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Natale è o non è

Natale è la morte dell’uomo vecchio.

È nascere a vita nuova assieme a quel Bimbo.

È stendere le mani aperte come In Croce e non voler trattenere nulla per se. Nulla del peccato di ieri.

Natale è nascere di nuovo.

O non è.

Non è Natale.

È il 25 dicembre. Domani 26.

Deponiamo dunque «l’uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo.

(Leone Magno, dal Discorso sul Natale, Ufficio delle Letture Notturno)

O Adonai, vogliamo fare quanto comandi (Matteo 1:18-25)

La seconda antifona maggiore d’Avvento o seconda antifona “O” che dir si voglia omaggia il Signore con l’antico nome di Adonai; è uno dei più diffusi fra i nomi di Dio nella Bibbia. In ebraico è il modo in cui viene letto il tetragramma divino YHWH, altrimenti impronunciabile.

O Adonai - Antifona Maggiore del 18 dicembre
O Adonai – Antifona Maggiore del 18 dicembre

Letteralmente, in ebraico, Adonai significa “Mio Signore”. Il termine compare nell’Antico Testamento 439 volte. Il suo corrispondente greco è Κύριος (Kýrios o Kǘrios).

Recita l’antifona:

O Adonai,
et dux domus Israël,
qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti,
et ei in Sina legem dedisti:
veni ad redimendum nos in brachio extento.

O Adonai,
condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

Il Signore, Adonai,è colui che conduce la storia, è colui che appare all’uomo, a Mosè prima, a Maria e Giuseppe poi; è colui che dona al popolo la legge, la Torah, prima; poi quella stessa legge la mette nel cuore dell’uomo donando a questa il Suo Signore e Salvatore, donando a questo il Signore Gesù.

E perchè nessun uomo o donna potesse mai gloriarsi di essere stato o stata al Suo posto, lo fa con il concepimento verginale, avverando la profezia della vergine, che vergine concepisce e vergine partorisce il Suo Figlio.

Molti oggi come allora vorrebbero capire… Ma qui non si tratta di capire, si tratta di credere ed obbedire alla Parola di Dio, si tratta di credere ed obbedire ad Adonai, al solo ed unico Signore della nostra vita.

Così fa Giuseppe, della dinastia di Davide. Lo ascoltiamo oggi nel Vangelo della Quarta Domenica di Avvento, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Matteo.

18 Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente. 20 Ma, mentre rifletteva su queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. 21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”». 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

(Matteo 1)

Ascoltò, credette e prese con sè Maria, come l’angelo del Signore, la Sua Parola, gli comanda.

Così farà Maria, secondo quanto scritto nel Vangelo secondo Luca (capitolo 1):

38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di *Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Maria ascoltò, credette, si trovò incinta per opera dello Spirito e partì in fretta, subito, per contemplare l’opera di Dio che si era compiuta anche nel ventre della cugina Elisabetta.

A noi di fare altrettanto. A noi di essere ascoltatori obbedienti della Parola di Dio, a noi di aprire il nostro grembo, le nostre mani, il nostro cuore, la nostra mente al Suo adempiersi.

Maranathà!

Amen.

Il Giorno del Signore si tinge di rosa (Filippesi 4:4-7)

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

(Filippesi 4)

Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

Il Giorno del Signore, ho titolato questo post, in questa terza Domenica di Avvento, si tinge di rosa, tinge di rosa la terza candela della corona e, nelle chiese cristiane che li adoperano, tinge di rosa i paramenti dei ministri del culto.

Si avvicina il fulgore del Natale, la luce accecante, il bianco dell’Incarnazione, il bianco del Verbo che viene a completare la Rivelazione di Dio al mondo. E il viola dell’attesa si trasfigura, come il rosso del sangue dei martiri, pronti a splendere con il loro, il nostro Unico Signore e Salvatore.

Siate consapevoli di tutto ciò, ci dice Paolo nella lettera ai cristiani della chiesa di Filippi, rallegratevi che la vostra salvezza è vicina, rallegratevi che il Signore ci colma della Sua Grazia, rallegratevi se avete la Fede in tutto questo, rallegratevi che il Cristo viene, che la Parola è in mezzo a voi, che il Verbo è qui.

