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La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Riconoscere la sovranità di Dio è la mia e la nostra salvezza

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. 2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato.

3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».

5 Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. 6 Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era. 7 Poi disse ai suoi discepoli: «Torniamo di nuovo in Giudea».

8 I discepoli gli dissero: «Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?». 9 Gesù rispose: «Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo, 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11 Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». 12 Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».

17 Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, 22 ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». 28 E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui.

30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: «Ella se ne va al sepolcro per piangere là».

32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». 35 Gesù pianse.

36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come l’amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?». 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: «Togliete via la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto.

Gesù allora, alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.

(Giovanni 11,1-45)

Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) - Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza
Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) – Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza

Giovanni Damasceno (ca 675-749),
monaco, teologo, dottore della Chiesa
Triodo del Mattutino del Sabato di Lazzaro,
Odi 6-9

«Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i giudei: Vedi come lo amava»

Essendo tu Dio vero, conoscevi, Signore, il sonno di Lazzaro e l’hai predetto ai tuoi discepoli…
Essendo nella carne, pur essendo senza limiti, vieni a Betania.
Vero uomo, piangi su Lazzaro;
Vero Dio, risusciti con la tua sola volontà, questo morto di quattro giorni.

Abbi pietà di me, Signore; tante sono le mie trasgressioni.
Sollevami dall’abisso dei mali, ti supplico.
Verso di te ho gridato, ascoltami, Dio della mia salvezza.

Piangendo sul tuo amico, nella tua compassione hai messo fine alle lacrime di Marta, e con la tua Passione volontaria, hai asciugato le lacrime su ogni volto del tuo popolo (Is 25, 8).
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri » (Esd 7,27).
Custode della vita, hai chiamato un morto come se stesse dormendo. Con una parola, hai strappato il ventre degli inferi e hai risuscitato colui che si mise a cantare:
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri ».

Rialza anche me, che sono strangolato dai legami dei miei peccati, affinché possa cantare: « Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri »…

Come segno di riconoscenza, Maria ti porta, Signore, un vaso di mirra, come fosse dovuto per suo fratello (Gv 12,3), e lei ti canta nei secoli.
In quanto mortale, invochi il Padre; in quanto Dio, svegli Lazzaro.
Per questo ti cantiamo, o Cristo, nei secoli dei secoli…
Svegli Lazzaro, un morto di quattro giorni; lo fai risorgere dal sepolcro, designandolo così testimone veritiero della tua risurrezione il terzo giorno.
Cammini, piangi, parli, mio Salvatore, mostrando la tua natura umana; ma svegliando Lazzaro, riveli la tua natura divina.

In modo indicibile, Signore, mio Salvatore, secondo le tue due nature, sovranamente, hai compiuto la mia salvezza.

La passione, il diavolo, e lo spauracchio di quest’ultimo

La Parola

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”».

5 Allora il diavolo lo trasportò nella santa città, lo pose sull’orlo del tempio 6 e gli disse: «Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra”». 7 Gesù gli disse: «Sta anche scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

8 Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».

11 Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano.

(Matteo 4)

Matteo 4:11 la passione ed il suo diavolo

Le parole

Prima domenica del tempo di Passione, il nome per il tempo che precede la Pasqua di Resurrezione usato dai cristiani di tradizione riformata.

La passione in questa prima domenica vede due persone contrapporsi, due scelte dividersi, due vie divergere.

La via della persona del Cristo, del Figlio di Dio, e la via alternativa proposta dal tentatore, dal diavolo.
La via di chi vuole ricongiungere l’immagine dell’uomo all’immagine di Dio da cui deriva, persa per il peccato e la via di chi vuole dividere, disperdere, far smarrire del tutto l’uomo (diavolo, dal greco dià-ballo).

La stessa struttura del brano individua bene le due vie. Un versetto di introduzione dove entrano Gesù e il diavolo. Un versetto di uscita dove esce il diavolo, sconfitto, e rimane il Cristo, vincente e servito dal Padre attraverso i suoi angeli.

Poi tre blocchi di tre versetti ciascuno fatto allo stesso modo. Azione del demonio, tentativo dello stesso di leggere “a suo modo” la Parola del Signore, risposta di Gesù con la Parola del Signore enunciata correttamente secondo lo Spirito con cui è stata scritta.

Prima tentazione, la fame. La base, uno dei bisogni primari delle creature umane, assieme alla sete, alla sessualità. Tutti bisogni  primari, di base, perchè tutti finalizzati alla riprouduzione, mantenimento, al sostentamento della specie e della vita.

Il consiglio del tentatore, qui come dopo, è quello di ricorrere al miracolo, alla scorciatoia; può esser vista come tale anche la scienza, il progresso scientifico visto come un idolo. Pensiamo alla genetica riproduttiva, alla fecondità slegata dal rapporto tra uomo e donna. Gli esempi non mancano di sicuro.

La risposta di Gesù è chiarissima e limpida. I bisogni primari sono importanti ma vanno visti e vissuti secondo quanto afferma la Parola così come esce dalla bocca di Dio e non come viene pervertita dalla bocca dell’uomo.

Seconda tentazione, lo spiritualismo. L’attesa dell’opera angelica come di un deus ex machina, il farsi un Dio su misura, un Dio patchwork,  prendendo un po’ di qua e un po’ di là. Non tentare il Signore, dice Gesù, non “tastarlo”, non metterlo alla prova, non pensare che sia uno come te, che si lascia comandare o ti obbedisce secondo il tuo comodo.

Non è il tempio di pietra quello che conta, di quello, dirà più avanti Gesù, non rimarrà pietra su pietra. Non sono le tue costruzioni quelle da portare avanti, ma è l’opera di Dio, la Sua sola Gloria. E quella la porti avanti ricostruendo l’immagine di Lui che porti in te.

