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Grazie a chi annuncia la Parola di Dio

Grazie a chi annuncia la Parola di Dio

«Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per  i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno» (1 Cor 15,3).

Chi mi conosce e mi legge sa che la Parola di Dio è il solo vero tesoro della mia vita. Non l’unico che amo o per cui provo affetto, ma il solo in cui ripongo la mia fede e la mia incondizionata fiducia.

Tutti gli amori e gli affetti terreni, mia moglie, mia figlia, i miei amici, quelli vivi e le persone care già nella pace del Signore, tutti derivano da quell’appassionato primo amore per Colui che è l’Origine della vita.

Perciò questo brevissimo post, per dire grazie a chi per primo mi ha insegnato ad amare la Parola di Dio, mio padre e mia madre, mia zia Sara, suor Anna Clara e suor Ester, don Gino, don Giuseppe e don Andrea, e per chi in particolare, oggi, non si stanca di annunciarmela e predicarmela in tante forme diverse. Paolo Castellina, Elpidio Pezzella, Angelo Colacrai, Giovanni Festa.

Confessioni cristiane diverse, ma identica passione per la Parola.

Grazie.

Grazie a chi annuncia
Grazie a chi annuncia

Grazie o Signore

Grazie o Signore

Grazie, o Signore, per tutti i doni che mi hai fatto. Per il dono della Tua Parola, sotto cui pongo ogni cosa, perchè ogni cosa è. Per il dono di esser diventato padre nel corpo e nello spirito. Per il dono del ministero sacerdotale, profetico e regale. Per il dono dell’amore delle tante persone che mi hai messo accanto. Per le responsabilità che mi hai affidato, affidandomi in particolare la cura di mia moglie Antonella, di mia figlia Sara, di mia zia Sara. E per la spina nel fianco che è il mio peccato, che sono le mie colpe, che mi ricordano ogni volta che tutto devo a Te a tutto a Te renderò quando Tu deciderai che è il momento. Il mio corpo ed il mio sangue Signore sono tuoi. Li spenderò come Tu mi hai detto di fare finchè avrò vita, e Te li renderò al tempo stabilito.

Amen, Signore, Alleluia, sia lode a Te. Vieni presto.

Ravvedetevi e credete al Vangelo

Ravvedetevi e credete al Vangelo

La Parola

Marco 1:14-20

Vocazione dei primi discepoli
14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio, 15 e dicendo:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo». 

16 Camminando poi lungo il mare della Galilea, egli vide Simone e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. 17 E Gesù disse loro:

«Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini». 

18 Ed essi, lasciate subito le loro reti, lo seguirono. 19 Poi, andando un po’ oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, i quali riparavano le loro reti nella barca. 20 E subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, lo seguirono.

Ravvedetevi e credete al Vangelo
Ravvedetevi e credete al Vangelo

Il commento

Gesù inizia la predicazione dell’evangelo, della buona notizia. Ma non comincia con il dire “Fate festa e gioite” perchè il tempo è compiuto e il regno è vicino.

Non comincia con il dire “Siate allegri perchè il vostro peccato è perdonato, perchè io sconfiggerò per sempre la morte”.

No. Perchè Dio vede il cuore, il Figlio vede il cuore, e sa che il cuore dell’uomo è capace di ogni perversione. Quindi la prima parola è “ravvedetevi”, “convertitevi”, cambiate completamente il vostro cuore, il vostro sguardo, il modo tutto umano di vedere le cose.

Perchè il tempo è compiuto, Dio sta per morire e poi risorgere il terzo giorno nella Persona del Figlio. E poi tornerà per giudicare i vivi ed i morti. Ed allora, quando tornerà, e tornerà presto, non ci saranno più “sconti di pena”. Sarà aperto il libro della vita ed ognuno di noi sarà valutato per quanto ha fatto od omesso di fare nella vita. Per le scelte secondo la Parola di Dio, o contro la Parola di Dio.

Per questi la vita eterna. Per altri il supplizio eterno. Per questi la gioia di essere per sempre nella dimora del Padre, dove ogni lacrima sarà asciugata. Per altri piano e stridore di denti.

Ravvedetevi è la prima parola del Signore Gesù quando inizia la sua vita pubblica, la sua predicazione.

