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Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la preghiera

Preghiamo Dio nostro Padre nel nome del Cristo, che sul santo monte rivelò ai discepoli la sua divinità. Diciamo con fede:
Nella tua luce, Signore, vediamo la luce.

O Padre, che sul Tabor hai indicato nel Cristo tuo Figlio il nostro maestro e redentore,
 fa’ che ascoltiamo con fede la sua parola.

O Dio, che sazi i tuoi eletti dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie,
 donaci di trovare nel Cristo la fonte dell’acqua zampillante per la vita eterna.

Nel volto di Cristo hai fatto risplendere la luce della tua gloria,
 suscita in noi lo spirito di contemplazione,

Nel tuo Figlio fatto uomo hai rivelato il tuo disegno universale di salvezza,
 illumina tutti gli uomini con la luce del vangelo.

Nel tuo immenso amore hai voluto che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,
 quando Cristo apparirà, fa’ che siamo trasfigurati a immagine della sua gloria.

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce
Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la Parola

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
(Giovanni 1:4-5)

Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
(Giovanni 1:9-10)

«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
(Giovanni 8:12)

«Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce».
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.
(Giovanni 12:35-36)

La Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – La festa

Domani, Domenica 6 agosto 2017, XVIII Domenica del Tempo Ordinario, il Lezionario ci fa celebrare la Festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Una festa importante, dal significato spirituale chiarissimo. Tutti siamo chiamati a trasfigurare la nostra vita ad immagine di come il Signore Gesù si trasfigura nel brano evangelico che domani leggeremo nella versione dell’evangelista Matteo (17:1-9).

Ma l’opera della Trasfigurazione è opera di Dio. Senza di Lui non possiamo far nulla. Occorre avere il coraggio di seguire Gesù sul monte, occorre obbedire ai suoi comandi, occorre non aver paura, non temere.

Trasfigurazione
Trasfigurazione

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il primo

Tre motivi personali, tre ricordi, tre episodi della mia vita mi portano alla memoria ed al rendimento di grazie in occasione di questa festa.

In ordine di lontananza, il primo è il 6 agosto 1978. Avevo quindici anni compiuti da poco, ero nella casa dei nonni al mare, a Ladispoli, e quel giorno morì Papa Paolo VI (ne ho scritto in un post di questo blog). La domenica successiva in Chiesa il parroco lesse pubblicamente il suo testamento, un documento che mi fece una grande impressione e lasciò una traccia nel mio animo.

Dinanzi perciò alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza: Signore, Ti ringrazio che mi hai chiamato alla vita, ed ancor più che, facendomi cristiano, mi hai rigenerato e destinato alla pienezza della vita.

(…)

In aeternum Domini misericordias cantabo.

(…)

Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo.

Morte corporale e vita corporale. Entrambi parte della nostra vita terrena, destinata a trasfigurarsi per ritrovare l’immagine di Dio, nell’eternità, secondo la Sua volontà.

Trasfigurazione - Paolo VI
Trasfigurazione – Paolo VI

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il secondo

Anche il secondo motivo personale è legato ad una persona, e questa persona è don Andrea Santoro, che conobbi quando era il giovanissimo viceparroco della parrocchia della Trasfigurazione, a Monteverde Nuovo, nei primi anni Settanta, ma di cui approfondii la conoscenza quando eravamo entrambi preti ed egli era parroco dei Santo Fabiano e Venanzio, non lontano dal Seminario Romano.

Trasfigurazione - don Andrea Santoro
Trasfigurazione – don Andrea Santoro

Trasfigurare la propria vita nel martirio, nella testimonianza usque ad finem del proprio sconfinato amore per il Cristo e per la Parola di Dio.

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo – Tre motivi personali – Il terzo

Il terzo motivo è il ricordo di tre giorni di meditazioni/esercizi tenute nel 2010 a Rocca di Papa, in tempo di Quaresima sulla Domenica della Trasfigurazione, per i catechisti della parrocchia romana di Sn Frumenzio ai Prati Fiscali, facendo una lettura teologica dell’icona (Novgorod) dedicata a questa festa.

Invitato dal parroco, don Gianpiero Palmieri, furono tre giorni molto intensi e molto belli. Con tanti colloqui, tante domande che i partecipanti facevano a me come direttore delle giornate e tanta tanta gioia nel cuore alla fine per il mio sentirmi parte della Chiesa di Dio che è in Roma e che mi ha generato alla fede. Ho ancora da parte i testi di quegli esercizi predicati, registrati da uno dei partecipanti.