Non importa che urti nelle pietre lungo il tuo cammino. Perchè questa e non altra è la volontà di Dio. Non importa se incontri delle pietre, degli ostacoli, delle croci lungo il cammino. Le ha incontrate il Figlio, come potresti pretendere, tu, di esserne immune?

Non tentare allora il Signore Dio tuo. La Sua Passione sia la tua. La Sua Passione anche tu sei chiamato a viverla.

Terza tentazione, il potere. La più grande tentazione dell’uomo, anche di quello moderno. La passione per il potere divora da sempre gli uomini. Non solo il grande potere, quello dei re, degli imperatori, dei dittatori e dei principi di questo mondo.

Ma anche il potere “di piccolo cabotaggio”; quello sulla propria famiglia, sui propri figli, sulla propria moglie o sul proprio marito. Quello dei bulli nelle classi elementari, quello verso gli emarginati. Gli abusi del potere poliziesco, le violenze sessuali di ogni genere, la pedofilia.

Potere di diversa incidenza, ma dello stesso segno. L’arbitrio, la violenza, il credersi più grandi, più forti, più importanti. Una passione perversa, rivolta verso gli altri. Ed a volte anche verso se stessi. Chi si mutila, chi tenta di uccidersi senza mangiare o mangiando fino a scoppiare. Un potere ed una passione che si fanno autodistruttivi. Perchè il tentatore non si ferma di fronte a nulla.

Il tentatore sa che la passione, quella giusta, quella vera, è quella di chi vive ogni istante della propria vita, comunque essa sia, si manifesti, si svolga, secondo la Parola di Dio. E quindi cerca di pervertirne il senso o di convincere l’uomo che sia superflua, di allontanarlo da essa.

Non è perciò un caso, che mai come in questo tempo, ci sia un attacco da più parti verso la Parola di Dio. Messa in dubbio, spezzettata, incompresa. Si dice che non è possibile capire cosa volesse ‘veramente’ dire (e si interpreta il veramente nel senso della verità scientifica, invece che in quello corretto della verità della fede), si dice che bisogna ricostruirla (e lo si fa “ad capocchiam”, dieci lettori, dieci ipotesi), si dice che alcune cose sono ‘scadute’, altre sono motivate ‘dalle storie di quei tempi’, altre deriverebbero dai pregiudizi personali degli autori sacri.

Tutto perchè la Parola di Dio sia sempre meno “di Dio” e sempre più “a misura d’uomo”, ovvero secondo la convenienza del peccatore di questi tempi.

Le chiese non sono certo esenti da colpe.

Sia quelle che hanno moltiplicato le tradizioni ed i catechismi, gli usi, le credenze e le devozioni o ‘rivelazioni’ (?) particolari mettendo queste cose al posto di esse, sia quelle che si sono pian piano dimenticate di essere assemblee di credenti, convocate da Dio attorno alla Sua Parola e si sono trasformate in organismi sociali ed aggregativi di tipo squisitamente terreno.

Tanto tra i cattolici quanto tra i riformati si trovano entrambe le realtà.

Mentre in parti del mondo ortodosso, è prevalsa la tentazione di un Dio tutto spiritualismo e liturgia che alla fine, però, porta allo stesso rischio.
Far diventare il Dio Persona, le Tre Persone divine, solo delle icone, delle immagini da adorare senza che poi segua un reale cambiamento di vita, una reale conversione dell’uomo alla Parola.

Ed ora è un momento in cui tante di queste contraddizioni stanno ‘esplodendo’, da entrambe le parti.

Perchè la Parola è il tutto, e non ci sta ad essere messa ‘in minoranza’, ad essere ridotta ad una ‘cosa’ tra le tante che costituiscono l’armamentario di chi si dice uomo o donna ‘di fede cristiana’.

La Parola è il tutto, è lo spauracchio del diavolo perchè questo sa bene che la scelta è una sola. La stessa che viene mostrata  in questo episodio del Vangelo.

O la nostra passione è rivolta verso il Figlio, verso Gesù, e lo serviamo, e facendolo serviamo noi stessi. O la nostra pssione si perverte e ci spinge a seguire il diavolo. Dove non si sa. Il Vangelo non lo dice. Perchè quella è una strada senza ritorno. Una strada che si perde e ti fa perdere…

Dio o Mammona. La scelta

Il testo

24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.

25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?

31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.

33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.

(Matteo 6)

Matteo 6:24 Dio o Mammona scelta

Il commento

La Parola del Vangelo si commenta da sola. Si impone all’anima del credente.

Nessuno può servire a due padroni!

Siamo nel tempo che la ritualità pagana chiama Carnevale. Ed una delle maschere più famose,  Arlecchino, è detta “servo di due padroni”. Servo di nessuno in realtà, una maschera che si barcamena tra truffe, imbrogli e bugie, alla ricerca del proprio interesse e di quello di chi gli dà da mangiare in quel momento.

Quanti Arlecchini ci sono tra noi? Quanti che cercano impossibili compromessi tra i desideri del mondo e del suo principe, vari, variegati, di tutti i colori, desideri “arcobaleno”, come i colori di Arlecchino, desideri pensati per perderci tra le passioni e le futilità; e i chiari, limpidi e semplici desideri di Dio sul nostro conto. Di amore, di misericordia, della nostra salvezza.

Un’altra breve lettura presa dal libro del profeta Isaia per questa Ottava Domenica del tempo Ordinario, l’ultima prima che inizi, mercoledì, il tempo di Quaresima, dice:

14 Ma Sion ha detto: «L’Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». 15 «Può una donna dimenticare il bambino lattante e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse dovessero dimenticare, io non ti dimenticherò».