Le cose non vanno tutte come dovrebbero andare nel mondo, ma non è mai stato così. Da che il peccato è entrato nel mondo, da che la creatura umana ha scelto di servire se stesso ed il proprio orgoglio, tante cose non vanno, tanto uomini e donne non amano, tanti hanno fame e sete, tanti sono nudi, tanti sono soli, carcerati, malati e non curati…

Ma voi non angustiatevi…. ovvero non chiudete voi stessi nell’angusto, nel piccolo della vostra esistenza. Non angustiatevi, non chiudete il vostro cuore alle necessità dei vostri fratelli! Non angustiatevi, non chiudetevi nel solipsismo, nella ricerca della sola vostra salvezza.

Al contrario! Allargate il cuore, allargate le braccia per aiutare, allargate le gambe per camminare, allargate la bocca per annunciare il Vangelo del Regno, allargate gli occhi e gli orecchi per vedere ad ascoltare i bisogni che avete intorno.

Non angustiatevi, anzi allargatevi!

Canta con noi e per noi oggi il profeta Isaia e dice:

3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.
8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

(Isaia 35)

Non angustiatevi, non chiudetevi nel vostro piccolo mondo, ma allargate il cuore nella preghiera e chiedete a Dio, in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

Penserà Dio a raddrizzare ciò che nel mondo è storto, a guarire ciò che è malato, a bagnare ciò che è arido, a riscaldare ciò che è freddo… Noi siamo chiamati a testimoniare il Suo Amore per noi, e non il nostro amore per noi stessi!

E testimoniamo il Suo Amore per noi proclamando la Sua Verità con la Parola e la Sua Misericordia con i gesti.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

Maranathà!

Amen!

Convertitevi! (Matteo 3:1-12)

1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse:

«Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo.

10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

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Il Vangelo della II domenica di Avvento dell’Anno A presenta con parole chiarissime colui che lo stesso Gesù definirà il profeta più grande, il più grande tra gli uomini, Giovanni il Battezzatore, Giovanni il Battista.

Giovanni, cioè, che invita a battezzarsi, ovvero ad immergersi (baptizo in greco significa questo) completamente, con tutta la propria vita, nella realtà di Dio. Ad immergersi, a far scomparire tutto ciò che è di fuori (credenze, idolatrie, ipocrisie, falsità, pensieri e ragionamenti umani, ideologie…) per assorbire completamente la Parola di Dio, per imbeversi completamente di essa.

Non c’è spazio per altro per il credente, per il fedele. La Parola di Dio e sola quella. Non esistono altre verità, se non parziali, frammentate, a volte illusorie… I semi, i germi di verità di cui parla qualcuno, sono da ricercare ai fini di spingere alla conversione, ma l’unico vero seme che conta è quello che accetta di morire a sè stesso, e porta molto frutto. Gli altri semi sono da rigettare, il Seme della Parola è l’unico che deve crescerenella nostra vita personale.

Il seme della Parola di Dio, il seme del Cristo, il seme del Verbo fatto uomo.

Occorre, davvero, nascere di nuovo. Non basta nascere da Abramo, nascere nel popolo eletto, nascere da una famiglia credente. Non è una garanzia di nessun tipo. Occorre nascere di nuovo, occorre che noi, noi personalmente, facciamo una scelta personale, propria, solo nostra, di immedesimarci con il Verbo, di scegliere, sempre per i comandi di Dio, di ricercare, sempre, i suoi precetti, di ascoltare, sempre e solo, la Sua Parola.

A Dio non “serve” la nostra conversione, Dio può far sorgere dalle pietre dei figli di Abramo, dice il Battista! A noi occorre convertirci! A Dio Solo è la gloria, a noi tocca condividere la Croce, la fatica di vivere che fu assunta liberamente dal Figlio, sperando che Egli a suo tempo ci doni la gioia senza fine della Resurrezione e dell’eternità in Lui.

La scure ed il fuoco sono vicini alle radici degli alberi.