Trasfigurazione - Icona della Scuoladi Novgorod
Trasfigurazione – Icona della Scuola di Novgorod

La perla preziosa – XVII Domenica del Tempo Ordinario

La perla preziosa

LETTURE PER LA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura 1Re 3,5.7-12
Hai domandato per te la sapienza.
Salmo (Sal 118/119)
Quanto amo la tua legge, Signore!
II Lettura Rm 8,28-30
Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.
Vangelo Mt 13,44-52
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

La perla preziosa - XVII Domenica T.O.
La perla preziosa – XVII Domenica T.O.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Salomone

In qualche modo oggi ogni lettura ci dà una risposta a questa domanda. Nel caso del re Salomone, protagonista della lettura tratta dall’Antico Testamento, dal libro dei Re, si tratta della sapienza del cuore. La capacità per l’uomo di avere un corretto discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male.

Salomone viene molto lodato per la scelta di chiedere questo dono, e non un potere di durata illimitata, o grandi ricchezze, o altro che ci si sarebbe aspettato da un re umano e peccatore.

Poi, come si sa, Salomone mancherà, penserà. in virtù del suo potere sempre più forte tra gli uomini, di trascurare il culto per l’Unico Dio, si prostituirà agli dei della moglie di turno, e verrà punito con la divisione in due del Regno, immagine concreta di un re che prima ha chiesto di avere la Sapienza di Dio, poi ha diviso in due il suo cuore per le stolte sapienze umane (nel dipinto del Venanzi notate la corona tolta dal suo capo)…

La perla preziosa - Salomone idolatra
La perla preziosa – Salomone idolatra

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Paolo

Nel brano tratto dalla Lettera ai Romani, la perla preziosa è la corrispondenza del nostro essere a quello che viene chiamato il disegno di Dio. Ovvero l’essere conformi all’immagine del Figlio Suo, la capacità nostra di essere figli nel Figlio.

Assolutamente obbedienti quindi alla Parola di Dio ed assolutamente concentrati non nel raggiungere chissà quali obiettivi (magari anche ammantati di “bellezza”, “bontà” e “carità”) ma nell’avere l’unico obiettivo di restaurare, grazie alla Grazia donataci dal Figlio, confermata dal dono dello Spirito, la perduta immagine di Dio che è in noi.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: la risposta del salmista

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

La perla preziosa - Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà
La perla preziosa – Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà

Il Salmo è Parola di Dio messa in bocca all’uomo, per aiutarlo a farla sua. E questo salmo è chiarissimo. L’amore e l’obbedienza assoluta alla Parola dio Dio è la sola ed unica perla preziosa. La legge di Dio è preziosa, i comandamenti del Signore sono fedeli e giusti, le sue parole illuminano, il suo sentiero è l’unico vero. E non ci si può limitare a non percorrere quelli falsi, ma occorre odiarli, dice il salmista, occorre denunciare la falsità, il tradimento della Parola, l’apostasia.

La perla preziosa. Il difetto di molti

Un difetto fortissimo che vedo in molta parte delle Chiese e dei cristiani di oggi è l’omissione del fare apologia, del difendere quanto è vero e del combattere quanto è falso. Un Gesù che, oggi, dicesse alla samaritana: marito non ne hai, ne hai avuti cinque, e hai detto il vero, ossia questa è la verità su di te, sei un’adultera… oggi sarebbe condannato dai nostri alfieri del “politicamente corretto”, colpevolmente scambiato per il “moralmente indifferente”.

Un cristiano non solo non deve percorrere i falsi sentieri, ma li deve odiare, deve indicare chiaramente il pericolo che si corre a percorrerli.

La perla preziosa. Decidiamoci per lei!

Questo è il messaggio del Vangelo. La perla preziosa, la fedeltà alla Parola, al Signore. Il tesoro nascosto nel campo, tra mille terreni che non valgono nulla, in mezzo ai rovi ed ai sassi: facciamo la fatica di cercarlo! E di tirarlo fuori! E di mostrarlo a tutti, poi, quando è al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra mente!

La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!
La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!

La perla preziosa. L’epilogo del giudizio

Lo stesso epilogo delle scorse settimane. Il richiamo al momento del giudizio. Siamo come il grano e le zizzania mescolati assieme. Ci sono nelle nostre comunità, chiese, assemblee, famiglie, pesci buoni e pesci cattivi. Gli angeli del Signore prenderanno con sè i primi e getteranno nella fornace ardente i secondi.