(Isaia 49)

Egli desidera il meglio per noi che siamo tutti figli delle sue viscere. Non ci abortisce, non ci uccide, non si dimentica di noi! Non compie i nostri abomini! Non ci nega il latte delle sue mammelle! Non ci vende ad altri, perchè siamo suoi!

Ma quando sarà il momento ci giudicherà, su quello che avremo compiuto o non compiuto secondo la Sua Parola.

Nessuno può servire a due padroni!

Perciò non affanniamoci per il domani, non siamo in ansietà per il domani, non ci preoccupiamo oltre misura delle cose di questo mondo, non viviamo come se, questo mondo, dovessimo salvarlo noi! Non è nelle nostre possibilità, non è nostro compito.

Nostro compito è obbedire alla Parola di Dio, ed annunciare questa stessa Parola ovunque ed a chiunque, con la nostra parola, le nostre azioni, la nostra testimonianza, anche e spesso muta, ma fedele e sincera.

Testimonia più un malato che vive con la fede piena e silenziosa il proprio dolore, o un genitore che soffre quello di un figlio, che chi si danna l’anima per cause impossibili, mettendo alla fine se stesso prima dell’opera di Dio che dovrebbe annunciare. Promuovendo se stesso anzichè l’Evangelo.

Che fare, allora, ce lo dice sempre la Parola. Non cercate voi stessi, non cercate i vostri successi, non cercate le vostre soddisfazioni (vale anche se si tratta di “cose di fede” o “religiose”).

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Amen.

Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il testo

1 Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo.

2 Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l’uomo?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non siete voi carnali? 5 Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 7 Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 8 Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la sua fatica.

9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco.

16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

18 Nessuno inganni se stesso; se qualcuno fra voi pensa di essere savio in questa età, diventi stolto affinché possa diventare savio. 19 Infatti la sapienza di questo mondo è follia presso Dio, poiché sta scritto: «Egli è colui che prende i savi nella loro astuzia»; 20 e altrove: «Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani».

21 Perciò nessuno si glori negli uomini, perché ogni cosa è vostra: 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future; tutte le cose sono vostre.

23 E voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

1 Corinti 3:23 Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il commento

Nel corso di questa settimana avrei dovuto avere una occasione di dialogo con dei giovani sul tema della comunità cristiana e delle sue divisioni, tra cattolici, riformati, ortodossi… tra quelli che sono di Paolo, di Cefa, di Apollo…

Non c’è stato modo purtroppo, vedremo la prossima, ma quindi il tema di questo capitolo 3 della lettera ai Corinti, che oggi viene proposto nel culto domenicale, è stato molto presente nella mia preghiera, ed ho cercato di essere docile al suo ascolto.

Docile, si. Aggettivo desueto, direbbe alcuno, ma forse questo aggettivo desueto esprime l’unico atteggiamento giusto che si possa avere nei riguardi della Parola di Dio.

Docile, mansueto, occorre essere di fronte alla Parola che incessantemente ti provoca, ti interroga, ti sferza, a volte ti ferisce come spada a doppio taglio (la bellissima immagine di Ebrei, la spada che ferisce a morte ed assieme ti dà modo di risorgere dalla stessa).

Tra poco mi recherò al culto domenicale, e voglio portare con me questa immagine. Perchè nella mia più profonda realtà, anche quando faccio apparentemente la professione di fede più roboante, con le parole tutte al posto giusto, dentro di me, in fondo, so che c’è quell’uomo carnale di cui si parla in questa lettura. Quello la cui carne, nel suo peccato, cerca una via di fuga, una scusa, un modo di scampare a quel fuoco che mi arde dentro, e che so, però, che non mi risparmierà, e a quello spada tagliente, che so che mi ferirà a morte. E non è bello per il nostro, per il mio corpo mortale, saperlo, che sarò ferito a morte, che parte di me sarà arsa, bruciata, che tanti castelli costruiti con la carta e con la paglia sulle mie professioni di fede, il Signore li farà svanire in un battibaleno abbacinandomi con la Sua Verità.

Ma è bello, è bellissimo però sapere, ed è quello che mi dà la più grande consolazione, che nella mia miseria, Dio mi ha scelto per essere il Suo Tempio, perchè almeno ci provi, a mostrargli che ne sono capace, che mi sforzo per Lui, per testimoniare Lui, la Sua Parola di Verità, la Sua Parola che è Via, Verità e Vita.

Perchè, sia questa la professione di fede di oggi, semplice, forte, lineare, tutta di Parola:

Io sono di Cristo, e Cristo è di Dio.

Grazie Signore.

Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Amen.

Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola

Giorno del Signore… Oggi è domenica,
Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola .

Per me è sempre stato un giorno speciale, il giorno più importante della settimana. Non solo perchè è il giorno di “riposo” settimanale. Che, anzi, per un motivo o per l’altro, spesso per me la domenica è stato  e a volta è il giorno della settimana in cui “lavoro” di più, o ho più cose da fare.

È il Giorno più importante della settimana, perchè è il giorno della Persona che per me è la più importante di tutte.
Davvero, non per consuetudine, abitudine, sentito dire, o vita vissuta.

Perchè il Signore non fa parte della vita. Il Signore è la Vita.
Perchè il Signore non è parte delle verità che occorre conoscere per vivere come uomo o come donna, ma è La Verità.
Perchè il Signore non è uno dei tanti sapienti, o saggi o profeti che hanno disegnato una via, un sentiero, indicata una strada per il buon vivere. Il Signore è la Via.

