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Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola

Giorno del Signore… Oggi è domenica,
Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola .

Per me è sempre stato un giorno speciale, il giorno più importante della settimana. Non solo perchè è il giorno di “riposo” settimanale. Che, anzi, per un motivo o per l’altro, spesso per me la domenica è stato  e a volta è il giorno della settimana in cui “lavoro” di più, o ho più cose da fare.

È il Giorno più importante della settimana, perchè è il giorno della Persona che per me è la più importante di tutte.
Davvero, non per consuetudine, abitudine, sentito dire, o vita vissuta.

Perchè il Signore non fa parte della vita. Il Signore è la Vita.
Perchè il Signore non è parte delle verità che occorre conoscere per vivere come uomo o come donna, ma è La Verità.
Perchè il Signore non è uno dei tanti sapienti, o saggi o profeti che hanno disegnato una via, un sentiero, indicata una strada per il buon vivere. Il Signore è la Via.

Mi costerebbe tantissimo, soffrirei moltissimo se per Sua volontà dovessi fare a meno delle persone che più amo, delle persone che ho più vicine, delle persone che consolano o danno forza al mio cuore, che mi aiutano e mi sorreggono nel cammino quotidiano dell’esistenza e della vita.
Ma so che potrei.
So che Egli mi aiuterebbe a sopportare il dolore, il distacco, la morte corporale,

Ma non potrei mai stare senza il Signore, senza la Persona che amo, temo ed onoro più di chiunque altro.
Perchè Egli non è solo Via, Verità e Vita:
Egli è la mia sola Via, la mia sola Verità, la mia sola Vita.

Ho letto montagne di libri nella mia vita; nato da un padre che aveva una biblioteca di tre o quattromila volumi, una madre che leggeva Gogol e Tolstoi, ma anche P.G. Wodehouse eJ.K. Jerome quando riusciva a ritagliarsi un momento libero dalle fatiche quotidiane della sua casalinghitudine, forse non poteva andare altrimenti.
Metteteci poi il classico, gli studi professionali, nove anni, dieci contando il dottorato, di studi universitari, la formazione permanente che richiede il mio lavoro nel campo della Comunicazione e dei Social, e i libri si moltiplicano…

Ma c’è un solo libro da cui non mi separo mai, di cui ho sempre una copia in tasca o nello zaino, in valigia o nel marsupio, ed è quello che, se leggete questo blog, conoscete tutti.

La Parola di Dio, la Sacra Scrittura, la Sacra Bibbia, il Verbo, Antico e Nuovo, tutto assieme un Evangelo, la buona novella della rivelazione assieme del peccato, della colpa, ma anche della salvezza, della misericordia, dell’amore.

Credo di avere già raccontato su questo blog di quando mi innamorai dell’Evangelo, del Vangelo rosa, Edizione Messagero di Padova, che nel 1973 mi regalò la mia catechista. È da allora che la Parola di Dio riempie il mio cuore, assai prima e oltre che le mie tasche.

Arrivò poi la Bibbia tradotta a cura del Nardoni che mi regalò la zia Sara, e che è ancora a casa mia, la Bibbia di Gerusalemme che usai per la preparazione alla Confermazione, il Nestle Aland, la Septuaginta, la Biblia Hebraica Stuttgartensia, la TOB che usavo per insegnare Lectio Divina  e preparare le omelie negli anni del ministero sacerdotale, in Seminario, in Parrocchia, a Montemonaco, la Diodati prima e la MacArthur poi su cui ho preparato una infinità di sermoni, la Nuova Riveduta che è stata regalata ad Antonella ed a me il giorno del nostro matrimonio nella Chiesa Metodista… e via così.

Amo la Sacra Scrittura e l’ultima edizione che mi è entrata in casa è un altra Bibbia da studio, “Spirito e Vita” (Life Publishers e ADIMedia).

Amo la Sacra Scrittura perchè amo il Cristo. Molto prima e molto oltre che la cultura, la teologia e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente.

Giorno del Signore… Oggi è domenica,
Giorno del Signore, Giorno della Sua Parola .

Mia Via, Mia Verità, Mia Vita. 

 Giovanni 14:6 Via Verità e Vita Parola

Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti, ma per portare a compimento

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. 25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

27 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna; 30 e se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna.

31 È stato pure detto: “Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l’atto del divorzio”. 32 Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa una donna ripudiata, commette adulterio.

33 Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. 34 Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; 37 ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno.

(Matteo 5)

Matteo 5:17 non per abrogare ma per portare a compimento

Il commento

Ireneo di Lione (ca130-ca 208), vescovo, teologo e martire
Contre le eresie IV,13,3; SC 100, 525

La Legge radicata nei nostri cuori

Ci sono dei precetti naturali della Legge che già conferiscono la giustizia; anche prima che la Legge fosse stata  data a Mosè, degli uomini osservavano questi precetti, e sono stati giustificati dalla loro fede e sono stati graditi a Dio.

Questo è confermato dalle parole: «Fu detto agli antichi: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».
E ancora: «Fu detto: Non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,21)… e così via.

Tutti questi precetti non implicano né la contraddizione, né l’abolizione dei precetti precedenti, ma il loro compimento e la loro estensione.

Come ha detto il Signore stesso: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20).

In cosa consiste questo superare?

