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Gioite anche nelle prove a gloria del Cristo

Il fratello pastore Elpidio Pezzella ricorda Remo Cristallo e suggerisce la traccia per la preghiera e la lettura quotidiana delle Scritture.

Condivido con voi entrambe le cose.

Un uomo straordinario

“… gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”
1 Pietro 1:6-7

Sul sereno del nostro navigare improvvisa si è levata una tempesta, che seppur non ha rovesciato la barca ha portato via con sé il timoniere, un uomo straordinario che ho avuto lo speciale onore di incontrare  e conoscere. Condivido con voi un pezzo enorme della mia vita.

Il 20 luglio 1940 nasceva in un paesino dell’avellinese il pastore Remo Cristallo. Tra i figli spirituali di quella generazione di credenti che avevano raccolto la predicazione dell’evangelo dai convertiti oltreoceano, ha cominciato giovanissimo a dedicarsi alla causa di Cristo.

In sessant’anni di onorato e fedele ministero i suoi occhi hanno visto crescere e raccogliere alla gloria di Dio, mentre le sue mani non hanno mai smesso di seminare e piantare le Scritture.

“Dall’Italia per l’Italia, l’Europa e il mondo” il motto di una visione animata dallo Spirito, guida e ispiratore assoluto di opere e progetti in svariati posti del mondo. Nella sua maturità la sua figura è stato perno di nascita e sviluppo della Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia.

L’elenco di quanto con lui e per mezzo suo si è prodotto potrebbe apparire “idolatrico”, ma ritengo invece il degno riconoscimento per chi si è speso per l’Evangelo: radio Casale, stampa (E.P.A.), programmi televisivi prima (Gesù è il Signore) e un canale televisivo poi (TeleOltre); una comunità con diverse realtà locali fino a un movimento di chiese in Italia e all’estero (Nuova Pentecoste); azioni missionarie in Bulgaria, Albania, fino all’Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni (Angola – Luanda – e Brasile). Una generazione di uomini fedeli hanno ricevuto da lui gli insegnamenti nella fede in Cristo, e da questi almeno altre due generazioni sono state formate a servire il Maestro.

Sono grato a Dio per aver ricevuto grazia e misericordia attraverso il suo ministero, che ha fatto poi nascere in me l’amore per le Scritture. Il primo a festeggiarmi per il mio percorso accademico è stato proprio lui. Grazie a lui, ho avuto e occupato spazi televisivi che hanno portato il mio nome e il mio volto oltre i confini delle mie umane possibilità. Ho preso in casa sua mia moglie Gabriella e i miei figli lo hanno per nonno.

Lunedì 9 alle ore 19:00 il Cielo lo ha accolto in gloria.

Nel giorno del suo 75° compleanno gli ho dedicato queste parole per onorare con un piccolo gesto un uomo grandemente usato da Dio.

1 Pietro 1:6-7

Lettura della Bibbia

16 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1
17 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4
18 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7
19 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10
20 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13
21 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16
22 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

Lascia fare

13 Allora Gesù venne dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato.

14 Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». 15 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

16 E Gesù, appena fu battezzato, uscì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli gli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui; 17 ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

(Matteo 3)

14 Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». 15 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Lasciar fare a Dio. Forse la cosa che ci riesce più difficile.

Lasciar fare a Dio, mettere da parte il nostro orgoglio, la nostra presunzione, la pretesa di credersi “grandi”, di voler fare tutto da soli.

Lasciar fare a Dio pure è la sola cosa necessaria.

Preghiamo ogni giorno, più volte al giorno anche, con la preghiera del Padre Nostro e diciamo con le labbra “Sia fatta la tua volontà“.

Ma siamo capaci poi a farlo con il nostro cuore?
Affidiamo davvero tutta la nostra vita al Padre, attraverso il Figlio, che opera mediante i doni dello Spirito?

Gesù si affida completamente al Padre, in questa scena evangelica. E il Padre loda il suo completo affidarsi, il suo pieno rimettersi alla sua volontà.

Ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Si ripeterà, una scena simile, prima della Passione.