Mi costerebbe tantissimo, soffrirei moltissimo se per Sua volontà dovessi fare a meno delle persone che più amo, delle persone che ho più vicine, delle persone che consolano o danno forza al mio cuore, che mi aiutano e mi sorreggono nel cammino quotidiano dell’esistenza e della vita.
Ma so che potrei.
So che Egli mi aiuterebbe a sopportare il dolore, il distacco, la morte corporale,

Ma non potrei mai stare senza il Signore, senza la Persona che amo, temo ed onoro più di chiunque altro.
Perchè Egli non è solo Via, Verità e Vita:
Egli è la mia sola Via, la mia sola Verità, la mia sola Vita.

Ho letto montagne di libri nella mia vita; nato da un padre che aveva una biblioteca di tre o quattromila volumi, una madre che leggeva Gogol e Tolstoi, ma anche P.G. Wodehouse eJ.K. Jerome quando riusciva a ritagliarsi un momento libero dalle fatiche quotidiane della sua casalinghitudine, forse non poteva andare altrimenti.
Metteteci poi il classico, gli studi professionali, nove anni, dieci contando il dottorato, di studi universitari, la formazione permanente che richiede il mio lavoro nel campo della Comunicazione e dei Social, e i libri si moltiplicano…

Ma c’è un solo libro da cui non mi separo mai, di cui ho sempre una copia in tasca o nello zaino, in valigia o nel marsupio, ed è quello che, se leggete questo blog, conoscete tutti.

La Parola di Dio, la Sacra Scrittura, la Sacra Bibbia, il Verbo, Antico e Nuovo, tutto assieme un Evangelo, la buona novella della rivelazione assieme del peccato, della colpa, ma anche della salvezza, della misericordia, dell’amore.

Credo di avere già raccontato su questo blog di quando mi innamorai dell’Evangelo, del Vangelo rosa, Edizione Messagero di Padova, che nel 1973 mi regalò la mia catechista. È da allora che la Parola di Dio riempie il mio cuore, assai prima e oltre che le mie tasche.

Arrivò poi la Bibbia tradotta a cura del Nardoni che mi regalò la zia Sara, e che è ancora a casa mia, la Bibbia di Gerusalemme che usai per la preparazione alla Confermazione, il Nestle Aland, la Septuaginta, la Biblia Hebraica Stuttgartensia, la TOB che usavo per insegnare Lectio Divina  e preparare le omelie negli anni del ministero sacerdotale, in Seminario, in Parrocchia, a Montemonaco, la Diodati prima e la MacArthur poi su cui ho preparato una infinità di sermoni, la Nuova Riveduta che è stata regalata ad Antonella ed a me il giorno del nostro matrimonio nella Chiesa Metodista… e via così.

Amo la Sacra Scrittura e l’ultima edizione che mi è entrata in casa è un altra Bibbia da studio, “Spirito e Vita” (Life Publishers e ADIMedia).

Amo la Sacra Scrittura perchè amo il Cristo. Molto prima e molto oltre che la cultura, la teologia e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente.

Giorno del Signore… Oggi è domenica,
Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola .

Mia Via, Mia Verità, Mia Vita. 

 Giovanni 14:6 Via Verità e Vita Parola

Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti, ma per portare a compimento

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. 25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

27 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna; 30 e se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna.

31 È stato pure detto: “Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l’atto del divorzio”. 32 Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa una donna ripudiata, commette adulterio.

33 Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. 34 Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; 37 ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno.

(Matteo 5)

Matteo 5:17 non per abrogare ma per portare a compimento

Il commento

Ireneo di Lione (ca130-ca 208), vescovo, teologo e martire
Contre le eresie IV,13,3; SC 100, 525

La Legge radicata nei nostri cuori

Ci sono dei precetti naturali della Legge che già conferiscono la giustizia; anche prima che la Legge fosse stata  data a Mosè, degli uomini osservavano questi precetti, e sono stati giustificati dalla loro fede e sono stati graditi a Dio.

Questo è confermato dalle parole: «Fu detto agli antichi: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».
E ancora: «Fu detto: Non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,21)… e così via.

Tutti questi precetti non implicano né la contraddizione, né l’abolizione dei precetti precedenti, ma il loro compimento e la loro estensione.

Come ha detto il Signore stesso: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20).

In cosa consiste questo superare?

Prima nel credere non più soltanto nel Padre, ma anche nel Figlio suo, ormai manifestato. Lui infatti conduce l’uomo all’unione con Dio.

Poi, nel fare, invece che dire senza fare – perché loro «dicono e non fanno» (Mt 23,3) –, e nell’evitare non soltanto le opere cattive, ma anche il desiderarle.

Insegnando questo, non contraddiceva la Legge bensì compiva la Legge e radicava dentro di noi le prescrizioni della Legge…

Prescrivere di astenersi non solo dagli atti vietati dalla Legge, ma persino dal loro desiderio, non indica  un atteggiamento  che contraddice e abolisce la Legge; ma che la compie e la estende.

Il sale della terra, la sapienza di Dio

13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null’altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini.».

(Matteo 5)

Matteo 5:13 Sale della terra

Voi siete il sale della terra… ma non è così scontato, è facile che diventiate, che diventiamo insipidi, che perdiamo di sapore, che perdiamo di sapidità.

E come si fa a perdere di sapidità? Perdendo di vista la sapienza che ci viene da Dio, dalla sua grazia, dai doni dello Spirito, per “ripiegare” sui mille fasulli “insaporitori” che ci vengono proposti dalle mille false sapienze di questo mondo.

La parola greca τὸ ἅλας, che normalmente traduciamo con sale, si può rendere in italiano anche con sapienza  o con senno.

Ed allora tutto si fa chiarissimo. Si può essere sale della terra se la sapienza che si trasferisce al mondo è quella di Dio e della Sua Parola, mai la nostra personale conoscenza. Si ha senno, si è assennati se si è sempre consoni con il modo di ragionare di Dio e della Sua Parola.