Convertiamoci, credendo al Vangelo, vivendo il Vangelo, rigettando dalle nostre vite tutto ciò che da questo ci allontana. Cerchiamo il Battesimo del Signore, lasciamoci immergere nell’acqua, accettiamo la morte, lasciamoci che la Parola di Dio ci bruci dentro, perchè sia annunciata al mondo!

Maranathà!

L’Angelo rosso e il Battista

Leonardo da Vinci (1452-1519), Angelo in rosso con liuto – National Gallery, London
Leonardo da Vinci (1452-1519), Angelo in rosso con liuto – National Gallery, London

Oggi un secondo angelo discende dal cielo.
È vestito con un grande mantello rosso e porta nella sua mano sinistra un grande canestro, tutto d’oro.
Questo canestro è vuoto e l’angelo vorrebbe riempirlo per riportarlo tutto pieno d’innanzi al trono di Dio. Ma cosa vi andrà a mettere?
Il canestro è molto fine e delicato,perché è intrecciato con raggi di sole; non ci si possono mettere cose dure e pesanti dentro. L’angelo passa molto discretamente in tutte le case,su tutta la terra e cerca…
Che cosa cerca? Egli scruta il cuore di tutti gli uomini per vedere se vi trova un po’ d’amore completamente puro.
E questo amore lo mette nella sua coppa e, quindi, lo porta verso il cielo.
E là, coloro che abitano il cielo, gli angeli e anche gli uomini che sono morti sulla terra, prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle.

Il Vangelo della seconda domenica di Avvento (Evangelo secondo Matteo 3,1-12) presenta la figura del Battista. Di un uomo cioè che aveva il fuoco dentro, il rosso fuoco della Parola di Dio che lo invitava a predicare, a chiamare alla conversione, al ravvedimento, al battesimo. Degno Precursore del Cristo quale egli era, tanto che il Cristo stesso dirà che tra i nati da donna nessuno ci fu di più grande.

Tanto grande fu questo fuoco che lo condusse al martirio, al dono stesso della sua vita, ed il rosso è appunto il colore dei martiri.

Nella tradizione il suono degli strumenti ad archi libera dalle malinconie e dalle angosce, perciò spesso essi sono raffigurati in mano agli angeli. Così il Battista vuole invitarci a liberarci dalle angosce e dagli affanni del presente, dalle angosce e dagli affanni che sono conseguenze del nostro peccato.

Che la fede ci faccia pronti ad accogliere le sue parole profetiche!

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Maranathà (Matteo 24,37-44)

37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.

38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.

40 Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; 41 due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata.

42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.

43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.

44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.

(Matteo 24)

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Prima domenica di Avvento.

Si celebra l’attesa dell’Incarnazione del Verbo e si può celebrare perchè questa è già avvenuta. Il Cristo si è incarnato nel grembo di Maria, è nato, si è fatto vero uomo rimanendo vero Dio, ha predicato il Vangelo, è morto e risorto per noi guadagnandoci la salvezza. E noi preghiamo Maranathà, “il Signore è venuto”.

Questo per quanto attiene a quello che noi umani chiamiamo “storia”, che sono però un granello di polvere nella storia della Creazione, un giorno gli occhi di Dio. Perciò, nel racconto secondo Matteo, Gesù comincia dicendo che Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.

Gli effetti dell’Avvento, l’Incarnazione, non è qualcosa valido solo per quel momento, ma anche per tutta la storia umana che era prima e per tutta la storia umana che sarebbe venuta dopo. Per dirla con l’autore della lettera agli Ebrei, Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ossia prima, durante e dopo l’Incarnazione. Tutta la realtà della storia umana, passata, presente e futura è stata redenta, salvata dal Cristo.

Ma Cristo deve ancora venire, e noi preghiamo Maranathà, “Vieni o Signore Gesù”. Cristo deve ancora mostrarsi come giudice della storia, deve renderci palese il giudizio finale di Dio sulla Creazione. E da questo punto di vista tutto è come allora.

38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.

40 Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; 41 due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata.

42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.