Padre, se possibile, allontana da me questo calice. Tuttavia non la mia, ma la Tua volontà sia fatta“.

Preghiamo

Padre nostro che sei nei cieli, che al battesimo di Gesù nel fiume Giordano hai proclamato il Tuo diletto Figlio e l’hai unto di Spirito Santo: Concedi che tutti coloro che sono battezzati nel Suo nome possano mantenere il patto che hanno fatto, e coraggiosamente confessarlo come Signore e Salvatore; che con Te e con lo Spirito Santo vive e regna, un solo Dio, in eterna gloria. Amen.

Oggi non è una festa qualunque

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, 2 dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

3 All’udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s’informò da loro dove doveva nascere il Cristo. 5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele”».

7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. 8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».

9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò. 10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. 12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2)

Siamo venuti per adorarlo… dicono i Magi a uno dei tanti re di questo mondo, Erode, di cui la storia fa memoria solo per le nefandezze che ha compito.

Siamo venuti per adorarLo, Egli, il Re, il Messia che doveva venire. Il vero ed unico Re dei Giudei e di tutto l’universo. Egli, il cui concepimento è stato annunziato dall’angelo del Signore, e la cui nascita è resa nota da una stella sorta da Oriente, da dove ogni cosa nasce, da dove nasce il giorno, il sole, la luce, la possibilità stessa della vita di qualsiasi cosa su questa terra.

Di fronte a tutto questo, che miseria che è un re!, un potente, un principe di questo mondo. Non vale nulla, non conta nulla il suo potere, che come velocemente è sorto, così rapidamente tramonta.

Mentre il Re dei Re sorge, e mai tramonta, la Sua Luce illumina per l’eternità. Si avvera il canto dei Salmi: dall’alba al tramonto, da Oriente ad Occidente, sia lodato il Suo Nome.

I nostri fratelli di Oriente, nella loro saggezza antica, ricordano in una unica solennità, sia pure in modo diverso a seconda dei luoghi e dei riti. l’Epifania, ovvero il manifestarsi di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ricordano la Teofania, il manifestarsi di Dio al mondo attrverso l’Incarnazione del Figlio, il riconoscimento della Sua Regalità, l’inizio della Sua missione pubblica con la fine del profetismo riconosciuta dal Battista, il più grande tra tutti i profeti.
La nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù nel Giordano.

Una festa grandiosa, che non a caso gli uomini dei nostri tempi, anche purtroppo tanti uomini “di chiesa” hanno finito con il ridurre di significato, come l’ennesima occasione di dire tante parole dolci, come le caramelle e le cioccolate che in tante parti del mondo oggi si regalano ai bambini.

Oggi non è una festa qualunque.

Perchè quello che viene riconosciuto, manifestato, che appare come Re, non è un re qualunque, non è un qualunque filosofo, una qualunque sapienza che appare! E’ la Sapienza di Dio, è il Verbo di Dio che viene a prendere in mano in modo assoluto e definitivo tutto il destino e la storia dell’umanita.

Oggi il potere dell’uomo, il potere che l’uomo crede di avere sulle sorti del mondo e della storia, viene deriso, vilipeso, ridicolizzato assieme ad Erode. E tutte le sapienze umane, tutte le filosofie, le idee, le ideologie, si inchinano, come si inchinano i Magi d’Oriente (che siano tre o mille non fa alcuna differenza!) di fronte alla Sapienza che ha creato il mondo, al Verbo che era con il Padre fin dal principio.

Non ci sono più re umani oggi, solo il Re dei Re.
Non ci sono più prìncipi umani oggi, solo il Principe della Pace (ma la pace vera, non quella bugiarda di questo mondo).
Non ci sono più signori, signorotti, vassalli, valvassori e valvassini, perchè regna il Signore dei Signori.
Nessuna ideologia può pretendere di consigliare agli uomini il giusto da farsi, perchè c’è il Consigliere Ammirabile sul trono!