Teniamolo sempre ben presente, qualsiasi scelta tra questo o quello siamo chiamati a fare. Nessun comportamento è indifferente agli occhi di Dio. O, riprendendo Paolo, ci aiuta a ripristinare l’immagine di Dio che è in noi, o, invariabilmente, la danneggia.

Attenzione alla pastura che mettiamo nel nostro corpo, attenzione alle parole di cui ci nutriamo. Le cose che sembrano più dolci e buone, si dice, sono spesso quelle che fanno peggio alla nostra salute. I cibi semplici sono i migliori. Chiediamoci il perchè, e alimentiamoci di conseguenza.

Amen. Alleluia!

Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il grano e la zizzania
XVI Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE PER LA XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura – Sapienza 12,13.16-19
Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo (Sal 85)
Tu sei buono, Signore, e perdoni.

II Lettura Romani 8,26-27
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Vangelo secondo Matteo 13,24-43
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)
Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)

Il Padrone della forza

Dio è buono e perdona, ci invita a ripetere il numero 85 (86) del ibro dei Salmi, riprendendo il concetto centrale della prima lettura della Liturgia della Parola di questa Domenica, tratta dal libro della Sapienza (apocrifo o deuterocanonico per alcune tradizioni cristiane).

E’ scritto infatti in questo libro:

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Egli è il Padrone della forza, Egli è Forte (Santo, Immortale, come recita la preghiera del Trisaghion) perchè Egli è il Padrone della Verità, Egli è la Verità (la Vita, la Via, secondo Giovanni 14).

Egli giudica con mitezza, e chi di noi si crede, si sforza di essere giusto è chiamato a fare altrettanto. Essere figli nel Figlio, essere immagine di Dio… Non è facile per noi, perchè a differenza del Figlio, noi figli viviamo comunque anche la dimensione del peccato.

Affidarsi allo Spirito

Perciò, ci dice, ci consiglia l’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (8:26-27) siamo invitati ad affidarci allo Spirito.

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Noi non possiamo giudicare i nostri fratelli, ma noi dobbiamo giudicare i nostri e gli altrui comportamenti alla luce del Vangelo di Verità. Giudicare quali di essi siano conformi alla Parola di Dio, e lodarli, e sforzarci di metterli in atto, giudicare quali di essi non siano conformi alla Parola di Dio, e metterli da parte, denunciarne l’errore, allontanarci dai fratelli e dalle sorelle che si ostinino a perseverare nell’errore (scuotete i vostri calzari… allontanatevi da quelle città…).

Noi non possiamo giudicare in ultimo chi sia grano e chi sia zizzania, Chi merita di essere raccolto e chi di essere bruciato.

Il grano e la zizzania - XVI Domenica del Tempo Ordinario
Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Notate le parole di Gesù secondo Matteo. Il nemico semina nel suo campo… il nemico semina della zizzania in mezzo al grano. Il campo di Dio è la Chiesa. La zizzania è anche dentro la Chiesa. Non è semplicemente nel deserto del mondo. Si maschera, si camuffa, si mischia anche al grano buono.

Non dobbiamo aver timore. Sarà il Signore a mietere, ad esaminare, a giudicare. Fuori e dentro la Chiesa. E la sorte di chi, pur conoscendo la Verità, l’avrà ignorata o disprezzata, si sarà nutrito dalle false verità del maligno, del nemico, sarà anche peggiore di chi la Verità, non per sua colpa, non l’ha mai conosciuta.

Sarà legato in fasci per essere bruciato dice Gesù per bocca di Matteo.

Che il Signore accresca la nostra fede, anche e soprattutto in questo Suo Santo Giorno, che siamo chiamati a santificare.

Amen. Alleluia.

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Sul tema del grano e della zizzania vi consiglio da leggere anche la meditazione del fratello pastore Elpidio Pezzella.

O anche una chiarissima omelia di Papa Paolo VI sullo stesso brano. 

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

E non c’è nessun giorno e poi notte e poi di nuovo giorno per noi, se non lasciamo che la sola luce che ci illumini, nel breve momento della nostra vita sulla terra, in quello del buio della notte della morte terrena, nell’eternità, se non lasciamo che la sola luce che ci illumina sia la Parola Eterna di Dio!

Giorno del Signore è questo! - Icona del profeta Isaia
Giorno del Signore è questo! – Icona del profeta Isaia

LETTURE PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura Is 55,10-11
La pioggia fa germogliare la terra.
Salmo (Sal 64)
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
II Lettura Rm 8,18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Vangelo Mt 13,1-23
Il seminatore uscì a seminare.