Altrimenti, se si cercano compromessi con il mondo e le sue false sapienze, rivestite di pallide lucine, anzichè della luce del sole, foderate di pietà e carità pelose, invece che dell’amore, ci si rende insignificanti ed inutili, strada che purtroppo è stata intrapresa da tanti sedicenti credenti e chiese che si definiscono cristiane, ma propongono una fede che, a ben guardare, di Cristo e della Sua Croce può e vuole fare a meno.

Altro che sale, altro che sapienza…

Il Signore accresca la nostra fede,
nel Giorno in cui lo preghiamo
e lo invochiamo in modo speciale,
nel Suo culto e nella Sua assemblea.

Amen.

Portare la legge a compimento (Matteo 5:17-20)

(Predicazione su Matteo 5:17-20 (“Per ristabilire la Legge”) del pastore Paolo Castellina per Domenica 5 febbraio 2017, Quinta Domenica dopo l’Epifania o del Tempo Ordinario)

 

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5)

Matteo 5:18 "Per ristabilire la legge"

… per ristabilire la legge!

Sintesi: In un’epoca come la nostra, allergica a vincoli e confini, una “religione liberale” è oggi l’unica che, in quanto tale, sembra essere tollerabile.
Le “vecchie religioni” devono adeguarvisi e verso di essa “incoraggiate” ad “evolvere”.
Lungi dall’essere oppressiva, però, la fede cristiana proclamata e definita dal Nuovo Testamento, comporta giuste regole e giusti e precisi confini, garanzia essi stessi di libertà autentica.
Nel testo biblico che esaminiamo quest’oggi Gesù infatti afferma: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17).

Che cosa intende?

Introduzione

È indubbiamente più comodo e “presenta meglio” farsi fare da un sarto un abito su misura, invece che comprare un vestito “prêt-à-porter” confezionato in serie, in taglie standard. Non sempre, però, ce lo possiamo permettere. Se il concetto di “su misura”, per un vestito, è buono e desiderabile, non lo è sempre per la fede cristiana. Per quanto, infatti, vi dev’essere una certa misura di adattamento legittimo e ragionevole ai tempi ed alle circostanze, farsi “un cristianesimo su misura” è spesso troppo comodo e “conveniente”. Il suo risultato, di fatto, è “qualcos’altro” che spesso ha ben poco titolo di chiamarsi “cristianesimo”, se si assume a modello normativo la continuità con l’autorevole predicazione apostolica com’è riportata nel Nuovo Testamento.

Ecco, così, come una generazione “allergica” a leggi, ordine, disciplina e al concetto stesso di autorità come la nostra, quando si cura di essere religiosa e persino cristiana, si disegna la propria versione di cristianesimo “su misura” giustificandola in vario modo.

Diventa allora, magari, la “religione liberale” a cui il mondo plaude ma che di fatto è “moneta falsa”, fatta da chi si è appropriato indebitamente di un nome che non le competerebbe.

Una dichiarazione chiara

A questa “religione liberale” che vorrebbe essere, libera dalle leggi, e tutta improntata a “grazia” (a buon mercato) ed amore (malinteso), il Signore Gesù risponde a chiare lettere, nel testo sottoposto oggi alla nostra attenzione. Esso dice:

“«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”

(Matteo 5:17-20)

Gesù qui parla della Legge di Dio, la Legge che sovranamente Egli ha stabilito sull’intera umanità affinché, seguendola, potesse vivere una vita giusta e buona, in armonia con i Suoi propositi creativi.

Impressa nel cuore di ogni creatura umana che viene al mondo, precisata nella Rivelazione che di essa Dio ha fatto al Suo popolo eletto, Israele, registrata autorevolmente nella Bibbia, dimostrata coerentemente dalla vita di Gesù, essa è legge eterna per ogni creatura umana, e non abrogabile.

La Legge di Dio, ieri ed oggi

Oggi viviamo nell’epoca del liberismo.

La gente è diventata allergica a sentir parlare di leggi e a sottomettersi a leggi, né di confini da rispettare. Non vuole sentir parlare di un Dio legislatore, anzi, ne nega l’esistenza, come di una presenza ingombrante e oppressiva. Gesù, invece, è venuto per ristabilire la legge!

La situazione era diversa allora, però il messaggio non era diverso. Nel tempo e nel luogo dove Gesù pronunciava le parole che abbiamo udito, la Legge di Dio era un valore molto importante, ma il significato di questa Legge veniva snaturato, travisato, deformato, falsato, tradito.
Gesù, denunciandone gli abusi, sembrava a molti allora, un contestatore della legge, un liberale, un sovversivo, qualcuno che pretendesse, dopo aver messo in questione la Legge antica, di crearne una nuova oppure che volesse stabilire l’anarchia, l’individualismo puro.

Non era così.

Gesù contestava allora gli abusi della legge che, possiamo dire, “venivano da destra”, mentre oggi contesterebbe gli abusi “di sinistra”: la Legge di Dio pur sempre proclamava.

Egli diceva: “Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge ma per ristabilirne il significato autentico”. In altre parole: “Io non sono venuto per istituire una nuova religione con nuove leggi e nuovi riti. Io non sono venuto per abolire l’antica fede di Israele e la legge di Dio che ne forma il fondamento. Io sono venuto per ribadire la validità ciò che Mosè vi ha trasmesso da parte di Dio affinché sia realmente osservata. Io sono venuto per interpretare autorevolmente quella legge e metterla io stesso in pratica”.

Un discorso strano?

Chi oggi contesta il valore normativo della legge di Dio ragiona su due presupposti.

In primo luogo ritiene che la religione dell’Antico Testamento abbia fallito, che non funzionasse. Così Gesù è venuto, dice, per dare inizio a qualcosa di nuovo, una religione del Nuovo Testamento.