Egli è quel Bambino. Il Bambino in quella stalla, grotta, culla o mangiatoia. Il Bambino  con le braccia aperte verso di noi, per donarci la salvezza, per spingerci ad abbracciarlo, ad abbracciare senza riserve la Parola che Egli è, a conoscere senza mai stancarci la Sapienza che Egli è, ad avere come solo ed unico Re, l’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito, Sapienza Eterna, Perfetta Misericordia.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi è giorno di ascolto e di contemplazione della Gloria di Dio, è tempo che i poteri e le sapienze umane cessino di avere importanza nella nostra vita, più che la Sapienza di Dio.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi non è neppure festa, se non riconosciamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, se non rigettiamo dalle nostre vite personali, dalle nostre società, dalle nostre culture, tutto ciò che nega la Signoria di Dio, tutto ciò che fa persistere l’uomo nella sua illusione di essere il padrone del mondo.

Oggi non è una festa qualunque.

É tempo di prenderlo sul serio quel Re, di prendere borsa, bisaccia e calzari e decidersi finalmente a seguirlo, costi quello che costi.

Perchè tutto finirà, tutto alla fine dei tempi si ridurrà in ginocchio davanti a Lui. Oro, incenso e mirra saranno solo per Lui, e per coloro che Egli avrà eletto.

Ed Egli regnerà, nei secoli dei secoli.

Amen.

L’Eterno ti benedica e ti custodisca

22 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 23 «Parla ad Aaronne e ai suoi figli, dicendo: Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: 24 “L’Eterno ti benedica e ti custodisca! 25 L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! 26 L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!”. 27 Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

(Numeri 6)

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno celebrando il Giorno del Signore, il Dies Dominicus, la Domenica.

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno con una benedizione da parte dell’Eterno, del Signore, Benedetto Egli sia, al suo popolo, a tutti coloro che credono in Lui, tratta dai brani proposti oggi per il culto.

E’ bello in modo particolare per me, che, come dono particolare, ho avuto la notizia della nascita di una bimba, Alice, la prima figlia di una cara amica e compagna di studi, tanto attesa quanto desiderata. Una dei primi nati di Roma stamani.

“L’Eterno ti benedica e ti custodisca, Alice! L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te, Alice e ti sia propizio! L’Eterno rivolga il suo volto su di te, Alice e ti dia la pace!”.

L’Eterno, ancora, benedica ciascuno di voi, fratelli e sorelle, lettori fissi o occasionali di questo blog. Che la nostra preghiera, oggi in particolare, si trasformi in preghiera di lode, per le meraviglie che il Signore opera in noi ed attraverso di noi.

Amen.

Alleluia!

Natale è o non è

Natale è la morte dell’uomo vecchio.

È nascere a vita nuova assieme a quel Bimbo.

È stendere le mani aperte come In Croce e non voler trattenere nulla per se. Nulla del peccato di ieri.

Natale è nascere di nuovo.

O non è.

Non è Natale.

È il 25 dicembre. Domani 26.

Deponiamo dunque «l’uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo.

(Leone Magno, dal Discorso sul Natale, Ufficio delle Letture Notturno)

O Adonai, vogliamo fare quanto comandi (Matteo 1:18-25)

La seconda antifona maggiore d’Avvento o seconda antifona “O” che dir si voglia omaggia il Signore con l’antico nome di Adonai; è uno dei più diffusi fra i nomi di Dio nella Bibbia. In ebraico è il modo in cui viene letto il tetragramma divino YHWH, altrimenti impronunciabile.

O Adonai - Antifona Maggiore del 18 dicembre
O Adonai – Antifona Maggiore del 18 dicembre

Letteralmente, in ebraico, Adonai significa “Mio Signore”. Il termine compare nell’Antico Testamento 439 volte. Il suo corrispondente greco è Κύριος (Kýrios o Kǘrios).

Recita l’antifona:

O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Adonai,
condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

Il Signore, Adonai,è colui che conduce la storia, è colui che appare all’uomo, a Mosè prima, a Maria e Giuseppe poi; è colui che dona al popolo la legge, la Torah, prima; poi quella stessa legge la mette nel cuore dell’uomo donando a questa il Suo Signore e Salvatore, donando a questo il Signore Gesù.