Facciamoci un esame di coscienza, oggi e non solo oggi. Perchè non basta ravvedersi personalmente, intimamente, in modo intimista e solitario, come oggi piace a tanti. No. Non basta. Poi occorre seguirlo, poi occorre camminare dietro di Lui, occorre annunciare senza stancarsi la Sua Parola, occorre pescare gli altri uomini. Lasciando che sia Lui poi a valutare il pescato. Ed a valutare il nostro impegno nella pesca.

Un pescatore non può improvvisare. Deve prepararsi, preparare la canna, le esche, la lenza… Così un pescatore di uomini, attraverso la Parola di Dio, la deve amare, pregare, conoscere, saper annunciare…

Noi quanto ci prepariamo?

Facciamoci un esame di coscienza. Amen.

Oggi non è una festa qualunque

Oggi non è una festa qualunque

La Parola

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, 2 dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

3 All’udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s’informò da loro dove doveva nascere il Cristo. 5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele”».

7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. 8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».

9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò. 10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. 12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2)

Oggi non è una festa qualunque
Oggi non è una festa qualunque

Il commento

Siamo venuti per adorarlo… dicono i Magi a uno dei tanti re di questo mondo, Erode, di cui la storia fa memoria solo per le nefandezze che ha compito.

Siamo venuti per adorarLo, Egli, il Re, il Messia che doveva venire. Il vero ed unico Re dei Giudei e di tutto l’universo. Egli, il cui concepimento è stato annunziato dall’angelo del Signore, e la cui nascita è resa nota da una stella sorta da Oriente, da dove ogni cosa nasce, da dove nasce il giorno, il sole, la luce, la possibilità stessa della vita di qualsiasi cosa su questa terra.

Di fronte a tutto questo, che miseria che è un re!, un potente, un principe di questo mondo. Non vale nulla, non conta nulla il suo potere, che come velocemente è sorto, così rapidamente tramonta.

Mentre il Re dei Re sorge, e mai tramonta, la Sua Luce illumina per l’eternità. Si avvera il canto dei Salmi: dall’alba al tramonto, da Oriente ad Occidente, sia lodato il Suo Nome.

I nostri fratelli di Oriente, nella loro saggezza antica, ricordano in una unica solennità, sia pure in modo diverso a seconda dei luoghi e dei riti. l’Epifania, ovvero il manifestarsi di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ricordano la Teofania, il manifestarsi di Dio al mondo attrverso l’Incarnazione del Figlio, il riconoscimento della Sua Regalità, l’inizio della Sua missione pubblica con la fine del profetismo riconosciuta dal Battista, il più grande tra tutti i profeti.
La nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù nel Giordano.

Una festa grandiosa, che non a caso gli uomini dei nostri tempi, anche purtroppo tanti uomini “di chiesa” hanno finito con il ridurre di significato, come l’ennesima occasione di dire tante parole dolci, come le caramelle e le cioccolate che in tante parti del mondo oggi si regalano ai bambini.

Oggi non è una festa qualunque.

Perchè quello che viene riconosciuto, manifestato, che appare come Re, non è un re qualunque, non è un qualunque filosofo, una qualunque sapienza che appare! E’ la Sapienza di Dio, è il Verbo di Dio che viene a prendere in mano in modo assoluto e definitivo tutto il destino e la storia dell’umanita.

Oggi il potere dell’uomo, il potere che l’uomo crede di avere sulle sorti del mondo e della storia, viene deriso, vilipeso, ridicolizzato assieme ad Erode. E tutte le sapienze umane, tutte le filosofie, le idee, le ideologie, si inchinano, come si inchinano i Magi d’Oriente (che siano tre o mille non fa alcuna differenza!) di fronte alla Sapienza che ha creato il mondo, al Verbo che era con il Padre fin dal principio.

Non ci sono più re umani oggi, solo il Re dei Re.
Non ci sono più prìncipi umani oggi, solo il Principe della Pace (ma la pace vera, non quella bugiarda di questo mondo).
Non ci sono più signori, signorotti, vassalli, valvassori e valvassini, perchè regna il Signore dei Signori.
Nessuna ideologia può pretendere di consigliare agli uomini il giusto da farsi, perchè c’è il Consigliere Ammirabile sul trono!