Prima nel credere non più soltanto nel Padre, ma anche nel Figlio suo, ormai manifestato. Lui infatti conduce l’uomo all’unione con Dio.

Poi, nel fare, invece che dire senza fare – perché loro «dicono e non fanno» (Mt 23,3) –, e nell’evitare non soltanto le opere cattive, ma anche il desiderarle.

Insegnando questo, non contraddiceva la Legge bensì compiva la Legge e radicava dentro di noi le prescrizioni della Legge…

Prescrivere di astenersi non solo dagli atti vietati dalla Legge, ma persino dal loro desiderio, non indica  un atteggiamento  che contraddice e abolisce la Legge; ma che la compie e la estende.

Il sale della terra, la sapienza di Dio

13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null’altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini.».

(Matteo 5)

Matteo 5:13 Sale della terra

Voi siete il sale della terra… ma non è così scontato, è facile che diventiate, che diventiamo insipidi, che perdiamo di sapore, che perdiamo di sapidità.

E come si fa a perdere di sapidità? Perdendo di vista la sapienza che ci viene da Dio, dalla sua grazia, dai doni dello Spirito, per “ripiegare” sui mille fasulli “insaporitori” che ci vengono proposti dalle mille false sapienze di questo mondo.

La parola greca τὸ ἅλας, che normalmente traduciamo con sale, si può rendere in italiano anche con sapienza  o con senno.

Ed allora tutto si fa chiarissimo. Si può essere sale della terra se la sapienza che si trasferisce al mondo è quella di Dio e della Sua Parola, mai la nostra personale conoscenza. Si ha senno, si è assennati se si è sempre consoni con il modo di ragionare di Dio e della Sua Parola.

Altrimenti, se si cercano compromessi con il mondo e le sue false sapienze, rivestite di pallide lucine, anzichè della luce del sole, foderate di pietà e carità pelose, invece che dell’amore, ci si rende insignificanti ed inutili, strada che purtroppo è stata intrapresa da tanti sedicenti credenti e chiese che si definiscono cristiane, ma propongono una fede che, a ben guardare, di Cristo e della Sua Croce può e vuole fare a meno.

Altro che sale, altro che sapienza…

Il Signore accresca la nostra fede,
nel Giorno in cui lo preghiamo
e lo invochiamo in modo speciale,
nel Suo culto e nella Sua assemblea.

Amen.

Portare la legge a compimento (Matteo 5:17-20)

(Predicazione su Matteo 5:17-20 (“Per ristabilire la Legge”) del pastore Paolo Castellina per Domenica 5 febbraio 2017, Quinta Domenica dopo l’Epifania o del Tempo Ordinario)

 

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5)

Matteo 5:18 "Per ristabilire la legge"

… per ristabilire la legge!

Sintesi: In un’epoca come la nostra, allergica a vincoli e confini, una “religione liberale” è oggi l’unica che, in quanto tale, sembra essere tollerabile.
Le “vecchie religioni” devono adeguarvisi e verso di essa “incoraggiate” ad “evolvere”.
Lungi dall’essere oppressiva, però, la fede cristiana proclamata e definita dal Nuovo Testamento, comporta giuste regole e giusti e precisi confini, garanzia essi stessi di libertà autentica.
Nel testo biblico che esaminiamo quest’oggi Gesù infatti afferma: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17).

Che cosa intende?

Introduzione

È indubbiamente più comodo e “presenta meglio” farsi fare da un sarto un abito su misura, invece che comprare un vestito “prêt-à-porter” confezionato in serie, in taglie standard. Non sempre, però, ce lo possiamo permettere. Se il concetto di “su misura”, per un vestito, è buono e desiderabile, non lo è sempre per la fede cristiana. Per quanto, infatti, vi dev’essere una certa misura di adattamento legittimo e ragionevole ai tempi ed alle circostanze, farsi “un cristianesimo su misura” è spesso troppo comodo e “conveniente”. Il suo risultato, di fatto, è “qualcos’altro” che spesso ha ben poco titolo di chiamarsi “cristianesimo”, se si assume a modello normativo la continuità con l’autorevole predicazione apostolica com’è riportata nel Nuovo Testamento.

Ecco, così, come una generazione “allergica” a leggi, ordine, disciplina e al concetto stesso di autorità come la nostra, quando si cura di essere religiosa e persino cristiana, si disegna la propria versione di cristianesimo “su misura” giustificandola in vario modo.

Diventa allora, magari, la “religione liberale” a cui il mondo plaude ma che di fatto è “moneta falsa”, fatta da chi si è appropriato indebitamente di un nome che non le competerebbe.

Una dichiarazione chiara

A questa “religione liberale” che vorrebbe essere, libera dalle leggi, e tutta improntata a “grazia” (a buon mercato) ed amore (malinteso), il Signore Gesù risponde a chiare lettere, nel testo sottoposto oggi alla nostra attenzione. Esso dice:

“«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”

(Matteo 5:17-20)

Gesù qui parla della Legge di Dio, la Legge che sovranamente Egli ha stabilito sull’intera umanità affinché, seguendola, potesse vivere una vita giusta e buona, in armonia con i Suoi propositi creativi.

Impressa nel cuore di ogni creatura umana che viene al mondo, precisata nella Rivelazione che di essa Dio ha fatto al Suo popolo eletto, Israele, registrata autorevolmente nella Bibbia, dimostrata coerentemente dalla vita di Gesù, essa è legge eterna per ogni creatura umana, e non abrogabile.

