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Chiamati al servizio in favore dei santi

Preghiera dell’Ufficio Notturno per don Angelo De Donatis e don Gabriele Faraghini.

Chiamati al servizio in favore dei santi

Fratelli, riguardo a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia.

Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.

Chiamati a seminare com larghezza

Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, come sta scritto:

ha largheggiato, ha dato ai poveri;
la sua giustizia dura in eterno (Sal 111, 9).

Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Sarete ricchi per ogni generosità

Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio.

A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi.

Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

(Seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti, 9:1-15)

Chiamati al servizio - 16 maggio 1992
Chiamati al servizio – 16 maggio 1992

Lo sguardo fisso

ORA MEDIA NONA
LETTURA BREVE    

Ebrei 12, 1b-2
Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio (Sal 109, 1).

V. Io spero nel Signore,
R. l’anima mia spera nella sua parola.

ORAZIONE
Ascolta, o Dio, le nostre preghiere, e donaci di imitare la passione del tuo Figlio per portare con serena fortezza la nostra croce quotidiana. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen

bibbiaaperta

Trasfigurati (2 Corinti 3,7-4,6)

(Es 34:28-35; Gv 1:17-18, 14) Ga 3:8-29; Eb 7:18-28; 8:6-13; 12:18-29)

3,7 Or se il ministero della morte, scolpito in lettere su pietre, fu glorioso, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosè a motivo della gloria, che pur svaniva, del volto di lui, 8 quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? 9 Se, infatti, il ministero della condanna fu glorioso, molto più abbonda in gloria il ministero della giustizia. 10 Anzi, quello che nel primo fu reso glorioso, non fu reso veramente glorioso, quando lo si confronti con la gloria tanto superiore del secondo; 11 infatti, se ciò che era transitorio fu circondato di gloria, molto più grande è la gloria di ciò che è duraturo.

12 Avendo dunque una tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza, 13 e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sul volto, perché i figli d’Israele non fissassero lo sguardo sulla fine di ciò che era transitorio. 14 Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d’oggi, quando leggono l’antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito. 15 Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul loro cuore; 16 però quando si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso.

17 Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. 18 E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito.

1Te 2:1-7; 2Co 2:14-17

4,1 Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo; 2 al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio.

3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio.

5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.

(Seconda lettera di Paolo Apostolo ai Corinti – Ufficio delle Letture)

bibbiapenna

Siamo salvati per Sola Fede, dalla Sola Grazia di Dio. L’episodio della Trasfigurazione ce lo ricorda con il massimo della forza. I discepoli non possono rimanere nelle tende con il Signore. Finchè sono in questo mondo, essi devono camminare dietro di Lui, annunciando con forza, con franchezza, la Verità di cui Egli è il solo portatore.

Per dirla con l’apostolo Paolo:

Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo; 2 al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio.

Rendiamo grazie all’Eterno, perchè non a tutti è dato questo dono! Ci sono anche gli increduli, quelli a cui Dio ha accecato la mente, quelli che non possono seguirlo, quelli che si perdono dietro le mille false luci del mondo.

Rendiamo grazie all’Eterno, ed apprestiamoci anche oggi a cantare le Lodi di Dio.

La libertà non è un pretesto

Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.

(Galati 5,13-14 – Ora Media Terza, Lettura breve)

V. Signore, corro la via dei tuoi comandi,
R. poiché tu allarghi il mio cuore.

breviario

La libertà non è un pretesto, ma è una responsabilità. E’ un rispondere alla Verità che è Dio, che è interamente contenuta nella Sua Parola, con le nostra vita, con ogni aspetto di essa.

La libertà non è “fare come vogliamo”, o “fare come ci sembra meglio”, o “amare come ci pare”, perchè l’amore può essere egoista, ingiusto, innaturale come ogni sentimento umano deviato dal peccato.

L'”amare il prossimo come te stesso” è amare il prossimo come Gesù ha amato noi, ovvero rinunciando alla soddisfazione delle proprie pulsioni in favore di un progetto più grande, dell’Unico progetto di Dio per la Sua Creazione, dell’impegno rivolto alla finale ricapitolazione di ogni cosa nel Figlio, in Cristo Gesù.