Il legame tra le letture proposte per l’ascolto in questa domenica del Tempo Ordinario è il concetto del germoglio, del germogliare, nella vita nuova che si rivela ai figli di Dio.

Il testo di Isaia, la lettura dall’Antico Testamento è chiarissimo a riguardo. Anche questo è un testo da conoscere a memoria, da ripetere, ripetere e ripetere, da mandare a fondo prima nel cervello e poi nel cuore.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

La Parola che esce dalla bocca di Dio ha in sè tutto quanto serve alla Vita, non solo alla vita terrena, ma alla vita vera! Ha dentro di sè la possibilità di generare e di rigenerare. Come non lo sappiamo. Possiamo credere di saperlo… con le nostre scienze, con i nostri studi… Ma qualcosa comunque ci sfugge. Facciamo tutto come dovremmo, ma poi quel seme non genera, non nasce niente da quel seme. O la pioggia non scende, ed il seme si brucia. Ed invece di morire e rinascere, muore e si consuma come gettato nel fuoco.

E bene fa l’uomo, il salmista, a pregare. A pregare Dio che benedica i suoi germogli, che gli doni la pioggia ed il calore, che entrambi gli sono necessari… Perchè se la nostra vita fosse solo inverno, o soltanto estate, che vita sarebbe? Sarebbe morte in realtà.

Gesù nella parabola del seminatore riprende quanto detto in Isaia e lo amplia, ci fa capire che in Lui, in Gesù, venuto a seminare nelle nostre vite, venuto a portarci l’Acqua Viva, a spezzare il Pane Vivo del Suo Corpo, a versare il Vino nuovo del Suo Sangue (che pane e vino dipendono sempre dalla benevolenza di Dio prima di tutto, dalla pioggia e dal sole che hanno fatto crescere e maturare il grano e l’uva), tutto si compie. Che occorre lasciare che i semi del Vangelo che Egli getta senza posa e senza risparmio nella povera terra della nostra vita, crescano, maturino e, se questa è la Sua Volontà, muoiano anche, ciascuno al suo momento, che in realtà è il Suo.

La creazione geme, dice l’Apostolo Paolo, e noi gemiamo e speriamo con essa….

Noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Giorno del Signore! - Il seminatore, di Vincent Van Gogh
Giorno del Signore! – Il seminatore, di Vincent Van Gogh

La Verita su Dio e sull’uomo. Guarda il Crocifisso!

Nei Primi Vespri della XV Domenica del Tempo Ordinario, si prega con le parole della lettera di Paolo Apostolo ai Filippesi (2:6-11; Cristo Figlio di Dio).

Un testo che chi prega con la Liturgia delle Ore impara rapidamente a memoria…

Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, *
    non considerò un tesoro geloso 
        la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
    assumendo la condizione di servo *
    e divenendo simile agli uomini; 

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
    facendosi obbediente fino alla morte *
    e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
    e gli ha dato il nome
        che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
    nei cieli, sulla terra *
    e sotto terra;

e ogni lingua proclami 
        che Gesù Cristo è il Signore, *
    a gloria di Dio Padre.

Un testo che si impara a memoria, ma quanto entra nella nostra fede?

Perchè, riconosciamolo, il testo ci dice che Gesù è Vero Dio e ci interroga. Vuoi vedere come ti ama Dio, e quindi come tu devi amare Lui prima di tutto e poi il tuo fratello?

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami Dio!

 

Poi ci dice anche che Gesù è Vero Uomo. E quindi ci interroga? Vuoi vedere qual’è la Verità di su di te? La scopri se ti riconosci in quell’uomo che muore.

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami te stesso!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non muori a te stesso non risorgi!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami tua moglie, tuo marito, tua figlia, tuo figlio lasciandoti crocifiggere, in verità ti dico che non ami nessuno. Tantomeno Dio. 

La Verità su Dio e sull’uomo è quel Gesù Crocifisso e poi Risorto. Che non si può amare a metà. Non c’è Resurrezione senza Morte. E non c’è Vita se la Morte non fa parte dell’orizzonte delle cose che amiamo.

Come scriveva, in modo poetico, Francesco d’Assisi, se non amiamo sorella Morte, dalla quale nessun uomo vivente può scampare, allora vuol dire che amiamo di più i nostri peccati corporali, quali che siano, ognuno conosce i suoi. E allora la morte seconda sarà assai peggiore della prima.