Tutto è come allora, noi mangiamo e beviamo, prendiamo moglie e prendiamo marito, lavoriamo nel nostro campo, maciniamo al mulino. E tutto sarà come allora. Come allora nessuno si aspettava che da Betlemme, dalla più piccola città di Giuda, sarebbe venuto il Salvatore del mondo, così sarà per noi, rischiamo di non essere pronti, rischiamo di non saper riconoscere, lo dice Gesù pregando su Gerusalemme, il tempo in cui saremo visitati. E di ritrovarci in quel momento lontani da Lui, lontani dalla Sua Parola, lontani dalla Sua salvezza.

43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.

Il Signore verrà come un ladro, è solo una similitudine ovviamente. Perchè il ladro ruba le cose altrui, il Signore verrà a chiederci conto di quanto è già Suo, della nostra vita, che Egli ci ha donato, della Creazione, a cui Egli ha dato inizio, della nostra storia, che Egli ha reso possibile, da quel giorno in cui disse “Sia la luce” e la luce fu.

Noi ci crediamo i padroni di casa, ma non lo siamo, perchè non possediamo alcunchè. E la nostra morte corporale ce lo mostra in modo che più limpido non si potrebbe, anche se tanti di noi, per orgoglio o egoismo, preferiscono esser ciechi fino alla fine. Ne renderanno, ne renderemo conto a Dio, dell’ostinazione con cui stringono, stringiamo le palpebre. Perchè rifiutare la luce è rifiutare lo Spirito, e ci dice Gesù che quello, rifiutare lo Spirito, è l’unico peccato che non può esser perdonato dal Padre.

44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.

Non sappiamo nè il giorno nè l’ora, quante volta ci viene rivolto nella Parola di Dio questo ammonimento o ammonimento simile! Ma possiamo essere certi:

Maranathà, il Signore è venuto!,
Maranathà, il Signore viene!,
Maranathà, il Signore verrà. 

Facciamoci trovare pronti.

Amen.

La festa delle Corone e il tempo d’Avvento

Corona d'Avvento 2013
Corona d’Avvento 2013

Un simbolo importante per il Natale, e per Sara che come ogni bambino lo aspetta in modo particolare.

La corona è composta da quattro candele che vengono accese man mano in ogni domenica d’avvento segnando il tempo, le quattro settimane, che separano dal Natale e della nascita di Gesù Bambino. La notte di Natale le quattro candele d’Avvento vengono sostituite da una grande candela bianca, il colore del tempo di Natale!

Non è un qualcosa di ‘riservato’ alla chiese cristiane, dove ormai si trova quasi dappertutto, di qualsiasi confessione siano i credenti che vi si ritrovano, ma è presente, ed è importante che lo sia, anche nella casa, perchè la prima chiesa, ci ricordano gli Atti degli Apostoli, è la propria famiglia dove si nasce e si cresce alla fede.

Ogni famiglia, prima dei pasti, o al mattino o alla sera o quando vuole, si raduna per pregare insieme e per prepararsi alla nascita del Salvatore.

LE QUATTRO CANDELE. Nella prima domenica di Avvento si accende la “Candela del profeta” o “Candela della Speranza”; nella seconda domenica di Avvento la “Candela di Betlemme” o “Candela della chiamata universale alla salvezza”; nella terza domenica di Avvento si accende la “Candela dei Pastori” o “Candela della gioia”; infine la quarta e ultima domenica di Avvento si accende la “Candela degli angeli”. Le candele si accendono una a settimana: o il sabato sera (all’ora del Vespro, al tramonto) o la domenica mattina (al risveglio). Secondo la tradizione è il più piccolo della famiglia che accende la candela.

I SIMBOLI RAPPRESENTATI DALLA CORONA DI AVVENTO. La “Corona di Avvento” ha come base delle candele un tema legato alla natura: foglie di alberi (abete o pino) in genere; questo simboleggia la vita, perché Cristo che sta per venire al mondo sconfiggerà le tenebre, il male e la morte.

La corona poi ha una forma circolare perché fin dai tempi più antichi il cerchio rappresenta il segno dell’eternità e al tempo stesso dell’unità; la sua forma circolare ricorda il ciclo delle stagioni, la fedeltà di Dio verso l’uomo.