Allarga il nostro cuore, Signore Gesù, perchè corriamo felici nella via dei tuoi comandi. Solo in quella. Amen.

Lodi mattutine

Già l’ombra della notte si dilegua
un’alba nuova sorge all’orizzonte:
con il cuore e la mente salutiamo
il Dio di gloria.

Manda la Tua Verità e la Tua Luce,
mi guidino al Tuo monte santo.

Verrò all’altare di Dio,
al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
A Te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.

Voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che il giorno del Signore possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre.

(! Tessalonicesi 5,4-5)

Ascolta la mia voce, Signore, spero sulla Tua Parola.

O Dio, che hai mandato a noi la luce vera, che guida tutti gli uomini alla salvezza, donaci la forza del tuo Spirito perché possiamo preparare davanti al Figlio tuo la via della giustizia e della pace. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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Padre, prete, Lia, Ludo

Oggi tornavo verso casa, sulla metropolitana, da Conca d’Ora all’Eur, è lunga..

Recito l’Ora Media di Sesta, poi ripongo il secondo volume del breviario nello zaino e tiro fuori il giornale, La Croce ed inizio a leggere.

Padre, prete, Lia, Ludo
Padre, prete, Lia, Ludo

Vicino a me, ad un posto di distanza, è seduta una coppia. Sento lei dire a lui: “La Croce! Vedi, è il giornale di Adinolfi”. La metro si avvicina alla stazione successiva; quando inizia a rallentare abbasso il giornale per vedere dove sono ed il mio sguardo incrocia quello della signora che sta per scendere con il suo compagno.

Istintivamente le sorrido, ripensando alle parole prima ascoltate, allora lei risponde al sorriso, si china velocemente verso di me e mi dice: “Le posso chiedere una preghiera per mia madre che…[…]” ed io, “Certo, come si chiama?” “Lia!” “Sicuramente”. Le porte si aprono e lei fa ancora in tempo a dirmi: ”Grazie Padre”.

Mi sono venute in mente alcune cose, una dietro l’altra.

La prima, a distanza di pochi giorni dal primo anniversario del ritorno al Padre di mia madre Maria Grazia, per tutti Graziella, quando lei mi disse, quando il mio sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica entrò in crisi, che tanto si vedeva che ce l’avevo dentro il sacerdozio, l’essere prete, e che non sarei potuto scappare. Non la prese bene mia madre la mia decisione, la rispettò ma non la approvò mai fino in fondo; l’ho capito l’ultima volta quando, poco tempo prima che si aggravasse e morisse, sapendo che era il suo desiderio, le amministrai il sacramento dell’Unzione; stanca, affaticata, non ce la faceva neanche a rispondere, però alla fine, dopo la formula di assoluzione e la benedizione, le riuscì un sorriso che a me la diceva lunga…Come se mi dicesse: “Hai visto? Te lo dicevo io che non potevi scappare!”.

Non mi fraintendete. Mia madre adorava Sara, la mia unica figlia e la sua unica nipote, e amava Antonella, mia moglie. Ma evidentemente amava anche il mio essere sacerdote… anzi, ama, in modo diverso, tutte queste cose, da lassù.

Seconda cosa che mi è venuta in mente, quella che la chiesa cattolica chiama la teologia del carattere (quella di cui, senza forse esserne ‘scientificamente consapevole’, parlava mia mamma con il suo ‘non puoi scappare’). Per la chiesa cattolica, semplifico, tre dei sette sacramenti riconosciuti come tali, Battesimo, Confermazione ed Ordine Sacro, in qualche modo modificano per sempre l’essere della persona e non possono quindi mai, in nessun caso, essere ripetuti.

Il termine ‘carattere’ evoca come un’incisione ‘eterna’ su una pietra, un sigillo che viene posto e non può più, una volta ricevuto, essere cancellato.