La Legge di Dio, ieri ed oggi

Oggi viviamo nell’epoca del liberismo.

La gente è diventata allergica a sentir parlare di leggi e a sottomettersi a leggi, né di confini da rispettare. Non vuole sentir parlare di un Dio legislatore, anzi, ne nega l’esistenza, come di una presenza ingombrante e oppressiva. Gesù, invece, è venuto per ristabilire la legge!

La situazione era diversa allora, però il messaggio non era diverso. Nel tempo e nel luogo dove Gesù pronunciava le parole che abbiamo udito, la Legge di Dio era un valore molto importante, ma il significato di questa Legge veniva snaturato, travisato, deformato, falsato, tradito.
Gesù, denunciandone gli abusi, sembrava a molti allora, un contestatore della legge, un liberale, un sovversivo, qualcuno che pretendesse, dopo aver messo in questione la Legge antica, di crearne una nuova oppure che volesse stabilire l’anarchia, l’individualismo puro.

Non era così.

Gesù contestava allora gli abusi della legge che, possiamo dire, “venivano da destra”, mentre oggi contesterebbe gli abusi “di sinistra”: la Legge di Dio pur sempre proclamava.

Egli diceva: “Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge ma per ristabilirne il significato autentico”. In altre parole: “Io non sono venuto per istituire una nuova religione con nuove leggi e nuovi riti. Io non sono venuto per abolire l’antica fede di Israele e la legge di Dio che ne forma il fondamento. Io sono venuto per ribadire la validità ciò che Mosè vi ha trasmesso da parte di Dio affinché sia realmente osservata. Io sono venuto per interpretare autorevolmente quella legge e metterla io stesso in pratica”.

Un discorso strano?

Chi oggi contesta il valore normativo della legge di Dio ragiona su due presupposti.

In primo luogo ritiene che la religione dell’Antico Testamento abbia fallito, che non funzionasse. Così Gesù è venuto, dice, per dare inizio a qualcosa di nuovo, una religione del Nuovo Testamento.

La suddivisione che noi stessi facciamo fra Antico e Nuovo Testamento però, è, in un certo senso, fuorviante.

Il secondo presupposto segue logicamente dal primo. Dato che la religione dell’Antico Testamento avrebbe fallito, Gesù, di fatto, è venuto per abolire tutte le sue forme e strutture, inclusa la Legge di Mosè.

È così? No.

Uno dei risultati negativi di questo modo di ragionare è che la vita cristiana non viene più definita dalla Legge di Dio com’è stata proclamata nell’Antico Testamento.
Si dice che sia lo Spirito Santo stesso a guidarci a vivere nel modo giusto, senza più bisogno di legge, oppure che il Nuovo Testamento ci può fornire tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come cristiani.

Gesù non è venuto per abolire quella legge e religione, Gesù afferma chiaramente che Egli sia venuto per ristabilire la verità che la Legge di Dio è ancora valida, che ancora essa ha autorità sul popolo di Dio, che ancora essa definisce una vera fede vivente e che continuerà ad avere quell’autorità, fino all’ultima virgola, fintanto che cielo e terra non scompariranno!

Non è solo questo testo biblico ad essere prova del fatto che questo sia così. L’intera vita e ministero di Gesù erano basati sulla Legge di Dio. Paolo scrive che Gesù nacque “…sottoposto alla legge” (Galati 4:4), e lo vediamo come Egli si sottoponga alla legge. Onora la Legge nel Suo insegnamento, citandola frequentemente per comprovare i Suoi insegnamenti di fronte ai suoi avversari. Nel corso della Sua vita Egli ubbidiva alla legge perfettamente in ogni punto, e persino muore accettando di pagare il prezzo della sua trasgressione.

L’ultimo giorno, quando Iddio vorrà vedere perfetta rettitudine in tutti coloro che aspirano ad entrare nel Suo Regno, noi, come cristiani, potremo presentare una perfetta rettitudine, la rettitudine conseguita da Cristo con la Sua perfetta ubbidienza alla Legge e che Egli per grazia vuole attribuirci e che facciamo nostra per fede. In quel giorno, quando la Legge con voce tonante esigerà la nostra definitiva ed inappellabile condanna, a causa delle nostre trasgressioni, il credente non dovrà avere paura. Non perché Dio non gli avesse richiesto di sottomettersi ad essa o accettasse qualcosa di meno, oppure perché ci perdoni “…tanto la legge non è importante”, ma perché la vita e la morte di Cristo sulla croce in nostro favore ha soddisfatto essa stessa per noi ciò che la Legge esige affinché noi diventassimo di tutto cuore persone che ubbidiscono alla Legge di Dio.

Meglio dei Farisei?

Ora tutto questo potrebbe sembrarci molto bello, ma in qualche modo ancora troppo teorico. La cosa però cambia quando consideriamo il versetto 20. Qui la religione della Legge comincia a toccare i temi chiave della vita stessa.

Gesù dice: “Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Com’è possibile?