La suddivisione che noi stessi facciamo fra Antico e Nuovo Testamento però, è, in un certo senso, fuorviante.

Il secondo presupposto segue logicamente dal primo. Dato che la religione dell’Antico Testamento avrebbe fallito, Gesù, di fatto, è venuto per abolire tutte le sue forme e strutture, inclusa la Legge di Mosè.

È così? No.

Uno dei risultati negativi di questo modo di ragionare è che la vita cristiana non viene più definita dalla Legge di Dio com’è stata proclamata nell’Antico Testamento.
Si dice che sia lo Spirito Santo stesso a guidarci a vivere nel modo giusto, senza più bisogno di legge, oppure che il Nuovo Testamento ci può fornire tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come cristiani.

Gesù non è venuto per abolire quella legge e religione, Gesù afferma chiaramente che Egli sia venuto per ristabilire la verità che la Legge di Dio è ancora valida, che ancora essa ha autorità sul popolo di Dio, che ancora essa definisce una vera fede vivente e che continuerà ad avere quell’autorità, fino all’ultima virgola, fintanto che cielo e terra non scompariranno!

Non è solo questo testo biblico ad essere prova del fatto che questo sia così. L’intera vita e ministero di Gesù erano basati sulla Legge di Dio. Paolo scrive che Gesù nacque “…sottoposto alla legge” (Galati 4:4), e lo vediamo come Egli si sottoponga alla legge. Onora la Legge nel Suo insegnamento, citandola frequentemente per comprovare i Suoi insegnamenti di fronte ai suoi avversari. Nel corso della Sua vita Egli ubbidiva alla legge perfettamente in ogni punto, e persino muore accettando di pagare il prezzo della sua trasgressione.

L’ultimo giorno, quando Iddio vorrà vedere perfetta rettitudine in tutti coloro che aspirano ad entrare nel Suo Regno, noi, come cristiani, potremo presentare una perfetta rettitudine, la rettitudine conseguita da Cristo con la Sua perfetta ubbidienza alla Legge e che Egli per grazia vuole attribuirci e che facciamo nostra per fede. In quel giorno, quando la Legge con voce tonante esigerà la nostra definitiva ed inappellabile condanna, a causa delle nostre trasgressioni, il credente non dovrà avere paura. Non perché Dio non gli avesse richiesto di sottomettersi ad essa o accettasse qualcosa di meno, oppure perché ci perdoni “…tanto la legge non è importante”, ma perché la vita e la morte di Cristo sulla croce in nostro favore ha soddisfatto essa stessa per noi ciò che la Legge esige affinché noi diventassimo di tutto cuore persone che ubbidiscono alla Legge di Dio.

Meglio dei Farisei?

Ora tutto questo potrebbe sembrarci molto bello, ma in qualche modo ancora troppo teorico. La cosa però cambia quando consideriamo il versetto 20. Qui la religione della Legge comincia a toccare i temi chiave della vita stessa.

Gesù dice: “Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Com’è possibile?

Egli dice: “Vuoi essere considerato fra i miei discepoli? Vuoi essere incluso nel numero di coloro che sono graditi a Dio, quelli che sono cittadini del Mio regno nei cieli? Beh, allora devi fare decisamente meglio nell’osservare la legge di quanto facciano i Farisei”. “Che? Meglio dei Farisei? Ma vuoi scherzare? Come potrei io mai arrivare anche solo un poco al livello di ubbidienza alla Legge al quale essi sono arrivati? E addirittura essere meglio di loro! Impossibile! E’ una pretesa assurda!”.

Com’è che i Farisei osservassero la Legge? Lo notiamo in una delle parabole di Gesù: “Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano” (Luca 18:10-11).

La preghiera del primo personaggio può essere riassunta con queste parole: “O Dio, hai notato come io sia bravo?”. Fa’ così una lista delle cose che egli non fa…

Per Gesù, il vero modo di osservare la legge era qualcosa di molto diverso, qualcosa che iniziava nel cuore. Non era forse quello a cui Gesù mirava quando diceva che l’adulterio inizia dal modo in cui guardi qualcuno, e che l’omicidio inizia quand’anche solo si coltiva un atteggiamento di risentimento verso qualcuno?

Osservare veramente la legge deve nascere da un amore per Dio che affonda le sue radici nel cuore, nell’anima e nella mente, un amore verso il prossimo che è altrettanto forte dell’impegno a garantire il proprio benessere. Per Gesù, osservare la Legge è un desiderio di ubbidire che proviene dal cuore.

Osservare la Legge, per il Fariseo, poi, era questione di obbedire alle parti preferite della Legge, trascurando le altre. Quali erano per un Fariseo le parti favorite della Legge? L’aspetto cerimoniale ed esteriore della Legge. Per quanto riguardava, però, le questioni morali della Legge, sapeva come trovare scorciatoie e giustificazioni…

Per i Farisei, osservare la legge era qualcosa in fondo di parziale. Gesù però diceva che noi dobbiamo vivere di ogni parole che procede dalla bocca di Dio, non solo di quelle cose in fondo più facili!

Sicuramente, poi, osservare la Legge, per un Fariseo, era cosa abbastanza di egocentrico. Quando pensava di fare ciò che la Legge comandava, spesso pensava solo a come questo avrebbe fatto una buona impressione sull’ambiente circostante, ma il punto di riferimento di chi osserva la legge doveva essere Dio e non gli altri. L’osservanza cristiana della legge deve essere radicata nel cuore. Deve essere l’impegno ad ubbidire ad ubbidire a tutto ciò che Dio ha comandato. Deve essere fatto per attirare l’attenzione a Lui, non a noi stessi.