Egli è quel Bambino. Il Bambino in quella stalla, grotta, culla o mangiatoia. Il Bambino  con le braccia aperte verso di noi, per donarci la salvezza, per spingerci ad abbracciarlo, ad abbracciare senza riserve la Parola che Egli è, a conoscere senza mai stancarci la Sapienza che Egli è, ad avere come solo ed unico Re, l’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito, Sapienza Eterna, Perfetta Misericordia.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi è giorno di ascolto e di contemplazione della Gloria di Dio, è tempo che i poteri e le sapienze umane cessino di avere importanza nella nostra vita, più che la Sapienza di Dio.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi non è neppure festa, se non riconosciamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, se non rigettiamo dalle nostre vite personali, dalle nostre società, dalle nostre culture, tutto ciò che nega la Signoria di Dio, tutto ciò che fa persistere l’uomo nella sua illusione di essere il padrone del mondo.

Oggi non è una festa qualunque.

É tempo di prenderlo sul serio quel Re, di prendere borsa, bisaccia e calzari e decidersi finalmente a seguirlo, costi quello che costi.

Perchè tutto finirà, tutto alla fine dei tempi si ridurrà in ginocchio davanti a Lui. Oro, incenso e mirra saranno solo per Lui, e per coloro che Egli avrà eletto.

Ed Egli regnerà, nei secoli dei secoli.

Amen.

Siate sempre allegri. Non cessate mai di pregare.

Siate sempre allegri. Non cessate mai di pregare.

La Parola (1 Tessalonicesi 5)

16 Siate sempre allegri. 

17 Non cessate mai di pregare. 

18 In ogni cosa rendete grazie, perché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 

19 Non spegnete lo Spirito. 

20 Non disprezzate le profezie. 

21 Provate ogni cosa, ritenete il bene. 

22 Astenetevi da ogni apparenza di male. 

23 Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo.

Siate sempre allegri. Non cessate mai di pregare.
Siate sempre allegri. Non cessate mai di pregare.

 Un breve commento

Siate sempre allegri. In latino, Gaudete.

Molti ci dicono e ci diranno: come posso gioire con tutte queste sventure, per come va il mondo, per come vanno le cose.

Perciò Paolo aggiunge subito: Non cessate mai di pregarerendete sempre grazie, non spegnete lo Spirito.

Perchè la condizione, senza la quale non possiamo gioire come ci invita a fare l’epistola, la conditio sine qua non, come si dice in latino, è esattamente questa: pregare incessantemente, affidarsi completamente a Dio, fidarsi completamente del Suo Spirito, ascoltare ed obbedire alla Sua Parola, come ci è rivelata dalla Scrittura, come ci è insegnata dai profeti.

Se la mia fiducia è posta e riposta solo in Dio, se la mia fede pone completamente il mio cuore nelle Sue mani, allora, solo allora, io posso davvero gioire, qualsiasi siano le cose che mi capitano nella realtà.

Ma gioire davvero, gioire dentro di me. Non avere sempre un sorriso fasullo sulle labbra, o dire sempre, a tutti, belle parole di comprensione; perchè la Parola ci dice che occorre si, provare ogni cosa, ma non certo questo significa che dobbiamo o ci è lecito fare tutto ed il contrario di tutto!

Provare ogni cosa significa che a tutto va applicato il discernimento tramite la Parola di Dio; ed è questa che ci dice, che prova se una cosa è buona e giusta, o se una cosa, che pure pare giusta, ha in sè delle apparenze di male e va rigettata!

Gioire nella Parola di Dio a volte può significare maledire le cattiverie, il male e la morte che si nascondono dietro tante cose umane, dietro tante realtà del mondo, cose magari buone in origine, ma poi corrotte dal peccato.

Ed allora: siamo sempre allegri (nella Parola di Dio), ma non cessiamo mai di sperare (in Dio ed in Dio solo). In ogni cosa rendiamo grazie (a Dio, Padre, Figlio e Spirito), non spegniamo lo Spirito (ma mettiamone piuttosto a frutto i doni).

Vieni Signore Gesù! Amen! Alleluia!

Lo Spirito del Signore è su di me, perchè l’Eterno mi ha unto

Lo Spirito del Signore è su di me, perchè l’Eterno mi ha unto

La Parola (Isaia 61)

1 Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri, 2 a proclamare l’anno di grazia dell’Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, 3 per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l’olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell’Eterno per manifestare la sua gloria. 

Lo Spirito del Signore è su di me, perchè l'Eterno mi ha unto
Lo Spirito del Signore è su di me, perchè l’Eterno mi ha unto

Un breve commento

Lo Spirito del Signore è su di me, perchè l’Eterno mi ha unto. Il Signore Gesù, il Figlio, è Colui di cui si parla nella prima lettura proposta nella liturgia di questa terza Domenica del Tempo d’Avvento, nella Domenica che la tradizione chiama Gaudete, ossia gioite, rallegratevi.