E perchè nessun uomo o donna potesse mai gloriarsi di essere stato o stata al Suo posto, lo fa con il concepimento verginale, avverando la profezia della vergine, che vergine concepisce e vergine partorisce il Suo Figlio.

Molti oggi come allora vorrebbero capire… Ma qui non si tratta di capire, si tratta di credere ed obbedire alla Parola di Dio, si tratta di credere ed obbedire ad Adonai, al solo ed unico Signore della nostra vita.

Così fa Giuseppe, della dinastia di Davide. Lo ascoltiamo oggi nel Vangelo della Quarta Domenica di Avvento, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Matteo.

18 Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente. 20 Ma, mentre rifletteva su queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. 21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”». 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

(Matteo 1)

Ascoltò, credette e prese con sè Maria, come l’angelo del Signore, la Sua Parola, gli comanda.

Così farà Maria, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Luca (capitolo 1):

38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di *Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Maria ascoltò, credette, si trovò incinta per opera dello Spirito e partì in fretta, subito, per contemplare l’opera di Dio che si era compiuta anche nel ventre della cugina Elisabetta.

A noi di fare altrettanto. A noi di essere ascoltatori obbedienti della Parola di Dio, a noi di aprire il nostro grembo, le nostre mani, il nostro cuore, la nostra mente al Suo adempiersi.

Maranathà!

Amen.

Il Giorno del Signore si tinge di rosa (Filippesi 4:4-7)

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

(Filippesi 4)

Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

Il Giorno del Signore, ho titolato questo post, in questa terza Domenica di Avvento, si tinge di rosa, tinge di rosa la terza candela della corona e, nelle chiese cristiane che li adoperano, tinge di rosa i paramenti dei ministri del culto.

Si avvicina il fulgore del Natale, la luce accecante, il bianco dell’Incarnazione, il bianco del Verbo che viene a completare la Rivelazione di Dio al mondo. E il viola dell’attesa si trasfigura, come il rosso del sangue dei martiri, pronti a splendere con il loro, il nostro Unico Signore e Salvatore.

Siate consapevoli di tutto ciò, ci dice Paolo nella lettera ai cristiani della chiesa di Filippi, rallegratevi che la vostra salvezza è vicina, rallegratevi che il Signore ci colma della Sua Grazia, rallegratevi se avete la Fede in tutto questo, rallegratevi che il Cristo viene, che la Parola è in mezzo a voi, che il Verbo è qui.

Le cose non vanno tutte come dovrebbero andare nel mondo, ma non è mai stato così. Da che il peccato è entrato nel mondo, da che la creatura umana ha scelto di servire se stesso ed il proprio orgoglio, tante cose non vanno, tanto uomini e donne non amano, tanti hanno fame e sete, tanti sono nudi, tanti sono soli, carcerati, malati e non curati…

Ma voi non angustiatevi…. ovvero non chiudete voi stessi nell’angusto, nel piccolo della vostra esistenza. Non angustiatevi, non chiudete il vostro cuore alle necessità dei vostri fratelli! Non angustiatevi, non chiudetevi nel solipsismo, nella ricerca della sola vostra salvezza.

Al contrario! Allargate il cuore, allargate le braccia per aiutare, allargate le gambe per camminare, allargate la bocca per annunciare il Vangelo del Regno, allargate gli occhi e gli orecchi per vedere ad ascoltare i bisogni che avete intorno.

Non angustiatevi, anzi allargatevi!

Canta con noi e per noi oggi il profeta Isaia e dice:

3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.
8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

(Isaia 35)

Non angustiatevi, non chiudetevi nel vostro piccolo mondo, ma allargate il cuore nella preghiera e chiedete a Dio, in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

Penserà Dio a raddrizzare ciò che nel mondo è storto, a guarire ciò che è malato, a bagnare ciò che è arido, a riscaldare ciò che è freddo… Noi siamo chiamati a testimoniare il Suo Amore per noi, e non il nostro amore per noi stessi!

E testimoniamo il Suo Amore per noi proclamando la Sua Verità con la Parola e la Sua Misericordia con i gesti.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

Maranathà!

Amen!

Convertitevi! (Matteo 3:1-12)

1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse:

«Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo.

