Archivi categoria: Giorno del Signore

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Che cosa deve fare dunque il cristiano?

Servirsi del mondo, non farsene schiavo

Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo.

Che significa ciò?
Vuol dire avere, ma come se non avesse.

Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).

Odiare cordialmente

Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.

Egli verrà. Punto.

Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.

(Agostino di Ippona, Ufficio delle Letture di oggi, Trentatreesima domenica del Tempo Ordinario).

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.
Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue, trentadue domeniche per annum come si dice in latino.

Ricordo che tanto tempo fa scrissi un articolo per una rivista che trattava di liturgia. Lo intitolai: Tempo Ordinario, tempo straordinario.

Già, perchè ero e sono convinto che non c’è nulla di veramente ordinario, noioso, ripetitivo nella vita di un uomo o di una donna che scoprono che Dio è al centro della loro vita.

Che Dio la ha rinnovata dal profondo.

Che Dio ha donato loro il Figlio per salvarli, lo Spirito per rendere possibile ciò che sembrerebbe impossibile a chi non crede.

Il colore verde

Il colore che caratterizza le Domeniche per annum è il verde.

Il colore della natura, il colore delle foglie degli alberi, quando ovviamente l’uomo la natura, gli alberi, la Creazione la rispetta, non se ne crede padrone, non la ingrigisce o annerisce con i frutti del suo peccato.

Il colore della speranza che fa nuove tutte le cose, che fa spuntare i germogli di una cosa nuova, di una cosa bella, di una cosa grande. E bene disse Dio per bocca del profeta: Possibile che non ve ne accorgete? (cfr. Isaia 43:19).

Non vi sembri brutto se alle sette del mattino io vi chieda: voi ve ne accorgete?

Voi, voi che vi dite cristiani, per questo o quell’altro motivo, ve ne accorgete?

Voi non vedete l’ora di andare, al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia per rendere lode all’Eterno per tutto questo?

O voi, piuttosto, state progettando il resto della giornata, magari per ragionevoli e comprensibili motivi, magari per belle e giuste ragioni, ma che non hanno nè avrebbero senso se non ci fosse questa aspettativa del nuovo, della novità di vita, dell’attesa dello schiudersi del germoglio che la fede, e solo la fede in Dio può dare?

Dov’è il vostro verde, la vostra speranza, in questa Domenica?

E perchè vi ostinate a chiamarla domenica, Giorno del Signore, se di quel Signore vi ricordate solo per il breve attimo di un frettoloso segno di Croce, o per lo strimpellare di un canto, o per l’ascolto di un rituale suono di campane?

Sempre meno le campane in verità, come è normale che sia, in un mondo che il richiamo alle cose ultime lo vede ormai più come una minaccia, che come la speranza di un mondo nuovo. Che le campane le sente a martello anche quando suonano a distesa.

Lo vede color antracite anzichè verde. E perciò si ricopre di lustrini falsi di tutti i colori, si accende di luci senza calore, si scalda con parole che non accendono alcun fuoco.

Tempo Ordinario, e sono trentadue
Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Poi c’è trentatre. Poi trentaquattro. Cristo Re dell’Universo.

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle. Che la nostra fede cresca, nutrita dalla Parola di Dio, dal Corpo e dal Sangue di Cristo condivisi facendo memoria della Santa Cena, facendo  eucaristia e vivendola nella nostra stessa vita.

 

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle, che gli altri vedano che Egli, ed Egli solo è il Re dell’Universo e della nostra vita.

 

O il tempo di Avvento che poi saremo chiamati a vivere, sarà la banale attesa non del Natale, ma dell’inverno che, Dio non voglia, forse già ora ha avvolto nel freddo del cuore la nostra vita.

 

Che Dio non voglia.

 

Amen. Alleluia!

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Dall’Ufficio delle Letture della XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 – 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell’estrema importanza della nostra salvezza.

Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.

Quale contraccambio per quanto abbiamo ricevuto?

E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l’esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto?

Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall’uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l’uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.

In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l’assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all’esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1).

Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera.

Con l’espressione: Perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.