Egli dice: “Vuoi essere considerato fra i miei discepoli? Vuoi essere incluso nel numero di coloro che sono graditi a Dio, quelli che sono cittadini del Mio regno nei cieli? Beh, allora devi fare decisamente meglio nell’osservare la legge di quanto facciano i Farisei”. “Che? Meglio dei Farisei? Ma vuoi scherzare? Come potrei io mai arrivare anche solo un poco al livello di ubbidienza alla Legge al quale essi sono arrivati? E addirittura essere meglio di loro! Impossibile! E’ una pretesa assurda!”.

Com’è che i Farisei osservassero la Legge? Lo notiamo in una delle parabole di Gesù: “Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano” (Luca 18:10-11).

La preghiera del primo personaggio può essere riassunta con queste parole: “O Dio, hai notato come io sia bravo?”. Fa’ così una lista delle cose che egli non fa…

Per Gesù, il vero modo di osservare la legge era qualcosa di molto diverso, qualcosa che iniziava nel cuore. Non era forse quello a cui Gesù mirava quando diceva che l’adulterio inizia dal modo in cui guardi qualcuno, e che l’omicidio inizia quand’anche solo si coltiva un atteggiamento di risentimento verso qualcuno?

Osservare veramente la legge deve nascere da un amore per Dio che affonda le sue radici nel cuore, nell’anima e nella mente, un amore verso il prossimo che è altrettanto forte dell’impegno a garantire il proprio benessere. Per Gesù, osservare la Legge è un desiderio di ubbidire che proviene dal cuore.

Osservare la Legge, per il Fariseo, poi, era questione di obbedire alle parti preferite della Legge, trascurando le altre. Quali erano per un Fariseo le parti favorite della Legge? L’aspetto cerimoniale ed esteriore della Legge. Per quanto riguardava, però, le questioni morali della Legge, sapeva come trovare scorciatoie e giustificazioni…

Per i Farisei, osservare la legge era qualcosa in fondo di parziale. Gesù però diceva che noi dobbiamo vivere di ogni parole che procede dalla bocca di Dio, non solo di quelle cose in fondo più facili!

Sicuramente, poi, osservare la Legge, per un Fariseo, era cosa abbastanza di egocentrico. Quando pensava di fare ciò che la Legge comandava, spesso pensava solo a come questo avrebbe fatto una buona impressione sull’ambiente circostante, ma il punto di riferimento di chi osserva la legge doveva essere Dio e non gli altri. L’osservanza cristiana della legge deve essere radicata nel cuore. Deve essere l’impegno ad ubbidire ad ubbidire a tutto ciò che Dio ha comandato. Deve essere fatto per attirare l’attenzione a Lui, non a noi stessi.

Una legge molto esigente

È questo il tipo di religione che Gesù viene per ristabilire, una religione che sia in armonia con la Legge sovranamente stabilita da Dio. E’ qualcosa di sicuramente molto esigente. Essa esige che noi diventiamo un popolo santo, santo cioè nei termini in cui Dio definisce la santità, vale a dire la Sua Legge.

Allora avevano equivocato la legge di Dio, la applicavano in modo errato. Ne era conseguito che la Legge diventasse un giogo di schiavitù, o una piattaforma per il proprio orgoglio.

Il nostro problema, però, è l’opposto. Invece di essere tutti coinvolti nella Legge nel modo sbagliato, noi semplicemente la ignoriamo. Noi presumiamo di poter fare tutto quello che vogliamo, abilissimi nel giustificarlo, e pensiamo che tutto vada bene così dato che, diciamo, siamo “liberi dalla legge”, oppure vincolati solo da un non meglio definito senso di “amore”.

Gesù, però, è venuto per qualcosa di molto diverso. Gesù è venuto per ristabilire una religione esigente, esigente ma non oppressiva. L’evangelista Giovanni scrive: “Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti“: questa è la parte esigente. Ascoltate però il resto del versetto: “…e i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Giovanni 5:3).

Quando qualcuno viene seriamente alle prese con la Legge di Dio, egli giunge a vedere sé stesso in modo differente, in modo più accurato. Egli giunge a vedere, a comprendere, di essere un peccatore. Non il fatto che ogni tanto pecchi. Anche i Farisei si rendevano conto che ogni tanto peccassero. Chi sia, però, venuto alle prese con la Legge di Dio giunge a rendersi conto non che egli ogni tanto commetta qualche peccato, ma di essere radicalmente un peccatore perché giunge veramente faccia a faccia con Dio stesso!

Quando però la Legge ha compiuto tutta la sua opera nella vita di una persona, il suo servizio, cioè portare quella di disperare di sé stessa, a vedersi quale veramente è, allora quella persona è pronta ad udire l’appello di grazia che Gesù le rivolge:

“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!” (Matteo 11:28-29).

È allora che:

“Signore Gesù, sono stanco del mio peccato. Vi sono idoli che io mi porto dietro tutto il giorno nel mio cuore. I miei migliori sforzi per fare il bene solo risultano in qualcosa di degno solo del deposito della spazzatura. Io vengo a Te, o Signore Gesù, peccatore come sono. Salvami dal mio peccato, perché è grande. Liberami da quella colpevolezza che è la mia dannazione. Salvami dalla sua potenza schiacciante. Signore Gesù, io vengo a te. Se non sarai Tu a salvarmi, allora per me non vi sarà speranza alcuna”.