10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

bibbiaaperta

Il Vangelo della II domenica di Avvento dell’Anno A presenta con parole chiarissime colui che lo stesso Gesù definirà il profeta più grande, il più grande tra gli uomini, Giovanni il Battezzatore, Giovanni il Battista.

Giovanni, cioè, che invita a battezzarsi, ovvero ad immergersi (baptizo in greco significa questo) completamente, con tutta la propria vita, nella realtà di Dio. Ad immergersi, a far scomparire tutto ciò che è di fuori (credenze, idolatrie, ipocrisie, falsità, pensieri e ragionamenti umani, ideologie…) per assorbire completamente la Parola di Dio, per imbeversi completamente di essa.

Non c’è spazio per altro per il credente, per il fedele. La Parola di Dio e sola quella. Non esistono altre verità, se non parziali, frammentate, a volte illusorie… I semi, i germi di verità di cui parla qualcuno, sono da ricercare ai fini di spingere alla conversione, ma l’unico vero seme che conta è quello che accetta di morire a sè stesso, e porta molto frutto. Gli altri semi sono da rigettare, il Seme della Parola è l’unico che deve crescerenella nostra vita personale.

Il seme della Parola di Dio, il seme del Cristo, il seme del Verbo fatto uomo.

Occorre, davvero, nascere di nuovo. Non basta nascere da Abramo, nascere nel popolo eletto, nascere da una famiglia credente. Non è una garanzia di nessun tipo. Occorre nascere di nuovo, occorre che noi, noi personalmente, facciamo una scelta personale, propria, solo nostra, di immedesimarci con il Verbo, di scegliere, sempre per i comandi di Dio, di ricercare, sempre, i suoi precetti, di ascoltare, sempre e solo, la Sua Parola.

A Dio non “serve” la nostra conversione, Dio può far sorgere dalle pietre dei figli di Abramo, dice il Battista! A noi occorre convertirci! A Dio Solo è la gloria, a noi tocca condividere la Croce, la fatica di vivere che fu assunta liberamente dal Figlio, sperando che Egli a suo tempo ci doni la gioia senza fine della Resurrezione e dell’eternità in Lui.

La scure ed il fuoco sono vicini alle radici degli alberi.

Convertiamoci, credendo al Vangelo, vivendo il Vangelo, rigettando dalle nostre vite tutto ciò che da questo ci allontana. Cerchiamo il Battesimo del Signore, lasciamoci immergere nell’acqua, accettiamo la morte, lasciamoci che la Parola di Dio ci bruci dentro, perchè sia annunciata al mondo!

Maranathà!

L’Angelo rosso e il Battista

Leonardo da Vinci (1452-1519), Angelo in rosso con liuto – National Gallery, London
Leonardo da Vinci (1452-1519), Angelo in rosso con liuto – National Gallery, London

Oggi un secondo angelo discende dal cielo.
È vestito con un grande mantello rosso e porta nella sua mano sinistra un grande canestro, tutto d’oro.
Questo canestro è vuoto e l’angelo vorrebbe riempirlo per riportarlo tutto pieno d’innanzi al trono di Dio. Ma cosa vi andrà a mettere?
Il canestro è molto fine e delicato,perché è intrecciato con raggi di sole; non ci si possono mettere cose dure e pesanti dentro. L’angelo passa molto discretamente in tutte le case,su tutta la terra e cerca…
Che cosa cerca? Egli scruta il cuore di tutti gli uomini per vedere se vi trova un po’ d’amore completamente puro.
E questo amore lo mette nella sua coppa e, quindi, lo porta verso il cielo.
E là, coloro che abitano il cielo, gli angeli e anche gli uomini che sono morti sulla terra, prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle.

Il Vangelo della seconda domenica di Avvento (Evangelo secondo Matteo 3,1-12) presenta la figura del Battista. Di un uomo cioè che aveva il fuoco dentro, il rosso fuoco della Parola di Dio che lo invitava a predicare, a chiamare alla conversione, al ravvedimento, al battesimo. Degno Precursore del Cristo quale egli era, tanto che il Cristo stesso dirà che tra i nati da donna nessuno ci fu di più grande.

