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Una donna tribolata – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Una donna tribolata

«No, mio signore, io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto vino né bevanda alcolica, ma stavo solo aprendo il mio cuore davanti al Signore». 1 Samuele 1:15

Anna era una moglie desiderosa di diventare mamma e concedere al suo amato marito il frutto del suo grembo.
Questi è convinto di comprenderla, ma non può conoscere la sofferenza del suo cuore di donna.
Non riuscendoci si reca al tempio e dinanzi all’altare pregava senza proferire parole udibili.
Il sacerdote Eli è pronto a giudicarla e ad accusarla di ubriachezza.

Anna è solo una donna tribolata, che non si è rifugiata nell’alcool, ma che sta cercando l’aiuto divino.
Anna era una donna che sapeva quel che faceva. Aveva scelto la cosa migliore: andare a Dio e aprirgli il cuore.

Il cuore “spaso” di Anna

Anna ha un cuore “spaso” davanti a Dio. Questo termine richiama nel gergo napoletano l’azione dello stendere il bucato.
Il cuore di Anna è come un fazzoletto steso, senza pieghe e visibile avanti e indietro.
Agli occhi di Dio niente era, è o sarà nascosto.
La sua scelta si rivelerà così gradita al Signore, che le donerà di concepire un figlio: Samuele.
Purtroppo oggi sempre più giovani e giovanissimi si accostano agli alcolici e alle droghe per “sballo”, solo illusione momentanea che il più delle volte finisce in tragedia.

L’iceberg

Il credente che ha l’onore di servire nel campo del Signore è ben consapevole che il “successo” inteso come fama e gloria personale non gli appartengono.

Infatti, come scrive l’apostolo Paolo, “è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché, com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»”.

Dio gradisce gli umili. L’impegno e la dedizione nel tempo però portano alcuni ad essere “noti” a tanti, e ingiustamente invidiati da alcuni.
L’atteggiamento diffuso è considerare ciò che si vede.
Quel che non si vede è che sotto ogni iceberg di “successo” ci sono da un lato: perseveranza e resistenza nonostante le delusioni, i sacrifici e i fallimenti; dall’altro ci sono dedizione, duro lavoro e sane abitudini.

Se oggi la tua vita si leva come un iceberg, continua il tuo lavoro sott’acqua.
Se guardavi l’iceberg di qualcuno senza tener conto di quello che vi era sotto, puoi ricrederti ora.

Una donna tribolata - Devotional
Una donna tribolata – Devotional

Lettura della Bibbia

28 agosto        Cantico dei C. 3-4; Matteo 5-6

29 agosto        Cantico dei C. 5-6; Matteo 7-8

30 agosto        Cantico dei C. 7-8; Matteo 9-10

31 agosto        Isaia 1-2; Matteo 11-12

01 settembre  Isaia 3-4; Matteo 13-14

02 settembre  Isaia 5-6; Matteo 15-16

03 settembre  Isaia 7-8; Matteo 17-18

Pensare e pregare sulle cose del mondo

Per pensare e pregare sulle cose del mondo.

Estratto dalla Guida alla Settimana di Evangelici.net

Pensare e pregare Evangelici.net Guida alla settimana

La drammatica vicenda di Fabiano Antoniani – che ora tutti conoscono come Dj Fabo – ha riportato l’attenzione sul tema dell’eutanasia, con reazioni contrapposte: da un lato l’aggettivo “civile” usato come arma contundente (solo chi la pensa in un certo modo, evidentemente, è degno di vivere in società), dall’altro una riflessione più articolata – ancorché incivile – su dove possa portare una simile deriva. Da un lato il diritto alla vita (un eufemismo per non parlare di “diritto alla morte”, che forse suona molto meno civile), dall’altro il dramma di una scelta a cui – chiosava una nota attrice – dovrebbe seguire un rispettoso silenzio.
Del resto è difficile si riesca discutere con serenità su vicende simili: ogni caso solleva polemiche che lo trasfigurano in una questione di principio, l’ennesima occasione di scontro, fatalmente sulla pelle degli altri. Per evitare che ogni singolo caso diventi uno scontro di idee forse basterebbe guardare le cose da una prospettiva diversa: basterebbe chiedersi, ricorda Luigi Ferraiuolo di TV2000, «dove finiranno i poveri, gli ultimi, gli scarti dell’umanità se una tale mentalità divenisse uso comune. Dovrei dire al disabile che incontro, io che ne incontro tanti e che penso siano come me, “la società che abbiamo costruito non è per te”».
Vale la pena di chiedersi che posizione prendere, specialmente in quanto cristiani. Dobbiamo «vincere – osserva Federico Pichietto – le due forme di riduzione cui abbiamo assistito più volte in questi giorni, ossia la superiorità e l’inferiorità. La superiorità di chi spiega all’altro come dovrebbe morire e l’inferiorità di chi ha perfino paura, in nome del rispetto, di esprimere qualche perplessità dinanzi alla scelta di farsi uccidere».
In due parole: dovremmo essere misericordiosi verso la vittima, ma inflessibili verso chi la strumentalizza. Perché il diritto alla morte è una sconfitta per la società: non una risposta, ma una resa.

A proposito: chi dice che “l’Italia dovrebbe fare come la Svizzera“, potrebbe ricredersi scoprendo che nella vicina Confederazione l’omicidio su richiesta della vittima e l’istigazione e aiuto al suicidio sono reati penali. (non ci crederete, e invece è vero).

Altra questione all’ordine del giorno, la sentenza che attribuisce a due gemelli, nati sei anni fa in Canada da maternità surrogata, una doppia paternità. Naturalmente il padre biologico è uno, ma la Corte d’appello di Trento (tre giudici donne, per la cronaca) ha valutato che sull’atto di nascita italiano andrà segnalato anche il nome dell’altro uomo: ma (e qui sta la novità) come “genitore a pieno titolo”, e non attraverso la pratica della stepchild adoption. Entusiasta naturalmente Monica Cirinnà («si è aperta la strada della felicità», twitta), contestata da Lucio Malan, secondo cui la legge che porta il nome della senatrice «incoraggia giudici che volutamente violano la legge ad andare avanti nella loro folle corsa contro la famiglia, contro il sentimento comune degli Italiani e contro la persona. Chi l’ha votata, ora non si lamenti oppure si penta».

Molto perplessa sulla vicenda anche la giornalista Lucetta Scaraffia: «In Italia l’utero in affitto è vietato – spiega al Corriere -, così come è vietata la filiazione tra due uomini (o tra due donne). E dunque? Cosa ha fatto la Corte d’Appello di Trento con la sua sentenza?». E se suona inevitabile che Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, critichi la decisione («Qualunque desiderio, pur legittimo, che ognuno può avere, non deve mai diventare necessariamente un diritto»), sono meno scontate le parole della sociologa Daniela Danna, esponente della comunità gay: la sentenza, spiega la docente, «significa che la relazione materna non è più riconosciuta dalla legge italiana. Invece i “nuovi” genitori saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana»; del resto «la genitorialità che deriva dalla cura e dalla responsabilità esercitate sono una cosa, i certificati di nascita che non riportano nemmeno l’anonimato della madre sono un’altra, inaccettabile».

Pagina esteri. “Che cosa regalare a un’amica che ha appena abortito?”. La domanda, di dubbio gusto, è tema di un recente articolo di Teen Vogue America. L’approccio della testata ha fatto indignare una sedicenne che, in un video di dieci minuti, ha criticato punto per punto il tono usato nel trattare un tema così delicato.

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