Avrete sicuramente sentito l’espressione, ripresa dal salmo 110 (109) “Tu sei sacerdote per sempre”. Si intende per l’appunto questo.

Padre, prete, Lia, Ludo
Padre, prete, Lia, Ludo

Ed in effetti dentro di me in un certo senso quello che la chiesa cattolica chiama carattere, l’essere stato scelto per il ministero, mi è rimasto. Anche Antonella ogni tanto me lo dice. E persino Sara l’altro giorno ha iniziato una domanda sulla Bibbia con “Babbo tu che sei pure prete…”.

Pur avendo iniziato, ormai diversi anni fa, a professare la mia fede cristiana secondo la maniera riformata, continuo, non ho mai interrotto, a pregare il Signore secondo la liturgia delle Ore, ad avere una corona ornata di un crocifisso o di un Tau sempre a portata di mano per meditare i misteri del Signore Gesù nel Vangelo, a partecipare al culto, se non ce n’è uno riformato disponibile, in una chiesa cattolica, solitamente in comunità dove conosco e sono conosciuto (e, lo sottolineo con piacere, mai da nessuno sono stato respinto…) ed infine a dare un aiuto spirituale a chi me lo chiede (anche diversi preti conosciuti quando erano in formazione in Seminario).

Aggiungo (e qui qualche mio amico o conoscente riformato inorridirà) che proseguo a celebrare il culto in casa quando posso, seguendo la liturgia che tanto amo, ho amato, amerò finchè avrò vita, ed anche ad accedere quando ne sento il bisogno alla Riconciliazione sacramentale da uno o due sacerdoti in particolare che conosco e mi conoscono molto bene.

Del resto celebrare il culto al Signore, pregare il Padre, aiutare (ed essere aiutato) spiritualmente chi ne ha bisogno sono compiti (e necessità) comuni anche ad un pastore riformato.

Pregare il Padre, questa la terza cosa passatami per la mente, dipesa dal fatto che così, “Padre” mi ha appellato la signora sulla metro.

‘Padre’ è un termine che non ho mai troppo amato, sicuramente mai cercato, anche quando ero un prete nel ministero, centrata com’è la mia fede sulla Scrittura, e contenendo la Scrittura quell’ammonimento severo di Gesù a non farsi mai chiamare Padre, o Maestro, o Buono. Perchè Uno solo lo è veramente, sino in fondo.

Me ne feci una ragione, ricordo, solo quando l’allora mio direttore spirituale mi fece riflettere, prendendomi bonariamente in giro, sul fatto che chi mi chiamava così lo sapeva perfettamente che non ero il Padre Eterno!

Mi disse che era, secondo lui, semplicemente un modo per chiedermi di pregare il Padre per suo conto, meglio, assieme a lui. Nella teologia cattolica il sacerdote ordinato non è semplicemente un membro della comunità che fa studi particolari ordinati a predicare, amministrare i sacramenti e quindi far crescere la particolare porzione della comunità cristiana che gli è affidata, ma è un ‘alter Christus‘ in modo del tutto peculiare.

Questo perchè, a differenze delle chiese riformate, la chiesa cattolica distingue tra il sacerdozio battesimale, di tutti i credenti che hanno ricevuto il sacramento del Battesimo (sacramento per tutte le chiese cristiane, assieme all’Eucaristia o Santa Cena) ed il sacerdozio ministeriale proprio solo di chi riceve il sacramento dell’Ordine nel secondo e terzo grado di esso, ovvero Presbiterato ed Episcopato.

Insomma, alla fine, tornando idealmente sul vagone della metro, ho chiuso il giornale dopo aver letto l’ultimo pezzo di Paola Belletti, ed ho iniziato a pregare per Lia. Poi, poiché la preghiera per me, quando non ho cose particolari che mi distraggano, è come le ciliege, una tira l’altra, ho pregato anche per Paola e Ludo, e poi per tutte le persone che me l’hanno chiesto, e che io non mi ricordavo (ma il Padre si!).