Guarda il Crocifisso!
Guarda il Crocifisso!

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

DOMENICA II DOPO LA PENTECOSTE

(secondo il Lezionario Comune Riveduto, Year A, Proper 6 (11), Second Sunday after Pentecost; corrisponde nel Lezionario Cattolico alla XI Domenica del Tempo Ordinario, Anno A)

Prima lettura e Salmo:
Esodo 19:2-8a; Salmi 100
Seconda lettura:
Romani 5:1-8
Vangelo:
Matteo 9:35-10:8, (9-23)

Il Vangelo della Domenica (Mt 9:35-10:8)

9,35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. 38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

10,1 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt 10:8)
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt 10:8)

Gratuitamente

È la parola chiave di questa Undicesima Domenica del Tempo Ordinario, o se volete la Seconda Domenica dopo la Pentecoste.

Gratuitamente, dice la prima lettura dal libro dell’Esodo, Dio ha chiamato Israele, lo ha liberato dalla schiavitù nel paese d’Egitto, lo ha condotto nella terra promessa, ne ha fatto un popolo di sacerdoti.

Perciò il numero 100 del Libro dei Salmi ci ricorda che Noi siamo suo popolo, gregge che Egli guida, e ci invita ad acclamarlo con gioia ed esultanza, senza interruzione, di generazione in generazione.

La lettera di Paolo ai Romani rincara la dose, in un certo senso; ci viene presentato un testo chiave per la cristianità, non solo riformata, quello sulla giustificazione per fede. Vale la pena riportarlo per intero.

Gratuitamente giustificati per fede, in Cristo Gesù (cfr. Rm 5:1)
Gratuitamente giustificati per fede, in Cristo Gesù (cfr. Rm 5:1)

1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, 4 la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. 5 Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

(Romani 5)

La gratuità del Signore nei nostri confronti arriva al punto che, mentre eravamo ancora peccatori, proprio come gli Israeliti, mentre continuavamo a tradirlo, a misconoscerlo, a rinnegarlo per seguire idoli d’oro, di pietra o del pensiero, Dio ci mostra la grandezza del proprio amore per noi donandosi nella Persona del Figlio, Cristo Gesù, morto per la nostra salvezza. Di noi empi, peccatori, immeritevoli.

Noi lo siamo, oggi (empi, peccatori, immeritevoli), e siamo stanchi e sfiniti perchè siamo pecore senza pastore. Perchè il Pastore lo abbiamo, ma non lo riconosciamo! Perchè il Pastore lo abbiamo, ma non ne ascoltiamo la voce! Perchè il Pastore lo abbiamo, ma confondiamo la Sua Parola che è Via, Verità e Vita, con le mille parole vuote e spurie di questo mondo.

Perciò occorre pregare perchè tra di noi ci siano persone disposte a servire, per richiamarci ai nostri doveri verso il Padre, per richiamarci alla sequela del Figlio, per aiutarci a discernere i doni dello Spirito che continuamente riceviamo.

Occorre pregare, e tanto, per chi si presta a questo servizio, Servitori, Pastori, Predicatori, Ministri, Servitori, Presbiteri. Perchè si ricordi non solo che anche lui ha necessità del dono di salvezza del Cristo, ma non ceda alla prima tentazione dell’uomo, che è quella dell’orgoglio, del mettere se stesso avanti al gregge; il proprio interesse, o i propri beni, o più banalmente il proprio prestigio.

Ogni Servitore deve ricordarsi di essere un servo inutile, un servo senza pretese, come riporta l’evangelista Luca. Gratuitamente egli per primo ha ricevuto. Gratuitamente deve donare alle persone che per volere di DIo sono affidate anche alla sua cura.

Il Signore accresca la vostra fede, e benedica ognuno di noi, in questo Santo Giorno a Lui consacrato.

Amen. Alleluia.

Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. (Salmi 118:24)

24 Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. 25 Deh, o Eterno, soccorrici ora; deh, o Eterno, facci prosperare ora. 26 Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno; noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno. 27 L’Eterno è Dio e ha fatto risplendere la sua luce su di noi, legate la vittima del sacrificio ai corni dell’altare. 28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio DIO, io ti esalterò. 29 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi:118)

Buon Giorno del Signore!

RendiamoGli lode oggi e sempre per tutte le realtà della nostra vita. Tutte le realtà, perchè “Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?” (Giobbe 2:10).

L’Eterno infatti ci dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo, o chi rende uno muto, sordo, vedente o cieco? Non sono forse io, l’Eterno?” (Esodo 4:11).