Una legge molto esigente

È questo il tipo di religione che Gesù viene per ristabilire, una religione che sia in armonia con la Legge sovranamente stabilita da Dio. E’ qualcosa di sicuramente molto esigente. Essa esige che noi diventiamo un popolo santo, santo cioè nei termini in cui Dio definisce la santità, vale a dire la Sua Legge.

Allora avevano equivocato la legge di Dio, la applicavano in modo errato. Ne era conseguito che la Legge diventasse un giogo di schiavitù, o una piattaforma per il proprio orgoglio.

Il nostro problema, però, è l’opposto. Invece di essere tutti coinvolti nella Legge nel modo sbagliato, noi semplicemente la ignoriamo. Noi presumiamo di poter fare tutto quello che vogliamo, abilissimi nel giustificarlo, e pensiamo che tutto vada bene così dato che, diciamo, siamo “liberi dalla legge”, oppure vincolati solo da un non meglio definito senso di “amore”.

Gesù, però, è venuto per qualcosa di molto diverso. Gesù è venuto per ristabilire una religione esigente, esigente ma non oppressiva. L’evangelista Giovanni scrive: “Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti“: questa è la parte esigente. Ascoltate però il resto del versetto: “…e i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Giovanni 5:3).

Quando qualcuno viene seriamente alle prese con la Legge di Dio, egli giunge a vedere sé stesso in modo differente, in modo più accurato. Egli giunge a vedere, a comprendere, di essere un peccatore. Non il fatto che ogni tanto pecchi. Anche i Farisei si rendevano conto che ogni tanto peccassero. Chi sia, però, venuto alle prese con la Legge di Dio giunge a rendersi conto non che egli ogni tanto commetta qualche peccato, ma di essere radicalmente un peccatore perché giunge veramente faccia a faccia con Dio stesso!

Quando però la Legge ha compiuto tutta la sua opera nella vita di una persona, il suo servizio, cioè portare quella di disperare di sé stessa, a vedersi quale veramente è, allora quella persona è pronta ad udire l’appello di grazia che Gesù le rivolge:

“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!” (Matteo 11:28-29).

È allora che:

“Signore Gesù, sono stanco del mio peccato. Vi sono idoli che io mi porto dietro tutto il giorno nel mio cuore. I miei migliori sforzi per fare il bene solo risultano in qualcosa di degno solo del deposito della spazzatura. Io vengo a Te, o Signore Gesù, peccatore come sono. Salvami dal mio peccato, perché è grande. Liberami da quella colpevolezza che è la mia dannazione. Salvami dalla sua potenza schiacciante. Signore Gesù, io vengo a te. Se non sarai Tu a salvarmi, allora per me non vi sarà speranza alcuna”.

E’ solo dopo che la Legge ha compiuto la Sua opera. Allora Gesù farà valere i Suoi diritti su questa persona e la attirerà nel Suo gregge: “Quest’uomo, questa donna, è mia. Per lei volentieri io sono morto. Essa sarà con me ora e per sempre!”. La Legge è la servente di Dio per portare i Suoi eletti alla grazia dell’Evangelo.

Il ruolo della Legge è terminato?

E poi? Ora che quell’uomo o quella donna è stato convertito e posto con sicurezza fra il gregge di Dio, potrà la Legge essere messa da parte? Forse che la Legge ora è abrogata? Forse che quell’uomo o quella donna perseguirà la vita cristiana senza nessun criterio oggettivo? No! Rimane sempre l’appello ad amare Dio ed il prossimo. Come potremmo anche solo sapere chi egli sua indipendentemente dalla Legge? Ancora vi sono idoli che si aggirano nei recessi più nascosti del cuore. Come potrebbero essi essere smascherati senza essere messi sotto i riflettori della Legge? C’è molto di più da godere della grazia di Dio rivelata dall’Evangelo, ma come potrebbe mai questo avvenire senza che la Legge ci mostrasse sempre di più quanto poco valore abbiano anche le nostre opere migliori?

Gesù non è venuto semplicemente per estendere l’uso della Legge solo un po’ di più oltre la conversione e poi abrogarla da quel èpunto in poi. Ancora la Legge deve essere ubbidita. Essa deve essere ubbidita dal profondo del cuore, in tutte le sue parti, e con lo scopo di attirare l’attenzione verso Gesù, non verso noi stessi.

Inoltre, a differenza dei Farisei, come cristiani noi non ci sforziamo di ubbidire alla Legge per meritarci qualcosa. La salvezza è nostra per grazia. Al contrario, ci sforziamo di ubbidire perché in questo modo potremo compiacere a Dio manifestandogli la nostra riconoscenza.

Conclusione

Vedete ora perché sia venuto Gesù? Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio che è al tempo stesso la religione della grazia di Dio. E sia ringraziato Iddio che Egli l’abbia fatto!

In un’epoca di liberalismo come la nostra dove prevale “l’eresia della sinistra” abbiamo bisogno di udire che Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio.

Potrebbe però ancora oggi sussistere “l’eresia della destra”, l’eresia di chi abusa della legge di Dio pretendendo di esserle conforme e credendosi così “a posto” con Dio: anche lui ha bisogno di Gesù che contesti la sua posizione ristabilendolo ad un giusto concetto di Legge.

Come vi ponete voi di fronte a tutte queste cose?

Sei tu un Fariseo moderno che osserva esteriormente la legge, in parte e in modo egoistico? Se è così ti stai accumulando un terribile giudizio per il giorno del giudizio.

Sei forse, di fatto, fra coloro che ignorano la legge di Dio? A Dio un giorno dovrai rendere conto sulla base di quella Legge che pensavi di poter ignorare.

Sei tu fra coloro che sono stati ingannati e che dicono a sé stessi che per loro andrà tutto bene perché credono in Gesù, anche se la loro vita è piena di peccato?

