Deve essere solo la Parola di Dio quella che parla e si manifesta, e manifesta la Sua forza attraverso di noi, servitori del Signore.

Gesù sa che il demonio ci conosce, conosce tutte le nostre debolezze, conosce ogni nostro peccato. Egli si impone sui demoni con la forza invincibile del Suo essere Figlio, ma anche noi possiamo vincere il demonio, noi siamo figli nel Figlio, se ci sottomettiamo all’Eterno ed alla Sua Parola.

Certi demoni, dirà Gesù, non si possono vincere se non con la preghiera ed il digiuno. Solo il nostro orgoglio, la nostra testardaggine, la nostra presunzione, i nostri demoni appunto, cercano di convincerci che possiamo vincere con l’attivismo, la frenesia, il fare, fare, fare, il riempirci la vita di cose e situazioni nuove.

Pregare e predicare. Versetti 35 e 39.

Gesù è chiarissimo nelle parole riportate dall’evangelista Marco

Pregare e predicare,
per vincere la buona battaglia.  

Amen.