Ed è chiaro a qualsiasi credente perchè occorre gioire e rallegrarsi. Perchè e grazie a quel Signore che viene che abbiamo la possibilità di essere perdonato, la salvezza, i doni dello Spirito, la vita eterna, secondo la volontà dell’Unico Signore.

Colui che, grazie sempre al Figlio, possiamo chiamare familiarmente Padre nostro, ma che dobbiamo considerare con timore e tremore perchè è anche il Giusto Giudice delle nostre azioni e delle nostre anime.

Vieni, Signore Gesù, vieni, e ricolmaci dei doni del Tuo Santo Spirito, e donaci la gioia del cuore e, secondo la Tua volontà, anche quella della vita.

Amen. Alleluia!

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Vangelo per la II Domenica di Avvento

La Parola

1 Il principio dell’evangelo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio.

2 Come sta scritto nei profeti: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua via davanti a te.
3 Vi è una voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni comparve nel deserto, battezzando e predicando un battesimo di ravvedimento, per il perdono dei peccati.
5 E tutto il paese della Giudea e quelli di Gerusalemme andavano a lui, ed erano tutti battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

6 Or Giovanni era vestito di peli di cammello, aveva una cintura di cuoio intorno ai lombi e mangiava locuste e miele selvatico.
7 E predicava, dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali.

8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)
Giovanni, il Battista (Marco 1:1-8)

Pregandoci sopra…

Vieni Signore Gesù! Maranathà! 

Il Tempo di Avvento è il tempo in cui, o Signore Gesù, ricordiamo la Tua prima venuta, come Verbo Incarnato, come Vero Dio e Vero Uomo.

Ma è anche il Tempo in cui siamo chiamati a ricordarci che siamo in attesa della Tua venuta definitiva, per il giudizio sul mondo e su ciascuno di noi.

E dobbiamo essere pronti.

Il Battista battezzava con acqua, pregando per la conversione e per la remissione dei peccato. E ciascuno di noi è stato battezzato con acqua, da piccolo o da adulto, nell’acqua e nello Spirito, ed è chiamato a convertirsi, in Spirito Santo e fuoco!

Ad accogliere i doni dello Spirito ed a metterli a frutto nella propria vita! A sentire dentro di sè il calore del fuoco dell’Evangelo che lo fa bruciare dentro, che lo spinge ad annunciare a tutto il mondo il Tuo Amore, la Tua salvezza, a proporre ad ogni uomo ed ogni donna di seguirti sul cammino della Tua Croce.

Al Battista non importava, non si preoccupava, di come era vestito, di cosa mangiava o quando. Il Battista aveva quel fuoco dentro di sè. Che lo spingeva a predicare, che gli faceva annunciare la Parola di Dio, a chiedere la conversione in ogni momento. Finchè non gli fu richiesta la vita stessa.

Il Battista perse la testa per l’Evangelo, per cui nella vita bruciava di zelo.

E noi? Sentiamo quel fuoco?  Bruciamo di zelo? Dove abbiamo la testa?

Vieni Signore Gesù! Maranathà! 

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!

Il testo biblico

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 13,33-37.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.
E’ come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.
Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino,
perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!

 

Commento patristico

 

San Gregorio Nisseno (ca 335-395), monaco e vescovo
Discorsi sul Cantico dei Cantici, n. 11,1

“Vigilate dunque, poiché non sapete
quando il padrone di casa ritornerà”

Ecco un grande precetto del Signore: i discepoli scuotano come polvere tutto quanto è di questa terra…, per lasciarsi elevare con slancio verso il cielo. Ci esorta a vincere il sonno, a cercare le cose di lassù (Col 3,1), a tener senza posa lo spirito sveglio, a scacciare dagli occhi la sonnolenza seduttrice.

Voglio parlare di questo torpore e di questa sonnolenza che inducono l’uomo all’errore e gli presentano immagini di sogno: onore, ricchezza, potenza, grandezza, piacere, successo, profitto o prestigio…

Per dimenticare tali sogni, il Signore ci chiede di andare al di là di questo sonno pesante: non lasciamoci scappare la realtà inseguendo il nulla in modo sfrenato. Ci chiama a vigilare: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12,35).