Attenzione, se Cristo non purifica la tua vita, la tua fede non è autentica. Potrebbe anche essere che tu sia un credente che sta lottando per adeguarsi alla Legge di Dio, ma con le sole tue forze. Solo lo Spirito Santo, però, invocato potrà aiutarti a mettere tutto in migliore prospettiva.

Ora tu potresti essere fra quei credenti che giungono a comprendere il giusto posto che la Legge deve occupare nella nostra religione di Grazia, e tu ne vedi i frutti nella tua vita. Bene, allora vedi di ringraziare Iddio per la Sua grande misericordia ed amore verso di te continuando a prestare ubbidiente attenzione alla Legge nella gioia dello Spirito.

Liberaci, o Dio, dall’asservimento ai nostri peccati, e dacci lalibertà di quella vita abbondante che tu ci hai fatto conoscere nel tuo Figlio e Salvator nostro Gesù Cristo, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre.

Amen.

 

Spezzata o spezzettata? Tu come la preferisci la Parola?

Egli disse loro:

«O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?».

27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

28 Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. 29 Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro.

30 E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi.

32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?».

33 In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme.

34 Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane.

(Luca 24)

Luca 24:27

Chi ha la pazienza di seguire le mie brevi riflessioni quotidiane sulla Parola di Dio, sa che normalmente prendo i testi proposti per la predicazione dal Lezionario Comune Riformato, che ha un ritmo liturgicamente molto simile al Lezionario utilizzato nella chiesa cattolica di rito latino.

I due strumenti spesso differiscono per quanto riguarda la lettura tratta dall’Antico Testamento. Oggi era uno di quei giorni. Il lezionario riformato proponeva un brano tratto dal profeta Michea (6:1-8), mentre il lezionario cattolico proponeva quello che io scherzando chiamo uno spezzatino dal profeta Sofonia (2:3; 3:12-13).

Ho scelto Sofonia per la preghiera biblica di oggi, ma avrete notato che ho cercato di eliminare l’effetto spezzatino. Non l’ho mai sopportato. E le “ragioni pastorali” che mi ricordo di aver studiato mentre ero alla Gregoriana ed al Seminario Maggiore, lo confesso, non mi sono mai andate giù.

Primo, perchè penso che la Parola di Dio la chiesa, qualsiasi chiesa, non abbia alcun diritto di manipolarla, in nessun modo. Deve limitarsi a proporla per come è, per cosa dice. E se non riesce a capirla il problema è suo, è della chiesa, e non certo della Parola.

Secondo, perchè penso che sia un modo molto ma molto paternalistico quello di escludere questo o quel brano,o di “accroccarne” una sequenza tagliando questo ed aggiungendo quello. Una modalità paternalistica e poco rispettosa del credente a cui la chiesa rivolge la sua predicazione.

Terzo, perchè mi ricorda tanto gli abusi del cosiddetto metodo storico-critico di lettura della Bibbia i cui autori ti dicono che questa è Parola di Dio, ma quella lo è di più; che quello la Bibbia lo dice perchè l’autore era figlio del suo tempo (ma ve lo ricordate Chi è l’Autore?), che oggi, sempre peggio, l’autore biblico umano le cose le direbbe in altro modo (possibile, per il suo peccato però magari!).

Stesso discorso e stesse considerazioni si devono fare e sono valide a mio avviso per brani come i “salmi imprecatori”-

Se la Parola di Dio dice…

È proprio secondo giustizia che parlate, o potenti? Giudicate voi rettamente, o figli degli uomini? 2 Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza.

3 Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita. 4 Il loro veleno è simile al veleno del serpente; sono come l’aspide sordo che si tura le orecchie, 5 per non udire la voce degli incantatori, o di chi è abile nel fare incantesimi.

6 O DIO, spezza loro i denti in bocca; o Eterno, rompi le zanne dei leoni. 7 Si dissolvano come acqua che scorre via. Quando tira le sue frecce, siano esse come dardi spuntati. 8 Siano come lumaca che si scioglie mentre va; come aborto di donna non vedano il sole.

9 Prima che le vostre pentole sentano il fuoco dei rovi, siano essi verdi o accesi, egli le spazzerà via come un turbine.

10 Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio. 11 E la gente dirà: «Certo vi è una ricompensa per il giusto; certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

(Salmi 58)

 Se la Parola di Dio dice questo non è Dio che è cattivo, o l’autore biblico che ha capito male. È che questa è la realtà del peccato dell’uomo, questo è quello che la cattiveria dell’uomo è capace di compiere. Migliaia e migliaia di aborti di donna ogni giorno non vedono il sole, smembrati, fatti a pezzi, uccisi con mezzi chimici o meccanici.

Ed io, credente so che ci sarà un giudizio, che questo giudizio sarà affidato al solo Giusto Giudice, e so che la mia anima di questo si rallegrerà come l’animo del salmista.

«Certo vi è una ricompensa per il giusto;
certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

Ad Emmaus, il Cristo Risorto, non ancora asceso al cielo, dopo aver rimproverato l’incredulità dei due discepoli, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

Non fece loro uno spezzatino di Parola di Dio!, non si limitò a fare il riassunto dell’ultima puntata, ma cominciò da Mosè e dai Profeti, ripercorse tutta la Bibbia, tutta la storia della salvezza.

Perchè se il Cristo è il Verbo di Dio (lo crediamo tutti mi pare!) è tutto il Verbo di Dio. Non una parte. Non esiste una parte della Scrittura che valga più o meno. Esisteranno certo, per nostra colpa, parti della Scrittura che ci affascineranno di più, parti che ci ‘annoieranno’, parti che ci manderanno ‘in crisi mistica’.

Ma il difetto è nostro, non della Parola di Dio!

Lascio il tutto alla mia ed alla vostra riflessione e preghiera.