La “Corona di Avvento”, inoltre, è segno di regalità e di vittoria (della vita sulla morte). Gesù è Re e non un bambino qualsiasi. Per la corona vengono utilizzati in genere i rami di pino o di abeti verdi: simbolo di vita eterna e segno di speranza. I rami ricordano anche l’entrata a Gerusalemme di Gesù, che venne accolto con foglie verdi e salutato come Re e Messia.

Di solito la “Corona di Avvento” viene ornata con nastri rossi o viola: il rosso simboleggia l’amore di Gesù, mentre il viola è segno di penitenza e conversione in attesa della venuta del Messia.

LA “CANDELA DEL PROFETA”. La prima candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela del Profeta” e ricorda i profeti che predissero la venuta di Cristo.

LA “CANDELA DI BETLEMME”. La seconda candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela di Betlemme” e viene accesa per ricordare il luogo dove nacque il Salvatore.

LA “CANDELA DEI PASTORI”. La terza candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela dei Pastori” e ricorda i pastori, che furono i primi a vedere Gesù e a diffondere la “lieta novella” della sua nascita. E’ rosa come il colore liturgico della terza domenica d’Avvento, chiamata la domenica “Gaudete“.

LA “CANDELA DEGLI ANGELI”. La quarta candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela degli Angeli” per ricordare gli angeli che richiamarono i pastori alla grotta di Betlemme annunciando la nascita del Bambino Gesù.

Se volete imparare tutto su come realizzarla…

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Perseverare dalla Beth fino alla fine della riga (Luca 21,5-19)

Oggi, 13 novembre 2016, XXXIII Domenica del tempo Ordinario o tempo Per Annum per il lezionario cattolico; Proper 28 (33)Twenty-Sixth Sunday after Pentecost per il Revised Common Lectionary (Lezionario Comune Riveduto, riformato). Lettura consigliata: Luca 21,5-19.

Per tutti i cristiani che seguono i lezionari di cui sopra, questa è la domenica che precede la conclusione dell’Anno Liturgico che avverrà domenica prossima, 20 novembre, con la Domenica di Cristo Re o del Reign of Christ.
Appaiono in queste ultime domeniche dell’anno i testi cosiddetti apocalittici, che parlano degli ultimi tempi, di cosa avverrà, di cosa sta per compiersi, dei segni che accompagnano questi fatti.

Se ne fa un gran parlare di questi tempi. Ma, in realtà, a ben vedere, se ne è sempre fatto un gran parlare da dopo la Morte e Resurrezione del Figlio. E a ragione, poichè è allora che questi ultimi tempi sono iniziati.

Siamo nel tempo dell’apocalisse, termine tradotto solitamente come rivelazione o svelamento perchè letteralmente indica uno strappar via “da” (apò) ciò che è nascosto (kaluptos). Ci siamo, da quando Nostro Signore morì sulla Croce e risorse il terzo giorno. E significativamente, in questo anno liturgico, che segue il ciclo cosiddetto C, in cui viene letto principalmente il Vangelo secondo Luca, nell’ultima domenica, domenica prossima, ci verrà presentata la scena del dialogo tra Gesù e il ladrone crocifissi fianco a fianco, con la promessa di Gesù al ladro: “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso” (cfr. Luca 23,35-43). Oggi, non chissà quando.

Il nostro problema, come il problema di tanti cristiani, di tanta umanità, è che noi confondiamo l’oggi, gli ultimi tempi di Dio, di cui parla la Scrittura, con l’oggi e gli ultimi tempi umani. Pretendiamo di trasformare il tempo di Dio, che ne vive fuori, essendo nell’eternità, nel nostro tempo terreno, che ha per tutti un’inizio, al concepimento, ed una fine, al momento della nostra morte corporale. Ci facciamo profeti di cose che non sappiamo, di tempi che non possiamo accelerare o rallentare.