La luce che abbaglia gli occhi scaccia il sonno; la cintura che stringe i fianchi tiene il corpo in allerta; indica uno sforzo che non permette alcun torpore.

Sia chiaro il senso di questa immagine!

Cingere la vita di temperanza è vivere nella luce di una coscienza pura. La lucerna accesa della franchezza illumina il volto, esalta la verità, tiene l’anima attenta, la rende impermeabile alla falsità ed estranea alla futilità dei poveri sogni.

Viviamo secondo l’esigenza di Cristo e condivideremo la vita degli angeli. Infatti ci unisce a loro in questo precetto: “Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa” (Lc 12,36).
Sono loro seduti presso la porta del cielo, l’occhio sveglio, perché il Re della gloria (Sal 24,7) vi passi al ritorno dalle nozze.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Che cosa deve fare dunque il cristiano?

Servirsi del mondo, non farsene schiavo

Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo.

Che significa ciò?
Vuol dire avere, ma come se non avesse.

Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).

Odiare cordialmente

Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.

Egli verrà. Punto.

Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.

(Agostino di Ippona, Ufficio delle Letture di oggi, Trentatreesima domenica del Tempo Ordinario).

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.
Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue, trentadue domeniche per annum come si dice in latino.

Ricordo che tanto tempo fa scrissi un articolo per una rivista che trattava di liturgia. Lo intitolai: Tempo Ordinario, tempo straordinario.

Già, perchè ero e sono convinto che non c’è nulla di veramente ordinario, noioso, ripetitivo nella vita di un uomo o di una donna che scoprono che Dio è al centro della loro vita.

Che Dio la ha rinnovata dal profondo.

Che Dio ha donato loro il Figlio per salvarli, lo Spirito per rendere possibile ciò che sembrerebbe impossibile a chi non crede.

Il colore verde

Il colore che caratterizza le Domeniche per annum è il verde.

Il colore della natura, il colore delle foglie degli alberi, quando ovviamente l’uomo la natura, gli alberi, la Creazione la rispetta, non se ne crede padrone, non la ingrigisce o annerisce con i frutti del suo peccato.

Il colore della speranza che fa nuove tutte le cose, che fa spuntare i germogli di una cosa nuova, di una cosa bella, di una cosa grande. E bene disse Dio per bocca del profeta: Possibile che non ve ne accorgete? (cfr. Isaia 43:19).

Non vi sembri brutto se alle sette del mattino io vi chieda: voi ve ne accorgete?

Voi, voi che vi dite cristiani, per questo o quell’altro motivo, ve ne accorgete?

Voi non vedete l’ora di andare, al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia per rendere lode all’Eterno per tutto questo?

O voi, piuttosto, state progettando il resto della giornata, magari per ragionevoli e comprensibili motivi, magari per belle e giuste ragioni, ma che non hanno nè avrebbero senso se non ci fosse questa aspettativa del nuovo, della novità di vita, dell’attesa dello schiudersi del germoglio che la fede, e solo la fede in Dio può dare?

Dov’è il vostro verde, la vostra speranza, in questa Domenica?

E perchè vi ostinate a chiamarla domenica, Giorno del Signore, se di quel Signore vi ricordate solo per il breve attimo di un frettoloso segno di Croce, o per lo strimpellare di un canto, o per l’ascolto di un rituale suono di campane?

Sempre meno le campane in verità, come è normale che sia, in un mondo che il richiamo alle cose ultime lo vede ormai più come una minaccia, che come la speranza di un mondo nuovo. Che le campane le sente a martello anche quando suonano a distesa.

Lo vede color antracite anzichè verde. E perciò si ricopre di lustrini falsi di tutti i colori, si accende di luci senza calore, si scalda con parole che non accendono alcun fuoco.

Tempo Ordinario, e sono trentadue
Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Poi c’è trentatre. Poi trentaquattro. Cristo Re dell’Universo.

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle. Che la nostra fede cresca, nutrita dalla Parola di Dio, dal Corpo e dal Sangue di Cristo condivisi facendo memoria della Santa Cena, facendo  eucaristia e vivendola nella nostra stessa vita.

 

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle, che gli altri vedano che Egli, ed Egli solo è il Re dell’Universo e della nostra vita.

 

O il tempo di Avvento che poi saremo chiamati a vivere, sarà la banale attesa non del Natale, ma dell’inverno che, Dio non voglia, forse già ora ha avvolto nel freddo del cuore la nostra vita.

 

Che Dio non voglia.

 

Amen. Alleluia!