E’ solo dopo che la Legge ha compiuto la Sua opera. Allora Gesù farà valere i Suoi diritti su questa persona e la attirerà nel Suo gregge: “Quest’uomo, questa donna, è mia. Per lei volentieri io sono morto. Essa sarà con me ora e per sempre!”. La Legge è la servente di Dio per portare i Suoi eletti alla grazia dell’Evangelo.

Il ruolo della Legge è terminato?

E poi? Ora che quell’uomo o quella donna è stato convertito e posto con sicurezza fra il gregge di Dio, potrà la Legge essere messa da parte? Forse che la Legge ora è abrogata? Forse che quell’uomo o quella donna perseguirà la vita cristiana senza nessun criterio oggettivo? No! Rimane sempre l’appello ad amare Dio ed il prossimo. Come potremmo anche solo sapere chi egli sua indipendentemente dalla Legge? Ancora vi sono idoli che si aggirano nei recessi più nascosti del cuore. Come potrebbero essi essere smascherati senza essere messi sotto i riflettori della Legge? C’è molto di più da godere della grazia di Dio rivelata dall’Evangelo, ma come potrebbe mai questo avvenire senza che la Legge ci mostrasse sempre di più quanto poco valore abbiano anche le nostre opere migliori?

Gesù non è venuto semplicemente per estendere l’uso della Legge solo un po’ di più oltre la conversione e poi abrogarla da quel èpunto in poi. Ancora la Legge deve essere ubbidita. Essa deve essere ubbidita dal profondo del cuore, in tutte le sue parti, e con lo scopo di attirare l’attenzione verso Gesù, non verso noi stessi.

Inoltre, a differenza dei Farisei, come cristiani noi non ci sforziamo di ubbidire alla Legge per meritarci qualcosa. La salvezza è nostra per grazia. Al contrario, ci sforziamo di ubbidire perché in questo modo potremo compiacere a Dio manifestandogli la nostra riconoscenza.

Conclusione

Vedete ora perché sia venuto Gesù? Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio che è al tempo stesso la religione della grazia di Dio. E sia ringraziato Iddio che Egli l’abbia fatto!

In un’epoca di liberalismo come la nostra dove prevale “l’eresia della sinistra” abbiamo bisogno di udire che Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio.

Potrebbe però ancora oggi sussistere “l’eresia della destra”, l’eresia di chi abusa della legge di Dio pretendendo di esserle conforme e credendosi così “a posto” con Dio: anche lui ha bisogno di Gesù che contesti la sua posizione ristabilendolo ad un giusto concetto di Legge.

Come vi ponete voi di fronte a tutte queste cose?

Sei tu un Fariseo moderno che osserva esteriormente la legge, in parte e in modo egoistico? Se è così ti stai accumulando un terribile giudizio per il giorno del giudizio.

Sei forse, di fatto, fra coloro che ignorano la legge di Dio? A Dio un giorno dovrai rendere conto sulla base di quella Legge che pensavi di poter ignorare.

Sei tu fra coloro che sono stati ingannati e che dicono a sé stessi che per loro andrà tutto bene perché credono in Gesù, anche se la loro vita è piena di peccato?

Attenzione, se Cristo non purifica la tua vita, la tua fede non è autentica. Potrebbe anche essere che tu sia un credente che sta lottando per adeguarsi alla Legge di Dio, ma con le sole tue forze. Solo lo Spirito Santo, però, invocato potrà aiutarti a mettere tutto in migliore prospettiva.

Ora tu potresti essere fra quei credenti che giungono a comprendere il giusto posto che la Legge deve occupare nella nostra religione di Grazia, e tu ne vedi i frutti nella tua vita. Bene, allora vedi di ringraziare Iddio per la Sua grande misericordia ed amore verso di te continuando a prestare ubbidiente attenzione alla Legge nella gioia dello Spirito.

Liberaci, o Dio, dall’asservimento ai nostri peccati, e dacci lalibertà di quella vita abbondante che tu ci hai fatto conoscere nel tuo Figlio e Salvator nostro Gesù Cristo, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre.

Amen.

 

Spezzata o spezzettata? Tu come la preferisci la Parola?

Egli disse loro:

«O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?».

27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.

28 Come si avvicinavano al villaggio dove erano diretti, egli finse di andare oltre. 29 Ma essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Egli dunque entrò per rimanere con loro.

30 E, come si trovava a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse e, dopo averlo spezzato, lo distribuì loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero; ma egli scomparve dai loro occhi.

32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava per la via e ci apriva le Scritture?».

33 In quello stesso momento si alzarono e ritornarono a Gerusalemme, dove trovarono gli undici e quelli che erano con loro riuniti insieme.

34 Costoro dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane.

(Luca 24)

Luca 24:27

Chi ha la pazienza di seguire le mie brevi riflessioni quotidiane sulla Parola di Dio, sa che normalmente prendo i testi proposti per la predicazione dal Lezionario Comune Riformato, che ha un ritmo liturgicamente molto simile al Lezionario utilizzato nella chiesa cattolica di rito latino.

I due strumenti spesso differiscono per quanto riguarda la lettura tratta dall’Antico Testamento. Oggi era uno di quei giorni. Il lezionario riformato proponeva un brano tratto dal profeta Michea (6:1-8), mentre il lezionario cattolico proponeva quello che io scherzando chiamo uno spezzatino dal profeta Sofonia (2:3; 3:12-13).