Non i giusti ma i peccatori

Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti
Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Dio nostro Padre, ha mandato lo Spirito Santo, perché sia in noi sorgente inesauribile di luce. Animati da questa fede diciamo insieme:
Illumina il tuo popolo, o Signore.

Sii benedetto, o Dio, nostra vita,
 che nella tua bontà ci hai guidati all’alba di questo nuovo giorno.

Tu, che hai illuminato il mondo con la risurrezione del tuo Figlio,
 diffondi la sua luce in tutti gli uomini mediante l’opera della Chiesa.

Hai trasformato i discepoli del tuo Figlio con il fuoco della Pentecoste,
 manda ancora lo Spirito nella tua Chiesa, perché ti sia fedele.

Luce delle genti, ricordati di quanti sono immersi nelle tenebre dell’errore,
 apri i loro occhi alla luce della fede, perché riconoscano in te l’unico vero Dio.

(Invocazioni delle Lodi Mattutine del giorno)

Una nuova Pentecoste per la nostra vita
Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia! Giorno del Signore è questo! Dies Dominicus!

Partecipiamo oggi al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia, e riconosciamo il dominio assoluto del Signore sulla nostra vita e della vita del mondo.

A pensarci lo fanno tutti, anche i pagani, anche quelli che si dicono “non credenti”, chiamando “Domenica”, ovvero “Giorno del Dominus”, “Giorno del Signore” questo che è il primo è l’ultimo dei giorni, il giorno radioso e splendido, l’ottavo giorno di una settimana umana di sette, ovvero il giorno in cui è possibile, convertendosi all’Evangelo, alla Parola di Dio, iniziare una nuova vita.

Ascoltiamo la Parola di Dio, e facciamo sì che cada nel terreno fertile della nostra anima.

Amen. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!
Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Cantico di Daniele

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
    benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,
        il Signore, *
    benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
    benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore, *
    benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
    benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
    benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
    benedite, notti e giorni, il Signore,

Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
    benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore, *
    benedite, creature tutte che germinate sulla terra,
        il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
    benedite, mari e fiumi, il Signore,

Benedite, mostri marini
        e quanto si muove nell’acqua, il Signore, *
    benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici,
        il Signore, *
    benedite, figli dell’uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
    benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
    benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio
        con lo Spirito Santo, *
    lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu Signore, nel firmamento del cielo, *
    degno di lode e di gloria nei secoli.

[CANTICO Dn 3, 57-88. 56 Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).]

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA – LETTURA BREVE

Romani 11:33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

Il Vespro è la preghiera  del tramonto e, assieme alle Lodi del Mattino, è una delle ore principali che la tradizione liturgica antica dedica alla preghiera al Signore. Prima era detto anche Lucernarium.

E’ una delle ore principali della giornata perchè il tempo è il dono principale che l’Eterno ci fa e continua a farci in ogni istante, anche ora. Senza che Egli mi rinnovi questo dono io non sarei qui a battere su questi tasti.

E’ una delle principali ore della giornata perchè si recita al tramonto, come le Lodi all’alba. Al calare ed al rialzarsi del sole quindi. Di quella che è detta la luce maggiore, quella che, per volere dell’Eterno, permette che ci sia vita sul pianeta Terra.

Il sole della nostra vita però, quello vero, è la Parola di Dio. La Parola di Dio è la nostra luce, è quella che illumina i nostri passi, le nostre scelte, le nostre decisioni. La Parola di Dio è il nostro calore, è quella che riscalda i nostri cuori, tiene in caldo le nostre mani ed i nostri piedi, li fa muovere, stringersi una all’altra, azzardare un primo passo e poi subito un altro.

La lettura di questo Vespro, detto Primo perchè dà inizio al primo ed all’ultimo dei giorni, al giorno ottavo di cui cantiamo negli inni, perchè dà inizio alla Domenica, al Giorno del Signore, riassume il principio che i cristiani chiamano del Soli Deo gloria.

Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose.
A lui la gloria nei secoli. Amen.