Gesù, nel brano di Evangelo che ascoltiamo oggi, invita a non prestare attenzione alle belle pietre ed ai doni votivi del Tempio. Le belle pietre sono destinate a crollare come tutte le altre; come crollano le false fedi nascoste sotto i doni votivi che in molti casi vogliono sempicemente celare allo sguardo dei più le nostre mancanze.

Le guerre, le sommosse, le pestilenze, le carestie… Quale epoca del tempo dell’uomo ne è mai stata priva? Non dobbiamo preoccuparci di questo, dice Gesù, ma di quello che viene prima; credo io non semplicemente  prima in senso di successione temporale, ma prima come importanza.

Egli disse: «Guardate di non farvi ingannare; perché molti verranno in nome mio, dicendo: “Sono io”; e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro. Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito». Allora disse loro: «Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo. Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza.

Prima di tutte queste cose viene per noi l’occasione di rendere testimonianza, dice il Cristo. Occorre che ci preoccupiamo non dei segni esteriori di disfacimento dell’uomo, ma di quelli interiori. Leggevamo in uno di questi ultimi giorni Luca 18,8: Ma quando il Figlio dell’Uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

Questa deve essere la nostra prima ed unica preoccupazione. La capacità di rendere testimonianza, il continuo rendere grazie con ogni nostro mezzo ed ogni nostra capacità, del dono della fede che abbiamo ricevuto.

Le difficoltà contingenti, ovvero le difficolta che ci accomunano (con) e ci toccano e ci attraversano tutti e tutte (tangenti) non servono a spaventarci, ma servono a richiamarci al dovere di dare testimonianza, al dovere di rendere gloria a Dio ed a Lui solo per il dono che ci è fatto dal Figlio che si è fatto Uomo, che si rivela Re dell’Universo, che è venuto per la nostra salvezza (dal Cristo Re all’Avvento, i tempi liturgici umani si toccano, il mistero di Dio è uno, il fatto che Egli che ci ha creato, ci ami al punto di morire e risorgere per noi, perchè possiamo ottenere la vita eterna).

Così il Vangelo di oggi chiude con due promesse.

Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra difesa, perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno opporsi né contraddire. Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici; faranno morire parecchi di voi; e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite.

Prima promessa: neppure un capello del vostro capo perirà. Non indica certo che non saremo toccati nel nostro vivere o nel nostro esistere terreno ma che nel piano di Dio ci siamo dall’eternità per l’eternità. E che affidarci a Lui significa essere protetti e sicuri su quel piano, che è quello veramente importante.

Perchè noi sappiamo, o spesso crediamo di sapere da dove veniamo, da quale grembo materno siamo usciti, ma non siamo in grado di risalire al prima, a quando eravamo, come si diceva molto tempo fa “in mente Dei“. Allora già “eravamo” ma non ci è dato di indagare come. Allo stesso modo in cui possiamo immaginare come o dove moriremo alla vita terrena, ma non sappiamo mai il quando, il momento preciso, e di sicuro non sappiamo nè mai potremo sapere esattamente quello che accadrà in quell’istante alla scintilla di vita divina che è in noi. Per dirla sempre con le parole di Gesù, non possiamo aggiungere o togliere un solo istante alla nostra vita (cfr. Matteo capitolo 6).

Mi torna in mente un antico midrash, un antico racconto della sapienza ebraica che dice che il libro della Genesi, il primo libro della Scrittura (titolo in ebraico Bereshit, ovvero “In principio“), ovvero la Creazione inizia con la lettera Beth (in ebraico si scrive con il segno grafico ב) perchè all’uomo non è dato indagare quello che è prima di lui (ricordatevi che gli orientali scrivono da destra verso sinistra, al contrario di noi occidentali), sopra o sotto di lui (la lettera è chiusa da un tratto continuo in questi tre sensi), ma solo quello che avviene nel corso della sua vita terrena (la lettera è aperta nel senso che va verso sinistra), fino alla fine della linea di questa…

beth

Seconda promessa: con la vostra perseveranza salverete le vostre vitePerseveranza viene a volte sostituito da costanza vite viene a volte sostituito da anime ma il senso non cambia.