E ancora: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose” (Isaia 45:7).

Egli è la nosta Via, Verità e Vita. Egli è Colui che traccia la Via alla nostra Vita, secondo la Sua Verità. Non la nostra ma la Sua Verità! Non la nostra ma la Sua Volontà.

Noi ancora spesso ci affanniamo, bloccati, rallentati dal nostro peccato, pensando che dobbiamo scoprire chissà cosa, che dobbiamo scoprire la nostra personale verità, la nostra personale vocazione. Noi ci affanniamo pensando che dobbiamo comprendere ogni cosa, comprendere la Sua Parola…

Stolti e tardi di cuore, ci direbbe il Cristo! Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola ed obbedirLe. Accoglierla nella nostra vita così come Egli ce la rivela. Amare le nostre vittorie e le nostre sconfitte terrene. Amare la debolezza infinita della nostra forza inLui e solo in Lui.

Non possiamo comprendere la Parola, perchè è La Parola che comprende ognuno di noi e l’universo tutto. La nostra vocazione è racchiusa lì dentro, nella Sua Parola.

Perciò il primo dovere del cristiano,il primo dovere dell’Apostolo è l’annuncio fedele della Parola di Dio. Tutto il resto (la carità, il servizio alle mense,….) viene dopo,perchè senza il primato della Parola non ha senso, rischia di essere un servizio a sè stessi, alla propria vanagloria.

E noi (singoli credenti, comunità, chiese…) siamo chiamati a cercare la Sola Dei Gloria, la sola gloria di Dio, e non la nostra.

Sia fatta la Tua volontà , o Eterno. La Tua volontà espressa, rivelata nella Tua Parola. Nel Verbo Incarnato, Gesù Cristo.

Amen. Alleluia.

La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Riconoscere la sovranità di Dio è la mia e la nostra salvezza

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. 2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato.

3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».

5 Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. 6 Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era. 7 Poi disse ai suoi discepoli: «Torniamo di nuovo in Giudea».

8 I discepoli gli dissero: «Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?». 9 Gesù rispose: «Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo, 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11 Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». 12 Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».

17 Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, 22 ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». 28 E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui.

30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: «Ella se ne va al sepolcro per piangere là».

32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». 35 Gesù pianse.

36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come l’amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?». 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: «Togliete via la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto.

Gesù allora, alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.

(Giovanni 11,1-45)

Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) - Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza
Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) – Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza

Giovanni Damasceno (ca 675-749),
monaco, teologo, dottore della Chiesa
Triodo del Mattutino del Sabato di Lazzaro,
Odi 6-9

«Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i giudei: Vedi come lo amava»

Essendo tu Dio vero, conoscevi, Signore, il sonno di Lazzaro e l’hai predetto ai tuoi discepoli…
Essendo nella carne, pur essendo senza limiti, vieni a Betania.
Vero uomo, piangi su Lazzaro;
Vero Dio, risusciti con la tua sola volontà, questo morto di quattro giorni.

Abbi pietà di me, Signore; tante sono le mie trasgressioni.
Sollevami dall’abisso dei mali, ti supplico.
Verso di te ho gridato, ascoltami, Dio della mia salvezza.

Piangendo sul tuo amico, nella tua compassione hai messo fine alle lacrime di Marta, e con la tua Passione volontaria, hai asciugato le lacrime su ogni volto del tuo popolo (Is 25, 8).
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri » (Esd 7,27).
Custode della vita, hai chiamato un morto come se stesse dormendo. Con una parola, hai strappato il ventre degli inferi e hai risuscitato colui che si mise a cantare:
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri ».

Rialza anche me, che sono strangolato dai legami dei miei peccati, affinché possa cantare: « Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri »…

Come segno di riconoscenza, Maria ti porta, Signore, un vaso di mirra, come fosse dovuto per suo fratello (Gv 12,3), e lei ti canta nei secoli.
In quanto mortale, invochi il Padre; in quanto Dio, svegli Lazzaro.
Per questo ti cantiamo, o Cristo, nei secoli dei secoli…
Svegli Lazzaro, un morto di quattro giorni; lo fai risorgere dal sepolcro, designandolo così testimone veritiero della tua risurrezione il terzo giorno.
Cammini, piangi, parli, mio Salvatore, mostrando la tua natura umana; ma svegliando Lazzaro, riveli la tua natura divina.

In modo indicibile, Signore, mio Salvatore, secondo le tue due nature, sovranamente, hai compiuto la mia salvezza.