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica
Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera (Primo Vespro della Domenica)

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

SALMO 140, 1-9 Preghiera nel pericolo
E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; *
    ascolta la mia voce quando t’invoco.
Come incenso salga a te la mia preghiera, *
    le mie mani alzate come sacrificio della sera.

Poni, Signore, una custodia alla mia bocca, *
    sorveglia la porta delle mie labbra.

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male †
    e compia azioni inique con i peccatori: *
    che io non gusti i loro cibi deliziosi.

Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, †
    ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo; *
    tra le loro malvagità continui la mia preghiera.

Dalla rupe furono gettati i loro capi, *
    che da me avevano udito dolci parole.

Come si fende e si apre la terra, *
    le loro ossa furono disperse
        alla bocca degli inferi.

A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; *
    in te mi rifugio, proteggi la mia vita.
Preservami dal laccio che mi tendono, *
    dagli agguati dei malfattori.

Gloria al Padre e al Figlio *
    e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
    nei secoli dei secoli. Amen.

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.
Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Il Vangelo del Giorno del Signore

1 E Gesù, riprendendo la parola, di nuovo parlò loro in parabole, dicendo: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale preparò le nozze di suo figlio. 3 E mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 

4 Di nuovo mandò altri servi dicendo: “Dite agl’invitati: Ecco, io ho apparecchiato il mio pranzo, i miei vitelli e i miei animali ingrassati sono ammazzati ed è tutto pronto; venite alle nozze”. 5 Ma essi, non curandosene, se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari. 6 E gli altri, presi i suoi servi, li oltraggiarono e li uccisero. 

7 Il re allora, udito ciò, si adirò e mandò i suoi eserciti per sterminare quegli omicidi e per incendiare la loro città. 8 Disse quindi ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gl’invitati non ne erano degni. 9 Andate dunque agli incroci delle strade e chiamate alle nozze chiunque troverete”. 10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti coloro che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 

11 Ora il re, entrato per vedere i commensali, vi trovò un uomo che non indossava l’abito da nozze; 12 e gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere l’abito da nozze?”. E quegli rimase con la bocca chiusa. 13 Allora il re disse ai servi: “Legatelo mani e piedi, prendetelo e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti”. 14 Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)
Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Un Vangelo Eterno, come tutta la Scrittura. Perfettamente consono anche ai tempi che stiamo vivendo. Dove tanti uomini, pur conoscendo la chiamata del Cristo, si lasciano prendere dai propri affari, dai propri interessi personali o di famiglie, si lasciano schiavizzare dalle cose: dal denaro, dal potere, dal piacere, dai mille demoni di questo mondo.

Anche oggi tanti credono di “lavarsi la coscienza” dando tutta la colpa ai quei pochi che si sforzano di servire il Signore con la loro vita, a coloro che si riconoscono come suoi servi senza pretese. Perciò li deridono, li umiliano, li dichiarano insignificanti, di altri tempi, assolutamente inutili.

Li dichiarano sciancati da “idee di altri tempi”, impiegati, “travet” delle cose del divino. Li deridono, li mettono da parte, e ancora oggi spesso li uccidono, dove nel corpo, dove nell’anima.

Ma alla Sapienza, dice la Parola di Dio, viene alla fine comunque resa giustizia. E il Signore, Benedetto Egli sia, li caccerà dal suo banchetto finale, riempirà la sala del banchetto con quelli che sono poveri nel modo da essere ricchi soltanto della Sua Parola.

Ma attenti ad indossarla bene quella Parola. Ad indossarla come un abito nuziale vero, bianco, puro. Ad indossarla e ad essere rivestiti solo di quella! Davvero! O si subirà la stessa sorte degli uomini infedeli.

Chi infatti indossa la veste nuova, ma questa veste non la intesse solo con Cristo e con il Verbo, ma la sottesse con parole e sapienze mondane, chi mischia la Sapienza di Dio, con le stolte parole dell’uomo, cade nuovamente negli inganni del Maligno.

E al Maligno andrà a fare compagnia, nel Giorno del Giudizio.

Amen. Alleluia!

La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Premesse

Domani, Domenica 10 settembre, Giorno del Signore, XXIII del Tempo Ordinario, la tematica proposta alla nostra attenzione dalle letture del giorno è quella della correzione fraterna.