La perseveranza, la capacità di essere costanti e fermi nella fede, va sottolineato, anzitutto è un dono di Dio, per cui ringraziarLo e renderGli gloria. E non lo faremo mai abbastanza.

Com’è scritto:

…sappiamo che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato.

(Galati 2:16)

Il testo significa che la perseveranza fino alla fine dei giusti, degli eletti, dono di Dio, sarà prova della loro salvezza e risulterà nella loro certa e finale glorificazione.

Da un punto di vista solamente umano cos’è la perseveranza? E’ la capacita di essere severi con se stessi, con noi stessi, per tutta la durata della propria esistenza. Severi non nel senso di “cattivi” che comunemente oggi gli si dà, ma severi nel senso di giusti, corretti, fermi nelle proprie decisioni utili, le decisioni che guidano lungo il sentiero della vita vera, che è quello della fedeltà a Dio ed alla Sua Parola.

La per-severanza dei martiri nel Nome di Cristo non è il gesto eroico, la resistenza al dolore o altro; non necessariamente solo i martiri nel Nome di Cristo ne sono capaci. Ma è il loro mettere il proprio nome, ovvero la propria esistenza, sempre e costantemente sotto il Nome di Gesù. Di fronte ad ogni prova, sofferenza o dolore la perseveranza dei martiri consiste nello scegliere per ciò che rende grande il Nome, scegliere per la gloria di Dio e mai per il proprio nome; mai per la sopravvivenza del proprio io terreno e sempre per la speranza (che non delude dice Paolo) dell’Io eterno che trova la propria pienezza nel Signore.

Che il Signore accresca la nostra fede,
perchè il finito della Beth della nostra vita
ci conduca nell’infinito della Sua eternità.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà. 

Nessun domestico può servire due padroni (Luca 16:1-13)

Domani, domenica 18 settembre 2016, Giorno del Signore, per il lezionario comune riformato è la XVIII domenica dopo la Pentecoste, ciclo C; per il lezionario cattolico è la XXV domenica del tempo ordinario, ciclo C.

I testi per la liturgia della Parola sono gli stessi, ma il lezionario comune riformato permette una doppia scelta per le letture prese dall’Antico Testamento. La riporto di seguito.

READINGS FOR THE COMING WEEK
Proper 20 (25) (September 18, 2016)

First reading and Psalm
Jeremiah 8:18-9:1
Psalm 79:1-9

 

Alternate First reading and Psalm
[Letture scelte dal lezionario cattolico]
Amos 8:4-7
Psalm 113

 

Second reading
[1 Timoteo 2:1-8 per il lezionario cattolico]
1 Timothy 2:1-7

 

Gospel
Luke 16:1-13

Il racconto evangelico è spesso titolato nelle nostre Bibbie e nei nostri commentari come la”Parabola del fattore infedele” o dell’ “Amministratore disonesto”. Il testo segue-

1 Gesù diceva ancora ai suoi discepoli:

«Un uomo ricco aveva un fattore, il quale fu accusato davanti a lui di sperperare i suoi beni. 2 Egli lo chiamò e gli disse: “Che cos’è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché tu non puoi più essere mio fattore”. 3 Il fattore disse fra sé: “Che farò, ora che il padrone mi toglie l’amministrazione? Di zappare non sono capace; di mendicare mi vergogno. 4 So quello che farò, perché qualcuno mi riceva in casa sua quando dovrò lasciare l’amministrazione”. 5 Fece venire uno per uno i debitori del suo padrone, e disse al primo: “Quanto devi al mio padrone?” 6 Quello rispose: “Cento bati d’olio”. Egli disse: “Prendi la tua scritta, siedi, e scrivi presto: cinquanta”. 7 Poi disse a un altro: “E tu, quanto devi?” Quello rispose: “Cento cori di grano”. Egli disse: “Prendi la tua scritta, e scrivi: ottanta”. 8 E il padrone lodò il fattore disonesto perché aveva agito con avvedutezza; poiché i figli di questo mondo, nelle relazioni con quelli della loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce.

9 E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi. 11 Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere? 12 E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri?

13 Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona».