Ho scelto Sofonia per la preghiera biblica di oggi, ma avrete notato che ho cercato di eliminare l’effetto spezzatino. Non l’ho mai sopportato. E le “ragioni pastorali” che mi ricordo di aver studiato mentre ero alla Gregoriana ed al Seminario Maggiore, lo confesso, non mi sono mai andate giù.

Primo, perchè penso che la Parola di Dio la chiesa, qualsiasi chiesa, non abbia alcun diritto di manipolarla, in nessun modo. Deve limitarsi a proporla per come è, per cosa dice. E se non riesce a capirla il problema è suo, è della chiesa, e non certo della Parola.

Secondo, perchè penso che sia un modo molto ma molto paternalistico quello di escludere questo o quel brano,o di “accroccarne” una sequenza tagliando questo ed aggiungendo quello. Una modalità paternalistica e poco rispettosa del credente a cui la chiesa rivolge la sua predicazione.

Terzo, perchè mi ricorda tanto gli abusi del cosiddetto metodo storico-critico di lettura della Bibbia i cui autori ti dicono che questa è Parola di Dio, ma quella lo è di più; che quello la Bibbia lo dice perchè l’autore era figlio del suo tempo (ma ve lo ricordate Chi è l’Autore?), che oggi, sempre peggio, l’autore biblico umano le cose le direbbe in altro modo (possibile, per il suo peccato però magari!).

Stesso discorso e stesse considerazioni si devono fare e sono valide a mio avviso per brani come i “salmi imprecatori”-

Se la Parola di Dio dice…

È proprio secondo giustizia che parlate, o potenti? Giudicate voi rettamente, o figli degli uomini? 2 Nel vostro cuore voi concepite invece malvagità; le vostre mani dispensano sulla terra violenza.

3 Questi empi si sono corrotti fin dal grembo materno; questi bugiardi si sono sviati fin dalla nascita. 4 Il loro veleno è simile al veleno del serpente; sono come l’aspide sordo che si tura le orecchie, 5 per non udire la voce degli incantatori, o di chi è abile nel fare incantesimi.

6 O DIO, spezza loro i denti in bocca; o Eterno, rompi le zanne dei leoni. 7 Si dissolvano come acqua che scorre via. Quando tira le sue frecce, siano esse come dardi spuntati. 8 Siano come lumaca che si scioglie mentre va; come aborto di donna non vedano il sole.

9 Prima che le vostre pentole sentano il fuoco dei rovi, siano essi verdi o accesi, egli le spazzerà via come un turbine.

10 Il giusto si rallegrerà nel vedere la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio. 11 E la gente dirà: «Certo vi è una ricompensa per il giusto; certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

(Salmi 58)

 Se la Parola di Dio dice questo non è Dio che è cattivo, o l’autore biblico che ha capito male. È che questa è la realtà del peccato dell’uomo, questo è quello che la cattiveria dell’uomo è capace di compiere. Migliaia e migliaia di aborti di donna ogni giorno non vedono il sole, smembrati, fatti a pezzi, uccisi con mezzi chimici o meccanici.

Ed io, credente so che ci sarà un giudizio, che questo giudizio sarà affidato al solo Giusto Giudice, e so che la mia anima di questo si rallegrerà come l’animo del salmista.

«Certo vi è una ricompensa per il giusto;
certo c’è un DIO che fa giustizia sulla terra».

Ad Emmaus, il Cristo Risorto, non ancora asceso al cielo, dopo aver rimproverato l’incredulità dei due discepoli, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 

Non fece loro uno spezzatino di Parola di Dio!, non si limitò a fare il riassunto dell’ultima puntata, ma cominciò da Mosè e dai Profeti, ripercorse tutta la Bibbia, tutta la storia della salvezza.

Perchè se il Cristo è il Verbo di Dio (lo crediamo tutti mi pare!) è tutto il Verbo di Dio. Non una parte. Non esiste una parte della Scrittura che valga più o meno. Esisteranno certo, per nostra colpa, parti della Scrittura che ci affascineranno di più, parti che ci ‘annoieranno’, parti che ci manderanno ‘in crisi mistica’.

Ma il difetto è nostro, non della Parola di Dio!

Lascio il tutto alla mia ed alla vostra riflessione e preghiera.

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5

Riflessioni della domenica. Tu che ne pensi?

Riflessioni della domenica, a partire dalla Parola di Dio letta nel culto e dalle riflessioni ascoltate da chi presiedeva l’assemblea.

Oltre che dalla considerazione, passate le cosiddette “feste grandi”, il Natale, l’Epifania, il Battesimo del Signore, che l’assemblea dei credenti si era di molto ridotta di numero.

Pure il presidente dell’assemblea sottolineava che ogni domenica è Giorno del Signore, che ogni domenica va santificata, ossia riservata in primo luogo al culto del Signore, che “ricordati di santificare le feste” è una delle dieci parole della Legge mosaica, non un banale precetto ecclesiastico; che ogni domenica è Pasqua del Signore, che ogni domenica ricordiamo che il Verbo non si è solo incarnato, ma che è anche morto e risorto per noi.

E allora perchè quel semivuoto nella chiesa fatta di pietra?

Prima lettura, canto del Servo, Isaia 49. Ascolto il lettore.

6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele. Ti ho stabilito come la luce delle nazioni, perché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra».