Che non è, a leggere sia il profeta Ezechiele che il Vangelo di Matteo (a proposito, le letture: Ezechiele 33,7-9; Salmo 94; Romani 13,8-10; Matteo 18,15-20) un banale optional per il cristiano e per le comunità che portano questo nome, ma è un preciso dovere.

Giudizio e discernimento

Se qualcuno si comporta contro la Parola di Dio, contro la Sua Legge, contro i suoi insegnamenti, tu, proprio tu, non puoi fare finta di non vedere, non puoi fare finta di niente, non puoi mascherarti, come vorrebbe la vulgata moderna, la finta sapienza religiosa e buonista dei nostri giorni, da tollerante, buonista e non giudicante.

Non devi giudicare, certo, nel senso di dare un giudizio compiuto e definitivo, perchè l’ultima Parola, come la prima Parola del resto, è di Dio, ed è solo Dio quello che “la dirà tutto” sul comportamento di questo o quello, oltre che sul tuo.

Ma devi giudicare, nel senso di discernere, quello che è secondo la Parola di Dio e quello che non lo è. Devi denunciarlo, prima di tutto al tuo fratello, e poi anche quando serve o è necessario pubblicamente.

Dio non è buonista, come non lo è il Cristo. Dio è buono, Dio è misericordioso, nel senso che vuole il nostro bene, e che è paziente verso i nostri peccati. Ma vuole che ci comportiamo secondo il Suo Evangelo e non secondo quello che dice “buono” o da approvare il mondo!

Il mondo ha un altro principe! Non ce lo ripeteremo e ricorderemo mai abbastanza. La logica del mondo non è quella di Dio, e non la sarà mai. La Città di Dio non è roba di questo mondo! Nessun uomo, neppure “buono”, religioso, santo riuscirà mai a costruirla qui, su questa terra.

Potremo forse, qui, costruire una città ricca, una città prospera, ma questa sarebbe solo la nostra rovina… perchè l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono, dice il salmista. Scambia il benessere per il bene, il tesoro del cielo con le ricchezze terrene, l’eternità con la prosperità ed il benessere.

Conclusioni

Quindi: il giudizio ultimo va lasciato a Dio, ma la correzione fraterna, il discernimento secondo il Vangelo, secondo la Parola di Dio va operato, sempre, a partire da chi ci è più vicino. Se lo amiamo in modo particolare va fatto con particolare attenzione. O non è vero che lo amiamo, o non è vero amore, e lo trascineremo nella nostra stessa rovina.

Ricordate quanto dice Gesù. Se tacerete voi, grideranno persino le pietre… e non servirà nascondere il nostro peccato, anche semplicemente quello di omissione, di omessa denuncia, di omessa correzione, sotto tonnellate di roccia. Perchè il grido di colui al quale è stata fatta ingiustizia, griderà dal suolo, come quello di Abele, ed arriverà comunque al Nostro Signore.

La correzione fraterna - XXIII Domenica del Tempo Ordinario
La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Calice del Fuoco Divino

Il Calice del Fuoco Divino

Un giorno, san Sergio sta celebrando la Divina Liturgia, ed è sorpreso nel vedere il suo discepolo Simone come paralizzato, attonito, tremante.

Dopo la Divina Liturgia, san Sergio chiede a Simone cosa gli sia accaduto.

Risponde Simone: “Sin dall’inizio ho visto un fuoco che incombeva sull’altare della protesi , poi come un turbine ha avvolto tutto l’Altare, e al momento della Comunione il fuoco si è raccolto nel Santo Calice, e noi lo abbiamo bevuto”.

San Sergio è stupito per la reazione di Simone, e gli dice:

“Figlio, perché sei così atterrito solo perché per una volta hai visto con i tuoi occhi ciò che avviene in ogni Divina Liturgia?

Lo Spirito Santo concelebra sempre con noi; il Calice eucaristico è sempre traboccante del Fuoco Divino!

IL Calice del Fuoco Divino
IL Calice del Fuoco Divino