Tanto grande fu questo fuoco che lo condusse al martirio, al dono stesso della sua vita, ed il rosso è appunto il colore dei martiri.

Nella tradizione il suono degli strumenti ad archi libera dalle malinconie e dalle angosce, perciò spesso essi sono raffigurati in mano agli angeli. Così il Battista vuole invitarci a liberarci dalle angosce e dagli affanni del presente, dalle angosce e dagli affanni che sono conseguenze del nostro peccato.

Che la fede ci faccia pronti ad accogliere le sue parole profetiche!

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Maranathà (Matteo 24,37-44)

37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.

38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.

40 Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; 41 due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata.

42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.

43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.

44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.

(Matteo 24)

bibbialectio

Prima domenica di Avvento.

Si celebra l’attesa dell’Incarnazione del Verbo e si può celebrare perchè questa è già avvenuta. Il Cristo si è incarnato nel grembo di Maria, è nato, si è fatto vero uomo rimanendo vero Dio, ha predicato il Vangelo, è morto e risorto per noi guadagnandoci la salvezza. E noi preghiamo Maranathà, “il Signore è venuto”.

Questo per quanto attiene a quello che noi umani chiamiamo “storia”, che sono però un granello di polvere nella storia della Creazione, un giorno gli occhi di Dio. Perciò, nel racconto secondo Matteo, Gesù comincia dicendo che Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.

Gli effetti dell’Avvento, l’Incarnazione, non è qualcosa valido solo per quel momento, ma anche per tutta la storia umana che era prima e per tutta la storia umana che sarebbe venuta dopo. Per dirla con l’autore della lettera agli Ebrei, Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ossia prima, durante e dopo l’Incarnazione. Tutta la realtà della storia umana, passata, presente e futura è stata redenta, salvata dal Cristo.

Ma Cristo deve ancora venire, e noi preghiamo Maranathà, “Vieni o Signore Gesù”. Cristo deve ancora mostrarsi come giudice della storia, deve renderci palese il giudizio finale di Dio sulla Creazione. E da questo punto di vista tutto è come allora.

38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.

40 Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; 41 due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata.

42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.

Tutto è come allora, noi mangiamo e beviamo, prendiamo moglie e prendiamo marito, lavoriamo nel nostro campo, maciniamo al mulino. E tutto sarà come allora. Come allora nessuno si aspettava che da Betlemme, dalla più piccola città di Giuda, sarebbe venuto il Salvatore del mondo, così sarà per noi, rischiamo di non essere pronti, rischiamo di non saper riconoscere, lo dice Gesù pregando su Gerusalemme, il tempo in cui saremo visitati. E di ritrovarci in quel momento lontani da Lui, lontani dalla Sua Parola, lontani dalla Sua salvezza.

43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.

Il Signore verrà come un ladro, è solo una similitudine ovviamente. Perchè il ladro ruba le cose altrui, il Signore verrà a chiederci conto di quanto è già Suo, della nostra vita, che Egli ci ha donato, della Creazione, a cui Egli ha dato inizio, della nostra storia, che Egli ha reso possibile, da quel giorno in cui disse “Sia la luce” e la luce fu.

Noi ci crediamo i padroni di casa, ma non lo siamo, perchè non possediamo alcunchè. E la nostra morte corporale ce lo mostra in modo che più limpido non si potrebbe, anche se tanti di noi, per orgoglio o egoismo, preferiscono esser ciechi fino alla fine. Ne renderanno, ne renderemo conto a Dio, dell’ostinazione con cui stringono, stringiamo le palpebre. Perchè rifiutare la luce è rifiutare lo Spirito, e ci dice Gesù che quello, rifiutare lo Spirito, è l’unico peccato che non può esser perdonato dal Padre.

44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.

Non sappiamo nè il giorno nè l’ora, quante volta ci viene rivolto nella Parola di Dio questo ammonimento o ammonimento simile! Ma possiamo essere certi:

Maranathà, il Signore è venuto!,
Maranathà, il Signore viene!,
Maranathà, il Signore verrà. 

Facciamoci trovare pronti.

Amen.