Io penso alle radici ebraiche della mia famiglia materna, penso alla recentissima ultima visita in sinagoga, al Tempio Maggiore di Roma, con Antonella, dove dopo tanto tempo ho tirato fuori dallo zaino una kippah, tra gli sguardi curiosi degli altri turisti (maschi) che hanno dovuta prendere in prestito quella “simil mascherina da chirurgo” che danno ai non ebrei che entrano nel tempio.

Penso al rigore con cui buona parte dei miei conoscenti di fede ebraica osservano il sabato, e mi chiedo il perchè. E rifletto.

Isaia 49:6

All’Eterno non basta uno che si dichiara suo servo, che si dichiara tale e basta. Egli vuole che il suo servo sia luce delle nazioni, che la sua vita risplenda.

Ma come fa a risplendere la vita di un credente, se non della luce che gli riflette la gloria di Dio? E come può un credente godere di quella luce se nemmeno si ricorda di ascoltare, una volta alla settimana!, la Parola di Dio? Quella è la luce! Quella è la luce del mondo!

Non è nostra, nessuno di noi vive o può vivere di luce propria, e chi credesse di farlo è il primo dei dannati.

Il Vangelo (Giovanni 1:29-34) racconta del Battista che riconosce Gesù, dallo Spirito che scende e rimane su di lui. Quello stesso Spirito di cui noi godiamo i frutti. Quello stesso Spirito sceso su di noi al Battesimo, alla Confermazione, invocato sul nostro ministero e sulla nostra unione in matrimonio.

Da che si vede questo Spirito, se la nostra vita esteriore, se la nostra vita di tutti i giorni, è uguale a quella del non credente che abita sul nostro stesso pianerottolo?

Da che si vede questo Spirito, se abbiamo paura a testimoniare dello Spirito di Verità che è l’essenza della Rivelazione, che ha ispirato gli scrittori umani della Parola di Dio?

Il Cristo insiste per tutto il Vangelo su questo tasto.

Quello che vi ho detto nelle tenebre, predicatelo alla luce, gridatelo sui tetti! Pregate incessantemente, senza stancarvi. Annunziate il Vangelo ad ogni creatura, in tutto il mondo, fino ai confini del mondo. 

Tu che pensi?

Se pensi, come tanti, che il cristianesimo sia un fatto privato, sei in profondo errore, non sei cristiano. Il cristiano vive dell’annuncio.

Se credi, come tanti, che la fede sia un fatto solo personale, che con il lavoro, con la scuola dei tuoi figli, con come conduci la famiglia, non c’entra che poco, sei di nuovo nell’errore, forse non sei nemmeno credente.

Ma la fede non si impone… sento già l’obiezione. Giusto, ma si propone, va proposta ogni volta che se ne ha l’occasione, va testimoniata. Il Cristo annunciava ovunque e ogni volta che ne aveva l’occasione. Quando non lo ascoltavano, scuoteva i suoi calzari ed andava ad annunciare in ul altro luogo. E così disse di fare ai suoi discepoli.

Non imponeva, ma proponeva con tutto se stesso, anzi, nel caso specifico, proponeva sè stesso, l’adesione alla Sua Persona.

Noi possiamo solo imitarlo, cercare di avere in noi gli stessi sentimenti che erano in lui, mostrare agli altri che siamo rivestiti di Cristo.

Ma pensare di farlo, pensare di essere cristiani senza ascoltare la Parola di Dio nel Giorno Santo che il Signore ha comandato di riservare prima di tutto a questo scopo, è come presentarsi senza vestiti, nudi, ad una sfilata di moda. Si verrebbe scacciati via senza ritegno e con vergogna.

Attenti, fratelli e sorelle, alla dannazione del credente, ancor più del cristiano, quella di vivere per la maggior parte del proprio tempo, meglio, del tempo che crediamo nostro, ma non lo è (anche il mio potrebbe finire mentre batto sui tasti del mio computer!), come se Dio non esistesse, non ci fosse, o non fosse così determinante per la nostra vita.

O anche credere che basti quell’ora di partecipazione al culto domenicale, quando ci ricordiamo, quando non abbiamo nulla di “meglio” o di “più urgente” da fare, o quei dieci, venti o trenta minuti di preghiera quotidiana.

Che il Signore accresca la nostra fede!

Che ognuno di noi non disperda lo Spirito ricevuto, perchè il peccato contro lo Spirito è l’unico ed il solo che non verrà perdonato!

Ricordiamoci dell’ammonimento alla chiesa di Laodicea:

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.

15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.

17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.

18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.

19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. 21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3)

Chi ha orecchi, ascolti.

Amen.

Gioite anche nelle prove a gloria del Cristo

Il fratello pastore Elpidio Pezzella ricorda Remo Cristallo e suggerisce la traccia per la preghiera e la lettura quotidiana delle Scritture.

Condivido con voi entrambe le cose.

Un uomo straordinario

“… gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”
1 Pietro 1:6-7

Sul sereno del nostro navigare improvvisa si è levata una tempesta, che seppur non ha rovesciato la barca ha portato via con sé il timoniere, un uomo straordinario che ho avuto lo speciale onore di incontrare  e conoscere. Condivido con voi un pezzo enorme della mia vita.

Il 20 luglio 1940 nasceva in un paesino dell’avellinese il pastore Remo Cristallo. Tra i figli spirituali di quella generazione di credenti che avevano raccolto la predicazione dell’evangelo dai convertiti oltreoceano, ha cominciato giovanissimo a dedicarsi alla causa di Cristo.