(Luca 16)

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In questa parabola nessuno dei protagonisti è da prendere ‘da esempio’. Non il fattore, che è comunque un disonesto; un disonesto intelligente, come tanti, troppi protagonisti delle cronache dei nostri giorni, ma comunque un disonesto. Uno che ruba agli altri ed al padrone. E neppure il padrone, l’uomo ricco, quello che accumula i suoi beni senza sapere che non li raccoglierà è da prendere ad esempio. Tantomeno perchè, alla fine dei conti, finisce per lodare il servo che lo ha derubato! Anche di cose come queste le nostre cronache quotidiane sono piene. Di arricchiti disonesti che fanno fare soldi e carriera sempre agli stessi, di ladri di risorse in grande che aiutano ladri di risorse in piccolo. E di onesti che, cito sempre la Scrittura, si impoveriscono ed hanno fame.

Niente di nuovo sotto il sole, direbbe il sapiente Qohelet.

Gesù non loda nè l’uno nè l’altro quindi, nè il fattore nè il ricco padrone, ma esorta il credente a guardare: dove ha il proprio cuore? Quali ricchezze cerca? Quale padrone serve? Le ricchezze del mondo infatti non sono, mai!, le ricchezze di Dio. Le ricchezze del mondo sono le ricchezze di Mammona, ricchezze che perdono e ci fanno disperdere, ricchezze che ci fanno dissipare la vita che abbiamo, il tempo che abbiamo, i respiri che mai potremmo contare o di cui mai potremmo disporre. Non sapremo mai quando il soffio di vita che Dio ci dona in questo mondo si interromperà. Ma si interromperà, questo è certo, ed allora saremo esaminati dal Signore, Giusto Giudice su come avremo impiegato il nostro tempo, come avremo usato il nostro respiro, quale tesoro avremo nel nostro cuore.

Siamo un domestico, un servo inutile, un servo senza pretese. Perchè che pretese potremmo mai avere verso Colui al quale siamo debitori di tutto? Di che utilità potrebbero essergli le nostre umane costruzioni? Cosa altro di sensato potremmo fare con la nostra vita se non servirlo, e sperare di poter rimanere in Eterno nella Sua casa, la santa dimora verso cui ci dicono di camminare i Salmi?

Non illudiamoci! Mai potremo essere servitori di due padroni. Le cose, i fatti, le sensazioni e le passioni del mondo non ci schiavizzino, non lasciamo che ci seducano e ci dicano loro cosa fare. Quella è la disonesta ricchezza! E noi, lo ripeto, non siamo chiamati a fare i furbi con questa, sperando, con la stessa vacua vaghezza con cui molti credono, crediamo, di riuscire alla fine a scamparla, ma a rifiutarla ed a cercare il vero tesoro che è la volontà del Signore, come è rivelata, solo e soltanto nella Sua Parola.

Tempo di Riforma e di riformatori (Esodo 32)

7 Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. 8 Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto».
9 Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione».
11 Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13 Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre».
14 Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.

(Esodo 32)

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Suonano quanto mai attuali, oggi, Giorno del Signore, alla luce della Parola di Dio tratta dal libro dell’Esodo, guardando al panorama complessivo delle chiese cristiane, specie a quella cui più direttamente faccio riferimento, la chiesa valdese, le parole di uno tra i più grandi predicatori della fede:

«Oggi è come al tempo dei Riformatori. Bisogna prendere una decisione. Questi giorni reclamano dei veri uomini, ma dove sono gli uomini per questi giorni? Il Vangelo è stato tramandato da chi ha conosciuto il martirio e non possiamo giocarci! Né possiamo starcene in disparte mentre è rinnegato da traditori che dicono di amarlo, ma che in realtà ne disprezzano ogni singolo punto!»

(Charles H. Spurgeon)

Che il Signore accresca la nostra fede, perchè come il figlio peccatore della parabola possiamo trovare il coraggio di chiedere perdono all’Eterno per le nostre mancanze, perchè come Mosè sappiamo intercedere per i nostri fratelli e sorelle, perchè l’Eterno ci trovi dove dovremmo essere, tra le braccia aperte della Croce del Suo Figlio.

Amen.