In sessant’anni di onorato e fedele ministero i suoi occhi hanno visto crescere e raccogliere alla gloria di Dio, mentre le sue mani non hanno mai smesso di seminare e piantare le Scritture.

“Dall’Italia per l’Italia, l’Europa e il mondo” il motto di una visione animata dallo Spirito, guida e ispiratore assoluto di opere e progetti in svariati posti del mondo. Nella sua maturità la sua figura è stato perno di nascita e sviluppo della Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia.

L’elenco di quanto con lui e per mezzo suo si è prodotto potrebbe apparire “idolatrico”, ma ritengo invece il degno riconoscimento per chi si è speso per l’Evangelo: radio Casale, stampa (E.P.A.), programmi televisivi prima (Gesù è il Signore) e un canale televisivo poi (TeleOltre); una comunità con diverse realtà locali fino a un movimento di chiese in Italia e all’estero (Nuova Pentecoste); azioni missionarie in Bulgaria, Albania, fino all’Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni (Angola – Luanda – e Brasile). Una generazione di uomini fedeli hanno ricevuto da lui gli insegnamenti nella fede in Cristo, e da questi almeno altre due generazioni sono state formate a servire il Maestro.

Sono grato a Dio per aver ricevuto grazia e misericordia attraverso il suo ministero, che ha fatto poi nascere in me l’amore per le Scritture. Il primo a festeggiarmi per il mio percorso accademico è stato proprio lui. Grazie a lui, ho avuto e occupato spazi televisivi che hanno portato il mio nome e il mio volto oltre i confini delle mie umane possibilità. Ho preso in casa sua mia moglie Gabriella e i miei figli lo hanno per nonno.

Lunedì 9 alle ore 19:00 il Cielo lo ha accolto in gloria.

Nel giorno del suo 75° compleanno gli ho dedicato queste parole per onorare con un piccolo gesto un uomo grandemente usato da Dio.

1 Pietro 1:6-7

Lettura della Bibbia

16 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1
17 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4
18 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7
19 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10
20 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13
21 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16
22 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

Lascia fare

13 Allora Gesù venne dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato.

14 Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». 15 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

16 E Gesù, appena fu battezzato, uscì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli gli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui; 17 ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

(Matteo 3)

14 Ma Giovanni gli si opponeva fortemente dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». 15 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Lascia fare per ora, perché così ci conviene adempiere ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Lasciar fare a Dio. Forse la cosa che ci riesce più difficile.

Lasciar fare a Dio, mettere da parte il nostro orgoglio, la nostra presunzione, la pretesa di credersi “grandi”, di voler fare tutto da soli.

Lasciar fare a Dio pure è la sola cosa necessaria.

Preghiamo ogni giorno, più volte al giorno anche, con la preghiera del Padre Nostro e diciamo con le labbra “Sia fatta la tua volontà“.

Ma siamo capaci poi a farlo con il nostro cuore?
Affidiamo davvero tutta la nostra vita al Padre, attraverso il Figlio, che opera mediante i doni dello Spirito?

Gesù si affida completamente al Padre, in questa scena evangelica. E il Padre loda il suo completo affidarsi, il suo pieno rimettersi alla sua volontà.

Ed ecco una voce dal cielo, che disse: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Si ripeterà, una scena simile, prima della Passione.

Padre, se possibile, allontana da me questo calice. Tuttavia non la mia, ma la Tua volontà sia fatta“.

Preghiamo

Padre nostro che sei nei cieli, che al battesimo di Gesù nel fiume Giordano hai proclamato il Tuo diletto Figlio e l’hai unto di Spirito Santo: Concedi che tutti coloro che sono battezzati nel Suo nome possano mantenere il patto che hanno fatto, e coraggiosamente confessarlo come Signore e Salvatore; che con Te e con lo Spirito Santo vive e regna, un solo Dio, in eterna gloria. Amen.

L’Eterno ti benedica e ti custodisca

22 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 23 «Parla ad Aaronne e ai suoi figli, dicendo: Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: 24 “L’Eterno ti benedica e ti custodisca! 25 L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! 26 L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!”. 27 Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò».

(Numeri 6)

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno celebrando il Giorno del Signore, il Dies Dominicus, la Domenica.

E’ bello, bellissimo per un cristiano iniziare l’anno con una benedizione da parte dell’Eterno, del Signore, Benedetto Egli sia, al suo popolo, a tutti coloro che credono in Lui, tratta dai brani proposti oggi per il culto.

E’ bello in modo particolare per me, che, come dono particolare, ho avuto la notizia della nascita di una bimba, Alice, la prima figlia di una cara amica e compagna di studi, tanto attesa quanto desiderata. Una dei primi nati di Roma stamani.

“L’Eterno ti benedica e ti custodisca, Alice! L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te, Alice e ti sia propizio! L’Eterno rivolga il suo volto su di te, Alice e ti dia la pace!”.

L’Eterno, ancora, benedica ciascuno di voi, fratelli e sorelle, lettori fissi o occasionali di questo blog. Che la nostra preghiera, oggi in particolare, si trasformi in preghiera di lode, per le meraviglie che il Signore opera in noi ed attraverso di noi.

Amen.

Alleluia!